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Roma. Aperta alle Scuderie del Quirinale la mostra “TOTA ITALIA. Alle origini di una Nazione”, oltre 400 reperti (da 36 enti di 12 regioni italiane) per raccontare la prima grande unificazione della penisola al tempo di Augusto

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Locandina della mostra “Tota Italia. Alle origini di una Nazione” alle Scuderie del Quirinale fino al 25 luglio 2021

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Statua di Apollo lampadoforo (I sec. a.C.), bronzo da Pompei (foto Archivio dell’Arte -Luciano Marco Pedicini)

Un’occasione unica per vedere riuniti nello stesso luogo reperti dall’assoluto valore storico, quali il Trono decorato a rilievo delle Gallerie nazionali Barberini Corsini di Roma, il Ritratto di Augusto con il capo velato del museo Archeologico nazionale delle Marche, il Busto di Ottavia Minore del museo nazionale Romano – Palazzo Massimo alle Terme; corredi funerari iconici come il Corredo della “tomba dei due guerrieri”, conservato al museo Archeologico Melfese “Massimo Pallottino” e il Corredo di una tomba femminile proveniente dalla necropoli di Montefortino d’Arcevia e custodita nel museo Archeologico nazionale delle Marche. E ancora la Cista portagioielli con iscrizione in latino arcaico del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, il Sostegno di mensa con due grifoni che attaccano un cerbiatto del museo civico di Ascoli Satriano fino al celebre Rilievo con scena di battaglia tra un cavaliere greco e un persiano custodito nel museo Archeologico nazionale di Taranto. Dove possiamo ammirare tanti tesori tutti insieme? Alle Scuderie del Quirinale a Roma dove, fino al 25 luglio 2021, è aperta la mostra “Tota Italia. Alle origini di una Nazione”, una nuova grande esposizione, inaugurata dal Presidente Sergio Mattarella, e curata da Massimo Osanna e Stéphane Verger, resa possibile grazie allo straordinario impegno della Direzione Generale Musei e di tutto il sistema museale italiano. Ben 36 prestatori, fra musei statali e civici nonché soprintendenze di Stato, dal Veneto alla Calabria, per un totale di 12 regioni, hanno fatto “rete” per raccontare, in un momento così complesso, un periodo cruciale della storia del Paese, manifestando concretamente, nonostante la situazione di chiusura forzata in cui tali Musei si trovavano, la capacità e la volontà di riaprire e mostrare un patrimonio culturale unico al mondo.

Corona dal corredo di una tomba femminile (III sec. a.C.) dalla necropoli di Montefortino d’Arcevia conservata nel museo Archeologico nazionale delle Marche di Ancona (foto Sabap-Marche)
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Statua di Marsia con ceppi da schiavo (III sec. a.C.) da Paestum (foto pa-paeve)

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Ritratto di filosofo su erma iscritta, Parmenide (prima metà I sec. d.C.,) da Velia (foto pa-paeve)

“Con Tota Italia la cultura riparte alle Scuderie del Quirinale con uno sguardo introspettivo, capace di indagare, attraverso il nostro patrimonio, le radici più profonde della nostra identità”, sottolinea Dario Franceschini, ministro della Cultura. “La stretta sinergia fra una delle sedi espositive più prestigiose del Paese e il ministero della Cultura ha permesso infatti di allestire in breve tempo una mostra di grande spessore scientifico e culturale, che ripercorre la progressiva fusione delle differenti popolazioni italiche in un’unica nazione nel segno di Roma”.  E Mario De Simoni, presidente e ad di Ales – Scuderie del Quirinale: “Dopo l’imprevista ma straordinaria esperienza della mostra su Raffaello le Scuderie riaprono con una mostra di grande rilievo culturale e simbolico, realizzata con la direzione generale Musei del MiC. Una mostra che vuol essere segno tangibile della partecipazione delle Scuderie allo sforzo delle riaperture, plastica rappresentazione della collaborazione armonica di tutto il sistema museale italiano e stimolo per un’ulteriore riflessione sui valori dell’unità nazionale, nell’anno del 160° anniversario della moderna unità d’Italia, del 150° dalla proclamazione di Roma Capitale, del 75° dalla proclamazione della Repubblica”. Aggiunge Matteo Lafranconi, direttore Scuderie del Quirinale: “Una straordinaria prova di coesione sinergica tra istituzioni nazionali; un’autentica mostra-gioiello che rivela ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, la formidabile ricchezza del patrimonio diffuso nei musei di tutta Italia e il suo potenziale inesauribile come terreno della migliore ricerca scientifica”.

Ritratto di Augusto con il capo velato (fine I sec. a.C.) conservato al museo Archeologico nazionale delle Marche di Ancona (foto sabap-marche)

“Tutta l’Italia giurò spontaneamente fedeltà a me” (Iuravit in mea verba tota Italia sponte sua) scriveva Augusto nelle sue Res gestae divi Augusti (“Le imprese del divino Augusto”): il titolo della mostra riprende proprio la famosa formula del giuramento di Augusto, l’uomo che per la prima volta riunificò l’Italia in un territorio omogeneo, non solo dal punto di vista politico e amministrativo ma anche culturale, religioso e linguistico. Partendo dalla straordinaria varietà e ricchezza culturale dell’Italia preromana, affascinante mosaico di genti e tradizioni, Tota Italia racconta il processo di romanizzazione, che fu scontro, incontro e ibridazione, e ripercorre le tappe che condussero all’unificazione sotto le insegne di Roma, dal IV secolo a.C. all’età giulio-claudia.

Triade Capitolina (II sec. d.C.) conservata al museo civico Archeologico “Rodolfo Lanciani” di Guidonia Montecelio (foto Giovanni Coccia)

Roma, cuore pulsante di un gigantesco impero globale, conquistò il suo spazio e il suo ruolo relazionandosi, di volta in volta, con le tante culture e popolazioni che avevano guadagnato nei secoli un posto sulla scena del Mediterraneo, avendo come primo grande teatro del suo espansionismo la penisola italiana. Un’unificazione sotto il segno di Roma ma capace di conservare, al contempo, quella divisione in regioni che testimonia ancora oggi la ricchezza e la varietà delle nostre tradizioni.

Decorazione di uno scudo (episema) con Taras (IV sec. a.C.) dal santuario di Rossano di Vaglio conservata al museo Archeologico nazionale della Basilicata “Dinu Adamesteanu” a Potenza (foto mic)
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Sostegno di mensa (trapezophoros) con due grifoni che attaccano un cerbiatto (seconda metà IV sec. a.C.) conservato nel museo civico di Ascoli Satriano (foto sabap-Barletta-Andria-Trani e Foggia)

Lungo un percorso coerente ed unitario, articolato su entrambi i piani delle Scuderie sarà possibile ammirare nella stessa sede espositiva le opere più significative di quella varietà espressiva che concorse alla formazione dell’Italia augustea e dell’Impero. Oltre 400 reperti esemplari, quali statue, elementi di arredo, produzioni ceramiche, a testimonianza del complesso dialogo tra Roma e il resto della Penisola. Il filo conduttore della prima parte della mostra sarà la varietà dei popoli italici prima dell’unificazione romana; in primo piano, dunque, gli aspetti sociali, culturali e artistici caratterizzanti la variegata composizione etnica della Penisola. La seconda parte del racconto sarà incentrata sulla guerra, documentata attraverso oggetti iconici o grandi fregi figurati in grado di fornire nitide istantanee dell’espansione di Roma e dell’impatto sui suoi avversari, a partire dall’unificazione romana dopo le guerre puniche fino all’età di Augusto.

Rilievo con scena di battaglia tra un cavaliere greco e un persiano (III sec. a.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTA)
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Affresco con anatre appese e antilopi (prima metà I sec. a.C.) dalla Villa dei Papiri di Ercolano, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“Attraverso una selezione di opere di eccezionale rilevanza conservate nei principali musei italiani”, spiega Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura, e curatore dell’esposizione, “con la mostra Tota Italia. Alle origini di una Nazione si è inteso proporre una riflessione su quel lungo e grandioso processo di unificazione culturale, linguistica e giuridica e di trasformazione degli assetti economici, sociali e territoriali che, sotto la spinta di Roma, portò le varie popolazioni dell’Italia antica a riconoscersi in un’unica grande entità comune. Nella prima parte della mostra, alcune delle più rappresentative testimonianze archeologiche delle culture proprie delle genti italiche illustrano la grande varietà dei modi di vivere e di esprimersi, di costruire e di abitare, di onorare i morti e di venerare le divinità diffusi nella Penisola prima della cosiddetta romanizzazione. Nel prosieguo del percorso espositivo, le marcate differenze tra i popoli tendono a sfumare gradualmente ed emergono con forza i tratti comuni e distintivi di quella Tota Italia che, dopo la guerra sociale e, definitivamente, al tempo di Augusto, riconobbe sé stessa come nazione unica e centro del mondo mediterraneo. Una mostra corale – conclude -, in cui opere provenienti da tanti musei italiani raccontano la storia di una straordinaria ricchezza culturale che affonda le sue radici nell’Italia più antica e nella prima, grande unificazione augustea della Penisola, e che permea ancora profondamente l’Italia di oggi attraverso i tanti lasciti di Roma nella cultura, nella lingua, nel diritto, ma anche nei confini regionali, nel tracciato delle strade, nelle città e nei paesaggi rurali”.

“Pompei e Santorini. L’eternità in un giorno”: alle Scuderie del Quirinale di Roma per la prima volta insieme, le vestigia dei due siti archeologici, Akrotiri e Pompei, entrambi sepolti da un’eruzione vulcanica. Più di 300 oggetti – fra statue, affreschi, vasi, rilievi, gemme, incunaboli e quadri – dove i preziosi reperti provenienti dalla Grecia, datati a più di quattromila anni fa e mai esposti all’estero, dialogano con le straordinarie antichità pompeiane

Brocca a becco mammillata decorata con motivi di colore rosso (tarda età del Bronzo) da Akrotiri (foto museo Thera preistorica Santorini)

Orecchini d’oro a campanella da Pompei (foto parco archeologico Pompei)

1613 a.C.: Akrotiri, fiorente capitale dell’isola di Thera, oggi conosciuta come Santorini, sepolta da un’eruzione e riportata alla luce nella seconda metà del Novecento. 79 d.C.: Pompei è investita dalla furia del Vesuvio e riscoperta nella prima metà del Settecento. Sin dall’antichità le catastrofi vulcaniche hanno scandito lo scorrere della storia. Ma nel caso di Akrotiri e Pompei i cataclismi non hanno inghiottito solo le due città, ma un intero sistema di pensiero che è riaffiorato tramite le indagini archeologiche. I risultati di queste ricerche le troviamo, fino al 6 gennaio 2020, a Roma, alle Scuderie del Quirinale, nella mostra “Pompei e Santorini. L’eternità in un giorno”, dove possiamo ammirare, per la prima volta insieme, le vestigia dei due siti archeologici, tra i più importanti e meglio conservati al mondo. Curata da Massimo Osanna, direttore del parco archeologico di Pompei e da Demetrios Athanasoulis, direttore dell’Eforia delle Antichità delle Cicladi, con Luigi Gallo e Luana Toniolo, l’esposizione è frutto di una collaborazione istituzionale e propone un confronto inedito attraverso innovative ricostruzioni e la selezione di preziosi reperti, in molti casi mai esposti al pubblico. “Nelle città sepolte le spettacolari eruzioni hanno d’improvviso bloccato la storia, che riemerge dalle ceneri velatamente presente”, interviene Mario De Simoni, presidente Ales-Scuderie del Quirinale. “L’indagine archeologica ha permesso di conoscere e interpretare l’organizzazione sociale di due centri del Mediterraneo antico, restituendone il complesso patrimonio artistico e culturale. Mondi lontanissimi da noi ritrovano forme, figure, colori, sapori, profumi, ritualità e attitudini nell’evocazione di fasti mai interamente dissolti. Nelle sale monumentali delle Scuderie del Quirinale, trasfigurate da un allestimento immersivo che esalta più di 300 oggetti – fra statue, affreschi, vasi, rilievi, gemme, incunaboli e quadri – i preziosi reperti provenienti dalla Grecia, datati a più di quattromila anni fa e mai esposti all’estero, dialogano con le straordinarie antichità pompeiane e con opere moderne e contemporanee, selezionate per il loro potere evocativo, evidenziando la persistenza dell’antico nell’immaginario artistico e la complessa riflessione dell’arte contemporanea sul tema della catastrofe”.

Bracciali a semisfere in oro (I sec. d.C.) dalla Casa della Venere in bikini di Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Ninfeo con affigurazione di giardini (I sec. d.C.) dal triclinio estivo della Casa del Bracciale d’oro di Pompei (foto parco archeologico Pompei)

“Crocevia di popoli, tradizioni e religioni diverse, luogo unico per la sua storia, segnata da stratificazioni millenarie”, scrive Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, “il Mediterraneo rivendica un’indiscussa centralità nella cultura occidentale. Sulle sponde del Mare Nostrum sono sorte alcune tra le più grandi civiltà del passato che hanno segnato indelebilmente il corso del Tempo. Il loro sovrapporsi, ibridarsi, avvicendarsi è il soggetto principale dell’indagine archeologica, capace di offrire l’interpretazione contestuale di oggetti, spazi, pratiche e fenomeni di tipo sociale, economico e religioso. Le diverse identità culturali che compongono l’elaborato mosaico del Mediterraneo antico – continua -, trovano ad Akrotiri, sull’isola di Santorini, e Pompei due casi emblematici. Investite da eruzioni simili, distanti più di 1700 anni l’una dall’altra, le città restituiscono edifici, affreschi, manufatti perfettamente conservati che permettono di resuscitare due civiltà ricche e complesse, evocando allo stesso modo la catastrofe che ha messo fine alla loro storia. La riscoperta delle città sepolte, inoltre, ha nutrito l’immaginario artistico, offrendosi al contempo come soggetto iconografico e spunto di riflessione per l’evocazione delle catastrofi naturali”.

Affresco detto dei “Giovani pescatori” (tarda età del Bronzo) da Akrotiri (foto museo di Thera Preistorica Santorini)

Culla della cultura protocicladica, cuore dell’Atene classica, nucleo vitale dell’Impero bizantino, l’arcipelago delle Cicladi è disseminato di inestimabili tesori archeologici – dalla Preistoria al Medioevo – incastonati nella bellezza di un paesaggio straordinario. “L’Eforato delle Antichità delle Cicladi ha deciso di mettere in atto una politica espositiva rivolta verso l’esterno, con mostre in Grecia e all’estero che hanno l’obiettivo di promuovere il patrimonio monumentale delle Cicladi e di rendere l’antichità una fonte di cultura e sapere, ma anche di piacere e intrattenimento di qualità”, spiega il direttore Demetris Athanasoulis. “La mostra “Pompei e Santorini. L’eternità in un giorno” alle Scuderie del Quirinale a Roma è espressione di questa visione e si avvale di una novità assoluta: la collaborazione tra l’Eforato delle Antichità delle Cicladi e il Parco Archeologico di Pompei nel campo della ricerca e della promozione del patrimonio archeologico. I materiali provenienti dalla città preistorica di Akrotiri sull’isola di Thera (oggi Santorini), esposti per la prima volta al di fuori della Grecia, restituiscono il volto della “Pompei” dell’Egeo preistorico: una città sepolta dall’esplosione del vulcano Santorini nel 1613 a.C. La cenere ha preservato i celebri affreschi preistorici, cicli unici e straordinariamente completi di grandi dipinti, insieme a numerosi altri reperti di cui possono godere i romani e i visitatori della Città Eterna”.

Fregio miniaturistico con un paesaggio subtropicale (tarda età del Bronzo) da Akrotiri (foto museo Thera Preistorica Santorini)

Affresco con la rappresentazione di un giardino lussureggiante dalla Casa del Bracciale d’Oro (I sec. d.C.) (foto parco archeologico pompei)

La mostra è concepita come un viaggio nel tempo alla scoperta delle due antiche città, accomunate da un’identica fine e preservate nei millenni dalle ceneri vulcaniche. Più di 300 oggetti, fra statue, affreschi, vasi, rilievi, gemme, incunaboli e quadri, ripercorrono un arco temporale di 3500 anni che va dall’età del Bronzo ai nostri giorni. “Davanti alla ricchezza e alla varietà delle opere antiche e moderne presenti nelle sale delle Scuderie del Quirinale”, sottolinea Osanna, “non possiamo esimerci da un ragionamento sui valori trasmessi dall’arte: l’appartenenza a una cultura più antica, il futuro che ci unisce tutti nell’eredità trasmessa dalla storia”. I temi esaminati trattano diverse problematiche archeologiche, come la disamina dei contesti, l’uso dei calchi in gesso, l’analisi delle abitudini sociali e della ritualità, lo studio della connettività economica e culturale nel Mediterraneo antico. Il percorso espositivo è punteggiato da opere di artisti moderni e contemporanei (Micco Spadaro, Turner, Valenciennes, Filippo Palizzi, Arturo Martini, Renato Guttuso, Andy Warhol, Alberto Burri, Richard Long, Antony Gormley, Giuseppe Penone, Francesco Jodice, Damien Hirst, James P Graham, Hans Op de Beeck, Francesco Simeti), che indicano quanto la riscoperta delle città sepolte abbia nutrito l’immaginario collettivo, accompagnando i visitatori in un viaggio fra passato e presente.

Brocca sferica monoansata, decorata con piante d’orzo e di veccia (tarda età del Bronzo) da Akrotiri (foto museo Thera preistorica Santorini)

La mostra (che qui vediamo nel video di Positanonews TV) rievoca quindi una storia fatta di repentine catastrofi naturali e affascinanti riscoperte archeologiche per raccontare le origini e gli sviluppi della nostra storia, della nostra cultura. Eventi speciali e laboratori contribuiscono ad arricchire e approfondire i contenuti di una mostra già di così ampio respiro: gli studenti delle scuole, possono a esempio mettersi alla prova con laboratori sul mestiere dell’archeologo dove vengono coinvolti a riconoscere i reperti di uno scavo. I più grandi invece possono avventurarsi in una visita letteraria della mostra accompagnati dalle parole di scrittori e filosofi dall’antichità fino al Novecento. Oltre ai laboratori e agli incontri ospitati all’interno delle Scuderie del Quirinale la mostra propone una serie di appuntamenti al Teatro Argentina a Roma condotti da archeologi, storici dell’arte, intellettuali e giornalisti per indagare il fenomeno eruttivo dal punto di vista scientifico, geologico e sociale oltre a proporre una sorta di passeggiata virtuale all’interno delle sale della mostra.