“Ricostruzione post sisma 2012: il punto sui cantieri del Mibact. L’attività ispettiva e di direzione tecnica degli uffici periferici del MiBACT nei cantieri post sisma”: convegno a Bologna in soprintendenza

La chiesa di San Felice Vescovo a San Felice sul Panaro (Mo) con gli interventi del ministero dopo il sisma del 2012 (foto Mibac)
Il terremoto del 20 e 29 maggio 2012 investì le province di Modena, Ferrara, Reggio Emilia e Bologna colpendo 55 comuni e i 4 capoluoghi. In questi sette anni gli uffici periferici del MiBACT hanno concorso alla raccolta dei dati, alle procedure ricostruttive formali e agli sforzi dispiegati per ricostruire abitazioni, imprese, opere pubbliche e beni artistici e storici e artistici. Giovedì 28 novembre 2019, dalle 18 alle 21, nel salone d’Onore di Palazzo Dall’Armi Marescalchi, sede della Soprintendenza, in via IV Novembre n. 5 a Bologna, convegno “Ricostruzione post sisma 2012: il punto sui cantieri del Mibact. L’attività ispettiva e di direzione tecnica degli uffici periferici del MiBACT nei cantieri post sisma”. Il convegno promosso dalla soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e dal Segretariato regionale del MiBACT per lʼEmilia-Romagna vuole presentare al pubblico i risultati, in termini di tutela e miglioramento delle conoscenze storiche e tecniche, dell’attività di ispezione e direzione tecnica dei cantieri post sisma svolti da questi uffici. In questa occasione si farà un consuntivo generale dell’attività degli uffici periferici del MiBACT che nella ricostruzione post sisma 2012 hanno attivato numerosi cantieri sia pubblici che privati e un consistente numero di cantieri condotti direttamente dal MiBACT. Alla luce dei casi emblematici presentati nel convegno sarà possibile riflettere da un lato su alcuni cantieri direttamente seguiti dalla stazione appaltante Segretariato Regionale con i funzionari architetti della Soprintendenza coinvolti in qualità di professionisti tecnici, dall’altro sulle tematiche di livello trasversale che scaturiscono dall’attività di vigilanza sui cantieri pubblici allestiti per la ricostruzione post sisma. Il convegno è aperto a tutti (fino ad esaurimento dei 90 posti disponibili).
Programma del convegno. Introduce il tema la soprintendente Cristina Ambrosini, cui seguono gli interventi: Corrado Azzollini, direttore del Segretariato regionale del MiBACT per lʼEmilia-Romagna, “Il ruolo del Segretariato Regionale nel coordinamento dei cantieri e degli appalti”; Keoma Ambrogio, architetto SABAP-BO, “L’attività di valutazione progetti e gli orientamenti per la ricostruzione di questi anni. Casi esemplificativi”; Alessandra Alvisi e Valentina Oliverio, architetti SABAP-BO, “Reggiolo (Reggio Emilia): il centro storico e la ricostruzione post-sisma, rapporti di cooperazione tra enti”; Maria Luisa Laddago, architetto SABAP-BO, “Edifici religiosi nel Ferrarese: le finiture interne tra puliture e riscoperte”; Paola Zigarella, architetto SABAP-BO, “Chiesa di S. Francesco a Ferrara: Il restauro post sisma tra consolidamenti e scoperte”; Francesca Tomba, architetto SABAP-BO, “Chiesa di S. Francesco a Mirandola (Modena): stato di fatto e prospettive”; Emanuela Storchi, architetto SABAP-BO, “Chiesa di S. Bartolomeo a Finale Emilia (Modena): il processo di analisi preliminare al progetto di miglioramento sismico”.
Roma. Tra il parco archeologico del Colosseo e il Meis di Ferrara protocollo d’intesa per la storia dell’ebraismo dalla distruzione di Gerusalemme ad opera di Tito nel 70 d.C. In occasione della firma lectio di Zevi sugli ebrei nell’antica Roma

I simboli sacri degli ebrei portati nel trionfo di Tito (rilievo dell’omonimo arco sul Palatino a Roma)
Tra gli obiettivi comuni ci sarà lo studio dell’Arco di Tito, il Templum Pacis e l’Anfiteatro Flavio, monumenti realizzati, secondo il racconto delle fonti, con il bottino ricavato dalla distruzione di Gerusalemme. È quanto contenuto nel protocollo di intesa tra il museo nazionale dell’Ebraismo italiano e della Shoah (Meis) di Ferrara e il parco archeologico del Colosseo la cui firma è in programma lunedì 28 ottobre 2019, alle 17, nella monumentale Curia Iulia al Foro Romano alla presenza del ministro per i Beni e le attività Culturali e per il Turismo, Dario Franceschini. Interverranno il presidente della Fondazione, Dario Disegni, il direttore del Meis, Simonetta Della Seta, e l’architetto progettista dell’allestimento, Giovanni Tortelli. Concluderà l’importante incontro una lectio dedicata agli Ebrei nell’antica Roma del prof. Fausto Zevi. La sottoscrizione avvia una collaborazione tra le due istituzioni culturali per realizzare progetti di ricerca e di valorizzazione condivisi, scambio di professionalità, strategie di comunicazione digitali integrate finalizzate alla conoscenza della storia dell’ebraismo a partire dalla distruzione di Gerusalemme ad opera di Tito nel 70 d.C.
Restauri conclusi. A Boscoreale riapre Villa Regina, l’unica villa rustica romana interamente visitabile. Al via anche le visite guidate serali alla Villa e all’Antiquarium

Villa Regina a Boscoreale, l’unica villa rustica (fattoria) del I sec. a.C. – I sec. d.C. interamente scavata (foto parco archeologico di Pompei)
A giugno era stata un’apertura eccezionale. In occasione delle Giornate per l’Archeologia 2019. A Boscoreale (Na) Villa Regina aveva aperto le porte del suo cantiere per raccontare gli interventi di messa in sicurezza e restauro che la stavano interessando, offrendo al contempo l’opportunità di visita alla Villa rustica, in attesa della sua riapertura definitiva. Ora ci siamo. Villa Regina a Boscoreale riapre al pubblico, al termine degli interventi di messa in sicurezza e restauro e si inaugurano, per la prima volta con visita guidata alla Villa, i percorsi serali Campania by night. Gli interventi – ricordiamolo – sono stati finalizzati alla messa in sicurezza dell’edificio e alla fruizione da parte del pubblico, e hanno previsto la sistemazione e ripristino delle coperture, oltre ad interventi conservativi di pulitura degli apparati decorativi. L’appuntamento tanto atteso giovedì 19 settembre 2019: alle 18.30 il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, inaugurerà la riapertura della Villa e illustrerà gli interventi effettuati. Interverrà per un saluto il generale Mauro Cipolletta, direttore generale del Grande Progetto Pompei.

Un cortile scoperto di Villa Regina a Boscoreale un cortile scoperto ospita la cella vinaria con diciotto dolia (parco archeologico di Pompei)
Villa Regina è l’unica villa rustica interamente visitabile delle numerose fattorie specializzate nella produzione agricola presenti sul territorio pompeiano. Fu scoperta nel 1977, a seguito di lavori edilizi, e poi portata in luce con accurate campagne di scavo concluse nel 1980. È composta da vari ambienti disposti sui tre lati di un cortile scoperto che ospita la cella vinaria con diciotto dolia (orci per la conservazione del vino). L’attività principale era infatti la produzione del vino. Nella villa si conservano alcuni calchi degli infissi in legno di porte e finestre. Gli ambienti pregiati della Villa, oltre all’ampio porticato, al torcularium con i calchi del torchio ligneo e i fori e pozzetti per il suo ancoraggio al suolo, la vasca di premitura e il contenitore per la raccolta del mosto; includono il triclinio, dalle pareti decorate da pitture attribuite alla fase di transizione tra il III e il IV stile; la cucina, in disuso al momento dell’eruzione, con forno in muratura e focolare al centro della stanza, un vano di servizio con la cisterna per l’acqua, sormontata da un vaso di argilla ; il granaio per la conservazione di fieno, cereali e legumi, adiacente all’aia scoperta.

Nel portico di Villa Regina di Boscoreale sono state rinvenute tracce di solchi delle ruote di un carro da trasporto (foto parco archeologico di Pompei)
La villa, che presentava anche un piano superiore, è databile nel suo impianto originario al I sec. a.C. e fu ampliata in almeno due fasi successive in età augustea e giulio-claudia. Nel portico, durante lo scavo, sono state rinvenute tracce evidenti nel terreno, in una stradina adiacente alla villa, di solchi lasciati dalle ruote di un carro da trasporto (plaustrum). Il piano di calpestio dell’area circostante la villa è costituito dal terreno agricolo del 79 d.C., che conserva le tracce delle antiche coltivazioni e di cui sono stati eseguiti i calchi delle radici di vite. Accanto ad esse sono state ripiantate le viti per la ricostruzione dimostrativa dell’impianto del vigneto. Lungo le pareti dello scavo la stratigrafia del terreno mostra chiaramente la successione dei depositi di materiale piroclastico determinati dall’eruzione del 79 d.C. che causò la distruzione della piccola fattoria.
Con l’occasione della riapertura di Villa Regina, giovedì 19 settembre 2019 avranno inizio le visite guidate serali, nell’ambito del programma Campania by night, progetto di valorizzazione e promozione del patrimonio culturale della regione promosso dalla Regione Campania, ideato e curato dalla Scabec. Per l’inaugurazione dei percorsi sarà presente il vice presidente della Scabec, Teresa Armato. Le visite in programma ogni giovedì, dal 19 al 24 ottobre a partire dalle 19, prevedono un percorso guidato serale alla Villa e all’Antiquarium di Boscoreale che raccoglie reperti e testimonianze sulla vita quotidiana e l’ambiente Vesuviano in epoca romana, incluse le due sale del piano superiore, che ospitano la mostra sul villaggio protostorico di Longola. L’itinerario si conclude nella Villa con performance artistiche e musicali del “Progetto Sonora”. Tutte le informazioni su costi, orari e prenotazioni su www.campaniabynight.it. L’accesso alla Villa e all’Antiquarium sarà, inoltre, possibile il venerdì e il sabato sera, dalle 20.30 alle 23 (ultimo ingresso fino alle 22.45) fino al 12 ottobre, al costo di 2 euro, nell’ambito dei progetti di valorizzazione del ministero per i Beni, le Attività culturali e il Turismo.
Si chiama Raptor, è il geodatabase del Mibac con 13mila siti archeologici schedati dal Piemonte al Friuli-Venezia Giulia: ora il ministero lo apre alla consultazione di appassionati, studiosi e amministratori (per l’archeologia preventiva)
Sei un amministratore che deve gestire il territorio o un appassionato che vuole approfondire un tema, e vuoi sapere tutto di un sito archeologico situato in Italia settentrionale? No problem, ora c’è Raptor a darti una mano e a permetterti di cercare in fretta e facilmente tutte le informazioni che cerchi. Acronimo di “Ricerca Archivi e Pratiche per la Tutela Operativa Regionale”, Raptor è stato creato per velocizzare l’accesso alle informazioni, snellire le procedure burocratiche, rendere più rapido, efficace ed efficiente il lavoro dei funzionari archeologi, agevolando così indirettamente quello delle altre Amministrazioni pubbliche. Sono da oggi liberamente consultabili on-line all’indirizzo https://www.raptor.beniculturali.it le informazioni relative a circa 13mila siti archeologici censiti all’interno del webGIS RAPTOR, progetto avviato dal ministero per i Beni e le Attività Culturali attraverso le ex soprintendenze per i Beni Archeologici, a cui oggi partecipa la soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso. Il risultato è frutto di un lungo lavoro, in continua evoluzione, intrapreso circa 7 anni fa all’interno della soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia in sinergia con le due consorelle di Veneto e Lombardia e con il supporto dell’allora direzione generale per le Antichità, lavoro che oggi continua nelle 9 soprintendenze Archeologia belle arti e paesaggio, coprendo buona parte dell’Italia settentrionale dal Friuli Venezia Giulia al Piemonte.

L’home page del sito Raptor, acronimo per “Ricerca Archivi e Pratiche per la Tutela Operativa Regionale”
L’innovativo geodatabase gestionale ideato da un gruppo qualificato di funzionari archeologi delle soprintendenze compie ora un altro passo in avanti. Infatti, dopo l’apertura del sistema alle ditte archeologiche, che dialogano in questo modo con le soprintendenze coinvolte popolando l’archivio digitale attraverso l’immissione di dati standardizzati pertinenti alle documentazioni di scavo, si mette oggi a disposizione liberamente all’utenza esterna un lavoro ancora parziale di revisione e digitalizzazione delle informazioni contenute negli archivi cartacei iniziato nel 2013. Raptor se da un lato permette dunque un’informatizzazione e un’archiviazione digitale delle pratiche di tutela archeologica, in linea con l’esigenza di dematerializzazione della Pubblica amministrazione, dall’altro diviene oggi anche un prezioso database pubblico di informazioni in continuo aggiornamento sul patrimonio archeologico, terrestre e sommerso, noto da scavi archeologici, rinvenimenti occasionali, notizie edite, etc.
Si affianca dunque alla funzione di tipo prettamente amministrativo destinata al personale ministeriale (gestione pratiche autorizzatorie, mappatura dei progetti pubblici e privati, degli scavi e dei siti archeologici) anche la possibilità per un ampio pubblico di studiosi, specialisti, professionisti, cultori locali o semplici cittadini, di consultare le informazioni principali riguardanti i siti archeologici delle aree regionali partecipanti al progetto. Il libero accesso anche da parte degli Enti pubblici permetterà agli stessi di impostare, attraverso una facile ed intuitiva consultazione, altresì agevolata dai diversi cromatismi impiegati nella mappa di sistema, le attività di pianificazione o di studio del territorio, pur sempre nei limiti imposti dalle norme vigenti in materia di tutela archeologica (D.Lgs. 42/2004) e di archeologia preventiva (D.Lgs. 50/2016, art. 25).
Museo Archeologico nazionale di Napoli: alla presentazione dell’Annual Report 2018 il dg Musei del Mibac annuncia a sorpresa che il direttore Giulierini sarà confermato alla guida del Mann per il 2019-2023
L’appuntamento al museo Archeologico nazionale di Napoli erano di quelli fondamentali nell’attività di un’istituzione pubblica: la presentazione dell’Annual Report 2018, il documento che registra, in ossequio al framework di medio termine definito dal Piano strategico 2016-2019, il livello di raggiungimento degli obiettivi operativi prefissati per l’anno solare appena trascorso. Ma la notizia non è stata quella che ci si aspettava, cioè che “il 2018, per il MANN, è stato un anno in cui i numeri hanno riflesso il successo di una nuova politica di valorizzazione, basata non soltanto sulla pianificazione strategica, ma anche sull’adesione agli standard qualitativi e quantitativi stabiliti dalla rete del Sistema Museale Nazionale”. E, come scrive nella prefazione lo stesso direttore Paolo Giulierini: “Il 2018 è stato infatti un anno molto intenso, ricco di eventi e attività che hanno contribuito a consolidare l’immagine del MANN, sempre più percepito come un istituto altamente dinamico, in grado di sviluppare una politica culturale a servizio dei propri visitatori, fisici e digitali, entrambi in forte crescita”. La notizia è arrivata, a sorpresa, da uno dei partecipanti all’evento, cui erano stati invitati Patrizia Boldoni, presidente del consiglio scientifico Arti e Cultura della Regione Campania; Ludovico Solima, università della Campania “Luigi Vanvitelli”, ideatore e coordinatore del Piano Strategico 2016-2019 e dei relativi report annuali; e Antonio Lampis, direttore generale Musei del Mibac. Proprio il dott. Lampis, durante la conferenza stampa, ha annunciato l’avvio del procedimento amministrativo di conferma alla guida del Mann per il direttore Paolo Giulierini nel quadriennio 2019-2023: secondo il dg Musei, infatti, “Paolo Giulierini si è dimostrato al top della perfomance sia sul piano annuale che quadriennale e ciò giustifica pienamente la sua riconferma”. E il direttore Giulierini: “Sono onorato delle parole del direttore generale e per questo ringrazio, oltre a lui, il ministro e il dott. Panebianco. Lavorare per il Mann ed essere al servizio di Napoli è un privilegio che va onorato con tutte le forze. Dobbiamo finire un lavoro e lo condurremo a termine, riportando il Mann nel suo naturale status, quello di più grande museo archeologico del mondo dell’arte classica”.
Musei, archeologia e ciclovie tra cultura, occupazione e rigenerazione: al museo Archeologico nazionale di Adria la giornata di studi “Muoversi per linee leggere”

Giornata di studi “Muoversi per linee leggere. Cultura, occupazione, rigenerazione tra musei, archeologia e ciclovie” al museo Archeologico nazionale di Adria
Giornata di studi al museo Archeologico nazionale di Adria: martedì 2 luglio 2019, alle 15, “Muoversi per linee leggere. Cultura, occupazione, rigenerazione tra musei, archeologia e ciclovie” promossa dal ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con Regione del Veneto, Direzione Beni e Attività culturali e Sport, Provincia di Rovigo, GAL Delta Po, Parco Regionale Veneto Delta del Po, Politecnico di Milano – progetto VEnTO, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Adria, per presentare alcuni progetti che vedranno protagonisti i musei, tra cui il progetto MuSST, il progetto INNOCULTOUR e il Sistema Museale Provinciale del Polesine. La giornata approfondirà anche lo stato dell’arte delle ciclovie, strettamente collegato al tema del turismo slow e dei musei stessi. Si prevede di illustrare nel primo pomeriggio i due progetti prima ricordati, insieme ad un intervento sul Sistema Museale Provinciale del Polesine; seguiranno poi gli interventi sui progetti europei sull’archeologia del Polesine HISTORIC e VALUE, che coinvolgono i musei del territorio, per concludere con la parte relativa alle ciclovie: progetto VENTO, LA VIA VERDE DEL PO, BLUE & GREEN TOUR. Contestualmente, si sta programmando un’apertura serale straordinaria con buffet e inaugurazione della mostra fotografica relativa al “VENTO bici tour 2018 Con i miei occhi”, in collaborazione con il Politecnico di Milano – progetto VEnTO, e l’amministrazione comunale di Adria. Il programma della giornata inizia alle 15 e si concluderà alle 22.30.
Domeniche gratis al museo: si cambia. Giornate gratuite da 12 a 20: 6 la prima domenica da ottobre a marzo, 8 a disposizione dei direttori. Nasce la “settimana gratis al museo” a data variabile: quest’anno dal 5 al 10 marzo
Domeniche gratis al museo: si cambia. Il ministro ai Beni culturali Alberto Bonisoli l’aveva annunciato praticamente all’indomani del suo insediamento in via del Collegio Romano: il progetto “gratis al museo la prima domenica del mese”, ideata e voluta dal suo predecessore Dario Franceschini, aveva fatto il suo tempo. “È assurdo – faceva notare – che in alta stagione i grandi musei rischino il collasso nella domenica gratuita, presi d’assalto dai visitatori, rinunciando oltre tutto a introiti sicuri”. Era giunto il momento di aggiornarlo. E lo ha fatto, con il decreto entrato in vigore il 28 febbraio 2019. I giorni di gratuità nei musei e nei siti archeologici del Mibac aumentano da 12 a 20 per ogni anno solare. Lo ricorda il ministro Bonisoli annunciando la pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale. Le prime domeniche gratuite del mese saranno sei: da ottobre a marzo. A questi sei giorni ne vanno aggiunti altri sei raggruppati nella “settimana di ingressi gratuiti” a tutti i musei e siti statali, settimana che cambierà ogni anno, e che per il 2019 cadrà dal 5 al 10 marzo. Infine altre otto giornate gratuite sono a disposizione dei singoli direttori che potranno modularle come vorranno nell’arco dell’anno, anche aumentando il numero di giorni, limitando l’ingresso senza biglietto ad alcune fasce orarie (per capirci potrebbero optare per 16 pomeriggi) fino al raggiungimento di una misura complessiva di otto giornate. Della riforma Franceschini rimangono le gratuità per tutti i minorenni e per alcune tipologie di studenti e docenti, oltre che per categorie già protette in passato come i portatori di handicap. Inoltre, i giovani dai 18 ai 25 anni pagheranno sempre e soltanto due euro. Per essere sempre informati sulle opportunità offerte da musei e parchi archeologici nazionali il ministero ha lanciato una grande campagna di comunicazione istituzionale #iovadoalmuseo, con uno spot trasmesso sulle reti Rai e un sito web dedicato.
L’obiettivo delle nuove norme – spiegano al ministero – è legare sempre di più la fruizione gratuita alle specificità del territorio (seguendo magari tradizioni locali, feste patronali o storiche) e favorire la presenza dei giovani con politiche di prezzo ad hoc lasciando loro però la volontarietà di avere “fame di cultura”. “Con qualche centinaio di milioni di euro facciamo funzionare la macchina museale statale: con questa iniziativa ci aspettiamo una crescita di fruizione e di visitatori e mi piacerebbe riuscire a generare risorse per aumentare in futuro le giornate gratuite, magari per fare una seconda settimana dei musei anche il prossimo anno”. L’idea ambiziosa del ministro è quella di “affiancare i musei più grandi a quelli meno visibili, rafforzare la gestione dei poli museali e dare vita a reti museali con musei di varia natura, non solo statali, per creare offerte specifiche”. Elemento centrale del nuovo provvedimento è l’autonomia data ai direttori, liberi di scegliere quali giornate (o anche quali fasce orarie) rendere gratuite, proprio in base alle esigenze del proprio territorio, anche per evitare i problemi di sovraffollamento (soprattutto nei mesi estivi) che si sono verificati in passato.
Il 2019 regalerà a Milano un nuovo museo, il museo Etrusco della Fondazione Rovati, che conferma il profondo legame tra il capoluogo lombardo e il mondo etrusco. Anteprima dell’evento la mostra “Il viaggio della Chimera. Gli Etruschi a Milano tra archeologia e collezionismo” aperta al museo Archeologico

Due splendidi orecchini in oro (ultimo trentennio VI sec. a.C.) della collezione della Fondazione Rovati in mostra al museo Archeologico di Milano (foto Mauro Ranzani)

La locandina della mostra “Il viaggio della Chimera. Gli Etruschi a Milano tra archeologia e collezionismo” aperta fino al 12 maggio 2019 al museo Archeologico di Milano

Statuetta in bronzo di capro (fine VI sec. a.C.) dal museo Archeologico di Firenze (foto Polo museale della Toscana)
Il 2019 dovrebbe portare a Milano un nuovo museo, il museo Etrusco della Fondazione Rovati a Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro in corso Venezia. Intanto, per preparare l’evento, è stata aperta al museo Archeologico di Milano, in corso Magenta, la mostra “Il viaggio della Chimera. Gli Etruschi a Milano tra archeologia e collezionismo”, concepita e realizzata dal civico museo Archeologico di Milano e dalla Fondazione Luigi Rovati, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano. L’esposizione, che chiuderà il 12 maggio 2019, illustra il profondo legame fra Milano e il mondo etrusco, nato nella metà dell’Ottocento con la costituzione del nucleo più antico delle Raccolte Archeologiche milanesi e rinsaldato nel dopoguerra, quando la città ospitò la grande “Mostra dell’Arte e della Civiltà Etrusca”, curata da Massimo Pallottino e svoltasi a Palazzo Reale nel 1955. Quell’anno segnò l’avvio di una feconda stagione per l’etruscologia a Milano. I protagonisti furono principalmente la Fondazione Lerici del Politecnico di Milano, che diede avvio a un nuovo capitolo dell’archeologia etrusca applicando metodi di indagine geofisica alla ricerca archeologica, e l’università di Milano con le sue campagne di scavo condotte a Tarquinia e nell’Etruria padana al Forcello di Bagnolo S. Vito. Un legame solido e virtuoso che continua con i recenti scavi condotti a Populonia e con l’imminente apertura al pubblico del nuovo Museo Etrusco della Fondazione Luigi Rovati.
Il progetto del nuovo museo di Arte etrusca è stato presentato il 15 novembre 2016 dal sindaco di Milano Beppe Sala e dalla Fondazione Luigi Rovati. Il museo verrà inaugurato dopo un’articolata operazione di restauro affidata allo studio Mario Cucinella Architects che prevede la ristrutturazione e l’ampliamento della storica proprietà immobiliare di Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro, a Milano in corso Venezia 52. Un palazzo storico, in cui il lavoro di conservazione è importante, così come lo sono gli elementi di novità affidati alla guida creativa e rigorosa dell’architetto Mario Cucinella. Il palazzo è costituito da cinque piani per una superficie totale di circa 3300 metri quadrati. Il corpus cardine dell’esposizione museale sarà un’importante collezione di buccheri e impasti etruschi, che nel suo insieme di oltre 700 reperti è considerata dagli esperti la più completa raccolta di vasi del periodo arcaico, presa a riferimento dai grandi musei del mondo. La collezione è rientrata in Italia in virtù di un lungimirante accordo con il ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo e la collaborazione con le soprintendenze e i Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. L’operazione rientra nel fondamentale contesto della restituzione e reintegrazione del patrimonio archeologico del nostro Paese da parte di privati. Il museo vuole proporsi come centro di eccellenza nel campo della conservazione, dello studio e della valorizzazione dei reperti antichi, configurandosi come un polo d’attrazione per le realtà legate all’archeologia etrusca dislocate sul territorio nazionale.

Anfora etrusca a figure nere (490-480 a.C.) con Chimera, simbolo della mostra, conservata al civico museo Archeologico di Milano (foto Studio fotografico Giuseppe Giudici)

Sette placchette in avorio decorate a intaglio con figure femminili (580-560 a.C.) dal museo civico Archeologico di Bologna (foto archivio mcabo)

Fibula in avorio (primo quarto del VI secolo a.C.) dal museo civico Archeologico di Chianciano Terme (foto archivio mcact)
La mostra si sviluppa in cinque sezioni, con l’esposizione di più di duecento reperti provenienti dai maggiori musei archeologici italiani, dalle collezioni del civico museo Archeologico di Milano e dalle collezioni della Fondazione Luigi Rovati stessa, che presenta in anteprima una selezione dei reperti che confluiranno nel nascente Museo Etrusco, manifestazione più recente della passione per l’arte e la cultura etrusca a Milano. Il titolo è ispirato al vaso con raffigurazione della Chimera, che introduce al tema del mondo animale, con le sue creature reali e fantastiche tipiche dell’immaginario ultraterreno etrusco. Conclude il ricco percorso espositivo una piccola selezione di reperti, che rappresenta un’anteprima del nuovo museo Etrusco della Fondazione Luigi Rovati, di prossima apertura presso lo storico Palazzo Rizzoli-Bocconi-Carraro, in corso Venezia 52.







































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