Napoli. Nel giorno del suo 80.mo compleanno, il museo Archeologico nazionale celebra Lucio Dalla con la mostra “Lucio Dalla. Il sogno di essere napoletano”

Locandina della mostra “Lucio Dalla. Il sogno di essere napoletano” al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 4 marzo al 25 giugno 2023
4 marzo 1943: quel giorno è nato Lucio Dalla che della sua data di nascita e della sua storia ha fatto una delle sue canzoni più famose. Oggi, 4 marzo 2023, in quello che sarebbe stato il suo 80.mo compleanno, arriva a Napoli l’affascinante viaggio nel mondo di Lucio Dalla, iconico e innovativo cantautore, immortale, prerogativa solo dei grandissimi artisti. Non esiste luogo migliore per celebrarlo con la grande mostra-evento ribattezzata per l’occasione “Lucio Dalla. Il sogno di essere napoletano” dedicata al genio umano e musicale, dal 4 marzo al 25 giugno 2023 al museo Archeologico nazionale di Napoli, tra le più antiche e importanti istituzioni culturali al mondo. Un viaggio che parte dall’infanzia e ripercorre un percorso straordinario di vita e memoria collettiva, al ritmo delle note delle sue straordinarie canzoni. La mostra, promossa dal Mann, diretto da Paolo Giulierini, e Fondazione Lucio Dalla con il ministero della Cultura, con la collaborazione e il sostegno di Regione Campania e Fondazione Campania dei Festival, è organizzata e prodotta da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare, Special partner Lavoropiù. L’esposizione, a cura di Alessandro Nicosia con la Fondazione Lucio Dalla, fa parte delle iniziative “Il MANN per la città” e vede la partecipazione di Archivio Luce Cinecittà con il patrocinio di RAI e la collaborazione tecnica di SIAE Società Italiana degli Autori e degli Editori, Universal Music Publishing Group, Grand Hotel Vesuvio e BIG|Broker Insurance Group. Catalogo Skira editore.

Lucio Dalla all’inaugurazione del Caruso roof garden presso il Grand Hotel Vesuvio a Napoli nel 2010 (foto mann)
Non è un’impresa facile raccontare in una esposizione cinquant’anni di storia. Tutto nasce da una lunga ricerca di materiali, molti dei quali esposti per la prima volta, che documentano l’intero cammino umano e artistico di uno dei più amati artisti italiani e internazionali. Lucio Dalla ha segnato in modo assolutamente unico e innovativo la storia della musica italiana. Un cantore di vita e suoni che con graffiante ironia e sguardo poetico ha conquistato il cuore di tutti; non solo musicista ma anche attore, scrittore, regista teatrale, amante dello sport e appassionato di motori, danza, opera lirica, pittura, letteratura, con un numero impressionante di interessi. Così, attraverso documenti, foto, copertine dei dischi, video, oggetti, abiti di scena, locandine dei film cui ha partecipato, manifesti, la ricca collezione di cappelli e berretti, sarà possibile scoprire l’intimità di Lucio e vivere la forza della sua musica.

Lucio Dalla nella suite One of a Kind Enrico Caruso del Grand Hotel Excelsior Vittoria a Sorrento, con il pianoforte con il quale compose “Caruso” (foto mann)
Oltre dieci le sezioni in cui è suddivisa l’esposizione: La sua musica, Famiglia-Infanzia-Amicizie-Inizi musicali, Dalla si racconta, Il clarinetto, Dalla e Napoli, il cinema, il teatro, la televisione, Dalla e Roversi, Universo Dalla, Il museo Lucio Dalla. La sezione inedita Dalla e Napoli è dedicata al rapporto tra il cantante e il capoluogo campano, città che inevitabilmente lo ha incantato e grande fonte di ispirazione per le sue canzoni. Insieme ai documenti che ci raccontano la sua vita, l’arte e le sue passioni, la mostra offre allo spettatore l’opportunità di un incontro unico e speciale con l’artista. La mostra è arricchita anche da un importante catalogo edito da Skira che contiene storia, immagini e anche un lungo elenco di straordinarie testimonianze che aiutano a comprendere nel profondo il suo eclettico carattere.
Al via la VII edizione del Concorso Art Bonus: come funziona e come votare. Ecco quattro progetti da votare da Nord a Sud: Villa dei Mosaici a Negrar, epistolario di Paolo Orsi a Rovereto, stanza del custode degli Augustali al parco archeologico di Ercolano, rython assiro al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia
Ha preso il via il 1° febbraio 2023 la VII edizione del Concorso Art Bonus, l’iniziativa organizzata dal ministero della Cultura e ALES Spa, con la collaborazione di Promo PA Fondazione, finalizzata a rendere protagonisti i cittadini che potranno esprimere il loro gradimento su oltre 260 progetti beneficiari dei fondi Art Bonus nel 2022. Alla fine del 2022 risultano oltre 2434 gli enti registrati al portale Art Bonus, 31275 i mecenati, 5731 gli interventi pubblicati sulla piattaforma, più di 757 i milioni di euro raccolti su tutto il territorio nazionale. Quindici sono le regioni nelle quali si trovano i progetti in gara (Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Veneto). Per votare, basta un semplice clic o like. La novità di questa edizione è l’introduzione di due categorie di progetti. 1) categoria “Beni e luoghi della cultura”: concorrono progetti di restauro e manutenzione di beni culturali e progetti di sostegno a favore di musei, biblioteche, archivi, aree archeologiche, complessi monumentali; 2) categoria “Spettacolo dal vivo”: comprende tutti i progetti di sostegno agli enti e alle attività di spettacolo. I vincitori della 7° edizione saranno due, uno per ciascuna categoria.
Le fasi di svolgimento del Concorso Art Bonus 2023: FASE 1 – Prima eliminatoria sul sito Art Bonus dal 1° febbraio 2023 fino alle ore 12 del 21 febbraio 2023 le votazioni si svolgeranno esclusivamente sulla piattaforma artbonus.gov.it/concorso2023. Sarà possibile esprimere una sola preferenza per ciascun progetto in gara ma ogni utente potrà votare più progetti. I voti ricevuti da ciascun progetto saranno visibili in tempo reale. FASE 2 – Seconda eliminatoria sul sito Art Bonus dalle ore 13 del 21 febbraio 2023 fino alle ore 12 del 14 marzo 2023 resteranno in gara sulla piattaforma del concorso i soli progetti che avranno ricevuto almeno 200 voti. I progetti con più di 200 voti rimasti in gara saranno divisi in due categorie: “Beni e luoghi della cultura” e “Spettacolo”. I sei progetti di ciascuna categoria che risulteranno più votati alla data del 14 marzo accederanno alla fase finale che si svolgerà solo sui canali FB e IG di Art Bonus. FASE 3 – Finale sui canali Facebook e Instagram di Art Bonus dalle ore 12 del 15 marzo fino alle 12 del 30 marzo 2023 i primi 12 progetti con il maggior numero di voti sulla piattaforma parteciperanno alle votazioni solo sui canali social, sfidandosi a suon di “Likes” sui profili Facebook e Instagram di Art Bonus. I 12 progetti finalisti saranno così suddivisi: 6 per la categoria “Beni e luoghi della cultura” + 6 per la categoria “Spettacolo”. FASE 4 – Proclamazione vincitori. i voti ottenuti da ciascun progetto sui social saranno sommati ai voti precedentemente ricevuti sulla piattaforma Art Bonus. La somma di questi voti determinerà l’ordine finale delle due classifiche e i due vincitori, uno per ogni categoria: 1° classificato categoria “Beni e luoghi della cultura”, 1° classificato categoria “Spettacolo”.
Ecco alcuni progetti da votare, da Nord a Sud.

Veduta d’insieme dei mosaici policromi del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)
NEGRAR (Vr). Villa Romana dei Mosaici: copertura protettiva mosaici (SABAP per le province di Verona, Rovigo e Vicenza). Il link per votare: Villa Romana dei Mosaici – Copertura protettiva mosaici – SABAP per le province di Verona, Rovigo e Vicenza – Art Bonus. Villa romana tardoantica (IV secolo d.C.) a carattere residenziale e produttivo, con mosaici di straordinario pregio ed eccezionale stato di conservazione.

Veduta aerea dell’area occupata dalla Villa dei Mosaici di Negrar tra i vigneti della Valpolicella (foto sabap-vr)
Dopo il rinvenimento nel 1885 di alcuni mosaici in parte strappati e venduti al Comune di Verona, nel 1922 venne individuata ed esplorata una parte del settore residenziale (pars urbana) dall’archeologa Tina Campanile, prima donna ammessa alla Scuola Archeologica di Atene. Nel 1974 uno scavo distrusse alcuni ambienti della villa fino ad allora sconosciuti. Del sito non era più nota l’esatta localizzazione: nel 2018 la Soprintendenza riprese le ricerche con la finalità della tutela vincolistica e nel 2019 fu individuata l’area. Negli anni seguenti, grazie ai fondi ministeriali, è stato intrapreso lo scavo archeologico in estensione. Oltre alla riscoperta dei mosaici visti nel 1922, che tanta eco mediatica ha suscitato sulla stampa nazionale e internazionale e sul web (“I mosaici romani tra i filari dei vigneti della Valpolicella”) e di cui è stato finalmente possibile apprezzare la pregevole tecnica realizzativa e lo straordinario stato di conservazione, ne sono stati riportati in luce nuovi con disegni geometrici, raffigurazioni naturalistiche e ritrattistiche. La parte residenziale della villa, scenograficamente disposta su terrazzamenti che assecondavano il declivio naturale del terreno, collegati da scalinate e ordinata attorno a un cortile-giardino centrale cinto dal peristilio, comprendeva un ampio e articolato settore termale. È stata rinvenuta una quantità notevole di frammenti di intonaci a vivaci colori, capitelli, fusti e basi di colonna, oltre a reperti metallici e a numerose monete.

Una delle coperture esistenti a protezione dei pavimenti musivi della Villa dei Mosaici a Negrar (foto sabap-vr)
Il settore produttivo è caratterizzato dalla presenza di estesi vani lastricati; recentissima e particolarmente rilevante è l’individuazione di strutture dedicate alla produzione vinicola. Si ipotizza che l’abbandono e la spoliazione della villa siano avvenuti nel VI secolo; la successiva frequentazione del sito in epoca altomedievale, nei tre secoli successivi (VII-IX), è caratterizzata da demolizioni, nuove parziali edificazioni e dal riadattamento e riuso di alcuni ambienti superstiti. Sono riferibili a quest’epoca anche alcune sepolture in nuda terra o in cassa litica. Tutti i beni archeologici messi in luce appartengono allo Stato. L’intervento: realizzazione di due coperture con struttura in alluminio e teli con pareti apribili per la protezione dalle intemperie delle aree scavate, analoghe a quelle già esistenti, al fine di consentire gli interventi conservativi più urgenti sulle pavimentazioni musive, con un clima controllato e di permettere agli archeologi di proseguire l’indagine al coperto.

Il museo civico di Scienze e Archeologia a Palazzo Parolari a Rovereto (foto fmcr)
ROVERETO (Tn). Museo di Scienze e Archeologia | Fondazione Museo Civico di Rovereto: Paolo Orsi. Una storia trentina tra archivi e immagini. Il link per votare: Museo di Scienze e Archeologia | Fondazione Museo Civico di Rovereto – Paolo Orsi. Una storia trentina tra archivi e immagini – Art Bonus. Archeologia, zoologia, botanica, astronomia, scienze della terra, robotica: queste le discipline che animano il Museo di Scienze e Archeologia, dalle sale permanenti con le preziose collezioni fino alle importanti mostre temporanee che approfondiscono temi diversi ogni anno.

Ritratto dell’archeologo Paolo Orsi, nato a Rovereto nel 1859 (foto fmcr)
Il museo, situato a Palazzo Parolari, è dal 1998 sede della Fondazione Museo Civico di Rovereto, uno dei più antichi musei italiani, fondato come società privata nel 1851. Le collezioni storiche del museo hanno dato vita all’esposizione permanente con sale dedicate ai minerali, ai fossili e agli uccelli, con alcune delle più importanti collezioni regionali. Le sale di archeologia raccontano il territorio ma non solo, grazie alla splendida collezione Paolo Orsi e alla sala Portinaro-Untersteiner con una preziosa raccolta di vasi antichi di produzione italica. Disponibili per le attività per il pubblico e le scuole il Planetario situato nel giardino del museo e il primo LEGO Education Innovation Studio aperto in Italia. L’intervento: riordino, pubblicazione e valorizzazione dell’epistolario inedito e dell’archivio lasciato dall’archeologo roveretano Paolo Orsi (1859-1935) alla Fondazione Museo Civico di Rovereto. Realizzazione di un documentario su Paolo Orsi e il suo rapporto con la terra d’origine.

Il letto carbonizzato con il corpo del Custode scoperto da Maiuri ad Ercolano nel 1961 (foto Petrone)
PARCO ARCHEOLOGICO ERCOLANO (Na). Restauro stanza del custode, Collegio degli Augustali. Il link per votare: Parco Archeologico Ercolano – Restauro stanza del custode, Collegio degli Augustali – Art Bonus. Il parco archeologico di Ercolano, istituto della cultura di rilevante interesse nazionale dotato di autonomia speciale, è la struttura amministrativa che ha il compito di ricercare, conservare, tutelare, divulgare e valorizzare l’antica Herculaneum, luogo in cui a partire dal 1738 è cominciata l’archeologia delle città vesuviane distrutte dall’eruzione del 79 d.C. L’area archeologica di Ercolano è stata inserita, dal 1997, insieme agli Scavi di Pompei e alle ville di Oplontis, nella lista dei siti del Patrimonio Mondiale redatta dall’UNESCO. Nel 1961 durante gli scavi a cielo aperto dell’antica Herculaneum, in un ambiente del Collegio degli Augustali, una vittima dell’eruzione del 79 d.C., un uomo di circa 20 anni, probabilmente il custode dell’edificio, fu trovato disteso su un letto di legno, sepolto dal fango vulcanico.

I resti del corpo carbonizzato del custode degli Augustali a Ercolano con la posizione dei resti analizzati dal team di Petrone (foto Petrone / Plos One)
Lo scavo del letto rimase volontariamente incompiuto per consentire al pubblico una prospettiva di visita immersiva lasciando la porzione più superficiale del letto e i resti scheletrici a vista, protetti da una teca in vetro. Negli anni successivi alla musealizzazione della stanza, la protezione in vetro è andata perduta e i resti scheletrici sono stati soggetti a ripetuti furti e danneggiamenti da agenti esterni, mentre i margini del letto in legno carbonizzato hanno perso l’adesione originaria al blocco di materiale piroclastico sottostante, presentando segni di fratture e sgretolamento. Negli anni più recenti, è stata avvertita la necessità di recuperare questo straordinario contesto archeologico, sia per preservare i dati concernenti il ritrovamento di una vittima dell’eruzione in condizioni di seppellimento molto peculiari, sia per garantire la conservazione del letto, che rientra nel novero di una collezione di mobili, di oggetti di uso comune nonché di elementi strutturali in legno carbonizzato unica al mondo. Per quanto riguarda lo scheletro, in corrispondenza del cranio della vittima, è recentissima la scoperta di resti cerebrali vetrificati il cui risultato più significativo è stata l’identificazione di diverse proteine presenti nei tessuti cerebrali umani, attribuibili al cervello della vittima e ai suoi capelli, consentendo altresì l’individuazione di un intero sistema nervoso centrale. Nell’ambito del progetto è pertanto prioritario procedere ad un’accurata rimozione dei resti scheletrici per preservarne l’eccezionale valore scientifico e garantire la prosecuzione di indagini interdisciplinari; nel contempo, la rimozione del banco tufaceo dell’eruzione, non ancora scavato, consentirebbe di recuperare i nessi strutturali verticali e orizzontali del letto e la possibilità di completarne il consolidamento e il restauro. Il progetto prevede altresì la manutenzione straordinaria degli elementi strutturali e degli apparati decorativi della stanza, con particolare riguardo alla parete in opus craticium, che ancora conserva tracce del graticcio in legno carbonizzato e la finestra originale, agli intonaci affrescati e al pavimento in cocciopesto. L’unicità dell’area archeologica è data dalla peculiarità del seppellimento che ha sigillato sotto una spessa coltre di materiale piroclastico l’intera città, restituendo l’unico fronte mare di una città romana ed edifici conservati sino al terzo piano di altezza, caratterizzati da apparati decorativi di grande pregio. Ercolano è il solo sito da cui sono stati portati alla luce reperti organici in grande quantità, tra i quali legno (utilizzato sia come elemento architettonico che per la costruzione di mobili e utensili), frammenti di tessuto ed alimenti di vario genere (cereali, legumi, frutta). L’unica biblioteca del mondo antico, la famosa collezione di papiri che dà il nome alla celebre Villa, è stata trovata qui. Le attività di studio e ricerca dello straordinario patrimonio culturale del Parco, mobile ed immobile, sono volte a migliorare la conoscenza della cultura materiale e della società romana del I sec. d.C., nonché a mettere in campo strategie di tutela e conservazione innovative ed efficaci per una fruizione sempre più ampliata, inclusiva e diversificata.

Rython assiro in bronzo (730-715 a.C.) a testa di leone proveniente da Veio e conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)
ROMA. Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia: restauro Rython assiro a testa di leone. Il link per votare: Restauro Rython assiro a testa di leone – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia – Art Bonus. Restauro del Rython assiro in bronzo (730-715 a.C.) conformato a testa di leone proveniente da Veio, il cui contesto è purtroppo sconosciuto, ma certamente riconducibile ad un corredo principesco. Utilizzato come contenitore per bere, era dotato probabilmente da un’ansa che permetteva una presa riconducibile a quella di un secchiello. Il reperto è stato realizzato in lamina di bronzo, a doppia parete, e decorato con la tecnica dello sbalzo con anima di materiale refrattario in corrispondenza dei volumi delle fauci. Il manufatto dovrà essere sottoposto a: esame e documentazione dello stato di conservazione iniziale del reperto mediante fotografie e schede descrittive; pulitura (meccanica e/o chimica) delle superfici da depositi incoerenti e coerenti; consolidamento dei materiali costitutivi; eventuale incollaggio con resine adeguate; integrazioni e/o lavorazioni di integrazioni esistenti; presentazione estetica delle integrazioni; applicazione di idoneo protettivo; progettazione ed esecuzione di un nuovo supporto. Il museo ETRU mira a costituire una rete integrata tra siti ed enti culturali volta a favorire la crescita culturale e sociale e lo sviluppo economico delle realtà territoriali che le sue raccolte rappresentano, incoraggiando la formazione di comunità patrimoniali nello spirito indicato dalla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società (Faro 2005).
Roma. Presentati al ministero della Cultura i 60 reperti archeologici, databili tra il VII sec. a.C. e il I sec. d.C. (valore stimato 20 milioni di dollari), rimpatriati dagli Usa grazie a un’operazione dei Carabinieri TPC insieme al DAO di New York. L’intervento degli esperti. E il bilancio del TPC per il 2022

Il ministro Sangiuliano al centro del tavolo dei relatori alla presentazione dei 60 reperti archeologici rimpatriati dagli Usa (foto antonio minerva / mic)
L’ufficiale dei carabinieri apre il pacco con la stessa attenzione e curiosità con cui si scarta un regalo. Dentro, una meravigliosa kylix a fondo bianco, mostrata tra mille amorevoli attenzioni. È questo l’ultimo atto di una brillante operazione internazionale dei carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) insieme al New York County District Attorney’s Office (DAO), che ha portato al rimpatrio di 60 reperti archeologici – valore stimato oltre 20 milioni di dollari – dagli Stati Uniti, dov’erano stati commercializzati da trafficanti internazionali. Giunti nei giorni scorsi con un volo dagli Usa, scortati dai carabinieri, sono stati scaricati a Fiumicino e portati al ministero della Cultura per essere presentati ufficialmente, lunedì 23 gennaio 2023, nella sala Spadolini, alla presenza del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano; del comandante dei Carabinieri TPC, Gen. B. Vincenzo Molinese; il viceprocuratore del District Attorney’s Office di Manhattan, col. Matthew Bogdanos; il procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Roma, Angelantonio Racanelli; il ministro consigliere per gli Affari pubblici dell’ambasciata degli Stati Uniti a Roma, Christina Tomlinson; Federica Pitzalis, funzionario archeologo del MiC.

Alcune ceramiche e bronzi tra i 60 reperti trafugati rimpatriati dagli Usa (foto antonio minerva / mic)
Questi 60 beni, ceramiche, bronzi, sculture, pitture, databili tra il VII sec. a.C. e il I sec. d.C., rappresentano il saccheggio dei siti archeologici italiani causato da trafficanti senza scrupoli al fine di procurarsi un profitto illecito. Per troppo tempo sono rimasti in musei, case private e gallerie estere senza alcun diritto di proprietà. Per smascherare questi criminali sono stati necessari anni di diligente e difficile lavoro investigativo svolto in coordinamento tra il Comando. “Il recupero di questi reperti da parte dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale è un grande successo nell’ambito delle attività di contrasto al traffico illecito dei beni che appartengono alla nostra nazione”, ha esordito il ministro Sangiuliano. “Ringrazio l’Arma per il prezioso e insostituibile lavoro quotidiano, svolto in ogni parte del mondo”. E il gen. Molinese: “Abbiamo portato a termine un’importante operazione grazie alla preziosa collaborazione italo-americana. La cooperazione tra le magistrature dei due Paesi ci ha consentito di ottenere un risultato di storica portata”. Carabinieri TPC, il DAO di New York, le competenti Autorità Giudiziarie nazionali e il necessario contributo tecnico-scientifico fornito dagli esperti del ministero della Cultura e il supporto del ministero degli Affari Esteri, ai quali si deve anche il fondamentale operato che ha fortemente sostenuto quella di cooperazione giudiziaria e di polizia, alla base dell’individuazione, recupero e restituzione dei reperti. In tale quadro non si può non dare risalto alla fattiva collaborazione fornita dalle istituzioni americane a quelle italiane. Il ritorno di questi manufatti nei luoghi a cui appartengono è una testimonianza dell’instancabile e costante impegno di queste istituzioni.

Sculture e bronzi tra i 60 reperti trafugati rimpatriati dagli Usa (foto antonio minerva / mic)
Le opere erano state offerte in vendita da alcuni brokers dell’arte e sono poi confluite in collezioni private statunitensi, come in quella di uno dei più grandi collezionisti d’arte antica del mondo, al quale è stato addirittura imposto, per la prima volta nel suo genere, un divieto a vita di acquistare antichità a seguito dell’indagine penale pluriennale e multinazionale condotta dal DAO. L’attività d’indagine è stata supportata dagli accertamenti fotografici, eseguiti dal personale della Sezione Elaborazione Dati del Comando TPC, che hanno permesso di verificare le opere individuate nel contesto di procedimenti penali a carico di diversi trafficanti internazionali di reperti archeologici, nel corso dei quali il Reparto Operativo TPC ha sequestrato grandi quantità di materiale fotografico e documentale riferito a migliaia di beni trafugati, tra cui quelli presentati al ministero. Tali beni, infatti, erano stati immessi nel mercato antiquario internazionale attraverso transazioni effettuate da ricettatori di beni culturali e mercanti d’arte, senza le prescritte autorizzazioni, peraltro beni provento da scavo clandestino o da furti, e commercializzati nel mercato statunitense. Non vi era traccia, inoltre, in alcuna pubblicazione degli eventuali scavi scientifici che ne proferisse il loro ritrovamento, oltretutto di eccezionale qualità e rilevanza culturale. Pertanto, i reperti non erano noti al mondo accademico fino alla data della loro acquisizione nel mercato antiquario. Grazie alle prove documentali e fotografiche in possesso del Reparto Tpc dell’Arma dei Carabinieri è stato possibile determinare che i reperti fossero provento di scavi clandestini operati in Italia ed esportati all’estero senza le previste autorizzazioni del ministero della Cultura. In effetti, i reperti non avrebbero mai potuto lasciare il territorio nazionale, come previsto dalla legislazione fin dal 1909.

L’archeologa del MIC, Federica Pitzalis, illustra alcuni reperti archeologici rimpatriati dagli Usa (foto mic)
Dei 60 reperti archeologici recuperati, 57 sono stati esposti alla presentazione ufficiale: per tre, infatti, visto il loro stato frammentario e fragilità, è stato sconsigliato il loro spostamento. È stata l’archeologa Federica Pitzalis a presentare quattro reperti esemplificativi della varietà e dell’altissima qualità artistica e artigianale dei beni che sono stati sottratti nel corso degli anni al patrimonio culturale nazionale. E che al di là del dato etico, dimostrano quante potenzialità scientifiche ci siano in un recupero così importante.

Ercole uccide il serpente inviato da Giunone, alla presenza di Amphitryon: affresco trafugato da Ercolano (foto mic)
Il primo reperto è una pittura parietale proveniente da Ercolano nella quale è rappresentato con tratto veloce il mito dell’uccisione da parte di Ercole del serpente inviato da Giunone, alla presenza di Amphitryon marito della madre Alcmena. “Questo schema iconografico”, spiega Pitzalis, “è altrimenti noto in ambito vesuviano con schemi anche più complessi rispetto a questo che segue una scelta piuttosto simmetrica. Ma ritroviamo lo stesso mito ad esempio nella Casa dei Vettii a Pompei, o anche nell’Augusteum di Ercolano. Queste decorazioni parietali sono state purtroppo prede privilegiate dei saccheggi nel corso del tempo proprio perché evidentemente molto appetibili sul mercato antiquario. Ma fortunatamente sia grazie alla varietà e alla complessità del corpus noto sia all’auspicabile convergenza tra elementi della ricerca scientifica e risultanze investigative, proprio per questo tipo di materiali è possibile molto spesso una ricontestualizzazione puntuale, un ricollocamento nel contesto di origine che sia capace finalmente di ricucire il legame che è stato reciso con il trafugamento”.

Testa di Atena in marmo (II sec. a.C.) tra i reperti recuperati dai Carabinieri in Usa e riportati a casa (foto mic)
“Il secondo reperto che presentiamo”, continua Pitzalis, “è una testa marmorea di Atena ormai priva dell’elmo e disgiunta dal corpo con il quale doveva costituire una statua monumentale, preliminarmente inquadrata in età ellenistica e probabilmente destinata a uno spazio pubblico di rappresentanza o piuttosto a un’area sacra”.

Kylix a fondo bianco di produzione attiva (V sec. a.C.) con donna stante nell’atto di compiere un gesto rituale, tra i 60 reperti rimpatriati dagli Usa (foto mic)
Il terzo reperto è invece una kylix a fondo bianco che “rientra nel panorama delle produzioni di ceramica attica che tra VI e V sec. a.C. che trovano nella Sicilia, nell’Italia meridionale coloniale e nell’Etruria addirittura ricettori privilegiati, tant’è che i rinvenimenti italiani – sottolinea Pitzalis – sono fondamentali per lo studio di queste classi ceramiche. All’interno del vaso, già attribuito al Pittore di Villa Giulia e inquadrabile al secondo quarto del V sec. a.C., è ritratta una donna stante nell’atto di compiere un gesto rituale, probabilmente di carattere funerario. Mentre all’esterno, si riconosce il mito della dea Eos che insegue un giovane, probabilmente Titone in considerazione dell’attributo della lira”.

Busto maschile in bronzo (I sec. a.C. – I sec. d.C.) tra i 60 reperti rimpatriati dagli Usa (foto mic)
Infine l’ultimo reperto che sicuramente merita una particolare menzione è un busto di bronzo ancora con tracce polimateriche nella resa degli occhi. “Appare particolarmente interessante perché ha indubbiamente dei tratti molto peculiari per cui il fatto che adesso venga finalmente restituito alla conoscenza e allo studio e alle analisi, che potranno essere fatte dagli specialisti, fa immaginare che la peculiare sintassi del volto di questo ritratto possa ispirare numerose suggestioni a chi si occuperà degli approfondimenti di studio. Si tratta di un busto che preliminarmente appunto possiamo inquadrare tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C. ma che non si può escludere, pur con qualche cautela, potesse appartenere in origine a una statua a figura intera, forse in un secondo momento riadattata in qualche modo. Il dato importante – conclude Pitzalis – è che appartiene a una categoria di materiali, la statuaria bronzea appunto, purtroppo scarsamente rappresentata nonostante i recenti e fortunati rinvenimenti di San Casciano dei Bagni, è una categoria molto sottostimata nel record archeologico perché variamente dispersa nel tempo fino ai nostri giorni”.

Il simbolo dei carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) (foto antonio minerva / mic)
Durante la presentazione dei reperti rimpatriati, il Gen. Molinese ha illustrato i dati statistici del 2022 sulle attività di contrasto ai traffici illeciti dei beni culturali condotte dai Carabinieri TPC. L’attività operativa dell’anno, i cui dati non sono ancora completi, ha fatto registrare 217 verifiche sulla sicurezza in musei, biblioteche e archivi, 381 perquisizioni, 971 persone denunciate, 74748 beni archeologici e paleontologici recuperati e 1227 opere false sequestrate (con un valore, qualora immesse sul mercato come autentiche, di oltre 85 milioni di euro). I furti di beni culturali sono stati complessivamente 288, così ripartiti: musei 10, luoghi espositivi 51, luoghi di culto 123, archivi 14, biblioteche 13, luoghi privati e pertinenze 77. Sono stati 31.672 i beni d’arte controllati nella “Banca Dati Leonardo” e 1419 i controlli alle aree archeologiche terrestri e marine, alcuni eseguiti in collaborazione con i Carabinieri del Raggruppamento Aeromobili o dei Nuclei Subacquei, 64 le persone denunciate per scavo clandestino. Ammontano a 2088 i controlli effettuati a esercizi antiquariali, in parte svolti online anche su cataloghi d’asta, a 678 le verifiche a mercati e fiere. Dall’inizio dell’anno i Carabinieri TPC hanno effettuato 1584 controlli a siti monumentali o paesaggistici (questi ultimi svolti d’intesa con il comparto Forestale dell’Arma), rilevando attività illecite e procedendo al deferimento di 124 persone e al sequestro di 8 immobili e 2 tra aree paesaggistiche o strutture (edificate senza le previste autorizzazioni) ricadenti in aree soggette a vincolo.
Roma. Recuperati in Usa 60 reperti archeologici di eccezionale valore culturale: lunedì 23 gennaio presentazione al ministero della Cultura in presenza e in diretta streaming

Testa di Atena in marmo (II sec. a.C.) tra i reperti recuperati dai Carabinieri in Usa e riportati a casa (foto mic)
Nell’elenco spiccano un importantissimo affresco pompeiano raffigurante “Ercole fanciullo con serpente” del I sec. d.C., una testa marmorea di “Atena”, una kylix a sfondo bianco e un busto in bronzo. Fanno parte del lotto di 60 reperti archeologici di eccezionale valore culturale che, nell’arco degli ultimi decenni, sono stati commercializzati negli Stati Uniti da trafficanti internazionali, e che ora ritornano a casa, in Italia. L’operazione è stata condotta dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) insieme al New York County District Attorney’s Office (DAO). Lunedì 23 gennaio 2023, alle 13, saranno presentati a Roma, nella sala Spadolini del ministero della Cultura (via del Collegio Romano, 27). Interverranno il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano; il procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Roma, Angelantonio Racanelli; il comandante dei Carabinieri TPC, generale di brigata Vincenzo Molinese; il viceprocuratore del District Attorney’s Office di Manhattan, col. Matthew Bogdanos. La presentazione può essere seguita in diretta streaming sul canale YouTube del ministero della Cultura: https://www.youtube.com/watch?v=x-RcYKNBHtk. I reperti appartengono alle civiltà romana, etrusca, magnogreca e apula e la datazione si colloca fra l’VIII secolo a.C. e il I secolo d.C., il valore complessivo può essere stimato in circa 19 milioni di dollari.
Pompei. Dopo 20 anni di articolati e complicati restauri alla presenza del ministro Sangiuliano riaperta al pubblico la Casa dei Vettii, simbolo di arte e sensualità di Pompei. Produzione di vino e incontri erotici. Ecco le immagini e gli interventi dei protagonisti

Casa dei Vettii a Pompei: taglio delnastro con al centro il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, tra il direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, e il direttore generale Musei Massimo Osanna (foto silvia vacca)
Vent’anni di attesa, ma stavolta la domus simbolo di Pompei, la Casa dei Vettii, che non manca in nessuna guida del sito UNESCO campano e in nessun manuale sull’arte antica, grazie ai suoi straordinari affreschi e alle sculture che adornavano il suo ampio giardino, viene restituita al pubblico. Al terzo tentativo, martedì 10 gennaio 2023, il nastro è stato tagliato dal ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, affiancato dal direttore generale Musei del MiC, Massimo Osanna, e dal direttore generale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, aprendo ufficialmente le porte ai visitatori. Per la prima volta, dunque, dopo 20 anni di chiusura e una parziale riapertura nel 2016 – relativa all’ambiente di ingresso dell’atrio e a quelli circostanti- si può finalmente ammirare in tutta la sua articolazione e complessità architettonica, grazie ai recenti interventi.

I restauratori danno gli ultimi ritocchi agli affreschi prima dell’apertura della Casa dei Vettii a Pompei (foto silvia vacca)
Il nuovo progetto di restauro, intrapreso nel 2016 sotto la direzione di Massimo Osanna, si è avvalso della collaborazione di professionalità tra le più varie, tra archeologi, architetti, restauratori, ingegneri, strutturisti e esperti di giardinaggio, profilandosi come uno dei cantieri più complessi nel panorama dei beni archeologici degli ultimi decenni. Particolarmente difficile si è rivelata la rimozione di strati di cera, apportati sugli affreschi nel passato con l’intenzione di proteggerli e farli risplendere: un metodo di restauro che si è rivelato altamente dannoso e che ha inoltre oscurato molti dettagli delle raffinate pitture, con rappresentazioni di architetture fantastiche e scene mitologiche.

La statua di Priapo spicca tra le colonne del peristilio del giardino della Casa dei Vettii (foto luigi spina)
Il giardino del peristilio (giardino colonnato), che disponeva di un articolato sistema di condotte d’acqua e piccole fontane, è stato restaurato con l’inserimento di copie delle statue originali conservate negli spazi espositivi e nei depositi del Parco archeologico. Tra queste spicca una statua di Priapo, dio dell’abbondanza, unica nel suo genere. Inoltre sono state piantumate antiche specie vegetali riprodotte nel vivaio all’interno del Parco, nell’ambito di un progetto più ampio che prevede la valorizzazione di giardini storici e la messa in produzione delle aree verdi della città antica attraverso partenariati con agricoltori e produttori del territorio.
“La riapertura della Casa dei Vettii”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, “è il coronamento di un percorso pluriennale di pieno recupero degli Scavi di Pompei. Da oggi il pubblico potrà tornare ad ammirare un ambiente unico nel suo genere, inaccessibile da vent’anni. Ringrazio il personale del parco archeologico per aver reso possibile questo autentico regalo al mondo”.

Massimo Osanna, direttore generale dei Musei (foto parco archeologico pompei)
E il direttore generale dei Musei, Massimo Osanna: “È una riapertura epocale che segna il termine di una storia di restauro lunga e travagliata, che negli ultimi anni si è avvalsa del modello vincente del Grande Progetto Europeo, sia nella gestione dei finanziamenti sia delle risorse umane, ma con la differenza che in questo caso il tutto è stato gestito, dalla progettazione agli interventi, con le forze interne del Parco. Un passaggio fondamentale che suggella l’autonomia e il successo della gestione ordinaria di Pompei, ormai esempio riconosciuto a livello internazionale”.

Il direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel con il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano nella Casa dei Vettii (foto silvia vacca)
“La casa dei Vettii”, sottolinea Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, “è la storia del mondo romano rinchiusa in una casa, la ‘casa museo’ della romanità per così dire: ci troviamo affreschi mitologici e sculture in bronzo e in marmo, di eccezionale qualità artistica, che parlano del rapporto complesso tra modelli greci e rielaborazioni romane, ma anche la vita economica e sociale della città. I proprietari, liberti e dunque ex schiavi, sono espressione di una mobilità sociale che due secoli prima sarebbe stata impensabile. Diventano ricchi con il commercio di prodotti agricoli del territorio intorno a Pompei, ma quanto pare nella loro casa fu esercitata anche la prostituzione, da parte di una schiava greca, che apparteneva ai gruppi più deboli della società”.

L’atrio della Casa dei Vettii a Pompei dopo i restauri (foto silvia vacca)
Scavata tra il 1894 e il 1896, la casa dei Vettii apparteneva a Aulus Vettius Conviva e Aulus Vettius Restitutus, probabilmente due liberti, divenuti ricchi con il commercio del vino. Lo sfarzoso arredo pittorico e scultoreo della casa, dunque, riflette anche la ricchezza del territorio della città, dove si produceva il vino per l’esportazione in tutto il Mediterraneo, e la mobilità sociale, che consentiva a due ex schiavi di salire ai livelli più alti della società locale. Non mancano tracce della vita degli ultimi, tra le quali spicca un ambiente adiacente alla cucina, nel quartiere servile, decorato con quadretti erotici. L’ambiente, in passato, fu dotato di una porta di ferro per consentirne l’accesso ai soli uomini adulti, barriera rimossa solo pochi giorni prima della riapertura della casa. Si è ipotizzato che l’ambiente servisse per la prostituzione, ipotesi che sembra trovare riscontro nel rinvenimento, sulla parete sinistra del vestibolo, di un’iscrizione in cui una donna di nome Eutychis, “greca e di belle maniere”, veniva offerta per due assi (Eutychis Graeca a(ssibus) II moribus bellis). Una testimonianza che Pompei offre, oltre alla bellezza dell’arte e dell’architettura antica, della società dell’epoca con le sue stratificazioni e costumi.
Gli interventi di restauro sulla domus hanno avuto varie fasi. L’edificio era stato precedentemente oggetto di un’attività di parziale rifacimento delle coperture con elementi chiaramente distinguibili e il più possibile reversibili e non invasivi, realizzato nell’ambito della collaborazione tra la soprintendenza Archeologica di Pompei (ora parco archeologico di Pompei) e l’istituto centrale per il Restauro (ora istituto superiore per la Conservazione e il Restauro). Dopo un lungo periodo di chiusura ed un primo collaudo strutturale, nel 2016 l’atrio della casa è stato riaperto alla pubblica fruizione per poi essere richiuso per avviare il nuovo cantiere. L’articolato cantiere avviato nel 2020 e appena concluso ha messo a sistema le parti preesistenti con opere di nuova progettazione per il completamento delle coperture della casa, rendendola interamente coperta, con l’impiego di tecniche e materiali moderni che si pongono in continuità con gli interventi condotti negli ultimi anni.

Il cantiere di restauro del tetto della Casa dei Vettii a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Veduta da drone del tetto della Casa dei Vettii a Pompei dopo il restauro (foto parco archeologico pompei)
Nel dettaglio, il cantiere di restauro e consolidamento strutturale si è occupato: della sostituzione della copertura esistente nel peristilio in calcestruzzo armato, ormai completamente compromessa, con una nuova copertura a falde inclinate in legno lamellare e manto di tegole, secondo tecniche costruttive consolidate per il rifacimento filologico delle coperture antiche; della realizzazione di nuove coperture piane in carpenteria metallica e sistemi innovativi di alleggerimento dei carichi e di impermeabilizzazione a protezione del quartiere servile e del gineceo, con manto esterno in finitura color rame; del restauro di tutti gli apparati decorativi parietali e pavimentali ivi compresi gli arredi originali del giardino.

Fase di pulitura e restauro degli amorini della Casa dei Vettii a Pompei (foto silvia vacca)
La straordinaria ricchezza degli apparati decorativi e del ricco corredo di arredi del giardino infatti ha imposto un accurato intervento di conservazione, attraverso opere di pulitura, stuccatura e integrazione, atti al recupero della leggibilità di ogni più piccolo dettaglio, nonché delle originarie cromie degli stessi apparati. Il programma di intervento si è articolato in una serie di fasi, sulla base di corrette metodologie di restauro, selezionando di volta in volta tecniche e materiali calati nelle singole problematiche. Sicuramente una delle fasi più complesse è stata quella della pulitura dagli strati di cera applicati durante i restauri precedenti per rinvigorire la lucentezza dei colori.

Nuovi sistemi di illuminazione a LED nella Casa dei Vettii a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Interventi di illuminazione e di safety & security. Nella redazione del progetto di illuminazione, si è fatto ricorso a sorgenti LED (Light Emitting Diode o diodi a emissione di luce) di nuova concezione che consentono di generare una emissione di luce con uno spettro molto simile a quello del sole: una luce pulita, naturale, priva delle componenti di radiazione infrarossa e ultravioletta e, soprattutto, senza la presenza del picco di emissione nella regione spettrale del blu (400 nanometri circa, che rappresenta la componente spettrale della luce visibile dotata di un’elevata energia, e quindi di una elevata capacità di deterioramento nei confronti dei materiali irradiati per lungo tempo, o con elevata intensità, da tale componente cromatica). I corpi illuminanti a LED utilizzati sono caratterizzati da un altissimo grado di trasparenza delle lenti e da un’elettronica di qualità studiata ad hoc in maniera tale che, oltre a consentire un risparmio notevole di energia, si garantisce un eccellente risultato nel comfort visivo e nella fruizione dei dettagli e delle cromie, evitando, nello stesso tempo, il degrado e il danneggiamento delle opere e degli affreschi, dovute al fenomeno definito blue hazard (pericolo del blu) in sede UE. Al fine di assicurare agli affreschi presenti il naturale ciclo luminoso giorno/notte a cui erano esposti originariamente, sono stati previsti degli opportuni cicli di illuminamento che seguono le aperture al pubblico della domus, garantendo l’assenza di luce della notte e, quindi, l’assenza di esposizione alla radiazione luminosa delle straordinarie opere in essa presenti.

Sul tetto restaurato della Casa dei Vettii sono state poste tegole fotovoltaiche (foto parco archeologico pompei)
Le tegole fotovoltaiche. Al fine di garantire la piena autonomia energetica, facendo ricorso ad energie rinnovabili e senza assorbire energia dalla rete elettrica esterna, è stato previsto l’utilizzo di opportune tegole fotovoltaiche di ridotto peso. Infatti, sia i coppi che gli embrici sono prodotti con una miscela di materiali plastici composti, contenenti al loro interno i moduli fotovoltaici, non visibili dall’esterno. Il LED per la fruizione e la Safety & Security. Grazie alle sorgenti LED sarà implementato anche il Li-Fi (Light-Fidelity), che rappresenta un moderno ed innovativo sistema di comunicazione in grado di trasmettere dati ed informazioni senza necessità di cavi di qualunque tipo (modalità wireless) attraverso la modulazione della luce. La stessa tecnologia Li-Fi sarà utilizzata per la trasmissione dei dati provenienti dai sistemi per la safety & security come la video sorveglianza e il controllo accessi.

La Casa dei Vettii è posta sotto la protezione di Priapo, raffigurato all’ingresso della domus a Pompei (foto parco archeologico pompei)
LA CASA: Il Priapo del vestibolo. Accanto allo stipite destro della porta, verso l’atrio, è rappresentata una figura di Priapo che, con il suo membro gigantesco, doveva indicare la prosperità e la ricchezza degli abitanti della casa. La figura è raffigurata mentre pesa il suo membro su un piatto da bilancia; a fare da contrappeso, sull’altro piatto, è una borsa piena di soldi.

Dettaglio degli affreschi della stanza degli Amorini nella Casa dei Vettii a Pompei (foto luigi spina)
LA CASA: La stanza degli Amorini. Il più noto complesso pittorico della casa si trova nell’oecus (salone) che si apre sul portico settentrionale del peristilio. Nella zona superiore delle pareti, riccamente decorate, poeti sono circondati da Muse, Menadi e Satiri musicanti; nella zona mediana candelabri e tripodi in oro scandiscono pannelli decorati con coppie di figure in volo. Sullo zoccolo sono raffigurate sacerdotesse, Amazzoni, menadi e satiri al di sopra dei quali si aprono quadretti con scene di sacrificio a Diana e psychai che raccolgono fiori. Ma le scene più peculiari, che danno il nome alla sala, sono quelle del fregio dipinto al di sopra dello zoccolo. Una lunga teoria di Amorini intenti alle più diverse attività e mestieri: fiorai e venditori di corone, fabbricanti e commercianti di profumi, orefici e cesellatori, fulloni, panettieri e vendemmiatori, dove quest’ultimi fanno da preludio al trionfo di Dioniso. Il clima è giocoso e spesso gli Amorini sono rappresentati in divertenti competizioni.

Dettaglio del cosiddetto gineceo della Casa dei Vettii a Pompei (foto parco archeologico pompei)
LA CASA: Il gineceo. Fu chiamato così da Amedeo Maiuri, poiché la sua posizione appartata rimandava al gineceo delle case di età greca, ovvero agli appartamenti femminili. Si tratta di un piccolo quartiere costituito da due stanze finemente decorate, che si affacciano su un giardino porticato e dotato di vasca. In particolare, nel triclinio è rappresentata la scena in cui Auge, sacerdotessa di Atena, intenta a lavare il sacro peplo della dea, viene sorpresa e sedotta da Eracle ebbro. Da questa unione nascerà Telefo.

La cosiddetta Sala di Issione, triclinio della Casa dei Vettii a Pompei (foto luigi spina)
LA CASA: La sala di Issione. La cd. sala di Issione si apre sul giardino e fa da pendant alla sala di Penteo. Si tratta di un triclinio che, come l’oecus di Penteo, è ideato come una pinacoteca. Sul fondo, è rappresentato il re Issione di fronte ad Era seduta in trono, che guarda la scena indicatale da Iside: Efesto è impegnato ad attivare la ruota a cui, per mano di Ermes e volere di Zeus, sarà legato Issione mediante dei serpenti. Il re tessalo, colpevole di avere tentato di oltraggiare Era, fu condannato a girare in eterno nella volta celeste. A fare da contrappeso al tragico destino di Issione, sulla parete destra è la rappresentazione dell’episodio a lieto fine di Dioniso che svela Arianna addormentata, mentre Teseo fugge con la sua nave. Sulla parete sinistra, invece, è raffigurato Dedalo che presenta a Pasifae, moglie di Minosse, re di Creta, la vacca di legno che diventerà l’alcova dove la regina concepirà il Minotauro.

La sala di Penteo, oecus della Casa dei Vettii a Pompei (foto luigi spina)
LA CASA: La sala di Penteo. L’oecus in IV stile è decorato da grandi quadri in cui dominano tre scene principali: sulla parete destra il supplizio di Dirce da parte di Zeto e Anfione, figli di Giove e Antiope; sulla sinistra Ercole bambino che strozza i serpenti inviategli da Giunone. Sul pannello di fondo, Penteo, re di Tebe, è dilaniato dalle menadi, per aver offeso Dioniso. Alle sue spalle una menade gli infligge il colpo finale, scagliandogli sulla testa una grossa pietra.

Il peristilio del giardino della Casa dei Vettii a Pompei (foto parco archeologico pompei)
LA CASA: Il Peristilio. Il peristilio a diciotto colonne circondava il giardino arricchito da sculture adibite a fontane, che ricreavano un suggestivo sistema giochi d’acqua. I soggetti raffigurati rimandano a Dioniso e al suo seguito: satiri, puttini e bambini allusivi alla forza propiziatrice della Natura, secondo modelli iconografici di tradizione ellenistica. Lungo il portico e tra le colonne s’incontrano Dioniso, un Satiro con otre, due puttini in bronzo che sorreggono anatre, due eroti con le mani legate, un bambino seduto a terra con coniglio, un Satiro con anfora. Infine, una figura di Pan e una di Priapo che, caduti in disuso perché danneggiati, furono stipati nella cucina. Essi dovevano trovarsi lungo il portico orientale. A completare il ricco giardino, erano mense, tavolini, vasche in marmo a cui si aggiungono due pilastrini con doppie erme: su di uno Dioniso e Arianna, sull’altro un Sileno e una menade. Al fine di preservare tutte le sculture rinvenute, sono state effettuate delle copie, oggi collocate lungo i lati del portico.

Il larario della Casa dei Vettii a Pompei (foto silvia vacca)
LA CASA: Il quartiere servile e il larario dipinto. Nel quartiere servile è presente su una delle pareti un larario con dipinti i Lari, numi protettori della casa.

Quadretto erotico della stanza accanto al larario della Casa dei Vettii a Pompei (foto silvia vacca)
LA CASA: La Stanza Erotica. Adiacente all’ambiente del larario vi è una stanza con quadretti erotici. Si è ipotizzato che l’ambiente servisse per la prostituzione, ipotesi che sembra trovare riscontro nel rinvenimento, sulla parete sinistra del vestibolo, di un’iscrizione in cui una donna di nome Eutychis, “greca e di belle maniere”, veniva offerta per due assi (Eutychis Graeca a(ssibus) II moribus bellis). Una testimonianza che Pompei offre, oltre alla bellezza dell’arte e dell’architettura antica, di uno straordinario spaccato della società antica con le sue stratificazioni e costumi.
In volo sull’archeologia e sulla bellezza italiana: la seconda stagione promossa dal ministero della Cultura viaggia tra le meraviglie del Lazio. La prima aveva riguardato i siti italiani da Nord a Sud
Droni in volo sulla bellezza italiana, al via la seconda stagione del viaggio aereo tra le meraviglie della Regione Lazio promosso dal ministero della Cultura e curato da Mattia Morandi e Massimo Osanna: da Villa Giustiniani a Bassano Romano al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, dalla villa di Domiziano a Sabaudia alla villa d’Este di Tivoli, dalla villa dei Quintili e Santa Maria Nova sull’Appia antica a Villa Adriana a Tivoli, dalle Terme di Diocleziano a Roma al santuario di Ercole Vincitore a Tivoli, dal Pantheon di Roma al museo Archeologico nazionale di Vulci, da Palazzo Altemps a Roma al parco archeologico di Ostia antica, dal museo delle Navi romane di Nemi al museo delle Civiltà di Roma, dal museo Archeologico nazionale di Palestrina al comprensorio archeologico e antiquarium di Minturnae, dalla galleria nazionale di Arte moderna e contemporanea di Roma alla galleria Borghese di Roma, dal parco archeologico del Colosseo a Roma alla Domus Aurea a Roma, da Castel Sant’Angelo a Roma all’abbazia di Fossanova, dall’abbazia di Casamari a Palazzo Farnese di Caprarola.
Per chi si fosse perso la prima stagione dedicata ai siti nazionali, da Nord a Sud, Lazio escluso. Ecco il video: trenta voli mozzafiato sull’archeologia e la bellezza italiana. Dai luoghi più conosciuti e visitati del patrimonio culturale a quelli meno noti. La campagna del ministero della Cultura è un viaggio spettacolare che permette di guardare aree archeologiche, ville e complessi monumentali da un originale punto di vista: grazie alla nuova generazione di droni, piccoli, leggeri e agili, è possibile infatti sorvolare la bellezza italiana e coglierne dettagli inediti. I nidi delle cicogne sui comignoli del Castello di Racconigi, il volo dei fenicotteri del Delta del Po sull’area archeologica di Spina, il volo in picchiata da Villa Jovis a Capri, il vorticoso slalom nei sotterranei dell’anfiteatro campano di Santa Maria Capua Vetere e, un po’ come sulle montagne russe, i voli tra le meraviglie di Sepino, Alba Fucens e Aquileia. Ma anche le planate tra le pareti affrescate della Villa Medicea di Poggio a Caiano e il volo più quieto e suggestivo tra le sale del museo di Sperlonga e nella grotta di Tiberio. Dal tramonto all’alba, un viaggio a luce naturale che permette di cogliere le tante sfumature della bellezza italiana.
Pompei. Riapertura della Casa dei Vettii con il ministro Gennaro Sangiuliano: martedì il terzo tentativo

Il triclinio della Casa dei Vettii a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Terzo tentativo per la riapertura della Casa dei Vettii a Pompei dopo il lungo restauro. Sarà la volta buona? Dopo un primo rinvio per maltempo, e un secondo non meglio specificato, ora c’è la nuova data: martedì 10 gennaio 2023, alle 10, il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, sarà al parco archeologico di Pompei per la riapertura della Casa dei Vettii, una tra le più ricche e famose di Pompei, posta sotto la protezione di Priapo dio della prosperità, dipinto a destra della porta, che simboleggia la prosperità economica dei proprietari, i fratelli Aulus Vettius Restitutus e Aulus Vettius Conviva, liberti, divenuti ricchi grazie al commercio. Interverranno il direttore generale Musei del MiC, Massimo Osanna; il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel.

CERVETERI / TARQUINIA. In occasione della “Giornata Nazionale del Paesaggio”, il parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia organizza delle esclusive visite guidate gratuite. A Cerveteri nella necropoli della Banditaccia: alle 10 e alle 15, “Passeggiata tra la cura del verde e la tutela archeologica”, durata 1 h-1,30 ca. La visita permetterà di scoprire le aree in cui sono stati fatti interventi migliorativi e quelli in cui si prevede la manutenzione ordinaria e straordinaria, il difficile equilibrio della gestione del verde e la conservazione del patrimonio archeologico alla scoperta di scorci e paesaggi suggestivi della necropoli. A Tarquinia nella necropoli dei Monterozzi: alle 10 e 15, “Paesaggi dipinti: la necropoli dei Monterozzi”, durata 1 h-1,30 ca. Visita guidata alla scoperta delle famose tombe dipinte della necropoli.



TARANTO / MARTA. Il museo Archeologico nazionale di Taranto si prepara a stupire i suoi visitatori con il suo programma di attività per la Giornata del Paesaggio. Il 14 marzo 2023, il MArTA aprirà le sue porte per far conoscere a grandi e piccini il paesaggio tipico della città di Taranto: quello caratterizzato dai suoi due mari. Dalle 17 alle 19 i bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni potranno partecipare al laboratorio didattico “Gli abitanti del Mare”. Una visita guidata a misura di bambini e anche un laboratorio di riciclo creativo attraverso cui realizzare sagome della fauna che contraddistingue il paesaggio marino e le sue profondità:
TARANTO / PATRIMONIO SUBACQUEO. In occasione della Giornata nazionale del Paesaggio martedì 14 marzo 2023, la soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo organizza una conferenza sul tema “Paesaggio U-Mano. La mano dell’uomo: conoscenza e progetto del paesaggio”, alle 15.30, nella sede dell’ex-convento di Sant’Antonio in via Viola 12 a Taranto. Intervengono: Cosma Chirico, già archivista di Stato, su “Il paesaggio e le sue rappresentazioni nella cartografia storica”; Nicola Martinelli, del Politecnico di Bari, su “Fari e paesaggi costieri italiani”; Vito Crisanti, dottore forestale, su “Interventi di ricostruzione paesaggistica e naturalistica a scala territoriale in provincia di Taranto”; Serena Piroddu, architetto paesaggista, su “L’ultimo paesaggio a sud-est di Taranto fra trasformazioni e valorizzazioni”. Intervento conclusivo: Barbara Davidde, soprintendente Patrimonio subacqueo, su “La progettazione dello spazio marittimo e il patrimonio culturale”.
SIBARI. Martedì 14 marzo 2023 al museo nazionale Archeologico della Sibaritide si celebra la Giornata nazionale del Paesaggio con due appuntamenti. Alle 10.30, tornerà a trovarci l’ArcheoCamper che ci proporrà il percorso a tema “Kore e le stagioni”, pensato dalla cooperativa sociale CSC per le scolaresche, gli ospiti dei progetti CAS/SAI, oltre che per quanti vorranno partecipare. La visita delle collezioni sarà arricchita dai racconti dei miti antichi e da attività di laboratorio. Nel pomeriggio alle 17.30 vi aspettiamo numerosi a “Il paesaggio nel Museo”, visita tematica curata dall’archeologa Donatella Novellis, responsabile dei Servizi educativi del Parco. Scopriremo come il Museo racconta il paesaggio antico e contemporaneo attraverso i reperti dei siti archeologici della Sibaritide, l’archeobotanica ed i resti vegetali antichi da poco esposti nelle sale, la lettura che l’artista Anna Corcione fornisce del paesaggio della Sibaritide nella mostra “Naturalia et Mirabilia”. Per ArcheoCamper:
VIBO VALENTIA. Martedì 14 marzo 2023 per contribuire alla promozione di questo evento la soprintendenza ABAP per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia partecipa ad una serie di eventi e manifestazioni. L’ iniziativa “Il paesaggio come strumento e oggetto di cura” propone un percorso attraverso il “Parco Diffuso della Conoscenza e del Benessere” di Reggio Calabria, tra i progetti premiati nell’edizione del 2021 del “Premio Nazionale del paesaggio”. Il percorso inizia alle 10 al “Polo sanitario di prossimità di Arghillà” per poi continuare dalle 12.30 alle 14.30 al “Centro di Medicina Solidale di Pellaro” con collegamenti con lo “Studio Medico nell’Università Mediterranea” e un momento convivale con prodotti Km 0. Dalle 15 alle 18 si prosegue nel paesaggio del “Feudo San Filippo di Pellaro” dove si svolgeranno performance artistiche, passeggiate tematiche e conversazioni en plein aire, programmate e improvvisate, con i componenti della Comunità ACE. Nella tarda mattinata verrà illustrato il restauro del dipinto su tela raffigurante la Visitazione, non ancora attribuito, ma risalente probabilmente al XVIII sec. e ritrovato dopo molti decenni dalla sua scomparsa all’interno della chiesa dei SS. Pietro e Paolo dell’antico borgo di Pentedattilo, frazione di Melito Porto Salvo (RC). Il paese sorge alle pendici del Monte Calvario, una parete rocciosa che, come racconta il nome greco, ricorda un’enorme mano aperta. Immerso nell’area grecanica, in passato fu un importante punto di accesso per l’Aspromonte, mentre oggi è un paese fantasma, tra i più affascinanti della costa calabrese, colpito da terremoti e alluvioni. Gli abitanti costretti ad abbandonarlo e a trasferirsi a valle per ragioni di sicurezza non hanno però mai interrotto il legame con questo luogo. Ѐ proprio l’interesse della comunità ha portato al recupero dell’opera, il cui restauro è avvenuto in situ nella forma del “cantiere aperto”, come tentativo di rimettere in circolo l’esperienza del bello facendo dialogare immagini e luoghi, risignificando gli spazi e ricucendo i tempi. Il dipinto ritrovato all’interno di un paese abbandonato proprio nella giornata nazionale del paesaggio ci interroga sul sensibile problema della tutela e su come salvaguardare quella caratteristica che rende unico al mondo il nostro patrimonio storico e artistico: il valore artistico dei beni culturali in un insieme indissolubile con il loro contesto ambientale. Nel pomeriggio è programmata la conferenza “Paesaggi in Pinacoteca. Percorso tra le opere esposte” che sarà tenuta da Daniela Vinci, funzionario storico dell’arte della Sabap RC -VV, nell’ambito dell’iniziativa “Arte in Città”. L’incontro avrà luogo nella pinacoteca civica di Reggio Calabria alle 16.30 e sarà l’occasione per riflettere sul concetto di paesaggio e per sviluppare un percorso tematico tra le opere pittoriche in cui il paesaggio si sviluppa in varie forme. Infine, dalle 17.30, si terrà a Gallico, nella sede dell’Associazione Tre Quartieri, l’incontro dal tema “Tutela e valorizzazione del patrimonio storico-culturale di Gallico”. Nel corso dell’evento, promosso dall’assessorato alla Cultura della Città di Reggio Calabria, si affronterà il tema della tutela e valorizzazione dei numerosi beni culturali che caratterizzano il paesaggio di Gallico.
REGGIO CALABRIA. Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria per la Giornata nazionale del Paesaggio, nell’ambito del ciclo di incontri “Officina al MArRC” promosso dall’associazione “Pietre di Scarto”, propone, alle 17, nella sala Conferenza, “Il paesaggio. Vie di terra, vie di mare: la lunga strada per la formazione di una comunità”. Con un testo letterario, un’opera artistica, musicale, video o fotografica, ci si confronta sulle suggestioni che tali opere suscitano in ciascuno. La partecipazione all’evento è gratuita, fino a disponibilità dei posti. Interverranno gli studenti del corso per adulti dell’Istituto professionale Boccioni-Fermi di Reggio Calabria, indirizzo Servizi per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. “Il paesaggio rappresenta la nostra identità poiché deriva dall’azione di fattori naturali e umani, esprimendo un intreccio tra cultura, storia e natura”, commenta la presidente dell’associazione, Rosa Puntillo. “L’obiettivo dell’Officina sarà quello di contribuire a promuovere la cultura del paesaggio in tutte le sue forme, per imparare a riconoscere, salvaguardare e, laddove necessario, recuperare i valori culturali che esso esprime. Volgeremo il nostro sguardo innanzitutto ai paesaggi dell’antichità attraverso alcuni preziosi reperti archeologici custoditi al MArRC, che saranno lo spunto da cui cominciare la riflessione. Parlare poi del nostro paesaggio ci aiuterà a conoscere meglio non solo le varie comunità, ma anche noi stessi”.
CAGLIARI. Nell’ambito della Giornata nazionale del Paesaggio la soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e sud Sardegna, organizza in collaborazione con il Comando Marittimo Autonomo Ovest una giornata di riflessione pubblica e confronto sulle tematiche connesse al rapporto tra la città ed il mare con particolare riferimento ai paesaggi che questo rapporto costruisce anche in una prospettiva di profondità temporale storica e futura. L’obiettivo di contribuire a “promuovere la cultura del paesaggio in tutte le sue forme e a sensibilizzare i cittadini sui temi ad essa legati, attraverso specifiche attività da compiersi sull’intero territorio nazionale mediante il concorso e la collaborazione delle Amministrazioni e delle Istituzioni, pubbliche e private”. L’intenzione è quella di dare voce e accogliere, in una costruttiva riflessione, i punti di vista dei soggetti che a diverso titolo, per le proprie prerogative e competenze, entrano in relazione con i temi connessi al territorio costiero e al mare. Nella sala Cinema del Comando Marittimo Autonomo Ovest, a Cagliari, alle 9, introduce ai lavori la soprintendente APAB-Ca Monica Stochino; dopo i saluti delle autorità, alle 10.30 la prima sezione “Programmi e strategie per un rapporto in costante evoluzione”; 11.30, “Progetti e strumenti di tutela dei paesaggi”. Nel pomeriggio, dalle 15, è prevista una visita guidata alla Base di Luna Rossa Prada Pirelli team. Sempre nella sede dell’Ammiragliato, sarà allestita una piccola mostra dei materiali recuperati nel corso di operazioni di archeologia subacquea e saranno messi in mostra i lavori dei laboratori didattici che hanno già visto il coinvolgimento di alcune classi della scuola dell’infanzia e primaria.
Mercoledì 8 marzo 2023, Giornata internazionale della donna, su proposta del ministro della Cgiornata ultura, Gennaro Sangiuliano, l’ingresso per le donne in musei, parchi archeologici, complessi monumentali, castelli, ville e giardini storici e altri luoghi della cultura statali sarà gratuito. Numerose iniziative sono state organizzate per sensibilizzare e riflettere sull’importanza culturale della Giornata. Ecco qualcuna, da Nord a Sud.
CIVIDALE Al museo Archeologico nazionale mercoledì 8 marzo 2023 un regalo Speciale per donne Speciali: ingresso gratuito con la possibilità di usufruire di due visite guidate: alle 10.30 e alle 16.
ALTINO Al museo Archeologico nazionale oltre all’ingresso gratuito per le donne durante tutta la giornata, sono in programma importanti novità: alle 17, sarà inaugurata la nuova sala conferenze, alla presenza della direttrice Marianna Bressan, del sindaco del Comune di Quarto d’Altino Claudio Grosso e di Cristina Gasparini, assessore alla cultura del Comune di Quarto d’Altino. Per l’occasione è prevista una conferenza di Francesca Ghedini, professoressa emerita di Archeologia classica all’università di Padova, dal titolo: “Donne di potere nella Roma Imperiale”. Seguirà un brindisi a cura del Comune di Quarto d’Altino e della Pro loco di Quarto d’Altino. L’evento, su prenotazione, è gratuito per le donne e gli abbonati, mentre è incluso nel biglietto d’ingresso per tutti gli altri. Info: drm-ven.museoaltino@cultura.gov.it | 0422789443.
RAVENNA Al Museo Classis: la fortuna è donna? In occasione della Festa della Donna, mercoledì 8 marzo 2023, ingresso ridotto per tutte le donne al Museo Classis. Inoltre, alle 16, RavennAntica propone la conversazione “… tutto l’oro ch’è sotto la luna: la fortuna è donna?”: protagoniste Letizia Lodi, direttrice del museo nazionale di Ravenna, e Francesca Masi, direttrice della Fondazione RavennAntica. Partendo dai versi di Dante Alighieri, si affronteranno alcune riflessioni sul legame che intercorre tra il fato e le figure femminili, sia analizzando le vicende di alcune celebri eroine della storia sia attraverso i reperti contenuti in museo, a partire dal volto della Tyche, la personificazione della dea Fortuna, divinità che garantiva la floridezza di una città e il suo destino, rinvenuta negli scavi dell’area di Classe e divenuta il simbolo di Ravenna. Conversazione ad ingresso libero. Prenotazione consigliata: tel. 0544 473717 (tutti i giorni 10 – 17).
ROMA CAPITALE Mercoledì 8 marzo 2023, in occasione della Giornata internazionale della Donna, tante le iniziative della Sovrintendenza Capitolina dedicate alla valorizzazione del talento femminile nell’arte e nella cultura e alle protagoniste della vita culturale e sociale della città lungo le vie, nei musei e nei siti archeologici. Appuntamenti anche con traduzione in Lingua dei segni italiana – LIS. La visita al museo della Repubblica Romana mette in scena le figure femminili che svolsero un ruolo di primo piano nella difesa di Roma nel 1849. Ai Musei Capitolini sono di scena figure di donne, sante, eroine e dee, dai capolavori della Pinacoteca Capitolina. Di grande suggestione anche le vicende di alcune donne tra Medioevo ed epoca barocca, rievocate con una passeggiata ai Fori Imperiali, mentre nella Galleria d’Arte Moderna si svolge un appassionante storytelling sui corpi e i volti delle donne che emergono dalle esposizioni in corso; il Museo della Scuola Romana di Villa Torlonia omaggia le artiste che hanno rinnovato l’ambiente culturale romano interbellico e al Museo Napoleonico sono di scena le numerose figure femminili che popolano l’immaginario visivo del museo stesso. Ancora, alla Centrale Montemartini le opere di arte antica raccontano di donne comuni e di principesse, imperatrici e dee, mentre l’incontro al Museo delle Mura è dedicato alla Spiritualità e devozione femminile nelle Mura Aureliane, luogo dove furono assicurati, con la diffusione del Cristianesimo, spazi devozionali, in particolare proprio per le donne. Infine, al Museo di Roma è rievocata la figura della poetessa e femminista ante litteram del Settecento, Petronilla Paolini. Nel ricco programma non mancano itinerari per le vie della città: “Come diventare donne rispettabili”, sul ruolo sociale della donna nel passato attraverso un percorso nell’area del Campo Marzio, mentre “Donne tra mito e realtà” a S. Urbano alla Caffarella si concentra su alcune figure che hanno lasciato traccia nella storia del tempio antico, poi trasformato in chiesa. Il percorso “Street art a San Lorenzo: tra Resistenza e diritti civili” pone, invece, l’attenzione sulle principali opere di Street art nello storico quartiere, raccontandone la storia e l’identità attraverso temi quali la Resistenza, l’accoglienza, la solidarietà e i diritti civili. Infine, appuntamento a piazza di Porta Capena per “Egeria e le altre ninfe” che secondo gli antichi abitavano l’area e nel rione Campo Marzio, Meretrici, partorienti, mammane e modelle, una passeggiata per ripercorrere la storia attraverso le vicende delle figure femminili tra il XVI e il XIX secolo.
ROMA / PARCO ARCHEOLOGICO DEL COLOSSEO In occasione della Giornata Internazionale della Donna l’ingresso al Parco archeologico del Colosseo è gratuito per tutte le donne con prenotazione del biglietto gratuito senza costi aggiuntivi sul sito del concessionario
Inoltre, mercoledì 8 marzo 2023, alle 11, la Curia Iulia ospita la presentazione del volume “Non è un Paese per madri” di Alessandra Minello (Editori Laterza). Introduce Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo. Intervengono Alessandra Minello, università di Padova; Giulia Pedrucci, università di Verona; Stefania Solare, UNICEF Italia, Coordinatrice programma “Insieme per l’allattamento”. Modera Maria Lombardi, Il Messaggero. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti via eventbrite
ROMA / MUSEO DI VILLA GIULIA Mercoledì 8 marzo 2023, in occasione della Giornata internazionale della donna, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’ingresso per le donne sarà gratuito. Inoltre, alle 11, visita guidata speciale “QUESTIONE DI STILE. Acconciature antiche al Museo ETRU” per scoprire la moda etrusca in fatto di pettinature, attraverso le opere del Museo e la performance live dell’hair stylist Paolo Fasulo. Vi siete mai chiesti come si pettinavano le donne etrusche? Quali potevano essere le loro acconciature e le tecniche per realizzarle? Un tema certamente curioso e affascinante che ci svela un aspetto delle abitudini e delle tendenze in fatto di moda, in voga al tempo degli Etruschi. Acconciature elaborate, capigliature ribelli, domate in crocchie o divise in trecce elaborate, insomma alla moda. Le acconciature antiche sono ancora oggi oggetto di grande fascino e curiosità. E noi oggi come possiamo leggerle e capirle? È davvero tutta una questione di stile? Sarà un evento corale per vivere il mondo etrusco al femminile con una visita guidata tematica a più voci, introdotta dal direttore Valentino Nizzo e condotta dall’archeologa Romina Laurito e dall’hair stylist Paolo Fasulo. Un itinerario attraverso le opere che, con le loro acconciature, hanno molto da raccontare del mondo antico e ci svelano tutta la loro modernità, in fatto di stile. Al termine della visita, l’emiciclo si animerà di una performance live di acconciature antiche a cura dell’hair stylist Paolo Fasulo e della makeup artist Rossella Zeppetella. Prenotazione richiesta all’indirizzo
ROMA / MUSEO DELLE CIVILTà Il Museo delle Civiltà a Roma Eur aderisce alla proposta del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, riservando a tutte le donne l’ingresso gratuito per l’intera giornata di apertura, dalle 8 alle 19 (ultimo ingresso ore 18.30). Le visite guidate e i laboratori a cura di Aditum Cultura sono a pagamento e con prenotazione. Alle 16.30, “La Venere paleolitica. Dee, donne e madri”: visita guidata e laboratorio per bambini e bambine dai 6 anni: costo 12 euro. 
NAPOLI Il museo Archeologico nazionale, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, propone alle 16.30 una visita speciale “Il filo di Arianna”, gratuita di un’ora: percorso narrante che tratta storie di donne protagoniste o vittime di vicende dolorose, sanguinose o fantastiche, nelle quali i personaggi femminili sono stati sconfitti o ne sono usciti vittoriosi. Un modo per riflettere ulteriormente sulla condizione della donna, l’origine e il tramandarsi di ataviche tradizioni. Sarà affidato ai partecipanti un filo, un simbolico filo che dovrà condurre il gruppo fuori dal labirinto dei luoghi comuni, dei cliché, delle tradizioni che riguardano la donna. Si comincia con Minosse, incarnazione della violenza, dei pregiudizi della sopraffazione, nei confronti della donna, per esorcizzarlo, e stanarlo. Ogni mito, narrato prendendo spunto da un’opera, tratterà di un argomento o di una condizione nella quale ciascuna in qualche modo potrà riconoscersi, per riflettere e discutere. E allora Dirce, Medea, Andromeda, le figlie di Niobe, Europa e per finire Arianna, tutte ci raccontano la storia di se… per liberarci.
TARANTO Al museo Archeologico nazionale per la Giornata Internazionale della Donna, ingressi gratuiti per le donne, visite guidate e laboratori didattici per bambini dedicati all’universo femminile. Dalle 10.30 alle 12.30 i visitatori potranno partecipare a “Bellezza e forza. Storie di donne greche e romane”: visita guidata multisensoriale con approfondimenti sulla moda, la cosmesi, la cura del corpo e le donne nella Taranto greca e romana (prenotarsi scrivendo all’indirizzo mail
REGGIO CALABRIA Al museo Archeologico nazionale mercoledì 8 marzo 2023 ingresso gratuito per tutte le donne. L’iniziativa, promossa dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, viene arricchita al MArRC con due importanti appuntamenti. “Anche il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria vuole festeggiare questa giornata dedicata alle donne”, commenta il direttore del Museo, Carmelo Malacrino. “Il MArRC consolida la sua identità di luogo di cultura per tutta la comunità del territorio. Ed è proprio attraverso la cultura, nel senso più ampio del termine, che si vincono pregiudizi e stereotipi e si prende coscienza del valore delle persone, indipendentemente dal genere. Ringrazio lo staff del Museo e il CIS Calabria per condividere con entusiasmo l’impegno per la diffusione della conoscenza”. La mattina alle 11, le scuole in visita al Museo potranno partecipare al percorso tematico “Dee di Magna Grecia. Religione mito e figure femminili”, condotto da Daniela Costanzo, funzionario archeologa del Museo, e ideato con la collaborazione di Maria Domenica Lo Faro, archeologa e funzionario amministrativo. Sarà un percorso diffuso, con un focus su alcuni reperti esposti al livello B nella sezione dedicata ai santuari della Calabria greca. Il pomeriggio, invece, appuntamento in sala conferenze, alle 17, per l’incontro promosso dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria dal titolo “La donna nell’antichità Classica”. Si parlerà di condizione e status sociale della donna a partire dall’epos omerico fino alla tarda età romana, nelle evidenze archeologiche, storiche e letterarie. Relatrici dell’incontro saranno la prof.ssa Paola Radici Colace, ordinario di Filologia classica al DiCAM dell’università di Messina, nonché presidente onorario e direttore scientifico del CIS, e la prof.ssa Rosa Santoro, aggregato di Letteratura latina nel medesimo Dipartimento. Introdurrà i lavori, dopo i saluti istituzionali del direttore Carmelo Malacrino, Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS Calabria. “Ripercorrere la storia delle donne non è semplice curiosità erudita”, afferma la prof.ssa Radici Colace. “Nonostante i radicali mutamenti oggi intervenuti, con la conquista della parità formale, rivisitare il retaggio di una plurimillenaria ideologia discriminatoria consente di individuare nelle organizzazioni sociali dell’antichità il momento nel quale la divisione dei ruoli venne teorizzata e praticata non solo come fatto culturale, ma anche come conseguenza di una differenza biologica, tradotta in una inferiorità di genere codificata dalle leggi. È nell’antichità greca e romana che nascere femmina è passato da differenza biologica ad asimmetria e subalternità culturale. Ed è in tali società che vanno ricercate le radici di certi stereotipi ancora oggi responsabili di pregiudizi nei confronti delle donne”. Sarà un viaggio nella storia al femminile, attraverso la formazione delle donne, il matrimonio, lo stato civile, la dote, l’eredità, il divorzio, l’adulterio, nonché le categorie di genere e la codificazione dell’inferiorità, sullo sfondo delle riflessioni filosofiche, giuridiche e religiose nell’antichità classica.
AGRIGENTO Il parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi in occasione delle celebrazioni per la ricorrenza annuale della festa della donna aderisce all’evento “8 marzo al Museo” che prevede l’ingresso gratuito per le donne nei musei, parchi archeologici e luoghi della cultura statali, promuovendo inoltre un itinerario di visita tematico “Storie di donne e dee al museo Griffo” tra le vetrine del museo Archeologico regionale “Pietro Griffo”. Non tutti lo sanno o ci hanno mai fatto caso, ma tanti tra i reperti del museo “Pietro Griffo” di Agrigento raccontano delle storie tutte al femminile. Non si tratta soltanto dei preziosi vasi sui quali campeggiano bellissime figure che immortalano eroine, creature mostruose, guerriere e dee, ma anche di reperti che restituiscono uno spaccato della vita quotidiana di donne vissute anche più di 2500 anni fa: tra monili, epigrafi, “portagioie”, porta profumi e porta trucchi, ex voto di diverse fogge e materiali, pesi da telaio e tanti altri oggetti ancora, i visitatori avranno modo di riflettere sulla condizione sociale e culturale delle donne ai tempi di Akràgas ed Agrigentum condotti dagli archeologi Coopculture (azienda che gestisce i servizi aggiuntivi). Appuntamento alla biglietteria del museo Griffo alle 17.

GALLERIE D’ITALIA In occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna, mercoledì 8 marzo 2023, tutte le donne potranno avere una riduzione del biglietto di ingresso per visitare le Gallerie d’Italia di Milano, Napoli, Torino e Vicenza. Inoltre, sono previste in tutte le sedi visite guidate speciali legate al tema dell’universo femminile nell’arte.
L’antica strada consolare, circa 900 km di tracciato da Roma a Brindisi inclusa la variante traianea, rappresenta non solo il prototipo del sistema viario romano, ma è anche simbolo millenario delle relazioni tra le civiltà del Mediterraneo e quelle dell’Oriente e dell’Africa. Alla cerimonia, sono intervenuti, tra gli altri, il sottosegretario al MiC, Gianmarco Mazzi; il presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, mons. Pasquale Iacobone; il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi; il presidente vicario della Regione Lazio, Daniele Leodori; l’assessore al Turismo della Giunta Regionale Campania, Felice Casucci; la delegata alle politiche culturali della Regione Puglia, Grazia Di Bari, e l’assessore alla Cultura di Roma Capitale, Miguel Gotor. Il Protocollo d’intesa è stato presentato dalla dirigente dell’ufficio Unesco del MiC, Mariassunta Peci, dalla coordinatrice scientifica della candidatura, Angela Maria Ferroni. Ad aprire i lavori è stato il direttore del Museo Nazionale Romano, Stéphane Verger, che ha ospitato la cerimonia.

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