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“100 opere tornano a casa”. Grazie al progetto del Mic, la Cista Prenestina o Borgiana e le due coppe in argento con foglie d’acanto da Falerii Novi hanno lasciato i depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli con destinazione, rispettivamente, Palestrina (museo Archeologico nazionale) e Civita Castellana (Forte Sangallo e museo Archeologico dell’Agro Falisco)

Le due coppe in argento dorato lasciano i depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli con destinazione Civita Castellana (foto valentina cosentino)

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La Cista Prenestina pronta per l’imballaggio al Mann (foto valentina cosentino)


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Al Mann casse pronte con la Cista Prenestina e le coppe in argento da Falerii Novi per la nuova destinazione (foto valentina cosentino)

Provengono tutte dai depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli: la Cista Prenestina o Borgiana e le due coppe in argento con foglie d’acanto. Hanno lasciato l’altro giorno il Mann con destinazione, rispettivamente, il museo Archeologico nazionale di Palestrina e il Forte Sangallo e museo Archeologico dell’Agro Falisco di Civita Castellana, nell’ambito del progetto del ministero della Cultura “100 opere tornano a casa”, voluto dal ministro Dario Franceschini per promuovere e valorizzare il patrimonio storico artistico e archeologico italiano conservato nei depositi dei luoghi d’arte statali. “Questo progetto – dichiara il ministro Franceschini – restituisce nuova vita a opere d’arte di fatto poco visibili, di artisti più o meno conosciuti, e promuove i musei più piccoli, periferici e meno frequentati. Nell’intero sistema museale dello Stato sono esposte circa 480mila opere, il resto – circa 4 milioni – è custodito nei depositi, da cui proviene la totalità dei dipinti e dei reperti coinvolti in questa iniziativa. Queste cento opere sono soltanto le prime di un progetto a lungo termine che mira a valorizzare l’immenso patrimonio culturale di proprietà dello Stato. Un obiettivo che sarà raggiunto anche attraverso un forte investimento nella digitalizzazione e nella definizione di nuove modalità di fruizione prevedendo nuove collaborazioni come la realizzazione di una serie di documentari insieme alla RAI, che ha anche il merito di rafforzare il legame tra il territorio e l’opera d’arte. Le opere verranno concesse in prestito decennale, continuamente rinnovabile, ai musei di destinazione”.

La Cista Prenestina o Borgiana (bronzo, fine IV-inizio III sec. a.C.) da Praeneste: dai depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli al museo Archeologico nazionale di Palestrina (foto giorgio albano / mann)

palestrina_archeologico_ritorno-cista-borgiana_locandinaLa Cista Borgiana torna a Palestrina dopo 2000 anni. Grazie al progetto del ministero della Cultura “100 opere tornano a casa” è tornata l’altro giorno a Palestrina, al museo Archeologico nazionale, dai depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli la Cista Borgiana, accolta dal sindaco di Palestrina Mario Moretti, la direttrice del museo Marina Cogotti, e dal direttore Regionale Musei del Lazio Stefano Petrocchi. La cista va ad arricchire la Sala delle Necropoli al secondo piano del Palazzo Colonna Barberini, sede del museo Archeologico nazionale di Palestrina.

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Particolare dell’impugnatura della Cista Borgiana da Praeneste (foto giorgio albano / mann)

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Particolare dell’impugnatura della Cista Borgiana da Praeneste (foto giorgio albano / mann)

L’opera, rinvenuta nel corso del Settecento nel territorio di Palestrina, l’antica Praeneste, appartenne per un periodo a Ennio Quirino Visconti, prima di entrare a far parte della collezione del cardinale Stefano Borgia. Con la vendita della collezione da parte del nipote Camillo, seguita alla scomparsa del Borgia, la cista confluì insieme ad una parte della collezione nel Real Museo Borbonico, l’attuale museo Archeologico di Napoli.

La Cista Prenestina o Borgiana (bronzo, fine IV-inizio III sec. a.C.) da Praeneste: dai depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli al museo Archeologico nazionale di Palestrina (foto giorgio albano / mann)

Dopo oltre duemila anni questa preziosa cista torna quindi nel territorio per il quale era stata creata, destinata ad accompagnare, insieme alle suppellettili che certamente conteneva, l’ultimo viaggio di una sconosciuta donna prenestina, in una delle necropoli presenti nel territorio. Un percorso comune a tante opere prodotte per la ricca Praeneste, andate nel tempo ad arricchire le collezioni di musei in ogni parte del mondo, e che in questo caso ritorna invece nel contesto di provenienza.

Dettaglio della coppa in argento dorato con foglie d’acanto di produzione orientale (II sec. a.C.) e rinvenuta a Falerii Novi: dai depositi del Mann è ora al museo Archeologico nazionale dell’Agro Falisco al Forte Sangallo di Civita Castellana (foto mic)

civita-castellana_archeologico-agro-falisco_cento-opere_locandinaLe due coppe in argento dorato di Falerii Novi, provenienti dai depositi del Mann, sono arrivate l’altro giorno al museo Archeologico nazionale dell’Agro Falisco al Forte Sangallo di Civita Castellana, accolte da Sara De Angelis, direttrice del museo Archeologico dell’Agro Falisco, e da Luca Giampieri, sindaco di Civita Castellana. La presentazione ufficiale delle opere si terrà nella sala conferenze del museo Archeologico dell’Agro Falisco al Forte Sangallo di Civita castellana l’11 marzo 2022, alle 11.30.

Coppa in argento dorato di produzione orientale (II sec. a.C.) da Falerii Novi: ora al museo Archeologico nazionale dell’Agro falisco al Forte Sangallo di Civita Castellana (foto mic)
Coppa in argento dorato di produzione orientale (II sec. a.C.) da Falerii Novi: ora al museo Archeologico nazionale dell’Agro falisco al Forte Sangallo di Civita Castellana (foto mic)

Le coppe in argento, come si evince dalla documentazione di archivio, furono rinvenute nel 1811 nel territorio dell’attuale Civita Castellana presso l’abitato di Falerii Novi insieme ad altri recipienti in argento. La deposizione di questo piccolo tesoretto deve essere avvenuta dopo il 241 a.C., anno della fondazione della città; così come proposto dal prof. Filippo Coarelli, le coppe facevano probabilmente parte del bottino di una delle guerre asiatiche del II sec. a.C., verosimilmente realizzate nella città di Pergamo, in Asia Minore. Le coppe verranno esposte all’interno del percorso museale, allestito negli appartamenti papali del Forte Sangallo, insieme ai materiali qui conservati e visibili provenienti dallo stesso sito.

A Cerveteri rivive la Città dei Morti: nel decennale dell’iscrizione all’Unesco della Banditaccia, un progetto da 2,3 milioni di euro per la valorizzazione della grande necropoli etrusca

Veduta aerea dei tumuli della necropoli etrusca della Banditaccia a Cerveteri

Veduta aerea dei tumuli della necropoli etrusca della Banditaccia a Cerveteri

Il famoso Sarcofago degli Sposi scoperto nella necropoli della Banditaccia

Il famoso Sarcofago degli Sposi scoperto nella necropoli della Banditaccia

 

Il 4 luglio 2004 la necropoli etrusca della Banditaccia a Cerveteri – cittadina alle porte di Roma – entrava a far parte della lista del Patrimonio dell’Umanità. Esattamente dieci anni dopo, nel ricordare e rinnovare il prestigioso riconoscimento dell’Unesco, Cerveteri non solo inaugura il “visitor centre”, per offrire alle migliaia di ospiti un migliore servizio di accoglienza, ma Regione, Comune e soprintendenza dell’Etruria meridionale lanciano la sfida del nuovo millennio: far diventare la Banditaccia un sito da grandi flussi turistici, “magari richiamando anche quelli delle crociere che attraccano a pochi chilometri da qui”. Ma soprattutto ridare lustro a quella Città dei morti di Cerveteri, in parte ancora avvolta dal mistero, che negli anni ha restituito capolavori come la Tomba dei rilievi o il Sarcofago degli sposi, e culla della civiltà etrusca con più di 400 tombe solo nei 10 ettari della parte recintata (se ne stimano altre 20mila al di fuori) tutte databili tra il IX e il III secolo a.C. “Pochi lo sanno ma questo è il sito archeologico più esteso al mondo, persino più della Valle dei Re in Egitto», ricorda con entusiasmo Lorenzo Croci, assessore al Turismo e allo Sviluppo sostenibile. “Oggi abbiamo 65mila visitatori l’anno – spiega – Vogliamo diventino almeno il doppio e che questo sito sia conosciuto quanto meriti”.

La Tomba dei Rilievi nella necropoli della Banditaccia a Cerveteri

La Tomba dei Rilievi nella necropoli della Banditaccia a Cerveteri

La Tomba dei Capitelli nella necropoli della Banditaccia a Cerveteri

La Tomba dei Capitelli nella necropoli della Banditaccia a Cerveteri

Eternamente in lotta contro il tempo e la natura, ripetutamente ferita dai tombaroli che hanno alimentato anche le teche dei più grandi musei (l’ultimo furto poche settimane fa ai danni di una sfinge alata), la Banditaccia in realtà è stata “scavata” sistematicamente appena un secolo fa, prima da Raniero Mengarelli, poi, nel dopoguerra da Mario Moretti. Oggi è il maggior esempio al mondo di architettura funeraria etrusca, con oltre sei secoli di utilizzo, un libro aperto sulla civiltà etrusca, dalle tipiche sepolture a tumulo, le più antiche, a quelle “a dado”, riflesso di una società urbana divenuta nel tempo più egalitaria. Un grande museo a cielo aperto scolpito nel tufo, dove perdersi tra i fregi della Tomba dei capitelli o i troni della Tomba delle cornici, per rimanere a bocca aperta davanti a quell’unicum di colori e oggetti nella Tomba dei rilievi, dove il cane Cerbero dopo più di duemila anni è ancora lì, a guardia dei resti della famiglia Matuna. “Là sotto”, assicurano gli archeologi, “ci sarebbe ancora tanto da scoprire, ma la difficoltà maggiore non è scavare, quanto tutelare, proteggere, valorizzare.

Oggi 65mila visitatori ogni anno ammirano le ricche tombe a tumulo della città etrusca di Cerveteri

Oggi 65mila visitatori ogni anno ammirano le ricche tombe a tumulo della città etrusca di Cerveteri

Ma per studiare, tutelare e valorizzare un sito così ricco e così esteso come la necropoli della Banditaccia servono soldi, tanti soldi. E stavolta sembra proprio che i soldi ci siano.  Proprio nel decennale dell’entrata della Banditaccia nella World Heritage List dell’Unesco, parte il nuovo ambizioso progetto, realizzato in sinergia tra Regione, Comune e Sovrintendenza dell’Etruria meridionale, del valore di circa due milioni e 300 mila euro, dei quali un milione e mezzo dalla Comunità Europea con i Fondi Por. “Entro un anno e mezzo e senza chiusure dell’area archeologica”, spiega Croci, “doterà il sito di tutti quei servizi standard di cui necessita”. E di cui si sentiva la mancanza o la carenza. “Era dagli anni Trenta”, interviene Rita Consentino, direttore della necropoli, “che qui non si facevano lavori. L’ultimo fu la costruzione della strada per far arrivare Mussolini”.

Il cantiere è già avviato per offrire i migliori servizi ai visitatori della Banditaccia

Il cantiere è già avviato per offrire i migliori servizi ai visitatori della Banditaccia

La tomba dei Leoni dipinti alla Banditaccia di Cerveteri

La tomba dei Leoni dipinti alla Banditaccia di Cerveteri

I lavori, già avviati, da un lato pensano alla Storia e all’offerta, con il restauro di alcuni tumuli e il potenziamento dei servizi multimediali che regalano l’emozione di rivivere le tombe come erano al tempo, tra sarcofagi, monili e corredi ceramici. E poi con l’apertura eccezionale a tempo di alcuni tumuli, normalmente chiusi al pubblico. Come la Tomba dei Leoni dipinti, chiamata così per quella sfilata di leoni disegnati sul muro in rosso, nero e giallo, apparsi in tutta la loro bellezza ai primi archeologi e poi svaniti per sempre a contatto con aria e luce. Ma si pensa anche ai servizi, per rendere più “accogliente” la Banditaccia. Ecco allora il nuovo “visitor centre”. E poi la riapertura dei cammini pedonali tra l’antica Caere e i suoi porti e percorsi che abbattano le barriere architettoniche; un’illuminazione che renderà la necropoli visibile anche di notte; il potenziamento del servizio di videosorveglianza, con 80 nuove telecamere; e il ripristino del vecchio sentiero Lawrence, quello dove amava passeggiare lo scrittore inglese e che in poche centinaia di metri tornerà a collegare il centro della città con la necropoli.