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Il film “Ermitage. Il potere dell’arte” ha vinto il Nastro d’Argento 2020 – Sezione Documentari ed eventi d’Arte. Prodotto tra 3D Produzioni e Nexo Digital con la collaborazione di Villaggio Globale International e di Sky Arte, è diretto da Michele Mally su soggetto di Didi Gnocchi, con la partecipazione straordinaria di Toni Servillo

Il manifesto del film “Ermitage. Il potere dell’arte” diretto da Michele Mally su soggetto di Didi Gnocchi

Il film “Ermitage. Il potere dell’arte” ha vinto il Nastro d’Argento 2020 – Sezione Documentari ed eventi d’Arte. Dopo i Nastri d’Argento assegnati nei giorni scorsi per i lungometraggi, è stato annunciato il palmarès dei documentari 2020, che ha visto primeggiare il film dedicato al museo statale Ermitage, prodotto tra 3D Produzioni e Nexo Digital con la collaborazione di Villaggio Globale International e di Sky Arte. “Ermitage. Il potere dell’arte” diretto da Michele Mally su soggetto di Didi Gnocchi, che firma la sceneggiatura con Giovanni Piscaglia, con la partecipazione straordinaria di Toni Servillo, è stato realizzato con la piena collaborazione del museo statale Ermitage di San Pietroburgo e del suo direttore Michail Piotrovskij per raccontare il grande museo sulla Neva in maniera inedita ed emozionante, attraverso i secoli della storia russa e le vicende culturali che hanno portato allo sviluppo delle sue collezioni nel cuore della città.

Il film “Ermitage. Il potere dell’arte” con la partecipazione straordinaria di Toni Servillo

“Ermitage. Il potere dell’arte”: un luogo e un racconto straordinari raccontati in modo magistrale in un docufilm che ha saputo affascinare anche una giuria di “addetti ai lavori”. Dal 1946, il premio Nastro d’Argento è assegnato dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici italiani (SNGCI) premiando ogni anno i migliori film, autori, interpreti, produttori e tecnici. Il documentario dedicato al grande museo russo, presentato nell’ottobre scorso in anteprima assoluta a Venezia, aveva ottenuto un successo strepitoso nei 3 giorni di programmazione a novembre 2019 nei cinema italiani – ponendosi al terzo posto dietro due Blockbuster come Jocker e Maleficent – per poi essere distribuito a livello internazionale. Grande successo anche la sua presentazione su Sky Arte. Selezionato nelle scorse settimana per la cinquina finalista della sezione documentari ed eventi d’arte della competizione, è stato premiato come vincitore del Nastro d’Argento in un’edizione del premio caratterizzata, a detta degli organizzatori, da una “qualità eccezionale, difficile persino da giudicare per gli spunti di approfondimenti e il racconto su arte, cinema, cultura, società”.

“Italy to the Hermitage”: l’Italia ricambia a San Pietroburgo e alla Russia la solidarietà dimostrata nel lockdown, con tre speciali visite on line in russo, realizzate da Fondazione Musei Civici di Venezia, Galleria Nazionale dell’Umbria, e MANN di Napoli, e postate sui siti dei tre musei e rilanciate in Russia dall’Istituto Italiano di Cultura a San Pietroburgo

L’imponenza del Palazzo d’Inverno del museo Ermitage di San Pietroburgo (foto Graziano Tavan)

Venezia per il Nord, Perugia per il Centro, Napoli per il Sud, ricambiano a San Pietroburgo e alla Russia la solidarietà dimostrata all’Italia durante l’emergenza coronavirus. Così dopo “L’Ermitage all’Italia” arriva “Italy to the Hermitage”. Un simbolico ponte culturale tra l’Italia e la Russia: alle suggestive visite web promosse dal ciclo “L’Ermitage all’Italia”, con cui il prestigioso istituto russo ha omaggiato la nostra nazione durante il periodo di lockdown, da mercoledì 3 giugno 2020 (alle 17.30, ora italiana) saranno in rete, su Youtube e Facebook, i cortometraggi intitolati “L’Italia all’Ermitage”. Il progetto, che nel titolo richiama quello scelto dall’Istituzione russa per l’omaggio all’Italia (“L’Ermitage all’Italia”), è promosso da Ermitage Italia, è stato realizzato in collaborazione con Villaggio Globale International, e ha coinvolto tre istituzioni fortemente rappresentativi del Nord, del Centro e del Sud Italia: la Fondazione Muve-Musei Civici di Venezia diretta da Gabriella Belli, città dalle fortissime relazioni storiche con San Pietroburgo e sede di Ermitage Italia, “filiale” italiana dell’Ermitage; la Galleria nazionale dell’Umbria diretta da Marco Pierini, in collaborazione con la Fondazione CariPerugia Arte, e il MANN-museo Archeologico nazionale di Napoli diretto da Paolo Giulierini, che ha stretto da alcuni anni un importante rapporto di collaborazione con il museo di San Pietroburgo e che ha coinvolto per questa iniziativa anche l’università L’Orientale di Napoli.

Ciascuno dei musei della rete ha predisposto un tour virtuale in russo (postati rispettivamente il 3, l’8 e il 15 giugno 2020 sui canali YouTube di ciascun museo), alla scoperta della bellezza del proprio patrimonio culturale: filo conduttore di tutti i video, non soltanto l’omaggio alla Russia e all’Ermitage di San Pietroburgo, ma anche l’idea che la cultura unisce, al di là delle distanze fisiche e dei confini geografici. E se la solidarietà, a causa dell’emergenza coronavirus, corre sul web, saranno i direttori dei tre musei, Paolo Giulierini (Mann), Gabriella Belli (musei civici di Venezia) e Marco Pierini (Galleria nazionale dell’Umbria), ad inaugurare il video del proprio museo con un messaggio di speranza: l’Istituto Italiano di Cultura di San Pietroburgo e l’Ermitage “riposteranno” i corti sui propri canali Youtube in Russia. L’iniziativa “Italy to the Hermitage” vede, infatti, la collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura a San Pietroburgo e ha l’appoggio dell’Ambasciata italiana in Russia e del Mibact.

Il museo Archeologico nazionale di Napoli è ospitato in un palazzo borbonico che è stato sede dell’Università fino al 1777 e dal 1816 sede del Real Museo Borbonico

Si parte mercoledì 3 giugno 2020 (alle 17.30 ora italiana) con il Mann di Napoli che condurrà tra le sale del museo alla scoperta delle sue prestigiose collezioni – dalle sezioni Egizia e della Magna Grecia di recente riapertura, alla famosissima Collezione Farnese, fino ai reperti delle città vesuviane di Pompei ed Ercolano – soffermandosi su tanti pezzi iconici di questo “tempio” dell’arte antica, come il famoso Vaso blu, il Mosaico di Alessandro Magno, la Tazza Farnese, i Corridori o i reperti del Gabinetto Segreto. Voci narranti saranno alcuni studenti dell’università L’Orientale di Napoli (Corso di Laurea in Lingue e Culture comparate), che hanno curato per l’occasione non solo la traduzione e la lettura dei testi in russo ma anche un particolare lessico archeologico italo-russo da sviluppare in futuro.

Il team del corso di laurea in Lingue e culture comparate dell’università degli Studi di Napoli “L’Orientale” che ha curato le traduzioni in russo (mosaico Mann)

I direttori Paolo Giulierini (Mann) e Michail Piotrovsky (Ermitage) a San Petroburgo

I direttori Paolo Giulierini (Mann) e Michail Piotrovsky (Ermitage) a Napoli

“I legami che intrecciano la storia di San Pietroburgo e Napoli sono almeno pari a quelli che uniscono l’Ermitage e il museo Archeologico nazionale”, commenta il direttore Paolo Giulierini: “Oggi omaggiamo l’istituto di San Pietroburgo e ringraziamo per i tanti momenti di bellezza, che l’Ermitage ha regalato al popolo italiano con splendidi filmati andati in rete nell’ultimo mese. E, con questo nostro cortometraggio, cementiamo il ricordo delle esposizioni realizzate in collaborazione con San Pietroburgo: penso alla meravigliosa mostra su Canova qui a Napoli ed al percorso -Pompei, Dei, eroi, uomini- in Russia”. Peculiarità del filmato dedicato al Mann e realizzato da ArsInvicta, non sarà soltanto la possibilità di percorrere, grazie alle immagini, le sale dell’Archeologico, spaziando dalla Collezione Farnese ai Mosaici, dal Tempio di Iside alla Villa dei Papiri, dalla Collezione Magna Grecia alla sezione Preistoria e Protostoria, per citare soltanto alcune delle tappe dell’itinerario video. Significativo, infatti, che il filmato del Mann nasca anche da un importante rete territoriale e intergenerazionale: le traduzioni, il doppiaggio del messaggio del direttore e le traduzioni dei testi sono a cura della prof. Michela Venditti e di quattro allievi del corso di laurea in Lingue e culture comparate dell’università di Napoli “L’Orientale”. Un segnale di cooperazione che, come sottolinea ancora Paolo Giulierini, “conferma il necessario apporto delle Accademie alla vita dei Musei, donando rigore scientifico e giovani energie a progetti di rilievo internazionale”. Appassionato ed attento il lavoro di Francesca Alifuoco, Esmira Asadova, Tommaso Di Maria ed Anna Kondrya che, insieme alla coordinatrice del corso, hanno dato voce, letteralmente, al racconto del Mann; l’entusiasmo e lo spirito di squadra non si fermano qui e guardano al futuro: “con questa esperienza, il nostro gruppo si è talmente coeso che abbiamo deciso di lavorare ancora insieme per creare un glossario inedito russo-italiano di termini archeologici. E, per questo, il dialogo con il Mann continuerà”, commenta la prof. Venditti.

La Sala Maggiore di Palazzo dei Priori, sede della Galleria nazionale dell’Umbria a Perugia

L’8 giugno 2020, sempre alle 17.30 ora italiana, l’omaggio arriva da Perugia dallo storico Palazzo dei Priori, dove è ospitata la Galleria nazionale dell’Umbria, la quale dedica all’Ermitage e alla Russia una visita esclusiva agli highlights della raccolta, con alcuni dei massimi artisti dell’Italia centrale tra il XIV e il XVII secolo: da Arnolfo di Cambio a Gentile da Fabriano, da Duccio di Buoninsegna a Beato Angelico e Piero della Francesca, fino ai capolavori del Perugino con la celeberrima Adorazione dei Magi (1475 circa), a Pinturicchio e al barocco romano di Pietro da Cortona. Nell’occasione anche la Fondazione CariPerugia Arte aprirà le porte di Palazzo Baldeschi al Corso consentendo di scoprire il magnifico edificio e parte delle prestigiose raccolte.

Palazzo Ducale a Venezia, parte dei musei civici

Tocca infine alla Serenissima, con la Fondazione Musei Civici di Venezia (15 giugno 2020) concludere l’iniziativa e omaggiare in particolare San Pietroburgo e il suo Museo, ricordando la vicinanza della città lagunare alla storia e alla cultura russe. Il legame, in questo caso, sarà nel nome di un grandissimo esponente dell’arte universale e del Rinascimento veneziano, Tiziano, che muore in laguna nel 1576 per un’altra pandemia di quel tempo: la peste. A Palazzo Ducale grazie al comodato pluriennale di un importante collezionista belga, sarà possibile ammirare anche il Doppio Ritratto di Tiziano: un’opera piana di fascino legata anche alla Russia, raffigurante forse l’amante e la figlia del pittore riemerse, solo in epoca moderna, sotto l’effige di un più consono “Tobiolo e l’Angelo”. Un dipinto che il grande Maestro conservò presso la sua abitazione fino alla morte ma che a metà del XIX secolo – ormai camuffato da opera sacra – giunse, attraverso la Collezione Barbarigo, a San Pietroburgo, per alcuni anni nelle straordinarie raccolte dello zar Nicola I.

San Pietroburgo. Terzo appuntamento dal museo Ermitage a sostegno dell’Italia dedicato all’arte rinascimentale italiana da Simone Martini a Leonardo con Olga Macho

È nelle superbe sale dell’arte Rinascimentale italiana che ci conduce la terza puntata on line dedicata all’Italia dal museo statale Ermitage di San Pietroburgo, trasmessa giovedì 9 aprile 2020, sempre in lingua italiana. Dopo una brevissima introduzione con alcuni operatori scientifici e tecnici del museo in lingua russa, chiusa con l’intervento del direttore Michail Piotrovskij, continua l’omaggio del museo Ermitage al Bel Paese e l’abbraccio virtuale agli italiani. Dalla “Madonna annunciata” di Simone Martini fino ai capolavori di Leonardo, con la “Madonna Benois” e la “Madonna Litta”, accompagnati da Olga Macho, capo del settore per l’Educazione pubblica all’Ermitage.

San Pietroburgo. Il direttore dell’Ermitage manda un messaggio di solidarietà all’Italia, e lancia un ponte culturale tra Russia e Italia: raccontare in diretta in italiano dai palazzi dello zar l’inestimabile patrimonio conservato dell’arte italiana. Ecco la prima passeggiata

Il museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo conserva centinaia di opere dell’arte italiana

Mikhail Piotrovsky, direttore generale del museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo

Pasquale Terracciano, ambasciatore italiano a Mosca

IL COVID -19 chiude i musei ai visitatori, ma i musei non chiudono! E ora c’è un ponte speciale tra Italia e Russia costruito grazie alla cultura. L’arte italiana conservata all’Ermitage di San Pietroburgo (3 milioni di opere: un patrimonio inestimabile di capolavori dell’antichità e dei maggiori maestri italiani, da Raffaello a Leonardo, da Giorgione a Tiziano da Michelangelo a Canaletto, da Caravaggio a Canova) raccontato direttamente dalle sale dei palazzi dello zar: una serie di appuntamenti in diretta on line in italiano, in programma nei prossimi giorni. Ad annunciarlo, con un video messaggio il 25 marzo 2020, sui canali social e sul sito del museo statale Ermitage, il direttore generale Mikhail Piotrovsky che ha espresso la vicinanza del Museo all’Italia, che come la Russia sta combattendo la guerra contro il virus, e in particolare a Venezia, sede di Ermitage Italia – centro studi e ricerche e avamposto di relazioni culturali tra il museo russo e il nostro Paese – e la città forse più vicina e legata storicamente a San Pietroburgo e al museo fondato da Caterina la Grande. “Raccontando dell’arte italiana all’Ermitage vorremmo esprimere la nostra solidarietà ai nostri amici”, dice Piotrovsky nel messaggio registrato, “e a tutti gli italiani che come noi stanno affrontando oggi l’epidemia. Non è la prima sciagura nella storia dell’Italia e della Russia e ce la faremo. L’arte aiuta a vivere e a sopravvivere e proprio la storia italiana lo conferma perfettamente”. Pronto il ringraziamento giunto, sempre on line, dall’ambasciatore italiano a Mosca, Pasquale Terracciano, al Museo, al direttore dell’Ermitage e ad Ermitage Italia, per un’iniziativa che egli definisce “splendida”: “Le 302 opere di pittura italiana conservate all’Ermitage costituiscono”, ha precisato Terracciano, “la più evidente testimonianza dell’esistenza di un antichissimo ponte culturale tra Italia e Russia che si è sempre più consolidato nel corso degli anni attraverso mostre e scambi promossi con le più importanti Istituzioni museali italiane. Sono certo – ha concluso – che al termine di questo momento difficile la nostra collaborazione troverà un più forte slancio”.

La prima diretta live con una passeggiata attraverso le sale è andata in onda il 26 marzo 2020 dalle Sale Nobili del Palazzo d’Inverno del museo statale Ermitage di San Pietroburgo. Più di 11mila persone l’hanno seguita, accompagnati in lingua italiana da Olga Macho, capo del settore per l’Educazione pubblica all’Ermitage. “È un evento molto importante per noi. Vorremmo dare una mano ai cittadini dell’Italia che vivono adesso un periodo non facile. Non possiamo prestarvi un aiuto medico o finanziario, ma speriamo di fare almeno qualcosa per abbellire questo momento duro attenuandolo con la bellezza infinita dell’arte. Sono le nostre parole di sostegno morale a tutti gli amici dell’Ermitage in Italia, ai nostri collaboratori del Centro Ermitage-Italia a Venezia e assolutamente a tutti i cittadini italiani. È il nostro modo per dirvi che siamo insieme a voi, anche se virtualmente”. I prossimi appuntamenti prevedono: Passeggiando all’Ermitage – II parte; Gli anni di Leonardo e di Raffaello, ritorno dei quadri all’Ermitage; Venezia nella Venezia del Nord: Canaletto, Marieschi e Guardi; Il restauro degli affreschi della scuola di Raffaello per la prossima mostra all’Ermitage; Dietro le quinte, la mia opera preferita: Il Giovanni Battista di Tintoretto; Magazzini della moda: il guardaroba degli Zar; Gli antichi: etruschi e romani; Passeggiando nel Palazzo dello Stato Maggiore, tra Otto e Novecento; Il restauro delle pietre dure: restauratori al lavoro nelle sale del Palazzo d’Inverno.

“I Musei e questo futuro. Tempi di cambiamento”: convegno internazionale a Venezia con i direttori di grandi musei del mondo sui nuovi scenari europei

La locandina del convegno a Venezia sul futuro dei musei

In che modo si modificheranno i saperi, le conoscenze e dunque i luoghi tradizionalmente depositari della storia e della cultura, come i Musei? In che modo i Musei internazionali devono affrontare e stanno affrontando il tema del cambiamento della società e le nuove dinamiche che interessano lo scenario europeo? La risposta o le risposte tenterà di darle un importante convegno internazionale “I Musei e questo futuro. Tempi di cambiamento” dedicato alla sfide che i grandi musei sono chiamati ad affrontare di fronte ai cambiamenti che stanno interessando la società e l’Europa, sfide in un futuro che è già alle porte. Il convegno, sabato 12 ottobre 2019, dalle 11 alle 16, nel Salone dello Scrutino di Palazzo Ducale a Venezia, è promosso dal Comune di Venezia, la Fondazione Musei Civici di Venezia, il Museo Statale Ermitage ed Ermitage Italia in collaborazione con Villaggio Globale International.

I direttori Paolo Giulierini (Mann) e Michail Piotrovsky (Ermitage)

Il tema del convegno organizzato nell’occasione è di stringente attualità. Le cronache quotidiane, le innovazioni tecnologiche e le tendenze dei costumi, le stesse scelte della politica internazionale sottendono infatti problematiche di enorme rilevanza e mostrano i segni contraddittori del domani e del futuro. Che è già presente. Tutto ciò rende importante la riflessione sulle conseguenze dei cambiamenti in atto. Alla riflessione prenderanno parte – dopo i saluti di Mariacristina Gribaudi presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia e l’intervento introduttivo del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro – il direttore generale del museo statale Ermitage di San Pietroburgo Mikhail Piotrovsky, Gabriella Belli direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia, Paolo Giulierini direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Fatma Nait-Yghil direttrice del museo Bardo di Tunisi, Simone Verde direttore del complesso monumentale della Pilotta di Parma ed Hermann Parzinger presidente della Fondazione del Patrimonio Culturale Prussiano di Berlino.

Visitatori in coda attendono di entrare al museo Archeologico nazionale di Napoli

Testimoni del passato e del presente e nel contempo protagonisti di una relazione forte con la gente, lente privilegiata per interpretare il mondo di oggi e di domani, i grandi Musei sono chiamati ad affrontare le crisi, le trasformazioni culturali, i nuovi linguaggi, i mutamenti di valori; devono confrontarsi con le aperture di frontiere o, viceversa, con l’innalzamento di nuovi muri e nuove emarginazioni; con dialoghi o con cesure internazionali. Proprio per questo i Musei oggi, pur preservando le loro missioni primarie di conservazione, tutela e valorizzazione, hanno trasformato le loro pratiche e le loro proposte culturali per essere più vicini alle comunità di riferimento, e domani? Gli interventi dei relatori aiuteranno a comprendere il nuovo ruolo al quale si preparano le istituzioni culturali europee.

Il convegno internazionale vede affiancati ancora una volta la città di Venezia e il prestigioso museo di San Pietroburgo che, sempre il 12 ottobre, prima del convegno, rinnoveranno ufficialmente il Protocollo d’Intesa che ha sancito la presenza nella città lagunare di “Ermitage Italia”. La filiale italiana del museo russo, con sede alle Procuratie Vecchie in piazza San Marco, è nata sotto l’egida dei rispettivi governi nell’ambito degli accordi bilaterali tra Italia e Russia ed destinata allo studio e alla ricerca sui rapporti artistici, storici e culturali tra i due Paesi.

Napoli-San Pietroburgo: due mostre sulla via dell’Antico. Canova, maestro del Neoclassicismo, al Mann; Pompei, dove è nato il senso dell’Antico, all’Ermitage: ne parlano Giulierini, Piotrovskij e De Luca

Il Salone della Meridiana al Mann dove è allestita una sezione della mostra “Canova e l’Antico” (foto Graziano Tavan)

Il manifesto della mostra “Canova e l’Antico” al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 28 marzo al 30 giugno 2019

Il manifesto della mostra “Pompei. Uomini, dei ed eroi” al museo Ermitage di San Pietroburgo dal 19 aprile al 23 giugno 2019 2019)

Vincenzo De Luca, governatore della Campania

Napoli-San Pietroburgo, andata e ritorno sulla via dell’Antico. Non è un caso, quindi, che al museo Archeologico nazionale di Napoli da qualche settimana sia aperta la mostra “Canova e l’Antico” (fino al 30 giugno 2019), dove la parte del leone la fanno le preziose sculture canoviane conservate nella città degli zar, e che al 19 aprile 2019 al museo statale dell’Ermitage apra la mostra “Pompei. Uomini, dei ed eroi” (fino al 23 giugno 2019) con preziosi reperti provenienti dal Mann e dagli scavi dell’area vesuviana, cioè dove è nato, con gli scavi archeologici dei Borboni dalla metà del Settecento, il concetto di Antico: il progetto è il risultato tangibile dell’ampio e articolato protocollo di collaborazione culturale che lega i due musei (e Pompei) dal novembre 2016. “Se la scoperta di Ercolano e Pompei sono alla base della nascita del Neoclassicismo”, interviene il direttore del Mann, Paolo Giulierini, “la figura di Canova ne è, forse, la massima espressione artistica. Riflettere poi sul fatto che “il moderno Fidia” trasse ispirazione dal patrimonio antico di Napoli, anche in termini di statuaria, e ricevette numerose commesse tanto da consentirci, oggi, di poter proporre un “itinerario canoviano”, fornisce la risposta al perché di una mostra di Canova all’Archeologico di Napoli, curata magistralmente da Giuseppe Pavanello”. E il governatore della Campania, Vicenzo De Luca: “Perché Canova ha tanto senso? Perché sentiamo così profondamente la mostra dell’ultimo degli antichi e il primo dei moderni, fra gli artisti del ‘700? La risposta è nella mostra proposta dal Mann, che dimostra non solo l’eccellenza del museo che la ospita, ormai fra le più importanti istituzioni culturali europee, e lo straordinario intuito del suo direttore che riesce a tessere una fitta rete di rapporti interni e internazionali: negli ultimi mesi con la Cina, oggi con l’Ermitage di San Pietroburgo. Soprattutto, però, la mostra prova l’universalità “politica” dell’arte e la sua perenne contemporaneità. Da San Pietroburgo giungono a Napoli prestiti unici e irripetibili, come i gruppi scultorei di Canova, che, per la prima volta, vivranno un emozionante confronto con i modelli che hanno ispirato l’autore. A San Pietroburgo, reperti provenienti dal Mann e dal Parco archeologico di Pompei danno vita alla mostra “Pompei. Uomini, dei ed eroi”. E’ il significato dell’arte come patrimonio universale e collettivo. Ed è, per noi, motivo di orgoglio sentirci protagonisti di questa eccezionale interazione, condividere la capacità quasi “olfattiva” del Mann di intercettare, per questo magma in movimento che è la Campania, un “sistema” dell’arte, unico nel suo genere, che possa indicare nuovi orizzonti nella gestione della cultura della nostra nazione”.

Il gruppo “Amore e Psiche”, oggi all’Ermitage, scolpito da Canova per Josephine de Beauharnais (foto Graziano Tavan)

I direttori Paolo Giulierini (Mann) e Michail Piotrovsky (Ermitage)

“Chi conosce la terra, dove il cielo d’indicibile azzurro si colora? dove tranquillo il mar con l’onda sfiora rovine del passato?”: inizia così citando Puskin l’intervento di Michail Piotrovskij direttore generale museo statale Ermitage, una delle anime di questo progetto internazionale. “La penna di Puškin, come il pennello di un pittore”, continua, “ha creato un’immagine dell’Italia meridionale in due versi, dove la natura stessa ha nutrito l’immaginazione di artisti dei tempi antichi e ha ispirato l’incarnazione dell’ideale di bellezza: “Dove il gran Torquato cantò superbo, […], Ove dipinse Raffaello, dove nei nostri giorni lo scalpello di Canova dava vita al marmo ubbidiente”… Accanto ai nomi di famosi maestri del passato, il poeta mette il nome del suo contemporaneo”. Puškin – ricorda Piotrovskij – conosceva bene le opere di Canova: doveva averle viste all’Ermitage, per il quale Alessandro I acquistò dalla prima moglie di Napoleone, Joséphine, quattro statue nel 1814 e nelle collezioni di famosi collezionisti russi. Il principe Nikolaj Jusupov e il conte Nikolaj Rumjancev furono perenni ammiratori del talento del maestro italiano. Nel 1817, l’inviato austriaco scrisse a Antonio Canova a Roma dalla capitale russa: “Per diverse settimane tutti a San Pietroburgo dicono che tu e la tua statua, creati per il conte Rumjancev […], siete ammirati ed essa è diventata oggetto di vera adorazione del pubblico illuminato”: di questo pubblico illuminato faceva parte il diciottenne Aleksandr Puškin. “Grazie a filantropi e collezionisti russi, entusiasti estimatori del talento di Antonio Canova”, spiega Piotrovskij, “l’Ermitage possiede la più grande collezione al mondo di statue in marmo del famoso maestro italiano ed è alla luce della forte collaborazione che lega il nostro museo al museo Archeologico nazionale di Napoli e al suo direttore Paolo Giulierini che abbiamo voluto con convinzione promuovere insieme al Mann la mostra “Canova e l’Antico”, importante occasione di conoscenza e studio, partecipando all’evento con il prestito di un nucleo di opere davvero unico”.

L’affresco con “Dioniso e Arianna a Nasso” dalla Casa del Bracciale d’Oro di Pompei: sarà alla mostra all’Ermitage (foto Parco archeologico di Pompei)

Il direttore del Mann, Paolo Giulierini (foto Graziano Tavan)

“Canova e l’Antico”: come sono collegati questi due fenomeni? Quali le somiglianze e le differenze tra il lavoro dello scultore neoclassico e la plastica antica? Quali gli stimoli colti in quell’arte passata e, nel contempo, la straordinaria modernità dello scultore italiano? “Ci auguriamo che la mostra fornisca una risposta a questi interrogativi che, ripetutamente, si ponevano anche i contemporanei di Canova. E tra pochi giorni a San Pietroburgo al museo Ermitage, grazie al Protocollo di Collaborazione siglato ormai tre anni fa con il Mann e con il Parco archeologico di Pompei, si aprirà la più importante mostra mai realizzata in Russia sulla città sepolta dal Vesuvio nel 79 d.C. Un momento di conoscenza e di celebrazione di quell’arte e di quella cultura antica che i primi scavi di Pompei portavano all’attenzione internazionale proprio negli anni in cui Canova muoveva i primi passi; e che il giovane artista volle conoscere e vedere dal vivo nel suo primo viaggio a Napoli”. Un’ultima riflessione dal direttore Giulierini: “Il linguaggio del Neoclassicismo, è noto, sta alla base, come il mondo classico, di un codice interpretativo e culturale connaturato all’Europa delle Corti prima e delle Nazioni poi. Mai come ora un’operazione culturale è propizia per fornire un segnale di unità, dialogo e crescita intorno a temi che tutti noi abbiamo mutuato dal passato e che ancora oggi sono il fondamento dei nostri istituti di cultura, degli spazi urbani, del paesaggio”.

“Canova e l’Antico”, mostra-evento al museo Archeologico nazionale di Napoli: 120 opere del “novello Fidia” dialogano con i capolavori dell’arte antica, greco-romana e pompeiana, che l’hanno ispirato

Scriveva Stendhal: “Il Canova ha avuto il coraggio di non copiare i greci e di inventare una bellezza, come avevano fatto i greci: che dolore per i pedanti! Per questo continueranno ad insultarlo cinquant’anni dopo la sua morte, ed anche per questo la sua gloria crescerà sempre più in fretta. Quel grande che a vent’anni non conosceva ancora l’ortografia, ha creato cento statue, trenta delle quali sono capolavori!”. E già a vedere alcune opere del Canova che scorrono nel video di Ars Invicta, trailer di presentazione della mostra-evento “Canova e l’Antico” al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 28 marzo al 30 giugno 2019 ci dà un assaggio della grandezza di questo artista celebrato da Stendhal. E che per tutto il corso della sua attività artistica ha seguito il monito di Johann Joachim Winckelmann, padre del Neoclassicismo: “Imitare, non copiare gli antichi” per “diventare inimitabili”. Al Mann, a Napoli, per la prima volta 12 grandi marmi e oltre 110 opere del sommo scultore per mettere a fuoco, nel “tempio” dell’arte classica, il legame fecondo tra Canova e l’Antico.

Il manifesto della mostra “Canova e l’Antico” al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 28 marzo al 30 giugno 2019

Per la prima volta si mette a fuoco in una mostra quel rapporto continuo, intenso e fecondo che legò Canova al mondo classico, facendone agli occhi dei suoi contemporanei un “novello Fidia”, ma anche un artista capace di scardinare e rinnovare l’Antico guardando alla natura. “L’ultimo degli antichi e il primo dei moderni”: definizione che ben si attaglia al sommo Antonio Canova e alla sua arte sublime, celebrata per la prima volta a Napoli, al museo Archeologico nazionale nella mostra-evento co-promossa dal Mibac-Mann con il museo statale Ermitage di San Pietroburgo nell’ambito dell’importante protocollo di collaborazione che lega le due Istituzioni. La mostra “Canova e l’Antico” ha ottenuto il sostegno della Regione Campania, i patrocini del Comune di Napoli, della Gypsotheca-Museo Antonio Canova di Possagno e del museo civico di Bassano del Grappa ed è stata realizzata con la collaborazione di Ermitage Italia.

Vincenzo De Luca, governatore della Campania

“Perché Canova ha tanto senso? Perché sentiamo così profondamente la mostra “dell’ultimo degli antichi e il primo dei moderni”, fra gli artisti del ‘700?”, si chiede il governatore della Campania, Vincenzo De Luca. “La risposta è nella mostra proposta dal Mann, che dimostra non solo l’eccellenza del museo che la ospita, ormai fra le più importanti istituzioni culturali europee, e lo straordinario intuito del suo direttore che riesce a tessere una fitta rete di rapporti interni e internazionali: negli ultimi mesi con la Cina, oggi con l’Ermitage di San Pietroburgo. Soprattutto, però, la mostra prova l’universalità “politica” dell’arte e la sua perenne contemporaneità. Da San Pietroburgo, giungono a Napoli prestiti unici e irripetibili, come i gruppi scultorei di Canova che, per la prima volta, vivranno un emozionante confronto con i modelli che hanno ispirato l’autore. A San Pietroburgo, reperti provenienti dal Mann e dal Parco Archeologico di Pompei danno vita alla mostra “Pompei. Uomini, dei ed eroi”. È il significato dell’arte come patrimonio universale e collettivo. Ed è, per noi, motivo di orgoglio sentirci protagonisti di questa eccezionale interazione, condividere la capacità quasi “olfattiva” del Mann di intercettare, per questo magma in movimento che è la Campania, un “sistema” dell’arte, unico nel suo genere, che possa indicare nuovi orizzonti nella gestione della cultura della nostra nazione”.

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

“Se la scoperta di Ercolano e Pompei sono alla base della nascita del Neoclassicismo”, interviene il direttore del Mann, Paolo Giulierini, “la figura di Canova ne è, forse, la massima espressione artistica. Riflettere poi sul fatto che “il moderno Fidia” trasse ispirazione dal patrimonio antico di Napoli, anche in termini di statuaria, e ricevette numerose commesse tanto da consentirci, oggi, di poter proporre un “itinerario canoviano”, fornisce la risposta al perché di una mostra di Canova all’Archeologico di Napoli, curata magistralmente da Giuseppe Pavanello. Cardine dell’esposizione è il nucleo di sculture proveniente dall’Ermitage, museo con il quale il Mann è legato da un protocollo quadriennale propiziato dalla lungimiranza di Maurizio Cecconi con l’ausilio di Villaggio Globale International. Per questo mi sento in dovere di ringraziare il professor Michail Piotrovskij, direttore del museo statale Ermitage, e il curatore del dipartimento canoviano dottor Sergej Androsov. Fondamentali prestiti sono stati forniti anche dalla Gipsoteca di Possagno, dal museo di Bassano del Grappa, dal museo nazionale di Kiev e dall’Accademia di Napoli che concorrono a creare uno straordinario percorso artistico incardinato sul tema che parte dalla fase creativa (dal bozzetto al disegno, dal modello alla copia in gesso) fino all’opera d’arte definitiva”.

Il famoso gruppo delle Tre Grazie di Antonio Canova, capolavoro conservato all’Ermitage di San Pietroburgo

Curata da Giuseppe Pavanello, tra i massimi studiosi di Canova e organizzata da Villaggio Globale International, la mostra, riunirà al museo Archeologico nazionale di Napoli, oltre ad alcune ulteriori opere antiche di rilievo, più di 110 lavori del grande artista, tra cui 12 straordinari marmi, grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi, modellini in gesso e terracotta, disegni, dipinti, monocromi e tempere, in dialogo con opere collezioni del Mann, in parte inserite nel percorso espositivo, in parte segnalate nelle sale museali. Prestiti internazionali connotano l’appuntamento: come il nucleo eccezionale di ben sei marmi provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo, che vanta la più ampia collezione canoviana al mondo – L’Amorino Alato, L’Ebe, La Danzatrice con le mani sui fianchi, Amore e Psiche stanti, la testa del Genio della Morte e la celeberrima e rivoluzionaria scultura delle Tre Grazie – ma anche l’imponente statua, alta quasi tre metri, raffigurante La Pace, proveniente da Kiev e l’Apollo che s’incorona del Getty Museum di Los Angeles. A questi si aggiungono, tra i capolavori in marmo che hanno entusiasmato scrittori come Stendhal e Foscolo riuniti ora nel Salone della Meridiana del museo Archeologico napoletano, la bellissima Maddalena penitente da Genova, il Paride dal museo civico di Asolo, la Stele Mellerio, vertice ineguagliabile di rarefazione formale e di pathos. Straordinaria la presenza di alcuni delicatissimi grandi gessi come l’Amorino Campbell e il Perseo Trionfante, restaurato quest’ultimo per l’occasione e già in Palazzo Papafava a Padova – entrambi da collezioni private – o il Teseo vincitore del Minotauro e l’Endimione dormiente dalla Gypsotheca di Possagno (paese natale di Canova) che ha concesso, con grande generosità, prestiti davvero significativi.

Preziosa tempera su carta di Antonio Canova con Teseo e Piritoo alla corte di Diana, conservato alla Gypsoteca di Possagno

Fondamentale in tal senso anche il supporto della soprintendenza ABAP dell’area metropolitana di Venezia e delle province di Belluno, Padova e Treviso, che in questi anni sta conducendo una delicata azione sul territorio, non solo di tutela delle opere d’arte, ma anche di salvaguardia e affermazione del loro valore testimoniale rispetto alle drammatiche vicende della prima Guerra Mondiale, che le ha viste tragicamente protagoniste, talvolta riportando ferite di cui va mantenuta viva la memoria. Sempre nell’ambito della collaborazione con l’Istituzione di Possagno, altro elemento peculiare della mostra sarà la possibilità di ammirare tutte insieme e dopo un attento restauro, le 34 tempere su carta a fondo nero conservate nella casa natale dell’artista: quei “varj pensieri di danze e scherzi di Ninfe con amori, di Muse e Filosofi ecc, disegnati per solo studio e diletto dell’Artista”, come si legge nel catalogo delle opere canoviane steso nel 1816, chiaramente ispirati alle pitture pompeiane su fondo unito e, in particolare, alle Danzatrici. Con le tempere, lo scultore del bianchissimo marmo di Carrara sperimentava, sulla scia di quegli esempi antichi, il suo contrario, i “campi neri”, intendendo porsi come redivivo pittore delle raffinatezze pompeiane ammirate in tutta Europa, alle quali, per la prima volta, quei suoi “pensieri” possono ora essere affiancati.

Il 2019 porta a Napoli i capolavori del Canova dell’Ermitage per la grande mostra “Canova e l’antico” che propone il confronto per analogia e per opposizione tra le opere del maestro neoclassico e le sculture greco-romane della collezione Farnese

La cosiddetta “galleria canoviana” nel Palazzo d’Inverno al museo statale dell’Ermitage a San Pietroburgo (foto Graziano Tavan)

I firmatari del protocollo di San Pietroburgo: da sinistra, Massimo Osanna (Pompei), Paolo Giulierini (Mann), Michail Piotrovskij (Ermitage)

L’elenco è ufficiale. Solo a scorrerlo c’è da rimanere senza parole: sono sei capolavori del sommo Antonio Canova, tra cui Le Tre Grazie, la Danzatrice e il gruppo di Amore e Psiche stanti. Fanno bella mostra nella cosiddetta “galleria canoviana” del Palazzo d’Inverno al museo statale Ermitage di San Pietroburgo, che costituisce il più importante nucleo di marmi canoviani al mondo. Ma dalla fine di marzo traslocheranno a Napoli al museo Archeologico nazionale per la grande mostra “Canova e l’antico”, l’evento culturale che il 2019 porta alle falde del Vesuvio. La mostra “Canova e l’antico”, coprodotta dal Mann e dall’Ermitage, che nasce nell’ambito dell’ampio e articolato protocollo di collaborazione culturale che lega i due musei dal novembre 2016, si preannuncia ormai non solo come un progetto assolutamente inedito, ma anche come un evento internazionale davvero unico, grazie al corpus espositivo che si sta definendo con tanti musei e soprattutto ai fantastici e impressionanti prestiti che giungeranno al museo Archeologico nazionale di Napoli dal grande museo sulla Neva.

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“Ebe” stante di Antonio Canova esposta nel Palazzo d’Inverno dell’Ermitage (foto Graziano Tavan)

Allora vediamo meglio l’elenco definito tra il professor Michail Piotrovsky, direttore generale del museo statale Ermitage, e Paolo Giulierini, direttore del Mann: il prestito si compone di ben sei tra i grandi e notissimi capolavori del sublime scultore custoditi dall’Ermitage. L’elenco è incredibile, si diceva, perché comprende non soltanto il busto marmoreo del Genio della morte (1798-1805) ma anche la bellissima Danzatrice (1811-1812), Ebe stante (1800-1805), il famosissimo Amorino alato (1797), il gruppo marmoreo di Amore e Psiche stanti (1800-1805) e l’emozionante Le Tre Grazie (1812-1817) simbolo universale di bellezza e icona del grande Canova nel mondo. Dall’Ermitage anche la grande statua romana dell’Ermafrodito dormiente del lll-l secolo a.C. e il gruppo bronzeo di Ercole e Lica.

“Le Tre Grazie”, il famosissimo gruppo scultoreo di Antonio Canova esposto all’Ermitage di San Pietroburgo (foto Graziano Tavan)

Napoli freme in attesa di rendere onore per la prima volta al sommo scultore italiano che secondo l’assunto proclamato da Winckelmann, padre del Neoclassicismo, mirava a imitare e non a copiare gli antichi. La modernità infatti e il genio creativo di Canova, che guardò per tutta la vita all’arte classica, facendo del dialogo antico/moderno una costante irrinunciabile del suo percorso, gli permisero di rileggere la scultura greco-romana con una sensibilità e un sentire assolutamente nuovo e per certi versi irraggiungibile. Con punte di innovazione radicali, come nel caso delle Grazie. L’Antico, per Antonio Canova, bisognava averlo in mente, sperimentandolo nel sangue, sino a farlo diventare naturale come la vita stessa. Ed è anche per tale motivo che lo scultore si può considerare l’ultimo degli antichi e il primo dei moderni.

L’Ercole Farnese, statua monumentale conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

Altre anticipazioni della mostra “Canova e l’antico”. Nella mostra, il confronto per analogia e per opposizione, fra opere di Canova e opere classiche, sarà costante, reso possibile e perfetto in un autentico tempio dell’antico come il museo Archeologico nazionale di Napoli, che vanta peraltro, nello scalone monumentale, la grande statua canoviana di Ferdinando di Borbone come Minerva. I rapporti tra Canova e Napoli furono fortissimi. Qui si trovano infatti capolavori che sono stati ammirati dallo scultore sin dal suo primo viaggio in città, appena ventiduenne, a partire dai celeberrimi marmi farnesiani, da Amore Farnese prototipo per l’Amorino alato Jusupov, al gruppo di Atamante e Learco (o Ettore e Troilo), avvio per il gruppo di Ercole e Lica, marmo imponente previsto fra l’altro per Napoli, la cui grandezza venne calcolata sull’Ercole Farnese, altro capolavoro del museo napoletano. Numerose e significative furono poi le committenze dei regnanti, sia dell’antico regime sia dell’età napoleonica e dell’aristocrazia napoletana, come in nessun’altra città dopo Roma.

A Napoli incontro tra il direttore del Mann e il direttore dell’Ermitage su “Il patrimonio della storia e i grandi musei: esperienze e idee a confronto” che consolida la collaborazione tra le due istituzioni. E nel 2019 a Napoli mostra sul Canova e a San Pietroburgo su Pompei

La presentazione della mostra sui Longobardi all’Ermitage: al centro, Michail Piotrovsky. Alla sua destra, Maurizio Cecconi; alla sua sinistra, Pasquale Terracciano e Massimo Depaoli (foto Graziano Tavan)

Locandina dell’incontro tra il direttore del Mann, Giulierini, e dell’Ermitage, Piotrovsky

Due mesi fa, era l’inizio di maggio 2018, l’inaugurazione della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” al museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo è stato il sigillo – se ancora ce ne fosse stato bisogno – su una collaborazione scientifica e operativa tra il museo Archeologico nazionale di Napoli e la prestigiosa istituzione culturale russa che sta dando ottimi frutti. E che venerdì 13 luglio 2018, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Napoli, vedrà una nuova tappa significativa: nella Sala del Toro Farnese si svolgerà infatti l’incontro tra Michail Piotrovsky, direttore del museo statale Ermitage di San Pietroburgo e Paolo Giulierini, direttore del Mann, che si confronteranno in una conferenza aperta al pubblico su “Il patrimonio della storia e i grandi musei: esperienze e idee a confronto”, intervistati da Vincenzo Esposito (Il Corriere del Mezzogiorno), Davide Cerbone (Il Mattino di Napoli) ed Antonio Ferrara (La Repubblica di Napoli).

I firmatari del protocollo di San Pietroburgo: da sinistra, Massimo Osanna (Pompei), Paolo Giulierini (Mann), Michail Piotrovskij (Ermitage)

Era il 10 novembre 2016 quando, a San Pietroburgo, il direttore del museo statale Ermitage, Michail Piotrovskij, il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini e il direttore generale di Pompei, Massimo Osanna, con il supporto di Villaggio Globale International, siglarono un accordo quadriennale di collaborazione. Fu lo stesso ministro per i Beni culturali dell’epoca, Dario Franceschini, a darne notizia: “L’accordo prevede una condivisione di esperienze e competenze nel campo dello scavo archeologico, lo scambio di mostre e la realizzazione congiunta di progetti espositivi e, inoltre, stage di studio tra i collaboratori scientifici e gli specialisti nel campo della storia dell’arte, dell’archeologia, dell’eredità culturale, della museologia, della conservazione e del restauro; l’attuazione di conferenze scientifiche, convegni, seminari, tavole rotonde, sulle problematiche della storia dell’arte, dell’eredità culturale, della museologia, della conservazione, del restauro e della gestione dei Beni Culturali; il confronto in merito all’utilizzo di sistemi e tecnologie innovative applicate ai beni culturali con particolare riferimento alla digitalizzazione, all’archiviazione, all’applicazione di realtà aumentate e multimedialità finalizzati alla valorizzazione del patrimonio, alla sua conservazione e fruizione pubblica e specialistica; lo studio e confronto sulle nuove forme di approccio e di diffusione della conoscenza, anche attraverso l’interdisciplinarità delle arti, dei patrimoni archeologici e delle eredità storico-artistiche; l’attivazione di borse di studio e la partecipazione reciproca ad attività di indagine e campagne di scavo sulla base di ricerche e progetti condivisi” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/11/16/mostre-convegni-restauri-scavi-archeologici-scambi-culturali-siglato-protocollo-di-collaborazione-tra-il-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-gli-scavi-di-pompei-e-il-museo-ermitage-di-san-pie/).

Pubblico russo alla mostra sui Longobardi all’Ermitage (foto Graziano Tavan)

Le quattro sculture, prima Ludovisi e poi Farnese, conservate al Mann ed esposte al museo Ermitage

Quindi è stata sancita la volontà di sviluppare progetti culturali, studi e ricerche, scambi e relazioni tra i Musei, in collegamento con Ermitage Italia, con l’intento di valorizzare i patrimoni comuni e la conoscenza della storia ricchissima che unisce l’Italia, e la Campania nello specifico, alla Russia e a San Pietroburgo. E i risultati sono tangibili. Si sono succeduti quindi eventi e iniziative importanti: il prestito eccellente da parte dell’Ermitage di un nucleo di capolavori per la mostra “Amori Divini”, sopraggiunti a dare ulteriore prestigio all’evento espositivo: il cratere a calice attico a figure rosse, attribuito al Pittore di Triptolemos (490-480 a.C. circa), scoperto a Cerveteri, con il mito di Zeus che, attratto dalla bellezza di Danae rinchiusa dal padre in una camera sotterranea, si unisce a lei trasformandosi in una pioggia d’oro filtrata dal tetto. È una delle più antiche rappresentazioni dell’unione divina giunte fino a noi. E ancora l’anfora nolana attica a figure rosse, attribuita al Pittore della Phiale (440 a.C.) con Europa seduta in groppa a un toro: il Pittore della Phiale riesce a dare una visione concisa e rinnovata della figura di Europa, ponendola in parallelo con quella di un uomo anziano, identificabile con il padre Agenore, re di Tiro, che ordinò ai suoi figli maschi di partire alla ricerca della principessa rapita (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/07/21/sei-eccezionali-pezzi-dal-louvre-e-dallermitage-giunti-ad-arricchire-e-completare-al-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-la-mostra-amori-divini-percorso-nel-mito-greco-e/). Il 7 dicembre 2017 poi il Mann è stato l’ospite d’onore al compleanno dell’Ermitage, con l’esposizione del gruppo scultoreo del “Piccolo Donario Pergameno”, quale capolavoro unico scelto dal museo di San Pietroburgo per i festeggiamenti internazionali (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/12/06/san-pietroburgo-il-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-ospite-donore-per-i-festeggiamenti-del-compleanno-dellermitage-con-il-galata-morente-e-altre-tre-statue-r/). E infine, come si diceva all’inizio, la collaborazione e la straordinaria promozione congiunta per la mostra dedicata ai Longobardi, che dalle sale del museo napoletano è partita alla volta di San Pietroburgo dove sarà visitabile fino al 15 luglio 2018 (https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/05/14/i-longobardi-conquistano-la-russia-aperta-allermitage-di-san-pietroburgo-la-mostra-italiana-longobardi-un-popolo-che-cambia-la-storia-terza-tappa-del-progetto-dopo-pavia/).

I direttori Paolo Giulierini (Mann) e Michail Piotrovsky (Ermitage)

E ora l’importante e attesa visita ufficiale al Mann di Napoli e al suo direttore Paolo Giulierini, da parte di Michail Piotrovsky, direttore generale del museo Statale Ermitage – che sarà a Napoli venerdì 13 luglio 2018, accompagnato da Irina Artemieva conservatrice del dipartimento di Pittura veneta del museo russo e direttrice di Ermitage Italia –, con la conferenza-confronto pubblico tra i due direttori: “ERMITAGE/MANN – MANN/ERMITAGE. Il patrimonio della storia e i grandi musei: esperienze e idee a confronto”. Un’occasione tra due protagonisti della cultura russa e italiana per parlare di patrimoni d’arte e storia e di grandi musei, di ruolo delle istituzioni museali nella società attuale e strategie future, ma anche di collaborazioni internazionali e grandi eventi. Una conferma dell’importante relazione che lega da oltre un anno i due Musei e un riconoscimento del valore del Mann e delle sue collezioni a livello internazionale, grazie al lavoro di apertura e valorizzazione attuato dalla direzione dell’Istituzione napoletana. Straordinari sono del resto i progetti ai quali stanno lavorando congiuntamente i musei russo e italiano e che porteranno, come prossima tappa, a due grandi esposizioni nel marzo del 2019: la prima grande mostra mai dedicata al sommo Canova e ai suoi rapporti con l’antico, in quello che è un vero e proprio tempio dell’arte classica – un’antologica emozionante per prestiti e studi -, e una grande mostra all’Ermitage dedicata a Pompei, insieme alla Soprintendenza Pompei.

Il museo Archeologico nazionale di Napoli

“Sono davvero felice e assolutamente onorato della collaborazione con il museo Ermitage”, ha dichiarato Paolo Giulierini da Los Angeles, dove si trova in missione al momento, “e la visita del direttore Piotrovsky è un momento speciale per il nostro museo che si appresta a ospitare capolavori assoluti dall’Ermitage, ma che vuole anche dialogare e lavorare a fianco di questo grande museo e ai loro esperti nel campo degli scavi, del restauro, della valorizzazione museale, come del resto stabilito nel nostro accordo. Nel contempo la volontà di dare il giusto risalto in Russia, e con l’Ermitage a livello internazionale, alle collezioni del Mann che sono comunque d’importanza mondiale. Sarà importante e credo molto stimolante il confronto d’idee pubblico che avremo il 13 sera. Noi abbiamo appena presentato il rapporto annuale relativo al 2017 con grande soddisfazione e stiamo attuando il nostro piano di ampliamento: con la riapertura e il riallestimento delle sezioni museali e con la nuova ala, che ci consentirà di avere spazi e servizi, adeguati ai massimi standard europei. Ma l’Ermitage è un gigante mondiale ed è straordinario l’impulso che il prof. Piotrovsky continua a dare a questo luogo unico della cultura”.

I Longobardi conquistano la Russia: aperta all’Ermitage di San Pietroburgo la mostra italiana “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” terza tappa del progetto, dopo Pavia e Napoli. Nuovo allestimento che privilegia l’aspetto archeologico nell’ex maneggio di Caterina II

Nella veduta aerea è evidenziato il Piccolo Ermitage tra l’imponenza del Palazzo d’Inverno e la massiccia possanza del cosiddetto Nuovo Ermitage

Il totem che all’Ermitage accoglie i visitatori della mostra “Longobardi- Un popolo che cambia la storia” (foto Graziano Tavan)

Michail Piotrovsky, direttore generale del museo dell’Ermitage (foto Graziano Tavan)

Dall’esterno passa quasi inosservato, schiacciato com’è tra l’imponenza del Palazzo d’Inverno, la sede più famosa del complesso degli edifici del museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo, e la massiccia possanza del cosiddetto Nuovo Ermitage: in mezzo è appunto il Piccolo Ermitage, un edificio a due piani commissionato dall’imperatrice Caterina II all’architetto Yuri Velten che lo realizzò tra il 1764 e il 1766; ampliato tra il 1767 e il 1769 dall’architetto Jean-Baptiste Vallin de la Mothe che costruì un padiglione sul terrapieno del fiume Neva con una grande sala, diversi salotti e un aranceto per il riposo dell’Imperatrice. I padiglioni Sud e Nord sono stati poi collegati dal Giardino pensile (rialzato al livello del primo piano) con gallerie su entrambi i lati che oggi ospitano le collezioni pittoriche del centro Europa e il famoso Pavone-orologio.  Per raggiungere il Piccolo Ermitage si percorrono dei passaggi aerei coperti: dal Palazzo d’Inverno si giunge attraverso l’Antico Egitto, dalla parte del Nuovo Ermitage bisogna superare le antichità greco-romane. Nella sala-corridoio di raccordo del Piccolo Ermitage i rilievi greco-romani risaltano sul rosso delle pareti. È qui che si apre una porta: un cartello indica che da lì, attraverso una scala, si raggiunge il piano terra, dove, fino al 15 luglio 2018, è allestita la mostra temporanea “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”, terza tappa che, “dopo Pavia e Napoli, chiude a San Pietroburgo il grande progetto espositivo preparato da specialisti italiani”, come ha ricordato all’inaugurazione il direttore dell’Ermitage, Michail Piotrovsky. “Per gli specialisti russi di alto medioevo questa mostra segna una pietra miliare nella scoperta della prima Europa medievale. Proprio grazie alla consolidata collaborazione tra l’Ermitage e i musei italiani, ora è possibile a un vasto pubblico russo colmare sulla cultura d’Italia quel significativo intervallo storico noto come “secoli bui”, tra la tarda antichità e il medioevo”.

La presentazione della mostra sui Longobardi all’Ermitage: al centro, Michail Piotrovsky. Alla sua destra, Maurizio Cecconi; alla sua sinistra, Pasquale Terracciano e Massimo Depaoli (foto Graziano Tavan)

Pubblico russo alla mostra sui Longobardi all’Ermitage (foto Graziano Tavan)

È infatti la prima volta che in Russia si parla di Longobardi. E che a farlo sia una mostra pensata e prodotta tutta in Italia, da archeologi, storici, storici dell’arte e linguisti italiani, è una soddisfazione e un onore ben sottolineati dall’ambasciatore italiano a Mosca, Pasquale Terracciano (“L’amicizia tra Italia e Russia è confermata anche da questa proficua collaborazione scientifica”), e dal sindaco di Pavia, Massimo Depaoli (“Oggi Pavia è una piccola città, ma per due secoli è stata la capitale del Regno dei Longobardi: poter far conoscere questo importante periodo della nostra storia anche agli amici russi in uno straordinario museo quale è l’Ermitage è veramente gratificante”. Ma attenzione. Se avete visto la mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” nelle precedenti tappe italiane di Pavia e Napoli, scordatevi quell’allestimento e il percorso storico-geografico che veniva individuato negli spazi del castello visconteo e del Mann. A San Pietroburgo la mostra è tutta un’altra cosa. Una scelta “obbligata” dalla location e in sintonia con la tradizione delle grandi mostre dell’Ermitage. Non è un caso che ai due principali curatori, Gian Pietro Brogiolo (università di Padova) e Federico Marazzi (università di Napoli), si sia aggiunto un curatore operativo della mostra nell’Ermitage: Alexei Gennadyevich Furasyev, ricercatore principale del Dipartimento di Archeologia dell’Europa Orientale e della Siberia.

L’allestimento essenziale della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” nella grande sala dell’ex maneggio del Piccolo Ermitage (foto Graziano Tavan)

Il progetto di restauro e recupero degli spazi dell’ex maneggio e delle ex scuderie del Piccolo Ermitage

Il primo motivo del cambio di allestimento – si diceva – è dovuto allo spazio scelto: l’antico maneggio, una grande sala di quasi duemila metri quadri che su tre lati presenta delle balconate da cui probabilmente si poteva assistere agli esercizi della scuola di equitazione. Il Maneggio è stato “scoperto” solo nei primi anni 2000: “Durante l’esplorazione dell’Ermitage”, spiegano gli architetti che hanno curato il restauro completo nel 2016, “ci siamo imbattuti, nascosti sotto la densa massa del museo, nelle ex scuderie e nel maneggio del complesso del palazzo. Sebbene siano situati al piano terra del Piccolo Ermitage, questi spazi sono rimasti preclusi al pubblico, utilizzati principalmente per riporre mobili, carrozze e altri oggetti di grandi dimensioni dagli anni ’50 del secolo scorso. Prive di decorazioni, le due grandi sale recuperate del Piccolo Ermitage, il Maneggio e le ex Scuderie, si trasformano in una Kunsthalle, un nuovo spazio per mostre temporanee, eventi e sperimentazioni, una condizione radicalmente diversa rispetto al resto del museo”. È evidente, come sottolinea Marazzi, “che in questo salone diventa difficile se non impossibile creare un percorso lineare, e tanto meno proporre su una superficie così estesa anche in alzato il colorato e coinvolgente allestimento proposto dall’architetto Angelo Figus”. Ma il nuovo allestimento rispetta e si inserisce nell’alveo della grande tradizione espositiva dell’Ermitage. “Qui è il trionfo dell’archeologia, nel senso più tradizionale del termine”, interviene Maurizio Cecconi di Villaggio Globale International che ha prodotto la mostra. “In Italia c’era una visione d’insieme della civiltà longobarda. Qui non c’è la storia, c’è l’archeologia. A parlare sono i reperti”.

Frontale del trono d’altare (VIII sec.) in pietra bianca cristallina proveniente da Aquileia (foto Graziano Tavan)

Coppia di fibule in oro da una tomba femminile del VII secolo (foto Graziano Tavan)

E di oggetti in mostra ce ne sono circa 600, la maggior parte dei quali sono reperti archeologici, che permettono di ricostruire tutti i possibili aspetti della vita politica, economica e quotidiana nei ducati longobardi, ma anche il complesso rapporto del Regno Longobardo nel VI-VII secolo con Bisanzio, che mantenne il potere nelle grandi città di Roma e Ravenna, e nell’VIII-IX secolo con lo stato dei Franchi sotto la dinastia carolingia. “La mostra”, sottolineano gli archeologi dell’Ermitage, “è dedicata a un’epoca storica nella storia d’Italia: il periodo del Regno longobardo (568-774 d.C.). L’invasione dei Longobardi, una bellicosa tribù germanica, dall’Europa centrale portò al collasso finale della civiltà del Tardo antico nelle terre delle fiorenti regioni centrali dell’impero romano dove il feudalesimo medievale era ancora in nuce. I numerosi reperti archeologici lasciati da questo popolo illustrano vividamente il corso dell’insediamento dei nuovi conquistatori di quasi tutto il territorio italiano e lo scontro tra due culture. L’inevitabile scomparsa dell’eredità politica della Roma imperiale e il declino di una grande cultura artistica non si rivelarono tuttavia assolutamente fatali. Sulle loro rovine è nato gradualmente un nuovo fenomeno storico: quell’esile ripresa che avrebbe portato a produrre il Rinascimento italiano ha le sue radici nel Regno Longobardo”.

Molta curiosità tra il pubblico per la mostra sui Longobardi, per la prima volta in Russia (foto Graziano Tavan)

Il codice Parchment “Legum Langobardorum” da Cava dei Tirreni (Salerno) (foto Graziano Tavan)

“Negli ultimi quarant’anni”, ricorda Marazzi, “i Longobardi sono stati costantemente al centro dell’attenzione della comunità accademica e del pubblico in generale. Lo studio multidisciplinare di dozzine di manufatti archeologici ha arricchito in modo significativo la nostra conoscenza della cultura materiale, dei legami sociali e dei processi con cui questo popolo si è integrato nel contesto generale dell’evoluzione dei popoli europei tra il periodo di migrazione e l’Alto Medioevo. Assegnando un posto nella Lista del Patrimonio Mondiale ai siti associati ai Longobardi (Italia Langobardorum), l’UNESCO ha affermato l’importanza dell’eredità dei Longobardi come una delle componenti distintive all’interno dell’identità storica italiana”.

Molto apprezzato l’audiovisivo che arricchisce la mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” all’Ermitage (foto Graziano Tavan)

Il catalogo curato dall’Ermitage (foto Graziano Tavan)

A disposizione degli studiosi e degli appassionati russi c’è il catalogo (State Hermitage Publishing House, 2018) che gli esperti dell’Ermitage hanno curato scegliendo e traducendo i saggi presenti sul catalogo italiano con l’aggiunta della prefazione di Mikhail Piotrovsky. Gli autori dei testi – importanti specialisti europei, archeologi, storici e medievali – introducono i lettori agli ultimi risultati delle loro ricerche estremamente durature e profonde. Il catalogo è stato originariamente preparato in italiano per le mostre tenute a Pavia e Napoli. Un piccolo numero di reperti che appaiono nella versione in lingua russa del libro non può essere reso disponibile per la visualizzazione a San Pietroburgo, tuttavia è stato deciso di lasciarli nella pubblicazione in modo da non privare il pubblico russo delle informazioni importanti e contributo estetico fornito da tali articoli.