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Verona. Al museo Archeologico al Teatro Romano apre la mostra “Animali nel mondo antico” con oggetti dalle collezioni civiche e nuovi ritrovamenti

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Locandina della mostra “Animali nel mondo antico” al museo Archeologico al Teatro romano di Verona dal 25 ottobre 2022 al 1° ottobre 2023

“Animali nel mondo antico” è il tema affrontato dalla nuova mostra al museo civico Archeologico al Teatro Romano di Verona, allestita nella sala dedicata alle esposizioni temporanee dal 25 ottobre 2022 al 1° ottobre 2023, curata da Margherita Bolla e Brunella Bruno, frutto della collaborazione tra l’assessorato alla Cultura – Direzione Musei, e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza. L’esposizione intende illustrare alcuni aspetti dell’affascinante tema degli animali nel mondo antico, presentando non solo oggetti del MATR normalmente non esposti al pubblico e provenienti in gran parte dalle collezioni confluite nel Museo nel corso del tempo, ma anche – grazie alla collaborazione con la Soprintendenza – dedicando una vetrina a un ritrovamento molto interessante avvenuto in anni recenti nella città di Verona.

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Cavallino in bronzo “testimonial” della mostra “Animali del mondo antico” al museo Archeologico al Teatro romano (foto muv-sabap-vr)

La mostra prende avvio da alcune piccole ma preziose testimonianze relative al ruolo degli animali nell’antico Egitto, in particolare all’uso di mummie di specie diverse come offerte agli dei nei luoghi di culto, attestato dai contenitori rimasti, in questo caso in bronzo. Più ampia ed articolata la documentazione presentata sul mondo classico, in cui gli animali avevano un ruolo importante sia in ambito mitologico e religioso in quanto compagni di importanti divinità (basti pensare alla civetta di Atena/Minerva o all’aquila di Giove), sia in ambito sociale come simboli di prestigio (il cavallo), ma anche all’interno della casa e altrove come decorazioni raffinate, o nell’abbigliamento personale sotto forma ad esempio di fibule, e così via.

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Statuetta di cavallo marino di età romana imperiale dalla collezione di Jacopo Verità conservato al museo Archeologico al Teatro romano di Verona (foto muv)

Un’attenzione particolare è riservata ai serpenti, che potevano avere nel mondo classico un significato positivo, ad esempio come animali curativi nel culto di Esculapio, dio della medicina. Viene così introdotto il ritrovamento avvenuto pochi anni fa a Verona, in via Oberdan (all’esterno delle mura), con la scoperta di un edificio romano, che subì un grave incendio fra il III e il IV secolo d.C. Il crollo del soffitto, avvenuto per la combustione, sigillò in due ambienti adiacenti un gruppo di lucerne e un gruppo di statuette in bronzo, probabilmente costituenti il larario della casa, fra le quali una interessante figura di dea seduta, con diversi serpenti.

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Elemento in bronzo di applicazione a testa di grifone, con orecchie equine e becco di rapace (foto muv)

L’esposizione si chiude con l’illustrazione di creature fantastiche, raffigurate di frequente nel mondo antico (ad esempio sfingi e grifoni), e con una sezione dedicata al fascino che questi esseri esercitarono nelle epoche successive all’antichità, producendo imitazioni e rielaborazioni.

Archeologia pubblica. In via delle Logge a Montorio (Vr) visita straordinaria al mosaico parte di una villa dell’epoca di re Teodorico, con presentazione dei lavori di scavo e di restauro prima della sua ricopertura. Le richieste e le curiosità della gente, le risposte di archeologi e restauratori. Ecco le interviste per archeologiavocidalpassato

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Tanti cittadini attorno alla trincea in via delle Logge a Montorio (Vr) a guadare il mosaico romano del V sec. d.C. (foto graziano tavan)

verona_montorio_presentazione-finale-mosaico_locandinaGuardano con attenzione la grande conchiglia che riprende i suoi vivaci colori grazie a un velo di acqua vaporizzata. Cercano di individuare i due delfini contrapposti e attorcigliati attorno a un tridente. Soprattutto non si capacitano che quel “tesoro” ritrovato tra le loro case, e che sentono come un proprio “bene” debba essere ri-sepolto. Forse per sempre. Attorno a quello che fino a qualche decennio fa sarebbe stato considerato un “buco” in mezzo alla strada che creava solo problemi e disagi, e quei lacerti di mosaico quattro pietre senza valore “con tutti quelli che già ci sono in giro”. Invece venerdì 5 agosto 2022 attorno a quella trincea aperta per la posa di nuove tubature del gas in via delle Logge a Montorio, frazione di Verona sulle colline a Nord-Est della città, c’erano veramente tanti cittadini richiamati dall’opportunità data dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona della “apertura straordinaria del mosaico di via delle Logge a Montorio con presentazione dei lavori di scavo archeologico e restauro”, prima di essere ricoperto.

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La conchiglia rappresentata sul mosaico romano del V sec. d.C. riaffiorato in via delle Logge a Montorio (Vr) durante la posa delle condotte del gas (foto graziano tavan)

Il mosaico a soggetto marino era stato rinvenuto nella primavera 2022 durante i lavori di posa delle nuove tubature del gas da parte di Agsm-Aim (vedi Verona. Durante la posa di condotte del gas, scoperto nella frazione di Montorio un prezioso mosaico romano del 500 d.C. parte di un’enorme villa appartenuta forse allo stesso re Teodorico: l’area è nota per i mosaici già conservati al museo del Teatro romano e nei depositi della soprintendenza | archeologiavocidalpassato).

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La trincea aperta in via delle Logge a Montorio per la posa di nuove condotte del gas portando alla luce parte di un mosaico di una ricca villa romana del V sec. d.C. (foto graziano tavan)

E probabilmente non era stata del tutto una sorpresa. Tutta la frazione di Montorio è nota agli archeologi perché ricca di manufatti e ritrovamenti di epoca romana e per questo la zona è vincolata: reperti da Montorio e, in particolare, da un’enorme villa appartenuta a famiglie di alto rango, forse allo stesso re Teodorico, sono conservati al museo civico Archeologico al Teatro Romano di Verona e nei depositi della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza. E il lacerto di mosaico romano di via delle Logge, databile intorno al 500 d.C., apparterrebbe proprio a questa villa legata, con ogni probabilità alla gestione delle acque di cui la zona è ricchissima, ipotesi che sarebbe indirettamente confermata dal soggetto marino dei mosaici: a Montorio ci sono infatti le risorgive, e da qui partiva in epoca romana anche un acquedotto che serviva la città di Verona.

Il mosaico di via delle Logge, una storia tutta da scrivere. A raccontarne ad archeologiavocidalpassato.com qualche capitolo, dalla sua scoperta al restauro conservativo, è l’archeologo Davide Brombo, della Ar.Tech. che ha curato le indagini archeologiche su concessione della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza.

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Mosaico romano di via delle Logge a Montorio (Vr): dettaglio dei due delfini contrapposti e attorcigliati attorno al tridente (foto graziano tavan)

La presenza di un archeologo era prevista nel cantiere perché in una zona “sensibile”. E le aspettative non sono rimaste deluse: individuati lembi di pavimenti appartenenti allo straordinario complesso residenziale fortificato tardo-antico noto sin dall’800. Grazie al finanziamento della ditta che eseguiva la posa delle condotte è stati possibile allargare la trincea e mettere in sicurezza il mosaico, in modo da poterlo ricoprire in modo corretto e sicuro. “Purtroppo – spiega Brombo – non è possibile lasciarlo alla visione del pubblico. Ci sono problemi tecnici. Non si può ricoprire con un vetro, perché – come successo altrove – dopo un po’ non sarebbe più visibile e comunque richiederebbe una manutenzione impegnativa. Non si può proteggere con una copertura perché la pendenza della strada comporterebbe l’allagamento del mosaico e quindi la necessità di installare pompe molto costose in rapporto alle dimensioni del mosaico. Non si po’ strappare, perché l’operazione richiederebbe degli spazi liberi attorno al mosaico che non esistono e soprattutto per la presenza si sottoservizi in eternit”.

Un restauro di conservazione per il futuro. Perché restaurare se poi il mosaico viene ricoperto? A spiegarlo ad archeologiavocidalpassato.com è la restauratrice Maria Chiara Ceriotti, del Consorzio Arkè di Roma – servizi di restauro di opere d’arte, che ha diretto le operazioni di messa in sicurezza.

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Dettaglio del mosaico romano di via delle Logge a Montorio (Vr) dopo i lavori di messa in sicurezza da parte dei restauratori (foto graziano tavan)

“C’è stata una leggera pulitura della superficie – spiega la restauratrice -, si è rimossa il più possibile la terra di scavo, e poi si è provveduto a un consolidamento con malte idrauliche di tutti i distacchi tra le tessere e lungo i bordi. Questo mosaico è particolarmente frammentato nella sua parte più stretta e quindi l’intervento è stato estremamente puntuale. Le lacune sono state colmate con stuccature o con il ricollocamento di tessere trovate sparse nel corso dello scavo. Il riposizionamento delle tessere metter maggiormente in sicurezza il mosaico. Purtroppo questo mosaico sarà ricoperto. Speriamo comunque di aver fatto un lavoro estremamente curato in modo che chi in futuro vorrà indagare ancora in questa zona lo ritrovi nella migliore condizione possibile”.

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Dettaglio delle decorazioni del mosaico romano del V sec. d.C. di via delle Logge a Montorio (Vr) (foto graziano tavan)

Bell’esempio di archeologia pubblica. Davide Brombo non si è risparmiato e per tutto il pomeriggio ha risposto alle domande, ai dubbi, alle curiosità sollevate dai cittadini presenti attorno allo scavo. E poi ha regalato una piccola “lezione” riassuntiva di quanto fatto in quattro mesi, cercando di dare una risposta convincente alle varie problematiche emerse.

Verona. Durante la posa di condotte del gas, scoperto nella frazione di Montorio un prezioso mosaico romano del 500 d.C. parte di un’enorme villa appartenuta forse allo stesso re Teodorico: l’area è nota per i mosaici già conservati al museo del Teatro romano e nei depositi della soprintendenza

Un tratto di pavimento a mosaico di età teodoriciana scoperto a Montorio Veronese (foto daily verona network)

Un prezioso mosaico romano del 500 d.C. parte di un’enorme villa appartenuta a famiglie di alto rango, forse allo stesso re Teodorico, è stato ritrovato durante alcuni scavi di Agsm-Aim nella frazione veronese di Montorio, sulle colline a Nord-Est della città. Lo scavo era programmato per la posa delle condotte del gas. Ma tutta la frazione di Montorio è nota agli archeologi perché ricca di manufatti e ritrovamenti di epoca romana e per questo la zona è vincolata: reperti da Montorio e, in particolare, da questa villa sono conservati al museo civico Archeologico al Teatro Romano di Verona e nei depositi della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, come ha ricordato il soprintendente Vincenzo Tinè. Così i lavori effettuati da Agsm a Montorio, in via delle Logge, per la sostituzioni di tubature per sottoservizi, sono stati seguiti dagli archeologi. E le aspettative non sono rimaste deluse: individuati lembi di pavimenti appartenenti allo straordinario complesso residenziale fortificato tardo-antico noto sin dall’800. “Le strutture finora messe in luce”, spiegano in soprintendenza, “suggeriscono la presenza di un palazzetto fortificato esteso su circa 15mila mq, dotato di sale di rappresentanza e aule termali. Tra questi vi era anche un grande ambiente poliabsidato con una singolare pavimentazione musiva costituita da almeno 24 pannelli, oggi in gran parte perduti, decorati con motivi geometrici alternati talora a cesti e calici. Alcuni dei mosaici sono conservati al museo del Teatro romano di Verona”. In tempi più recenti, interventi della soprintendenza hanno riportato alla luce altri mosaici e pavimenti in opus sectile di marmi di importazione.

I mosaici scoperti a Montorio Veronese appartenevano a una villa romana di una famiglia di rango, forse dello stesso re Teodorico (foto daily verona network)

“Non si può ancora dettagliare l’assetto planimetrico complessivo, né fissare con sicurezza la cronologia delle diverse fasi costruttive, già databili nei primi secoli dell’età imperiale”, continuano. “I motivi dei lacerti musivi rinvenuti sono caratteristici della fine del IV-VI secolo e riferibili alla tradizione nord-italica, con confronti in ambito altoadriatico e ravennate. Il complesso è verosimilmente da attribuire ad una committenza di età teodoriciana e non è escluso che sia da riconoscervi una delle proprietà del re o di un personaggio del suo entourage”. In via delle Logge, nei giorni scorsi, sono stati aperti, a cura degli archeologi della Società Artech, otto sondaggi, di cui solo i sei hanno restituito resti di pavimentazioni di più ambienti. “Assai interessante è il vano decorato da un mosaico policromi a motivi figurati nei quali si riconosce una conchiglia bivalve, un calice e una composizione a foglie lanceolate. Tutte queste pavimentazioni, ormai in parte asportate, appaiono obliterate da un livello di natura idromorfa, verosimilmente da collegare ad un’alluvione del vicino Fibbio, che sancì il definitivo abbandono della struttura”.

Tra la soprintendenza e Agsm è in via di elaborazione un progetto di studio di valorizzazione delle evidenze archeologiche finalizzato alla restituzione grafica e alla divulgazione dell’importante complesso tardoantico. Intanto il mosaico verrà mappato e poi ricoperto, in attesa di decisioni successive. Sulla scoperta è interessante un servizio curato dalla TGR Veneto (vedi A Montorio, frazione di Verona, scoperto un mosaico di epoca romana – Arte & Cultura – TGR Veneto (rainews.it)).

Verona. Al museo Archeologico al Teatro romano la mostra “Vasi antichi” alcuni dei pezzi più suggestivi della raccolta di ceramiche preromane, un’ottantina di vasi dal VII al IV secolo a.C. circa, normalmente non esposte al pubblico. Focus sui buccheri etruschi

Ceramica preromana nella mostra “Vasi antichi” al museo Archeologico al Teatro Romano di Verona (foto comune di vr)

Prima domenica al museo a tu per tu con la ceramica preromana conservata nei depositi. Il fascino del bucchero etrusco al museo Archeologico al teatro romano di Verona, nella sala dedicata alle esposizioni temporanee, la nuova mostra sui “Vasi antichi”, a cura di Margherita Bolla, che dedica un focus speciale alle ceramiche etrusche. La mostra, inaugurata sabato 23 ottobre 2021 dall’assessore comunale alla Cultura Francesca Briani e dalla responsabile allestimenti e valorizzazione del museo Archeologico al Teatro romano Margherita Bolla, e che si potrà visitare fino al 2 ottobre 2022, presenta alcuni dei pezzi più suggestivi della raccolta di ceramiche preromane, un’ottantina di vasi dal VII al IV secolo a.C. circa, che compongono una parte della ricca collezione del museo Archeologico veronese, normalmente non esposta al pubblico. Orari, dal 23 ottobre 2021 al 2 ottobre 2022, da martedì a domenica dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso alle 17.30), chiuso il lunedì. Biglietto intero 4,50 euro; biglietto ridotto gruppi (superiore a 15 persone), agevolazioni, persone oltre 60 anni, 3 euro; biglietto ridotto scuole (dalle primarie alle secondarie di secondo grado) e ragazzi (8-14 anni, solo accompagnati), 1 euro. Ingresso gratuito: persone oltre 65 anni residenti nel Comune di Verona; persone con disabilità e loro accompagnatori; con VeronaCard. Da ottobre a maggio, prima domenica del mese tariffa unica ad 1 euro. Prenotazione visite guidate e percorsi didattici – Segreteria didattica dei Musei Civici – Cooperativa Le Macchine Celibi. Dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16 – il sabato dalle 9 alle 13. Tel. 045 8036353 – 045 597140, segreteriadidattica@comune.verona.it.

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L’assessore Francesca Briani e la curatrice Margherita Bolla all’inaugurazione della mostra “Vasi antichi” al museo Archeologico al Teatro romano di Verona (foto comune di vr)

“Dopo la pandemia e i danni subiti nel nubifragio dell’agosto 2020, che ne ha costretto la chiusura per i lavori di sistemazione”, ricorda l’assessore Briani, “il museo Archeologico al Teatro Romano ha riaperto, nell’aprile di quest’anno 2021, ai numerosi visitatori, soprattutto stranieri, desiderosi di approfondire la conoscenza della città. Questa mostra rappresenta un altro significativo momento nel percorso di piena ripresa culturale di Verona, un’occasione per ricordare, ancora una volta, l’importanza del mecenatismo per l’ampliamento delle raccolte museali e il ricco patrimonio custodito negli archivi dei civici musei. L’ottantina di vasi in mostra, mai esposti prima al pubblico, fanno infatti parte dell’ampia collezione custodita dal museo Archeologico”. E la curatrice Bolla sottolinea: “L’esposizione è dedicata alla valorizzazione di una collezione del museo Archeologico normalmente non esposta al pubblico, che potrà essere ammirata per un anno. Si tratta di una delle tante tappe del programma di valorizzazione del patrimonio conservato in questo Museo. La ceramica, che richiede grande perizia tecnica e sapienza artigianale, offre numerosi spunti anche per lo svolgimento di percorsi didattici, che possono riprendere in presenza dopo la forzata interruzione a causa della pandemia”.

La vetrina con i “buccheri”, i famosi vasi neri degli etruschi nella mostra “Vasi antichi” al museo Archeologico al Teatro romano di Verona (foto comune di vr)

Di particolare impatto la vetrina dedicata alle “ceramiche nere degli Etruschi”, con un vaso monumentale, parte di un gruppo di vasi in bucchero donato al Museo di Verona nell’Ottocento da Bernardino Biondelli (nato a Zevio nel 1804), linguista di fama, archeologo, curatore delle collezioni numismatiche del Comune di Milano per più di trent’anni. Questa tipologia di manufatti, chiamati anche buccheri, si distinguono grazie al tipico colore nero che si trova sia sulla superficie, più o meno compatta e lucente, sia nel corpo ceramico. Non si tratta infatti in questo caso di vernice sovrapposta alle pareti del vaso, ma di un particolare procedimento di cottura in assenza di ossigeno per impedire le trasformazioni chimiche di ossidazione che facevano assumere la tipica colorazione aranciata ai minerali di ferro contenuti nell’argilla. La parola “bucchero” non è etrusca, ma di origine spagnola, e designava una ceramica di colore nero di produzione sudamericana importata nel XVII secolo, molto simile alle ceramiche etrusche che presero dunque il suo nome. L’invenzione del bucchero etrusco si deve alla volontà di creare oggetti che potessero assomigliare ai costosi servizi in bronzo, di colore metallico e lucenti, ma che fossero meno costosi. L’uso di crateri, brocche, calici e mestoli in bronzo era infatti previsto durante i banchetti degli esponenti più ricchi della società etrusca, che molto probabilmente aveva assimilato questa abitudine dai Greci, con i quali da secoli intrattenevano rapporti commerciali.

Verona. L’Anfiteatro Arena fa il pieno di turisti nel week end di Ferragosto (4209 ingressi). Bene anche gli altri musei civici. Le misure anti Covid e il Green Pass non hanno inciso sugli ingressi

L’anfiteatro Arena di Verona è stato il monumento più visitato nel week end di Ferragosto (foto muv)

verona_musei-civici_muv_logoL’Arena di Verona ha fatto il pieno di visitatori nel week end di Ferragosto 2021. Seguita a ruota dal Cortile di Giulietta. Ma è tutto il sistema Musei di Verona a chiudere bene il week end ferragostano con quasi 11mila i biglietti staccati: un bilancio più che positivo, per una media di circa 3500 ingressi al giorno da venerdì 13 a domenica 15 agosto 2021. Numeri in linea con i principali eventi e festività cittadine, quando si registra la maggior affluenza di turisti e visitatori che, oltre a visitare il centro e le bellezze della città, si recano nei principali musei e nei luoghi di cultura. E che confermano non solo il ritorno, in maniera importante, dei turisti a Verona, ma anche come le nuove misure anti Covid, a cominciare dal Green Pass, non abbiamo inciso sugli ingressi e sulle visite già programmate o organizzate all’ultimo momento. “Numeri davvero positivi, tanto più se contestualizzati al periodo che abbiamo attraversato”, commenta l’assessore alla Cultura Francesca Briani. “Questi numeri fanno tornare Verona ai flussi ante Covid, e le nuove normative di accesso non hanno fermato chi cerca i luoghi di cultura e le città d’arte. L’obbligo di esibire il Green Pass infatti non ha inciso sulle visite ai musei cittadini, che nel weekend di Ferragosto registrano ingressi in linea con i periodi turisticamente più ‘caldi’ dell’anno, come le festività natalizie e i principali eventi. Un segnale del deciso ritorno dei visitatori a Verona, che trovano una città preparata ad accoglierli con numerose proposte culturali e un’organizzazione adeguata per garantire la sicurezza. Il nostro personale è formato per accogliere i turisti secondo le nuove regole di accesso e rendere il più gradevole possibile la loro permanenza in città”.

Il chiostro del museo Archeologico al Teatro Romano di Verona (foto MATR)
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L’ala dell’Arena di Verona con vista sulla Torre dei Lamberti (foto muv)

Nemmeno il caldo africano di questi giorni ha avuto dunque la meglio sui visitatori, che non hanno rinunciato ad entrare in Arena e nel Cortile di Giulietta. Anfiteatro e Cortile sono infatti i siti più visitati nel fine settimana, il primo con 4209 ingressi registrati da venerdì a domenica, il secondo con 3264. Bene anche il museo di Castelvecchio, che nei tre giorni indicati ha staccato 1258 biglietti, più di 400 al giorno. A seguire la Galleria d’Arte Moderna, con 724 ingressi, il museo degli Affreschi con 583, il museo Archeologico al Teatro Romano con 546 e il museo di Storia Naturale con poco più di 299 ingressi. Dal 6 agosto 2021, come previsto dai provvedimenti del Governo, vi è l’obbligo del Green pass anche per accedere ai musei cittadini e ai luoghi di cultura, tra cui la Casa di Giulietta. Per tali siti, e in particolare per quelli dove è più facile il formarsi di code con persone in attesa, l’Amministrazione ha dato indicazioni affinché ci sia sempre personale preposto a sensibilizzare e informare visitatori e turisti circa le nuove regole di ingresso, al fine di evitare attese inutili magari sotto il sole.

Verona, musica e archeologia: al museo Archeologico al Teatro Romano tre pomeriggi estivi con concerto e visita guidata alla mostra “Il fascino dei vetri romani”

Il chiostro del museo Archeologico al Teatro Romano di Verona (foto MATR)

Musica e archeologia. Tre pomeriggi estivi al museo Archeologico al Teatro Romano di Verona con intrattenimento musicale e visite guidate. L’appuntamento è nei martedì 22 giugno, 6 luglio e 7 settembre 2021, alle 16.30 e alle 17.10. L’iniziativa è organizzata dal Comune in collaborazione con la Società Amici della Musica di Verona. Durante la visita al museo si potrà ascoltare musica classica nel chiostro, eseguita da giovani diplomati del Conservatorio. Negli stessi orari, inoltre, verranno offerte delle visite guidate gratuite su prenotazione alla mostra “Il fascino dei vetri romani”. Da diversi anni i Musei Civici collaborano con la Società Amici della Musica di Verona per arricchire la visita dei musei con l’ascolto della musica e dare spazio a giovani musicisti all’inizio della loro carriera.

Al museo Archeologico al Teatro Romano di Verona la mostra “Il fascino dei vetri romani” (foto MATR)

Gli appuntamenti musicali in programma: martedì 22 giugno 2021, ore 16.30 e ore 17.10, Eugenia Solegaroli, flauto, e Stefania Tosi, violoncello; martedì 6 luglio 2021, ore 16.30 e ore 17.10, Marco Palazzo, violino, e Chiara Mazzoni, arpa; martedì 7 settembre 2021, ore 16.30 e ore 17.10, Nicola Tumicioli, clavicembalo, e Elena Zavarise, flauto. Arrivando alle 16.30 sarà dunque possibile ascoltare la musica e seguire la visita o viceversa. Come partecipare agli appuntamenti musicali e alle visite guidate: i visitatori che assisteranno al concerto o parteciperanno alla visita guidata potranno entrare con il biglietto ridotto di 3 euro; poiché la capienza della sala è limitata, solo per la visita guidata è necessaria la prenotazione, da effettuarsi alla Segreteria didattica dei Musei Civici – Cooperativa Le Macchine Celibi, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16 e il sabato dalle 9 alle 13, al numero 045 8036353 – 045 597140 o via mail segreteriadidattica@comune.verona.it. Per i soci della Società Amici della Musica di Verona l’ingresso è gratuito; l’ingresso al museo è consentito indossando la mascherina; si raccomanda il rispetto del distanziamento sociale e delle indicazioni che verranno fornite dai nostri collaboratori per agevolare lo svolgimento dell’iniziativa.  

Verona. Dal 4 maggio riapre l’anfiteatro Arena. Nuova ripartenza per i musei civici. Il sindaco: “Arena a un euro per permettere a tutti di godersi i gradoni restaurati e tornati bianchi”

Le gradinate dell’Arena di Verona: si vede a occhio nudo il settore già ripulito e restaurato (foto comune-vr)

A più di cinquanta giorni dall’ultima chiusura, per rispettare le norme sanitarie, riapre martedì 4 maggio 2021 l’anfiteatro Arena di Verona, dalle 9 alle 19, al prezzo speciale di 1 euro. Sempre dal 4 maggio tutti i siti museali saranno accessibili, agli stessi orari, dal martedì alla domenica. “Tante mostre e tante donazioni che i veronesi non hanno ancora visto, ma le vera novità di questa riapertura sta nel restauro dell’Arena”, afferma il sindaco Gabriele Sboarina. “Il regalo che facciamo ai cittadini è di mantenere il biglietto a un euro per dare la possibilità a tutti di andare a vedere la metà dei gradoni tornati bianchi. Il restauro straordinario sta già mostrando i suoi effetti e invito tutti i veronesi a godersi questo bel colpo d’occhio. Riaprire finalmente, dopo un mese e mezzo di blocco, tutti gli spazi museali cittadini è comunque un segnale importante di ripartenza. Come sempre siamo attenti alla sicurezza con protocolli stringenti. Spiace però constatare che si tratta di una rigidità imposta solo ad alcuni, con vincoli che rendono in molti casi impraticabile la ripresa degli spettacoli. Ricordo che è ancora in vigore il coprifuoco alle 22, che impedisce lo svolgimento di qualsiasi evento serale, e la limitazioni a mille accessi a spettacolo in Arena. Le soluzioni servivano subito, oggi è tardi per qualsiasi ulteriore ragionamento. La stagione delle riaperture e ripartenze è ora, la programmazione realizzata negli scorsi mesi da parte del Comune deve poter essere concretizzata nella sua totalità, altrimenti ci ritroveremo con tante idee e risorse investite e pochi risultati concreti”.

Il teatro romano di Verona sovrastato dall’ex convento di San Girolamo, sede del museo Archeologico

Tante, infatti, le novità per i visitatori, grazie all’intenso lavoro portato avanti, anche nelle settimane di chiusura forzata, a livello di manutenzioni, riorganizzazione degli allestimenti e nuove esposizioni. Coinvolti tutti i musei tranne il Maffeiano dove ci sono ancora lavori, tutti gli altri sono accessibili dal martedì alla domenica. Apertura dalle 12 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30), per i musei di Castelvecchio, Archeologico al Teatro Romano, Storia Naturale, Galleria d’Arte Moderna – GAM, Affreschi alla Tomba di Giulietta. Per la Casa di Giulietta, invece, orario di visita dalle 9 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30). Le prenotazioni sono possibili esclusivamente online. Come previsto dal Dpcm per le giornate di sabato, domenica e festivi, la prenotazione online deve essere effettuata almeno il giorno prima rispetto a quello della visita. Negli altri giorni si potrà accedere ai musei con una prenotazione effettuata anche al momento stesso della visita. I biglietti d’ingresso sono acquistabili esclusivamente on line al link museiverona.com. In ogni struttura è assicurato il rispetto delle misure anticontagio, grazie all’adozione dei rigidi protocolli sanitari già rodati nei mesi scorsi.

Negrar di Valpolicella (Verona). A meno di un anno dalla ri-scoperta della Villa dei Mosaici, una villa rustica a carattere residenziale e produttivo di media età imperiale (III sec. d.C.), Comune Soprintendenza e Aziende vitivinicole siglano un patto per lo scavo, la musealizzazione e la valorizzazione del sito immerso tra i vigneti: archeologia e vino, due eccellenze in sinergia. Il ministro Franceschini: “Modello di rapporto pubblico-privato da esportare”

Maggio 2020: tra i filari di vigne dell’Azienda Agricola La Villa di Benedetti Matteo e Simone a Negrar di Valpolicella riemergono i mosaici della villa romana (foto Comune di Negrar)
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La notizia della ri-scoperta della Villa dei Mosaici di Negrar rilanciata dal New York Times nel maggio 2020

Non sono passati neppure dieci mesi da quando, era il 26 maggio 2020, e l’Italia stava faticosamente uscendo dal primo durissimo lockdown, un gruppo di archeologi della soprintendenza Archeologica, Belle arti e Paesaggio di Verona, sotto la direzione dell’archeologo Gianni De Zuccato, con l’archeologo Alberto Manicardi della SAP (Società archeologica Padana srl), scoprì – o meglio riscoprì – tra i vigneti di Negrar di Valpolicella tracce degli straordinari mosaici appartenuti a una villa romana, una villa rustica, a carattere residenziale e produttivo di media età imperiale (III sec. d.C.), che già si parla di un patto pubblico-privato, unico nel suo genere, per la ricerca, conservazione, musealizzazione e valorizzazione della Villa dei Mosaici, che potrebbe diventare un esempio pilota su tutto il territorio nazionale. Non è un caso che i media di tutto il mondo, non ultimo il New York Times, colsero l’importanza della scoperta rimbalzata dalla Valpolicella dando ampio spazio e rilievo alla notizia. Ma già un anno fa appariva, però, evidente che solo la realizzazione di veri e propri scavi stratigrafici in estensione avrebbe consentito di estendere le conoscenze all’articolazione dell’insediamento, alle sue fasi costruttive e alle vicende che ne hanno caratterizzato la frequentazione, l’abbandono e la distruzione oltre a riportare alla luce le diverse evidenze monumentali e le splendide pavimentazioni musive. Fino al patto di questa primavera.

L’area di scavo della Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicella (foto Comune di Negrar)

L’intervento di scavo è ripreso infatti in marzo 2021, nonostante l’emergenza Covid, grazie a un accordo di partenariato pubblico-privato tra la Soprintendenza e i proprietari dei terreni, l’Azienda Agricola La Villa di Benedetti Matteo e Simone e la Società Agricola Franchini srl, che si sono dimostrati particolarmente sensibili e collaborativi, mettendo a disposizione le aree da poco acquisite dai precedenti proprietari, rinunciando a indennità di occupazione e premi di rinvenimento e sostenendo parte delle spese per lo scavo dei livelli romani. Un ulteriore finanziamento del ministero della Cultura e del Bacino Imbrifero Montano dell’Adige hanno consentito di riprendere lo scavo archeologico in estensione, che è in corso anche grazie al protocollo d’intesa per lo studio e la valorizzazione del sito stipulato con l’università di Verona – Dipartimento di Culture e Civiltà (prof. Patrizia Basso). Ulteriori finanziamenti saranno necessari per il completamento dello scavo in estensione e per la valorizzazione del sito come area archeologica attrezzata per la pubblica fruizione.

Archeologi e operatori riportano alla luce di mosaici pavimentali della villa rustica romana di Negrar di Valpolicella (foto Comune di Negrar)
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Il soprintendente Vincenzo Tinè e il sindaco Roberto Grison alla presentazione della campagna di scavo alla Villa dei Mosaici (foto Comune di Negrar)

A fare il punto sulla situazione un incontro on line in municipio a Negrar di Valpolicella con il sindaco del Comune di Negrar, Roberto Grison; il soprintendente ABAP di Verona, Vincenzo Tinè; il funzionario archeologo Gianni De Zuccato, e il collegamento da Roma con il ministro della Cultura Dario Franceschini. Presentati gli scavi dell’anno 2020 e quelli attualmente in corso e gli accordi di partenariato pubblico/privato con i proprietari dei terreni in cui insiste la Villa, con il Comune e con l’Università di Verona per un progetto condiviso di ricerca e valorizzazione. E a riassumere vicende storiche, ricerche e progetti futuri per la Villa dei Mosaici è stato lo stesso responsabile delle ricerche Gianni De Zuccato (Sabap-Vr) con un breve video.

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Gianni De Zuccato, archeologo della Soprintendenza di Verona, sullo scavo della Villa dei Mosaici di Negrar (foto Comune di Negrar)

“Della villa romana di Negrar di Valpolicella – racconta De Zuccato – si erano perse le tracce ormai da quasi un secolo. Si pensava che i suoi splendidi mosaici, se ancora esistevano, fossero sepolti per sempre da metri di terra sotto qualche vigneto. Ritrovarla, riscoprirla era considerata un’impresa assurda, impossibile. I tre mosaici strappati a fine Ottocento, venduti al Comune di Verona e ora esposti al museo Archeologico al Teatro romano erano l’unica testimonianza rimasta di questo sito. Quando come archeologo della Soprintendenza mi fu affidato l’incarico della tutela di questo territorio decisi che avrei ritrovato la villa e i suoi mosaici se ancora esistevano. Le difficoltà da affrontare sono state e sono ancora molte, ma gli splendidi mosaici della parte residenziali, la pars urbana, dove il proprietario tratteneva i suoi ospiti, sono tornati alla luce. Queste stanze sono state testimoni, tanti secoli fa, di incontri di affari, di accordi politici, di sontuosi banchetti, di splendide feste, di concerti di musica, forse anche di storie d’amore, ma anche della fatica quotidiana di tante serve e servi che qui vivevano e lavoravano. Ora stiamo scoprendo nuovi mosaici e nuovi ambienti che testimoniano quanto fosse estesa questa residenza. Attorno alla villa c’era il suo fundus, il podere, dove si producevano – come oggi in Valpolicella – soprattutto olio e vino. E di queste produzioni speriamo di poter trovare presto testimonianze archeologiche. Questo sito è un bene comune che va recuperato, conservato, protetto e valorizzato con un’adeguata musealizzazione. Sono le radici che la comunità di Negrar di Valpolicella oggi può ritrovare, facendone una parte fondamentale del proprio patrimonio culturale. Io sogno un’area archeologica musealizzata capace di parlare ed emozionare tutti, come questi resti parlano ed emozionano me”.

Dal terreno riemergono i pavimenti a mosaico della villa rustica di Negrar (foto Comune di Negrar)
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Maggio 2020: tra i filari di vigne dell’Azienda Agricola La Villa di Benedetti Matteo e Simone a Negrar di Valpolicella riemergono i mosaici della villa romana (foto Comune di Negrar)

Ripercorriamo in breve le tappe principali della scoperta. Nel 1886 nella frazione di Villa in comune di Negrar di Valpolicella (Verona), nel podere Cortesele, furono scoperte le tracce di una grande villa di epoca romana. Venne in luce anche un mosaico, che fu acquistato dal Comune di Verona ed è attualmente esposto al museo Archeologico del Teatro Romano. Nel 1922 l’archeologa Tina Campanile (prima donna ammessa alla Scuola Archeologica di Atene), per incarico della soprintendenza ai Musei e agli Scavi del Veneto, indagò un’area di circa 270 mq pertinente alla parte residenziale (pars urbana) di una villa rustica databile alla media/tarda età imperiale (II-III d.C.) Nuovi mosaici pavimentali policromi, di straordinario pregio ed eccezionale stato di conservazione, vennero in luce anche in questa fase, insieme a frammenti di intonaci parietali dipinti a vivaci colori. Nel 1975 in una proprietà adiacente fu rinvenuto un altro ambiente con pavimento a mosaico, oggi interpretabile come pertinente all’ingresso della villa, il vestibulum. Dal 2016 la Soprintendenza è tornata ad operare nell’area al fine di rintracciare il sito e documentarne lo stato di conservazione. Un progetto di indagine sistematica, curato dal funzionario incaricato delle ricerche Gianni De Zuccato, è stato presentato nel 2017 all’amministrazione comunale di Negrar di Valpolicella, che ha immediatamente affiancato la Soprintendenza nella sua realizzazione. Le indagini sono quindi proseguite nel 2018 con una campagna di prospezione geofisica e con sondaggi stratigrafici nel 2019 e nel 2020, resi possibili da un finanziamento del ministero della Cultura. La scoperta di nuove strutture murarie e pavimentali della villa, attigue alle precedenti e probabilmente pertinenti alle parti rustica e fructuaria della villa, ha rivelato la sua notevole ampiezza e complessità planimetrica. Sulla scorta di queste nuove acquisizioni della ricerca il ministero della Cultura ha dichiarato l’interesse culturale particolarmente importante del sito con provvedimento di vincolo ai sensi dell’art. 10, comma 3, lettera a) del Codice dei Beni Culturali.

“È una bella storia di rapporto pubblico privato”, ha dichiarato il ministro Dario Franceschini, intervenendo in teleconferenza all’incontro di Negrar, “con privati molto disponibili a farsi carico anche generosamente di una parte di fruibilità pubblica di un bene così importante e li ringrazio; e contemporaneamente una positiva corresponsione da parte del pubblico che a volte entra in un braccio di ferro che complica anche cose che potevano essere gestite più semplicemente. In questo caso mi sembra che ci sia stato un livello di collaborazione ottima, un modello che potremmo suggerire in altri casi di rapporto pubblico-privato senza ricorrere a quegli strumenti che la legge assegna naturalmente allo Stato per poter recuperare un patrimonio culturale e archeologico. Ma se ci si arriva in un modo diverso ottenendo gli stessi obiettivi di salvaguardia del patrimonio e di fruibilità del patrimonio, è meglio: attraverso un percorso condiviso, come è avvenuto in questo caso. E sono convinto che il discorso proseguirà anche nella parte che ancora manca su questa strada. Da parte nostra c’è la disponibilità. C’è stato anche – è sottinteso – il finanziamento di parte dei lavori, ci sono stati in parte in passato dei progetti complessivi di recupero e di valorizzazione del sito. Vediamo. Ci lavoriamo. L’importante è che è una storia positiva tra le parti. Farò il possibile per valorizzarla ancora”.

Particolare dei bellissimi pavimenti musivi della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella

“L’obiettivo è quello di raccogliere disponibilità e risorse da parte di tutti gli attori in campo”, ha spiegato il soprintendente Vincenzo Tinè. “In questo momento siamo nella fase della ricerca e dello scavo che, trattandosi di attività notoriamente riservate al ministero siamo autonomi, possiamo intervenire, possiamo godere di contributi, disponibilità di privati e di enti pubblici. Un po’ più complicata sarà l’organizzazione della fase valorizzazione con queste stesse modalità che ci auguriamo di sinergia pubblico-privato. Dopo lo scavo estensivo che contiamo di completare nella primavera del 2022, dovrà essere scattata – col contributo che ci aspettiamo dal ministero – la fase di parco e di allestimento delle strutture. Con qualche difficoltà rappresentata dal fatto che lo Stato dovrà investire importanti fondi su un’area privata. Ma l’interesse è proprio quello di riuscirci senza snaturare questa modalità sinergica e di collaborazione che non tende a espropriare, non tende a mettere nella mano pubblica per forza tutto, ma lasciare ai privati non solo la proprietà ma anche qualche forma di gestione del sito perché l’interesse qui è mettere insieme archeologia – come dice il sindaco – e il prodotto caratteristico della Valpolicella, cioè il vino. Che è un elemento culturale: vorrei ricordare che anche su questo filone la soprintendenza lavora con il settore demo-etno-antropologico (tra l’altro in Valpolicella abbiamo un luminare in questione che è il prof. Vincenzo Padiglione ordinario a Roma). E quindi sono filoni interconnessi anche solo dal punto di vista culturale. Il vino vale quanto l’archeologia, e viceversa”.

Un bellissimo pavimento musivo della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (foto Comune di Negrar)
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L’ampia area di scavo della Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicella (foto Comune di Negrar)

“Vino e archeologia, due eccellenze che rispondono a normative e figure giuridiche diverse”, ha sottolineato il sindaco Roberto Grison. “La fatica è stata proprio trovare una collaborazione su questi aspetti. Penso che qualcuno prima o dopo deve fungere anche da apripista. Noi siamo diventati apripista proprio su questa situazione che è unica: una ricchezza che è nel sottosuolo era coperta da un’altra ricchezza che è in superficie. Cioè ci sono dei vigneti che hanno una qualità in termini di produzione dell’uva di valore anche economico che sono di altissima importanza. Quindi il lavoro che c’è stato negli anni scorsi è stato quello di far comprendere a qualcuno che sotto quei vigneti c’era una ricchezza importante che potrebbe proprio a contribuire a valorizzare il prodotto stesso attraverso questa sinergia tra le due cose. È chiaro che era anche difficile pensare un esproprio, difficile addivenire a una situazione diversa che non fosse quella della valorizzazione tra pubblico e privato di questo luogo. E grazie alle due cantine che si sono messe a disposizione, che vanno fortemente ringraziate, siamo arrivati ai risultati di questi tempi. Quindi un ringraziamento particolare va a loro che ci hanno creduto e ci stanno credendo. Già mezza villa è stata scavata e portata alla luce. Che è quella che insiste sulla proprietà dei fratelli Benedetti, che sono stati i primi a credere in questo intervento. La cantina Franchini è arrivata un po’ dopo. Ha concluso questo percorso con la soprintendenza di convenzioni e di accordo, e quindi procederemo anche nell’altra metà. Ma sicuramente siamo decisi ad arrivare in fondo su questa fase”.

Il sito archeologico della Villa dei Mosaici è immerso tra i vigneti della Valpolicella (foto Comune di Negrar)
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Un bellissimo pavimento musivo della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (foto Comune di Negrar)

L’ubicazione della Villa dei Mosaici in una splendida posizione sopraelevata, a breve distanza dall’abitato di Negrar di Valpolicella, immersa tra i filari dei vigneti di uve Valpolicella destinate alla produzione dei celebri vini, costituisce un valore aggiunto alla potenzialità attrattiva del sito. Adeguatamente valorizzato con strutture e percorsi attrezzati per la visita, l’area archeologica, oltre che un nuovo luogo della cultura straordinariamente evocativo del paesaggio antico, potrà diventare un ulteriore volano per lo sviluppo culturale, turistico ed economico della valle, rafforzando a livello nazionale e internazionale l’appeal di un territorio già celebre per i suoi vini.

Al museo Archeologico al Teatro Romano di Verona la mostra “Il fascino dei vetri romani” con oggetti da scavi sul territorio (necropoli di Raldon) e da raccolte confluite al museo

Il teatro romano di Verona sovrastato dall’ex convento di San Girolamo, sede del museo Archeologico

Vetri romani esposti nella mostra “Il fascino dei vetri romani” al museo Archeologico del Teatro Romano di Verona

“Il fascino dei vetri romani” al museo Archeologico al Teatro Romano di Verona. La mostra, a cura di Margherita Bolla, è promossa dal Comune di Verona – Assessorato alla Cultura – Direzione Musei civici, ed è realizzata in concomitanza con l’esposizione “Carlo Scarpa. Vetri e disegni 1925-1931”, in corso al museo di Castelvecchio. Un’occasione per vedere dal vivo i parallelismi che intercorrono fra le opere dell’architetto veneziano e gli antichi vasi che, per molti aspetti, sono stati i modelli ispiratori di molte creazioni vetrarie del Novecento. Di particolare interesse, dunque, visitare entrambe le esposizioni per trovare i riscontri che legano questi differenti periodi storici e la rispettiva produzione vetraria. “Il fascino dei vetri romani” è il ventesimo appuntamento di una serie di esposizioni temporanee realizzate, a partire dal 1998, con i materiali appartenenti alle collezioni restaurate del Museo. I vetri – in parte provenienti dal territorio, in parte appartenenti a raccolte confluite nel Museo – sono presentati al pubblico nei rinnovati spazi dell’Archeologico, in una esposizione che va ad integrare la collezione degli oggetti romani in vetro presenti nell’allestimento permanente del Museo. I vetri antichi, e romani in particolare, hanno sempre suscitato grande interesse, per l’eleganza e la funzionalità delle forme e per la valenza estetica delle colorazioni. L’esposizione ne illustra le molteplici funzioni: recipienti per balsami e profumi, vasi per alimenti liquidi e solidi, ma anche contenitori per le ossa cremate dei defunti e oggetti di ornamento. Una sezione è poi dedicata agli oggetti scoperti in una necropoli romana scavata nel territorio veronese – a Raldon – nel Settecento, un’altra a vetri di pregio prodotti e usati a Roma in ambito cristiano.

A quarant’anni dalla prima esperienza, torna a Verona il grande cinema archeologico grazie ad Archeologia Viva con Verona Archeofilm: nove titoli e l’incontro con Francesca Ghedini

L’affaccio del museo archeologico di Verona a strapiombo sul teatro romano (foto Graziano Tavan)

La presentazione di Verona Archeofilm: da sinistra, il direttore artistico Dario Di Blasi, l’assessore alla Cultura Francesca Briani, e il direttore artistico di Schermi d’Amore Paolo Romano (foto Graziano Tavan)

Trentatré anni dopo l’ultima edizione (patrocinata dalla Regione Veneto) e quarantaquattro anni dopo la prima edizione (a cadenza biennale) partita quasi in sordina al teatro Romano di Verona, torna nella città di Giulietta il grande cinema archeologico con il Verona Archeofilm, che si è concretizzato grazie ad Archeologia Viva / Firenze Archeofilm, che ha fornito il supporto scientifico, e al Comune di Verona / Area Cultura e Turismo, che ha garantito il supporto tecnico-logistico. Il risultato è – per quest’anno – un mini-festival cinematografico di Archeologia, Arte e Ambiente con nove titoli per una giornata tra passato e presente. E con un impegno, ribadito dal direttore artistico Dario Di Blasi, dall’assessore alla Cultura e Turismo Francesca Briani, e da Margherita Bolla direttore del museo Archeologico al Teatro Romano di Verona, che a questa prima edizione – una sorta di anteprima-assaggio – già dall’anno prossimo avrà una durata più consona a un festival cinematografico – almeno tre giorni – e una location prestigiosa, cioè quel teatro Romano che questo festival l’ha visto nascere quasi mezzo secolo fa. E così il Verona Archeofilm si viene a inserire a pieno titolo nella Città di Verona, “il cui tessuto archeologico”, sottolinea l’assessore Briani, “è il principale scenario urbano e rappresenta da sempre la sua più forte attrattiva culturale e turistica. Il nuovo e prestigioso appuntamento – continua – va ad aggiungersi ai due Festival storici di Verona dedicati al cinema, e cioè Schermi d’Amore, che ha riaperto i battenti proprio quest’anno dopo otto anni di assenza, e Corti per Piccoli, che tra pochi mesi festeggerà i primi vent’anni di attività”. Sull’opportunità di proporre il Verona Archeofilm in una location prestigiosa e più attinente ai contenuti proposti interviene anche il direttore artistico di Schermi d’Amore, Paolo Romano: “Ricordo ancora le prime edizioni al teatro Romano: c’era un’atmosfera speciale”.

La locandina della prima edizione di Verona Archeofilm al teatro Ristori di Verona

Il teatro Ristori di Verona

Tutto in una giornata: nove film e un incontro speciale. Appuntamento al teatro Ristori di Verona martedì 22 ottobre 2019, con due sezioni: una pomeridiana, dalle 16.30; l’altra serale, dalle 21. Ingresso libero. “Sono particolarmente contento poter riportare a Verona il grande cinema archeologico che proprio da questa città ha mosso i primi passi”, spiega il direttore artistico Dario Di Blasi. “La rassegna veronese alla fine degli anni ’70 del secolo scorso fu tra le prime del genere a livello europeo: solo Parigi era partita un anno prima. E poteva contare, tra gli organizzatori, personaggi come Valerio Massimo Manfredi e Giuseppe Orefici, archeologi e comunicatori che negli anni sarebbero diventati famosi mostrando tutto il loro valore”. La formula scelta per Verona Archeofilm è quella classica di Firenze Archeofilm, dal cui archivio Dario Di Blasi ha scelto i film a carattere storico-archeologico tra i migliori a livello mondiale presentati alla rassegna internazionale fiorentina che fa da capofila al festival diffuso per la valorizzazione dei territori locali. “L’antica Pompei, i misteri di Tutankhamon, il labirinto del Minotauro, i secoli bui del Medioevo, la battaglia di Canne, i segreti di Verona sotterranea”, riassume Di Blasi, “sono alcuni dei grandi temi che sfileranno sullo schermo del teatro Ristori”. E nel tardo pomeriggio, all’interno della programmazione filmica, ci sarà l’incontro speciale con l’archeologa classica Francesca Ghedini, professore emerito dell’università di Padova, che parlerà di “Verona e non solo: architettura e potere nel mondo romano” intervistata da Piero Pruneti, direttore della rivista Archeologia Viva.

Il film “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero” di Stephen Mizelas

Francesca Ghedini (università di Padova)

Visita guidata all’area archeologica di Corte Sgarzerie a Verona

Il programma di martedì 22 ottobre 2019. Sezione del pomeriggio, dalle 16.30 alle 19. Apre il film “Malagne gallo-romana” di Philippe Axell (Belgio, 18′). L’Archeopark di Malagne è sorto intorno ai resti di un’imponente villa gallo-romana ed è impegnato nella rievocazione del passato. Ecco come dopo anni di studio, le terme di Malagne sono state ricostruite e “restituite” dal computer. Segue “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero / Toutankhamon, les secrets du pharaon: un roi guerrier” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 50′). Tutankhamon è uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il suo favoloso tesoro, scoperto intatto quasi un secolo fa, ne ha fatto il faraone più famoso e più studiato della storia. Il corredo della sua tomba è una fonte inestimabile di informazioni sull’antico Egitto, ma anche su questo giovane re, il cui regno è ancora un mistero per gli archeologi. Chi era veramente? Un fragile re-bambino o un signore della guerra? Morì di malattia o venne ucciso in battaglia? Tre oggetti con cui il faraone riposa aiutano gli archeologi a rivelare il suo vero volto… Alle 18, incontro/intervista con Francesca Ghedini, professore emerito di Archeologia all’università di Padova, su “Verona e non solo: architettura e potere nel mondo romano”. Segue il film “Alla scoperta di Verona sotterranea. Il sito archeologico di Corte Sgarzerie” di Davide Borra (Italia, 15′). I resti romani dell’imponente Capitolium di Verona vengono descritti grazie al racconto in prima persona di Scipione Maffei in costume d’epoca. La descrizione dell’area archeologica di Corte Sgarzerie passa attraverso una complessa stratificazione architettonica. Il video è frutto di un grande lavoro di computer grafica e ricostruzioni virtuali. Quindi “Apud Cannas”, regia e supervisione 3D di Francesco Gabellone (Italia, 16′). La battaglia di Canne, la “battaglia per eccellenza”, studiata dai militari di ogni tempo per una strategia bellica che ha fatto scuola, viene da molti descritta con notevoli differenze di vedute. In questo film animato, su base 3D, lo studio diretto delle fonti viene coniugato con l’uso delle tecnologie per la rappresentazione e la comunicazione di quegli eventi, i protagonisti, le condizioni politiche e sociali di contesto. Chiude il pomeriggio il film “Vivere tra le rovine / Living amid the ruins” di Isılay Gürsu (Turchia, 14′). Il film esamina la complessa relazione tra archeologia e società contemporanea, concentrandosi su come le comunità che abitano vicino ai siti archeologici siano influenzate dal contesto in cui vivono. Il cortometraggio conduce lo spettatore nell’antica regione della Pisidia, sulla catena montuosa del Tauro nel sud-ovest della Turchia.

Una scena del film “Creta, il mito del Labirinto / Crète, le mythe du Labyrinthe” di Mikael Lefrançois, Agnès Molia

Il programma della sera, dalle 21 alle 23. Apre il film “Creta, il mito del Labirinto / Crète, le mythe du Labyrinthe” di Mikael Lefrançois, Agnès Molia (Francia, 26′). Creta, tra il 3000 e il 1400 a.C., fu la culla della prima grande civiltà del mondo greco: i minoici. Primo popolo europeo a padroneggiare la scrittura, hanno costruito sontuosi edifici dall’architettura complessa e monumentale. I miti greci sono stati a lungo sfruttati per spiegare queste strutture, fino ai recenti scavi che hanno infine portato alla decodificazione di questi edifici. Segue il film “Il misterioso vulcano del Medioevo / Le mystérieux volcan du Moyen-Âge” di Pascal Guérin (Francia, 52′). Il film mette in primo piano il lavoro minuzioso di ricerca, perseveranza, collaborazione e intuizione, degli scienziati che hanno dedicato tanti anni alla ricerca di questo misterioso vulcano. Questa scoperta sarebbe fondamentale per comprendere come le eruzioni vulcaniche, hanno trasformato il clima del pianeta e gli ecosistemi in cui viveva la società… Quindi il film “Alla ricerca dei secoli bui / W poszukiwaniu Sredniowiecza” di Jakub Stepnik (Polonia, 8′). Il film è la storia del lavoro degli archeologi che hanno scavato la fortezza medievale di Kłodnica, nella Polonia orientale. Un’opportunità per narrare la bellezza della professione dell’archeologo e l’intimità del contatto con i reperti che tornano fra le mani dopo mille anni. Chiude la prima edizione di Verona Archeofilm “La casa di Giulio Polibio a Pompei” di Alessandro Furlan (Italia, 12′). La casa di Giulio Polibio rivive oggi grazie alla messa in video di un grande studio interdisciplinare coordinato dal Laboratorio di Ricerche Applicate della Soprintendenza Archeologica di Pompei sulla base dei diari di scavo della casa, stilati negli anni ’70, e di altri dati analitici e sperimentali.