Archivio tag | museo Archeologico nazionale di Cividale

Cividale. Per il 700mo di Dante e il 50mo della Fondazione de Claricini Dornpacher apre al museo Archeologico nazionale la mostra “Tutte quelle vive luci. Codici miniati della Commedia. Un itinerario dantesco da Nicolò Claricini (1466) a Quirico Viviani (1823)”, con i sei codici miniati, editi e presenti in Friuli, esposti in prima assoluta

Locandina della mostra “Tutte quelle vive luci. Codici miniati della Commedia. Un itinerario dantesco da Nicolò Claricini (1466) a Quirico Viviani (1823)” al museo Archeologico nazionale di Cividale dal 19 settembre al 7 novembre 2021

università-di-udine_logofondazione-de-claricini-dornpacher_logoNel 2021 ricorrono i 50 anni della Fondazione de Claricini Dornpacher di Bottenicco di Moimacco (Ud), istituita con lascito dalla contessa Giuditta de Claricini Dornpacher nel 1971, e i 700 anni della morte di Dante. Per il cinquantennale la Fondazione ha avviato assieme all’università di Udine un percorso progettuale celebrativo intitolato “Dante 700 – Tutte quelle vive luci”. Il progetto ha ottenuto il patrocinio, l’uso del logo e il supporto del ministero dei Beni Culturali (Mic) nell’ambito delle celebrazioni dantesche nazionali che si sono svolte durante tutto il 2021. Tra queste, di particolare importanza la mostra “Tutte quelle vive luci. Codici miniati della Commedia. Un itinerario dantesco da Nicolò Claricini (1466) a Quirico Viviani (1823)”, con i sei codici miniati, editi e presenti in Friuli che saranno esposti, in prima assoluta, dal 19 settembre al 7 novembre 2021 al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli.

Veduta aerea di Villa de Claricini Dornpacher in Bottenicco di Moimacco (Ud) (foto fondazione de Claricini Dornpacher)

Il motivo principale che ha indotto la Fondazione ad elaborare tale progetto è dovuto al ruolo che la famiglia de Claricini Dornpacher ha svolto nei secoli per lo sviluppo degli studi danteschi, tant’è che nel 1466 il conte Nicolò de Claricini esemplò la Commedia editandola in Cividale del Friuli. Oltre al codice miniato denominato “de Claricini” la nobile famiglia ha costituito una imponente biblioteca dantesca con oltre 5000 volumi ora donata alla biblioteca storica del Comune di Padova, dove la famiglia aveva anche una residenza, e altrettanti volumi presenti presso la biblioteca di Villa de Claricini Dornpacher in Bottenicco di Moimacco. E fino al 7 novembre 2021 è istituito un servizio di bus navetta gratuito da Cividale a villa de Claricini Dornpacher con partenza da Cividale alle 9.30, 10.30, 11.30, 14, 16, 18; e da villa de Claricini Dornpacher alle 9.45, 10.45, 11.45, 14.15, 16.15, 18.15.

cividale_codice-de-Claricini_Foglio-incipitale_miniato_foto-fondazione-de-claricini-Dornpacher

Foglio incipitale del Codice de Claricini (foto fondazione de Claricini Dornpacher)

La mostra riunisce per la prima volta in un medesimo spazio espositivo alcuni codici della Commedia: quello un tempo proprietà della famiglia de Claricini, unico provatamente copiato in Friuli e altri quattro codici pervenuti in Friuli in varie epoche, attualmente custoditi in collezioni librarie pubbliche o private. Al nucleo dei codici danteschi, sono affiancati alcuni manoscritti copiati in Friuli e connessi variamente con il poema dantesco, i quali anch’essi, pur indirettamente, ne testimoniano la diffusione e la lettura. Obiettivo principale è di documentare e far conoscere al vasto pubblico la fortuna e l’incidenza che l’opera di Dante ebbe nella cultura friulana tardo medievale, moderna e contemporanea.

Cividale. Al museo Archeologico nazionale fa tappa il Festival Internazionale di Musica Cortese: concerto “Ghirlande d’erba” con l’Ensemble La Manticora e prolusione di Riccardo Drusi (Ca’ Foscari) su “Uomo e natura nella polifonia del Codex Rossi”

Il Festival Internazionale di Musica Cortese realizzato da Dramsam – Centro Giuliano di musica Antica torna a far tappa al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli. Il programma, dal titolo “Cantando come donna innamorata: la musica al tempo di Dante”, quasi interamente dedicato al settimo centenario dantesco, prevede per giovedì 5 agosto 2021, alle 21, il concerto “Ghirlande d’erba” con l’Ensemble La Manticora, introdotto dalla prolusione del prof. Riccardo Drusi dell’università Ca’ Foscari di Venezia su “Uomo e natura nella polifonia del Codex Rossi”.  Per l’occasione il Museo rimarrà aperto, senza soluzione di continuità, fino alle 22.30 (ultimo ingresso alle 22.30). Posti limitati, prenotazione obbligatoria scrivendo a dramsamcgma@gmail.com.

Locandina dell’evento “Cantando come donna innamorata: la musica al tempo di Dante” al museo Archeologico nazionale di Cividale

Cantando come donna innamorata. Concerto “Ghirlande d’erba” con l’Ensemble La Manticora: Carla Babelegoto voce; Enea Sorini voce, percussioni; Peppe Frana liuto, chitarrino; Alessandro De Carolis flauti; Raffaele Tiseo viella, ribeca. Ecco il programma di sala: “Quando l’aire comenza a farsi bruno” (Maestro Piero: Rossi, Biblioteca Vaticana Possiniano 215); “Cavalcando con un giovane accorto” (Maestro Piero: Firenze, Biblioteca Laurenziana Panciatichiano 26; “Lucente stella, che l’mio cor desfai” (Anon.: Rossi, Biblioteca Vaticana Rossiniano 215; “Tre fontane” (Anon.: London, British Musem, add. 29987); “Du’ occhi ladri, sot’una ghirlanda” (Rossi, Biblioteca Vaticana Rossiniano 215); “Su la rivera dove ‘l sol agiaza” (Rossi, Biblioteca Vaticana Rossiniano 215); “Per tropo fede talor se perigola” (Rossi, Biblioteca Vaticana Rossiniano 215); “Chominciamento di gioia” (London, British Musem, add. 29987); “De soto ‘l verde vidi gli occhi vaghi” (Rossi, Biblioteca Vaticana Rossiniano 215); “Isabella” (London, British Musem, add. 29987); “Quando i oselli canta” (Rossi, Biblioteca Vaticana Rossiniano 215); “Amor mi fa cantare alla francesca” (Rossi, Biblioteca Vaticana Rossiniano 215).

Grafica dal Codex Rossi, conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana (foto man-cividale)

Uomo e natura nella polifonia del Codex Rossi. Il Codice Rossi (Biblioteca Apostolica Vaticana, Rossi 215) rappresenta la più antica fonte musicale dell’Ars Nova italiana. Compilato intorno agli anni Cinquanta del Trecento, ci consegna una retrospettiva su repertori e stilemi musicali dell’Italia settentrionale nella prima metà del quattordicesimo secolo. La forma musicale in esso più ricorrente è il Madrigale, un peculiare tipo di composizione polifonica costruita su una semplice ed evocativa melodia di Tenor, spesso di chiara ispirazione liturgica o trovadorica, a cui si sovrappone una voce superiore fiorita e melismatica, caratteristica che anticipa le successive sperimentazioni polifoniche dei più tardi compositori fiorentini e che inaugura di fatto lo stile musicale dell’Ars Nova italiana. Il contenuto poetico dei madrigali trecenteschi è sempre contraddistinto da metafore naturalistiche in cui le descrizioni di scene bucoliche si alternano al canto d’amore e all’esplorazione di temi esistenziali, in cui il bel paesaggio del luogo naturale e il paesaggio interiore del poeta sfumano l’uno nell’altro.

Cividale. Al museo Archeologico nazionale si presenta il libro “Mirabilia – 151 opere fortificate a Nord-Est e dintorni” di Gianni Virgilio

La locandina dell’incontro con Gianni Virgilio al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli

La guida narra le vicende e svela il mistero che avvolge questi tesori, auspicando un continuo sforzo di riscoperta e di recupero: parliamo di “Mirabilia – 151 opere fortificate a Nord-Est e dintorni” di Gianni Virgilio (Andrea Moro Editore), un viaggio tra i castelli e le opere fortificate di Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Tirolo austriaco, Carinzia, Slovenia e penisola d’Istria. Il libro sarà presentato sabato 17 luglio 2021, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli. Dialogheranno con l’autore Gilberto Ganzer, Diego Navarria, Angela Borzacconi. ​Prenotazione obbligatoria (MAN Cividale tel. 0432 700700). “Mirabilia” raggruppa in una unica edizione il meglio delle opere fortificate dei territori del Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino Alto Adige, Carinzia, Slovenia e Istria. I siti scelti rappresentano per la regione considerata qualcosa di particolare dal punto di vista storico, e/o strutturale-architettonico e/o di inserimento nel paesaggio.

Cividale. Per la Notte europea dei Musei al museo Archeologico nazionale visita guidata alla collezione longobarda. In mostra l’Historia Langobardorum di Paolo Diacono, esposta per l’ultima volta prima del periodo di conservazione

In occasione della Notte europea dei Musei, nuova opportunità per una visita guidata alla collezione longobarda del museo Archeologico nazionale di Cividale che aderisce sabato 3 luglio 2021 alla Notte dei musei con un’apertura straordinaria serale, dalle 20 alle 23. Il biglietto avrà il costo simbolico di 1 euro. Visita guidata alla collezione longobarda alle 20.30, a cura della direttrice del Museo, Angela Borzacconi. Per l’occasione sarà riesposta l’Historia Langobardorum, di Paolo Diacono, un manoscritto del IX secolo copiato pochi decenni dopo la sua morte e dunque di grande pregio “perché porta ancora con sé “l’odore” del Regno dei Longobardi”. Chi vuole ammirare questo straordinario best seller dell’antichità, che contiene la storia, la saga e i miti di un popolo, si segni sull’agenda questo appuntamento di sabato 3 luglio 2021. Poi per un po’ di tempo non lo si rivedrà in quanto, come si sa, la sovraesposizione danneggia tutti, anche i manoscritti.

“I Longobardi a Cividale”. Per il decennale del sito Unesco seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)” al museo Archeologico nazionale di Cividale un intero fine settimana di visite guidate alla collezione longobarda. Esposta la copia del IX secolo dell’Historia Langobardorum di Paolo Diacono

La locandina per il week end “I Longobardi a Cividale” al museo Archeologico nazionale di Cividale

“Dal 2011 è Patrimonio dell’Umanità. Vieni a scoprire il primo Ducato del Regno longobardo in Italia. Vieni a Cividale”. È l’invito che il museo Archeologico nazionale di Cividale lancia per contribuire alla festa della città longobarda nell’ambito delle iniziative legate alla celebrazione del decennale dell’iscrizione alla World Heritage List del sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)”, che si tengono a Cividale dal 22 al 27 giugno 2021. Un intero fine settimana di visite guidate alla collezione longobarda (dal 25 al 27 giugno) con l’evento “I Longobardi a Cividale”.​ Visite con prenotazione obbligatoria allo 0432 700 700. Il programma al museo Archeologico nazionale di Cividale: venerdì 25 giugno 2021, visite guidate alla sezione longobarda alle 11, 16 e 20.30; laboratorio per bambini e famiglie a cura di Archeoscuola alle 15; ingresso gratuito dalle 8.30 alle 23. Sabato 26 giugno 2021, visite guidate alla sezione longobarda alle 11 e 16. Domenica 27 giugno 2021, visite guidate alla sezione longobarda alle 11, 16 e 18; visita compresa nel biglietto di ingresso con apertura consueta. Per tutto il fine settimana sarà esposta l’Historia Langobardorum di Paolo Diacono, una copia del IX secolo che costituisce una delle versioni più antiche e più complete al mondo.

Cividale del Friuli. Al museo Archeologico nazionale concerto “Il Soffio del Tempo” di International Recorder Quartet promosso da Wunderkammer nell’ambito del progetto Gemini

cividale_archeologico_concerto_il-soffio-del-tempo

Locandina del concerto “Il Soffio del Tempo” al museo Archeologico nazionale di Cividale

cividale_museo-archeologico-nazionale_logoAppuntamento speciale domenica 6 giugno 2021 al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli: alle 18, concerto “Il Soffio del Tempo” con IRQ International Recorder Quartet. Fabiano Martignago, Luca Ventimiglia, Susanne Geist, Lorenzo Cavasanti proporranno con flauti dolci musiche di J.S. Bach, A. Vivaldi, F. Mendelsshon, G.F. Haendel, H. Purcell. Posti limitati, prenotazione obbligatoria chiamando il numero 0432700700. Il concerto è compreso nel biglietto d’ingresso. Il concerto  promosso da Wunderkammer, rientra nel Progetto Gemini, nato per il restauro degli strumenti musicali, che sviluppa con grande originalità musiche realizzate mediante riproduzioni digitali. Il progetto ha preso l’avvio con un workshop aperto al pubblico durante ESOF 2020, inserito nel Science in the City Festival. A questo fa seguito, inanellandosi con Wunderkammer, il concerto “Il Soffio del Tempo”, che il gruppo emergente IRQ porta nelle sale dei musei Archeologici nazionali di Cividale e Aquileia e nel circuito del festival FEM (Friuli Early Music) e quello dell’ensemble filoBarocco, entrato quest’anno nel progetto EEEMERGING+.

friuli-venezia-giulia_wunderkammer_progetto-gemini_foto-wunderkammer

Concerto promosso da Wunderkammer per il progetto Gemini (foto wunderkammer)

Progetto Gemini. Le tecnologie di manifattura digitale offrono uno straordinario strumento per colmare questa lacuna e Gemini nasce per coprire tutto il ciclo di competenze che portano dallo studio dello strumento alla manifestazione concertistica. Un rilievo tomografico a raggi X ad alta risoluzione fornisce un modello geometrico accurato dello strumento che viene in seguito riprodotto con tecniche di manifattura additiva (stampa 3D). Questa tecnologia apre interessanti prospettive di valorizzazione delle collezioni museali e di restauro virtuale di strumenti danneggiati, riportando all’orecchio moderno suoni storici altrimenti impossibili da fruire. Il progetto prevede la scansione con tomografia a raggi X ad alta risoluzione di uno strumento storico, realizzata al Tomolab di Elettra Sincrotrone Trieste. Da queste misure verranno ricavati i modelli tridimensionali dello strumento, che serviranno all’università di Torino per realizzare copie stampate 3D di elevata qualità acustica, da sottoporre non solo al confronto con l’originale, ma anche alla prova di esecutori di alto profilo nell’ambito di una rassegna concertistica.

Friuli-Venezia Giulia. Ad Aquileia riaprono il museo Archeologico nazionale, il porto fluviale e la Domus e Palazzo episcopale. Chiuse le altre aree archeologiche per lavori. A Cividale il museo Archeologico nazionale

Veduta aerea del sito archeologico di Aquileia dominato dalla basilica patriarcale

La Regione Friuli-Venezia Giulia passa in zona gialla, così la Fondazione Aquileia può annunciare le prime riaperture. Si comincia da lunedì 26 aprile 2021 con il porto fluviale dell’area archeologica e il passaggio di collegamento attraverso il fondo Cossar: apertura tutti i giorni dalle 9 alle 18. Le altre aree archeologiche rimangono chiuse in quanto interessate da cantieri di lavoro. La Domus e Palazzo episcopale sarà aperta dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 16, il sabato dalle 10 alle 17 e la domenica dalle 10 alle 18. Il sabato, la domenica e i giorni festivi l’accesso è consentito su prenotazione da effettuare con 24 ore di anticipo telefonando al 3317481796. Il museo Archeologico nazionale di Aquileia aprirà invece martedì 27 aprile 2021, dalle 10 alle 18. La domenica e i festivi è obbligatoria la prenotazione.

Cavaliere longobardo raffigurato su un disco in lamina aurea (inizi VII secolo) dagli scavi della necropoli Cella nel 1821, conservato al museo Archeologico nazionale di Cividale (foto man-cividale)

Da lunedì 26 aprile 2021 apre anche il museo Archeologico nazionale di Cividale con ingresso contingentato. Questo l’orario di apertura: lunedì, 9-14; da martedì a domenica, 8.30-19.30. Per prenotazioni tel. 0432 700700. “Chi se non lui, il nostro cavaliere, come migliore portafortuna per un tuffo nel giallo oro? Quello inossidabile e inattaccabile, quello che dura nel tempo”, è il commento beneaugurante postato sui social del Man di Cividale. “Alla vigilia di una zona gialla e dentro un 25 aprile che ci vede un po’ cambiati, un grande in bocca al lupo da tutto il personale del Man-Cividale per le ripartenze di domani, quando saremo tutti in prima linea nell’impegno di una ripresa responsabile e duratura. Buon 25 Aprile e godiamoci bene questa benedetta zona gialla”.

#iorestoacasa. “La produzione del vetro nel Nord Italia dall’età del Bronzo al Medioevo”: col progetto “Sleeping beauty” viaggio tra le raccolte dei musei archeologici di Fratta Polesine, Adria, Este, Altino, Venezia, Concordia, Aquileia e Cividale del Friuli alla scoperta dei vetri antichi. Una storia lunga più di duemila anni

Il progetto “Sleeping Beauty” del Mibact

Il progetto del ministero per i Beni e le attività culturali e il Turismo è del 2015. Si chiama “Sleeping Beauty” e si propone di far riemergere il grande patrimonio storico-artistico conservato nei musei italiani. In questo contesto e in tempo di emergenza da coronavirus, la Direzione generale Musei propone un video “La produzione del vetro nel Nord Italia dall’età del Bronzo al Medioevo” che illustra il progetto sui vetri antichi dell’Alto Adriatico, dove fondamentali sono le raccolte dei musei Archeologici nazionali del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, da Adria a Fratta Polesine, da Este ad Altino, da Venezia a Concordia, da Aquileia a Cividale del Friuli. Una storia lunga più di duemila anni. “Nei magazzini dei musei spesso si conservano oggetti poco studiati o mai valorizzati”, spiega l’archeologo Enrico Giannichedda. “Guardare a questi oggetti con l’ottica dell’archeologia della produzione significa chiedersi non solo come sono stati prodotti, ma anche quale era il sapere tecnico degli artigiani, quali erano i rapporti sociali tra artigiani e consumatori, come gli oggetti erano utilizzati. E quindi anche come sono arrivati in museo”.

Il tesoretto al museo archeologico di Fratta Polesine

L’età del Bronzo finale: la prima produzione di vetro in Europa (XII-X sec. a.C.). I ritrovamenti, frutto di quasi 40 anni di ricerche in Polesine, forniscono informazioni straordinarie sull’inizio della produzione del vetro in Europa. Testimonianza dei villaggi che popolavano l’antico fiume Po come Frattesina sono i crogioli con residui di lavorazione del vetro e migliaia di perle di vetro custoditi dal museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, nelle barchesse di villa Badoer progettata da Andrea Palladio.

La famosa vetrina dei vetri antichi al museo Archeologico nazionale di Adria

L’età preromana: i veneti e gli etruschi (VII – II sec. a.C.). La fondazione delle città di Este e Adria, la presenza etrusca e l’influenza greca consentono di comprendere chiaramente la presenza di materiali importati e nuove produzioni locali. Un periodo caratterizzato da un forte dinamismo delle antiche popolazioni venete, celte ed etrusche. Nei musei Archeologici nazionali di Adria e di Este si possono ammirare preziosi oggetti di vetro utilizzati nei rituali funebri.

Pisside in pasta vitrea di età augustea conservata al Man di Aquileia (foto di Alessandra Chemollo)

Il periodo romano: l’età della fioritura (I sec. a.C. – IV sec. d.C.). Lo sviluppo del commercio in tutto il Mediterraneo aumentò durante il periodo romano. La produzione del vetro in questo momento raggiunge esiti altissimi come testimoniano le collezioni di Adria, Altino, Aquileia, Concordia Sagittaria e Cividale del Friuli. La soffiatura del vetro è una tecnica che si afferma a partire dall’età augustea e diviene lo standard universale di trasformazione del vetro. Aquileia è l’esempio più completo di città romana nell’ambito del Mediterraneo, patrimonio dell’Umanità. Nel museo Archeologico nazionale di Aquileia è conservata una delle collezioni più importanti di vetri romani riferiti alla tecnologia antica: contenitori, piccole bottiglie di profumo come urne cinerarie si combinano con materiali di lusso come il vetro cameo a mosaico e a fascia d’oro. Il museo Archeologico nazionale di Altino e il museo Archeologico nazionale di Venezia presentano straordinari vetri a mosaico. Questo tipo di lavorazione ha segnato il successo per un’industria creativa che ancora oggi è un marchio di eccellenza di Venezia e Murano.

Corno potorio longobardo proveniente dal museo Archeologico nazionale di Cividale

L’Alto Medioevo (VI – VII sec. d.C.). La produzione del vetro non si fermò nemmeno durante il periodo critico dell’Alto Medioevo. Collane di perle di vetro, piccole bottiglie, e calici ritrovati nelle tombe longobarde di Cividale del Friuli dimostrano lavorazioni altamente complesse e di grande pregio.

Tourisma 2019. Il premio Riccardo Francovich della Sami assegnato al museo dell’Abruzzo bizantino e altomedievale nel castello Ducale di Crecchio (Ch). Premio speciale a Syusy Blady, Luciano Manzalini, Marco Melusso e Diego Schiavo per il film “La Signora Matilde. Gossip dal Medioevo”

L’auditorium del Palacongressi di Firenze stracolmo per Tourisma, il salone di Archeologia e Turismo culturale (foto Graziano Tavan)

Riccardo Francovich, l’iniziatore dell’archeologia medievale in Italia: a lui è dedicato il premio Sami

Erano in sei in corsa per l’aggiudicazione del Premio Riccardo Francovich 2019, riservato al museo o parco archeologico italiano che, a giudizio dei soci della Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI) che ha istituito il premio nel 2013,e dei cittadini partecipanti alla votazione, rappresenta la migliore sintesi fra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione degli stessi verso il pubblico dei non specialisti. Selezionati dalla Commissione Giudicatrice, presieduta da Paul Arthur (presidente SAMI; professore di Archeologia medievale, università del Salento), e composta da Eva degl’Innocenti (direttrice museo Archeologico nazionale di Taranto), Francesca Morandini (musei civici d’Arte e Storia di Brescia), Fabio Pagano (direzione generale Musei, MIBAC), Piero Pruneti (direttore di Archeologia Viva), Giuliano Volpe (professore di Archeologia medievale, università di Foggia), Anna Maria Visser (professore di Museologia, università di Ferrara), fino al 31 gennaio 2019 si poteva scegliere infatti tra museo dell’Abruzzo bizantino ed altomedievale – Castello ducale di Crecchio, Crecchio (Chieti); museo provinciale Castel Tirolo (Bolzano); museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli (Udine); parco archeologico di Castelseprio e Monastero di Torba (Varese); Torre di Satriano in Tito (Pz) – Museo multimediale e area archeologica di Satrianum; museo di Nonantola (Torre dei Bolognesi) e museo Benedettino e Diocesano di Arte Sacra, Abbazia di Nonantola (Modena).

La giuria del premio Francovich con al centro Antonella Scarinci (con la targa), Andrea Staffa e Rocco Valentini per il riconoscimento al museo dell’Abruzzo bizantino e altomedievale di Crecchio (Ch) (foto Graziano Tavan)

Ha vinto il museo dell’Abruzzo bizantino ed altomedievale – Castello ducale di Crecchio, Crecchio (Chieti). La proclamazione sabato 23 febbraio 2019 a Tourisma nell’auditorium del Centro congressi, durante i lavori del XV incontro nazionale di Archeologia Viva. Il museo di Crecchio, sia in base al voto popolare (18880 voti: 49% dei votanti)), sia al voto dei soci SAMI (123 voti: 47%), rappresenta la migliore sintesi fra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione degli stessi verso il grande pubblico. Un risultato eccezionale, ha sottolineato il presidente Paul Arthur, per un museo di archeologia bizantina praticamente unico in Italia ma quasi sconosciuto, che è riuscito a lasciarsi alle spalle musei ben più famosi e blasonati: pensiamo al museo Archeologico nazionale di Cividale, giunto secondo con 15mila voti. E la soddisfazione per il riconoscimento era tutta nelle parole del direttore Andrea Staffa (“Un premio non solo alle ricerche archeologiche, allo studio e conoscenza dei reperti, all’impegno dello staff, ma a tutto un borgo che è rinato attorno al museo”), nel sorriso di Antonella Scarinci per il Comune di Crecchio, che ha creduto in questo progetto culturale, e nella contentezza di Rocco Valentini, vice presidente dell’Archeoclub sezione di Crecchio, la cui azione è stata fondamentale negli scavi archeologici, nella fondazione del museo e nelle attività culturali e di promozione dello stesso.

La giuria del premio Francovich con al centro Syusy Blady, i due registi Marco Melluso e Diego Schiavo, e l’attore Luciano Manzalini sul palco di Tourisma (foto Graziano Tavan)

Andrea Schiavo, Syusy Blady e Marco Melluso a Tourisma

Un premio speciale è stato conferito a Syusy Blady, Luciano Manzalini, Marco Melluso e Diego Schiavo, rispettivamente protagonista, interprete e registi, che si sono distinti per la divulgazione del medioevo italiano presso il grande pubblico con il loro film “La Signora Matilde. Gossip dal Medioevo” (POPCult 2017), basato sulla storia di Matilde di Canossa. La premiazione è stata decisa all’unanimità dalla giuria composta da Paul Arthur, Eva degl’Innocenti, Francesca Morandini, Fabio Pagano, Piero Pruneti, Annamaria Visser e Giuliano Volpe. L’obiettivo, spronati anche da questo premio, è di continuare sulla strada tracciata da Matilde: raccontare le figure delle grandi donne, in modo leggero e divertente, nel rigoroso rispetto della storia.

Il museo dell’Abruzzo bizantino e altomedievale è ospitato nel Castello Ducale di Crecchio (Chieti)

Il museo dell’Abruzzo bizantino e altomedievale è ospitato nel Castello Ducale di Crecchio (Chieti) ed espone oggetti rinvenuti durante i campi di ricerca che l’Archeoclub d’Italia sede di Crecchio ha condotto, dal 1988 al 1991, in stretta collaborazione con la soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo, sul sito di una villa romano-bizantina scoperta in località Vassarella di Crecchio. Vi sono inoltre altri reperti ostrogoti e longobardi provenienti dal territorio abruzzese, che insieme riescono a ricostruire la vita dei Bizantini in Abruzzo, la guerra contro i goti, le vicende che riguardarono la zona costiera tra fine del sesto e l’inizio del settimo secolo. La sala Alberto Carlo Fraracci ospita invece una collezione etrusca, donata all’Archeoclub d’Italia sede di Crecchio nel 1995.

A Tourisma 2019 protagonisti i Longobardi con il progetto “Longobardi in vetrina” dell’associazione Italia Langobardorum, 15 mostre a creare la prima grande mostra diffusa per valorizzare i siti Unesco e le realtà museali con tesori longobardi

Fibula aurea a disco, tipica della produzione artistica dei longobardi

Il logo del progetto “Longobardi in vetrina”

I Longobardi protagonisti della seconda giornata di Tourisma 2019, il salone di archeologia e turismo culturale in programma al Centro congressi di Firenze dal 22 al 24 febbraio 2019. Sabato 23 febbraio, in sala Verde, dalle 9 alle 13.30, l’associazione Italia Langobardorum presenta il progetto “Longobardi in vetrina. 15 Mostre per conoscere un popolo”, un progetto ambizioso ideato e coordinato da Francesca Morandini (Brescia), Maria Stovali (Spoleto), Arianna Petricone (associazione Italia Langobardorum), che gode del patrocinio del ministero dei Beni e delle Attività culturali e ha ottenuto il contributo del Mibac. “Longobardi in vetrina” propone la diffusione della conoscenza della cultura longobarda attraverso la valorizzazione delle realtà museali presenti nei sette singoli complessi monumentali, parte integrante del sito UNESCO, ma anche di quelli espressione dei territori coinvolti dal passaggio dei Longobardi. La collaborazione e la sinergia tra i musei sono favorite da scambi temporanei di reperti, articolati in esposizioni tematiche, tra musei della rete e luoghi del sito Unesco (museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli, l’antiquarium di Castelseprio, il museo di Santa Giulia di Brescia, il museo nazionale del Ducato di Spoleto, il tempietto di Campello sul Clitunno, il museo Diocesano di Benevento, i musei Tecum di Monte Sant’Angelo) ed altri sette musei presenti sul territorio nazionale.

L’auditorium del Palacongressi di Firenze stracolmo per Tourisma, il salone di Archeologia e Turismo culturale (foto Graziano Tavan)

Il logo dell’associazione Italia Langobardorum

Tourisma 2019. I lavori, moderati da Cinzia Dal Maso, direttore di Archeostorie, aprono alle 9 con i saluti di Laura Castelletti, presidente di Italia Langobardorum; alle 9.10, introduzione di Angela Maria Ferroni, funzionario archeologo Ufficio Unesco MiBAC; alle 9.25, Filippo Maria Gambari, direttore del museo delle Civiltà di Roma, parla de “Il valore della rete”. Chiudono, alle 9.40, questo primo blocco di contributi, Francesca Morandini, Maria Stovali, Arianna Petricone, responsabili progetti Associazione Italia Langobardorum, con “Longobardi in vetrina: genesi e realizzazione di un progetto nazionale”. Alla narrazione di Maria Angela Galatea Vaglio è affidata la suggestione dei temi emersi dalle singole mostre, accompagnate ciascuna da una tavola illustrata di Tommaso Levente Tani. Gli scambi tra i musei, le mostre temporanee e le attività culturali di supporto sono potenziate anche da una mostra virtuale online realizzata con MOVIO (www.longobardinvetrina.it) e da un catalogo unico, caratterizzando questo progetto come la prima mostra diffusa a livello nazionale, intesa come insieme di mostre sulla cultura Longobarda; la più grande per estensione territoriale e coinvolgimento di istituzioni e di patrimonio storico-archeologico.

Il castrum nell’area archeologica di Castelseprio

La tomba 43 con il cavallo dalla necropoli di San Mauro, conservata al museo Archeologico nazionale di Cividale

Il presbiterio della basilica di San Salvatore a Spoleto

Quindici mostre per conoscere i Longobardi. Ben 15 sono le mostre realizzate contemporaneamente e 7 i temi trattati con il progetto “Longobardi in vetrina”: a Tourisma vengono presentate a blocchi seguendo questi sette approfondimenti. Alle 10, Angela Borzacconi del museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli presenta “Animali totemici dell’immaginario longobardo”, sviluppato in tre sedi: Cividale del Friuli (Ud) con la sepoltura di cavallo e cavaliere (necropoli di San Mauro, T43), Povegliano Veronese (Vr) con la sepoltura di cavallo acefalo e cani (necropoli dell’Ortaia, T s.n.), Spilamberto (Mo) con le sepolture di cavalli acefali (necropoli di Ponte del Rio, T 63, 66, 67). Alle 10.15, Sara Masseroli, direttore del parco archeologico di Castelseprio, e Anna Provenzali, conservatore del civico museo Archeologico di Milano, presentano “Flavia Sebrio. Castelseprio longobarda, presidio militare e città regia” a Castelseprio (Va) col castrum, e a Milano con le monete della zecca sepriese. Alle 10.30, Paola Mercurelli Salari, direttore Rocca Albornoz, museo nazionale del Ducato di Spoleto e Tempietto di Campello sul Clitunno, presenta “Reimpiego e recupero dell’antico in area spoletina in età longobarda” col recupero tardoantico del Tempietto a Campello sul Clitunno (Pg) e della basilica di San Salvatore a Spoleto (Pg). Alle 10.45, ancora Paola Mercurelli Salari e Francesca Manuela Anzelmo, storica dell’arte museo delle Civiltà di Roma, illustrano “L’intelligenza nelle mani: produzione artigianale e tecniche di lavorazione in età longobarda” allestita a Spoleto (Pg) e a Roma con oggetti in metallo provenienti dalle necropoli di Nocera Umbra (Pg) e Castel Trosino (Ap), realizzati utilizzando tecniche diverse: fusione a stampo, cloisonné, punzonatura, filigrana, agemina, e niello.

Ricostruzione dell’equipaggiamento di un guerriero longobardo (ass. Italia Langobardorum)

Armi longobarde esposte al museo di Santa Giulia di Brescia

Prezioso corredo da una tomba femminile dalla necropoli gota-longobarda di Collegno, esposta al museo delle Antichità di Torino (foto soprintendenza Archeologia del Piemonte e delle Antichità Egizie)

Dopo la pausa, “Longobardi in vetrina” riprende sempre in sala Verde. Alle 11.50, mons. Mario Iadanza, direttore biblioteca Capitolare e museo Diocesano di Benevento, e Pasquale Palmieri, architetto del Comune di Benevento, illustrano “Scritture in-colte: testimonianze di mezzi e strumenti per la comunicazione” a Benevento tra museo e biblioteca. Alle 12.05, Immacolata Aulisa dell’università di Bari “Aldo Moro”, Marilina Azzarone per i musei TECUM Santuario di San Michele Arcangelo, e Gabriella Pantò direttore museo di Antichità dei Musei Reali di Torino, presentano “Le armi e il potere”, a Monte Sant’Angelo (Fg) con la riproduzione delle iscrizioni nel santuario di Monte Sant’Angelo, e a Torino con un corredo della necropoli di Collegno. Alle 12.20, Francesca Morandini archeologo della Fondazione Brescia Musei, e Ilenia Bove storica dell’arte Museo delle Civiltà di Roma, presentano “L’ideale guerriero” a Brescia con le molte necropoli scoperte in più di un secolo, e a Roma con i sepolcreti di Nocera Umbra (Pg) e Castel Trosino (Ap). Alle 12.35, Caterina Giostra dell’università Cattolica del Sacro Cuore (Mi) si sofferma su “Le origini dei Longobardi: migrazioni, clan, culture attraverso il Dna”. Chiude l’intensa mattinata, alle 12.50, la scrittrice Galatea Vaglio con “Raccontare i Longobardi”: “Quella dei Longobardi – scrive – è più che una storia, è una parabola. Scesi dall’oscuro Nord in cerca di terre migliori e di bottino, sono i più barbari dei barbari: un marasma indefinito di tribù e di uomini, tenuti insieme solo dal bisogno o dall’ambizione. Entrano nel giardino dell’impero come chi vuole prendere, ma alla fine ne sono presi. I Goti in Italia erano rimasti Goti, i Franchi un giorno scenderanno, ma restando sempre Franchi. I Longobardi no. Loro si trasformano, si adattano, si mimetizzano, si definiscono come popolo, e come comunità, tanto che al crollo del loro regno non sarà più possibile distinguerli se non per i nomi”.