Archivio tag | MondoMostre

Con archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale a Roma: dopo i tesori dalla tomba di Yuya e Tuya e quelli dalla tomba di Psusennes I, si chiude la sezione dedicata alla “Vita dopo la morte” con tesori da tombe sacerdotali e principesche, tra cui quelli provenienti dalla Cachette di Bab el-Gasus a Deir el-Bahari

Amuleto della dea Nekbet in oro e argento dalla Tomba del principe Hornakht a Tanis (XXII dinastia) conservato al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)

Dopo le sale dedicate ai i tesori trovati all’interno della tomba di Yuya e Tuya (KV 46), scoperta nella Valle dei Re a Tebe Ovest il 5 febbraio 1905, e quelle dedicate ai tesori provenienti dalla tomba di Psusennes I (NRT III), scoperta da Pierre Montet nel 1940 a Tanis, nel Delta del Nilo, capitale dell’Egitto nel Terzo Periodo Intermedio (XXI-XXII dinastia), la visita proposta da archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni”, aperta alle Scuderie del Quirinale a Roma fino al 3 maggio 2026, con una selezione di 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal museo Egizio del Cairo e dal museo di Luxor, molti dei quali esposti per la prima volta fuori dal loro Paese, continua nella sala 5 che chiude la sezione “La vita dopo la morte” e l’esposizione del primo piano con la presentazione di alcuni tesori da tombe sacerdotali e principesche, tra cui quelli provenienti dalla Cachette di Bab el-Gasus o Cachette Sacerdotale o Secondo Deposito di Deir el-Bahari, scoperta nel 1891. Il percorso della mostra continua al secondo piano.

Coperchio in legno dipinto del sarcofago interno di Ankhefenmut dalla Cachette di Bab el-Gasus di Deir el-Bahari (XXI dinastia), conservato al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)

Sala 5 – Principi e Alti Sacerdoti. Lungo la parete corre un lungo papiro proveniente dalla Cachette di Bab el-Gasus di Deir el-Bahari, a Tebe Ovest, e conservato al museo Egizio del Cairo: è il papiro di Djedkhonsuiusankh, cantatrice di Amon (terzo periodo intermedio) che viene raffigurata nel momento in cui viene accolta nell’aldilà da Osiride. Dalla stessa Cachette proviene anche il coperchio in legno dipinto del sarcofago interno di Ankhefenmut, conservato sempre al museo Egizio del Cairo, una donna vissuta sotto la XXI Dinastia (terzo periodo intermedio). Il sarcofago raffigura la mummia della defunta Ankhefenmut con i soli pugni serrati visibili sul petto. La resa del volto è sorprendentemente realistica.

Pendente in lapislazzuli e oro col volto di Hathor (XXII dinastia) dalla Tomba del principe Sheshonq, figlio di Osorkon II, a Saqqara, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)

In una vetrina sono conservati alcuni piccoli gioielli: un amuleto in oro con le sembianze di Hathor (XXII dinastia) proveniente dalla Tomba dell’Alto Sacerdote e Principe Sheshonq a Kom el-Fakri (Memphis); un pendente in lapislazzuli e oro col volto di Hathor (XXII dinastia) dalla Tomba del principe Sheshonq, figlio di Osorkon II, a Saqqara; un bracciale in oro e lapislazzuli con sigillo simbolico a cilindro (XXII dinastia) dalle Tombe reali di Tanis; un pettorale in oro, lapislazzuli e vetro di Sheshonq I dalle Tombe reali di Tanis; e un amuleto in oro e argento della dea Nekbet (XXII dinastia) dalla Tomba del Principe Hornakht di Tanis.

Stele funeraria di Njt-Ptah dalla tomba rupestre della necropoli di Assasif a Tebe Ovest (foto graziano tavan)

Il percorso della “vita dopo la morte” si chiude con un focus sulle stele funerarie che nell’Antico Egitto erano una componente essenziale nelle sepolture, anche se la loro diffusione non era limitata esclusivamente alle tombe. Numerosi esemplari sono stati rinvenuti ad Abido, l’importante centro religioso meta di pellegrinaggi in cui sorgeva il principale santuario del dio Osiride: alle Scuderie del Quirinale ne possiamo ammirare quattro. Parte essenziale della stele era l’iscrizione che riportava il nome del defunto e la formula tradizionale per la presentazione delle offerte, nota fin dai tempi più antichi. Essa iniziava sempre con le parole: “Un’offerta che il re concede, un’offerta presentata da Osiride, signore di Abido…”.  Le stele erano offerte dai familiari ai propri defunti “affinché il loro nome vivesse per sempre”, una frase che ricorre immancabilmente nelle dediche incise su di esse.

(continua – 4)

Con archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale a Roma: ecco i capolavori della Sala 1, “Egitto, terra dell’oro”

La grande rampa che porta al primo piano delle Scuderie del Quirinale dove è allestita la mostra “Tesori dei Faraoni” (foto graziano tavan)

È un viaggio nella civiltà egizia attraverso le sue forme più alte e insieme più intime – potere, fede, vita quotidiana – quello che propone la mostra “Tesori dei Faraoni”, aperta alle Scuderie del Quirinale a Roma fino al 3 maggio 2026, con una selezione di 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal museo Egizio del Cairo e dal museo di Luxor, molti dei quali esposti per la prima volta fuori dal loro Paese. La mostra, curata da Tarek El Awady, già direttore del museo Egizio del Cairo, è prodotta da ALES – Arte Lavoro e Servizi del ministero della Cultura con MondoMostre, in collaborazione con il Supreme Council of Antiquities of Egypt, con il sostegno del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del ministero della Cultura, del ministero del Turismo e delle Antichità d’Egitto, con il patrocinio della Regione Lazio e la collaborazione scientifica del museo Egizio di Torino.

La mostra “Tesori dei faraoni” riunisce centotrenta preziosi manufatti, partiti per la prima volta dall’Egitto alla volta dell’Italia. Questa eccezionale raccolta di capolavori racconta la storia di una delle più antiche civiltà della Terra, nata sulle rive del Nilo nel 3200 a.C. I grandi faraoni si distinsero per il loro talento in ogni campo: medicina, astronomia, arte, architettura, letteratura e magia. Per oltre tremila anni, la sapienza dell’antico Egitto ha brillato come un faro nelle tenebre.

Cinque braccialetti d’oro di Sekhemkhet (III dinastia, Abtico Regno) dalla piramide a gradoni di Saqqara, conservata al museo del Cairo (foto graziano tavan)

L’itinerario della mostra, articolato in 10 sale tra il primo e il secondo piano delle Scuderie del Quirinale, parte dal tema della vita dopo la morte e dall’arduo viaggio nell’aldilà, per proseguire con le concezioni religiose dei faraoni e la devozione verso gli dèi e le dee che influenzavano la loro vita quotidiana. La mostra offre quindi la rara opportunità di ammirare una piccola ma speciale collezione proveniente dalla cosiddetta Città d’Oro, una delle più importanti scoperte archeologiche degli ultimi anni. A seguire, si delinea un ritratto rivelatore della società dell’antico Egitto, dalla classe dominante ‒ composta da principi e principesse, nobili e alti funzionari ‒ al popolo, di cui facevano parte i servitori. Questo viaggio affascinante si conclude con una scoperta sorprendente: il segreto del successo dei faraoni, che hanno conquistato l’immortalità e sono stati protagonisti di uno dei capitoli più straordinari nella storia della civiltà umana.

archeologiavocidalpassato.com propone di scoprire passo passo i “Tesori dei Faraoni” introducendo i lettori alle singole sale con un video seguito dall’illustrazione dei capolavori esposti. Cominciamo con la prima sala.

SALA 1 – Egitto, terra dell’oro. I faraoni introdussero i primi sistemi conosciuti per l’estrazione dell’oro già intorno al 3200 a.C. La più antica mappa delle miniere d’oro – oggi conservata al museo Egizio di Torino (Papiro delle miniere, Torino 1879) – fu rinvenuta nella necropoli di Deir el-Medina, a Luxor, 6. L’oro si trova ancora oggi in abbondanza in Egitto, in particolare nel deserto orientale vicino alle colline del Mar Rosso e nel sud del Paese.

Decorazione al valor militare in oro (fine XVII-inziio XVIII dinastia) dalla tomba della regina Ahhotep II, conservata al museo di Luxor (foto graziano tavan)

Apprezzato come metallo prezioso dai faraoni, che lo utilizzavano come unità di misura per il valore delle merci, l’oro fungeva da vera e propria moneta nell’antico Egitto. Ebbe anche un ruolo importante nella religione egizia: metallo incorruttibile, immune al passare del tempo, era associato all’immortalità. I faraoni credevano persino che il corpo degli dèi fosse fatto d’oro e dunque le statue delle divinità collocate nei templi dovevano essere modellate in oro puro. Probabilmente fu per questo motivo che il nobile metallo divenne un elemento essenziale nella preparazione delle salme mummificate, prima che fossero sepolte nella loro dimora eterna.

Bracciale in oro e lapislazzuli del re Ahmose I (XVIII dinastia, Nuovo Regno) dalal tomba della regina Ahhotep II, conervato al museo del Cairo (foto graziano tavan)

Maschere funerarie, coperture delle mummie e perfino i sarcofagi di re, aristocratici e alti dignitari venivano realizzati in oro per assicurare la conservazione delle spoglie. Gli orafi egizi, inoltre, furono maestri nella creazione di raffinati gioielli e amuleti con questo metallo dal valore eterno.

Grande collare di Psusennes I, in oro lapislazzuli corniola, feldspato, dalla tomba di Psusennes I a Tanis, e conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)

La mostra “Tesori dei faraoni” presenta oltre quaranta preziosissimi manufatti in oro, tra cui il celebre collare di Psusennes I. Questa straordinaria creazione è composta da sette fili di oltre 6.000 dischetti d’oro ed è considerata il gioiello più pesante dell’antichità giunto fino a noi.

(continua)

 

Roma. Alle Scuderie del Quirinale aperta la mostra “Tesori dei Faraoni”, la seconda più ampia esposizione di antichità egizie mai allestita in Italia dal 2002: 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal museo Egizio del Cairo e dal museo di Luxor. L’inaugurazione alla presenza del Presidente Sergio Mattarella con il ministro per il Turismo e le Antichità dell’Egitto, Sherif Fathy

Oro, lapislazzuli, alabastro direttamente dall’Antico Egitto. Vengono dal museo Egizio del Cairo i cinque bracciali d’oro di Sekhemkhet (III dinastia); il grande collare di Psusennes I (XXI dinastia) in oro, lapislazzuli, corniola, feldspato; il pendente col volto di Hathor (XXII dinastia) in lapislazzuli e oro; la sedia della principessa Sitamon (XVIII dinastia) in legno dorato; la pietra calcarea dipinta con Akhenaten e la famiglia in adorazione del Dio Aten (XVIII dinastia); la maschera funeraria d’oro di Amenemope (XXI dinastia) in oro e cartonnage. Invece dal museo di Luxor ecco la decorazione al Valor militare in oro (fine XVII – inizio XVIII dinastia); il sarcofago antropoide esterno di Tuya (XVIII dinastia) in legno rivestito di stucco dorato; l’anello di maiolica blu (XVIII dinastia) in faience. Sono solo alcuni di 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal museo Egizio del Cairo e dal museo di Luxor, molti dei quali esposti per la prima volta fuori dal loro paese, che dal 24 ottobre 2025 al 3 maggio 2026 si possono ammirare alle Scuderie del Quirinale a Roma nella mostra “Tesori dei faraoni”, curata da Tarek El Awady, già direttore del museo Egizio del Cairo, e prodotta da ALES – Arte Lavoro e Servizi del ministero della Cultura con MondoMostre, in collaborazione con il Supreme Council of Antiquities of Egypt, e il sostegno del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, del ministero della Cultura, del ministero del Turismo e delle Antichità d’Egitto, con il patrocinio della Regione Lazio e la collaborazione scientifica del museo Egizio di Torino.

Mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale: da sinistra, Matteo Lafranconi, direttore delle Scuderie del Quirinale; Alessandro Giuli, ministro della Cultura; Fabio Tagliaferri, presidente di ALES (foto mic)

“Questa mostra racconta non solo i faraoni, ma anche le persone che li circondavano”, spiega il curatore Tarèk El Awady. “Ogni reperto è una voce che ci parla di vita, fede e immortalità. È un dialogo tra passato e presente, tra Egitto e Italia, che continua da tremila anni”. E Fabio Tagliaferri, presidente di ALES, aggiunge: “Tesori dei Faraoni riafferma il ruolo delle Scuderie del Quirinale, che ALES gestisce per il ministero della Cultura, come spazio delle grandi narrazioni universali e della cooperazione culturale internazionale. Con questo progetto, ALES e i partner istituzionali propongono un modello di cooperazione culturale che guarda oltre la mostra: programmi di formazione, attività didattiche, scambi scientifici e collaborazioni con musei e università italiane ed egiziane. La cultura diventa così infrastruttura di relazioni, nel segno del Piano Mattei, come investimento concreto nella conoscenza e nel futuro condiviso del Mediterraneo”. La mostra si inserisce infatti nel quadro delle relazioni culturali tra Italia ed Egitto e dialoga con gli obiettivi del Piano Mattei per l’Africa, come esempio concreto di cooperazione fondata su conoscenza, formazione e valorizzazione del patrimonio condiviso. È un progetto che riafferma la cultura come strumento di dialogo e amicizia, capace di unire due civiltà legate da sempre dal Mediterraneo e dal fascino della storia comune. Una stretta di mano che proseguirà con la partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’inaugurazione del Gem, il Grand Egyptian Museum del Cairo, il 1° novembre 2025.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto all’inaugurazione della mostra “Tesori dei Faraoni” giovedì 23 ottobre 2025 con il ministro per il Turismo e le Antichità dell’Egitto, Sherif Fathy, e il segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità Mohamed, Ismail Khaled, accolti dal ministro della Cultura Alessandro Giuli e dal direttore delle Scuderie del Quirinale, Matteo Lafranconi. Il Capo dello Stato ha visitato il percorso espositivo illustrato da Mohamed Ismail Khaled, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità e da Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino. “Affascinante”, il commento del presidente Mattarella.

Mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale: da sinistra, Mohamed Ismail Khaled, Sergio Mattarella, Sherif Fathy, Alessandro Giuli, Christian Greco (foto mic)

“Orgoglioso, da ministro e da amante dell’antichità, di celebrare, nella cultura e nel dialogo, l’amicizia tra Italia ed Egitto”, dichiara il ministro Alessandro Giuli. “Questa mostra è l’esempio eccellente del fatto che la cooperazione in ambito culturale può generare frutti straordinari che arricchiscono identità radicate nel solco delle rispettive origini, e può, realmente, avvicinare popoli affratellati da una medesima comunità, oltre che geografica, di destino. Tesori dei Faraoni è un esempio eccellente, e virtuoso, di questo approccio. Non rappresenta soltanto una esposizione di stupendi manufatti, simbolo di una civiltà millenaria che ha saputo dare forma al mistero della vita attraverso la cultura, e ha influenzato le tradizioni più prestigiose, orientali e occidentali. Le Scuderie del Quirinale, con la gestione di ALES, rappresentano un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale, in grado di attrarre pubblico da tutto il mondo. La cura scientifica, la qualità dell’allestimento, l’attenzione alla mediazione culturale e all’accessibilità sono elementi che rendono le esposizioni qui realizzate momenti di godimento estetico e al tempo stesso occasioni di apprendimento autentico”. Sherif Fathy, ministro del Turismo e delle Antichità, ha evidenziato i profondi legami storici e culturali che uniscono l’Egitto e l’Italia, definendo la mostra “I Tesori dei Faraoni” a Roma come “una vera e propria incarnazione del rapporto radicato e duraturo tra le nostre due nazioni, un legame che si estende per millenni e che continua ad evolversi in un contesto di reciproco rispetto e apprezzamento”. Il ministro ha ribadito l’impegno dell’Egitto a rafforzare questa collaborazione e ad ampliare le opportunità di cooperazione in ambiti che rispondano agli interessi comuni di entrambi i Paesi, in particolare nei settori del turismo e delle antichità. “Questi due settori hanno da sempre svolto un ruolo fondamentale nel promuovere la comprensione reciproca, nel rafforzare i legami tra i popoli e nel costruire ponti tra civiltà”. E conclude: “I Tesori dei Faraoni sono molto più di una semplice esposizione archeologica; rappresentano una celebrazione dell’amicizia e della diplomazia culturale. Sono un invito coinvolgente per il popolo italiano a scoprire l’incredibile eredità archeologica dell’Egitto e la sua straordinaria diversità come destinazione turistica”. Anche Mohamed Ismail Khaled, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, ha sottolineato l’importanza della mostra “Tesori dei Faraoni” come un ponte culturale di grande rilievo che unisce l’Egitto al resto del mondo, offrendo al pubblico internazionale l’opportunità di immergersi nella profondità e nello splendore della civiltà dell’antico Egitto. “Le mostre archeologiche temporanee all’estero rappresentano uno degli strumenti più efficaci per promuovere la comprensione culturale e la valorizzazione del patrimonio umano condiviso. E questa alle Scuderie del Quirinale è la seconda più ampia esposizione di antichità egizie mai allestita in Italia dal 2002, a testimonianza dei solidi e duraturi legami culturali tra l’Egitto e l’Italia”.

Dettaglio del coperchio del sarcofago della regina Ahhotep II, in stucco dorato e legno (foto massimo listri)

Tesori dei Faraoni è un viaggio nella civiltà egizia attraverso le sue forme più alte e insieme più intime: potere, fede, vita quotidiana. Il percorso apre con lo splendore dell’oro, materia divina e simbolo dell’eternità. Il sarcofago dorato della regina Ahhotep II, la Collana delle Mosche d’oro, antica onorificenza militare per il valore in battaglia, e il collare di Psusennes I introducono al mondo delle élite egizie, dove l’ornamento diventa linguaggio politico e riflesso di una teologia del potere. Intorno al corredo funerario di Psusennes I, scoperto a Tanis nel 1940, si concentrano oggetti di straordinaria raffinatezza: amuleti, coppe e gioielli che, dopo tremila anni, conservano intatta la loro luce.

Vaso canopo di Tuya (foto massimo listri)

Dalla magnificenza regale si entra nell’universo del rito e del passaggio, dove la morte è intesa come trasformazione. Il monumentale sarcofago di Tuya, madre della regina Tiye, domina una sezione dedicata alle pratiche funerarie e alla fede di rinascita. Attorno, le statuette ushabti, i vasi canopi e un papiro del Libro dei Morti raccontano la precisione quasi scientifica con cui gli Egizi preparavano il viaggio nell’aldilà: un insieme di formule, immagini e strumenti per attraversare il mondo invisibile e rinascere alla luce di Ra.

Sedia dorata della principessa Sitamon (foto massimo listri)

Il percorso si apre poi al volto umano della regalità. Le tombe dei nobili e dei funzionari, come quella di Sennefer, svelano la quotidianità del potere, la devozione e il senso del dovere di chi serviva il faraone come garante dell’ordine cosmico. In dialogo con queste figure, la poltrona dorata di Sitamun, figlia di Amenofi III, restituisce un’intimità sorprendente: un oggetto domestico, usato in vita e poi deposto come dono nella tomba dei nonni, testimonianza rara di affetto e continuità familiare.

Anello in maiolica blu dalla Città d’Oro (foto massimo listri)

Una delle sezioni più attese è dedicata alla “Città d’Oro” di Amenofi III, scoperta nel 2021 da Zahi Hawass. Gli utensili, i sigilli e gli amuleti provenienti da questo straordinario sito restituiscono la voce degli artigiani e dei lavoratori che costruivano la grandezza dei faraoni. Lì, tra le officine e le case, la civiltà egizia appare nel suo volto più umano e produttivo, capace di unire ingegno tecnico e senso religioso in ogni gesto.

La Maschera funeraria d’oro di Amenemope (foto massimo listri)

La mostra culmina nel mistero della regalità divina. Le statue e i rilievi che chiudono il percorso sono tra le espressioni più alte dell’arte faraonica: l’Hatshepsut inginocchiata in atto d’offerta, la diade di Thutmosi III con Amon, la Triade di Micerino, fino alla splendida maschera d’oro di Amenemope, dove il volto del re, levigato e perfetto, diventa icona di un corpo che appartiene ormai al divino. In chiusura, la Mensa Isiaca – eccezionalmente concessa dal Museo Egizio di Torino – riannoda il filo simbolico che da Alessandria conduce a Roma, testimoniando l’antico legame spirituale e culturale tra i due mondi. Come ricorda Zahi Hawass, “il più grande monumento mai costruito dall’Egitto non fu una piramide o un tempio, ma l’idea stessa di eternità.” È questa idea, più forte della pietra e dell’oro, a risuonare in ogni sala della mostra.

 

Bologna. Al museo civico Archeologico prorogata al 1° maggio la grande mostra “I pittori di Pompei”, già visitata da oltre 60mila persone. I commenti dei protagonisti, il percorso alla scoperta degli affreschi dalle città vesuviane prestati dal Mann

bologna_archeologico_mostra_I_Pittori di Pompei_prorogata_locandina“I pittori di Pompei”, la grande mostra aperta il 23 settembre 2022 al museo civico Archeologico di Bologna, continua a crescere di interesse. Settimana dopo settimana è andata aumentando di visitatori, effetto evidente del passa parola positivo che il progetto espositivo ha saputo catalizzare. Da qui la valutazione del museo, in accordo con MondoMostre, società organizzatrice dell’evento, di chiedere al museo Archeologico nazionale di Napoli, prestatore dei preziosi reperti esposti nella mostra, la possibilità di prorogare la durata del generoso prestito, originariamente prevista fino al 18 marzo 2023. L’assenso espresso dalla direzione del museo napoletano consente oggi di annunciare che I pittori di Pompei resterà ancora visibile a Bologna fino al 1° maggio 2023. Curata da Mario Grimaldi e prodotta da MondoMostre, l’esposizione è stata resa possibile da un accordo di collaborazione culturale e scientifica tra Comune di Bologna | museo civico Archeologico e museo Archeologico nazionale di Napoli che prevede il prestito eccezionale di oltre 100 opere di epoca romana appartenenti alla collezione del museo partenopeo, in cui è conservata la più grande pinacoteca dell’antichità al mondo. “Sino a questi giorni”, a comunicarlo è Tomaso Radaelli, presidente di MondoMostre, “l’esposizione è stata ammirata da oltre 60mila persone. Numerosi sono inoltre i gruppi scolastici che continuano a prenotare la visita o i laboratori. Per molti visitatori la mostra ha offerto l’opportunità di scoprire per la prima volta, o tornare ad ammirare, un museo straordinario come è il civico Archeologico di Bologna”.

bologna_archeologico_mostra_I_pittori_di_Pompei_allestimento_1_Foto_Roberto_Serra

Una sala della mostra “I pittori di Pompei” al museo civico Archeologico di Bologna (foto roberto serra)

Per Eva Degl’Innocenti, direttrice del Settore Musei Civici Bologna: “La proroga dimostra il successo del progetto curatoriale e allestitivo della mostra e della collaborazione scientifico-culturale tra il nostro museo civico Archeologico e il museo Archeologico nazionale di Napoli, sotto l’eccellente e lungimirante direzione di Paolo Giulierini”. E Paola Giovetti, direttrice del museo civico Archeologico di Bologna, sottolinea: “La qualità delle relazioni tra il museo di Napoli e quello di Bologna non aveva certo bisogno di conferme. Ma non si può davvero tacere in merito alla generosità del direttore Paolo Giulierini, che ha concesso una sostanziosa proroga alla mostra, permettendo così al nostro museo di venire incontro alle tantissime richieste di visita da parte di scuole, gruppi e singoli visitatori, che affollano le nostre sale ed hanno espresso un gradimento altissimo per questa raffinata mostra”. Esprime soddisfazione anche Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli: “Lo straordinario successo della mostra I pittori di Pompei al museo civico Archeologico di Bologna, anche grazie alla splendida promozione nazionale e internazionale di questo progetto di alto profilo scientifico e divulgativo, ci ha fatto accogliere con entusiasmo la richiesta di proroga. Far conoscere i tesori del Mann ai cittadini bolognesi e ai tanti turisti attesi nelle prossime festività pasquali, è anche per noi una grande opportunità. Siamo certi che il dialogo tra Bologna e Napoli, due grandi capitali della cultura italiana, si rafforzerà presto con nuovi progetti comuni nel segno dell’archeologia”.

bologna_archeologico_mostra_I_Pittori di Pompei_mario-grimaldi_foto-bologna-musei

Mario Grimaldi curatore della mostra “I pittori di Pompei” al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)

“Il caso delle città seppellite dall’eruzione vesuviana del 79 d.C., Ercolano, Pompei e Stabia”, spiega il curatore Mario Grimaldi, “appare uno dei più completi per l’eccezionale contestualizzazione degli apparati decorativi che, conservati perfettamente in situ, permettono così di ricomporre quei rapporti spazio-funzionali del contesto decorativo dandoci la possibilità di tener fede metodologicamente al concetto di rapporto tra spazio e decorazione e soprattutto di contesto. Infatti sempre più si è integrato all’analisi tipologica degli “stili” l’interesse verso i rapporti esistenti tra la decorazione degli ambienti e la loro funzione. In questo contesto la figura del pictor appare essere fondamentale per tradurre in immagini il rapporto esistente e necessario per il committente tra spazio, la sua casa, e decorazione. L’esperienza che si propone con questa mostra è dunque quella di rileggere, all’interno di questa prospettiva metodologica, alcuni grandi esempi decorativi facenti parte della Collezione degli Affreschi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli provenienti da quelle città che, seppellite dalla grande eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., ci offrono ancora oggi la possibilità di indagare e far parte di quell’inganno splendido attraverso la personalità dei pictores che operarono in modo anonimo in quelle case”.

bologna_archeologico_mostra_I_Pittori di Pompei_maschera-tra-grappoli-d-uva_foto-graziano-tavan

Maschera tra grappoli d’uva e viti, affresco dalla Casa delle Colombe a mosaico di Pompei, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Il progetto espositivo pone al centro le figure dei pictores, ovvero gli artisti e gli artigiani che realizzarono gli apparati decorativi nelle case di Pompei, Ercolano e dell’area vesuviana, per contestualizzarne il ruolo e la condizione economica nella società del tempo, oltre a mettere in luce le tecniche, gli strumenti, i colori e i modelli. L’importantissimo patrimonio di immagini che questi autori ci hanno lasciato – splendidi affreschi dai colori ancora vivaci, spesso di grandi dimensioni – restituisce infatti il riflesso dei gusti e i valori di una committenza variegata e ci consente di comprendere meglio i meccanismi sottesi al sistema di produzione delle botteghe. A Bologna, per la prima volta, viene esposto un corpus di straordinari esempi di pittura romana provenienti da quelle domus celebri proprio per la bellezza delle loro decorazioni parietali, dalle quali spesso assumono anche il nome con cui sono conosciute. Capolavori – solo per citarne alcuni – dalle domus del Poeta Tragico, dell’Amore punito, e dalle Ville di Fannio Sinistore a Boscoreale, e dei Papiri a Ercolano.

napoli_mann_figura-femminile_tablino-casa-del-meleagro.pompei_foto-mann

Dettaglio con figura femminile del registro superiore in affresco e stucco dal tablino della Casa del Meleagro a Pompei, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Nel percorso espositivo il visitatore può ammirare un’ampia selezione degli schemi compositivi più in voga nei diversi periodi dell’arte romana, osservando come alcuni artisti sapessero conferire una visione originale di modelli decorativi continuamente variati e aggiornati sulla base di mode e stili locali. Rivivere scene di accoglienza dell’ospite, raffinate immagini di paesaggi e giardini, architetture, ma anche ammirare gli strumenti tecnici di progettazione ed esecuzione del lavoro: colori, squadre, compassi, fili a piombo, disegni preparatori, reperti originali ritrovati nel corso degli scavi pompeiani, comprese coppe ancora ripiene di colori risalenti a duemila anni fa. E, ancora, triclini, lucerne, brocche, vasi, riaffiorati negli scavi e raffigurati proprio negli affreschi in mostra, con i quali dialogavano nello spazio. La mostra propone anche la ricostruzione di interi ambienti pompeiani come quelli della Casa di Giasone e, ancora di più della straordinaria domus di Meleagro con i suoi grandi affreschi con rilievi a stucco, per raccontare il rapporto tra spazio e decorazione, frutto della condivisione di scelte e di messaggi da trasmettere, tra i pictores e i loro committenti.

Cina. Prorogata a Suzhou la mostra “ETRUSCHI. Signori dell’Italia antica / ETRUSCANS. Lords of ancient Italy”, ideata e curata dal museo civico Archeologico di Bologna. Già superati i 100mila visitatori

bologna_mostra-etruschi-signori-italia-antica_in-cina_visitatori-a-suzhou_foto-musei-bologna

Visitatori alla mostra “ETRUSCHI. Signori dell’Italia antica / ETRUSCANS. Lords of ancient Italy” al Wuzhong Museum di Suzhou in Cina (foto musei bologna)

bologna_mostra-etruschi-signori-italia-antica_in-cina_locandinaOltre 100mila visitatori dal 30 agosto al 7 dicembre 2022, più di 224mila visualizzazioni dei contenuti online, 490 partecipanti alle attività in sede museale. Sono i numeri della grande mostra “ETRUSCHI. Signori dell’Italia antica / ETRUSCANS. Lords of ancient Italy”, ideata e curata dal museo civico Archeologico di Bologna con l’organizzazione di MondoMostre e la presenza di alcuni prestiti dal museo Archeologico nazionale di Napoli. Vien proprio da dire che “l’Etrusco colpisce ancora… in Cina”. Il lungo viaggio espositivo degli Etruschi in Cina prosegue con successo come dimostra il fatto che la mostra al Wuzhong Museum di Suzhou è stata prorogata fino al 29 gennaio 2023. Telegrafico il commento all’Archeologico bolognese: “Siamo molto felici che i nostri pezzi e il nostro lavoro siano apprezzati dall’altra parte del mondo”.

Bologna. Aperture straordinarie tutti i giorni festivi (eccetto Natale) per le festività dei musei civici. E per la prima volta l’intera giornata di Capodanno. Ampia offerta: mostre, visite guidate, conferenze, concerti, laboratori per famiglie e bambini

bologna_ist.bologna_musei_logoPorte aperte dei musei civici di Bologna per le festività. E per la prima volta apertura in via straordinaria di tutte le sedi, con esclusione del museo del Patrimonio Industriale, anche nell’intera giornata di Capodanno. Dal 24 dicembre 2022 al 6 gennaio 2023 le sedi dei musei civici si faranno ancora più accoglienti verso cittadini e turisti con aperture straordinarie in tutti i giorni i giorni festivi, ad eccezione di Natale. Ampia e variegata l’offerta tra cui scegliere, con le collezioni permanenti e le mostre temporanee, le visite guidate, le conferenze di approfondimento, i concerti musicali e le attività educational dedicate alle famiglie e ai più piccoli, per trascorrere in modo creativo le vacanze scolastiche e imparare divertendosi. Per regalare o regalarsi a Natale i colori di Pompei, MondoMostre propone una promozione davvero speciale per l’ingresso alla mostra “I pittori di Pompei” in corso al museo civico Archeologico: 10 euro anziché i 16 (oltre i diritti di prevendita) del costo abituale del biglietto “open”, con la possibilità di usufruirne nei giorni e nell’orario preferiti. La promozione è valida fino a sabato 24 dicembre. Per acquistare il biglietto: https://mondomostre.vivaticket.it/it/event/biglietto-open-i-pittori-di-pompei/182795?idt=3079.

bologna_archeologico_mostra_I_Pittori di Pompei_anticipazioni_locandina

Locandina della mostra “I pittori di Pompei” al museo Archeologico nazionale di Bologna dal 23 settembre 2022 al 19 marzo 2023

“Dal 24 dicembre al 6 gennaio i musei civici arricchiscono, attraverso aperture straordinarie, le festività dei residenti e dei turisti con un’offerta che coinvolge tutti i pubblici”, sottolinea Elena Di Gioia, delegata del sindaco alla Cultura di Bologna e Città metropolitana. “Bambine, bambini e famiglie nelle attività creative laboratoriali al Museo del Patrimonio Industriale e al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. Per tutti gli altri, visite guidate, attività di mediazione, percorsi che interessano le collezioni permanenti e le numerose mostre temporanee, tra cui “I pittori di Pompei” con un biglietto fortemente scontato. Sono certa che ci sarà una grande risposta a questa offerta nel trend positivo che ha visto il numero di visitatori dei musei civici raggiungere le 40mila unità mensili, uguagliando le presenze pre-Covid. L’offerta dei nostri musei si allarga alla Cina dove la mostra “ETRUSCHI. Signori dell’Italia antica” promossa dal museo civico Archeologico al Wuzhong Museum a Suzhou viene protratta fino al capodanno cinese, a fine gennaio. Nei primi tre mesi i visitatori alla mostra sono già stati 100mila e le visualizzazioni delle attività online oltre 220mila”. Info e orari completi: www.museibologna.it. Si consiglia la prenotazione dei biglietti di ingresso sul sito Mida Ticket: https://www.midaticket.it/eventi/musei-civici-di-bologna.

bologna_archeologico_sezione-egizia_statuetta-gatto_foto-bogna-musei

Statuetta di gatto nella collezione egizia del museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)

Ecco alcuni appuntamenti da segnalare. Lunedì 26 dicembre 2022, alle 17, al museo civico Archeologico – via dell’Archiginnasio 2: “Il dono di Dioniso”, visita guidata a cura degli archeologi di ASTER. Prenotazione obbligatoria solo online: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScqFEOWX9l1jAHBUus1bUWqh9GFIdMAZ_HPmJ6mrq9mhjWpGA/viewform. Ingresso: 4 euro + biglietto museo (6 euro intero / 3 euro ridotto). Per i possessori di Card Cultura 3 euro. Info: http://www.museibologna.it/archeologico

Venerdì 6 gennaio 2023, ore 11, al museo civico Medievale – via Manzoni 4: “Il museo che non si vede. Tesori dai depositi del museo civico Medievale”, visita guidata alla mostra a cura di Silvia Primerano e Davide Scabbia. Ingresso: biglietto museo (6 euro intero / 3 euro ridotto). Per i possessori di Card Cultura ingresso gratuito Info: http://www.museibologna.it/arteantica

Ore 17, al museo civico Archeologico – via dell’Archiginnasio 2: “Sotto il segno di Sekhmet: la magia nell’antico Egitto tra riti e amuleti”, visita guidata a cura degli archeologi di ASTER. Espressione della doppia valenza di molte divinità egizie, la dea leonessa Sekhmet portava malattie e pestilenze ma era anche in grado di porvi termine, se opportunamente placata e venerata dagli uomini: per questo era considerata divinità delle epidemie e della medicina. La grande statua di Sekhmet, in prestito dal Museo Egizio di Torino, ci apre le porte del mondo della magia nell’antico Egitto attraverso un percorso che, tra bronzetti, stele e amuleti, ci racconta di come gli antichi egiziani si proteggessero nella vita quotidiana attraverso oggetti e riti. Prenotazione obbligatoria, a partire dal lunedì precedente, solo online: https://www.museibologna.it/archeologico/eventi/47655/id/107588. Ingresso: 4 euro + biglietto museo (6 euro intero / 3 euro ridotto). Per i possessori di Card Cultura 3 euro Info: www.museibologna.it/archeologico

Domenica 8 gennaio 2023, ore 16.45, al museo civico Archeologico – via dell’Archiginnasio 2: “I pittori di Pompei”. Visita guidata alla mostra a cura di Aster | MondoMostre. Prenotazione obbligatoria allo 0291446110. Ingresso: 19,60 euroi (comprensivo di biglietto della mostra e radioguida) Info: www.museibologna.it/archeologico.

bologna_archeologico_mostra_I_pittori_di_Pompei_allestimento_1_Foto_Roberto_Serra

Una sala della mostra “I pittori di Pompei” al museo civico Archeologico di Bologna (foto roberto serra)

Mostre. “I pittori di Pompei”, fino al 19 marzo 2023. Curata da Mario Grimaldi e prodotta da MondoMostre, l’esposizione è resa possibile da un accordo di collaborazione culturale e scientifica tra Comune di Bologna | museo civico Archeologico e museo Archeologico nazionale di Napoli che prevede il prestito eccezionale di oltre 100 opere di epoca romana appartenenti alla collezione del museo partenopeo, in cui è conservata la più grande pinacoteca dell’antichità al mondo. Il progetto espositivo pone al centro le figure dei pictores, ovvero gli artisti e gli artigiani che realizzarono gli apparati decorativi nelle case di Pompei, Ercolano e dell’area vesuviana, per contestualizzarne il ruolo e la condizione economica nella società del tempo, oltre a mettere in luce le tecniche, gli strumenti, i colori e i modelli. L’importantissimo patrimonio di immagini che questi autori ci hanno lasciato – splendidi affreschi dai colori ancora vivaci, spesso di grandi dimensioni – restituisce infatti il riflesso dei gusti e i valori di una committenza variegata e ci consente di comprendere meglio i meccanismi sottesi al sistema di produzione delle botteghe. Sono pochissime le informazioni giunte a noi sugli autori di queste straordinarie opere e quasi nessun nome ci è noto. Grazie alle numerose testimonianze pittoriche conservate dopo l’eruzione avvenuta nel 79 d.C. e portate alla luce dalle grandi campagne di scavi borbonici nel Settecento, le cittadine vesuviane costituiscono un osservatorio privilegiato per comprendere meglio l’organizzazione interna e l’operato delle officine pittoriche. A Bologna, per la prima volta, viene esposto un corpus di straordinari esempi di pittura romana provenienti da quelle domus celebri proprio per la bellezza delle loro decorazioni parietali, dalle quali spesso assumono anche il nome con cui sono conosciute. Capolavori – solo per citarne alcuni – dalle domus del Poeta Tragico, dell’Amore punito, e dalle Ville di Fannio Sinistore a Boscoreale, e dei Papiri a Ercolano. Info: www.museibologna.it/archeologicowww.ipittoridipompei.it.

Bologna. Curatore e protagonisti della mostra “I pittori di Pompei” al museo civico Archeologico introducono alla visita degli oltre cento affreschi dall’area vesuviana conservati al Mann: una pinacoteca unica al mondo sulla pittura degli antichi romani

bologna_archeologico_mostra_I_Pittori di Pompei_anticipazioni_locandina

Locandina della mostra “I pittori di Pompei” al museo Archeologico nazionale di Bologna dal 23 settembre 2022 al 19 marzo 2023

Una pinacoteca unica al mondo che apre lo sguardo sulla pittura degli antichi romani da una prospettiva diversa, quella dei suoi autori, i pictores, che nella stragrande maggioranza dei casi sono rimasti anonimi e di loro comunque sappiamo pochissimo. Ma grazie alle numerose testimonianze pittoriche conservate dopo l’eruzione avvenuta nel 79 d.C. e portate alla luce dalle grandi campagne di scavi borbonici nel Settecento, le cittadine vesuviane costituiscono un osservatorio privilegiato per comprendere meglio l’organizzazione interna e l’operato delle officine pittoriche. Nasce da questi presupposti la mostra “I Pittori di Pompei” al museo civico Archeologico di Bologna fino al 19 marzo 2023.

napoli_mann_5_parete-IV-stile-con-nature-morte_da-Casa_Giulia_Felice_pompei_foto-mann

Parete in IV stile con Nature Morte (xenia) dal tablino dei Praedia di Iulia Felix a Pompei conservata al museo Archeologico di Napoli (foto mann)

Il progetto espositivo pone al centro le figure dei pictores, ovvero gli artisti e gli artigiani che realizzarono gli apparati decorativi nelle case di Pompei, Ercolano e dell’area vesuviana, per contestualizzarne il ruolo e la condizione economica nella società del tempo, oltre a mettere in luce le tecniche, gli strumenti, i colori e i modelli. L’importantissimo patrimonio di immagini che questi autori ci hanno lasciato – splendidi affreschi dai colori ancora vivaci, spesso di grandi dimensioni – restituisce infatti il riflesso dei gusti e i valori di una committenza variegata e ci consente di comprendere meglio i meccanismi sottesi al sistema di produzione delle botteghe. Curata da Mario Grimaldi e prodotta da MondoMostre, l’esposizione è resa possibile da un accordo di collaborazione culturale e scientifica tra Comune di Bologna | museo civico Archeologico e museo Archeologico nazionale di Napoli che prevede il prestito eccezionale di oltre 100 opere di epoca romana appartenenti alla collezione del museo partenopeo, in cui è conservata la più grande pinacoteca dell’antichità al mondo.

“La mostra nasce dalla volontà di creare un focus, un punto di osservazione privilegiato, su questi pittori anonimi”, spiega il curatore Mario Grimaldi ad archeologiavocidalpassato.com, “ma che ci hanno lasciato il loro repertorio iconografico e anche la loro vita all’interno delle abitazioni sepolte dal Vesuvio in primis, e ovviamente anche in tutte le realtà di età romana. Così abbiamo la possibilità di educare l’occhio a riconoscerne la presenza nelle grandi figure, nelle immagini, nel loro rapporto con il contesto e con lo spazio. E poi anche a entrare all’interno del discorso più importante del loro potere economico, della loro valenza sociale, e anche del rapporto che essi avevano nell’operare all’interno dello spazio ciò che avevano contrattualizzato e magari pensato con il proprietario della casa. Quindi un dialogo tra spazio e decorazione che non smette mai”.

“Il museo Archeologico nazionale di Napoli è lieto di vedere finalmente completato un lungo lavoro iniziato con il museo civico Archeologico di Bologna e l’organizzazione di Mondomostre”, sottolinea Paolo Giulierini, direttore del Mann, ad archeologiavocidalpassato.com, “che ha portato alla realizzazione di questa grande mostra dedicata ai pittori pompeiani qui in terra felsinea. D’altra parte l’idea di dare conto della grandezza della pittura pompeiana è un’idea che ha sempre in qualche modo caratterizzato le attività dell’Archeologico, che è impegnato in tante mostre anche all’estero, su temi analoghi. Oggi però si approfondisce un aspetto meno noto, cioè si vuole attraverso le pitture recuperare le personalità di pittori che in qualche modo erano dietro alle opere, restituendo una sorta di identikit di personalità a uomini di cui non ci è giunta la firma. Le opere sono oltre un centinaio. Affrontano temi che vanno dall’aspetto mitologico a quello storico, alla parte naturalistica, e danno uno spaccato completo di quella che era la vita di Pompei ma in generale anche di quella che era stata la grandezza della pittura del mondo greco che non si è conservata ma che in qualche modo è stata mutuata traghettata copiata anche da questi artisti attraverso cartoni. E quindi grazie a queste opere ricostruiamo anche la grandezza della Grecia che sostanzialmente è quella grandezza che può essere paragonata al Rinascimento pittorico italiano”.

“Questa mostra è molto attesa”, spiega Paola Giovetti, direttore del museo civico Archeologico di Bologna, “perché era stata pensata due anni fa e poi era stata bloccata dalla pandemia. Finalmente la mostra è realtà. Per Bologna è una grande occasione. La mostra raccoglie oltre cento affreschi provenienti da Pompei e dalle città vesuviane ora conservate nella più grande pinacoteca della pittura antica qual è il museo Archeologico nazionale di Napoli. E grande è stata la generosità del suo direttore Paolo Giulierini di accordare il prestito di queste opere per realizzare questa mostra che grazie al curatore Mario Grimaldi pone l’attenzione sulla figura del pittore. Per noi quindi si tratta di una grande occasione perché i bolognesi avranno la possibilità di vedere materiali straordinari accompagnati da una lettura particolare anche molto intima e con un grande valore emotivo. Stiamo parlando in fondo di persone, i pittori del mondo antico, anonimi ma di persone che sono esistite e che ci hanno lasciato la loro arte. La mostra sarà importante anche per i visitatori stranieri della nostra città che sicuramente conoscono Pompei e che avranno l’occasione di vederne un piccolo pezzo anche a Bologna”.

“I Pittori di Pompei è una grande mostra di qualità e rigore scientifico, un grande viaggio dello stupore, che fino a marzo 2023 accompagnerà i visitatori nella città di Bologna”, interviene per archeologiavocidalpassato.com Elena Di Gioia, delegata alla cultura di Bologna e città metropolitana di Bologna. “Un’occasione di entrare all’interno del museo civico Archeologico dentro un centinaio di affreschi: un grande libro aperto sulla bellezza, sull’importanza degli affreschi da Pompei e sull’importanza anche dei cicli narrativi che questo affreschi raccontano, dalle scene mitologiche a tutto quello che in mostra si potrà vedere. Una mostra con una parte didattica per l’infanzia molto importante. È dunque una grandissima occasione per la città di Bologna grazie alla collaborazione del museo Archeologico di Napoli da cui provengono le opere. Ed è anche una grande possibilità essere a distanza ravvicinata con questi affreschi, ad altezza occhio per osservare anche i particolari, i colori di questa meravigliosa e straordinaria collezione in mostra”.

napoli_mann_afrotide-e-marte_da-tablino-casa-amore-punito-a-pompei_foto-mann

Afrodite e Marte: particolare delal prete sud del tablico della Casa dell’Amore punito a Pompei, affresco conservato al museo Archeologico di Napoli (foto mann)

A Bologna, per la prima volta, verrà esposto un corpus di straordinari esempi di pittura romana provenienti da quelle domus celebri proprio per la bellezza delle loro decorazioni parietali, dalle quali spesso assumono anche il nome con cui sono conosciute. Capolavori – solo per citarne alcuni – dalle domus del Poeta Tragico, dell’Amore punito, e dalle Ville di Fannio Sinistore a Boscoreale, e dei Papiri a Ercolano. Il visitatore potrà ammirare un’ampia selezione degli schemi compositivi più in voga nei diversi periodi dell’arte romana, osservando come alcuni artisti sapessero conferire una visione originale di modelli decorativi continuamente variati e aggiornati sulla base di mode e stili locali. Rivivere scene di accoglienza dell’ospite, raffinate immagini di paesaggi e giardini, architetture, ma anche ammirare gli strumenti tecnici di progettazione ed esecuzione del lavoro: colori, squadre, compassi, fili a piombo, disegni preparatori, reperti originali ritrovati nel corso degli scavi pompeiani, comprese coppe ancora ripiene di colori risalenti a duemila anni fa. E, ancora, triclini, lucerne, brocche, vasi, riaffiorati negli scavi e raffigurati proprio negli affreschi in mostra, con i quali dialogavano nello spazio.

napoli_mann_figura-femminile_tablino-casa-del-meleagro.pompei_foto-mann

Dettaglio con figura femminile del registro superiore in affresco e stucco dal tablino della Casa del Meleagro a Pompei, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

La mostra proporrà infine la ricostruzione di interi ambienti pompeiani come quelli della Casa di Giasone e, ancora di più della straordinaria domus di Meleagro con i suoi grandi affreschi con rilievi a stucco, per raccontare il rapporto tra spazio e decorazione, frutto della condivisione di scelte, e di messaggi da trasmettere, tra i pictores e i loro committenti.

Bologna. Ci siamo: al museo civico Archeologico apre la mostra “I pittori di Pompei” con i capolavori provenienti dal museo Archeologico nazionale di Napoli

Ci siamo. Domani, 23 settembre 2022, al museo civico Archeologico di Bologna apre l’attesa mostra “I pittori di Pompei”, che offre fino al 19 marzo 2023 una prospettiva inedita per esplorare i gusti e i valori della società del I secolo d.C., attraverso capolavori proveniente dal museo Archeologico nazionale di Napoli. Nel passare in rassegna i migliori esempi di pittura romana, con cui gli artisti dell’epoca decoravano le domus del Poeta Tragico, dell’Amore punito, o la villa di Fannio Sinistore a Boscoreale, così come nello scoprire gli strumenti del mestiere, la mostra, composta di oltre 100 opere, racconta l’unicità di un mondo e le peculiarità di quei pictores la cui arte segna nel giro di pochi secoli una vera e propria rivoluzione, tanto da essere considerati, secondo le parole di Plinio il Vecchio, di “proprietà dell’universo”. A cura di Mario Grimaldi e prodotto da MondoMostre, l’esposizione è il risultato della collaborazione culturale e scientifica tra Comune di Bologna | museo civico Archeologico e museo Archeologico nazionale di Napoli (vedi Bologna. Manca giusto un mese alla grande mostra “I pittori di Pompei” al museo civico Archeologico di Bologna con oltre 100 capolavori provenienti da quella che è considerata la più grande pinacoteca dell’antichità al mondo, il museo Archeologico nazionale di Napoli. Ecco le prime anticipazioni | archeologiavocidalpassato).

Bologna. Il museo civico Archeologico è un gran cantiere per l’allestimento della mostra “I pittori di Pompei”: oltre 100 capolavori dal museo Archeologico nazionale di Napoli

bologna_archeologico_mostra_I_Pittori di Pompei_anticipazioni_locandina

Locandina della mostra “I pittori di Pompei” al museo Archeologico nazionale di Bologna dal 23 settembre 2022 al 19 marzo 2023

Al museo civico Archeologico di Bologna c’è un gran fermento. Cosa sta succedendo? È iniziato alla grande l’allestimento della mostra “I pittori di Pompei” in programma dal 23 settembre 2022 al 19 marzo 2023. E quindi stanno arrivando i capolavori pittorici da Napoli. E alcuni sono di dimensioni notevoli, come mostra il video (vedi https://www.facebook.com/MuseoCivicoArcheologicoBologna/videos/459833336054405) girato dal personale dell’Archeologico, che in questi giorni deve fare i conti anche con gli spazi e le architetture della sede museale bolognese. Alla fine saranno oltre 100 i capolavori esposti provenienti da quella che è considerata la più grande pinacoteca dell’antichità al mondo, il museo Archeologico nazionale di Napoli. La mostra, curata da Mario Grimaldi e prodotta da MondoMostre, è stata resa possibile grazie a un accordo di collaborazione culturale e scientifica tra Comune di Bologna | museo civico Archeologico e museo Archeologico nazionale di Napoli. Alcuni degli splendidi affreschi che arricchivano le antiche domus romane di Pompei e delle altre città dell’area vesuviana saranno esposti a Bologna permettendo un excursus sulla società del I secolo d.C. a partire dalla figura dei pictores, sul cui ruolo aleggia una nuvola di mistero ancora oggi non del tutto svelato (vedi Bologna. Manca giusto un mese alla grande mostra “I pittori di Pompei” al museo civico Archeologico di Bologna con oltre 100 capolavori provenienti da quella che è considerata la più grande pinacoteca dell’antichità al mondo, il museo Archeologico nazionale di Napoli. Ecco le prime anticipazioni | archeologiavocidalpassato).

Bologna. Manca giusto un mese alla grande mostra “I pittori di Pompei” al museo civico Archeologico di Bologna con oltre 100 capolavori provenienti da quella che è considerata la più grande pinacoteca dell’antichità al mondo, il museo Archeologico nazionale di Napoli. Ecco le prime anticipazioni

bologna_archeologico_mostra_I_Pittori di Pompei_anticipazioni_locandina

Locandina della mostra “I pittori di Pompei” al museo Archeologico nazionale di Bologna dal 23 settembre 2022 al 19 marzo 2023

Un mese. Ancora un mese di attesa per la grande mostra “I pittori di Pompei” al museo civico Archeologico di Bologna dal 23 settembre 2022 al 19 marzo 2023 che si annuncia tra le più importanti nell’offerta culturale dell’autunno in Italia: oltre 100 capolavori provenienti da quella che è considerata la più grande pinacoteca dell’antichità al mondo, il museo Archeologico nazionale di Napoli. La mostra, curata da Mario Grimaldi e prodotta da MondoMostre, è stata resa possibile grazie a un accordo di collaborazione culturale e scientifica tra Comune di Bologna | museo civico Archeologico e museo Archeologico nazionale di Napoli. Alcuni degli splendidi affreschi che arricchivano le antiche domus romane di Pompei e delle altre città dell’area vesuviana saranno esposti a Bologna permettendo un excursus sulla società del I secolo d.C. a partire dalla figura dei pictores, sul cui ruolo aleggia una nuvola di mistero ancora oggi non del tutto svelato.

napoli_mann_1_Filosofo_e_Personificazioni_da-villa-fannio-sinistore_boscoreale_foto-mann

Filosofo con Macedonia e Persia, affresco dalla parete Ovest dell’oecus della villa di Fannio Sinistore a Boscoreale (I sec. a.C., II stile), conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Se nel mondo della Grecia classica i pittori erano considerati “proprietà dell’universo” – come ricorda Plinio il Vecchio a sottolinearne l’importanza ed il ruolo – al tempo dei romani, i pictores erano visti come abili artigiani, e solo alcuni di loro conquistarono, per la qualità e la raffinatezza delle loro creazioni, il ruolo di artisti. E la loro arte, da mestiere riservato alle classi sociali marginali – schiavi, liberti – diventa arte che qualifica chi la pratica. Scrive infatti Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia (XXXV, 118): “In verità però non c’è gloria se non per coloro che dipinsero quadri; e a questo proposito tanto più ammirevole appare la saggezza degli antichi. Essi infatti non abbellivano le pareti soltanto per i signori e i padroni, né decoravano case che sarebbero rimaste sempre in quel luogo e sottoposte quindi alla distruzione per gli incendi … Non ancora era di moda dipinger tutta la superficie delle pareti; l’attività artistica di quei pittori era rivolta verso gli edifici cittadini e il pittore era considerato proprietà dell’universo”. Quindi, sottolinea il curatore Mario Grimaldi: “Per Plinio la differenza non risiede tanto nel concetto che è alla base dell’arte di dipingere, la ricerca di quell’inganno splendido che crea un rapporto tra l’opera e l’osservatore, ma nel diverso concetto di artista, tra quello che dipinge quadri e decora lo spazio pubblico (uomo o donna che fosse) considerato e da considerare proprietà dell’Universo, e quello ad egli contemporaneo, che semplicemente abbelliva le pareti delle case creando un’arte senza maestri conosciuti”.

napoli_mann_2_Ercole_ e_Onfale_da-casa-d-marzo-lucrezio_pompei_foto-mann

Ercole e Onfale, affresco dalla parete Est del triclinio della casa di Marco Lucrezio a Pompei (I sec. d.C., IV stile), conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Il progetto espositivo pone al centro le figure dei pictores, ovvero gli artisti e gli artigiani che realizzarono gli apparati decorativi nelle case di Pompei, Ercolano e dell’area vesuviana, per contestualizzarne il ruolo e la condizione economica nella società del tempo, oltre a mettere in luce le tecniche, gli strumenti, i colori e i modelli. L’importantissimo patrimonio di immagini che questi autori ci hanno lasciato – splendidi affreschi dai colori ancora vivaci, spesso di grandi dimensioni – restituisce infatti il riflesso dei gusti e i valori di una committenza variegata e ci consente di comprendere meglio i meccanismi sottesi al sistema di produzione delle botteghe. Sono pochissime le informazioni giunte a noi sugli autori di queste straordinarie opere e quasi nessun nome ci è noto. Grazie alle numerose testimonianze pittoriche conservate dopo l’eruzione avvenuta nel 79 d.C. e portate alla luce dalle grandi campagne di scavi borbonici nel Settecento, le cittadine vesuviane costituiscono un osservatorio privilegiato per comprendere meglio l’organizzazione interna e l’operato delle officine pittoriche.

napoli_mann_5_parete-IV-stile-con-nature-morte_da-Casa_Giulia_Felice_pompei_foto-mann

Parete in IV stile con Nature Morte (xenia) dalla parete Sud del tablino dei Praedia di Iulia Felix a Pompei (I sec. d.C.), conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“Il caso delle città seppellite dall’eruzione vesuviana del 79 d.C. – Ercolano, Pompei e Stabia –“, scrive ancora Grimaldi nell’introduzione alla mostra, “appare uno dei più completi per l’eccezionale contestualizzazione degli apparati decorativi che, conservati perfettamente in situ, permettono così di ricomporre quei rapporti spazio-funzionali del contesto decorativo dandoci la possibilità di tener fede metodologicamente al concetto di rapporto tra spazio e decorazione e soprattutto di contesto. Infatti sempre più si è integrato all’analisi tipologica degli “stili” l’interesse verso i rapporti esistenti tra la decorazione degli ambienti e la loro funzione. In questo contesto la figura del pictor appare essere fondamentale per tradurre in immagini il rapporto esistente e necessario per il committente tra spazio, la sua casa, e decorazione. L’esperienza che si propone con questa mostra è dunque quella di rileggere, all’interno di questa prospettiva metodologica, alcuni grandi esempi decorativi facenti parte della Collezione degli Affreschi del museo Archeologico nazionale di Napoli provenienti da quelle città che, seppellite dalla grande eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., ci offrono ancora oggi la possibilità di indagare e far parte di quell’inganno splendido attraverso la personalità dei pictores che operarono in modo anonimo in quelle case”.

napoli_mann_4_figura-femminile_da-Casa-Meleagro_pompei_foto-mann

Figura femminile, affresco dalla parete Est del tablino della Casa del Meleagro a Pompei (I sec. d.C., IV stile), conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

A Bologna, per la prima volta, verrà dunque esposto un corpus di straordinari esempi di pittura romana provenienti da quelle domus celebri proprio per la bellezza delle loro decorazioni parietali, dalle quali spesso assumono anche il nome con cui sono conosciute. Capolavori – solo per citarne alcuni – dalle domus del Poeta Tragico, dell’Amore punito, e dalle Ville di Fannio Sinistore a Boscoreale, e dei Papiri a Ercolano. Il visitatore potrà ammirare un’ampia selezione degli schemi compositivi più in voga nei diversi periodi dell’arte romana, osservando come alcuni artisti sapessero conferire una visione originale di modelli decorativi continuamente variati e aggiornati sulla base di mode e stili locali. Rivivere scene di accoglienza dell’ospite, raffinate immagini di paesaggi e giardini, architetture, ma anche ammirare gli strumenti tecnici di progettazione ed esecuzione del lavoro: colori, squadre, compassi, fili a piombo, disegni preparatori, reperti originali ritrovati nel corso degli scavi pompeiani, comprese coppe ancora ripiene di colori risalenti a duemila anni fa. E, ancora, triclini, lucerne, brocche, vasi, riaffiorati negli scavi e raffigurati proprio negli affreschi in mostra, con i quali dialogavano nello spazio. La mostra proporrà infine la ricostruzione di interi ambienti pompeiani come quelli della Casa di Giasone e, ancora di più della straordinaria domus di Meleagro con i suoi grandi affreschi con rilievi a stucco, per raccontare il rapporto tra spazio e decorazione, frutto della condivisione di scelte, e di messaggi da trasmettere, tra i pictores e i loro committenti.