Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “Oltre Apollo. Il santuario di Portonaccio a Veio tra vecchi e nuovi scavi” con Laura Maria Michetti (Sapienza università), primo incontro del ciclo “Chi (ri)cerca trova” che apre il mondo della ricerca alla conoscenza e alla fruizione del grande pubblico
Venerdì 23 gennaio 2026, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, la conferenza “Oltre Apollo. Il santuario di Portonaccio a Veio tra vecchi e nuovi scavi” con Laura Maria Michetti, primo incontro 2026 con “Chi (Ri)cerca Trova”, il ciclo di conferenze che presenta la ricerca scientifica e i progetti di studio che coinvolgono il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, a cura dei Servizi Educativi del Museo. Appuntamento alle 16 in sala della Fortuna. Ingresso gratuito. Prenotazioni all’indirizzo mail: mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Tra i grandi santuari dell’Italia preromana, quello di Portonaccio a Veio rappresenta un caso particolarmente rilevante per la straordinaria decorazione del tempio tuscanico sul cui tetto – caso unico in Etruria – “gli dei camminano”. Ma volendo guardare “oltre Apollo”, che costituisce una delle opere iconiche del Museo di Villa Giulia e dell’arte etrusca in generale, le caratteristiche di eccezionalità del contesto emergono per molti altri aspetti: l’antichità del culto e la continuità di frequentazione dell’area, il ricchissimo corpus di iscrizioni di dono, la quantità e qualità del materiale votivo. Nonostante i grandi ritrovamenti, ancora c’è molto da lavorare… È a questo scopo che nel 2025, nel quadro di un progetto condiviso tra Museo e dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza e grazie a un finanziamento del MiC, si è svolta una nuova campagna di scavo con la direzione scientifica di Luana Toniolo e Laura M. Michetti. Dei primi risultati di questi scavi, delle ricerche in corso e delle prospettive future si darà voce in questa conferenza.
Laura M. Michetti è professoressa ordinaria di Etruscologia e Antichità italiche alla Sapienza università di Roma, coordinatrice del curriculum di Etruscologia del Dottorato in Archeologia e direttrice del museo delle Antichità etrusche e italiche. Membro ordinario dell’Istituto nazionale di Studi etruschi ed italici, dal 2016 dirige la missione di scavo presso il porto e il santuario etrusco di Pyrgi. La sua attività di ricerca è incentrata sull’archeologia del sacro, sul rapporto tra città e territorio in Etruria, sulle produzioni artigianali e i rituali funerari nell’Italia preromana.
“Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”: presentata a Roma al ministero della Cultura la grande mostra con oltre 700 reperti, alcuni inediti, che aprirà al Palazzo Ducale di Venezia: un confronto inedito e peculiare, un’indagine sul rapporto con la sacralità delle acque nel mondo etrusco e nel mondo. Gli interventi di Giuli, Squarcina, Forlanelli, Gribaudi e Brugnaro

Testa di Thesan / Leucotea dal Tempio A di Pyrgi (350 a.C. ca.) conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Gambe di donna con iscrizione alle Ninfe dallo scavo del Bagno Grande di San Casciano dei Bani (foto sabap-si)
Sarà la Testa di Leucothea da Pyrgi, immagine potente e liminare, legata al mare e alla protezione dei naviganti, straordinario prestito del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, ad aprire il percorso attraverso le 12 stanze dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale a Venezia, ad aprire il percorso della mostra “Etruschi e Veneti. Acque culti e santuari”, in programma dal 6 marzo al 29 settembre 2026: oltre 700 reperti, alcuni inediti come i 58 bronzi etruschi da San Casciano dei Bagni (Si) mai esposti prima, creano un racconto intorno al complesso e affascinante mondo delle pratiche religiose antiche, in cui l’acqua assume un valore generativo, terapeutico e identitario.

Presentazione della mostra “Etruschi e Veneti” al MIC: da sinistra, Giovanna Forlanelli Rovati, Alfonsina Russo, Alessandro Giuli, Luigi Brugnaro, Mariacristina Gribaudi, Chiara Squarcina (foto di E. A. Minerva e A. Sbaffi – MIC)
La mostra, a cura di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati, il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, frutto di una rete virtuosa tra istituzioni, università, musei e professionisti, che proseguirà con un secondo momento espositivo a Milano nell’autunno 2026, è stata presentata a Roma, nella Sala Spadolini del ministero della Cultura, mercoledì 14 gennaio 2026, presenti il ministro della Cultura, Alessandro Giuli; il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro; la presidente della Fondazione musei civici di Venezia, Mariacristina Gribaudi; la presidente della Fondazione Luigi Rovati, Giovanna Forlanelli Rovati; e la co-curatrice della mostra e direttrice scientifica della Fondazione musei civici di Venezia, Chiara Squarcina; dei quali proponiamo gli interventi integrali, anche se l’audio non è dei migliori. Ha moderato Alfonsina Russo, capo dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale.

Presentazione della mostra “Etruschi e Veneti” al MIC: il ministro Alessandro Giuli (foto di E. A. Minerva e A. Sbaffi – MIC)
“Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”, ha dichiarato il ministro Alessandro Giuli, “non è soltanto la sintesi e l’esposizione di reperti, ma è il racconto di un contesto, di una storia, di una stratificazione, che riporta l’archeologia nella sua dimensione più autentica. È una riflessione capace di mettere in relazione il tempo lungo del passato con le emergenze del presente e le domande sul futuro. Una mostra ha senso se “antichizza” il presente e, al tempo stesso, rende presente l’antico nel suo dialogo con la nostra contemporaneità. Le testimonianze di questa esposizione che giungono da epoche remote e lontane non sono mai frammenti muti e passivamente osservati da studiosi, appassionati e visitatori, ma sono il punto di riferimento di uno sguardo ben preciso, di un’attitudine, di una volontà che, attraverso oggetti, luoghi e contesti culturali, si ricollega con le radici di antiche comunità di cui noi siamo i discendenti. Questa mostra sceglie la prospettiva della relazione: non è soltanto il racconto su un popolo o su una civiltà isolata, ma si propone di far dialogare ciò che già anticamente era in dialogo: il mondo degli Etruschi e quello dei Veneti. Unendo il versante tirrenico con quello adriatico della nostra penisola, gli Etruschi e i Veneti sono due idealtipi di un modo di abitare l’antico, il viaggio, il mare, il mondo, in una dimensione di apertura che necessariamente la geografia della nostra penisola impone, induce e incoraggia fin dalle origini”.

Presentazione della mostra “Etruschi e Veneti” al MIC: la co-curatrice Chiara Squarcina (foto di E. A. Minerva e A. Sbaffi – MIC)
“La mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari trae origine dalla volontà di affrontare un tema finora inedito”, ha spiegato la co-curatrice Chiara Squarcina, “non tanto quello relativo al confronto tra la civiltà etrusca e quella veneta, già oggetto di riflessione scientifica e di aggiornamento delle conoscenze, bensì quello volto ad indagare il rapporto con la sacralità delle acque nel mondo etrusco e nel mondo veneto, nel tentativo di metterne a fuoco affinità e specificità. Il panorama che ne deriva risulta popolato da molteplici divinità, preposte chi alle acque salutifere, chi al guado di un grande fiume, chi ancora agli approdi marittimi, insediati ciascuna all’interno di scenari particolari, siano essi sorgenti sananti o porti ospitali, di cui l’elemento-acqua costituiva il fulcro oltre che talora anche il potenziale oggetto di culto”.

Coppia di orecchini in oro con testa di Acheloo dalla Tomba 148A, conservati nel museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-em-rom)

Bronzetto di Paride arciere conservato al museo Archeologico Nazionale di Altino (foro parco archeologico altino)
“Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” è un progetto di grande respiro scientifico e divulgativo, in cui a emergere è il dialogo tra due civiltà differenti per geografie e radici culturali, tra cui sono fioriti scambi e relazioni lungo quel confine nella ‘terra tra i due fiumi’, tra il basso corso dell’Adige e l’antico corso orientale del Po. Uno scambio di materie prime, reso possibile con l’apertura di nuove vie commerciali, ma anche di idee, culture, saperi. Fiumi, mari e acque sono l’emblema del movimento costante, come quello delle persone, unendosi e conducendo a forme di reciproca conoscenza di uomini e di donne. Sarà un confronto inedito e peculiare, un’indagine comparata sul ruolo fondativo dell’acqua nell’orizzonte del sacro e per lo sviluppo delle società in due grandi civiltà dell’Italia preromana, Etruschi e Veneti, nel corso del I millennio a.C.: mari, fiumi, sorgenti salutifere e acque termali sono gli ambienti privilegiati di contatto con il divino, spazi di guarigione, ma anche luoghi per la crescita della collettività, mete per il transito e per lo scambio culturale. L’esposizione riunisce reperti archeologici di straordinario valore, molti dei quali inediti e provenienti da scavi recenti, grazie a prestiti di eccezionale prestigio concessi da importanti istituzioni museali italiane. La mostra si configura così come un momento di sintesi avanzata della ricerca archeologica, volta a coniugare rigore scientifico e forte impatto mediatico.

Presentazione della mostra “Etruschi e Veneti” al MIC: la presidente della fondazione Rovati Giovanna Forlanelli (foto di E. A. Minerva e A. Sbaffi – MIC)
“Questa iniziativa”, ha ribadito la presidente Giovanna Forlanelli, “conferma l’apertura della nostra Fondazione alla collaborazione con le Istituzioni pubbliche in una prospettiva condivisa di valorizzazione del nostro grande patrimonio artistico-culturale”. Proprio la Fondazione Luigi Rovati di Milano ospiterà infatti un secondo momento espositivo nell’autunno del 2026 (14 ottobre – 10 gennaio 2027) rafforzando una collaborazione virtuosa tra istituzioni e territori, fondata sulla ricerca archeologica e sulla valorizzazione del patrimonio nazionale.

Presentazione della mostra “Etruschi e Veneti” al MIC: Mariacristina Gribaudi (foto di E. A. Minerva e A. Sbaffi – MIC)
“Questo progetto espositivo”, ha sottolineato la presidente Mariacristina Gribaudi, “racconta, una volta di più, la capacità dei Musei civici veneziani di saper raccogliere intuizioni e proposte di grande valore scientifico, di fare rete con studiosi, con istituzioni, rendendosi protagonisti e coordinatori di ricerche, indagini e dialoghi inediti. E lo fa parlando a tutti: specialisti, curiosi, visitatori, cittadini e pubblico internazionale, per arricchire la visione, la crescita, la curiosità di tutti e di ciascuno”.

Presentazione della mostra “Etruschi e Veneti” al MIC: il sindacp di Venezia, Luigi Brugnaro (foto di E. A. Minerva e A. Sbaffi – MIC)

Cratere a volute attico a figure rosse, Pittore di Kleophon Lato A: processione ad Apollo delfico, dalla Tomba 57C, conservato al museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-em-rom)
“Questa mostra è il risultato di un lavoro lungo e condiviso”, ha concluso il sindaco Luigi Brugnaro, “costruito con serietà scientifica e grande collaborazione istituzionale, anche dai privati. Desidero per questo ringraziare il ministro della Cultura Alessandro Giuli e tutta la struttura del Ministero, insieme alla Fondazione Musei Civici di Venezia, ai curatori, ai musei prestatori, alle università e a tutti i professionisti che hanno reso possibile il progetto. Venezia, città di scambi e di incontri, è il luogo ideale per raccontare una storia che parla di relazioni: l’acqua come via di collegamento, i santuari come spazi di comunità, e un’Italia antica fatta di differenze ma anche di tratti comuni. La cultura serve a questo: a capire, a costruire cittadinanza, a dare un senso di unità al Paese rispettando le identità dei territori. Creare legami è sempre più difficile che dividere, ma è l’unica strada che genera conoscenza, rispetto e futuro. Questa mostra, non è soltanto esposizione, ma anche ricerca e convegnistica a tema. È un invito a ritrovare, attraverso la storia, il valore di ciò che ci unisce. L’invito è di venire a vedere questa mostra con curiosità e con calma, magari più di una volta, tornando dopo aver visitato anche i diversi siti coinvolti e i musei prestatori”.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia apre la mostra “Il tesoro ricamato delle Regine. Una prospettiva fotografica contemporanea”, un progetto di Dana & Stéphane Maitec su uno dei patrimoni più raffinati e simbolici dell’identità culturale romena: i costumi tradizionali appartenuti alle Regine della Romania
Dal 16 gennaio al 28 febbraio 2026, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ospita la mostra “Il tesoro ricamato delle Regine. Una prospettiva fotografica contemporanea”, un progetto di Dana & Stéphane Maitec che porta a Roma uno dei patrimoni più raffinati e simbolici dell’identità culturale romena: i costumi tradizionali appartenuti alle Regine della Romania, oggi conservati nella collezione della Famiglia Reale Romena. La mostra si svolge nel contesto dell’Anno Culturale Romania – Italia 2026, programma strategico bilaterale svolto sotto l’alto patrocinio del Presidente della Romania, S.E. Nicușor Dan, e del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, e propone uno sguardo inedito su questi abiti storici attraverso la fotografia contemporanea di Dana & Stéphane Maitec. “Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia è lieto di ospitare questo progetto espositivo che si inserisce in un programma di cooperazione culturale di alto profilo, volto a valorizzare e intrecciare storia, arte e identità culturale in un dialogo profondo tra Romania e Italia”, afferma la direttrice del Museo, Luana Toniolo. “Siamo certi che questa proposta culturale inviterà il pubblico a riscoprire il valore universale del patrimonio tessile e artigianale attraverso lo sguardo contemporaneo della fotografia e rinnovando la vocazione del Museo come luogo di incontro tra civiltà e linguaggi artistici, ben oltre i confini geografici e temporali”. E l’Ambasciatrice di Romania in Italia, Gabriela Dancau: “Le camicie delle Regine ci narrano un momento essenziale della storia della Romania moderna, in cui l’abito tradizionale è stato elevato al rango di simbolo di Stato, di strumento diplomatico e di espressione di un’identità preservata con dignità e lucidità. Il fatto che questa mostra venga presentata nella programmazione dell’Anno Culturale Romania-Italia 2026, in un museo dedicato a una delle più antiche civiltà d’Europa, conferisce all’iniziativa un ulteriore significato: quello di un incontro simbolico tra strati di storia e forme diverse di memoria culturale, accomunati dalla medesima aspirazione alla durata, al senso e alla bellezza. Riaffermiamo in questo modo l’impegno comune della Romania e dell’Italia a porre la cultura al centro della relazione bilaterale, quale strumento di diplomazia, spazio di riflessione e fondamento del nostro futuro europeo condiviso”. La mostra è compresa nel biglietto di ingresso al Museo
Le fotografie attraversano una pluralità di capi e frammenti – camicie ricamate (ii), fote, catrințe, oprege, brâuri – restituendo la complessità di un sistema tessile in cui ogni motivo possiede una forte valenza simbolica. Rombi, croci stilizzate, segni vegetali e geometrie parlano di fertilità, protezione, ciclicità e relazione con il cosmo, rivelando la ricchezza semantica dell’ornamento tradizionale. Accanto alle immagini fotografiche, la mostra include installazioni tridimensionali – un arco di trionfo, una colonna, un paravento – che traducono il linguaggio del ricamo in forme spaziali, sottolineandone la dimensione scultorea e architettonica. Il filo diventa struttura, il punto cucito si fa ritmo, e l’ornamento si trasforma in spazio attraversabile. Il tesoro ricamato delle Regine non propone una lettura nostalgica della tradizione, ma una sua riattivazione contemporanea. Attraverso la monumentalizzazione del dettaglio, Dana & Stéphane Maitec restituiscono al ricamo la sua forza originaria, trasformandolo in un linguaggio visivo autonomo, capace di dialogare con il presente e con un pubblico internazionale, nel cuore di Roma.
Lontani da un approccio documentario tradizionale, gli artisti rileggono i costumi reali mediante la fotografia di dettaglio, isolando e ingrandendo ricami, trame e motivi ornamentali fino a trasformarli in vere e proprie architetture visive. Il dettaglio, normalmente percepito come elemento decorativo marginale, diventa protagonista assoluto: superficie, materia e spazio si fondono in un’esperienza visiva immersiva che invita il visitatore a un’osservazione lenta e contemplativa. Tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, le Regine e le Principesse della Romania hanno svolto un ruolo decisivo nella valorizzazione del costume popolare, trasformandolo da abito contadino in elemento centrale del guardaroba reale. La Regina Elisabetta (1843 – 1916) fu la prima a riconoscerne il valore identitario, mentre con la Regina Maria (1875 – 1938) il costume tradizionale divenne un autentico linguaggio politico e culturale, simbolo della Romania moderna e strumento di rappresentanza internazionale. In questo dialogo tra mondo rurale e spazio monarchico prende forma uno stile reale romeno, colto e profondamente radicato nella tradizione.
Roma. Al via al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la quarta edizione del ciclo di incontri “Chi (ri)cerca trova” che apre il mondo della ricerca alla conoscenza e alla fruizione del grande pubblico. Ecco il programma
Con il nuovo anno riparte “CHI (RI)CERCA TROVA”, il ciclo di incontri a cura dei Servizi Educativi che apre il mondo della ricerca alla conoscenza e alla fruizione del grande pubblico. Un ciclo di appuntamenti di approfondimento sugli studi condotti intorno al Museo di Villa Giulia: ci occuperemo di Veio, Cerveteri, Satricum, di analisi sui colori delle pitture etrusche, di novità epigrafiche e di molto altro ancora. Da gennaio a dicembre 2026, 10 conferenze con esperti e studiosi di diverse discipline che presentano la loro ricerca scientifica e i progetti di studio che vedono il Museo e Villa Giulia grandi protagonisti. Esperienze, indagini, approfondimenti che rendono la ricerca condivisa, partecipata, quindi utile, a beneficio del pubblico di curiosi, studenti e specialisti. La parola passa ai professionisti del mondo dell’archeologia, della storia dell’arte e del restauro per diffondere la conoscenza dei loro studi, raccontare esiti e condividere ipotesi, offrendo nuovi spunti di lettura sulla Storia. Appuntamento in Sala Fortuna con ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it.
CALENDARIO 2026. Venerdì 23 gennaio 2026, ore 16: LAURA MARIA MICHETTI, “Oltre Apollo. Il santuario di Portonaccio a Veio tra vecchi e nuovi scavi”; venerdì 20 febbraio, ore 16: VALENTINA BELFIORE, ENRICO BENELLI, “Un peso per Ercole. Nuova luce su un testo etrusco a trenta anni dalla prima edizione”; venerdì 20 marzo, ore 16: GLORIA ADINOLFI, RODOLFO CARMAGNOLA, “Oltre il visibile. Il blu egizio e altre storie dalla pittura etrusca”; venerdì 17 aprile, ore 16: MARIJKE GNADE, “Sulle orme di Raniero Mengarelli. Le ricerche olandesi a Satricum”; venerdì 15 maggio, ore 16: UGO FUSCO, “Ciò che non ti aspetti” e il difficile percorso dell’interpretazione archeologica: alcuni esempi dal sito di Campetti SO a Veio”; venerdì 12 giugno, ore 16: SIMONE GROSSO, “Caere prima di Caere: nuovi dati da vecchi scavi”; venerdì 25 settembre, ore 16: ANTONIETTA SIMONELLI, MIRIAM LAMONACA, LUCA TORTORA, VALERIO GRAZIANI, “Il restauro del Trono Barberini da Palestrina: dalla ricerca scientifica alla restituzione di un capolavoro”; venerdì 16 ottobre, ore 16: MARIA CRISTINA BIELLA, “Il tassello mancante: l’artigianato del legno nell’Italia preromana”; venerdì 20 novembre, ore 16: FRANCESCA BOITANI, ORLANDO CERASUOLO, “La tomba principesca di Oliveto Grande a Veio”; venerdì 18 dicembre, ore 16: CECILIA PREDIAN, “La necropoli di Casale del Fosso come caso di studio del passaggio a Veio dal periodo Villanoviano all’età Orientalizzante”.
Roma. Aperture straordinarie gratuite al parco archeologico di Veio tra dicembre e marzo
Aperture straordinarie del parco archeologico di Veio (Roma) promosse dal museo nazionale etrusco di Villa Giulia tra dicembre 2025 e marzo 2026: 21 dicembre 2025, 4 e 18 gennaio, 1 e 15 febbraio, 1, 15 e 29 marzo 2026, dalle 10 alle 16. Il parco archeologico di Veio è situato ai confini settentrionali della città metropolitana di Roma, all’interno dell’area naturale protetta del Parco Regionale di Veio. Tra le evidenze archeologiche che si riferiscono all’insediamento dell’antica Veio, il Santuario etrusco dell’Apollo (o santuario di Portonaccio, dal nome della località), rappresenta per visitatori ed escursionisti il tradizionale punto di accesso ai percorsi che attraversano la parte sud del Parco regionale e si trova tutt’oggi immerso in un contesto paesaggistico di forte suggestione, connotato dagli elementi naturali che anche in antico caratterizzavano il luogo. Ingresso gratuito, senza prenotazione. Informazioni all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia al via “Natale all’ETRU”, la proposta culturale pensata esclusivamente per i possessori della EtruCard. E c’è ancora tempo per abbonarsi
Al via “Natale all’ETRU”, la proposta culturale pensata esclusivamente per i possessori della EtruCard: un modo per ringraziare chi ci sostiene e contribuisce, con la sua presenza, alla vita del Museo, attraverso esperienze esclusive fatte di percorsi tematici, approfondimenti speciali e dialoghi diretti. Oltre il percorso ordinario, per scoprire le collezioni con uno sguardo privilegiato perché essere abbonati significa far parte della comunità del Museo, condividere la sua missione, viverlo da protagonisti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. E per chi non è abbonato? Sarà possibile sottoscrivere l’abbonamento direttamente in biglietteria e partecipare subito alle visite dedicate. E fino al 6 gennaio 2026 l’abbonamento è acquistabile ad un prezzo promozionale! ABBONATI ORA!
PROGRAMMA DELLE VISITE. Venerdì 19 dicembre 2025, alle 17, “Dalla protostoria alla storia, la nascita delle aristocrazie. Il caso di Veio” a cura di Mafalda Risoluti; sabato 20 dicembre 2025, alle 11, “Banchettando con gli Etruschi: cibi e bevande del passato” a cura di Francesca Mazzoncini; venerdì 26 dicembre 2025, alle 17, “Come parlavano gli Etruschi?” a cura di Luigi Corbelli; sabato 27 dicembre 2025, alle 11, “Passeggiando nel tempo: arte, storia e archeologia a Villa Giulia” a cura di Martina Monni; venerdì 2 gennaio 2026, alle 17, “Tanaquilla e Lucrezia Romana, donne tra Etruria e Roma” a cura di Chiara Cecot; sabato 3 gennaio 2026, alle 11, “Teatro d’acque. Dalla Vigna al Ninfeo” a cura di Simone Lucciola.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia apertura straordinaria della biblioteca e dei depositi archeologici con visita guidata da di chi vive il Museo ogni giorno
Sabato 29 novembre 2025, per una sola mattina, le porte della biblioteca e dei depositi archeologici del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia si apriranno per accogliere i visitatori in un percorso speciale e raro. Un invito a entrare nei luoghi dove si conserva, si studia e si racconta la storia etrusca e non solo, guidati passo dopo passo dalla voce di chi vive il Museo ogni giorno. Alle 10, “Di volume in volume: alla scoperta della biblioteca di Villa Giulia” a cura di Antonietta Simonelli con Sara Crestini; 12.30, “ETRU dietro le quinte: visita esclusiva ai depositi del Museo” a cura di Stefania de Majo con Mariacristina Masci. Durante questa mattinata esclusiva, il personale scientifico del Museo accompagnerà i partecipanti in un racconto affascinante dalle mille storie nascoste, offrendo una narrazione intima e appassionata, svelando il lavoro quotidiano che fa rivivere il patrimonio del museo. Fra volumi antichi e documenti rari emergeranno curiosità e legami nascosti con le collezioni del museo e tra le file ordinate di casse e reperti, si potranno ammirare oggetti mai esposti, materiali in corso di studio e testimonianze silenziose che attendono di essere interpretate. Un’esplorazione lenta e attenta, pensata per chi desidera scoprire ciò che resta solitamente invisibile e lasciarsi affascinare dalle storie che abitano i luoghi dietro le quinte. Visite guidate gratuite comprese nel biglietto del Museo. Posti limitati. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “Il cantiere della necropoli di Monte Abatone a Cerveteri. Quattro università al lavoro” con Martin Bentz, Alessandra Coen, Fernando Gilotta e Marina Micozzi, nono appuntamento del ciclo “Chi (RI)cerca trova. I professionisti si raccontano al Museo”
Oltre trenta anni fa un ambizioso programma di ricerca incentrato su una delle due grandi necropoli urbane della città di Cerveteri, quella poco nota di Monte Abatone, venne affidato a un gruppo di (allora) giovani ricercatori, poi divenuti docenti, delle università di Bonn, della Campania, della Tuscia e di Urbino. Se ne parla venerdì 21 novembre 2025, alle 16, in sala Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia nell’incontro “Il cantiere della necropoli di Monte Abatone a Cerveteri. Quattro università al lavoro” con Martin Bentz, Alessandra Coen, Fernando Gilotta e Marina Micozzi, nono appuntamento del 2025 con il ciclo “Chi (RI)cerca trova. I professionisti si raccontano al Museo”, in cui si presentano la ricerca scientifica e i progetti di studio che coinvolgono il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Saranno loro a raccontare brevemente le tappe di questa lunga avventura, non ancora terminata, portatrice della acquisizione di numerose e spesso inaspettate novità. Una collaborazione strettissima con tutte le Istituzioni competenti, che hanno accolto con generosità negli anni docenti e collaboratori da tante parti d’Italia e dalla Germania. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Cerveteri, con il suo grande porto emporico (Pyrgi), fu la città più ricca e potente d’Etruria, in particolar modo tra epoca orientalizzante e arcaica (tardo VIII-primi decenni del V sec. a.C.). Non a caso, dunque, un gruppo di personalità scientifiche di spicco, già impegnate in progetti di tutela, scavo, studio e riordino di materiali pertinenti alla metropoli etrusca, decise di avviare agli inizi degli anni ‘90 del secolo scorso un ambizioso programma di ricerca “a tappeto” incentrato su una delle due grandi necropoli urbane della città, quella poco nota di Monte Abatone (l’altra, la Banditaccia, è notissima nel mondo intero ed è sito UNESCO). La ricerca è nata e si è sviluppata attraverso una collaborazione strettissima con tutte le Istituzioni competenti, che hanno accolto con generosità negli anni docenti e collaboratori da tante parti d’Italia e dalla Germania.
Fernando Gilotta, già professore ordinario di Etruscologia e Antichità Italiche all’università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’, è membro ordinario dell’Istituto nazionale di Studi etruschi ed italici. Dal 2018 è condirettore della missione di scavo nella necropoli di Monte Abatone a Cerveteri, insieme a colleghi delle università di Bonn, della Tuscia e di Urbino. Tra i suoi lavori, studi relativi a necropoli e aspetti culturali del mondo etrusco e italico centro-meridionale tra età orientalizzante e romanizzazione, con particolare attenzione per problemi di plastica, pittura parietale, ceramografia, arte incisoria.
Martin Bentz è professore di Archeologia classica all’università di Bonn, membro ordinario dell’Istituto Archeologico Germanico e membro corrispondente dell’Istituto nazionale di Studi etruschi ed italici. Dal 2018 è condirettore della missione di scavo presso la necropoli di Monte Abatone a Cerveteri, insieme ai colleghi delle università della Campania, della Tuscia e di Urbino. La sua ricerca si concentra principalmente sulla produzione e sul consumo della ceramica greca, sull’artigianato artistico etrusco sull’archeologia funeraria.

Alessandra Coen, professoressa di Civiltà dell’Italia preromana ed Etruscologia all’università di Urbino
Alessandra Coen è professoressa associata di Civiltà dell’Italia preromana ed Etruscologia all’università di Urbino, dove è anche coordinatrice del corso di laurea triennale in Scienze umanistiche. Membro ordinario dell’Istituto nazionale di Studi etruschi ed italici. Dal 2018 è condirettrice della missione di scavo nella necropoli di Monte Abatone a Cerveteri, insieme ai colleghi delle università di Bonn, della Campania e della Tuscia. La sua attività di ricerca è incentrata principalmente sull’archeologia funeraria, sulla ceramica orientalizzante, sulle oreficerie di età tardo classica ed ellenistica e sulle popolazioni italiche medio-adriatiche dell’Italia preromana.
Marina Micozzi è professoressa associata di Etruscologia e Antichità italiche all’università della Tuscia, a Viterbo, dove insegna Etruscologia ed è coordinatrice del corso di laurea triennale in Scienze dei Beni culturali. Membro ordinario dell’Istituto nazionale di Studi etruschi ed italici, dal 2018 è condirettrice della missione di scavo nella necropoli di Monte Abatone a Cerveteri, insieme ai colleghi delle università di Bonn, della Campania e di Urbino. Indirizza la sua attività di ricerca principalmente verso la ritualità funeraria e la produzione artistica e artigianale dell’area etrusco-meridionale e del distretto medio-adriatico in epoca preromana.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “Dioniso. Il dio dei misteri” (Giunti editore) di Cristoforo Gorno
Martedì 18 novembre 2025, alle 17.30, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione dell’ultimo libro di Cristoforo Gorno “Dioniso. Il dio dei misteri” (Giunti editore) che racconta la grande avventura del Dio più ribelle dell’Olimpo, signore dei misteri e della follia: Dioniso. Introduce Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Dialogano con l’Autore: Laura Maria Michetti, professoressa di Etruscologia, Università La Sapienza di Roma; e David Riondino, poeta e autore. Ingresso libero in sala fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mail mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it.
Dioniso. Il dio dei misteri. Quando pensiamo a Dioniso, le prime cose che immaginiamo sono il vino, la dissolutezza, i rituali bacchici dove i partecipanti perdono la ragione per guadagnare l’estasi dei sensi. Ma il dio che conosciamo anche come Bacco è molto più di questo, ed è pronto a raccontare la sua storia. Figlio dell’amore clandestino tra Zeus e la giovane principessa tebana Semele, che muore nel metterlo al mondo, Dioniso viene respinto dalla famiglia della madre e perseguitato dalla gelosia di Era. In seguito, prende sempre più le distanze dalle altre divinità, rifiutandosi di andare a vivere sull’Olimpo e viaggiando tra i mortali, guidato dalla curiosità e dalla sua volontà di sedurre il mondo. Durante i suoi vagabondaggi conosce la bellezza dell’amore e il dolore della perdita, coltiva l’amicizia con gli uomini, gli animali e la natura selvaggia, diffonde il dono del vino e raccoglie intorno a sé un seguito di devoti, le Baccanti e i Satiri. Tuttavia, in molti dubitano di lui e del fatto che sia davvero un dio. La resa dei conti si avvicina sempre di più: Dioniso rischia di perdere tutto ciò che ha costruito…
Cristoforo Gorno, autore e divulgatore storico, dà voce al dio dei misteri in un romanzo appassionante tutto da scoprire: la verità, come insegna Dioniso, si nasconde nelle pieghe della follia, di cui solo lui conosce i segreti.

















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