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Novità editoriali. Presentato a Capri il libro “Amedeo Maiuri: l’archeologia e il paesaggio storico del Golfo di Napoli” a cura di Luca Di Franco e Rosaria Perrella (Edizioni Quasar), che raccoglie gli Atti della Giornata di Studi a 90 anni dallo scavo di Villa Jovis (28 ottobre 2022)

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Copertina del libro “Amedeo Maiuri: l’archeologia e il paesaggio storico del Golfo di Napoli” a cura di Luca Di Franco e Rosaria Perrella (Edizioni Quasar)

Il libro è stato presentato in aprile 2024 sull’isola di Capri dal soprintendente Mariano Nuzzo, che del libro ha scritto la presentazione, e dall’architetto Cherubino Gambardella, professore all’università “Federico II” di Napoli. Si tratta del libro “Amedeo Maiuri: l’archeologia e il paesaggio storico del Golfo di Napoli” a cura di Luca Di Franco e Rosaria Perrella (Edizioni Quasar), che raccoglie gli Atti della Giornata di Studi a 90 anni dallo scavo di Villa Jovis, tenutasi a Capri il 28 ottobre 2022. Come si legge nella Premessa, “Amedeo Maiuri è stato uno dei protagonisti dell’archeologia campana prima e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Lo studio della sua figura e della sua intensa attività hanno portato nel corso degli ultimi decenni a comprendere meglio alcuni dei contesti archeologici ancora in corso di scavo, di restauro o di valorizzazione. A 90 anni dall’inizio degli scavi del sito più iconico di Capri, la residenza tiberiana di Villa Jovis, e in occasione dell’anno del paesaggio promosso a Capri in occasione del centenario della legge Croce e del “Convegno del Paesaggio” organizzato da Edwin Cerio proprio sull’isola nel 1922, il convegno “Amedeo Maiuri: l’archeologia e il paesaggio storico del Golfo di Napoli” ha tentato di indagare lo stretto rapporto che lega l’attività della Soprintendenza alle Antichità di Napoli, diretta da Maiuri, con le trasformazioni in corso nei luoghi e nella cultura del Novecento. Le scoperte archeologiche segnarono in questo periodo in modo determinante il paesaggio di un territorio quale il Golfo di Napoli: le intense stagioni di scavo di Baia, Cuma, Pompei, Ercolano e Capri si accompagnano a importanti progetti di valorizzazione, tramite la realizzazione di musei, antiquarium e soprattutto parchi archeologici, parallelamente a sempre più impattanti attività edilizie e infrastrutturali. In questo volume, che ne costituisce gli atti, si raccontano quindi le principali attività di Amedeo Maiuri nel Golfo di Napoli, con una sezione specifica legata a Capri, i cui siti archeologici furono per la prima volta scavati e studiati in modo sistematico e dove risiederà in una villetta da lui stesso progettata”.

Lacco Ameno (Ischia, Na). Al via gli scavi nel quartiere artigianale metallurgico di Mazzola diretti da Matteo D’Acunto, progetto di ricerca triennale condotto in sinergia tra L’Orientale, l’Or.Sa., la Sabap di Napoli e il Comune, per la prima volta aperto alla cittadinanza. Gli interventi dei protagonisti

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Area archeologica del quartiere metallurgico di Mazzola (Lacco Ameno, isola d’Ischia): scavi anni Sessanta del Novecento (foto sabap-na-met)

L’annuncio lo scorso novembre 2023: “Dopo quasi 50 anni dai primi scavi sono ripresi i lavori nell’area archeologica di Mazzola (Lacco Ameno, isola d’Ischia), sulla collina di Mezzavia, indagata negli anni Sessanta del Novecento dall’archeologo tedesco Giorgio Buchner. Le evidenze, costituite da strutture databili a partire dall’VIII sec. a.C., sono riferibili ad un quartiere metallurgico, come dimostrano le varie tipologie di oggetti rinvenuti (vedi Ischia (Na). Nell’area archeologica di Mazzola (Lacco Ameno) si torna a scavare dopo 50 anni il quartiere metallurgico (VII sec. a.C.) dell’antica Pithekoussai | archeologiavocidalpassato). Non è stato uno scavo occasionale. Da lunedì 2 settembre 2024 ripartono le indagini archeologiche a Ischia / Pithekoussai, l’antico insediamento localizzato nell’attuale comune di Lacco Ameno, primo insediamento greco in Occidente. Un importante progetto di ricerca nel quartiere artigianale di Mazzola, parte di un progetto di ricerca triennale fortemente sostenuto dal soprintendente Mariano Nuzzo, si apre alla cittadinanza grazie a un nuovo ed entusiasmante progetto di ricerca, condotto in sinergia tra l’università di Napoli L’Orientale, la Scuola di specializzazione in Beni archeologici “Or.Sa.” (università di Salerno e università di Napoli L’Orientale)”, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli e il Comune di Lacco Ameno.

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Area archeologica del quartiere metallurgico di Mazzola (dall’VIII sec. a.C.) (Lacco Ameno, isola d’Ischia) (foto sabap-na-met)

Si apre così un nuovo capitolo sulla storia, la struttura sociale, la produzione e i commerci di un centro che fu punto d’approdo e di transito imprescindibile lungo le rotte che collegavano le sponde opposte del Mediterraneo. La nuova campagna di scavo sarà realizzata sotto la direzione di Matteo D’Acunto, professore ordinario dell’università di Napoli L’Orientale, di Teresa E. Cinquantaquattro, direttrice del Segretariato Regionale del MiC per la Campania, e di Maria Luisa Tardugno, funzionaria archeologa della soprintendenza. Il lavoro sul campo sarà coordinato da Francesco Nitti (dottorando dell’università di Salerno), Marco Capurro (dottorando della Scuola Normale Superiore di Pisa), Chiara Improta e Cristiana Merluzzo (dottorande dell’università di Napoli L’Orientale).

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Area archeologica del quartiere metallurgico di Mazzola (Lacco Ameno, isola d’Ischia): sopralluogo con Matteo D’Acunto, Maria Luisa Tardugno e Mariano Nuzzo (foto sabap-na-met)

La missione archeologica sarà composta da giovani ricercatori e studenti dell’università di Napoli L’Orientale e della Scuola di specializzazione interateneo in Beni archeologici “Or.Sa.” (università di Salerno e università di Napoli L’Orientale). Le indagini previste offriranno nuove e preziose informazioni sulla vita quotidiana, le attività produttive, l’economia e l’organizzazione sociale degli antichi abitanti di Pithekoussai, creando un legame tangibile tra il passato e il presente. Inoltre, la missione dichiarata di questo progetto, con una connotazione di assoluta novità, è quella di presentarsi come uno scavo aperto alla cittadinanza, secondo un processo virtuoso che vede coinvolti gli enti di ricerca, di tutela, l’amministrazione comunale di Lacco Ameno e tutta la comunità locale.

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Area archeologica del quartiere metallurgico di Mazzola (dall’VIII sec. a.C.) (Lacco Ameno, isola d’Ischia) (foto sabap-na-met)

Il progetto è stato da subito sostenuto dal Comune di Lacco Ameno, e in particolare dal sindaco Giacomo Pascale e dal vice-sindaco e assessore alla Cultura Carla Tufano. Durante gli scavi saranno organizzate giornate aperte al pubblico (dalla seconda settimana di settembre, su prenotazione), durante le quali verranno mostrate le molteplici operazioni di indagine e saranno illustrate le evidenze archeologiche emerse e la storia del sito. Attraverso un accordo con il liceo classico Statale “G. Buchner”, saranno inoltre coinvolti nelle attività di studio, classificazione e interpretazione dei reperti alcuni giovani studenti, che avranno così la possibilità di toccare con mano la storia del proprio territorio. Infine, allo scopo di dare ampia pubblicità alle ricerche in corso, è previsto un incontro conclusivo della campagna, aperto al pubblico e ai media, durante il quale verranno resi noti i risultati dei nuovi scavi. La ripresa delle esplorazioni dell’antica Pithekoussai rappresenta una straordinaria opportunità per preservare e valorizzare il patrimonio storico dell’isola d’Ischia promuovendo al contempo il turismo culturale eco-sostenibile e favorendo il pieno coinvolgimento della comunità locale. Ci sono tutte le premesse perché il programma di ricerca conduca a importanti risultati: l’eccezionale interesse scientifico del progetto, che mira a proseguire il percorso virtuoso avviato dalle eccezionali scoperte di Giorgio Buchner, e l’entusiastico coinvolgimento e il supporto decisivo della comunità di Lacco Ameno.

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Roberto Tottoli, rettore dell’università di Napoli L’Orientale (foto unior)

“Con l’apertura di questo nuovo scavo archeologico a Ischia la scuola archeologica dell’Orientale condurrà ricerche nelle due più antiche fondazioni greche d’Occidente, Pithekoussai e Cuma”, interviene il rettore dell’Orientale, Roberto Tottoli. “Le attività, coordinate da nostri docenti, permettono agli studenti del nostro Ateneo di lavorare sul campo e acquisire competenze avanzate nel campo della ricerca archeologica sotto l’aspetto delle tecniche di indagine, dell’analisi e della classificazione dei materiali e dello studio dei siti, nonché sotto il profilo teorico e interpretativo più generale. La scuola di archeologia dell’Orientale, attiva anche all’estero in Oman, Arabia Saudita, Afghanistan, Sudan, Egitto, Etiopia, ha una lunga storia di scoperte e anche in questo caso siamo certi che arriveranno grandi risultati”. E Mariano Nuzzo, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli: “Sono particolarmente lieto di annunciare l’avvio della nuova campagna di scavi nel quartiere di Mazzola a Lacco Ameno, un’iniziativa che non solo rappresenta un’importante occasione di ricerca scientifica, ma che si propone anche di coinvolgere attivamente la comunità locale e i giovani studenti. La riscoperta dell’antico insediamento di Pithekoussai non è solo un’opportunità per approfondire la nostra comprensione delle origini della colonizzazione greca in Occidente, ma anche per valorizzare e preservare un patrimonio di inestimabile valore storico e culturale. La partecipazione della cittadinanza e delle nuove generazioni alle giornate di scavo aperte al pubblico è un elemento centrale di questo progetto, poiché credo fermamente che la conoscenza e la tutela del nostro passato debbano essere condivise e vissute da tutti. Ringrazio le istituzioni e gli enti coinvolti per la loro preziosa collaborazione e sono convinto che, insieme, riusciremo a creare un ponte tra passato e presente che arricchirà non solo la nostra cultura, ma anche l’identità della comunità di Lacco Ameno”.

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Comune di Lacco Ameno (Ischia): il vicesindaco Carla Tufano e il sindaco Giacomo Pascale (foto ischiamondo blog)

“Siamo entusiasti della ripresa dei lavori di scavo in località Mazzola, un’opportunità straordinaria che apre una nuova pagina, e una nuova stagione, per tutta l’isola d’Ischia”, dichiara il sindaco di Lacco Ameno Giacomo Pascale. “Crediamo da tempo che il futuro della nostra terra e lo sviluppo del territorio passino attraverso il binomio indissolubile di turismo e cultura. Investire nella valorizzazione di siti archeologici e, più in generale, nei beni di rilevanza storica è la manifestazione precisa di un impegno concreto, da parte di questa Amministrazione, che punta a un duplice risultato: arricchire l’offerta culturale del nostro patrimonio archeologico a turisti e studiosi e avvalerci di una tradizione scientifica di alto prestigio ed esperienza per la conoscenza e la conservazione della nostra memoria, della nostra storia e della nostra identità”. E il vice-sindaca e assessore alla Cultura Carla Tufano: “La nuova campagna di scavo è parte di un progetto più ampio di tutela, valorizzazione e fruizione collettiva dell’area archeologica di Pithekoussai che prevede il pieno coinvolgimento della comunità locale. Finalmente i cittadini di Lacco Ameno e i nostri ospiti scopriranno i tesori nascosti nell’antica area artigianale di Mazzola. Potranno ammirare i resti di una civiltà che ha inciso profondamente nella storia del Mediterraneo e delle sue dinamiche interculturali. Le visite pubbliche al cantiere archeologico e alle indagini sul campo, pur richiedendo sforzi organizzativi eccezionali, avverranno nella consapevolezza che le tracce preziose del nostro passato sono destinate a diventare patrimonio comune da trasmettere con slancio e convinzione alle nuove generazioni”.

 

Giugliano (Na). Nella Tomba del Cerbero scoperto un inumato in ottimo stato di conservazione in posizione supina. Nuzzo: “La Tomba del Cerbero continua a fornire preziose informazioni sul territorio flegreo nei pressi di Liternum”. Complesse e articolate le ricerche e le analisi in corso coordinate dalla soprintendenza per l’area metropolitana di Napoli

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Tomba del Cerbero a Giugliano (Na): particolare dell’interno del sarcofago in corso di scavo, col sudario e alcuni elementi di corredo (foto sabap-met-na)

C’è un inumato in ottimo stato di conservazione in posizione supina dentro la Tomba del Cerbero a Giugliano (Na). All’indagine interna, a cura della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, si è giunti dopo un’ispezione con microcamera. Anche in vista della ripresa degli scavi nella necropoli circostante e delle attività di restauro degli affreschi, finanziati dal ministero della Cultura, grazie anche all’interesse dimostrato dal ministro Sangiuliano in visita istituzionale al sito lo scorso novembre 2023. “La Tomba del Cerbero continua a fornire preziose informazioni sul territorio flegreo nei pressi di Liternum”, dichiara il soprintendente Mariano Nuzzo. “Ampliando la conoscenza del passato, e offrendo opportunità per ricerche anche di carattere multidisciplinare”. La prosecuzione delle indagini archeologiche e delle attività di campionatura ed analisi in laboratorio nei prossimi mesi consentirà di raccogliere certamente ulteriori dati interessanti non solo dall’ipogeo ma anche dalla necropoli circostante, utili a ricostruire il panorama storico e sociale di una comunità antica che ha ancora tanto da raccontare.

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Necropoli di Giugliano (Na): sopralluogo a novembre 2023 del ministro Gennaro Sangiuliano tra l’archeologa Simona Formola e il soprintendente Mariano Nuzzo (foto sabap-met-na)

Dopo l’ispezione con microcamera, è stato dunque possibile aprire un varco all’interno del sarcofago, rimasto sigillato per oltre 2000 anni, ed entrarvi all’interno. Le attività di scavo, coordinate dal funzionario archeologo, Simona Formola, hanno portato alla scoperta eccezionale di una deposizione in ottimo stato di conservazione di un inumato in posizione supina, coperto da un sudario, probabilmente mineralizzatosi grazie alle particolari condizioni climatiche della camera funeraria, circondato da elementi di corredo, tra cui si segnalano diversi unguentari e strigili. La particolare cura rivolta all’inumato e la cronologia degli oggetti rinvenuti, lasciano ipotizzare che possa trattarsi del capostipite della famiglia per la quale è stato realizzato il mausoleo.

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Il complesso della Tomba del Cerbero nella necropoli di Giugliano in Campania (Na) (foto sabap-met-na)

“Negli ultimi mesi – continua Nuzzo – le analisi di laboratorio condotte sui campioni prelevati in corrispondenza degli inumati e dei letti deposizionali, hanno restituito una notevole quantità di dati circa il trattamento del corpo dei defunti e il rituale funerario messo in atto, arricchendo notevolmente il panorama delle nostre conoscenze. Un lavoro di squadra guidato dalla Soprintendenza, che ha visto impegnati archeologi, tecnici, antropologi, paleobotanici, chimici, uniti nel comune obiettivo di interpretare i dati raccolti e svelare il sito nel tempo”. Procedure complesse sono state messe in atto, ad esempio, per le analisi sui tessuti dalla prof.ssa Margarita Gleba del laboratorio dell’università di Padova, per determinare la struttura dei filato, il tipo e la qualità dei tessuti, per trarne informazioni anche di carattere culturale e sociologico; osservazioni al microscopio sono state condotte dalla prof.ssa Maria Rosaria Barone Lumaga, ricercatrice al dipartimento di Biologia vegetale dell’università di Napoli Federico II – Real Orto Botanico di Napoli, su sostanze organiche presenti in alcuni contenitori; analisi polliniche condotte dall’archeobotanica Monica Stanzione in collaborazione con Marco Marchesini e Silvia Marvelli del CAA (Centro Agricoltura Ambiente “Giorgio Nicoli”) lasciano ipotizzare che il corpo degli inumati possa essere stato trattato con creme a base di chenopodio e assenzio per una migliore conservazione; analisi sul DNA degli individui sono invece tuttora in corso grazie alla bio-antropologa Barbara Albanese in collaborazione con Pontus Skoglund, Thomas Booth e Sarah Johnston dello Skoglund Ancient Genomics Laboratory al Francis Crick Insitute.

Pompei. Nuove scoperte fuori dalla città antica: nel cantiere per la realizzazione di un parcheggio interrato annesso alla stazione della Circumvesuviana, emergono campi arati (dove si coltivavano gli ortaggi che rifornivano i mercati di Pompei) e una necropoli preromana (già 35 sepolture). Il soprintendente Nuzzo: “Si deve proseguire e ampliare l’indagine archeologica”

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Cantiere di scavo di via Fucci a Pompei: una fase delle ricerche archeologiche (foto sabap-met-na)

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Cantiere di scavo di via Fucci a Pompei: scoperte sepolture di una necropoli preromana (foto sabap-met-na)

Pompei riesce a stupire anche al di fuori dell’area archeologica della città antica. A 400 metri ad Est da Porta Sarno del parco archeologico di Pompei, in via Fucci, alle spalle della stazione ferroviaria di Pompei Santuario, emergono campi arati (dove si coltivavano gli ortaggi che rifornivano i mercati di Pompei) e una necropoli preromana, quindi livelli di frequentazione precedenti alla deduzione coloniaria romana. L’occasione sono stati i lavori di “Ammodernamento della Circumvesuviana e degli Interventi di compatibilizzazione urbana della linea ferroviaria del Comune di Pompei”. L’area in cui doveva essere realizzato un parcheggio interrato in via Fucci, opera per la quale l’allora Soprintendenza di Pompei aveva espresso parere favorevole già nel 2007, riconfermato dalla Soprintendenza Speciale di Napoli e Pompei nel 2009 e nel 2010, era stata già interessata da indagini preliminari, soprattutto carotaggi geo-archeologici e trincee, in ragione del rinvenimento dei livelli del 79 d.C. a profondità superiori ai 6 metri dall’attuale piano di campagna ed immersi in falda.

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Cantiere di scavo di via Fucci a Pompei: istituzioni coinvolte nel progetto di ricerca (foto sabap-met-na)

“Visti gli eccezionali rinvenimenti”, ha dichiarato il soprintendente Mariano Nuzzo, “è necessario proseguire ed ampliare ulteriormente l’area di indagine per completare il quadro conoscitivo della necropoli e delineare la fisionomia del paesaggio antico che caratterizzava il suburbio orientale di Pompei, di cui ancora poco si conosce. Grazie all’archeologia preventiva e all’azione sinergica tra Soprintendenza, Comune ed EAV, che ha consentito di condividere procedure ed obiettivi, si stanno raggiungendo risultati importanti nell’ambito della tutela e valorizzazione di un territorio di rilevanza cruciale dal punto di vista storico ed archeologico. Contiamo di condividere a breve nuovi dati dal prosieguo degli scavi”.

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Cantiere di scavo di via Fucci a Pompei: necropoli preromana con tombe a semi-cappuccina (foto sabap-met-na)

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Cantiere di scavo di via Fucci a Pompei: necropoli preromana, scavo di tomba a inumazione (foto sabap-met-na)

Il dato più interessante, emerso durante il sopralluogo congiunto del 22 luglio 2024, tra la soprintendenza ABAP per l’area Metropolitana di Napoli, nella persona del soprintendente Mariano Nuzzo e del funzionario archeologo Simona Formola, insieme al direttore generale EAV (Ente Autonomo Volturno srl) Umberto De Gregorio, al coordinatore delle opere civili del Consorzio Ferroviario Vesuviano ing. Mario Barbati e al sindaco di Pompei, Carmine Lo Sapio, è il rinvenimento di una necropoli preromana, che copre un arco cronologico che va dal III al I sec. a.C., costituita, allo stato attuale delle conoscenze, già da 35 sepolture. Si tratta di inumazioni in semplice fossa terragna, a semi-cappuccina o con copertura di anfore (tutte di importazione nord-africana, alcune con bolli in lingua punica, e posizionate in alternanza collo/puntale, in numero ricorrente di 7), caratterizzate dalla presenza di pochi oggetti di corredo (essenzialmente unguentari e monete) e da un ottimo stato di conservazione dei reperti osteologici grazie proprio all’immersione delle sepolture nell’acqua di falda, che ha consentito di avviare una campagna di indagine pale-antropologica sui resti.

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Cantiere di scavo di via Fucci a Pompei: scoperti campi arati perfettamente conservati sotto la spessa coltre di pomici della grande eruzione vesuviana del 79 d.C. (foto sabap-met-na)

Scavi recenti, a partire dalla primavera del 2023, sotto la direzione della soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Napoli, hanno poi confermato la presenza di estesi campi arati perfettamente conservati sotto la spessa coltre di pomici della grande eruzione vesuviana del 79 d.C.: un sistema di solchi e porche antiche (strisce di terreno comprese tra due solchi) orientati in senso N-S ed impostati direttamente sui livelli protostorici, con coltivazione prevalenti ad ortaggi, che rifornivano ogni giorno i mercati pompeiani, prossimi al percorso dell’antico fiume Sarno, che doveva essere molto più vicino alla città di quanto non appaia oggi. Sono in corso analisi dei macroresti e polliniche al fine di caratterizzare nel dettaglio il tipo di ortaggio coltivato, sebbene le dimensioni dei resti superficiali, la tipologia di distribuzione e le dimensioni degli apparati radicali, lascino già ipotizzare campi coltivati a piante pluriennali di carciofi.

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Cantiere di scavo di via Fucci a Pompei: scoperta di anfore usate per la copertura delle sepolture (foto sabap-met-na)

Realizzate le opere di contenimento, grazie all’utilizzo di pompe idrovore, sono stati eseguiti saggi di controllo a circa -7.50 m dal piano di campagna in corrispondenza dei sottoservizi funzionali all’autorimessa. Qui è stato individuato un canale, paleoalveo di origine antropica con andamento N/S all’interno del quale si è raccolto materiale di natura diversa pertinente a contesti funerari probabilmente devastati: centinaia di frammenti di tegole, un grosso quantitativo di frammenti di dolia e anfore, una ventina di columelle in pietra lavica locale – divelte in antico ed accumulate nel canale già in fase antecedente all’imposta dei campi arati romani –, tegole con bolli in lingua osca, reperti lignei di notevoli dimensioni.

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Cantiere di scavo di via Fucci a Pompei: tegola di copertura con bollo (foto sabap-met-na)

Si segnala il rinvenimento di una testa femminile in tufo grigio campano con tracce di colore rosso nell’acconciatura dei capelli. È probabile che il canale, caratterizzato per lo più da materiali pertinenti a contesti funerari devastati, sia da riferire al riassetto territoriale di età sillana, avvenuto dopo la deduzione coloniaria di Pompei nell’89 a.C. Le indagini sono tuttora in corso, così come le analisi archeobotaniche e paleoantropologiche, in un’ottica di documentazione multidisciplinare del contesto archeologico che sta restituendo una messe di dati di assoluto interesse

Napoli. A Palazzo Reale, negli spazi della soprintendenza, presentazione del libro “Impronte di donna. Realtà femminili nell’antichità classica” di Mariarosaria Barbera (edizioni Espera): una panoramica sulle donne “speciali”, quelle che sono riuscite a lasciare traccia di sé

napoli_palazzo-reale_libro-impronte-di-donna_di-mariarosaria-barbera_locandinaMercoledì 19 giugno 2024, alle 16, in sala “Giovanni Carbonara” a Palazzo Reale a Napoli, , all’interno dei nuovi spazi della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, presentazione del libro “Impronte di donna. Realtà femminili nell’antichità classica” di Mariarosaria Barbera (edizioni Espera). Con l’autrice intervengono Mariano Nuzzo, soprintendente ABAP per l’area metropolitana di Napoli; Teresa Elena Cinquantaquattro, segretario regionale MiC per la Campania; Paola Miniero, già funzionario archeologo MIC.

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Copertina del libro “Impronte di donna. Realtà femminili nell’antichità classica” di Mariarosaria Barbera

Impronte di donna. Realtà femminili nell’antichità classica. Il libro intende fornire una panoramica sulle donne “speciali”, quelle che, pur nella condizione di minorità cui la società antica e le sue leggi le costringevano, sono riuscite a lasciare traccia di sé, della loro vita e spesso delle loro capacità. Dopo un necessario accenno ai periodi più remoti, quando la protostoria diventa storia e viene narrata affiancando alla cultura materiale il supporto delle fonti scritte, si segue essenzialmente lo sviluppo della società greca e di quella romana, nel rapporto con il genere femminile e soprattutto con un certo numero di donne rappresentative della condizione, dei suoi disagi e delle sue conquiste. I primi tre capitoli offrono un inquadramento generale rispetto alle donne riassuntivamente definibili “etrusche e italiche”, poi a quelle greche e romane, rilevando similitudini e differenze delle condizioni sociali e giuridiche. Il concetto di “donna greca”, infatti, presenta sensibili variazioni nel tempo e nello spazio, in dipendenza dalle diverse geografie e diversi sistemi statuali, fino a giungere una certa omologazione legata a nascita e diffusione della cultura ellenistica. Risulta più ampio lo spettro delle donne romane, presentate (ove occorra insieme con le consorelle della Grecia e dell’Oriente ellenistico) anche nel rapporto con la vita pubblica: il sacerdozio delle Vestali, il lavoro spicciolo ma anche imprenditoriale, la medicina, le humanae litterae, lo spettacolo, lo sport e la politica, nella quale molte donne si distinsero dalla monarchia all’avanzato periodo imperiale, lasciando il segno. Il volume si conclude con un focus sull’età tardoantica, quando l’irrompere del cristianesimo modifica gli equilibri politici e sociali, anche invertendo il percorso di autonomia femminile da tempo intrapreso e definendo la nuova condizione della donna cristiana, in un rapporto complesso e mutevole con i valori e le esigenze di autoconservazione della classe dirigente, legata ai vecchi culti.

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L’archeologa Mariarosaria Barbera

Mariarosaria Barbera, archeologa di grande esperienza con una carriera ricca di successi nella gestione e valorizzazione del patrimonio archeologico in diverse regioni italiane, ha dedicato la sua carriera allo studio e alla valorizzazione del patrimonio archeologico, con importanti incarichi in Campania, Sardegna, Toscana e Roma. Ha riaperto musei e complessi monumentali, coordinato progetti significativi come il Museo delle Navi a Fiumicino e il rinnovato Museo Ostiense, e ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti come il Marchio del Patrimonio Europeo dalla Commissione Europea.

Napoli. A Palazzo Reale, sede Sabap, presentazione del libro “Puteoli. Il percorso archeologico del Rione Terra”, la prima guida completa alla visita del percorso archeologico del Rione Terra di Pozzuoli

napoli_palazzo-reale_libro-puteoli-il-percorso-archeologico-dl-rione-terra_presentazione_locandinaMartedì 26 marzo 2024, alle 16, a Palazzo Reale di Napoli, in sala conferenze “Giovanni Carbonara”, all’interno degli spazi della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, presentazione del libro “Puteoli. Il percorso archeologico del Rione Terra. Guida alla visita”, Quaderni di Viaggio n. 3, Naus Editoria 2022. Il libro, realizzato con il patrocinio della Soprintendenza e del Comune di Pozzuoli, rappresenta un importante strumento per la comprensione e la valorizzazione del patrimonio archeologico della nostra area metropolitana. Presenteranno Mariano Nuzzo, soprintendente ABAP per l’area metropolitana di Napoli; Stefano De Caro membro ICCROM; e Teresa Cinquantaquattro, segretario regionale MiC per la Campania. Ingresso libero.

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Copertina della guida “Puteoli. Il percorso archeologico del Rione Terra”

Puteoli. Il percorso archeologico del Rione Terra. Guida alla visita. La prima guida completa alla visita del percorso archeologico del Rione Terra di Pozzuoli. Un viaggio unico nell’antico cuore di Puteoli, nel luogo dove la sua storia ha avuto inizio, attraverso un itinerario che si snoda tra il sottosuolo e il mare, tra l’oscurità e la luce. Scopriremo la storia della colonia antica visitando il principale complesso sacro: il Capitolium, il tempio cd. di Augusto e la Cattedrale di San Procolo e percorreremo i cardini e i decumani tra botteghe, magazzini, terme e interi complessi scavati nel tufo.

Pompei. All’auditorium l’archeologo Domenico Esposito presenta il libro “Carta del potenziale archeologico del territorio comunale di Pompei” (Centro di Cultura e Storia Amalfitana) degli archeologi Mario Notomista e Domenico Camardo, incontro promosso dall’associazione internazionale “Amici di Pompei” 

pompei_auditorium_amici-di-pompei_libro-Carta-del-potenziale-archeologico-del-territorio-comunale-di-Pompei_presentazione_locandina“Carta del potenziale archeologico del territorio comunale di Pompei” è il titolo del libro degli archeologi Mario Notomista e Domenico Camardo con un contributo geoarcheologico di Aldo Cinque che viene presentato dall’archeologo Domenico Esposito, ricercatore alla Freie Universität Berlin, nell’incontro promosso dall’associazione internazionale “Amici di Pompei” ETS, giovedì 14 marzo 2024, alle 17, nell’auditorium del parco archeologico di Pompei, con la partecipazione di Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del parco archeologico di Pompei; Teresa Elena Cinquantaquattro, dirigente del Segretariato regionale del ministero della Cultura per la Campania; Mariano Nuzzo, soprintendente della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli; Carmine Lo Sapio, sindaco di Pompei; Antonio Varone, presidente dell’associazione internazionale Amici di Pompei; Giuseppe Gargano, Centro di Cultura e Storia Amalfitana. Il testo, corredato dalle foto di Francesco Varone, è edito dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana in collaborazione con il parco archeologico di Pompei, il Segretariato regionale del ministero della Cultura per la Campania, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, il Comune di Pompei.

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Copertina del libro “Carta del potenziale archeologico del territorio comunale di Pompei” (Centro di Cultura e Storia Amalfitana) degli archeologi Mario Notomista e Domenico Camardo

Questo libro nasce dalla redazione della Carta del Potenziale Archeologico del territorio comunale di Pompei, che gli archeologi Domenico Camardo e Mario Notomista, della Sosandra srl, hanno realizzato nel 2020 per conto dell’Amministrazione civica nel corso dell’elaborazione del Piano Urbanistico Comunale. È nota a tutti l’importanza che l’antica Pompei riveste nel mondo, sia come fonte di conoscenza delle civiltà del passato ed in modo particolare di quella romana del I secolo d.C., sia come attrattore turistico. Meno conosciuti sono, invece, i numerosi rinvenimenti sparsi nel territorio, che testimoniano una frequentazione umana di questi luoghi a partire dall’Età Preistorica. La ragione di questa mancanza è dovuta essenzialmente al fatto che molti di questi siti pur essendo stati individuati ed esplorati, in alcuni casi anche integralmente, sono stati successivamente ricoperti e quindi oggi non sono più visibili. A ciò si aggiunga che mentre l’antica città è stata oggetto di indagini sistematiche avviate nel 1748 sotto l’egida della corona Borbonica, il territorio invece è stato esplorato solo attraverso interventi sporadici. Lo scopo di questo volume, che mappa i rinvenimenti archeologici e le aree sottoposte a vincolo presenti entro i confini comunali, è quello di costituire un valido strumento di lavoro che serva da base a tutti quei professionisti che si adopereranno per lo sviluppo urbano della città tenendo presente anche le valenze storico-archeologiche. L’auspicio che grazie all’utilizzo di questo volume, finanziato dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana, tutti i soggetti coinvolti riusciranno a conciliare la salvaguardia del patrimonio archeologico con le necessità di sviluppo territoriale, trasformando quello che per molti è un “rischio archeologico” in un vero e proprio “potenziale” a servizio della crescita culturale della comunità pompeiana.

Napoli. A Palazzo Reale in occasione della Giornata del Paesaggio si firma un innovativo accordo per la valorizzazione e la fruizione dell’Isola d’Isca. Il soprintendente Nuzzo: “L’accordo rappresenta un passo significativo verso la salvaguardia e la valorizzazione di un patrimonio unico nel suo genere”

napoli_palazzo-reale_giornata-del-paesaggio-2024_accordo-per-isola-d-isca_locandinaIn occasione della Giornata internazionale del Paesaggio 2024, promossa dal ministero della Cultura, la soprintendenza Archeologica Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, insieme al consorzio di gestione dell’Area Marina Protetta “Punta Campanella”, il Comune di Massa Lubrense, l’ente parco regionale dei Monti Lattari e la Società Antica Sartoria Srl, sottoscriverà un innovativo accordo per la valorizzazione e la fruizione dell’Isola d’Isca. L’intesa, che sarà ufficialmente firmata il 14 marzo 2024, alle 11, nella sala conferenze “Giovanni Carbonara” all’interno degli uffici della soprintendenza a Palazzo Reale di Napoli, vede la partecipazione di importanti figure istituzionali e esperti del settore, tra cui Mariano Nuzzo, soprintendente ABAP area metropolitana di Napoli; Sergio Fiorentino, assessore alla Cultura di Massa Lubrense; Lucio Cacace, presidente AMP Punta Campanella; Tristano Dello Joio, presidente parco regionale dei Monti Lattari; Luca Di Franco, funzionario archeologo responsabile del sito; Riccardo Ruggiti, titolare Antica Sartoria Srl; Silvia Capasso, ornitologa; e Adriano Stinca, botanico. “L’accordo rappresenta un passo significativo verso la salvaguardia e la valorizzazione di un patrimonio unico nel suo genere, testimoniando l’importanza della collaborazione tra istituzioni e soggetti privati per la tutela del nostro patrimonio storico e ambientale”, ha detto il soprintendente Nuzzo. L’accordo, nato dalla convergenza di interessi tra enti pubblici e privati, mira a promuovere la conoscenza e la tutela del patrimonio culturale e ambientale dell’Isola d’Isca, situata nella parte di Area Marina Protetta ricadente nel territorio di Massa Lubrense. Tra gli obiettivi della convenzione c’è la realizzazione di interventi di conservazione del patrimonio culturale, la promozione della ricerca scientifica e della valorizzazione del territorio, nonché l’attivazione di progetti di educazione ambientale rivolti ai ragazzi. In particolare, la società Antica Sartoria Srl si impegna a collaborare per la valorizzazione dell’area nord-ovest dell’Isola d’Isca, dove si concentrano importanti resti archeologici. L’azienda si propone di sviluppare progetti finalizzati alla fruizione pubblica del sito, che dalla prossima estate sarà visitabile due volte al mese, nel rispetto della sua natura selvaggia e della sua importanza storico-archeologica. In occasione della firma dell’accordo, sarà inoltre organizzato un reading letterario a cura dell’attore e regista partenopeo Massimo Andrei, per sottolineare l’importanza culturale e artistica dell’iniziativa. È noto infatti il legame indissolubile tra l’Isola d’Isca e il grande Eduardo De Filippo, celebre drammaturgo che l’ha posseduta per lunghi anni, amandola come il suo incantevole “buen retiro”.

Napoli. All’Accademia di Belle arti e alla Reggia di Portici il convegno nazionale “Mosaico. Conservazione restauro e valorizzazione” sul mosaico (inteso nella sua accezione più ampia) dall’antico al contemporaneo

napoli_accademia-belle-arti_convegno-mosaico-conservazione-restauro-valorizzazione_locandinaLa Scuola di Restauro dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, organizza il convegno nazionale “Mosaico. Conservazione restauro e valorizzazione” sulla conservazione e restauro del mosaico antico e contemporaneo a cura Giovanna Cassese e Manlio Titomanlio. Appuntamento il 14 dicembre 2023 all’Accademia di Belle Arti di Napoli e il 15 dicembre 2023 alla Reggia di Portici, sede della facoltà di Agraria dell’università di Napoli “Federico II” e del Centro MUSA – Musei delle Scienze Agrarie. L’evento si rivolge a studenti, ricercatori e studiosi che operano nel settore della conservazione, della tutela e della valorizzazione del mosaico (inteso nella sua accezione più ampia) dall’antico al contemporaneo. L’evento si svolgerà nell’aula magna dell’Accademia, con sopralluogo al cantiere scuola dell’Accademia di Belle Arti di Napoli che attualmente si sta svolgendo sul mosaico dell’Ex Salottino di Porcellana della Reggia di Portici. Lo scopo è quello di rappresentare “Lo Stato dell’Arte” delle conoscenze su questa ampia categoria di manufatti, mettendo in risalto l’eccellenza e le competenze presenti nel settore ed anche il grande contributo che le Scuole di Restauro, che con un insegnamento specifico danno alla salvaguardia dei mosaici in Italia. A conclusione ci sarà una Tavola Rotonda sul tema, coinvolgendo anche artisti contemporanei che si esprimono attraverso il mosaico e artigiani esperti in questa tecnica.

napoli_accademia-belle-arti_convegno-mosaico-conservazione-restauro-valorizzazione_restauro-mosaici_foto-abanIL PROGRAMMA 14 DICEMBRE 2023 all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Alle 9, saluti istituzionali: Rosita Marchese, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Napoli; Giuseppe Gaeta, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli; Lorenzo Appolonia, presidente IGIIC, Gruppo Italiano IIC; Paolo Sciascia, ministero dell’Università e della Ricerca; 9.30, “Introduzione: Le ragioni del Convegno/ Napoli città di mosaici”, Giovanna Cassese, coordinatrice della Scuola di Restauro dell’Accademia di Belle Arti di Napoli; “Materiali costitutivi e metodi di intervento. Tra tradizione e innovazione”, introduce e modera Manlio Titomanlio, Accademia di Belle Arti di Napoli; 10, Michele Macchiarola, CNR- Istituto di Scienza, Tecnologia e Sostenibilità per lo Sviluppo dei Materiali Ceramici, Faenza (RA), “Malte a calce per il restauro musivo: una intesa ritrovata”; 10.20, Francesca Toso, Anna Patera, OPD, Opificio delle Pietre Dure Firenze, “L’insegnamento del restauro musivo presso la Scuola di Alta formazione e di studio dell’opificio delle Pietre Dure tra tradizione e innovazione”; 10.40, Rolando Giovannini, SSBAP – Scuola di Specializzazione in Beni Architettura e del Paesaggio, Politecnico Milano, già docente a contratto ABA a Brera ambito materiali e tecniche per il restauro – Arcore, “Il mosaico ceramico e le relazioni con quello vetroso e il klinker. Uso nella architettura del Novecento in Italia”; introduce e modera Giorgio Bonsanti, già presidente commissione interministeriale MIBACT-MIUR per l’insegnamento del Restauro, “Il mosaico e l’arte pubblica: valorizzazione manutenzione e fruizione”; 11, Fabio De Chirico – MIC direttore Servizio II – Arte Contemporanea della direzione generale Creatività contemporanea Mosaici  contemporanei tra collezioni e arte pubblica”; 11.20, Paolo Bensi, università di Genova, “Una delle pagine più ingloriose nella storia della tutela del nostro patrimonio artistico”: il restauro dei mosaici parietali nel XIX secolo”; 11.40, pausa caffè; 12-13.30, tavola rotonda “Il mosaico tra formazione, produzione, conservazione, ricerca e valorizzazione”, introduce e modera Giovanna Cassese, coordinatrice della Scuola di Restauro dell’Accademia di Belle Arti di Napoli; intervengono Giuliano Babini, mosaicista Ravenna; Paola Babini, direttrice Accademia Belle Arti di Ravenna; Maria Corbi, responsabile Patrimonio Artistico ANM; Paolo Racagni, mosaicista, Ravenna; Antonio Rava, restauratore Torino; Costantino Buccolieri, mosaicista; Roberto Cantagalli, direttore MAR; 13.30-14.30, pausa pranzo; “Il mosaico e l’arte pubblica: conservazione e restauro, manutenzione e fruizione”, introduce e modera Alfonso Panzetta ABA Bologna; 14.30, Mila Oliva, Accademia di Belle Arti di Bologna e Accademia di Belle Arti di Milano, “La conservazione di due statue di Athos Ongaro: interventi di manutenzione e conservazione”; 15, Elisabetta Concina, docente di Restauro dei mosaici e dei rivestimenti lapidei, Scuola di Restauro, Accademia di Belle Arti di Bologna, “La scuola di restauro dell’Accademia di Belle Arti di Bologna alla mostra “Montezuma, Fontana, Mirko: la scultura in mosaico dalle origini a oggi”. Manutenzione e restauro di alcune opere contemporanee”; 15.20, Francesca Fabbri, artista mosaicista di Ravenna, “Monumento funebre di Nurejiev a Parigi. Genesi dell’opera e manutenzione ricorrente programmata”; 15.40, Giovanni Giannelli, Eva Schicchi, restauratori Bologna, e Federica Restiani, architetto e conservatore, Venezia e Bologna, “Mosaico e memoria: il monumento ai caduti dell’eccidio di Monte Sole a Pioppe di Salvaro (Bo)”; “Musealizzazione e/o conservazione in situ, introduce e modera, Federica De Rosa, Accademia di Belle Arti di Napoli; 15.50, Giorgio Mori, Accademia di Belle Arti di Napoli, Gabriella Arena, Sport e salute S.p.A, direzione Spazio Sport, Roma; Paolo Saturno, Delta APS Service s.r.l. Roma, “I mosaici del 1934-1936 di Giulio Rosso e Gino Severini nel palazzo delle Terme del Foro Italico, tra conservazione e fruizione”; 16.10, Meslay Camille, restauratrice e mosaicista, Horth Elisabeth e Michel Allisson, conservatrice, Musée Horta, Bruxelles, “La conservazione dei pavimenti in mosaico a Bruxelles: restauro e valorizzazione”; 16.30, Serena Vella, università di Urbino, “La cura del Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle”; 16.50, domande e dibattito; 17, visita alla Stazione dell’arte della linea 1 della metropolitana di Napoli, a cura di Luisa Lepre e Maria Corbi  – ANM.

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Veduta d’insieme dei mosaici policromi del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

IL PROGRAMMA 15 DICEMBRE 2023 alla Reggia di Portici – università “Federico II” dipartimento Agraria. Alle 9.30, saluti istituzionali: Vincenzo Cuomo, sindaco di Portici; Danilo Ercolini, direttore del dipartimento di Agraria; Stefano Mazzoleni, direttore MUSA università “Federico II” di Napoli; Giuseppe Gaeta, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli; Mariano Nuzzo, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli; “Il mosaico storico. Conservazione e restauro”, introduce e modera Serena Barbagallo, Accademia di Belle Arti di Napoli; 10, Manlio Titomanlio, Accademia di Belle Arti di Napoli, presentazione del restauro in loco del pavimento romano già del Salottino in porcellana di Maria Amalia di Sassonia condotto dalla Scuola di Restauro dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e visita; 11, Rovedatti Anna, Rubino Ylenia, Porro Massimiliano, Accademia di Belle Arti “Aldo Galli” – Como, progettazione e realizzazione di supporti non vincolati per lo stoccaggio e la fruizione di tre frammenti musivi provenienti dallo scavo archeologico di Santa Maria alla fonte – “Chiesa Rossa”, Milano; 11.20, Marianna Musella, Donatella Barca, dipartimento di Biologia Ecologia e Scienze della Terra – università della Calabria Arcavacata (Cs); Alfredo Ruga, SABAP per la città metropolitana di Reggio Calabria e la Provincia di Vibo Valentia, “Trionfo indiano di Dioniso. Il mosaico della villa romana di Palazzi di Casignana (RC). Diagnostica e restauro di un manufatto archeologico in situ”; 11.40, Tessa Pirillo, restauratrice de l’Atelier de Restauration de Mosaïques et d’Enduits Peints, Musée et sites gallo-romains, e Giulia Ciucci, archeologa responsabile scientifica del sito del Musée et sites gallo-romain de Saint-Romain-en-Ga, “Dallo scavo archeologico alla valorizzazione: restauro, conservazione e fruizione dei mosaici a Saint-Romain-en-Gal (Francia); pausa caffè. Introduce e modera Augusto Giuffredi, già docente Accademia di Belle Arti di Bologna; 12.20, Francesca Castiello, restauratrice, impresa individuale, Villa Literno, e Daniela Gennari, funzionaria restauratrice docente SAF, Istituto Centrale per il Restauro, “Il restauro del ciclo musivo dei Gladiatori di Galleria Borghese, esempio di pavimento musivo di età romana staccato e reimpiegato in nuovo contesto museale: conservazione, valorizzazione e fruizione”; 12.40, Carlo Ebanista, università del Molise, Campobasso, e Paola Fiore, Accademia di Belle Arti di Napoli, “I lacerti di mosaico parietale tardoantico rinvenuti negli scavi del 2015-17 nella Basilica Nova a Cimitile: nuovi dati dai recenti restauri”; 13, Dora Catalano, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio del Molise, “Restauro del frammento di mosaico dell’oratorio di Giovanni VII in San Pietro in Vaticano”; 13.20, domande; pausa pranzo a buffet. Introduce e modera Diego Esposito, Accademia di Belle Arti di Napoli; 14.30, Cristina Dal Ri, Sofia Castegnaro, restauratrici Provincia autonoma di Trento, “Riapre la villa romana di Orfeo a Trento: storia del restauro dei mosaici dal 1958 ad oggi”; 14.50, Francesca Cassina, restauratrice, “Conservazione e restauro di un frammento di mosaico pavimentale con sinopia da Villa Arianna a Castellammare di Stabia: un approccio reversibile per la revisione di un intervento ventennale”; 15.10, Annalisa Marcucci, Adele Trazzi, Francesca Piccolino Boniforti, Accademia di Belle Arti di Verona, “Villa dei mosaici di Negrar di Valpolicella: interventi di restauro sui pavimenti musivi”; 15.30, Paola Perpignani, Fondazione RavennAntica, responsabile laboratorio di restauro Museo Classis, e Letizia Predieri, restauratrice dei Beni culturali Reggio Emilia, “Restauro del mosaico pavimentale del Buon Pastore dallo scavo di via M. D’Azeglio a Ravenna. Prove di applicazione dei principi di astrazione cromatica nell’integrazione delle lacune musive”; 15.50, Irene Rovatti, Ylenia Rubino, Massimiliano Porro, Accademia di Belle Arti “Aldo Galli” – Como, “Il restauro di un frammento musivo pavimentale delle Terme Erculee (Mi): dallo studio dei materiali costitutivi originari alla creazione di un supporto non vincolato”; 16.10, domande e dibattito finale.

Napoli. A Palazzo Reale firmato il protocollo d’intesa tra la Procura di Torre Annunziata e la soprintendenza ABAP dell’area metropolitana di Napoli per la salvaguardia dell’eccezionale patrimonio culturale, artistico e archeologico, e il contrasto alle attività criminali nell’area di Torre Annunziata. Il comandante del nucleo TPC ha consegnato al soprintendente reperti sequestrati in zona

Napoli_sabap-met_protocollo-tutela-Patrimonio-Archeologico-e-Paesaggistico-area-Torre-Annunziata_locandinaProtocollo d’Intesa per la tutela del patrimonio archeologico e paesaggistico nell’area di Torre Annunziata: la firma il 6 dicembre 2023 al Palazzo Reale di Napoli negli uffici della soprintendenza Archeologica Belle arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Napoli, tra la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, rappresentata dal procuratore della Repubblica Nunzio Fragliasso e la Soprintendenza rappresentata dal soprintendente Mariano Nuzzo. Il Protocollo nasce in risposta alle esigenze di tutela, sicurezza e conservazione dei beni culturali, come sancito dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. L’obiettivo principale è la salvaguardia dell’eccezionale patrimonio culturale, artistico ed archeologico del circondario del Tribunale di Torre Annunziata e il contrasto alle attività criminali nell’area dei comuni della provincia di Napoli ubicati nel suddetto circondario che mettono in pericolo il predetto patrimonio.

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La firma del protocollo d’intesa per la tutela del patrimonio archeologico e paesaggistico nell’area vesuviana tra la soprintendenza (Mariano Nuzzo) e la Procura di Torre Annunziata (Nunzio Fragliasso) (foto sabap-met-na)

Considerata l’unicità storica, archeologica e paesaggistica dell’area di rispettiva competenza, la Procura e la Soprintendenza intendono promuovere una collaborazione istituzionale per monitorare e contrastare più efficacemente il fenomeno criminale del saccheggio dei siti archeologici. Il Protocollo, della durata di due anni, ma rinnovabile, stabilisce gli obiettivi comuni e gli impegni reciproci delle due Istituzioni. Tra le principali disposizioni, si prevede l’attivazione di un canale diretto di scambio di informazioni e di atti nonché la cooperazione sinergica nelle attività di tutela. La Procura si impegnerà infatti, a trasmettere tempestivamente alla Soprintendenza le notizie in proprio possesso sulla presenza di attività di scavo clandestino (e viceversa) e si attiverà per la sensibilizzazione delle Forze dell’ordine al fine della vigilanza sui siti di interesse archeologico, mentre la Soprintendenza fornirà il proprio qualificato supporto tecnico-scientifico alle attività investigative, garantendo il rispetto degli standard internazionali nelle ricerche archeologiche. In caso di reperti rinvenuti, la Procura potrà disporne il sequestro, affidandoli in custodia giudiziaria alla Soprintendenza.

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Accodo per la tutela del patrimonio archeologico e paesaggistico nell’area vesuviana tra la soprintendenza (Mariano Nuzzo) e la Procura di Torre Annunziata (Nunzio Fragliasso) (foto sabap-met-na)ccordo

Il Protocollo prevede anche la mappatura e il censimento dei siti archeologici oggetto di scavi clandestini. In questo contesto sono stati già individuati alcuni siti su cui intervenire nelle aree di Boscoreale e Boscotrecase e la Soprintendenza si impegnerà a fornire una carta archeologica aggiornata del territorio di competenza alla Procura per un monitoraggio costante. Inoltre, entrambe le istituzioni si impegnano a promuovere iniziative per diffondere la cultura della legalità e la valorizzazione e il rispetto dell’immenso patrimonio artistico culturale presente nel territorio circostante. Il Protocollo sarà reso pubblico sui siti web istituzionali della Procura e della Soprintendenza.

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Oggetti in avorio sequestrati dai carabinieri del nucleo Tutela patrimonio culturale (TPC) di Napoli (foto sabap-met-na)

Al termine dell’incontro, il comandante del Nucleo TPC di Napoli cap. Massimiliano Croce alla presenza del procuratore Fragliasso, ha restituito al Soprintendente nuovi reperti oggetto di sequestro nell’area di Torre Annunziata, che verranno esposti al pubblico nei locali della Soprintendenza dell’Area Metropolitana al Palazzo Reale di Napoli. “È un’attività anche questa coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata – spiega il comandante Croce -. L’abbiamo svolta in collaborazione con la soprintendenza per l’area metropolitana di Napoli. E questo è il frutto di quanto ci siamo detti riguardo agli scavi clandestini. Quindi c’è un mercato clandestino di questi beni che vanno ad alimentare attività criminose che vedono appunto bande di tombaroli ma anche di ricettatori sia nazionali che internazionali che poi mettono a segno queste vere e proprie devastazioni di siti, di necropoli. Parliamo in questo caso ovviamente di tombe a camera, di contesti chiusi molto importanti dal punto di vista scientifico che di volta in volta vengono devastati, per cui se ne perdono i dati scientifici. Oggi restituiamo questi beni alla soprintendenza in modo che possano essere conservati e valorizzati anche se hanno perso la loro storia, la loro funzione scientifica. Possiamo vedere, in questo caso, anche dei beni in avorio, anche questi sottoposti a sequestro in quanto vietati dalla normativa Cites. Parliamo di zanne in avorio autentico, quindi riconducibili ad animali, a elefanti asiatici in particolare, sui quali sono state poi realizzate queste forme artistiche quindi del tutto vietate, e quindi sottoposte a sequestro”.