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Per i “Venerdì del Muciv” Francesca Morandini presenta “L’ideale guerriero longobardo” nel museo di Santa Giulia di Brescia

L’ideale guerriero longobardo nella ricostruzione proposta dal progetto “Longobardi in vetrina”

Il logo del progetto “Longobardi in vetrina”

Quando si parla di Longobardi la prima immagine che prende forma davanti ai nostri occhi è quella delle armi e di un guerriero che le indossa o le brandisce. Il guerriero longobardo è un topos nella visione collettiva dell’alto medioevo, sia per l’importanza che questa figura rivestiva nel proprio gruppo sociale, sia perché larga parte delle nostre conoscenza in merito ai Longobardi ci derivano dai ritrovamenti di necropoli, contesti nei quali emerge con forza, dai reperti, la volontà della società di rappresentare la maggior parte della compagine maschile come guerrieri. Venerdì 29 marzo 2019, alle 16.30, per i “Venerdì al Muciv”, nella sala conferenze del museo Preistorico etnografico nazionale “Luigi Pigorini” di Roma-Eur, incontro con Francesca Morandini e Marco Merlo su “L’ideale guerriero longobardo nel Museo di Santa Giulia a Brescia”. Il riferimento è alla mostra “L’ideale guerriero”, organizzata tra il museo di Santa Giulia di Brescia e il museo delle Civiltà di Roma nell’ambito del progetto “Longobardi in vetrina”, con scambi tra musei promosso dal sito Unesco “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d. C.)”. A Santa Giulia in particolare sono esposte sia necropoli individuate nell’ultimo quarto dell’Ottocento (Milzanello di Leno, Darfo, Botticino Sera, Calvisano, Brescia), sia necropoli scavate in tempi più recenti e quindi molto interessanti per i numerosi dati che rivelano. Al museo nazionale dell’Alto Medioevo di Roma sono invece conservati gli straordinari reperti provenienti dai sepolcreti di Nocera Umbra (PG) e Castel Trosino (AP). I lavori, condotti tra il 1897 e il 1898 da Angiolo Pasqui a Nocera Umbra (necropoli “Il Portone”) e tra il 1893 e il 1896 da Raniero Mengarelli a Castel Trosino (necropoli “Santo Stefano”), hanno permesso di mantenere quasi inalterate le relazioni tra gli oggetti e le tombe di provenienza, offrendo dati importanti per lo studio e la ricerca. Nella conferenza verrà presentato non solo l’ideale guerriero delineato attraverso i reperti provenienti dalle necropoli longobarde del territorio bresciano ma anche il museo nel quale i reperti sono esposti, il monastero di Santa Giulia, fondato da Desiderio, ultimo re de Longobardi.

A Tourisma 2019 protagonisti i Longobardi con il progetto “Longobardi in vetrina” dell’associazione Italia Langobardorum, 15 mostre a creare la prima grande mostra diffusa per valorizzare i siti Unesco e le realtà museali con tesori longobardi

Fibula aurea a disco, tipica della produzione artistica dei longobardi

Il logo del progetto “Longobardi in vetrina”

I Longobardi protagonisti della seconda giornata di Tourisma 2019, il salone di archeologia e turismo culturale in programma al Centro congressi di Firenze dal 22 al 24 febbraio 2019. Sabato 23 febbraio, in sala Verde, dalle 9 alle 13.30, l’associazione Italia Langobardorum presenta il progetto “Longobardi in vetrina. 15 Mostre per conoscere un popolo”, un progetto ambizioso ideato e coordinato da Francesca Morandini (Brescia), Maria Stovali (Spoleto), Arianna Petricone (associazione Italia Langobardorum), che gode del patrocinio del ministero dei Beni e delle Attività culturali e ha ottenuto il contributo del Mibac. “Longobardi in vetrina” propone la diffusione della conoscenza della cultura longobarda attraverso la valorizzazione delle realtà museali presenti nei sette singoli complessi monumentali, parte integrante del sito UNESCO, ma anche di quelli espressione dei territori coinvolti dal passaggio dei Longobardi. La collaborazione e la sinergia tra i musei sono favorite da scambi temporanei di reperti, articolati in esposizioni tematiche, tra musei della rete e luoghi del sito Unesco (museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli, l’antiquarium di Castelseprio, il museo di Santa Giulia di Brescia, il museo nazionale del Ducato di Spoleto, il tempietto di Campello sul Clitunno, il museo Diocesano di Benevento, i musei Tecum di Monte Sant’Angelo) ed altri sette musei presenti sul territorio nazionale.

L’auditorium del Palacongressi di Firenze stracolmo per Tourisma, il salone di Archeologia e Turismo culturale (foto Graziano Tavan)

Il logo dell’associazione Italia Langobardorum

Tourisma 2019. I lavori, moderati da Cinzia Dal Maso, direttore di Archeostorie, aprono alle 9 con i saluti di Laura Castelletti, presidente di Italia Langobardorum; alle 9.10, introduzione di Angela Maria Ferroni, funzionario archeologo Ufficio Unesco MiBAC; alle 9.25, Filippo Maria Gambari, direttore del museo delle Civiltà di Roma, parla de “Il valore della rete”. Chiudono, alle 9.40, questo primo blocco di contributi, Francesca Morandini, Maria Stovali, Arianna Petricone, responsabili progetti Associazione Italia Langobardorum, con “Longobardi in vetrina: genesi e realizzazione di un progetto nazionale”. Alla narrazione di Maria Angela Galatea Vaglio è affidata la suggestione dei temi emersi dalle singole mostre, accompagnate ciascuna da una tavola illustrata di Tommaso Levente Tani. Gli scambi tra i musei, le mostre temporanee e le attività culturali di supporto sono potenziate anche da una mostra virtuale online realizzata con MOVIO (www.longobardinvetrina.it) e da un catalogo unico, caratterizzando questo progetto come la prima mostra diffusa a livello nazionale, intesa come insieme di mostre sulla cultura Longobarda; la più grande per estensione territoriale e coinvolgimento di istituzioni e di patrimonio storico-archeologico.

Il castrum nell’area archeologica di Castelseprio

La tomba 43 con il cavallo dalla necropoli di San Mauro, conservata al museo Archeologico nazionale di Cividale

Il presbiterio della basilica di San Salvatore a Spoleto

Quindici mostre per conoscere i Longobardi. Ben 15 sono le mostre realizzate contemporaneamente e 7 i temi trattati con il progetto “Longobardi in vetrina”: a Tourisma vengono presentate a blocchi seguendo questi sette approfondimenti. Alle 10, Angela Borzacconi del museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli presenta “Animali totemici dell’immaginario longobardo”, sviluppato in tre sedi: Cividale del Friuli (Ud) con la sepoltura di cavallo e cavaliere (necropoli di San Mauro, T43), Povegliano Veronese (Vr) con la sepoltura di cavallo acefalo e cani (necropoli dell’Ortaia, T s.n.), Spilamberto (Mo) con le sepolture di cavalli acefali (necropoli di Ponte del Rio, T 63, 66, 67). Alle 10.15, Sara Masseroli, direttore del parco archeologico di Castelseprio, e Anna Provenzali, conservatore del civico museo Archeologico di Milano, presentano “Flavia Sebrio. Castelseprio longobarda, presidio militare e città regia” a Castelseprio (Va) col castrum, e a Milano con le monete della zecca sepriese. Alle 10.30, Paola Mercurelli Salari, direttore Rocca Albornoz, museo nazionale del Ducato di Spoleto e Tempietto di Campello sul Clitunno, presenta “Reimpiego e recupero dell’antico in area spoletina in età longobarda” col recupero tardoantico del Tempietto a Campello sul Clitunno (Pg) e della basilica di San Salvatore a Spoleto (Pg). Alle 10.45, ancora Paola Mercurelli Salari e Francesca Manuela Anzelmo, storica dell’arte museo delle Civiltà di Roma, illustrano “L’intelligenza nelle mani: produzione artigianale e tecniche di lavorazione in età longobarda” allestita a Spoleto (Pg) e a Roma con oggetti in metallo provenienti dalle necropoli di Nocera Umbra (Pg) e Castel Trosino (Ap), realizzati utilizzando tecniche diverse: fusione a stampo, cloisonné, punzonatura, filigrana, agemina, e niello.

Ricostruzione dell’equipaggiamento di un guerriero longobardo (ass. Italia Langobardorum)

Armi longobarde esposte al museo di Santa Giulia di Brescia

Prezioso corredo da una tomba femminile dalla necropoli gota-longobarda di Collegno, esposta al museo delle Antichità di Torino (foto soprintendenza Archeologia del Piemonte e delle Antichità Egizie)

Dopo la pausa, “Longobardi in vetrina” riprende sempre in sala Verde. Alle 11.50, mons. Mario Iadanza, direttore biblioteca Capitolare e museo Diocesano di Benevento, e Pasquale Palmieri, architetto del Comune di Benevento, illustrano “Scritture in-colte: testimonianze di mezzi e strumenti per la comunicazione” a Benevento tra museo e biblioteca. Alle 12.05, Immacolata Aulisa dell’università di Bari “Aldo Moro”, Marilina Azzarone per i musei TECUM Santuario di San Michele Arcangelo, e Gabriella Pantò direttore museo di Antichità dei Musei Reali di Torino, presentano “Le armi e il potere”, a Monte Sant’Angelo (Fg) con la riproduzione delle iscrizioni nel santuario di Monte Sant’Angelo, e a Torino con un corredo della necropoli di Collegno. Alle 12.20, Francesca Morandini archeologo della Fondazione Brescia Musei, e Ilenia Bove storica dell’arte Museo delle Civiltà di Roma, presentano “L’ideale guerriero” a Brescia con le molte necropoli scoperte in più di un secolo, e a Roma con i sepolcreti di Nocera Umbra (Pg) e Castel Trosino (Ap). Alle 12.35, Caterina Giostra dell’università Cattolica del Sacro Cuore (Mi) si sofferma su “Le origini dei Longobardi: migrazioni, clan, culture attraverso il Dna”. Chiude l’intensa mattinata, alle 12.50, la scrittrice Galatea Vaglio con “Raccontare i Longobardi”: “Quella dei Longobardi – scrive – è più che una storia, è una parabola. Scesi dall’oscuro Nord in cerca di terre migliori e di bottino, sono i più barbari dei barbari: un marasma indefinito di tribù e di uomini, tenuti insieme solo dal bisogno o dall’ambizione. Entrano nel giardino dell’impero come chi vuole prendere, ma alla fine ne sono presi. I Goti in Italia erano rimasti Goti, i Franchi un giorno scenderanno, ma restando sempre Franchi. I Longobardi no. Loro si trasformano, si adattano, si mimetizzano, si definiscono come popolo, e come comunità, tanto che al crollo del loro regno non sarà più possibile distinguerli se non per i nomi”.

Al Muciv di Roma-Eur presentazione nazionale dell’ambizioso progetto “Longobardi in vetrina. Scambi e condivisioni tra musei per valorizzare il patrimonio longobardo”, quindici mostre su sette aspetti della cultura del popolo longobardo, che si configurano come la prima grande mostra diffusa a livello nazionale

Fibula aurea a disco, tipica della produzione artistica dei longobardi

Il logo del progetto “Longobardi in vetrina”

La sala delle necropoli longobarde al museo dell’Alto medioevo a Roma Eur

Quindici mostre su sette aspetti diversi della cultura del popolo longobardo: ecco l’ambizioso progetto “Longobardi in vetrina. Scambi e condivisioni tra musei per valorizzare il patrimonio longobardo”, realizzato e coordinato dall’Associazione Italia Langobardorum, struttura di gestione del sito UNESCO “Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d. C.)”, che gode del patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali ed ha ottenuto il contributo della Legge MIBAC 77/2006, dedicata ai siti UNESCO italiani. Martedì 29 gennaio 2019, alle 11.30, nella sala conferenze del Museo delle Civiltà – museo Preistorico ed Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma-Eur, ci sarà la presentazione nazionale del progetto, cui seguirà la visita al museo dell’Alto Medioevo delle due mostre “L’ideale guerriero” e “L’intelligenza nelle mani. Produzione artigianale e tecniche di lavorazione in età longobarda”, curate dallo stesso Mame, in collaborazione con il museo del Ducato di Spoleto e il museo di Santa Giulia di Brescia, per approfondire due temi: la figura del guerriero longobardo e i saperi tecnico-produttivi di questo popolo, attraverso lo scambio di reperti. Il progetto si configura come la prima grande mostra a livello nazionale dedicata al popolo longobardo, la più grande per estensione e coinvolgimento di istituzioni e di patrimonio archeologico. Obiettivo dell’iniziativa è la diffusione della conoscenza della cultura longobarda attraverso la valorizzazione delle realtà museali presenti nei sette complessi monumentali, parte integrante del sito UNESCO, ma anche di quelli espressione dei territori coinvolti dal passaggio dei Longobardi. “Il progetto “Longobardi in vetrina” – spiegano i promotori – nasce infatti dalla volontà di far conoscere e dialogare i musei, che ciascuno dei sette luoghi della rete del sito seriale (Cividale del Friuli, Brescia, Castelseprio-Torba, Spoleto, Campello sul Clitunno, Benevento, Monte Sant’Angelo) con altri musei nazionali non appartenenti alla rete ma dotati di una sezione longobarda o altomedievale”.

Corno potorio longobardo proveniente dal museo Archeologico nazionale di Cividale

Dettaglio della sepoltura di un cavallo e due cani nella necropoli longobarda dell’Ortaia a Povegliano Veronese (foto Graziano Tavan)

Rilievi del tempietto longobardo di Cividale del Friuli (foto Ulderica Da Pozzo)

La collaborazione e la sinergia tra i musei sono favorite da scambi temporanei di reperti, articolati in esposizioni tematiche, tra i 6 musei della rete del sito UNESCO (museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli (Ud), l’antiquarium di Castelseprio (Va), il museo di Santa Giulia di Brescia, il museo nazionale del Ducato di Spoleto (Pg), il museo Diocesano di Benevento, i musei TECUM di Monte Sant’Angelo, Fg) il tempietto di Campello sul Clitunno (Pg), e altri musei presenti sul territorio nazionale: antiquarium di Spilamberto (Mo), museo Archeologico di Povegliano Veronese (Vr), civico museo Archeologico di Milano, museo delle Civiltà-museo dell’Alto Medioevo di Roma-Eur, biblioteca Capitolare di Benevento, musei Reali di Torino-museo di Antichità. Gli scambi tra i musei, le mostre temporanee e le attività culturali di supporto sono potenziate anche da una mostra virtuale online realizzata con MOVIO e da un catalogo unico, caratterizzando questo progetto come la prima mostra diffusa a livello nazionale, intesa come insieme di mostre sulla cultura Longobarda; la più grande per estensione territoriale e coinvolgimento di istituzioni e di patrimonio storico-archeologico.

Alla scoperta dei tesori di tre secoli di storia presentati nella mostra “Brixia. Roma e le genti del Po” con una guida speciale: il curatore Luigi Malnati, soprintendente dell’Emilia-Romagna

Dal 9 maggio al 17 gennaio al museo di Santa Giulia la mostra "Brixia. Roma e le genti del Po"

Dal 9 maggio al 17 gennaio al museo di Santa Giulia la mostra “Brixia. Roma e le genti del Po”

La mostra “Brixia. Roma e le genti del Po”, in programma del 9 maggio al 17 gennaio nel Museo di Santa Giulia di Brescia, come abbiamo visto (https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/05/08/da-annibale-a-catullo-la-romanizzazione-delle-genti-padane-nella-grande-mostra-archeologica-a-brescia-brixia-roma-e-le-genti-del-po-che-si-completa-con-il-parco-archeologico-tra-i/)  ricostruisce, sullo sfondo della pianura del Po, un’area estesa tra gli Appennini e le Alpi e favorita in antico da una posizione privilegiata e dalla presenza di un grande fiume, la fisionomia sorprendente di un luogo d’Italia che divenne vero laboratorio di integrazione tra etnie e culture diverse e cassa di risonanza del confronto fra cultura romana ed ellenismo. E allora cerchiamo di saperne di più sulla mostra approfondendo il percorso della mostra e concedendoci una visita guidata con un accompagnatore speciale, il curatore della mostra Luigi Malnati, soprintendente ai Beni archeologici dell’Emilia-Romagna.

Ex voto in terracotta da Bagnara di Romagna: documenta la presenza di coloni di origine centro-italica in Romagna

Ex voto in terracotta da Bagnara di Romagna: documenta la presenza di coloni di origine centro-italica in Romagna

Il percorso della mostra è articolato in 12 sezioni. Nella prima, dedicata ai protagonisti, il visitatore può collegarsi al quadro storico dell’epoca, ai suoi principali eventi e al volto di alcuni grandi uomini, politici e condottieri, che ne furono attori; si attraverserà virtualmente il paesaggio che i romani si trovarono ad affrontare arrivando nella pianura (Prima di Annibale, sezione 2) e le popolazioni che lo abitavano, le loro tradizioni, i primi segni della loro apertura a messaggi culturali nuovi. Qui da non perdere le Lamine in bronzo da Castiglione delle Stiviere (Museo Archeologico Nazionale di Mantova), pertinenti a una tromba da guerra (carnyx), ad un elmo o a elementi di animale totemico; il Busto fittile di guerriero da Ravenna (Museo Archeologico Nazionale di Ravenna), un giovane guerriero in nudità eroica, riferito al modello del Diomede tipo Cuma; la Kelebe a figure rosse da Adria (Museo Nazionale di Adria), grande vaso decorato di produzione volterrana. La guerra (sezione 3) è uno dei temi principali, rappresentato in mostra dal fregio di Talamone e da una serie di eccezionali esempi di elmi e di armature. Ma attraverso la guerra cominciò a farsi strada sempre più incisiva la propaganda romana (sezione 4), una forma lungimirante di fidelizzazione attuata attraverso l’assimilazione in una nuova ideologia religiosa dei santuari sparsi nelle città e nei territori, ancora vincolati a tradizioni locali. Da non perdere il Frontone di Talamone (Museo Archeologico “Polveriera Guzman”), decorato con altorilievi che rappresentano il mito dei Sette contro Tebe; sarebbe da collegarsi alla vittoria contro i Galli nella battaglia del 225 a.C., episodio di cui il rilievo rappresenterebbe la trasposizione in chiave simbolica. Fine III- metà Il secolo a.C. L’Elmo etrusco-italico da Berceto (Museo Archeologico Nazionale di Parma), di produzione centro-italica o etrusca, III secolo a.C.; l’Ex voto in terracotta da Bagnara di Romagna (Soprintendenza Archeologia Emilia e Romagna), documenta la presenza di coloni di origine centro-italica nel territorio romagnolo; la Lamina di bronzo da Vicenza (Vicenza Museo Naturalistico Archeologico), con corteo di donne di rango riccamente vestite. IV-III secolo a.C.

La Sima policroma fittile da Rimini: attesta l'alto tenore architettonico degli edifici urbani riminesi

La Sima policroma fittile da Rimini: attesta l’alto tenore architettonico degli edifici urbani riminesi

L’esito di questi processi è rappresentato dalla Cisalpina in età repubblicana (sezione 5) con la nascita delle grandi città, ormai inserite in una rete viaria efficiente, che segnarono la definitiva romanizzazione della pianura attraverso l’adozione di modelli urbanistici e architettonici comuni, secondo precise esigenze ideologiche oltre che funzionali. I simboli della città (sezione 6) ne raccontano le diverse forme, espresse dai più importanti edifici pubblici aggregati intorno al foro, spazio urbano comune per eccellenza. Tra i più importanti, sotto l’aspetto simbolico, gli edifici di culto (sezione 7) spesso portatori nelle nuove forme architettoniche e nelle immagini di divinità il retaggio dei culti più antichi tradotto nelle forme dell’Ellenismo. La ricezione di questo nuovo linguaggio si manifesterà anche nel gusto privato, con dimore di pregio ornate da pavimenti, mosaici e arredi lussuosi. In queste sezioni troviamo la Sima policroma fittile da Rimini (Rimini, Museo della Città), che attesta l’alto tenore architettonico degli edifici urbani riminesi; la Testa di divinità femminile da Alba Pompeia (Torino, Museo Archeologico Nazionale), ispirata a modelli ellenistici. Fine del II-inizi del l secolo a.C.; la Statua panneggiata da Piacenza (Museo di Palazzo Farnese, Piacenza), firmata dallo scultore attico Kleomenes, interpretata come Apollo. Prima metà del I secolo a.C.; il Pavimento in cementizio da Sarsína (Museo Archeologico Nazionale, Sarsina), di ispirazione legata a maestranze di formazione centro italica. Fine del Il secolo a.C.; la Statua femminile da Milano (Milano, Civico Museo Archeologico), realizzata da un artista greco, importante testimonianza della ricezione dei modelli ellenistici nella cultura figurativa delle città transpadane. Fine II – inizio I secolo a.C.; il Letto con rivestimento in osso da Piacenza (Soprintendenza Archeologica Emilia Romagna), realizzato da artisti di tradizione centro italica come oggetto rappresentativo del rango del suo proprietario. Seconda metà del Il secolo a.C.

La Stele di Ostiala Gallenia da Padova: presenta un'iscrizione che testimonia la fase di transizione verso la romanizzazione

La Stele di Ostiala Gallenia da Padova: presenta un’iscrizione che testimonia la fase di transizione verso la romanizzazione

Il tema dell’incontro tra culture torna anche nei documenti che raccontano i rituali legati alla morte, dove l’immagine e la memoria (sezione 9) si fondono per restituire i personaggi defunti al mondo dei vivi secondo codici espressivi nuovi e antichi nello stesso tempo. Tra le opere da non perdere la Stele di Ostiala Gallenia da Padova (Civico Museo Archeologico di Padova),  con iscrizione che testimonia la fase di transizione verso la romanizzazione. I secolo a.C.; la Stele di Komevios da Torino (Museo di Antichità), rinvenuta nell’area di una necropoli celtica (Dormelletto), la stele presenta un’iscrizione in alfabeto leponzio che riporta al proprietario, un personaggio di prestigio della comunità indigena. Fine del Il secolo a.C.  Ma oltre le città (sezione 10) anche il territorio vive un’intensa trasformazione con la razionalizzazione dei paesaggi e delle campagne per dare nuovo impulso all’agricoltura, alle attività economiche e agli scambi. Anche qui un ruolo fondamentale viene svolto dalla viabilità, che collega città e campagne in una rete efficiente di comunicazioni, e che aggrega anche i santuari periferici (gli dei del territorio, sezione 11), ancora una volta assimilando la fisionomia culturale di tradizione celtica a quella romano-ellenistica. Qui ammiriamo le Falere da Manerbio, località cascina Remondina (Brescia, Museo di Santa Giulia), dischi in lamina d’argento pertinenti a bardature di cavalli. Metà I secolo a.C.; la Lastra architettonica con Dioniso e Arianna da San Lorenzo in Strada (Rimini, Museo della Città), probabile ornamento di un tempio, attesta la completa adesione a canoni artistici ellenizzanti. Metà del secolo a.C. Sintesi eloquente di questo straordinario incontro, in chiusura della prima parte della mostra, è il volto di Catullo. Un grande poeta (la voce dei poeti, sezione 12), di famiglia ceitica, ma di raffinata cultura ellenistica, nato a Verona ma assai legato a Brixia. La sua voce accompagnerà il visitatore nella seconda emozionante parte del percorso, dove per la prima volta sarà possibile entrare nell’antico santuario di Brescia, luogo in cui i temi della mostra, la tradizione indigena e la nuova cultura ellenistica e romana trovano perfetta fusione. Da non perdere l’Affresco da Sirmione (Antiquarium di Sirmione), dove si riconosce l’immagine di un letterato, per il quale è stata suggerita l’identificazione con il poeta Catullo. I secolo a.C.

Manifesto della mostra "Brixia. Roma e le genti del Po" aperta al museo di Santa Giulia a Brescia

Manifesto della mostra “Brixia. Roma e le genti del Po” aperta al museo di Santa Giulia a Brescia

E ora godiamoci la visita guidata con il curatore della mostra, il soprintendente Luigi Malnati. “La mostra di Brescia – spiega – vuole narrare questa vicenda uscendo dallo schema tradizionale dello scontro tra Roma e popolazioni locali considerate semibarbare e da integrare nella civiltà classica per mostrare invece la realtà di un confronto che aveva molteplici sfaccettature. Le popolazioni che abitavano la valle Padana avevano alle spalle storie molto diverse. Le tribù celtiche (Insubri, Cenomani, Boi) avevano ereditato le civiltà dei popoli che abitavano i territori sui quali dominavano: Etruschi, Umbri, Liguri, Celti di ceppo ancora più antico; ne avevano assimilato i costumi e costituivano un’élite politico-militare organizzata. I Veneti erano di provenienza assai antica, con una cultura urbana elaborata e comuni origini con i Latini; al contrario i Liguri, che si consideravano a ragione una stirpe autoctona, erano ancora organizzati sul modello tribale. Ciascuna di queste popolazioni ebbe una propria politica nei confronti di Roma: alcuni furono alleati stabili (Veneti, Cenomani) altri ostili (Boi, Insubri) o divisi al proprio interno (Liguri). Ma neppure la strategia della Repubblica nei loro confronti fu mai univoca: a seconda che prevalessero le ragioni del partito “popolare” o di quello “senatorio” fu attuata una politica aggressiva per guadagnare nuove terre da assegnare a coloni italici disposti a trasferirsi o di collaborazione “amichevole” con i ceti dirigenti e aristocratici locali. Sono i reperti archeologici presenti nei musei dell’Italia del nord, rinvenuti negli scavi anche recentissimi che ci consentono di ricostruire un quadro così complesso e vivace, di cui le fonti antiche ci illustrano soltanto gli elementi essenziali”.

L'imponente frontone di Talamone celebra la disfatta dell'ultima offensiva celtica nel 225

L’imponente frontone di Talamone celebra la disfatta dell’ultima offensiva celtica nel 225

“Il filo dell’esposizione – continua Malnati – segue il racconto secondo una sequenza cronologica e rispettando la logica del confronto. Vengono presentate le diverse popolazioni padane nel IV e III secolo a.C.: i reperti significativi e simbolici dei corredi funerari e anche ciò che esce dagli scavi delle loro città. Ne esce l’immagine di civiltà complesse, con capi che esaltano ora il loro livello culturale ora il ruolo guerriero e un’organizzazione politica avanzata, con l’uso della scrittura e l’introduzione della moneta. A fronte sono esposti i reperti contemporanei della colonia di Rimini e di centri come Ravenna sotto il controllo diretto di Roma. Seguono gli anni delle guerre. L’imponente frontone di Talamone celebra la disfatta dell’ultima offensiva celtica nel 225 avvenuta sul promontorio toscano; la risposta di Roma porta alla prima conquista della val Padana e alla vittoria di Casteggio. Infine Annibale passa le Alpi e attraversa la pianura nell’incendio dell’insurrezione di Boi e Insubri, che appoggiando la sua impresa mettevano in gioco la loro indipendenza. Di quegli anni sono esposte le armi degli eserciti contrapposti recuperate nei corredi funerari e rappresentate nei monumenti e nei reperti votivi, ma anche l’esito della penetrazione culturale e politica di Roma, con l’impianto di santuari di tipo italico già alla fine del III secolo, i cui reperti si confrontano con quelli dei contemporanei luoghi di culto locali”.

La Vittoria Alata uno dei tesori conservati al Museo di Santa Giulia a Brescia

La Vittoria Alata uno dei tesori conservati al Museo di Santa Giulia a Brescia

Con il Il secolo – sottolinea il soprintendente – le principali colonie latine e romane così come le città alleate presentano da Rimini a Bologna o Piacenza, così come a Aquileia, Padova, Brescia o Milano, caratteristiche comuni. Si illustrano le mura, le porte urbiche, le strade, gli edifici civili, come il foro, le basiliche o, nel caso di Bologna, uno dei più antichi teatri stabili. I grandi templi come il Capitolium, i santuari urbani e del territorio sono testimoniati da resti architettonici fittili figurati di tipo italico ed ellenistico e da statue di culto, per lo più acroliti in marmo. Vengono introdotti nuovi culti, italici e orientali, che spesso riflettono gli orientamenti delle diverse personalità politiche romane, ma vengono anche confermati e assimilati i culti locali, come ben dimostra il caso emblematico di Brescia. La ricchezza crescente della Cisalpina in età repubblicana è verificabile non solo negli edifici pubblici e religiosi, ma anche nel livello delle case private. In mostra sono esposte soprattutto le pavimentazioni, che evolvono da modesti laterizi e semplici battuti in cementizio a pavimenti decorati con motivi geometrici e a mosaico, ma non mancano decorazioni parietali e reperti di lusso rinvenuti negli scavi a seguito di episodi di abbandono o di tesaurizzazione. Le planimetrie mostrano nel I secolo l’adesione delle classi dirigenti al modello della casa ad atrio. Tutto riflette l’aumento progressivo di ricchezza dell’Italia settentrionale, dovuto certamente allo sfruttamento agricolo del territorio, ben organizzato grazie al controllo delle acque e alla distribuzione funzionale delle terre (la centuriazione), ma, come dimostrano i resti archeologici, dalla nascita di manifatture locali (vasellame bronzeo, tessuti, laterizi, ceramiche, carpenteria) e dallo sfruttamento di risorse naturali, come le riserve aurifere della Bessa”. “Il confronto tra le popolazioni locali e i coloni – ricorda Malnati – è affidato in questa fase soprattutto alle sepolture; per la prima volta vengono esposti insieme reperti (corredi ma anche stele funerarie) dello stesso periodo attribuibili a romani (in Emilia Romagna e Aquileia) a Veneti, Cenomani, lnsubri, Liguri. E’ così possibile confrontare l’apparato funerario di un notabile romano sepolto presso Piacenza con il letto funerario in osso di fattura centro-italica e tradizione ellenistica, con la sepoltura del capo cenomane di Zevio con resti del carro e vasellame bronzeo della medesima provenienza. Così dall’intesa tra le classi dirigenti e da un confronto virtuoso tra le diverse aree culturali nasceva la provincia della Gallia Cisalpina, centro propulsore delle conquiste di Cesare e futuro baluardo della civiltà classica contro le invasioni germaniche”.

Da Annibale a Catullo: la romanizzazione delle genti padane nella grande mostra archeologica a Brescia “Brixia. Roma e le genti del Po” che si completa con il Parco archeologico, tra il teatro, il Capitolium e le domus

Il teatro romano della romana Brixia è uno dei monumenti che fanno del Parco archeologico di Brescia un unicum

Il teatro romano della romana Brixia è uno dei monumenti che fanno del Parco archeologico di Brescia un unicum

Perché i Romani vollero espandersi verso l’Italia settentrionale? Cosa li attrasse nelle terre del Po occupate da genti di cultura e tradizioni così lontane dalle loro? Una mostra archeologica risponde per la prima volta a questi interrogativi in un viaggio nel tempo e nello spazio attraverso reperti inediti. Sono proprio la storia delle popolazioni della Pianura Padana e il loro progressivo assorbimento da parte di Roma i protagonisti della mostra “Brixia. Roma e le genti del Po”, in programma del 9 maggio al 17 gennaio nel Museo di Santa Giulia di Brescia, l’antica Brixia, che delle città del Nord Italia è quella che possiede la maggior quantità di beni archeologici dell’epoca. Nel 295 a.C., nel cuore delle Marche, a Sentino, l’esercito di Roma e dei suoi alleati sconfiggeva la coalizione guidata da Sanniti e Galli Senoni. Con quella vittoria Roma affermava il suo dominio incontrastato sulla penisola e si apriva la strada per la valle Padana. In pochi anni avrebbe sottomesso il territorio senone e fondato la colonia latina di Rimini, e nei due secoli successivi avrebbe prima conquistato e poi gradualmente inserito nel sistema politico romano tutta l’Italia settentrionale, in un processo concluso nel 49 a.C. con la concessione della cittadinanza.

Il monumentale foro della romana Brixia collegato al museo di Santa Giulia

Il monumentale foro della romana Brixia collegato al museo di Santa Giulia

Curata da Luigi Malnati, soprintendente ai Beni archeologici dell’Emila Romagna, e Filli Rossi, della soprintendenza ai Beni archeologici della Lombardia, la mostra “Brixia” narra queste vicende superando lo schema tradizionale dello scontro tra Roma e popolazioni locali considerate semibarbare e da integrare nella civiltà classica, per mostrare la realtà di un confronto che ha avuto molteplici sfaccettature. “Una grande mostra e un evento atteso da decenni”, sottolineano gli organizzatori, entrambi a Brescia ed entrambi collegati alla storia più antica della città e di un vasto territorio. Una mostra non a caso realizzata a Brescia, la Brixia dei romani, che comunque non si limita a illustrare l’origine della città ma racconta per la prima volta la grande vicenda che ha portato, tra il III e il I secolo a.C., alla romanizzazione delle genti del Po. “Una vicenda che ha la potenza di un’epopea, una storia di scontri ma anche incontri di civiltà, di sopraffazione e di profonda integrazione. Un’epopea che annovera nomi a noi familiari dai libri di scuola, Annibale, Scipione, Emilio Lepido, Mario Silla, la Gallia Cisalpina, la Roma Repubblicana, ma anche di personalità che nulla hanno a che fare con campagne militari e battaglie, come quelli del filosofo Catone o del poeta Catullo. Una storia che, tra pace e guerra, permette la creazione di un nuovo modello sociale, un percorso di trasformazione, o meglio modernizzazione, di un grande territorio, una metamorfosi sociale e culturale, innanzitutto, ma anche fisica, con disboscamenti, bonifiche, messe a coltura di terre fertilissime e con la fondazione di città unite da grandi strade consolari. Un percorso lungo tre secoli, dopo i quali nulla è più stato come prima”.

La locandina della mostra "“Brixia. Roma e le genti del Po” al museo di Santa Giulia a Brescia

La locandina della mostra ““Brixia. Roma e le genti del Po” al museo di Santa Giulia a Brescia

La mostra che BRIXIA dedica a “Roma e le genti del Po. Un incontro di culture. III-I secolo a.C.” è una grande esposizione archeologica, un percorso di ben 1500 metri quadri con quasi 500 reperti, tutti attentamente selezionati, in parte concessi da 47 musei e istituzioni italiane ma molti mai esposti prima, perché provenienti da scavi recenti. Ma è anche un percorso emotivo, con installazioni interattive e multimediali che fanno rivivere situazioni e atmosfere di quei tempi lontani, adatte anche ai ragazzi. Uscire dalla mostra poi e incamminarsi nel Parco Archeologico sarà come uscire dal mito e dal racconto per entrare nella storia. Accompagnano la mostra il catalogo generale, a cura di Luigi Malnati e Valentina Manzelli, e la guida alla mostra e alla Brescia Repubblicana, pubblicati entrambi dall’editore GAmm Giunti. Il biglietto d’ingresso denominato BRIXIA (intero 13 euro) comprende la visita alla mostra (allestita nel museo di Santa Giulia) e al Parco Archeologico (IV cella, Capitolium e teatro); si consiglia la prenotazione per la visita della IV cella data la capienza limitata a un massimo di 150 persone all’ora. Sono previste altre due tipologie di biglietto che integrano BRIXIA con il Museo di Santa Giulia (intero integrato 17,50 euro) o con i Musei del Castello (intero integrato 14 euro).

Le pareti affrescate della cella di età repubblicana all'interno del Capitolium di Brescia

Le pareti affrescate della cella di età repubblicana all’interno del Capitolium di Brescia

Il Parco Archeologico. Brixia, la Brescia romana, è testimoniata splendidamente dal Parco Archeologico, il più importante, esteso e conservato dell’intera Gallia Cisalpina, ovvero del nord Italia, che è compreso e integrante la visita della mostra. Anzi, proprio in occasione della inaugurazione della grande mostra, la Brixia che si erge intorno al celebre Capitolium, nel cuore della moderna città, svela due ulteriori gemme: la Quarta Cella del tempio Repubblicano, eretto tre secoli prima dell’attuale con i raffinati affreschi parietali appena restaurati, e il grande Teatro Romano di Età Imperiale. In un percorso che va dal Capitolium, ora integralmente visitabile, al Teatro, a Santa Giulia, dove sono conservate le spettacolari Domus dell’Ortaglia insieme a sontuosi mosaici e ai grandi bronzi, prima fra tutte la celebre Vittoria Alata, nascosti e rinvenuti proprio nell’area archeologica e sacra della città. Sfuggiti dalle invasioni barbariche per arrivare sino a noi. Un tesoro di statuaria bronzea unico al mondo per qualità e bellezza.