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Egitto. Webinar promosso dall’istituto italiano di Cultura al Cairo su “Tell el-Maskhuta. Recenti scoperte e nuove prospettive” a cura di Andrea Angelini del Consiglio Nazionale delle Ricerche – ISPC: la missione interdisciplinare ha riportato alla luce una fortezza a controllo del Canale dei Faraoni. Ecco come seguirlo

L’appuntamento è martedì 23 novembre 2021, alle 17 ora italiana (18 ora egiziana) per il webinar “Tell el-Maskhuta. Recenti scoperte e nuove prospettive” a cura di Andrea Angelini del Consiglio Nazionale delle Ricerche – ISPC, promosso dal Centro archeologico italiano dell’Istituto italiano di Cultura al Cairo in collaborazione con l’ambasciata italiana al Cairo. La conferenza potrà essere seguita attraverso Microsoft Teams al link https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_ZmRiMTlkMTktMDU3MS00NGNiLWE2MmMtNWY1YWQ2NGQwMTE2%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%2234c64e9f-d27f-4edd-a1f0-1397f0c84f94%22%2c%22Oid%22%3a%22babdcf46-9524-4ae8-ae30-59e751a8a656%22%7d (istruzioni: 1- clicca sul link; 2- scegli “continua su questo browser”, non sarà necessario scaricare alcuna applicazione; 3- fai clic su partecipa e sarai nella sala riunioni; 4- Se ti iscrivi da cellulare, dovrai installare l’app).

Lo scavo del Canale dei Faraoni a Tell el-Maskhuta, , importante città di confine fra Egitto e Levante lungo lo Wadi Tumilat (foto cnr-ispc)
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Andrea Angelini (Cnr-Ispc)

Il progetto interdisciplinare per lo studio di Tell el-Maskhuta, importante città di confine fra Egitto e Levante lungo lo Wadi Tumilat, sul canale navigabile dei faraoni che anticamente connetteva Mediterraneo e Mar Rosso è attivo dal 2013, diretto da Andrea Angelini. La grande città, con la sua enorme fortezza, viene indagata e documentata con tecnologie avanzate. Il progetto è anche dedicato allo studio di materiali d’archivio. La missione archeologica italiana del CNR ha fatto tornare alla luce nuove imponenti mura di una roccaforte situata sul Canale dei faraoni, quella di Tell el-Maskhuta, che ora si profila come una delle più grandi fortezze del Delta del Nilo e probabilmente la meglio conservata di epoca precedente a quella romana.

L’antico tracciato del canale dei Faraoni che collegava il Nilo al Mar Rosso: Heroonpolis è l’odierna Tell el-Maskhuta)
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Giuseppina Capriotti Vittozzi (Centro Archeologico Italiano – Istituto Italiano di Cultura del Cairo)

La posizione dell’insediamento è nel Wadi Tumilat, una valle che era “antichissima via di comunicazione tra l’Egitto e il Levante, tra la terra dei faraoni e la Palestina, la Siria, fino alla Mesopotamia, percorsa da eserciti, commercianti e anche profughi”, ricorda Giuseppina Capriotti Vittozzi, manager del Centro Archeologico Italiano al Cairo, segnalando come l’area sia stata, dalla più remota antichità, un luogo di scambio sia commerciale sia culturale. Sul sito ci sono pure tracce di un insediamento degli Hyksos, stranieri che dominarono parte dell’Egitto più di 3500 anni fa; su questo insediamento è impostata la fortezza successiva. Lo studio della ceramica, condotto da Maria Cristina Guidotti, già direttore della Sezione Egizia del museo Archeologico di Firenze, lascia supporre che la struttura rinvenuta si sia aggiunta alla precedente in epoca tolemaica (III-I secolo a.C.).

Il museo Archeologico nazionale di Firenze ricorda la prof.ssa Edda Bresciani a pochi giorni dalla sua scomparsa: per il museo Egizio ha curato alcune mostre con la direttrice Maria Cristina Guidotti, sua allieva

A qualche giorno dalla scomparsa della professoressa Edda Bresciani, il museo Archeologico nazionale di Firenze ha postato sul proprio sito un ricordo della grande egittologa (Ricordo della professoressa Bresciani – Museo Archeologico Nazionale di Firenze (wordpress.com).

La professoressa Edda Bresciani accanto a una statua leonina a Medinet Madi nel Fayyum (foto unipi)

“Ricordiamo oggi la professoressa Edda Bresciani, professore emerito dell’università di Pisa e membro dell’Accademia dei Lincei ma anche personalità certamente molto significativa per il “Museo Egizio” di Firenze, recentemente scomparsa. Durante la sua lunga carriera ha dedicato studi e articoli a Ippolito Rosellini e alla spedizione franco-toscana in Egitto, durante la quale furono trovati tanti dei reperti oggi conservati al Museo. Maria Cristina Guidotti, per tanti anni curatrice del “Museo Egizio” di Firenze e sua allieva, ricorda gli scavi in Egitto e le tre mostre che la prof.ssa Bresciani ha organizzato con la collaborazione dell’allora soprintendenza Archeologica della Toscana con il materiale conservato proprio a Firenze: “Il Nilo sui Lungarni. Ippolito Rosellini egittologo dell’ottocento”, a Pisa, 29 maggio – 30 giugno 1982; “Le vie del vetro. Egitto e Sudan”, a Pisa, 28 maggio – 12 giugno 1988; “L’argilla e il tornio. La produzione fittile dell’Egitto antico in Toscana”, a Pisa, 21 dicembre 1991 – 23 febbraio 1992, e poi a Firenze presso il Museo Archeologico, 20 giugno – 30 settembre 1992.

Il sarcofago di Bakenrenef conservato al Maf (foto da Wikimedia Commons)

“Al MAF è conservato ed esposto nelle ultime sale del “Museo Egizio” il sarcofago in pietra di Bakenrenef, acquistato da Rosellini nel 1828, la cui tomba è stata studiata a Saqqara proprio dalla prof.ssa Bresciani. Un ricordo in più che va ad arricchire l’intreccio di storie sussurrate dai reperti a chi li guarda…”.

Firenze capitale dell’Egittologia mondiale: dal 23 al 30 agosto ospita l’11° congresso internazionale di Egittologia. Rinnovato il museo Egizio di Firenze

Dal 23 al 30 agosto Firenze diventa capitale mondiale dell'Egittologia con l'XI congresso internazionale

Dal 23 al 30 agosto Firenze diventa capitale mondiale dell’Egittologia con l’XI congresso internazionale

La presentazione dell'XI congresso internazionale di Egittologia

La presentazione dell’XI congresso internazionale di Egittologia

Da Mamdouh El Damathy a Abdel-Wahed El Nabawi, cioè dal ministro egiziano alle Antichità che apre al collega alla Cultura che chiude: in mezzo 700 egittologi provenienti da oltre 30 paesi di Europa, Asia, Africa, Americhe e Oceania attesi a Firenze per l’XI International Congress of Egyptologists. Società, religione, linguaggio, testi sacri, storia, archeologia e patrimonio: l’egittologia dalla A alla Z. Dal 23 al 30 agosto 2015 Firenze si immerge nell’affascinante mondo dell’antico Egitto, ospitando l’undicesimo Congresso internazionale di Egittologia, organizzato dall’International Association of Egyptologists, la soprintendenza Archeologia della Toscana, il Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies del capoluogo toscano e il museo Egizio di Firenze. Un grande appuntamento per gli egittologi di tutto il mondo che a Firenze si confronteranno sulle proprie ricerche sull’Antico Egitto. La manifestazione è tanto più importante in quanto si svolge nell’Anno della cultura egiziana in Italia, con approfondimenti dei rapporti culturali tra Italia ed Egitto. E per la Toscana è un “fiore all’occhiello” nel palinsesto degli eventi promossi nel 2015 “anno del’archeologia in Toscana” (vedi post https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/02/26/2015-anno-dellarcheologia-in-toscana-a-tourisma-il-soprintendente-pessina-anticipa-il-ricco-programma-di-eventi/). A presentarlo il vicesindaco Cristina Giachi, il soprintendente archeologo della Toscana Andrea Pessina, il direttore del museo Egizio di Firenze Maria Cristina Guidotti, la professoressa Gloria Rosati egittologa dell’università di Firenze, Stefano Anastasio della soprintendenza Archeologia della Toscana, i co-direttori del CAMNES Stefano Valentini e Guido Guarducci. “Questo convegno di rilevanza internazionale quest’anno ha un significato particolarmente importante”, spiega Giachi, “perché l’egittologia mondiale, che da tempo non si riuniva, trova a Firenze il luogo per fare il punto sugli studi, la scienza e la condizione della conservazione del patrimonio culturale in un momento in cui questi temi non hanno solo rilevanza scientifica o culturale, ma sollecitano anche una riflessione sulla nostra condizione umana alla luce dei drammatici fatti che stanno avvenendo in questo periodo in Egitto e in tutto l’Oriente mediterraneo”. L’evento fiorentino costituisce infatti il primo incontro dopo una lunga pausa: la IAE – International Association of Egyptologists, si era riunita infatti l’ultima volta a Rodi, nel 2008, in occasione del ICE – International Congress of Egyptologists X. Allora era stato deciso che il successivo congresso sarebbe stato ospitato dall’Egitto, ma i noti fatti politici intervenuti nel paese hanno costretto ad annullare il progetto e a cercare un’altra sede. A seguito di una votazione a cui hanno partecipato tutti gli aderenti all’associazione, presenti in tutti i continenti, la candidatura di Firenze è stata dunque scelta come sede di questo appuntamento fondamentale per le ricerca egittologica internazionale vista la presenza dei maggiori esperti del settore. “Siamo orgogliosi di ospitare il convegno”, continua Giachi. “In città l’egittologia ha forti radici: il nostro museo egizio è il secondo in Italia, secondo solo a quello di Torino, c’è una soprintendenza molto attiva e un tessuto culturale scientifico rappresentato dall’Università di Firenze è da realtà come l’associazione CAMNES, tra i più rilevanti nella ricerca e nella diffusione dei risultati della ricerca archeologica in generale ed egittologica in particolare. Il convegno che si apre sabato però non sarà solo una festa, ma anche un momento di riflessione profonda che dovremo fare sul piano culturale e umanitario per i gravi fatti che stanno colpendo l’Egitto”.

Per una settimana a Firenze si confrontano 700 egittologi negli incontro dell'XI congresso

Per una settimana a Firenze si confrontano 700 egittologi negli incontro dell’XI congresso

Intenso il programma. La cerimonia di apertura, domenica 23 agosto, alle 17, nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, con gli interventi del ministro delle Antichità dell’Egitto Mamdouh el-Damaty (L’antico Egitto e l’egittologia contemporanea. Valutazioni, problemi e prospettive future”) e Fathi Saleh, della Biblioteca di Alessandria e consigliere culturale del Primo ministro (“Il patrimonio culturale nell’era digitale”). Dal mattino di lunedì 24 agosto al Giardino dei Semplici dell’Orto Botanico iniziano i lavori congressuali. Mercoledì nel tardo pomeriggio ci sarà una visita guidata al museo Egizio di Firenze. In Sala Battilani, giovedì pomeriggio workshop di e-gittologia con l’intervento di Jean Winand su “Un nuovo dizionario per l’Antico Egitto”; e venerdì pomeriggio sessione plenaria con John Baines (“Bibliografia egizia on-line: gli sviluppi”) e Paolo Sabbatini (“Egittologia e diplomazia: gli italiani e la nascita delle grandi collezioni”). Il congresso si chiude sabato 29 agosto, alle 19, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, con il concerto dell’Ensamble NESMA (Musicisti dell’Opera del Cairo) alla presenza dell’assessore alla Cooperazione e alle relazioni internazionali Nicoletta Mantovani e del ministro egiziano alla Cultura Abdel-Wahed El-Nabawi.

La sala VIII del museo Egizio di Firenze riallestita in occasione dell'XI congresso di Egittologia

La sala VIII del museo Egizio di Firenze riallestita in occasione dell’XI congresso di Egittologia

Le teche con le mummie, tra i reperti che raccolgono il maggior interesse all'Egizio di Firenze

Le mummie, tra i reperti che raccolgono il maggior interesse all’Egizio di Firenze

Il Congresso Internazionale di Egittologia è anche l’occasione per presentare al pubblico il rinnovato allestimento di alcune sale del museo Egizio di Firenze (vedi post https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/05/29/al-museo-egizio-di-firenze-lavori-in-corso-in-vista-dellxi-international-congress-of-egyptologists-di-agosto/ ). In particolare la sala VIII, da sempre destinata all’esposizione delle mummie e degli oggetti di vita quotidiana in materiale deperibile, è stata oggetto di un efficace intervento di riallestimento e nuova illuminazione, che rende oggi decisamente suggestivo quest’ambiente, unico ad aver mantenuto, volutamente, gli arredi dell’allestimento originale di fine ‘800, con le vetrine in stile egittizzante e il soffitto dipinto a volta stellata. Tra i reperti esposti nella sala VIII, quelli che destano maggiore interesse, specie nelle scolaresche, sono le mummie. Oltre alle mummie umane (tra cui quella di un bambino, il piccolo Callisto) che si trovano nelle teche al centro della stanza, è oggi esposta in una vetrina la piccola mummia di un coccodrillo. Le vetrine centrali espongono invece oggetti in legno e in vimini di uso quotidiano in ottimo stato di conservazione: notevoli le ceste, una delle quali contiene ancora frutti di palma dum, le corde e le intelaiature di sgabelli e tavolini. La vetrina sull’altro lato della sala accoglie invece il corredo di Tjesraperet, nutrice della figlia del Faraone Taharqa (XXV Dinasia, 690-664 a.C.): tra i vari oggetti è degno di attenzione lo specchio, con tanto di custodia in legno, appartenuto alla donna, che era di alto livello sociale; nella sala è poi esposto il grande sarcofago con la cassa, entrambi in legno e dipinti, appartenuto alla nutrice.

L’Antico Egitto a Conegliano. La direttrice Maria Cristina Guidotti svela i tesori di Abido conservati al museo Egizio di Firenze, il secondo in Italia

L'interno della mostra "Egitto. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE, custodi di percorsi ormai inaccessibili" a Palazzo Sarcinelli a Conegliano

L’interno della mostra “Egitto. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE, custodi di percorsi ormai inaccessibili” a Palazzo Sarcinelli a Conegliano

Il manifesto della mostra ideata da Paolo Renier

Il manifesto della mostra ideata da Paolo Renier a Conegliano

Il museo Egizio di Firenze e Abido, la città dell’Antico Egitto sacra a Osiride: storie parallele che si intrecciano e si illustrano a vicenda. È questo l’obiettivo della conferenza “Da Abido al museo Egizio di Firenze” con Maria Cristina Guidotti prevista sabato 22 novembre alle 18.30 in municipio a Conegliano, L’incontro con la direttrice della prestigiosa istituzione fiorentina è uno dei più attesi nel cartellone di appuntamenti culturali di approfondimento collaterali alla grande mostra “Egitto. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE, custodi di percorsi ormai inaccessibili”, aperta a Palazzo Sarcinelli di Conegliano fino al 21 dicembre, promossa e realizzata da Paolo Renier, direttore artistico della mostra frutto di 25 anni di esperienza in Egitto; e Maurizio Sfiotti, presidente dell’Associazione Culturale Osireion di Abido; con il contributo scientifico e la consulenza dell’egittologa Federica Pancin.

Paolo Renier mostra le straordinarie immagini della stanza del sarcofago dell'Osireion di Abido

Paolo Renier mostra le straordinarie immagini della stanza del sarcofago dell’Osireion di Abido

Una delle tante scolaresche in visita alla mostra a Palazzo Sarcinelli

Una delle tante scolaresche in visita alla mostra a Palazzo Sarcinelli a Conegliano

“Anche se manca ancora più di un mese alla chiusura della mostra”, spiega Paolo Renier, “con la nostra attività didattica per le scuole, ragazzi e bambini, abbiamo già tutte le mattine prenotate per le visite guidate e i laboratori da parte delle elementari, medie e superiori di Conegliano e del Veneto, inoltre il sabato e la domenica, con un po’ di impegno, riusciamo ad accompagnare tutti i numerosi visitatori nella mostra  (siamo vicini alle 4000 presenze)”. Un risultato sottolineato anche dal sindaco di Conegliano, Floriano Zambon,  nell’ultima conferenza, con grande soddisfazione.

Maria Cristina Guidotti, direttrice del museo Egizio di Firenze, parla a Conegliano

Maria Cristina Guidotti, direttrice del museo Egizio di Firenze, parla a Conegliano

Una sala del museo Egizio di Firenze, secondo per importanza solo all'Egizio di Torino

Una sala del museo Egizio di Firenze, secondo per importanza solo all’Egizio di Torino

E oggi, 22 novembre, a Conegliano arriva l’egittologa Maria Cristina Guidotti che anticipa i contenuti della sua conferenza:  “Da Abido al museo Egizio di Firenze presenterà la storia del museo Egizio di Firenze, sottolineandone l’importanza e il fatto che si tratta del secondo museo egizio d’Italia, dopo Torino. Quindi verrà ripercorsa la storia del sito di Abido, facendo di volta in volta riferimento ai reperti del museo Egizio fiorentino che in qualche modo, o per provenienza o per datazione, sono collegati a questa area archeologica”. Il museo Egizio di Firenze è dunque secondo in Italia solo al famoso Museo Egizio di Torino. Un primo nucleo di antichità egiziane era presente a Firenze già nel Settecento nelle collezioni medicee, ma nel corso dell’Ottocento fu ampiamente incrementato. Grande merito in proposito ebbe il Granduca di Toscana Leopoldo II, che, oltre ad acquistare alcune collezioni, finanziò insieme a Carlo X re di Francia, una spedizione scientifica in Egitto negli anni 1828 e 1829. La spedizione era diretta da Jean Francois Champollion, il decifratore dei geroglifici e dal pisano Ippolito Rossellini colui che sarebbe diventato il padre dell’egittologia italiana, amico e discepolo di Champollion. I numerosi oggetti raccolti lungo il viaggio, sia eseguendo scavi archeologici, sia acquistando reperti da mercanti locali, furono equamente suddivisi al ritorno tra il Louvre di Parigi e Firenze. Nel 1855 fu istituito formalmente il museo Egizio di Firenze e nel 1880 l’egittologo piemontese Ernesto Schiaparelli, il futuro direttore del Museo Egizio di Torino, fu incaricato di trasferire e riordinare le antichità egiziane nell’attuale sede insieme al museo Archeologico. Con Schiaparelli le collezioni fiorentine ebbero un nuovo notevolissimo incremento, grazie ai suoi scavi e acquisti effettuati in Egitto prima di trasferirsi a Torino. L’ultimo gruppo di raccolte pervenute al museo Egizio di Firenze consiste in donazioni di privati e di istituzioni scientifiche: in particolare sono da ricordare i reperti donati dall’ Istituto Papirologico Fiorentino, provenienti dagli scavi effettuati in Egitto tra il 1934 e il 1939. Fra questi reperti è la collezione di stoffe di epoca Copta, che è una delle più ricche e importanti del mondo.

Una testina di Ramses II da Abido conservata a Firenze

Una testina di Ramses II da Abido conservata a Firenze

Nelle collezioni del museo Egizio di Firenze sono conservati alcuni reperti archeologici provenienti da Abido che testimoniano il culto e la particolare devozione di cui era oggetto il dio Osiride in ambito funerario: oltre alle immagini dei due faraoni protagonisti dell’attività architettonica del luogo, Sethi I e Ramses II, ci sono stele databili dal Medio Regno fino all’Epoca Romana, come testimonianza della venerazione a Osiride presente nel luogo.

 

L’Antico Egitto a Conegliano. Non solo mostra: al via gli incontri sui misteri, l’arte, le scoperte, la cosmogonia di Abido, a tu per tu con egittologi e esperti

L'immagine del dio Osiride si staglia su uno scorcio dell'Osireion ad Abido: è il manifesto della mostra di Paolo Renier a Conegliano

L’immagine del dio Osiride si staglia su uno scorcio dell’Osireion ad Abido: è il manifesto della mostra di Paolo Renier a Conegliano

Paolo Renier l’aveva promesso e annunciato. Ed è stato di parola: Conegliano fino a dicembre si conferma fucina di studi e interessi sull’Antico Egitto. Così alla mostra “EGITTO. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE custodi di percorsi ormai inaccessibili”, aperta a Palazzo Sarcinelli di Conegliano fino al 21 dicembre, l’ultimo progetto-idea-creatura del vulcanico Paolo Renier, il fotografo trevigiano che da quasi trent’anni studia, fotografa, scheda, e cerca di valorizzare (cercando di favorirne così la sua salvaguardia) il sito di Abido, a 150 chilometri a sud di Luxor, la città sacra per eccellenza dell’Antico Egitto, sede del più antico culto di Osiride, il dio dell’Oltretomba e della resurrezione; così oltre alla mostra, dicevamo, ora a Conegliano ci sono anche gli incontri di approfondimento con famosi egittologi e studiosi sulla città sacra di Abido, il culto di Osiride, le implicazioni teogoniche e cosmogoniche dell’Antico Egitto, e molti altri temi suggeriti dalla mostra. Non dimentichiamo infatti che proprio ad Abido i faraoni delle prime dinastie hanno posto le loro sepolture, che ad Abido i faraoni hanno perpetuato la loro divina regalità rendendo omaggio ad Osiride, che ad Abido per tremila anni il popolo egiziano è venuto in pellegrinaggio o ha fatto giungere una propria epigrafe sulla tomba di Osiride, il cosiddetto Osireion, un unicum nell’architettura sacra dell’Antico Egitto. Così dopo esserci inoltrarci in quei percorsi ormai inaccessibili alla scoperta dei misteri dell’Antico Egitto, quelli che erano prerogativa dei faraoni e dei gran sacerdoti, e che oggi possiamo conoscere seguendo il percorso della mostra di Palazzo Sarcinelli, ci si può fermare a Conegliano anche per conoscere da vicino chi questo mondo affascinante – che si è sviluppato lungo le sponde del Nilo – lo studia da vicino.

L'egittologo Emanuele Ciampini di Ca' Foscari apre gli incontri culturali sull'Antico Egitto a Conegliano

L’egittologo Emanuele Ciampini di Ca’ Foscari apre gli incontri culturali sull’Antico Egitto a Conegliano

Si inizia venerdì 10 ottobre. Alle 18, a Palazzo Sarcinelli di Conegliano: il professor Emanuele Ciampini, egittologo dell’università Ca’ Foscari di Venezia, affronterà gli “Aspetti del culto di Osiride”, un tema più che propedeutico alla mostra. Il sabato della settimana successiva, 18 ottobre, alle 17, ma stavolta in sala consiliare del Comune di Conegliano, toccherà al professor Attilio Scienza, docente di Viticultura all’università di Milano, con un incontro destinato a suscitare l’interesse del pubblico: l’esperto collegherà – come già succede con una sezione della mostra – le conoscenze dell’Antico Egitto con la vocazione vitivinicola del territorio di Conegliano: “Nella vigna del faraone: vite e vino nell’Antico Egitto”.

Una ricostruzione dell'Osireion di Abido, la cosiddetta tomba di Osiride: un unicum nell'architettura dell'Antico Egitto

Una ricostruzione dell’Osireion di Abido, la cosiddetta tomba di Osiride: un unicum nell’architettura dell’Antico Egitto

Si passa quindi all’ultimo venerdì del mese, il 31 ottobre, alle 18.30, ancora in sala consiliare del Comune di Conegliano, con un incontro che ci porterà direttamente nelle segrete cose dei faraoni e dei gran sacerdoti proponendo relazioni intriganti col monumento più carico di simboli del Cristianesimo. Alfonso Rubino, ingegnere, esperto in Geometria sacra, parlerà infatti de “L’Osireion: il codice geometrico armonico universale di tutti i tempi. Relazione armonica con il Santo Sepolcro di Gerusalemme”

Il cartiglio del faraone Senekbay della dimenticata dinastia di Abido

Il cartiglio del faraone Senekbay della dimenticata dinastia di Abido

Particolarmente atteso l’incontro di sabato 8 novembre (salvo impegni dell’ultima ora in Egitto), alle 18.30, in sala consiliare del Comune di Conegliano. Mahmoud Amer Ahmed Mohamed, archeologo dell’università di Sohag, la grande città molto vicina ad Abido, farà il punto sulle nuove scoperte fatte proprio ad Abido all’inizio di quest’anno (di cui archeologiavocidalpassato ha dato le anticipazioni nei post del 21 e del 29 gennaio 2014): “I faraoni di Abido: la dinastia perduta nelle più recenti scoperte”. Il sabato successivo, 15 novembre, alle 18.30, sempre in sala consiliare del Comune di Conegliano, Elisabetta Gesmundo, professoressa di Psicoterapia alla Scuola di Specializzazione in Psicosomatica di Milano, con “Morte e rinascita nel mito egizio e greco” accompagnerà il pubblico nel cuore dei misteri di Osiride. Una settimana dopo, sabato 22 novembre, alle 18.30, in sala consiliare del Comune di Conegliano, Maria Cristina Guidotti, direttrice del museo Egizio di Firenze, che da anni segue le iniziative di Paolo Renier su Abido, focalizzerà il suo intervento sui reperti di Abido conservati nel museo fiorentino: “Da Abido al museo Egizio di Firenze”.

Particolare del sarcofago del faraone Tutankhamon

Particolare del sarcofago del faraone Tutankhamon

L’ultimo sabato del mese, il 29 novembre, alle 18.30, in sala consiliare del Comune di Conegliano, ci sarà un gemellaggio ideale tra Conegliano e Oderzo nel nome dell’Antico Egitto. L’egittologa Donatella Avanzo parlerà di “Arte e letteratura sulle sponde del Nilo”, e con l’occasione presenterà in anteprima la mostra, di cui è curatrice, “Omaggio a Tutankhamon: l’arte egizia incontra l’arte contemporanea”, che appunto apre ad Oderzo il 19 dicembre, due giorni prima della chiusura della mostra di Conegliano su Abido: quasi un passaggio di consegne. Gli incontri culturali di Conegliano sull’Antico Egitto chiudono sabato 6 dicembre, alle 18.30, in sala consiliare del Comune di Conegliano, con Franco Naldoni, esperto di Antico Egitto dell’Associazione Archeosofica, il quale sta valutando quale portare tra i dei due temi ipotizzati, “Iside svelata” oppure “Il Libro cristiano dei Morti”: in entrambi i casi, temi impegnativi quanto intriganti per degno gran finale.

 

“Il vino nell’antico Egitto. Il passato nel bicchiere”: in mostra ad Alba per la prima volta la mummia di Merano

Un calice a forma di fiore di loto risalente al Nuovo Regno esposto ad Alba

Un calice a forma di fiore di loto risalente al Nuovo Regno esposto ad Alba

Al via la mostra ‘Il vino nell’Antico Egitto. Il passato nel bicchiere” approfondisce un tema inedito: l’uso e la diffusione del vino nell’Antico Egitto, tema che unisce la cultura egizia a quella della nostra penisola. L’esposizione, ideata e curata da Sabina Malgora – archeologa ed egittologa – è ospitata nella chiesa di San Domenico ad Alba (Cuneo) dal 22 marzo al 19 maggio e offre al pubblico un percorso articolato in cui si ammirano reperti archeologici dal 2686 a.C., la riproduzione in scala reale di una tomba con pitture parietali, un sarcofago con una mummia e la ricostruzione tridimensionale del suo volto, oltre a documenti fotografici. La rassegna è organizzata dall’Associazione Culturale Mummy  Project in collaborazione con il Comune di Alba Assessorato alla Cultura, patrocinata da Regione Piemonte e Provincia di Cuneo e sostenuta da Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Ente Turismo Alba Bra Langhe e Roero, Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco, Consorzio Turistico Langhe e Roero, ACA. I 50 reperti archeologici esposti risalgono al periodo compreso tra l’Antico Regno e il periodo Romano, e uniti alla documentazione fotografica, descrivono le tematiche della mostra: l’alimentazione, la viticoltura, la vinificazione, l’uso del vino nella mummificazione e la correlazione con il misticismo e le divinità.

Il sarcofago di epoca tarda proveniente dal museo di Merano

Il sarcofago di epoca tarda dal museo di Merano

Due sezioni speciali approfondiscono la storia e la cultura nell’Antico Egitto. La prima è dedicata allo studio della mummia di Epoca Tarda e al suo sarcofago, entrambi provenienti dal Museo di Merano ed esposti al pubblico per la prima volta. In esclusiva è inoltre presente la testa ricostruita a tutto tondo della mummia esposta di cui si individuano i caratteri somatici, grazie al complesso lavoro condotto in questi mesi dall’équipe  multidisciplinare italiana Mummy Project nei laboratori americani della Pennsylvania, attraverso diversi procedimenti tra cui la tomografia assiale e la microanalisi.

La tomba TT290 di Irynefer a Deir el Medina: ad Alba è riprodotta in scala 1:1

La tomba TT290 di Irynefer a Deir el Medina: ad Alba è riprodotta in scala 1:1

La seconda sezione avvicina alla vita degli antichi egizi tramite la ricostruzione in scala reale della tomba TT290 di Irynefer con volta a botte (m. 5,10×2,20×2,10), il cui originale si trova a Deir el Medina nel villaggio dove vivevano coloro che costruivano le tombe nella valle dei Re e delle Regine. All’entrata è raffigurato il dio Anubi in forma di sciacallo che protegge l’ingresso e sulle pareti si osservano diverse scene didascaliche tra cui “la confessione negativa” fatta dal defunto alla presenza di 42 divinità, che formano il tribunale divino presieduto da Osiride, per poter essere ammesso nell’aldilà.

Tralci di vite nelle raffigurazioni della tomba di Nakht nella necropoli tebana di Sheikh Abd el Qurna

Tralci di vite nelle raffigurazioni della tomba di Nakht nella necropoli tebana di Sheikh Abd el Qurna

Significative sono le fotografie scattate in Egitto appositamente per l’esposizione, alcune delle quali ritraggono le rappresentazioni parietali della tomba di Nakht, TT52 della necropoli tebana di Sheikh Abd el-Qurna e raffigurano in modo dettagliato momenti di vita legati alla lavorazione della terra; in particolare la raccolta dell’uva e la spremitura, la conservazione del vino nelle anfore e la preparazione di un banchetto con grappoli offerti al defunto.

L'imponente statua in quarzo-diorite della dea Sekhmet dal museo egizio di Firenze

L’imponente statua in quarzo-diorite della dea Sekhmet dal museo egizio di Firenze

Il vino, elemento simbolico in ambito religioso, era annoverato fra i doni dei corredi funebri, come viene illustrato nella Stele di Senbi (Medio Regno, XII dinastia) presente in mostra. Tra gli oggetti legati al vino come simbolo di rinascita è esposta la statuetta in bronzo del dio Osiride che rinasce dopo la morte e l’imponente scultura di tre metri in quarzo-diorite raffigurante la dea Sekhmet con la testa di leonessa, il cui nome significa “la potente”. Curiosi sono, inoltre, gli elementi per collare “usekh” in fayence, che, portati da uomini e donne, erano tra gli ornamenti personali più diffusi in Egitto; la loro forma a “grappolo d’uva” si ritrova anche in lunghe file di inserti parietali di palazzi e templi, come motivo decorativo a simboleggiare la rigenerazione. In mostra spiccano inoltre una serie di anfore rivestite internamente da materiale impermeabilizzante per conservare il vino, con forme diverse a seconda delle fasi di fermentazione e di invecchiamento.

La piccola tomba di Irynefer ricostruita in scala 1:1 ad Alba

La piccola tomba di Irynefer ricostruita in scala 1:1 ad Alba

I reperti esposti provengono da tre importanti musei italiani, il Museo Egizio di Torino, secondo di importanza mondiale dopo il Museo Egizio del Cairo, il Museo di Merano e il Museo archeologico nazionale di Firenze. La mostra, con aperture anche serali, si inserisce nel ricco calendario di eventi che caratterizzeranno la primavera di Alba ed è arricchita da eventi collaterali, degustazioni, conferenze, serate di poesia, performance di teatro danza e concerti. Accompagna l’evento un corposo catalogo edito da Ananke edizioni con testo critico di Sabina Malgora e saggi di importanti studiosi internazionali: Federico Bottigliengo, Alida Dell’Anna, Jonathan Elias, Maria Rosa Guasch-Jané, Maria Cristina Guidotti, Edoardo Guzzon, Patrick McGovern, Gilberto Modonesi, Marco Mozzone, Poo Mu-Chou, Dominic Rathbone.