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Il Polesine fa rete e lancia un fine estate-autunno all’insegna dell’archeologia: Adrikà ad Adria e Delta; Giornate Europee del Patrimonio a Fratta Polesine; festival internazionale sulle Vie dell’Ambra a Rovigo. Un ricco programma proposto dai musei Archeologici nazionali di Adria e Fratta Polesine, dal museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, Comune di Rovigo, C.P.S.S.A.E., Circolo del Cinema di Adria e Fondazione per lo Sviluppo del Polesine, col sostegno di Fondazione Cariparo

Il Polesine fa rete: da sinistra, Erika De Luca, assessore alla Cultura del Comune di Rovigo; Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria; Maria Letizia Pulcini, direttrice del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine (foto man-fratta polesine)

Il Polesine fa rete e annuncia un fine estate-autunno all’insegna dell’archeologia con un programma condiviso per valorizzare l’archeologia del territorio: si inizia nella prima metà di settembre con Adrikà – Rassegna del Cinema Archeologico ad Adria e Delta dal 9 al 13 settembre 2026; quindi a fine settembre con le iniziative delle Giornate Europee del Patrimonio a Fratta Polesine il 26 settembre 2026; infine a novembre col Festival Internazionale sulle Vie dell’Ambra a Rovigo dal 7 al 15 novembre 2026. I dettagli sono stati illustrati il 9 luglio 2026 a palazzo Cezza a Rovigo, presenti l’assessore alla Cultura del Comune di Rovigo Erika De Luca; Chiara Vallini, conservatore del museo Grandi Fiumi di Rovigo; Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria; Maria Letizia Pulcini, direttrice del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine; Sandra Bedetti, consigliera d’amministrazione di Fondazione Cariparo; Elisabetta Brusa, direttrice artistica del festival internazionale “Sulle vie dell’Ambra”, collegata da remoto; Paolo Bellintani, presidente del CPSSAE; Emanuela Finesso, presidente del Circolo del cinema “Carlo Mazzacurati di Adria; Andrea Cardarelli, presidente dell’Istituto italiano di Preistoria e protostoria, già docente di Protostoria europea all’università di Roma “La Sapienza”, presente con un intervento registrato.

Open day 2023 sullo scavo di Frattesina di Fratta Polesine (foto drm-veneto)

L’incontro è nato dalla volontà di rafforzare il lavoro di rete sul territorio, promuovendo una progettualità condivisa che valorizzi il patrimonio archeologico e culturale conservato nei tre Musei attraverso la collaborazione tra Enti, la messa in comune di competenze e la costruzione di un’offerta culturale coordinata e rivolta a un pubblico sempre più ampio. Pur mantenendo ciascuno la propria identità scientifica e culturale, i tre musei condividono infatti l’obiettivo di promuovere una visione unitaria del territorio, nella consapevolezza che la storia del Polesine costituisce un patrimonio comune, che trova forza proprio nella collaborazione tra enti, istituzioni, università, associazioni e comunità locali. L’incontro del 9 luglio 2026 rappresenta quindi non solo la presentazione di tre importanti appuntamenti culturali, ma anche il segno concreto di un percorso condiviso che intende rafforzare il sistema museale e archeologico del territorio, valorizzando il dialogo tra ricerca, tutela e divulgazione. Un percorso reso possibile anche grazie al sostegno della Fondazione CARIPARO, il cui contributo ha consentito di sviluppare progetti innovativi dedicati alla ricerca, alla valorizzazione e all’accessibilità del patrimonio culturale.

Tutti – ospiti e organizzatori – sul palco virtuale del museo Archeologico nazionale di Adria per la prima edizione di Adrikà 2025 (foto graziano tavan)

A quarant’anni dalla mostra “L’antico Polesine. Testimonianze archeologiche e paleoambientali”, che segnò una tappa fondamentale nella conoscenza e valorizzazione del patrimonio archeologico provinciale, il Polesine continua a restituire nuovi dati e nuove prospettive di ricerca. È cambiato, però, anche il modo di raccontare l’archeologia: oggi, accanto ai risultati scientifici, si valorizzano il percorso della ricerca, le metodologie, il lavoro interdisciplinare e il ruolo della tutela, con l’obiettivo di coinvolgere il pubblico in una conoscenza più consapevole e partecipata del patrimonio culturale. In questo quadro, l’archeologia dialoga sempre più con altri linguaggi della cultura e dell’arte, sperimentando forme di comunicazione innovative capaci di coinvolgere pubblici diversi. Il cinema, il teatro, la musica, la divulgazione scientifica, le nuove tecnologie, l’archeologia sperimentale e gli strumenti per una fruizione più accessibile e inclusiva diventano occasioni per avvicinare il patrimonio a una comunità sempre più ampia, trasformando il museo in uno spazio di esperienza, confronto e partecipazione. È in questa prospettiva che i musei Archeologici nazionali di Adria e Fratta Polesine-Direzione regionale Musei Veneto, insieme al museo dei Grandi Fiumi di Rovigo-Comune di Rovigo, al C.P.S.S.A.E., al Circolo del Cinema di Adria e alla Fondazione per lo Sviluppo del Polesine e a tutti gli Enti e le Associazioni in partenariato e in collaborazione hanno scelto di presentare congiuntamente alcune delle principali iniziative che caratterizzeranno la programmazione culturale tra la fine dell’estate e l’autunno.

Adrikà 2026, il cinema archeologico torna nel Delta del Po. Dal 9 al 13 settembre 2026 appuntamenti tra Porto Viro, Loreo e Adria con film, incontri, spettacoli e grandi ospiti. Tra gli eventi speciali “AquaDueO” con la Banda Osiris e Telmo Pievani e i film muti accompagnati dal vivo dall’Ensemble Jazz del Conservatorio “Antonio Buzzolla”. La rassegna di cinema archeologico Adrikà torna a settembre con un programma che intreccia cinema, archeologia, divulgazione e spettacolo, coinvolgendo il territorio del Delta del Po in cinque giornate di eventi. Organizzata dal circolo del cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria, in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Adria e con la direzione artistica di ArcheoVisiva, la rassegna è realizzata con il patrocinio della Regione Veneto, della Provincia di Rovigo e della Veneto Film Commission, con il sostegno del Comune di Adria, dell’Ente Parco Regionale del Delta del Po, della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, di Banca Adria Colli Euganei, del Rotary Club di Adria e dell’Associazione CADA.

La barca cucita di Cortre Cavanella di Loreo (Ro) (I. sec. a.C.) nel nuovo allestimento al museo Archeologico nazionale di SAdria (Ro) (foto graziano tavan)

La manifestazione prenderà il via con due appuntamenti di anteprima: mercoledì 9 settembre 2026 a Porto Viro e giovedì 10 settembre a Loreo 2026. Il cuore della rassegna sarà quindi ad Adria, dove l’11, 12 e 13 settembre 2026 si alterneranno proiezioni di film d’autore a tema archeologico, incontri con esperti ed eventi collaterali. Le proiezioni si svolgeranno al Cinema Teatro Politeama, recentemente restituito alla città, e al Teatro Pertini, mentre gli incontri e gli approfondimenti troveranno spazio nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Adria. Durante la manifestazione sarà inoltre possibile visitare gratuitamente il museo, che ha recentemente arricchito il proprio percorso espositivo con una nuova installazione dedicata alla celebre barca “cucita” rinvenuta a Corte Cavanella di Loreo e recentemente restaurata.

La barchessa Nord di Villa Badoer a Fratta Polesine sede del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine (foto drm-veneto)

Giornate Europee del Patrimonio 2026 a Fratta Polesine. Nuovi strumenti per raccontare Frattesina: accessibilità, ricerca e innovazione. Il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine è ospitato in una delle barchesse di Villa Badoer, capolavoro di Palladio inserito dal 1996 nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Il percorso espositivo racconta la storia delle comunità che vissero sulle rive dell’antico Po di Adria durante l’età del Bronzo finale (1200-900 a.C.). I reperti più significativi provengono dal villaggio di Frattesina, scoperto poco fuori dall’attuale centro abitato di Fratta Polesine, e dalle sue necropoli (Narde e Fondo Zanotto). In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, in programma il 26 settembre 2026, il Museo presenterà al pubblico un insieme di nuovi strumenti di mediazione culturale pensati per migliorare la fruizione del percorso espositivo e rendere l’esperienza di visita sempre più accessibile, inclusiva e coinvolgente. L’iniziativa rappresenta un momento significativo nel percorso di rinnovamento del museo, che affianca alla ricerca archeologica nuove modalità di comunicazione del patrimonio, capaci di dialogare con pubblici diversi e di favorire una partecipazione attiva alla conoscenza. Una parte dei nuovi materiali è stata realizzata grazie ai finanziamenti del PNRR – M1C3-3 Intervento 1.2 “Rimozione delle barriere fisiche e cognitive nei musei, biblioteche e archivi” del ministero della Cultura. Tra questi figurano ad esempio pannelli con testi in linguaggio facilitato, pensati per rendere i contenuti del percorso espositivo più accessibili. Tra i nuovi materiali, saranno presentati due importanti novità sviluppate nell’ambito del progetto “Prima Europa. La Protostoria del Polesine”, coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza in collaborazione con Sapienza università di Roma, C.P.S.S.A.E. e università di Padova, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che ha permesso la ripresa delle indagini nei siti di Frattesina e di Villamarzana dal 2022 al 2024.

La prima è un video di ricostruzione del villaggio di Frattesina, realizzato da Sapienza università di Roma sulla base dei dati emersi dalle campagne di scavo condotte negli ultimi tre anni. Attraverso una ricostruzione scientificamente fondata, il filmato permette di immergersi nell’antico abitato, illustrandone l’organizzazione degli spazi, le attività produttive e la vita quotidiana, offrendo ai visitatori una nuova chiave di lettura del sito archeologico e delle collezioni del museo. La seconda riguarda una serie di riproduzioni tattili di reperti provenienti dal villaggio di Villamarzana, realizzati con finanziamenti PNRR, ma grazie alla collaborazione con l’università di Padova che ha realizzato le scansioni dei reperti. Questi supporti ampliano le possibilità di fruizione del patrimonio museale, favorendo un’esperienza di visita più inclusiva e multisensoriale e rendendo accessibili anche reperti particolarmente significativi ma di difficile manipolazione. L’appuntamento delle Giornate Europee del Patrimonio rappresenta così un’occasione per mostrare come ricerca, tutela e innovazione possano tradursi in strumenti concreti di valorizzazione, rendendo il museo un luogo sempre più aperto, accessibile e capace di raccontare il patrimonio archeologico attraverso linguaggi contemporanei, senza rinunciare al rigore scientifico.

L’esterno del museo dei Grandi Fiumi a Rovigo (foto comune di ro)

Festival Sulle vie dell’ambra diretto da Elisabetta Brusa, al museo dei Grandi Fiumi di Rovigo. Per vocazione e per missione museo di comunità, il museo dei Grandi Fiumi di Rovigo coltiva progetti, collaborazioni e relazioni: oltre a studiarne e valorizzarne il patrimonio, queste risorse diversificano le proposte culturali, favoriscono la pluralità degli apporti disciplinari, ampliano l’accoglienza a pubblici con molteplici esigenze e caratteristiche. Un Festival dentro un Museo può assumere un significato particolarmente ricco. Può non trattarsi, infatti, di una semplice “offerta culturale”, ma di un dispositivo sociale capace di trasformare il Museo da luogo di conservazione a spazio vivo di produzione di identità e di legami, in grado di superare la visione della cultura e degli eventi come ambito separato per cominciare a leggerli, invece, come una modalità operativa necessaria per affrontare la complessità contemporanea con l’obiettivo di incidere sui processi di sviluppo del territorio e sulla qualità della vita della comunità. Questa è stata, fin dalle origini, l’ambizione del Festival Sulle vie dell’ambra, arrivato quest’anno alla sua terza edizione e, non a caso, “inquilino speciale” del museo dei Grandi Fiumi, grazie alla presenza nel Museo di questa preziosa resina, patrimonio del territorio polesano.

In questa terza edizione Ambra: oro del Baltico e del Polesine, che si svolgerà dal 7 al 15 novembre 2026, il Festival, sostenuto dalla Regione del Veneto, dal Comune di Rovigo e dalla Fondazione Cariparo, si propone ancora una volta non solo di consolidare l’interesse e il successo ottenuto negli anni precedenti, ma di trasformare Rovigo in un crocevia culturale europeo. E se l’anno scorso il paese ospite era l’Estonia, quest’anno focalizzeremo l’attenzione sulla Polonia, cercando di approfondire la storia commerciale e culturale che si è sviluppata intorno al polacco “oro del Nord”, visto che anticamente l’ambra proveniente dai paesi baltici veniva paragonata all’oro. Il Festival svilupperà, inoltre, anche un progetto ulteriore, In cammino, percorso che si concentrerà sul tema dei “pellegrinaggi” che si effettuavano attraverso la via Romea Germanica, strada che nel Medioevo non servirà più per trasportare l’ambra, convertendo la “strada dei mercanti” nella “strada dei pellegrini”. Tra le varie attività promosse dal Festival: mostre, concerti, installazioni, spettacoli di danza e di teatro, conferenze, attività didattiche e ludiche -dentro e fuori il Museo-, sottolineiamo il Convegno internazionale Dal Baltico al Po. L’ambra nella Protostoria europea a cura del CPSSAE (14 novembre 2026, Museo dei Grandi Fiumi, Rovigo).

Padova. Al Palazzo Bo, in presenza e on line, giornata di studi “Ricostruire il passato. Dalla ricerca storica alla Virtual Reality”: esperienze recenti di ricostruzioni virtuali, dalla ricostruzione dei siti archeologici polesani al teatro romano di Aquileia, dal Tempietto longobardo di Cividale al Capitolium di Verona. Ecco il programma

Giovedì 12 marzo 2026, alle 9, in Aula Nievo di Palazzo Bo dell’università di Padova, giornata di studi “Ricostruire il passato. Dalla ricerca storica alla Virtual Reality”, che si può seguire anche in streaming alla pagina youtube.com/dbcunipd: incontro nazionale dedicato alle nuove frontiere di sviluppo delle ricostruzioni digitali dei siti archeologici e delle architetture storiche. Studiosi di diversi enti di ricerca italiani presenteranno varie esperienze recenti di ricostruzioni virtuali e il percorso metodologico che intercorre tra la ricerca e la trasmissione visuale delle conoscenze. La giornata sarà aperta dalla prima presentazione pubblica delle ricostruzioni dei siti archeologici di Corte Cavanella, San Basilio e Frattesina in Polesine, cui hanno contribuito il dipartimento dei Beni culturali dell’ateneo patavino e l’università Ca’ Foscari di Venezia in un progetto sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dal Parco Delta del Po Veneto. Hanno coordinato le attività la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza e la direzione regionale Musei nazionali del Veneto. La giornata di studi vuole mettere a confronto metodi e prospettive della divulgazione scientifica nel campo dell’archeologia e dell’architettura.

Ricostruzione 3D del teatro romano di Aquileia (foto unipd-cnr)

IL PROGRAMMA. Modera la giornata il prof. G. Salemi. Alle 9, saluti istituzionali e Introduzione: G. Valenzano, M. S. Busana (UniPD-dBC); G. Muraro (fondazione Cariparo); P. Massaro (parco regionale veneto Delta del Po); A. Rosignoli (soprintendenza ABAP Verona Rovigo Vicenza); 9.30, J. Bonetto, A. Zara, E. Faresin, A. Facchi, G. Falezza, G. Gambacurta, S. Paltineri, C. Previato, G. Iadicicco, N. Pollon, V. Cremasco, D. Pagella (università di Padova; soprintendenza ABAP per le Province di Verona Rovigo e Vicenza; direzione regionale Musei nazionali Veneto; università Ca’ Foscari di Venezia; Rendering Studio: “L’antico Polesine tra ricerca e comunicazione digitale: San Basilio, Corte Cavanella, Adria”; 10.10, L. Cardarelli, P. Bellintani, W. de Neef, M.L. Pulcini, P. Salzani, A. Cardarelli (Sapienza università di Roma; soprintendenza per i Beni culturali – Provincia autonoma di Trento – CPSSAE; Otto-Friedrich-Universität Bamberg; direzione regionale Musei nazionali Veneto; soprintendenza ABAP per le Province di Verona Rovigo e Vicenza; Fondazione Sapienza – Istituto italiano di Preistoria e Protostoria): “Il grande villaggio del Bronzo finale di Frattesina (Fratta Polesine – Ro). Dalla ricerca sul campo alla ricostruzione digitale”; 10.40, A.R. Ghiotto, G. Furlan, E. Faresin, S. Berto, K. Mendola (università di Padova; CNR, Istituto Scienze del Patrimonio Culturale): “Roma La ricostruzione 3D del teatro romano di Aquileia e del “Campo romano” di Schio”; 11.10, M. Baioni, C. Mangani, G. Maltese (museo Archeologico della Valle Sabbia, Gavardo – Bs; museo Archeologico Platina, Piadena-Drizzona – Cr; museo civico Archeologico “G. Rambotti”, Desenzano del Garda – Bs): “Il sito UNESCO delle palafitte: dalla ricerca alla sfida della valorizzazione attraverso la realtà virtuale”; 11.30, coffee break; 11.50, C. Guarnieri, M. Toffanin (università di Padova; Archivio di Stato di Rovigo): “Ricerche al cuore del Santo. Indagando attorno alle perdute barriere liturgiche della Basilica di Sant’Antonio di Padova”; 12.20, L. Galeazzo, F. Panarotto (università di Padova): “Ricostruire la periferia d’acqua di Venezia: storia e trasformazioni delle isole lagunari in un’infrastruttura geospaziale 3D”; 12.50, discussione; pausa pranzo.

Verona Time Machine: con gli smartglass alal scoperta della Verona romana in Realtà Aumentata (foto artglass)

Alle 15, A. Giordano, E. Svalduz, G. Guidarelli, R. A. Bernardello, P. Borin, F. Panarotto, M. Perticarini, M. Rossi (università di Padova; università di Brescia; musei di Palazzo dei Pio): “Dalla storia alla rappresentazione: città e architetture invisibili”; 15.30, M. S. Busana, I. Carpanese, N. Dalla Pozza, A. Padoan, A. Vacilotto (università di Padova): “CArD3d – Carta Archeologica Digitale Tridimensionale del Veneto: un prototipo di webApp per far conoscere il patrimonio archeologico regionale attraverso le ricostruzioni virtuali”; 16, L. Villa (Stiftung pro Kloster S. Johann, Müstair): “Raccontare il Tempietto Longobardo di Cividale del Friuli”; 16.30, A. Scuderi, M. R. Bertoncini, M. Tramonti, A. Tricomi (Capitale Cultura Group/ARtGlass Imprese Culturali e Creative; associazione ArcheoNaute Onlus): “Verona Per una fruizione accessibile del Capitolium di Verona: l’esperienza in realtà aumentata di Verona Time Machine”; 17, E. Demetrescu, T. Ismaelli, S. Berto, S. Bozza (CNR, Istituto Scienze del Patrimonio Culturale, Roma): “Ricostruire come pratica scientifica: dal dato stratigrafico al modello interpretativo”; 17.30, P. Basso, N. Del Barba (università di Verona): “La ricostruzione delle mura tardoantiche nel settore meridionale di Aquileia”; 18, discussione.

 

Trambileno (Tn). All’auditorium l’incontro “Le Slache a Trambileno” con i primi risultati degli scavi archeologici condotti in località Val dei Lombardi nell’ambito del progetto “Antichi metallurghi delle Valli del Leno”: tra le scoperte un forno fusorio dell’età del Bronzo

La già nutrita mappa dei siti fusori pre-protostorici del Trentino – oltre 200 su tutto il territorio provinciale – si amplia con una nuova area di indagine, finora poco esplorata. Si tratta del territorio delle Valli del Leno, nei Comuni di Trambileno, Vallarsa e Terragnolo, interessati dal progetto “Antichi metallurghi delle Valli del Leno”. Proprio nell’ambito del progetto “Antichi metallurghi delle Valli del Leno” venerdì 23 gennaio 2026, alle 20.30, a Trambileno (Tn), all’auditorium in località Moscheri, saranno presentati al pubblico i primi risultati degli scavi archeologici condotti in località Val dei Lombardi nel giugno 2025 nell’incontro “Le Slache a Trambileno”: non è un caso che il termine “slache”, che in dialetto indica i residui della fusione, sia diventato anche un toponimo della zona. All’incontro interverranno gli amministratori locali e i referenti dell’Ufficio Beni archeologici della soprintendenza per i Beni culturali di Trento. La presentazione prevede tra i relatori, oltre agli archeologi della Soprintendenza, esperti e studiosi del Muse, della Fondazione Museo Civico Rovereto e dell’università di Verona. La partecipazione alla serata è libera e gratuita. Dopo i saluti delle autorità, interverranno gli archeologi della soprintendenza Paolo Bellintani ed Elena Silvestri; Mara Migliavacca dell’università di Verona; Maurizio Battisti della Fondazione Museo Civico Rovereto; Paolo Ferretti, Matilde Peterlini, Marco Avanzini e Isabella Salvador del Muse.

Ricostruzione di antichi forni fusori (disegno di Livia Stefan – Archivio Ufficio beni archeologici PAT)

Il forno fusorio dell’età del Bronzo rinvenuto a Trambileno (Tn) nell’ambito del progetto “Antichi metallurghi delle Valli del Leno” (foto sopr-tn)

IL PROGETTO. Le indagini di scavo intraprese quest’anno nel sito archeologico individuato in località Val dei Lombardi di Trambileno stanno portando alla luce importanti testimonianze della frequentazione dell’area in un passato particolarmente remoto. Si tratta di un’officina metallurgica dedicata all’estrazione del rame, presumibilmente di età protostorica. Il territorio delle Valli del Leno è stato finora poco indagato, ma diversi indizi riconducono ad attività metallurgiche in quest’area. Sappiamo infatti che, soprattutto nella tarda età del Bronzo (1350 e il 1000 a.C. circa) le attività minerarie e di lavorazione dei minerali per ricavare rame metallico ebbero uno sviluppo straordinario nel versante meridionale delle Alpi centro-orientali, come documentano le oltre duecento officine riconosciute in Valsugana e negli altopiani di Lavarone-Luserna. Nella campagna 2025, in uno dei due saggi di scavo aperti, è venuto alla luce un forno fusorio di età protostorica eccezionalmente ben conservato, di cui le analisi al radiocarbonio (C14) hanno confermato una datazione all’età del Bronzo. E poi sono stati ritrovati notevoli cumuli di scorie che forse potrebbero essere pertinenti proprio a quel forno fusorio. Il progetto, avviato nel 2024, è promosso dalla soprintendenza per i Beni le attività culturali della Provincia autonoma di Trento, dalla Fondazione Museo Civico Rovereto, dal MUSE – Museo delle Scienze di Trento, dall’università di Verona – dipartimento Culture e Civiltà e dall’università di Padova – dipartimento di Geoscienze.

Rovigo. Al museo dei Grandi Fiumi al via “Padusa incontri” promossi dal CPSSAE su “Le vie d’Acqua. Archeologia, viaggi e scambi nell’antico Polesine”. Ecco il programma

Quattro conferenze dedicate a “Le vie d’Acqua. Archeologia, viaggi e scambi nell’antico Polesine”: sono il programma di “PADUSA INCONTRI”, ciclo di conferenze per la valorizzazione del patrimonio dei beni archeologici, storici ed etnografici polesani, proposto dal CPSSAE per l’anno 2025. Appuntamento in Sala Flumina del museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, alle 16, sabato 4 ottobre, sabato 18 ottbre, sabato 15 novembre e venerdì 21 novembre 2025. Il tema di quest’anno sono dunque i fiumi e le vie d’acqua, visti come vettori e connettori attraverso i quali le comunità entravano in relazione con persone, beni materiali e idee anche di provenienze estremamente lontane. Gli incontri, realizzati in collaborazione con il Comune di Rovigo – Museo dei Grandi Fiumi, l’Accademia dei Concordi di Rovigo, e Aqua. Ambiente Cultura Turismo, saranno introdotti e moderati dai soci del CPSSAE Paolo Bellintani, Sandra Bedetti, Alessandra Marcante e dalla direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria, Alberta Facchi.

Primo appuntamento sabato 4 ottobre 2025: “Acque e terre emerse nel Polesine medievale” con Raffaele Peretto, già direttore del museo dei Grandi Fiumi, e Giorgio Osti, sociologo UniPD. Dal passato più prossimo e da Rovigo, dove sembra essersi persa la memoria del rapporto città/fiume che invece caratterizzò l’origine del capoluogo polesano.

Secondo appuntamento sabato 18 ottobre 2025: “Un fiume di soldi. Monete e traffici in età antica lungo il Po” con Andrea Stella (numismatico – UniPD) e da Raffaele Peretto (CPSSAE). Lungo vie d’acqua viaggiarono soldi (e soldati) in età romana. La monetazione è una fonte documentaria che ci parla non solo di scambi commerciali ma anche della mobilità delle persone da un capo all’altro dell’impero.

Terzo appuntamento sabato 15 novembre 2025: “Dal Nilo al Po: le origini del vetro in Europa” con Paolo Bellintani (archeologo – CPSSAE) e Ivana Angelini (archeometrista – UniPD). in occasione del Festival “Sulle vie dell’ambra 2025 – ambra e vetro trasparenze erranti”, sposteranno l’attenzione sulla tematica del vetro: dall’Egitto, una delle regioni originarie di questa piro-tecnologia, all’antico delta del Po, in particolare a Frattesina, dove ebbe avvio la prima manifattura vetraria d’Europa.

A conclusione del ciclo, venerdì 21 novembre 2025: “Insediamenti navigazione e portualità lungo l’arco alto Adriatico prima della romanizzazione” con Silvia Paltineri (archeologa – UniPD) e Giovanna Gambacurta (archeologa – UniVE) parleranno di navigabilità e delta padano al tempo di Adria etrusca.

Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale l’incontro “Adria, San Basilio, Corte Cavanella. La rete per Una storia antica nella terra più giovane d’Italia” e presentazione del numero LVIII della rivista “Padusa”

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Sabato 15 febbraio 2025, alle 10.30, al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) l’incontro “Adria, San Basilio, Corte Cavanella. La rete per Una storia antica nella terra più giovane d’Italia” e presentazione del numero LVIII della rivista “Padusa”. Alle 10.30, saluto delle autorità; 11, Alberta Facchi, direttore del museo Archeologico nazionale di Adria, “Sintesi di 3 anni di attività del progetto di educazione all’archeologia”; 11.20, Giovanna Falezza, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, “Nuove modalità di fruizione del patrimonio archeologico con strumenti e ricostruzioni 3D”; 11.40, Paolo Bellintani, CPSSAE, presentazione del numero LVIII della rivista “Padusa”; 12, Giovanna Gambacurta, università Ca’ Foscari, e Silvia Paltineri, università di Padova, “I risultati della ricognizione nell’area dell’insediamento etrusco”.

Rovigo. A Palazzo Roncale, l’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso, novità, prospettive”: novità sul progetto di ricerca e valorizzazione di alcune aree archeologiche in provincia di Rovigo sostenuto dalla Fondazione Cariparo. Ecco il programma

rovigo_palazzo-roncale_convegno-archeologia-in-polesine-progetti-in-corso-novità-prospettive_locandinaSabato 1° febbraio 2025, alle 9, a Palazzo Roncale a Rovigo, la Fondazione Cariparo ospita l’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso, novità, prospettive” che presenterà risultati e prospettive del progetto di ricerca e valorizzazione di alcune aree archeologiche di grande rilievo situate in provincia di Rovigo. Un progetto ambizioso, sostenuto dalla Fondazione Cariparo, che vede coinvolti la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, l’università di Padova, l’università Sapienza di Roma, l’università Ca’ Foscari di Venezia, la direzione regionale Musei nazionali Veneto, il CPSSAE di Rovigo e il Comune di Ariano nel Polesine. Un intervento che ha un forte valore scientifico e può contribuire alla valorizzazione culturale e turistica di tutta l’area polesana. L’ingresso è gratuito, fino ad esaurimento posti, previa registrazione al seguente link: https://fondazionecariparo.it/…/archeologia-in…/

IL PROGRAMMA. INTRODUZIONE. Alle 9, saluti istituzionali e introduzione alla giornata: Giuseppe Toffoli, vice presidente, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo; Andrea Rosignoli, soprintendente, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza; Daniele Ferrara, direttore, direzione regionale Musei nazionali Veneto. PROGETTI IN CORSO PER L’ARCHEOLOGIA IN POLESINE: 9.30, Paolo Bellintani, Andrea Cardarelli, Wieke De Neef, Paola Salzani, “Progetto Prima Europa – Frattesina e Grignano Polesine”; 9.50, Michele Cupitò, David Vicenzutto, Wieke De Neef, Paola Salzani, “Progetto Prima Europa – Villamarzana”; 10.10, Giovanna Gambacurta, Silvia Paltineri, Giovanna Falezza, “Progetto San Basilio: l’abitato etrusco”; 10.30, Jacopo Bonetto, Caterina Previato, Jacopo Turchetto, Wieke De Neef, Giovanna Falezza, “Progetto San Basilio: il vicus romano”; 10.50, pausa caffè. ARCHEOLOGIA PUBBLICA IN POLESINE: RICERCA E DIVULGAZIONE: 11.20, Raffaele Peretto, “Monitorare il territorio: gruppi archeologici attivi nella ricerca e il ruolo del CPSSAE”; 11.40, Enrico Maragno, “Quarant’anni di ricerche e divulgazione del Gruppo Archeologico di Villadose”; 12.10, Alberta Facchi, Marco Bruni, Maria Letizia Pulcini, “I Musei nazionali e locali: Adria, Fratta Polesine, San Basilio”; 12.30, Chiara Vallini, “Il Museo dei Grandi Fiumi oggi: eredità ed evoluzione”. PRESENTE E FUTURO DELL’ARCHEOLOGIA IN POLESINE: 12.50, Giovanna Falezza, Paola Salzani, “Archeologia in Polesine: dal presente al futuro”. Conclusione lavori.

Esclusivo. Il co-direttore dello scavo del villaggio protostorico di Frattesina (Ro), Paolo Bellintani (Cpssae), traccia un primo bilancio della campagna 2024, nel progetto “Prima Europa”, soffermandosi sulle evidenze archeologiche più interessanti (dai crogioli per la produzione del vetro allo scheletro di neonati di cavallo, dalle fornaci alla capanna), e annunciando quelli che potrebbero essere i più importanti interventi futuri. Se ne parla il 1° febbraio a Rovigo

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Campagna 2024: l’area di scavo del villaggio protostorico di Frattesina a Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

È stato definito “sito di produzione scambio” con collegamenti tra il Nord Europa e il Mediterraneo orientale, un unicum nell’Europa dei tempi di Ulisse: è il villaggio protostorico di Frattesina a Fratta Polesine (Ro), dove scava l’università Sapienza di Roma, diretto da Andrea Cardarelli e co-diretto da Paolo Bellintani, presidente del Cpssae di Rovigo, nell’ambito del progetto “Prima Europa. La protostoria del Medio Polesine”, coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, e finanziato dalla fondazione Cariparo. Proprio Paolo Bellintani, per archeologiavocidalpassato.com, traccia un primo bilancio della campagna 2024, si sofferma su alcune evidenze archeologiche particolarmente significative, come la fornace (già individuata nel 2023), una nuova fornace, i frammenti di crogiolo per la produzione del vetro (e questa di Frattesina – sottolinea Bellintani – “è la prima produzione vetraria sistematica d’Europa”), una capanna, e l’eccezionale ritrovamento dello scheletro intero di un neonato di cavallo. E poi annuncia quelli che potrebbero essere i più importanti interventi futuri (a cominciare dall’asportazione della fornace per la sua musealizzazione), se il progetto verrà nuovamente finanziato. Di tutto questo si parlerà sabato 1° febbraio 2025, a Palazzo Roncade a Rovigo, dalle 9, nell’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso novità prospettive”.

“Quest’anno (2024, ndr)”, spiega Bellintani, “avevamo in programma un approfondimento di quello che avevamo già visto l’anno scorso: abbiamo visto strutture abitative e strutture produttive del centro di produzione e scambio di Frattesina di Fratta Polesine.

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Campagna 2024: veduta d’insieme della capanna nel villaggio protostorico di Frattesina di Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

“In particolare abbiamo allargato lo scavo verso Est per ricomprendere all’interno dell’area di ricerca una struttura, un’abitazione, una capanna che l’anno scorso vedevamo solo a metà. Quest’anno siamo riusciti a scoprirla completamente. E quindi abbiamo in buona parte terminato le operazioni di ripulitura della superficie pavimentale. Abbiamo individuato delle buche di palo che contornavano la capanna che sono le uniche testimonianze degli alzati che ci rimangono. Abbiamo anche completato lo scavo di una struttura in legno carbonizzato che si trova nella parte Nord, antistante la capanna che probabilmente o è la parete nord crollata o una piattaforma già in piano al momento dell’incendio di questa capanna che è rimasta lì, e si sono conservati i carboni abbastanza bene.

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Campagna 2024: la fornace (la “fornacetta” negli scavi 2023, ndr) e dell’area antistante nel sito protostorico di Frattesina di Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

“Altra cosa importante, emersa l’anno scorso – continua Bellintani -, è la fornace per la produzione del vetro. Volevamo quest’anno tentare di strappare la fornace, di portarla intera in museo a Fratta per la sua musealizzazione. Ma il clima non è stato clemente in maniera sufficiente. Ci ha rallentato un po’ nei lavori. Abbiamo però aperto tutta la parte antistante, siamo arrivati sul piano d’uso in cui si facevano le lavorazioni relative a questa fornace. Qui si vedono ancora in scavo i frammenti di alcuni crogioli per la lavorazione del vetro. Sulla superficie interna di uno di questi crogioli si vede che conserva ancora le tracce del vetro che è rimasto aderente, incollato alla superficie interna. E di questi frammenti ce ne sono parecchi. L’idea – da verificare ancora – è che tutta l’area circostante la fornace fosse un’area di produzione, probabilmente già produzione di vetro primario, vetro grezzo, e poi successivamente di lavorazione che veniva effettuata in crogiolo”.

Prima di entrare nel merito della campagna 2024 a Frattesina di Fratta Polesine (Ro), Paolo Bellintani ragguaglia su enti e istituzioni coinvolte nel progetto “Prima Europa” di cui fa parte lo scavo di Frattesina. “Gli scavi di Fratta Polesine – ricorda Bellintani – rientrano nel progetto “Prima Europa. La protostoria del Medio Polesine”, progetto avviato nel 2022 grazie a un accordo di collaborazione tra la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza che coordina un gruppo di lavoro costituito dall’università la Sapienza di Roma che ha la direzione dello scavo nella persona di Andrea Cardarelli, e la co-direzione di Paolo Bellintani come presidente del Cpssae – Centro polesano di studi storici archeologici ed etnografici di Rovigo. Del progetto in generale fanno parte anche ovviamente l’università di Padova che ha lo scavo diretto da Michele Cupitò a Villamarzana. E abbiamo anche varie collaborazioni in questo progetto a partire in particolare dal museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine che coordina un po’ tutto l’aspetto della comunicazione. Collaboriamo anche con diverse università. Sempre con l’università di Padova: per la parte archeometrica Ivana Angelini ci dà una mano moltissimo per quello che riguarda le ambre, i vetri e in parte anche i metalli. E il progetto Geodap (GEOarchaeology of DAily Practices: extracting bronze age lifeways from the domestic stratigraphic record) diretto dal professor Cristiano Nicosia di Geoscienze, sempre di Padova, per le analisi micro-morfologiche e sedimentologiche. E poi collaborazioni con l’università di Bamberg, in particolare con Wieke De Neef, per il rilievo magnetometrico effettuato su tutta l’area dello scavo di Frattesina, ma anche di Villamarzana, e tra poco riprenderemo anche la magnetometria sul terzo sito di questo progetto che è quello di Campestrin di Grignano Polesine, il sito della lavorazione dell’ambra, contemporaneo alle prima fasi di Frattesina. E ricordo anche, sempre per quanto riguarda lo scavo di Frattesina il Comune di Fratta Polesine che ci sta dando una grandissima mano fin dall’inizio delle campagne di scavo; l’associazione il Manegium che ci offre i suoi spazi nel museo Etnografico per fare attività di laboratorio, lo stoccaggio dei materiali e il primo il primo trattamento dei materiali stessi, materiali che poi finiscono – almeno temporaneamente – come immagazzinamento nel museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, altro ente che collabora con noi sia per quanto riguarda lo scavo di Frattesina che per i materiali di Campestrin di Grignano Polesine. Il progetto – conclude Bellintani – è stato finanziato per il 2022-2024 dalla Fondazione Cariparo – cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che ha anche annunciato la possibilità concreta di poter rifinanziare anche per gli anni successivi la continuazione tanto del progetto “Prima Europa. Protostoria del Medio Polesine” quanto l’altro progetto, sempre finanziato da Cariparo, e che vede le università di Padova e di Venezia sul campo, e riguarda gli scavi di San Basilio di Ariano Polesine”.

“Novità di quest’anno (2024, ndr) – spiega Bellintani – è una struttura piro-tecnologica, una struttura cioè dedicata ad attività a fuoco – che non sappiamo se sia un semplice focolare o un’altra fornace. Lo stiamo aprendo, lo stiamo scavando, e ha delle caratteristiche che un po’ assomigliano alla fornace precedente, ma altre che invece se ne differenziano”.

“La fornace in sè non è una novità – ricorda Bellintani – perché l’avevamo già scavata l’anno scorso (era stata definita fornacetta, ndr) quando avevamo tolto tutti gli elementi della volta crollati all’interno che adesso sono conservati al museo di Rovigo per un sotto-progetto che prevede la ricostruzione virtuale – o fisica se ci riusciamo – di tutta quanta la struttura che verrà speriamo musealizzata nel museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine. La novità è che abbiamo aperto tutta l’area antistante l’imboccatura della fornace, e pian piano abbiamo trovato sulla superficie di uso della fornace tutta una serie di piccoli di elementi di scarti di lavorazione di vetro e, venendo più verso Sud, abbiamo continuato a trovare frammenti di crogioli per la lavorazione del vetro”.

Giulia di Giambernardino (Sapienza università di Roma) illustra i crogioli: lei che è stata un po’ la protagonista dello scavo di quest’area dove ha individuato questi reperti in particolare: “Dopo aver asportato l’us 1009 – ricorda di Giamberdino – che era caratterizzata da questi legnetti mineralizzati, abbiamo notato subito una colorazione bluastra-verdognola che ci ha fatto capire di doverci fermare ed essere un po’ più delicati. Quindi ci siamo resi conto subito di esserci trovati di fronte a quelli che sembravano essere frammenti di crogiolo adatti alla lavorazione del vetro”.

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Campagna 2024: dettaglio di frammento di crogiolo con tracce di vetro dallo scavo di Frattesina di fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

Se ne vede uno che conserva ancora la ceramica e la spalmatura di vetro che aderisce alla superficie interna. Vicino c’è una zona che non è ancora stata asportata in cui si può notare anche in questo caso un frammento di crogiolo che mostra sempre tracce della spalmatura di vetro. Interviene Bellintani: “Sul terreno ce ne sono parecchi di frammenti di crogiolo. Molti sono ancora in corso di scavo. L’idea è che un po’ tutta l’area probabilmente fosse in parte dedicata a diversi gradi di lavorazione, dalla produzione del vetro primario alla lavorazione del vetro, la sua colorazione, e poi la produzione di perle che sono il maggior prodotto. Le perle sono il prodotto principale di questa industria che, ricordo, come già detto nel 2023, è la prima produzione vetraria sistematica d’Europa”.

“Quest’anno – come detto, spiega Bellintani – abbiamo aperto un ulteriore settore verso Est per vedere i imiti orientali di una delle strutture che erano già emerse nello scavo del 2023. Si vedono bene le travi in orizzontale che possono essere interpretate o come la parete Nord della capanna crollata e rimasta molto ben conservata anche se combusta, carbonizzata, oppure come una struttura a terra, una piattaforma antistante la capanna. Dietro la piattaforma, quello che si vede più chiaro è il battuto pavimentale che adesso abbiamo scoperto integralmente e che delimita, individua un’area abbastanza vasta di 7-8 metri per 5-6 di una struttura probabilmente di tipo abitativo”.

Tra le evidenze della campagna 2024 c’è lo scheletro di un cavallo scavato da Matteo Cianfoni, archeo-zoologo dell’università La Sapienza di Roma che spiega: “Si tratta di un equide neonato, lo sappiamo perché ha le saldature delle epifisi confuse, la dentatura da latte, e apparentemente non era in un taglio ma sembra comunque sia stato avvolto in un tessuto, un qualche materiale deperibile che lo conteneva.

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Campagna 2024: l’eccezionale ritrovamento dello scheletro integro di un neonato di cavallo nello scavo di Frattesina di Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

“Un ritrovamento abbastanza particolare – continua Cianfoni – perché i cavalli sono pochissimi in abitato, non utilizzati per l’alimentazione ma utilizzati per la cavalcatura, alcuni per il traino, ma sono comunque uno status symbol, e quindi una deposizione di un individuo neonato in abitato è una scoperta abbastanza eccezionale. Il cavallo è rannicchiato sul lato sinistro, si vede la mandibola con i denti. Il cranio purtroppo è un po’ imploso a causa della pressione della terra. Si vedono gli arti inferiori, il bacino, la zampa posteriore, la scapola, radio, omero, l’altra scapola e le vertebre. La testa guarda verso Nord come se fosse appoggiato sul suo lato posteriore. La percentuale di cavalli nelle faune rinvenute in questo tipo di abitati è. Stanno sotto l’1%”. Bellintani: “Questo per dare l’idea dell’eccezionalità del rinvenimento, soprattutto nel fatto che è un individuo intero. Il cavallo – come si diceva prima – era un elemento particolare nella fauna locale e uno status symbol destinato forse eccezionalmente anche all’alimentazione, ma soprattutto per la cavalcatura o per il tiro di carri”.

“Prospettive per quanto riguarda il sito di Frattesina? Se ci sarà il finanziamento con la possibilità di proseguire lo scavo – spiega Bellintani – ovviamente quello che dovremo fare innanzitutto – che ci promettevamo di fare quest’anno e non è stato possibile – sarà l’asportazione della fornace per poterla musealizzare. È un reperto unico cui stiamo dedicando particolare attenzione. Ma non meno importante è la prosecuzione almeno in quest’area di scavo per arrivare all’impianto delle strutture che stiano scavando che vede almeno un metro ancora di stratigrafia da esplorare. Quindi tante altre cose che stanno dando molte soddisfazioni perché grazie alla teleosservazione prima, e poi alla magnetometria, abbiamo individuato un’area di scavo che è sia un quartiere abitativo che anche una zona di produzione artigianale che è la caratteristica principale di questo sito che chiamiamo “sito di produzione scambio” perché legato a una rete di scambi veramente vastissima che va dal Nord Europa al Mediterraneo orientale e che fa di Frattesina un unicum, un sito eccezionale nell’Europa dei tempi di Ulisse”.

Rovigo. Al museo dei Grandi fiumi il soprintendente Franco Marzatico dialoga con Paolo Bellintani su “Roghi votivi e altri culti dell’area alpina nelle età del Bronzo e del Ferro” secondo incontro del ciclo “Archeologia del sacro. Devoti e pellegrini sulle vie del culto”

rovigo_grandi-fiumi_incontri-archeologia-del-sacro_programma_locandinaSabato 9 novembre 2024, alle 16, al museo dei Grandi fiumi di Rovigo, secondo incontro del ciclo “Archeologia del sacro. Devoti e pellegrini sulle vie del culto”, promosso dal Cpssae. Franco Marzatico, soprintendente ai Beni culturali di Trento, dialoga con Paolo Bellintani (archeologo del CPSSAE) su “Roghi votivi e altri culti dell’area alpina nelle età del Bronzo e del Ferro” permettendoci di fare un viaggio sulle vette e nelle acque del mondo alpino per scoprire misteriose pratiche cultuali collegate ai quattro elementi (aria, fuoco, terra e acqua) “radici” di tutte le cose e connettori tra microcosmo umano e macrocosmo naturale.

Rovigo. Al museo dei Grandi fiumi al via il ciclo di incontri “Archeologia del sacro: devoti e pellegrini sulle vie del culto” promosso dal Cpssae: quattro incontri per un viaggio attraverso le testimonianze archeologiche legate ai santuari e ai culti, dagli Etruschi al Medioevo

rovigo_grandi-fiumi_incontri-archeologia-del-sacro_programma_locandinaDai santuari etruschi e venti ai pellegrini romei, dai roghi votivi nell’Età del Bronzo al sacro in età romana: dal 26 ottobre al 14 dicembre 2024, il CPSSAE, con Accademia dei Concordi, museo dei Grandi fiumi e il patrocinio del Comune di Rovigo, organizza “Archeologia del sacro: devoti e pellegrini sulle vie del culto”, quattro incontri alle 16 nella Sala Flumina del museo dei Grandi fiumi di Rovigo che offriranno un viaggio attraverso le testimonianze archeologiche legate ai santuari e ai culti che hanno caratterizzato diverse epoche storiche, dal periodo etrusco fino al medioevo. Lo scopo è quello di creare nella cittadinanza una maggiore consapevolezza del patrimonio archeologico locale, anche alla luce degli importanti progetti di ricerca e valorizzazione in corso nel territorio comunale e provinciale. Gli incontri della durata di circa 2 ore, dalle 16 alle 18, si svolgeranno come una sorta di dialogo/intervista tra un socio C.P.S.S.A.E. in continuità con quanto già realizzato nel 2022 – “Dialoghi dal sottosuolo” – e nel 2023 – “Come nasce una città: Rovigo e dintorni dall’età del Bronzo alla modernità” – in collaborazione con il Museo dei Grandi Fiumi e vari studiosi che saranno chiamati ad illustrare ed esplorare il tema del “sacro” attraverso la materialità dell’archeologia in sintonia con forme di devozione, soprattutto popolare.

PROGRAMMA. Sabato 26 ottobre 2024, alle 16: “Santuari e culti tra Etruschi e Veneti” con Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari di Venezia) e Alberta Facchi (direttore museo Archeologico nazionale di Adria), modera Maria Cristina Vallicelli (Sabap Venezia-Belluno-Padova); sabato 9 novembre 2024, alle 16: “Roghi votivi e altri culti dell’area alpina nelle età del Bronzo e del Ferro” con Franco Marzatico (soprintendente Beni culturali Trento), modera Paolo Bellintani (Cpssae); sabato 30 novembre 2024, alle 16: “Attestazioni del sacro in età romana” con Simonetta Bonomi (Sabap Friuli-Venezia Giulia), modera Raffaele Peretto (Cpssae); sabato 14 dicembre 2024, alle 16: “Le vie dei pellegrini romei” con Raffaele Peretto (Cpssae), modera Sandra Bedetti (Cpssae).

Fratta Polesine (Ro). Ecco gli Open Day allo scavo di Frattesina: “Progetto prima Europa. La protostoria del Polesine.  Scavi aperti a Frattesina 2024”. Visita guidata all’Archeologico nazionale; approfondimenti su reperti da vecchi e nuovi scavi; visita allo scavo

fratta-polesine_Open-Day-Frattesina_programma_locandinaA tu per tu con gli archeologi. È passato poco più di una settimana (2 settembre 2024) dalla ripresa degli scavi archeologici nel sito di Frattesina di Fratta Polesine ed è già tempo di Open Day 2024 che permettono al grande pubblico di incontrare gli archeologi impegnati nelle ricerche nell’insediamento che, tra la fine dell’età del Bronzo e l’inizio dell’età del Ferro, costituiva un importante centro di produzione e scambio in Europa e in tutto il Mediterraneo. Mercoledì 11 settembre e mercoledì 2 ottobre 2024 sono organizzati infatti due eventi di archeologia pubblica dal titolo “Progetto prima Europa. La protostoria del Polesine.  Scavi aperti a Frattesina 2024” per vedere da vicino le attività di scavo e conoscere le ultime novità e le prospettive future direttamente dai responsabili dello scavo.

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Campagna 2023 a Frattesina: la fornacetta alla fine dello scavo (foto graziano tavan)

La campagna archeologica di quest’anno è dedicata in particolar modo allo scavo della fornacetta individuata nel 2023, probabilmente dedicata alla produzione di vetro, oltre ad indagare alcuni aspetti rimasti ancora da chiarire sul villaggio e sulle sue attività. Gli scavi sono condotti dal dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza università di Roma e il CPSSAE Rovigo, nell’ambito del progetto “Prima Europa. La protostoria del Polesine” finanziato dalla Fondazione Cariparo e coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza in sinergia con il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine e il Comune di Fratta Polesine.

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Open day 2023 sullo scavo di Frattesina di Fratta Polesine (foto drm-veneto)

Il programma delle giornate prevede: ore 15.30-16.30, visita guidata al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine con la direttrice del museo, Maria Letizia Pulcini, Andrea Cardarelli (Sapienza università di Roma) e Paolo Bellintani (Cpssae Rovigo) responsabili dello scavo di Frattesina. Ore 16.30-17.30, “Alla scoperta dei reperti dai vecchi e nuovi scavi” con Costanza Paniccia e Alessia Bovio, Sapienza università di Roma, e Ivana Angelini, università di Padova. Ore 17.30-18.30, visita allo scavo di Frattesina con Andrea Cardarelli e Paolo Bellintani. All’evento sarà, infine, presente anche un rappresentante della Fondazione Cariparo. Ritrovo alle 15.30, al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, barchessa nord di Villa Badoer, via Giovanni Tasso 1. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti (MAX 35 PERSONE). Info e prenotazioni allo 0425668523 o via e-mail drm.ven-museofratta@cultura-gov-it. Biglietto d’ingresso al museo Archeologico nazionale a 2 euro. I partecipanti dovranno provvedere allo spostamento con mezzi propri.