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Notte europea dei Musei. Oltre duecento adesioni in Italia tra musei, complessi monumentali, parchi e siti archeologici statali al costo simbolico di 1 euro. Ecco alcune proposte da Cividale ad Agrigento, da Roma a Taranto

Sono più di 200 le adesioni dei luoghi della cultura statali in Italia alla “Notte europea dei Musei” che sabato 14 maggio 2022 si terrà in contemporanea in tutta Europa, con l’apertura serale straordinaria dei principali musei, complessi monumentali, parchi e siti archeologici statali al costo simbolico di un euro. Per accedere ai luoghi culturali statali non è più richiesto il possesso del green pass rafforzato, né di quello base, mentre l’utilizzo di mascherine chirurgiche è fortemente raccomandato. Il ministero della Cultura, guidato dal ministro Dario Franceschini, consiglia inoltre di consultare i siti dei musei e dei parchi archeologici prima di programmare la visita. Ecco qualche idea da Nord a Sud dell’Italia.

cividale_archeologico_notte-dei-musei_locandinaCominciamo da Cividale (Ud). Al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli sabato 14 maggio 2022 è un giorno speciale con laboratori rivolti a bambini e famiglie sul riuso di materiali per guardare ad un futuro sostenibile nel quale “anche i musei hanno il potere di fare la loro parte” (RIUSO 2.0 ore 16.00, a cura di AnthropoiXXI – Per prenotazioni: 335 1067518). E poi… il Museo sarà aperto al pubblico con orario prolungato fino alle 22. Biglietteria e bookshop chiuderanno alle 21.30. Alle 20.30 percorso guidato alla collezione longobarda: Cividale del Friuli. I luoghi del potere. Spunti per osservare la città con altri occhi (visita compresa nel biglietto di ingresso al prezzo simbolico di 1 euro). Prenotazione: MAN Cividale 0432 700700; museoarcheocividale@beniculturali.it

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Passeggiate serali al sepolcreto romano do Aquileia con l’archeologo Cristiano Tiussi (foto fondazione Aquileia)

Aquileia (Ud), dove sono previste “Passeggiate serali al Sepolcreto di Aquileia”, alle 21 (si ripeterà anche il 10 giugno 2022). Il direttore della Fondazione Aquileia, l’archeologo Cristiano Tiussi, accompagna alla scoperta dell’unico tratto di necropoli attualmente visitabile ad Aquileia risalente al I sec. d.C.. Max 25 posti disponibili, prenotazione obbligatoria su Eventbrite https://www.eventbrite.it/…/biglietti-passeggiata-con… L’unico tratto di necropoli attualmente visitabile ad Aquileia è costituito da cinque recinti funerari, che si disponevano su una strada secondaria in uscita dalla città. Di dimensioni variabili in lunghezza ma di eguale profondità, essi appartenevano ad altrettante famiglie aquileiesi (Stazia, anonima, Giulia, Trebia, Cestia). Sulla base dei monumenti ancor oggi visibili e delle tombe che vi sono state scavate (1940-1941), i recinti vennero utilizzati a partire dal I secolo d.C. Nel caso della quarta area funeraria, l’uso si protrasse almeno fino al IV-V secolo, come testimoniano svariati sarcofagi tardo-antichi, taluni collocati su pilastrini in mattoni per rendere l’idea della quota originaria di ritrovamento.

portogruaro_archeologico_notte-dei-musei-2022_locandinaPortogruaro (Ve). Sabato 14 maggio 2022 il museo nazionale Concordiese sarà straordinariamente aperto con orario prolungato fino alle 22.30 (ultimo ingresso ore 22), con biglietto simbolico di 1 euro. Alle 20.45 conferenza “Sotto scacco”- Dati archeologici e curiosità sugli scacchi più antichi d’Europa, a cura del direttore Federico Bonfanti.

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Tramonto al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

Altino (Ve). Il 14 maggio 2022, al museo Archeologico nazionale di Altino, dalle 19.30 alle 22.30, con un’apertura straordinaria e biglietto di ingresso a 1 euro. “Scopri il fascino della storia di Altino… anche al tramonto!”.

este_archeologico_notte-dei-musei-2022_locandinaEste (Pd).  Apertura straordinaria del museo nazionale Atestino dalle 19 alle 22.30, ingresso al Museo con biglietto simbolico di 1 euro. La biglietteria chiude alle 22. Alle 20.30, “ILIOUPERSIS. ARCHETIPI EPICI LETTURE EPICHE AL MUSEO. LA MORTE DI ACHILLE. Parole, gesti, oggetti, ovvero i segni della memoria” a cura di Alberto Camerotto, Giovanna Gambacurta, Luigi Sperti, Angela Ruta Serafini, Benedetta Prosdocimi. Si consiglia la prenotazione allo 0429.2085.

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L’ingresso al percorso espositivo “Argilla. Storie di vasi” alle Gallerie d’Italia di Vicenza (foto intesa sanpaolo)

Vicenza. Palazzo Leoni Montanari – Gallerie d’Italia di Intesa San Paolo propone l’ultimo fine settimana di visita alla mostra “Come saremo. L’Italia che ricostruisce”, con immagini fotografiche di positività della seconda metà del secolo scorso, dall’Archivio Publifoto di Intesa Sanpaolo. All’interno del percorso espositivo anche un itinerario musicale ispirato alle immagini in mostra. Sarà visitabile fino al 22 maggio, la mostra dedicata alla rivoluzionaria mappa a volo d’uccello del ‘500, Venezia, che impresa! La grande veduta prospettica di Jacopo de’ Barbari, accompagnata anche da un percorso di “paesaggi sonori” elaborato dagli studenti di musica elettronica e nuove tecnologie del Conservatorio Pedrollo di Vicenza. A disposizione anche l’itinerario espositivo “Argilla. Storie di vasi”, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Padova e “Vedere l’invisibile. Icone russe” dalla collezione di Intesa Sanpaolo, in dialogo con l’artista Valery Koshlyakov. In occasione della Notte dei Musei viene proposta l’originale iniziativa “Sul tetto dell’Olimpo”, un affascinante itinerario notturno dall’Ade al Monte degli Dei per scoprire le figure mitologiche che vegliano sul Palazzo (visita evento, ore 22 e ore 23). Durante la serata viene proposto alle famiglie il family lab “Tutti gli indizi in un vaso”: un invito a diventare detective per una notte per risolvere il mistero che avvolge la collezione di ceramiche antiche, andando a caccia di dettagli per scoprire tutte le verità nascoste in un vaso! (età consigliata 5-12 anni, ore 20.30 e ore 21).

verona_archeologico_notte-dei-musei-2022_locandinaVerona. Sabato 14 maggio 2022 il museo Archeologico nazionale di Verona aderisce con un’apertura straordinaria serale dalle 19.30 alle 22.30 al prezzo simbolico di 1 euro. Vengono proposte al pubblico visite guidate gratuite, a cura dello staff del museo, alle ore 19.30 e alle ore 21.00. Negli stessi orari vi sarà inoltre “Caccia all’oggetto”, attività didattica dedicata ai bambini a cura di SAP società archeologica srl. È gradita la prenotazione (tel. 346 5033652)

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Un rilievo egizio esposto al museo Egizio che fa parte del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

Firenze. Sabato 14 maggio 2022 il museo Archeologico nazionale di Firenze sarà aperto dalle 20 alle 23, con ingresso al costo simbolico di 1 euro. Direttore e curatori saranno presenti per rispondere a tutte le vostre domande e curiosità. All’ingresso sarà distribuito un libro game, con una storia a bivi di cui i visitatori saranno protagonisti.

arezzo_archeologico_notte-dei-musei-2022_locandinaArezzo. Sabato 14 maggio 2022 il museo Archeologico nazionale e anfiteatro romano di Arezzo sarà visitabile in via straordinaria dalle 20 alle 23 al costo simbolico di 1 euro. Nell’arco della serata sarà inoltre possibile partecipare a due iniziative speciali: alle 20.15 e alle 21.30 visite al cantiere di restauro degli affreschi con le storie di San Benedetto distaccati dalle pareti del chiostro durante la Seconda Guerra Mondiale a cura del direttore dei lavori, Paola Ilaria Mariotti, funzionario restauratore. Da pochi giorni sono infatti stati consegnati al museo Archeologico nazionale di Arezzo alcuni frammenti del ciclo pittorico che decorava un’ala del chiostro dell’antico monastero di Santa Maria di Monte Oliveto, che oggi è l’ingresso del Museo. Gli affreschi, secondo la testimonianza fondamentale di Giorgio Vasari, furono iniziati dal fiorentino Lorenzo di Bicci e terminati da Marco da Montepulciano, che firmò l’opera datandola al 24 aprile 1448. Il ciclo, raffigurante le Storie di San Benedetto, già seriamente danneggiato, fu quasi completamente distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale: dalla parete semi crollata del lato meridionale del chiostro adiacente alla Chiesa di San Bernardo, nel 1943 furono strappati alcuni frammenti, in parte chiaramente riconducibili a scene della vita del Santo, come la Tentazione di Benedetto, anche grazie al confronto con testimonianze fotografiche precedenti alla guerra. Restaurati immediatamente dopo il recupero, i frammenti furono brevemente esposti al museo d’Arte Medievale e Moderna, per poi essere collocati nei depositi della Soprintendenza locale. Dopo essere stati rintracciati in seguito ad un approfondimento degli studi sulla straordinaria storia dell’edificio del Museo archeologico, monastero medievale edificato sui resti dell’anfiteatro romano di Arezzo, gli affreschi sono stati consegnati dalla Soprintendenza alla Direzione regionale musei della Toscana con l’obiettivo di ricollocarli nel luogo di origine e di raccontarli al grande pubblico. Alle 21, presentazione del saggio dello storico Giorgio Franchetti “A tavola con gli Etruschi. Viaggio alla scoperta dei Rasenna attraverso il loro rapporto con il cibo”, con le musiche dal vivo e le danze del gruppo Phonomachoi, le ricostruzioni del gruppo storico Antichi popoli – Rievocazione etrusca, celtica, medievale e la degustazione gratuita di alcune pietanze elaborate dall’abile archeo-cuoca Cristina Conte, che ha collaborato al volume nella parte riservata alle ricette “all’etrusca”, accompagnate dal vino “etrusco” prodotto da Francesco Mondini in anfora sotterrata, processo che gli è valso un premio dell’UNESCO. Il volume è un viaggio nel passato alla scoperta degli antichissimi Rasenna osservandoli da un punto di vista inedito: quello del rapporto che ebbero con il cibo. Cosa mangiavano gli Etruschi? Come cucinavano gli alimenti? Quanto possiamo affidarci alle opere di autori greci e romani per ricostruire, anche solo parzialmente, abitudini e vita quotidiana di un popolo che non ha lasciato alcuno scritto su questo argomento? Per cercare di rispondere a queste e altre domande, l’autore ha messo a sistema le raffigurazioni dell’arte, specialmente quella pittorica funeraria, le fonti antiche che descrivono cibi e paesaggi, gli oggetti deposti nei corredi all’interno delle tombe e i reperti organici rinvenuti in contesti abitativi e funerari. Il tutto per cercare di fare luce su un aspetto sconosciuto di questa antica città e formulare delle ipotesi. Un viaggio davvero incredibile indietro nel tempo, per comprendere meccanismi sociali, antropologico-culturali e cultuali e riuscire a conoscere meglio questo affascinante e antichissimo popolo. L’ingresso al Museo per le visite autonome così come la partecipazione alle iniziative in programma sono consentiti fino a esaurimento posti. Prenotazione consigliata al 0575 21421 o a museoarcheologicoarezzo@gruppomosaico.com

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Il museo Archeologico nazionale e Teatro romano di Spoleto nella locandina con foto di Domenico Lanoce

Spoleto (Pg). Apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale e Teatro romano di Spoleto dalle 20 alle 23 al costo simbolico di 1 euro (ultimo ingresso alle 22). Sabato 14 maggio 2022 il Museo ospiterà il 2° itinerario di SPOLIA 5. “Bestiario post/atomico” un progetto che vede coinvolti vari musei, chiese ed istituti culturali del territorio spoletino, a cura di Franco Troiani. Partirà alle 19.30 l’itinerario dedicato ed ispirato ad animali dipinti e/o scolpiti presenti nelle opere e nei reperti della Rocca Albornoz, Casa Romana, palazzo Mauri e Museo archeologico e teatro romano, affiancati da opere di artisti contemporanei ispirate alle varie simbologie di bestiari antichi, medioevali e moderni all’interno di vetrine e percorsi espositivi. Visita guidata alle 21.30 “Animali fantastici nei reperti di Piazza d’Armi” a cura della direttrice Silvia Casciarri. A conclusione un drink offerto da “Amici in Arte” Installazioni di Bruno Ceccobelli, Emanuele De Donno, Stefano Di Stasio, Myriam Laplante, Luca Pucci. Tre sculture di Anonimo contemporaneo. “Artisti, artieri, libri, bestiari e documenti in via di definizione…”, letture di Elisa Cappelli. Video di Matteo Pompili “Viaggiatori sulla Flaminia in FrecciaBianca Ravenna-Spoleto-Roma” 2021. Video di Roberto De Simone “Premio Yves Klein” Ippodromo di Capannelle Roma 2010 (Fotofinish della corsa. Una corsa di galoppo “immateriale” in omaggio a Yves Klein, commentata dallo storico cronista Piero Celli).

roma_casal-dei-pazzi_notte-dei-musei_2022-locandinaRoma Capitale aderisce all’iniziativa aprendo straordinariamente al pubblico in orario serale, dalle 20 alle 2 (ultimo ingresso all’una), gli spazi del Sistema Musei di Roma Capitale. Con ingresso a 1 euro (salvo che non sia diversamente indicato) si può assistere a un ricco programma di eventi e spettacoli dal vivo selezionati tramite l’apposito avviso concorrenziale “Notte dei Musei 2022”. Tra i musei civici coinvolti: musei Capitolini, Centrale Montemartini, Mercati di Traiano – museo dei Fori imperiali, museo dell’Ara Pacis, museo di Scultura antica “Giovanni Barracco”, museo di Casal de’ Pazzi. In questi musei l’accesso è completamente gratuito per i possessori della MIC card. Ma la Notte dei Musei a Roma, è anche l’occasione per visitare moltissimi altri spazi della città che hanno deciso di aderire all’iniziativa come università, accademie italiane e straniere, ambasciate, Istituti di alta formazione, istituzioni e tanti luoghi della cultura e dell’intrattenimento eccezionalmente aperti in orario serale. Sono circa 80 spazi, diffusi sul territorio al cui interno prendono vita oltre 100 eventi, con più di 60 mostre pronte ad accogliere i visitatori.

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Allestimento con videomapping del dipinto murale con veduta di Gerusalemme sopra la Porta Triumphalis del Colosseo (foto PArCo)

Roma. Il parco archeologico del Colosseo aderisce con un’apertura straordinaria del Colosseo. Al costo simbolico di 1 euro si potrà visitare in anteprima il nuovo allestimento con videomapping del dipinto murale con veduta di Gerusalemme. Si inaugura infatti la nuova installazione multimediale che, di giorno e in occasione di visite serali, offrirà al pubblico un’esperienza multisensoriale che restituisce la visione e il racconto del dipinto di Gerusalemme, un’importante testimonianza di una fase di vita del Colosseo meno nota, ma più duratura rispetto a quella di epoca romana. Durante l’Impero dalla Porta Triumphalis dell’Anfiteatro Flavio entrava in scena il corteo di gladiatori e animali che in occasioni di giochi e spettacoli si esibivano sul piano dell’arena. Secoli dopo, e precisamente nel corso del XVII secolo, sull’arco di fondo di questa porta veniva realizzato uno straordinario dipinto murale raffigurante una veduta della città di Gerusalemme, collegandola idealmente a Roma. La visita prevede l’ingresso dal varco consueto, l’esperienza con il videomapping, breve passeggiata con affaccio sul belvedere occidentale e uscita. Il biglietto, non prenotabile, potrà essere acquistato in ordine di arrivo presso la biglietteria in piazza del Colosseo. L’accesso avverrà dall’ingresso riservato allo staff e il percorso di visita sarà limitato all’accesso all’ambiente del dipinto (durata della visita 20 minuti circa). Orario: dalle 20 alle 23 con ultimo ingresso alle 22.30 (slot orari di 50 ingressi ogni 15 minuti). Apertura biglietteria alle 19.45.

roma_notte-dei-musei-2022_ssabap_locandinaRoma. La Soprintendenza Speciale di Roma sabato 14 maggio 2022 apre al pubblico alcuni dei siti archeologici più suggestivi: Terme di Caracalla, Villa di Livia, Arco di Malborghetto, Mitreo Barberini, Area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme, Area archeologica Nuovo Mercato di Testaccio. Tutte le modalità di prenotazione a questo link https://bit.ly/3Lcf5t6. “Con queste aperture straordinarie confermiamo la volontà della Soprintendenza di impegnarsi a rendere il più possibile aperti al pubblico e fruibili i suoi gioielli archeologici”, ha dichiarato Daniela Porro soprintendente speciale di Roma. Il programma è articolato e offre diverse opportunità di visita dal centro alle periferie. 

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Veduta aerea del complesso delle Terme di Caracalla a Roma (foto Mibact)

Una passeggiata alle Terme di Caracalla. Tra le opere pubbliche che egli lasciò a Roma, vi furono le magnifiche Terme che portano il suo nome, la cui sala per i bagni caldi è costruita, secondo gli architetti, con una tecnica che non si può riprodurre con nessun tipo di imitazione. Così nella Historia Augusta si descrivono le magnifiche Terme di Caracalla. Queste sono uno dei complessi termali più grandi e meglio conservati dell’antichità, realizzate nella parte meridionale della città e inaugurate per iniziativa di Caracalla nel 216 d.C. La pianta rettangolare è tipica delle grandi terme imperiali e le imponenti strutture, articolate nei diversi ambienti, riescono ancora ad evocare la vita e le attività degli antichi frequentatori e suggeriscono il lusso che le caratterizzava. Le terme, infatti, non erano solo un edificio per il bagno, lo sport e la cura del corpo, ma anche un luogo per il passeggio e lo studio. Si entrava nel corpo centrale dell’edificio da quattro porte sulla facciata nord-orientale. Sull’asse centrale si possono osservare in sequenza il calidarium, il tepidarium, il frigidarium e la natatio. Ai lati di questo asse sono disposti simmetricamente altri ambienti attorno alle due palestre. Ancora oggi le distese dei mosaici, i resti delle vasche e della decorazione architettonica, conservata negli estesi sotterranei, suggeriscono chiaramente il programma decorativo originario che le rende uno dei gioielli di Roma antica. Per l’approvvigionamento idrico fu creato un ramo speciale dell’Aqua Marcia, l’Aqua Antoniniana.  Nella serata del 14 maggio 2022 sarà possibile accedere, senza prenotazione, dalle 19.30 alle 22.30, con quattro momenti di “orientamento alla visita” curati da Coopculture.

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Il modellino dell’Arco quadrifronte inglobato nel Medioevo in una chiesa fortificata, esposto nell’Antiquarium dell’Arco di Malborghetto (foto ssabap-roma)

Il sogno prima della battaglia. L’Arco di Malborghetto è legato all’imperatore Costantino in ricordo del suo sogno premonitore alla vigilia della battaglia contro Massenzio del 28 ottobre 312. Intorno ad esso, nei secoli, sorse un piccolo borgo e si perse la memoria dell’imperatore, poi ritrovata grazie a studi recenti della Soprintendenza.  Nell’Arco è situato un piccolo Museo contenente materiali provenienti dagli scavi nell’area di Roma Nord che sarà possibile vedere con visite libere sabato 14 maggio 2022 dalle 19.30 alle 22.30, ingresso gratuito senza prenotazione.

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Una stanza della Villa di Livia, sulla via Flaminia, riportata in luce dagli scavi della soprintendenza (foto ssabap-roma)

La prima villa imperiale. Sabato 14 maggio 2022 sarà aperta al pubblico dalle 18 alle 21 la Villa di Livia, l’elegante residenza suburbana realizzata nel 38 a. C. dall’imperatore Augusto e da sua moglie Livia Drusilla costituendo il primo esempio di villa imperiale. Eretta su un poderoso terrazzamento all’incrocio tra la Via Flaminia e la via Tiberina, è ricordata dagli autori antichi come ad Gallinas Albas. La villa si contraddistingue per l’alternarsi di numerose zone destinate al verde, predilette dalla coppia imperiale, e blocchi edilizi articolati in settori funzionali collegati tra loro da lunghi corridoi: il giardino grande con il boschetto di allori, il giardino piccolo di fronte alle stanze da letto (cubicula) di Augusto e Livia, il quartiere privato articolato attorno a un atrio, quello di rappresentanza prospiciente un peristilio, il quartiere degli ospiti, il complesso termale di età flavia ristrutturato in età severiana. Di particolare rilievo è il triclinio semipogeo affrescato con una pittura continua di giardino dalla valenza simbolica. Le numerose ristrutturazioni dimostrano che la villa visse almeno fino al V-VI secolo d. C. Dopo l’abbandono a partire dal Seicento l’area fu soggetta a spoliazioni per la ricerca di antichità. Il rinvenimento nel 1863 della statua di Augusto e della sala semipogea le diedero notorietà ma non le garantirono protezione. Soltanto dal 1982, con l’acquisizione statale della sommità della collina, la Villa è stata sottoposta a tutela e ad indagini archeologiche proseguite fino al 2010 che hanno restituito numerosi reperti conservati nel suo Antiquarium. Oggi Villa di Livia rappresenta uno degli esempi più importanti di villa imperiale, caratterizzata da pregevoli pitture e pavimenti in mosaico e opus sectile, costituendo un’oasi archeologica in una zona di Roma ormai urbanizzata e deteriorata. Le visite sono libere, gratuite e senza prenotazione.

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Mosaici pavimentali visibili nell’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma (foto ssabap-roma)

Una serata all’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme. Sabato 14 maggio 2022 dalle 19 alle 22 sarà aperta al pubblico l’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme che si attesta sul palazzo imperiale (“Ad Spem veterem”) di età severiana poi ampliato e da Costantino (“Sessorium”) e abitato soprattutto dalla madre Elena, di cui comprende al suo interno o appena oltre i suoi confini resti consistenti: aule monumentali, anche inglobate nella chiesa di S. Croce, il Circo Variano e l’Anfiteatro Castrense (edifici da spettacolo ad uso della famiglia imperiale e della corte), la basilica civile (per l’amministrazione della giustizia), le domus dei funzionari di corte. A far da sfondo l’Acquedotto Claudio e le Mura Aureliane. Le visite, due turni alle 19 e alle 20.30, a cura della responsabile dell’area, l’archeologa Simona Morretta, sono gratuite con prenotazione obbligatoria compilando l’apposito modulo – Posti esauriti.

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L’affresco con il dio Mitra all’interno del Mitreo Barberini a Roma (foto ssabap-roma)

Notte dei Musei al Mitreo Barberini. Nell’ambiente seminterrato della Palazzina Savorgnan di Brazzà, sede del Circolo Ufficiali delle Forze Armate d’Italia, si cela un luogo di culto sotterraneo, conosciuto come Mitreo Barberini. Tutto della sala sotterranea, con volta a botte e banchine laterali dove si distendevano i fedeli, richiama il culto mitraico particolarmente diffuso tra le legioni romane soprattutto nel medio e tardo impero. Il Mitreo è stato rinvenuto casualmente nel 1936 e presenta una complessa e rara decorazione ad affresco (sono solo tre gli affreschi mitraici nel mondo!) in cui si possono ammirare i segni dello zodiaco nella volta celeste, dieci quadretti che raccontano la nascita di Mitra nella caverna e le sue imprese e la scena centrale dell’uccisione rituale del toro. Il ciclo di affreschi è stato sottoposto a un accurato intervento di restauro seguito dalla Soprintendenza Speciale di Roma ed è tenuto costantemente sotto controllo. Le visite guidate a cura dell’archeologa Antonella Bonini sono con prenotazione obbligatoria compilando l’apposito modulo. Sono tre i turni di visita previsti alle 19, alle 20 e alle 21 – Posti esauriti.

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Anfore nell’area archeologica sotto il Nuovo Mercato Testaccio (foto ssabap-roma)

Notte al mercato. Apertura straordinaria in occasione della Notte dei Musei dell’area archeologica sottostante il Nuovo Mercato di Testaccio. Il sito archeologico scavato per la realizzazione del Nuovo Mercato Testaccio, ha restituito una sequenza continua di livelli di occupazione umana dall’inizio dell’era volgare ad oggi. In particolare sono stati individuati strati databili tra il I e il V secolo d.C. con i resti di strutture utilitarie (magazzini, discariche organizzate) che raccontano il paesaggio legato all’economia di Roma antica, l’area logistica della città alle spalle del porto fluviale. Il sito archeologico è stato scavato e conservato sotto il complesso del nuovo mercato del rione. Nella parte visitabile del sito archeologico si vedono i resti, risalenti alla prima età imperiale, di un sistema di ambienti coperti e cortili scoperti, con una viabilità di servizio che risultano peculiari per il materiale da costruzione utilizzato. Tutti i “muri” del sistema sono infatti realizzati con anfore svuotate e reimpiegate impilate le une sulle altre. Allo stato attuale questo sistema di ambienti è stato identificato, nel settore nordorientale come un’ampia area di discariche per materiale edilizio di reimpiego, costituito per la maggior parte da frammenti di anfore e materiale laterizio. Il percorso permette di visitare parte degli scavi che saranno a breve interessati da lavori di restauro e di allestimento espositivo. Le visite, a cura del responsabile del sito Renato Sebastiani, sono gratuite con prenotazione obbligatoria compilando l’apposito modulo. Tre i turni di visita previsti per un massimo di 25 partecipanti per turno alle 19, alle 20 e alle 21.

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Affresco con il dio Mitra all’interno del Mitreo di Marino (foto ssabap-roma)

Marino (Rm). Sabato 14 maggio 2022 sarà possibile visitare il Mitreo di Marino (Rm) di sera, dalle 19 alle 22, grazie alle visite guidate gratuite dei funzionari della Soprintendenza (visite guidate: ore 19.15 e 21.15, max 15 persone per volta. Posti esuriti). Le pitture del Mitreo di Marino, individuato casualmente nel corso di lavori edilizi nel Secondo Dopoguerra, rappresentano sicuramente uno degli episodi più rilevanti e suggestivi della pittura romana di epoca imperiale. L’ottimo stato di conservazione, miracoloso date le condizioni ambientali dell’edificio, ricavato in una cisterna scavata nel banco tufaceo al piede del rilievo su cui sorge il paese, consente di apprezzare in tutto il suo sviluppo il ciclo iconografico caratteristico del racconto salvifico della religione di origine persiana incentrata su Mitra, in cui il giovinetto, ispirato dal Sole compie il rito, allusivo alla fecondità, del sacrificio del toro (tauroctonia), alla presenza dei suoi alfieri Cautes e Cautopates e della Luna che pare ritrarsi di fronte alla rivelazione divina, mentre sui lati una serie di quadretti illustranti la teologia del Mitraismo, nonché di apprezzare l’altro livello artistico della pittura antica ancora a fine II secolo d.C., pure in un episodio senza dubbio secondario e marginale sia per dislocazione che per committenza. Proprio questo ultimo aspetto è illustrato dalle iscrizioni con i nomi dei donatori della decorazione e di altre sistemazioni dell’edificio, personaggi di modesta condizione sociale ma evidentemente facoltosi al punto di finanziare i lavori. Sulla pertinenza del monumento sono state avanzate diverse ipotesi, la più suggestiva quella secondo cui si doveva trattare del luogo di culto riservato agli operai e al personale delle vicine cave di peperino (lapis Albanus).

cagliari_archeologico_notte-dei-musei-2022_locandinaCagliari. Sabato 14 maggio 2022 il museo Archeologico nazionale di Cagliari si può visitare fino alle 23. Per la serata saranno esposti i giavellotti in ferro dal tempio di Antas (Fluminimaggiore) recentemente restaurati e ora nuovamente visibili al pubblico. I reperti votivi sono relativi alla fase punica del tempio dedicato al dio Sid e sono datati al IV-III sec. a.C. Dalle 20 l’ingresso al Museo avverrà al costo simbolico di 1 euro. La biglietteria chiuderà alle 22.

campi-flegrei_parco_notte-dei-musei-2022_locandinaCampi Flegrei (Na). Anche il Parco archeologico dei Campi Flegrei aderisce alla Notte Europea dei Musei. Sarà possibile, nella serata del 14 maggio 2022, accedere straordinariamente al museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia al costo simbolico di 1 euro. Per l’occasione verrà proiettato il cortometraggio originale “Partenopellade. Avventura da Cuma a Neapolis tra mito e realtà” che ha visto tra le location protagoniste anche il Parco archeologico di Cuma e la Piscina Mirabilis a Bacoli. Il corto è stato realizzato dai ragazzi di Marano di Napoli per il Piano Triennale delle Arti promosso dal ministero della Cultura, in collaborazione con il museo Archeologico di Napoli, il parco archeologico dei Campi Flegrei, l’istituto comprensivo statale ICS “Socrate-Mallardo” di Marano, l’associazione Musicon-l’oro, la proloco Marano Flegrea, e la Scuola Secondaria di primo grado “Massimo D’Azeglio” di Marano.

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L’Ermes a riposo, bronzo da Ercolano, conservato nella Collezione della Villa dei Papiri al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Luigi Spina)

Napoli. Sabato 14 maggio 2022 dalle 20 alle 23 (ultimo ingresso alle 22), il biglietto del museo Archeologico nazionale di Napoli avrà il costo simbolico di 1 euro. “I nostri tesori vi aspettano”, ricordano alla direzione. E stasera (e anche domenica) sarà possibile ammirare l’installazione “Mosaici di carta” di Caroline Peyron nella sala dell’Ercole Farnese.

ercolano_parco_notte-dei-musei_locandinaErcolano (Na). Il parco archeologico di Ercolano partecipa all’evento europeo con l’apertura straordinaria serale del percorso sotterraneo del Teatro Antico con tre turni di visita – alle 20.00, 21 e 22 – aperti per gruppi di massimo 10 persone per ciascun turno; la durata della visita sarà di circa 50 minuti. Il costo del biglietto sarà di 1 euro, salvo le gratuità previste dalla normativa. L’acquisto dei biglietti potrà avvenire on line al sito www.ticketone.it (prevendita 1,50 euro) e in biglietteria. La vendita per la visita al Teatro terminerà, sia on line, sia in biglietteria, alle 18 del 14 maggio 2022. I visitatori sono invitati a presentarsi all’ingresso del teatro, in corso Resina n. 187, con 10 minuti di anticipo rispetto all’orario di inizio della visita. Si ricorda che il percorso è dedicato solo a chi ha compiuto 18 anni. A causa del numero dei posti limitati si consiglia di programmare in anticipo l’acquisto del biglietto. Si ricorda inoltre che il costo del biglietto di accesso al Teatro Antico per le visite diurne rispetterà le consuete tariffe e che in occasione della Notte Europea dei Musei l’area archeologica non sarà visitabile.

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Visione notturna del tempio di Giove nel Foro di Pompei (foto parco archeologico di pompei)

Parco archeologico di Pompei. Sabato 14 maggio 2022, il sito di Pompei, la villa di Poppea ad Oplontis, il museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” presso la Reggia di Quisisana e la Villa Regina a Boscoreale, saranno aperti in via straordinaria dalle 20 alle 23 (chiusura biglietterie ore 22) con ingresso a 1 euro (gratuito a Boscoreale e per i minori di 18 anni in tutti i siti, come da normativa vigente).

pompei_antiquarium_notte_musei_2022_locandinaPompei. A Pompei, entrando da Porta Marina si potrà visitare l’area monumentale del Foro Civile – illuminata a cura di Enel Sole e con un accompagnamento sonoro di sottofondo – dove si affacciano tutti i principali edifici pubblici per l’amministrazione della città e della giustizia, per la gestione degli affari, per le attività commerciali, come i mercati, oltre ai principali luoghi di culto cittadino. Il percorso si conclude con la visita all’Antiquarium, edificio dell’’800 che ospita uno spazio museale dedicato all’esposizione permanente di reperti che illustrano la storia di Pompei. Uscita da Piazza Esedra.

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La villa di Poppea a Boscoreale, illuminata per le visite serali (foto cesare abbate)

Villa Regina a Boscoreale. Alla Villa Regina a Boscoreale sono previste 2 visite guidate (alle 20.30 e alle 21.30) a cura degli archeologi di Coopculture. La visita condurrà alla scoperta degli ambienti della Villa Regina, che costituisce un esempio tra i meglio conservati di fattoria rustica adibita alla produzione del vino, con i numerosi dolia interrati, usati per la conservazione del vino.

Reggia di Quisisana

Visite serali anche al museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia (foto Francesco Squeglia)

Museo Archeologico di Stabia Libero D’Orsi – Reggia di Quisisana. Passeggiata libera alla Reggia di Quisisana che ospita il Museo Archeologico “Libero D’Orsi” di Castellammare di Stabia, nuovo spazio museale dedicato all’esposizione di numerosi e prestigiosi reperti del territorio stabiano.

torre-annunziata_oplontis_notte_musei_2022_locandinaVilla di Poppea a Oplontis/Torre Annunziata. Ad Oplontis è prevista l’apertura della Villa di Poppea, tra i più splendidi esempi di villa dell’aristocrazia romana, attribuita a Poppea Sabina, moglie dell’imperatore Nerone. L’Archeoclub d’Italia APS – sede di Torre Annunziata “Mario Prosperi”, organizza per l’occasione “Musica e strumenti musicali presso gli antichi”, itinerario guidato nella villa con intermezzi musicali a cura degli studenti del Liceo Musicale Pitagora. Prenotazione consigliata all’indirizzo mirella.azzurro@gmail.com. Biglietti acquistabili presso i singoli siti (Pompei- Porta Marina, Oplontis e Museo D’Orsi) e/o on line sul sito www.ticketone.it (con prevendita di 1,50 euro).

paestum-velia_parco_notte-dei-musei-2022_locandinaPaestum e Velia (Sa). Per l’occasione il parco archeologico di Paestum e Velia organizza due visite guidate tematiche. A Paestum, il direttore Tiziana D’Angelo accompagnerà il pubblico in una visita nel Santuario meridionale sulle orme del Grand Tour, il viaggio di istruzione dei giovani benestanti di tutta Europa in Italia, intrapreso dalla fine del XVI secolo e per tutto il Settecento. Paestum fu una tappa obbligata nell’itinerario per approfondire gli studi classici: con i suoi tre templi dorici ancora ben conservati era possibile, infatti, ammirare la cultura greca, ma senza recarsi in Grecia. A Paestum e al Grand Tour si legano importanti nomi come Winkelmann che elaborò proprio qui la sua teoria sull’arte greca; Giovanni Battista Piranesi che fece dell’area archeologica il soggetto di superbe incisioni e Johann Wolfgang Goethe che credette di riconoscere nei templi dorici pestani la perfezione dell’arte classica. Per calarsi meglio nell’atmosfera settecentesca, le visite avverranno alla luce di piccole lanterne date ai visitatori per seguire il percorso di visita. A Velia, il vero protagonista delle visite tematiche sarà il porto antico e, in particolare, il rapporto che da sempre ha legato la città con il mare: dal mare arrivarono i Focei che fondarono la colonia di Elea; nel mare si sono concentrati gli interessi economici della comunità; grazie al mare si strinsero importanti relazioni e scambi di saperi. La visita tematica si concentrerà nella città bassa, ovvero nel quartiere a ridosso della spiaggia antica, e sarà a cura dell’archeologo Francesco Uliano Scelza. Anche qui la visita tematica avverrà con le lanterne per ripercorrere le tappe più importanti di questo binomio città- mare dalle origini fino all’età romana.

matera_museo-nazionale_notte-dei-musei_2022_locandinaMatera. Sabato 14 maggio 2022 il museo nazionale di Matera apre dalle 20 alle 23 (ultimo ingresso 22) con ingresso a 1 euro per tutti. A partire dalle 21, in collaborazione con l’associazione culturale ‘R. D’Ambrosio’, al museo Archeologico nazionale ‘Domenico Ridola’, nella sala dedicata alla sezione magnogreca e classica al primo piano, si esibirà il Quintetto di fiati Lucus. Un’occasione imperdibile per ripercorrere la storia del territorio e delle nostre radici, in cui l’eco del passato risuonerà in armonia con la musica, fondendosi in un’esperienza sensoriale davvero unica.

taranto_archeologico_notte-dei-musei_2022_locandinaTaranto. Sabato 14 maggio 2022 l’ingresso al museo Archeologico nazionale di Taranto costa 1 euro. Apertura serale straordinaria, dalle 20 alle 23 (con ultimo accesso alle 22.30). In programma numerose attività. Oltre alle visite in autonomia, sarà possibile ammirare da vicino i “Tesori mai visti dai depositi del MArTA” nella sala incontri del museo tarantino. Sarà l’archeologa Serena D’Alfonso dell’università di Bari ad accompagnare i visitatori alla scoperta delle “Storie di terracotta. Dall’archeologia della produzione al restauro archeologico”. L’operatore tecnico del laboratorio di restauro del MArTA, Mario Pazzano, invece condurrà i visitatori dietro le quinte del Museo svelando le tecniche che servono ad arrestare il degrado e a valorizzare le testimonianze provenienti dal passato. Nel Chiostro nel frattempo si potrà assistere al Workshop a cura degli operatori del mare tarantini. All’interno del progetto FISH&C.H.I.P.S. e in concomitanza con la mostra figitale su “Taras e i doni del mare”, al MArTA la Cooperativa dei mitilicoltori aderenti alla ConfCommercio di Taranto, presieduta da Luciano Carriero, terrà laboratori sulle attività di pesca e mitilicoltura di Taranto. Sarà anche possibile visitare le tre mostre temporanee in corso: quella di arte contemporanea dell’artista Federico Gori, dal titolo “L’Età dell’Oro”, la mostra fi-gitale “Taras e i doni del mare”, e la mostra “Taras e Vatl”.

reggio-calabria_archeologico_notte-dei-musei_2022_locandinaReggio Calabria. Per l’occasione il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria ha previsto una serie di iniziative culturali per rendere più suggestiva la visita dopo il tramonto, un primo assaggio delle attese Notti d’Estate al MArRC. A partire dai percorsi guidati di visita museale “Nottetempo. Aree sacre e rituali nel mondo greco”, programmati alle 21 e alle 21.30, e offerti gratuitamente al pubblico. “Sarà un viaggio emozionante, volto alla scoperta di antichi santuari atipici“, spiega il direttore del Museo, Carmelo Malacrino. “Si tratta degli spazi sacri entro cui si svolgevano alcuni riti notturni, che saranno presentati attraverso una accurata selezione di straordinari reperti: dall’area sacra di Griso Laboccetta a Reggio Calabria, fino al santuario locrese della Mannella e a quello di loc. Calderazzo a Rosarno. Ringrazio le dott.sse Roberta Eliodoro e Cristiana La Serra, collaboratrici ai Servizi Educativi del Museo, e il funzionario archeologo Daniela Costanzo che coordina l’iniziativa”. I percorsi, di circa 1 ora (inclusa una visita finale ai Bronzi di Riace e di Porticello), saranno aperti a un massimo di 20 partecipanti, con ritrovo in piazza Paolo Orsi, atrio del MArRC. Per partecipare è necessario inviare una mail a man-rc.didattica@beniculturali.it. “Alle 20.30 apriremo eccezionalmente al pubblico la magnifica terrazza affacciata sullo Stretto”, spiega ancora Malacrino. “Grazie alla preziosa collaborazione con il Planetario “Pythagoras”, guidato dalla prof.ssa Angela Misiano, sarà possibile ammirare la volta celeste con i telescopi e gli strumenti astronomici”. Per la professoressa Misiano: “Condizioni luminose permettendo, data la presenza della Luna in fase quasi piena, si potranno vedere l’ammasso globulare M13 nella costellazione dell’Ercole e la stella doppia Algieba, della costellazione del Leone”. E poi la magnifica collezione di circa 50 capolavori vascolari, giunti appositamente dal bellissimo museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia, per la mostra “Il vaso sui vasi”, inaugurata il 12 maggio 2022 al Livello E del MArRC. Al museo si accede senza prenotazione ed è fortemente raccomandato l’uso della mascherina chirurgica.

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Valle dei Templi ad Agrigento: il Tempio della Concordia al chiaro di luna (foto dario giannobile)

Sicilia. Sabato 14 maggio 2022 nuova straordinaria opportunità di visitare i beni culturali siciliani con il biglietto d’ingresso al prezzo simbolico di 1 euro. A partire dalle 19 e fino alle 23 (in alcuni siti alle 24) sarà possibile visitare, quindi, i principali musei regionali della Sicilia, molti dei quali, per l’occasione, proporranno visite guidate e allestimenti particolari. Per celebrare la serata, molti dei musei siciliani hanno programmato iniziative speciali. In particolare si segnalano:

Agrigento. Il museo Archeologico Griffo di Agrigento sarà aperto dalle 19 alle 22 con il seguente programma: alle 19, nel giardino del Museo concerto della U.S. Naval Forces Europe and Africa Band; alle 20 e alle 20.45, visita guidata all’itinerario tematico “L’etica della guerra nel mondo greco antico, alle 20.30 e alle 21.45, nella Sala Zeus, Gaetano Aronica legge “Omero, Iliade” di Alessandro Baricco.

Catania. In provincia di Catania aperti dalle 20 alle 22: il museo di Adrano e le Mura Dionigiane. Il museo della Ceramica di Caltagirone sarà visitabile dalle 18.30 alle 21.

Enna. Il parco archeologico di Piazza Armerina e della Villa Romana del Casale propone la visita della Villa Romana, del museo di Palazzo Trigona ad Aidone e del museo regionale di Aidone. Inoltre, alle Terme della Villa del Casale alle 21 si terrà una conversazione per illustrare il mosaico pavimentale del Tepidarium con resti di scena di ludi, tra cui la corsa con le fiaccole. La conversazione sarà tenuta dal prof. Paolo Barresi dell’università Kore di Enna e dal dott. Rosario Patanè, responsabile delle attività di valorizzazione del Parco archeologico.

Messina. Al MuMe – Museo Interdisciplinare di Messina (apertura dalle 20 alle 24) sarà allestita una piccola sezione espositiva e didascalica del culto mariano della Lettera, patrona di Messina, la cui festività ricorre il 3 giugno. Alle opere già esposte nel circuito museale del primo piano si aggiungerà una trascrizione in cinese del XVII secolo della lettera della Madonna ai messinesi (42 d.C.) e alcune opere artistiche tra cui due Cartagloria del XVII secolo in argento bulinato e sbalzato. Durante la serata le guide turistiche della provincia di Messina effettueranno visite guidate approfondite con gratuità per i giovani fino a 18 anni di età. Sempre in provincia di Messina aperto (dalle 20 alle 24) il parco archeologico di Tindari dove sarà possibile visitare: l’Antiquarium di Milazzo, a Tusa l’area archeologica di Halaesa Arconidea limitatamente all’Antiquarium, al Lapidarium e alla Chiesa di Santa Maria delle Palate. A Patti negli stessi orari aperta l’area archeologica e l’Antiquarium di Tindari e la Villa romana. A Capo d’Orlando ingresso libero dalle 20 alle 24 per l’area archeologica di Bagnoli. A Taormina, dalle 20 alle 23 sarà aperto il Teatro Antico e a Giardini Naxos apertura, sempre dalle 20 alle 23, per il museo Archeologico. Nell’Isola di Lipari il museo Archeologico Eoliano Bernabò Brea resterà aperto alle visite dalle 20 alle 23.

Palermo. Al museo Archeologico regionale A. Salinas apertura fino a mezzanotte. Con un sovrapprezzo è possibile prenotare la visita guidata alla collezione del Museo e alla statua di Athena, proveniente dal museo dell’Acropoli di Atene, e gustare un calice di vino. Richieste dirette al personale di Coopculture. Al museo regionale di Palazzo Abatellis apertura dalle 20 alle 24: Notturno a Palazzo Abatellis “Umanità del MedioEvo nel Trionfo della Morte” e “Umanità del Rinascimento in Laurana e Gagini”. Palazzo Mirto resterà aperto, sempre dalle 20 alle 24, con “L’arte di ricevere nei saloni di primo piano” e “L’arte di vivere il quotidiano negli ambienti del secondo piano.

Ragusa. Aperto dalle19 alle 22 il Convento della Croce a Scicli.

Siracusa. Alla Galleria regionale di Palazzo Bellomo in mostra “Le figure del presepe” in collaborazione con il Liceo artistico Gagini di Siracusa. Aperti anche l’Ipogeo di Piazza Duomo (dalle 20 alle 24) e il museo Archeologico Paolo Orsi (dalle 19 alle 23). Aperto anche il Castello Maniace (dalle 20 alle 24) dove, nella Sala Ipostila, si potrà ammirare la mostra “Passi” di Alfredo Pirri. A Palazzolo Acreide dalle 19 alle 23 si può visitare Palazzo Cappellani. A Lentini, dalle 16 alle 22, visitabile con un euro l’area archeologica di Monte San Basilio – San Mauro e il parco archeologico di Leontinoi che resterà aperto fino alle 22.00

Trapani. L’area monumentale del parco archeologico di Selinunte resta aperta dalle 19 alle 24. Stesso orario per il Museo del Satiro che si trova nella chiesa di S. Egidio a Mazara del Vallo. Al parco archeologico di Segesta apertura straordinaria dalle 20 alle 24. A Marsala restano aperti 19.30 alle 22.30 il parco archeologico Lilibeo e il museo Archeologico di Baglio Anselmi.

Verona. Al museo di Storia naturale presentazione del libro “Vivere tra terra e acqua. Dalle palafitte preistoriche a Venezia”, catalogo della mostra in corso a Palazzo Mocenigo a Venezia in concomitanza con le celebrazioni per i 1600 Anni di Venezia e con il decennale dell’iscrizione nella lista dell’Unesco del sito seriale transnazionale “Siti Palafitticoli Preistorici dell’Arco Alpino”. Prenotazione obbligatoria e Green Pass

Locandina dell’incontro di presentazione del catalogo “Vivere tra terra e acqua” al museo di Storia naturale di Verona

È un suggestivo viaggio nel tempo, in due tappe, quello proposto, il 28 settembre 2021, alle 16, al museo di Storia Naturale di Verona, da Federica Gonzato, direttore del museo Archeologico nazionale di Verona e del museo nazionale Atestino di Este che, al museo di Storia Naturale di Verona, presenterà il volume “Vivere tra terra e acqua. Dalle palafitte preistoriche a Venezia”, catalogo della mostra in corso sino al 31 ottobre 2021 nella città lagunare, a Palazzo Corner Mocenigo. venezia-1600_logo1600 anni fa prendeva forma la città di Venezia, innalzata su una fitta rete di pali infissi nel terreno limoso della Lagunaunesco_siti-palafitticoli-preistorici-dell-arco-alpino_logo. Più di due millenni prima, lungo l’intero Arco Alpino, le popolazioni dell’Età del Bronzo innalzavano su pali i loro piccoli agglomerati “urbani”, di cui il Museo di Storia Naturale conserva ampia testimonianza. Dieci anni fa, l’UNESCO riconosceva i Siti Preistorici Palafitticoli dell’Arco Alpino come Patrimonio dell’Umanità. Analogo riconoscimento la città di Venezia lo aveva ottenuto nel 1987. Due “storie di pali”, lontane secoli e secoli di storia, ma vicine geograficamente e strutturalmente, che documentano come l’ingegno dell’uomo abbia saputo affrontare la sfida di vivere in un ambiente naturale tra terra e acqua. Prenotazione obbligatoria: segreteria didattica dei Musei Civici di Verona Cooperativa Le Macchine Celibi, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16, tel. 045 8036353 – 045 597140; segreteriadidattica@comune.verona.it (entro le 13 del 28 settembre 2021). Ingresso consentito con Green Pass e mascherina

Tracce di palafitte conservate sotto la superficie dell’acqua (foto comando regionale guardia di finanza)

La mostra a Venezia. Fino al 31 ottobre 2021 in Palazzo Corner Mocenigo, a Venezia, questa doppia storia è riunita nella mostra “Vivere tra terra e acqua. Dalle palafitte preistoriche a Venezia”, promossa dalla direzione regionale Musei del Veneto del ministero della Cultura e dal Comando Regionale Veneto della Guardia di Finanza, che ha la propria sede nel nobile palazzo. Alla mostra hanno attivamente collaborato anche la soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza e il museo di Storia Naturale di Verona.

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Ricerche archeologiche subacquee nelle acque del laghetto del Frassino vicino a Peschiera (foto drm-veneto)

Sono stati proprio gli insediamenti palafitticoli a creare l’occasione per il coinvolgimento del museo di Storia Naturale di Verona, che raccoglie i rinvenimenti avvenuti nelle palafitte del Veronese sin dalla metà dell’Ottocento e ha rivestito nel Novecento un ruolo chiave nella ricerca degli insediamenti palafitticoli dell’Italia settentrionale. Tra le importanti e ricche collezioni di reperti da numerosi siti palafitticoli del Veneto e della Lombardia occidentale che ospita nei suoi depositi e nelle vetrine dell’esposizione, ci sono quelli dell’insediamento di Tombola di Cerea, uno dei siti palafitticoli iscritti nella lista dell’UNESCO (vedi Venezia. Nel 1600 anniversario della fondazione di Venezia e nel decennale del sito Unesco “Siti preistorici palafitticoli dell’arco alpino”, apre a Palazzo Corner Mocenigo la mostra “Vivere tra terra e acqua” – Dalle palafitte preistoriche a Venezia” che avvicina la storia di Venezia e la cultura degli insediamenti palafitticoli | archeologiavocidalpassato).

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Oggetti in mostra a Venezia nell’esposizione “Vivere tra terra e acqua” (foto pm-veneto)

I reperti del museo di Storia Naturale in mostra a Venezia. Tra le opere scelte per raccontare gli aspetti salienti della vita in palafitta nella mostra veneziana ci sono 27 reperti provenienti dalle collezioni della Sezione di Preistoria del Museo di Storia Naturale: in particolare un gruppo di reperti di proprietà civica è presente nella sezione “Scambi, commerci, contatti” della mostra allestita a Palazzo Corner Mocenigo e dimostra che, ben prima di Venezia, gli scambi su lunghe distanze abbiano antecedenti già tra III e II millennio a.C. Altri oggetti preistorici delle collezioni veronesi, legati alla tessitura, sono stati selezionati per l’esposizione nella sezione “Costumi e mode nei secoli”.

La mappa delle palafitte censite nel sito Unesco “Siti preistorici palafitticoli dell’arco alpino” (foto mic-unesco)
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Copertina del catalogo della mostra “Vivere tra terra e acqua. Dalle palafitte preistoriche a Venezia”

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L’archeologa Federica Gonzato

Il volume “’Vivere tra terra e acqua. Dalle palafitte preistoriche a Venezia” sarà presentato al museo di Storia Naturale dai suoi curatori, Federica Gonzato e Ivan Toluzzo, che illustreranno il grande tema del costruire in ambienti umidi, utilizzando il legno come principale materiale, e il ruolo della Guardia di Finanza nella tutela del patrimonio culturale. Attingendo alle più avanzate ricerche internazionali, Federica Gonzato (funzionario archeologo presso la direzione regionale Musei Veneto, direttore del museo Archeologico nazionale di Verona e direttore del museo nazionale Atestino di Este) illustrerà il mondo palafitticolo e, in particolare, quello dei Siti Palafitticoli Preistorici dell’Arco Alpino riconosciuti dall’Unesco. Sono ben 111, localizzati sulle Alpi o nelle immediate vicinanze. Si trovano in Svizzera, Austria, Francia, Germania, Italia e Slovenia. Di questi ben 19 si trovano in Italia, di cui 4 in Veneto: Peschiera del Garda-Belvedere; Peschiera del Garda-Frassino; Arquà Petrarca-Laghetto della Costa e Cerea-Tombola. Una selezione di materiali da quest’ultimo sito è tuttora esposta nella sala di Preistoria del museo di Storia Naturale, frutto delle ricerche condotte negli anni ’50 del secolo scorso dall’allora direttore Francesco Zorzi. Le ricerche condotte nei siti palafitticoli alpini, in Italia e negli altri paesi coinvolti (Svizzera, Francia, Germania, Austria e Slovenia) hanno permesso agli specialisti di ricostruire, come in nessun’altra regione del mondo, la vita nelle società di agricoltori e allevatori degli ultimi cinque millenni a.C. In parallelo, il volume e la mostra analizzano la nascita “su pali” di Venezia. In questo caso i pali vennero infissi per rendere stabile la superficie su cui innalzare palazzi, chiese e case.

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Ivan Toluzzo, tenente colonnello Ufficiale di Stato Maggiore presso il Comando Regionale della Guardia di Finanza di Venezia

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L’archeologa Nicoletta Martinelli

Ivan Toluzzo (tenente colonnello Ufficiale di Stato Maggiore presso il Comando Regionale della Guardia di Finanza di Venezia e referente per il coordinamento delle iniziative congiunte tra il Corpo della Guardia di Finanza e la direzione regionale Musei del Veneto) tratterà delle attività di tutela del patrimonio della Guardia di Finanza attraverso il Comando Regionale Veneto, ma anche dell’attività di valorizzazione e condivisione del patrimonio culturale di cui è detentrice, col supporto del Museo Storico del Corpo, intrapresa dal 2012 con l’organizzazione di mostre tematiche, la partecipazione alla realizzazione di pubblicazioni e con l’opera di conservazione, recupero e valorizzazione architettonica delle proprie sedi in Laguna. Illustrerà, inoltre, il protocollo di intesa sottoscritto nel febbraio 2021 con la direzione regionale Musei del Veneto, che intende rafforzare la dialettica tra istituzioni pubbliche per la promozione della cultura. Infine Nicoletta Martinelli del museo di Storia Naturale illustrerà brevemente i reperti della sezione di Preistoria selezionati per l’allestimento della mostra veneziana.

All’Archeologico prima visita guidata alla mostra “Adria anche dopo i tempi romani” oggi parte integrante del percorso museale. E da sabato novità ai musei di Adria, Fratta Polesine ed Este: visita guidata con la nuova app “Attenti al lupo!” per un percorso multimediale immersivo, fatto di video e realtà aumentata

La locandina per la visita guidata alla mostra “Adria anche dopo i tempi romani” al museo Archeologico nazionale di Adria

In occasione dei 200 anni dalla nascita di Francesco Antonio Bocchi, giovedì 20 maggio 2021, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Adria, la prima visita guidata, a cura di Sandra Bedetti, alla mostra “Adria anche dopo i tempi romani”. La mostra, che risale al 2018, è diventata ormai parte integrante dell’allestimento del museo, venendo a colmare un periodo della storia adriese, quello rinascimentale, poco trattato. La visita guidata è gratuita con il biglietto di ingresso al museo. Ingresso gratuito per i possessori di abbonamento. Prenotazione obbligatoria allo 042621612.

Un prezioso piatto rinascimentale della collezione Bocchi in mostra ad Adria (foto pm-veneto)

La storia di Adria non si ferma al mondo Antico, come già aveva acutamente osservato nell’Ottocento Francesco Antonio Bocchi, il “padre” dell’archeologia adriese: “…L’arte figulina durò in Adria anche dopo i tempi romani. Non è quindi un caso se proprio al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro), un po’ per rendere omaggio alla famiglia Bocchi, un po’ per restituire per la prima volta alla città di Adria un pezzo dimenticato della sua storia, nel dicembre 2017, sia stata inaugurata la mostra (oggi come detto parte integrante del percorso museale) “…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi”, su ideazione e coordinamento di Alberta Facchi e Antonio Giolo, e curata dall’archeologa Sandra Bedetti e da Luca Doria, giovane studente dell’ateneo patavino che ha compiuto un lungo tirocinio per l’inventariazione e la ricerca del materiale e il riscontro dei pezzi con l’inventario originale redatto da F. A. Bocchi (vedi “…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi”: dai magazzini del museo Archeologico nazionale di Adria per la prima volta esposte in mostra le preziose ceramiche del XVI secolo. Con l’occasione si lancia il restauro di una “pianella” (sandalo rinascimentale veneziano ad alto tacco) da finanziare con l’Art Bonus | archeologiavocidalpassato).

Sabato 22 maggio 2021, al museo Archeologico nazionale di Adria, al museo nazionale Atestino di Este, e al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine arriva la novità: “Attenti al lupo”! Dal 22 maggio infatti il museo si potrà visitare con una nuova narrazione, quella ideata – sulla base della leggenda narrata dallo storico Strabone – da Talea Teatro e TOP-Teatri Off Padova. L’orma di un lupo diventa la chiave di accesso per un percorso multimediale immersivo, fatto di video e realtà aumentata, che mette in relazione i tre musei. Il percorso di visita, attivabile tramite la app di Museum Alive (disponibile gratuitamente per Android e iOS), viene presentato sabato 22 maggio, alle 11.30, con ingresso solo su invito. Nel pomeriggio, seguiranno due visite alle 15.30 e 16.30: due turni di visita guidata all’uso della App da parte del gruppo teatrale Talea Teatro. Prenotazione obbligatoria (max 12 persone). Ingresso a pagamento, ad eccezione dei possessori di abbonamento. Tutte le attività si svolgono nel rispetto della normativa anti Covid.

Este. Riapre il 27 aprile il museo nazionale Atestino, la “casa dei Veneti antichi”. Disponibile il biglietto famiglia e l’abbonamento myATESTINO

L’ingresso della cinquecentesca Villa Mocenigo a Este che ospita il museo nazionale Atestino (foto drm-veneto)
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La cosiddetta Dea di Caldevigo, bronzetto votivo al museo nazionale Atestino di Este (foto museo atestino)

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Al museo nazionale Atestino di Este disponibile l’abbonamento annuale myATESTINO

È la “casa dei Veneti antichi” con i suoi 65mila reperti riferibili in gran parte all’antica città di Este: è il museo nazionale Atestino di Este, ospitato nella cinquecentesca villa Mocenigo, che ospita i materiali archeologici più rappresentativi della cultura dei Veneti antichi, vissuti nel Veneto durante tutto il I millennio a.C., i quali descrivono l’evoluzione di un’antica civiltà italica dedita a floride attività artigianali e mercantili. Mentre la sezione romana illustra la trasformazione della città di Ateste, tra il I secolo a. C. e il II secolo d. C.. Una piccola sezione infine è dedicata alla ceramica medievale, rinascimentale e moderna. Il museo nazionale Atestino martedì 27 aprile 2021 riapre al pubblico con i seguenti orari: da martedì a venerdì dalle 8.30 alle 19.30 (chiusura biglietteria alle 19). Nei giorni festivi e il sabato il Museo aprirà su prenotazione (anche con preavviso minimo per la verifica della disponibilità). A partire da sabato 15 maggio aprirà dalle 8.30 alle 19.30 (chiusura biglietteria alle 19). Domenica dalle 14.30 alle 19.30 (chiusura biglietteria alle 19). Biglietto d’ingresso: intero 5 euro; ridotto 2 euro per i cittadini dell’Unione Europea dai 18 ai 25 anni; l’ingresso è gratuito per i cittadini dell’Unione Europea, di età inferiore ai 18 anni (visitatori con meno di 12 anni debbono essere accompagnati). Per ulteriori agevolazioni consultare il sito https://www.beniculturali.it/agevolazioni. Biglietto famiglia: disponibile dal 1° marzo 2021, il biglietto famiglia è pensato per una coppia di adulti con minori al seguito. Il costo è di 4 euro per ogni adulto. Disponibile dal 1° marzo 2021 anche la museum card myATESTINO che, al prezzo di 15 euro, consentirà al visitatore di avere accesso illimitato, per un anno, al Museo e a tutte le iniziative organizzate in esso. Consente al titolare di accedere a mostre temporanee, ad iniziative che non prevedano un ingresso specifico e di usufruire di una apposita scontistica sugli acquisti effettuati nel bookshop del museo. Sarà possibile acquistare myATESTINO alla biglietteria del museo, è nominale e non cedibile, e ha validità di un anno dal giorno in cui è stata emessa.

Al museo nazionale Atestino di Este dal 1° marzo disponibile l’abbonamento myATESTINO e il biglietto famiglia

Al museo nazionale Atestino di Este disponibile l’abbonamento annuale myATESTINO

Dal 1° marzo 2021 sarà disponibile “myATESTINO”, la museum card del museo nazionale Atestino di Este che, al prezzo di 15 euro, consentirà al visitatore di avere accesso illimitato, per un anno, al Museo e a tutte le iniziative organizzate in esso. L’abbonamento nasce dalla volontà di offrire differenti ed ulteriori modalità di fruizione non solo della prestigiosa collezione museale, ma anche una più agevole partecipazione alle attività di valorizzazione e didattica  proposte periodicamente al pubblico. Sarà possibile acquistare “myATESTINO” alla biglietteria del museo nazionale Atestino; è nominale, non cedibile e ha validità di un anno dal giorno in cui è stato emesso. Consente al visitatore di accedere a mostre temporanee e iniziative che non prevedano un ingresso specifico. Il titolare della card potrà anche usufruire di una speciale scontistica sugli acquisti effettuati al bookshop del museo. Sempre dal 1° marzo 2021 sarà possibile acquistare al museo nazionale Atestino un “biglietto famiglia”, pensato per una coppia di adulti con minori al seguito, al costo di 4 euro per ogni adulto.

Avete da 6 a 14 anni? Nove musei archeologici tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia vi invitano al concorso “Instrumenta Design Junior 2020 – L’antico ispira il contemporaneo!”: immaginare un oggetto contemporaneo di uso quotidiano – spiegato in un video – dopo aver “intervistato” reperti antichi esposti in museo

La locandina del concorso “Instrumenta Design Junior 2020 – L’antico ispira il contemporaneo!”

Nove musei archeologici tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia invitano i loro giovani amici a partecipare al concorso “Instrumenta Design Junior 2020 – L’antico ispira il contemporaneo!”. L’iniziativa è rivolta a chi ha tra i 6 e i 14 anni (si può partecipare da soli, con i genitori o gli insegnanti e la classe) e vede coinvolti i musei archeologici di Este, Padova, Adria, Fratta Polesine, Venezia, Altino, Portogruaro, Caorle e Aquileia. Ogni museo ha individuato tre reperti antichi da “intervistare” per saperne di più e per stimolare la creatività dei giovani designer, invitati ad immaginare un oggetto contemporaneo di uso quotidiano. Vuoi conoscere i musei coinvolti? Vuoi scoprire quali reperti sono stati scelti? Guarda i video preparati dai singoli musei:

Entro il 15 giugno 2020 i partecipanti dovranno realizzare un video di massimo 3 minuti in cui spiegano il loro progetto (attenzione! il volto dei partecipanti non deve essere visibile) ed inviarlo all’indirizzo instrumentajunior@gmail.com. Gli elaborati verranno presentati dal 3 all’11 ottobre 2020 nei musei e rimarranno consultabili in rete fino al 31 maggio 2021. Si può consultare il sito alla pagina https://www.studiodarcheologia.it/musei/instrumenta-design-junior/ per scaricare regolamento, materiali e video. Per ulteriori informazioni lo Studio D – Archeologia Didattica Museologia invita a scrivere una email all’indirizzo dedicato instrumentajunior@gmail.com: “Aspettiamo con curiosità i vostri progetti!”.

#iorestoacasa. “La produzione del vetro nel Nord Italia dall’età del Bronzo al Medioevo”: col progetto “Sleeping beauty” viaggio tra le raccolte dei musei archeologici di Fratta Polesine, Adria, Este, Altino, Venezia, Concordia, Aquileia e Cividale del Friuli alla scoperta dei vetri antichi. Una storia lunga più di duemila anni

Il progetto “Sleeping Beauty” del Mibact

Il progetto del ministero per i Beni e le attività culturali e il Turismo è del 2015. Si chiama “Sleeping Beauty” e si propone di far riemergere il grande patrimonio storico-artistico conservato nei musei italiani. In questo contesto e in tempo di emergenza da coronavirus, la Direzione generale Musei propone un video “La produzione del vetro nel Nord Italia dall’età del Bronzo al Medioevo” che illustra il progetto sui vetri antichi dell’Alto Adriatico, dove fondamentali sono le raccolte dei musei Archeologici nazionali del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, da Adria a Fratta Polesine, da Este ad Altino, da Venezia a Concordia, da Aquileia a Cividale del Friuli. Una storia lunga più di duemila anni. “Nei magazzini dei musei spesso si conservano oggetti poco studiati o mai valorizzati”, spiega l’archeologo Enrico Giannichedda. “Guardare a questi oggetti con l’ottica dell’archeologia della produzione significa chiedersi non solo come sono stati prodotti, ma anche quale era il sapere tecnico degli artigiani, quali erano i rapporti sociali tra artigiani e consumatori, come gli oggetti erano utilizzati. E quindi anche come sono arrivati in museo”.

Il tesoretto al museo archeologico di Fratta Polesine

L’età del Bronzo finale: la prima produzione di vetro in Europa (XII-X sec. a.C.). I ritrovamenti, frutto di quasi 40 anni di ricerche in Polesine, forniscono informazioni straordinarie sull’inizio della produzione del vetro in Europa. Testimonianza dei villaggi che popolavano l’antico fiume Po come Frattesina sono i crogioli con residui di lavorazione del vetro e migliaia di perle di vetro custoditi dal museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, nelle barchesse di villa Badoer progettata da Andrea Palladio.

La famosa vetrina dei vetri antichi al museo Archeologico nazionale di Adria

L’età preromana: i veneti e gli etruschi (VII – II sec. a.C.). La fondazione delle città di Este e Adria, la presenza etrusca e l’influenza greca consentono di comprendere chiaramente la presenza di materiali importati e nuove produzioni locali. Un periodo caratterizzato da un forte dinamismo delle antiche popolazioni venete, celte ed etrusche. Nei musei Archeologici nazionali di Adria e di Este si possono ammirare preziosi oggetti di vetro utilizzati nei rituali funebri.

Pisside in pasta vitrea di età augustea conservata al Man di Aquileia (foto di Alessandra Chemollo)

Il periodo romano: l’età della fioritura (I sec. a.C. – IV sec. d.C.). Lo sviluppo del commercio in tutto il Mediterraneo aumentò durante il periodo romano. La produzione del vetro in questo momento raggiunge esiti altissimi come testimoniano le collezioni di Adria, Altino, Aquileia, Concordia Sagittaria e Cividale del Friuli. La soffiatura del vetro è una tecnica che si afferma a partire dall’età augustea e diviene lo standard universale di trasformazione del vetro. Aquileia è l’esempio più completo di città romana nell’ambito del Mediterraneo, patrimonio dell’Umanità. Nel museo Archeologico nazionale di Aquileia è conservata una delle collezioni più importanti di vetri romani riferiti alla tecnologia antica: contenitori, piccole bottiglie di profumo come urne cinerarie si combinano con materiali di lusso come il vetro cameo a mosaico e a fascia d’oro. Il museo Archeologico nazionale di Altino e il museo Archeologico nazionale di Venezia presentano straordinari vetri a mosaico. Questo tipo di lavorazione ha segnato il successo per un’industria creativa che ancora oggi è un marchio di eccellenza di Venezia e Murano.

Corno potorio longobardo proveniente dal museo Archeologico nazionale di Cividale

L’Alto Medioevo (VI – VII sec. d.C.). La produzione del vetro non si fermò nemmeno durante il periodo critico dell’Alto Medioevo. Collane di perle di vetro, piccole bottiglie, e calici ritrovati nelle tombe longobarde di Cividale del Friuli dimostrano lavorazioni altamente complesse e di grande pregio.

“Veleni e magiche pozioni. Grandi storie di cure e delitti”: prorogata la mostra al museo nazionale Atestino di Este (Pd). Tre incontri di approfondimento e visite guidate

La locandina della mostra “Veleni e magiche pozioni. Grandi storie di cure e delitti” al museo Atestino di Este prorogata al 29 marzo 2020

C’è ancora tempo. Per una visita. La risposta del pubblico ha convinto gli organizzatori a prorogare la mostra “Veleni e magiche pozioni. Grandi storie di cure e delitti”, proposta dal Polo museale del Veneto, dall’università di Ferrara e dalla Città di Este, al museo nazionale Atestino di Este. Doveva chiudere il 2 febbraio, si potrà visitare fino al 29 marzo 2020 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/16/dalloppio-usato-gia-nel-neolitico-alle-ricette-di-paracelso-alla-moderna-cosmesi-al-museo-atestino-di-este-apre-la-mostra-veleni-e-magiche-pozioni-grandi-storie-di-cure-e-delitti/). Curata da Federica Gonzato, direttore del museo nazionale Atestino, e da Chiara Beatrice Vicentini, docente di Storia della farmacia e del farmaco all’università di Ferrara, la mostra è nata con l’intento di proporre al pubblico un percorso multidisciplinare, articolato fra archeologia, scienza e curiosità, alla scoperta del mondo delle pozioni, che dall’antichità ad oggi hanno accompagnato l’uomo nel suo percorso: rimedi che possono guarire o, talvolta nelle mani sbagliate, portare a un esito letale.

La Physalia, il cui veleno è a volte fatale per l’uomo

La mostra svela i segreti di veleni e rimedi dall’antichità ad oggi, attraverso prospettive diverse: dalle testimonianze archeologiche alle espressioni artistiche, passando attraverso i racconti di antichi codici, di streghe e pozioni magiche. Le fonti storiche sono accostate alla moderna ricerca scientifica, che ne spiega le reali funzioni e smaschera false credenze. L’affascinante mondo dei veleni e della farmacopea viene raccontato nelle varie epoche, ricostruendo il percorso di questo fondamentale aspetto della vita sociale, mostrando oggetti legati all’esperienza del nostro quotidiano ma anche ad un mondo magico.

Una mostra intrigante, ricca di preziosi materiali espositivi e di conoscenze, cui sono correlati tre appuntamenti di approfondimento. Venerdì 21 febbraio 2020, alle 18, aperitivo a tema ideato dagli Chefs del ristorante Incalmo di Este, preceduto da visita guidata alla mostra a cura della Direzione. Prenotazione obbligatoria. Venerdì 28 febbraio 2020, alle 18, “La cosmesi: il veleno per la bellezza”, ricerche storiche e scientifiche condotte dall’università di Ferrara. A cura di Chiara Beatrice Vicentini e Stefano Manfredini. Domenica 8 marzo 2020, alle 15.30, “Paleo-avanguardie: l’arte al femminile”. Guida alla mostra e laboratorio di pittura paleolitica. Le domeniche mattina, escluse quelle a ingresso gratuito, alle 10.30, visita guidata esclusiva “Only for you”. Prenotazione obbligatoria e accesso con biglietto intero – nessuna applicazione di agevolazioni, riduzioni o gratuità a norma di legge.

Dall’oppio usato già nel Neolitico alle ricette di Paracelso alla moderna cosmesi: al museo Atestino di Este apre la mostra “Veleni e magiche pozioni. Grandi storie di cure e delitti”, percorso multidisciplinare, articolato fra archeologia, scienza e curiosità

La locandina della mostra “Veleni e magiche pozioni. Grandi storie di cure e delitti” al museo Atestino di Este dal 19 ottobre 2019 al 2 febbraio 2020

Veleni, pozioni, medicamenti – indagati lungo il loro più volte millenario stratificarsi – sono i protagonisti della mostra “Veleni e magiche pozioni. Grandi storie di cure e delitti”, proposta dal Polo museale del Veneto, dall’università di Ferrara e dalla Città di Este, al museo nazionale Atestino di Este (Pd) dal 19 ottobre 2019 al 2 febbraio 2020. La mostra, curata da Federica Gonzato, direttore del museo nazionale Atestino, e da Chiara Beatrice Vicentini, docente di Storia della farmacia e del farmaco all’università di Ferrara, nasce con l’intento di proporre al pubblico un percorso multidisciplinare, articolato fra archeologia, scienza e curiosità, alla scoperta del mondo delle pozioni, che dall’antichità ad oggi hanno accompagnato l’uomo nel suo percorso: rimedi che possono guarire o, talvolta nelle mani sbagliate, portare ad un esito letale.

Il museo nazionale Atestino di Este

Il percorso espositivo, allestito nel suggestivo spazio di Sala Colonne di Palazzo Mocenigo, sede prestigiosa dell’Atestino, racconta la storia di veleni e medicamenti dall’antichità ad oggi, attraverso prospettive diverse: dalle testimonianze archeologiche, all’analisi delle fonti storiche e delle testimonianze iconografiche lungo i secoli e nelle varie arti fino alla moderna ricerca medica. “Veleni e magiche pozioni. Grandi storie di cure e delitti” con il Patrocinio della Regione Veneto, si avvale della collaborazione di: Fondazione Cariparo, Accademia dei Concordi, Accademia italiana di Storia della Farmacia, biblioteca comunale Ariostea di Ferrara, Centro studi etnografici “Vittorino Vicentini”, collezione Cerato, Comune di Este, Fondazione CariVerona, galleria Franchetti alla Ca’ d’Oro – Venezia, dipartimento di Scienze della vita e biotecnologie – master in Scienza e Tecnologia cosmetiche università di Ferrara, museo Archeologico di Venezia, museo Archeologico nazionale di Adria, museo nazionale della Collezione Salce Treviso, museo Orientale di Venezia, musei civici di Verona – museo di Storia naturale e Castelvecchio, musei civici di Trieste – museo della Antichità Winckelman, sistema bibliotecario di Ateneo dell’università di Ferrara, sistema museale di Ateneo dell’università di Ferrara, soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo Vicenza, soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Venezia e le Province di Belluno Padova e Treviso.

Federica Gonzato

Chiara Beatrice Vicentini

Una archeologa dunque e una esperta di storia della Farmacia insieme per andare alla radice di leggende, storie, tradizioni. Per dare un preciso senso a ciò che sembra favola, riconducendo alla scienza ciò che si ritiene puro frutto della fantasia popolare. Per scoprire che se veramente la Principessa avesse baciato il rospo, il bufonide le sarebbe effettivamente apparso come un aitante, giovane cavaliere. I visitatori che ad Este raggiungeranno il museo nazionale Atestino, scopriranno così che già nel Paleolitico, migliaia di anni fa, gli uomini sapevano cercare sostanze utili alla migliore sopravvivenza. Vengono sperimentate e tramandate sostanze che fanno bene e altre che fanno male. Dobbiamo giungere a Paracelso, quindi al primo ‘500, per definire il concetto del dosaggio, elemento che può fare di un farmaco un veleno o viceversa. E non è un caso se ancora oggi il simbolo dei farmacisti sia il caduceo, bastone alato con due serpenti che rappresentano l’uno la dose terapeutica, il secondo quella tossica, il veleno.

Brocchette porta oppio (bil bil) da Cipro, Tardo bronzo, XV-XI sec. a.C.

“Medea ringiovanisce Esone”, olio su tela di Pietro Bellotti consevato alla Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi di Rovigo

“Nostro obiettivo”, sottolinea Federica Gonzato, “è proporre al pubblico prospettive ed approcci diversi all’affascinante mondo dei veleni e della storia della farmacopea, in riferimento alle varie epoche storiche, dall’antichità, lungo il medioevo e il rinascimento fino all’età odierna, ricostruendo il percorso di questo fondamentale aspetto della vita sociale attraverso le fonti scritte, la arti visive, fonti classiche e letteratura moderna, proponendo in mostra oggetti e riferimenti demo-etnoantropologici che si legano strettamente alla storia del nostro quotidiano”. E ancora: “Abbiamo ritenuto di evidenziare, fra le molteplici sfaccettature del tema, come nel corso dei secoli siano mutate le nostre conoscenze delle sostanze tossiche e di quelle sanificanti: ciò che un tempo era considerato un farmaco si è poi rivelato un veleno per l’uomo e viceversa. È una mostra molto coinvolgente perché va a toccare, da una parte, la sfera emotiva del nostro quotidiano, trattando temi legati alla salute e alla ricerca del benessere fisico, dall’altra, indaga aspetti più intriganti legati al mistero e alla magia”. All’archeologa fa eco l’esperta in farmacia Chiara Beatrice Vicentini: “Questa mostra nasce da una sinergia tra valenze culturali interregionali che si affacciano a un fiume, il Po, che divide e al tempo stesso unisce. Dosis sola facit ut venenum non fit, tema conduttore della mostra, è la celebre frase di Paracelso che si addottorò nella prima metà del ‘500 presso lo Studio ferrarese. Contro la medicina antica, fu tra i tre “ribelli di Ferrara” insieme a Copernico contro la cosmologia aristotelica e Ariosto contro l’uso letterario del latino. Dal mondo naturale emerge un limite sottile tra veleno e medicamento: il veleno che uccide, che salva. E il veleno per la bellezza, esaltato in Ferrara per la presenza dal 1980 di una Scuola di Cosmesi, ora Master in Scienza e Tecnologia Cosmetiche, un’eccellenza a livello Europeo con un gruppo che conduce ricerche all’avanguardia”.

Testa di Medusa, produzione di epoca romana, conservata al museo nazionale Atestino di Este (Pd)

“Giulietta nel prendere il sonnifero”, olio su tela di Domenico Scattola, della Fondazione Cariverona di Verona

Scatola in lacca per il betel, della Dinastia cinese Qing (1644-1912), conservata al museo di Arte Orientale di Venezia

La mostra è una miniera di scoperte e curiosità. Si scopre ad esempio che il vasto uso di ocra nel Paleolitico dipendeva anche dalle proprietà antisettiche di quel materiale. Veniamo a conoscere come già dal Paleolitico ci si curasse il mal di denti con la propoli. Risalgono al Neolitico le prime evidenze dell’uso dell’oppio nell’Europa continentale. Nell’ambito dei prodotti salutistici l’interesse scientifico, alla ricerca di nuovi rimedi sia in campo farmacologico che cosmetico, si è lentamente spostato dal regno vegetale verso quello animale con una crescente attenzione verso veleni e tossine, in particolar modo di insetti, rettili e anfibi. Lo studio di veleni di fonte animale, vegetale e minerale può parallelamente spiegare scientificamente la nascita di miti e leggende. Dai metallurghi dell’antichità, sottoposti ai fumi velenosi emessi dalla fusione e forse per questo deformi o ipovedenti, al mito di Medusa, alle streghe di età medievale-moderna, che si alimentavano di farine di graminacee infestate da Segale cornuta, Claviceps purpurea, un fungo ricco di alcaloidi con effetti allucinogeni (l’acido lisergico è precursore dell’LSD). Intossicazioni scambiate con possessioni demoniache.

La Physalia, il cui veleno è a volte fatale per l’uomo

Confezione di Tubocurarina. Il farmaco moderno, formulato dal curaro, coadiuvante nell’anestesia

Grandi storie di cure, ma anche di delitti: fu la digitale, che ha dato vita in tempi moderni a farmaci del cuore, ad essere fatale nel 1329 a Cangrande della Scala (delitto volontario o errore nell’assunzione di una sostanza tossica?). Nelle vetrine, accanto a rarissimi reperti archeologici, trovano spazio confezioni storiche di veleni e farmaci; importanti dipinti con immagini di magie si affiancano ad affiches storiche che pubblicizzano portentosi unguenti e medicamenti. Altresì rare edizioni e manoscritti che trattano di una varietà di argomenti strettamente connessi: dalla magia, vista da diversi profili, alla dottrina esoterica, ermetica e alchemica occidentale, alle streghe “lamiae” temute artefici di pozioni magiche e, al contempo, vittime della superstizione e delle persecuzioni dell’inquisizione che si avvaleva di compendi e manuali repressivi anch’essi esposti in mostra.

Tutte le monete ritrovate nel territorio di Este e Montagnana: il volume di Andrea Stella “Ritrovamenti monetali di età romana nel Veneto. Este” è presentato al museo nazionale Atestino

La locandina dell’incontro al museo Atestino di Este del volume “Ritrovamenti monetali di età romana nel Veneto. Este”

È il sedicesimo titolo della collana “Ritrovamenti monetali di età romana nel Veneto” (Esedra Edizioni, 2018). Curato da Andrea Stella, è dedicato alle collezioni pubbliche e private del territorio di Este. Si va dalle sporadiche documentazioni di esemplari, appartenenti a zecche greche, giunti forse al seguito dei torbidi della Seconda Guerra Punica, alle evidenze celtiche, soprattutto di imitazione massaliota alle monete romane repubblicane ed imperiali fino al 1000, cioè includendo anche le tenui testimonianze di numerario barbarico e bizantino. Venerdì 13 settembre 2019, alle 21, il volume verrà presentato nella Sala VIII del museo nazionale Atestino di Este. Interverranno Federica Gonzato, direttore del museo Atestino; Roberta Gallana, sindaco della Città di Este; Giovanni Gorini, già docente di Numismatica Antica all’università di Padova; Michele Asolati, docente di Numismatica Antica all’università di Padova. Sarà presente l’autore Andrea Stella che, al termine, illustrerà il Medaglione aureo di Augusto.

La copetina del volume “Ritrovamenti monetali di età romana nel Veneto. Provincia di Padova: Este” (Esedra Edizioni, 2018)

“Questo volume”, spiega Giovanni Gorini nella Premessa, “è completamente dedicato alla descrizione delle monete rinvenute nel corso dei decenni nei centri di Este e di Montagnana, comprensivi delle località facenti parte dei due siti in età antica. Esso rappresenta la prima dettagliata indagine condotta per un’area di particolare interesse, quella di un centro dell’Italia Settentrionale, che se non è degno di competere con i maggiori come Altinum, Verona o Aquileia, ha tuttavia una sua risonanza in quanto centro di una civiltà preromana che ha riverberato le sue caratteristiche fino all’età imperiale. Inoltre si tratta di un’opera che affronta per la prima volta la serie dedicata alla provincia di Padova, in attesa che un ulteriore volume relativo alla città di Patavium, venga a completare il quadro di quest’area centrale della regione. Esso inoltre segna un’ulteriore tappa del percorso scientifico portato avanti dagli altri volumi dedicati alle monete rinvenute nelle diverse province del Veneto, che sta avviandosi alla conclusione. Questa nuova ricerca, che ha subito una lunga gestazione, in quanto affidata in anni lontani al sottoscritto e poi proseguita con ulteriori aiuti, è giunta a compimento per opera del dott. Andrea Stella, giovane dottore di ricerca, che ha profuso le sue migliori energie per fornire uno strumento utile, corretto e il più possibile completo, di quanto rinvenuto nella città di Este e nel suo territorio”.