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Egitto. In attesa dell’apertura ufficiale (con tutto il tesoro di Tutankhamon), il Grand Egyptian Museum a Giza apre al pubblico la piazza, la Sala Grande, giardini, ristoranti e servizi per i turisti

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Veduta panoramica del cantiere del Grand Egyptian Musem (Gem) del Cairo (foto ministry of Tourism and Antiquities)

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Il ministro egiziano del Turismo e delle Antichità, Ahmed Issa (foto ministry of tourism and antiquities)

Il centenario della scoperta della tomba di Tutankhamon nella valle dei Re a Tebe Ovest (4 novembre 1922 – 2022) è passato senza l’attesa apertura del Grand Egyptian Museum dove è esposto l’intero tesoro di Tutankhamon spostato nella nuova “casa” dal museo Egizio e dai depositi di piazza Tahrir al Cairo. Ancora una volta le autorità egiziane hanno preso tempo in attesa di essere pronti ad accogliere turisti da tutto il mondo, come ha annunciato il nuovo ministro al Turismo e alle Antichità Ahmed Issa, con un incremento del 25-30% annuo. Intanto il Grande Museo Egizio inizierà a ospitare alcuni eventi speciali e ricevere gruppi di visitatori per visite limitate in alcune sezioni e aree all’interno del museo. Rimarranno chiuse però fino all’apertura ufficiale le altre sezioni e aree interne del GEM, ovvero le sale principali e le due sale di Tutankhamon.

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La piazza dell’Obelisco Sospeso davanti al Grand Egyptian Museum a Giza (foto ministry of tourism and antiquities)

Durante questa fase, il pubblico potrà visitare la Piazza dell’Obelisco Sospeso, la sala principale nota come Sala Grande, il museo dei Bambini e un’esperienza di realtà virtuale, giardini, ristoranti, caffè e negozi che includono i principali marchi egiziani.

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La statua di Ramses II nella sala principale del Grand Egyptian Museum a Giza (foto ministry of tourism and antiquities)

Entrando nella sala principale del Grande Museo Egizio, i visitatori potranno anche vedere molte antichità uniche come la statua di Ramses II, le dieci statue del faraone Sesostri, la famosa Lista dei re di Saqqara e la stele di Merneptah o Vittoria stele, oltre a due statue di faraoni di epoca tolemaica.

Roma. Per “Dialoghi in Curia” incontro in presenza e in streaming su “Gli scavi della missione italo-egiziana ad Assuan: risultati, prospettive, prove di un legame con Roma”

roma_Dialoghi-in-Curia_Scavo-Assuan_locandinaNuovo appuntamento con i “Dialoghi in Curia” promossi dal parco archeologico del Colosseo. Giovedì 22 settembre 2022, alle 16.30, la Curia Iulia ospita una conferenza dedicata alla missione italo-egiziana ad Assuan. La Egyptian Italian Mission at West Aswan – EIMAWA nasce da un intervento di scavo di emergenza in seguito alla segnalazione di possibili scavi clandestini nella zona. Per fermare sul nascere questi episodi, il ministero delle Antichità egiziano, particolarmente attento alla tutela dei beni archeologici, ha avviato una campagna di scavi regolari coinvolgendo l’università di Milano in un’attività di ricognizione, monitoraggio, scavo e istituzione di un servizio di guardiania della necropoli. La ricerca si è concentrata nella zona del Mausoleo dell’Aga Khan e in particolare sulla porzione a nord del recinto del Mausoleo dove sono ben visibili un fronte di tombe rupestri e in alto sul pianoro una concentrazione di tombe ipogee. L’area indagata nel 2019 è di circa 20mila metri quadrati, ma l’estensione della necropoli nel suo complesso è probabilmente di circa 100mila metri quadrati. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Intervengono Said Mahmoud Abd El-Moneim, responsabile delle Antichità e del Turismo ad Assuan e co-direttore di EIMAWA, su “The protection and enhancement of the Aswan area from Abu Simbel to Kom Ombos”; Patrizia Piacentini e Massimiliana Pozzi, direttore e vice-direttore di EIMAWA – università di Milano, su “Gli scavi della missione italo-egiziana ad Assuan: risultati, prospettive, prove di un legame con Roma”. L’evento potrà essere seguito in presenza con ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti (max 100) su www.eventbrite.it. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming online sul canale YouTube del PArCo.

Archeologia in lutto. Il museo Egizio di Torino ricorda Ramadan Badry Hussein, direttore del Saqqara Saite Tombs Project, scomparso prematuramente a 50 anni, e Geoffrey Almeric Thorndike Martin, 87 anni, che scoprì la Tomba di Horemheb e quella di Maya, tesoriere di Tutankhamon, a Saqqara

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L’egittologo Ramadan Badry Hussein è scomparso prematuramente all’età di 50 anni

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L’egittologo Geoffrey Thorndike Martin è morto all’età di 87 anni (foto ees)

Archeologia in lutto. Negli ultimi giorni sono scomparsi due egittologi: Ramadan Badry Hussein è morto a 50 anni nella notte del 9 marzo 2022 dopo una grave malattia, come ha annunciato l’università di Tubinga; Geoffrey Thorndike Martin è venuto a mancare nella giornata di lunedì 7 marzo 2022 all’età di 87 anni: era nato a South Ockendon (GB) il 28 maggio 1934. È il museo Egizio di Torino a ricordarli, entrambi impegnati nell’area archeologica di Saqqara. “Il museo Egizio – si legge sul sito istituzionale – ricorda con stima e riconoscenza il prof. Ramadan Badry Hussein, direttore del Saqqara Saite Tombs Project all’Institute of Near Eastern Studies della Eberhard Karls Universität, Tübingen, Germania. Formatosi nelle università del Cairo e la Browndi Rhode Island negli USA, ha lavorato a lungo per il ministero delle Antichità Egiziane a Giza, Saqqara e Bahariya”. E continua: “Il museo Egizio ricorda con stima e gratitudine il professor Geoffrey Almeric Thorndike Martin, Edward Professor of Egyptian Archaeology and Philology emerito allo University College di Londra. Nella sua carriera ha scavato a lungo con la Egypt Exploration Society in Egitto e in Sudan, ma la sua scoperta principale è legata agli scavi della Tomba di Horemheb e di quella di Maya (tesoriere di Tutankhamon) a Saqqara”.

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L’egittologo Ramadan Badry Hussein è stato direttore del Saqqara Saite Tombs Project all’Institute of Near Eastern Studies della Eberhard Karls Universität, Tübingen, Germania (foto università di Tubinga)

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La maschera di mummia d’argento dorato del Secondo Sacerdote della Dea Mut e della Dea Niut-shi-es (foto università di tubinga)

Ramadan Badry Hussein ha studiato egittologia all’università del Cairo prima di lavorare per il settore pubblico delle antichità egiziane come ispettore a Saqqara e Giza. “Un raro esempio di studioso che ha servito l’archeologia muovendosi senza soluzione di continuità tra la rete di protezione del patrimonio del suo paese d’origine e le istituzioni archeologiche in tutto il mondo – lo ricordano i colleghi -, ha conseguito con successo il Master e il PhD alla Brown University (USA), tornando al ministero delle Antichità per ricoprire varie posizioni di autorità (responsabile del Center of the Documentation and Study of Egyptian Antiquities, Managing Editor del Publication Department, direttore dell’ufficio del Ministero delle Antichità) e successivamente si trasferisce all’università Eberhard Karls, a Tübingen in Germania, come Alexander von Humboldt Research Fellow; alla fine divenne professore associato di egittologia presso l’Istituto di studi del Vicino Oriente a Tubinga”. Dal 2015, Hussein è stato direttore del progetto per la conservazione, lo scavo e la pubblicazione delle tombe della XXVI dinastia a Saqqara. A lui si deve la scoperta del primo laboratorio di mummificazione mai conosciuto a Saqqara, che risale al VII-VI secolo a.C. Lo scavo ha portato alla luce una serie di oggetti rari e spettacolari (ad esempio, una maschera di mummia d’argento dorato del Secondo Sacerdote della Dea Mut e della Dea Niut-shi-es, la terza del suo genere ad essere scoperta in Egitto), facendo presto notizia oltre il mondo accademico e diventando un importante argomento di archeologia pubblica. “Il workshop sulla mummificazione – ricordano – è stato votato tra le 10 migliori scoperte dell’anno 2018 e le 10 migliori scoperte del decennio 2010-2020 (2020) di Archaeology Magazine ed è stato presentato attraverso una serie di quattro film documentari di National Geographic Channel. L’ampio riconoscimento del suo lavoro ha reso il Dr. Hussein un esperto molto ricercato nel campo dell’archeologia pubblica, che è stato spesso invitato a discutere di questioni legate al patrimonio contemporaneo come il saccheggio di siti archeologici. Studioso carismatico che supertao vari limiti (Egitto / estero, mondo accademico / archeologia pubblica, archeologia statale / organizzazioni del patrimonio privato), è stato sicuramente uno dei migliori egittologi dell’attuale generazione. La sua prematura e improvvisa scomparsa è una terribile perdita per il mondo dell’archeologia”.

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L’egittologo Geoffrey Thorndike Martin (foto università di Cambridge)

La tombe de Horemheb (KV.57)  (Vallée des Rois / Thèbes ouest)

Interno della Tomba di Horemheb (KV 57) scoperta nella Valle dei Re da Geoffrey Thorndike Martin

Geoffrey Thorndike Martin aveva frequentato la scuola ad Aveley e poi la Palmer’s School a Grays nell’Essex. Conseguita una laurea in Storia antica allo University College di Londra nel 1963, e la laurea magistrale, PhD e Litt. D dell’Università di Cambridge, è stato Budge Research Fellow in Egyptology al Christ’s College di Cambridge dal 1964 al 1970. Dopo aver lasciato il Christ’s College, Martin è diventato lecturer in Egyptology allo University College London, reader dal 1978 e Edwards Professor of Egyptian Archaeology and Philology dal 1988 fino al pensionamento nel 1993. Martin ha operato in varie località del Sudan e dell’Egitto. Ha scavato con la missione della Egypt Exploration Society a Buhen in Sudan nel 1963. Con l’EES e il National Museum of Antiquities di Leiden e l’università di Amsterdam ha scavato a Saqqara dal 1964 al 1968; è stato direttore del sito dal 1970 al 1974 e direttore sul campo dal 1975 al 1998. È stato direttore sul campo della missione epigrafica di Amarna, dell’Egypt Exploration Society nel 1969 e nel 1980. Dal 1998 al 2002 ha lavorato sotto Nicholas Reeves, Project Director, come Joint Field Director del Progetto Tombe Reali di Amarna. Martin fu famoso soprattutto per le sue scoperte della tomba di Maya, tesoriere di Tutankhamon, e della tomba privata di Horemheb, ma anche più in generale per il suo lavoro nella Valle dei Re e Saqqara, con le tombe di Tia, sorella di Ramses II, e di altri dignitari.

Egitto. Il cda del Grand Egyptian Museum ha fatto il punto sull’andamento dei lavori: il museo completato al 99%. Al Gem già trasferiti oltre 55mila reperti; più di 4500 del tesoro di Tutankhamon in 85 delle 107 vetrine previste

Veduta panoramica del cantiere del Grand Egyptian Musem (Gem) del Cairo (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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La riunione del cda del Gem con il ministro del Turismo e delle Antichità Khaled El-Anany (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Il 99% dei lavori del Grand Egyptian Museum del Cairo è stato completato. Ben 85 delle 197 vetrine dedicate al tesoro di Tutankhamon sono state riempite. E complessivamente al Gem sono già stati trasferiti oltre 55mila reperti. È quanto emerso nella recente riunione del Consiglio di Amministrazione della Grand Egyptian Museum Authority, nella sede del ministero a Zamalek, presieduta dal ministro del Turismo e delle Antichità Khaled El-Anany. È stato il maggiore generale Atef Moftah,  supervisore generale del progetto del Grande Museo Egizio e dell’area circostante, a informare i membri del consiglio sui risultati raggiunti: il completamento del progetto del museo è giunto complessivamente al 99%. E nello specifico, l’implementazione dei sistemi elettromeccanici ha raggiunto il 96% e quella dei sistemi di comunicazione e assicurazione ICT al 90%. “Per quanto riguarda i lavori di valorizzazione dell’area circostante”, specificato sempre Atef Moftah, “i cantieri esterni e gli impianti sono stati completati al 98%, le strade circostanti al 92%, e il fronte verso le piramidi ha raggiunto oltre il 99%”. E intanto sono arrivati al 100% i lavori della struttura in cemento e metallo per il Museo delle barche di Cheope. E si sta cercando la soluzione architettonica per aumentare la capacità di parcheggio dei veicoli dagli attuali 1300 a 2000 posti auto. Infine Al-Tayeb Abbas, assistente ministro del Turismo e delle Antichità per gli Affari Archeologici del Gran Museo Egizio, ha passato in rassegna lo stato di avanzamento dei lavori all’interno: “L’ingresso e la grande scala sono al 99%,  e le finiture della sala del tesoro di Tutankhamon sono al 99%, e i manufatti sono stati collocati in 85 delle 107 vetrine, cioè più di 4500 reperti dei tesori del giovane re”.

Egitto. A Sharm el-Sheikh, in occasione del quarto World Youth Forum, apre la mostra “Il viaggio della Sacra Famiglia” con nove icone e tre manoscritti conservati in chiese copte egiziane, esposti per la prima volta, aperto fino alla celebrazione dell’ingresso della Sacra Famiglia in Egitto il 1° giugno, secondo il calendario copto

Icona con la Fuga in Egitto della Sacra Famiglia (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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L’icona con la Natività (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Secondo il calendario copto l’ingresso della Sacra Famiglia in Egitto avvenne il 24 del mese copto di Pashons (che va dal 9 maggio al 7 giugno): quindi col calendario gregoriano parliamo del 1° giugno. Per avvicinarsi al meglio a quella ricorrenza il ministero del Turismo e delle Antichità d’Egitto promuove al museo Archeologico di Sharm el-Sheikh la mostra archeologica “Il viaggio della Sacra Famiglia” dall’11 gennaio al 1° giugno 2022. La scelta di Sharm el-Sheikh, la nota località turistica sul mar Rosso, non è casuale e non solo perché nella “fuga in Egitto” la Sacra Famiglia è avvenuta attraverso il deserto settentrionale del Sinai, ma come evento culturale nell’ambito della quarta edizione del World Youth Forum, a Sharm El Sheikh, South Sinai, dal 10 al 13 gennaio 2022. In mostra nove icone e tre rari manoscritti vengono esposti per la prima volta.

L’icona con la Vergine incoronata e il Bambino circondata da dieci episodi della storia della sua vita (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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L’icona con la Madonna che allatta il Bambino Gesù (foto ministry of Tourism and Antiquities)

“La mostra, in collaborazione con il settore delle Antichità Islamiche, Copte ed Ebraiche del Consiglio Supremo delle Antichità e della Chiesa Copta”, ha spiegato il prof. Moamen Othman, capo del settore Musei al Consiglio Supremo delle Antichità, “comprende 3 manoscritti dal patrimonio del museo Copto del Cairo Vecchio e 9 icone rare esposte per la prima volta, conservati in alcune chiese egiziane, come la chiesa dei Santi Sergio e Bacco (Abu Serga) al Cairo, Chiesa Sospesa (El Muallaqa) al Cairo, convento di San Mercurius martire (Abu Sefein) al Cairo, il convento di San Menas (Mar Mina) ad Alessandria e chiesa dell’Arcangelo Michele ad Aswan. Queste icone e manoscritti evidenziano il percorso della Sacra Famiglia, compresa la terra del Sinai”. Nel periodo di apertura della mostra il museo organizzerà una serie di conferenze scientifiche e didattiche sulla storia dell’arte copta, oltre a laboratori per imparare come realizzare le icone. E al termine della mostra si celebrerà l’ingresso della Sacra Famiglia in Egitto, il primo giugno.

L’icona con la Vergine incoronata dagli angeli (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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L’icona con l’Arcangelo Gabriele: in mano un rotolo aperto scritto in arabo (foto ministry of Tourism and Antiquities)

La mostra è allestita nell’angolo bizantino del museo di Sharm el-Sheikh. “Le icone esposte risalgono tutte al XVIII e XIX secolo d.C.”, ha indicato Myriam Edward, supervisore generale del museo di Sharm El-Sheikh. “Includono un’icona della Vergine Maria incoronata che porta il Bambino Gesù incoronato, due angeli, inginocchiati sulle nuvole, pongono una corona sul capo della Vergine. L’icona dell’Arcangelo Gabriele che tiene nella mano destra un rotolo svolto che mostra un testo arabo, e nella mano sinistra tiene un globo. E un’icona raffigurante scene della vita della Vergine Maria, che la ritrae al centro mentre porta il Bambino Gesù. Due angeli incoronano la Madonna, circondati da dieci scene della sua vita”.

L’icona con la “Fuga in Egitto” della Sacra Famiglia. Sullo sfondo, una donna (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Un’altra icona raffigura la fuga in Egitto, dove la Vergine Maria e il Bambino appaiono sopra l’asino. Sullo sfondo dell’icona compare un’altra donna, oltre ad un elemento architettonico. E c’è anche l’icona della Vergine Maria che allatta il suo Bambino Gesù, circondata da tre angeli alla sua destra e una colomba alla sua sinistra.

L’icona con l’Annunciazione con la colomba dello Spirito Santo (foto ministry of Tourism and Antiquities)

La mostra comprende anche l’icona della Sacra Famiglia e di San Giovanni Battista, l’icona della nascita di Cristo, e l’icona dell’Annunciazione, in cui l’angelo appare davanti alla Vergine Maria con in mano un ramo di fiori nella sua mano sinistra, e c’è un uccello nel mezzo.

Uno dei rari manoscritti esposti nella mostra “Il viaggio della Sacra Famiglia” al museo di Sharm el-Sheikh (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Quanto ai manoscritti, ricorda il soprintendente generale del Museo, in mostra il manoscritto delle Quattro Annunciazioni in cui si fa proprio riferimento al viaggio della Sacra Famiglia in Egitto. Nelle pagine destra e sinistra, appaiono alcuni brani del Vangelo di Matteo che menzionano l’evento. Il manoscritto ha un totale di 207 fogli, la maggior parte dei quali sono decorati con inchiostro blu, rosso e oro. C’è poi un manoscritto che rappresenta la seconda parte del Sinassario, con la commemorazione dell’ingresso della Sacra Famiglia in Egitto il 24 del mese copto di Pashons. Il manoscritto è stato scritto in arabo e include 247 fogli in cui i titoli dei soggetti sono scritti con inchiostro rosso. Infine c’è il manoscritto di Miamer che racconta gli eventi avvenuti quando la Sacra Famiglia è arrivata in Egitto. Il manoscritto è stato scritto in arabo e in alcune sue pagine include decorazioni geometriche.

Egitto. Webinar promosso dall’istituto italiano di Cultura al Cairo su “Imaging e spettroscopia per statue egizie in bronzo policromo dal I millennio a.C.” a cura di Eid Mertah del ministero del Turismo e delle Antichità egiziano. Ecco come seguirlo

L’appuntamento è martedì 30 novembre 2021, alle 17 ora italiana (18 ora egiziana) per il webinar “Imaging e spettroscopia per statue egizie in bronzo policromo dal I millennio a.C.” a cura di Eid Mertah del ministero del Turismo e delle Antichità egiziano, promosso dal Centro archeologico italiano dell’Istituto italiano di Cultura al Cairo in collaborazione con l’ambasciata italiana al Cairo. La conferenza potrà essere seguita attraverso Microsoft Teams al link https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_ZmRiMTlkMTktMDU3MS00NGNiLWE2MmMtNWY1YWQ2NGQwMTE2%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%2234c64e9f-d27f-4edd-a1f0-1397f0c84f94%22%2c%22Oid%22%3a%22babdcf46-9524-4ae8-ae30-59e751a8a656%22%7d (istruzioni: 1- clicca sul link; 2- scegli “continua su questo browser”, non sarà necessario scaricare alcuna applicazione; 3 – fai clic su partecipa e sarai nella sala riunioni; 4- Se ti iscrivi da cellulare, dovrai installare l’app).

EID MERTAH

Eid Mertah (ministero del Turismo e delle Antichità)

Eid Mertah porta avanti dal 2019 al Cairo (museo Egizio e università del Cairo) e a Venezia (università Ca’ Foscari) uno studio sulle statue in bronzo policromo, dorato e intarsiato del dio Osiride. Questa categoria di manufatti è costituita da un’importante produzione del repertorio scultoreo del I millennio a.C. Osiride è la divinità più rappresentata in questo lungo periodo. Migliaia di statue in bronzo di questo dio sono state scoperte in tutto l’Egitto, sia sepolte sotto il pavimento di spazi sacri (Serapeo di Saqqara, i templi di Medinet Habu o Karnak, …) o ancora nella loro posizione originale, come ad Ayn Manawir. Questo immenso corpus è stato finora poco studiato, e sempre nell’ambito di studi basati su un solo o pochissimi pezzi. “Uno studio su larga scala di pezzi provenienti da varie collezioni”, spiega, “mi permette di raggruppare queste statue secondo criteri stilistici, iconografici e tecnologici e di associare così alcuni pezzi di provenienza sconosciuta a sculture rinvenute negli scavi. Dà anche la possibilità di collocare nella cronologia statue non iscritte, a confronto con pezzi con dedica che spesso fornisce indicazioni per una datazione. Questa parte del lavoro, realizzata in collaborazione con egittologi, è accompagnata da analisi che eseguo presso il museo Egizio. Grazie a vari accorgimenti analizzo un gran numero di statue per identificare la composizione delle loro leghe e dei loro ornamenti (policromie, dorature, intarsi) e per caratterizzare il loro processo di fabbricazione (fusione cava, colata piena, in più pezzi fissata insieme o da un unico stampo, ecc.)”. Gli abbellimenti di queste statue sono generalmente sbiaditi o quasi scomparsi a causa di una lunga permanenza nel suolo archeologico o nei depositi museali, ma alcuni resti consentono di ricostruire il loro aspetto originario. “Il mio obiettivo è prima di tutto di ricercare metodi non invasivi di analisi, pulitura e conservazione della policromia, delle dorature e degli intarsi. Ho proceduto con analisi ed esame per identificare la natura delle leghe e degli intarsi. Era infatti pratica comune, da più di mille anni, inserire o applicare altri materiali sulle statue di bronzo. Nell’ambito delle analisi fatte su una serie di statue selezionate per lo studio, ho selezionato vari tipi su intarsi: vetro, lapislazzuli, oro, rame, elettro, bronzo arsenicale, rame nero, carbonato di calcio, blu egiziano ed ematite”.

Egitto. Torna al suo antico splendore il Viale delle Sfingi, la strada processionale che 3500 anni fa collegava il tempio di Karnak col tempio di Luxor: dopo un lunghissimo progetto di scavo archeologico, recupero e ripristino delle 1200 statue leonine con testa umana, i 2700 metri del viale sacro è protagonista del grande evento mediatico inaugurale “Luxor… La strada degli arieti”

Prova generale per la celebrazione della riapertura del Viale delle Sfingi a Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)

egitto_luxor-riapre-viale-delle-sfingi_locandinaCi siamo. Dopo l’ennesimo rinvio (l’ultimo è del 5 novembre scorso) oggi, giovedì 25 novembre 2021, dopo un decennale progetto di ricerca archeologica e restauro, sarà riaperta la via processionale delle sfingi che 3500 anni fa collegava il tempio di Luxor con il tempio di Karnak, ideata dal faraone della XVIII dinastia Amenhotep-Amenofi III (1386-1349 a.C.) e utilizzata fino al tramonto della civiltà egizia. Appuntamento alle 19.30 (18.30, ora italiana) con l’evento “Luxor…La strada degli arieti”. E sarà “un evento spettacolare in una delle mete turistiche più famose e più belle dell’Egitto che promuoverà il turismo a Luxor e le sue diverse realtà, non solo archeologiche. A conclusione di uno dei più grandi progetti archeologici realizzati nel Medio Oriente che farà di Luxor il più grande museo all’aperto del mondo”, parola del ministro del Turismo e delle Antichità Khaled el-Anani che nei giorni scorsi ha ispezionato i templi di Luxor e Karnak seguendo da vicino i preparativi per l’evento “Luxor…La strada degli arieti”. Khaled el-Anani è stato accompagnato durante la visita dai suoi assistenti, dal soprintendente generale allo Sviluppo dei Servizi nei siti e musei Archeologici al Consiglio Supremo delle Antichità, il capo dell’amministrazione centrale delle Antichità dell’Alto Egitto, il direttore generale delle Antichità dell’Alto Egitto, il direttore generale delle Antichità di Luxor e il direttore generale delle Antichità di Karnak.

La nuova illuminazione al Ramesseum nel tempio di Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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Il ministro Khaled el-Anani nel sopralluogo al tempio di Karnak (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Il ministro el-Anani ne è convinto: l’evento “Luxor…La strada degli arieti” affascinerà il mondo per la bellezza e le attrazioni turistiche e archeologiche di Luxor e farà luce sull’antica civiltà egizia, soprattutto grazie al completamento dei lavori di sviluppo e miglioramento dell’efficienza delle infrastrutture nel governatorato e sviluppo e abbellimento della Corniche, delle sue strade e piazze. E le immagini delle prove generali della grande festa sembrano confermarlo. Il progetto di restauro ha coinvolto la sala ipostila con le grandi colonne nei templi di Karnak, i sistemi di illuminazione nel tempio di Luxor, la sala di 14 pilastri nel tempio di Luxor. “Si potrà così riscoprire il percorso delle grandi processioni conosciute come il Viale degli Arieti”.

Il viale delle Sfingi a Luxor dopo il lungo progetto di scavo, restauro e ricollocamento (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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Prova generale per la celebrazione della riapertura del Viale delle Sfingi a Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Si ricorda il Viale degli Arieti, ma oggi si parla di Viale delle Sfingi: perché? Fu la regina Hatshepsut (XVIII dinastia, regnò dal 1506 al 1493 a.C. circa) a costruire porre sulla strada processionale sfingi a sua somiglianza. Ma venne spesso modificata a cominciare dal faraone Amenhotep-Amenofi IV (Akhenaten) che alternò le sfingi con immagini sue alternate a quelle della regina Nefertiti; dopo di lui, Tutankhamon fece modificare quelle immagini facendo scolpire teste di ariete proprio in onore al dio Amon, di cui aveva ripristinato il culto. Invece risale al faraone Nectanebo I, fondatore dell’ultima dinastia faraonica (regnò dal 380 al 362 a.C. circa), il viale che è giunto fino a noi con una teoria di sfingi tipiche del Periodo Tardo. A dimostrazione, spiegano gli egittologi, il fatto che queste sfingi ricordano i lineamenti di Nectanebo e mostrano il tipico sorriso delle sculture della XXX dinastia.

Fase dello scavo del Viale delle Sfingi a Luxor (foto maurizio zulian)

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Fase dello scavo del Viale delle Sfingi a Luxor (foto maurizio zulian)


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Fase dello scavo del Viale delle Sfingi a Luxor (foto maurizio zulian)

Dei lavori di ideazione, scavo, restauro e ricollocamento in situ delle sfingi, nonché la musealizzazione di tutto il percorso, si parla dall’inizio degli anni 2000. E come molti altri progetti archeologici dell’Egitto ha dovuto affrontare e superare molti ostacoli finanziari e amministrativi che hanno inevitabilmente causato la sospensione dei lavori. Nelle immagini di Maurizio Zulian, curatore onorario per le antichità egizie alla fondazione museo civico di Rovereto, si può seguire l’andamento dei lavori che hanno obbligato le autorità a modificare la viabilità, eliminando i tratti stradali che passavano proprio sopra il tracciato sacro, e ad abbattere molti edifici anche pubblici (tra cui la sede del Governatore e una moschea), con lo fratto e lo spostamento di più di 800 famiglie. Oggi il Viale delle Sfingi rappresenta una passeggiata eccezionale di 2700 metri dal X pilone del tempio di Amon-Ra a Ipet Sut (l’antico nome del Tempio di Karnak) al grande portale alto 24 metri costruito da Ramesse II a Ipet Resyt (l’antico nome del Tempio di Luxor) fiancheggiata da circa 1200 statue leonine che attirerano – le autorità egiziano lo sperano convinte – tantissimi turisti.

Egitto. Webinar promosso dall’istituto italiano di Cultura al Cairo su “Il progetto italo-egiziano a Manqabad (Asiut): riscoprire una comunità monastica tardoantica perduta, nel Medio Egitto” con la prof.ssa Rosanna Pirelli (università L’Orientale di Napoli) che dirige la missione dal 2012. Ecco come seguirlo

L’appuntamento è mercoledì 10 novembre 2021, alle 17 ora italiana (18 ora egiziana) per il webinar “Il progetto italo-egiziano a Manqabad (Asiut): riscoprire una comunità monastica tardoantica perduta nel Medio Egitto” a cura della prof.ssa Rosanna Pirelli, dell’università L’Orientale di Napoli, promosso dal Centro archeologico italiano dell’Istituto italiano di Cultura al Cairo in collaborazione con l’ambasciata italiana al Cairo. La conferenza potrà essere seguita attraverso Microsoft Teams al link https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_MmRkOThmODItOGNiYi00MTlhLTljMDktZDQzYTQ5NDY3YjBi%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%2234c64e9f-d27f-4edd-a1f0-1397f0c84f94%22%2c%22Oid%22%3a%22babdcf46-9524-4ae8-ae30-59e751a8a656%22%7d (istruzioni: 1- clicca sul link; 2- scegli “continua su questo browser”, non sarà necessario scaricare alcuna applicazione; 3- fai clic su partecipa e sarai nella sala riunioni; 4- Se ti iscrivi da cellulare, dovrai installare l’app).

Ricerche archeologiche nel sito di Manqabad (Asiut, Egitto) nell’ambito del progetto italo-egiziano di studio e conservazione del Monastero di Abba Nefer a Manqabad (foto mai-manqabad)

Il progetto italo-egiziano di studio e conservazione del Monastero di Abba Nefer a Manqabad è attivo dal 2012 e diretto dalla prof.ssa Rosanna Pirelli. Coinvolge diverse istituzioni: l’università di Napoli, l’Orientale, la Sapienza università di Roma e il ministero egiziano per le Antichità. Obiettivi del progetto sono lo studio, il recupero e la valorizzazione del sito di Manqabad, offrendo al contempo corsi di formazione teorico-pratica a giovani ricercatori e studenti italiani e a archeologi e restauratori locali. L’osservazione preliminare dei reperti (soprattutto ceramiche, dipinti ed elementi architettonici) e delle iscrizioni ha permesso di suggerire uno schema della storia del sito, articolato in tre principali fasi di vita e almeno altre tre di meno regolare presenza umana, che possono essere riassunte come segue: a) periodo faraonico (?); b) Periodo tolemaico (?); c) periodo tardo romano; d) Prima fase cristiana: fine del V/VI secolo; e) Seconda fase cristiana corrispondente alla prima fase del periodo islamico: VIII secolo; f) Seconda fase islamica: XIX secolo (Mahmud II) (Pirelli 2015).

Egitto. La barca solare del faraone Cheope/Khufu è arrivata “sana e salva” al Grande Museo Egizio. Nuovo trasporto spettacolare, e tecnicamente impegnativo, dell’imbarcazione intera (42 metri) dal museo all’ombra della piramide al Gem: 7 km e mezzo coperti in 48 ore. Il personale del museo è riuscito a installarla nella nuova esposizione permanente in attesa dell’apertura del Gem

Il museo della Barca Solare di Cheope all’ombra della piramide, aperto nel 1982 su progetto dell’architetto Franco Minissi

Lunga circa 43 metri, ha cinque remi per lato più due a poppa, con funzione di timoni. È la barca solare di Cheope (Khufu per gli egiziani): “il più grande e antico manufatto in legno della storia dell’umanità” secondo il ministero del Turismo e delle Antichità egiziano. Era stata scoperta dagli archeologi nel 1954 nella piana di Giza, in una fossa sul lato Sud della Grande Piramide. Racchiusa in una camera ermeticamente sigillata, la barca era scomposta in 1224 pezzi, il cui legno si è conservato intatto per più di 4600 anni. Per ricostruirla ci sono voluti tredici anni. E finalmente, nel 1982, è stata esposta nel museo creato appositamente a fianco della piramide e progettato dall’architetto italiano Franco Minissi. Fino all’agosto 2021, quando ha abbandonato la “vecchia” casa per raggiungere la nuova dimora, definitiva: il Khufu Boat Museum all’interno del Grand Epyptian Museum (Gem) di cui si attende ora l’apertura, continuamente rinviata.

Per coprire i 7 chilometri e mezzo che corrono tra i due musei senza smontare l’enorme imbarcazione che – ricordiamolo – a più di 4600 anni, è stato necessario allestire un altro spettacolare trasporto, che ha ricordato quello delle 22 mummie dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo della Civiltà egizia a Fustat (vedi Cairo. La Parata d’Oro dei Faraoni diventa una vetrina dei tesori dell’Egitto: grandi restauri, nuovi musei, progetti futuri. Due ore di spettacolo in una capitale illuminata ad arte e animata da migliaia di figuranti dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia dove sono arrivate le 22 mummie reali | archeologiavocidalpassato), ma stavolta soprattutto tecnicamente impegnativa, anche se non ha raggiunto la popolarità del trasferimento delle mummie reali. Per preparare l’operazione c’è voluto quasi una anno, da quando cioè il museo all’ombre della piramide è stato chiuso al pubblico. E per realizzarla sono state necessarie 48 ore.

La mattina di sabato 7 agosto 2021 la Barca solare di Cheope è arrivata al Grande Museo Egizio. “Il gruppo di lavoro del Gem è riuscito a installare la struttura metallica contenente la prima imbarcazione del re Khufu dove troverà sistemazione definitiva, nell’edificio museale dedicato alle barche del re Cheope/Khufu nel Grande Museo Egizio, dopo che è arrivata sana e salva al museo all’alba di sabato 7 agosto, provenendo dalla zona delle Piramidi di Giza”: lo ha affermato Al-Tayeb Abbas, viceministro del Turismo e delle Antichità per gli affari archeologici al Grand Egyptian Museum, spiegando che la barca rimarrà all’interno del suo involucro metallico fino al completamento dell’edificio del Khufu Boat Museum, dove all’interno dello scafo è stato predisposto un sistema di controllo per il monitoraggio della temperatura e dell’umidità, facendo attenzione a mantenere le corrette proporzioni adeguate al mantenimento del mix ambientale. E Isa Zeidan, direttore generale del restauro e del trasporto di monumenti nel Grand Egyptian Museum, ha indicato che “non appena la barca è arrivata ed è stata installata, gli archeologi e il centro di restauro nel museo hanno esaminato la barca, sottolineando che i lavori di screening hanno dimostrato che la barca era in buone condizioni e non è stata interessata dal processo di trasporto, grazie al buon lavoro di conservazione e imballaggio svolto dal team di restauratori e archeologi, e ai dispositivi di misurazione e controllo che sono stati messi per regolare l’atmosfera circostante e assorbire vibrazioni”. Ha aggiunto che i restauratori solleveranno la cassa di legno che copre la barca per iniziare i lavori di restauro e riabilitazione fino a quando non sarà mostrata nella sua forma definitiva.

Gea 2021-Ica: “Archeologia e inclusione”. Contributo 14: “AMASILI PROJECT IN ROSETTA” (Egitto) con il restauro del complesso ottomano di Casa Amasili

istituto-centrale-per-l-archeologia_logoPer l’edizione 2021 delle Giornate Europee per l’Archeologia, l’ICA – Istituto centrale per l’Archeologia propone il tema guida dal titolo “Archeologia e inclusione. Missioni archeologiche italiane all’estero e comunità locali dei paesi ospitanti: interazioni, coinvolgimento, formazione”. Quattordicesimo contributo: “AMASILI PROJECT IN ROSETTA – Michele Asolati, Mohamed Kenawi, Cristina Mondin”.

La città di Rosetta (al-Rashid), nota soprattutto per il rinvenimento della famosa stele, è sede di numerosi edifici storici, tra i quali spicca il complesso architettonico ottomano di Casa Amasili. Su questo dal 2018 s’incentra un progetto di conservazione e valorizzazione da parte dell’università di Padova, in concorso con il ministero delle Antichità egiziano e l’American Research Center in Egitto, con lo scopo di creare un centro culturale e un’area espositiva dedicata all’archeologia del Delta occidentale del Nilo.

The city of Rosetta (al-Rashid), best known for the discovery of the famous stele, is home to numerous historical buildings, among which the Ottoman architectural complex of Amasili House stands out. This is the focus of a conservation and enhancement project by the University of Padua since 2018, in association with the Egyptian Ministry of Antiquities and the American Research Center in Egypt, with the aim to create a cultural center and an exhibition area dedicated to the archaeology of the western Nile Delta.

(14 – continua)