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“Ricostruzione post sisma 2012: il punto sui cantieri del Mibact. L’attività ispettiva e di direzione tecnica degli uffici periferici del MiBACT nei cantieri post sisma”: convegno a Bologna in soprintendenza

La chiesa di San Felice Vescovo a San Felice sul Panaro (Mo) con gli interventi del ministero dopo il sisma del 2012 (foto Mibac)

Il terremoto del 20 e 29 maggio 2012 investì le province di Modena, Ferrara, Reggio Emilia e Bologna colpendo 55 comuni e i 4 capoluoghi. In questi sette anni gli uffici periferici del MiBACT hanno concorso alla raccolta dei dati, alle procedure ricostruttive formali e agli sforzi dispiegati per ricostruire abitazioni, imprese, opere pubbliche e beni artistici e storici e artistici. Giovedì 28 novembre 2019, dalle 18 alle 21, nel salone d’Onore di Palazzo Dall’Armi Marescalchi, sede della Soprintendenza, in via IV Novembre n. 5 a Bologna, convegno “Ricostruzione post sisma 2012: il punto sui cantieri del Mibact. L’attività ispettiva e di direzione tecnica degli uffici periferici del MiBACT nei cantieri post sisma”. Il convegno promosso dalla soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e dal Segretariato regionale del MiBACT per lʼEmilia-Romagna vuole presentare al pubblico i risultati, in termini di tutela e miglioramento delle conoscenze storiche e tecniche, dell’attività di ispezione e direzione tecnica dei cantieri post sisma svolti da questi uffici. In questa occasione si farà un consuntivo generale dell’attività degli uffici periferici del MiBACT che nella ricostruzione post sisma 2012 hanno attivato numerosi cantieri sia pubblici che privati e un consistente numero di cantieri condotti direttamente dal MiBACT. Alla luce dei casi emblematici presentati nel convegno sarà possibile riflettere da un lato su alcuni cantieri direttamente seguiti dalla stazione appaltante Segretariato Regionale con i funzionari architetti della Soprintendenza coinvolti in qualità di professionisti tecnici, dall’altro sulle tematiche di livello trasversale che scaturiscono dall’attività di vigilanza sui cantieri pubblici allestiti per la ricostruzione post sisma. Il convegno è aperto a tutti (fino ad esaurimento dei 90 posti disponibili).

Il campanile di Santa Maria Assunta a Reggiolo (Re) danneggiato dal sisma del 2012 (foto Mibac)

Programma del convegno. Introduce il tema la soprintendente Cristina Ambrosini, cui seguono gli interventi: Corrado Azzollini, direttore del Segretariato regionale del MiBACT per lʼEmilia-Romagna, “Il ruolo del Segretariato Regionale nel coordinamento dei cantieri e degli appalti”; Keoma Ambrogio, architetto SABAP-BO, “L’attività di valutazione progetti e gli orientamenti per la ricostruzione di questi anni. Casi esemplificativi”; Alessandra Alvisi e Valentina Oliverio, architetti SABAP-BO, “Reggiolo (Reggio Emilia): il centro storico e la ricostruzione post-sisma, rapporti di cooperazione tra enti”; Maria Luisa Laddago, architetto SABAP-BO, “Edifici religiosi nel Ferrarese: le finiture interne tra puliture e riscoperte”; Paola Zigarella, architetto SABAP-BO, “Chiesa di S. Francesco a Ferrara: Il restauro post sisma tra consolidamenti e scoperte”; Francesca Tomba, architetto SABAP-BO, “Chiesa di S. Francesco a Mirandola (Modena): stato di fatto e prospettive”; Emanuela Storchi, architetto SABAP-BO, “Chiesa di S. Bartolomeo a Finale Emilia (Modena): il processo di analisi preliminare al progetto di miglioramento sismico”.

Roma. Tra il parco archeologico del Colosseo e il Meis di Ferrara protocollo d’intesa per la storia dell’ebraismo dalla distruzione di Gerusalemme ad opera di Tito nel 70 d.C. In occasione della firma lectio di Zevi sugli ebrei nell’antica Roma

I simboli sacri degli ebrei portati nel trionfo di Tito (rilievo dell’omonimo arco sul Palatino a Roma)

Parco archeologico del Colosseo a Roma

Tra gli obiettivi comuni ci sarà lo studio dell’Arco di Tito, il Templum Pacis e l’Anfiteatro Flavio, monumenti realizzati, secondo il racconto delle fonti, con il bottino ricavato dalla distruzione di Gerusalemme. È quanto contenuto nel protocollo di intesa tra il museo nazionale dell’Ebraismo italiano e della Shoah (Meis) di Ferrara e il parco archeologico del Colosseo la cui firma è in programma lunedì 28 ottobre 2019, alle 17, nella monumentale Curia Iulia al Foro Romano alla presenza del ministro per i Beni e le attività Culturali e per il Turismo, Dario Franceschini. Interverranno il presidente della Fondazione, Dario Disegni, il direttore del Meis, Simonetta Della Seta, e l’architetto progettista dell’allestimento, Giovanni Tortelli. Concluderà l’importante incontro una lectio dedicata agli Ebrei nell’antica Roma del prof. Fausto Zevi. La sottoscrizione avvia una collaborazione tra le due istituzioni culturali per realizzare progetti di ricerca e di valorizzazione condivisi, scambio di professionalità, strategie di comunicazione digitali integrate finalizzate alla conoscenza della storia dell’ebraismo a partire dalla distruzione di Gerusalemme ad opera di Tito nel 70 d.C.

Ercolano. Riapre al pubblico, dopo più di trent’anni, il “cantiere open” della Casa del Bicentenario al crocevia tra città antica e città moderna, ma anche tra conservazione del passato e valorizzazione del futuro. I complimenti del ministro Franceschini: “Esempio di collaborazione tra pubblico e privato”. Storia della scoperta e dei restauri

Riapre a Ercolano la Casa del Bicentenario: la locandina dell’evento (foto Paerco)

Il ministro Dario Franceschini taglia il nastro per la riapertura della Casa del Centenario con Osanna, Bonajuto e Sirano (foto Paerco)

Giovedì 24 ottobre 2019: riapre al pubblico, dopo più di trent’anni, il “cantiere open” della Casa del Bicentenario a Ercolano. Ai visitatori si aprono le porte della dimora per entrare in alcuni ambienti di un gioiello di vita domestica antica, nonché laboratorio di conservazione per il futuro. Dopo il successo delle precedenti esperienze, diventa stabile il progetto di condivisione del dietro le quinte dei cantieri di conservazione messo in atto dal Parco Archeologico di Ercolano. Come annunciato, la presentazione in anteprima il 23 ottobre alla presenza del ministro per i Beni e le Attività culturali e il Turismo, Dario Franceschini, presenti tutti gli attori del progetto condotto congiuntamente dal Parco Archeologico di Ercolano, il Parco Archeologico di Pompei, l’Herculaneum Conservation Project e il Getty Conservation Institute: il direttore generale del Grande Progetto Pompei, Mauro Cipolletta; il direttore generale del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna; il direttore del Parco Archeologico di Ercolano, Francesco Sirano; il sindaco del Comune di Ercolano, Ciro Buonajuto; il presidente dell’Istituto Packard Beni Culturali, Michele Barbieri; il responsabile dell’Herculaneum Conservation Project, Jane Thompson; e per il Getty Conservation Institute, il conservatore restauratore Leslie Rainer.

La Casa del Bicentenario a Ercolano si affaccia sul Decumano Massimo (foto Paerco)

 

Le autorità intervenute all’anteprima dell’apertura della Casa del Bucentenario a Ercolano (foto Paerco)

La Casa del Bicentenario nel crocevia tra città antica e città moderna, ma anche tra conservazione del passato e valorizzazione del futuro. “Il 23 ottobre 2019 è una data significativa per molti motivi, alcuni più evidenti altri più sottili, che vale la pena di raccontare”, spiegano gli archeologi di Ercolano, che invitano a una riflessione. “Infatti, ai più probabilmente questa data suggerisce solamente che si riapre al pubblico una delle più importanti domus dell’antica Ercolano finora portata alla luce. In realtà la celebrazione di questa data in cui 300 anni fa vennero avviati gli scavi di Ercolano antica serve a richiamare molte altre storie e, in qualche modo, anche a guardare insieme alla nostra futura comune storia. È per quello che oggi si sono riunite molte persone intorno a questa casa accogliendo l’invito a celebrare una data: tanti professionisti che hanno lavorato e ancora lavorano per conservare questa domus, rappresentanti delle istituzioni e dei partner internazionali coinvolti, membri della società civile, residenti della comunità che vive intorno agli scavi e che ne conosce tutta la storia recente. Per tutte queste persone la data è simbolica perché il decumano massimo si trova al confine degli scavi novecenteschi e questo confine, dove la città antica finisce e inizia quella moderna è oggi più che mai carico di significati, un punto di partenza per riavvicinare le persone al patrimonio culturale. Si riapre una casa che non è ancora completamente restaurata, per mostrare le attività che servono a restituirla alla visita e per invitarle a fare parte di un delicato processo che normalmente è gestito solo da specialisti. Per riavvicinarle le accogliamo a meglio comprendere la vita domestica antica in questa casa che è una di quelle che meglio la rappresentano. Per riavvicinarle, stiamo completando l’ultimo tassello di un lungo percorso di riqualificazione del quartiere che si affaccia sul sito archeologico, per consentire alla comunità che vive qui di accogliere la comunità dei visitatori in uno spazio verde e panoramico. Per riavvicinarle infine raccontiamo anche le difficoltà del percorso che abbiamo fatto fin qui e del contributo fondamentale che può portare il partner privato, sia esso filantropico sia scientifico, quando riunisce le forze per sostenere l’amministrazione pubblica nella tutela e valorizzazione del bene culturale”.

Il ministro per i Beni e le Attività culturali, Dario Franceschini, a Ercolano (foto Paerco)

“La preziosa collaborazione tra pubblico e privato che da un ventennio opera a Ercolano ha portato un altro frutto: la riapertura al pubblico dopo 36 anni della Casa del Bicentenario”, commenta il ministro Franceschini: “Si tratta di un risultato importante, che ha il merito di coniugare studio, restauro e fruizione di un monumento straordinario, caduto in stato di abbandono alla fine del XX secolo e ora nuovamente accessibile ai visitatori. Stato e mondo privato dimostrano così di poter agire insieme per la miglior tutela e valorizzazione del patrimonio culturale grazie a un progetto condiviso, che in questa circostanza ha riguardato anche il restauro degli ambienti del tablino. La guida illustra ai visitatori la lunga storia che dallo scavo del sito tra il 1937 e il 1939 porta ai nostri giorni, restituendo il clima di fervore e entusiasmo che accompagnava le prime scoperte, l’interesse cresciuto intorno alla Casa del Bicentenario, le vicende successive che portarono alla sua chiusura e l’entusiasmo con cui oggi si è lavorato al suo recupero. La cura scientifica che contraddistingue l’opera condotta a Ercolano rappresenta un modello e deve costituire motivo di orgoglio per tutti coloro che hanno lavorato a questo progetto. Cittadini e turisti potranno così tornare ad ammirare una delle case più interessanti del sito, godere dei suoi ricchi ambienti e stupirsi di fronte ai sontuosi affreschi del tablino”.

Il direttore del parco archeologico di Ercolano, Frabcesco Sirano (a destra) dialoga con, da sinistra, il sindaco Ciro Bonajuto, il responsabile dell’Herculaneum Conservation Project, Jane Thompson, e il ministro Dario Franceschini (foto Paerco)

Il direttore del Parco, Francesco Sirano, si sofferma sulla progettazione appena conclusa: “Inserita all’interno della programmazione congiunta pluriennale, di cui è responsabile per la Fondazione Packard l’architetto Jane Thompson, è stata affidata alla straordinaria equipe di professionisti dell’Herculaneum Conservation Project, coordinati dall’architetto capogruppo Paola Matilde Pesaresi, affiancata da Annunziata Laino per gli aspetti di restauro e da Giovanni Vercelli per gli aspetti strutturali. In una ideale staffetta hanno diretto i lavori l’architetto Annamaria Mauro del Parco Archeologico di Pompei e l’architetto Angela Di Lillo del Parco Archeologico di Ercolano. In questo contesto assume particolare pregio anche il progetto pilota del Getty Conservation Institute per lo studio e la conservazione delle superfici decorate nel tablino della Casa del Bicentenario, capitanato da Leslie Rainer. Si tratta di una rete virtuosa di soggetti internazionali di alto valore scientifico che il Parco coltiva come base imprescindibile per la qualità della propria azione”.

L’atrio con l’impluvium della Casa del Bicentenario a Ercolano

Massimo Osanna, direttore del parco archeologico di Pompei (foto Paerco)

Restauratori all’opera a Ercolano (foto Paerco)

“Ercolano, come Pompei, ha dimostrato negli ultimi anni di essere un esempio virtuoso di gestione pubblica in grado di garantire la salvaguardia e la conservazione del sito e di saperne rilanciare l’immagine”, interviene Massimo Osanna, direttore generale del Parco Archeologico di Pompei. “Se da un lato Pompei è stata riconosciuta come modello di buona spesa dei fondi pubblici, Ercolano si è confermato esempio di riuscita sinergia tra pubblico e privato, in termini di capacità di programmazione e di strategia tesa alla salvaguardia e al restauro. La restituzione alla fruizione della Domus del Bicentenario ne è l’ulteriore dimostrazione. Il complesso intervento di restauro che ha interessato le strutture, le coperture e gli apparati decorativi è stato finanziato con fondi del Parco archeologico di Pompei, collocandosi in un momento di passaggio che ha poi portato all’autonomia degli scavi di Ercolano. I lavori, diretti dall’arch. Annamaria Mauro, capo dell’ufficio tecnico del Parco Archeologico di Pompei, sono stati eseguiti dal personale tecnico interno di Pompei ed Ercolano, con il supporto di esperti della Packard che da lungo tempo affiancano la direzione scientifica della Soprintendenza di Pompei, prima, oggi del Parco Archeologico di Ercolano. Anche questo passaggio di testimone da un’istituzione all’altra, senza interruzioni e intoppi, ha comprovato la capacità di agire in rete e collaborare per un obiettivo comune, che è la salvaguardia del patrimonio culturale universale. Il lungo lavoro di progettazione che precede il restauro dimostra quanto sia fondamentale l’attività di studio e ricerca che è alla base di ogni singolo intervento. Ma è soprattutto l’approccio globale alla conservazione, inteso come programmazione coordinata delle attività e non attuazione di azioni singole e slegate, che contribuisce al buon risultato finale, sia a Pompei sia a Ercolano”. Conclude Sirano: “Il progetto del Bicentenario come approccio bifronte rivolto non solo alla cura ed alla conservazione del sito ma anche alla riconnessione al territorio di riferimento. Non è infatti un caso che l’inaugurazione si svolga in concomitanza con i lavori di recupero urbano a Via Mare. I lavori di restauro al Bicentenario si inseriscono in un più ampio programma di manutenzione e restauri, articolato su cicli di tre anni, esteso all’intera città i cui benefici non tarderanno a essere percepiti anche dai nostri ospiti in termini di miglioramento della qualità complessiva dell’esperienza di visita. L’apertura della Casa del Bicentenario rappresenta un forte segno dell’avanzamento della collaborazione internazionale. Sono convinto che solo un approccio corale e aperto, di sostegno da parte di tutta la comunità, locale e internazionale, possa aiutare questa domus e questa città a non ricadere mai più nello stato di abbandono della fine del XX secolo”.

La Casa del Bicentenario sorge nel cuore dell’antica Herculaneum (foto Paerco)

La Casa del Bicentenario si trova nel centro dell’antica Ercolano, affacciata sulla strada principale a pochi passi dal Foro e dal teatro. Lo scavo, avvenuto negli anni tra il 1937 e il 1939 sotto la guida di Amedeo Maiuri, mise in luce questa importante domus sviluppata su tre piani ed estesa per una superficie complessiva di circa 600 mq. La scoperta della casa, che deve il suo nome ai festeggiamenti collegati all’anniversario dell’avvio degli scavi della città antica di Herculaneum, finì per attirare l’attenzione del mondo intero. Dopo 2000 anni, un’abitazione di lusso, affacciata sul Decumano massimo e vicina alla principale piazza cittadina, apriva i suoi battenti, svelando la propria storia, ma anche il volto della città e dei suoi abitanti negli anni che precedettero l’eruzione grazie ad alcune straordinarie scoperte. Il racconto di questa vicenda era stato affidato dal tempo alla struttura della casa con le sue trasformazioni, al pavimento e alle raffinate pitture del tablino, al ritrovamento di un pannello di porta con grata scorrevole carbonizzato e alla scoperta di una serie di tavolette cerate in un ambiente al piano superiore della casa, la cui lettura avrebbe ampliato di molto le conoscenze sui suoi proprietari, ma in definitiva sull’intera compagine sociale cittadina.

Amedeo Maiuri scoprì la Casa del Bicentenario a Ercolano nel 1938

A Maiuri fu fin da subito chiaro come l’eccezionale stato di conservazione di questi elementi, così come quello delle stoffe e degli alimenti carbonizzati recuperati in vari punti della città, fosse capace di raccontare, con maggiore forza espressiva di qualunque altra evidenza, la quotidianità di una città romana fornendo la prova tangibile dell’eccezionalità di Ercolano. Egli aveva saputo cogliere queste potenzialità scegliendo di restituire, al pari della fisionomia originaria degli spazi, il volto umano della città ricollocando gli oggetti nelle case e nelle botteghe per rendere comprensibile la funzione degli spazi. Chi visitava la casa all’epoca della sua riapertura avrebbe trovato ricollocata nell’impluvium una colonnina marmorea; nell’ala a sinistra dell’atrio una teca con alcuni reperti in bronzo, terracotta, marmo e vetro recuperati dallo scavo; un tavolo di marmo sostenuto da una colonna scanalata con base e capitello modanato e al piano superiore dell’edificio, un mobile carbonizzato.

Il complesso cantiere di restauro allestito all’interno della Casa del Bicentenario a Ercolano

La Casa, purtroppo chiusa al pubblico dal 1983 a causa di dissesti di ordine strutturale, riapre grazie all’importante tappa della programmazione congiunta tra Packard Humanities Institute, e il nuovo Parco Archeologico di Ercolano. Studi, ricerche e interventi di conservazione e manutenzione si sono susseguiti negli ultimi dieci anni all’interno di una strategia complessiva che ha l’obiettivo del restauro totale dell’intero edificio senza rinunziare alla fruizione, anzi, cogliendo l’opportunità per realizzare un laboratorio all’aperto in cui coinvolgere il pubblico. La ormai consolidata collaborazione pubblico – privata con la Fondazione Packard ha creato un clima di positivo interesse che ha attratto anche altre prestigiose istituzioni internazionali quali il Getty Conservation Institute (GCI) che, proseguendo con entusiasmo una collaborazione avviata nel 2011, sta contribuendo a restituire al pubblico il tablino della casa in una fase di conservazione ancora più avanzata con un progetto pilota e specifici studi in questo ambiente tra i più interessanti della dimora.

Restauratori al lavori a Ercolano (foto parco archeologico Ercolano)

I lavori di restauro nel tempo. La domus del Bicentenario è stata scelta per un percorso conservativo innovativo, nel quadro del consolidato sentiero collaborativo sopra menzionato che si è tradotto nell’Herculaneum Conservation Project (HCP), di cui il sito di Ercolano e la sua amministrazione si fregiano da quasi un ventennio. Questa domus infatti aveva rappresentato, all’epoca degli scavi novecenteschi, uno dei tasselli più significativi di una campagna di restauro mirata a trasformare il sito archeologico in una città museo. Con spirito simile, ma modalità diverse, l’HCP ha affrontato la sfida del restauro a partire dal 2010 in stretta collaborazione con la ex Soprintendenza Archeologica di Pompei, e ora con il Parco Archeologico di Ercolano, creandovi un laboratorio permanente di restauro, a beneficio dell’intera città antica. La casa infatti è esemplificativa delle sfide che questo prezioso e fragile sito archeologico affronta oggi: delicati elementi lignei carbonizzati, strutture in parte originali e in parte ricomposte, in un delicato equilibrio statico voluto da Maiuri per fini scenografici, affreschi e mosaici trattati innumerevolmente nel corso di quasi un secolo dal disseppellimento. Il laboratorio che si è voluto qui è anche rappresentativo di come l’iniezione privata possa estrarre il meglio dalle capacità dell’amministrazione pubblica: grazie al nuovo Parco Archeologico di Ercolano la casa del Bicentenario sarà un cantiere ‘permanente’ in cui studio e sperimentazione andranno di pari passo con la fruizione attraverso un utilizzo equilibrato delle risorse, un bene culturale comune su cui più soggetti lavorano insieme per migliorarne le conoscenze e il pubblico godimento.

In questo virtuoso contesto, risorse private e pubbliche sono confluite in questi anni per studiare, conservare e fare rinascere ancora una volta questa splendida dimora antica: con una staffetta esemplare della migliore amministrazione di tutela italiana, il parco Archeologico di Pompei ha passato il testimone al Parco Archeologico di Ercolano nel 2016, accompagnando l’avvio dell’ultima campagna di interventi, quella che ha permesso oggi la riapertura al pubblico; ad arricchire questa compagine, oltre al team dell’HCP, anche gli specialisti del Getty Conservation Institute, forse l’istituto di ricerca nel campo della conservazione dei beni culturali più conosciuto al mondo, che dal 2010 sperimenta tecniche per la conservazione degli affreschi del tablino della casa. Aprendo le porte della domus oggi non si ritrova solo la meraviglia di riscoprire ambienti e decorazioni celati al pubblico dal 1983, ma anche una modalità diversa di comprendere il processo di tutela, interagendo con gli specialisti e vedendo gli sforzi in atto per recuperare quanto, salvato una prima volta, rischiava di andare nuovamente perduto. Un appello alla partecipazione di tutti a prendere parte a tale processo, muovendosi con cautela e apprezzando i lavori in corso, più che osservando un restauro “perfetto”.

Restauri conclusi. A Boscoreale riapre Villa Regina, l’unica villa rustica romana interamente visitabile. Al via anche le visite guidate serali alla Villa e all’Antiquarium

Villa Regina a Boscoreale, l’unica villa rustica (fattoria) del I sec. a.C. – I sec. d.C. interamente scavata (foto parco archeologico di Pompei)

A giugno era stata un’apertura eccezionale. In occasione delle Giornate per l’Archeologia 2019. A Boscoreale (Na) Villa Regina aveva aperto le porte del suo cantiere per raccontare gli interventi di messa in sicurezza e restauro che la stavano interessando, offrendo al contempo l’opportunità di visita alla Villa rustica, in attesa della sua riapertura definitiva. Ora ci siamo. Villa Regina a Boscoreale riapre al pubblico, al termine degli interventi di messa in sicurezza e restauro e si inaugurano, per la prima volta con visita guidata alla Villa, i percorsi serali Campania by night. Gli interventi – ricordiamolo – sono stati finalizzati alla messa in sicurezza dell’edificio e alla fruizione da parte del pubblico, e hanno previsto la sistemazione e ripristino delle coperture, oltre ad interventi conservativi di pulitura degli apparati decorativi. L’appuntamento tanto atteso giovedì 19 settembre 2019: alle 18.30 il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, inaugurerà la riapertura della Villa e illustrerà gli interventi effettuati. Interverrà per un saluto il generale Mauro Cipolletta, direttore generale del Grande Progetto Pompei.

Un cortile scoperto di Villa Regina a Boscoreale un cortile scoperto ospita la cella vinaria con diciotto dolia (parco archeologico di Pompei)

Villa Regina è l’unica villa rustica interamente visitabile delle numerose fattorie specializzate nella produzione agricola presenti sul territorio pompeiano. Fu scoperta nel 1977, a seguito di lavori edilizi, e poi portata in luce con accurate campagne di scavo concluse nel 1980. È composta da vari ambienti disposti sui tre lati di un cortile scoperto che ospita la cella vinaria con diciotto dolia (orci per la conservazione del vino). L’attività principale era infatti la produzione del vino. Nella villa si conservano alcuni calchi degli infissi in legno di porte e finestre. Gli ambienti pregiati della Villa, oltre all’ampio porticato, al torcularium con i calchi del torchio ligneo e i fori e pozzetti per il suo ancoraggio al suolo, la vasca di premitura e il contenitore per la raccolta del mosto; includono il triclinio, dalle pareti decorate da pitture attribuite alla fase di transizione tra il III e il IV stile; la cucina, in disuso al momento dell’eruzione, con forno in muratura e focolare al centro della stanza, un vano di servizio con la cisterna per l’acqua, sormontata da un vaso di argilla ; il granaio per la conservazione di fieno, cereali e legumi, adiacente all’aia scoperta.

Nel portico di Villa Regina di Boscoreale sono state rinvenute tracce di solchi delle ruote di un carro da trasporto (foto parco archeologico di Pompei)

La villa, che presentava anche un piano superiore, è databile nel suo impianto originario al I sec. a.C. e fu ampliata in almeno due fasi successive in età augustea e giulio-claudia. Nel portico, durante lo scavo, sono state rinvenute tracce evidenti nel terreno, in una stradina adiacente alla villa, di solchi lasciati dalle ruote di un carro da trasporto (plaustrum). Il piano di calpestio dell’area circostante la villa è costituito dal terreno agricolo del 79 d.C., che conserva le tracce delle antiche coltivazioni e di cui sono stati eseguiti i calchi delle radici di vite. Accanto ad esse sono state ripiantate le viti per la ricostruzione dimostrativa dell’impianto del vigneto. Lungo le pareti dello scavo la stratigrafia del terreno mostra chiaramente la successione dei depositi di materiale piroclastico determinati dall’eruzione del 79 d.C. che causò la distruzione della piccola fattoria.

Testimonianze dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. all’Antiquarium di Boscoreale

Con l’occasione della riapertura di Villa Regina, giovedì 19 settembre 2019 avranno inizio le visite guidate serali, nell’ambito del programma Campania by night, progetto di valorizzazione e promozione del patrimonio culturale della regione promosso dalla Regione Campania, ideato e curato dalla Scabec. Per l’inaugurazione dei percorsi sarà presente il vice presidente della Scabec, Teresa Armato. Le visite in programma ogni giovedì, dal 19 al 24 ottobre a partire dalle 19, prevedono un percorso guidato serale alla Villa e all’Antiquarium di Boscoreale che raccoglie reperti e testimonianze sulla vita quotidiana e l’ambiente Vesuviano in epoca romana, incluse le due sale del piano superiore, che ospitano la mostra sul villaggio protostorico di Longola. L’itinerario si conclude nella Villa con performance artistiche e musicali del “Progetto Sonora”. Tutte le informazioni su costi, orari e prenotazioni su www.campaniabynight.it. L’accesso alla Villa e all’Antiquarium sarà, inoltre, possibile il venerdì e il sabato sera, dalle 20.30 alle 23 (ultimo ingresso fino alle 22.45) fino al 12 ottobre, al costo di 2 euro, nell’ambito dei progetti di valorizzazione del ministero per i Beni, le Attività culturali e il Turismo.

Si chiama Raptor, è il geodatabase del Mibac con 13mila siti archeologici schedati dal Piemonte al Friuli-Venezia Giulia: ora il ministero lo apre alla consultazione di appassionati, studiosi e amministratori (per l’archeologia preventiva)

La pagina di Raptor con le soprintendenza che hanno già inserito i siti nel geodatabase del Mibac

Sei un amministratore che deve gestire il territorio o un appassionato che vuole approfondire un tema, e vuoi sapere tutto di un sito archeologico situato in Italia settentrionale? No problem, ora c’è Raptor a darti una mano e a permetterti di cercare in fretta e facilmente tutte le informazioni che cerchi. Acronimo di “Ricerca Archivi e Pratiche per la Tutela Operativa Regionale”, Raptor è stato creato per velocizzare l’accesso alle informazioni, snellire le procedure burocratiche, rendere più rapido, efficace ed efficiente il lavoro dei funzionari archeologi, agevolando così indirettamente quello delle altre Amministrazioni pubbliche. Sono da oggi liberamente consultabili on-line all’indirizzo https://www.raptor.beniculturali.it le informazioni relative a circa 13mila siti archeologici censiti all’interno del webGIS RAPTOR, progetto avviato dal ministero per i Beni e le Attività Culturali attraverso le ex soprintendenze per i Beni Archeologici, a cui oggi partecipa la soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso. Il risultato è frutto di un lungo lavoro, in continua evoluzione, intrapreso circa 7 anni fa all’interno della soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia in sinergia con le due consorelle di Veneto e Lombardia e con il supporto dell’allora direzione generale per le Antichità, lavoro che oggi continua nelle 9 soprintendenze Archeologia belle arti e paesaggio, coprendo buona parte dell’Italia settentrionale dal Friuli Venezia Giulia al Piemonte.

L’home page del sito Raptor, acronimo per “Ricerca Archivi e Pratiche per la Tutela Operativa Regionale”

L’innovativo geodatabase gestionale ideato da un gruppo qualificato di funzionari archeologi delle soprintendenze compie ora un altro passo in avanti. Infatti, dopo l’apertura del sistema alle ditte archeologiche, che dialogano in questo modo con le soprintendenze coinvolte popolando l’archivio digitale attraverso l’immissione di dati standardizzati pertinenti alle documentazioni di scavo, si mette oggi a disposizione liberamente all’utenza esterna un lavoro ancora parziale di revisione e digitalizzazione delle informazioni contenute negli archivi cartacei iniziato nel 2013. Raptor se da un lato permette dunque un’informatizzazione e un’archiviazione digitale delle pratiche di tutela archeologica, in linea con l’esigenza di dematerializzazione della Pubblica amministrazione, dall’altro diviene oggi anche un prezioso database pubblico di informazioni in continuo aggiornamento sul patrimonio archeologico, terrestre e sommerso, noto da scavi archeologici, rinvenimenti occasionali, notizie edite, etc.

La mappa con i siti tra Veneto Orientale e Friuli-Venezia Giulia caricati sul geodatabase Raptor

Si affianca dunque alla funzione di tipo prettamente amministrativo destinata al personale ministeriale (gestione pratiche autorizzatorie, mappatura dei progetti pubblici e privati, degli scavi e dei siti archeologici) anche la possibilità per un ampio pubblico di studiosi, specialisti, professionisti, cultori locali o semplici cittadini, di consultare le informazioni principali riguardanti i siti archeologici delle aree regionali partecipanti al progetto. Il libero accesso anche da parte degli Enti pubblici permetterà agli stessi di impostare, attraverso una facile ed intuitiva consultazione, altresì agevolata dai diversi cromatismi impiegati nella mappa di sistema, le attività di pianificazione o di studio del territorio, pur sempre nei limiti imposti dalle norme vigenti in materia di tutela archeologica (D.Lgs. 42/2004) e di archeologia preventiva (D.Lgs. 50/2016, art. 25).

Museo Archeologico nazionale di Napoli: alla presentazione dell’Annual Report 2018 il dg Musei del Mibac annuncia a sorpresa che il direttore Giulierini sarà confermato alla guida del Mann per il 2019-2023

Il direttore del Mann, Paolo Giulierini (foto Graziano Tavan)

La copertina del voluminoso Annual Report 2018 del Mann

Antonio Lampis, direttore generale Musei del Mibac

L’appuntamento al museo Archeologico nazionale di Napoli erano di quelli fondamentali nell’attività di un’istituzione pubblica: la presentazione dell’Annual Report 2018, il documento che registra, in ossequio al framework di medio termine definito dal Piano strategico 2016-2019, il livello di raggiungimento degli obiettivi operativi prefissati per l’anno solare appena trascorso. Ma la notizia non è stata quella che ci si aspettava, cioè che “il 2018, per il MANN, è stato un anno in cui i numeri hanno riflesso il successo di una nuova politica di valorizzazione, basata non soltanto sulla pianificazione strategica, ma anche sull’adesione agli standard qualitativi e quantitativi stabiliti dalla rete del Sistema Museale Nazionale”. E, come scrive nella prefazione lo stesso direttore Paolo Giulierini: “Il 2018 è stato infatti un anno molto intenso, ricco di eventi e attività che hanno contribuito a consolidare l’immagine del MANN, sempre più percepito come un istituto altamente dinamico, in grado di sviluppare una politica culturale a servizio dei propri visitatori, fisici e digitali, entrambi in forte crescita”. La notizia è arrivata, a sorpresa, da uno dei partecipanti all’evento, cui erano stati invitati Patrizia Boldoni, presidente del consiglio scientifico Arti e Cultura della Regione Campania; Ludovico Solima, università della Campania “Luigi Vanvitelli”, ideatore e coordinatore del Piano Strategico 2016-2019 e dei relativi report annuali; e Antonio Lampis, direttore generale Musei del Mibac. Proprio il dott. Lampis, durante la conferenza stampa, ha annunciato l’avvio del procedimento amministrativo di conferma alla guida del Mann per il direttore Paolo Giulierini nel quadriennio 2019-2023: secondo il dg Musei, infatti, “Paolo Giulierini si è dimostrato al top della perfomance sia sul piano annuale che quadriennale e ciò giustifica pienamente la sua riconferma”. E il direttore Giulierini: “Sono onorato delle parole del direttore generale e per questo ringrazio, oltre a lui, il ministro e il dott. Panebianco. Lavorare per il Mann ed essere al servizio di Napoli è un privilegio che va onorato con tutte le forze. Dobbiamo finire un lavoro e lo condurremo a termine, riportando il Mann nel suo naturale status, quello di più grande museo archeologico del mondo dell’arte classica”.

Musei, archeologia e ciclovie tra cultura, occupazione e rigenerazione: al museo Archeologico nazionale di Adria la giornata di studi “Muoversi per linee leggere”

Giornata di studi “Muoversi per linee leggere. Cultura, occupazione, rigenerazione tra musei, archeologia e ciclovie” al museo Archeologico nazionale di Adria

Giornata di studi al museo Archeologico nazionale di Adria: martedì 2 luglio 2019, alle 15, “Muoversi per linee leggere. Cultura, occupazione, rigenerazione tra musei, archeologia e ciclovie” promossa dal ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con Regione del Veneto, Direzione Beni e Attività culturali e Sport, Provincia di Rovigo, GAL Delta Po, Parco Regionale Veneto Delta del Po, Politecnico di Milano – progetto VEnTO, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Adria, per presentare alcuni progetti che vedranno protagonisti i musei, tra cui il progetto MuSST, il progetto INNOCULTOUR e il Sistema Museale Provinciale del Polesine. La giornata approfondirà anche lo stato dell’arte delle ciclovie, strettamente collegato al tema del turismo slow e dei musei stessi. Si prevede di illustrare nel primo pomeriggio i due progetti prima ricordati, insieme ad un intervento sul Sistema Museale Provinciale del Polesine; seguiranno poi gli interventi sui progetti europei sull’archeologia del Polesine HISTORIC e VALUE, che coinvolgono i musei del territorio, per concludere con la parte relativa alle ciclovie: progetto VENTO, LA VIA VERDE DEL PO, BLUE & GREEN TOUR. Contestualmente, si sta programmando un’apertura serale straordinaria con buffet e inaugurazione della mostra fotografica relativa al “VENTO bici tour 2018 Con i miei occhi”, in collaborazione con il Politecnico di Milano – progetto VEnTO, e l’amministrazione comunale di Adria. Il programma della giornata inizia alle 15 e si concluderà alle 22.30.

Domeniche gratis al museo: si cambia. Giornate gratuite da 12 a 20: 6 la prima domenica da ottobre a marzo, 8 a disposizione dei direttori. Nasce la “settimana gratis al museo” a data variabile: quest’anno dal 5 al 10 marzo

Il manifesto promozionale di “Io vado al museo” del ministero dei Beni e delle attività culturali

Il ministro per i Beni culturali Alberto Bonisoli

Settimana dei musei: nel 2019 è dal 5 al 10 marzo

Domeniche gratis al museo: si cambia. Il ministro ai Beni culturali Alberto Bonisoli l’aveva annunciato praticamente all’indomani del suo insediamento in via del Collegio Romano: il progetto “gratis al museo la prima domenica del mese”, ideata e voluta dal suo predecessore Dario Franceschini, aveva fatto il suo tempo. “È assurdo – faceva notare – che in alta stagione i grandi musei rischino il collasso nella domenica gratuita, presi d’assalto dai visitatori, rinunciando oltre tutto a introiti sicuri”. Era giunto il momento di aggiornarlo. E lo ha fatto, con il decreto entrato in vigore il 28 febbraio 2019. I giorni di gratuità nei musei e nei siti archeologici del Mibac aumentano da 12 a 20 per ogni anno solare. Lo ricorda il ministro Bonisoli annunciando la pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale. Le prime domeniche gratuite del mese saranno sei: da ottobre a marzo. A questi sei giorni ne vanno aggiunti altri sei raggruppati nella “settimana di ingressi gratuiti” a tutti i musei e siti statali, settimana che cambierà ogni anno, e che per il 2019 cadrà dal 5 al 10 marzo. Infine altre otto giornate gratuite sono a disposizione dei singoli direttori che potranno modularle come vorranno nell’arco dell’anno, anche aumentando il numero di giorni, limitando l’ingresso senza biglietto ad alcune fasce orarie (per capirci potrebbero optare per 16 pomeriggi) fino al raggiungimento di una misura complessiva di otto giornate. Della riforma Franceschini rimangono le gratuità per tutti i minorenni e per alcune tipologie di studenti e docenti, oltre che per categorie già protette in passato come i portatori di handicap. Inoltre, i giovani dai 18 ai 25 anni pagheranno sempre e soltanto due euro. Per essere sempre informati sulle opportunità offerte da musei e parchi archeologici nazionali il ministero ha lanciato una grande campagna di comunicazione istituzionale #iovadoalmuseo, con uno spot trasmesso sulle reti Rai e un sito web dedicato.

Visitatori al museo nello spot nel Mibac

L’obiettivo delle nuove norme – spiegano al ministero – è legare sempre di più la fruizione gratuita alle specificità del territorio (seguendo magari tradizioni locali, feste patronali o storiche) e favorire la presenza dei giovani con politiche di prezzo ad hoc lasciando loro però la volontarietà di avere “fame di cultura”. “Con qualche centinaio di milioni di euro facciamo funzionare la macchina museale statale: con questa iniziativa ci aspettiamo una crescita di fruizione e di visitatori e mi piacerebbe riuscire a generare risorse per aumentare in futuro le giornate gratuite, magari per fare una seconda settimana dei musei anche il prossimo anno”. L’idea ambiziosa del ministro è quella di “affiancare i musei più grandi a quelli meno visibili, rafforzare la gestione dei poli museali e dare vita a reti museali con musei di varia natura, non solo statali, per creare offerte specifiche”. Elemento centrale del nuovo provvedimento è l’autonomia data ai direttori, liberi di scegliere quali giornate (o anche quali fasce orarie) rendere gratuite, proprio in base alle esigenze del proprio territorio, anche per evitare i problemi di sovraffollamento (soprattutto nei mesi estivi) che si sono verificati in passato.

A Tourisma 2019 protagonisti i Longobardi con il progetto “Longobardi in vetrina” dell’associazione Italia Langobardorum, 15 mostre a creare la prima grande mostra diffusa per valorizzare i siti Unesco e le realtà museali con tesori longobardi

Fibula aurea a disco, tipica della produzione artistica dei longobardi

Il logo del progetto “Longobardi in vetrina”

I Longobardi protagonisti della seconda giornata di Tourisma 2019, il salone di archeologia e turismo culturale in programma al Centro congressi di Firenze dal 22 al 24 febbraio 2019. Sabato 23 febbraio, in sala Verde, dalle 9 alle 13.30, l’associazione Italia Langobardorum presenta il progetto “Longobardi in vetrina. 15 Mostre per conoscere un popolo”, un progetto ambizioso ideato e coordinato da Francesca Morandini (Brescia), Maria Stovali (Spoleto), Arianna Petricone (associazione Italia Langobardorum), che gode del patrocinio del ministero dei Beni e delle Attività culturali e ha ottenuto il contributo del Mibac. “Longobardi in vetrina” propone la diffusione della conoscenza della cultura longobarda attraverso la valorizzazione delle realtà museali presenti nei sette singoli complessi monumentali, parte integrante del sito UNESCO, ma anche di quelli espressione dei territori coinvolti dal passaggio dei Longobardi. La collaborazione e la sinergia tra i musei sono favorite da scambi temporanei di reperti, articolati in esposizioni tematiche, tra musei della rete e luoghi del sito Unesco (museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli, l’antiquarium di Castelseprio, il museo di Santa Giulia di Brescia, il museo nazionale del Ducato di Spoleto, il tempietto di Campello sul Clitunno, il museo Diocesano di Benevento, i musei Tecum di Monte Sant’Angelo) ed altri sette musei presenti sul territorio nazionale.

L’auditorium del Palacongressi di Firenze stracolmo per Tourisma, il salone di Archeologia e Turismo culturale (foto Graziano Tavan)

Il logo dell’associazione Italia Langobardorum

Tourisma 2019. I lavori, moderati da Cinzia Dal Maso, direttore di Archeostorie, aprono alle 9 con i saluti di Laura Castelletti, presidente di Italia Langobardorum; alle 9.10, introduzione di Angela Maria Ferroni, funzionario archeologo Ufficio Unesco MiBAC; alle 9.25, Filippo Maria Gambari, direttore del museo delle Civiltà di Roma, parla de “Il valore della rete”. Chiudono, alle 9.40, questo primo blocco di contributi, Francesca Morandini, Maria Stovali, Arianna Petricone, responsabili progetti Associazione Italia Langobardorum, con “Longobardi in vetrina: genesi e realizzazione di un progetto nazionale”. Alla narrazione di Maria Angela Galatea Vaglio è affidata la suggestione dei temi emersi dalle singole mostre, accompagnate ciascuna da una tavola illustrata di Tommaso Levente Tani. Gli scambi tra i musei, le mostre temporanee e le attività culturali di supporto sono potenziate anche da una mostra virtuale online realizzata con MOVIO (www.longobardinvetrina.it) e da un catalogo unico, caratterizzando questo progetto come la prima mostra diffusa a livello nazionale, intesa come insieme di mostre sulla cultura Longobarda; la più grande per estensione territoriale e coinvolgimento di istituzioni e di patrimonio storico-archeologico.

Il castrum nell’area archeologica di Castelseprio

La tomba 43 con il cavallo dalla necropoli di San Mauro, conservata al museo Archeologico nazionale di Cividale

Il presbiterio della basilica di San Salvatore a Spoleto

Quindici mostre per conoscere i Longobardi. Ben 15 sono le mostre realizzate contemporaneamente e 7 i temi trattati con il progetto “Longobardi in vetrina”: a Tourisma vengono presentate a blocchi seguendo questi sette approfondimenti. Alle 10, Angela Borzacconi del museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli presenta “Animali totemici dell’immaginario longobardo”, sviluppato in tre sedi: Cividale del Friuli (Ud) con la sepoltura di cavallo e cavaliere (necropoli di San Mauro, T43), Povegliano Veronese (Vr) con la sepoltura di cavallo acefalo e cani (necropoli dell’Ortaia, T s.n.), Spilamberto (Mo) con le sepolture di cavalli acefali (necropoli di Ponte del Rio, T 63, 66, 67). Alle 10.15, Sara Masseroli, direttore del parco archeologico di Castelseprio, e Anna Provenzali, conservatore del civico museo Archeologico di Milano, presentano “Flavia Sebrio. Castelseprio longobarda, presidio militare e città regia” a Castelseprio (Va) col castrum, e a Milano con le monete della zecca sepriese. Alle 10.30, Paola Mercurelli Salari, direttore Rocca Albornoz, museo nazionale del Ducato di Spoleto e Tempietto di Campello sul Clitunno, presenta “Reimpiego e recupero dell’antico in area spoletina in età longobarda” col recupero tardoantico del Tempietto a Campello sul Clitunno (Pg) e della basilica di San Salvatore a Spoleto (Pg). Alle 10.45, ancora Paola Mercurelli Salari e Francesca Manuela Anzelmo, storica dell’arte museo delle Civiltà di Roma, illustrano “L’intelligenza nelle mani: produzione artigianale e tecniche di lavorazione in età longobarda” allestita a Spoleto (Pg) e a Roma con oggetti in metallo provenienti dalle necropoli di Nocera Umbra (Pg) e Castel Trosino (Ap), realizzati utilizzando tecniche diverse: fusione a stampo, cloisonné, punzonatura, filigrana, agemina, e niello.

Ricostruzione dell’equipaggiamento di un guerriero longobardo (ass. Italia Langobardorum)

Armi longobarde esposte al museo di Santa Giulia di Brescia

Prezioso corredo da una tomba femminile dalla necropoli gota-longobarda di Collegno, esposta al museo delle Antichità di Torino (foto soprintendenza Archeologia del Piemonte e delle Antichità Egizie)

Dopo la pausa, “Longobardi in vetrina” riprende sempre in sala Verde. Alle 11.50, mons. Mario Iadanza, direttore biblioteca Capitolare e museo Diocesano di Benevento, e Pasquale Palmieri, architetto del Comune di Benevento, illustrano “Scritture in-colte: testimonianze di mezzi e strumenti per la comunicazione” a Benevento tra museo e biblioteca. Alle 12.05, Immacolata Aulisa dell’università di Bari “Aldo Moro”, Marilina Azzarone per i musei TECUM Santuario di San Michele Arcangelo, e Gabriella Pantò direttore museo di Antichità dei Musei Reali di Torino, presentano “Le armi e il potere”, a Monte Sant’Angelo (Fg) con la riproduzione delle iscrizioni nel santuario di Monte Sant’Angelo, e a Torino con un corredo della necropoli di Collegno. Alle 12.20, Francesca Morandini archeologo della Fondazione Brescia Musei, e Ilenia Bove storica dell’arte Museo delle Civiltà di Roma, presentano “L’ideale guerriero” a Brescia con le molte necropoli scoperte in più di un secolo, e a Roma con i sepolcreti di Nocera Umbra (Pg) e Castel Trosino (Ap). Alle 12.35, Caterina Giostra dell’università Cattolica del Sacro Cuore (Mi) si sofferma su “Le origini dei Longobardi: migrazioni, clan, culture attraverso il Dna”. Chiude l’intensa mattinata, alle 12.50, la scrittrice Galatea Vaglio con “Raccontare i Longobardi”: “Quella dei Longobardi – scrive – è più che una storia, è una parabola. Scesi dall’oscuro Nord in cerca di terre migliori e di bottino, sono i più barbari dei barbari: un marasma indefinito di tribù e di uomini, tenuti insieme solo dal bisogno o dall’ambizione. Entrano nel giardino dell’impero come chi vuole prendere, ma alla fine ne sono presi. I Goti in Italia erano rimasti Goti, i Franchi un giorno scenderanno, ma restando sempre Franchi. I Longobardi no. Loro si trasformano, si adattano, si mimetizzano, si definiscono come popolo, e come comunità, tanto che al crollo del loro regno non sarà più possibile distinguerli se non per i nomi”.

Il 2019 regalerà a Milano un nuovo museo, il museo Etrusco della Fondazione Rovati, che conferma il profondo legame tra il capoluogo lombardo e il mondo etrusco. Anteprima dell’evento la mostra “Il viaggio della Chimera. Gli Etruschi a Milano tra archeologia e collezionismo” aperta al museo Archeologico

Due splendidi orecchini in oro (ultimo trentennio VI sec. a.C.) della collezione della Fondazione Rovati in mostra al museo Archeologico di Milano (foto Mauro Ranzani)

La locandina della mostra “Il viaggio della Chimera. Gli Etruschi a Milano tra archeologia e collezionismo” aperta fino al 12 maggio 2019 al museo Archeologico di Milano

Statuetta in bronzo di capro (fine VI sec. a.C.) dal museo Archeologico di Firenze (foto Polo museale della Toscana)

Il 2019 dovrebbe portare a Milano un nuovo museo, il museo Etrusco della Fondazione Rovati a Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro in corso Venezia. Intanto, per preparare l’evento, è stata aperta al museo Archeologico di Milano, in corso Magenta, la mostra “Il viaggio della Chimera. Gli Etruschi a Milano tra archeologia e collezionismo”, concepita e realizzata dal civico museo Archeologico di Milano e dalla Fondazione Luigi Rovati, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano. L’esposizione, che chiuderà il 12 maggio 2019, illustra il profondo legame fra Milano e il mondo etrusco, nato nella metà dell’Ottocento con la costituzione del nucleo più antico delle Raccolte Archeologiche milanesi e rinsaldato nel dopoguerra, quando la città ospitò la grande “Mostra dell’Arte e della Civiltà Etrusca”, curata da Massimo Pallottino e svoltasi a Palazzo Reale nel 1955. Quell’anno segnò l’avvio di una feconda stagione per l’etruscologia a Milano. I protagonisti furono principalmente la Fondazione Lerici del Politecnico di Milano, che diede avvio a un nuovo capitolo dell’archeologia etrusca applicando metodi di indagine geofisica alla ricerca archeologica, e l’università di Milano con le sue campagne di scavo condotte a Tarquinia e nell’Etruria padana al Forcello di Bagnolo S. Vito. Un legame solido e virtuoso che continua con i recenti scavi condotti a Populonia e con l’imminente apertura al pubblico del nuovo Museo Etrusco della Fondazione Luigi Rovati.

Bucchero etrusco della collezione della Fondazione Rovati di Milano

L’ingresso di Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro a Milano

Modellino del progetto del nuovo museo di Arte Etrusca della Fondazione Rovati

Il progetto del nuovo museo di Arte etrusca è stato presentato il 15 novembre 2016 dal sindaco di Milano Beppe Sala e dalla Fondazione Luigi Rovati. Il museo verrà inaugurato dopo un’articolata operazione di restauro affidata allo studio Mario Cucinella Architects che prevede la ristrutturazione e l’ampliamento della storica proprietà immobiliare di Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro, a Milano in corso Venezia 52. Un palazzo storico, in cui il lavoro di conservazione è importante, così come lo sono gli elementi di novità affidati alla guida creativa e rigorosa dell’architetto Mario Cucinella. Il palazzo è costituito da cinque piani per una superficie totale di circa 3300 metri quadrati. Il corpus cardine dell’esposizione museale sarà un’importante collezione di buccheri e impasti etruschi, che nel suo insieme di oltre 700 reperti è considerata dagli esperti la più completa raccolta di vasi del periodo arcaico, presa a riferimento dai grandi musei del mondo. La collezione è rientrata in Italia in virtù di un lungimirante accordo con il ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo e la collaborazione con le soprintendenze e i Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. L’operazione rientra nel fondamentale contesto della restituzione e reintegrazione del patrimonio archeologico del nostro Paese da parte di privati. Il museo vuole proporsi come centro di eccellenza nel campo della conservazione, dello studio e della valorizzazione dei reperti antichi, configurandosi come un polo d’attrazione per le realtà legate all’archeologia etrusca dislocate sul territorio nazionale.

Anfora etrusca a figure nere (490-480 a.C.) con Chimera, simbolo della mostra, conservata al civico museo Archeologico di Milano (foto Studio fotografico Giuseppe Giudici)

Sette placchette in avorio decorate a intaglio con figure femminili (580-560 a.C.) dal museo civico Archeologico di Bologna (foto archivio mcabo)

Fibula in avorio (primo quarto del VI secolo a.C.) dal museo civico Archeologico di Chianciano Terme (foto archivio mcact)

La mostra si sviluppa in cinque sezioni, con l’esposizione di più di duecento reperti provenienti dai maggiori musei archeologici italiani, dalle collezioni del civico museo Archeologico di Milano e dalle collezioni della Fondazione Luigi Rovati stessa, che presenta in anteprima una selezione dei reperti che confluiranno nel nascente Museo Etrusco, manifestazione più recente della passione per l’arte e la cultura etrusca a Milano. Il titolo è ispirato al vaso con raffigurazione della Chimera, che introduce al tema del mondo animale, con le sue creature reali e fantastiche tipiche dell’immaginario ultraterreno etrusco. Conclude il ricco percorso espositivo una piccola selezione di reperti, che rappresenta un’anteprima del nuovo museo Etrusco della Fondazione Luigi Rovati, di prossima apertura presso lo storico Palazzo Rizzoli-Bocconi-Carraro, in corso Venezia 52.