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#domenicalmuseo. Nella prima domenica di settembre Pompei con 17.670 ingressi torna al primo posto della classifica assoluta, seguito dalla Reggia di Caserta (14.987 ingressi) e dal Colosseo (14.113 ingressi)

Sono stati circa 230mila gli ingressi domenica 7 settembre 2025, giornata di apertura gratuita in occasione della #domenicalmuseo di agosto, l’iniziativa del ministero della Cultura che prevede l’accesso libero nei luoghi della cultura statali nella prima domenica del mese. La classifica assoluta vede il ritorno al primo posto di Pompei (17.670 ingressi), seguito dalla Reggia di Caserta (14.987 ingressi) e dal Colosseo (14.113 ingressi).

Al museo Archeologico nazionale di Napoli più di 4mila ingresi per la #domenicalmuseo (foto sergio siano / mann)

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Area archeologica di Pompei 17.670 ingressi; Colosseo – Anfiteatro Flavio 14.113; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 12.020; Foro Romano e Palatino 9.979; museo Archeologico nazionale di Napoli 4.262; museo e area archeologica di Paestum 3.174; parco archeologico di Ercolano 3.148; Terme di Caracalla 2.739; Terme di Diocleziano 2.673; Villa Adriana 2.530; area archeologica di Ostia antica 2.226; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 1.924; Grotte di Catullo e museo Archeologico di Sirmione 1.505; museo Archeologico di Venezia 1.452; Palazzo Massimo 1.351; Palazzo Altemps 1.220; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 1.098; Villa dei Quintili e Santa Maria Nova 863; Mausoleo di Cecilia Metella e Chiesa di San Nicola 821; musei nazionali di Cagliari 792; parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia – Necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 783; museo Archeologico nazionale di Taranto 740; museo Archeologico nazionale di Sperlonga e Villa di Tiberio 671; Museo delle Civiltà 602; museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia 513; Anfiteatro campano – Santa Maria Capua Vetere 513; parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia – Necropoli della Banditaccia e museo nazionale Archeologico Cerite a Cerveteri 470.

Siena. Nell’ambito del Digital Heritage apre a Palazzo San Niccolò la mostra “Perceive Isis’ Colours – Il ritorno dei colori del Tempio di Iside”, realizzata dal museo Archeologico nazionale di Napoli e dal CNR ISPC a conclusione del progetto europeo PERCEIVE

Lunedì 8 settembre 2025, alle 14.30, nell’ambito del Digital Heritage 2025 di Siena, a Palazzo San Niccolò (unisi) in via Roma a Siena, si inaugura la mostra “Perceive Isis’ Colours – Il ritorno dei colori del Tempio di Iside”, realizzata dal museo Archeologico nazionale di Napoli e dal CNR ISPC a conclusione del progetto europeo PERCEIVE – Perceptive Enhanced Realities of Coloured Collections through AI and Virtual Experiences, finanziato da Horizon Europe, lanciato al MANN il 6 marzo 2023 (vedi Napoli. Al museo Archeologico nazionale di Napoli presentazione del progetto europeo PERCEIVE il primo incentrato sulla conservazione del colore nell’arte utilizzando Intelligenza Artificiale ed esperienze virtuali. MANN capofila della ricerca internazionale. Giulierini: “Cinque anni di lavoro, premiate le capacità del Museo” | archeologiavocidalpassato). Pensando ai musei del futuro, il direttore generale Musei italiani, Massimo Osanna dice che “Perceive Isis’ Colours dimostra come la ricerca interdisciplinare possa tradursi in nuove forme di comunicazione museale, inclusive, partecipative e accessibili, capaci di unire rigore scientifico e approccio emozionale”.

Analisi diagnistiche sulla Venere Anadyomene al Mann (foto cnr-ispc)

Cristiana Barandoni all’opera tra le statue della Collezione Farnese del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“Partendo dalla ricerca sulla policromia nella statuaria classica”, spiega Cristiana Barandoni, coordinatrice del progetto, “la mostra intende indagare non solo le problematiche legate al tema della ricostruzione dei colori delle sculture, ma anche dei contesti pittorici e architettonici all’interno dei quali furono collocate in origine. La scelta di lavorare sul tempio di Iside a Pompei è nata proprio dall’esperienza di ricerca sulla Venere Anadyomene che venne rinvenuta all’interno del portico. Apparteneva al tempio anche una straordinaria scultura della dea Iside, che vedete nell’invito. Per me è stato un grande onore, poter curare assieme ai colleghi Daniele Ferdani, Marcello Massidda, Sofia Pescarin, Marialucia Giacco questa mostra e anche una grande responsabilità, un’opportunità straordinaria di potermi dedicare per oltre un anno a questo monumento che piano piano si è svelato e mi ha aperto le sue porte. La mostra dopo il #DH25 sarà forse spostata al museo Archeologico nazionale di Napoli dove si arricchirà ulteriormente. Altre tappe in Europa sono auspicabili perché non è solo una esposizione ma un nuovo metodo di lavoro e comunicazione della scienza applicata all’archeologia, per approcciare da più punti di vista e prospettive un tema così complesso come la policromia antica. Il materiale ancora da studiare – conclude – è tantissimo e spero di poterlo affrontare con forza e passione”.

Ricostruzione del Tempio di Iside a Pompei (foto cnr-ispc)

Le riprese per i video dell’applicazione (foto cnr-ispc)

“Con Perceive Isis’ Colours restituiamo ai visitatori non solo la bellezza del colore, ma anche la consapevolezza del suo significato culturale e simbolico”, dichiara Costanza Miliani, direttrice del CNR ISPC. “Perceive Isis’ Colours propone ai visitatori un viaggio virtuale nel Tempio di Iside di Pompei, che si snoda in due percorsi, corrispondenti a due sezioni della mostra:– Echoes of Loss, dedicata alla ricerca sulla policromia antica e sulla fragilità dei pigmenti, esemplificata attraverso strumenti interattivi che illustrano il lavoro di diagnostica e ricostruzione digitale; The Gifts of Isis, un’esperienza multi sensoriale che ricostruisce il tempio prima della sua distruzione, restituendo il ruolo rituale e simbolico del colore nel culto isiaco. Attraverso ricostruzioni 3D, intelligenza artificiale, imaging multi spettrale, repliche fisiche e installazioni interattive, la mostra mette in discussione l’immagine stereotipata “in bianco e nero” della scultura antica- che nella percezione comune è sempre in marmo bianco- per suggerire al pubblico una prospettiva “a colori”, più vicina alla realtà storica”.

Ricostruzione della processione al Tempio di Iside (foto cnr-ispc)

Scienza, tecnologia e patrimonio culturale. Il progetto PERCEIVE, infatti, ha sviluppato una metodologia che combina lo studio analitico delle tracce di pigmenti, fonti storiche e iconografiche con ricostruzioni digitali ad alta precisione. In questo modo, opere come la Venere Anadiomene tornano a mostrare la vividezza cromatica originaria, offrendo una prospettiva più completa sull’antichità. in La visita alla mostra è accompagnata da un agile catalogo, a cura di Cristiana Barandoni, Marialucia Giacco, Caterina Serena Martucci, Sofia Pescarin, edito da Valtrend Editore, disponibile versione open access all’indirizzo: https://www.valtrend.it/wp content/uploads/2025/09/Preceive-Isis-Colours.pdf.

Archeologia in lutto. È morto a 95 anni l’archeologo Giuseppe Maggi, direttore per anni del museo Archeologico nazionale di Napoli, a lungo responsabile degli scavi di Ercolano, e protagonista di alcune delle più straordinarie scoperte della archeologia vesuviana. Il cordoglio di colleghi e allievi  

L’archeologo Giuseppe Maggi, morto a 95 anni, già direttore del Mann e degli scavi di Ercolano (foto paerco-mann)

“Sono un archeologo che ha fatto importanti scoperte soprattutto a Ercolano. Ho guidato mostre di Pompei in molti paesi, compresi gli Stati Uniti”: così si definiva sul suo profilo di X il grande archeologo Giuseppe Maggi, direttore per anni del museo Archeologico nazionale di Napoli, a lungo responsabile degli scavi di Ercolano, e protagonista di alcune delle più straordinarie scoperte della archeologia vesuviana. Giuseppe Maggi il 23 agosto 2025 si è spento nella sua casa di Rione Alto, a Napoli, all’età di 95. Collaboratore di Amedeo Maiuri, si definiva “abusivo dell’Archeologia” perché glottologo di formazione. Di qui anche la definizione di gentiluomo (irriverente) dell’archeologia che ora la sua Napoli, e non solo, piange. Il cordoglio e i ricordi sono rimbalzati sul web gonfiandosi di ora in ora come un fiume in piena, commuovendo la moglie Clelia e le figlie Claudia, Roberta e Barbara: “Ringraziamo tutti quelli che hanno avuto un affettuoso pensiero per il nostro amato Peppino”.

Un giovane Giuseppe Maggi mostra le sue scoperte a Ercolano (foto profilo FB)

Tra i primi a unirsi al cordoglio per la scomparsa di Giuseppe Maggi, il parco archeologico di Ercolano e il museo Archeologico nazionale di Napoli, figura di rilievo nel panorama archeologico e istituzionale: “Maggi ha dedicato con passione e competenza la sua carriera alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio. Resta indelebile il lavoro svolto presso l’Antica spiaggia di Ercolano, luogo simbolico che oggi porta anche il segno del suo impegno e della sua visione scientifica”. In un pensiero condiviso, Francesco Sirano, funzionario delegato alla direzione del parco archeologico di Ercolano e Massimo Osanna, direttore generale Musei, ricordano la sua figura come quella di un professionista appassionato: “La memoria di Giuseppe Maggi rimarrà parte integrante della storia dei luoghi dove ha prestato servizio, così come del più ampio mondo dell’archeologia italiana, e a lui va la riconoscenza di quanti hanno avuto la fortuna di collaborare con lui”.

Susy Martire con Giuseppe Maggi (foto profilo FB)

“Oggi per me è stato davvero difficile lavorare…”, scrive col cuore Susy Martire, presidente delle Guide turistiche della Campania. “Appena letta la notizia le lacrime scorrevano da sole e ho dovuto con grande fatica mandarle giù… Giuseppe Maggi era una di quelle persone che entrano nella tua vita troppo tardi… Prima era un nome sui libri che studiavo ma poi è diventata una persona che mi voleva bene e che era sempre felice di vedermi. Nel 2014 ha accolto l’appello mio e di Laura Noviello per la catena umana intorno Pompei. Un momento in cui c’erano i crolli e il Grande Progetto Pompei non era ancora partito. Poi nel 2017 lui e l’indimenticabile Luigi Necco avevano raccolto il mio appello per sostenere Paolo Giulierini in un altro momento storico cruciale. Lui che aveva cambiato la storia di Ercolano scoprendo l’antica spiaggia sembrava sapesse sempre quando il vento stava cambiando. Per il suo carattere fin troppo sincero spesso ha subìto il torto di essere volutamente “dimenticato”… Ma era una di quelle persone toste che la vita non piega mai, neanche quando ci si mette di impegno. Mi dispiace che negli ultimi anni non abbia potuto realizzare il progetto della mostra al Mann che stava preparando a causa di sopravvenuti problemi di salute che lo avevano allontanato da tutti noi… Sono convinta che ora stia già discutendo con Don Amedeo e con Luigi che gli avrà fatto gli onori di casa, in una casa che non è più su questa Terra ma in un altrove in cui entrambi vivranno per sempre… soprattutto nel mio cuore. Ciao Peppino, Tvb”.

Laura Noviello con Giuseppe Maggi (foto profilo FB)

“Giornate come questa sono davvero difficili da digerire”, ammette Laura Noviello, “figlia del Vesuvio”, archeologa musicale dell’università di Padova. “Si vorrebbero le parole migliori e ci si ritrova senza neanche un verso, con tutto il dolore e la vergogna del mondo. Conobbi Peppe, l’archeologo padre di Ercolano, che avevo forse 15 anni e una vita che confondeva ancora terra vesuviana, archeologia e sogno. Lo cercai come si fa con i miti e lui, senza pensarci due volte, divenne una delle guide migliori che potessi desiderare. Facile si può dire, vero, ma non è solo questione di ruolo. Lui scelse di esserci e di credere in un futuro consegnando nelle mani dei più giovani conoscenze, amore e presenza. Scelse di consegnare anche nelle mani di un’anonima sedicenne cresciuta tra Ercolano e Pompei una vita vissuta a contatto con gli intellettuali e le persone più influenti e famose del pianeta, nell’ultima stagione “epica” di un’Archeologia ormai profondamente diversa. La sua traduzione dell’Odissea arrivata per posta in un giorno di marzo mentre ero in clinica e i suoi libri su Don Amedeo, Ercolano. Tassello dopo tassello costruiva un percorso di studi in cui lui forse credeva molto più di me. E decise di esserci, unico archeologo che ricopriva e aveva ricoperto i più importanti ruoli istituzionali – anche quando decidemmo di organizzare la più grande e simbolica manifestazione popolare che Pompei abbia visto nell’ultimo decennio (ahimè). Portammo 1000 persone da tutta Italia ad abbracciare il sito archeologico che cadeva a pezzi assieme a qualsiasi possibilità di futuro e lui era con noi, a tenermi la mano, davanti a chiunque, pure la BBC che conosceva bene. C’era nei dibattiti pubblici che organizzammo poi sull’immonda gestione dei “beni culturali” e in ogni iniziativa possibile organizzata per riunire le due Ercolano, quella che aveva portato alla luce lui e quella nostra, che gli scavi non li ricordava nemmeno più. Unico tra i “maestri” ad essersi fatto “tramite” per promuovere e preservare una continuità, anche nell’Archeologia vesuviana, così orfana, frammentata e sminuzzata fino al midollo, che non conosce scuole. I ricordi di quasi quindici anni di amicizia sono difficili da sviscerare e forse neanche ha troppo senso farlo qui ed ora, resta un senso profondo di gratitudine per ciò che è stato e un senso di timore per ciò che sarà. Aver avuto una guida come lui è un privilegio che porterò dentro per tutta la vita. La vita, spesso, ci porta lontano da ciò che coltiviamo come unica possibile realtà ideale e onirica, e così è stato anche per me. Mi commuove ricordare i nostri ultimi scambi sull’esperienza di tirocinio nei depositi del “suo” museo e sulla laurea che sarebbe arrivata. Difficile recuperare altre parole. Che la terra ti sia lieve, Peppe. Grazie per tutto ciò che sei stato per me e la terra che così profondamente abbiamo amato. Ti voglio bene”.

Giuseppe Maggi nel giorno del suo 90mo compleanno (foto profilo FB)

Maddalena Venuso, professoressa con esperienza da archeologa a Napoli e Pompei: “Fu il primo a credere in me, a presentarmi Valeria Sampaolo e a introdurmi nel mondo del lavoro che amavo. Ci siamo rivisti alcuni anni fa alla presentazione di un romanzo scritto da mio figlio. Ci scrivevamo spesso da allora… Tre giorni fa pensai di chiamarlo, ho rimandato a causa dell’isolamento telefonico temporaneo. A Dio, professore carissimo! Al mio rientro rileggerò i due libri che mi donasti e che conservo come un tesoro. Grazie per avermi permesso di sfiorare la tua vita e condiviso il tuo immenso sapere”.

Il ricordo di Cristiana Barandoni di Giuseppe Maggi (foto profilo FB)

“Quando stamani ho appreso la notizia della morte di Giuseppe Maggi è stato un colpo al cuore”, scrive Cristiana Barandoni, archeologa Cnr con specializzazione in diagnostica non invasiva e policromia antica. “Ci ho messo tutto il giorno prima di riuscire a scrivere questo post. Ci siamo conosciuti nel 2010 quando iniziai ad interessarmi a Ercolano. All’inizio il nostro rapporto fu molto formale, io una studentessa e lui un archeologo che aveva fatto la storia. Col tempo è nata una amicizia profonda e salda. Non muovevo un passo senza chiedere a lui e ricordo la sua gioia quando gli dissi che il tema della mia specializzazione sarebbe stato proprio Ercolano. Non ha mai smesso di credere in me, mi ha sempre spronata ad andare avanti, anche quando avevo perso la speranza e la voglia ma lui, con quello sguardo un po’ canzonatorio e malizioso ma pieno di affetto, era lì. Mi è sempre stato vicino anche quando lavoravo al Mann di cui ricordava con piacere i vecchi tempi e mi parlava come se anch’io avessi vissuto una stagione così bella dell’archeologia. Un uomo d’altri tempi, un signore che ha sempre aiutato e fatto crescere i suoi “ragazzi”. Gli devo molto, senza i suoi consigli ma soprattutto il suo incoraggiamento non avrei saputo affrontare momenti difficili del mio percorso professionale e di studi. Grazie a lui mi sono innamorata di Ercolano così tanto. Ogni volta che tornerò nel nostro luogo del cuore non mancherò di ringraziarti. Un giorno ci rivedremo e io ti racconterò quello che non ho fatto in tempo adesso. Ciao Beppe”.

Un giovane Giuseppe Maggi con alcuni studenti stranieri a Ercolano (foto profilo FB)

Alfredo Scardone, presidente del Gruppo storico Oplontino: “Purtroppo il professore Giuseppe Maggi non è più tra noi. Esprimo il mio personale dispiacere e quello di tutto il Gruppo Storino Oplontino per la perdita di questo grande uomo di cultura che tanto ha dato anche alla scoperta e al recupero della storia dell’antica Oplontis. Grazie professore, che la terra ti sia lieve”.

Il ricordo di Diego Nuzzo dello zio Giuseppe Maggi (foto profilo FB)

Infine il ricordo di Diego Nuzzo, nipote di Giuseppe Maggi: “Il grande archeologo, lo scopritore di mondi sconosciuti, il comunicatore instancabile, il polemista mai pago, l’uomo dalla cultura enciclopedica, magnetico e magmatico come la lava con cui aveva tanta confidenza, il conferenziere che stupiva dagli Stati Uniti alla Svezia quando parlava davanti a uditori rapiti in un inglese impeccabile e raffinatissimo della sua Ercolano. Che fatica averlo avuto come zio, il fratello maggiore di mia madre, il patriarca della famiglia, ma che bello aver scambiato con lui lunghissime chiacchierate, a volte anche discussioni che avrebbero potuto sfociare in litigate furibonde visto il suo piglio da censore inflessibile; ma poi mostrava il suo lato di uomo dalla simpatia travolgente, dall’eloquio forbito, più sarcastico che ironico, inventore di calembour irresistibili e raccontatore di storielle che più che piccanti erano decisamente oscene. Lui si divertiva. Si divertiva con le parole e a volte, raramente, anche con le persone, a patto che fossero da lui ritenute degne di stare al suo livello. Che era un livello alto, di studioso di statura internazionale, laureato a vent’anni e subito gettato nell’agone dell’archeologia, quella vera, di editor acribiosissimo per più case editrici, in grado di fare le pulci a scrittori titolati. Non si trattava di ceto o di censo, di titoli nobiliari o accademici ma di un quid di imponderabile che era spesso legato alla simpatia. Poteva stimare un custode più di un rettore. E questo me lo ha sempre fatto risultare amabile…”.

Ponte di Ferragosto. In 3 giorni 470mila ingressi nei musei e parchi statali di cui 161mila a Ferragosto. Sul podio assoluto tre siti di Roma: al primo posto il Colosseo con 76.860 ingressi, al secondo il Foro romano e il Palatino con 50.393 ingressi, e al terzo il Pantheon con 35.813 ingressi

Pubblico in coda per entrare a Pasqua al Colosseo o al Foro romano (foto PArCo)

Sono stati circa 470mila gli ingressi nei luoghi della cultura statali aperti nel lungo ponte del Ferragosto 2025. Nella sola giornata del 15 agosto i visitatori totali sono stati 161.278, in crescita rispetto allo scorso anno. Sul podio assoluto tre siti di Roma: al primo posto il Colosseo con 76.860 ingressi, al secondo il Foro romano e il Palatino con 50.393 ingressi, e al terzo il Pantheon con 35.813 ingressi.

Visitatori sempre numerosi agli scavi di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici nei giorni 15-16-17 agosto 2025: Anfiteatro Flavio 76.860; Foro Romano e Palatino 50.393; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 35.813; area archeologica di Pompei 29.361; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 6.260; parchi archeologici di Crotone e Sibari – Le Castella 5.031; Grotte di Catullo e museo Archeologico Di Sirmione 4.922; parco archeologico di Ercolano 4.913; museo e area archeologica di Paestum 3.791; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.506; Villa Adriana 2.443; Terme di Diocleziano 1.976; Terme di Caracalla 1.875; museo Archeologico di Venezia 1.328; musei nazionali di Cagliari 1.161; necropoli dei Monterozzi e museo archeologico nazionale di Tarquinia 995; Palazzo Massimo 822; area archeologica di Ostia antica 745; museo archeologico nazionale del Melfese Massimo Pallottino e Castello svevo di Melfi 721.

#domenicalmuseo. Nella prima domenica di agosto il Colosseo con 18.614 ingressi torna al primo posto della classifica assoluta, seguito dal Pantheon (13.000 ingressi) e da Pompei (12.587)

Sono stati circa 213mila gli ingressi domenica 3 agosto 2025, giornata di apertura gratuita in occasione della #domenicalmuseo di agosto, l’iniziativa del ministero della Cultura che prevede l’accesso libero nei luoghi della cultura statali nella prima domenica del mese. La classifica assoluta ripropone ai primi tre posti lo stesso risultato e nello stesso ordine della prima domenica di luglio 2025, solo con numeri leggermente superiori: al primo posto il Colosseo con 18.614 ingressi, seguito dal Pantheon (13.000 ingressi) e da Pompei (12.587).

Visitatori al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo. Anfiteatro Flavio 18.614; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 13.000; area archeologica di Pompei 12.587; Foro Romano – Palatino 12.460; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.066; museo e area archeologica di Paestum 2.599; Terme di Diocleziano 2.276; parco archeologico di Ercolano 2.216; Villa Adriana 1.842; Terme di Caracalla 1.833; area archeologica di Ostia antica 1.606; Palazzo Massimo 1.024; Palazzo Altemps 1.008; museo Archeologico nazionale di Taranto 811; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 770; museo Archeologico nazionale di Aquileia 683; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 637; museo delle Civiltà 513; necropoli della Banditaccia e museo nazionale Cerite a Cerveteri 445; Mausoleo di Cecilia Metella e Chiesa di San Nicola 407; musei nazionali di Cagliari 363; museo Archeologico nazionale di Sperlonga e Villa di Tiberio 321; museo Archeologico nazionale del Melfese “Massimo Pallottino” e Castello svevo di Melfi 315; parco archeologico di Sibari museo Archeologico nazionale della Sibaritide 302.

Archeologia in lutto. A 67 anni è morto l’archeologo Mario Pagano, figura di rilievo nel panorama dell’archeologia campana. Uniti nel profondo cordoglio il parco archeologico di Ercolano e il museo Archeologico nazionale di Napoli. Sirano: “Perdiamo un professionista coinvolto e appassionato, che ha dedicato la sua vita allo studio e alla salvaguardia del nostro immenso patrimonio archeologico”

L’archeologo Mario Pagano, morto a 67 anni (foto paerco)

L’ultimo saluto martedì 29 luglio 2025 nella chiesa di Santa Maria di Costantinopoli a Napoli. Archeologia in lutto per la morte dell’archeologo Mario Pagano, figura di rilievo nel panorama dell’archeologia campana, già soprintendente – tra il 2011 e il 2019 – dell’Umbria, delle Marche e delle province di Cosenza Catanzaro e Crotone e docente universitario all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli, ha lasciato un segno profondo nel panorama culturale nazionale con oltre 400 pubblicazioni, tra libri e saggi, e un’intensa attività di scavo e valorizzazione dei siti archeologici. Pagano aveva 67 anni da poco compiuti: era infatti nato il 29 giugno 1958. Laureatosi in Lettere classiche nel 1979 all’università Federico II, frequentò nel 1980 la Scuola Archeologica Italiana di Atene, per poi ritornare a Napoli e conseguire nel 1987 il dottorato di ricerca in Archeologia. È stato per molti anni direttore degli Scavi di Ercolano, dove gli è universalmente riconosciuto il notevole incremento della conoscenza e del restauro, grazie anche a sponsorizzazioni. Ha progettato e diretto importanti interventi di restauro, come lo straordinario recupero, scavo, restauro e calco di più di 100 scheletri rinvenuti nei fornici di Ercolano.

Francesco Sirano neo-direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto paerco)

Uniti nel profondo cordoglio, il parco archeologico di Ercolano e il museo Archeologico nazionale di Napoli, assieme a tutto lo staff, esprimono la propria vicinanza alla famiglia per la scomparsa dell’archeologo Mario Pagano. “Con Mario Pagano perdiamo un professionista coinvolto e appassionato, che ha dedicato la sua vita allo studio e alla salvaguardia del nostro immenso patrimonio archeologico”, dichiara Francesco Sirano, funzionario delegato alla direzione del parco archeologico di Ercolano. “La sua attitudine verso la missione di archeologo è emersa con chiarezza anche durante gli anni di direzione dell’Ufficio archeologico di Ercolano sempre con un rapporto diretto tra attività amministrativa e pubblicazioni scientifiche. Ricordo, come molti, i tanti suoi interventi anche nell’area campana da Cuma a Teano, all’ager Falernus. E conservo una copia del catalogo della mostra sugli Antichi ercolanesi che lui mi donò con una dedica molto affettuosa durante una visita che facemmo insieme a Teano. Conoscendone la capacità di lavoro e la prolificità scientifica sono sicuro che ci ha anche lasciato tanti lavori inediti e spero che la sua famiglia valuti la possibilità di affidare proprio al Parco di Ercolano e al Mann parte o tutto il suo sterminato archivio in modo da preservarne la memoria per le future generazioni”. Massimo Osanna, direttore generale Musei. “La direzione generale Musei si unisce al cordoglio per la scomparsa di Mario Pagano. La sua lunga attività in ambito archeologico ha offerto un contributo rilevante alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio culturale campano. Alla sua famiglia e ai suoi cari va la nostra più sentita vicinanza”.

Grosseto. Il pubblico del IV Maremma Archeofilm ha assegnato il premio Maremma Archeofilm 2025 al film “Il volto di Alessandro. Il restauro del Mosaico di Alessandro e Dario” di Vanni Gandolfo

Un momento delle premiazioni nella serata finale del Maremma Archeofilm 2025 (foto alessia piccinetti / AV)

Il film “Il volto di Alessandro. Il restauro del Mosaico di Alessandro e Dario” di Vanni Gandolfo ha conquistato i favori del pubblico grossetano. Domenica 20 luglio 2025, in occasione della serata finale della IV edizione del Maremma Archeofilm, festival internazionale del cinema archeologico, nel Giardino dell’Archeologia (piazza San Francesco) a Grosseto, spostata di un giorno rispetto al programma ufficiale causa maltempo, è stato infatti attribuito il “Premio Maremma Archeofilm” 2025” per il film più votato dal pubblico. Il Maremma Archeofilm Festival è organizzato da Comune di Grosseto, Regione Toscana, associazione M.arte @Museo Archeologico e d’Arte della Maremma, Archeologia Viva, Firenze Archeofilm, con il contributo di Fondazione CR Firenze, Visit Tuscany, Toscana Promozione Turistica, In collaborazione con Fondazione Grosseto Cultura.

La proiezione del film “Il volto di Alessandro. Il restauro del Mosaico di Alessandro e Dario” di Vanni Gandolfo al Maremma Archeofilm (foto alessia piccinetti /AV)

Dettaglio del volto di Alessandro del grande mosaico di Alessandro conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Film “Il volto di Alessandro. Il restauro del Mosaico di Alessandro e Dario” di Vanni Gandolfo (Italia 2025, 52’). Un affascinante viaggio che svela i segreti e le sfide dietro il restauro di uno dei più straordinari tesori dell’arte antica: il leggendario mosaico di Alessandro e Dario raffigurante il volto di Alessandro Magno custodito al MANN. Il capolavoro, il mosaico più importante mai ritrovato a Pompei, costituisce una delle fonti più anomale, ma anche attendibili, per immaginare le vere sembianze del grande condottiero macedone. L’intervento di restauro, che combina tecnologie diagnostiche all’avanguardia e metodologie innovative, ha lo scopo di preservare un’opera importantissima, essenziale per la comprensione della cultura ellenistica. Parallelamente, il documentario dedica spazio significativo alla ricerca del volto “umano” di Alessandro mediante l’intelligenza artificiale.

Napoli. Francesco Sirano è il nuovo direttore del museo Archeologico nazionale: “Sono determinato a contribuire a rendere il Mann ancora più dinamico, capace di parlare a tutte le generazioni e di guardare al futuro, forte anche della mia esperienza a Ercolano”

Francesco Sirano neo-direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto paerco)

Da Ercolano al Mann. Francesco Sirano è il nuovo direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli su nomina del ministro della Cultura Alessandro Giuli (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2025/07/17/il-ministro-giuli-ha-nominato-i-direttori-dei-musei-di-prima-fascia-contessa-alla-galleria-dellaccademia-di-firenze-sirano-al-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-rinaldi-al-museo-nazion/). Subentra a Massimo Osanna, direttore generale dei Musei, che ha coperto in delega l’incarico dalla fine del mandato di Paolo Giulierini nel novembre 2023. “I migliori auguri da parte di tutta la famiglia del parco archeologico di Ercolano”, il commento del parco archeologico di Ercolano, “e grazie per questi splendidi anni di lavoro all’insegna della cultura e della bellezza”. E al Mann: “Congratulazioni al direttore Francesco Sirano. Ci attende un viaggio condiviso, che sarà vissuto all’insegna dell’amore per il nostro Museo”. Le congratulazioni anche da Gennaro Miranda, presidente della Fondazione Ente Villa Vesuviane: “Una decisione di grande visione e competenza. Complimenti vivissimi al ministro Giuli per questa scelta di grande qualità. Auguri di buon lavoro al direttore Sirano a cui rinnovo i miei ringraziamenti per la splendida sinergia istituzionale attivata con la Fondazione Ente Villa Vesuviane”.

Francesco Sirano, quando era direttore del parco archeologico di Ercolano, con il ministro della Cultura Alessandro Giuli (foto paerco)

“Assumere la direzione del museo Archeologico nazionale di Napoli è per me un onore profondo e una grande responsabilità”, dichiara Francesco Sirano. “Ringrazio il ministro Alessandro Giuli per la fiducia accordatami e mi impegnerò al massimo a servizio di uno dei più importanti Musei archeologici del mondo. Da qualche anno questo museo non è solo una delle istituzioni culturali più importanti d’Italia, ma un autentico punto di riferimento per la storia, l’arte e l’identità di Napoli e del Mediterraneo. Napoli è una città straordinaria, dove il passato e il presente si intrecciano con una straordinaria evidenza: il Mann è parte integrante di questo tessuto e, con la nuova configurazione che comprende anche la sede di Palazzo Fuga, si candida a fungere da catalizzatore delle energie e delle tante e positive iniziative culturali che caratterizzano Napoli negli ultimi anni.  Ercolano, che ho diretto per otto intensissimi anni, è il luogo da cui ha avuto origine anche la vicenda museografica del futuro museo Archeologico nazionale di Napoli con l’Herculanense Museum nella Reggia di Portici. Il parco archeologico di Ercolano è stata un’esperienza che mi ha insegnato quanto sia essenziale coniugare tutela, ricerca, lavoro di gruppo e partecipazione attiva delle comunità. Porto con me anche l’esperienza dell’eccezionale partenariato pubblico privato con il Packard Humanities Institute con il cui presidente David Packard non abbiamo condiviso solo tanti progetti, ma il coraggio di avere una visione proiettata al futuro.  Il Mann, con tutto il grande bagaglio di professionalità che vi opera ad ogni livello, è una casa della conoscenza e un luogo aperto al mondo: sono determinato a contribuire a renderlo ancora più dinamico, capace di parlare a tutte le generazioni e di guardare al futuro”.

Il ministro Giuli ha nominato i direttori dei musei di prima fascia: Contessa alla Galleria dell’Accademia di Firenze, Sirano al museo Archeologico nazionale di Napoli, Rinaldi al museo nazionale Romano, D’Agostino ai musei Reali di Torino e Quilici al parco archeologico del Colosseo

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli (foto profilo FB)

La storica dell’arte Andreina Contessa, direttore dal 2017 del museo Storico e il parco del Castello di Miramare a Trieste e dal 2020 della direzione regionale Musei FVG, va a dirigere la Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello.

L’archeologo Francesco Sirano, responsabile area dell’Alto Casertano: 1999-2014, struttura supporto Grande progetto Pompei: 2014-2016, responsabile dell’area flegrea (eccetto Pozzuoli centro): 2016, direttore del parco archeologico di Ercolano dal 2017 al 2025, passa alla direzione del museo Archeologico nazionale di Napoli.

L’archeologa Federica Rinaldi, direttore del museo nazionale Concordiese di Portogruaro (Ve) 2010-2014, responsabile allestimento museo Archeologico nazionale del Mare a Caorle (Ve) 2014, in organico nella soprintendenza speciale di Roma 2015-2017, in organico al parco archeologico del Colosseo 2017-2025, responsabile museo Palatino 2018-2021, responsabile Colosseo 2020-2025, diventa direttore del museo nazionale Romano.

La storica dell’arte Paola D’Agostino, docente di Storia dell’arte a Napoli (università Suor Orsola Benincasa, Federico II) 2004-2009, Senior Research Associate al Met di New York 2009-2013, Assistant Curator in European Art alla Yale University Art Gallery 2013-2015, direttore dei musei del Bargello 2015-2025, passa a dirigere i musei Reali di Torino.

L’architetto e paesaggista Simone Quilici, direttore del parco archeologico dell’Appia antica 2023-2025, va a dirigere il parco archeologico del Colosseo.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale prorogata la mostra “Lex Municipii: progettare la città. Dalla Lex municipii alla Taranto di oggi” che espone la tavola bronzea originale della Lex Municipii Tarentini (il più antico statuto municipale ad oggi noto), rinvenuta a Taranto nel 1894 e conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli

Al museo Archeologico nazionale di Taranto la mostra “Lex Municipii: progettare la città. Dalla Lex municipii alla Taranto di oggi” è stata prorogata fino al 28 dicembre 2025. Avviata nel novembre 2024 con il rientro a Taranto del frammento originale dello statuto del municipio, a cui si lega una ricerca interdisciplinare che unisce archeologi, epigrafisti, studiosi di storia del diritto romano, la mostra espone la tavola bronzea originale della Lex Municipii Tarentini (il più antico statuto municipale ad oggi noto), rinvenuta a Taranto nel 1894 e confluita nella collezione del museo Archeologico nazionale di Napoli. Si tratta di un evento di portata nazionale considerato il valore culturale, archeologico e storico del reperto rinvenuto a fine ‘800 durante lavori di scavo in un pozzo, dall’archeologo Luigi Viola, istitutore di quello che poi diventerà il museo Archeologico nazionale di Taranto.

Allestimento della mostra “Lex Municipii: progettare la città. Dalla Lex municipii alla Taranto di oggi” al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto marta)

Il ritorno, seppur temporaneo, della lastra superstite dello Statuto Municipale, databile al I sec. a.C., ha fornito l’occasione per discutere ed approfondire le tematiche legate alla progettazione urbanistica di Taranto partendo dalla città antica fino all’epoca contemporanea, nell’ambito di un progetto scientifico elaborato dal MArTA insieme al dipartimento di Ricerca e Innovazione umanistica e al dipartimento Jonico dell’università di Bari Aldo Moro, a cura di Stella Falzone, Gianluca Mastrocinque e Maria Casola.

La tavola bronzea originale della Lex Municipii Tarentini conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto marta)

Tra i centri urbani della Puglia di età romana Taranto offre l’opportunità, unica nel panorama della penisola, di mettere a confronto le evidenze archeologiche sistematizzate dalla ricerca recente con il frammento conservato della Lex municipii tarentini, unico statuto a oggi noto per l’Italia, oltre che il più antico in assoluto tra i pochi documentati. I numerosi elementi di coerenza tra testo normativo e testimonianze archeologiche spingono a pensare che proprio gli statuti giocano un ruolo prioritario nella costruzione dei paesaggi urbani dei municipi, che si concretizza tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C., con particolare intensità al tempo di Augusto. Anche in materia di urbanistica, come per altri ambiti della vita pubblica, gli statuti dei diversi centri dovevano presentare, infatti, molteplici disposizioni comuni, come mostrano ad esempio, rispetto alla lex tarantina, le meglio conservate leggi municipali della Spagna di età flavia, tutte derivanti da una norma quadro emanata e conservata a Roma. Proprio il rispetto degli statuti può dunque spiegare il carattere capillare del disegno urbano, che nei centri meglio documentati si configura come un vero e proprio piano regolatore e le numerose affinità in molti aspetti dell’urbanistica, che emergono anche in Puglia dallo studio sistematico di tutte le città, 27 municipi, oltre a due centri per cui l’assetto giuridico è discusso. Tra le soluzioni più ricorrenti spiccano l’organizzazione della maglia stradale e delle infrastrutture collegate alle strade, su cui lo statuto di Taranto presenta indicazioni molto precise, ma anche la distribuzione delle aree pubbliche con le loro diverse funzioni e le relazioni, accuratamente predisposte, tra i complessi pubblici e gli spazi per le abitazioni e per le manifatture. Attraverso il confronto tra alcuni dei centri urbani meglio documentati in Puglia, anche sulla base di indagini di scavo recenti e in corso, si cercherà di riflettere sui principali tratti comuni, cercando di distinguere quanto queste soluzioni dipendano dal testo statutario oppure derivino da esigenze specifiche di carattere economico, produttivo e religioso, oltre che dalla valorizzazione delle risorse naturali e dall’adattamento alle preesistenze dei centri urbani indigeni che avevano raggiunto un alto livello di organizzazione tra IV e III secolo a.C.