Museo nazionale Archeologico “Antonio Sanna” di Sassari, chiuso dal 2018: slitta al 18 giugno l’attesa riapertura della sezione Etnografica nel Padiglione Clemente con la mostra-evento “Sulle tracce di Clemente”, ideata e realizzata da Antonio Marras: una selezione dell’immenso patrimonio etnografico (abiti, vestiti, gioielli, manufatti artistici) del Museo insieme a reperti archeologici e a testimonianze di arte moderna e contemporanea


Il giardino su cui si affaccia il museo nazionale Archeologico “Antonio Sanna” di Sassari (foto drm-sardegna)
Sassari e tutti gli appassionati devono portare ancora un po’ di pazienza. Non sarà infatti il 21 maggio 2021 la data “storica” della riapertura – nella sua sede naturale e originaria del Padiglione Clemente – della sezione Etnografica del museo nazionale Archeologico ed Etnografico “Giovanni Antonio Sanna” di Sassari, chiuso dal 3 dicembre 2018 per lavori di riallestimento, ristrutturazione e restauro. L’inaugurazione della mostra “Sulle tracce di Clemente” è posticipata a venerdì 18 giugno 2021. I lavori per l’allestimento della grande mostra progettata dallo stilista e designer Antonio Marras procedono senza sosta, nell’attesa del passaggio della Sardegna a zona bianca e con l’obiettivo di garantire la partecipazione del pubblico ad una visita in massima sicurezza. La mostra resterà allestita per un intero anno, occupando lo spazio del cosiddetto Padiglione Clemente. Il progetto è finanziato con contributo della Fondazione di Sardegna (erogazione liberale) per gli interventi di sostegno, promozione, valorizzazione e conservazione del patrimonio culturale regionale. Il museo nazionale Archeologico ed Etnografico “Giovanni Antonio Sanna” di Sassari rappresenta la più importante istituzione museale della Sardegna settentrionale. La raccolta museale, è costituita da una sezione archeologica, con reperti che vanno dal Paleolitico alla fine del Medioevo) e da una sezione etnografica, che comprende tessuti, legni, mobili, ceramiche, gioielli, cesti, armi, utensili e abiti tradizionali.


Reperti archeologici nella mostra “Sulle tracce di Clemente” a Sassari (foto drm-sardegna)
Nella mostra “Sulle tracce di Clemente” vi sarà esposta una selezione dell’immenso patrimonio etnografico (abiti, vestiti, gioielli, manufatti artistici) del Museo insieme a reperti archeologici e a testimonianze di arte moderna e contemporanea, a proporre un dialogo tra origini antiche, tradizione e attualità, tra memoria e presente. “L’idea della mostra”, spiega il professor Bruno Billeci, direttore regionale Musei Sardegna, “nasce dalla volontà di valorizzare questo ricco patrimonio, il cui nucleo principale è costituito dalla donazione del cav. Gavino Clemente. La collezione etnografica del Museo non è solo la più antica della Sardegna ma anche una delle più ricche dell’isola per quantità e varietà di reperti. Per l’allestimento e, ancora pima, per l’ideazione della mostra, abbiamo potuto avvalerci della fantasia, del gusto ma anche della competenza di un “allestitore” d’eccezione, lo stilista Antonio Marras, che voglio ringraziare per l’entusiasmo che sta profondendo in questa impresa”. “Fatti salvi i criteri museografici e le necessità legate alla ottimale conservazione dei materiali”, continua Elisabetta Grassi, direttrice museo nazionale “G.A. Sanna”, “Antonio ha avuto mano libera nel valorizzare i reperti. E il risultato che si sta proprio in queste settimane configurando in forma definitiva è, a mio parere, emozionante”.

Il museo nazionale Archeologico ed Etnografico “Giovanni Antonio Sanna”, istituito nel 1878 come Regio Museo Antiquario, assunse la denominazione di Regio Museo di Antichità ed Arte “Giovanni Antonio Sanna” nel 1931. L’edificio principale, progettato dall’arch. Carlo Maria Busiri Vici, fu realizzato tra il 1926 e il 1932, per volontà di Zely Sanna Castoldi, figlia dell’industriale e politico Giovanni Antonio Sanna, a cui il museo è intitolato; nuovi corpi di fabbrica furono realizzati nei decenni successivi, per rispondere alle accresciute esigenze espositive e conservative. Fra questi emerge, per importanza ed estensione, il cosiddetto Padiglione Clemente, realizzato nel 1950 per volontà del cav. Gavino Clemente, noto ebanista sassarese, che nel 1947 donò al museo la sua ricca collezione etnografica, a condizione che fosse esposta in un apposito padiglione a lui intitolato. Fin dalla sua prima costituzione, il museo di Sassari nasce come organismo espositivo polivalente. La Sezione Etnografica, incrementata nel tempo dai contributi di altri benefattori e da un consistente numero di acquisti, è attualmente è una delle più ricche della Sardegna, oltre ad essere la più antica del genere nell’isola. La Sezione Archeologica è la parte più consistente dei beni in dotazione e permette di seguire le vicende dell’uomo nell’isola fin dal Paleolitico, attraverso tutte le fasi della preistoria e della protostoria. Le varie epoche storiche sono documentate dalle collezioni di età fenicio-punica, romana e medievale. I materiali archeologici sono in parte riconducibili a collezioni e in parte provenienti da campagne di scavo condotte sul territorio dalla competente Soprintendenza, istituita nel 1958.


Il Padiglione Clemente a Sassari (foto drm-sardegna)
Il nucleo principale della collezione etnografica fu donato dal noto ebanista sassarese cav. Gavino Clemente, direttore creativo dell’omonimo mobilificio che a cavallo tra Ottocento e Novecento costituì a Sassari una importante realtà preindustriale, grazie anche all’invenzione del cosiddetto stile sardo (1911 – 1940). A Gavino Clemente, che fin dalla giovinezza iniziò la raccolta degli oggetti di valore etnografico che costituirono la sua preziosa collezione, si deve anche la collezione di costumi sardi conservata al museo nazionale di Arti e Tradizioni Popolari di Roma. Per ospitare la consistente donazione effettuata al museo Sanna, Clemente fece costruire un apposito Padiglione a lui intitolato. Un altro importante nucleo di materiali della sezione etnografica è riconducibile alla figura di Zely Bertolio, la giovane pronipote di Giovanni Antonio Sanna, prematuramente scomparsa nel 1932, il cui corredo costituito da mobili tradizionali sardi, gioielli e piccoli oggetti artistici e d’uso fu donato dalla madre Enedina al Museo sassarese. Nel tempo la collezione etnografica è stata incrementata dai contributi di altri benefattori e da un consistente numero di acquisti; attualmente è una delle più ricche della Sardegna, oltre ad essere la più antica del genere nell’isola. Per lungo tempo però, anche a causa di problemi di conservazione dei delicatissimi materiali, non è stata esposta al pubblico e, solo recentemente (2011) è stata parzialmente riallestita nelle sale prima occupate dalla Collezione d’Arte (oggi ospitata presso la Pinacoteca Nazionale). Il Padiglione Clemente fu trasformato tra gli anni ’80 e ’90 del XX secolo e, attualmente, si presenta come una galleria su due livelli (piano terra 208 mq; primo piano 178 mq), utilizzata negli ultimi anni prevalentemente per esposizioni temporanee. Il Polo Museale della Sardegna, nell’ambito del riallestimento e della definizione del nuovo percorso espositivo, vuole valorizzare la ricca collezione etnografica del Museo, restituendola alla sua collocazione originaria, ovvero il Padiglione Clemente. Con il nuovo allestimento si vuole valorizzare tali beni attraverso un percorso visivo e narrativo che susciti emozione nel visitatore e rielabori il passato in chiave contemporanea.


Schizzo di Antonio Marras per l’allestimento della mostra “Sulle tracce di Clemente” (foto marras)

Antonio Marras impegnato nell’allestimento della mostra “Sulle tracce di Clemente” (foto drm-sardegna)
L’allestimento. “Influssi mediterranei, fenici, punici, bizantini, arabi, catalani, spagnoli, francesi ecc. ci fanno essere quelli che siamo, nella lingua, nei pensieri e nel vestire. Il costume sardo affascinò e affascina per la straordinaria varietà, per gli elementi strutturali, decorativi, cromatici e per il suo significato di identificazione etnica”, chiosa Antonio Marras. “La nostra attività si svolge nell’Isola dove sono nato e cresciuto, che conserva ancora nella lingua, nelle tradizioni il fascino misterioso che nasce dalla mescolanza. Un miscuglio di lingue, culture, storie, tradizioni, usanze, pensieri, contaminazioni, stratificazioni, la rendono così particolare. Da sempre mi attrae il linguaggio poetico, il lavoro del poeta. Rifiuta le regole, viola i codici, libera tutti i sensi e dà voce all’inesprimibile. Tessuto e testo rimandano entrambi a una origine comune: tessere, intrecciare. Entrambi sono il risultato di intrecci: il tessuto, di fili di lana o cotone; la poesia, di parole. Sento molto vicino lo scarto linguistico, lo scarto dalla norma grammaticale, la devianza dalla lingua quotidiana, l’uso libero e personale delle parole, scelte, combinate, accostate in modo inconsueto. In modo da creare giochi di ossimori insospettati. Ed è questo l’approccio verso l’allestimento del padiglione Clemente”, afferma Marras. Che aggiunge: “La scienza e la tecnologia hanno abbattuto confini, frantumato barriere, accostato e mescolato popoli e continenti e difficilmente, oggi, un gruppo o popolo o etnia sceglie di vivere nel proprio isolamento. Anzi, il confronto/scontro con gli altri è il tratto caratterizzante del nostro tempo: la storia di gruppi, popoli, etnie si intreccia con altre storie e diventa sempre più complessa. In questo panorama, nel pericolo avvertito di una temuta globalità omologante, si fa strada la volontà di affermare il diritto a difendere e salvaguardare la propria identità e valorizzare la diversità come fattore di ricchezza e patrimonio da custodire e far conoscere. Per noi, l’identità non è un dato statico, né è pura memoria, ma qualcosa di dinamico, dialettico, una costruzione continua, variegata, fatta di realtà distinte che, fra opposizioni e separazioni, si modellano e rafforzano. Per questo associazioni, mischie, inserti, opposizioni, accostamenti, intersezioni, confronti, richiami, assonanze, collaborazioni, voci diverse sono le parole chiave per interpretare il concetto nuovo dell’allestimento”.
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