Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale ospita il convegno internazionale di studi “Choròi parálleloi. Percorsi sulla danza e lo spettacolo antico: filologia e visioni contemporanee”: occasione per approfondire il ruolo della danza nel mondo antico – tra riti, miti, spettacolo e vita quotidiana – e per metterla in dialogo con le pratiche performative moderne e contemporanee
Il museo Archeologico nazionale di Paestum ospita, dal 3 al 5 luglio 2025, il convegno internazionale di studi “Choròi parálleloi. Percorsi sulla danza e lo spettacolo antico: filologia e visioni contemporanee”, promosso dall’associazione italiana per la Ricerca sulla Danza (AIRDanza), dal dipartimento di Studi umanistici dell’università di Napoli “Federico II” e dai parchi archeologici di Paestum e Velia. Un’occasione unica per approfondire il ruolo della danza nel mondo antico – tra riti, miti, spettacolo e vita quotidiana – e per metterla in dialogo con le pratiche performative moderne e contemporanee. Nell’ambito del convegno, giovedì 3 luglio 2025, alle 18.15, all’interno del museo di Paestum, lo spettacolo di danza “Il mare che ci unisce”, con le coreografie di Emma Cianchi – ArtGarageDanceCo, chiuderà la prima giornata del convegno con un momento performativo ispirato ai temi dell’incontro e della memoria condivisa. Partecipazione inclusa nel biglietto di ingresso e nell’abbonamento Paestum&Velia. La locuzione Choròi parálleloi riprende il titolo delle Vite parallele di Plutarco (Bìoi pa”rálleloi) per diventare sintesi significante di tutto ciò che il movimento scenico può comprendere (choròs nell’accezione coreutica, musicale, performativa a tutto tondo), in una costruzione non solo relativa alle molteplici diramazioni che le ricerche hanno intrapreso sul versante antico in direzione storica, archeologica, filologica, iconografica, musicale, ma soprattutto in funzione delle strade parallele lungo le quali di norma procedono gli studi classici e quelli delle discipline dello spettacolo: la necessità che queste vie invece si incontrino in un dialogo aperto a tutti gli aspetti della ricerca, percorrendo sentieri talvolta già spianati e/o costruendone altri laddove il processo non sia ancora avviato o necessiti di nuove visioni.
“Nel mondo classico la danza, con i suoi ritmi e movimenti, scandiva momenti cruciali della vita di un individuo e della comunità, dalla nascita alla morte, dal matrimonio alle iniziazioni religiose e sociali, dalla guerra al simposio”, dichiara il direttore dei Parchi, Tiziana D’Angelo. “Paestum conserva testimonianze importanti della presenza costante della danza nella realtà della polis, tra rilievi scultorei, pitture parietali, doni votivi e corredi funerari. Grazie alla sinergia con l’associazione italiana per la Ricerca sulla Danza e il dipartimento di Studi umanistici dell’università di Napoli “Federico II”, questo convegno si propone di ricreare quel dinamismo che caratterizzava la danza in antichità e di arricchirlo attraverso il dialogo con molteplici forme ed espressioni della danza moderna e contemporanea. Il progetto coniuga rigore e creatività, con un approccio che sono convinta contribuirà ad aprire nuove strade alla ricerca e alla valorizzazione del nostro patrimonio”.

Metopa con fanciulle a passo di danza nella processione pe la dea Hera dal tempio di Hera sul fiume Sele, conservata al museo Archeologico nazionale di Paestum (foto graziano tavan)
Il convegno ospiterà proposte di lavoro ed esiti delle molteplici linee di ricerca sulla danza dell’antichità classica, tardoantica e medioevale, alla luce delle più recenti acquisizioni filologiche (fonti letterarie e documentarie, esegesi dei testi cristiani) e delle metodologie di indagine, nell’intento di proiettare gli studi storico-filologici su un terreno di dialogo non solo con le discipline dello spettacolo, ma anche della pratica performativa contemporanea, sia essa ricostruttiva o ‘esegetica’ attraverso l’incorporazione di antichi miti. L’indagine sulla danza nel mondo antico e medievale, anche in relazione alle attività internazionali degli ultimi decenni, si appresta a essere ripensata secondo prospettive culturali e ricettive che permettano di cogliere non solo aspetti strettamente legati agli ambiti teorico, storico, artistico, musicale e dei mestieri dello spettacolo, ma anche di relazionare questo passato e la sua evoluzione/dissoluzione nel teatro moderno e contemporaneo, attraverso l’analisi di prodotti che, dal XV secolo in poi, abbiano utilizzato e utilizzino i classici come intertesti e sottotesti, sì da permettere un dialogo tra ambiti di ricerca complementari attraverso le fonti documentarie, letterarie e iconografiche. I relatori, provenienti da diverse realtà internazionali (accademiche, didattiche, artistiche), intesseranno discussioni sui risultati delle più recenti ricerche di tipo archeologico, storico e filologico sulla danza nell’età antica e tardoantica fino alla fine del basso Medioevo nelle fonti librarie e documentarie di natura letteraria, filosofica, musicale, artistica, tecnica, contabile in seno alle rappresentazioni teatrali e non. Non mancheranno studi e riflessioni sulla ricezione del classico nel teatro dell’età moderna e contemporanea come indicatore di cultura occidentale, con particolare attenzione ai coreografi che hanno sviluppato una visione autonoma della ‘classicità’ attraverso la rilettura di miti e storie del patrimonio culturale greco-romano o della cristianità; focus su interpreti e tradizioni di repertori che hanno attraversato i secoli, con la conseguente sedimentazione di stratificazioni che ne hanno modificato (arricchito/stravolto/riscoperto) l’essenza originaria.
PROGRAMMA GIOVEDÌ 3 LUGLIO 2025. Alle 15.30, apertura dei lavori. Saluti istituzionali Andrea Mazzucchi, direttore dipartimento di Studi umanistici università di Napoli “Federico II”; Alessandro Arcangeli, presidente associazione italiana per la Ricerca sulla Danza (AIRDanza); Tiziana D’Angelo, direttore parchi archeologici di Paestum e Velia. SESSIONE I Le forme della danza nello spettacolo del Mediterraneo antico, presiede Maria Venuso. Alle 16, Tiziana D’Angelo (direttore parchi archeologici di Paestum e Velia), Teresa Marino (funzionario archeologo parchi archeologici di Paestum e Velia), Rosaria Sirleto (archeologo ALES parchi archeologici di Paestum e Velia) “Danzare per la dea. Riti e culti nel santuario di Hera sul fiume Sele”; Francesca Maltomini (università di Firenze – Istituto Papirologico “G. Vitelli”, Firenze), Gabriella Messeri (università di Napoli “Federico II”) “L’apporto dei papiri (greci) alla conoscenza della danza antica”; Maria Tommasa Granese (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Salerno e Avellino) “Scene di danze rituali dal santuario di Francavilla Marittima (Cs)”; 17.30, pausa caffè; 17.45, Myriam Pilutti Namer (università Ca’ Foscari di Venezia) “Scolpire la danza nel marmo policromo: la Danzatrice di Perge”; Diana Perego (università Milano Bicocca) “Tespi primo danzatore. Analisi critica di fonti significative”; 20, cena.
PROGRAMMA VENERDÌ 4 LUGLIO 2025. SESSIONE II Corpi in scena: filologia e iconografia per la ricostruzione delle pratiche antiche, presiede Daniela Milo. Alle 10, Laura Gianvittorio-Ungar (università di Vienna) “The Hyperphysical Chorus”; Maria Chiara Scappaticcio (università di Napoli “Federico II”) “Populo saltata poemata (Ov. tr. 2.519). Poesia latina in scena tra Antichità e Tarda Antichità”; Gianluigi Bernardi (università di Padova) “Nonno di Panopoli, ovvero il palpito della danza”; 11.45, pausa caffè; 11.45, Manlio Marinelli (università di Torino) “La pratica del pantomimo nella testimonianza di Nonno di Panopoli”; Audrey Gouy (università di Lille) “Etruscan choròi from iconographical investigations to digital re-enactment”; Letizia Maria Dradi (AIRDanza-Conservatorio di Lugano) “Addomesticare il mito: stratificazioni coreografiche e corrispondenze iconografiche nelle rappresentazioni di Philomèle, Tragédie Lyrique di Louis de La Coste”; 13.30, pausa pranzo. SESSIONE III Stratificazioni ed eredità culturali del classico tra età moderna e contemporanea, presiede Angelo Meriani. Alle 15, Maria Cristina Esposito (AIRDanza) “Onore, destino, morte: lo schema del duello omerico nel Combattimento di Tancredi e Clorinda di Claudio Monteverdi. Letture moderne e contemporanee”; Annalisa De Rosa, (Ph.D. università di Salerno, Liceo F. Sbordone, Napoli) “L’honestas della danza alla corte aragonese di Napoli: la pantomima di Luciano di Samosata nella traduzione di Calceopulo”; Lucio Maria Valletta (Ph.D. università di Napoli “Federico II”) “Sguardi molteplici e incroci di cammini: la ‘cultura del canto’ in Grecia antica tra antropologia storica e antropologia teatrale”; 16.30, pausa caffè; 17, Mary Anna Ball (studiosa indipendente) “Balanchine as Translator”; Michel Briand (università di Poitiers) “Queering and/or universalizing references to dance in Classical Antiquity: Paris 2024 Olympics vs. Berlin 1936”; 20 Cena.
PROGRAMMA SABATO 5 LUGLIO 2025. SESSIONE IV La fascinazione del mito in danza tra XIX e XXI secolo, presiede Paologiovanni Maione. Alle 9.30, Marco Argentina (università di Padova-università di Bologna) “Il ‘risveglio’ di Flora, dai Teatri Imperiali russi al Pavlova Ballet”; Vito Lentini (università di Torino) “Sylvia e l’incorporazione del mito nella coreografia d’oltremanica”; Aline Nari (coreografa e studiosa indipendente) “Altri Orfei: il mito di Orfeo nella rilettura dei coreografi contemporanei”; 11, pausa caffè; 11.30, Giulia Taddeo (università di Genova) “Persefone/Proserpina e la danza moderna nell’Italia fascista”; Ornella Di Tondo (AIRDanza) “Arrigo Boito, l’antica Roma e l’orchestica. Le danze e i movimenti scenici nell’incompiuto Nerone (1877- 1915, 1924)”; Riccardo Corcione (NABA Milano – università di Milano) “Amazzoni, dee ed Erinni: estetiche e politiche del femminile nelle riletture coreografiche di Enzo Cosimi”; 13, pausa pranzo; 14.30, Benedetta Colasanti (università di Firenze) “Tra Arcadia e rito collettivo. Virgilio Sieni dalla scena alla comunità”; Carlo Fanelli (università della Calabria) “Profanare il mito, rinnovare il rito. Mistery 11 – MA di Romeo Castellucci al santuario di Demetra e Core di Eleusi (Elefsina)”; Alessandra Sini (accademia nazionale di Danza-CTELA Université Côte d’Azur) “La classicità trasfigurata da Lucia Latour sulle scene di fine Novecento”.
Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale torna “Kéramos”, il laboratorio di ceramica con l’associazione “Pandora Artiste Ceramiste”, questo mese dedicato al mare e ai pesci
Domenica 25 maggio 2025, alle 11, torna al museo Archeologico nazionale di Paestum l’atteso appuntamento con “Kéramos”, il laboratorio di ceramica a cura dei parchi archeologici di Paestum e Velia e dell’associazione “Pandora Artiste Ceramiste”. Il tema di questo mese è dedicato al mare e ai pesci e prende spunto da una delle più affascinanti testimonianze della ceramica pestana del IV secolo a.C.: i piatti da pesce decorati con motivi marini. In particolare, il laboratorio si ispira a un piatto a figure rosse, rinvenuto nella tomba 18 della necropoli di Andriuolo, dove calamari, saraghi e spinaroli nuotano attorno a un piccolo incavo centrale, decorati con onde e foglie di edera. Realizzato oltre 2300 anni fa, è un esempio perfetto di equilibrio tra funzione e bellezza. Durante l’attività, i partecipanti potranno modellare piatti, ciotole e piccole sculture in ceramica ispirate a pesci, conchiglie, polpi e altre creature del mare. Un viaggio tra archeologia, arte e creatività per grandi e piccoli, all’insegna del Mediterraneo antico. L’iniziativa è inclusa nel biglietto di ingresso ai parchi e nell’abbonamento Paestum&Velia. Max 25 partecipanti. Prenotazione obbligatoria al seguente link: http://museopaestum.cultura.gov.it/laboratorio-di-ceramica. Appuntamento alla biglietteria del Museo.
Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale presentazione in anteprima del corto “Elea – La Rinascita” da un’idea del direttore Tiziana D’Angelo: il progetto cinematografico si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione del sito di Velia
Il 15 maggio 2025, alle 10, nella sala Spazio pubblico del museo Archeologico nazionale di Paestum, i parchi archeologici di Paestum e Velia presentano in anteprima il cortometraggio “Elea – La Rinascita”, un progetto cinematografico che affonda le radici nell’antichità per riflettere su temi quanto mai attuali: migrazione, identità e rinascita. Nato da un’idea di Tiziana D’Angelo, direttore dei Parchi, con la regia di Luigi Marmo e la sceneggiatura di Luca Apolito, il corto è realizzato in collaborazione con il Giffoni Film Festival e co-finanziato dalla Regione Campania. L’opera si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione del sito di Velia, avviato con la mostra “Elea – La Rinascita” (2023–2024), e ispirato alle recenti e significative scoperte emerse durante gli scavi archeologici sull’Acropoli, tuttora in corso. L’anteprima sarà l’occasione per riflettere, insieme a studenti, istituzioni e pubblico, sull’universalità della storia antica e di come il cinema possa restituire senso, emozione e accessibilità a un passato che continua a parlare alle nuove generazioni.
Nel corso della giornata di presentazione, interverranno: Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia; Jacopo Gubitosi, direttore generale di Giffoni; Giuseppe Coccorullo, presidente del parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni; e Filippo Ungaro, portavoce di UNHCR Italia, il quale offrirà un contributo sul tema delle migrazioni, cuore pulsante del film. Presenti inoltre Luigi Marmo, regista del cortometraggio e, in rappresentanza del cast, l’attore Orazio Cerino, volto noto del cinema e del teatro. Porterà il saluto istituzionale anche il sindaco di Ascea, Stefano Sansone, in rappresentanza del territorio che ospita l’antica Velia. Saranno anche presenti le classi della scuola secondaria di I grado dell’Istituto Comprensivo Carducci Capaccio Trentinara e il Forum dei Giovani di Ascea.
Una proiezione permanente per tutti i visitatori. Dopo l’anteprima del 15 maggio 2025, il cortometraggio sarà proiettato quotidianamente presso l’Antiquarium della Canonica, sull’Acropoli di Velia, durante tutto l’orario di apertura del sito. A Paestum, invece, la proiezione avverrà ogni giorno alle 11 e alle 17 nella sala Spazio pubblico del museo Archeologico nazionale. Un’iniziativa che arricchisce l’esperienza di visita, offrendo a famiglie, studenti e viaggiatori un’occasione di approfondimento emozionale e visivo. Un modo nuovo per entrare in dialogo con il passato, attraverso la forza delle immagini e la potenza dei sentimenti.
La trama. Teos e Thalia: il viaggio di due fratelli tra storia e contemporaneità. Nel cuore della notte, Teos e Thalia, fratello e sorella adolescenti, fuggono da Focea, una città sotto assedio, prossima alla distruzione. Le mura tremano, il futuro è incerto. I genitori sono scomparsi, forse caduti in battaglia, e ai due giovani non resta che un’ultima indicazione: fuggire. Andare lontano. Attraversare il mare. Cercare una nuova terra dove ricominciare. È da questa premessa drammatica che prende vita il cortometraggio “Elea – La Rinascita”, ambientato in una Focea sospesa tra passato e presente, tra l’antica città ionica e una città contemporanea devastata dalla guerra. Il confine tra epoche si dissolve: la storia dei due fratelli si colloca in un tempo indefinito e, proprio per questo, profondamente universale. Una fuga attraverso paesaggi in rovina e mari agitati, dove ogni passo porta con sé la paura e la speranza. A rendere unico il cammino dei due protagonisti, il continuo mutamento dei loro volti e delle loro voci: a ogni tappa attori diversi, provenienti da contesti e paesi differenti. Un espediente narrativo potente e simbolico, che restituisce al racconto una dimensione collettiva e globale. I due adolescenti diventano così simboli di tutti i migranti, rifugiati, esuli di ogni epoca; la loro storia attraversa i secoli, unisce civiltà, culture, geografie. Il loro viaggio si conclude a Elea, la nuova patria, fondata da esuli come loro. Con questo racconto per immagini, il cortometraggio “Elea – La Rinascita” restituisce dignità e centralità a storie troppo spesso dimenticate, e ci invita a guardare alla storia antica non come a un frammento lontano, ma come a uno specchio del nostro presente.

L’archeologo Francesco Uliano Scelza con il direttore del parco archeologico di Paestum e Velia Tiziana D’Angelo (foto pa-paeve)
“Questo progetto”, sottolinea Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, “rappresenta un modo nuovo e potente per raccontare la storia di Velia: attraverso il linguaggio simbolico del cinema, i valori di accoglienza, resilienza e trasformazione, che hanno segnato la nascita della polis, riaffiorano come insegnamenti vivi per il nostro tempo”. E Jacopo Gubitosi, direttore generale del Giffoni Film Festival, dichiara: “Abbiamo realizzato questo cortometraggio in stretta collaborazione con il parco archeologico di Paestum e Velia, condividendo l’obiettivo di avvicinare i giovani a un patrimonio culturale di straordinaria importanza. Velia, l’antica Elea, custodisce una storia che merita di essere raccontata con nuovi linguaggi: attraverso il cinema, abbiamo voluto dare forma a un racconto capace di emozionare, educare e creare connessioni profonde tra passato e presente. Unendo immagini, archeologia e memoria, abbiamo costruito insieme un ponte verso le nuove generazioni”.
“Questo cortometraggio e la storia di Elea sono di grandissima attualità, e ci portano a riflettere sul valore della solidarietà e dell’accoglienza”, afferma Filippo Ungaro, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati – UNHCR Italia. “Oggi più che mai, visto che il numero delle persone nel mondo che scappano da conflitti e persecuzioni ha raggiunto la cifra record di oltre 120 milioni. A fronte di questo aumento dei bisogni, le risorse a disposizione sono sempre più scarse. L’intero sistema umanitario è a un punto di rottura: alle carenze di lunga data nell’assistenza umanitaria, si somma l’attuale brutale crisi dei finanziamenti, il cui impatto sulla vita dei rifugiati è già devastante e peggiorerà ulteriormente. Non si tratta solo di una carenza di fondi, ma di una crisi di responsabilità. Il costo dell’inerzia si misurerà in sofferenza, instabilità e futuro perduto. Tagliando gli aiuti umanitari si tradiscono principi di solidarietà che definiscono la nostra umanità. È una ferita ai valori su cui si fondano le società giuste”.
Paestum. Al museo Archeologico nazionale va in scena “Gli uomini che cantano le donne” di Sarah Falanga, ultimo spettacolo della rassegna teatrale “Donne di Hera”
Giovedì 1° maggio 2025, alle 17, nella sala spazio pubblico del museo Archeologico nazionale di Paestum, va in scena “Gli uomini che cantano le donne”, ultimo spettacolo della rassegna teatrale “Donne di Hera” promossa dai parchi archeologici di Paestum e Velia che evoca la straordinaria forza delle donne, poste sotto la protezione della dea Hera. Ci sorprendiamo spesso a canticchiare versi e note di canzoni che “ci fanno compagnia”. Questa è la storia di una donna comune, una di quelle che “Canta a squarciagola” ai concerti, per stordire la sua voce e la sua solitudine, è la storia di tutte le donne che cantano i versi di quegli uomini che le sanno “RACCONTARE”, è la storia di poeti ispirati dal femminile che nei loro versi diventa etereo, universale, è lo spettacolo scrigno degli “uomini poeti illuminati”, che aiutano le donne a conoscersi meglio, e delle donne che imparano a “cantarsi”, è un “grazie in musica” ai poeti scrutatori e rivelatori dell’animo, è uno scambio fantastico tra gli uomini canticchiati dalle donne e gli uomini che sanno cantare il femminile più profondo. Testo e regia dello spettacolo sono di Sarah Falanga, con Sarah Falanga, Raffaele Perfetto e la compagnia dell’Accademia Magna Graecia. Lo spettacolo è incluso nel biglietto di ingresso ai Parchi e nell’abbonamento Paestum&Velia.
25 aprile: oltre 290mila gli ingressi nei musei e nei parchi archeologici statali aperti gratuitamente. Per la prima volta il Vittoriano in testa alla classifica assoluta con 21.723 ingressi seguito da Pompei (20mial ingressi) e per la prima volta dal Giardino di Boboli (18.330 ingressi)
Sono stati oltre 290mila gli ingressi nei musei e nei parchi archeologici statali aperti gratuitamente il 25 aprile 2025, in occasione dell’ottantesimo anniversario della Liberazione. E per la prima volta sul gradino più alto del podio dei siti più visitati d’Italia troviamo il Vittoriano – VIVE 21.723 ingressi, al secondo posto gli Scavi di Pompei con 20mila ingressi. Chiude il podio il Giardino di Boboli con 18.330 ingressi.
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Area archeologica di Pompei 20.000; Pantheon 15.000: Anfiteatro Flavio 14.822; Foro Romano e Palatino 11.744; museo e area archeologica di Paestum 5.610; museo Archeologico nazionale di Napoli 5.328; parco archeologico di Ercolano 4.979; Villa Adriana 3.616; Terme di Caracalla 2.867; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 2.012; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 1.933; museo Archeologico di Venezia 1.263; museo Archeologico nazionale di Taranto 1.253; Terme di Diocleziano 1.196; Palazzo Altemps 1.132; necropoli della Banditaccia e museo nazionale Archeologico Cerite a Cerveteri 1.015; museo Archeologico nazionale “Mario Torelli” e parco archeologico di Venosa 1.013; musei nazionali di Cagliari 950; museo archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia 908; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 873; Palazzo Massimo 818; museo Archeologico nazionale di Aquileia 738; mausoleo di Cecilia Metella e Chiesa di San Nicola 727.
Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale cresce la collezione di Arte contemporanea con la donazione “L’Attesa” dell’artista Sergio Vecchio. Il direttore Tiziana D’Angelo: “L’opera porterà ancora una volta il suo sguardo nel Museo”. Ecco il programma della presentazione
Cresce la collezione di arte contemporanea dei parchi archeologici di Paestum e Velia (Sa) con la donazione dell’opera “L’Attesa” dell’artista Sergio Vecchio, prematuramente scomparso nel 2018. L’appuntamento è per martedì 29 aprile 2025, alle 9.30, nella sala Spazio pubblico del museo Archeologico nazionale di Paestum. “La donazione di questa tela è un ritorno a casa per Sergio Vecchio, un artista che ha sempre vissuto Paestum in modo viscerale, segnandone con la sua pittura il paesaggio antico e quello contemporaneo”, dichiara il direttore dei Parchi, Tiziana D’Angelo. “Con grande emozione e gratitudine nei confronti della moglie Bruna Alfieri accogliamo “L’Attesa” all’interno della collezione pestana. L’opera porterà ancora una volta lo sguardo di Sergio Vecchio nel Museo, creando per i visitatori una nuova prospettiva sul passato di Poseidonia-Paestum”. Intervengono: Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia; Paolo Apolito, professore di Antropologia culturale all’università Roma Tre; Massimo Bignardi, professore di Storia dell’Arte contemporanea all’università di Siena; Renata Florimonte, dirigente scolastico liceo artistico “Sabatini-Menna”. Modera: Concita De Luca, vicepresidente della Commissione Pari opportunità dell’Ordine dei Giornalisti della Campania. Saranno presenti i docenti e i ragazzi del liceo artistico “Sabatini-Menna” (dove l’artista ha insegnato) con un’installazione dal titolo “Omaggio a Sergio Vecchio”. L’iniziativa è inclusa nel biglietto di ingresso ai Parchi e nell’abbonamento Paestum&Velia.
Il quadro, realizzato con la tecnica della pittura a olio su tela, rappresenta un bue e un asino affrontati, inseriti in un paesaggio notturno in cui si riconosce il colonnato di un tempio dorico. Sergio Vecchio, pittore e scultore pestano, aveva intrapreso un proficuo dialogo tra arte e archeologia nella sua terra natale concretizzatosi in due importanti mostre presso i Parchi: “Sancta Venera. Arte contemporanea e archeologia a Paestum” (2016) nello stabilimento industriale dell’ex fabbrica della Cirio e nel luogo del racconto (2018) al museo Archeologico nazionale di Paestum. La tela, gentilmente donata dalla famiglia Vecchio, è stata acquisita al patrimonio dello Stato con numero di inventario 25.M267-1.1 e sarà esposta in modo permanente in uno spazio a essa dedicato nel Museo.
Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale il laboratorio creativo “Il Cibo nell’Antichità”: viaggio speciale tra gusto e arte nell’ambito dei laboratori di ceramica “KÉRAMOS” in collaborazione con l’Associazione Pandora Artiste Ceramiste
I parchi archeologici di Paestum e Velia invitano a vivere un’esperienza unica che unisce creatività, arte e storia con i laboratori di ceramica “KÉRAMOS”, in programma una volta al mese presso i Parchi fino a dicembre. Domenica 13 aprile 2025, il museo Archeologico nazionale di Paestum apre le porte al laboratorio creativo “IL CIBO NELL’ANTICHITÀ”, un’occasione speciale per riscoprire le tradizioni alimentari e l’arte della ceramica del mondo greco-romano. Un viaggio nel tempo attraverso forme, colori e sapori guiderà alla scoperta della quotidianità antica, tra piatti, anfore e decori ispirati ai reperti esposti nel Museo. Un modo coinvolgente per toccare con mano la storia, immergendosi nei saperi artigianali che da sempre raccontano il legame tra cibo e cultura. Prenotazione obbligatoria alla mail pa-paeve.promozione@cultura.gov.it.
La giornata inizia alle 11 con l’accoglienza al museo Archeologico nazionale di Paestum, dove i partecipanti saranno guidati da ceramisti esperti dell’Associazione Pandora Artiste Ceramiste. Subito dopo prenderà il via il laboratorio “Il Cibo nell’Antichità”: un’attività pratica durante la quale si modelleranno vasi, olle e piatti ispirati alla vita quotidiana di Greci e Romani. I partecipanti potranno creare e decorare con le proprie mani oggetti come anfore per olio e vino, vasetti per miele e spezie, coppe, ciotole e piatti, seguendo le tecniche decorative antiche. Non mancherà una sezione dedicata alla creazione di grappoli d’uva, melograni, pani, pesci e frutti antichi, ricostruendo così in argilla il paesaggio alimentare del passato. Al termine, ogni partecipante potrà portare a casa un pezzo unico, modellato e decorato personalmente, come ricordo di un vero e proprio viaggio nella storia.
Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale “Io, Anna Magnani? …l’essenza e la poesia di un mito”, ideato e interpretato da Sarah Falanga, secondo appuntamento della rassegna teatrale “Donne di Hera”, diretta da Sarah Falanga
I Parchi archeologici di Paestum e Velia, in collaborazione con l’Accademia Magna Graecia diretta da Sarah Falanga, promuovono, all’interno del museo Archeologico nazionale di Paestum, “Donne di Hera”, ciclo di spettacoli dedicati a grandi figure femminili della storia e della cultura. Il titolo della rassegna evoca la straordinaria forza delle donne, poste sotto la protezione della dea Hera. Gli spettacoli che vanno in scena sono stati scritti o riadattati da Sarah Falanga e prodotti unicamente per Paestum e hanno come soggetto i “Miti Moderni”, appartenenti già all’immaginario collettivo e descritti da una drammaturgia nuova e sorprendente. Domenica 6 aprile 2025, alle 17, si tiene il secondo appuntamento della rassegna con lo spettacolo “Io, Anna Magnani? …l’essenza e la poesia di un mito”, ideato e interpretato da Sarah Falanga, dedicato a una delle più grandi icone del cinema italiano. L’evento si svolge nell’ambito della prima domenica del mese, con ingresso gratuito per tutti.

“Anna, da sempre vicina, da sempre temibile, spaventosamente grande!”, scrive l’autrice e attrice Sarh Falanga. “È da sempre come una presenza quotidiana in casa attraverso racconti, film, ricordi, vecchi articoli di vecchi giornali, foto… Lo spettacolo è la scrittura della storia di un’attrice moderna che percorre “per pura coincidenza?” le stesse storie, le stesse esperienze emotive di Anna… “Nel mio delirio notturno ho scritto a ruota libera… Dovrò trasformare questo flusso di coscienza in uno spettacolo!” Io, attrice moderna che vive gli stessi umori di Anna, gli stessi drammi, le stesse ansie, gli stessi dolori, la stessa musica dell’anima… In scena due storie vicine, due donne che percorrono strade simili… Un tenore, un pianoforte ed un violino, veri ed unici intimi interlocutori… Atmosfere delicate, uniche, rarefatte, tra passato e presente…surreali, brillantemente reali e poi oniriche… Anna Magnani è il mio modello, tutto quello a cui cerco di avvicinarmi, naturalmente non nell’imitarla…essendo inimitabile! Anna – continua Falanga – è l’attrice naturale, il genio, l’istinto, la verità che l’attore, sia in teatro che al cinema, dovrebbe raggiungere. Come si fa? Credo con la perfetta fusione tra la tecnica (e perciò la perfetta conoscenza e metabolizzazione di essa) e l’istinto. Altro lavoro è trovare il vero istinto, trovare la propria verità e poi cercare il modo migliore per trasmetterlo al pubblico, mettendolo a servizio del personaggio. Il personaggio è vero, a mio parere, solo se l’attore rintraccia e riesce a far affiorare un’emozione vera. Del resto, quale sarebbe la differenza tra un interprete e l’altro di uno stesso personaggio se non la differenza delle loro umanità? Oltre ad essere per me l’esempio professionale, è anche la sintesi del mio animo contrastato, sofferente ed incompreso di donna (od aspirante tale!). Nel raccogliere curiosità su di lei, mi sono riconosciuta, per mia grande sorpresa, in alcuni aspetti della sua complessa ed affascinante personalità! Generosa con i più deboli, contraddittoria e poi fuori dagli schemi, alla continua ricerca di un amore che poi rifiuta inconsapevolmente e poi scarsamente convinta della sua forza, testarda e fintamente distaccata e severa. Una maschera sulla maschera strepitosa che era…che è! Lei è un mito poiché non conosce la morte. Il suo sguardo è vivo, come il suo esempio! Sono quasi certa – conclude Falanga – che lei non sospettasse neppure che a quarant’anni dalla sua morte (solo fisica!), molti stessero ancora ammirandola, chiedendosi come poter parlare nel modo giusto di lei! Io la sento vicina, mi rimprovera a volte… Ho paura di non renderle giustizia, di non saper trovare i modi, i mezzi per raccontarla al suo nuovo pubblico (magari a coloro che vedranno il “nostro” spettacolo!)”.
Come nasce lo spettacolo? “Lo spettacolo – spiega Falanga – nasce dall’esigenza di voler esplorare Anna “da dentro”, dal punto di vista di chi deve interpretare e ne sente l’ansia, l’emozione, la difficoltà, la responsabilità, il timore. Lo spettacolo nasce dalla voglia di portare tra la gente la sua forza, di farla conoscere ai più giovani, a tutti coloro che, a causa di certo spettacolificio malato del nostro tempo, ignorano o hanno dimenticato la forza del gusto, lo stile, il senso e la vocazione del mestiere dell’attore, lo studio… Lo spettacolo è una sperimentazione di meta-teatro. Nasce senza distanze dal pubblico, vive negli occhi del pubblico, vuole vivere di verità, non vuole filtri né protezioni…proprio come Lei! È uno spettacolo naturale, mai involgarito da espedienti di scene pompose o di scintillii gratuiti che stordiscano i testimoni del miracolo scenico. È tutto di immedesimazione di verità interpretativa, come avrebbe fatto Lei… rispetta l’aspetto sacrale del teatro, cerca la catarsi… “.
“La ricerca archeologica a Paestum e a Velia”: presentazione dei nuovi scavi, giovedì 20 all’area archeologica di Velia e venerdì 21 al museo Archeologico nazionale di Paestum. Ecco il programma
“La ricerca archeologica a Paestum e a Velia” sarà al centro di una doppia giornata di presentazione dedicata ai nuovi scavi, in programma il 20 marzo 2025 all’area archeologica di Velia e il 21 marzo 2025 nella sala Cella del museo Archeologico nazionale di Paestum. L’iniziativa, organizzata dai parchi archeologici di Paestum e Velia con il coinvolgimento della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Salerno e Avellino e delle Università che conducono scavi in regime di concessione ministeriale, rappresenta un’importante occasione di condivisione dei risultati più recenti delle campagne di ricerca condotte nei due siti e nei loro territori. Oltre alla presentazione delle principali scoperte, la giornata offrirà un momento di confronto tra studiosi, ricercatori e professionisti del settore, con l’obiettivo di favorire il reciproco aggiornamento e stimolare nuove prospettive di studio. L’auspicio è che questi incontri possano contribuire ad approfondire e ampliare la conoscenza della storia di due tra i più significativi siti archeologici del Mediterraneo.
PROGRAMMA DEL 20 MARZO 2025, AREA ARCHEOLOGICA DI VELIA. Alle 9.30, saluti e introduzione: Tiziana D’Angelo, direttore parchi archeologici di Paestum e Velia; Raffaella Bonaudo, soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino; Stefano Sansone, sindaco di Ascea; 10, Luigi Vecchio (università di Salerno), Ivan Tornese (università di Salerno), Eliana Ferraioli (università di Salerno), “Ricerche in corso sul patrimonio epigrafico di Paestum e Velia”; 10.30, Luigi Cicala (università di Napoli Federico II), “Elea-Velia. La città ellenistica e romana. Le ricerche dell’università di Napoli Federico II”; 11, Michele Cotugno (università di Napoli Federico II), Teresa Tescione (università di Napoli Federico II), Rosa Vanacore (università di Napoli Federico II), “Elea-Velia. Materiali ceramici tra età ellenistica e tardo antica: ricerche e casi di studio”; 11.30, pausa caffè; 12, Jon Albers (Ruhr-Universität Bochum), Brigit Bergmann (Ruhr-Universität Bochum), “Il progetto “Velia-città orientale”: una prima relazione di lavoro”; 12.30, Simona Di Gregorio (soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino), Angelo D’Angiolillo (università di Bologna), Alexander Sokolicek (Universität Salzburg), “ La zona periurbana di Velia: nuove ricerche alla cd casa Mingazzini. Rapporto campagna 2023 della missione austriaca”; 13, pausa pranzo; 14, Tiziana D’Angelo (direttore parchi archeologici di Paestum e Velia), Francesco Uliano Scelza (parchi archeologici di Paestum e Velia), Jessica Elia (archeologo libero professionista), Gaia Isoldi (archeologo libero professionista), “Scavi, strati e materiali della più antica acropoli di Velia”; 14.30, visita allo scavo sull’acropoli di Velia.
PROGRAMMA DEL 21 MARZO 2025, MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI PAESTUM – SALA CELLA. Alle 9.30, saluti e introduzione: Tiziana D’Angelo, direttore parchi archeologici di Paestum e Velia; Raffaella Bonaudo, soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino; 10, Fausto Longo (università di Salerno), Andrea Jacopo Cucino (università di Salerno), Anna Salzano (università di Salerno), “Le origini del santuario settentrionale: la ripresa dello scavo all’Athenaion”; 10.30, Rebecca Miller Ammerman (Colgate University), Albert Ammerman (Istituto Veneto di Scienza, Lettere ed Arti di Venezia), “Returning to the temple of Athena”; 11, Jon Albers (Ruhr-Universität Bochum), Anna Bertelli (Ruhr-Universität Bochum), Claudia Widow (Ruhr-Universität Bochum), “Ricerche 2024 presso il tempio sul foro e il comizio di Paestum”; 11.30, pausa caffè; 12, Fausto Longo (università di Salerno), Alessandro Campedelli (università di Salerno), Amedeo Rossi (università di Salerno), “Uno straordinario palinsesto urbano: lo scavo dell’impianto termale dell’insula in 6-8”; 12.30, Maria Boffa (parchi archeologici di Paestum e Velia), Silvio Leone (parchi archeologici di Paestum e Velia), Giovanna Manzo (parchi archeologici di Paestum e Velia), Monica Sessa (archeologo libero professionista), “Le terme sul foro: nuovi scavi e restauri”; 13, pausa pranzo; 14, Bianca Ferrara (università di Napoli Federico II), Elena Russo (soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino), “La missione archeologica della Federico II al santuario di Hera sul fiume Sele. Risultati delle campagne di scavo 2021-2024”; 14.30, Tiziana D’Angelo (direttore parchi archeologici di Paestum e Velia), Francesco Uliano Scelza (parchi archeologici di Paestum e Velia), Francesco Mele (archeologo libero professionista), Manuela Ferraioli (archeologo libero professionista), “Il tempietto arcaico di Paestum”; 15, visita al cantiere delle terme sul foro e allo scavo del tempietto presso le mura di cinta di Paestum.
Paestum. Al museo Archeologico nazionale al via con “PINUCCIA – Un omaggio a Pino Daniele” la rassegna teatrale “Donne di Hera”, diretta da Sarah Falanga. Gli altri spettacoli in aprile

I parchi archeologici di Paestum e Velia, in collaborazione con l’Accademia Magna Graecia, diretta da Sarah Falanga, organizzano “Donne di Hera”, rassegna di teatro nel museo Archeologico nazionale di Paestum, che inizia domenica 23 febbraio 2025 con “PINUCCIA – Un omaggio a Pino Daniele”. Il titolo della rassegna evoca la straordinaria forza delle donne, poste sotto la protezione della dea Hera. Gli spettacoli che vanno in scena sono stati scritti o riadattati da Sarah Falanga e prodotti unicamente per Paestum e hanno come soggetto i “Miti Moderni”, appartenenti già all’immaginario collettivo e descritti da una drammaturgia nuova e sorprendente. Per questa stagione, anche in occasione di alcuni importanti anniversari, ad accomodarsi nel nostro “salotto teatrale”, vi saranno preziosissimi amici: Pino Daniele, Anna Magnani e le tre donne del Mito per eccellenza (Antigone, Elettra, Medea). Programma degli spettacoli: 23 febbraio 2025, “PINUCCIA – Un omaggio a Pino Daniele”; 6 aprile 2025, “Io Anna Magnani? – l’essenza e la poesia di un mito”; 26 aprile 2025, “TRILOGIA – Antigone, Elettra, Medea: l’intimo dissenso della modernità”. L’ingresso agli spettacoli è incluso nel biglietto dei Parchi e nell’abbonamento Paestum&Velia.

A museo Archeologico nazionale di Paestum lo spettacolo “PINUCCIA. Ogni scarrafone è bell’ ‘a mamma soja”, omaggio in prosa e musica a Pino Daniele (foto pa-paeve)
“PINUCCIA. Ogni scarrafone è bell’ ‘a mamma soja”, 23 febbraio 2025, alle 17: un omaggio in prosa e musica a Pino Daniele (a dieci anni dalla sua scomparsa). L’ironica storia di Pinuccia, nata il 19 marzo “miezz’ o puort ‘e Napule” mentre la nonna faceva il contrabbando. Nasce il giorno di San Giuseppe e, perciò, viene chiamata Pinuccia, per “devozione”.
Durante il parto, che avvenne in uno dei magazzini del porto, si sentiva di sottofondo la canzone “Napul è”, da poco pubblicata, mentre il padre veniva arrestato per un reato non commesso. Tutta la vita di Pinuccia sarà accompagnata e scandita, negli eventi salienti, dalle canzoni di Pino Daniele, del quale diventa fan appassionata. Lo spettacolo, tra prosa e musica, è una confessione divertente, dal sapore ironico e amaro, che trova il suo fulcro nel paradosso.










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