Pompei. Vediamo da vicino il Termopolio della Regio V alla fine di un restauro a tempi di record, la Casa di Orione e la Casa del Giardino i cui cantieri di scavo non si sono ancora conclusi: dal 12 agosto sono aperti al pubblico con visite straordinarie. Zuchtriegel: “Si tratta di un approccio integrato tra conservazione, ricerca e fruizione”


Il termopolio della Regio V a Pompei apre al pubblico dopo un restauro a tempo di record (foto parco archeologico di pompei)
Apre al pubblico dal 12 agosto 2021 il Termopolio della Regio V, l’antica tavola calda di Pompei, portata in luce durante gli ultimi scavi in un’area della città antica mai prima indagata, con visite straordinarie al cantiere della Casa di Orione e della Casa del Giardino. L’annuncio una settimana fa da Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, e Massimo Osanna, già direttore del Parco oggi direttore generale dei Musei (vedi Pompei. Dal 12 agosto apre al pubblico il termopolio della Regio V, l’antica tavola calda di Pompei, tra le scoperte degli ultimi scavi. E contestualmente visite guidate al cantiere della Casa di Orione e della Casa del Giardino | archeologiavocidalpassato). Le visite del termopolio saranno possibili tutti i giorni dalle 12 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30), con accesso da via di Nola e uscita dal vicolo delle Nozze d’argento. Non è necessaria la prenotazione. Contestualmente alla visita del Termopolio saranno previste visite straordinarie anche al cantiere della casa di Orione e del Giardino – con accessi contingentati e percorsi differenziati per una visita accompagnata in sicurezza – dove sono in corso i lavori di sistemazione in vista degli interventi definitivi di restauro e coperture propedeutici all’apertura permanente dell’intera area. Entrambe le dimore, dalle straordinarie decorazioni, sono emerse e sono state messe in sicurezza nel corso degli scavi della Regio V, connessi al più ampio intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo previsto dal Grande progetto Pompei. Le visite saranno possibili tutti i giorni dalle 16 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30). L’accesso è previsto ogni 20 minuti, per gruppi di massimo 5 persone per volta accompagnati da personale del Parco. Ingresso da via di Nola e uscita dal vicolo delle Nozze d’argento. L’accesso gratuito è fino ad esaurimento disponibilità; è consigliata la prenotazione sul sito www.ticketone.it (costo prenotazione on-line 1,50 euro).

“Sono molto lieto di vedere aperto al pubblico il termopolio al termine di tempestivi lavori di restauro dell’edificio rinvenuto nei nuovi scavi della Regio V”, dichiara Massimo Osanna. “Per consentirne la pubblica fruizione è stato necessario procedere alla messa in sicurezza delle strutture, al restauro dei delicati affreschi e garantire la protezione di tutto l’ambiente con adeguate coperture. Ai visitatori che stanno tornando ad affollare le strade dell’antica città si restituisce una nuova esperienza di visita in un’area del tutto inedita. La scoperta, avvenuta nell’ambito di un sistematico intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo, al fine di prevenire la minaccia del dissesto idrogeologico sulle strutture già in luce, ha costituito una occasione unica di ricerca interdisciplinare che ha portato a nuove acquisizioni sulla dieta e sulla vita quotidiana dei pompeiani. Un ringraziamento a tutto il team che ha contribuito alla straordinaria scoperta, alle successive ricerche e al bel progetto di fruizione”.

“L’apertura del thermopolium si pone in piena continuità con l’approccio adottato dal Grande Progetto Pompei sotto la direzione di Massimo Osanna, che ringrazio insieme a tutta la squadra per il lavoro eccezionale che è stato svolto”, aggiunge Gabriel Zuchtriegel. “Si tratta di un approccio integrato tra conservazione, ricerca e fruizione, che con l’apertura al pubblico giunge al suo compimento, mentre stiamo lavorando sulla progettazione del restauro della casa di Orione e della casa del Giardino. Il progetto di scavo e restauro del thermopolium, che è partito da esigenze di tutela e di messa in sicurezza dei fronti di scavo, ha portato a scoperte straordinarie che ci aiutano a comprendere meglio anche i circa ottanta thermopolia già noti a Pompei. Con le visite accompagnate alle case ancora da restaurare vogliamo sensibilizzare il pubblico per il fatto che Pompei è un grande cantiere dove ricerca, conservazione e restauro continuano sulla base dell’innovazione e della collaborazione con importanti enti di ricerca nazionali e internazionali”.
I termopoli, dove si servivano bevande e cibi caldi, come indica il nome di origine greca, conservati in grandi dolia (giare) incassati nel bancone in muratura, erano molto diffusi nel mondo romano, dove era abitudine per il ceto medio e basso consumare il prandium (il pasto) fuori casa. Sebbene nella sola Pompei se ne contino almeno una ottantina, il termopolio della Regio V si distingue per l’eccezionale decorazione del bancone dipinto, con le immagini della Nereide a cavallo di un ippocampo e di animali probabilmente preparati e venduti proprio nel locale. L’impianto commerciale era emerso in due momenti diversi. Era stato indagato solo in parte nel 2019, durante gli interventi del Grande Progetto Pompei per la messa in sicurezza e consolidamento dei fronti di scavo storici. Considerate l’eccezionalità delle decorazioni e al fine di restituire la completa configurazione del locale – ubicato nello slargo all’ incrocio tra il vicolo delle Nozze d’argento e il vicolo dei Balconi- nel 2020 si è deciso di predisporre un ulteriore intervento finalizzato al completamento dello scavo, al restauro degli ambienti e degli apparati decorativi presenti. Al contempo è stata realizzata una nuova copertura lignea a protezione del bancone dipinto, e si è proceduto al rifacimento dell’antico meniano (balcone) a sbalzo, su cui è stata collocata parte dell’originaria pavimentazione in cocciopesto rinvenuta nel corso dello scavo.

La Casa di Orione prende nome dal mosaico pavimentale presente in un ambiente della domus, e raffigurante una tra le più raffinate e inedite iconografie rinvenute a Pompei, quella del mito di Orione. La scena rappresenta il catasterismo dell’eroe Orione, ovvero la sua trasformazione in costellazione, ed è probabilmente connessa a quella di un secondo mosaico della casa. Entrambi i mosaici, denotano un notevole livello culturale e probabili rapporti del proprietario con il mondo mediterraneo orientale, da cui potrebbero provenire.

La dimora, era stata già intercettata nel corso degli scavi ottocenteschi, tra il 1891 e il 1893 e nel 2017 è stata interamente portata in luce. Presenta una struttura con atrio centrale, circondata da stanze decorate con pregiate pitture di I stile e mosaici pavimentali. E’ molto probabile che la casa abbia volutamente mantenuto, negli spazi di rappresentanza, questa più antica decorazione in I stile che, in altre dimore pompeiane, era stata frequentemente sostituita da decorazioni più moderne. Al momento dell’eruzione del 79 d.C. l’abitazione era in corso di ristrutturazione. Gli scavi attuali hanno consentito di individuare diversi cunicoli, praticati in passato prima degli scavi ufficiali, allo scopo di recuperare oggetti preziosi, che hanno purtroppo compromesso in più punti la struttura della casa.


L’iscrizione scoperta nella V Regio di Pompei che avvalorerebbe la datazione dell’eruzione a ottobre del 79 d.C. (foto parco archeologico Pompei)
La Casa del Giardino, cosiddetta per la presenza di un giardino con portico affrescato, è nota per il rinvenimento dell’iscrizione a carboncino che cambia la data dell’eruzione. Sul portico affaccia la bella sala delle megalografie, raffiguranti in un riquadro Venere con una figura maschile (Paride o forse Adone) e Eros, e in un altro Venere in atto di pescare, assieme a Eros. Sempre nello stesso ambiente è presente un raffinatissimo ritratto femminile, probabilmente la domina. Sull’atrio si affaccia la stanza degli scheletri, dove sono stati ritrovati i resti di una decina di individui che qui si rifugiarono nel vano tentativo di salvarsi, e i cui resti sono oggetto di studio e analisi del DNA. In alcuni ambienti di servizio, invece, è stata ritrovata una cassetta in legno contenente monili femminili e amuleti contro la malasorte, probabilmente appartenenti ad una delle vittime rinvenute nella casa e oggi esposti nell’Antiquarium di Pompei.
Pompei. Dal 12 agosto apre al pubblico il termopolio della Regio V, l’antica tavola calda di Pompei, tra le scoperte degli ultimi scavi. E contestualmente visite guidate al cantiere della Casa di Orione e della Casa del Giardino

Lo ricordate? Era il 26 dicembre dell’anno scorso quando il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, annunciò l’importante scoperta nella Regio V del sito di Pompei, dove da un paio di anni si sta esplorando un “cuneo” ancora inesplorato: scoperto un termopolio, una tavola calda dell’epoca. A Pompei queste tavole calde, molto simili ai nostri street food, che i romani chiamavano con termine greco termopoli (thermopolium), erano molto diffuse – se ne contano un’ottantina -, ma è certo che quello scoperto nella Regio V è particolarmente importante: “Con l’immagine della Nereide a cavallo”, spiegano gli archeologi, “già parzialmente scavato nel 2019, è riaffiorato per intero con altre ricche decorazioni di nature morte, rinvenimenti di resti alimentari, ossa di animali e di vittime dell’eruzione”. E il ministro Dario Franceschini si era lasciato prendere dall’entusiasmo del momento: “Una scoperta eccezionale” (vedi Pompei. Nuova scoperta eccezionale nella Regio V: torna alla luce un termopolio (una tavola calda dell’epoca) intatto, con ricche decorazioni di nature morte, rinvenimenti di resti alimentari, ossa di animali e di vittime dell’eruzione. Il direttore del parco archeologico Osanna descrive la scoperta. E il ministro Franceschini: “Pompei esempio di tutela e gestione” | archeologiavocidalpassato).

Sono passati poco più di sette mesi, e quella che era semplicemente una grande scoperta diventa un nuovo punto di attrazione per i visitatori. Il 12 agosto 2021 il termopolio della Regio V apre infatti al pubblico. Le visite saranno possibili tutti i giorni dalle 12 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30), con accesso da via di Nola e uscita dal vicolo delle Nozze d’argento. Non è necessaria la prenotazione. L’impianto commerciale era emerso in due momenti diversi. Era stato indagato solo in parte nel 2019, durante gli interventi del Grande Progetto Pompei per la messa in sicurezza e consolidamento dei fronti di scavo storici. Considerate l’eccezionalità delle decorazioni e al fine restituire la completa configurazione del locale – ubicato nello slargo all’ incrocio tra il vicolo delle Nozze d’argento e il vicolo dei Balconi- nel 2020 si è deciso di predisporre un ulteriore intervento finalizzato al completamento dello scavo, al restauro degli ambienti e degli apparati decorativi presenti. Al contempo è stata realizzata una nuova copertura lignea a protezione del bancone dipinto, e si è proceduto al rifacimento dell’antico meniano (balcone) a sbalzo, su cui è stata collocata parte dell’originaria pavimentazione in cocciopesto rinvenuta nel corso dello scavo.

Contestualmente alla visita del termopolio saranno organizzate visite straordinarie anche al cantiere della casa di Orione e della Casa del Giardino – con accessi contingentati e percorsi differenziati per una visita accompagnata in sicurezza – dove sono in corso i lavori di sistemazione in vista degli interventi definitivi di restauro e coperture propedeutici all’apertura permanente dell’intera area. Entrambe le dimore, dalle straordinarie decorazioni, sono emerse e sono state messe in sicurezza nel corso degli scavi della Regio V, connessi al più ampio intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo previsto dal Grande progetto Pompei. Le visite saranno possibili tutti i giorni dalle 16 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30). L’accesso è previsto ogni 20 minuti, per gruppi di massimo 5 persone per volta accompagnati da personale del Parco. Ingresso da via di Nola e uscita dal vicolo delle Nozze d’argento. L’accesso gratuito è fino ad esaurimento disponibilità; è consigliata la prenotazione sul sito http://www.ticketone.it (costo prenotazione on-line 1,50 euro).
Cambio di governance al Grande Progetto Pompei: il generale dei carabinieri Giovanni Di Blasio subentra al generale Mauro Cipolletta che illustrerà i nuovi progetti di spesa per l’Unità Grande Pompei

Cambio di governance e nuovi progetti di spesa per l’Unità Grande Pompei. Il giorno 30 giugno 2021 il generale di divisione dei carabinieri Mauro Cipolletta terminerà il suo mandato da direttore generale del Grande Progetto Pompei – Unità Grande Pompei. Martedì 29 giugno 2021, alle 10, alla Casina Pacifico, sede storica della direzione generale di progetto, affacciata sull’ingresso di Porta Anfiteatro, il generale Cipolletta illustrerà l’attività dell’Unità Grande Pompei e le novità relative allo sviluppo del piano strategico, con particolare riguardo al programma di spesa recentemente autorizzato dal ministero della Cultura. All’incontro, oltre al direttore dei musei Massimo Osanna e al direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, sarà presente, per l’autorità di gestione, l’ing. Angelantonio Orlando, dirigente del servizio V “contratti e attuazione programmi” del segretariato generale del ministero della Cultura. Con l’occasione il gen. Cipolletta presenterà il suo successore, quale direttore generale di progetto, il generale di brigata dei carabinieri Giovanni Di Blasio, che da qualche mese già svolge l’incarico di vice direttore del Grande Progetto Pompei – Unità Grande Pompei.
Tre frammenti di affreschi parietali trafugati dalle ville di Stabia e altrettanti dalla villa suburbana di Civita Giuliana, recuperati dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, saranno restituiti al parco archeologico di Pompei: cerimonia di consegna al museo Archeologico “Libero d’Orsi” di Castellammare

Tre frammenti di affreschi parietali del I sec. d.C. provenienti dalle Ville di Stabia, recuperati grazie all’azione del comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, saranno restituiti al parco archeologico di Pompei, martedì 18 maggio 2021 alle 14, con consegna al museo Archeologico “Libero D’Orsi” di Castellammare di Stabia (Na). Alla cerimonia ufficiale interverranno Massimo Osanna, direttore generale dei Musei – Ministero della Cultura; Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del parco archeologico di Pompei; Gaetano Cimmino, sindaco della Città di Castellammare di Stabia; Laura Pedio, procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Milano; Roberto Riccardi, generale di Brigata, comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Saranno presenti le responsabili della Reggia di Quisisana, Maria Rispoli, e delle Ville di Stabia, Silvia Bertesago. Nella stessa circostanza, inoltre, alla presenza di Nunzio Fragliasso, procuratore della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata (Na); Pierpaolo Filippelli, procuratore aggiunto della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata (Na), saranno restituiti altri tre frammenti di affresco (I secolo d.C.) asportati dalla villa suburbana di Civita Giuliana, fuori le mura di Pompei.
Pompei. Primo giorno ufficiale per il neo direttore generale del parco archeologico Gabriel Zuchtriegel


Cittadino italiano: Gabriel Zuchtriegel, all’epoca direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, giura davanti al sindaco di Matera Raffaello De Ruggeri
Primo giorno ufficiale a Pompei per il neo direttore generale del parco archeologico Gabriel Zuchtriegel, nominato il 20 febbraio 2021 dal ministro della Cultura Dario Franceschini, in successione a Massimo Osanna, attuale direttore generale dei Musei statali. La sua nomina è stata controfirmata ieri dal ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Il nuovo direttore è stato scelto tra i 44 candidati, di cui 10 di origine straniera, che si sono sottoposti al vaglio della Commissione presieduta da Marta Cartabia, presidente emerita della Corte costituzionale e attualmente ministro della Giustizia. Al termine della selezione, conclusa con i colloqui dei dieci candidati della short list, tenutisi il 10 e 11 febbraio 2021, la commissione ha individuato la terna dei candidati sottoposta al ministro, tra i quali è stato nominato il nuovo direttore che ha preso servizio giovedì 8 aprile 2021. Gabriel Zuchtriegel, nato nel 1981 a Weingarten, in Germania ha studiato archeologia classica, preistoria e filologia greca a Berlino, Roma e Bonn, dove nel 2010 ha concluso un dottorato di ricerca sul sito laziale di Gabii nei pressi di Roma. È stato borsista dell’Istituto Archeologico Germanico e della Fondazione Alexander von Humboldt, che nel 2012 l’ha portato all’università della Basilicata (Matera) per un progetto di ricerca triennale sulla colonizzazione greca lungo la costa Ionica. Ha insegnato negli atenei di Bonn, Matera, Napoli “Federico II” ed è autore di numerosi articoli e monografie, tra cui “Colonization and Subalternity in Classical Greece”, Cambridge University Press 2018. Nel 2019, gli è stato riconosciuto il premio di Ravenna Festival. Nel 2015, ha collaborato nel “Grande Progetto Pompei” quale membro della Segreteria tecnica di progettazione. Da novembre 2015 ha diretto il parco archeologico di Paestum, al quale nel 2020 si è aggiunto il sito di Velia, ambedue iscritti nella lista del patrimonio UNESCO. Zuchtriegel, che è sposato e ha due figli, dal 2020 è anche cittadino italiano.
“Interno Pompeiano e Archivio dello Spazio”: progetto fotografico per raccontare l’anima di Pompei attraverso lo sguardo di Luigi Spina. Due fasi: foto in bianconero (vie e visioni prospettiche), foto a colori (interni delle domus a luce naturale). Alla fine ci sarà una mostra fotografica sull’immagine più intima della città antica

Un progetto fotografico per raccontare l’anima di Pompei, attraverso lo sguardo di Luigi Spina. “Interno Pompeiano e Archivio dello Spazio” è il nome della duplice ricerca artistica che sarà realizzata dal fotografo all’interno degli scavi di Pompei in due fasi. L’una attraverso fotografie in bianconero, con le sequenze delle vie e le visioni prospettiche delle case pompeiane; e l’altra che introduce il colore nella rappresentazione degli interni degli edifici pompeiani. I due progetti di ricerca hanno avuto il sostegno tecnico di un marchio celebre e prestigioso. Hasselblad, la famosa casa produttrice di fotocamere professionali, ha messo a disposizione di Luigi Spina una delle sue ammiraglie: l’Hasselblad H6D 100 C con ottiche, l’accessorio, essenziale, per il controllo del decentramento e basculaggio. Le foto, al termine del lavoro, costituiranno un nuovo patrimonio visivo per il Parco e il sito di Pompei e potranno essere oggetto di una mostra fotografica per presentare l’immagine più intima e profonda della antica città, ricercata e emersa attraverso questo progetto.

“Pompei è la città delle mutazioni, dei cambiamenti. È proprio il fattore temporale, lo scorrere degli anni, che restituiscono una diversa visione della città”, sottolinea il direttore uscente del Parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, promotore del progetto. “Dalla metà del Settecento, disegnatori, pittori, filosofi, poeti, letterati, viaggiatori e poi i fotografi hanno subito il fascino della città sepolta. Hanno percepito la dimensione della catastrofe storica e umana. L’immagine fotografica, medium contemporaneo del nostro presente, è fisiologicamente legata alla città del vulcano. Il duplice progetto fotografico di Luigi Spina è una ricerca autoriale, una ricerca visiva epica, mai prima tentata, per le ovvie finalità scientifiche. Il termine enciclopedico è la parola che più riesce a dare il senso della dimensione della antica città e in questo caso al lavoro di Spina. Pompei è una soglia temporale che ci offre la possibilità di poter conoscere ogni aspetto della vita romana. Un autentico sapere enciclopedico”.

Il Parco archeologico di Pompei, da sempre attento alle diverse forme d’arte e in particolare alla fotografia, promuove la ricerca artistica, in questo caso attraverso uno dei più apprezzati fotografi d’arte italiani, che a più riprese, ha già indagato la bellezza della città di Pompei. L’obiettivo di “Interno Pompeiano” è restituire una dimensione umana degli interni delle domus, rispettando la loro esistenza come spazi attuali, senza gli abitanti di un tempo: le famiglie. L’autore si affiderà alla mutevolezza della luce e alle declinazioni del tempo. Gli ambienti delle domus saranno colti nella loro luce naturale quotidiana, senza aggiunta di artifici. Lo scopo è di coglierne l’intima vitalità, restituendo agli scavi – non solo luogo archeologico – la dimensione originaria di spazio esistenziale, progettato e costruito per la società del tempo.

Le Regiones saranno indagate in modo da restituire all’osservatore l’immensità e la diversità dei luoghi pompeiani. Emergerà una nuova visione urbana, fatta di sequenze di interni che saranno interrotti da vedute della rete viaria, degli incroci, del Foro. In questo senso la ricerca di Spina si estende in tutte le direzioni con lo scopo di offrire una nuova immagine della città.

“Interno Pompeiano” si completa con “Archivio dello Spazio”, che indaga e penetra con maggior attenzione le domus mostrandone il tessuto costruttivo e decorativo. Dalle Regiones, alle Insulae fino alle abitazioni sarà un viatico della conoscenza materica, volto ad approfondire lo spazio antico, mostrandone le superfici nella loro esistenza contemporanea. Nella sua inventariazione e restituzione sensibile delle materie architettoniche pompeiane, “Archivio dello Spazio” collaborerà anche con il primo progetto del Parco archeologico di Pompei dedicato alle arti contemporanee, “Pompeii Commitment. Materie archeologiche”.
Nemi (Roma). Al museo delle Navi è tornato esposto al pubblico lo splendido mosaico dalle imbarcazioni monumentali di Caligola recuperato dai carabinieri negli Usa. Osanna: “C’è la volontà di realizzare una copia in scala 1:1 delle navi-palazzo distrutte nell’incendio del 1944”

Lo splendido mosaico in opus sectile proveniente dalle navi di Caligola è tornato a casa, esposto nel museo delle Navi Romane di Nemi, in provincia di Roma, diretto da Daniela De Angelis. Il mosaico, che sarà possibile ammirare appena le norme per il contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 lo permetteranno, è stato presentato in una semplice cerimonia a porte chiuse, nel rispetto delle misure sanitarie, dal direttore generale Musei Massimo Osanna. Proveniente dagli scavi condotti nel 1895 da Eliseo Borghi, il mosaico a intarsi marmorei (opus sectile) faceva parte delle ricche decorazioni presenti sulle pavimentazioni delle due imbarcazioni dell’imperatore Caligola. Esportato illegalmente in America nel dopoguerra, e individuato in una collezione privata a New York, è stato restituito all’Italia grazie all’azione dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale.
“È fondamentale riportare nei loro contesti i materiali, i reperti, perché raccontano una storia fondamentale per il territorio e sono parte dell’identità di un territorio”, interviene Osanna. “Dobbiamo continuare su questa strada. Questo museo ha avuto delle vicissitudini straordinarie da tutti i punti di vista. Non solo per quelle incredibili opere di ingegneria idraulica con cui è stato condotto negli anni Venti e Trenta tutto il recupero delle navi di Caligola ma anche per la costruzione di questo bellissimo museo, progettato da Vittorio Ballio Morpurgo, che è un monumento di quegli anni; e poi le vicissitudini dell’incendio del 1944, la dispersione di un patrimonio enorme. Bisogna continuare a lavorare per valorizzare il museo e questa è solo una piccola tappa. Non dispero di riuscire a realizzare una copia in scala 1:1 delle navi di Caligola. Tra l’altro in questo senso la sollecitazione è arrivata proprio dal sindaco Alberto Bertucci. Dobbiamo cercare risorse per poter realizzare un’operazione così onerosa che chiuderà quella ferita aperta nel 1944 e non ancora rimarginata. Anche se devo dire che i reperti che qui sono esposti raccontano storie molto interessanti. Ebbene questa vicenda delle navi di Caligola è essa stessa straordinaria perché – come ricordava il sindaco – non si tratta di navi di uso comune ma erano dei palazzi galleggianti. La storia ci ricorda dell’esistenza di queste navi-palazzo, come quella famosissima di Antonio e Cleopatra che navigava nel Nilo e che probabilmente è stato il modello di questo lusso acquatico che Caligola vuole rappresentare realizzando a Nemi un palazzo, e appunto come i palazzi era decorato con pavimenti in opus sectile, e mosaici che rivestivano le pareti. C’erano ninfei e fontane decorate con tessere di mosaico. Quindi un vero e proprio palazzo galleggiante di cui abbiamo adesso una serie di disiecta membra che vanno appunto ricomposti come stiamo cercando di fare con il mosaico recuperato dal Comando Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri nel 2017. Nel ’19 è finalmente ritornato. Poi le vicende legate al Covid non ci hanno permesso di organizzare l’evento, ma adesso, nonostante il Covid, abbiamo deciso che è il momento di esporlo, perché non si poteva più procrastinare ulteriormente. Quindi sono contento che il mosaico sia tornato nel luogo da cui veniva, e sono contento di apprendere dal sindaco che anche il santuario di Nemi presto sarà restituito alla comunità: un luogo meraviglioso non solo dal punto di vista archeologico ma anche paesaggistico. Poter ricucire il museo al santuario e aprirlo al pubblico è un’operazione assolutamente meritoria. Dobbiamo fare in modo – conclude Osanna – che si continui su questa strada, e fare in modo che il patrimonio sia pulito, sia partecipato, sia aperto a tutti. E poi è importante che questo museo diventi un polo per il territorio, di partecipazione sociale, di incontro, di inclusione: gli spazi ci sono, la bellezza c’è. Credo che non ci manchi niente”.

Il mosaico torna in esposizione permanente al museo delle Navi Romane, costruito tra il 1933 e il 1939 proprio per ospitare le gigantesche navi appartenute a Caligola, recuperate nel lago tra il 1929 e il 1931 e purtroppo andate distrutte in un incendio nel 1944. Posto sulla riva del lago, costruito negli anni ‘30 per proteggere i preziosi scafi appena estratti dalle acque, è una costruzione interessante già di suo, perché offre un rarissimo esempio – il primo al mondo – di struttura concepita appositamente in funzione del contenuto e condizionata da quest’ultimo nelle soluzioni architettoniche: in effetti il museo delle Navi di Nemi è un doppio hangar di calcestruzzo delle dimensioni esatte per le due navi, che erano lunghe circa 70 metri. Il progetto fu realizzato gratuitamente dall’architetto Vittorio Ballio Morpurgo, che lo volle con grandi superfici vetrate e realizzò al di sopra del tetto una terrazza praticabile da cui si gode un panorama inedito del lago, proprio sulla sponda ma in posizione elevata. Dopo il malaugurato incendio del ’44 rimase chiuso a lungo. Recentemente è stato ristrutturato in tutta la sua bellezza dalla soprintendenza Archeologica del Lazio. Ospita un tratto dell’antica Via Sacra, i modelli in scala 1:5 delle navi (fatti sulla base dei molti disegni tecnici eseguiti dagli ingegneri della Marina all’epoca del recupero), una grande statua di Caligola, pannelli illustrativi, il vario materiale archeologico di notevole interesse, reperti del Tempio di Diana.





Quattro focus didattici indagheranno la ceramica, la pittura, la tessitura e la musica nel mondo antico; e quattro tavole rotonde, ispirandosi alle Giornate Europee del Patrimonio 2021, offriranno spunti di riflessione su vari temi: gli Etruschi patrimonio dell’Umanità; il racconto dei musei del Lazio, della Toscana e dell’Umbria; i videogames per la cultura (con tutti i giochi di EGA) e la rievocazione nei musei. Per allietare il pubblico dopo una intensa prima giornata di festa, l’associazione Musicaimmagine, in occasione dell’apertura serale del Museo a 1 euro, darà vita a La Vigna di Papa Giulio e il Palestrina, concerto-conversazione sui madrigali di Giovanni Pierluigi da Palestrina.


















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