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Torino. Al museo Egizio, in presenza e on line, il prof. Orazio Licandro (università di Catania), in dialogo con il direttore Christian Greco, parla del suo nuovo saggio “Cesare deve morire. L’enigma delle Idi di marzo”

torino_egizio_conferenza-libro-cesare-deve-morire_orazio-licandro_locandinaL’assassinio di Giulio Cesare – evento cardinale nella storia della repubblica romana – è stato studiato e analizzato per secoli: la storiografia moderna sembra concordare sul fatto che i tre cesaricidi abbiano agito per impedire il disegno del generale di instaurare la monarchia a Roma attraverso la dittatura a vita, uno strumento assolutamente inedito e che minacciava di sconvolgere l’ordine istituzionale e sociale costituito. Tuttavia, il recente ritrovamento di una tavola su cui è inciso l’elenco delle liste magistratuali del 45-44 a.C., gli anni in cui maturò e si realizzò la congiura, offre nuove notizie omesse dalle fonti di tradizione manoscritta e riapre la discussione: Cesare era infatti stato già nominato dictator perpetuus, ma accanto a lui vi era Lepido, magister equitum perpetuus, fatto rivelatore dell’erronea attribuzione del significato “a vita” all’aggettivo perpetuus. Se Cesare non voleva farsi re, allora cosa cercavano di impedire Gaio Cassio, Marco e Decimo Bruto? E quale fu il vero ruolo di Antonio? Lunedì 14 novembre 2022, alle 18, nella Sala Conferenze del museo Egizio di Torino, il prof. Orazio Licandro (università di Catania), in dialogo con il direttore Christian Greco, parlerà del suo nuovo saggio edito da Baldini + Castoldi “Cesare deve morire. L’enigma delle Idi di marzo”. L’evento è in lingua italiana. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

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Copertina del libro “Cesare deve morire. L’enigma delle Idi di Marzo” di Orazio Licandro

Attraverso un’analisi attenta e dettagliata delle fonti antiche e della storiografia moderna, Orazio Licandro rilegge l’intera vicenda e, scandagliando i fondali oscuri della lotta politica, presta ascolto a un altro grande condottiero, sorta di alter ego di Cesare, ovvero Napoleone: anche lui, infatti, sospettava che ci fosse un’altra ragione dietro l’omicidio di un uomo che, col suo potere e la sua geniale irruenza, avrebbe potuto cambiare il corso della Storia. La sua azione militare, del resto, dopo la conquista esemplare della Gallia, era orientata verso Oriente come a voler ripercorrere le orme di un idolo del passato: Alessandro Magno; come lui, anche Cesare mirava forse a conquistare un vasto impero? Temevano i cesaricidi che tornasse in patria in trionfo, accolto dalla folla come un nuovo sovrano di stampo ellenistico? Partendo da queste domande, e alla luce delle nuove scoperte in campo epigrafico, questo saggio ci offre una rilettura approfondita e innovativa di uno dei più interessanti enigmi dell’antichità, una di quelle vicende sulle quali la Storia e la storiografia non smettono mai di interrogarsi.

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Orazio Licandro dell’università di Catania

Orazio Licandro, professore ordinario, insegna Storia delle istituzioni politiche dell’antichità, Papirologia, Paleografia e Storia romana al dipartimento di Scienze umanistiche dell’università di Catania, e Metodologie dello studio del documento antico alla Scuola di Specializzazione in Beni archeologici dello stesso ateneo. Dal 2010 insegna anche Epigrafia e Papirologia giuridica presso il Corso di Alta formazione in Diritto romano della “Sapienza” università di Roma. Ha studiato a Heidelberg e a Monaco di Baviera. È visiting professor alla Zhongnan University of Economics and Law di Wuhan (Cina); e lo è stato nel 2019 all’università di Vigo (Spagna). Sempre in Cina, conduce attività di ricerca scientifica quale componente dello Scientific Commettee di due progetti di ricerca internazionale: a) “Codex Theodosianus”, finanziato dal National Social Science Fund of China; b) “Advocatus in Roman Law”, finanziato dal Ministero della Giustizia della Repubblica Popolare Cinese. Attualmente partecipa al PRIN 2017 dal titolo “La certezza del diritto dal mondo antico alla discussione moderna”, nell’unità di ricerca della “Sapienza” Università di Roma. Dal 2020 è P.I. del progetto Piaceri, finanziato dall’Ateneo catanese, dal titolo “CAR – Carteggio Arangio-Ruiz”, in collaborazione con la Biblioteca Medicea Laurenziana e la Sapienza Università di Roma. È referente del Cooperative Agreement tra la Zhongnan University of Economics and Law (Wuhan, China) e l’Università degli Studi di Catania, attraverso il Dipartimento di Scienze Umanistiche, approvato il 20 Luglio 2020. Dal dicembre 2015 partecipa in qualità di External Expert all’ERC “Scriptores iuris Romani”, Advanced Grant 2014. È membro della Società Italiana di Storia del Diritto, di cui è stato componente del direttivo nazionale con la carica di Tesoriere nel triennio 2016-2019, dell’Accademia Romanistica Costantiniana e dell’Associazione Internazionale di Studi Tardoantichi, dirige collane monografiche e fa parte di numerosi comitati scientifici di riviste internazionali di Classe A. Ha al suo attivo oltre 100 titoli, di cui 16 monografie, che spaziano dal diritto costituzionale alla storia politica romana dall’età arcaica a quella tardoantica, con particolare attenzione alla documentazione papiracea ed epigrafica.

Il museo Egizio di Torino apre una sezione a Catania: firmato l’accordo di collaborazione. Valorizzerà reperti conservati nei depositi con collezioni ellenistiche presenti in Sicilia

La Galleria dei Re nel museo Egizio di Torino quasi alla fine del percorso espositivo

Il museo Egizio di Torino apre una sezione a Catania per valorizzare reperti conservati nei depositi

La firma dell'accordo a Torino tra il museo Egizio, il ministero e il Comune di Catania

La firma dell’accordo a Torino tra il museo Egizio, il ministero e il Comune di Catania

L'ex convento dei Crociferi a Catania sarà sede distaccata del museo Egizio di Torino

L’ex convento dei Crociferi a Catania sarà sede distaccata del museo Egizio di Torino

Il museo Egizio di Torino sbarca in Sicilia. E apre una sezione a Catania. Il progetto era già stato annunciato nella primavera del 2016 dopo un incontro tra il ministro Dario Franceschini, il direttore dell’Egizio Christian Greco, la presidente della fondazione Evelina Christillin, e il sindaco di Catania Enzo Bianco (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/04/03/come-i-grandi-musei-internazionali-anche-il-museo-egizio-di-torino-pensa-a-una-sede-distaccata-a-catania-nellex-convento-dei-crociferi-per-sviluppare-i-rapporti-tra-la-sicilia-e-l/). Ma se allora si era ai preliminari, alla verifica della fattibilità, oggi è ufficiale: si può fare. È stato infatti firmato a Torino un accordo quadro finalizzato alla realizzazione di un progetto per l’apertura di una sezione del museo Egizio di Torino a Catania. All’incontro hanno partecipato la presidente Evelina Christillin, il direttore Christian Greco, la soprintendente Luisa Papotti, il sindaco Enzo Bianco e l’assessore alla Cultura Orazio Licandro. “In pieno accordo con il ministero dei Beni culturali”, spiegano in Comune a Catania, “il museo Egizio intende valorizzare una selezione di reperti egizi, attualmente custoditi nei depositi di via Accademia delle Scienze, mettendoli in dialogo con alcune collezioni ellenistiche presenti in Sicilia, attraverso un progetto museale che verrà ospitato nel Convento dei Crociferi”. E il soprintendente Papotti: “Il ministero sostiene fortemente l’iniziativa poiché offre l’opportunità di veicolare un modello culturale e gestionale di successo”. Non a caso il sindaco Bianco sottolinea che questo “è il primo caso italiano di collaborazione fra una grande museo internazionale e una città che punta sulla valorizzazione dei beni culturali come volano di sviluppo e di cambiamento”. “Siamo molto soddisfatti”, conclude Christillin, “perché questo accordo ci consente di proseguire un percorso di diplomazia culturale iniziato a Torino con progetti di inclusione sociale che a Catania e in tutta la Sicilia potranno coinvolgere nuovi pubblici e diffondere i legami tra i popoli e le culture del Mediterraneo”.