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“Alla ricerca di Stabia”: all’Antiquarium di Pompei una mostra sulla necropoli di Madonna delle Grazie e del santuario dei Privati anticipa il progetto multidisciplinare per lo studio, la riscoperta e la valorizzazione dell’antica Stabiae. Con l’antiquarium stabiano chiuso da anni, il nuovo museo di Stabia sarà nella reggia borbonica di Quisisana

Il manifesto che annuncia la mostra “Alla scoperta di Stabia” all’antiquarium di Pompei (foto Graziano Tavan)

Il team di archeologi della soprintendenza di Pompei tra i direttori generali Osanna (a sinistra) e Cipolletta (a destra) (foto Graziano Tavan)

Focus sull’antica Stabiae. Era ora, sarebbe quasi il caso di dire. E lo ha fatto ben capire e trasparire dalle sue parole Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, nel presentare la mostra “Alla ricerca di Stabia”, aperta all’Antiquarium di Pompei fino al 31 gennaio 2019: un percorso di conoscenza della storia dell’antica Stabiae attraverso le testimonianze lasciateci dai ritrovamenti nella necropoli di Madonna delle Grazie, con le sue numerose sepolture, e nel santuario extraurbano in località Privati connesso, come rivelano i reperti votivi rinvenuti, al mondo femminile, alla protezione della fertilità e delle nascite. “Di solito”, esordisce Osanna, “le mostre archeologiche rappresentano il punto di arrivo di un progetto di ricerca archeologica. Stavolta, invece, vogliamo portare l’attenzione sulle necropoli di Stabiae, che raccontano la storia di una comunità aperta ai contatti con il Mediterraneo. La diversità dei materiali raccolti racconta un mondo fatto di mobilità, di migrazioni, di contatto tra culture, una cultura fatta di recezioni, di stimoli che vengono da aree culturali diverse. Questa mostra porta luce su un luogo troppo a lungo dimenticato che è l’antiquarium Stabiano, che è stato un luogo glorioso negli anni Sessanta per i materiali straordinari che conteneva, poi chiuso per problemi di agibilità dell’edificio. Così l’Antiquarium Stabiano è diventato il contenitore inadeguato di materiale non più fruibile da parte del pubblico”.

La reggia borbonica di Quisisana a Castellammare di Stabia ospiterà il nuovo museo nazionale di Stabia

Un grande ambiente affrescato di villa Arianna, la più antica villa d’otium di Stabiae

Un progetto scientifico e di valorizzazione ambizioso per l’antica Stabiae. “Di Stabiae si sa pochissimo”, ammette Osanna. “È per questo che abbiamo messo insieme un programma di ricerca a tappeto su tutto il territorio di Stabia e capire la nascita e lo sviluppo di questo insediamento e arrivare a una conoscenza da aprire alla comunità del territorio e ai visitatori. A seguire il progetto è stato chiamato un gruppo cui fanno parte l’università di Salerno, l’università di Napoli Federico II, l’università di Bologna e la Columbia University”. E ancor prima del “taglio del nastro”, è stato proprio il soprintendente, affiancato dal direttore generale del Grande Progetto Pompei, Mauro Cipolletta, a dare la prima importante notizia: “È imminente la concessione d’uso della Reggia borbonica di Quisisana a Castellammare di Stabia alla soprintendenza per allestirvi un museo dedicato a Stabiae e un centro di ricerca sull’area che è considerata di grande interesse”. L’antico ager stabianus è infatti finora noto per la diffusione, tra la conquista sillana dell’89 a.C. e l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., di ville residenziali e produttive, come sottolineava già all’epoca Plinio il Vecchio: insediamenti richiamati dai terreni favorevoli alla coltura della vite e dell’olivo, e un retroterra montuoso adatto all’allevamento del bestiame per la produzione di lana, latte e derivati. Le residenze di lusso furono edificate sul pianoro di Varano, in posizione panoramica sul mare: ville di grandi dimensioni, spesso su più livelli. Pensiamo alla villa Arianna e al cosiddetto Secondo Complesso, oggi visitabili; la villa del Pastore, attualmente interrata; e la villa San Marco, aperta al pubblico. Sui terrazzamenti collinari dei monti Lattari stavano invece le ville rustiche: le ricerche della soprintendenza archeologica di Pompei negli ultimi anni ne ha individuato una cinquantina.

Il direttore generale Massimo Osanna illustra i reperti in mostra all’antiquarium di Pompei (foto Graziano Tavan)

Quindi a Pompei una mostra per fare il punto sulle ricerche a Stabia con un focus su due contesti di grande importanza per la ricostruzione delle dinamiche insediative del territorio stabiano e per le sue vicende storiche in epoca preromana. La necropoli di Madonna delle Grazie, con circa 300 tombe distribuite su un’area di circa 15mila mq, datate tra la seconda metà del VII sec. a.C. e la fine del III sec. a.C., testimonia della più antica occupazione stabile del territorio e rappresenta dunque una fonte preziosa di informazione sugli abitanti degli antichi centri che circondavano Pompei. Il luogo di culto in località Privati documenta invece un aspetto inedito della storia di Stabiae e cioè la presenza di un santuario extra-urbano nella seconda metà del IV sec. a.C.
La necropoli di Madonna delle Grazie si trova in una zona pianeggiante lungo la moderna statale Stabia-Nocera, in un’area che oggi costituisce la periferia orientale di Castellammare di Stabia. Le indagini condotte tra il 1959 e il 1989 hanno restituito circa 300 sepolture che indicano un utilizzo ininterrotto della necropoli tra la seconda metà del VII sec. a.C. e la fine del III sec. a.C. Tombe a fossa, a cassa litica o coperte con tegole sono le principali tipologie di sepolture attestate Nei corredi troviamo oggetti legati al banchetto, tra cui vasi utilizzati per il consumo di bevande come il vino (coppe, brocche, anforette) e strumenti impiegati nella preparazione dei cibi (coltelli e alari per la cottura delle carni); fibule, anellini, bracciali e collane sono invece elementi distintivi dell’abbigliamento e dell’ornamento.

Corredi funerari in mostra a Pompei dalla necropoli di Madonna delle Grazie a Stabia (foto Graziano Tavan)

“Gli oggetti in mostra delineano l’identità del defunto e attestano l’adozione di forme di consumo del vino legate al mondo greco ed etrusco”, spiegano gli archeologi. “I reperti testimoniano, inoltre, la presenza in Campania di nuove genti come gli Etruschi che, tra la fine del VII e gli inizi del VI sec. a.C., innescano profonde trasformazioni negli assetti territoriali e nelle dinamiche insediative. In questo periodo, sollecitati anche dall’arrivo di genti straniere, le popolazioni locali delle aree più interne della piana del Sarno e dei Monti Lattari si spinsero infatti fino al golfo di Napoli e si aprirono a nuovi contatti. La necropoli di Madonna delle Grazie ci racconta questa complessa fase di trasformazione”. E continuano: “Una comunità aperta ai contatti con genti straniere tra il VII e il V sec. a.C. consolida la propria presenza nel territorio stabiano e seppellisce i propri morti proprio nella necropoli di Santa Maria delle Grazie. Nelle tombe troviamo i segni di queste molteplici relazioni: diverse tipologie di ceramiche, tra cui vasi di impasto legati alla tradizione locale, forme in bucchero caratteristiche del mondo etrusco e importazioni greche”. Tra la metà del V e la metà del IV sec. a.C. l’arrivo di popolazioni sannitiche in Magna Grecia porta profonde trasformazioni sociali e negli insediamenti. “Segni di cambiamento si osservano anche a Stabia: nella necropoli di Madonna delle Grazie aumenta il numero delle tombe e cambia la tipologia delle ceramiche nei corredi, costituiti ora soprattutto da vasi privi di decorazione, ceramiche a vernice nera e più raramente vasi a figure rosse”.

Antefissa in terracotta con la testa di Ercole dal luogo di culto in località Privati a Stabia (foto Graziano Tavan)

Di grande interesse, quanto poco conosciuto, il luogo di culto in località Privati. Il deposito votivo, su una terrazza dei Monti Lattari digradante panoramicamente verso il golfo di Stabiae, segnava anticamente il confine meridionale del territorio stabiano, in una strategica posizione di controllo del percorso che collegava la valle del Sarno e l’area sorrentino-amalfitana. Il santuario, a partire dal IV sec. a.C., era probabilmente legato alla sfera femminile e alla protezione della fertilità e delle nascite, come indicano le terrecotte con immagini femminili, di bambini: tante offerte votive ed ex voto, anche con ossa animali.

Deposito di ex voto e materiale votivo da una fossa al centro della terrazza del luogo di culto in località Privati di Stabia (foto Graziano Tavan)

Al centro della terrazza gli archeologi hanno individuato una grande fossa con materiale votivo, spesso frammentato intenzionalmente prima di essere depositato, frammisto a terreno bruciato e a offerte di ossa animali. “Gli ex voto”, spiegano, “vennero gettati probabilmente per far posto a nuove offerte in occasione di un rifacimento del santuario tra II e I sec. a.C.”. Tra i votivo predomina la ceramica, con forme legate all’uso rituale dell’acqua e all’offerta di liquidi. “Alcuni tipi di statuine, come la figura di Atena con berretto frigio e le antefisse con Atena ed Eracle inseriscono il santuario di Privati in una rete di luoghi di culto che costellavano la penisola sorrentina dal Tempio Dorico di Pompei all’Athenaion di Punta della Campanella.

Pompei: gli affreschi dai vividi colori della domus dei Delfini, il vicolo dei Balconi, il giardino con i calchi delle radici degli alberi del 79 d.C., fino alle iscrizioni elettorali e al pompeiano in fuga con un gruzzolo di monete schiacciato da un blocco di pietra. Il direttore generale illustra le nuove grandi scoperte nella Regio V alla presenza del neo ministro Bonisoli

Lo scavo del vicolo dei balconi nella Regio V di Pompei (foto Ciro Fusco)

Alberto Bonisoli, ministro ai Beni culturali

Il direttore generale del parco Archeologico di Pompei ne era certo: i nuovi scavi della Regio V avrebbero stupito con scoperte eccezionali. Le aspettative non sono state deluse: dagli affreschi dai vividi colori della domus dei Delfini al vicolo dei Balconi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/06/02/pompei-i-nuovi-scavi-nella-v-regio-hanno-restituito-un-intero-vicolo-di-edifici-con-balconi-risparmiati-dalleruzione-conservati-i-parapetti-resti-di-tegole-e-anche-anfore-vinarie-lasciate/), dal giardino con i calchi delle radici degli alberi del 79 d.C. agli oggetti della vita quotidiana di un ambiente di soggiorno di pregio ai nuovi affreschi e alle iscrizioni elettorali appena venuti alla luce. Fino alla scoperta – di questi ultimi giorni – di un pompeiano in fuga dalla città con un gruzzolo di monete, morto schiacciato da un grosso blocco di pietra. Per avere una visione complessiva della situazione, venerdì 8 giugno 2018 alle 11 il direttore generale, Massimo Osanna e il direttore generale del Grande Progetto Pompei, generale Mauro Cipolletta, illustreranno lo stato di avanzamento del cantiere e i nuovi ritrovamenti. Con un ospite d’eccezione: il neo ministro dei Beni, delle Attività culturali e del Turismo, Alberto Bonisoli, che in qualche modo aprirà il suo mandato con una visita agli scavi di Pompei, e al cantiere dei nuovi scavi della Regio V, che fanno parte del cantiere di messa in sicurezza dei fronti di scavo interni alla città antica, previsto dal Grande Progetto Pompei. Le indagini archeologiche in corso stanno interessando l’area del cosiddetto “Cuneo”, posta tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/03/22/23-marzo-1748-23-marzo-2018-a-270-anni-dalla-scoperta-di-pompei-il-direttore-del-parco-archeologico-celebra-le-sue-meraviglie-raccontando-i-nuovi-scavi-in-corso-nella-reg/).

La prima vittima, emersa a Pompei dai nuovi scavi nella Regio V, è stata trovata col torace schiacciato da un grosso blocco di pietra

La prima vittima, emersa dai nuovi scavi nella Regio V, è stata trovata col torace schiacciato da un grosso blocco di pietra, il corpo sbalzato all’indietro dal potente flusso piroclastico, nel tentativo disperato di fuga dalla furia eruttiva. Lo scheletro è stato ritrovato all’incrocio tra il vicolo delle Nozze d’Argento e il vicolo dei Balconi, di recente scoperta, che protende verso via di Nola. Dalle prime osservazioni, risulta che l’individuo sopravvissuto alle prime fasi dell’eruzione vulcanica, si sia avventurato in cerca di salvezza lungo il vicolo ormai invaso dalla spessa coltre di lapilli. Il corpo è stato infatti rinvenuto all’altezza del primo piano dell’edificio adiacente, ovvero al di sopra dello strato di lapilli. Qui è stato investito dalla fitta e densa nube piroclastica che lo ha sbalzato all’indietro. Un imponente blocco in pietra (forse uno stipite), trascinato con violenza dalla nube, lo ha colpito nella porzione superiore, schiacciando la parte alta del torace e il capo che, ancora non individuati, giacciono a quota più bassa rispetto agli arti inferiori, probabilmente sotto il blocco litico.

Massimo Osanna osserva lo scheletro schiacciato del pompeiano fuggiasco

“Questo ritrovamento eccezionale”, dichiara Massimo Osanna, “rimanda al caso analogo di uno scheletro rinvenuto da Amedeo Maiuri nella casa del Fabbro e oggetto di recente studio. Si tratta dei resti di un individuo claudicante, anche lui probabilmente impedito nella fuga dalle difficoltà motorie e lasciato all’epoca in esposizione in situ. Al di là dell’impatto emotivo di queste scoperte, la possibilità di comparare questi rinvenimenti, confrontare le patologie e gli stili di vita, le dinamiche di fuga dall’eruzione, ma soprattutto di indagarli con strumenti e professionalità sempre più specifiche e presenti sul campo, contribuiscono a un racconto sempre più preciso della storia e della civiltà dell’epoca, che è alla base della ricerca archeologica”. Le prime analisi eseguite dall’antropologa, durante lo scavo, identificano un uomo adulto di età superiore ai 30 anni. La presenza di lesioni a livello delle tibie segnalano un’infezione ossea, che potrebbe essere stata la causa di significative difficoltà nella deambulazione, tali da impedire all’uomo di fuggire già ai primi drammatici segnali che precedettero l’eruzione stessa.

Il sacchetto con le monete trovate tra lo scheletro del pompeiano in fuga dall’eruzione

In fuga con un sacchetto di monete. Il pompeiano, colpito da un blocco di pietra che gli ha tranciato la parte alta del torace e la testa, fuggiva dalla furia eruttiva del Vesuvio, con la speranza di salvarsi e per questo portava con se un piccolo tesoretto di monete che gli avrebbero consentito di continuare a vivere. Gli scavi infatti hanno restituito 20 monete d’argento e 2 in bronzo che erano contenute in una piccola borsetta che l’individuo stringeva al petto. Tra le costole del torace erano dapprima emerse 3 monete, via via, rimuovendo i resti della vittima che saranno portati al Laboratorio di ricerche applicate del parco Archeologico di Pompei, per il prosieguo delle indagini, è venuto fuori il prezioso bottino. “Le monete sono allo studio dei numismatici che ne stanno definendo il taglio e il valore”, continua Osanna, “mentre i resti decomposti della piccola borsa contenitore, saranno analizzati in laboratorio per definire il materiale. A un primo esame sembrerebbe trattarsi di 20 denari d’argento e due assi in bronzo per un valore nominale di ottanta sesterzi e mezzo. Una tale quantità di monete poteva all’epoca garantire il mantenimento di una famiglia di tre persone per 14, 16 giorni”. Le monete hanno cronologia molto varia. È stato possibile esaminare 15 monete, per la maggior parte repubblicane, a partire dalla metà del II secolo a.C. Una delle monete repubblicane più tarde è un denario legionario di Marco Antonio, comune a Pompei, con l’indicazione della XXI legio. Tra le poche monete imperiali individuate, un probabile denario di Ottaviano Augusto e due denari di Vespasiano.

Geronimo Stilton testimonial del sito Unesco “Pompei, Ercolano, Torre Annunziata” per un progetto educativo per ragazzi sul patrimonio culturale

Geronimo Stilton testimonial di un progetto educativo per ragazzi del sito Unesco Pompei, Ercolano, Torre Annunziata

Il sito Unesco “Pompei, Ercolano, Torre Annunziata” lancia in collaborazione con l’Osservatorio Permanente del Centro Storico di Napoli-sito Unesco, un progetto educativo per ragazzi rivolto ai giovani cittadini del territorio con un testimonial d’eccezione: Geronimo Stilton, il topo giornalista più amato dai bambini di tutto il mondo, con l’obiettivo per l’anno 2018-2019 di aumentare la consapevolezza e la sensibilità dei più giovani nei confronti del patrimonio culturale mondiale. La presentazione del progetto martedì 5 giugno 2018 alle 12 alla Palestra Grande degli scavi di Pompei. Interverranno Massimo Osanna, direttore generale del Parco archeologico di Pompei; Francesco Sirano, direttore generale del Parco archeologico di Ercolano; gen. Mauro Cipolletta, direttore del Grande Progetto Pompei; arch. Silvia Patrignani, segretariato generale del ministero per i Beni e le Attività culturali, Ufficio UNESCO. E naturalmente non mancherà l’ospite di eccezione, il testimonial Geronimo Stilton in pelliccia e baffi. Il progetto educativo è realizzato in collaborazione con Atlantyca Entertainment, l’azienda milanese che gestisce i diritti editoriali internazionali, di animazione e di licensing del personaggio Geronimo Stilton.

23 marzo 1748 – 23 marzo 2018: a 270 anni dalla “scoperta” di Pompei, il direttore del Parco archeologico celebra le sue meraviglie raccontando i nuovi scavi in corso nella Regio V, un cuneo di oltre mille metri quadri mai indagato: le ricerche dureranno due anni per un costo complessivo di circa 8,5 milioni di euro

I primi scavi archeologi dei Borboni a Pompei in una stampa dell’epoca

23 marzo 1748: una data fondamentale per Pompei. Ufficialmente gli scavi iniziarono il 1° aprile di quell’anno. Ma solo perché qualche giorno prima c’era stato un ritrovamento fortuito di alcuni reperti nella zona di Civita a Pompei, spostò l’interesse degli scavi Borbonici in quest’area. Erano già dieci anni che, durante la costruzione della Reggia di Portici, voluta da Carlo III di Borbone re delle Due Sicilie, era stata scoperta Ercolano. Il funzionario Roque Joaquin de Alcubierre avviò la prima esplorazione del sito: furono rinvenuti statue, pezzi di marmo e frammenti di iscrizioni e cornici. Lo stesso ingegnere del genio militare, direttore degli scavi di Ercolano per conto di Carlo III di Borbone, portò alla luce i primi reperti dell’antica Pompei: monete, dipinti, oggetti metallici e tracce di una taberna e della strada romana antistante il locale. Uno dei primi monumenti ad essere scoperto fu il Teatro Piccolo, detto anche “Odeion“, che gli archeologici chiamarono “Stabiano“, poiché erano ancora convinti di essere sul luogo dell’antica Stabiae. Solo nel 1763 ci si rese conto che si trattava dell’antica città di Pompei.

Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, illustra gli scavi nell’area mai indagata della Regio V

Le aree di Pompei interessate dagli interventi di messa in sicurezza idrogeologica

Esattamente 270 anni dopo, il 23 marzo 2018, nell’anniversario di questo grande inizio, che cambiò la storia dell’archeologia e concesse al mondo l’unicità del patrimonio pompeiano, Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, ha celebrato l’evento attraverso il racconto dei nuovi scavi di recente avviati in una parte della Regio V. Un importante  intervento di scavo nell’area non indagata della città antica, dal dopoguerra: una superficie di oltre mille metri quadri, il cosiddetto “cuneo”, posto tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone. “Il cantiere rientra nel più grande intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo, che delimitano l’area non scavata di Pompei, di circa 22 ettari”, spiega. “Oltre 2,5 km di muri antichi saranno messi in sicurezza, mentre l’area non scavata alle spalle dei fronti di scavo, nelle Regiones I-III-IV-V-IX, sarà oggetto di intervento di mitigazione del rischio idrogeologico, che assicurando un adeguato drenaggio del suolo consentirà di ridurre la spinta del terreno sui muri antichi, problema particolarmente insistente nel periodo delle piogge”. L’intervento rientra nel Grande Progetto Pompei e durerà circa due anni per un costo complessivo di circa 8,5 milioni di euro. I lavori procederanno per sottocantieri per permettere di continuare a garantire la fruibilità del sito. “Ovviamente periodicamente daremo aggiornamenti sull’avanzamento dei lavori”.

Mappa dell’area mai indagata della Regio V di Pompei: è il cosiddetto cuneo

“Si torna a scavare a Pompei su vasta scala, ma soprattutto con l’impiego di strumenti di nuova tecnologia messi al servizio dell’archeologia (dal drone al georadar) e il supporto di un team interdisciplinare”, continua Osanna. “Oltre ai tecnici della conservazione, anche vulcanologi, paleobotanici, antropologi e archeozoologi. Questo confronto costante di professionalità consentirà di documentare in modo approfondito ogni fase di scavo e comprendere tutti gli aspetti che contribuiscono alla ricostruzione della vita e del paesaggio vesuviano al 79 d.C. La messa in sicurezza globale dei fronti di scavo e l’indagine del cuneo rappresentano il più grande intervento nell’area non scavata di Pompei, dal dopoguerra. Finora si era sempre proceduto per piccoli interventi di tamponamento nei punti più critici. Oggi si sta procedendo in maniera radicale al consolidamento dei fronti e all’individuazione di una soluzione definitiva al problema dell’acqua che si accumula nei terreni. Entro il 2019 l’area archeologica di Pompei sarà interamente consolidata”.

Primi reperti emersi dalle indagini nel cuneo della Regio V di Pompei

Lo scavo del cuneo sta portando in luce strutture e reperti di ambienti privati e pubblici che contribuiranno ad arricchire la conoscenza del sito e lo stato di avanzamento della ricerca archeologica. Il primo stadio di intervento ha previsto la rimozione di tutta quella parte di terreno proveniente dagli scavi di fine ‘800 e ‘900, che veniva riversato nella zona del cuneo. Al di sotto di questi livelli è stata riportata in evidenza la stratigrafia vulcanica, con il livello di cenere sovrapposto agli strati di lapillo. “Tra gli ambienti al momento emersi in adiacenza alla Casa della Soffitta”, interviene il direttore generale, “è stata individuata un’area aperta, probabilmente destinata a giardino, la cui funzione potrà essere meglio definita grazie a indagini e analisi paleobotaniche che il Parco Archeologico di Pompei condurrà contestualmente allo scavo. Nell’angolo sud-orientale di questo spazio già affiorano alcune anfore, di cui si sta studiando la tipologia e il contenuto”.

Le pareti affrescate dell’ingresso di una domus ritrovate nella Regio V a Pompei

Poco oltre, sta emergendo il vicolo che partendo da via di Nola fiancheggiava la Casa delle nozze d’Argento. Leggermente in salita, si presenta nella sua originaria configurazione con lo zoccolo dei marciapiedi e gli ingressi degli edifici che vi si affacciavano. Nel vicolo delle Nozze d’Argento stanno venendo alla luce alcune strutture archeologiche, tra le quali l’ingresso di una domus, con pareti affrescate a riquadri su fondo rosso con al centro l’immagine dipinta di una coppia di delfini. Nell’area logistica appositamente realizzata sul pianoro delle regiones IV e V è stato, invece, predisposto un grande deposito archeologico con annesso laboratorio, per assicurare il lavaggio, la siglatura, lo studio preliminare e la conservazione temporanea dei reperti emersi dagli scavi. “Un aspetto inatteso delle indagini archeologiche finora condotte”, spiegano gli archeologi, “è stato il rinvenimento di un gran numero di reperti, quali antefisse e decorazioni fittili, frammenti di affreschi e di stucchi, frammenti di anfore e mattoni bollati, nella terra di risulta proveniente dagli scavi ottocenteschi e primo-novecenteschi svolti nelle adiacenze. Probabilmente all’epoca non c’era stato interesse al recupero di oggetti frammentari o non ricostruibili, che venivano pertanto scartati. A partire da questo momento gli scavi, proseguendo in strati mai manomessi dopo l’eruzione del 79 d.C., potranno restituire sorprendenti reperti che saranno oggetto di studio multidisciplinare e di nuove metodologie di analisi”.

Massimo Osanna con Mauro Cipolletta alla presentazione degli scavi nella Regio V di Pompei

“L’intervento del Grande Progetto Pompei “M” – Intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo e mitigazione del rischio idrogeologico delle regiones I III IX IV V del sito archeologico”, sintetizza il neo direttore generale di Progetto generale di brigata dei carabinieri, Mauro Cipolletta, “rimane uno degli ultimi cantieri avviati nell’ambito del Grande Progetto Pompei con copertura comunitaria, bandito ad agosto 2015 e aggiudicato nel maggio 2016. Si tratta di uno degli interventi del Piano delle Opere del GPP finanziariamente più rilevanti che si concluderà presumibilmente entro maggio 2019 e comunque nei termini di chiusura del PON 2017-2020. Nonostante la complessa articolazione del cantiere, la direzione generale di Progetto in sinergia con il parco archeologico di Pompei assicurerà il pieno rispetto del Protocollo di Legalità, attraverso i controlli degli accessi e dei pagamenti e il costante monitoraggio dei flussi finanziari tra tutti i soggetti interni alla filiera, supportando il lavoro del Dipartimento per la Programmazione e il coordinamento della Politica Economica (DIPE) della Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso il riversamento dei dati acquisiti nel sistema informatico Monitoraggio delle Grandi Opere”.

Grande Progetto Pompei: al generale Curatoli è subentrato il generale Mauro Cipolletta. Obiettivo: portare a termine gli ultimi sei cantieri entro il 2019, data ultima per i finanziamenti Ue

Il Grande Progetto Pompei deve essere ultimato entro il dicembre 2019

Il generale Mauro Cipolletta direttore del Grande Progetto Pompei

Cambio della guardia a Pompei: alla guida del Grande Progetto Pompei al generale di divisione dell’Arma Luigi Curatoli, che ha chiuso a dicembre i due anni di mandato, è subentrato il generale di brigata dei carabinieri Mauro Cipolletta. È stato nominato, dopo i pareri favorevoli espressi dalle competenti Commissioni di Camera e Senato, con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministro del 27 febbraio 2018. Rimarrà alla direzione generale del Grande Progetto Pompei fino al 31 dicembre 2019. Nato a Roma il 10 settembre 1956, coniugato con tre figli, ha frequentato, come i suoi predecessori, la Scuola Militare Nunziatella di Napoli e l’Accademia militare di Modena. Laureato in Scienze della Sicurezza interna ed esterna, ha rivestito incarichi di prestigio quali: Comandante della Compagnia di Casoria; Comandante Provinciale di Terni; Capo di Stato Maggiore del Comando Regione Campania; Comandante Provinciale di Ancona; Comandante della Legione Basilicata; Capo di Stato Maggiore del Comando Unità Mobili e Specializzate “Palidoro”.

Gli scavi di Pompei nel 2017 sono stati frequentati da 3 milioni 400mila visitatori

Il direttore del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, con il direttore del Grande Progetto Pompei, Mauro Cipolletta

Il direttore generale di progetto, la cui figura fu istituita con decreto-legge n.91 del 2013, ha il compito, come rappresentante legale dell’Unità “Grande Pompei” istituita con il medesimo decreto, di attivare un Contratto istituzionale di sviluppo per la progettazione, la realizzazione e la gestione degli interventi previsti nel piano strategico relativo ai comuni interessati dal piano di gestione del sito Unesco “Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata”. Cipolletta inoltre dovrà seguire, fino al termine,  gli ultimi sei cantieri del “Grande Progetto Pompei”, due dei quali potrebbero sforare il 2018 ma dovrebbero essere completati entro il 2019, data ultima fissata dall’Europa per i finanziamenti. Data che coincide anche – come detto – con la conclusione dell’incarico conferito allo stesso Cipolletta. Il direttore generale del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna: “Con il generale Cipolletta ho già avviato un rapporto di massima collaborazione reciproca, collaborazione che del resto ho già portato avanti con i suoi eccellenti predecessori. Entrambi, Osanna e Cipolletta, sono ottimisti sul prosieguo positivo delle “iniziative di recupero e di rilancio del territorio avviato da alcuni anni con risultati che sono sotto gli occhi di tutti e stanno riscuotendo consensi sul piano internazionale”.