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Al museo Archeologico nazionale di Adria si proietta il documentario di Antonio Bonadonna “Il delta del Po e l’archeologia di Adria”

La locandina del film “Il delta del Po e l’archeologia di Adria”

Un documentario per valorizzare il Delta del Po e le sue aree: è quanto si propone il film “Il delta del Po e l’archeologia di Adria”, prodotto da Antonio Bonadonna, curato da Antonio Bonadonna e Maria Grazia Vanin, in collaborazione con Consorzio Delta Poolservice E Co.Se.Del.Po – La Cooperativa del Parco, film che domenica 3 giugno 2018, in occasione della prima domenica del mese gratuita, sarà proiettato alle 17 al museo Archeologico nazionale di Adria. Il documentario dà risalto all’antico passato del territorio adriese, analizzandone la preziosa eredità custodita gelosamente nel museo Archeologico nazionale di Adria, e racconta i luoghi d’interesse culturale rivestendoli della loro antica e non del tutto perduta identità. Un viaggio che porterà lo spettatore a rivalutare, a guardare e a valorizzare un territorio, già meraviglioso, da un altro punto di vista, che ne ingrandirà ulteriormente la bellezza. Al progetto hanno contribuito e partecipato anche Giovanna Gambacurta, Maria Cristina Vallicelli, Sandra Bedetti, Ilaria Ruggini, Nicola Donà. Le musiche sono a cura di Andreas Bonadonna e Clarisse Boraly. Il tutto narrato dalla voce di Andrea Bordin.

Alla scoperta di Adria etrusca: pubblicate tutte le tutte le testimonianze scrittorie in lingua etrusca della città di Adria e dei siti del suo territorio. Nella Festa dei Musei si presenta il volume del Corpus Inscriptionum Etruscarum su “Atria et Ager Atrianus” a cura di Andrea Gaucci

Il IV volume del Corpus Inscriptionum Etruscarum dedicato ad Adria e al suo territorio, a cura di Andrea Gaucci

Adria etrusca svela i suoi segreti. Pubblicate finalmente tutte le testimonianze scrittorie in lingua etrusca della città di Adria e dei siti del suo territorio, dagli ultimi decenni del VI sec. a.C. fino al II sec. a.C. quando la città passò gradatamente nella sfera culturale di Roma. Un lavoro, durato anni, che ha letteralmente passato al setaccio il materiale esposto e tutto quello contenuto nei ricchissimi depositi del museo Archeologico nazionale di Adria. L’opera, che viene presentata sabato 19 maggio 2018 fa parte di un più vasto lavoro di raccolta di tutta la documentazione epigrafica dell’Etruria padana coordinato dal prof. Giuseppe Sassatelli inserito all’interno del progetto editoriale del Corpus Inscriptionum Etruscarum, il cui primo volume fu edito nel 1893-1902. L’importante appuntamento, dunque, sabato 19 maggio al museo Archeologico nazionale di Adria che così parteciperà alle iniziative previste nell’ambito della Festa dei musei 2018 e della Notte dei musei 2018, in occasione dell’ Anno Europeo del Patrimonio.

Festa e notte dei musei 2018 ad Adria: il manifesto con gli eventi

Il prof. Andrea Gucci

Adria Etrusca: finalmente la spiegazione e la pubblicazione delle iscrizioni sui vasi etruschi del museo che ci rivelano il nome degli antichi abitanti di Adria, l’origine delle loro famiglie, gli Dei da loro onorati, le pratiche di scambio e di commercio con il mondo greco, veneto, celtico e, poi, romano. I testi graffiti sui vasi rinvenuti nell’abitato e nelle sepolture dell’antica città di Adria ci danno una fervida e concreta testimonianza del passato di uno dei più importanti porti dell’Adriatico dalle sue più antiche vicende del VI secolo fino alla completa romanizzazione della comunità nel II-I sec. a.C. Il programma. Dalle 16.30 alle 18.30,  Archeonautica, attività di scavo stratigrafico in cassone per bambini e famiglie. Evento per bambini e ragazzi dai 7 ai 12 anni e le loro famiglie, a cura di Street Archaeology. Info costi e prenotazioni: 349 1703284, oppure presso il museo: 0426 21612. Alle 17, presentazione del Corpus di Iscrizioni Etrusche di Adria  (CIE Atria et Ager Atrianus, di Andrea Gaucci, Università di Bologna). Evento speciale di Archeologia a due voci a cura  delle professoresse Anna Marinetti e Giovanna Gambacurta (università di Venezia Ca’ Foscari). Introduce Giuseppe Sassatelli. Ingresso gratuito all’evento. Seguirà una visita guidata a cura del prof. Gaucci. Dalle 19.30 alle 22.30, apertura straordinaria serale e guida ai depositi del museo, a cura della direzione. Ingresso al costo simbolico di 1 euro.

Al museo Archeologico nazionale di Adria evento di Archeologia a due voci: presentazione del libro “Quasi giallo. Romanzo di archeologia” di Giannichedda e visita guidata alla mostra “…Adria anche dopo i tempi romani…”

La locandina del’incontro-evento “Archeologia a due voci” al museo Archeologico nazionale di Adria

“Nel dipartimento di Archeologia si intrecciano molte storie. Alla morte sospetta di un docente di numismatica fanno seguito furti, incendi, minacce, in un clima di tensione che coinvolge un giovane ricercatore impegnato la sera nella pasticceria paterna, una professoressa che non vuole invecchiare, una sensuale dottoranda e altri personaggi, molti dei quali hanno qualcosa da celare. Fra loro, un carabiniere interessato ai metodi archeologici e una bizzarra studentessa appassionata di romanzi gialli”. Da queste premesse si muove la trama avvincente di “Quasi giallo. Romanzo di archeologia” di Enrico Giannichedda, selezionato per il premio Campiello 2018. Venerdì 23 marzo 2018, alle 16.30, al museo Archeologico nazionale di Adria, il romanzo di Giannichedda sarà protagonista di un evento speciale di Archeologia a due voci: alla presentazione infatti del libro “Quasi Giallo” (Edipuglia editrice) a cura dell’Autore e della Direttrice del museo Alberta Facchi, seguirà la visita guidata a due voci alla mostra “…Adria anche dopo i tempi romani…” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/12/01/adria-anche-dopo-i-tempi-romani-il-rinascimento-ritrovato-della-collezione-bocchi-dai-magazzini-del-museo-archeologico-nazionale-di-adria-per-la-prima-volta-espost/) a cura di Sandra Bedetti e Enrico Giannichedda. “Intanto, a lezione e via mail, si affrontano altre storie”, anticipa Giannichedda qualche dettaglio sulla trama del suo libro. “Antiche e controverse. L’uomo del Similaun fu realmente ucciso sul ghiacciaio? Chi realizzò la Sindone? La civiltà nuragica fu spazzata via da uno tsunami preistorico? I neandertaliani del Circeo erano cannibali? Gli schiavi newyorchesi avevano rituali funerari segreti? E, più importante di tutte, l’archeologia può essere il movente di uno o più omicidi? Interpretare fatti e testimonianze, però, non è mai facile. Le domande senza risposta si moltiplicano e le trame che uniscono passato e presente si complicano. Alcuni, benché increduli, scoprono allora che le proprie vite sono in pericolo e reagiscono. La storia, però, non si ferma e trascina tutti verso un drammatico finale”.

Al via gli incontri del Gabo “…comunicare l’archeologia…”, un viaggio alla scoperta di etruschi, goti, bizantini, longobardi, veneti antichi, celti, romani, popoli mediterranei dell’età del Bronzo e abitatori delle terramara

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Approfondimenti ed escursioni collegate: è un programma molto articolato quello proposto dal gruppo Archeologico bolognese nel ciclo di conferenze del primo semestre 2018 “…comunicare l’archeologia…”: da febbraio a giugno 2018 sarà un appassionante viaggio alla scoperta di etruschi, goti, bizantini, longobardi, veneti antichi, celti, romani, e ancora: dai popoli mediterranei dell’età del Bronzo agli abitatori delle terramara. Il Gabo aderisce ai Gruppi Archeologici d’Italia, in collaborazione con i quali sono promosse campagne di ricerca, scavi e ricognizioni d’interesse nazionale, alle quali è dedicata soprattutto la stagione estiva, in collaborazione con le competenti soprintendenze Archeologiche. Il Gruppo Archeologico Bolognese collabora inoltre con il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto, il museo “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena e il museo della Civiltà Villanoviana (MUV) di Castenaso. La sede di quasi tutti gli incontri, che si tengono al martedì alle 21, è quella tradizionale: il centro sociale “G. Costa” in via Azzo Gardino 48 a Bologna.

Frammento di ceramica a figure rosse conservato al museo Archeologico nazionale di Adria

Il fascino di Persepoli, la capitale achemenide voluta dal re Dario

Il ciclo di conferenze del Gabo inizia martedì 20 febbraio 2018, alle 21, al “Costa”. La prima parte della serata sarà dedicata a presentare l’attività sociale febbraio-giugno 2018. Quindi Silvia Romagnoli, archeologa specializzata in Etruscologia e Travel Designer, con “Un giorno ad Adria. Vita quotidiana in un emporio etrusco nel Delta del Po”  ci porta a conoscere l’importante città portuale fin dalle origini, collocata lungo un ramo – oggi estinto – del Po. Prima emporio etrusco, quindi scalo fluviale commerciale greco nel V a.C., poi sostituito nel IV secolo a.C. dall’emporio etrusco di Spina. Adria divenne successivamente colonia dei Greci di Siracusa, quindi centro dei Galli e infine insediamento romano nel III secolo a.C. I più importanti reperti provenienti dalla città di Adria sono conservati al museo Archeologico nazionale di Adria: e il Gabo ha già programmato la gita ad Adria e al museo Archeologico nazionale per sabato 24 febbraio 2018, con la stessa Silvia Romagnoli e l’archeologa Maria Longhena: numerosissimi i frammenti di ceramica attica a figure nere e rosse esposti insieme ai vasellami di bronzo etruschi, riferibili principalmente al VI e V sec. a.C. quando il porto conobbe il suo periodo di massimo splendore. Dell’età ellenistica è invece la cosiddetta “Tomba della Biga”, una straordinaria sepoltura di tre cavalli con i resti metallici di un carro a due ruote. Per quanto riguarda l’epoca romana, i vetri di ottima qualità sono l’indizio della prosperità del luogo. Il ciclo continua martedì 27 febbraio 2018, sempre alle 21 al “Costa”, con un altro viaggio “in Iran”: Claudio Busi, cultore di storia documentarista e viaggiatore, il suo diario di viaggio in Iran arricchito con un filmato.

Il prezioso “missorium” d’argento rinvenuto a Cesena, un piatto di uso simbolico-celebrativo

La cosiddetta Dea di Caldevigo, bronzetto votivo al museo di Este

Il viaggio alla conoscenza dei popoli antichi riprende martedì 6 marzo 2018, sempre alle 21 al “Costa”, con Cinzia Cavallari, archeologa della soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bologna, che introduce la mostra “Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia”, al museo civico Medievale di Bologna, dal 17 febbraio al 17 giugno 2018:  un viaggio nel tempo di quasi un Millennio che racconta le trasformazioni delle città e del territorio e l’affermarsi dei nuovi ceti dirigenti goti, bizantini e longobardi: castelli, monasteri, edifici di culto e Comuni, i nuovi centri di potere, hanno scritto la storia dell’intera regione dal IV-V secolo agli inizi del XIV (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/01/27/a-bologna-medioevo-svelato-storie-dellemilia-romagna-attraverso-larcheologia-grazie-alle-scoperte-archeologiche-degli-ultimi-40-anni-una-mostra-al-museo-civico-m/). Anche in questo caso è prevista una visiyta guidata alla mostra in data ancora da definire. La settimana successiva, martedì 13 marzo 2018, si fa la conoscenza dei veneti antichi. L’archeologa Maria Longhena parlerà de “La civiltà atestina: genti e culture del Veneto antico”. All’incontro segue sabato 17 marzo 2018 la gita a Este con visita guidata al museo nazionale Atestino a cura di Maria Longhena e Silvia Romagnoli. Il museo nazionale Atestino illustra la civiltà dei Veneti antichi, che ha caratterizzato lo sviluppo sociale e culturale locale nel corso del I millennio a.C., in dinamico rapporto con il mondo etrusco, celtico e romano. Fin dal 1876 sono emerse a Este le più consistenti testimonianze di questa civiltà, oggi esposte nelle 11 sale del museo: descrivono la vita quotidiana, le manifestazioni artistiche, quelle della religiosità e dei rituali funerari, per ricostruire la società e sottolineare analogie e differenze con l’attualità.

Il logo del progetto “2200 anni lungo la via Emilia”

La prima pagina del New York Times del febbraio 1922 con la notizia della scoperta della tomba di Tutankhamon

Sono viaggi diversi quelli proposti dagli ultimi tre incontri di marzo, per il primo dei quali si cambiano giorno, orario e sede. L’appuntamento è infatti domenica 18 marzo 2018, alle 16.30, al museo della Civiltà Villanoviana in via B.Tosarelli 191 a Castenaso (Bo), per “Le interviste impossibili” con Umberto Eco che intervista Muzio Scevola, testo di Umberto Eco. Marco Mengoli, archeologo e docente di italiano e storia alle scuole superiori, nella parte dell’intervistatore; Michele Gambetti nella parte di Muzio Scevola, protagonista di una nota leggenda romana dalla quale deriva il modo di dire “Mettere la mano sul fuoco riguardo a qualche cosa”, per indicare di essere sicuri su un determinato fatto o espressione: il suo gesto estremo. Introduce l’intervista Paola Poli, archeologa e curatrice del museo della Civiltà Villanoviana (MUV) di Castenaso. Martedì 20 marzo 2018, si torna al “Costa” alle 21,  per una passeggiata virtuale lungo la strada consolare che ha dato il nome a un’intera regione: “La via Emilia tra storia ufficiale e memoria privata” illustrata da Erika Vecchietti, archeologa specializzata in Archeologia Romana, che preparerà la visita di aprile alle mostre del progetto “2200 anni lungo la via Emilia”. L’ultimo incontro del mese, martedì 27 marzo 2018, alle 21 al “Costa”, con Graziano Tavan, giornalista e curatore dell’archeoblog “Archeologiavocidalpassato”, si affronta il rapporto tra archeologia e comunicazione: “Ricerca e divulgazione: archeologia sui giornali tra Tutankhamon e Indiana Jones”, excursus su come è cambiato nei secoli il concetto di archeologia, per passare poi all’archeologia come disciplina e come ricerca sul campo, fino a quando uscendo dagli ambienti accademici l’archeologia diventa divulgazione per raggiungere il grande pubblico attraverso la comunicazione sui giornali, non solo in Italia.

Il manifesto della mostra “Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità” al Foro Boario di Modena dal 25 novembre 2017 all’8 aprile 2018

La locandina della mostra “On the road – Via Emilia 187 a.C. – 2017” a Reggio Emilia

Il programma del mese di aprile apre sabato 7 con la gita a Modena e Reggio Emilia con Erika Vecchietti per le mostre sulla via Emilia. Al foro Boario di Modena la mostra “Mutina Splendidissima”, dove i reperti e le opere d’arte, accostati a preziose testimonianze provenienti da numerosi musei italiani, affiancano le ricostruzioni virtuali dei principali monumenti di Mutina (le mura, il foro, l’anfiteatro, le terme, una domus) che fanno da contrappunto alla descrizione delle città dal periodo precedente la sua fondazione, avvenuta nel 183 a.C., alla decadenza verificatasi nella tarda età imperiale (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/11/24/mutina-splendidissima-la-citta-romana-e-la-sua-eredita-apre-a-modena-la-mostra-clou-per-i-2200-anni-della-fondazione-della-colonia-romana-sulla-via-emilia-che-racconta-le-origini/). Al Palazzo dei musei di Reggio Emilia c’è invece la mostra “On the road”, un percorso virtuale che ci permette di conoscere i segreti della via Emilia, la sua costruzione, le sue strutture, i suoi servizi, ma anche le città sorte lungo il suo tracciato e le popolazioni che le abitavano (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/01/14/on-the-road-la-mostra-di-reggio-emilia-propone-una-riflessione-sulla-storia-della-via-emilia-e-sul-suo-fondatore-sul-significato-della-strada-nella-contemporaneita-in-un-itinerari/). Gli incontri riprendono martedì 10 aprile 2018, alle 21 al “Costa”, con “Nuove testimonianze archeologiche dalla città romana di Claterna”: Renata Curina, archeologa della soprintendenza di Bologna, Maurizio Molinari, archeologo dell’associazione “Civitas Claterna”, e Claudio Negrelli, archeologo responsabile scientifico dell’associazione “Civitas Claterna”, illustreranno i risultati della campagna di scavo 2017 che ha inaugurato un nuovo progetto triennale di ricerca focalizzato su due precisi settori dell’antica città di Claterna: la già nota Casa del Fabbro,  dove sono stati scoperti nuovi ambienti (un piccolo impianto termale e altri vani con pozzi e cucina) e l’area centrale destinata in antico agli edifici pubblici, che ha rivelato le imponenti strutture del teatro e di un secondo edificio dell’area pubblica (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/11/02/claterna-fu-promossa-da-m-vipsanio-agrippa-il-genero-di-augusto-i-risultati-della-campagna-di-scavo-2017-potrebbero-cambiare-la-datazione-della-citta-romana-sulla-via-emilia-tra-bologna-e-imola-sc/). Il martedì successivo, 17 aprile, alle 21 al “Costa”, Maurizio Cattani, dell’università di Bologna, affronta il tema “Isole di Storia. Esplorare il Mediterraneo nell’età del Bronzo”.

La terramara di Pragatto in provincia di Bologna

Si riprende martedì 8 maggio 2018, alle 21 al “Costa”, con Monica Miari, archeologa della soprintendenza di Bologna, che ci porta nel mondo delle terramara, tipo di insediamento apparso nella pianura padana a sud del Po durante l’Età del Bronzo, attorno al 1550 a.C.: si tratta di un villaggio di capanne costruite su un impalcato ligneo cinto da un argine e da un fossato. La denominazione viene dalla “terramarna” raccolta sui bassi rilievi emergenti della pianura e anticamente usata per concimare i campi. La conferenza illustra i “Nuovi dati dagli scavi della terramara di Pragatto”, la più importante e ricca terramara della provincia di Bologna, scoperta nel 1879 dall’archeologo Antonio Zannoni. Gli incontri chiudono martedì 15 maggio 2018, alle 21 al “Costa”: “Viaggio in Etruria con George Dennis: Vulci ”. Letture e commenti da “Cities and cemeteries of Etruria” di George Dennis e proiezione del documentario “Vulci” di Alan Badel a cura di Silvia Romagnoli. Ma il Gabo riserva un appuntamento anche in giugno: dal 5 al 10 giugno 2018, viaggio in Provenza sulle tracce delle vestigia romane e visita alla replica della famosa Grotta di Chauvet.

Al museo Archeologico nazionale di Adria il prof. Gaucci dell’università di Bologna su “Nuove scoperte e realtà virtuale nella città etrusca di Marzabotto (Bo)”

Veduta aerea dell’area archeologica della città etrusca di Marzabotto

Il prof. Andrea Gucci, coordinatore del progetto “Firb 2013 Kainua”

L’appuntamento è al museo Archeologico nazionale di Adria domenica 4 febbraio 2018. E non solo perché, essendo la prima domenica del mese, l’ingresso è gratuito, e cogliere l’occasione per visitare la mostra temporanea “…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato nella collezione Bocchi” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/12/01/adria-anche-dopo-i-tempi-romani-il-rinascimento-ritrovato-della-collezione-bocchi-dai-magazzini-del-museo-archeologico-nazionale-di-adria-per-la-prima-volta-espost/). Alle 17, in collaborazione con il gruppo Archeologico Adriese “Francesco Antonio Bocchi”, per il XXVII ciclo di incontri 2018, Andrea Gaucci dell’università di Bologna parlerà di “Nuove scoperte e realtà virtuale nella città etrusca di Marzabotto (Bo)”. Proprio il prof. Gaucci dal 2014 è il Principal Investigator del progetto “FIRB 2013 KAINUA. Restituire, percepire, divulgare l’assente. Tecnologie transmediali per la città etrusca di Marzabotto” che mira alla ricostruzione filologica delle strutture architettoniche antiche della città etrusca di Marzabotto, restituite alla evidenza secondo le più innovative tecnologie, che traducono l’esigenza di dotare l’area archeologica e il museo di adeguati sistemi di percezione e di divulgazione della realtà archeologica.

La mappa della città etrusca di Marzabotto con i punti per la visione virtuale del sito

Ad Adria si avrà modo di seguire le tappe del progetto fino al convegno “Kainua 2017”, tenutosi in aprile 2017, durante il quale archeologi, architetti, ingegneri, esperti del settore delle comunicazioni e dell’informatica, hanno presentato i risultati raggiunti, fornendo contributi utili a una riflessione multi-disciplinare che formuli nuovi metodi di indagine e analisi nella ricerca archeologica sulle città antiche, nuovi strumenti per la ricostruzione virtuale di queste strutture e inoltre più efficaci processi di divulgazione. Proprio a Kainua 2017, e all’incontro di Adria sarà possibile avere una dimostrazione, è stata proposta la ricostruzione virtuale della città etrusca con il primo prototipo operativo di “Kainua VR, passeggiata virtuale nella città antica”, possibile con Google Cardborad con l’applicazione Kainua VR oppure con Oculus Rift direttamente nell’area archeologica.

“…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi”: dai magazzini del museo Archeologico nazionale di Adria per la prima volta esposte in mostra le preziose ceramiche del XVI secolo. Con l’occasione si lancia il restauro di una “pianella” (sandalo rinascimentale veneziano ad alto tacco) da finanziare con l’Art Bonus

Le vetrine della sezione etrusca del museo Archeologico nazionale di Adria (Foto di N. Orietti)

Parlare di Adria non vuol dire soffermarsi solo sulle sue origini, da insediamento etrusco a emporio siracusano col nome di Hatria o Atria fino alla sua rifondazione, nel 385 a.C., come colonia voluta dal tiranno di Siracusa Dionigi il Vecchio per la sua posizione strategica nei piani di espansione commerciale in Adriatico.  Così strategica che fu proprio Adria a dare il nome al mare che all’epoca la bagnava. E non vuol dire neppure ricordare quando tra il 49 e il 42 a. C. Adria diventò municipium, acquisendo il diritto di cittadinanza romana e venendo assegnata a un distretto elettorale della tribù Camilia. La storia di Adria non si ferma al Tardo Antico, come già aveva acutamente osservato nell’Ottocento Francesco Antonio Bocchi, il “padre” dell’archeologia adriese: “…L’arte figulina durò in Adria anche dopo i tempi romani, e ne fanno fede i cocci rinvenuti pochi anni or sono murati nella mensa di vecchio altare dell’antica Cattedrale; e soprattutto quelli che si estrassero (2-5 Giugno 1874) in grande quantità nello scavo del fondo del Canale della Tomba in prossimità del ponte di Santo Stefano, cocci rozzi, verniciati a nero, verde, ceruleo, giallo con fregi impressi e rilevati, non etruschi né romani, ma certo non moderni. È poi notevolissimo che in qualche fondo di tali vasi sono sigle graffite simillime alle antichissime… “. Non è quindi un caso se proprio al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro), un po’ per rendere omaggio alla famiglia Bocchi, un po’ per restituire per la prima volta alla città di Adria un pezzo dimenticato della sua storia, domenica 3 dicembre 2017, alle 17, venga inaugurata la mostra, visitabile fino all’8 marzo 2018, “…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi”, su ideazione e coordinamento di Alberta Facchi e Antonio Giolo, e curata dall’archeologa Sandra Bedetti e da Luca Doria, giovane studente dell’ateneo patavino che ha compiuto un lungo tirocinio per l’inventariazione e la ricerca del materiale e il riscontro dei pezzi con l’inventario originale redatto da F. A. Bocchi. La mostra, frutto della felice collaborazione tra il museo Archeologico nazionale di Adria, che fa parte del Polo museale del Veneto, la fondazione Scolastica “Carlo Bocchi” e l’amministrazione comunale adriese, permette di riscoprire e valorizzare reperti che finora non erano mai stati esposti e che in futuro, proprio grazie alla sinergia e ad accordi tra queste Istituzioni, potranno trovare una appropriata collocazione e valorizzazione permanente al Maad, il museo di Arte Adria e Delta.

La locandina della mostra “…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi” al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro)

Domenica 3 dicembre 2017: giornata speciale. All’inaugurazione della mostra “…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi”, che coincide con l’apertura gratuita del museo per la prima domenica del mese, dopo i saluti delle autorità, interverranno Sandra Bedetti e Alberta Facchi. L’evento, cui seguirà un brindisi, sarà arricchito da una dimostrazione su materiali in replica offerta da Ceramiche Artieghi, che consentirà di comprendere appieno le tecniche di manifattura della ceramica rinascimentale. Le repliche prodotte saranno lasciate a disposizione del pubblico e delle scuole a scopo didattico per tutto il periodo della mostra. L’esposizione fa parte della ormai consueta rassegna museale #EVASIONI (giunta alla terza edizione), che punta a presentare al pubblico i materiali provenienti dai depositi del museo Archeologico – a farli quindi temporaneamente evadere dagli scaffali dei magazzini – , e si inserisce nell’ambito della XXIII Settimana dei Beni Culturali e Ambientali in Polesine dal titolo “Il ‘500 in Polesine: identità e patrimonio storico e artistico di un territorio tra Venezia e Ferrara, tra Riforma e Controriforma, tra Rinascimento e Accademie”. Con l’occasione, verrà illustrata la possibilità di aderire ad Art Bonus per sostenere il restauro di una “pianella” (scarpa ad alto tacco) rinascimentale della Collezione Bocchi.

Un prezioso piatto rinascimentale della collezione Bocchi in mostra ad Adria

I materiali rinascimentali Bocchi possono essere considerati una “collezione ritrovata” grazie alla sinergia tra istituzioni. “I magazzini del museo Archeologico nazionale, autentica miniera di testimonianze”, spiegano gli archeologi, “da tempo conservavano questo consistente nucleo della collezione Bocchi, che per le differenze cronologiche con l’esposizione tradizionale non hanno finora trovato spazio nel percorso museale. Materiali però ritenuti importanti già nell’800 da Francesco Antonio Bocchi: la sua attenzione per tutte le vestigia della storia locale lo portava a non trascurare anche i rinvenimenti di oggetti apparentemente meno pregiati, ma comunque testimoni della continuità di quell’arte che, dopo aver prodotto i magnifici vasi da mensa usati dagli etruschi e dai romani, era proseguita nelle epoche successive con esempi che lo studioso apprezzava, malgrado fosse privo degli strumenti di analisi e studio utili per identificarli e datarli. In anni recenti, grazie all’attenzione dell’archeologia anche per i materiali di età post romana, è stato riscoperto anche questo settore fino ad ora poco conosciuto e valorizzato”. Alcuni pezzi, i più significativi e meglio conservati, dopo il restauro effettuato a Verona a cura della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio, sono finalmente tornati ad Adria e sono stati ricongiunti alla collezione storica Bocchi grazie alla proficua collaborazione tra enti diversi, statali e locali: la soprintendenza, il Polo museale del Veneto da cui dipende il museo Archeologico nazionale, l’amministrazione comunale di Adria, la fondazione Scolastica “Carlo Bocchi”. “In futuro”, continuano, “potrebbero essere esposti al pubblico al Maad insieme agli altri rimasti nei magazzini. La Fondazione, che negli ultimi anni è attiva insieme al Comune nella creazione del Maad, ha finora destinato alcuni locali della sua sede a mostre temporanee e intende mettere a norma gli spazi per esporre i pezzi in forma permanente, una volta ottenute le autorizzazioni dal Polo museale del Veneto. Di certo la direzione e il personale del museo Archeologico nazionale si sono attivati per rendere disponibile il materiale con l’obiettivo di esporlo e renderlo fruibile al pubblico in via permanente.

Scodellone di ceramica rinascimentale arcaica graffita della collezione adriese

La mostra “…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi”. I curatori,  Bedetti e Doria, hanno trovato un supporto prezioso proprio in tutto il personale del museo, che ha seguito l’aspetto fotografico e grafico e l’allestimento – finanziato per le spese correnti dalla Fondazione Bocchi. Prezioso è stato anche l’apporto dei due giovani volontari del Servizio Civile Nazionale che da settembre affiancano il personale del museo: Sara Finotti, cui si devono i bei disegni dei pannelli, e Filippo Trombini, che cura la comunicazione e che sulla pagina Facebook del museo (@Museoarcheologicoadria) ci offre in anteprima le vicende delle operazioni preliminari all’allestimento, il backstage della mostra. Per tutto il periodo della mostra, inoltre, saranno organizzate attività didattiche per le scuole a cura del partner tecnico associazione Studio D. In mostra viene esposta una parte significativa della ceramica rinascimentale della collezione Bocchi (presentata al pubblico in forma ridotta durante una serata in settembre 2017 per celebrare il ritorno di alcuni pezzi da un lungo restauro), con l’aggiunta di qualche reperto proveniente dall’ex convento di San Giacomo a Bellombra. “Solo apparentemente i pezzi sembrano di poco conto”, spiegano i curatori: “Si tratta infatti di frammenti e scarti di cottura, usati spesso in passato per consolidare le fondazioni di edifici o le sponde di canali che, sulla base delle indicazioni di Francesco Antonio Bocchi, furono rinvenuti casualmente ad Adria e nelle campagne circostanti. In realtà, nel loro complesso, questi materiali offrono un’ampia panoramica sulla tecnologia dell’arte ceramica rinascimentale e sul repertorio delle sue figurazioni, immortalata anche dai grandi pittori veneti del Rinascimento: dalla ceramica graffita alla più preziosa maiolica, alla sua imitazione più “povera”, la pseudo maiolica. E proprio gli scarti di lavorazione e di cottura, insieme a alcuni curiosi supporti a forma di “zampa di gallina” usati come distanziatori tra i vasi nell’impilaggio all’interno della fornace durante la cottura, ci consentono di ricostruire le catene produttive e sono preziose testimonianze di un’arte assai complessa. Sulla tecnologia e sul repertorio figurativo si snodano i temi delle quattro vetrine (“Dalla terra al piatto. Metodi di lavorazione e uso della ceramica”; “I tempi graffiti. Ornamenti e tecniche nel corso dei secoli”; “Lustro dall’Oriente. L’arte della maiolica e le imitazioni locali”; “Mangiare a colori. L’evoluzione della tecnica e del gusto nelle decorazioni”) allestite, con utili agganci alla storia locale del Rinascimento: dal processo per eresia  di Luigi Grotto – il “Cieco di Adria”-, alle vicende del passaggio della città dalla Casa Estense alla Repubblica Serenissima, alle grandi opere idrauliche che modellarono il Delta del Po fino alla forma attuale”.

La pianella della collezione Bocchi da restaurare: è il tipico sandalo veneziano del XVI secolo in legno e cuoio

Art bonus per la “pianella”.  L’inaugurazione della mostra è l’occasione per presentare al pubblico la possibilità di partecipare al finanziamento del restauro della “pianella” in legno e cuoio, sandalo ad alta zeppa tipico del costume femminile veneziano, anch’essa pertinente alla Collezione Bocchi. Si tratta di una calzatura a doppio tacco in legno rivestito in cuoio decorato a punzonatura, databile alla fine del XVI – inizi del XVII secolo . Originariamente, doveva recare sulla punta una applique in metallo o altro materiale, di cui rimangono i fori per il fissaggio. Una famosa opera del pittore veneziano del Rinascimento, Vittore Carpaccio, conservata al Museo Correr, “Due dame veneziane”, mostra un paio di pianelle, poste sul pavimento, molto simili a quella adriese. “È un’occasione per diventare mecenati”, sottolineano al museo Archeologico: “finanziando il restauro della pianella con l’Art bonus”. Secondo gli studiosi, il sandalo che fa parte della collezione Bocchi, a giudicare dalle tracce di sedimento ancora presneti sul manufatto, dovrebbe provenire dagli scavi ad Adria citati da Francesco Antonio Bocchi, che così lo descrive nel catalogo del Domestico museo, riconoscendone l’appartenenza ad un’età “moderna ma non recente”: “…Scarpa, o meglio sandalo, moderno ma non recente formato da una grossa suola sotto la quale sono due grandi rialzi corrispondenti l’uno alla parte del tacco l’altro a quella della punta:(…). Tutta ricoperta di pelle bianca ornata a punteggiatura e così pure le liste superiore sono ornate di fregi simili e di cappette all’estremità. Deve aver servito a donna….”. Probabilmente proprio perché si tratta di un’opera “polimaterica” (cuoio, legno e filo di sutura) che ovviamente prevede di interventi particolari, il sandalo era rimasto escluso dal lotto dei recenti restauri curati dalla soprintendenza di Verona. Ma il suo precario stato di conservazione e la fragilità dei materiali con cui è stato realizzato, richiedono interventi immediati. Servono analisi diagnostiche e micro-campionature per determinare lo stato del degrado e mirati interventi di restauro, una delicata pulitura superficiale, una profilassi anti-xilofagi e la reidratazione del cuoio e delle parti in pelle, nonché interventi che prevengano ulteriore degrado.

Autunno al museo Archeologico nazionale di Adria: ogni domenica un evento

Eventi di ottobre 2017 al museo Archeologico nazionale di Adria

L’estate è ormai finita e le giornate piovose aumentano. Ma non bisogna disperare! Il museo Archeologico nazionale di Adria è lieto di ospitarvi con molte iniziative per tutto il mese di ottobre. Con questo saluto-invito la direzione del museo polesano annuncia le iniziative di ottobre 2017 “con le date importanti da segnare sul calendario”. Si inizia domenica 1° ottobre, prima domenica del mese a ingresso gratuito: alle 17, conferenza dell’archeologo  Andrea Gaucci su “La città Etrusca di Spina fra mito e Archeologia”. L’incontro rientra nel XXVII ciclo di incontri 2017 “Adria e l’Etruria Padana” a cura del Gruppo Archeologico Adriese “Francesco Antonio Bocchi” onlus in collaborazione con il Comune di Adria, la Biblioteca di Adria, Pro Loco di Adria, Centro Servizi per il Volontariato di Adria. Domenica 8 ottobre, in occasione della F@mu “Famiglie al Museo”, alle 16:30, “Greci & Etruschi”: 10 tappe per unire i popoli con Scopri il tuo Museo, in collaborazione con: Studio D. Genitori e bambini saranno coinvolti in un divertente gioco alla scoperta delle “famiglie” antiche e degli usi e costumi di Greci, Etruschi, Celti e Romani attraverso i reperti archeologici esposti. Un’occasione per abbattere i muri del tempo e per giocare in Museo insieme. Venerdì 13 ottobre, evento speciale Fascinum al pomeriggio e con un’apertura straordinaria serale. Incontro con alcuni artisti di “Ornamenta. Gioielli tra storia e design” che ci racconteranno le loro opere e che ci daranno l’occasione di indossarle (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/05/18/museo-archeologico-nazionale-di-adria-per-la-festa-e-la-notte-dei-musei-speciale-percorso-archeologico-letterario-sui-gioielli-e-visite-guidate-alla-mostra-ornamenta-gioielli-tra-storia-e-d/). Evento in collaborazione con Venice design week. Per informazioni aggiuntive e definizione degli orari, contattare il museo. Domenica 22 ottobre, finissage di “Ornamenta. Gioielli tra storia e design”. In occasione della chiusura della apprezzatissima mostra, saranno ospitati gli artisti che hanno collaborato alla sua realizzazione. Con brindisi finale!

Il museo Archeologico nazionale di Adria apre eccezionalmente al pubblico i propri depositi in occasione delle Giornate europee del Patrimonio 2017

Giornate europee del Patrimonio 2017 al museo Archeologico nazionale di Adria

Si avvicinano le Giornate Europee del Patrimonio, quest’anno previste il 23 e 24 settembre 2017, e le istituzioni culturali si mobilitano. Il museo Archeologico nazionale di Adria, per esempio, propone per le due giornate il tema “Adria antica e i suoi tesori nascosti”. Sabato 23 settembre, alle 10.30, presentazione al pubblico del progetto di alternanza scuola-lavoro “Comunicare l’antico”, in collaborazione  con il liceo classico “C. Bocchi”, la Fondazione Bocchi di Adria e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Veneto occidentale. Nel pomeriggio, alle 16.30, esibizione di danze romane dal titolo “Terra e sole”, a cura del Gruppo Danze Antiche di Villadose. La sera: dalle 19.30 e fino alle 22.30 (ultimo ingresso alle 22.15) il museo aprirà straordinariamente al pubblico i Depositi del museo, vero scrigno di testimonianze archeologiche, al prezzo simbolico di 1 euro. Visite guidate ogni mezz’ora a cura della direzione e del personale del museo. Oltre ai depositi, sarà possibile visitare la mostra “Ornamenta. Gioielli tra storia e design”, che espone al pubblico reperti d’oro dai depositi affiancati ad oggetti di design (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/05/18/museo-archeologico-nazionale-di-adria-per-la-festa-e-la-notte-dei-musei-speciale-percorso-archeologico-letterario-sui-gioielli-e-visite-guidate-alla-mostra-ornamenta-gioielli-tra-storia-e-d/). È consigliata la prenotazione. Domenica 24 settembre, il programma inizia alle 17 con la conferenza dell’archeologa Cinzia Tagliaferro dal titolo “Ornata Natura. I gioielli nell’antichità tra mito, rito e realtà”, con visite guidate alla mostra “Ornamenta. Gioielli tra storia e design”. Per tutto il pomeriggio, il museo accoglierà bambini e famiglie con le speciali mappe di “Scopri il tuo museo”: un modo divertente di scoprire i tesori nascosti tra le sale del museo. Ingresso gratuito alla sola conferenza.

“Una Visione Oltre”: il museo Archeologico nazionale dialoga con l’arte contemporanea. Artisti under 35 si confrontano con specialisti di geologia e scienze forestali

Una sala del museo Archeologico nazionale di Adria, in Polesine

Il museo Archeologico nazionale di Adria dal 6 al 25 giugno 2017 instaura un dialogo con l’arte contemporanea in occasione della seconda edizione di “Una Visione Oltre”, il progetto culturale promosso da Pro Loco Adria e diretto da Tobia Donà (curatore) e Stefano Cagol (artista). Nato per promuovere giovani artisti under trentacinque, attraverso lo sviluppo di temi strettamente legati al territorio, “Una Visione Oltre” nella sua seconda edizione lo sguardo illuminato di Luigi Groto, ispiratore dell’intera rassegna, si rivolge quest’anno al territorio polesano, alla sua genesi geologica e alla messa in evidenza di peculiarità e caratteristiche sconosciute ai più. “L’arte”, spiegano i promotori, “diviene quindi il mezzo per affrontare una presa di coscienza collettiva su tematiche di estrema importanza poiché legate alla stessa nostra sopravvivenza in Polesine, che – non dimentichiamolo – in alcune zone vede la quota del terreno a diversi metri sotto il livello del mare, con tutte le implicazioni economiche che ciò comporta”. Sotto titolo di “Una Visione Oltre” per il 2017 è “di Mappe in Mapping” proprio per rendere sin da subito evidente un processo di mappatura geografica che gli artisti affronteranno utilizzando tecnologie all’avanguardia come quella satellitare attraverso l’uso del Sentinal2 (satellite in orbita terrestre). Nomi straordinari di primissimo rilievo nel mondo dell’arte contemporanea, come Luca Coclite, Giulia Sacchetto, Matteo Capobianco, Giorgio Gieri, Ginevra Mei, Giulia Callegarin, Chiara Parolo, Giulio Zanet, sono invitati a confrontarsi con specialisti di geologia e scienze forestali al fine di elaborare linguaggi e sistemi di comunicazione visiva immediati e di grande divulgazione. Sarà il Web, il canale preferenziale di raccolta e divulgazione di tutti i materiali prodotti organizzati in una specifica piattaforma digitale. Pensato quest’anno come un festival “Una Visione Oltre” tratterà dei rapporti fra arte e scienza, natura e storia, futuro e ambiente.

L’edizione 2017 di “Una Visione Oltre” al museo Archeologico nazionale di Adria ha per sottotitolo “Mappe in Mapping”

Il 6 giugno il museo di Adria esporrà una grande video installazione di Stefano Cagol che si è confrontato con l’identità millenaria di Adria. Nella sua opera inedita intitolata “Elektron (of the mind)” l’artista torna a riflettere sugli elementi simbolici della natura ispirandosi all’ambra, con Adria come punto nevralgico della via dell’ambra 2500 anni fa. Inoltre il museo in questa speciale occasione presenta gli interventi di due degli artisti under 35 selezionati per “Una Visione Oltre 2017”: Giulia Sacchetto e Giulia Callegarin. Giulia Sacchetto ha lavorato sul mutamento e la stratificazione del territorio, utilizzando materiali delicati e biodegradabili che evidenziano la fragilità di terre in continua evoluzione. Giulia Callegarin ha realizzato un progetto fotografico che ritrae luoghi adriesi di oggi, dove si scorge il confine tra spazi naturali e influenza umana, ispirandosi alle storie raccontate dai reperti esposti al museo stesso.

Museo Archeologico nazionale di Adria: per la Festa e la Notte dei Musei speciale percorso archeologico-letterario sui gioielli e visite guidate alla mostra “Ornamenta. Gioielli tra storia e design” che fa dialogare monili antichi etruschi e romani inediti e gioielli contemporanei

Un prezioso gioiello esposto al museo Archeologico nazionale nella mostra “Ornamenta”

Ad Adria nel segno dei gioielli. Sabato 20 maggio 2017 in occasione della Festa dei Musei, delle Celebrazioni Livianee e della Notte dei Musei, il museo Archeologico nazionale di Adria propone iniziative mirate collegate alla mostra “Ornamenta. Gioielli tra storia e design”, visitabile fino al 22 ottobre, promossa dal MiBACT – Polo Museale del Veneto e dall’associazione Venice Design Week, con il patrocinio della Provincia di Rovigo, dell’amministrazione comunale di Adria e del Comune di Rosolina, mostra in cui a gioielli antichi, solitamente conservati nei depositi del museo e di recente restauro, sono affiancati i lavori di giovani designer contemporanei selezionati da Venice Design Week. L’allestimento è stato infatti curato con l’obiettivo di mettere in dialogo i gioielli contemporanei con i monili dell’antichità: “Le relazioni che le varie sezioni della mostra stabiliscono con gli splendidi e rari reperti del museo”, spiega il direttore del museo adriese, Alberta Facchi, “contribuiscono alla lettura degli oggetti stessi e partecipano alla loro valorizzazione”. A rappresentare il mondo antico la direzione del museo ha scelto dai depositi alcuni splendidi orecchini d’oro a filo ritorto e granulazione di età etrusca, perle in pasta vitrea, pendenti in oro e anelli di età romana, mentre tra i designer contemporanei Venice Design Week ha selezionato i lavori di Rita Martinez (Costa Rica), Andrea D’Agostino, Alessandra Pasini, Alessandra Gardin, Giovanni Di Vito, Giuliana Di Franco, Anna Fanigina (Bulgaria), Marta Montesi, Yunjung Lee (Corea), Kalliope Theodoropoulou (Grecia), Wilson Quispe.

Il manifesto della mostra “Ornamenta. Gioielli tra storia e design” al museo di Adria

Il programma di sabato 20 maggio 2017 è molto interessante. Alle 16 verrà proposto Haec  foeminarum  insignia sunt  (il titolo, “Questi sono gli ornamenti delle donne”, riprende una famosa frase dello storico latino Tito Livio), speciale percorso archeologico-letterario sui gioielli. Ci sarà anche un banchetto con materiale ludico – didattico a disposizione del pubblico adulto e dei bambini, a cura di Studio D. Più tardi, dalle 19.30 alle 22.30, grazie alla disponibilità del personale del museo, apertura straordinaria serale al museo Archeologico nazionale di Adria con ingresso simbolico ad 1 euro. Visite guidate alla mostra “Ornamenta” e ai gioielli esposti in museo. Turni:  alle 19.30, alle 20.30 e alle 21.30, a cura della direzione del museo. Si potrà così vivere la bellezza dei gioielli come in occasione dell’inaugurazione quando la presentazione dei monili antichi e del loro restauro è stata curata dal direttore Alberta Facchi e dalla restauratrice Federica Santinon, mentre i gioielli contemporanei sono stati descritti da Lisa Balasso di Venice Design Week. “I gioielli non servono solo a renderci più belli”, concludono i promotori. “Ma i gioielli, nel corso della storia, sono stati ricoperti di molteplici significati: beneauguranti, magico-religiosi, status symbol. Hanno sempre accompagnato, e ancora accompagnano, donne e uomini nelle tappe più importanti della vita”.