Esclusivo. Francesco Sirano, nuovo direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, illustra ad “archeologiavocidalpassato.com” come intende organizzare e valorizzare il Mann, tra interventi strutturali, mostre ed eventi: dalle Cavaiole all’America’s Cup, dalla mostra sulla Sirena Partenope alla seconda sede nell’Albergo dei Poveri, dalla Villa dei Papiri al mosaico di Alessandro. Con una linea ben precisa: informarsi, ascoltare, valutare, e decidere. Programmando
Da Ercolano al Mann, da un parco archeologico a uno dei musei archeologici più importanti nel mondo: Francesco Sirano, nominato a metà luglio direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli dal ministro Alessandro Giuli, e insediatosi al Mann il 6 ottobre 2025 (vedi Napoli. Il museo Archeologico nazionale ha il nuovo direttore, a 719 giorni dall’addio di Giulierini: Francesco Sirano si è insediato salutando il personale | archeologiavocidalpassato), mi riceve nel suo ufficio al terzo piano del prestigioso palazzo di Napoli, sorto nel ‘500 con destinazione cavallerizza e poi, tra Seicento e Settecento, come università, che Ferdinando IV di Borbone nel 1777 destinò ad accogliere i due nuclei della Collezione Farnese e della raccolta di reperti vesuviani già esposta nel Museo Ercolanese all’interno della Reggia di Portici. Per archeologiavocidalpassato.com il direttore tratteggia come intende rapportarsi con il Mann del presente e quello futuro, tra interventi strutturali (dai depositi delle Cavaiole alla seconda sede all’Albergo dei Poveri) ed eventi, a cominciare dalla mostra sulla Sirena Partenope nel febbraio 2026. Sirano si muove tra mura così cariche di storia e collezioni uniche per importanza e bellezza come la Farnese e le testimonianze dalle città vesuviane, con una linea ben precisa: informarsi, ascoltare, valutare, e decidere. Programmando. Questo è il Mann come lo vede Francesco Sirano.
“Ercolano è un sito Unesco nel quale ho lavorato per 8 anni – esordisce Sirano -. Da poco più di un mese (6 ottobre 2025, ndr) ho cominciato al museo Archeologico nazionale di Napoli: due luoghi differenti, uno è un museo e l’altro è un parco archeologico. Quindi tutte le problematiche di gestione del patrimonio devono essere declinate in maniera diversa tra Napoli ed Ercolano. Ma la macchina amministrativa, le regole amministrative, sono le stesse, perché entrambi istituti dello Stato, parte del ministero della Cultura. Quindi da questo punto di vista mi sono trovato molto bene, anche perché a Napoli sono ritornato nel luogo dove nel 1999 ho firmato il mio primo contratto da funzionario, quando questa era la sede della soprintendenza di Napoli e Caserta.
LE PRIME AZIONI. “Ora sto completando un giro di orizzonte di tutti i progetti, delle modalità operative del museo, individuando i punti di forza e le criticità nell’aspetto organizzativo, perché dal punto di vista della gestione è fondamentale che questo istituto che è molto importante, molto grande, molto impegnativo, abbia le opportune dotazioni organiche, ma soprattutto abbia un’organizzazione delle attività che renda il più possibile fluido e veloce il passaggio dei vari adempimenti che si devono compiere, perché previsti per legge. Ma per fare questo bisogna prima conoscere bene la situazione e poi avere delle idee che possono essere anche innovative. Io sto facendo tesoro della mia esperienza di Ercolano, dove eravamo partiti sena avere un ufficio. Quindi è stato tutto costruito da zero. Però a metà del mio percorso abbiamo fatto un check up e abbiamo cercato di vedere quali fossero le criticità che si erano palesate nei primi quattro anni. E ora grazie all’esperienza, devo dire che almeno l’età qualcosa di buono porta, ora in tempi molto più rapidi, sto facendo quel percorso che avevo fatto a Ercolano.

Il personale del Mann saluta il nuovo direttore: al centro, Massimo Osanna e Francesco Sirano (foto mann)
ASCOLTARE IL PERSONALE. “Questo al Mann lo sto facendo guardandomi le carte e cercando di compulsare i funzionari, i responsabili dei vari settori organizzativi del museo. E a partire già dalla mia designazione, quindi prima che io firmassi fisicamente il contratto, ho cominciato a incontrare sistematicamente tutto il personale. Qui siamo 150, quindi li sto conoscendo tutti, uno a uno. Ho quasi completato. Perché ho scoperto – può essere banale, ma è una cosa fondamentale di questo istituto come di tutti gli istituti pubblici – che il principale elemento di patrimonio sono gli uomini, le donne, sono coloro che ci lavorano dentro, perché sono persone tutte entusiaste, intelligenti: a ognuno di loro sto chiedendo un consiglio oppure cosa avrebbe fatto al mio posto il primo giorno di lavoro. E veramente sto trovando / ricevendo indicazioni per me molto, molto importanti”.
“Il museo Archeologico nazionale ha una serie di progetti di tipo strutturale e una serie di progetti che sono legati a eventi a mostre.

Museo Archeologico nazionale di Napoli: i depositi delle Cavaiole prima degli interventi (foto graziano tavan)
I DEPOSITI DELLE CAVAIOLE. “Se parliamo degli aspetti strutturali, vale la pena sottolineare l’intervento che si sta facendo sulle Cavaiole, i nostri depositi sotterranei. Lì c’è un grande progetto, partito già da qualche anno e che dovrebbe finire a metà dell’anno prossimo: attraverso questo progetto avremo nelle Cavaiole non solo la riorganizzazione dei depositi, almeno degli spazi dei depositi, perché poi bisognerà allestirli, ma guadagneremo una grande sala espositiva e altri elementi utilissimi al servizio dei visitatori: ancora altri bagni, il nuovo guardaroba, tutte le facilitazioni che servono ai visitatori. Questa sala espositiva sarà grande quanto è l’attuale atrio. Quindi veramente questo è un progetto tra i più importanti strutturali che fa il Mann.
FACCIATE E TETTI. “Non è l’unico progetto. Si stanno affidando o saranno banditi a breve lavori per le facciate della parte retrostante del museo; lavori sui tetti – che sono già stati oggetto di interventi – ma ci sta una parte in cui dobbiamo intervenire.
DALLA SIRENA PARTENOPE ALL’ARTE CONTEMPORANEA. “Per le azioni a breve periodo legate a eventi, a febbraio 2026 inaugureremo una mostra sulla sirena Partenope, nata sulla scia della celebrazione dei 2500 anni della città di Napoli, che si annuncia davvero molto bella, ricca di materiali, spunti: sono veramente molto felice di questa mostra. Avremo anche delle mostre di arte contemporanea a breve, dedicata a dei maestri moderni con i quali cercheremo di creare un confronto tra l’arte contemporanea e l’arte antica, riprendendo un po’ la questione tra organicità e astrazione, negli anni in cui lavorano questi pittori tutti veneziani, la questione si poneva a livello di dibattito e quindi vale la pena riprendere, anche perché alcuni di loro davvero erano grandissimi pittori.
IL MANN, UNA CASA ACCOGLIENTE. “Poi avremo una serie di eventi che saranno il mio tocco originale a partire dall’anno prossimo – di cui non svelo nulla – ma saranno tutte cose che serviranno per cominciare la strada di trasformare questo museo sempre di più in una sorta di casa, un luogo accogliente dove le persone possono venire, ritornare più volte, trovando varie occasioni di lettura di questo incredibile patrimonio: l’Archeologico di Napoli è un museo bellissimo, ricchissimo e pieno di punti dove si può attrarre l’interesse di tantissime persone. Ognuno può trovare un motivo per cui in quel momento sta lì nel Mann. Il compito nostro è facilitargli però questa risposta, e questo è quello che cominceremo a fare dall’anno prossimo.
LA NAVIGAZIONE ANTICA E L’AMERICA’S CUP. “Se spostiamo la linea d’orizzonte un pochino più in avanti, vorrei segnalare tra gi eventi una mostra sulla navigazione antica che faremo in occasione dell’America’s Cup del 2027.
FACILITY MANAGEMENT. “Dal punto di vista strutturale il mio contributo sarà a una gestione più strategica di tutti i servizi del museo, e in particolare quelli relativi alla manutenzione della macchina museo, quindi gli impianti, le pulizie, il verde, gli ascensori, le luci: tutto questo diventerà parte di un unico grande progetto di facility management che aiuterà a razionalizzare la spesa e a razionalizzare anche gli sforzi che l’amministrazione deve compiere per poter seguire una miriade di piccoli contratti quali sono quelli che attualmente sono in essere.
CLIMATIZZAZIONE. “Dovrà essere messa in campo una cosa che già stiamo facendo: tra i progetti strutturali c’è infatti anche quello della climatizzazione. Noi stiamo climatizzando progressivamente tutto il museo. E quindi alcuni progetti di climatizzazione oramai si stanno per realizzare. Per altri abbiamo ottenuto dei fondi e quindi completeremo nei prossimi anni la climatizzazione che è molto importante perché serve a creare delle migliori condizioni non solo per i visitatori, ma anche per i lavoratori. Ma soprattutto contribuirà a mantenere idonee condizioni termo-igrometriche per tutti i materiali più delicati che sono esposti e che possono essere esposti alle polveri sottili e a tutti i problemi di inquinamento – noi d’estate teniamo tutto aperto, perché bisogna pure respirare – e mi riferisco alle pitture, ad esempio, alle pitture murali, agli affreschi presenti nella sezione della Pittura vesuviana, e anche ai bronzi, ai materiali metallici, che pure soffrono molto se le condizioni tremo-igrometriche non sono stabili secondo dei range che sono stati stabiliti attraverso degli studi a livello centrale dal nostro ministero.

Le statue in bronzo degli atleti provenienti dalla Villa dei Papiri, attualmente visibili nel salone della Meridiana al Mann (foto graziano tavan)
NUOVE SALE DELLA VILLA DEI PAPIRI. “Altro intervento strutturale nel breve periodo – penso apriremo all’inizio della primavera 2026 – è il nuovo allestimento della Villa dei Papiri: le nuove sale della Villa dei Papiri saranno davvero un risultato importante. Oggi le sculture della Villa dei Papiri sono esposte nel salone della Meridiana: quindi non sono nascoste alla vista. Però certamente nel nuovo allestimento troveranno una “casa” migliore.
MOSAICO DI ALESSANDRO. “Altro intervento strutturale, e credo che con questo andremo poco prima dell’estate 2026, è la riapertura finalmente delle sale del mosaico di Alessandro. Il restauro del mosaico in sé è finito. Ora stanno facendo tutte le rifiniture. E quindi tra poco passeremo a fare una serie di lavori che riguardano i pavimenti e poi un minimo di riallestimento del resto della sezione Mosaici. E anche questo non vedo l’ora di poterlo ripresentare.

Il museo Archeologico nazionale di Napoli è ospitato in un palazzo borbonico che è stato sede dell’Università fino al 1777 e dal 1816 sede del Real Museo Borbonico
MANUTEZIONE ORDINARIA. “Ritornando alle azioni di più lungo periodo, una delle cose che metteremo in campo – come dicevo – è il facility management per la parte gestionale di tutto ciò che riguarda la macchina del funzionamento, e un altro sarà un progetto di manutenzione ordinaria. Nell’ambito della manutenzione programmata avremo infatti un progetto di manutenzione ordinaria di tutto il patrimonio archeologico e anche quello storico-artistico che riguarda l’edificio, perché non dimentichiamo mai che il Mann si trova in un edificio storico che parte nel ‘500: quindi non è un dettaglio da passare in secondo piano. E invece è molto importante che questa consapevolezza sia in chi visita e in chi ci lavora dentro. Non è un involucro neutro, è un involucro davvero molto importante.

Prospetto dell’Albergo dei Poveri, a Napoli, opera dell’architetto Ferdinando Fuga alla metà del Settecento (foto wikipedia)
ALBERGO DEI POVERI: SECONDA SEDE. “Altro intervento strutturale – e stiamo spostando la lancetta del tempo ancora un po’ più avanti – è quello della nuova sede del museo Archeologico nazionale di Napoli. Il museo avrà una seconda sede, che è stata già assegnata: è l’ala ovest dell’Albergo dei Poveri a piazza Carlo III. Allora lì avremo degli spazi enormi, e veramente ci sarà la possibilità di far diventare sempre più il Mann un elemento vivificatore all’interno del tessuto urbano di Napoli. Ci sarà la possibilità di esporre materiali che altrimenti qui, nella sede storica, non riusciamo a fare. La linea che seguiremo sarà quella di non creare un doppione e di non mettere mai in concorrenza le due sedi. Il nuovo Mann sarà un qualcosa di diverso e di complementare all’allestimento storico, in maniera che chiunque visiti quella sede abbia necessità e voglia, si spera, di visitare anche l’altra sede. Perché il nuovo Mann, siccome è fatto da poco, sarà sicuramente una sede più bella, più tecnologicamente avanzata: e allora qui non ci si viene più e diventa un deposito? Dobbiamo stare molto attenti a non fare questo tipo di errore.
RAPPORTI COL TERRITORIO. “Chiaramente questo farà sì che poi il museo nazionale ancora di più si rivolga sul territorio, perché tra questa sede e la nuova sede ci sono tante realtà culturali: musei, associazioni, edifici di culto, quartieri. Siamo a due passi dalla Sanità dove si è realizzato negli ultimi 10 anni un miracolo, un miracolo però della volontà umana. E poi c’è la realtà del museo nazionale di Capodimonte, che è il nostro museo fratello, perché noi abbiamo la statuaria Farnese loro hanno i quadri Farnese. Rispetto a tutte queste realtà la mia idea di rapporti è quella di valorizzare le connessioni e non gli snodi, perché nessuno è più importante dell’altro. Tutti dovremo condividere: si potranno condividere dei progetti che poi vengono portati avanti ciascuno per le proprie competenze”.
Parco archeologico di Pompei. Le ville dell’area vesuviana di Torre Annunziata, Boscoreale e Stabiae interamente accessibili (con l’App) a persone con disabilità uditiva grazie al progetto E.LIS.A. (Enjoy LIS Art)

Il gruppo di visitatori sordi che ha effettuato la prima visita in LIS alla villa di Poppea a Oplontis presenti Gabriel Zuchtriegel e Lucia Fortini (foto parco archeologico pompei)

I grandi pannelli elettronici che guidano le visite nelle ville vesuviane per le persone con disabilità uditiva (foto parco archeologico pompei)
Le ville dell’area vesuviana di Torre Annunziata, Boscoreale e Stabiae, tesori archeologici che completano la conoscenza del territorio oltre Pompei, sono ora interamente accessibili a persone con disabilità uditiva. Il 1° dicembre 2022 sono stati inaugurati gli itinerari culturali in Lingua dei segni nei siti esterni del parco archeologico di Pompei con presentazione nella Villa di Poppea di Oplontis (Torre Annunziata). Proprio la grande villa residenziale della metà del I secolo a.C., probabilmente appartenuta a Poppea Sabina, seconda moglie dell’imperatore Nerone, ha accolto un nutrito gruppo di visitatori sordi che ha effettuato la prima visita in LIS presenti il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel; il presidente dell’ENS Consiglio regionale Campania, Gioacchino Lepore; e l’assessore regionale a Scuola Politiche sociali e Politiche giovanili, Lucia Fortini.

La brochure per guidare le persone con disabilità uditiva nelle ville vesuviane (foto parco archeologico pompei)

App per visita guidata nelle ville vesuviane per persone con disabilità uditiva (foto parco archeologico pompei)
Grazie al progetto “Enjoy LIS Art – Percorsi multimediali inclusivi sul patrimonio artistico e culturale della Campania accessibili per le persone sorde” promosso dalla Regione Campania assessorato alla Scuola, alle Politiche sociali e alle Politiche giovanili in collaborazione con ENS – Ente Nazionale per la protezione e assistenza dei sordi – in questi siti sono oggi a disposizione itinerari multimediali accessibili e universali per la rimozione delle barriere alla comprensione e alla comunicazione, che consentono una visita multisensoriale delle ville del suburbio pompeiano, dalle lussuose dimore di otium di Oplontis a Torre Annunziata (Villa di Poppea) e Stabiae (Villa Arianna e Villa San Marco) alla fattoria rustica di Boscoreale (Villa Regina). Il visitatore sarà accompagnato passo dopo passo alla scoperta della storia di ciascuna villa e dei dettagli architettonici e decorativi dei vari ambienti attraverso video racconti in Lingua dei segni, presenti nella sezione E.LIS.A dell’App MyPompeii del Parco archeologico, scaricabile gratuitamente o attraverso i monitor presenti nei principali ambienti delle Ville.

L’incontro di persone con disabilità uditiva alla Villa di Poppea di Oplontis (foto parco archeologico pompei)
Il progetto E.LIS.A. è stato realizzato con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio per le Politiche in favore delle persone con disabilità. L’ENS – ENTE NAZIONALE SORDI ha fortemente voluto l’implementazione del progetto E.LIS.A. per la valorizzazione delle risorse culturali disponibili per fruizione universale, anche da parte delle persone affette da sordità o ipoacusia. La collaborazione con gli Ambiti Territoriali della Campania ha reso più efficace e produttivo l’intervento rivolto alle comunità locali più fragili. L’IFEL Campania si è occupata del project management e del supporto tecnico e amministrativo dell’iniziativa. Il partenariato vede coinvolti oltre al parco archeologico di Pompei, anche il museo Archeologico nazionale di Napoli e il museo e real bosco di Capodimonte, con l’obiettivo di mettere in rete politiche comuni di itinerari culturali inclusivi.

Danilo Ragona e Luca Paiardi sulla loro carrozzina attraversano una strada di Pompei sui passaggi pedonali sopraelevati (foto parco archeologico di Pompei)
Questo progetto si aggiunge alle molteplici azioni che il parco archeologico di Pompei ha messo in campo negli ultimi anni per assicurare le migliori condizioni di fruizione dei siti archeologici, al fine di promuovere uno sviluppo inclusivo della cultura. Tra questi l’itinerario “Pompei per tutti”, inaugurato nel 2016, che prevede un percorso agevolato con abbattimento delle barriere architettoniche, è stato il primo intervento all’interno del sito di Pompei finalizzato a migliorare i livelli di fruizione della città antica nella sua interezza e complessità. Anche negli altri siti del territorio vesuviano gestiti dal parco archeologico di Pompei sono in corso interventi volti a migliorare l’accessibilità fisica a tali luoghi.
Parma. Inaugurata al Complesso della Pilotta la grande mostra “I Farnese. Architettura arte potere”. Ecco una speciale visita guidata con i video live del direttore Simone Verde e di altri curatori di sezione
Una mostra da non perdere. Meglio, occasione per “scoprire” il Complesso della Pilotta a Parma ripercorrendo le vicende da cui nacque la sua avventura culturale, ovvero la storia della collezione Farnese, delle sue pratiche enciclopediche ispiratrici – anche dopo il trasloco di volumi, quadri e antichità a Napoli – per il risarcimento delle raccolte sottratte a Parma da Carlo di Borbone. La grande mostra “I Farnese. Architettura arte potere” inaugurata il 18 marzo 2022 è tutto questo e molto ancora. La mostra è dedicata alla committenza della famiglia Farnese, con l’obiettivo d’indagare la straordinaria affermazione della casata nella compagine politica e culturale europea dal Cinque al Settecento, attraverso l’utilizzo delle arti come strumento di legittimazione. Il progetto scientifico presenta una doppia novità, quella di trattare i temi del collezionismo rinascimentale con gli strumenti della Global History, e di includere nel mecenatismo della famiglia le grandi fabbriche architettoniche. Realizzata dal Complesso Monumentale della Pilotta in collaborazione con Università di Parma, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Archivio di Stato di Parma, Ordine degli Architetti PPC di Parma, Fondazione Cariparma, Fondazione Arturo Toscanini, con il sostegno del Comune di Parma, del Comitato per Parma 2020, della Provincia di Parma e in partenariato con Electa, la partecipazione di Ambassade de France en Italie, Regione Emilia-Romagna Servizio Patrimonio culturale e Amici della Pilotta, “I Farnese. Architettura arte potere” si può visitare fino al 31 luglio 2022. La mostra è patrocinata dal Ministero della Cultura, è inserita nei progetti di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21 e ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica.
L’esposizione coinvolge gli ambienti più spettacolari del Complesso Monumentale e s’inserisce nel più ampio progetto di rilancio dell’Istituto, che nel 2022 inaugura la totalità dei suoi spazi restaurati e riallestiti. La rassegna presenta oltre 300 opere provenienti da collezioni pubbliche e private, italiane ed europee insieme a opere della Collezione Farnese a Parma. Il percorso espositivo, sviluppato su diversi nuclei tematici, Architettura, Arte, Potere è articolato nei diversi spazi del Complesso della Pilotta: i Voltoni del Guazzatoio, il Teatro Farnese, la Galleria Petitot della Biblioteca Palatina e la Galleria Nazionale. Ad accompagnare l’iniziativa una serie di pubblicazioni che approfondiranno la storia globale del collezionismo farnesiano, con contributi dei maggiori studiosi al mondo di questo tema, e le complesse vicende della committenza artistica e architettonica. Per presentare la mostra proponiamo una speciale visita guidata con il direttore del Complesso della Pilotta, Simone Verde, e alcuni curatori di sezione, attraverso dei video live dei protagonisti che illustrano gli aspetti più significativi della mostra in generale e delle sezioni in particolare.
Bruno Adorni, storico dell’Architettura, e co-curatore della sezione dedicata alle architetture dei Farnese nella grande mostra “I Farnese. Architettura arte potere” al Complesso della Pilotta a Parma, introduce alla sezione: 200 disegni di architettura – dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi, dalle raccolte grafiche statali di Monaco di Baviera, dagli Archivi di Stato di Parma, Piacenza, Napoli, Roma e Modena, dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, dalla Reverenda Fabbrica di San Pietro e dello stesso Complesso Monumentale della Pilotta – presentano il quadro complessivo dell’architettura farnesiana dal punto di vista storico, urbano e territoriale, mettendo in rilievo la relazione tra questa disciplina e l’affermazione dinastica in termini di prestigio, espansione e visionarietà della committenza.
Bruno Adorni, storico dell’Architettura, e Simone Verde, direttore del Complesso della Pilotta, si soffermano sulla pianta iconografica della Pilotta esposta nella sezione Architettura della grande mostra “I Farnese. Architettura arte potere” al Complesso della Pilotta a Parma. Concepito originariamente come contenitore dei servizi della corte farnesiana con lo scopo di integrare il sistema delle residenze ducali, la realizzazione del monumentale palazzo della Pilotta ebbe inizio con ogni probabilità intorno al 1583, durante gli ultimi anni del ducato di Ottavio Farnese (1547-1586) su progetto dell’urbinate Francesco Paciotto. Primo nucleo fu il cosiddetto Corridore, una galleria sopraelevata (oggi la Galleria Petitot della Biblioteca Palatina). Dal 1602 Ranuccio I contribuì a definire quello che, ancora oggi, è l’assetto della Pilotta, quale severo edificio organizzato a creare un sistema di corti, connesso con il palazzo Ducale (distrutto dopo l’ultima guerra) e con quello del Giardino, sito sull’altra sponda del torrente Parma. I cortili interni e le ali realizzate da milioni di mattoni erano destinati a contenere magazzini, scuderie, caserme, nonché una grandiosa sala “polifunzionale” poi trasformata in teatro di corte. Il complesso deriva il suo nome dal gioco nobiliare della “pelota” che si praticava nei suoi cortili.
Simone Verde, direttore del Complesso della Pilotta, spiega perché il Teatro Farnese, terminato nel 1618, ma inaugurato solo dieci anni dopo, fa parte integrante del percorso della grande mostra “I Farnese. Architettura arte potere” al Complesso della Pilotta a Parma. La costruzione di una sala di spettacolo non fu una impresa ordinaria. La riscoperta del teatro antico, infatti, datava solo dai primi decenni del Cinquecento e aveva introdotto codici in netta rottura con le abitudini medioevali. Fu proprio nella reinvenzione del teatro, perciò, limitato nei secoli precedenti a rappresentazioni sacre nelle chiese o nelle piazze, che un nuovo modo di concepire i rapporti tra individuo e società, uomo e Dio, conobbe una delle forme più originali e caratteristiche dell’Europa moderna. Finalizzata a stupire per magnificenza, la sala era lunga 87 metri, larga 32 e alta 22, sovradimensionata rispetto alla piccola corte e per questo utilizzata solo nove volte, sempre per eventi dinastici, l’ultimo dei quali nel 1732 in onore di don Carlo di Borbone. Le rappresentazioni inscenate nell’edificio vennero tutte pensate come fulcro di complessi cortei propagandistici che si snodavano con scenografie effimere lungo il percorso che conduceva in città le nuove duchesse.
Grazie alla mostra “I Farnese. Architettura, Arte, Potere”, oggi le città di Napoli e Parma tornano a unirsi nel segno dei Farnese e, in particolare, nel nome di Elisabetta Farnese che fece dono al figlio Carlo di Borbone, Re di Napoli dal 1734, di una parte cospicua della collezione ponendo il Regno di Napoli al cospetto dei grandi reami europei. Sostanziali i prestiti dal Museo e Real Bosco di Capodimonte e dal Museo Archeologico nazionale di Napoli.
Simone Verde, direttore del Complesso della Pilotta, illustra le ragioni che hanno portato all’allestimento della Galleria del Duca con l’esposizione della collezione farnese, a iniziare dalla Wunderkammer, andata distrutta nell’ultima guerra: più di 80 oggetti dal Gabinetto delle Cose Rare del Museo e Real Bosco di Capodimonte tra cui la Cassetta Farnese, insieme alla Tazza Farnese dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, alle monete e medaglie del Complesso Monumentale della Pilotta e ai pezzi della Collezione Gonzaga di Guastalla confluiti nella collezione Farnese, permettono di ricostruire una camera delle meraviglie rinascimentale. E poi 20 dipinti, capolavori provenienti dal Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, tra cui spiccano opere di Raffaello, Tiziano Vecellio, El Greco e Annibale Carracci, sono disposti in dialogo con le opere del Complesso a rievocazione della galleria farnesiana, dove erano custoditi i 100 dipinti più significativi della collezione di famiglia. E in questa sezione c’è anche un prestito eccezionale, a conferma delle relazioni e dell’interesse dei Farnese per la cultura e gli oggetti provenienti da terre lontane e sconosciute: per la prima volta in Italia dal Musée des Amériques-Auch, la Messa di San Gregorio eseguita in Messico dagli indios per ringraziare Paolo III della bolla Sublimis Deus, che riconobbe l’umanità dei nativi americani e ne condannò lo sfruttamento.
Simone Verde, direttore del Complesso della Pilotta, ricostruisce la storia dei Colossi farnese presenti nel percorso espositivo della grande mostra “I Farnese. Architettura arte potere” a Parma. La spettacolare coppia di Colossi in basanite del II sec. d.C., raffiguranti Dioniso ed Eracle, furono scoperti sul Palatino e trasferiti dai Farnese a Colorno per ornare il giardino della reggia. Nell’Ottocento, Paolo Toschi – celebre incisore e direttore dell’Accademia – convinse la duchessa Maria Luigia a ricoverarle nella grande e luminosa tribuna ovale della Galleria ducale (oggi Nazionale), dove si trovano tuttora. In corrispondenza con le due colossali statue romane di Ercole e Dioniso, è allestita una sezione dedicata all’architettura dei giardini e in particolare degli Horti farnesiani, dove i colossi furono rinvenuti negli anni Venti del Settecento. Sin dai tempi di Paolo III fu avviata, infatti, dai Farnese una intensa attività di scavo in varie zone di Roma, proseguita poi con i cardinali Alessandro e Odoardo, che consentì di radunare nelle residenze familiari una raccolta di arte antica assolutamente straordinaria per quantità e qualità dei pezzi archeologici, ulteriormente arricchita da una intensa attività di acquisti di collezioni aristocratiche romane. Nel 1720, a quasi un secolo dalla morte di Odoardo, gli scavi ripresero per impulso dei duchi Francesco e Antonio, in particolare sul Palatino, dove la famiglia possedeva un giardino acquistato dal cardinal Alessandro, i famosi Horti farnesiani. È da qui che proviene la parte della collezione Farnese di antichità giunta a Parma e scampata, pochi lustri dopo, per dimenticanza, costi o accidenti della storia, al trasferimento a Napoli delle raccolte storiche a opera di Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese.
Simone Verde introduce alla sezione della mostra “I Farnese. Architettura arte potere” dedicata alla colonizzazione del territorio, in uno spazio della Pilotta già dedicata ai Farnese in armi. La sezione è aperta da un’armatura che il direttore e curatore della mostra ha voluto presentare deposta, a ricordare i caduti nella battaglia di Fornovo. “E’ un morto deposto in un sarcofago di plexiglass”, spiega. E continua: “Inventato il ducato occorre amministrarlo. Per ambire al “buon governo” del territorio, e a sfruttarne il potenziale, occorre consolidare il controllo sulle terre ancora gestite da autonomie feudali e dotarsi di organismi amministrativi centralizzati e autorevoli, supportati da un apparato tecnico all’altezza. Riottenuta Piacenza nel 1556, un lungo processo porterà al graduale riassetto infrastrutturale, ma per vederne i primi esiti ci vorranno molti anni e tre confische, accompagnate da trucide esecuzioni, che ridurranno il residuo potere dei feudatari. Inoltre sarà necessaria la creazione di uffici operativi capaci di operare su vasta scala”.
Simone Verde, direttore del Complesso della Pilotta, affronta il tema della colonizzazione del territorio, ultima sezione della mostra “I Farnese. Architettura arte potere”. Una campagna di accurati rilievi del territorio produce il fondamentale corpus di conoscenze e la necessaria consapevolezza per definire gli obiettivi progettuali. Si incoraggiano le manifatture tessili, la stampa, i molini, le saline, si favorisce l’agricoltura intensiva, l’incremento delle reti di adduzione e di scolo delle città, l’espulsione dai centri abitati delle manifatture che producono residui macerati, quali concerie e cartiere, e si riforma l’apparato burocratico e normativo. Consolidare il controllo ducale porta risultati importanti: nuova efficienza, salubrità e, per alcuni, un miglioramento delle condizioni di vita. Parma passa da 18.000 abitanti a 26.000, mentre Piacenza a fine secolo supera i 30.000. Le riforme si condensano infine negli Statuti del 1623 emanati dal cardinal Odoardo, che non saranno più modificati nel successivo arco dinastico.
L’architetto Pietro Zanlari chiude la visita della grande mostra “I Farnese. Architettura arte potere” tornando sul tema della colonizzazione del territorio. Mentre si celebra il definitivo riconoscimento del nuovo Stato farnesiano con l’inserimento delle mappe del ducato nelle gallerie delle carte geografiche che si vanno diffondendo nelle corti europee, e poi negli atlanti a stampa, gli uffici degli ingegneri delle congregazioni assumono un ruolo decisivo nella politica del territorio e il loro archivio cartografico si configura come un vero e proprio laboratorio progettuale per trasformare le politiche in azioni di governo.
Parma. Apre domani al Complesso Monumentale della Pilotta la grande mostra “I Farnese. Architettura arte potere” che indaga con oltre 300 opere la straordinaria affermazione della casata nella compagine politica e culturale europea dal Cinque al Settecento

Ci siamo. A 27 anni dall’ultima iniziativa sul tema, il Complesso Monumentale della Pilotta di Parma ospita da domani, 18 marzo 2022, al 31 luglio 2022, la grande mostra “I Farnese. Architettura arte potere” dedicata alla committenza della famiglia Farnese, con l’obiettivo d’indagare la straordinaria affermazione della casata nella compagine politica e culturale europea dal Cinque al Settecento attraverso l’utilizzo delle arti come strumento di legittimazione. La mostra, curata da Simone Verde con Bruno Adorni, Carla Campanini, Carlo Mambriani, Maria Cristina Quagliotti, Pietro Zanlari, è realizzata dal Complesso Monumentale della Pilotta in collaborazione con università di Parma, Museo e Real Bosco di Capodimonte, museo Archeologico nazionale di Napoli, Archivio di Stato di Parma, Ordine degli Architetti e PPC di Parma, Fondazione Cariparma, Fondazione Arturo Toscanini, e in partenariato con Electa. La mostra è patrocinata dal ministero della Cultura e dal Comune di Parma, ed è inserita nei progetti di Parma Capitale della Cultura 2020+21. Il progetto scientifico presenta una doppia novità, quella di trattare i temi del collezionismo rinascimentale con gli strumenti della Global History, e di includere nel mecenatismo della famiglia le grandi fabbriche architettoniche. L’esposizione coinvolgerà gli ambienti più spettacolari del Complesso Monumentale e s’inserirà nel più ampio progetto di rilancio dell’Istituto, che nel 2022 inaugura la totalità dei suoi spazi restaurati e riallestiti. La rassegna presenta oltre 300 opere provenienti da collezioni pubbliche e private, italiane ed europee insieme a opere della Collezione Farnese a Parma. I biglietti sono in vendita su https://ifarnese.ticka.it/

Da segnalare alcuni prestiti eccezionali, a conferma delle relazioni e dell’interesse dei Farnese per la cultura e gli oggetti provenienti da terre lontane e sconosciute: due globi Coronelli dalla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia e, per la prima volta in Italia dal Musée des Amériques-Auch, la Messa di San Gregorio eseguita in Messico dagli indios per ringraziare Paolo III della bolla Sublimis Deus, che riconobbe l’umanità dei nativi americani e ne condannò lo sfruttamento. Tra i prestiti, un nucleo di circa 200 disegni di architettura – dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi, dalle raccolte grafiche statali di Monaco di Baviera, dagli Archivi di Stato di Parma, Piacenza, Napoli, Roma e Modena, dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, dalla Reverenda Fabbrica di San Pietro e dello stesso Complesso Monumentale della Pilotta – presenterà, insieme a modelli, elaborazioni grafiche e filmati, il quadro complessivo dell’architettura farnesiana dal punto di vista storico, urbano e territoriale, mettendo in rilievo la relazione tra questa disciplina e l’affermazione dinastica in termini di prestigio, espansione e visionarietà della committenza. E quindi: 20 dipinti, capolavori provenienti dal Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, tra cui spiccano opere di Raffaello, Tiziano Vecellio, El Greco e Annibale Carracci, saranno esposti in dialogo con le opere del Complesso a rievocazione della galleria farnesiana, dove erano custoditi i 100 dipinti più significativi della collezione di famiglia. Infine più di 80 oggetti dal Gabinetto delle Cose Rare del Museo e Real Bosco di Capodimonte tra cui la Cassetta Farnese, insieme alla Tazza Farnese dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, alle monete e medaglie del Complesso Monumentale della Pilotta e ai pezzi della Collezione Gonzaga di Guastalla confluiti nella collezione Farnese, permetteranno di ricostruire una camera delle meraviglie rinascimentale.
Milano. Ancora un mese per visitare alle Gallerie d’Italia la mostra “GRAND TOUR. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei”: 130 opere ricostruiscono quello straordinario fenomeno che tra Sei e Ottocento fece dell’Italia la meta privilegiata di letterati, artisti, giovani signori, membri della società aristocratica e colta europea

Tra la fine del Seicento e la prima metà dell’Ottocento, l’Italia fu la meta privilegiata di letterati, artisti, giovani signori, membri della società aristocratica e colta europea. Fu questo il Grand Tour, uno straordinario fenomeno di carattere universale che ha contribuito in modo determinante a creare quella percezione dell’Italia, legata alla bellezza del suo ambiente e della sua arte, ancora oggi di grande attualità che rende davvero unica l’identità del nostro Paese.

La locandina della mostra “GRAND TOUR. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei” alle Gallerie d’Italia di Milano fino al 27 marzo 2022
Alle Gallerie d’Italia a Milano c’è ancora un mese di tempo (fino al 27 marzo 2022) per visitare la mostra “GRAND TOUR. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei” a cura di Fernando Mazzocca, con Stefano Grandesso e Francesco Leone, e con il coordinamento generale di Gianfranco Brunelli. Il catalogo della mostra è pubblicato nelle Edizioni Gallerie d’Italia | Skira. “La mostra sul Grand Tour, allestita nelle Gallerie di piazza della Scala”, interviene Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo, “è la prima ideata e realizzata in Italia capace di offrire uno sguardo d’insieme su un tema così vasto. I capolavori esposti offrono al visitatore odierno l’opportunità di comprendere e rivivere l’emozione provata secoli fa dai protagonisti del Grande Viaggio di fronte alla bellezza senza tempo dei paesaggi e degli antichi luoghi d’arte italiani, elementi fondanti non solo della nostra identità nazionale, ma anche di quella europea. L’iniziativa, che si avvale della prestigiosa partnership del museo Ermitage di San Pietroburgo e del museo Archeologico nazionale di Napoli, conferma il ruolo di primo piano che Intesa Sanpaolo ha conquistato nel corso degli anni nel panorama culturale e artistico del nostro Paese”.

Solo in Italia, la cultura classica poteva raggiungere una compiuta sintesi di natura e di storia. Il grande viaggio (l’espressione fu utilizzata per la prima volta nel 1697, nel volume di Lassel, An Italian Voyage) fu presto inteso come momento essenziale di un percorso educativo e formativo, nonché segno di un preciso status sociale. L’Italia rappresentava una tappa obbligata per artisti e studiosi amanti dell’architettura, della pittura e della scultura, sia antica, sia moderna. Le straordinarie scoperte archeologiche del Settecento ad Ercolano e Pompei aggiunsero nuovi motivi di interesse. Questo momento di formazione, diventato obbligatorio per le élite europee, ma poi anche per quelle provenienti da altri continenti, ha coinvolto sovrani, aristocratici, politici, uomini di chiesa, letterati, artisti, tutti affascinati dalla varietà del paesaggio italiano ancora intatto, dalla maestà delle città, dei monumenti e delle opere d’arte che facevano, e ancora oggi fanno, del nostro territorio una sorta di meraviglioso museo “diffuso”.
L’esposizione, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e in partnership con il museo Archeologico nazionale di Napoli e il museo statale Ermitage di San Pietroburgo, presenta circa 130 opere provenienti dalla collezione Intesa Sanpaolo, collezioni private e numerose istituzioni culturali italiane e internazionali come The National Gallery di Londra, musée du Louvre di Parigi, The Metropolitan Museum of Art di New York, museo nacional del Prado di Madrid, Rijksmuseum di Amsterdam, Victoria and Albert Museum di Londra, Österreichische Galerie Belvedere di Vienna, Statens Museum for Kunst di Copenaghen, musée des Beaux-Arts di Lione, Gallerie degli Uffizi di Firenze, musei Capitolini di Roma, musei Vaticani, museo e real bosco di Capodimonte di Napoli. Tra i prestiti anche due opere provenienti dal Regno Unito e appartenenti alla Royal Collection della Regina Elisabetta II, oltre ad altre opere provenienti da grandi residenze reali come la Reggia di Versailles, la Reggia di Caserta e la Reggia di Pavlovsk a San Pietroburgo.

Dipinti, sculture, oggetti d’arte, allestiti in un suggestivo dialogo, intendono riproporre, in una mostra di grande attualità, l’immagine dell’Italia amata e sognata da un’Europa che si riconosceva in radici comuni di cui proprio il nostro Paese era stato per secoli il grande laboratorio, un’Italia composita, raffigurata nella sua struggente bellezza dagli artisti che fecero sorgere il mito del “bel paese”. Sono esposte opere dei principali artisti del tempo come Piranesi, Valadier, Volpato, Canaletto, Panini, Lusieri, Hubert Robert, Jones, Wright of Derby, Hackert, Volaire, Ducros, Granet, Valenciennes, Catel, Batoni, le due pittrici Vigée Lebrun e Angelica Kauffmann, Ingres.

Particolare rilievo assumono i luoghi (le città tradizionali come Venezia, Firenze, Roma e Napoli, e i borghi storici) e i paesaggi (dalle Alpi, al Vesuvio, all’Etna). La meta principale del Grand Tour è stata certamente Roma, la città universale ed eterna, prima capitale dell’antichità e poi della cristianità, dove si venivano a studiare i segreti e i canoni del bello, depositato non solo nei marmi antichi ma anche nei capolavori del Rinascimento e del Classicismo seicentesco. Mentre nel Lazio si ripercorrevano i luoghi celebrati dalla letteratura classica che, attraverso Orazio e Virgilio, erano entrati nel mito. La magnificenza del paesaggio del golfo e della zona vesuviana, unita al fascino delle testimonianze dell’antichità, soprattutto dopo la riscoperta delle due città di Pompei e Ercolano, sepolte dalla catastrofica eruzione del Vesuvio del 79 d.C., hanno fatto di Napoli l’altra irrinunciabile meta di questo viaggio di istruzione e formazione, che si estese poi anche, sempre in Campania, alla recuperata area di Paestum dove era possibile emozionarsi di fronte allo spettacolo sublime dei magnifici templi dorici, in un periodo in cui la Grecia, ancora sotto il dominio ottomano, era interdetta ai viaggiatori. Sempre le testimonianze della Magna Grecia spinsero i viaggiatori più ardimentosi, e uno dei primi fu Goethe nel suo famoso viaggio in Italia, verso la più lontana e sconosciuta Sicilia, destinata a incantare con l’asprezza dei suoi paesaggi primitivi e l’imponenza dei templi di Segesta, Selinunte e Agrigento, o del teatro greco di Siracusa.

Altri luoghi privilegiati del Grand Tour furono città piene di eventi come Venezia; Vicenza, dove era possibile ammirare i palazzi di un genio universale come Palladio, imitato in tutto il mondo; Firenze che nelle sue chiese e nelle sue collezioni, in particolare le Gallerie medicee, schiudeva agli occhi ammirati dei viaggiatori le meraviglie dell’antico come del Rinascimento. Più avanti anche Milano, grazie soprattutto alla presenza di Leonardo e del suo leggendario Cenacolo, e i vicini laghi, per lo splendore delle loro rive e delle ville famose sin dall’antichità, diventarono delle mete per i viaggiatori più esigenti.

L’Italia divenne per un lungo periodo il maggiore mercato non solo dell’arte antica, ma anche di una produzione contemporanea ispirata alla memoria dell’antico. Sicuramente il più originale protagonista di questo gusto fu il genio di Piranesi che nelle sue incisioni visionarie, nei suoi estrosi arredi aveva proposto ad una raffinata clientela internazionale una visione molto personale dell’immaginario classico. Sulla sua scia si registra una impressionante ripresa delle manifatture artistiche più prestigiose che, dalla bronzistica all’oreficeria al mosaico alla glittica, hanno raggiunto livelli pari a quelli del Rinascimento. I prestigiosi assemblages in metalli e pietre preziosi di Valadier hanno incantato tutto il mondo, mentre le immagini delle più popolari sculture antiche sono state diffuse nelle regge e nelle dimore aristocratiche europee dai bronzetti di Boschi, Zoffoli, Righetti, Hopfgarten o dalle meravigliose statuine in biscuit di Volpato.

Dalle richieste dei collezionisti stranieri ha tratto un nuovo slancio anche la pittura, soprattutto un genere prima considerato minore come la veduta e il paesaggio. Anche in questo campo grazie ad artisti della originalità e della grandezza di Canaletto, Panini, Joli, Lusieri e degli stranieri venuti al seguito dei viaggiatori, come Hubert Robert, More, Wilson, Jones, Wright of Derby, Hackert, Volaire, Ducros, Granet, Valenciennes, Catel è stato raggiunto tra Sette e Ottocento un livello prima impensabile, passando dalla razionalità scientifica dei vedutisti all’emozione del paesaggio visto come espressione di uno stato d’animo dei romantici.

Ma il genere più richiesto e amato dai collezionisti stranieri, insieme alle vedute dei luoghi visitati, è stato il ritratto. Alla celebrazione del proprio rango si sostituisce l’esaltazione del carattere e della cultura. Da qui la scelta di farsi rappresentare accanto ai monumenti e alle sculture antiche ammirate in Italia. Assoluto maestro in questo campo è stato Batoni, uno dei maggiori ritrattisti di tutti i tempi. I suoi ritratti hanno rappresentato uno status symbol, come quelli del suo rivale Mengs, delle due pittrici in competizione Vigée Lebrun e Angelica Kauffmann, di Von Maron, Tischbein, Sablet, Zoffany, Fabre, Gérard, Ingres.

I viaggiatori erano attratti anche dalla singolarità dei nostri costumi e dalla bellezza di una popolazione, apparentemente felice, che viveva la maggior parte dell’anno all’aria aperta proprio per la mitezza del clima. Un illustratore e pittore straordinariamente popolare come Pinelli e pittori come Sablet, Géricault, Robert, Schnetz, Delaroche hanno saputo rappresentare la vita domestica nei suoi aspetti più avvincenti e commoventi, rivendicando la dignità del popolo. Il maggior giro di affari ha riguardato la scultura, a partire dal commercio dei marmi antichi, il loro restauro e spesso la produzione di copie in cui è stato il maggiore protagonista Cavaceppi. Verso la fine del Settecento, grazie a Canova e ai suoi validissimi seguaci, si è affiancata la produzione di una scultura originale che, pur ispirata all’antichità, ha saputo interpretare la sensibilità moderna, assicurando a questa arte, diventata l’orgoglio dell’Italia, una straordinaria fortuna nel corso del XIX secolo in tutto il mondo.
Parma. Presentata la grande mostra “I FARNESE. Architettura, Arte, Potere” di marzo che completa i quattro anni di lavori di riqualificazione e riallestimento del Complesso monumentale della Pilotta: museo Archeologico, museo Bodoniano, Biblioteca Palatina, Galleria nazionale. E chiude idealmente PARMA 2020 Capitale della Cultura

Il Complesso della Pilotta, 40mila metri quadri espositivi nel cuore di Parma, si apre sempre più alla città e al mondo, dando concretezza a quell’opera generale di riqualificazione funzionale degli spazi e di ripensamento critico delle raccolte, con restauri e nuovi allestimenti che, iniziata nel 2017 con la nuova direzione, si concluderà proprio quest’anno, 2022. Con un evento culturale, rinviato ben due volte per la pandemia, destinato a riportare Parma sulle prime pagine internazionali e a chiudere al meglio l’anno di Parma 2020, Capitale della Cultura: parliamo della grande mostra “I FARNESE. Architettura Arte Potere”: a venticinque anni dall’ultima esposizione sul tema, il Complesso Monumentale della Pilotta ospiterà, dal 18 marzo al 31 luglio 2022, l’esposizione dedicata alla committenza della famiglia Farnese, con l’obiettivo d’indagare la straordinaria affermazione della casata nella compagine politica e culturale europea dal Cinque al Settecento, attraverso l’utilizzo delle arti come strumento di legittimazione.


Simone Verde, direttore del Complesso monumentale della Pilotta (foto complessopilotta)
Sotto la direzione di Simone Verde, come si diceva, dal 2017 il Complesso Monumentale della Pilotta, uno degli istituti più importanti d’Europa, è oggetto di una titanica opera di restauro, riconcepimento e riallestimento finanziata con fondi del Ministero della Cultura. Se tra il 2018 e il 2021 sono state aperte circa 10 nuove sezioni tra cui la Sala del Trionfo, dedicata alle arti decorative, l’Ala Farnese, dedicata all’arte a Parma nel ‘500, l’Ala ovest, dedicata alla pittura italiana dalle origini al 1500, la Rocchetta con il suo Ottocento e il Mito di Correggio, un nuovo importantissimo tassello si è aggiunto a dicembre 2021 con l’Ala Nuova del museo Archeologico (sala Ceramiche e sale Egizie), prefigurazione del rifacimento totale delle collezioni di antichità previsto tra circa nove mesi. Un’opera titanica, come detto, che si conclude nel 2022 e che vede nella mostra sulle Collezioni Farnese la sua più alta celebrazione dacché questa mostra, riportando a Parma i capolavori da cui sono nate le collezioni della città nello stesso momento della conclusione dei cantieri in corso, celebrerà la rinascita e la rinascita del l’immenso Palazzo e dei suoi tesori.

Numerose sono le tappe a venire sulla strada della conclusione di questo progetto: dopo l’apertura per Natale 2021 dell’Ala Nuova, segue quella del nuovo Museo Bodoniano, il più antico museo europeo della stampa, collocato nel cuore di un’ala tutta nuova della Biblioteca Palatina a firma di Guido Canali e ottenuta tramite la chiusura e la riqualificazione di uno spettacolare portico a tre navate finora estremamente degradato; quindi l’inaugurazione dell’Ala Ovest e dell’Ala Nord -occupate dalla Galleria- completamente rinnovate, che ospiteranno una sezione tutta nuova sulla pittura Fiamminga le cui opere, circa una cinquantina, sono state in gran parte sottoposte a restauro e verranno messe in relazione all’arte manierista del ducato, nonché le sale dedicate alla pittura italiana ed europea del Sei e del Settecento; a marzo 2022, infine, l’apertura della mostra sulle collezioni dei Farnese che segnerà la fase conclusiva che porterà all’inaugurazione generale della Nuova Pilotta.

L’Ala Nuova è il frutto di tre cantieri paralleli: la creazione di una nuova sala Ceramiche, la realizzazione di una sezione interamente dedicata alle collezioni egizie del Ducato, raccolte in particolar modo sotto la ducea di Maria Luigia ed il restauro delle facciate di pertinenza disegnate dall’architetto di corte, uno dei più importanti del neoclassicismo europeo, Ennemond Alexandre Petitot sul Cortile della Cavallerizza. Alla riqualificazione degli spazi interni di quest’Ala Nuova, corrisponde il rifacimento e il restauro dei prospetti esterni, in questo caso di una delle facciate neoclassiche più importanti d’Italia nonché del giardino su cui affaccia, ricavato sulle rovine dell’antica cavallerizza ducale. Un vero e proprio suggello alla ricomposizione dell’ala nuova che, se non fosse per la vastità del Palazzo e del Complesso della Pilotta, potrebbe costituire altrove un museo a sé.

Nella sala Ceramiche gli interventi di ripristino e di riqualificazione del possente, elegante soffitto ligneo a cassettoni, di restauro e di riposizionamento del lungo tavolo ligneo su cui era esposto il Trionfo da Tavola, ritrovato in stato d’abbandono in uno dei depositi della Galleria Nazionale, hanno permesso di restituire al pubblico, in un adeguato contesto espositivo, le pregevoli collezioni greche, etrusche, italiche e romane del Museo. Le ceramiche, acquistate nell’Ottocento per il Museo Ducale dal direttore del museo Lopez per dotare il museo di un campionario delle produzioni ceramiche greche e italiche, sono esposte in forma unica al mondo e spettacolare, collocate singolarmente o a piccoli gruppi, in ordine cronologico, entro teche di vetro poggiate sul tavolo, riprendendo la conformazione originaria della sala e ispirandosi liberamente – dal punto di vista estetico e concettuale – alla celebre Sala Etrusca realizzata nel 1855 da Palagio Palagi per il Re Carlo Alberto di Savoia al castello di Racconigi.

Vetrina con quattro bronzetti nella sala Ceramiche dell’Ala nuova del Complesso monumentale della Pilotta a Parma (foto archeobo-beniculturali)
Nelle quattro vetrine a muro collocate sulla parete nord sono esposti una notevole sequenza di bronzi (un elmo, due brocche, una cista, una Vittoria alata e due piccole sfingi), le collezioni luigine di bronzetti etrusco italici, ex-voto in terracotta e specchi etruschi, un’urna cineraria chiusina in terracotta, in un allestimento che valorizza le caratteristiche tipologiche, i temi trattati nelle raffigurazioni, e le tecniche di decorazione. Al centro della parete sud della Sala rifulge una quinta vetrina che ospita il bassorilievo, fondo di bacile, raffigurante la divinità Oceano. Quattro statue sono collocate fra le cinque finestre che si affacciano sul Lungoparma, mentre sul lato opposto, fra le due porte, sono collocati una testa e cinque busti; statue e busti, così come i leoni di età romana posti all’ingresso del museo, sono recentemente stati oggetto di un intervento di pulitura e di restauro finanziati dal Lions Club Parma Host.

La sala Egizia dell’Ala nuova del Complesso monumentale della Pilotta a Parma (foto mic)
Proseguendo il percorso, ecco la sala Egizia. Gli importanti reperti della collezione egizia qui riuniti sono accompagnati da un apparato informativo che consente di capirne storia, significato e vicende. Il tutto in un ambiente immersivo che evoca le camere funerarie da cui questi millenari reperti provenivano. Attraversando un corridoio con il soffitto ribassato che allude al percorso nel ventre della terra che caratterizza le necropoli di Luxor, il visitatore si troverà all’interno di due sale dove, in teche appositamente concepite e in nicchie, potrà apprezzare i corredi funerari, i bellissimi sarcofagi e la mummia della collezione parmense. Reperti di cui è programmato a breve un intervento di restauro condotto in loco dagli specialisti, alla presenza dei visitatori. Quanto ai singoli documenti e reperti, la nuova Sezione Egizia si apre con alcuni lavori (testi e tavole) dell’egittologo Ippolito Rosellini, giovane collega di Jean François Champollion durante la spedizione franco toscana in Egitto nel 1828, finanziata da re Carlo X di Francia e dal granduca Leopoldo di Toscana. La spedizione toccò tutti i grandi luoghi dell’Egitto faraonico e produsse un’enorme quantità di documenti, copie di testi geroglifici, disegni e casse di antichità. Rossellini prima e gli eredi di Champollion poi pubblicarono il resoconto di quella spedizione accompagnandolo con grandi tavole a volte acquerellate e i primi fascicoli dell’opera vennero donati alla nascente biblioteca del Museo di Antichità dalla duchessa Maria Luigia e oggi sono esposti accanto al papiro di Amenothes, acquisito dal Museo nel 1830.

E arriviamo alla grande mostra “I FARNESE. Architettura, Arte, Potere” ospitata al Complesso Monumentale della Pilotta dal 18 marzo al 31 luglio 2022, che giovedì 3 febbraio 2022 è stata presentata al teatro Farnese da tutti gli enti che hanno collaborato alla realizzazione di questo ambizioso progetto culturale: università di Parma, Museo e Real bosco di Capodimonte, museo Archeologico nazionale di Napoli, Archivio di Stato di Parma, Ordine degli Architetti PPC di Parma, fondazione Cariparma, fondazione Arturo Toscanini, con il sostegno del Comune di Parma e in partenariato con Electa. La mostra è patrocinata dal ministero della Cultura ed è inserita nei progetti di Parma Capitale della Cultura 2020+21. Il progetto scientifico presenta una doppia novità, quella di trattare i temi del collezionismo rinascimentale con gli strumenti della Global History, e di includere nel mecenatismo della famiglia le grandi fabbriche architettoniche.

L’esposizione coinvolgerà gli ambienti più spettacolari del Complesso Monumentale e s’inserirà nel più ampio progetto di rilancio dell’Istituto, che nel 2022 inaugurerà la totalità dei suoi spazi restaurati e riallestiti. La rassegna presenterà oltre 300 opere provenienti da collezioni pubbliche e private, italiane ed europee insieme a opere della Collezione Farnese a Parma. Da segnalare alcuni prestiti eccezionali, a conferma delle relazioni e dell’interesse dei Farnese per la cultura e gli oggetti provenienti da terre lontane e sconosciute: due globi Coronelli dalla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia e, per la prima volta in Italia dal Musée des Amériques-Auch, la Messa di San Gregorio eseguita in Messico dagli indios per ringraziare Paolo III della bolla Sublimis Deus, che riconobbe l’umanità dei nativi americani e ne condannò lo sfruttamento.

Tra i prestiti, un nucleo di circa 200 disegni di architettura – dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi, dalle raccolte grafiche statali di Monaco di Baviera, dagli Archivi di Stato di Parma, Piacenza, Napoli, Roma e Modena, dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, dalla Reverenda Fabbrica di San Pietro e dello stesso Complesso Monumentale della Pilotta – presenterà, insieme a modelli, elaborazioni grafiche e filmati, il quadro complessivo dell’architettura farnesiana dal punto di vista storico, urbano e territoriale, mettendo in rilievo la relazione tra questa disciplina e l’affermazione dinastica in termini di prestigio, espansione e visionarietà della committenza.

E quindi: 20 dipinti, capolavori provenienti dal Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, tra cui spiccano opere di Raffaello, Tiziano Vecellio, El Greco e Annibale Carracci, saranno esposti in dialogo con le opere del Complesso a rievocazione della galleria farnesiana, dove erano custoditi i 100 dipinti più significativi della collezione di famiglia. Infine più di 80 oggetti dal Gabinetto delle Cose Rare del Museo e Real bosco di Capodimonte tra cui la Cassetta Farnese, insieme alla Tazza Farnese dal museo Archeologico nazionale di Napoli, alle monete e medaglie del Complesso Monumentale della Pilotta e ai pezzi della Collezione Gonzaga di Guastalla confluiti nella collezione Farnese, permetteranno di ricostruire una camera delle meraviglie rinascimentale.

Il risultato è un corpus di materiali museali ed archivistici che confluisce per la prima volta in una delle mostre più importanti mai realizzata sul tema del collezionismo rinascimentale e di sicuro la più ricca in assoluto sulla Collezione Farnese, in cui si ritrova una riflessione dell’aderenza tra residenze e raccolte artistiche, capace di evocare quel connubio tra opere e architettura che legava i contenuti al loro contenitore. Il percorso espositivo, sviluppato su diversi nuclei tematici, Architettura, Arte, Potere sarà articolato nei diversi spazi del Complesso della Pilotta: i Voltoni del Guazzatoio, il Teatro Farnese, la Galleria Petitot della Biblioteca Palatina e la Galleria Nazionale. Ad accompagnare l’iniziativa una serie di pubblicazioni che approfondiranno la storia globale del collezionismo farnesiano, con contributi dei maggiori studiosi al mondo di questo tema, e le complesse vicende della committenza artistica e architettonica.
Un marchio per il distretto borbonico, sei musei (tra Napoli e Caserta) e una comunità per il lancio dell’itinerario borbonico del Sud Italia. Sottoscritto protocollo d’intesa per la valorizzazione unitaria del patrimonio culturale borbonico del ‘700


Il logo del Palazzo Reale di Napoli

Il logo del Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli

Il logo del Real sito di Carditello

Il logo della Reggia di Caserta

Il logo del museo Archeologico nazionale di Napoli

Il nodo di Ercole, nuovo logo del parco archeologico di Ercolano
La lista è già ricca, anche se ancora solo parziale. Vi fanno parte il Palazzo Reale di Napoli, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, la Reggia di Caserta, la Reggia di Carditello, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Parco Archeologico di Ercolano. Cosa hanno in comune questi siti musealizzati oltre al fatto di essere tutti in Campania? Hanno un legame stretto con i Borboni e il Regno delle Due Sicilie. Sono il primo nucleo all’interno di un Progetto ambizioso per il rilancio del “sistema delle regge borboniche” attraverso la costruzione di un racconto e un sistema di offerta unico sulla scorta del Grand Tour del Settecento. Dopo solo pochi mesi di dialogo e confronto, partito la scorsa estate, in piena pandemia da Covid-19 e crisi del sistema turistico-culturale italiano, i direttori dei 6 musei statali della Campania e la Onlus “Siti Reali”, capofila del partenariato del “Royal Social Forum”, hanno sottoscritto un accordo di collaborazione che ha dato vita al Comitato Istituzionale che svilupperà il programma strategico di valorizzazione dell’itinerario borbonico del Sud Italia il cui nucleo di partenza è costituito appunto dalle quattro residenze di Casa Borbone Due Sicilie (Palazzo Reale di Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Reggia di Caserta e di Carditello) e due siti archeologici (Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Parco Archeologico di Ercolano) che in stretta relazione con le regge testimoniano dell’interesse della corte borbonica per la riscoperta delle antichità vesuviane. L’accordo di partenariato si inserisce nell’ambito di Cultura Crea, misura del PON “Cultura e Sviluppo” 2014/2020 del Ministero della Cultura gestita da Invitalia, e contribuirà a mettere in connessione permanente la rete degli attrattori culturali borbonici della Campania con le industrie culturali e creative, le tipicità del territorio e il sistema dell’accoglienza, accessibilità, ospitalità e mobilità, grazie alla prima fase progettuale promossa e avviata dall’Associazione Onlus “Siti Reali”.


Sylvain Bellengher, direttore del museo di Capodimonte
“La sinergia tra istituzioni culturali è sempre auspicabile come metodo di lavoro a beneficio dell’utenza finale”, spiega Sylvain Bellenger, direttore Museo e Real Bosco di Capodimonte. “In questo caso, sono particolarmente felice di partecipare a un progetto che si pone l’obiettivo ambizioso di rafforzare la conoscenza e lo studio dell’identità e della funzione storica dei vari siti reali in epoca borbonica presenti sul territorio della Regione Campania ai fini di una loro divulgazione unitaria. Un progetto scientifico serio, basato su ricerche documentali incrociate e messa a disposizione di banche dati comuni per una valorizzazione unitaria e sistemica dell’itinerario borbonico anche grazie all’utilizzo di moderne infrastrutture digitali”.


Mario Epifani, direttore del Palazzo Reale di Napoli
“Nel momento in cui il Palazzo Reale di Napoli assume lo status di museo autonomo sulla scia della riforma Franceschini”, interviene Mario Epifani, direttore Palazzo Reale di Napoli, “la possibilità di inserirsi in un circuito più ampio – di cui fanno parte le altre due residenze borboniche già riconosciute come istituti dotati di autonomia speciale dal neo ministero della Cultura, le regge di Capodimonte e di Caserta – rappresenta un incentivo al recupero e alla valorizzazione dell’identità di quello che fu il centro del potere a Napoli e nelle Due Sicilie, dall’epoca del Viceregno spagnolo fino alla fine del Regno d’Italia. Il rapporto simbiotico tra i diversi luoghi legati alla dinastia borbonica crea un continuo gioco di rimandi ma anche di differenze, utili a far comprendere al visitatore la funzione di ciascuna sede e le trasformazioni subite in conseguenza dei fatti storici di cui fu teatro. Per tali motivi ho accolto con favore l’avvio di un percorso di collaborazione tra le maggiori istituzioni museali della Campania e la Onlus “Siti Reali” fondato sul comune obiettivo di ricreare un unico circuito di conoscenza, fruizione e valorizzazione legato ai luoghi dell’età borbonica”.


Vittorio Fresa, responsabile Service Unit Cultura Crea, Invitalia
“Il PON Cultura & Sviluppo 2014-2020 formalizza la connessione tra grandi attrattori culturali ed iniziative imprenditoriali della filiera creativa, culturale e turistica”, ricorda Vittorio Fresa, responsabile Service Unit Cultura Crea, Invitalia. “Questo nesso, che appare scontato ma che è grandemente mancato anche nel recente passato, è molto ben emblematizzato dall’iniziativa imprenditoriale Siti Reali. La forza di questa idea è nella connessione tra diversi asset del patrimonio culturale del Mezzogiorno, disegnando i puntini che uniscono un patrimonio culturale di grandissimo valore, potenziale attivatore di meccanismi di sviluppo locale e di processi di rigenerazione territoriale”.


Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli foto Graziano Tavan)
“Il progetto Siti Reali rappresenta un’occasione unica per una rete che faccia emergere prepotentemente, agli occhi del mondo, l’impatto determinante della monarchia borbonica sull’arte, l’archeologia, la cultura e il paesaggio campano”, sostiene Paolo Giulierini, direttore Museo Archeologico Nazionale di Napoli. “E lo fa con gli strumenti nuovi forniti dal digitale e dalla comunicazione, fondati però saldamente sul rigore degli Istituiti scientifici”.

Francesco Ermanno Guida (politecnico di Milano)
“Un marchio non è solo un segno distintivo, ma deve rappresentare una intenzione strategica”, sostiene Francesco Ermanno Guida, associazione italiana design della comunicazione visiva/Politecnico di Milano. “Nel caso del patrimonio culturale, un marchio deve essere in grado di distinguersi nel restituirne storia, valori, qualità per definizione uniche”.


Alessandro Manna, presidente associazione onlus “Siti Reali”
“L’importante risultato di collaborazione pluriennale avviata intorno ai siti borbonici della Campania si ispira alla “Comunità di Patrimonio” della Convenzione di Faro”, ribadisce Alessandro Manna, presidente associazione onlus “Siti Reali”, portavoce/coordinatore comunità di patrimonio “l’Utopia Realizzata”, “e recepisce il modello innovativo di gestione del patrimonio culturale basato sul modello del distretto culturale e il partenariato pubblico-privato attraverso l’ampia partecipazione dei diversi portatori d’interesse del territorio, in primis quelli del terzo settore, così come indicato anche dalla Legge “Valore Cultura” del 2013 di istituzione dell’itinerario borbonico. Far convergere gli interessi diffusi verso un’unica strategia di valorizzazione della cultura borbonica dell’Italia meridionale e dei grandi complessi culturali del periodo è l’obiettivo che anima i soggetti promotori dell’intesa da poco sottoscritta, che auspicano da subito la partecipazione di altri enti e organizzazioni locali e nazionali. Il programma strategico d’investimento, condiviso con i sei grandi istituti culturali della Campania, privilegerà “la cultura come cura” e intende contribuire al rilancio post-pandemia delle attività di fruizione turistico-culturale dei territori interessati partendo dalle risorse culturali e ambientali, asset identitari privilegiati su cui concentrare gli investimenti pubblici e privati. Oltre alla progettazione del marchio, seguiranno ulteriori interventi che completeranno la realizzazione dell’itinerario borbonico dell’Italia meridionale. A supporto delle attività di valorizzazione culturale l’Associazione intende promuovere anche un centro di ricerca e documentazione per approfondire con rigore scientifico la storia e l’identità del periodo storico di riferimento. Abbiamo davanti a noi una sfida importante che dobbiamo saper affrontare tutti insieme cogliendo ulteriori opportunità di valorizzazione dell’itinerario borbonico nell’ambito delle politiche europee e nazionali come il programma Next Generation EU e il Piano Nazionale di Resilienza e Ripresa. L’auspicio è che i grandi complessi borbonici nel loro insieme siano inseriti nel PNRR e diventino un laboratorio di attuazione delle politiche di rilancio post-covid. L’obiettivo comune sarà quello di rafforzare il ruolo del museo e del patrimonio culturale e naturale nel rapporto di relazione con la comunità, attraverso la partecipazione attiva di cittadini, imprese e istituzioni, una migliore infrastrutturazione digitale per la conoscenza e la fruizione pubblica, un nuovo posizionamento internazionale della circuito borbonico e la qualificazione costante dei servizi, il tutto in chiave di sostenibilità ambientale in linea con gli obiettivi di sviluppo promossi dall’Agenda 2030”.


Luigi Nicolais, presidente fondazione Real sito di Carditello
“Il Real Sito di Carditello non è solo un bene di notevole valore artistico e culturale ma è anche uno stile di vita”, interviene Luigi Nicolais, presidente fondazione “Real Sito di Carditello”. “Superando il concetto tradizionale del museo come contenitore d’arte, Carditello esprime un ambiente dinamico, inclusivo, orientato alla ricerca di conoscenza e imperniato sullo sviluppo sociale ed economico del territorio, affermandosi come punto di riferimento della comunità locale e stimolando relazioni sostenibili con gli stakeholder. La missione della Fondazione, dunque, è promuovere un nuovo modello di fruizione per i beni culturali, offrendo una esperienza di visita dedicata al benessere psicofisico dei visitatori e confermando la vocazione di fattoria sperimentale con una nuova linea di prodotti enogastronomici a marchio. Una sfida molto ambiziosa, che intendiamo rilanciare con la rete dei siti borbonici della Campania, condividendo un’unica strategia di valorizzazione. Proprio le reali delizie, un tempo costituivano un vero e proprio sistema territoriale di poli, con funzioni residenziali, venatorie, amministrative, agricole, industriali e di tutela del patrimonio ambientale. Un esperimento già considerato innovativo all’epoca, che trovò a Carditello una delle sue più felici espressioni, segnando la fisionomia di vaste aree del Mezzogiorno, costituendo un laboratorio europeo e una rete di centri di innovazione territoriale di interesse artistico-culturale, socio-urbanistico e produttivo”.


Francesco Sirano direttore del parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)
“Ercolano è stato il primo sito dove sotto il rigido controllo del Re di Napoli nel 1738 iniziarono ricerche archeologiche sistematiche”, sottolinea Francesco Sirano, direttore Parco Archeologico di Ercolano. “Nella vicinissima Reggia di Portici fu ospitato l’Herculanense Museum, primo nucleo della futura collezione vesuviana del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Nel 1839 da Portici si mosse verso Napoli il primo treno d’Italia. Il Parco Archeologico di Ercolano è situato baricentricamente tra questi siti e le splendide ville del Miglio d’Oro fiorite tra XVIII e XIX secolo sulla scia della Reggia di Portici. Si tratta di ottimi motivi storici e culturali per aderire con convinzione a questa iniziativa e per augurare che sia avviato un duraturo percorso di collaborazione pubblico/privato per creare nuove connessioni ed interazioni tra luoghi della cultura, dimore private, imprenditoria ed attività connesse alla filiera dell’accoglienza. Auspico che la valorizzazione di questo particolare momento storico contribuisca alla sensibilizzazione dei cittadini e alla formazione di un mosaico di valori culturali condiviso e aperto verso il futuro”.

Tra i primi interventi previsti nell’ambito delle due azioni del programma di valorizzazione turistico-culturale del nascente distretto borbonico la pubblicazione del bando di concorso nazionale, rivolto a professionisti esperti di visual e brand identity, attraverso il quale saranno selezionate in due fasi da una Commissione di esperti proposte di marchio e identità visiva che identifichino e caratterizzino la cultura borbonica dell’Italia meridionale e il circuito delle eredità culturali del periodo. La finalità del concorso è quella di identificare la migliore proposta progettuale capace di ricreare un’unità di immagine coordinata e collettiva e di connettere in maniera permanente attrattori culturali e naturali, utenti, filiere e risorse del territorio al fine di accrescere la reputazione, la qualità e la fruizione turistico-culturale del “distretto borbonico” su un piano locale e internazionale. L’iniziativa e realizzata in collaborazione con Aiap (l’Associazione italiana design della comunicazione visiva).
Napoli. Dal 12 settembre parte ogni 15’ la nuova linea Anm 3M che collega i tre importanti musei e siti culturali cittadini: Museo e Real Bosco di Capodimonte, museo Archeologico nazionale di Napoli e Catacombe di San Gennaro. Soddisfatti Bellenger, Giulierini e padre Loffredo

Il nuovo bus della linea 3M che a Napoli collega il museo Archeologico nazionale di Napoli, il Museo e Real Bosco di Capodimonte e le Catacombe San Gennaro (foto dal sito http://www.ilriformista.it)
3M come i tre musei che collega: Capodimonte, Mann e Catacombe. È la nuova linea urbana di Napoli che collega, in meno di 15 minuti, tre importanti musei e siti culturali cittadini: il museo Archeologico nazionale di Napoli, il Museo e Real Bosco di Capodimonte e le Catacombe San Gennaro. La linea 3M sarà operativa tutti i giorni, dal 12 settembre 2020, tra le 7 e le 20 circa (ultima partenza dal Museo e Real Bosco di Capodimonte-Porta Miano alle 20.05) con un minibus di recentissima acquisizione. Il percorso circolare prevede fermate a corso Amedeo di Savoia, via Santa Teresa degli Scalzi, via Pessina, via Conte di Ruvo, via Costantinopoli, piazza Museo e ritorno verso Capodimonte. Il Museo e Real Bosco di Capodimonte avrà due fermate: Porta Miano (capolinea) e Porta Piccola, con un’ulteriore fermata intermedia su via Miano. “L’iniziativa di ANM”, commenta Paolo Giulierini, direttore del Mann, “consolida ancora di più il virtuoso rapporto tra Catacombe, Capodimonte e Mann, nell’ottica della valorizzazione del concetto di profonda interrelazione tra rete culturale e infrastrutture: Napoli sta trovando applicazioni pratiche virtuose in tal senso a prescindere dal fatto che il soggetto gestore sia Stato, ente locale o privato”. E Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte che da anni si batte per un’intensificazione del trasporto pubblico locale a beneficio dei visitatori della Reggia e della sua importante collezione, ma anche per i tantissimi fruitori del Real Bosco, ancora più numerosi in questo periodo post Covid: “Finalmente con questo servizio si capirà che la leggendaria lontananza di Capodimonte è solo una mancanza di collegamenti. Capodimonte non è più lontano dal Centro di Napoli che il Louvre del 14°, 16° o 20° arrondissement di Parigi, non è più lontano della National Gallery per i londinesi che vivono a Holland Park, a Notting Hill o Camden town. Semplicemente a Londra e Parigi ci sono gli autobus e la metropolitana. Ringrazio perciò ANM e Comune di Napoli per questo collegamento che unisce i musei, la cultura e quindi rafforza la civiltà della Città”. Pienamente soddisfatto anche padre Loffredo, direttore delle Catacombe di Napoli: “Siamo felici della notizia, il trasporto pubblico urbano è parte dell’esperienza del visitatore che sceglie la nostra città e i luoghi della nostra cultura. È un dovere accogliere al meglio i nostri visitatori e metterli in condizione di raggiungere facilmente la collina di Capodimonte. Questo permette anche una migliore collaborazioni tra le nostre istituzioni culturali”.
Napoli. Ferragosto d’arte e natura al Mann e al Museo e Real Bosco di Capodimonte: il 15 agosto aperti i due grandi musei della città per accogliere turisti e residenti

Il museo Archeologico nazionale di Napoli è ospitato in un palazzo borbonico che è stato sede dell’Università fino al 1777 e dal 1816 sede del Real Museo Borbonico
L’arte non va in vacanza, nemmeno a Ferragosto. A Napoli il 15 agosto 2019 resteranno aperti i due grandi musei della città: il Mann e il Museo e Real Bosco di Capodimonte, entrambi custodi della preziosa collezione Farnese. Un’occasione importante, per turisti e residenti, per trovare refrigerio nei grandi capolavori dell’arte. Si potrà visitare il museo Archeologico nazionale di Napoli dalle 9 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 19); resteranno aperti tutta la giornata Atrio e Collezione Farnese, così come saranno sempre accessibili le mostre “MANN on the moon”, “Paideia. Giovani e sport nell’ antichità”, “Corto Maltese. Un viaggio straordinario” (piano seminterrato) e “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” (secondo piano). Fruibili, sino alle 14, Mosaici, Gabinetto Segreto e collezione Magna Grecia, mentre Affreschi, Tempio di Iside e le esposizioni “Blub. L’ arte sa nuotare” e “Sotto mentite spoglie” di Luciano e Marco Pedicini si potranno ammirare in orario pomeridiano (dalle 14 sino alla chiusura). Aperte collezione Egizia ed Epigrafica. Il museo Archeologico nazionale di Napoli si prepara anche alle giornate gratuite previste nell’ambito della campagna ministeriale #IoVadoAlMuseo: prossime date domenica 18 e 25 agosto 2019.
Al Museo e Real Bosco di Capodimonte – aperto dalle 8.30 fino alle 17 (chiusura biglietteria alle 16) sarà possibile visitare al primo piano la collezione Farnese e la Galleria delle cose rare e la piccola esposizione-focus Canova un restauro in mostra (fino al 30 settembre 2019), mentre al secondo piano (con apertura a partire dalle 9.30) sarà possibile ammirare le mostre Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere (fino al 30 settembre 2019) e Jan Fabre Oro Rosso. Sculture d’oro e corallo, disegni di sangue (fino al 15 settembre 2019). Il M° Rosario Ruggiero, al pianoforte, allieterà il pubblico con la sua musica nella sala dedicata alla pittura emiliana (sala 12), mentre nelle altre sale del museo gli attori della Compagnia Arcoscenico faranno la felicità dei più piccoli. Le attività sono offerte dall’associazione MusiCapodimonte. Inoltre, sarà possibile godere della frescura all’ombra degli alberi monumentali nel Parco dei Principi (il Canforo, il Taxodium e molti altri), godere del panorama sul Belvedere, fare una passeggiata lungo i viali, portare il proprio amico a quattro zampe nell’area cani o praticare sport lungo il nuovo “percorso vita”: 15 stazioni fitness per tenere allenato il corpo e liberare la mente dallo stress. E sabato 17 agosto 2019, dalle 19.30 alle 22.30, apertura serale straordinaria con ingresso al museo a 1 euro; chiusura biglietteria alle 21.30.
“La straordinaria Collezione Farnese, divisa tra il Mann e Capodimonte, aspetta i tanti turisti che amano l’arte a Ferragosto. I due musei sempre più vicini anche in vista delle celebrazioni di Parma 2020 dedicate, tra gli altri, ai Farnese”, dichiara il direttore dell’Archeologico, Paolo Giulierini. “Chi visita il Mann e Capodimonte può comprendere, in due soli musei, la grandezza della civiltà italiana, dai Greci ai Romani, dal Rinascimento al Barocco fino all’arte contemporanea”, afferma il direttore Sylvain Bellenger che consiglia anche una passeggiata all’ombra degli alberi secolari nei pressi della Manifattura delle porcellane.




































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