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Ercolano. Il parco archeologico riapre il Teatro antico, ogni sabato con sei turni da 10 partecipanti: cinquanta minuti di emozioni forti a 25 metri di profondità, con caschi, mantelline e torce, in un viaggio nel tempo attraverso i cunicoli settecenteschi

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Il Teatro antico di Ercolano a 25 metri di profondità, raggiungibile attraverso i cunicoli settecenteschi nella lava (foto Pier Paolo Metelli – Arte’m)

ercolano_teatro-antico_riapre-al-pubblico_locandinaCinquanta minuti di emozioni forti a 25 metri di profondità alla scoperta del Teatro antico di Ercolano. Da sabato 23 aprile 2022 ripartono infatti le visite al percorso sotterraneo del Teatro del parco archeologico di Ercolano. I visitatori potranno trasformarsi in veri e propri esploratori con caschi, mantelline e torce, forniti dal parco archeologico di Ercolano, per andare alla scoperta della storia dell’antica città. Il Teatro sarà visitabile ogni sabato fino a dicembre 2022, con una pausa estiva nei mesi di luglio e agosto: alle 9, 10 (turno in lingua inglese), 11, 14, 15 (turno in lingua inglese) e 16. Sei turni di visita, per gruppi formati da non più di 10 persone per volta. I visitatori verranno condotti in un viaggio nel tempo attraverso i cunicoli settecenteschi accompagnati dal personale del Parco nell’ambito di un progetto speciale finanziato con i proventi dei biglietti. I biglietti potranno essere acquistati on line sul sito www.ticketone.it, o direttamente presso la biglietteria del Parco; con l’occasione della riapertura del teatro verranno attivate nuove tariffe estremamente vantaggiose per favorire la visita e la conoscenza di questo tesoro nascosto. Biglietto ingresso Teatro antico di Ercolano: 5 euro. Biglietto integrato ingresso parco archeologico di Ercolano + Teatro antico di Ercolano: 15 euro. Biglietto ridotto previsto unicamente per il biglietto solo teatro di 2 euro per ragazzi con età compresa tra i 18 e i 25 anni (+ diritti di prevendita di 1.50 solo per acquisto online).

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, nel teatro antico di Ercolano (foto paerco)

“Il teatro si trova in un’area nevralgica per la ricucitura tra le due Ercolano, l’antica e la moderna”, interviene il direttore Francesco Sirano, “dove abbiamo concentrato gli sforzi di rigenerazione urbana per realizzare nuovi spazi pubblici d’intesa con il Comune e con il Packard Humanities Institute. L’area del teatro è anche luogo privilegiato per accedere al famoso mercato di Resina e al centro storico di Ercolano. Anche così il Parco interpreta il suo ruolo sociale di catalizzatore. La visita sarà una vera e propria esperienza di esplorazione sulle tracce dei visitatori che nei secoli hanno attraversato alla luce delle fiaccole i pozzi e le gallerie creati dagli ingegneri dell’esercito borbonico. Un percorso sotterraneo che ci trasporta indietro nei secoli e ci rende protagonisti di una scoperta che si rinnova ogni volta sotto i nostri occhi stupefatti”.

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Visitatori al Teatro antico di Ercolano con caschi, mantelline e torce (foto paerco)

Qualche attenzione per la visita. Il percorso è sotterraneo e raggiunge circa 25 metri dalla quota stradale. La visita è riservata ai maggiorenni. L’appuntamento è presso la biglietteria del Parco archeologico 30 minuti prima dell’inizio del proprio turno di visita. La pavimentazione è bagnata in più punti ed è scivolosa a causa  della presenza di sedimentazioni calcaree e di acqua. Inoltre, il percorso prevede molti gradini. Pertanto, non è adatto ai soggetti claustrofobici e alle persone con problemi di deambulazione o in gravidanza, ovvero con patologie influenzabili dal contesto di visita. Per motivi di sicurezza si richiede ai visitatori di portare con sé solo borse di piccole dimensioni. È obbligatorio l’uso di scarpe chiuse, basse, resistenti ed impermeabili. è preferibile l’utilizzo di scarpe da trekking. Si consiglia nei periodi estivi di munirsi di maglie o giacche comode, da indossare prima della visita, dato il considerevole sbalzo termico da affrontare durante il percorso.

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Scavi borbonici nell’area vesuviana in una stampa dell’epoca

Il Teatro Antico di Ercolano. Sepolto dall’eruzione del 79 d.C., il Teatro Antico del parco adi Ercolano, nel 1738, fu il primo monumento ad essere scoperto nei siti vesuviani nel corso del Settecento. Nella città di Resina un contadino di nome Ambrogio Nucerino, detto Enzechetta, stava scavando un pozzo quando si imbatté in resti antichi. Enzechetta, senza volerlo, aveva fatto una scoperta sensazionale, aveva trovato il teatro di Ercolano e il pozzo da lui creato si trasformò in una macchina del tempo capace di trasportare in pochi minuti nell’antica città sepolta. Ben presto la notizia arrivò al principe Emanuele Maurizio di Lorena, duca d’Elboeuf che condusse a sue spese per nove mesi gli scavi e nella zona dal pozzo iniziarono ad essere prelevati marmi antichi e statue che il principe utilizzò per abbellire la villa che stava costruendo sul porto del Granatello di Portici. Nel 1738, il re Carlo III di Borbone diede avvio ad un’intensa attività di scavo che segnò il punto di inizio dell’archeologia occidentale moderna.

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, mostra la pianta del teatro antico di Ercolano (foto paerco)

Il teatro di Ercolano aveva una capienza di circa 2500 persone, fu costruito all’epoca dell’imperatore Augusto. Uno dei pochi teatri antichi dei quali conosciamo non solo il nome del benefattore che ne finanziò la costruzione (Lucio Annio Mammiano Rufo), ma anche quello dell’architetto (Publio Numisio). La forma del teatro è quella tipica romana con la cavea divisa in tre ordini: ima, media e summa cavea. Le persone prendevano posto nei diversi settori in base allo status sociale, la zona più bassa era quella di maggiore prestigio, e al genere (le donne in summa cavea). Nella parte superiore della cavea sono stati rinvenuti tre tempietti che dovevano ospitare statue di imperatori. Al di sopra dei passaggi di uscita, posti ai lati della cavea, si trovavano i tribunalia, una sorta di palchi d’onore riservati ai VIP dell’epoca.  I due tribunalia conservano le iscrizioni marmoree dedicate a Marco Nonio Balbo, benefattore di Ercolano, e ad Appio Claudio Pulcro, membro di un’importante famiglia di Roma. Il fronte scena aveva l’aspetto di una facciata di un edificio classico, diviso in due ordini, decorato con colonne colorate e statue inserite in nicchie. Aveva le tre classiche aperture: la porta regia al centro e le due laterali, dette hospitales, che consentivano l’ingresso in scena degli attori. L’unica copertura del teatro era costituita dal velarium, composto da grandi teli che venivano aperti nei giorni caldi per proteggere gli spettatori dal sole.

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L’ingresso al Teatro antico di Ercolano in corso Resina (foto Pier Paolo Metelli – Arte’m)

Il teatro suscitò grande interesse fin dal suo ritrovamento; nel corso del Settecento e dell’Ottocento divenne luogo scelto dai colti viaggiatori che giungevano a Napoli da ogni parte d’Europa e divenendo tappa del Grand Tour. Il monumento è ancora oggi accessibile attraverso le scale realizzate in età borbonica, scendendo a più di 20 metri sotto il materiale eruttivo. Il percorso è concepito come una vera e propria esplorazione: i visitatori possono avventurarsi in un luogo unico e suggestivo, in cui sono presenti, oltre ai resti dell’antico edificio, reperti, graffiti lasciati nei secoli dai visitatori, che alla luce delle fiaccole attraversarono nel XVIII e XIX secolo le gallerie e i pozzi creati per penetrare nelle viscere dell’antica Ercolano, e si possono ammirare persino piccole stalattiti. Il teatro inoltre è legato a filo doppio alla storia della moderna Resina, oggi Ercolano. Infatti, durante la Seconda Guerra Mondiale fu utilizzato come rifugio ed entrò nella storia e nei racconti dei cittadini.

Ercolano. Con gli auguri del direttore Sirano, il parco archeologico si prepara a rafforzare la rete col territorio, rinnova l’abbonamento annuale, e include la tutela di Villa Sora a Torre del Greco

L’ingresso del parco archeologico di Ercolano illuminato per le festività (foto paerco)
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Il nodo di Ercole, nuovo logo del parco archeologico di Ercolano

Il parco archeologico di Ercolano si prepara ad accogliere in sicurezza i propri visitatori durante le festività natalizie e per richiamare il clima di festa su corso Resina l’ingresso è illuminato di rosso. Un’ iniziativa che rientra nella programmazione annuale congiunta del Parco con il Comune di Ercolano e gli stakeholders territoriali. Il Parco si fa promotore del ruolo del corso Resina come “membrana permeabile” tra la città antica e la città moderna. Questa, come altre iniziative che si preparano per il 2022, rafforza la rete che il Parco sta supportando attraverso un costante confronto partecipato orientato allo sviluppo per l’intero territorio. Non a caso il segno grafico scelto a rappresentare il Parco, il nodo di Ercole, allude proprio alle molteplici connessioni tra significati, persone, attività attingendo al simbolismo molto denso richiamato dalla figura eroica, la forza, la resilienza, la capacità di superare le prove e gli ostacoli e di scrivere il proprio cammino a metà tra il divino e l’umano. Un segno grafico che interpreta con forza la mission UNESCO del Parco a svolgere nei confronti del proprio territorio di riferimento un ruolo di catalizzatore ed attivatore di forze positive e dunque di volano di sviluppo territoriale. 

Tracce di affreschi antichi negli ambienti di Villa Sora, area archeologica a Torre del Greco (foto mic)

Questa azione di hub territoriale è peraltro in questi giorni stata confermata anche a livello istituzionale dell’estensione dell’area di competenza di tutela da parte del parco archeologico di Ercolano, all’importante sito archeologico di Villa Sora, Torre del Greco. La costruzione di connessioni territoriali è attiva da anni anche grazie al partenariato con il Packard Humanities Institute. L’ultimo risultato di questa visione è un nuovo strumento web di orientamento per i visitatori: una mappa dei principali luoghi da visitare sul territorio, accessibile dal sito web ufficiale del Parco, stimolerà nei naviganti della rete web la curiosità ad esplorare il territorio in tutta la sua ricchezza culturale, ricco di punti di interesse paesaggistico, naturalistico, storico e artistico. La mappa è già attiva a partire dalle festività natalizie e continuerà ad essere riecheggiata nel nuovo anno attraverso una campagna social dedicata alla community virtuale, sempre più affettuosamente attiva e coinvolta nella vita del Parco. 

Il supporto al turismo territoriale non poteva che rispecchiarsi anche sul piano economico con una iniziativa estremamente vantaggiosa per favorire l’ingresso al Parco ed una nuova visione della sua fruizione: “Anche per il 2022 si rinnova il nostro impegno per il territorio”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “riproponiamo, dopo il successo riscontrato durante questo anno, l’abbonamento ‘Un giorno=un anno’, continuando ad andare incontro alle richieste del territorio, per garantire la più ampia partecipazione e inclusione di tutta la cittadinanza, per allargarci poi verso la rete di contatti e interazioni intessuta con i visitatori, gli esperti, gli studiosi e l’intero mondo che ama Ercolano e la cultura. Il nuovo anno sarà ricco di sfide ma anche di iniziative ed eventi virtuali e in presenza dedicati incessantemente alla community che con affetto ci segue, identificandosi nei valori rappresentati dal nodo di Ercole e rendendosene portavoce in tutto il mondo”. 

Ercolano. Al parco archeologico il terzo Regional Workshop for Europe “Role of Visitor Centres in UNESCO Designated Sites. Working with Communities” con focus sulle maggiori potenzialità dei Centri visitatori quando sviluppate con la comunità e per la comunità

“Role of Visitor Centres in UNESCO Designated Sites. Working with Communities” è il titolo del terzo Regional Workshop for Europe in programma al parco archeologico di Ercolano dal 29 settembre al 2 ottobre 2021. La città romana di Ercolano è infatti iscritta dal 1997 nella Lista del Patrimonio Mondiale come parte di un bene seriale insieme a Pompei e le ville romane di Torre Annunziata. Il focus dell’iniziativa Unesco è sul ruolo dei Visitor centres e sul loro potenziale contributo nel miglioramento degli obiettivi di gestione delle proprietà del Patrimonio Mondiale. Il workshop è organizzato dall’Unesco attraverso l’Ufficio regionale dell’Unesco per la scienza e Cultura in Europa insieme al parco archeologico di Ercolano, in collaborazione con il parco archeologico di Pompei, parco nazionale del Vesuvio, il Packard Humanities Institute nel contesto dell’Herculaneum Conservation Project, il museo Archeologico Virtuale di Ercolano – MAV, la Fondazione Ente Ville Vesuviane, la Reggia di Portici e la cooperativa Sociale Giancarlo Siani.

Il direttore Francesco Sirano illustra agli ospiti il sito archeologico (foto paerco)

logo_unescoPrenderanno parte al Workshop 23 professionisti da 16 diversi Paesi, in rappresentanza di centri visitatori/informazioni di siti designati dall’Unesco in Europa. I partecipanti sono stati selezionati attraverso un bando da rappresentanti degli organizzatori, partner locali, parti interessate e altri esperti selezionati appositamente. Tra i paesi rappresentanti la Turchia, la Bosnia Herzegovina, la Spagna, il Regno Unito, la Norvegia, solo per citarne alcuni. In particolare, la tappa ercolanese pone l’accento sulle maggiori potenzialità dei Centri visitatori quando sviluppate con la comunità e per la comunità. Un approccio maggiormente inclusivo, partecipativo e integrato nella gestione del sito. Saranno inoltre approfonditi il ruolo e il contributo dei Centri Visitatori rispetto alle tematiche relative alla conservazione e all’uso continuativo dei luoghi dei paesaggi culturali e delle aree protette. Lo scopo è rinnovare l’esperienza dei visitatori di tutti i tipi e favorire diversificazione nelle forme di avvicinamento e di accesso al patrimonio, di applicare approcci che portino a opportunità socio-economiche eque a livello locale, in linea con principi di sviluppo sostenibile. 

Al Parco Maiuri di Ercolano molto frequentati i Mercati della Terra (foto paerco)
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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Il parco archeologico e l’intera città moderna di Ercolano costituiranno il caso di studio che utilizzerà due livelli di interazione sia on-line che on-site. “Il parco archeologico di Ercolano è uno dei pochi grandi siti archeologici collocati dentro la città moderna della quale ha condiviso le oscillazioni e le spinte involutive che condussero, tra la fine del ‘900 e i primi anni di questo secolo, ad un generalizzato degrado della comunità. Negli ultimi anni il panorama socio economico e culturale ha evidenziato vivacità e protagonismo civico, esiste oggi un nuovo terreno fertile nel quale far crescere rigogliosamente senso identitario, valori culturali condivisi e sviluppo sostenibile”, dichiara il direttore Francesco Sirano. “Il Workshop con la partecipazione di colleghi provenienti da tutta Europa sarà un’immersione totale per interrogarci sul come e sul dove i Visitors centers possono diventare luoghi di comunità”. Sono previsti scambi facilitati di conoscenze, lavori di gruppo e presentazioni, abbinati a visite in loco e incontri con attori locali.

Il progetto “Herculaneum 3D SCAN” è curato dal parco archeologico di Ercolano in collaborazione con l’Herculaneum Conservation Project sostenuto dal Packard Humanities Institute (PHI) (foto Paerco)
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Jane Thompson, manager dell’HCP per le fondazioni Packard

“Ercolano, le due città, quella antica e quella moderna, accolgono questa iniziativa Working with Communities in un momento molto importante per il territorio”, dichiara Jane Thompson, senior manager dell’Herculaneum Conservation Project. “Non solo nel 2021 celebriamo il sostegno ventennale da parte del Packard Humanities Institute al patrimonio archeologico ercolanese – che tra l’altro continua a rafforzarsi- ma, negli ultimi anni, stiamo assistendo all’incoraggiante sviluppo, come mai prima, dei rapporti tra le istituzioni e i numerosi attori che rappresentano la società civile sul territorio.  Questo Workshop quindi arriva in un momento particolarmente fertile: sarà una spinta per rendere le reti e la sinergia tra gli attori a Ercolano protagoniste nel delineare nuovi approcci al ruolo del patrimonio nella società in questo mondo stravolto dalla pandemia”.

“Lapilli di Ercolano”: con la nona clip si va alla scoperta della Casa del Gran Portale, in una visita virtuale 3D grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN”

Il nono appuntamento con i Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano, dopo la visita virtuale del Parco (https://bit.ly/3cfiPsv), della Casa del Bel Cortile (https://bit.ly/2K5YVEv) e della Casa del Colonnato Tuscanico (https://bit.ly/2xxWRCp), ci fa esplorare, osservare e anche misurare i dettagli della Casa del Gran Portale https://bit.ly/2SABXK6 grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN” che ricostruisce gli ambienti attraverso nuvole di punti 3D ad altissima densità. Il progetto è realizzato grazie alla collaborazione dell’Herculaneum Conservation Project sostenuto dal Packard Humanities Institute. Per una esperienza di uso migliore si consiglia di utilizzare un pc invece di uno smartphone.

La Casa del Gran Portale di Ercolano (foto Paerco)

La Casa del Gran Portale è un bell’ esempio del riuso già nell’antichità. La domus prende il nome dal portale in mattoni che utilizza capitelli scolpiti in tufo, più antichi di circa duecento anni (età ellenistica). Nelle pareti delle fauces (ingresso della casa) sono inglobati, nella loro posizione originaria, colonne e pilastri che un tempo facevano parte del peristilio della Casa Sannitica. La casa è decorata da splendide pitture in IV Stile con soggetti mitologici, mentre il giardino dipinto lungo le pareti del cortile crea l’illusione di uno spazio verde.

“Lapilli di Ercolano”: con l’ottava clip si va alla scoperta della Casa del Colonnato Tuscanico, in una visita virtuale 3D grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN”

L’ottavo appuntamento con i Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano, dopo la visita virtuale del Parco (https://bit.ly/3cfiPsv) e della Casa del Bel Cortile (https://bit.ly/2K5YVEv), ci fa esplorare, osservare anche misurare i dettagli della Casa del Colonnato Tuscanico (https://bit.ly/2xxWRCp) grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN” che ricostruisce gli ambienti attraverso nuvole di punti 3D ad altissima densità, acquisite per mezzo di laserscanner 3D e riprese fotogrammetriche da drone. Per una esperienza di uso migliore ti consigliamo di utilizzare un pc invece di uno smartphone. Il progetto è realizzato grazie alla collaborazione dell’Herculaneum Conservation Project sostenuto dal Packard Humanities Institute.

La Casa del Colonnato Tuscanico a Ercolano (foto Paerco)

La Casa del Colonnato Tuscanico: il nucleo dell’abitazione, incentrato sull’atrio pavimentato in cocciopesto (un tritume di terracotta, calce e sabbia, resistente all’umidità), fu ristrutturato in età augustea (27 a.C. – 14 d.C.); l’impluvium (il bacino in cui confluiva l’acqua al centro delle case) fu rivestito di marmi e trasformato in fontana; le pareti furono decorate in “terzo stile”, una particolare decorazione pittorica risalente agli anni tra il 20 a.C. e il 50 d.C. Il peristilio, ossia il colonnato tuscanico, fu aggiunto inglobando una casa attigua e gli ambienti che si sviluppavano intorno ad esso furono decorati con affreschi e mosaici risalenti agli anni immediatamente precedenti all’eruzione del 79 d.C. Dal piano superiore, invece, provengono un tesoretto di monete del valore di 1400 sesterzi e un sigillo di bronzo.

“Lapilli di Ercolano”: con la settima clip si va alla scoperta della Casa del Bel Cortile, in una visita virtuale 3D grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN”

Torna l’appuntamento settimanale con i Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano. Dopo la visita virtuale del Parco della settimana scorsa (https://bit.ly/3cfiPsv) oggi si va alla scoperta di una delle domus caratteristiche di Herculaneum: la Casa del Bel Cortile! Cliccando qui: https://bit.ly/2K5YVEv si può esplorarla in ogni suo dettaglio attraverso le nuvole di punti 3D ad altissima densità, acquisite per mezzo di laserscanner 3D e riprese fotogrammetriche da drone grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN”. Per una esperienza di uso migliore vi consigliamo di utilizzare un pc invece di uno smartphone. Il progetto è realizzato grazie alla collaborazione dell’Herculaneum Conservation Project sostenuto dal Packard Humanities Institute.

La scala nel cortile della Casa del Bel Cortile a Ercolano (foto Graziano Tavan)

Partivcolare di una parete affrescata della Casa del Bel Cortile a Ercolano (foto Paerco)

La Casa del Bel Cortile è caratterizzata da diverse pitture parietali ed un ampio cortile da cui il nome. Presenta un impianto totalmente diverso dal classico schema delle case romane. Superato l’ingresso, si accede direttamente a un ambiente che funge sia da vestibolo che da atrio, dal basso soffitto e le pareti decorate in quarto stile, con zona centrale in rosso e fregio in bianco e disegni geometrici. Sul lato nord una porta conduce alla cucina, mentre su quello sud si trovano una serie di cubicoli, tutti affrescati. Sul lato orientale dell’atrio si apre il cortile con decorazioni in quarto stile dove predomina il colore rosso, e una scala in muratura con parapetto in pietra conduce al piano superiore, oggi non accessibile al pubblico.

“Lapilli di Ercolano”, la sesta clip introduce una novità: l’anteprima di una visita virtuale in 3D grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN” in collaborazione con l’Herculaneum Conservation Project sostenuto dal Packard Humanities Institute. Ogni settimana i visitatori potranno entrare virtualmente in una nuova residenza degli antichi ercolanesi

“Alla vista il Parco archeologico di Ercolano sembra addormentato”, afferma il direttore Francesco Sirano, “ma nessuna notte è infinita e tutte le attività che stiamo mettendo in campo rappresentano le nuove albe che vivrà il Parco, ulteriori spunti per i visitatori che aspettano che i cancelli si riaprano”. Il sesto appuntamento con i “Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano” presenta una novità. Le visite virtuali dei Lapilli si arricchiscono di nuove emozionanti esperienze con nuvole di punti 3D ad altissima densità acquisite per mezzo di laserscanner 3D e riprese fotogrammetriche da drone. Grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN”, in collaborazione con l’Herculaneum Conservation Project sostenuto dal Packard Humanities Institute (PHI), visitatori ed esperti potranno esplorare virtualmente le domus della città antica ma anche, misurare distanze, superfici, volumi ed esportare i dati nei formati più comuni. Un esperimento condiviso per scoprire con gli appassionati con gli studiosi le nuove modalità di fruizione virtuale e le potenzialità in termini di strumento di lavoro per il settore. Clicca qui per la tua prima visita virtuale del Parco: https://bit.ly/3cfiPsv. Per tutte le informazioni e le specifiche tecniche: https://bit.ly/3b88deX. Ogni settimana, nell’ambito della programmazione social del mercoledì dei Lapilli, i visitatori potranno entrare virtualmente in una nuova residenza degli antichi ercolanesi, ammirarne i dettagli costruttivi ed interagire con strumenti specifici con l’ambiente virtuale. Studiosi e appassionati potranno godere di queste ricchezze culturali patrimonio dell’umanità, esplorandoli direttamente dalle proprie case, attraverso i propri dispositivi (Facebook: https://it-it.facebook.com/parcoarcheologicodiercolano).

Il progetto “Herculaneum 3D SCAN” è curato dal parco archeologico di Ercolano in collaborazione con l’Herculaneum Conservation Project sostenuto dal Packard Humanities Institute (PHI) (foto Paerco)

“Herculaneum 3D SCAN” nasce dalla volontà di condividere in anteprima con la comunità, sia essa quella propriamente scientifica, degli addetti ai lavori che del pubblico più ampio, una parte della ricchissima banca dati raccolta nell’ambito della pluriennale attività di documentazione e monitoraggio del sito archeologico di Ercolano. Un esperimento condiviso che vuole esplorare non solo le nuove modalità di fruizione virtuale del Bene Culturale, realtà ben nota al grande pubblico, ma anche le potenzialità in termini di strumento di lavoro per il settore. Il progetto “Herculaneum 3D SCAN” rappresenta il primo passo all’interno di un percorso più ampio che il Parco Archeologico di Ercolano insieme con il Packard Humanities Institute porterà a compimento nel prossimo futuro. Si tratta della pubblicazione online, attraverso un portale open-data corredato di funzionalità web-GIS, dei dati raccolti all’interno degli archivi e delle risorse elaborate durante l’incessante azione promossa per la conservazione e la valorizzazione del sito archeologico, e del suo rapporto con il territorio: Herculaneum Open Data, un’iniziativa promossa nell’ambito dell’Herculaneum Conservation Project, l’ambizioso partenariato pubblico-privato che sta completando il suo secondo decennio di attività attraverso un’azione sinergica e congiunta che non trova confronti all’interno della gestione del patrimonio archeologico italiano. Alla fase di pubblicazione dei nuovi contenuti attraverso i canali digitali del Parco, seguirà poi la seconda fase quando, a cancelli aperti, continuerà l’azione di ampliamento della fruizione, affiancando alla visita fisica al sito anche la visita virtuale alle realtà non accessibili dal pubblico per restauri in corso, messe in sicurezza e lavori di manutenzione.

Il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano (a destra) dialoga con, da sinistra, il sindaco Ciro Bonajuto, il responsabile dell’Herculaneum Conservation Project, Jane Thompson, e il ministro Dario Franceschini (foto Paerco)

“Il progetto Herculaneum 3D SCAN è solo la punta dell’iceberg di una serie di iniziative che abbiamo intenzione di portare avanti”, interviene Jane Thompson, manager dell’HCP per le fondazioni Packard. “La collaborazione con un partner pubblico sempre più attivo ed efficiente nella gestione del sito archeologico ci consente di canalizzare gli sforzi, e in particolare la nostra azione come Fondazione Packard, per una valorizzazione responsabile e doverosa degli ultimi 20 anni di attività di ricerca, studi, documentazione, risorse, strumenti e linee guida portati avanti nel sito di Ercolano. Mi auguro che l’iniziativa possa avere il più ampio respiro possibile sia in termini di divulgazione che di feedback da parte del grande pubblico e degli addetti ai lavori; prepariamoci nel prossimo futuro ad altre iniziative come questa!”.

Esempi di utilizzo dell’Herculaneum 3D SCAN (foto Paerco)

“Mentre stiamo avviando le procedure per la realizzazione del Museo Digitale dell’Antica Herculaneum, finanziato solo poche settimane fa dal MIBACT con fondi PON Cultura e Sviluppo (FESR 2014-2020) per quasi 5 milioni di Euro, grazie all’incredibile rafforzamento ed all’entusiasmante collaborazione pubblico- privato con il Packard Humanities Institute (PHI)”, dichiara il Direttore Sirano, “avanziamo il portale open- data e siamo in grado di offrire un’esperienza interattiva e di partecipazione per la conoscenza di Ercolano antica. Abbiamo deciso di condividere una significativa scelta di rilievi da scansioni 3D di alcune delle domus più belle di Ercolano. Belle ma chiuse al pubblico perché bisognose di interventi di restauro. La gara per l’appalto dei lavori, affidata ad INVITALIA, è oramai pronta e partirà nei prossimi giorni, ma nel frattempo tutto il nostro pubblico avrà il privilegio unico di accedere alla casa a Graticcio, la casa dell’Atrio a mosaico, la Casa del Colonnato tuscanico solo per citarne alcune. Sono veramente fiero di tutte le forze messe in campo dallo staff del Parco e da tutta la rete di collaborazioni con cui interagiamo e, in primis, con il PHI e i colleghi dell’Herculaneum Conservation Project. Tutto il nostro personale con lena si sta dedicando in smart working dalle proprie abitazioni a garantire la continuità amministrativa e nuove opportunità di visita alternative per i nostri visitatori. Noi eravamo pronti a partire con la completa digitalizzazione del flusso di tutti i nostri documenti, che sperimentavamo da qualche mese già prima della crisi COVID19: con l’inizio dello smart working abbiamo dematerializzato tutti i processi e posso con orgoglio dire che non abbiamo mai smesso di seguire la nostra attività compresa quella dei pagamenti dovuti agli operatori economici che svolgono lavori e servizi per il Parco. Compiendo il nostro dovere siamo consapevoli di contribuire ad assicurare liquidità agli operatori economici e, di conseguenza, contribuiamo ad assicurare le necessarie entrate ai loro dipendenti e alle loro famiglie”.

Firenze. Agli Uffizi la mostra “I cieli del Rinascimento. Soffitti lignei a Firenze e a Roma nel Rinascimento”: oltre trenta opere esposte tra disegni, dipinti e altri manufatti preziosi. Apre l’esposizione il prezioso lacunare del controsoffitto della Casa del rilievo di Telefo di Ercolano, un reperto rarissimo scoperto recentemente in mostra per la prima volta

La rappresentazione di un prezioso soffitto ligneo esposta nella mostra “I cieli del Rinascimento” alla Galleria degli Uffizi a Firenze

Il soffitto metafora del cielo. Forme quadrate, rettangolari o ottagonali tutte riccamente decorate invitano i visitatori delle chiese e dei palazzi rinascimentali a sollevare gli occhi al cielo. Da elemento costruttivo nato per proteggere gli ambienti a ornamento che fonde nel suo insieme tutte le arti. Per la prima volta il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi dedica la mostra “I cieli del Rinascimento. Soffitti lignei a Firenze e a Roma nel Rinascimento” a un singolo elemento architettonico per la prima volta protagonista di una esposizione. Con questa mostra (Sala Detti e Sala del Camino, 10 dicembre 2019 – 8 marzo 2020), a cura di Claudia Conforti, Maria Grazia D’Amelio, Francesca Funis, Lorenzo Grieco, la Galleria degli Uffizi di Firenze, che custodisce il maggior numero di disegni di soffitti rinascimentali, inizia a scriverne la storia. Del ricco patrimonio di disegni degli Uffizi è stata operata un’attenta selezione integrata da fogli dal Louvre, dal museo nazionale di Stoccolma, dalla Biblioteca di Storia dell’Arte e di Archeologia, dal museo di Roma, dagli Archivi di Stato di Roma e di Firenze. Oltre trenta opere esposte tra disegni tecnici, di ornato e di figura, dipinti e altri manufatti preziosi e poco conosciuti che raccontano lo splendore dei soffitti lignei nel Rinascimento e come, per la loro realizzazione, pittura e scultura fossero strettamente connesse all’architettura.

Disegno di un cassettone di soffitto ligneo ispirato all’antico (foto parco archeologico Ercolano)

Il soffitto ligneo crollato della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami a Roma (foto Carabinieri)

“L’idea di dedicare una mostra a questo tema inedito e sofisticato parte da un evento doloroso: il crollo del soffitto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami a Roma, avvenuto il 30 agosto 2018”, spiega il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt. “Quel giorno è andato in rovina un pezzo del nostro patrimonio artistico, che possiamo proteggere solo attraverso la conoscenza e l’attenzione costante. In questo modo si sviluppa una sensibilità per la tutela, e la mostra degli Uffizi vuole essere un tassello in questa distribuzione del sapere che diventa, alla fine, uno strumento potente nella difesa dei nostri tesori d’arte”. E la curatrice Claudia Conforti, professore ordinaria all’università di Roma “Tor Vergata”: “La collezione del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi custodisce a Firenze copiose ed eccezionali testimonianze grafiche di questa arte, che coniuga tecnica e ornamento. È una delle ragioni che hanno suggerito come tema espositivo i soffitti a lacunari, un soggetto trascurato, se non ignorato, dagli studi. L’altra ragione che ci ha spinto è la voglia di stimolare i visitatori nell’alzare gli occhi al cielo quando entreranno a rivedere i monumenti fiorentini e romani. Infine, rivolgiamo un sentito invito alle istituzioni affinché possano dare vita ad un censimento di questi cieli che, intarsiati di pitture e sculture, consolidano i muri dell’edificio e l’animo di chi lo abita, attivando la memoria con la celebrazione, la narrazione e la consolazione: il corredo emotivo che dalla notte dei tempi le immagini apportano agli abitanti della terra”.

Il prezioso e raro lacunare del controsoffitto ligneo della Casa del rilievo di Telefo di Ercolano (foto parco archeologico di Ercolano)

La versatilità decorativa dei lacunari fu sfruttata fin dai tempi remoti, come testimoniano i monumenti classici, dal Partenone al Pantheon. Non è un caso, infatti, che ad aprire la mostra sia un rarissimo lacunare ligneo di età romana, per la prima volta esposto al pubblico, che conserva ancora tracce di colore, scoperto recentemente a Ercolano. Il lacunare del controsoffitto a cassettoni apparteneva ad uno straordinario complesso di oggetti in legno pertinenti alla copertura di una grande sala triclinare della Casa del Rilievo di Telefo (pari a quasi un quarto dell’intera copertura). La scoperta del tetto, che conserva l’unica capriata in legno che ci è arrivata dal mondo romano, e del controsoffitto del cosiddetto Salone dei Marmi, si deve agli interventi di sistemazione dell’antica spiaggia di Ercolano nell’ambito delle attività condotte dall’Herculaneum Conservation Project, un partenariato pubblico privato avviato nel 2001 dal Packard Humanities Institute in collaborazione con l’allora soprintendenza archeologica, oggi parco archeologico di Ercolano. Questa collaborazione, giunta quasi al suo ventesimo anniversario, costituisce un unicum sullo scenario nazionale, ed ha permesso la scoperta, lo scavo, la documentazione e l’immediato consolidamento e conservazione dei preziosi manufatti lignei di una copertura crollata nel momento dell’eruzione del 79 d.C. L’insieme dei manufatti costituisce una precisa testimonianza dell’ostentazione dell’elevatissimo status sociale dei proprietari della casa, probabilmente la potente famiglia dei Nonii Balbi, di rango equestre, accreditata da rapporti diretti con la famiglia imperiale nella persona di Augusto. La sala era utilizzata come coenatio (sala da banchetto) e la decorazione del pavimento, delle pareti e del controsoffitto era basata sull’impiego di materiali rari e costosi, quali i marmi colorati provenienti da cave poste in tutto l’arco del Mediterraneo e in Africa, e sull’applicazione di competenze artigianali sofisticate e ricercate, come quelle impiegate nel pavimento in marmo realizzato con la tecnica dell’opus sectile, oppure dal tipo di assemblaggio scelto per il soffitto ligneo e dalle decorazioni intagliate e policrome dei tre piani di profondità che caratterizzano i lacunari, impreziositi al centro da lamine d’oro.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

“Posso affermare che il Parco di Ercolano ha allargato i propri confini”, dichiara il direttore Francesco Sirano. “Ci troviamo in un periodo di grande fermento e sono davvero orgoglioso che il Parco sia protagonista dei diversi appuntamenti culturali che si svolgono in ambito nazionale e internazionale. Il progetto scientifico della mostra di Firenze ci è apparso un’ottima occasione per mostrare al grande pubblico attraverso il dialogo interdisciplinare, in una sede del massimo prestigio quale gli Uffizi, cosa abbia significato il Ri-nascimento per i suoi contemporanei e cosa insegni oggi a noi nella prospettiva di lungo periodo. Dalla visione della mostra scaturisce spontanea l’impressione di quale incredibile livello artigianale sia stato attinto in Italia anche in età romana e in campi dell’arte solo apparentemente negletti a causa dell’assenza di testimonianze fisiche. Un’assenza che Ercolano, caso unico in tutto il mondo antico romano, colma con una larga messe di dati sia quantitativi sia qualitativi. Mi auguro che l’ evidenza unica e in stupefacente stato di conservazione, a Firenze presentata per la prima volta al pubblico al termine di lunghi e laboriosi restauri, sensibilizzi un numero sempre maggiore di cittadini verso l’importanza della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale in ogni epoca e su ogni orizzonte geografico”.