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Treviso. “Storia dell’Antico Egitto. Alla scoperta della civiltà dei faraoni” in 7 incontri proposti dall’Arci al martedì con le egittologhe Francesca Iannarilli e Federica Pancin di Ca’ Foscari: si forniranno gli strumenti per orientarsi nel vasto panorama degli studi sull’antico Egitto, e le modalità d’uso delle fonti antiche

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Locandina del corso “Storia dell’Antico Egitto” con Francesca Iannarilli e Federica Pancin promosso da Arci Treviso

“Storia dell’Antico Egitto. Alla scoperta della civiltà dei faraoni” in 7 incontri con le egittologhe Francesca Iannarilli e Federica Pancin di Ca’ Foscari: è la proposta di Arci Treviso. Si inizia martedì 22 febbraio 2022. E gli incontri si tengono per sette martedì, dalle 20 alle 22, nella sede indicata dall’ARCI Treviso al momento dell’iscrizione. Il corso si svolge in presenza. È obbligatorio il green pass. Costo: 80 euro comprensivo di tessera Arci 2022 (ridotto 75 euro). Informazioni su costi e contatti all’indirizzo: http://www.arcitv.it/cultura/new_active.php?course=149.

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La necropoli reale di Meroe in Sudan: le piramidi dei Faraoni neri (foto mai-sudan)

Il corso – tenuto da due archeologhe impegnate nella Missione Archeologica Italiana in Sudan al Jebel Barkal – fornisce una trattazione di base della storia dell’Egitto dei Faraoni, concentrandosi sugli aspetti che più hanno segnato l’immaginario collettivo europeo. Verranno inquadrati i grandi temi storici, religiosi, funerari e culturali della civiltà egiziana, e si prenderanno in esame i siti archeologici e le espressioni artistiche del paese, senza tralasciare i geroglifici. L’obiettivo primario del ciclo di lezioni è quello di fornire gli strumenti per orientarsi nel vasto panorama degli studi sull’antico Egitto; secondariamente, si approfondiranno le modalità d’uso delle fonti antiche e si affineranno le abilità interpretative delle stesse. Il taglio egittologico concorrerà a evidenziare i caratteri costitutivi della cultura nilotica, considerando le evidenze archeologiche, iconografiche, storiche e letterarie come prodotti culturali. L’approccio metodologico sarà guidato, infatti, da una prospettiva emica, sulla base dei più recenti progressi nella disciplina. Pur attingendo a contenuti di natura alle volte complessa, il corso sarà trattato in forma leggera, secondo lo spirito della divulgazione scientifica, stimolando la creazione di un’atmosfera di dialogo e condivisione, per il coinvolgimento e l’arricchimento di entrambe le parti – insegnanti e uditorio. A seguire, sono previste quattro lezioni di approfondimento. I contenuti saranno costruiti anche sulla base degli argomenti di interesse che emergeranno nel corso della discussione durante le lezioni del corso di Storia.

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L’egittologa Francesca Iannarilli

Francesca Iannarilli è assegnista di ricerca presso la Cattedra di Egittologia dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Laureatasi in Archeologia alla Sapienza università di Roma nel 2012, ha poi conseguito il dottorato di ricerca in Storia Antica e Archeologia nell’ateneo veneziano nel 2016, con una tesi dal titolo “Elaborazione e manipolazione della figura umana nei Testi delle Piramidi”. Attualmente lavora sul progetto “Dizionario Egiziano antico/italiano”. Dal 2014 lavora per la Missione Archeologica Italiana in Sudan – Jebel Barkal, in qualità di archeologa e field director.

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L’egittologa Federica Pancin

Federica Pancin è dottoranda in Filologia e Storia del mondo antico alla Sapienza università di Roma; il suo progetto di ricerca verte sugli usi della scrittura figurativa nell’epigrafia in geroglifico di epoca domizianea. Nel 2015 si è laureata all’università Ca’ Foscari di Venezia in Scienze dell’Antichità: Archeologia e ha poi conseguito il diploma alla Scuola Interateneo di Specializzazione in Beni Archeologici di Trieste, Udine e Venezia. Dal 2016 lavora a Jebel Barkal per la Missione Archeologica Italiana in Sudan, con il ruolo di archeologa e responsabile del laboratorio reperti.

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La classica immagini delle piramidi egizie nella piana di Giza

Il programma. La prima lezione (Introduzione al corso: l’Egitto tra ricerca ed “egittologia”) accompagnerà il partecipante nello spazio e nel tempo dell’antica Valle del Nilo, introducendo i modelli geografici e cronologici di riferimento per lo studio della materia; contestualmente, si ripercorreranno le tappe più rilevanti nella costituzione della disciplina egittologica, partendo dalla riscoperta dell’Egitto antico, passando dalla decifrazione del suo sistema scrittorio, fino a giungere al perfezionamento del metodo scientifico in egittologia. Un piccolo spazio sarà dedicato anche al fenomeno della ricezione della cultura egiziana in epoca contemporanea, la cosiddetta “egittomania”. Seguendo lo sviluppo cronologico della civiltà egiziana, il secondo incontro (Come nasce una grande civiltà: dalle tombe nella sabbia alle prime piramidi) sarà dedicato alla formazione dello stato faraonico e alla descrizione dei suoi caratteri fondanti, con un focus sulle prime espressioni della cultura funeraria. La lezione offrirà poi un approfondimento sull’epoca delle piramidi e sulla produzione letteraria del periodo, ambito di specializzazione di Francesca Iannarilli. La terza lezione (Il Muro del Principe e i “faraoni neri”) si concentrerà sui rapporti dell’Egitto con i propri vicini, in particolare con le realtà orientali e meridionali. Sarà l’occasione per introdurre l’argomento nubiano e la sua pregnanza nella storia faraonica e oltre.

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Panoramica sul sito archeologico di Deir el-Medina a Tebe Ovest (foto museo egizio)

Seguirà “Scrivere gli dèi”: come funzionano i geroglifici: un approfondimento sull’epoca classica dell’antico Egitto e sulla scrittura geroglifica, includendo la descrizione del suo ruolo religioso e formativo di una cultura. Saranno forniti i fondamenti del funzionamento del sistema scrittorio e si accompagneranno i partecipanti nella lettura guidata e nella comprensione di brevi testi. Una lezione sul periodo del Nuovo Regno (Mondo dei vivi e mondo dei Morti: l’Egitto del Nuovo Regno) costituirà la cornice per la trattazione della vita quotidiana nell’antico Egitto e delle credenze funerarie: l’analisi si concentrerà su un caso studio particolare, quello del villaggio di Deir el-Medina situato a Tebe Ovest, un unicum egiziano quanto a ricchezza di informazioni. Argomento di ricerca di Federica Pancin è l’Egitto ellenistico e romano (L’Egitto conquistato: i nuovi faraoni e la memoria di un’antica cultura). La successione di dinasti stranieri nelle ultime fasi della storia faraonica consente la disamina della funzione della regalità come elemento caratterizzante. L’osservazione dell’interazione tra i vari agenti in Egitto – conquistatori e conquistati, esterni e interni, stranieri e indigeni – permetterà di riconoscere nel tempio il luogo del mantenimento dell’identità del Paese, attraverso le modalità proprie della memoria culturale e della preservazione del passato.

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Foto di gruppo della missione archeologica italiana in Sudan a Jebel Barkal: al centro, accosciate, Federica Pancin e Francesca Iannarilli (foto mai-sudan)

Nell’ultimo incontro (L’Egitto in Nubia: gli ultimi scavi della Missione Archeologica Italiana in Sudan) si prenderà in esame il caso studio del sito di Jebel Barkal (Sudan), scavato dalla Missione Archeologica Italiana in Sudan, di cui le insegnanti sono membri attivi. Si presenteranno la storia e l’archeologia del luogo e si esporranno i risultati delle ultime campagne di scavo.

L’ICA ha condiviso questo video realizzato dalla Missione Archeologica Italiana in Sudan – Jebel Barkal in occasione dell’edizione 2021 delle Giornate Europee dell’Archeologia sul tema “Archeologia e inclusione”. La Missione opera dal 1973 nel sito UNESCO dell’antica città di Napata e, da dieci anni, è diretta dal prof. Emanuele Ciampini, docente di Egittologia dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Il lavoro si avvale da sempre della collaborazione delle comunità locali, partecipi nello scavo, nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio archeologico del sito. Durante l’anno di arresto dovuto alla pandemia, un impegno costante nella divulgazione scientifica ha continuato a garantire la continuità dei rapporti tra Italia e Sudan.

Le meraviglie di Meroe e le ultime scoperte in Sudan alla IV Giornata di Studi Nubiani al museo Pigorini di Roma

Le famose piramidi di Meroe dell'antica Nubia, oggi in Sudan

Le famose piramidi di Meroe dell’antica Nubia, oggi in Sudan

Volete conoscere gli ultimi sviluppi delle ricerche sulla civiltà nubiana e le meraviglie di Meroe, l’antica città posta sulla riva orientale del Nilo nell’attuale Sudan, 200 chilometri a nord della capitale Khartoum, famosa per le più di duecento piramidi sparse sul suo territorio dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 2011? L’appuntamento da non perdere è sabato 19 aprile a Roma, al Museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini” dove alle 11.30, nella sala conferenze e salone delle Scienze, si aprirà la IV Giornata di Studi Nubiani, promossa dall’ambasciata del Sudan in Italia, dall’Ismeo (associazione internazionale di studi sul Mediterraneo e l’Oriente) e dal museo Pigorini.

La IV giornata di Studi nubiani al museo Pigorini di Roma si sofferma sul comprensorio di Meroe

La IV giornata di Studi nubiani al museo Pigorini di Roma si sofferma sul comprensorio di Meroe

La IV Giornata di Studi Nubiani, pur passando in rassegna numerose tematiche delle realtà archeologiche e culturali sudanesi, riserva particolari attenzioni all’epoca meroitica (III secolo a.C. – IV secolo d.C.), la cui data d’inizio coincide con lo spostamento delle sepolture reali dall’area di Napata a quella di Meroe. La parte di valle del Nilo nota come Nubia, nell’odierno Sudan, ospitò infatti in antichità tre diversi regni di Kush: il primo ebbe la capitale a Kerma e durò dal 2600 al 1520 a.C.; il secondo si trovava a Napata dal 1000 al 300 a.C., ed infine l’ultimo fu a Meroe (300 a.C.– 300 d.C.). Durante gli oltre sei secoli in cui Meroe prosperò, l’Egitto fu conquistato dai greci tolemaici e dai romani, mentre il Sudan non è mai stato invaso da potenze straniere. Nel 340 d.C. Meroe fu conquistata dal re cristiano Ezana di Axum (Etiopia). Prima di Meroe, e prima del periodo di Napata, almeno tre re nubiano-sudanesi sono citati nella Bibbia. A quei tempi, i re nubiani della XXV dinastia governavano tutto l’Egitto e furono alleati con Israele contro gli Assiri. Meroe fu un importante centro metallurgico per l’utilizzo del ferro destinato alla realizzazione di armi e attrezzi, tanto che ancor oggi si possono vedere enormi cumuli di scorie di ferro. E sempre a Meroe si sviluppò un sistema unico di scrittura alfabetica che è ancora indecifrabile. Inoltre Meroe esportò al mondo classico dei Greci e dei Romani molti prodotti inclusi elefanti da guerra per scopi militari. Come riporta anche la Bibbia qui si annovera uno dei primi convertiti al cristianesimo sudanesi, uno schiavo eunuco che ha servito la Candace o regina guerriera di Meroe.

Il gruppo di archeologi e personale sudanese impegnato nella missione ad Abu Erteila

Il gruppo di archeologi e personale sudanese impegnato nella missione ad Abu Erteila

Gli interventi della IV Giornata di Studi nubiani alterneranno alla presentazione dei risultati di due missioni archeologiche italiane attualmente operanti in Sudan, l’analisi di fonti antiche e moderne relative alla geografia e al popolamento di questa vasta e variegata realtà africana. Nel corso della conferenza, alla quale sarà presente una vasta rappresentanza del corpo diplomatico africano accreditato in Italia, verrà presentato il volume: “Atti della IV Giornata di Studi Nubiani”, a cura di Eugenio Fantusati e Marco Baldi; edito da Scienze e Lettere nella collana Serie Orientale Roma. Proprio Eugenio Fantusati dell’università di Roma La Sapienza fa parte con la moglie architetto Rita Virriale e i suoi studenti, Eleonora Kormysheva dell’Oriental Institute di Moscow, Richard Lobban del Rhode Island College, della missione archeologica Abu Erteila Project nel sito di Abu Erteila nel comprensorio di Meroe nella parte orientale del deserto di Butana del Sudan. Qui, dopo quattro anni di ricerca, la missione ha scoperto un tempio perduto dell’impero meroitico, la cui esistenza finora era stata solo ipotizzata. “Dal sito di Abu Erteila – raccontano – si possono anche vedere alcune delle tante piramidi meroitiche in Sudan. Anche se più tarde e più piccole che le più famose piramidi egizie, in Sudan ci sono ancora più piramidi che in Egitto”. Lo scavo archeologico di Abu Erteila è iniziato nel 2008, ma è stata dalla quarta campagna che gli archeologi sono riusciti a individuare il tempio meroitico.

L'architrave del tempio meroitico creduto perduto ad Abu Erteila

L’architrave del tempio meroitico creduto perduto ad Abu Erteila

Ceramica meroitica dal sito di Abu Erteila in Sudan

Ceramica meroitica dal sito di Abu Erteila

Nella nostra quarta stagione”, ricordano gli archeologi dell’Ismeo, “abbiamo continuato lo scavo del kom I (collina artificiale), dove sono state trovate molte pareti di mattoni di fango in situ e un gran numero di mattoni rossi cotti sparsi in grande disordine fino ai livelli di fondazione. Nelle stanze inferiori abbiamo trovato le pentole abbiamo trovato camere con molti strumenti a smeriglio usati per la preparazione del cibo e un’altra camera che aveva gran numero di ossa di animali macellati. Nel corso dello scavo abbiamo trovato anche altri due scheletri adulti e uno di un figlio anche del periodo paleocristiano. In questa stessa campagna abbiamo aperto un nuovo saggio e qui abbiamo avuto i risultati più sorprendenti fino a oggi. In kom II abbiamo portato alla luce due belle anfore, quasi complete, in ceramica a collo stretto per lo stoccaggio di liquidi. Abbiamo anche trovato due rocchi di colonne in arenaria con iscrizioni in geroglifico. Tra le iscrizioni leggibili c’è il riferimento a “neb-Tawi” o ‘Il Signore delle Due Terre”, riservata esclusivamente alla regalità e nobiltà. È ben visibile il dio Hapy della fertilità del Nilo e la combinazione di Nekhbet e Wedjat (avvoltoio e cobra), simbolo della regalità per valle del Nilo. Avevamo la conferma che avevamo individuato un antico tempio meroitico con strutture edilizie orientate coerenti con i vicini templi solari a Meroe, Awlib, Awatib, Naqa e Musawwarat es-Sufra. Infatti, a questa latitudine, questo orientamento il sole si riversa direttamente nel tempio due volte l’anno: e il dio Sole – Amon o Mashil è stato il più celebre nel pantheon enoteistico nubiano”.

Un rocco di colonna istoriato del tempio perduto di Abu Erteila

Un rocco di colonna istoriato del tempio perduto di Abu Erteila

Ecco il programma della IV Giornata di Studi Nubiani. Alle 11.30, saluti e introduzione con Francesco di Gennaro, soprintendente del Museo Nazionale Preistorico ed Etnografico “Luigi Pigorini”, e S.E. Amira Hassan Daoud Gornass, ambasciatore del Sudan in Italia. Alle 12, Eugenio Fantusati (Università di Roma “La Sapienza” – ISMEO) in “La missione archeologica di Abu Erteila: un resoconto sulle attività svolte”. Alle 12.30, Jaffar Mirghani (Khartoum, Museo Etnografico) in “Musawwarat identified with Meroe”. Alle 13, Mostra fotografica. Alle 14, Luisa Bongrani (Università di Roma “La Sapienza” – ISMEO) in “Considerazioni sull’Africa di Erodoto: geografia e genti”. Alle 14.30, Andrea  Manzo (Università di Napoli “L’Orientale” – ISMEO) in “Sudan ed Egitto nel II millennio a.C.: nuove evidenze”. Alle 15, Marco Baldi (Università di Pisa  – ISMEO) in “Il Complesso di Awlib. Alcune osservazioni”. Alle 15.30, Adriano Rossi (ISMEO) presenta il volume degli atti. Saluti finali. Organizzazione a cura dell’Associazione Il Cuore.