Nel Foro Romano sorge il tempio di Saturno, uno dei culti più antichi. I romani dal 17 al 23 dicembre celebravano i Saturnali. Il Parco archeologico del Colosseo li ricorda con “Saturn” del poeta Gabriele Tinti

Il Tempio di Saturno, il cui giorno di dedica è il 17 dicembre, rappresenta uno tra i più antichi luoghi di culto nel Foro Romano: si erge con le maestose colonne sul lato del Foro alle pendici del Campidoglio ed era sede dell’Aerarium del popolo romano, il tesoro dello Stato. L’iscrizione conservata ricorda un restauro del tempio eseguito già in età imperiale, in seguito a un incendio. Dal 17 al 23 dicembre si celebravano i Saturnali che iniziavano con grandi banchetti e sacrifici. I partecipanti usavano scambiarsi l’augurio io Saturnalia, accompagnato da piccoli doni simbolici, detti strenne. Durante questi festeggiamenti era sovvertito l’ordine sociale: in un mondo alla rovescia, gli schiavi potevano considerarsi temporaneamente degli uomini liberi. Tuttavia la connotazione religiosa della festa prevaleva su quella sociale e di “classe”. Il “princeps” personificava una divinità infera, da identificare di volta in volta con Saturno o Plutone, preposto alla custodia delle anime dei defunti, ma anche protettore delle campagne e dei raccolti. In epoca romana si credeva che tali divinità, uscite dalle profondità del suolo, vagassero in corteo per tutto il periodo invernale, quando cioè la terra riposava ed era incolta a causa delle condizioni atmosferiche. Dovevano quindi essere placate con l’offerta di doni e di feste in loro onore e indotte a ritornare nell’aldilà, dove avrebbero favorito i raccolti della stagione estiva.
Alcuni aspetti, dunque, come l’uso di scambiarsi dei piccoli doni, nella ricorrenza dei Saturnali richiama quella delle attuali festività natalizie: il Parco archeologico del Colosseo coglie l’occasione di celebrare il dio Saturno con l’attore britannico Stephen Fry che, per il ciclo #CantidiPietra, legge “Saturn” dello scrittore e poeta Gabriele Tinti. Il montaggio video è di Mario Cristofaro; le riprese da drone di ASSO Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione; le musiche di Massimo Pupillo
Parco archeologico del Colosseo. Terza delle tre “Lezioni di archeologia” tenute dal prof. Andrea Carandini. In questa lezione il grande archeologo dimostra perché il 21 aprile è proprio il Natale di Roma

Nel terzo e ultimo appuntamento delle “Lezioni di archeologia” con il prof. Andrea Carandini promosse dal Parco archeologico del Colosseo, di cui l’eminente professore e famoso archeologo è membro del comitato scientifico, il PArCo ripropone intervento del professor Andrea Carandini realizzato durante il lockdown di primavera per il 21 aprile: così dopo aver magistralmente spiegato, con parole semplici e immagini esemplificative, cos’è e come si fa uno scavo stratigrafico, e aver illustrato il “suo” scavo sul Palatino, che si snoda come un viaggio a ritroso nel tempo, dove ha definito le origini di Roma, dal Septimontium alla città romulea dell’VIII sec. a.C. all’ampliamento dell’urbe con la Roma murata del re Servio Tullio nel 530 a.C., in questa lezione il prof. Carandini ci dimostra che “il 21 aprile è proprio il Natale di Roma”.
“Oggi è il 21 aprile, noto come Natale di Roma. Chiedo: è una falsità, un’invenzione tarda – per dire del III sec. d.C. riguardo ad avvenimenti dell’VIII sec. a.C.? o è una verità per cui ha un senso celebrare i Natali di Roma? Io credo che abbia una verità perché, anche se la leggenda dice che Roma è nata dal nulla, i grandi antiquari di Roma come Varrone dicevano che “dove ora è Roma c’era un tempo il Septimontium”. Quindi prima di Roma esisteva un abitato che si chiamava Septimontium, e questo dato è confermato pure dallo stesso 21 aprile che noi sappiamo essere il più antico Capodanno dei latini legato alla vita pastorale, anteriore al 1° di marzo che è il Capodanno della città fondata da Romolo. Quindi è un più antico Capodanno ed è su quel Capodanno antico che Romolo ha voluto fondare la città intorno alla metà dell’VIII secolo, quindi intorno al 750 a.C. Il 21 aprile era la festa di Pales, una divinità che non si capiva bene se era maschio o femmina, che non si capiva se era uno o due, ma era legata alla pastorizia, agli armenti, ed era la divinità soprattutto del Cermalus, che era un angoletto del Palatino dove Roma era stata effettivamente fondata. Quindi era la dea locale del luogo dove è stata fondata Roma. Tutto questo era ragionevole. Poi io ho scavato per 35 anni sul Palatino, tra il Palatino e il Foro, e ho scoperto la grande Roma dei Tarquini, alla quale molti storici non credevano, e addirittura la Roma romulea, alla quale gli storici in gran parte non credono per niente, e addirittura la Roma prima di Roma, cioè il Septimontium. Quindi con l’archeologia ho riguadagnato secoli e secoli di storia, almeno tre e mezzo, che erano stati negati dagli storici nel più grande fallimento della cultura umanistica occidentale. È molto molto probabile che un abitato, che si chiamava Settemonti e che quindi era un aggregato di monti ma non era ancora una città, sia stato trasformato da un primo capo o re, come Romolo, intorno alla metà dell’VIII sec. in una città che aveva un colle benedetto, il Palatino, quindi superiore agli altri colli, e poi aveva un centro politico-sacrale nel Foro e nel Campidoglio dove il re governava davanti ai rappresentanti dei vari rioni. Tutto questo è stato trovato negli strati, scavandoli uno a uno, e scendendo nel VII, nell’VIII e nel IX, e a volte addirittura nel X sec. a.C. Non dimentichiamo che nell’antichità le città non si fondavano, erano degli atti religiosi e sacrali che segnavano un nuovo inizio che ovviamente aveva bisogno di una grande personalità come Romolo, ritenuto addirittura figlio di Marte, quindi una specie di eroe, che potesse dare effettivamente un nuovo inizio a Roma come città, quindi come urbs”.
Il parco archeologico del Colosseo presenta alla Maker Faire Rome 2020 la prima guida tattile del PArCo: “Museo Palatino. Accarezzare la storia di Roma”

Alle 11.10 di sabato 12 dicembre 2020 la prima guida tattile del PArCo viene presentata in diretta sul canale Mainstreaming del portale https://makerfairerome.eu/it/. Il parco archeologico del Colosseo e Lazio Innova, nell’ambito di un protocollo di intesa in corso di stipula per la definizione di progetti condivisi in tema di accessibilità, presentano infatti alla Maker Faire Rome 2020 Digital Edition la prima guida tattile del PArCo, intitolata “Museo Palatino. Accarezzare la storia di Roma”. C’è tempo per esplorarla online fino a domani, domenica 13 Dicembre 2020, nella vetrina virtuale della MFR2020. Ecco il link per registrarsi gratuitamente in pochi istanti: https://digital.makerfairerome.eu/… La guida ideata, promossa e curata dal PArCo è stata realizzata da atipiche edizioni nel Fablab dello Spazio Attivo della Regione Lazio LOIC Zagarolo (POR FESR 2014-2020). “La collaborazione del PArCo con Lazio Innova ha l’obiettivo di indirizzare l’uso delle tecnologie e dell’innovazione per il fine ultimo dell’inclusione e della piena accessibilità del patrimonio”, commenta il direttore del parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo. “Non ci fermeremo alla guida tattile Museo Palatino. Accarezzare la Storia di Roma, oggi presentata in occasione della Maker Faire Rome 2020, ma proseguiremo su questa strada per ampliare la conoscenza del nostro patrimonio con prodotti accessibili a tutti e fortemente legati al tema del digital”.

La guida, ideata e curata per il PArCo da Giulia Giovanetti e Federica Rinaldi, con Donatella Garritano – che ha anche curato la traduzione inglese – e Silvia D’Offizi, è nata nell’ambito del corso di formazione realizzato dal PArCo con il Museo Tattile Statale Omero di Ancona e la Direzione Generale Educazione e Ricerca del MiBACT (2018-2019), e si inserisce nella serie di azioni coordinate che favoriscono l’autonomia di visita agli ipovedenti e ai non vedenti e che fanno parte del più ampio Progetto “Il PArCo tra le mani”.

Il prototipo realizzato da atipiche edizioni – Andrea Delluomo e Giulia Foscolo – si compone di una scatola di grande formato che, oltre a contenere il materiale tattile e testuale, una volta aperta diviene il piano di lettura della mappa dell’area archeologica. All’interno sono presenti due raccoglitori ad anelli, contenenti le 16 schede con le opere più rappresentative della collezione del Museo, descritte con testi scientifici ma ad alta leggibilità (in Italiano e Inglese con trascrizioni in braille) e illustrate con immagini tattili.


Tavola tattile con rappresentazione di Gorgone in opus sectile (foto PArCo)
Per lo sviluppo e la creazione del prototipo si è rivelato fondamentale il supporto delle tecnologie e delle risorse del Fablab di Zagarolo – Manlio Di Dio, Berenice Marisei, Giorgio Salvioni – che, dopo una specifica formazione, ha messo a disposizione dell’équipe di lavoro la tecnica della stampa digitale UV, mediante una Roland VersaUV Lef-12i, con la quale sono state realizzate particolari stampe a rilievo, illustrazioni e texture tattili, come per alcuni testi in braille. La caratteristica di questa stampante è proprio quella di utilizzare inchiostri foto-polimerizzanti, che vengono istantaneamente asciugati e solidificati grazie ad una sorgente luminosa ad ultra violetti. Ciò consente di poter stampare su qualunque supporto di base e di poter realizzare spessori diversificati, permettendo ad esempio la realizzazione di un testo braille sovrapposto ai normali testi stampati, per la contemporanea fruizione della guida tattile a persone con deficit visivo e non. Per la rappresentazione di alcune illustrazioni materiche è stata invece utilizzata la tagliatrice laser CO2 da 80W, che ha consentito il taglio di materiali accoppiati e, dove necessario, l’incisione.


Guida tattile: piano Interrato del Museo Palatino (foto PArCo)
Patrimonio culturale, patrimonio sensoriale. L’approccio alla realizzazione della guida tattile, a opera di atipiche edizioni, è un ibridazione tra artigianalità e utilizzo consapevole delle nuove tecnologie di prototipazione digitale, favorita dal processo di coprogettazione e collaborazione che ha coinvolto molteplici professionalità, competenze e sensibilità tra archeologi, storici dell’arte, artigiani, artisti, maker e persone con disabilità visiva. La guida tattile vuole dimostrare che l’innovazione tecnologica applicata ai beni culturali in relazione con la creatività intellettuale e il saper fare manuale, può essere in grado di generare buone pratiche, presentando al pubblico un nuovo modo di fruire del patrimonio culturale, maggiormente coinvolgente e multisensoriale. La collaborazione al progetto di due artisti ha permesso, attraverso la loro specifica sensibilità e un approccio materico, di arricchire l’efficacia della guida tattile come strumento di promozione del patrimonio culturale in senso inclusivo.

L’illustratrice e incisore Susanna Doccioli della Stamperia a Ripa ha contribuito alla tavola tattile ispirata alle grandi ali in marmo bianco greco, appartenute a una “Vittoria alata”. Si tratta di un reperto scultoreo con particolari incredibilmente realistici, che sono stati resi dall’artista grazie a un’incisione dettagliata e alla stampa di una piuma “in gaufrage” su carta Fabriano Rosaspina. Restituendo, per chi la accarezza, il dettaglio minuzioso e la delicatezza del soggetto. Dario Zeruto, alchimista della carta, ha contribuito a rendere unica l’ultima pagina della Guida Tattile, che affrontando il tema della scultura ideale rappresenta “l’eroe” e la “cosiddetta Danzatrice” resi tramite una contrapposizione di materiali, in particolare stoffe di differente fattura magistralmente lavorate in pieghe. E così, la resa visiva e tattile della veste della “cosiddetta Danzatrice” in un lungo chitone lavorato a fitte piegoline rimanda a una leggerezza della plissettatura che Zeruto rende con l’applicazione della tecnica della piega a V, applicata su matrici di carta e poi riversata su soffice seta.

Il passato come ponte per il futuro. Il ruolo dell’archeologia. La collezione di reperti conservata nel Museo Palatino consente la conoscenza della storia del Colle Palatino, dove la città di Roma vede i suoi primi sviluppi, in un percorso nel tempo, dalla preistoria all’età imperiale. L’idea che ha guidato il progetto è stata quindi la selezione dei reperti archeologici più rappresentativi in relazione alle tappe fondamentali della storia del Colle e dell’Urbs. Ogni scheda approfondisce la conoscenza degli oggetti con un testo accessibile che permette diversi livelli di lettura, collegando sempre il singolo oggetto a tematiche più ampie, relative alla storia della città, alla storia dell’arte e alle metodologie di studio del mondo antico. La selezione di opere vuole accompagnare tutti i visitatori alla riscoperta di questa Storia lunga più di dieci secoli attraverso i materiali, le tecniche edilizie, i reperti che lo scavo archeologico ha rinvenuto nel sottosuolo. Accanto al percorso di visita, la guida propone anche un approfondimento sul mestiere dell’archeologo, con focus sullo scavo stratigrafico, sulle tecniche edilizie, e ancora sul metodo di ricostruzione storica a partire dall’analisi dei reperti, fino ad arrivare alla ritrattistica, una delle massime e caratteristiche espressioni dell’arte romana. In questo percorso l’archeologia si fa strumento di racconto, consentendo di riconoscere con il tatto il tipo di materiali, i dettagli delle lavorazioni, i particolari delle acconciature e delle vesti o della muscolatura di eroi e divinità. Il disegno tattile assieme alla riproduzione in 3d di alcuni reperti si inseriscono appieno nella filiera della innovazione tecnologica al servizio dell’accessibilità per tutti. Completa la scatola un cassetto “immersivo” con le riproduzioni in 3d di reperti.
Roma. Presentata la nuova App Y&Co – You and Colosseo (gratuita da gennaio) per un’esperienza di visita del PArCo da vivere sul posto e da remoto, con audio-videoguide in 9 lingue
Y&Co – You and Colosseo si chiama la APP per Android e iOS, da gennaio disponibile gratuitamente negli store, curata e promossa dal PArCo (Giulia Giovanetti, Paola Quaranta, Federica Rinaldi e Andrea Schiappelli) con la realizzazione di Ruschena’s Project. Y&Co vuole essere più di una App: è un’esperienza di visita del PArCo da vivere sul posto e da remoto, con audio-videoguide in 9 lingue, audiodescrizioni per non vedenti in italiano e inglese, videoguide nella lingua dei segni italiana (LIS) e inglese (ASL) e contenuti speciali per bambini in italiano e inglese con animazioni a cura di Silvio Costa. La APP accompagna i visitatori in un viaggio nella conoscenza del patrimonio archeologico del PArCo, dal Foro Romano al Colosseo attraversando il Palatino e il Museo omonimo nel segno del Design for all. I contenuti saranno accessibili anche grazie ai Qr-code posizionati lungo i percorsi proposti.
Parco archeologico del Colosseo. Seconda delle tre “Lezioni di archeologia” tenute dal prof. Andrea Carandini. In questa lezione il grande archeologo spiega lo scavo del Palatino, uno straordinario viaggio nel tempo alla scoperta delle origini di Roma

Secondo appuntamento con le “Lezioni di archeologia” con il prof. Andrea Carandini promosse dal Parco archeologico del Colosseo, di cui l’eminente professore e famoso archeologo è membro del comitato scientifico. Dopo aver magistralmente spiegato, con parole semplici e immagini esemplificative, cos’è e come si fa uno scavo stratigrafico, in questa “lezione” ci spiega il “suo” scavo sul Palatino, che si snoda come un viaggio a ritroso nel tempo, dove ha definito le origini di Roma, dal Septimontium alla città romulea dell’VIII sec. a.C. all’ampliamento dell’urbe con la Roma murata del re Servio Tullio nel 530 a.C.
“In vita mia – spiega Carandini – ho scavato soprattutto a Roma, in Italia e nell’Africa settentrionale. In questa vasta esperienza lo scavo più impressionante che ho affrontato è stato senz’altro quello delle pendici settentrionali del Palatino, cioè quel lato del Palatino rivolto alla via Sacra, al Foro e alla Velia, dove io ho scavato per una generazione, cioè circa 35 anni, con gli studenti di Roma e con tanti aiuti e con tanti collaboratori. All’inizio volevo trovare, sotto i grandi magazzini e negozi dell’epoca imperiale, le case dei consoli, di cui parlano le fonti letterarie, che stavano chiaramente sotto questi edifici, e così ho trovato appunto queste case addirittura risalenti al VI sec. a.C. Intorno al 530 a.C. sorgono delle spettacolari case in opera quadrata, già ad atrio, quindi già con una forma che poi diventerà canonica soprattutto nella tarda Repubblica e nel primo Impero. Quindi tutta la storia della casa romana è stata svelata da questo scavo in tutta la sua diacronia. Ma il problema era: cosa c’era prima delle case del 530 a.C.? e prima delle case del 530 a.C. c’era un curiosissimo vuoto al centro del quale c’era un muro. Questo muro aveva una porta, questa porta aveva una soglia, e sotto la soglia c’era un deposito di natura sacrale che ha dotato questa porta intorno al 775-750 a.C. Era molto difficile non confrontare questo dato monumentale con le fonti letterarie che dicevano che Romolo aveva fondato Roma alla metà dell’VIII sec. a.C., quindi proprio in quegli anni, benedicendo il terreno del Palatino e circondandolo con un muro, il Murus Romuli, quello che poi Remo ha violato e per cui poi è stato ucciso da Romolo. La tradizione cominciava ad essere confermata. Era una struttura molto importante che non aveva niente davanti e dietro, perché le mura devono essere rispettate sia davanti che dietro. Abbiamo scavato queste mura che poi sono state rifatte nel tempo, nel VII secolo e nel VI, fino a che sono state abolite proprio per fare quelle case del 530 di cui ho parlato. E perché le case hanno abolito il muro? Perché intorno al 530 Servio Tullio ha allargato la zona benedetta di Roma per contenere tutta la città e ha costruito le famose mura serviane che si possono vedere ancora in alcuni punti di Roma. Quindi le mura dell’VIII secolo non servivano più, ma le porte – avendo un significato simbolico molto importante – sono state conservate anche dopo, direi almeno fino a Nerone, e quindi ne abbiamo seguito tutta la traiettoria. Questo dimostrava che effettivamente era esistita una Roma sul Palatino murata, soprattutto tra la metà dell’VIII e la metà del VI sec. a.C. E poi c’era stato un re, Servio Tullio, rifondatore, che aveva avuto – diciamo – una concezione molto più ampia e molto più grande della città. Questo scavo ha permesso anche di conoscere ciò che c’era sotto le mura, perché sotto le mura invece riprendevano le case, ma non più in opera quadrata e ben costruite, ma appunto come capanne. Erano le capanne del Septimontium, della Roma prima di Roma, di cui Varrone ci parla: “Ubi nunc est Roma, erat olim Septimontium”, e quindi siamo risaliti nel tempo di altri secoli riguadagnando a Roma una parte importantissima della sua storia che gli archeologi poco avveduti delle precedenti generazioni non erano riusciti a scoprire. Quindi Roma è stata preceduta da un abitato che aveva un nome diverso, è stata fondata alla metà dell’VIII secolo, e non è stata creata nel VI come hanno creduto gli storici. La critica storica che ha creduto del tutto infondata la leggenda di Roma – conclude Carandini – è il più grande fallimento della cultura umanistica occidentale”.
Parco archeologico del Colosseo. Presentata la nuova guida tattile “Museo Palatino. Accarezzare la storia di Roma” nell’ambito del progetto “Il PArCo tra le mani”. Presto nuovi pannelli tattili, guide e la WebApp
“Museo Palatino. Accarezzare la storia di Roma” è la nuova guida tattile, ideata e curata da Federica Rinaldi e Giulia Giovanetti, con testi delle stesse assieme a Silvia D’Offizi e Donatella Garritano che ha curato le traduzioni in inglese, per la realizzazione di Atipiche edizioni con Spazio Attivo Zagarolo FabLab. È stata presentata on line dal parco archeologico del Colosseo giovedì 3 dicembre 2020 in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità. La guida, pensata per tutti, raccoglie 16 schede con le opere più rappresentative della collezione del Museo, descritte con testi ad alta leggibilità (in italiano e inglese con trascrizioni in braille) illustrate con immagini tattili e un cassetto “immersivo” contenente le riproduzioni in 3D dei reperti.

La guida tattile del museo Palatino è l’ultimo atto di un percorso iniziato qualche anno fa. Tra il 2018 e il 2019 e ancora nel 2020 l’attenzione del PArCo nei confronti della disabilità visiva si è declinata in una serie di azioni coordinate, originate da un principio imprescindibile, ossia favorire l’autonomia di visita agli ipo e non vedenti, senza rinunciare al valore del contatto fisico e all’esperienza della visita guidata. Per garantire un supporto adeguato alle necessità del pubblico non vedente, il PArCo ha organizzato in collaborazione con il museo statale Tattile Omero di Ancona e la Direzione Generale Educazione e Ricerca, il corso dal titolo “Metodi e strumenti per rendere accessibili musei e luoghi della cultura alle persone con disabilità visiva”. Nell’arco di un anno, il corso ha formato 25 dipendenti del MiBACT tra il personale del Parco e di altri istituti e luoghi della cultura di Roma e del Lazio. È stato così messo a punto il progetto “Il PArCo tra le mani”, per favorire un turismo di prossimità attraverso un percorso tattile multilingue (italiano, inglese e alfabeto braille) composto da 11 pannelli illustrativi distribuiti all’interno del parco. Il percorso consta di 11 postazioni accessibili a tutti: Colosseo (1 pannello), Foro Romano (3 pp.), Palatino (3 pp), Museo Palatino (4 pp.). Pannelli a cura di Paola Quaranta e Federica Rinaldi. In più, nel museo Palatino sono stati sistemati 4 pannelli dotati di riproduzioni in 3D in scala 1:1: un’antefissa arcaica, una porzione di lastra Campana, un mosaico e la testa ritratto marmorea di Nerone. A questi reperti si associano anche oggetti dell’industria litica quali selci e punte di freccia, oltre a vasellame arcaico e monete destinate ai laboratori tattili con bambini e adulti.

Il progetto va avanti. Sarà aumentato il numero dei pannelli tattili illustrativi di singoli monumenti (l’Arco di Augusto al Foro Romano) o di singoli tematismi (quali le superfici decorate marmoree della Domus Flavia e Augustana). Un nuovo pannello, posto all’ingresso presso l’Arco di Tito, aiuterà il visitatore a orientarsi all’interno del PArCo, segnalando la “salita” al Colle Palatino e la “discesa” verso la valle del Foro Romano. In più, ognuno dei pannelli esistenti sarà dotato di un QrCode che permetterà di accedere a un’App multisensoriale, dotata non solo di testi di approfondimento, per tutti, riguardanti i 25 monumenti selezionati, tradotti in 9 lingue straniere, ma anche di clip video, videoguide nella lingua dei segni e spazi di racconto dedicati solo ai bambini. Il progetto della WebApp è curato da Giulia Giovanetti, Paola Quaranta, Federica Rinaldi e Andrea Schiappelli e realizzato dallo Studio Ruschena Projects. Anche per l’area del Foro Romano sono in corso di realizzazione due guide tattili a stampa in nero, braille e con figure in rilievo, dedicate a percorsi tematici incentrati sulla Casa delle Vestali e sulla Basilica Giulia; le guide, stampate in più copie, potranno essere prese in prestito gratuitamente presso le biglietterie all’ingresso del PArCo. Un primo test dei percorsi si è avuto in occasione della Giornata delle Famiglie al Museo del 2019, grazie alla partecipazione dell’Unione italiana Ciechi e Ipovedenti di Roma con cui sono costanti e frequenti i contatti per l’organizzazione di visite speciali. Guide tattili del Foro a cura di Andrea Schiappelli, Francesca Boldrighini, Elena Ferrari, Francesca Ioppi e Sabrina Violante. Il principio fondante di questi percorsi si basa sulla convinzione che, affinché una visita tattile condotta in situ abbia davvero senso, non ci sia cosa migliore che toccare direttamente i manufatti antichi originali, utilizzando riproduzioni e modelli in scala solo a integrazione dell’esperienza.
“Palatium. Abitare sul Palatino dalla fondazione di Roma all’età moderna”: il parco archeologico del Colosseo propone un viaggio alla scoperta delle abitazioni succedutesi sul colle nel corso dei secoli. Terza puntata: la Casa di Augusto e la Casa di Livia

Dall’età arcaica e ancora in parte fino alla fine del XIX secolo il colle su cui nacque Roma fu una zona prevalentemente “residenziale”. La vocazione abitativa del Palatino culminò nel I secolo d.C. con la costruzione dei palazzi imperiali: essi si identificarono così strettamente con il colle su cui sorgevano, che il suo nome latino, Palatium, è ancora oggi utilizzato in molte lingue moderne con il significato di “edificio residenziale”. Il parco archeologico del Colosseo propone “Palatium. Abitare sul Palatino dalla fondazione di Roma all’età moderna”, viaggio alla scoperta delle abitazioni – e dei loro abitanti – che nel corso dei secoli si sono succedute sul colle Palatino. In questa terza puntata si parla della Casa di Augusto e della Casa di Livia.


La “Stanza dei Festoni” nella Casa di Augusto sul Palatino (foto PArCo)
Con Augusto la storia del colle Palatino come zona di residenza ha la sua svolta più importante: Ottaviano, che sul colle era nato nel 63 a.C., decise infatti di stabilirvi la sua abitazione acquistando la casa dell’oratore Ortensio Ortalo e progressivamente altre proprietà. Lo fa, più che per nostalgia, per una motivazione fortemente politica: non è un caso che le abitazioni di Augusto e della moglie Livia si trovino proprio accanto ai resti delle capanne romulee, un’area fortemente simbolica, legata alle fasi più antiche della città, cui il nuovo princeps voleva idealmente collegarsi, proponendosi come nuovo fondatore della città. A colpire, nell’edificio, non sono le strutture architettoniche, ma soprattutto la raffinata decorazione pittorica di tardo secondo stile, conservata in alcuni ambienti: la “stanza delle maschere”, che evoca la facciata di una scena teatrale; la più semplice “Stanza dei festoni di pino” ed il meraviglioso “studiolo”, dà una delle espressioni più raffinate della pittura romana.


Decorazioni pittoriche in tardo secondo stile nella Casa di Livia sul Palatino (foto PArCo)
Lo stesso può dirsi per la cosiddetta Casa di Livia, ricavata da una precedente abitazione, ristrutturata e decorata anch’essa con pitture di secondo stile. Le due abitazioni mantennero strutture separate, ed erano collegate tra loro da corridoi o criptoportici. La casa di Augusto, costituita da nuclei abitativi distinti, non aveva quindi nulla della monumentalità che caratterizzerà più tardi i palazzi imperiali; la sobrietà dell’abitazione si mostra in perfetto accordo, del resto, con il carattere del suo proprietario, descritto dalle fonti antiche come amante della vita modesta professata dai romani delle origini: Svetonio (Augusto, 73), ci racconta infatti che “le suppellettili e l’arredamento erano semplicissimi, come si può vedere dai letti e dai tavoli rimasti ancora oggi, la maggior parte dei quali a stento appartengono ad una eleganza privata. Dicono che dormisse su un letto con modeste coperte”.

La dirompente innovazione della casa di Augusto si afferma in altro modo: nel collegamento, tramite una rampa monumentale, con l’adiacente tempio di Apollo, votato dopo la battaglia di Azio del 31 a.C. ed inaugurato tre anni dopo. La stretta connessione dell’abitazione con un edificio templare, ereditata da esempi ellenistici e sino ad allora inedita nel mondo romano, conferisce all’abitazione un fortissimo legame con il sacro, che sarà ulteriormente rafforzato con la costruzione, all’interno del complesso abitativo, del sacello di Vesta, citato dalle fonti ma non ancora individuato. La sacralità dell’edificio si estende anche, inevitabilmente, al suo proprietario, e spiana così la strada, aperta con l’apoteosi di Giulio Cesare nel 44
a.C., alla divinizzazione della figura del princeps.
Parco archeologico del Colosseo presenta tre “Lezioni di archeologia” tenute dal prof. Andrea Carandini, che fa parte del comitato scientifico del PArCo. Nella prima “lezione” il grande archeologo spiega lo scavo stratigrafico

Tre “Lezioni di Archeologia” con il prof. Andrea Carandini promosse dal Parco archeologico del Colosseo, di cui l’eminente professore e famoso archeologo è membro del comitato scientifico. Le lezioni spazieranno dalla storia delle origini dello scavo stratigrafico, la cui definizione lo ha visto direttamente protagonista, alle indagini da lui stesso condotte sul Palatino, che hanno ampliato le conoscenze sulla storia della città di Roma e della sua fondazione, fino ad un approfondimento sul tema del “Natale di Roma“. Con la prima lezione, dunque, il prof. Carandini spiega lo scavo stratigrafico.
“Quando ero giovane”, spiega Carandini, “lo scavo archeologico era semplicemente una praticaccia dilettantistica. Ognuno se la cavava come poteva, e di fatto non faceva altro che sterrare con una certa attenzione magari per astratti livelli orizzontali, ma era sempre uno sterro. Grandi scavatori italiani nell’amministrazione e nell’accademia non sono mai esistiti. Giacomo Boni era un uomo molto semplice, Nino Lamboglia anche, erano persone semplici e abili in un qualcosa che va al di fuori delle pratiche normali. E io ho imparato da Lamboglia i primi rudimenti dello scavo. Che cos’è uno scavo stratigrafico? L’esempio più semplice è quello fornito dal gioco di Shanghai. Vince chi sposta un’asta senza smuoverne altre. Così è lo scavo archeologico. Bisogna togliere tutti gli strati che coprono altri strati, ma che non sono coperti e quindi sono gli ultimi, i più tardi. E così smontando il terreno esattamente nell’ordine inverso in cui si è formato, quindi andando indietro come i gamberi nel tempo, si riesce a dipanare questo che appare un caos complicato e che invece ha un ordine assolutamente certo purché lo si sappia riconoscere. Come si può distinguere uno scavo dall’altro? è come distinguere un volto da un altro, anche se gli scavi sono più difficili da distinguere. Gli scavi hanno la loro compattezza, il loro colore, le loro caratteristiche e quindi vanno ben puliti per poterli ben definire, delimitare, distinguere, documentare e poi togliere. Perché la terra fa parte di un monumento, fa parte di un’architettura. Gli strati non sono che pavimenti o strati di abbandono o strati di preparazione alla vita, e anche i muri verticali sono strati compatti. Gli strati – continua Carandini – sono di due tipi: positivi e negativi. Se si apporta del materiale è uno strato positivo che si può delimitare, prendere e togliere. Ma se è uno strato negativo come una buca non si può assolutamente toccare perché è un’assenza di strato, ma che ha una forma particolare molto significativa. Per esempio, le capanne sono fatte da pali e di essi rimangono soltanto i buchi nel terreno che formano una chiazza un po’ più scura di quella del terreno normale, per cui questi buchi sono appunto assenze di materiali e non presenze. Ma sono molto importanti per indicare la presenza un tempo, un dì, di pali che formavano una struttura capannicola. Quindi lo scavare non è semplicemente una pratica, è esattamente una filologia: la filologia è l’arte di ricostruire i testi antichi confrontando i vari codici che ci sono rimasti per avere un testo più fedele possibile di Omero, di Stesicoro, di Livio o di Cassiodoro. La filologia applicata alle cose è appunto la stratigrafia. Gli strati contengono dentro di loro della ceramica. La ceramica più tarda è quella che data lo strato, che dà un termine post quem allo strato. Quindi lo strato si data attraverso i suoi reperti se sono in una quantità sufficiente da non essere residui, cioè oggetti casualmente presenti e che non indicano chiaramente l’epoca. Per cui bisogna stare attenti a non farsi ingannare. Per imparare a scavare bisogna avere bene in testa il metodo dello scavo. Io, per esempio, ho scritto un manuale di scavo che si chiama “Storia dalla terra” pubblicato da Einaudi, e soprattutto bisogna avere avuto un bravissimo maestro che ti ha insegnato a farlo. Io, per esempio, ho un allievo, che si chiama Mattia Ippoliti, che è un virtuoso dello scavo. Naturalmente è più facile scavare un edificio costruito con dei grandi muri che non un edificio costruito con pali, con argilla: l’argilla si scioglie, i pali sono di legno e si corrompono- E quindi restano delle ombre, ma ombre sufficienti per chi le sa leggere, indizi sufficienti per ricostruire la capanna dell’VIII secolo. Sono come quegli indizi minimi, come una cicca di sigaretta, che possono aiutare un investigatore a individuare un criminale”.
“Palatium. Abitare sul Palatino dalla fondazione di Roma all’età moderna”: il parco archeologico del Colosseo propone un viaggio alla scoperta delle abitazioni succedutesi sul colle nel corso dei secoli. Seconda puntata: la Casa dei Grifi, una residenza tardo-repubblicana

Dall’età arcaica e ancora in parte fino alla fine del XIX secolo il colle su cui nacque Roma fu infatti una zona prevalentemente “residenziale”. La vocazione abitativa del Palatino culminò nel I secolo d.C. con la costruzione dei palazzi imperiali: essi si identificarono così strettamente con il colle su cui sorgevano, che il suo nome latino, Palatium, è ancora oggi utilizzato in molte lingue moderne con il significato di “edificio residenziale”. Il parco archeologico del Colosseo propone “Palatium. Abitare sul Palatino dalla fondazione di Roma all’età moderna”, viaggio alla scoperta delle abitazioni – e dei loro abitanti – che nel corso dei secoli si sono succedute sul colle Palatino. In questa seconda puntata si parla della Casa dei Grifi, una residenza tardo-repubblicana sul Palatino.

Casa dei Grifi sul Palatino. Sulla sommità del Palatino, al di sotto del grande Larario del Palazzo imperiale, sono conservati a un livello molto più basso alcuni ambienti di una casa del periodo tardo-repubblicano. Si tratta della Casa dei Grifi, una residenza privata su due piani scoperta agli inizi del XX secolo da Giacomo Boni, che conserva la decorazione pittorica e pavimentale di diversi ambienti del piano terra. Costruita in opera incerta, in una seconda fase fu modificata con strutture in opera reticolata e decorata con pitture e mosaici che possono essere datati alla fine del II secolo a.C. Il nome della casa deriva da una lunetta decorata a stucco con la rappresentazione di Grifi in posizione araldica.


Emblema con cubi prospettici inserito nel pavimento a mosaico di uno degli ambienti del piano terreno della Casa dei Grifi. I cubi sono realizzati in materiali lapidei di colore bianco (palombino), verde (calcare marnoso del nord del Lazio) e nero (ardesia) mentre la cornice è in marmo rosso antico (foto PArCo)
Le pitture sono tra le rare testimonianze del cd. secondo stile iniziale a Roma: le pareti sono decorate con prospettive architettoniche di colonne e pannelli che imitano le pietre preziose, come l’onice. I pavimenti a mosaico sono arricchiti in un ambiente da un elemento centrale bordato in rosso antico e decorato con cubi prospettici ottenuti con accostamento di materiali lapidei di colore bianco, verde e nero. Lo stesso motivo a cubi prospettici ricorre anche sulle decorazioni pittoriche.

Nella domus sono documentate diverse fasi di modifica e decorazione. In età imperiale la residenza fu distrutta e interrata. Le fonti letterarie ci informano che il Palatino in età repubblicana era uno dei luoghi di residenza più ambito dalla classe dirigente romana per prestigio e per prossimità al Foro Romano, centro politico della città. Molti studi hanno provato a localizzare le case dei diversi protagonisti della Repubblica che qui sorgevano, note in alcuni casi per il lusso che esibivano come sappiamo ad esempio da Cicerone, anche lui residente sul colle.
“Monitoraggio e manutenzione delle aree archeologiche. Cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico, degrado chimico-ambientale”: dalla Curia Iulia del Foro Romano presentazione on line del volume che raccoglie gli atti del convegno. Il “metodo Colosseo” diventa modello per altri siti archeologici

Con l’istituzione del Parco archeologico del Colosseo, nel 2018 è stato avviato un articolato progetto di monitoraggio e manutenzione, che nasce dalla volontà di costruire un sistema sostenibile di tutela al servizio della fruizione e della valorizzazione. Il monitoraggio difatti è uno strumento propedeutico ad una efficace attività di manutenzione programmata e quindi di conservazione preventiva. Con questa logica dunque si sta sviluppando il progetto che ha, tra i suoi scopi, quello di mettere a sistema quanto già avviato, sperimentando nuovi metodi di management mediante un approccio tecnologico innovativo, che possa costituire un modello anche per altri siti archeologici. Esperienze e risultati affrontati nel convegno internazionale di studi Roma tenutosi alla Curia Iulia il 20-21 marzo 2019. Ora gli atti sono stati raccolti nel volume “Monitoraggio e manutenzione delle aree archeologiche. Cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico, degrado chimico-ambientale”, a cura di Alfonsina Russo e Irma della Giovampaola, edito da L’Erma di Bretschneider, che raccoglie le testimonianze e le buone pratiche nazionali e internazionali sul monitoraggio e sulla manutenzione delle aree archeologiche.

Giovedì 26 novembre 2020, alle 17, il volume “Monitoraggio e manutenzione delle aree archeologiche. Cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico, degrado chimico-ambientale”, con gli atti del convegno, sarà presentato online dalla Curia Iulia nel Foro Romano sulla pagina Facebook del PArCo. Interverranno Massimo Osanna, direttore generale dei Musei; Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo; Renata Picone, professore ordinario di Restauro architettonico al dipartimento di Architettura dell’università “Federico II” di Napoli; e Mario Tozzi, geologo, divulgatore scientifico, saggista. Seguirà un dibattito sul tema del monitoraggio e della manutenzione nelle aree archeologiche.

“Il convegno internazionale di studi, insignito della medaglia del Presidente della Repubblica, si pone come una pietra miliare nel mondo della tutela del patrimonio culturale”, spiega Alfonsina Russo: “Per la prima volta infatti, ponendo come risorsa fondamentale la multidisciplinarietà, il parco archeologico del Colosseo ha riunito i rappresentanti di istituzioni attive nella sperimentazione di nuove metodologie di conservazione per un confronto sulle sfide del nuovo millennio: la riduzione della vulnerabilità e l’ aumento della resilienza attraverso l’utilizzo di tecnologie a basso impatto. In particolare gli atti illustrano i temi del monitoraggio e della manutenzione programmata nelle aree archeologiche, con il proposito di definire un protocollo che permetta di affrontare e risolvere le conseguenze derivanti dall’ evoluzione e dall’ incremento degli effetti prodotti dai cambiamenti climatici che interessano il nostro pianeta come conseguenza del riscaldamento globale. Attraverso il confronto tra ambiti di ricerca tradizionalmente distanti, i contributi del presente volume delineano quindi nuove metodologie di monitoraggio applicate al patrimonio culturale, senza trascurare l’ ordinaria ma complessa gestione delle aree archeologiche. L’impegno posto dal parco archeologico del Colosseo su questi temi sta dando i primi tangibili risultati: nelle more della pubblicazione di questi atti, infatti, il laboratorio e il sistema web-GIS per il monitoraggio del patrimonio culturale del Parco, curati da Irma Della Giovampaola, sono stati finalmente avviati e prossimi ad una prima effettiva sperimentazione sui monumenti del Foro Romano”.
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