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Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel secondo appuntamento, seguendo il culto di Cibele, il viaggio parte dal tempio della Magna Mater sul Palatino per arrivare al parco archeologico di Ostia Antica

Il tempio della Magna sul Palatino a Roma (foto PArCo)

Secondo appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Stavolta si parte dal Palatino e precisamente dall’area del Tempio della Magna Mater, prima divinità straniera accolta a Roma e celebrata con questo edificio inaugurato nel 191 a.C., per andare alla ricerca di un altro santuario dedicato alla stessa divinità: il viaggio, andando a ritroso nel tempo,arriverà nel parco archeologico di Ostia Antica.

Ricostruzione del tempio della Magna Mater sul Palatino (a sinistra); accanto ad esso, con diverso orientamento, è il più antico tempio della Vittoria, che ospitò la “pietra nera” simbolo della dea fino all’inaugurazione del tempio a lei dedicato nel 191 a.C. (foto PArCo)
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Statua della dea Cibele in trono, con il chitone stretto sotto il seno ed il mantello avvolto attorno ai fianchi; la statua, in marmo Pentelico, fu scoperta da Pietro Rosa nel 1872 durante gli scavi presso la gradinata del tempio ed è ora conservata al Museo Palatino (foto PArCo)

“Nel periodo drammatico della Seconda guerra Punica”, raccontano gli archeologi del PArCo, “prostrati da quasi 15 anni di ostilità, i Romani, su indicazione dei Libri Sibillini, scelsero di affidarsi alla protezione di una nuova divinità: Cibele, signora della natura e degli animali, venerata sul Monte Ida, nella Troade, sotto forma di una pietra nera. Il culto fu introdotto a Roma il 4 aprile del 204, e il tempio dedicato alla dea, che i Romani chiamarono Magna Mater, fu inaugurato nel 191 a.C. La sua costruzione costituì una rivoluzione nella topografia religiosa della Roma antica: per la prima volta una divinità straniera veniva accolta a Roma, non sul “periferico” Aventino, ma sul Palatino, all’interno del Pomerio, il recinto sacro della città, proprio accanto alle capanne romulee. La provenienza di Cibele dalla Troade, considerata, tramite Enea, progenitrice di Roma, facilitò forse questo posizionamento strategico.

Il basamento del tempio della Magna Mater sul Palatino a Roma (foto PArCo)

Per ricordare la dedica del tempio – continuano gli archeologi del PArCo – si celebravano, dal 4 al 10 Aprile di ogni anno, i Ludi Megalenses, giochi scenici per cui scrissero commedie anche Plauto e Terenzio; l’11 aprile, a conclusione dei Ludi, si festeggiava il dies Natalis della dea, a cui si offriva il moretum, la tradizionale focaccia di erbe, formaggio, sale, olio e aceto. Del tempio, ricostruito dopo un incendio nel 111 a.C., e poi per volere di Augusto nel 3 d.C., si conserva oggi l’alto podio, sormontato da un boschetto di olmi, che lo ombreggia e ne accresce la suggestione.

Il campo della Magna Mater a Ostia antica (foto parco di Ostia Antica)

Ma ancor prima che a Roma, Cibele giunse ad Ostia: “Qui infatti arrivò via nave la pietra nera – continua il racconto degli archeologi del PArCo -, che fu poi trasferita su un’imbarcazione più piccola per la navigazione fluviale fino a Roma. Quando la nave, con pessimo auspicio, si incagliò nella sabbia, a salvarla fu una donna, Claudia Quinta, della quale si metteva in dubbio la moralità: chiedendo alla Dea Madre di dare a tutti un segno della sua castità, Claudia afferrò una fune dell’imbarcazione e riuscì a trainarla senza sforzo.

Il sacello di Attis al campo della Magna Mater a Ostia Antica (foto parco Ostia antica)

“Le attestazioni del culto di Cibele ad Ostia partono tuttavia dal I secolo d.C., e solo nel corso del secolo successivo avvenne la sistemazione del santuario: a differenza del tempio sul Palatino questo era prudentemente situato in un’area periferica della città, in prossimità di Porta Laurentina, e non era costituito solamente da un tempio, ma da una vasta area sacra, di forma triangolare. Al suo interno furono eretti templi e sacelli dedicati a Cibele e alle divinità a lei associate: oltre al tempio di Magna Mater vi si trovano infatti il sacello di Attis, il mitico pastore amante della dea, il tempio di Bellona, dea italica della guerra, e la sede degli Hastiferi i “portatori di lance”, che durante le cerimonie eseguivano danze rituali. Gli edifici – concludono gli archeologi del PArCo – erano disposti intorno a un ampio spazio aperto in cui si svolgevano i riti religiosi, tra i quali avevano un ruolo importante le processioni sacre e i riti iniziatici che prevedevano l’aspersione dei fedeli con il sangue dei tori uccisi nel corso dei sacrifici (taurobolia)”. Il Campo della Magna Mater fa parte del percorso di visita degli Scavi di Ostia. Per sapere di più sull’area archeologica di Ostia antica: https://www.ostiaantica.beniculturali.it/…/ostia-antica/

Giornata nazionale del Paesaggio. Focus sull’Architettura del verde nel parco archeologico di Ostia Antica dagli interventi di Italo Gismondi e Guido Calza al progetto dell’architetto Michele Busiri Vici completato dall’architetto Raffaele De Vico

Giornata nazionale del Paesaggio al parco archeologico di Ostia Antica (foto parco ostia antica)
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La pianta di Ostia con sistemazione a giardino realizzata e firmata dall’architetto Michele Busiri Vici (foto parco ostia antica)

Ostia antica ha un suo paesaggio ben definito, sicuramente suggestivo, e storicizzato: esso deriva non solo dalla successione dei monumenti e delle antiche vie, non solo dalla vegetazione spontanea rigogliosa (sta arrivando la primavera, tra l’altro, con tutte le fioriture che porterà). Il paesaggio di Ostia così come lo percepiamo oggi si è formato anche grazie alle sistemazioni che lo interessarono all’inizio degli anni ’40, a seguito di un vero e proprio progetto di “architettura del verde”. Nella Giornata nazionale del Paesaggio il parco archeologico di Ostia antica partecipa con un approfondimento dedicato all’Architettura del verde nell’area archeologica di Ostia antica. Un percorso che inizia già alla fine del XIX secolo e che si sviluppa in parallelo con le attività di scavo e di ritrovamento dell’antica città ostiense durante la prima metà del secolo scorso, per giungere sino ai nostri giorni.

Dal progetto allo stato di fatto: Ostia conserva ancora in alcune aree la sistemazione a giardino progettata da Busiri Vici (foto parco ostia antica)

La sistemazione paesaggistica di Ostia antica. I primi scavi di Ostia Antica ebbero inizio già nella seconda metà dell’Ottocento sotto il pontificato di Pio IX, ma veri e propri interventi sistematici si susseguirono per tutta la prima metà del Novecento con il culmine negli anni 1938-42 in vista dell’Esposizione Universale del 1942 (che non avrà mai luogo a causa della Guerra). La principale parte dei lavori venne effettuata sotto la direzione di Italo Gismondi e Guido Calza; quest’ultimo non solo inserì Ostia antica nel programma delle opere per l’Esposizione Universale di Roma del 1942, ma propose una nuova sistemazione del verde all’interno della zona archeologica che via via veniva in luce. Il progetto venne redatto dall’architetto Michele Busiri Vici, venendo poi realizzato soltanto in parte dallo stesso, e in seguito portato a compimento dall’architetto Raffaele De Vico. I lavori iniziarono nel 1941 ma subirono un periodo di arresto per carenza di fondi nel 1943. 

Il trionfo della flora spontanea in primavera: papaveri in fiore a Ostia antica (foto parco ostia antica)

I punti salienti di questo progetto di vera e propria “architettura del verde” erano costituiti dall’impiego di grandi alberature, delle specie suggerite dalle vedute della campagna romana, diffuse tra il XVI e il XVIII secolo. Le specie scelte sono quelle che possiamo vedere ancora oggi: lungo la strada carrabile d’accesso agli scavi, perpendicolare e prospiciente al castello di Giulio II, furono piantumati il platano – Platanus orientalis e il pino – Pinus pinea; lungo il Decumano ritroviamo Pinus pinea e il cipresso – Cupressus sempervirens, mentre vicino agli antichi edifici e lungo le strade secondarie, le alberature scelte presentano specie di grandezza minore, come l’alloro – Laurus nobilis e l’albero di Giuda – Cercis siliquastrum. Infine, all’interno e vicino alle principali Domus, vennero impiantate essenze arbustive come il viburno – Viburnum tinus, l’oleandro – Nerium oleander e il melograno – Punica granatum. Con l’avvento del secondo conflitto mondiale, la sistemazione del verde è stata costretta ad arrestarsi bruscamente e in alcune aree periferiche dell’area archeologica lo stato di abbandono si è protratto fino ad anni relativamente recenti, causando l’estendersi di alcune zone inselvatichite. Questa condizione si è però rivelata un elemento fondamentale per la sopravvivenza di importanti testimonianze della flora spontanea dell’areale mediterraneo.

Domeniche gratuite. Il 5 giugno 2016 battuti tutti i record: più di 32mila visitatori al Colosseo, 25mila a Pompei, 4mila al museo dei bronzi a Reggio Calabria, quasi 5mila a Villa Adriana

Migliaia di turisti in coda per visitare il Colosseo a Roma nella "domenica gratis al museo"

Migliaia di turisti in coda per visitare il Colosseo a Roma nella “domenica gratis al museo”

“Ancora un successo per le domeniche gratuite al museo introdotte nel luglio del 2014 dal ministro Dario Franceschini. In questa prima domenica di giugno, sin dall’inizio della mattinata, tutti i musei statali italiani hanno registrato elevati numeri di affluenza”, è la nota entusiastica del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo. Il Colosseo ha segnato un nuovo record, con oltre 32mila visitatori; Pompei sold out con quasi 25mila turisti e le file che hanno costretto la soprintendenza a chiudere per qualche ora i cancelli degli scavi facendo scattare il piano anti folla appena varato per proteggere le tante meraviglie appena restaurate della spettacolare città campana. Si è conclusa con numeri da boom per musei, monumenti e siti archeologici dello stato, anche la domenica 5 giugno 2016. Con, gratuita. Punte record in Toscana, dove a Firenze il giardino di Boboli ha ospitato quasi 11 mila persone, gli Uffizi oltre 6mila come la Galleria della Accademia, quasi 7 mila la Galleria Palatina. Ma anche il Lazio non è stato da meno, a Roma, dove ha registrato numeri altissimi pure Castel Sant’Angelo (7212). E in provincia con il pienone a Tivoli per Villa D’Este (7951) e Villa Adriana (4819). Bene gli scavi di Ostia Antica (4156). Così come Paestum, in Campania, dove sono entrati 4575 visitatori. Bene i musei e i giardini reali di Torino, con 4mila 582 presenze. Quasi 4mila visitatori hanno scelto a Reggio Calabria il museo dei bronzi. Pochi di meno la Pinacoteca di Brera a Milano o il museo Archeologico di Napoli (3.971). Poco meno di 3mila per le Gallerie dell’Accademia di Venezia (2935) o per il museo di Capodimonte a Napoli (2912). E ancora, oltre 2mila visitatori hanno varcato le porte del Castello di Miramare a Trieste, o delle Terme di Diocleziano a Roma o delle Terme di Caracalla. E sempre a Roma 4429 hanno scelto il museo archeologico nazionale di Palazzo Massimo, 2mila 42 le Terme di Caracalla, 1800 la Galleria Borghese, mille il museo Etrusco di Villa Giulia, 1443 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna (Gnam). A Milano tutto pieno il Cenacolo Vinciano (1314). A Firenze oltre 2mila persone anche per il museo del Bargello. “La prima domenica del mese – continua la nota del Mibact – è ormai un appuntamento fisso dei cittadini con il proprio patrimonio culturale, una grande festa per le famiglie lungo tutta la penisola italiana. Di grande impatto anche la presenza sui social dove migliaia di utenti stanno caricando foto e apprezzamenti per questa iniziativa. Per questa edizione di giugno il ministero ha dedicato la campagna social della #domenicalmuseo alla rappresentazione figurativa della musica (‘aspettando la festa della musica del 21 giugno’) in opere note e meno note presenti nelle collezioni di diversi musei in tutto il territorio nazionale”.

Più di 300mila visitatori a Ostia Antica ma il mitreo è inaccessibile: l’entrata è coperta dal fango. Molte zone degli scavi sono transennate

Il mitreo delle terme di Mitra a Ostia antica, uno dei luoghi di culto meglio conservati

Il mitreo delle terme di Mitra a Ostia antica, uno dei luoghi di culto meglio conservati

Divieti e transenne limitano la visita degli scavi di Ostia antica

Divieti e transenne limitano la visita degli scavi di Ostia antica

Se volete ammirare il dio Mitra che uccide il toro conservato nell’area archeologica di Ostia Antica dovrete accontentarvi di una fotografia. Quello che è uno tra i luoghi di culto antichi più belli e affascinanti del sito laziale, il mitreo delle terme di Mitra, costruito nella prima metà del III secolo, è off limits: l’entrata è infatti coperta dal fango e poter arrivare ad ammirare da vicino la statua del dio che uccide il toro è davvero una missione da Indiana Jones. Ma non è il solo tesoro inaccessibile degli scavi. Una situazione analoga c’è infatti nella parte di via della Foce interna all’area: passeggiando lungo la strada si deve fare attenzione a non finire in acquitrini e fango. Non solo. Il Decumano, quella che era la strada commerciale della città antica, a un certo punto è interrotta da transenne perché la fanghiglia sta conquistando sempre più spazio. E per il pantano è chiusa la zona che ospita gli edifici sacri, i quartieri popolari, abitazioni e impianti termali. Qualche turista non si arrende e scavalca le barriere, deciso a non perdersi nulla dell’area archeologica celebre in tutto il mondo e che raccoglie la cifra record di 330mila visitatori l’anno. In molti però sono costretti a fare dietrofront.

Il fango impedisce l'accesso al mitreo delle terme di Mitra a Ostia antica: colpa della falda acquifera

Il fango impedisce l’accesso al mitreo delle terme di Mitra a Ostia antica: colpa della falda acquifera

“Acqua e fango non dipendono da incuria e degrado ma dalla falda d’acqua dolce che si trova proprio in quell’area”, spiega Cinzia Morelli, direttore dell’area archeologica di Ostia Antica, evidenziando con forza che “si tratta di un problema endemico di innalzamenti repentini della falda in coincidenza con le piogge. Tre settimane fa ha piovuto e la pioggia ha provocato appunto un innalzamento della falda e gli allagamenti dell’area». Tra l’altro, sottolinea, le idrovore non aiutano: “Qualsiasi tentativo di pompare via l’acqua è inutile perché dopo neanche mezz’ora torna e si allaga tutto di nuovo”. Il direttore dell’area archeologica spiega: “Da quasi un anno stiamo monitorando questa falda per capire come risolvere il problema. La stiamo osservando e studiando attraverso una serie di pozzi, stiamo anche effettuando una serie di analisi dell’acqua per capire come governare la falda e rendere l’area accessibile. Abbiamo interpellato geologi e tecnici idraulici che stanno osservando e analizzando la situazione, ma trovare soluzioni non è facile perché sono fenomeni repentini, vanno studiati i minimi e i massimi dell’acqua, il tipo di acqua, il collegamento con il Tevere, e, se da una parte c’è un discorso tecnico da affrontare anche con un potenziamento dei tratti fognari, dall’altra sarà necessario individuare nuovi percorsi per il pubblico”.

Il dio Mitra uccide il toro: la scultura è del II secolo

Il dio Mitra uccide il toro: la scultura è del II secolo. Il mitreo è invece del III

Con il fango, la melma e le zone completamente allagate per ragioni di sicurezza sono state posizionate transenne e reti per impedire il passaggio dei visitatori che potrebbero scivolare e cadere. “La presenza dell’acqua nel Mitreo delle Terme del Mitra è dovuta alla falda”, continua Morelli. “Sarebbe degrado e incuria se non ci fossero le reti e le transenne a tutelare i visitatori”. Ma intanto il mitreo resta inaccessibile. Costruito nella prima metà del III secolo in ambienti voltati di servizio nei sotterranei delle Terme di Mitra, il mitreo ospita una statua in marmo del dio che si accinge ad uccidere il toro, del II secolo. Sul petto del toro è l’iscrizione in greco “Kriton di Atene fece, che si riferirebbe allo scultore, oppure al donatore. La statua è disposta scenograficamente su un basamento obliquo, illuminato dalla luce diurna che arriva da un lucernario superiore. Vi furono rinvenute anche delle piccole piramidi in tufo che simboleggiavano la nascita del dio dalla roccia e tracce di pitture sulle pareti.

La statua del dio Mitra che uccide il toro spicca in fondo al mitreo delle terme a Ostia antica

La statua del dio Mitra che uccide il toro spicca in fondo al mitreo delle terme a Ostia antica

Con oltre 330mila visitatori, gli scavi di Ostia sono tra le aree archeologiche italiane più frequentate, nella top 30 dei siti dei beni culturali italiani più visitati. Quest’anno purtroppo non possiamo fare paragoni, perché il sito è stato chiuso quasi un mese, dal 31 gennaio al 17 febbraio, a causa del maltempo. “Nel gennaio di quest’anno, rispetto allo stesso mese dello scorso anno, abbiamo registrato un incremento del 30%: un vero e proprio “boom” probabilmente dovuto alle nuove scoperte a Isola Sacra e all’allargamento dell’area al di là del Tevere, dato che dall’altra parte del fiume Ostia continua: esiste una ”Trastevere ostiense”. Scoperte che hanno avuto una certa risonanza e hanno risvegliato la curiosità di addetti ai lavori e di tanti appassionati. “Abbiamo allargato l’offerta al pubblico anche creando dei percorsi ad hoc per i diversamente abili e utilizzando la “golf car” per chi non riesce a camminare a lungo. Poi ci sono i nuovi percorsi: ora si può arrivare fino alla piazza del Foro e anche fino alle case signorili vicino al mare. E le prenotazioni sono tantissime, possiamo dire che siamo sempre pieni”.