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Venezia. Incontro della Fondazione Giancarlo Ligabue con Davide Domenici su “Dall’isola di Pasqua a Rapa Nui. 300 anni di storia tra mito, ricerca e rinascita politico-culturale” a margine della mostra “Power & Prestige. Simboli del comando in Oceania”: occasione di riflessione sui falsi miti creati dalla ricerca archeologica dopo la “scoperta” europea dell’isola nel 1722

Due monumentali moai sull’Isola di Pasqua (foto fondazione ligabue)

Logo Fondazione Giancarlo LigabueSono trascorsi 300 anni dalla “scoperta” europea ad opera del navigatore olandese Jacob Roggeveen. E l’Isola di Pasqua, dove vivono attualmente circa 3mila mila persone e che solo da poco si chiama ufficialmente con il suo nome originario Rapa Nui, rimane uno dei luoghi più ricchi di fascino e mistero del nostro pianeta. Proprio Rapa Nui sarà al centro dell’incontro, promosso dalla Fondazione Giancarlo Ligabue, e coordinato da Adriano Favaro, dal titolo “Dall’isola di Pasqua a Rapa Nui. 300 anni di storia tra mito, ricerca e rinascita politico-culturale”. Davide Domenici, antropologo, professore all’università di Bologna, che negli anni ’90 ha partecipato alla missione archeologica nell’Isola di Pasqua della Fondazione Ligabue, ripercorre i principali eventi politici e culturali degli ultimi tre secoli in questa remota isola del Pacifico meridionale. Interverranno anche Inti Ligbaue, presidente di Fondazione G. Ligabue di Venezia, e Andrea Rinaldo presidente dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti. Appuntamento il 18 febbraio 2022, alle 18, all’M9 – MUSEO DEL ’900 di Mestre, nell’auditorium “Cesare De Michelis”. Prenotazione obbligatoria al link: www.emma4culture.com. L’evento avrà luogo in ottemperanza alle norme vigenti in materia di sicurezza sanitaria anti Covid-19. Obbligatorio l’utilizzo della mascherina Ffp2.

Giancarlo Ligabue durante la missione archeologica sull’Isola di Pasqua – Rapa Nui (foto fondazione ligabue)
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L’archeologo americanista Davide Domenici dell’università di Bologna

Il dialogo con Davide Domenici sarà anche una riflessione su come la ricerca archeologica ha contribuito – creando “miti” divenuti metri di giudizio per giudicare la popolazione indigena contemporanea – alla controversa e contraddittoria storia moderna dell’isola cilena. Negli ultimi anni, anche grazie a nuove percezioni di ciò che Rapa Nui è stata nel contesto del passato polinesiano, l’isola sta vivendo un momento di forte rinascita politico-culturale e di riaffermazione identitaria. “Quando pensiamo all’Isola di Pasqua, immediatamente ci sovviene l’immagine di un passato intriso di fascino e mistero: ma quell’immagine è in gran parte il frutto della storia moderna dell’isola – cioè successiva alla “scoperta” europea del 1722 -, una storia spesso tragica ma anch’essa straordinariamente avvincente”, afferma Davide Domenici.

Inti Ligabue tra alcuni bastoni di comando della Collezione Ligabue esposti nella mostra “Power and Prestige. Simboli del comando in Oceania” (foto di James Mollison)

La conferenza del 18 febbraio 2022 in M9 è collegata alla mostra “Power & Prestige. Simboli del comando in Oceania” in corso a Venezia a Palazzo Franchetti, sede dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, organizzata dalla Fondazione Giancarlo Ligabue, visitabile fino al 13 marzo 2022. Nell’esposizione sono raccolti 126 simboli del comando – che in passato erano stati ritenuti anche strumenti di battaglia – delle popolazioni oceaniche. Oltre che prestiti di collezionisti privati e pubblici, alcuni di questi materiali arrivano dai più prestigiosi musei del mondo; alcuni appartengono alla collezione Ligabue. In esposizione a Venezia ci sono anche oggetti provenienti da Rapa Nui (“grande isola” nel linguaggio locale). Dopo Venezia la mostra – la prima del suo genere mai realizzata in Europa – si trasferirà nella sede del Quai Branly Museo Jaques Chiriac a Parigi, il più importante centro di arte primitiva francese.


“I Neanderthal sono ancora tra noi”: a Palazzo Franchetti la fondazione Giancarlo Ligabue di Venezia incontra il paleoantropologo Giorgio Manzi sul libro “L’ultimo Neanderthal racconta. Storie prima della storia”. Visita guidata alla mostra “Power & Prestige. Simboli del comando in Oceania”

“Sono seduto su un grande masso di fronte al mare. Alle mie spalle la grotta del Monte Circeo frequentata dai Neanderthal”. Con queste parole Giorgio Manzi nel libro “L’ultimo Neanderthal racconta. Storie prima della storia” (edizioni Il Mulino) inizia un sogno: un incontro immaginario tra un paleoantropologo e l’ultimo dei Neanderthal. I due condividono le competenze di oggi e le esperienze vissute nel tempo profondo. Dialogano così sull’origine, sulle caratteristiche e sui comportamenti dei Neanderthal, come pure sul loro destino. Ne deriva l’affascinante narrazione di una specie simile alla nostra, ma anche profondamente diversa da noi, con la quale ci siamo confrontati dopo centinaia di millenni di separazione evolutiva. Non solo, però: la vicinanza genetica ha reso possibili incroci che hanno lasciato tracce durature in tutti noi. I Neanderthal sono ancora qui. Per il ciclo “I Neanderthal sono ancora tra noi” il noto paleoantropologo Giorgio Manzi, docente all’università La Sapienza di Roma, sarà ospite della Fondazione Giancarlo Ligabue. Il nuovo appuntamento con la paleontologia, l’antropologia e lo studio del passato “Giorgio Manzi racconta: i Neanderthal, uno specchio in cui osservare noi stessi” è in programma venerdì 19 novembre 2021, alle 17.30, nella Sala del Portego di Palazzo Franchetti a Venezia, dove è in corso la mostra “Power & Prestige. Simboli del comando in Oceania”. In occasione dell’evento – con ingresso gratuito e capienza limitata in base alle norme vigenti anti contagio – i partecipanti possono usufruire alle 17 di una visita guidata della mostra “Power & Prestige”, con una riduzione sul normale prezzo del biglietto d’ingresso. L’ingresso consentito solo ai possessori di Green Pass. Per informazioni: 0412705616; prenotazioni@fondazioneligabue.it

Copertina del libro “L’ultimo Neanderthal racconta. Storie prime della storia” (Il Mulino) di Giorgio Manzi
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Il paleoantropologo Giorgio Manzi

Al centro della conferenza, l’incontro immaginario tra il paleoantropologo e l’ultimo dei Neanderthal, filo conduttore dell’ultima fatica editoriale di Manzi uscita da poche settimane per le edizioni de Il Mulino: “L’ultimo Neanderthal racconta. Storie prima della storia”. Di fronte alla Grotta del Monte Circeo, Manzi sogna e immagina di trovarsi faccia a faccia con uno dei rappresentanti dell’umanità “forse il più iconico della preistoria”.  Giorgio Manzi è professore di Antropologia alla Sapienza – Università di Roma. Accademico dei Lincei, è stato direttore del Polo museale Sapienza e segretario generale dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana. Editorialista di “Le Scienze”, collabora con quotidiani, periodici, trasmissioni radio e tv. Fra i libri per il Mulino: “Il grande racconto dell’evoluzione umana” (2018), “Ultime notizie sull’evoluzione umana” (2017).

Ricostruzione di un cranio di Neanderthal (La Ferrassie 1, con integrazioni) e, sullo sfondo, il modello di un cranio umano moderno. Da una ricostruzione esposta all’American Museum of Natural History di New York (foto fondazione ligabue)

Vissuti nel tardo Pleistocene, diffusi in Europa ma anche più a oriente nel vasto territorio compreso tra il Mediterraneo e le steppe della Mongolia, inevitabilmente i Neanderthal dovettero incontrarsi e confrontarsi con gli Homo Sapiens partiti dall’Africa. La vicinanza genetica ha reso possibili incroci, ibridazioni che ebbero scarsa fortuna ma che hanno lasciato tracce molto durature tuttora presenti nel DNA di molte nostre popolazioni. I Neanderthal – che hanno abitato anche la nostra penisola – sono dunque ancora qui e la paleoantropologia che studia i reperti fossili utilizzando le più moderne tecniche di un’ampia varietà di discipline ci permette di conoscerli sempre meglio. Le scoperte si susseguono in questi ultimi anni, basti pensare ai recenti, eccezionali rinvenimenti legati alla grotta Guattari nel Circeo, e ciò aiuterà a comprendere meglio anche la nostra storia.

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Inti Ligabue, presidente della fondazione Giancarlo Ligabue, tra i bastoni di comando della collezione Ligabue (foto James Mollison)

“La preistoria antica, il Paleolitico, occupa la quasi totalità del nostro passato bioculturale, il 99,5% della nostra esistenza come genere Homo”, ricorda Inti Ligabue, presidente della Fondazione Giancarlo Ligabue. “Un periodo lunghissimo dell’evoluzione in cui affondano le nostre origini umane e sul quale gli studiosi devono ancora fare piena luce; un periodo che offre continui spunti e nuove conoscenze. Anche per questo ci piace proporre le riflessioni di Giorgio Manzi che da anni affronta questi temi collaborando con colleghi di discipline diverse: nuove strade della conoscenza che la Fondazione vuole percorrere”.