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Egitto. La barca solare del faraone Cheope/Khufu è arrivata “sana e salva” al Grande Museo Egizio. Nuovo trasporto spettacolare, e tecnicamente impegnativo, dell’imbarcazione intera (42 metri) dal museo all’ombra della piramide al Gem: 7 km e mezzo coperti in 48 ore. Il personale del museo è riuscito a installarla nella nuova esposizione permanente in attesa dell’apertura del Gem

Il museo della Barca Solare di Cheope all’ombra della piramide, aperto nel 1982 su progetto dell’architetto Franco Minissi

Lunga circa 43 metri, ha cinque remi per lato più due a poppa, con funzione di timoni. È la barca solare di Cheope (Khufu per gli egiziani): “il più grande e antico manufatto in legno della storia dell’umanità” secondo il ministero del Turismo e delle Antichità egiziano. Era stata scoperta dagli archeologi nel 1954 nella piana di Giza, in una fossa sul lato Sud della Grande Piramide. Racchiusa in una camera ermeticamente sigillata, la barca era scomposta in 1224 pezzi, il cui legno si è conservato intatto per più di 4600 anni. Per ricostruirla ci sono voluti tredici anni. E finalmente, nel 1982, è stata esposta nel museo creato appositamente a fianco della piramide e progettato dall’architetto italiano Franco Minissi. Fino all’agosto 2021, quando ha abbandonato la “vecchia” casa per raggiungere la nuova dimora, definitiva: il Khufu Boat Museum all’interno del Grand Epyptian Museum (Gem) di cui si attende ora l’apertura, continuamente rinviata.

Per coprire i 7 chilometri e mezzo che corrono tra i due musei senza smontare l’enorme imbarcazione che – ricordiamolo – a più di 4600 anni, è stato necessario allestire un altro spettacolare trasporto, che ha ricordato quello delle 22 mummie dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo della Civiltà egizia a Fustat (vedi Cairo. La Parata d’Oro dei Faraoni diventa una vetrina dei tesori dell’Egitto: grandi restauri, nuovi musei, progetti futuri. Due ore di spettacolo in una capitale illuminata ad arte e animata da migliaia di figuranti dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia dove sono arrivate le 22 mummie reali | archeologiavocidalpassato), ma stavolta soprattutto tecnicamente impegnativa, anche se non ha raggiunto la popolarità del trasferimento delle mummie reali. Per preparare l’operazione c’è voluto quasi una anno, da quando cioè il museo all’ombre della piramide è stato chiuso al pubblico. E per realizzarla sono state necessarie 48 ore.

La mattina di sabato 7 agosto 2021 la Barca solare di Cheope è arrivata al Grande Museo Egizio. “Il gruppo di lavoro del Gem è riuscito a installare la struttura metallica contenente la prima imbarcazione del re Khufu dove troverà sistemazione definitiva, nell’edificio museale dedicato alle barche del re Cheope/Khufu nel Grande Museo Egizio, dopo che è arrivata sana e salva al museo all’alba di sabato 7 agosto, provenendo dalla zona delle Piramidi di Giza”: lo ha affermato Al-Tayeb Abbas, viceministro del Turismo e delle Antichità per gli affari archeologici al Grand Egyptian Museum, spiegando che la barca rimarrà all’interno del suo involucro metallico fino al completamento dell’edificio del Khufu Boat Museum, dove all’interno dello scafo è stato predisposto un sistema di controllo per il monitoraggio della temperatura e dell’umidità, facendo attenzione a mantenere le corrette proporzioni adeguate al mantenimento del mix ambientale. E Isa Zeidan, direttore generale del restauro e del trasporto di monumenti nel Grand Egyptian Museum, ha indicato che “non appena la barca è arrivata ed è stata installata, gli archeologi e il centro di restauro nel museo hanno esaminato la barca, sottolineando che i lavori di screening hanno dimostrato che la barca era in buone condizioni e non è stata interessata dal processo di trasporto, grazie al buon lavoro di conservazione e imballaggio svolto dal team di restauratori e archeologi, e ai dispositivi di misurazione e controllo che sono stati messi per regolare l’atmosfera circostante e assorbire vibrazioni”. Ha aggiunto che i restauratori solleveranno la cassa di legno che copre la barca per iniziare i lavori di restauro e riabilitazione fino a quando non sarà mostrata nella sua forma definitiva.

Gea 2021-Ica: “Archeologia e inclusione”. Contributo 14: “AMASILI PROJECT IN ROSETTA” (Egitto) con il restauro del complesso ottomano di Casa Amasili

istituto-centrale-per-l-archeologia_logoPer l’edizione 2021 delle Giornate Europee per l’Archeologia, l’ICA – Istituto centrale per l’Archeologia propone il tema guida dal titolo “Archeologia e inclusione. Missioni archeologiche italiane all’estero e comunità locali dei paesi ospitanti: interazioni, coinvolgimento, formazione”. Quattordicesimo contributo: “AMASILI PROJECT IN ROSETTA – Michele Asolati, Mohamed Kenawi, Cristina Mondin”.

La città di Rosetta (al-Rashid), nota soprattutto per il rinvenimento della famosa stele, è sede di numerosi edifici storici, tra i quali spicca il complesso architettonico ottomano di Casa Amasili. Su questo dal 2018 s’incentra un progetto di conservazione e valorizzazione da parte dell’università di Padova, in concorso con il ministero delle Antichità egiziano e l’American Research Center in Egitto, con lo scopo di creare un centro culturale e un’area espositiva dedicata all’archeologia del Delta occidentale del Nilo.

The city of Rosetta (al-Rashid), best known for the discovery of the famous stele, is home to numerous historical buildings, among which the Ottoman architectural complex of Amasili House stands out. This is the focus of a conservation and enhancement project by the University of Padua since 2018, in association with the Egyptian Ministry of Antiquities and the American Research Center in Egypt, with the aim to create a cultural center and an exhibition area dedicated to the archaeology of the western Nile Delta.

(14 – continua)

Gea 2021-Ica: “Archeologia e inclusione”. Contributo 6: “CEFB – Progetto di archeologia e restauro del Tempio di Amenhotep II Luxor – Tebe Ovest (Egitto)”

istituto-centrale-per-l-archeologia_logoPer l’edizione 2021 delle Giornate Europee per l’Archeologia, l’ICA – Istituto centrale per l’Archeologia propone il tema guida dal titolo “Archeologia e inclusione. Missioni archeologiche italiane all’estero e comunità locali dei paesi ospitanti: interazioni, coinvolgimento, formazione”. Sesto contributo: “CEFB – Progetto di archeologia e restauro del Tempio di Amenhotep II Luxor (Egitto)”.

Dal 1997 il Centro di Egittologia “Francesco Ballerini” di Como, diretto da Angelo Sesana, è impegnato nel progetto di indagine archeologica e restauro dell’area occupata dal Tempio di Milioni d’Anni di Amenhotep II (XVIII Dinastia), a Tebe Ovest – Luxor, in collaborazione con il ministero del Turismo e delle Antichità Egiziane. Durante le 23 campagne di scavo (1997-2019), accanto al team di lavoro italiano composto da archeologi, egittologi ed esperti di diverse discipline, hanno lavorato sul campo operai specializzati egiziani, tirocinanti nello studio dei materiali ed egittologi egiziani. Nel mese di ottobre 2019, nell’ambito delle Giornate Italiane organizzate a Luxor dall’Ambasciata Italiana, il CEFB ha avuto modo di contribuire alla formazione di giovani archeologi egiziani nel corso di un seminario svoltosi all’università di Luxor.

Since 1997, the Francesco Ballerini Centre for Egyptology (CEFB) of Como, directed by Dr. Angelo Sesana, has, in collaboration with the Ministry of Tourism and Egyptian Antiquities, been engaged in the archaeological investigation and restoration of the area occupied by the Temple of Millions of Years of Amenhotep II (18th Dynasty) in West Thebes-Luxor. During the 23 field seasons (1997-2019) specialized Egyptian field workers, trainees in the study of materials and Egyptian egyptologists have worked alongside the Italian team of archaeologists, egyptologists and experts in various disciplines. In October 2019, as part of the “Italian Days” organized by the Italian embassy in Luxor, the CEFB was able to contribute to the training of young Egyptian archaeologists during a seminar at the University of Luxor.

(6 – continua)

Gea 2021-Ica: “Archeologia e inclusione”. Contributo 2: Kom al-Ahmer/Kom Wasit Archaeological Project (Egitto) alla ricerca dell’antica Metelis nel Delta

istituto-centrale-per-l-archeologia_logoPer l’edizione 2021 delle Giornate Europee per l’Archeologia, l’ICA – Istituto centrale per l’Archeologia propone il tema guida dal titolo “Archeologia e inclusione. Missioni archeologiche italiane all’estero e comunità locali dei paesi ospitanti: interazioni, coinvolgimento, formazione”. Secondo contributo: Kom al-Ahmer/Kom Wasit Archaeological Project.

Dal 2012 la missione italiana guidata dall’università di Padova, con la collaborazione del ministero delle Antichità egiziano, ha iniziato le indagini storico-archeologiche presso Kom al-Ahmer e Kom Wasit, due importanti siti del Delta occidentale del Nilo. L’obbiettivo principale è di verificare se vi si possa individuare l’antica Metelis, l’unica capitale di nomos di cui si ignora la localizzazione. Ai fini scientifici si coniugano quelli della valorizzazione, già in parte messi in luce in una mostra presso il museo Egizio del Cairo nel 2018.

Since 2012, the Italian mission led by the University of Padua, in collaboration with the Egyptian Ministry of Antiquities, has begun historical-archaeological investigations at Kom al-Ahmer and Kom Wasit, two important sites in the western Nile Delta. The main objective is to verify whether the ancient Metelis, the only capital of nomos whose location is unknown, can be identified there. The scientific aims are combined with those of enhancement, already partly highlighted in an exhibition at the Egyptian Museum in Cairo in 2018.

A cura di Michele Asolati, Mohamed Kenawi, Cristina Mondin

(2 – continua)

Egitto. Zahi Hawass ha scoperto a Tebe Ovest la “città d’oro perduta”, edificata da Amenhotep III e utilizzata anche da Tutankhamon e Ay: è la più grande città mai trovata, con distretto amministrativo e industriale (“Scoperta paragonabile alla tomba di Tut”). Informazioni sulla vita quotidiana degli antichi egizi. Si spera dia risposte al perché Akhenaten e Nefertari si spostarono ad Amarna

La città d’oro perduta scoperta da Zahi Hawass a Tebe Ovest (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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L’egittologo Zahi Hawass già ministro delle Antichità (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Dalle sabbie di Luxor-Tebe Ovest riaffiora la “città d’oro perduta” edificata più di 3000 anni fa sotto il regno di Amenhotep III / Amenofi III e utilizzata – dopo la parentesi di Akhenaten – anche da altri due faraoni: Tutankhamon e Ay. Lo ha annunciato lo stesso autore della scoperta, Zahi Hawass, già ministro alle Antichità, alla guida della missione egiziana a Tebe Ovest. “La scoperta di questa città perduta è la seconda scoperta archeologica più importante dalla tomba di Tutankhamon”, assicura Betsy Brian, professore di egittologia alla John Hopkins University di Baltimora (Stati Uniti). “Molte missioni straniere hanno cercato questa città e non l’hanno mai trovata”, ha sottolineato Hawass. “Noi abbiamo iniziato il nostro lavoro alla ricerca del tempio funerario di Tutankhamon perché i templi di Horemheb e Ay sono stati trovati in questa zona, e abbiamo trovato la città d’oro”. Non si sono ancora spenti gli echi della Parata d’Oro dei Faraoni, l’evento – seguito da milioni di appassionati nel mondo – voluto dal presidente Abdel Fatah al-Sisi e organizzato dal ministero per il Turismo e le Antichità per promuovere l’Egitto in occasione del trasferimento di 22 mummie reali dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia, che dall’Egitto arriva un’altra notizia destinata a fare rapidamente il giro del mondo.

Amuleti rinvenuti nella città d’oro perduta dalla missione egiziana a Tebe Ovest (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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La mummia del re Amenhotep III fu trovata nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV 35), nella Valle dei Re a Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)

“È la più grande città mai esistita in Egitto”, ha confermato Hawass, “fondata da uno dei più grandi sovrani dell’Egitto, il re Amenhotep III, il nono re della XVIII dinastia, che governò l’Egitto dal 1391 al 1353 a.C. Suo figlio e futuro erede al trono, Amenhotep IV, che poi nella città dell’Aten (Akhetaten / Amarna) si farà chiamare Akhenaten, ha condiviso nella città d’oro gli ultimi otto anni del suo regno. Questa città era il più grande insediamento amministrativo e industriale dell’epoca. Le strade erano fiancheggiate da case, di cui ci sono rimasti alzati fino a 3 metri. L’area di scavo si trova tra il Tempio di Ramses III a Medinet Habu e il Tempio di Amenhotep III a Memnon: la città si estende a Ovest, fino a Deir el-Medina”. E Brian ha aggiunto: “La scoperta della Città Perduta, non solo ci darà un raro sguardo sulla vita degli antichi egizi nel periodo in cui il Regno era più ricco, ma ci aiuterà a far luce su uno dei più grandi misteri della storia: perché Akhenaten e Nefertiti decisero di trasferirsi ad Amarna”. Le ricerche stanno portando infatti gli archeologi allo strato della città nel suo momento d’oro: le informazioni che ricaveranno sono destinate a cambiare le nostre conoscenze su quel periodo storico tra Amenhotep III e Tutankhamon. Cosa è successo veramente? Perché la città è stata abbandonata e la capitale è stata trasferita ad Amarna? E la città fu di nuovo ripopolata quando Tutankhamon tornò a Tebe? Solo ulteriori scavi nell’area riveleranno cosa accadde veramente quasi 3400 anni fa. La scoperta della città perduta permetterà di capire meglio anche alcuni aspetti della vita quotidiana degli antichi egizi, come la tecnica di costruzione e decorazione delle case, gli strumenti usati e l’organizzazione del lavoro. Finora è stata scavato solo un terzo dell’area: la missione continuerà le ricerche, compresa l’area che è stata identificata come possibile sito del tempio funerario di Tutankhamon. “Abbiamo molte informazioni su tombe e templi”, ha sottolineato Hawass, “ma questa è la prima volta che uno scavo rivela segreti sulla vita dei re dell’età d’oro dell’Egitto”.

La città d’oro perduta riemersa dalle sabbie: gli alzati conservati raggiungono anche i tre metri di altezza (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Lo scavo è iniziato nel settembre 2020 e in poche settimane, con grande sorpresa del team, file di mattoni di fango hanno iniziato ad apparire in tutte le direzioni. Quello che veniva poco a poco alla luce era il sito di una grande città in buone condizioni di conservazione, con mura quasi complete e con stanze piene di strumenti della vita quotidiana. Gli strati archeologici sono rimasti intatti per migliaia di anni, lasciati dagli antichi residenti come se fosse ieri. La missione egiziana – come detto – ha iniziato a lavorare in quest’area con l’obiettivo di ritrovare il tempio funerario di Tutankhamon, realizzato dal re Ay, il successore di Tutankhamon, su un sito che più tardi sarebbe finito adiacente al lato meridionale del Tempio di Ramses III a Medinet Habu. Gli egittologi ritengono che il tempio di Ay possa essere appartenuto prima a Tutankhamon poiché lì furono trovate due statue colossali del giovane re. La parte settentrionale del tempio è ancora sotto la sabbia.

Città d’oro perduta a Tebe Ovest: iscrizioni geroglifiche trovate su tappi di argilla di vasi di vino (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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Applique rinvenute nello scavo della città d’oro perduta a Tebe Ovest (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Il primo obiettivo della missione è stato datare questo insediamento. Iscrizioni geroglifiche trovate su tappi di argilla di vasi di vino e riferimenti storici ci dicono che l’insediamento era costituito da tre palazzi reali del re Amenofi III, nonché dal centro amministrativo e industriale del Regno. Un gran numero di reperti archeologici, come anelli, scarabei, vasi di ceramica colorata e mattoni di fango recanti i sigilli del cartiglio del re Amenhotep III, hanno confermato la datazione della città. Dopo soli sette mesi di scavi, sono state scoperte diverse aree o quartieri. Nella parte meridionale, la missione ha trovato una panetteria, una zona di cottura e preparazione dei cibi, completa di forni e deposito di vasellame. Dalle sue dimensioni, possiamo affermare che la cucina accoglieva un numero molto elevato di lavoratori e dipendenti. La seconda area, ancora scoperta parzialmente, rappresenta il distretto amministrativo e residenziale, con unità più ampie e ben disposte. Quest’area è recintata da un muro a zig-zag, con un solo punto di accesso che conduce a corridoi interni e zone residenziali. L’unico ingresso ci fa pensare che fosse un  sistema di sicurezza, che permetteva di controllare l’ingresso e l’uscita da aree chiuse. I muri a zig-zag sono uno dei rari elementi architettonici dell’antica architettura egizia, utilizzati principalmente verso la fine della XVIII dinastia. La terza area è l’officina. Da un lato, l’area di produzione dei mattoni di fango utilizzati per la costruzione di templi e annessi. I mattoni hanno sigilli recanti il ​​cartiglio del re Amenhotep III (Neb Maat Ra). Dall’altro, un gran numero di stampi da colata per la produzione di amuleti e delicati elementi decorativi. Questa è un’ulteriore prova della vasta attività in città per la produzione di decorazioni sia per i templi che per le tombe.

La strana sepoltura di un bovide scoperta nella città d’oro perduta a Tebe Ovest (foto ministry of Tourism and Antiquities)

In tutte le aree scavate, la missione ha trovato molti strumenti utilizzati in una sorta di attività industriale come la filatura e la tessitura. Sono state portate alla luce anche scorie di lavorazione del metallo e del vetro, ma l’area principale di tale attività deve ancora essere scoperta. All’interno di una delle stanze sono state trovate due insolite sepolture di una mucca o di un toro. Sono in corso indagini per determinare la natura e lo scopo di questa pratica. E ancora più notevole è la sepoltura di una persona trovata con le braccia tese lungo i fianchi, e resti di una corda avvolta intorno alle ginocchia. La posizione della sepoltura e la deposizione di questo scheletro sono piuttosto strane e sono in corso ulteriori indagini. È stato inoltre ritrovato un contenitore contenente due galloni di carne essiccata o bollita (circa 10 kg) che reca una preziosa iscrizione: “Anno 37, carne condita per la terza festa di Heb Sed dal macello del recinto per bestiame di Kha fatta dal macellaio luwy”. Questa preziosa informazione non solo ci dà i nomi di due persone che hanno vissuto e lavorato nella città, ma conferma anche che la città era attiva e ha determinato il tempo della co-reggenza del re Amenhotep III con suo figlio Amenhotep IV / Akhenaten. La missione ha anche trovato un testo inciso sull’impronta di un sigillo che recita: “gm pa Aton” che può essere tradotto come “il dominio dell’abbagliante Aten”, e questo è il nome di un tempio costruito dal re Akhenaten a Karnak. A nord dell’insediamento è stato anche scoperto una grande necropoli, la cui estensione non è stata ancora determinata, e la missione ha scoperto un gruppo di tombe scavate nella roccia di varie dimensioni, a cui si accede tramite scale scavate nella roccia, che mostrano una caratteristica comune alla costruzione delle tombe nella Valle dei Re e nella Valle dei Nobili. Gli scavi sono ancora in corso e la missione prevede di scoprire tombe incontaminate piene di tesori.

Cairo. La Parata d’Oro dei Faraoni diventa una vetrina dei tesori dell’Egitto: grandi restauri, nuovi musei, progetti futuri. Due ore di spettacolo in una capitale illuminata ad arte e animata da migliaia di figuranti dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia dove sono arrivate le 22 mummie reali

Il corteo reale con le 22 mummie lascia il museo Egizio di piazza Tahrir per raggiungere la nuova dimora al museo nazionale della Civiltà egizia (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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Il presidente della Repubblica araba d’Egitto, Abdel Fatah al-Sisi (foto ministry of Tourism and Antiquities)

egitto_cairo_corteo-mummie_golden-pharaohs'-golden-parade_logoL’Egitto si autocelebra e presenta al mondo il meglio di sé: dai luoghi straordinari della civiltà dei faraoni ai grandi interventi di restauro dei luoghi della cultura, di qualsiasi cultura, fino all’efficienza di uno Stato moderno. La Parata d’oro dei Faraoni diventa così l’occasione per l’Egitto di mostrarsi al mondo e di mostrare al mondo tesori noti e nuove proposte che i turisti e quanti amano la valle del Nilo del mondo troveranno una volta superata la pandemia. Più di due ore di diretta (talora con un eccesso di parlato) gestita da una regia attenta che non lascia nulla all’improvvisazione: c’è la capitale, il Cairo, che – dal museo Egizio di Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia in Fustat – diventa un grande set hollywoodiano con migliaia di figuranti ad accompagnare il cammino delle 22 mummie reali alla nuova prestigiosa dimora, in uno scintillio di luci e giochi fantasmagorici colti da telecamere fisse e droni; ci sono i più prestigiosi siti archeologici, come il tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari o la piana delle piramidi di Giza, animati da coreografie, o il Grande museo Egizio (Gem) che ospiterà l’intero tesoro di Tutankhamon e alla sua prossima apertura rappresenterà uno dei più grandi e prestigiosi progetti di museologia del Terzo millennio nel mondo. Al centro un unico protagonista indiscusso, il presidente dell’Egitto Abdel Fatah al-Sisi, che accompagna con la sua presenza tutti i diversi momenti dell’evento. E per una notte fa dimenticare i molti problemi che anche l’Egitto deve affrontare in questi momenti difficili per tutti.

Il museo Egizio in piazza Tahrir al Cairo (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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Il nuovo museo nazionale della Civiltà egizia di Fustat al Cairo (foto ministry of Tourism and Antiquities)

La Parata d’oro dei Faraoni si apre con una veduta dal drone di piazza Tahrir chiusa in fondo dal museo Egizio seguita da un’altra sul museo nazionale della Civiltà egizia (Nmec): cioè l’inizio e la fine del corteo delle mummie reali. I ritmi sono ancora lenti. La parata è aperta da un drappello di guardie a cavallo seguite dai carri da guerra degli antichi egizi: in realtà guardie e aurighi hanno il compito dell’apripista. Controllano il percorso e vanno a posizionarsi all’ingresso del Nmec per fare da picchetto d’onore all’arrivo degli illustri ospiti. Da Tahrir a Fustat, in un “rimbalzo di linea” andiamo a conoscere il nuovo museo con l’arrivo del presidente al-Sisi accolto dal ministro al Turismo e alle Antichità Khaled el-Enani. È il momento dell’inaugurazione ufficiale del nuovo museo. Poi si vanno a scoprire gli spazi e i tesori qui conservati a narrare la Civiltà egizia dalla preistoria ai faraoni agli arabi e all’islam. Quindi al-Sisi si sposta attraverso un dedalo di corridoi e raggiunge l’auditorium del Nmec dove inizia il programma ufficiale della Parata d’oro e sul palco si apre il grande schermo sul Cairo e l’Egitto.

Le preziose decorazioni della tomba di Wathy a Saqqara scoperta nel 2018 (foto ministry of Tourism and Antiquities)

“Egitto, terra di civiltà”, uno spot sui tesori dell’Egitto: siamo accompagnati a scoprire i grandi interventi che hanno portato agli antichi splendori monumenti noti in tutto il mondo. Si inizia dal complesso di Saqqara, si entra nella piramide a gradoni di Djoser, realizzata dall’architetto Imhotep 4400 anni fa, e si esce dalla grande scala monumentale inaugurata il 5 maggio 2020 dopo sei anni di restauro che ha interessato l’intera piramide. Si passa alla tomba di Wathi scavata nella roccia 300 anni dopo la piramide di Djoser. È stata una delle grandi scoperte recenti (dicembre 2018). Entrare nell’ipogeo completamente decorato è un’emozione. Nel gennaio 2020 è stata invece inaugurata ad Alessandria la sinagoga Elynahu Hanavi costruita dagli egiziani nel XIV secolo. Da Alessandria al Cairo Vecchia o Copta nella chiesa della Vergine Maria, riaperta al pubblico dopo i restauri integrali nell’ottobre 2014, nota come la Chiesa Sospesa, perché realizzata sopra un passaggio tra due torrette di una fortezza babilonese. Fu fortezza romana risalente al II sec. d.C. I restauri hanno risanato l’edificio dalle infiltrazioni che impedivano quasi completamente l’accesso alla fortezza. Fu la prima sede ufficiale del papa della chiesa ortodossa di Alessandria quando fu spostata al Cairo. Contiene molte reliquie di santi, e icone di Gesù Cristo e della Vergine Maria. La chiesa rupestre dei martiri Sergio e Bacco, nota anche come Abu Serghis al Cairo, è stata invece riaperta al pubblico dopo i restauri nell’ottobre 2016. All’inaugurazione intervenne il papa copto Teodoro II di Alessandria. È importante perché fu costruita sopra la grotta dove trovò rifugio la Sacra Famiglia nel suo peregrinare in Egitto. Quindi si tocca la moschea di al-Azhar al Cairo, una delle più note moschee del mondo islamico, costruita nel 970 dai Fatimidi, riaperta dopo i restauri nel marzo 2018. È sede della prestigiosa università di al-Azhar. Nel gennaio 2017, invece, è stato inaugurato dopo tre anni di restauri il museo di Arte islamica, che ospita la più grande collezione al mondo di tesori islamici. Nel 2014 il museo aveva infatti subito un attacco terroristico che aveva devastato la facciata e almeno 170 manufatti. Sempre al Cairo, nel gennaio 2020, si sono completati i restauri, durati tre anni, della moschea di al-Fath nel distretto di Abdeen, uno dei capolavori dell’architettura islamica. In Boulaq, un altro quartiere del Cairo, sorge il museo delle Carrozze reali, fondato da Khedive Ismail nel XIX secolo come garage dei veicoli reali: dopo un lungo abbandono, grazie a un elaborato restauro il museo è stato riaperto il 31 ottobre 2020. Infine il Palazzo del Barone Empain a Eliopolis, sobborgo a Nord-est del Cairo, è stato restaurato e inaugurato nel giugno 2020. Sempre nel 2020 è stata rinnovata piazza Tahrir, teatro di importanti eventi dell’Egitto.

Il monumentale viale delle Sfingi a Luxor sarà presto di nuovo ammirato dal pubblico (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Progetti in corso e futuri. Intanto sta andando avanti il progetto di restauro del monumentale viale delle Sfingi a Luxor che presto sarà riaperto all’ammirazione del pubblico. E per la prima volta è stato realizzato un museo di Antichità a Sharm el-Sheikh e Hurghada: il primo aperto nell’ottobre 2020, il secondo nel febbraio 2020. E così si arriva a Fustat, dove è sorto il museo nazionale della Civiltà egizia (Nmec) di cui, in occasione della Parata d’Oro dei Faraoni del 3 aprile 2021, è stata inaugurata la galleria principale e la sala delle mummie reali. Anche la piana delle Piramidi a Giza è stata oggetto di un progetto di sviluppo. E ora il mondo sta attendendo l’annuncio della data di apertura del Grande museo Egizio (Gem). E poi c’è il museo delle Capitali d’Egitto nella Nuova Capitale Amministrativa il cui progetto è nato più di due anni fa quando il presidente dell’Egitto decise di istituire una città per le arti e la cultura. Da qui l’idea del museo che narra le diverse capitali del Paese nel corso dei tempi. E alla sua apertura sarà una sorpresa per tutti. Così mentre nascerà la Nuova Capitale Amministrativa il mondo potrà cogliere quanto l’Egitto sia orgoglioso della sua storia e della sua civiltà.

Effetti speciali e giochi di luci a piazza Tahrir al cairo (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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La musica scivola sul Nilo (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Lo schermo si spegne. Sul palco il ministro al Turismo e alle Antichità Khaled el-Enani sottolinea come tutta questa attenzione alla cultura sia fondamentale anche per il rilancio del turismo. Quindi introduce i dettagli del corteo e delle 22 mummie reali: dalla loro scoperta alla fine dell’Ottocento nel nascondiglio di Deir el-Bahari o nella tomba di Amenhotep II nella Valle dei Re alla loro musealizzazione all’Egizio di piazza Tahrir, dal loro studio e conservazione alla decisione di creare una grande sala tutta per loro al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia. Il ministro el-Enani lascia il palco e le immagini corrono a catturare gli scorci di un Cairo illuminato a festa. La musica scivola lentamente sul Nilo mentre si cominciano a scoprire uno dopo l’altro i nomi di re e regine pronti ad affrontare il nuovo viaggio custoditi nei loro preziosi sarcofagi. È iniziata ufficialmente la Parata d’oro dei Faraoni. Sul palco dell’auditorium del Nmec prende posto una grande orchestra che da questo momento, e per tutta l’ora successiva, scandirà il ritmo, sempre più serrato, della parata reale e sullo schermo si legge un grande grazie agli apparati dello Stato, a celebrità, musicisti, artisti, costumisti, e studenti universitari che come volontari hanno dato il loro contributo al grande evento.

Lo spettacolare tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari (foto ministry of Tourism an Antiquities)

Nuovo excursus storico sui tesori d’Egitto: un modo per ricordare al mondo la grandezza degli egizi. Si inizia con la piramide di Cheope, una delle sette meraviglie del mondo antico, che a 4500 anni dalla sua realizzazione ancora stupisce per la sua monumentalità e rivela le grandi capacità degli antichi egizi. Da Giza a Deir el-Bahari, al tempio della regina Hatshepsut, realizzato 3500 anni fa da un architetto geniale e da artigiani ispirati, a creare quasi un abbraccio alla montagna di Tebe Ovest. Il regno della regina Hatshepsut rappresentò un periodo fecondo per le architetture e le costruzioni: “una donna forte come cento uomini”, dice il proverbio. E un altro afferma: “L’Egiziano è un portatore” di talento e creatività, di civiltà e cultura. Per questo l’Egitto è ricco di antichità. E tra queste forse la più famosa è probabilmente la tomba del giovane faraone Tutankhamon: una tomba inviolata, con tutto il suo tesoro (oltre 5mila reperti) e la mummia conservata nel suo sarcofago. La sua maschera d’oro sembra appena fatta. E così il discorso ci porta al Grande museo Egizio che conserverà il tesoro di Tutankhamon, e così per la prima volta tutti gli oggetti scoperti nella tomba saranno esposti nello stesso luogo. Il Gem rappresenta il più grande progetto culturale e intellettuale del XXI secolo. Ma se oggi possiamo raccontare la millenaria storia dell’Antico Egitto è grazie al francese Jean-Françoise Champollion che nel 1822 decifrò i geroglifici studiando l’iscrizione scritta in geroglifico, demotico e greco antico sulla Stele di Rosetta. Le immagini rimbalzano da Deir el-Bahari a Giza, da Saqqara a Tahrir.

Il presidente al-Sisi rende omaggio alle mummie reali all’arrivo al Nmec di Fustat (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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A Tahrir inizia la sfilata alla Parata d’Oro dei Faraoni (foto ministry of Tourism and Antiquities)

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Le mummie reali lasciano il museo Egizio (foto ministry of Tourism and Antiquities)

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Le mummie reali passano da piazza Tahrir (foto ministry of Tourism and Antiquities)

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Il corteo delle mummie reali arriva al museo nazionale della Civiltà egizia a Fustat (foto ministri of Tourism and Antiquities)

Le parole (finalmente) sono finite. Comincia la festa di musica e luci. Le mummie su carri speciali, che vogliono ricordare le barche solari (impiegate per il trasporto del catafalco contenente la mummia del defunto sino alla necropoli), si muovono dal museo Egizio di piazza Tahrir verso il Nmec. Sulla “prua” si legge il nome del re o della regina che trasporta. E mentre il corteo reale continua il suo percorso lungo le vie del Cairo, sulla musica in sala scorrono le coreografie dal Grande museo Egizio al Tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari, dalla piana delle Piramidi di Giza al complesso della piramide di Djoser a Saqqara. Il corteo reale si avvicina alla meta. All’ingresso del museo nazionale della Civiltà egizia in onore dei re e delle regine dell’Antico Egitto viene sparata una salva di cannone. Il presidente al-Sisi si alza, lascia l’auditorium, ripercorre a ritroso il dedalo di corridoi del Nmec e raggiunge l’ingresso. Spetta a lui accogliere e rendere omaggio all’arrivo delle 22 mummie reali nella loro nuova dimora. Tra un paio di settimane, ultimate le operazioni di controllo e sicurezza del loro stato di conservazione, le mummie saranno esposte nella Sala delle Mummie reali aperta al pubblico. Intanto, chi lo desidera, può rivedere le oltre due ore dell’evento trasmesso in streaming.

Egitto. Il ministero dà l’annuncio atteso da mesi e rinviato più volte: il 3 aprile ci sarà la parata d’oro per le vie del Cairo, cioè lo spostamento in corteo di 22 mummie reali dal museo Egizio al nuovo museo nazionale della Civiltà Egizia. “Un evento unico, irripetibile”

“Un evento unico che il mondo attende…”. Il ministero per il Turismo e le Antichità dell’Egitto ne è sicuro. È la Pharaohs’ Golden Parade, la parata reale, cioè lo spostamento di 22 mummie reali dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia di Al-Fustat al Cairo e dovrebbe essere inaugurato (e il condizionale è d’obbligo) entro quest’anno, 2021. Del resto anche lo stesso spostamento in pompa magna, con un corteo per le vie della città del Cairo, era stato annunciato nel 2019 da Zahi Hawass e avrebbe dovuto tenersi nell’estate di quell’anno. Poi fissato per marzo 2020, e nuovamente rinviato per lo scoppio della pandemia. È passato “qualche” mese, ma stavolta sembra la volta buona. Da giorni la capitale egiziana è attraversata da un convoglio speciale che sta mettendo a punto le prove generali della parata faraonica. “Non perdete questo evento impareggiabile, succede una volta nella vita”, annuncia il ministero. “Restate sintonizzati sui nostri canali social per la parata d’oro dei faraoni il 3 aprile 2021!”

Le mummie reali erano state scoperte nel 1881 in una cachette di Deir el Bahari. Tra queste 18 faraoni e 4 regine del Nuovo Regno, con nomi famosi come Tutmosi, Amenofi, Seti, Ramses. E dal 1902 sono ospitate nella “sala delle mummie” del museo Egizio del Cairo. Ma la sala non fu sempre aperta al pubblico. Il primo fu re Fouad I (1917-1936) che decise di sottrarle alla vista dei visitatori. E lo stesso fece il presidente Sadat (1971-1980), ritenendo che fosse più appropriato concedere la pace dovuta alle mummie, ponendo anche la questione della loro ri-sepoltura. La sala espositiva rimase quindi chiusa fino al 1982. Nel 1985 è stata riaperta al pubblico una selezione di mummie di re e regine del Nuovo Regno di cui è visibile solamente il volto, come si vede nel video realizzato nel dicembre 2020 da L’Alba News, sito di notizie in tempo reale con approfondimenti su fatti più importanti accaduti in Egitto, Italia, mondo arabo, ed estere. E ora 22 mummie reali raggiungeranno la loro nuova dimora, il museo nazionale della Civiltà Egizia. Sarà proprio il 3 aprile 2021? Lo vedremo presto.

Egitto. Migliorata l’offerta turistica nel governatorato di Sohag. Inaugurati i progetti di restauro per il tempio di Athribis e la necropoli di el-Hawawis: telecamere di sorveglianza, pannelli di informazioni, centro visitatori, caffetteria

Il ministro del Turismo e delle Antichità Khaled el-Enani a Sohag per l’inaugurazione dei nuovi servizi al Tempio di Athribis e alla necropoli di el-Hawawis (foto ministry of Tourism and Antquities)

Il governatorato di Sohag, nell’Egitto centrale, migliora l’offerta turistica del territorio: inaugurati dal ministro del Turismo e delle Antichità Khaled el-Enany i due progetti per il restauro e lo sviluppo del sito archeologico del Tempio di Athribis a Sheikh Hamad e della necropoli di el-Hawawis ad Akhmim, completati in quasi due anni, nell’ambito del Progetto di sviluppo locale per il progresso dell’Alto Egitto, con il finanziamento della Banca Mondiale. Il costo del progetto per il Tempio di Athribis è stato di 5,50 milioni di EGP (poco meno di 300mila euro), mentre il costo del progetto per la necropoli di el Hawawis è stato di 9 milioni di EGP (quasi 480mila euro): installate telecamere di sorveglianza, pannelli di informazioni logistiche e didattiche; costruiti un centro visitatori e una caffetteria, oltre a una serie di bazar. “Interventi in linea con i piani del Ministero”, ha spiegato el-Enany, “per preservare i siti archeologici, aprire nuovi luoghi di visita e sviluppare e aumentare l’efficienza dei servizi turistici nei musei e nei siti archeologici”. Per tutto il mese di marzo 2021 agli egiziani sarà consentito l’ingresso gratuito nelle aree del Tempio di Athribis e della necropoli di el-Hawawis: saranno garantite  visite guidate, sempre nel rispetto delle norme per la sicurezza sanitaria.

Il ministro Khaled el-Enany davanti a uno dei nuovi pannelli di informazioni per il pubblico al Tempio di Athribis (foto ministry of Tourism and Antiquities)

All’inaugurazione hanno partecipato Mostafa Waziry, segretario generale del Consiglio supremo delle antichità; Ayman Ashmawy, capo del settore delle antichità egiziane al Consiglio supremo delle antichità; Yomna El Bahar, assistente del ministro per gli affari tecnici, e Iman Zidan, viceministro per i musei e lo sviluppo dei siti archeologici. “Non è questo il primo intervento che il governo egiziano riserva a Sohag”, ha ricordato il ministro. “A cominciare dal museo nazionale di Sohag, inaugurato dal presidente Al-Sisi nel 2018, a 29 anni dalla posa della prima pietra. Ma sono diversi i siti archeologici nel governatorato di Sohag restaurati e aperti negli ultimi anni, incluso il progetto per lo sviluppo dei servizi turistici nel tempio di Seti I ad Abydos, il progetto per ridurre il livello delle acque sotterranee nell’Osireion di Abydos, e il restauro della statua di Ramses II nel museo all’aperto di Akhmim”.

Due pilastri ricomposti del Tempio di Athribis (foto ministry of Tourism and Antiquities)

“Sohag ha un potenziale turistico e archeologico importante”. Ne è convinto il ministro del Turismo e delle Antichità, che ha ricordato la visita di Sohag promossa dal ministero nel 2019 per più di 30 ambasciatori, che rimasero colpiti dai progetti in programma in quella zona dell’Egitto che visitavano per la prima volta. “Vogliamo sviluppare tutti i siti archeologici – non solo di Sohag – per migliorare l’esperienza di visitatori e turisti, preservando le antichità egiziane e sviluppando un turismo consapevole”. L’idea è anche quella di incoraggiare a breve le crociere sul Nilo tra Luxor e Assuan. “Grazie alla politica di sviluppo sostenibile”, ha continuato, “il futuro prossimo vedrà un grande salto nello sviluppo dei servizi turistici nei siti archeologici, perché qualsiasi cittadino o turista ha bisogno, durante la sua visita, di informazioni sul sito. Per questo è stata implementata una serie di pannelli, protetti dal sole e dal calore. Su quei pannelli, il codice QR consente ai visitatori, attraverso i loro smartphone, di copiare il codice che lo porterà nella pagina Internet del ministero e di conoscere tutte le informazioni che desiderano sul territorio e sui suoi monumenti”. L’impegno è quello di diffondere il più possibile questa informazione digitale e nuovi servizi turistici in tutti i siti archeologici in Egitto. “Con l’implementazione e l’attivazione del progetto di trasformazione digitale per musei e siti archeologici da parte del governo”, ha aggiunto, “il ministero sta attivando il sistema di prenotazione elettronica con servizio di pagamento elettronico con carte elettroniche e contactless, servizio già attivo nei musei di Sharm El Sheikh, Hurghada e per il Museo Egizio di piazza Tahrir.  Il piano dovrebbe essere completato il prossimo giugno”.

Lo scalone del Tempio di Athribis a Sohag (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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Il ministro el-Enany e il segretario Sca Waziry davanti ai pannelli didattici del Tempio di Athribis (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Il tempio di Athribis fu iniziato da Tolomeo XII Neo Dioniso, chiamato Aulete, che fece decorare le sale interne, mentre le colonne e le mura sono opera degli imperatori romani Tiberio (14-37 d.C.), Caligola (37-41 d.C.)m e Claudio (41-54 d.C.). Interventi minori sono di Vespasiano (69-79 d. C.), Tito (79-81 d. C.) e Domiziano (81- 96 d.C.), quindi per un periodo di oltre duecento anni. “Nei lavori di restauro e pulitura del Tempio di Athribis”, ha spiegato Waziry, “sono stati compresi anche servizi per i visitatori, col posizionamento di pannelli informativi, la realizzazione di un percorso in legno, e di un Visitors Center con parcheggio, caffetteria e biglietteria, oltre a un numero di punti info distribuiti sul percorso di visita con tettoia e posti a sedere. Durante i lavori di pulizia del sito”, ha ricordato, “la missione archeologica egiziano-tedesca ha rivelato gran parte della strada della processione lastricata in pietra che conduce all’area dei templi, oltre a trovare una struttura sul lato sud della strada”.

L’ingresso della Tomba M43 nella necropoli di el-Hawawis nel governatorato di Sohag (foto ministry of Tourism and Antiquities)

La necropoli di el Hawawis occupa i fianchi della falesia. Le tombe vennero scavate a vari livelli sul fianco della montagna per molti secoli, dall’Antico Regno (2575˗2135 a.C.) al Medio Regno (1994˗1650 a.C.). Una considerevole quantità di stele, sarcofagi e suppellettili funerarie, che si possono ammirare nei musei di tutto il mondo, provengono da questo immenso cimitero. Il segretario generale Waziry ha sottolineato che i lavori di restauro della necropoli di el-Hawawis hanno incluso la realizzazione di scale per le tombe e la pulizia e il restauro delle iscrizioni e delle raffigurazioni presenti. “Il percorso per il cimitero rupestre è stato pavimentato con una scala in pietra arenaria che si adatta alle caratteristiche dell’area archeologica. Inoltre è stato realizzato un muro intorno al sito, pavimentando il percorso della visita”.

Egitto. La Tac alla mummia di Seqenenre-Taa II il Valoroso, studiata da Zahi Hawass e Sahar Saleem, getta nuova luce sul sovrano della XVII dinastia: “Era in prima linea con i suoi soldati, fu catturato e ucciso dagli Hyksos in un rito sacrificale. Il suo martirio accelerò la liberazione e riunificazione dell’Egitto”

La mummia di Seqenenre-Taa II è stata sottoposta a una scansione Tac (foto ministry of Tourism and Antiquities)

È passato alla storia come il Coraggioso, il Valoroso: Seqenenre-Taa II, sovrano della XVII dinastia, regnò l’Alto Egitto alla fine del Secondo periodo intermedio, quando il Basso Egitto era occupato dagli Hyksos, una dinastia regnante straniera che si impadronì del delta nel nord del Paese per circa un secolo (1650-1550 a.C.). Fu proprio lui che da Tebe iniziò la guerra contro gli Hyksos che sarebbero stati cacciati dall’Egitto solo dal secondo figlio di Seqenenre-Taa II, Ahmose I, col quale iniziava la XVIII dinastia. Il re Valoroso trovò la morte proprio in battaglia per mano degli Hyksos: i suoi imbalsamatori avevano abilmente nascosto alcune ferite alla testa, ma ora i risultati delle scansioni della TC della mummia dell’antico re egiziano hanno rivelato con più precisione le circostanze della sua morte: “Fu martirizzato per il bene di riunificare l’Egitto nel XVI secolo a.C.”. Lo hanno annunciato Zahi Hawass, il famoso archeologo ed ex ministro delle Antichità, e Sahar Saleem, professore di Radiologia alla facoltà di Medicina dell’università del Cairo, che hanno esaminato la mummia del re Seqenenre-Taa II mediante tomografia computerizzata (TAC) e hanno pubblicato la loro ricerca il 17 febbraio 2021 sulla rivista scientifica “Frontiers in Medicine”.

La mummia di Seqenenre-Taa II fu scoperta nel nascondiglio reale di Deir el-Bahari nel 1881 (foto ministry of Tourism and Antiquities)

La mummia di Seqenenre-Taa II fu scoperta nel nascondiglio reale di Deir el-Bahari nel 1881 e fu sbendata da Gaston Maspero nel 1886 che la esaminò per la prima volta e lasciò una vivida descrizione delle ferite che uccisero il faraone: “Non si sa se cadde sul campo di battaglia o se fu vittima di qualche complotto; l’aspetto della sua mummia prova che morì di morte violenta intorno ai quarant’anni d’età. Due o tre uomini, assassini oppure soldati, devono averlo accerchiato e ucciso prima che qualcuno potesse soccorrerlo. Un colpo di scure deve aver reciso parte della guancia sinistra, esposto i denti, fratturato la mascella e averlo fatto cadere a terra privo di sensi; un altro colpo deve aver gravemente lesionato il cranio, e un pugnale o giavellotto ha tagliato e aperto la fronte un poco sopra l’occhio. Il suo corpo deve essere rimasto per qualche tempo là dov’era caduto: una volta ritrovato, la decomposizione era già cominciata e la mummificazione dovette essere compiuta in fretta, meglio che si poté”. Negli anni ’60 del Novecento la mummia fu studiata ai raggi X. Questi esami hanno indicato che il re defunto aveva subito diverse gravi ferite alla testa; tuttavia, non c’erano ferite al resto del corpo. Le teorie sulla causa della morte del re differivano, poiché alcuni credevano che il re fosse stato ucciso in una battaglia, forse per mano dello stesso re Hyksos. Altri hanno indicato che Seqenenre potrebbe essere stato ucciso da una cospirazione mentre dormiva nel suo palazzo. A causa delle cattive condizioni della mummia, alcuni hanno suggerito che la mummificazione potrebbe essere avvenuta in fretta lontano dal laboratorio di mummificazione reale.

Le mani deformate della mummia di Seqenenre-Taa II (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Zahi Hawass e Sahar Saleem hanno presentato una nuova interpretazione degli eventi prima e dopo la morte del re Seqenenre-Taa II, basata sulla ricostruzione dell’immagine TC bidimensionale e tridimensionale utilizzando tecnologie informatiche avanzate. Le mani deformate indicano che Seqenenre-Taa II potrebbe essere stato catturato sul campo di battaglia: le sue mani erano state legate dietro la schiena, così da impedirgli di difendersi “dal feroce attacco alla sua faccia”. La TAC della mummia di Seqenenre-Taa II ha rivelato i dettagli delle ferite alla testa, comprese quelle che non erano state scoperte in precedenti esami ed erano state abilmente nascoste dagli imbalsamatori.

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L’egittologo Zahi Hawass già ministro delle Antichità (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Le scansioni TC hanno aiutato a studiare molte mummie reali egiziane e determinare l’età alla morte, il sesso e il modo in cui sono morte. Questo studio TC ha determinato che Seqenenre-Taa II aveva circa quarant’anni al momento della sua morte, in base alla forma delle ossa (come l’articolazione della sinfisi pubica) fornendo la stima più accurata fino ad oggi. Zahi Hawass e Sahar Saleem sono pionieri nell’uso delle scansioni TC per studiare diverse mummie reali del Nuovo Regno, inclusi re guerrieri famosi come Thutmosi III, Ramses II e Ramses III; tuttavia, Seqenenre-Taa II sembra essere l’unico tra loro ad essere stato in prima linea sul campo di battaglia.

La punta di una lancia usata dagli Hyksos conservata al museo Egizio del Cairo (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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Un’ascia degli Hyksos conservata al museo Egizio del Cairo (foto ministry of Tourism and Antiquities)

La ricerca ha incluso anche uno studio di varie armi Hyksos conservate al museo Egizio del Cairo, tra cui un’ascia, una lancia e diversi pugnali. Saleem e Hawass hanno confermato la compatibilità di queste armi con le ferite riscontrate sulla mummia di Seqenenre-Taa II: “Il re fu ucciso da più colpi da diverse angolazioni da diversi aggressori Hyksos che hanno usato armi diverse”, spiegano i due ricercatori. “Seqenenre-Taa II fu piuttosto ucciso in un’esecuzione cerimoniale. Ciò conferma che Seqenenre era davvero in prima linea a rischiare la vita con i suoi soldati per liberare l’Egitto”.

Le profonde ferite sul cranio di Seqenenre-Taa II rivelate dalla Tac (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Inoltre, la Tac ha rivelato importanti dettagli sull’imbalsamazione del corpo di Seqenenre-Taa II. Ad esempio, gli imbalsamatori utilizzavano un metodo sofisticato per nascondere le ferite sulla testa del re sotto uno strato di materiale per imbalsamazione che funziona in modo simile alle otturazioni utilizzate nella moderna chirurgia plastica. Ciò significa che la mummificazione è stata effettivamente eseguita in un laboratorio di mummificazione reale piuttosto che in un luogo mal preparato, come precedentemente suggerito.

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La mummia di Ahmose conservata al museo di Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Questo studio fornisce infine importanti nuovi dettagli su un punto cruciale nella lunga storia dell’Egitto. “La morte di Seqenenre-Taa II stimolò i suoi successori a continuare la lotta per unificare l’Egitto e per fondare il Nuovo Regno. In una stele nota come la Tavola di Carnavaron, rinvenuta nel Tempio di Tebe di Karnak, sono registrate le battaglie combattute da Kamose, figlio di Seqenenre-Taa II, contro gli Hyksos. Kamose cadde morto durante la guerra contro gli Hyksos, e fu Ahmose, il secondo figlio di Seqenenre-Taa II, a completare l’espulsione degli Hyksos. Li combatté, li sconfisse e li inseguì fino a Sharuhen, principale piazzaforte dei sovrani Hyksos (l’odierna Gaza in Palestina), e riunì l’Egitto”.

Egitto. Ad Alessandria ovest scoperte mummie “con la lingua d’oro” dalla missione egiziano-dominicana guidata da Kathleen Martinez, impegnata al Tempio di Taposiris Magna (Grande tomba di Osiride). Trovate 16 tombe nella roccia con mummie di epoca greco-romana, cartonnage, amuleti in oro, e maschere funerarie in marmo

I resti della mummia con la “lingua d’oro” scoperta dalla missione egiziano-dominicana diretta da Kathleen Martinez nell’area del Tempio di Taposiris Magna ad Alessandria Ovest (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Scoperte mummie “con la lingua d’oro” di duemila anni fa che doveva servire al defunto a parlare con Osiride, il dio dell’Oltretomba e della sopravvivenza dopo la morte. Lo stato di conservazione delle mummie è cattivo, molte sono parziali o danneggiate, ma quando gli archeologi della missione egiziano-dominicana dell’università di Santo Domingo guidata da Kathleen Martinez, impegnata presso il Tempio di Taposiris Magna (Grande tomba di Osiride) ad Alessandria occidentale, hanno visto il luccichio uscire dalla bocca dei resti della mummia, si sono resi conto dell’eccezionalità della scoperta. La missione, come ha annunciato il ministero del Turismo e delle Antichità egiziano, ha riportato alla luce 16 sepolture nelle tombe scavate nella roccia (pozzi funerari), molto diffuse in epoca greco-romana. All’interno di questi pozzi un certo numero di mummie in cattivo stato di conservazione. Alcuni elementi della mummificazione ci portano a datarle all’epoca greco-romana, come i resti di cartonnage dorato oltre ad amuleti di lamina d’oro a forma di lingua che veniva posta nella bocca della mummia in uno speciale rituale per garantire la loro capacità di parlare nell’aldilà davanti al tribunale di Osiride.

Mummia con maschera funeraria ed elementi di cartonnage di epoca greco-romana trovata dalla missione egiziano-dominicana diretta da Kathleen Martinez ad Alessandria ovest (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Tra le mummie più interessanti tra quelle ritrovate, ha spiegato Kathleen Martinez, ce ne sono due che hanno conservato i resti di pergamene e parti del cartonnage: la prima con resti di doratura e con decorazioni dorate che mostrano il dio Osiride, il dio dell’aldilà, mentre l’altra mummia indossa una corona, ornata di corna, e il serpente cobra sulla fronte. Il petto della mummia mostra una decorazione dorata che rappresenta l’ampia collana da cui pende la testa di un falco, simbolo del dio Horus.

Scultura funeraria di epoca greco-romana scoperta dalla missione egiziano-dominicana diretta da Kathleen Martinez ad Alessandria ovest (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Khaled Abo El Hamd, direttore generale delle Antichità di Alessandria, ha affermato che durante questa campagna la missione ha fatto una serie di scoperte archeologiche, la più importante delle quali è una maschera funeraria per una donna, otto fiocchi d’oro che rappresentano le foglie di un corona e otto maschere di marmo risalenti all’epoca greco-romana, e queste maschere mostrano l’alta maestria nella scultura e la rappresentazione dei lineamenti dei suoi proprietari. “Vale la pena ricordare che negli ultimi dieci anni la missione ha recuperato importanti reperti archeologici che hanno cambiato la nostra percezione del Tempio di Taposiris Magna: all’interno delle mura del tempio sono state trovate alcune monete con il ​​nome e l’effige della regina Cleopatra VII, e poi molti frammenti di statue che si ritiene decorassero i giardini del tempio, oltre alla rilevazione di elementi delle fondamenta del tempio, che dimostrano siano state costruite dal re Tolomeo IV”.