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Napoli. Al museo Archeologico nazionale giornata internazionale di studi “Pompei ed Ercolano tra due mondi. La ricezione e la fortuna di un mito in Spagna e in America”: Pompei ed Ercolano divennero mete indispensabili per gli amanti dell’antichità greco-romana dall’Europa all’America

napoli_mann_giornata-di-studi_pompei-ed-ercolano-tra-due-mondi_locandinaIl mito delle città vesuviane in Spagna ed America: se ne parlerà mercoledì 18 ottobre 2023 al museo Archeologico nazionale di Napoli, durante la giornata internazionale di studi dedicata a Pompei ed Ercolano tra due mondi. Appuntamento alle 16 in sala conferenze con “Pompei ed Ercolano tra due mondi. La ricezione e la fortuna di un mito in Spagna e in America”. Dopo i saluti di Paolo Giulierini, direttore del Mann, e l’introduzione di Ana Navarro Ortega, direttrice dell’istituto Cervantes di Napoli, interverranno Mirella Romero Recio dell’Universidad Carlos III de Madrid su “Città antiche per modernizzare un mondo nuovo. L’influenza di Pompei ed Ercolano in America Latina”; Rosaria Ciardiello dell’università Suor Orsola Benincasa di Napoli su “Pompei ed Ercolano: l’influenza delle scoperte vesuviane dall’Europa agli Usa”; Jesus Salas Alvarez dell’Universidad Complutense de Madrid su “L’influenza delle scoperte vesuviane nell’archeologia spagnola dell’Ottocento e della prima metà del Novecento”; Agnes Allroggen Bedel per le osservazioni conclusive. Quest’incontro ha l’obiettivo di dimostrare come Pompei ed Ercolano siano diventate delle mete indispensabili per gli amanti dell’antichità greco-romana, tanto da estendere la loro influenza in tutti i Paesi europei, fino ad arrivare in America. Alla luce delle ultime due pubblicazioni, i partecipanti si concentreranno su alcuni dei temi legati all’incidenza e all’influenza di questi giacimenti in ambiti che sono rimasti scarsamente esplorati fino a oggi. Pompei ed Ercolano sono due siti archeologici di fondamentale importanza per l’archeologia classica e la storia antica. Da quando nel XVIII secolo cominciarono gli scavi, questi siti non hanno mai smesso di sorprendere il mondo, rivelando la vita e la quotidianità degli antichi romani. Pompei ed Ercolano hanno ispirato l’arte, la letteratura, il cinema e i loro ritrovamenti sono stati e continuano a essere oggetto di studio da parte di specialisti di tutta Europa. Per molto tempo si è pensato che Spagna e America fossero rimaste al margine dell’eco (influsso) culturale scaturito da queste scoperte. Recenti studi smontano quest’idea mostrando un panorama molto differente. Partendo da un capitolo dedicato ai viaggiatori che nel XIX e XX secolo arrivavano a Napoli spinti dall’interesse verso i siti archeologici campani, la monografia Pompeya y Herculano entre dos mundos si pone l’obiettivo di far conoscere al pubblico le indagini svolte dagli specialisti del progetto RIPOMPHEI (Recepción e influjo de Pompeya y Herculano en España e Iberoamérica) che analizzano come le scoperte campane furono accolte e fatte proprie non solo dalla società e dalla cultura spagnola bensì anche da quella dei Paesi latinoamericani. L’opera si propone, inoltre, come stimolo per future prospettive di ricerca oltre che sottolineare il profondo legame culturale che unisce Italia, Spagna e America Latina.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale è arrivata la macchina per rovesciare il mosaico di Alessandro ed esplorarne la parte retrostante e il supporto ligneo: ecco tutti i dettagli della fase esecutiva di un restauro epocale ed indispensabile, visibile al pubblico

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La macchina per il ribaltamento del mosaico di Alessandro è arrivata nel cortile del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

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Alessandro Magno: dettaglio del grande mosaico della battaglia di Gaugamela, proveniente da Pompei e conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

La “grande macchina” è arrivata oggi, 16 ottobre 2023, nel cortile del museo Archeologico nazionale di Napoli. Il restauro del mosaico di Alessandro entra nella fase decisiva. Il mosaico della Battaglia tra Alessandro Magno e Dario di Persia (333 a.C.), capolavoro iconico del Mann e tra i più celebri dell’antichità, è attualmente in restauro nelle sale della collezione Mosaici. Milioni di tessere ed una superficie di eccezionale estensione (5,82 x 3,13 m), proveniente dall’esedra della casa del Fauno, l’opera musiva scoperta nel 1831 è datata tra fine II/ inizi I sec. a.C. Questa speciale macchina è stata progettata per la movimentazione del mosaico, che sarà ribaltato in modo da rendere accessibile il retro dell’opera stessa e indagare lo stato di conservazione del supporto originale.

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Lo spostamento del Mosaico di Alessandro nel museo di Napoli nel 1917 (foto archivio mann)

Un’operazione simile, ma a movimento inverso, ha interessato il “gran musaico” quasi un secolo fa. Con un peso stimato di circa 7 tonnellate, era giunto da Pompei a Napoli, al Real Museo Borbonico, nel novembre del 1844, su un carro trainato da sedici buoi. Nel gennaio del 1845 le casse che lo contenevano furono aperte e l’opera ebbe la sua prima collocazione sul pavimento di una sala al piano terra. Dal 1916 fu spostato e sistemato dove si trova attualmente, a parete, nella sezione Mosaici, con una “macchina” in legno che lo sollevò in posizione verticale.

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La “macchina” per il ribaltamento del mosaico di Alessandro allestita per i collaudi (foto mann)

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I profilati metallici della “macchina” per il ribaltamento del mosaico di Alessandro (foto mann)

Il sistema di movimentazione è costituito da un telaio spaziale di profilati metallici e tiranti di bilanciamento, cui sono ancorate due serie di quattro paranchi ciascuna e relative carrucole di rinvio. Celle di carico e sensori in fibra ottica consentono il monitoraggio continuo delle forze di tiro dei paranchi, in modo da garantire il bilanciamento ad ogni angolo di rotazione e consentire l’eventuale ricalibratura degli sforzi in funzione dello stato deformativo che viene rilevato istantaneamente. La movimentazione sarà manuale, al fine di consentire la continua e costante regolazione delle forze di tiro. Grazie a un cantiere ‘trasparente’ il pubblico e naturalmente la comunità scientifica potranno seguire una nuova ‘grande impresa’, nel nome di Alessandro Magno, che richiederà il ribaltamento della colossale opera.

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Restauratori al lavoro nel 2020 sul grande mosaico di Alessandro al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Marco Pedicini)

Il restauro del mosaico di Alessandro è articolato in più fasi, che vedono l’alternarsi di progettazione ed esecuzione dei lavori, per un tempo di esecuzione complessivamente pari a circa un anno. Mentre la complessa macchina sta lasciando l’officina di produzione, ci troviamo ora nella seconda fase esecutiva, che prevede appunto il ribaltamento del mosaico. A tal fine è necessario in primis assicurare gli ambienti sottostanti la sala 61, che ospita il mosaico, mediante un sistema di puntellatura tale da sostenere il surplus di carichi che andranno ad aggiungersi a quelli ordinari, ovvero il peso del mosaico ribaltato sul pavimento e quello del sistema di movimentazione. La sala 48, quindi, sottostante la 61 e facente parte della nuova collezione della Campania Romana, è stata liberata dalle opere ivi presenti, che sono state temporaneamente allestite nel corridoio 45, in modo da essere comunque fruibili dal pubblico. Nel Salone della Meridiana è stata realizzata una riproduzione del Mosaico, con ricostruzione del contesto della casa del Fauno qui esposto temporaneamente.

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Il grande mosaico della battaglia di Isso tra Alessandro Magno e Dario III dalla Casa del Fauno di Pompei, simbolo del Mann (foto Pedicini Fotografi)

Un restauro epocale e indispensabile. Nata come mosaico pavimentale, l’opera è da oltre un secolo collocata in verticale, scelta fatta in virtù della presunta derivazione iconografica da un dipinto su tavola, ipotesi largamente condivisa dalla comunità scientifica. Dietro la superficie musiva si conservano ancora gli strati di preparazione antichi, ovvero malte realizzate oltre duemila anni fa. Nel corso del tempo il mosaico è stato oggetto di interventi di manutenzione ordinaria, eseguiti prevalentemente dai restauratori del Museo, consistenti in riadesioni puntuali di tessere, velinatura di piccole lesioni che sono andate formandosi, altre operazioni necessarie. Lo stato conservativo è andato, tuttavia, gradualmente peggiorando, ragion per cui da circa una ventina di anni il mosaico è diventato una sorta di ‘sorvegliato speciale’: si sono susseguite indagini diagnostiche e proposte di intervento, finalizzate alla definizione di un restauro complessivo e non più limitato a interventi puntuali.

L’inaccessibilità del retro, infatti, non ha mai permesso di comprendere se e in che misura lo stato di conservazione delle malte originali è connesso ai fenomeni di degrado che si rilevano sulla superficie. Tali fenomeni consistono in: ampia depressione della superficie musiva nella parte centrale del mosaico, stato di generale e diffuso distacco delle tessere e della relativa malta di allettamento dagli strati preparatori sottostanti, rigonfiamenti puntuali in particolare lungo il perimetro, diffuse lesioni soprattutto in corrispondenza della citata depressione centrale. La scelta di intervenire anche sugli strati di preparazione che si trovano sulla parte posteriore del manufatto era pertanto improcrastinabile. Ne consegue che il ribaltamento del mosaico è una operazione propedeutica e necessaria alla esecuzione del restauro, per una conoscenza completa degli strati di sottofondo.

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Attività di diagnostica sul mosaico di Alessandro al Mann (foto Pedicini Fotografi)

La messa in sicurezza. L’attuale stato di fatto e i fenomeni di degrado sussistenti, con particolare riferimento al parziale distacco dagli strati sottostanti, hanno richiesto nel 2021 la messa in sicurezza dell’opera con una velinatura, finalizzata alla stabilizzazione della superficie che, come si desume dai rilievi diretti effettuati, risulta distaccata circa per l’80%. La scelta di una velinatura triplice è legata alla necessità di mettere in sicurezza il mosaico in vista della movimentazione.

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Maria Teresa Operetto, responsabile del restauro del mosaico di Alessandro, mostra al ministro Gennaro Sangiuliano le fasi dell’intervento (foto graziano tavan)

La squadra del restauro. Questa seconda fase, in continuità con la precedente, è condotta prevalentemente con professionalità interne al MiC, ricorrendo ad incarichi esterni solo per le competenze non rinvenibili all’interno dell’Amministrazione, con la collaborazione tra il Mann, l’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) e il parco archeologico del Colosseo, nonché per le indagini diagnostiche l’università del Molise e il Center for Research on Archaeometry and Conservation Science (CRACS), organizzazione accademica formata dal Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse (DiSTAR) dell’università di Napoli “Federico II” e il Dipartimento di Scienze e Tecnologie (DST) dell’università del Sannio di Benevento. La progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori sono state invece oggetto di una procedura di gara aperta, a seguito della quale le prestazioni sono state aggiudicate, secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, ad un raggruppamento temporaneo di imprese. Il Progetto esecutivo del sistema di movimentazione meccanica del mosaico è di Studio Berlucchi srl in ATI con Regoli e Radiciotti srl ed Equilibrarte.

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La velinatura che copre il mosaico di Alessandro al Mann (foto graziano tavan)

Il cantiere trasparente. Il mosaico verrà restaurato in situ: il cantiere è stato allestito nelle sale espositive con la perimetrazione delle aree oggetto di intervento (sale 60 e 61) mediante pannellature e porte trasparenti e sarà quindi sempre direttamente visibile al pubblico. Solo nelle fasi in cui le lavorazioni da eseguire siano incompatibili con la presenza di visitatori – montaggio del sistema di movimentazione, uso di soventi, ecc. – le sale saranno chiuse al pubblico, ma sarà comunque garantita la visione delle attività in essere per mezzo di appositi supporti audiovisivi, tra cui un video, già installato, che descrive mediante simulazione tridimensionale le operazioni di ribaltamento del mosaico. Oltre la visione diretta del restauro, parte integrante della mostra stessa, saranno organizzati periodicamente focus con gli esperti. Il costo complessivo dell’intervento è pari a circa 700mila euro, in gran parte finanziato con Fondo Sviluppo e Coesione (Piano stralcio cultura e turismo 2014/2020, Delibera CIPE 3/2016), nella cifra è compresa la sponsorizzazione di 200mila euro offerta dall’emittente giapponese The Asahi Shimbun, prevista nell’ambito della collaborazione tra il Mann e il museo nazionale di Tokyo.

Pompei. All’auditorium il workshop “Tempio di Iside a Pompei. Conoscenza, scavo, restauro e fruizione” per presentare gli esiti dei recenti workshop e gli scavi in corso

pompei_parco_workshop-il-tempio-di-Iside_locandinaUn workshop dedicato al Tempio di Iside a Pompei alla sua conoscenza, scavo, restauro e fruizione. Mercoledì 11 ottobre 2023, all’Auditorium degli scavi di Pompei, dalle 11 alle 16, si terrà il workshop “Tempio di Iside a Pompei. Conoscenza, scavo, restauro e fruizione”, organizzata dal parco archeologico di Pompei in collaborazione con l’università Federico II di Napoli, la Scuola Superiore Meridionale e la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio (BAP) di Napoli, per presentare gli esiti dei recenti workshop (maggio 2021, aprile 2023, e scavi in corso) per la conoscenza, lo scavo, il restauro e la fruizione del tempio di Iside. L’evento è aperto al pubblico. Il programma della giornata sarà introdotto dal direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel e dal coordinatore del dottorato di ricerca Acma Carlo Rescigno, e si concentrerà sull’illustrazione degli esiti della campagna di scavo in corso presso il tempio, a cura dei funzionari del Parco. A seguire la prof.ssa Renata Picone, direttrice della Scuola di Specializzazione in Bap di Napoli, interverrà con un contributo su “Il Tempio di Iside a Pompei. Dalla storia dei restauri alle attuali problematiche conservative”. Tra gli interventi, anche un focus speciale su “Il fascino dell’Egitto nel mondo greco-romano” a cura del direttore del museo Egizio di Torino Christian Greco. Previsto anche sopralluogo allo scavo del tempio di Iside.

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Il Tempio di Iside agli Scavi di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Il Tempio di Iside era dedicato al culto antichissimo (di tipo misterico, cioè riservato ai soli iniziati) della dea egizia, che si diffuse in tutto il Mediterraneo a partire dal III secolo a.C. per il suo messaggio di speranza in una vita oltre la morte. Secondo il mito, infatti, Iside recuperò le parti dello sposo Osiride, ucciso e smembrato da Seth, lo ricompose e gli ridiede la vita. Al centro di un cortile porticato si trova il tempio su alto podio; nello spazio antistante stanno l’altare, la fossa per le offerte e un piccolo edificio (purgatorium) al cui interno una scala porta al bacino cui attingere l’acqua, che si diceva provenisse direttamente dal Nilo. Alle spalle del tempio un’ampia sala era dedicata alle riunioni degli iniziati (ekklesiasterion), mentre in una più piccola (sacrarium) erano visibili pitture che narravano episodi del mito della dea.

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Sistro con gatta e fiori di loto rinvenuto il 4 gennaio 1766 nell’ekklesiasterion del Tempio di Iside a Pompei e conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Gli apparati decorativi, le sculture e gli arredi rinvenuti nel santuario sono esposti al museo Archeologico nazionale di Napoli, ma è possibile rivivere in parte l’effetto originario grazie alla ricollocazione in situ di alcune copie di affreschi e di statue.

Napoli. A Palazzo Reale presentazione del libro “L’Italia prima di Roma. Sulle tracce degli antichi popoli italici” (Rizzoli) di Paolo Giulierini

napoli_palazzo-reale_libro-l-itaòia-prima-di-roma_presentazione_locandinaAppuntamento venerdì 6 ottobre 2023, alle 19, nella sala Coerenza di Palazzo Reale a Napoli, per la presentazione del libro “L’Italia prima di Roma. Sulle tracce degli antichi popoli italici” (Rizzoli) di Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli. Ingresso libero. Dialogherà con l’autore il prof. Carlo Rescigno.

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Copertina del libro “L’Italia prima di Roma. Sulle tracce degli antichi popoli italici”

L’Italia prima di Roma. Il nostro Paese ci appare il più delle volte come l’erede per eccellenza della civiltà romana. Non c’è nulla di più vero, ma se ci mettessimo in viaggio percorrendo l’Italia da nord a sud scopriremmo che prima ancora che Italiani siamo stati Italici: in ogni regione la toponomastica, i monumenti, i reperti archeologici, le tradizioni etnografiche, persino le abitudini alimentari e culinarie raccontano la storia di popoli antichi che a partire dall’Età del ferro si sono frequentati, confrontati, scontrati. Celti, Veneti, Liguri, Etruschi, Sardi, Latini, Sanniti, Lucani, Piceni, Campani, Punici, Enotri, Siculi e molti altri hanno lasciato ovunque nella penisola tracce profonde, preziose per capire com’era l’Italia prima dell’avvento di Roma. Con la competenza dell’esperto e il passo avvincente del divulgatore, Paolo Giulierini ci accompagna in un viaggio affascinante, ci presenta gli Italici che siamo stati, ne approfondisce il rapporto con il territorio, le modalità insediative, la religione, la lingua e la scrittura, senza tralasciare il fondamentale incontro con i Romani e quello che ne è seguito. Corredato da immagini, questo libro è al tempo stesso un saggio sulla meravigliosa complessità della storia del nostro Paese e una guida per innamorarsi, oltre che di tutte le sue bellezze, anche delle genti che lo hanno abitato in tempi remoti, e che ancora oggi ci parlano: non solo di loro ma anche di noi, da sempre popolo in cammino che a ogni tappa aggiunge un viandante alla carovana.

Napoli. Nel giardino delle Fontane del Mann è tornata al suo splendore la “grande tazza” farnese in porfido rosso, al termine del restauro sostenuto da Rigoni di Asiago e Fondaco Italia, settima tappa del progetto itinerante “La natura nel cuore di…”

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Lo scoprimento della “grande tazza” farnese in porfido rosso nel Giardino delle Fontane del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Con un deciso strappo al grande velo rosso pompeiano la grande vasca in porfido rosso nel cortile delle Fontane del Mann è stata “rivelata”, come succede in occasione dello scoprimento di qualche targa commemorativa. A “tirare” il velo sono i protagonisti dell’operazione restauro della fontana, patrimonio della collezione Farnese: Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli; Andrea Rigoni, presidente di Rigoni di Asiago; Enrico Bressan, presidente di Fondaco Italia; Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli. Il lavoro di restauro, iniziato a fine giugno 2023 e durato quindi tre mesi, condotto sotto la supervisione del Laboratorio del Mann (responsabile: Mariateresa Operetto) e realizzato da Pantone Restauri di Roma, ha avuto come obiettivo ed esito la conservazione e la valorizzazione dell’opera, solo per citare qualche esempio, attraverso trattamenti biocida, revisione degli interventi pregressi realizzati negli anni Sessanta e nel 2003, pulitura, realizzazione di nuove stuccature in luogo di quelle deteriorate, complessivo riequilibrio cromatico tra vecchi e nuovi interventi.

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Una fase dei restauri della vasca in porfido rosso nel giardino delle Fontane del Mann (foto mann)

napoli_mann_fontana-in-porfido-rosso_cantiere-restauro_telo-sponsor_foto-mannL’iniziativa è stata realizzata grazie alla sponsorizzazione dell’azienda Rigoni di Asiago che, in collaborazione con Fondaco Italia e in occasione dell’Expo di Milano del 2015, ha lanciato il progetto itinerante “La natura nel cuore di…”. Da allora questa buona pratica ha mantenuto intatte le proprie caratteristiche: l’azienda veneta, infatti, ha promosso una votazione online, cui hanno partecipato circa 30mila utenti. Sono stati questi cittadini virtuali a scegliere Napoli come settima tappa di un articolato percorso di tutela e valorizzazione dei beni culturali nazionali. Da Nord a Sud della penisola (da Milano, a Venezia, da Roma a Matera, da Firenze e Bergamo), l’impegno di Rigoni di Asiago si è concentrato su quei tesori che hanno non soltanto un valore artistico, ma anche un significato in chiave di promozione della sostenibilità. In tal senso, la vasca in porfido rosso del Mann ha assunto un ruolo particolare.

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Giardino delle Fontane del museo Archeologico nazionale di Napoli: la “grande tazza” farnese in porfido rosso a restauri conclusi (foto mann)

La “grande tazza” in porfido rosso, come spesso è chiamata negli inventari antichi, è una vasca di fontana, in latino labrum, rinvenuta presso le Terme di Caracalla a Roma durante gli scavi condotti dalla potente famiglia Farnese nel corso del XVI secolo. Si tratta di un manufatto molto raffinato, probabilmente commissionato da un imperatore romano per un edifico pubblico. L’oggetto si data alla prima metà del II secolo d.C., tra l’età di Traiano e quella di Adriano. In quell’epoca, infatti, è particolarmente diffuso l’uso del porfido. La vasca è registrata nell’inventario di Palazzo Farnese a Roma dal 1644 (in Campo dei Fiori, attualmente sede dell’Ambasciata di Francia in Italia). Come il resto della Collezione Farnese, l’opera fu ereditata da Carlo di Borbone per via materna e nel 1789 era registrata nell’inventario del Museum Herculanense di Portici. Compare, allo stato di frammenti, nell’inventario del 1796 del Nuovo Museo e Fabbrica della porcellana di Napoli, per essere infine restaurata nel 1808, per la prima volta, con integrazioni in gesso e trasferita definitivamente al Real Museo Borbonico, di cui il Mann è l’erede.

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Da sinistra, il direttore del Mann Paolo Giulierini, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, e Andrea Rigoni, presidente di Rigoni di Asiago (foto mann)

“Il felice incontro con il progetto Rigoni di Asiago per l’Arte ci ha visto subito in immediata sintonia”, dichiara Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli. “La scelta di restaurare la preziosa vasca di fontana in porfido rosso dalle Terme di Caracalla vuole essere un ulteriore segno di attenzione per la rinascita e la cura degli spazi verdi all’interno del Mann. Il prezioso manufatto, posto al centro del giardino delle Fontane, è parte integrante della nostra collezione Farnese, così come la sosta nei tre giardini storici è tappa irrinunciabile della esperienza di visita. Complimenti a Rigoni per aver realizzato, attraverso il suo tour e il coinvolgimento della rete, una iniziativa originale che diffonde l’amore per il patrimonio artistico italiano”.

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Un momento della cerimonia di consegna della vasca in porfido rosso del Mann dopo i restauri (foto mann)

Andrea Rigoni, presidente di Rigoni di Asiago Srl spiega i dettagli dell’iniziativa: “Sono veramente felice di sbarcare a Napoli, nell’anno del centenario della mia azienda. La città partenopea è la settima tappa del nostro progetto “La natura nel cuore di …” che abbiamo iniziato nel 2015 in collaborazione con Fondaco Italia. Il mio personale rapporto con le opere d’arte, che abbiamo sin qui restaurato, è molto profondo e non nascondo di essere orgoglioso perché ad esse, siamo riusciti a dare un futuro migliore. In particolare, questa fontana in porfido rosso mi ha rapito riportandomi all’epoca dei grandi personaggi dell’antica Roma. Desidero ringraziare tutti coloro che hanno votato questa città, contribuendo così alla rinascita di questa opera. Auspico che essa possa essere motivo di ulteriore interesse e curiosità, affinché sempre più persone vengano a visitare Napoli con il suo Mann, che rappresenta l’eccellenza della bellezza del nostro Paese!”. Enrico Bressan, presidente di Fondaco Italia, conclude: “Sono particolarmente orgoglioso di aver realizzato questo restauro a Napoli all’interno del Mann, tra i più prestigiosi musei archeologici del Mondo, perché all’impegno di Rigoni di Asiago si è aggiunta anche la forza di oltre 30.000 persone che, con il loro voto on line, hanno voluto confermare il valore e la centralità del patrimonio storico-artistico del nostro Paese. In questo particolare momento storico abbiamo bisogno di esempi positivi e concreti, abbiamo bisogno di messaggi valoriali, abbiamo bisogno di persone che, grazie al loro agire quotidiano serio, intraprendente, coerente e professionale contribuiscano ad attirare l’interesse in particolare, dei giovani. La responsabilità sociale d’impresa è una forma di cultura in forza della quale può e deve scaturire anche un rinnovato spirito di appartenenza e la consapevolezza che possiamo progettare un futuro (un nuovo rinascimento) soltanto se conosciamo e valorizziamo il nostro passato. Dal 2015 Andrea Rigoni e la sua azienda, che desidero ringraziare, con grande serietà e partecipazione, stanno rinnovando di anno in anno questo impegno che auspico con forza sia a tutti gli effetti un esempio al quale guardare con interesse e concretezza e che venga raccolto anche da altre imprese illuminate per implementare e rafforzare il non più derogabile rapporto pubblico-privato”.

Roma. A Villa Caffarelli (musei Capitolini) ultima settimana per visitare la mostra “Nuova Luce da Pompei a Roma”, un viaggio nelle atmosfere e nelle luci che illuminavano le notti dei Romani, per scoprire ciò che non è più visibile: la luce del passato, attraverso 150 reperti originali in bronzo dalle città vesuviane: lucerne ad olio, candelabri, porta-lucerne 

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Locandina della mostra “Nuova luce da Pompei a Roma” ai musei Capitolini-Villa Caffarelli dal 5 luglio all’8 agosto 2023

Ultima settimana per regalarsi un viaggio nelle atmosfere e nelle luci che illuminavano le notti dei Romani, per scoprire ciò che non è più visibile: la luce del passato. Termina infatti l’8 ottobre 2023, salvo proroghe, la mostra “Nuova Luce da Pompei a Roma”, nella sede espositiva dei Musei Capitolini – Villa Caffarelli, promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura, sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con l’università Ludwig-Maximilian di Monaco di Baviera, e curata da Ruth Bielfeldt e Johannes Eber, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. Per la prima volta una mostra affronta in maniera organica la tecnologia, la dimensione estetica e le atmosfere della luce artificiale nel mondo romano. Nessun’altra città dell’antichità ha restituito così tanti sistemi di illuminazione come Pompei.

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Dettaglio della statuetta in bronzo di un Sileno da un portalucerna dalla Casa della Fontana Piccoli a Pompei, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

La mostra porta a Roma 150 reperti originali in bronzo dalle città vesuviane: lucerne ad olio, candelabri, porta-lucerne nonché supporti per lucerne figurative e torce, opere custodite nel museo Archeologico nazionale di Napoli e al parco archeologico di Pompei. Oltre a celebri statue e sculture di lucerne, l’allestimento presenta anche reperti appartenenti al Mann non esposti in pubblico, molti dei quali restaurati appositamente per l’occasione e, in questa sede romana, anche da circa 30 opere pertinenti alle collezioni dei Musei Capitolini, Antiquarium. L’esposizione è ideata dalla prof. Ruth Bielfeldt, docente di Archeologia classica dell’università Ludwig-Maximilian di Monaco, nell’ambito di un progetto di ricerca che ha affrontato questi materiali e tematiche in maniera sistematica, entro una cornice scientifica interdisciplinare.

La luce artificiale romana, che la mostra invita a riscoprire, è arte della luce. Con le loro forme plastiche e le superfici elaborate, lucerne e candelabri di bronzo creano una spettacolare scenografia di luce e ombra.  L’esposizione è arricchita da riproduzioni fedeli prodotte in cooperazione con la Fonderia d’Arte San Gallo AG, nonché da simulazioni digitali su modelli tridimensionali. Il tema dell’illuminazione offre una nuova prospettiva per la comprensione delle diverse sfere di vita nell’antica Roma: festa e religione, magia ed erotismo, sogno e notte. L’illuminazione è un prodotto tecnico-culturale che permette, in primo luogo, di creare uno spazio umano di condivisione. Questa prospettiva antropologica sulla luce, intesa come mediatrice sociale fondamentale, serve come linea guida del percorso narrativo. Per mettere in relazione passato e presente sono state inserite all’interno del progetto espositivo le lampade realizzate dal light designer Ingo Maurer (1932–2019). Le sue creazioni poetiche, ludiche, bizzarre, sovversive, testimoniano la vitalità di un rapporto creativo con la luce che prosegue da duemila anni.

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La lucerna col sileno e , sopra l’ingresso. la scultura blu “Remember Yves” di Ingo Maurer (foto roma capitale)

Il percorso espositivo, articolato in 9 sale, ripercorre il ruolo della luce nella vita quotidiana e sociale, in un dialogo degli stessi oggetti archeologici con fonti letterarie. Ad accogliere i visitatori un’installazione che contrappone il Sileno, una lucerna antica, all’opera moderna “Remember Yves” di Maurer, una scultura blu di forte impatto estetico che rimanda al salto nel vuoto di Yves Klein (1960) interpretato come incarnazione di luce in movimento.

Nella prima sala un video introduttivo didattico spiega il progetto scientifico “Nuova Luce da Pompei” e segue il percorso della lucerna sontuosa con pipistrello dalla Villa di Arianna di Stabia dalla scoperta nel 1761 alla riproduzione e all’uso sperimentale nel 2022.

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Il modello della Casa del Poeta Tragico a Pompei (foto roma capitale)

Il modello della Casa del Poeta Tragico, presentato nella terza sala, offre un’idea delle condizioni di luce della domus romana, luogo caratterizzato dalla semioscurità. A tal proposito, ricerche condotte da Danilo Marco Campanaro (università di Lund) rivelano la scarsa quantità di luce disponibile, così come la ritmizzazione della giornata attraverso la luce solare.

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Riflettore di una lucerna a due becchi a forma di pipistrello stagnato, riproduzione di una lucerna da Stabiae, realizzata da Ludwig-Maximilians-Universität München (foto Johannes Eber, Nuova Luce da Pompei)

La “fonderia” della quarta sala mette a fuoco gli aspetti tecnici e estetici del bronzo – materia che modula la luce con i suoi variegati colori e superfici. Un candelabro tardo ellenistico, realizzato in bronzo policromo (aes corinthium) testimonia il particolare apprezzamento per questo materiale nel periodo tardo repubblicano. Qui i visitatori sono invitati a toccare una replica della grande lampada con pipistrello, oggetto iconico della mostra.

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La Sala della Notte nella mostra “Nuova luce da Pompei a Roma” ai musei Capitolini-Villa Caffarelli (foto roma capitale)

Nella Sala della Notte è presentato l’originale della lucerna con pipistrello dall’antica Stabia accanto ad altre lampade nonché un prezioso porta-lucerne a forma di quercia che faceva parte di un’installazione di paesaggio sacro notturno.

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Esperimento con una lucerna ardente, riproduzione di una lucerna da Pompei, realizzata da Ludwig-Maximilians-Universität München (foto Johannes Eber, Nuova Luce da Pompei)

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Lucerna a tre becchi con statuetta di un danzatore da Pompei conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Johannes Eber, Nuova Luce da Pompei)

Nelle due sale successive, la quinta e la sesta, viene poi proposto un approfondimento della luce legata al riposo e al consumo di cibo che, attraverso lucerne teatrali e giocose, stufe e scaldavivande, offre una ricostruzione della complessa coreografia della luce legata alla convivialità e la sua funzione di “regolatore sociale”. Diverse opere antropomorfe – come la complessa trilichne con figurina di danzatore – mostrano quanto la luce scenica del convivium si concentrasse proprio sui gruppi sociali marginalizzati, responsabili dell’intrattenimento.

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Dettaglio della la statua lampadoforo, il cosiddetto “Apollo della Casa di Giulio Polibio”, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto roma capitale)

Il rapporto tra luce artificiale e servitù è espresso attraverso la statua lampadoforo, il cosiddetto “Apollo della Casa di Giulio Polibio”, una scultura di alta qualità della prima età imperiale in stile arcaico, che assume la funzione di porta-vassoio. L’estetica, la funzione e la storia del ritrovamento di questa figura e degli altri reperti trovati a Pompei sono spiegati in una postazione multimediale con contenuti digitali interattivi.

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Visore 3D per apprezzare il Triclino Virtuale (foto roma capitale)

Il Triclinio Virtuale riemerge, tramite occhiali 3D, nella luce notturna del 79 d.C. La simulazione virtuale della luce è basata su un’esatta ricostruzione degli affreschi murali e su calcoli dell’intensità luminosa delle fiamme e delle proprietà riflessive dei materiali. I visitatori con una “torcia virtuale” possono accendere delle lucerne esercitando il controllo sulla luce e quindi sulla propria percezione.

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Lucerna a forma di piede dal larario della Casa della Fortuna a Pompei, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Johannes Eber, Nuova Luce da Pompei)

Nella sala delle atmosfere (la settima) si apre un ampio spettro di atmosfere diverse. L’aura religiosa viene evocata attraverso gli arredi del larario della Casa della Fortuna di Pompei: il corredo di statuette bronzee e un’elegante lampada a forma di piede umano, esposto per la prima volta nella sua integrità. Le lucerne falliche, appartenenti a tintinnabula provenienti da tabernae e botteghe, ne testimoniano gli aspetti magici. Lucerne dionisiache ed erotiche evocano la sensualità della luce antica. Oltre al noto Efebo della Casa dell’Efebo da Pompei, viene presentata una statuina porta-fiaccola di un fanciullo orientale nudo, un’opera inedita e sconosciuta, scoperta nel 1818 nella clinica del chirurgo Pumponius Magonianus non lontana dal Foro di Pompei. La sezione sull’estetica della luce presenta la complessa scenografia multiombre delle lucerne romane che si comprende meglio se messa in relazione con le antiche teorie dell’ombra in Platone o Plinio.

L’ottava sala è dedicata alla riscoperta di utensili in bronzo pompeiani nel XVIII e XIX secolo. In quell’epoca le suppellettili romane esercitavano il fascino dell’immediatezza della vita quotidiana antica. La sala offre sorprendenti risultati e spunti di riflessione sulla pratica del restauro creativo da parte della Fonderia Borbonica prima della musealizzazione dei reperti archeologici fra 1750 e 1820. È presentato qui un insieme di elementi ricomposto arbitrariamente descritto da Winckelmann nel 1761 e restaurato nel 2021.

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Candelabri romani nella mostra “Nuova luce da Pompei a Roma” ai Musei Capitolini – Villa Caffarelli (foto roma capitale)

La mostra sulle città vesuviane si chiude con l’eruzione del Vesuvio. Non sono i calchi umani, ma gli oggetti in bronzo a raccontare il momento della paura e della fuga dall’antichità ai giorni nostri. Una piccola lucerna a forma di testa di africano (dal Mann) accompagnava due pompeiani durante la fuga. Ma a sopravvivere è stata solo la lucerna. Infine, nell’ultima sala, dedicata ai reperti di Roma viene proposta l’altra faccia del rapporto tra uomo e luce nell’antichità romana. Luce, calore e fuoco possono generare eventi drammatici, che travalicano la sfera privata e investono la vita della città tutta. Sono così ripercorse le vicende della città in relazione con gli incendi e con le modalità di organizzazione messe in atto per fronteggiare questo fenomeno. Particolare rilievo viene dato alla Caserma (Excubitorium) dei Vigili della VII Coorte in Trastevere, da cui proviene una fiaccola, raro reperto legato verosimilmente all’illuminazione pubblica. Alcuni oggetti in bronzo, lucerne, candelabri, una statuetta, suggeriscono poi quali potevano essere le suppellettili che adornavano le case patrizie della Roma imperiale.

Napoli. Prorogata la direzione di Giulierini fino al 15 novembre 2023. E con la “Domenica al Museo”, il 1° ottobre ingresso gratuito e ultima occasione per la mostra “Picasso e l’antico”

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Paolo Giulierini, direttore del Mann, nei depositi sotterranei delle Cavaiole (foto graziano tavan)

napoli_mann_domenica-al-museo_1-ottobre_bis_locandinaTorna la “Domenica al Museo”. E quello che per il museo Archeologico nazionale di Napoli doveva essere il primo giorno, dopo otto anni, senza il direttore Paolo Giulierini, sarà invece il primo giorno in deroga. È arrivata infatti dal ministero della Cultura la proroga del mandato di 45 giorni – fino al 15 novembre 2023 – per consentire l’espletamento del bando per il nuovo direttore. Intanto domenica 1° ottobre 2023 è aperto gratuitamente, senza prenotazione, dalle 9 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18.30, le operazioni di chiusura iniziano alle 19). Il biglietto è valido per le collezioni permanenti e le mostre. Sarà l’ultima occasione per visitare la mostra “Picasso e l’antico”, prorogata fino al 2 ottobre 2023.

Esclusivo. Il saluto quasi “intimistico” di Paolo Giulierini, direttore del Mann, giunto a fine mandato. Parole di affetto per la città di Napoli e il “suo” museo. In attesa di conoscere il proprio futuro

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2015: Paolo Giulierini, direttore all’Archeologico di Napoli, proveniente dal museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona (foto maec)

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I direttori Paolo Giulierini (Mann) e Michail Piotrovsky (Ermitage) a San Pietroburgo nel 2018 (foto mann)

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Paolo Giulierini, direttore del Mann, all’apertura del cantiere del mosaico di Alessandro nel 2021 (foto Marco Pedicini)

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Il direttore del Mann, Paolo Giulierini, assiste all’apertura della cassa con il Pugilatore, uno dei Giganti di Mont’e Prama, giunta al museo nel 2022 (foto valentina cosentino)

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Il direttore del Mann, Paolo Giulierini, con il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano nel 2023 (foto graziano tavan)

30 settembre 2023, si chiude ufficialmente (salvo deroga, in attesa del nuovo bando) il mandato di Paolo Giulierini da direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, dove era arrivato il 1° ottobre 2015. Sarà ancora lui a guidare il “nuovo” Mann promosso dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano a museo di prima fascia, o ci sarà un nuovo direttore? In questo breve saluto di fine mandato che fa attraverso archeologiavocidalpassato.com, Giulierini mostra il suo rapporto intenso e sincero con la città di Napoli e il “suo” museo, e per entrambi ha parole di affetto: lo si ama come un figlio. E non nasconde che ben volentieri lo seguirebbe ancora, anche se già grande e in grado di camminare con le proprie gambe.

“Lavorare otto anni in città come Napoli – assicura – è come in qualche modo aprire il cuore a un grande amore. Insomma questi sono stati anni importanti per la mia crescita, per l’affetto che la città mi ha dato, per l’impegno che ho cercato di fornire nel restituire una fiducia incondizionata da parte dei cittadini e delle istituzioni. Adesso si profila all’orizzonte una nuova fase. È molto importante non lasciare a metà il museo ed è per questo che abbiamo presentato tutti i progetti per il futuro (vedi Napoli. “Ecco il Mann del futuro”: il direttore Giulierini a chiusura del suo mandato annuncia progetti e interventi (tutti esecutivi già finanziati) per i prossimi cinque anni, a cominciare dai depositi e nuovi servizi nei sotterranei. Una strada tracciata ben precisa per il direttore che verrà. I dettagli e le considerazioni | archeologiavocidalpassato) che consegnano o a chi sta parlando o a un nuovo direttore una strada ben più chiara di quella che ho trovato io quando arrivai. Quindi io credo che onestamente sia importante amare il proprio lavoro, amare il proprio museo. Ma è un po’ come l’amore per i figli: bisogna predisporli e crescerli perché diventino grandi in autonomia a prescindere. Poi se ci sarà la possibilità di accompagnarli ancora, appunto come un figlio, lo faremo volentieri”.

Napoli. Il museo Archeologico nazionale partecipa alle celebrazioni dell’ottantesimo anniversario delle Quattro Giornate di Napoli (1943-2023): mostra, annullo filatelico, libro, conferenza

napoli_mann_quattro-giornate_celebrazioni_locandinaIl museo Archeologico nazionale di Napoli partecipa alle celebrazioni dell’ottantesimo anniversario delle Quattro Giornate di Napoli (1943-2023): appuntamento giovedì 28 settembre 2023, dalle 13 alle 20, tante iniziative guideranno il pubblico tra arte, storia e ricerca, alla scoperta della perenne attualità della memoria. Questo il programma: alle 13, inaugurazione della mostra “Hercules alla Guerra”, esposizione straordinaria dell’opera di Roberto Carignani dedicata alle Quattro Giornate di Napoli; 15-19, annullo filatelico dedicato e distribuzione della cartolina commemorativa; 17, presentazione del libro “Le Quattro Giornate di Napoli. Quasi un diario” di Ciro Raia (Guida editori); 20, conferenza “1940-1945: il Museo e la guerra attraverso le pagine del Taccuino napoletano di Amedeo Maiuri” a cura di Andrea Milanese con Alessandro Gioia. Letture di accompagnamento a cura di Angela Luppino.

Napoli. Alla scoperta dei depositi sotterranei delle Cavaiole, interessati da un intervento di 12 milioni di euro: intervista al direttore Paolo Giulierini e video della passeggiata con l’architetto Amanda Piezzo

“Ci troviamo all’interno delle Cavaiole”, spiega il direttore Paolo Giulierini ad archeologiavocidalpassato.com, “i depositi sotterranei del Mann che contengono materiale che proviene dalle aree vesuviane, in particolare Pompei ed Ercolano. Sono previsti 12 milioni di finanziamenti per queste aree sotterranee che porteranno a nuovi depositi ordinati e fruibili, a uno spazio espositivo per le mostre del museo e anche da una serie di servizi, bagni, deposito zainetti e molto altro, per il nuovo pubblico. In particolare questa dimensione sotterranea collegherà questo spazio alle uscite delle metropolitane che collegano il Mann con la stazione e con l’aeroporto costituendo un vero snodo della cultura”.

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L’architetto Amanda Piezzo e il direttore Paolo Giulierini nei depositi sotterranei delle Cavaiole del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Il direttore Giulierini e l’architetto Amanda Piezzo hanno accompagnato un gruppetto di fortunati negli ambienti ipogei del museo Archeologico nazionale di Napoli: centinaia di metri di “gallerie” tra statue, frammenti architettonici, mosaici, busti, cassette piene di reperti. Uno sferragliare sinistro zittisce tutti. Sono pesanti porte in ferro che si chiudono, e un enorme sarcofago metallico ci porta nelle viscere del Mann. Raggiunto il livello -1, aperte le porte di sicurezza ecco i depositi delle Cavaiole. E questo è il video della passeggiata tra i reperti accatastati con qualche breve intervento dell’architetto Piezzo.