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“IN THE VOLCANO: Cai Guo-Qiang and Pompeii”: l’artista cinese prima ricrea nell’anfiteatro di Pompei l’eruzione del Vesuvio, poi al Mann di Napoli dissemina gli effetti “dell’esplosione artistica” in un dialogo tra tra passato e presente, cultura orientale e occidentale

Manifesto della mostra “Nel vulcano. Cai Guo-Qiang e Pompei” al museo Archeologico nazionale di Napoli fino al 20 maggio 2019

Jerome Neutres, curatore della mostra “Nel vulcano” al Mann

Cai Guo-Qiang si inginocchia al centro dell’anfiteatro di Pompei. Prende in mano la miccia. E dà fuoco alle polveri, allontanandosi di corsa quasi inciampando. Boom. Un’esplosione di polvere da sparo e fumi colorati invadono l’anfiteatro di Pompei per ripercorrere la dinamica tragica e, al tempo stesso, vitale dell’eruzione del Vesuvio, in un viaggio poetico senza tempo che racconta la distruzione e la rinascita a nuova vita di Pompei. È l’evento unico dell’artista cinese Cai Guong-Qiang che il 21 febbraio 2019 nell’anfiteatro ha dato luogo all’“Explosion Studio”: un’esplosione artistica che, attraverso le sue fasi, ha riproposto non soltanto la tragedia che sconvolse Pompei ma anche la sua fortunosa scoperta, in grado di riportare alla luce eccezionali testimonianze storiche e archeologiche. Le opere create dall’esplosione artistica sono state “scavate” e poi trasferite al museo Archeologico nazionale di Napoli per l’inaugurazione della mostra “IN THE VOLCANO: Cai Guo-Qiang and Pompeii”: fino al 20 maggio 2019, disseminati negli spazi museali (dalla Collezione Farnese alla sezione affreschi, dall’atrio ai mosaici), i lavori di Cai Guo-Qiang racconteranno il legame indissolubile tra passato e presente, cultura orientale e occidentale. La mostra è curata da Jérôme Neutres; il progetto è ospitato dal parco archeologico di Pompei e dal museo Archeologico nazionale di Napoli; la realizzazione di “In the Volcano” è stata possibile grazie al supporto organizzativo della Fondazione Morra. Con questa poliedrica esperienza creativa l’artista Cai Guo-Qiang prosegue la sua attività in Italia, dopo il successo della performance con fuochi d’artificio a Firenze (“City of Flowers in the Sky”) e della personale “Flora Commedia: Cai Guo-Qiang agli Uffizi”, nell’ambito del più ampio progetto “Viaggio di un Uomo nella Storia dell’Arte Occidentale” di Cai Guo-Qiang.

L’artista cinese Cai Guo-Qiang dà fuoco alle polveri nell’anfiteatro romano (foto Parco archeologico di Pompei)

Explosion Studio – Anfiteatro di Pompei. L’esplosione all’anfiteatro di Pompei è stato un unicum, per le infinite suggestioni del luogo: al centro dell’arena, tele di diverse dimensioni e copie di oggetti legati alla vita quotidiana di Pompei, ma anche riproduzioni di sculture del Mann (Venere Callipigia, Ercole ed Atlante farnese, busto di Pseudo-Seneca) sono stati collocati su una tela di 32 metri per 6, supportata da una piattaforma. Explosion Studio si è sviluppato in tre momenti: I. A partire dal capitolo evocativo “Tela della Civiltà”, piccole esplosioni hanno distrutto i manufatti disposti sulla tela, marcandoli in maniera violenta e con la stessa spietatezza che ha segnato le vite umane al momento dell’esplosione del Vesuvio; II. Dopo una breve pausa, colorati fuochi d’artificio sono stati allineati lungo la tela e puntati verso il cielo per produrre l’effetto di un’eruzione vulcanica inarrestabile. I fuochi d’artificio hanno incarnato teatralmente un pesante “Sospiro”, quello dell’ascesa e della caduta della civiltà umana; III. In chiusura, si è proceduto allo “Scavo”: tra i fumi residui, l’artista e il suo team hanno portato alla luce le “rovine archeologiche”. La tela, segnata dall’Explosion, è stata riempita di immagini e colori ispirati agli oggetti scoperti a Pompei, ora conservati al Mann.

Le opere d’arte (copie dal Mann) avvolte dalle fiamme per l’effetto dell’eruzione simulata dall’artista cinese Cai Guo-Qiang (foto Parco archeologico di Pompei)

Alfonsina Russo, direttrice ad interim, e Massimo Osanna, già soprintendente, in anfiteatro (foto Parco archeologico di Pompei)

L’artista cinese Cai Guo-Qiang a Pompei (foto Parco archeologico di Pompei)

La città di Pompei fu verosimilmente sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel mese di ottobre del 79 d.C. non nel mese di agosto, come si è sempre ritenuto. “Le più recenti scoperte archeologiche”, ricorda Massimo Osanna, già direttore generale del parco archeologico di Pompei, “sembrano infatti confermare quanto vari studiosi hanno a più riprese proposto, che occorre riposizionare la datazione dell’eruzione al 24 ottobre di quel fatidico anno, ridefinendo un dato storico verosimilmente errato e dimostrando così la perdurante contemporaneità del sito pompeiano – un’ossimorica archeologia in divenire, o in prospettiva – che muta continuamente per la necessità di ridare i propri strumenti di indagine e di aggiornare i criteri e i metodi conoscitivi della ricerca archeologica in base alle campagne di scavo condotte, alle scoperte effettuate e alla loro interpretazione”. A partire dalla riscoperta di Pompei, nel 1748, due secoli e mezzo di Grand Tour hanno determinato molteplici riletture, e quindi riscoperte, di questo sito. “Ognuno dei viaggiatori, intellettuali, artisti, scrittori, musicisti, architetti, scienziati di questo costante Grand Tour, che giunge sino a oggi… ha aggiunto ulteriori livelli critici, e quindi nuove interpretazioni, che nel loro complesso delineano un’archeologia collettiva della nostra esperienza, pubblica e privata, dell’antica città di Pompei”. Come ha recentemente (2017) raccontato al museo Madre di Napoli anche la mostra “Pompei@Madre. Materia archeologica”, l’arte contemporanea – sostiene Osanna – non ha modificato il sito in termini di tutela oggettiva, ma in termini di ampliamento dei possibili significati di cosa intendiamo per tutela, aprendola a un multiverso di culture, discipline e ipotesi in grado di collaborare, interagire e ispirare il lavoro quotidiano di ricerca degli archeologi. “Anche Cai Guo-Qiang fa parte di questa storia contemporanea di Pompei, quale sito in perenne divenire, quale patrimonio accogliente e collettivo dei saperi umani. Conformazione estetica e consapevolezza etica (politica) – conclude Osanna -, sono componenti inscindibili del metodo di lavoro di questo artista, riplasmato anche dalla formazione teatrale, e quindi dal dominio di aspetti quali messa in scena (intesa come rapporto scenografia/racconto), produzione di gruppo, relazionalità fra opera e spettatore, pratica performativa e time-based”. E Alfonsina Russo, direttrice ad interim del parco archeologico di Pompei, “Pompei è un luogo del contemporaneo. Riprendo questo pensiero di Massimo Osanna, a cui si deve la promozione di questo progetto, che trovo quanto mai significativo. Pompei, sospesa nel tempo, ha da sempre catturato l’immaginazione e lo spirito creativo di artisti di ogni epoca, ricordandoci che quel tragico evento del 79 d.C. si è impresso nella memoria collettiva per l’eternità, non solo per la sua storia e testimonianza unica di un’epoca, ma anche per il profondo senso di fragilità e di impotenza a cui ci rimanda costantemente”.

L’Ercole farnese, l’Atlante farnese, la Venere callipigia si riconoscono dallo “scavo” dopo l’eruzione artistica (foto Parco archeologico di Pompei)

La mostra “In the Volcano” al Mann. Dopo l’Explosion Studio nell’anfiteatro, il percorso “In the Volcano” ha trovato naturale completamento nella mostra al Mann. Particolarmente evocativa l’installazione della tela di 32 metri nella sala del Toro Farnese: qui, tra gli archi e le volte, essa si presenta come un affresco sul soffitto. L’itinerario di visita si sviluppa, poi, tra le tele e gli oggetti “scavati”, che sono collocati, insieme ai dipinti con la polvere da sparo creati a New York, nelle collezioni permanenti museali. Se Cai Guo-Qiang reinterpreta i capolavori dell’antica statuaria, dall’Ercole Farnese alla Venere Callipigia, rileggendoli con le suggestioni dei colori della polvere da sparo, uno sguardo originale è dedicato alla vita quotidiana degli antichi romani, ricostruita grazie a vasi e manufatti in terracotta esposti su semplici piattaforme. Per concludere il viaggio, una barca, ancorata alla parete e affiancata dagli affreschi di Pompei, rivela il segreto atemporale di un’esperienza artistica sempre in fieri. La mostra è accompagnata da un catalogo (pubblicato dalla casa editrice Silvana Editoriale in inglese e in italiano, cui seguirà a un’edizione cinese edita da TCREATIVEMEDIA). Un video-documentario diretto da Shanshan Xia (disponibile al pubblico in visita al MANN) accompagna la mostra.

Particolare dell’Ercole farnese dopo l’incendio (foto Parco archeologico di Pompei)

Il direttore del Mann, Paolo Giulierini

“Il Mann – interviene il direttore Paolo Giulierini – continua a viaggiare nelle suggestioni della cultura orientale e, stavolta, si affida all’arte contemporanea, interpretata dalla creatività di Cai Guo-Quiang: proiettare questo straordinario sguardo “Nel Vulcano, tra Napoli e Pompei” significa riscoprire gli ineludibili legami tra il passato classico e la sensibilità moderna. Legami persistenti, che, partendo dai capolavori del Museo (tra questi, la Venere Callipigia, l’Ercole Farnese, l’Atlante, il busto dello Pseudo-Seneca), intrecciano un dialogo nuovo, inquieto e sorprendente con il visitatore. Cai Guo-Quiang, così, giocando con la sua maestria di sky ladder, crea un’esplosione reale e simbolica al tempo stesso: all’Anfiteatro di Pompei, come nel 79 d.C., l’arte nasce (o rinasce) dalle viscere magmatiche del vulcano. Grazie all’artista cinese, insignito del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia (1999), il museo Archeologico nazionale di Napoli scopre pagine straordinarie di arte contemporanea, capaci non soltanto di abbattere gli steccati temporali (ieri ed oggi si mescolano in una dialettica piena di energia), ma soprattutto le distanze spaziali: il folclore, le suggestioni e la potenza delle tradizioni orientali – conlcude – si innestano, prepotenti, nelle sale del MANN, dimostrando che la condivisione culturale nasce da un’analoga capacità di guardare il mondo con la curiositas di cui parlavano gli antichi”.

Gli assistenti dell’artista cinese ai Guo-Qiang mostrano la “Tela della Civiltà” (foto Parco archeologico di Pompei)

L’artista cinese Cai Guo-Qiang nell’anfiteatro di Pompei (foto Parco archeologico di Pompei)

“Quando l’eruzione del Vesuvio seppellì le antiche civiltà greca e romana, la natura creò un capolavoro avente come medium la catastrofe, preservando eredità monumentali come una capsula del tempo-spazio…”, dichiara Cai Guo-Qiang. “L’energia repressa del vulcano si accumula fino a quando non può essere più contenuta, portando a un’esplosione sfrenata! Un tale stato naturale può anche essere trovato nella natura umana e nella nostra condizione sociale, e anche in risonanza con la natura dei miei decenni di lavoro con la polvere da sparo… Per questo progetto, ho cercato di lasciare che gli ormoni prendessero il comando, per creare qualcosa che avesse un tocco di ferocia. In un periodo in cui le persone spesso si sforzano di essere eccessivamente civilizzate, lucidando con cura, “ripulendo” le loro opere e persino i concetti che tentano di spiegare il significato dei loro lavori. Non posso semplicemente inscenare un’eruzione incontrollata, richiamando il vulcano e il giorno del giudizio di Pompei? Un evento del tutto inaspettato, qualcosa che arriva proprio sulla nostra strada!”. E Jérôme Neutres, curatore della mostra, aggiunge: “Pompei è più di un museo, è la città delle immagini, con le sue case ricoperte di affreschi e mosaici, dal pavimento al soffitto. La città sembrava vivesse con l’arte. Il dialogo con Pompei per Cai Guo-Qiang investe questo mondo di immagini e la sua immaginazione. Per questa mostra, Cai Guo-Qiang ha usato nuovi mezzi di creazione, rinnovando il suo gesto con l’uso di vetro, specchio, marmo, ceramica, gesso… L’artista ha trovato nella cultura e nella storia artistica di Napoli e della Campania nuovi media con cui realizzare i suoi dipinti-esplosioni. Questo dialogo si materializza nella scenografia della mostra allestendo le opere di Cai Guo-Qiang all’interno delle collezioni, tra le opere di Pompei, creando una sorta di caccia al tesoro, avanti e indietro tra passato e passato ed effetti speculare tra l’estetica di Pompei nel primo secolo e l’arte eminentemente contemporanea di Cai Guo-Qiang.”

Napoli. Visita guidata eccezionale il 25 aprile 2018 al museo Madre: il direttore generale del parco archeologico di Pompei racconta la mostra “Pompei@Madre” alla scoperta delle molteplici relazioni tra patrimonio archeologico e ricerca artistica

Il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, al museo Madre di Napoli

Il 25 aprile 2018, per tutti gli appassionati che si trovano a Napoli, regala una passeggiata tra materiali archeologici di provenienza pompeiana e opere di artisti contemporanei con una guida speciale. Alle 17, infatti, al museo Madre di Napoli, c’è “Curator’s Tour”:  il direttore generale del parco archeologico di Pompei racconta la mostra “Pompei@Madre” dove i reperti pompeiani, messi a confronto con l’arte moderna, rivelano quanto l’antica città fin dalla sua scoperta nel XVII secolo, abbia influenzato le arti e le culture di ogni epoca fino ai nostri giorni. A  meno di una settimana dalla chiusura della sezione “Pompei@Madre – Materia archeologica”, allestita al terzo piano del museo Madre, Osanna, curatore della mostra assieme ad Andrea Viliani, direttore generale del Madre, guiderà i visitatori alla scoperta  delle molteplici relazioni tra patrimonio archeologico e ricerca artistica, che la mostra ha voluto mettere in risalto. La partecipazione alla visita è gratuita fino ad esaurimento posti disponibili: si paga solo l’ingresso a pagamento al museo Madre. Ma attenzione la prenotazione è obbligatoria: info e prenotazioni  08119737254.”Oggi questa forte presenza di Pompei sul nostro tempo si avverte ancor di più”, spiegano i promotori, “perché si è in una stagione di nuovi scavi e ricerche sul campo che stanno portando alla luce strutture, affreschi, reperti della vita quotidiana che, oltre a contribuire alla ricerca scientifica e a ridefinire la storia di Pompei, regalano emozioni uniche. E il direttore Osanna, protagonista di questo momento unico di trasformazione del sito archeologico, è testimone d’eccezione di questa forte prossimità tra archeologia e contemporaneità”. L’evento sarà raccontato attraverso i social network del museo Madre e del parco archeologico di Pompei, nell’ambito dell’ iniziativa Invasioni digitali (#PompeiMadre)

Alla mostra “Pompei@Madre” a Napoli i reperti pompeiani dialogano con l’arte moderna

La mostra articolata  nelle due sezioni “Pompei@Madre. Materia archeologica” (terzo piano) fino  il 30 aprile, e “Pompei@Madre. Materia archeologica: le collezioni” (ingresso e primo piano) in programma fino al 24 settembre 2018, coinvolge più di 90 artisti e intellettuali moderni e contemporanei, da Johannn Wolfgang Goethe a da François-René de Chateaubriand a Le Corbusier. Il progetto espositivo “Pompei@Madre. Materia archeologica”, a cura  di Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di  Pompei,  e Andrea Viliani, direttore generale del Madre – museo Arte contemporanea Donnaregina di Napoli, con il coordinamento curatoriale per la  sezione moderna  di  Luigi Gallo, si basa su  un  rigoroso  programma  di  ricerca risultante dall’inedita collaborazione istituzionale fra il parco archeologico di  Pompei, uno dei più importanti siti archeologici al mondo, e il  Madre, museo regionale campano d’arte contemporanea (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/11/15/il-grande-progetto-pompei-protagonista-allunesco-di-parigi-come-modello-da-imitare-tavola-rotonda-della-regione-campania-il-generale-curatoli-entro-dicembre-2018-la-chiusura-di-tutti-i-cantier/).

Il Grande Progetto Pompei protagonista all’Unesco di Parigi come modello da imitare: tavola rotonda della Regione Campania. Il generale Curatoli: “Entro dicembre 2018 la chiusura di tutti i cantieri”. Presentata poi la mostra-evento “Pompei@Madre. Materia Archeologica” dove rari reperti pompeiani dialogheranno con opere d’arte contemporanea

Reperti pompeiani esposti alla mostra al Madre: olla per la bollitura degli alimenti (a sinistra) dalla Casa di Lollius Synhodus,  e situla per attingere l’acqua (a destra) con lapilli dell’eruzione del Vesuvio I sec. d.C. dalla Bottega del Garum (foto Amedeo Benestante)

Il logo del parco archeologico di Pompei

Più che una mostra è un progetto. Si intitola “Pompei@Madre. Materia Archeologica”. È curato da Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, e Andrea Viliani, direttore generale del Madre, il museo d’arte contemporanea Donnaregina di Napoli, e si basa su un rigoroso programma di ricerca frutto dell’inedita collaborazione fra gli Scavi di Pompei e il museo Madre. A partire dal confronto fra le rispettive metodologie di ricerca, ambiti disciplinari, collezioni, “Pompei@Madre. Materia Archeologica” studia le possibili, molteplici relazioni fra patrimonio archeologico e ricerca artistica e propone un dialogo fra straordinari ma poco conosciuti e raramente esposti materiali archeologici di provenienza pompeiana e opere d’arte moderna e contemporanea. La mostra-progetto, che sarà inaugurata il prossimo 18 novembre al museo Madre alla presenza del ministro Dario Franceschini e del presidente della Regione Vincenzo De Luca, è stata presentata martedì 14 novembre 2017 a Parigi dove la Regione Campania ha previsto un doppio appuntamento: nella sede dell’Unesco e all’Istituto Italiano di Cultura, con l’ambasciatore Francesco Caruso, consigliere del presidente Vincenzo De Luca sui temi del patrimonio Unesco – di cui Pompei fa parte – e responsabile del progetto di messa a sistema tutti gli otto beni Unesco della Campania. Un doppio evento che ha sancito la politica di collaborazione e le sinergie tra Regione e Governo sui beni culturali, con particolare attenzione a quelle azioni di valorizzazione e di promozione sui grandi attrattori e il coinvolgimento dei relativi territori.

Il Grande Progetto Pompei protagonista all’Unesco di Parigi come modello da imitare

Protagonista all’Unesco è stato il Grande Progetto Pompei come modello per il restauro, la manutenzione e la valorizzazione, al centro del sistema dei siti Unesco della Campania,  che possa rappresentare un vero elemento di sviluppo culturale ed economico dei territori. La Campania ha proposto una interessante e prestigiosa tavola rotonda che ha fatto il punto sullo stato di Pompei, sulle politiche culturali e sulle azioni inter-istituzionali mirate alla salvaguardia e alla promozione del patrimonio culturale. Dal crollo della Schola Armaturarum agli elogi dell’Unesco: un percorso che ha fatto risalire Pompei in vetta non solo ai siti archeologici più visitati al mondo ma anche tra quelli meglio mantenuti e amministrati. Merito della Direzione del Parco e del pool di esperti del GPP, che ha percepito il sito come una vera e propria città,  organizzando le azioni con una visione urbanistica d’intervento, con la parte di restauri vista nell’ambito di una più ampia messa in sicurezza e funzionalità.

Commissari Ue al parco archeologico di Pompei tra il generale Luigi Curatoli e il direttore Massimo Osanna

Il generale Luigi Curatoli, a capo del GPP, è soddisfatto di quanto raggiunto finora: “Abbiamo stimato di chiudere tutti i cantieri  entro il 2018. Se non ci saranno intoppi potremo riconsegnare il sito alla sua gestione ordinaria”. Sul dopo–grande progetto  è intervenuto anche il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna: “Quella del grande progetto è stata anche l’occasione per impostare una metodologia di lavoro e recuperare personale di cui si sentiva la necessità. Credo che sia importante continuare con la stessa modalità virtuosa e dotare Pompei anche della figura di un direttore di seconda fascia che si occupi esclusivamente della parte amministrativa, esperto di gare e di appalti, con modalità manageriali”. La tavola rotonda, moderata da Francesco Caruso (consigliere sui temi Unesco del presidente della Regione Campania) e presieduta da Stefano De Caro (direttore generale Iccrom) ha visto la partecipazione  dell’ambasciatore rappresentanza permanente Unesco Vincenza Lomonaco,  Francesco Bandarin direttore generale Cultura Unesco, Mounir Bouchenaki consigliere speciale dg Unesco, Christina Cameron esperto Unesco, Philippe Chaix urbanista pianificazione territorio, Maurizio Di Stefano presidente emerito Icomos Italia, Pierpaolo Forte presidente fondazione Donnaregina museo Madre di Napoli, Sylvain Giguere esperto pianificazione territorio Ocde, Pietro Laureano presidente Icomos Italia, Francesca Maciocia direttore generale Scabec, Luisa Montevecchi direttore uff. Unesco Mibact, Neil Young esperto Unesco e Icomos Internazionale.

“L’eruzione del Vesuvio” di Pierre Jacques Volaire conservato al museo e real bosco di Capodimonte

Dopo il Grande Progetto Pompei è stata la volta della mostra “Pompei@Madre. Materia Archeologica(catalogo Electa) protagonista all’Istituto Italiano di Cultura. Il percorso della mostra è concepito e strutturato come una passeggiata circolare fra opere, manufatti, documenti e strumenti connessi alla storia delle varie campagne di scavo a Pompei – materiali che documentano la vita quotidiana della città antica e il ruolo che in essa rivestivano le arti e le scienze – messi a confronto con opere e documenti moderni e contemporanei provenienti dalle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, del Museo e Real Bosco di Capodimonte, del Polo Museale della Campania e di importanti istituzioni nazionali e internazionali quali la Biblioteca Nazionale e l’Institut Français di Napoli, la Casa di Goethe e la Biblioteca dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma, la Fondation Le Corbusier e l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, oltre che da importanti collezioni private italiane e internazionali. “Ognuna di queste opere e documenti”, spiegano i curatori, “ha continuato a rivendicare, a partire dalla riscoperta del sito pompeiano nel XVIII secolo, il valore e l’ispirazione contemporanei della “materia archeologica” pompeiana, fungendo da catalizzatore fra spazi, tempi e culture differenti, mettendoli a confronto e coniugando fra loro arti visive, letteratura, musica, teatro, cinema ma anche storiografia, cartografia, paletnologia, antropologia, biologia, botanica, zoologia, chimica, fisica, genetica, nonché l’esteso campo delle nuove tecnologie”.

La mostra recupera e rielabora calchi e materiali che non possono essere esposti perché danneggiati dal tempo e dai bombardamenti

Madre, museo di arte contemporanea di Napoli

Con la definizione “materia archeologica”, spiegano al Madre, “è possibile intendere innanzitutto, nel metodo di ricerca proposto da questa mostra, la disciplina in sé dell’archeologia (dal greco ἀρχαιολογία: ἀρχαῖος, “antico”, e λόγος, “studio”), ovvero la ricerca sulle civiltà antiche attraverso lo scavo, la conservazione, la catalogazione, la documentazione e l’analisi di reperti quali architetture, opere d’arte, manufatti d’uso comune, resti organici. Ma la natura frammentaria degli oggetti di studio archeologici e il fatto stesso che l’archeologia debba, per recuperare il passato, agire nel presente, secondo un processo aperto anche all’intuizione e all’interpretazione, suggerisce un’affascinante prossimità fra archeologia e contemporaneità. In questo senso Pompei rappresenta un laboratorio straordinario, una e vera e propria macchina del tempo che, restituendoci la storia di innumerevoli materie immerse nel flusso del tempo storico e naturale, sfuma la differenza fra passato e presente, fra natura e cultura, fra vita e morte, fra distruzione e ricostruzione. A partire dall’eruzione del 79 d.C., che ne decretò un oblio millenario, la riscoperta di questo sito nel 1748 ha trasformato Pompei in un palinsesto della modernità culturale disponibile a sempre ulteriori attraversamenti e narrazioni. Ed è la storia di questa materia al contempo fragile e combattiva che ha permesso a Pompei di continuare ad essere contemporanea, di continuare a proporre la propria “materia archeologica” come una materia ancora oggi contemporanea.
Definendo ipotetici paralleli che attraversano la storia antica, moderna e contemporanea, la mostra racconta quindi la storia di questa “materia” che rivela la reciproca implicazione fra materiali originari e opere d’arte e fra iconografie, tematiche e concetti che tornano ad affiorare nella storia della cultura e dell’arte da oltre due secoli e mezzo”.