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Parco archeologico di Paestum e Velia: boom di ingressi nell’estate 2022. Superato il record del 2019. Bilancio di tre mesi eccezionali con la direttrice Tiziana D’Angelo

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Grande partecipazione di pubblico nelle iniziative, come la Notte Bianca, proposte per l’estate 2022 dal parco archeologico di Paestum e Velia (foto pa-paeve)

Boom di ingressi: superato il record del 2019. Il parco archeologico di Paestum e Velia ha concluso un’estate che non dimenticherà facilmente grazie ai successi collezionati in questi ultimi tre mesi e alle novità introdotte nel campo della promozione e valorizzazione dei due siti archeologici magno-greci della provincia di Salerno.

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Primi visitatori nel riaperto percorso di Porta Rosa a Velia (foto pa-paeve)

Questa del 2022 è anche la prima estate post pandemia vissuta senza ingombranti restrizioni anti Covid-19 o contingentamenti del pubblico, oltre che la prima pianificata sotto la nuova direzione di Tiziana D’Angelo. Nel periodo tra inizio giugno e fine agosto 2022 il museo e l’area archeologica di Paestum e l’area archeologica di Velia sono stati visitati da 156.231 persone. La cifra è significativa se paragonata ai numeri record dell’estate 2019 che sono stati ampiamente recuperati e superati quest’estate con un +18% complessivo di visitatori paganti, in particolare oltre +30% nel mese di agosto. Particolarmente significativo è il dato dei visitatori dell’area archeologica di Velia che nel mese di agosto 2022 sono triplicati rispetto allo stesso mese del 2019, quando il sito ancora non era stato accorpato all’autonomia pestana. Rispetto al biennio 2020 e 2021, i risultati del 2022 confermano la graduale e generale ripresa nella fruizione dei luoghi della cultura che, nel caso del parco archeologico di Paestum e Velia, registra un generale incremento del +28% rispetto ai mesi estivi del 2021 e del +85% rispetto ai visitatori del trimestre giugno-agosto 2020.

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Tiziana D’Angelo, direttrice del parco archeologico di Paestum e Velia, accoglie i visitatori al Tempio di Nettuno (foto pa-paeve)

“Questa prima estate a Paestum e Velia mi ha regalato grandi soddisfazioni”, dichiara il direttore, Tiziana D’Angelo. “Assieme ai miei collaboratori, abbiamo lavorato con dedizione per costruire rapidamente una programmazione ampia, diversificata e innovativa. In risposta alla ripresa del turismo nazionale e internazionale a seguito dell’uscita dall’emergenza sanitaria, abbiamo creato nuovi percorsi di visita e reso i nostri siti sempre più accessibili, migliorando anche i collegamenti tra Paestum e Velia. Il rilancio di Velia costituisce un’importante priorità e i nostri sforzi di valorizzazione del sito hanno già sortito risultati eccellenti. Un altro obiettivo – continua D’Angelo – era quello di consolidare il rapporto con il territorio e le sue comunità, per le quali i siti di Paestum e Velia sono fondamentali spazi aggregativi dal forte potere identitario. In tal senso, mostre, spettacoli teatrali, concerti e laboratori di degustazione hanno contribuito ad aprire il Parco a nuovi segmenti di pubblico e a promuovere la sinergia tra turismo culturale, balneare ed enogastronomico. La risposta dei visitatori è stata estremamente positiva e calorosa: lo straordinario numero di ingressi registrati negli ultimi mesi racconta di una vivace ed eclettica comunità che cresce e vive il Parco a tutto tondo, come spazio di condivisione ed espressione. Dietro al successo di quest’estate c’è un eccezionale lavoro di squadra, di cui sono orgogliosa e profondamente grata. I risultati ottenuti – conclude – ci motivano a proseguire con sempre più impegno e tenacia verso nuovi obiettivi, tra cui la creazione di collaborazioni e progetti che ci consentano di destagionalizzare la fruizione del Parco, con un impatto positivo su tutto il tessuto socio-economico del territorio”.

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“Oltre il museo. Storie dai depositi”: apertura al pubblico con visite guidate ai depositi del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

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La direttrice Tiziana D’Angelo, al centro, alla riapertura della Porta Rosa a Velia (foto pa-paeve)

A contribuire all’aumento dei visitatori del Parco anche le numerose innovazioni nell’ambito della fruizione, promozione e valorizzazione di Paestum e Velia, tra cui la riapertura al pubblico dei depositi del museo di Paestum, visitati da 1750 persone dal 18 giugno 2022, e la riapertura del percorso di visita di Porta Rosa, il monumento simbolo di Velia e la più antica testimonianza di arco a tutto sesto della Magna Grecia. Fondamentale anche l’istituzione del servizio navette gratuito dedicato ai possessori del biglietto di ingresso al Parco che nei fine settimana di agosto ha consentito a circa 300 passeggeri di raggiungere Velia da Paestum e di godere di una visita libera al tramonto nella città bassa e sull’acropoli. Un’altra simile iniziativa è stata organizzata nel Comune di Ascea, in collaborazione con la Pro Loco, con l’istituzione di un servizio gratuito di navette per collegare la fascia costiera con il sito archeologico di Velia.

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Il concerto di Vinicio Capossela al Tempio di Nettuno di Paestum ha segnato oltre 4mila ingressi (foto pa-paeve)

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La direttrice Tiziana D’Angelo nelle serate di “Musica&Parole” al Tempio di Nettuno di Paestum (foto pa-paeve)

Un grande successo sono state le sedici aperture straordinarie serali rientranti nel Piano di valorizzazione del MiC 2022 che, con un biglietto di ingresso di soli 5 euro, hanno annotato la partecipazione di circa 16mila ospiti a concerti di musica, mostre, visite guidate, laboratori e giochi per bambini. Grande protagonista delle serate al Parco è stata la terza edizione della Rassegna “Musica & Parole”, con otto spettacoli tra Paestum e Velia. Si contano 13.840 presenze ai concerti di Roberto Vecchioni, Paolo Belli, Gegè Telesforo, Danilo Rea e Luciano Biondini a Velia e, a Paestum, di N.O.I. La Nuova Orchestra Italiana, Malika Ayane, Raphael Gualazzi e Simona Molinari e Vinicio Capossela, che detiene il record di ingressi con 4.169 spettatori.

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Grande affluenza di pubblico per la “Notte con gli Dei” con la riapertura del Tempio di Nettuno e della Basilica a Paestum (foto pa-paeve)

Nelle altre otto serate del Piano di valorizzazione 2022 sono stati realizzati importanti eventi come la mostra “Vedute pestane”, in collaborazione con la Fondazione Giambattista Vico, con l’esposizione nel Santuario meridionale di Paestum di quindici quadri di artisti del Grand Tour. Dallo scorso 17 luglio, in occasione dell’evento “Notte con gli dei”, i templi dorici di Paestum sono stati riaperti al pubblico e resi nuovamente accessibili dopo la chiusura forzata a causa della pandemia: le visite all’interno del tempio di Nettuno e della c.d. Basilica sono ora incluse nell’ordinario percorso di visita e, insieme alle visite ai depositi del Museo, ampliano e rendono unica l’offerta culturale del Parco. A Velia, invece, le serate sono state animate dalle note del maestro Roberto Laneri e dalla Rassegna internazionale di musica da camera e organo antico dell’associazione “L.V. Beethoven”, oltre che dalla grande novità di quest’anno: i laboratori del gusto a cura di “Amici di Paestum & Velia”.

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Per la “Notte bianca tra i templi di Paestum” performance artistiche di musica, danza e teatro

Impossibile non menzionare il grande successo della prima “Notte bianca tra i templi di Paestum” che ha donato a 3.677 persone la possibilità di vivere per una notte l’intera area archeologica illuminata e fruibile in sicurezza, e di partecipare a un fitto programma di performance artistiche di musica, danza e teatro; attività di gioco e didattiche per adulti e bambini; visite guidate e laboratori con degustazioni di prodotti locali DOP. Altri concerti hanno animato l’estate pestana, come quello della Fanfara dei Carabinieri e della Fanfara della Polizia di Stato, due appuntamenti di solidarietà dal forte valore etico e sociale, e il concerto della Nuova orchestra Scarlatti diretta dal maestro Beatrice Venezi realizzato in collaborazione con il Comune di Capaccio Paestum: ai tre concerti hanno partecipato 3.792 spettatori.

paestum_logo-paestum-veliaDopo l’estate già si lavora alla programmazione delle prossime iniziative: il parco archeologico di Paestum e Velia aderisce all’appuntamento nazionale delle Giornate Europee del Patrimonio con visite ai cantieri di scavo, laboratori del gusto e attività didattiche per bambini nei due siti di Paestum e Velia in programma il 24 e il 25 settembre 2022, con costo del biglietto a 1 euro per l’apertura serale di sabato 24 settembre 2022.

Reggio Calabria. Cinquantesimo dei Bronzi di Riace. Apre al museo Archeologico nazionale la grande mostra “Il vaso sui vasi. Capolavori del Museo Nazionale Jatta di Ruvo di Puglia”, frutto della sinergia fra il MArRC e la Direzione regionale Musei Puglia. Ogni immagine dei vasi in mostra illustra il momento di un rito o di una cerimonia, i cui protagonisti utilizzano proprio vasi e recipienti

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La locandina della mostra “Il vaso sui vasi. Capolavori dal museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria dal 12 maggio all’11 settembre 2022

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Grande cratere a figure rosse conservato al museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia (foto MArRC)

“Il vaso sui vasi. Capolavori del Museo Nazionale Jatta di Ruvo di Puglia”: nuova grande mostra al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Ormai è tutto pronto. L’inaugurazione è prevista giovedì 12 maggio 2022, alle 17. L’esposizione, frutto della sinergia fra il MArRC e la Direzione regionale Musei Puglia, si inserisce nella programmazione per celebrare il Cinquantesimo anniversario della scoperta dei Bronzi di Riace, nell’ottica di una partecipazione allargata a tutta la Magna Grecia. Ci sono i rytha, i celebri bicchieri a testa di animale, e i preziosi crateri a figure rosse. E ancora coppe, grandi anfore, lekythoi e brocche. Tanti vasi recanti altrettante scene ritratte sulle loro superfici, con un unico tratto in comune, scelto come tema della mostra: ogni immagine illustra il momento di un rito o di una cerimonia, i cui protagonisti utilizzano proprio vasi e recipienti. “I vasi attici e apuli a figure rosse della Collezione Jatta sono noti in tutto il mondo e continuano a rivelare curiosità e approfondimenti ad ogni sguardo”, commenta Claudia Lucchese, direttrice del museo nazionale Jatta. In questa mostra si vuole raccontare un aspetto meno noto della ceramica antica, quale quello del reale impiego di questi contenitori”.

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Rython: bicchiere a testa di animale conservato nel museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia (foto MArRC)

“Questa mostra ci riempie di entusiasmo”, dichiara il direttore del MArRC, Carmelo Malacrino. “Finalmente, dopo due anni di chiusura dovuta alla pandemia, abbiamo la possibilità di offrire nuovamente al pubblico il Livello E del Museo, dedicato alle esposizioni temporanee. E lo faremo con un progetto ricco di oltre 40 capolavori vascolari, giunti appositamente dal bellissimo museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia, grazie alla proficua sinergia con la Direzione regionale Musei Puglia, diretta da Luca Mercuri. Un elegante allestimento, curato dal nostro funzionario architetto Claudia Ventura, accompagnerà i visitatori tra le mille suggestioni delle iconografie vascolari, qui presentate tematicamente da Claudia Lucchese, direttrice del museo nazionale Jatta. Entreremo così nel vivo della programmazione in onore dei Bronzi di Riace – conclude Malacrino –, in attesa di un nuovo progetto espositivo che inaugureremo a luglio, coinvolgendo tutta la Magna Grecia”.

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Kylix: grande coppa biansata con lungo piede conservata al museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia (foto MArRC)

Percorrendo le quattro sezioni della mostra – “Il rito del vino”, “I guerrieri della Peucezia”, “I vasi delle donne” e “Offerte per i defunti” – e osservando i piccoli dettagli, i visitatori potranno apprendere dalle figure dipinte interessanti informazioni circa la funzione di questi recipienti e il loro utilizzo, per approfondire gli aspetti del culto e del rito che caratterizzarono la vita sociale nelle comunità indigene della Puglia tra il V e il IV secolo a.C. “Siamo orgogliosi di questa collaborazione tra la Direzione regionale Musei Puglia e il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, tra i più prestigiosi d’Italia”, conclude Luca Mercuri. “Un’occasione unica, che consolida la relazione e il dialogo tra territori, promuovendo la diffusione di culture. Viaggiare con le opere è sempre una grande emozione e consente di farle conoscere e apprezzare ad un pubblico sempre più vasto”.

Vibo Valentia. Al museo Archeologico nazionale conferenza “Cinquant’anni fa a Vibo. Un archeologo venuto da lontano” con Ermanno Arslan che ripercorre gli anni entusiasmanti delle sue ricerche vibonesi, con la scoperta della celebre laminetta orfica

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La celebre laminetta orfica (IV sec. a.c.) conservata al museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia (foto drm-calabria)

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La sede del museo Archeologico nazionale di Vibo Valentia (foto drm-calabria)

vibo-valentia_50-anni-fa-un-archeologo-venuto-da-lontano_conferenza-arslan_locandina“Le maggiori soddisfazioni sono giunte dall’esame di altre aree all’interno delle mura greche [di Vibo Valentia, l’antica Hipponion] che ha dato finalmente i suoi frutti”, scrive Arslan nel 1972, su Magna Grecia. “Già l’Orsi aveva compiuto attente ricerche sull’altura del Cofino, posta sopra il tratto di mura attualmente visitabile e il cimitero moderno. Nella pubblicazione dello scavo affermò di avere esplorato con trincee tutta l’area che gli sembrava adattissima per un complesso templare. Venne infatti ritrovato il sito, con resti scarsissimi, di un tempio ionico che lo studioso datò al IV secolo a.C., ma non si riuscì a individuare i depositi votivi”. Che invece ha ritrovato Ermanno Arslan. Da allora è passato mezzo secolo, e giovedì 14 aprile 2022, alle 17.30, al castello di Vibo Valentia, sede del museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi”, sarà proprio Ermanno Arslan, dal 2019 cittadino onorario di Vibo Valentia (“Per le sue importanti scoperte e per il prestigio apportato la città”), archeologo di fama internazionale, accademico dei Lincei e già direttore del Castello Sforzesco e delle Civiche raccolte d’Arte di Milano, a ripercorrere nella sua lezione gli anni entusiasmanti delle sue ricerche vibonesi, che portarono alla scoperta della celebre laminetta orfica, il reperto in assoluto più prezioso e identitario del museo vibonese nella conferenza “Cinquant’anni fa a Vibo. Un archeologo venuto da lontano”. La conferenza è organizzata dal museo Archeologico nazionale di Vibo Valentia guidato dal nuovo direttore l’archeologo Maurizio Cannatà che interverrà insieme al sindaco di Vibo Valentia Maria Limardo.

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La salita al castello di Vibo Valentia, sede del museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” (foto drm-calabria)

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Una sala del museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia (foto drm-calabria)

La necropoli greca, un complesso nucleo di tombe databili a partire dalle prime fasi della colonia greca di Hipponion (fine VII sec. a. C.) dove fu scoperta la celebre laminetta orfica (IV sec. a. C.), il reperto in assoluto più prezioso e identitario del museo Archeologico di Vibo Valentia, le ricche domus mosaicate di epoca romana e il teatro della prima età imperiale, questi sono alcuni tra i più importanti siti archeologici portati alla luce a Vibo Valentia dopo le eccezionali scoperte compiute da Paolo Orsi negli anni ’20 del ‘900.

Vetulonia. Prorogata al 9 gennaio la mostra-evento “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi”

È stata la mostra-evento dell’estate 2021, ed ora è destinata ad esserlo anche per l’autunno e le festività 2021: parliamo di “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”, ospitata all’interno del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia. Proprio il continuo afflusso di visitatori e lo straordinario successo riscosso, anche dei cataloghi, già esauriti e in ristampa, ha convinto il Comune di Castiglione della Pescaia e la direzione scientifica del museo a prorogare la mostra (che doveva chiudere il 7 novembre 2021) fino al 9 gennaio 2022 con un grazie agli enti prestatori dal museo Archeologico nazionale di Taranto al museo Archeologico nazionale di Firenze. E per i mesi di novembre e dicembre saranno tantissimi gli appuntamenti a corollario della mostra, a cominciare dalle visite guidate ogni domenica mattina alle 11 in compagnia di un archeologo dello staff museale. Quindi, se non ne avete avuto ancora il tempo, ci sono ancora due mesi per scoprire e ammirare i tesori archeologici tra Vetulonia e Taranto.

Mosaico di immagini di alcuni reperti esposti nella mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” al museo “Isidoro falchi” di Vetulonia (foto muVet)

La mostra. Due giganti delle civiltà antiche a confronto. Taras-Taranto, in Puglia, colonia spartana, uno dei centri più importanti della Magna Grecia, e Vatl-Vetulonia, in Toscana, potente città della Dodecapoli etrusca. È in questo connubio stretto che si è ideata al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia la mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”. Il mondo magno-greco e quello etrusco si incontrano tra similitudini e importanti correlazioni: oltre 70 reperti partiti dal MArTA, insieme a una trentina dal museo Archeologico nazionale di Firenze, cui si aggiunge una piccola selezione dai sequestri della Guardia di Finanza di Roma, ora ospitati al museo “Isidoro Falchi”, raccontano l’antica colonia spartana ma anche i popoli indigeni pugliesi, in un percorso espositivo che integra la narrazione etrusca con quella magno-greca (vedi Vetulonia. Inaugurata la mostra-evento 2021: “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”. Due giganti delle civiltà antiche a confronto con oltre cento reperti: la colonia spartana di Taras-Taranto e la potente città etrusca di Vatl-Vetulonia. Le tappe di un progetto di studio su Etruschi e Magna Grecia | archeologiavocidalpassato).

Relitto del Canale di Otranto a 780 metri di profondità: i primi reperti studiati confermano che è un ritrovamento unico, che racconta le fasi più antiche del commercio mediterraneo agli albori della Magna Grecia. Franceschini: più fondi all’archeologia subacquea e si recuperi tutto il carico naufragato

Sono passati tre anni, era il 2018, dalla scoperta sul fondo del mare del Canale d’Otranto, a 780 metri di profondità, di un relitto antico. Oggi, lo studio di parte del carico recuperato con speciali tecnologie industriali, ventidue reperti provenienti dalla regione di Corinto datati intorno alla prima metà del VII secolo a.C. che costituiscono un ritrovamento unico, getta nuova luce sugli albori della Magna Grecia: un risultato così importante da portare il ministro per la Cultura, Dario Franceschini, a garantire per l’archeologia subacquea un impegno consistente e ad annunciare la volontà di recuperare l’intero carico del relitto di Otranto: “L’archeologia subacquea – ha dichiarato –  è uno dei settori di ricerca più importanti del nostro Paese su cui è necessario tornare a investire. Siamo un Paese circondato dal mare e abbiamo un ricco patrimonio culturale sommerso che va ancora studiato, salvaguardato e valorizzato. Le recenti indagini del canale di Otranto confermano che si tratta di un patrimonio ricchissimo in grado di restituirci non solo i tesori nascosti nei nostri mari, ma anche la nostra storia”.

Il recupero altamente tecnologico di un’anfora dal relitto profondo del Canale di Otranto (foto MIC)

Con l’ausilio di un sottomarino subacqueo telecomandato (Remotely Operated Vehicle) e dotato di strumentazioni di alta tecnologia è stato possibile riportare alla luce una parte del carico del relitto: ventidue reperti di ceramiche fini e contenitori da trasporto provenienti dalla regione di Corinto che, grazie al recente studio condotto dagli archeologi del ministero della Cultura, sono stati datati intorno alla prima metà del VII secolo a.C.. I reperti – attualmente conservati nei laboratori di restauro della Soprintendenza nazionale a Taranto – costituiscono – come si diceva – un ritrovamento unico nel genere. “Le tecnologie solitamente utilizzate nell’ambito dei lavori della pratica subacquea industriale del comparto oil & gas, utilizzate sotto il controllo attento degli archeologi della Soprintendenza, hanno permesso di portare in superficie parte del carico del primo relitto databile all’inizio del VII secolo a.C. ritrovato nel mar Adriatico”, ha spiegato la soprintendente, l’archeologa subacquea Barbara Davidde, e ha aggiunto: “Si tratta di un recupero di eccezionale importanza, anche per le tecnologie utilizzate per il recupero, realizzato nei mari italiani a quasi 800 metri di profondità”.

Uno skyphos appena recuperato dal relitto profondo del Canale di Otranto sul ponte dellla nave appoggio (foto MIC)

“La scoperta ci restituisce un dato storico che racconta le fasi più antiche del commercio mediterraneo agli albori della Magna Grecia, meno documentate da rinvenimenti subacquei, e dei flussi di mobilità nel bacino del Mediterraneo”, ha spiegato il direttore dei Musei, Massimo Osanna, che ha visitato il laboratorio di restauro della Soprintendenza nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, in occasione del 60° Convegno Internazionale di Studi sulla Magna Grecia, e ha proseguito: “è un carico intatto che getta luce sulla prima fasi della colonizzazione greca in Italia meridionale, grazie anche allo stato di conservazione significativo che ci permette di capire quello che trasportavano: non solo cibi come olive, ma anche coppe da vino considerate beni di prestigio e molto apprezzate anche dalle genti italiche”.

Uno skyphos dal relitto profondo del Canale di Otranto dopo i restauri (foto MIC)

“Si tratta in particolare di tre anfore della tipologia corinzia A, dieci skyphoi di produzione corinzia, quattro hydriai di produzione corinzia, tre oinochoai trilobate in ceramica comune e una brocca di impasto grossolano, di forma molto comune a Corinto. Molto interessante il pithos, recuperato frammentario”, spiega la Davidde, “con tutto il suo contenuto costituito da skyphoi impilati al suo interno in pile orizzontali ordinate. In questa fase, se ne contano almeno 25 integri, oltre a diversi frammenti pertinenti ad altre coppe. Il numero totale degli skyphoi ed eventuali altri elementi contenuti originariamente nel pithos saranno definiti attraverso uno scavo in laboratorio con la rimozione del sedimento marino”. In considerazione dell’importanza del relitto, il ministero della Cultura ha in previsione di procedere al recupero dell’intero carico che risulta costituito da circa duecento reperti, ancora sparsi sul fondale, di cui si dispone già di una mappatura georiferita, al restauro dei reperti e alla realizzazione delle analisi archeometriche sui materiali e archeobotaniche su residui organici e vegetali che potrebbero essere ancora presenti nel sedimento che riempie molte delle ceramiche recuperate, come per esempio in una delle anfore corinzie che ha restituito i resti di noccioli di olive.

Reggio Calabria. Per il tredicesimo incontro di “Notti d’Estate al MArRC” il museo Archeologico nazionale ospita, in collaborazione con il Touring Club Italiano, l’archeologa Rossella Agostino che presenta il libro “Locri”, occasione importante per conoscere la storia di una delle colonie più importanti della Magna Grecia. Accesso al museo col Green Pass

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Copertina del libro “Locri” di Rossella Agostino

Dottoressa Rossella Agostino - Direttore Museo Archeologico Nazionale di Locri

L’archeologa Rossella Agostino

L’archeologa Rossella Agostino sarà la protagonista del tredicesimo appuntamento con “Notti d’estate del MArRC”, la fortunata serie di eventi svolti dopo il tramonto al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Il suggestivo scenario dello Stretto di Messina dalla terrazza panoramica del museo sarà lo sfondo, giovedì 9 settembre 2021, alla presentazione di “Locri”, il nuovo libro di Rossella Agostino. Alla serata, organizzata in sinergia con il Touring Club Italiano, insieme al console del Club di Territorio Francesco Zuccarello Cimino, interverranno Anna Lia Paravati, Mario Bozzo, Mimmo Nunnari e Florindo Rubbettino. Un’occasione importante per conoscere la storia di una delle colonie più importanti della Magna Grecia. “Sarà un momento di significativa riflessione sulla polis magnogreca, con il contributo di una studiosa che ha valorizzato, non solo attraverso la ricerca scientifica, la storia e le testimonianze archeologiche locresi”, commenta il direttore Carmelo Malacrino. “Il MArRC, in questi anni, ha sviluppato progetti che potessero promuovere tutti i contesti archeologici presenti nel percorso espositivo del Museo, a partire dalla mostra “Medma. Una colonia locrese sul Tirreno”, che ho avuto il piacere di curare qualche anno fa insieme all’archeologo Maurizio Cannatà. Parlare di Locri nel luogo nel quale sono esposti capolavori quali il Cavaliere Marafioti o i Dioscuri del tempio di Marasà – conclude Malacrino – non può che avvicinare sempre più i luoghi della cultura della Calabria, nell’ottica di una valorizzazione sempre più sinergica ed efficace”. Rossella Agostino, già responsabile dell’area locrese prima per la soprintendenza e poi per la direzione regionale Musei della Calabria, così presenta l’iniziativa: “L’idea del volume su Locri è nata dal voler raccontare il patrimonio storico-archeologico del centro coloniale locrese attraverso scatti fotografici artistici che ne esaltassero la bellezza e la raffinatezza, che si distaccassero dalla tradizionale presentazione di taglio strettamente scientifico-didascalica. E credo gli scatti di Biagio Tassone abbiano colto pienamente questo mio obbiettivo. Ringrazio la fondazione Carical – aggiunge – per avere condiviso l’idea e sostenuto il progetto, cosi come ringrazio Anna Lia Paravati-FAI Calabria e Florindo Rubbettino, miei compagni di viaggio fin dall’inizio”.  Ancora per tutto il mese il Museo sarà aperto ogni giovedì e sabato fino alle 23 (ultimo ingresso 22.30) e a partire dalle 20 il costo del biglietto sarà di soli 3 euro. Con l’ingresso serale sarà possibile visitare i quattro livelli della collezione permanente, con i magnifici Bronzi di Riace e di Porticello, nonché la mostra “Salvati dall’Oblio. Tesori d’archeologia recuperati dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale”. I protocolli di sicurezza impongono ai visitatori il distanziamento e l’uso del gel disinfettante e della mascherina negli spazi chiusi. Per accedere è necessario il Green Pass come da indicazioni ministeriali.

Il film di Alberto Castellani “Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” vince la terza edizione di “Roselle Archeofilm – Premio “O. Fioravanti”

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Roselle Archeofilm: le proiezioni nell’area archeologica di Roselle (foto archeologia viva)

“Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” del regista veneziano Alberto Castellani ha vinto la terza edizione di “Roselle Archeofilm – Premio “O. Fioravanti”. Al centro della pellicola l’affascinante “terra tra i due fiumi” dalla nascita della cultura urbana fino ai devastanti saccheggi e alle distruzioni operati dall’Isis e non solo. Si è chiusa domenica 18 luglio 2021 la terza edizione di “Roselle Archeofilm Premio “O. Fioravanti”. La manifestazione è stata organizzata da Archeologia Viva/Firenze Archeofilm con Direzione Regionale Musei della Toscana / Area archeologica nazionale di Roselle e Associazione M.Arte. Il Festival, sostenuto da Santina Grotto, si è svolto con il patrocinio di Comune di Grosseto in collaborazione con museo Archeologico e d’Arte della Maremma, Fondazione Grosseto Cultura; con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e la partecipazione di Conad e Banca Tema.

Una scena del film “Mesopotamia. In memoriam” di Alberto Castellani

Il pubblico, in qualità di giuria popolare, non ha avuto incertezze e ha decretato vincitore, con un notevole distacco di voti, il film tutto italiano di Alberto Castellani che indaga sulla storia della Mesopotamia e in particolare sulla grande stagione della nascita e sviluppo della cultura urbana in Iraq fino alle devastanti distruzioni del suo patrimonio archeologico. La serata si è conclusa con la proiezione di un corto animato “The Sound of that Beat”, prodotto dall’università di Bologna, che racconta “in presa diretta” la prima volta di un bambino iracheno all’interno del Museo di Baghdad dove sono custodite le testimonianze della nascita del suo territorio. 

Simona Rafanelli, direttore del museo Archeologico di Vetulonia, intervistata da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva (foto archeologia viva)

Ospite della serata conclusiva Simona Rafanelli, direttore museo Archeologico “I. Falchi” di Vetulonia, che, intervistata da Piero Pruneti, direttore di “Archeologia Viva” (Giunti Editore), ha parlato dei rapporti tra Vetulonia e Taranto ovvero tra la Maremma etrusca e la Magna Grecia anche alla luce della mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città” in corso al museo di Vetulonia.

Giornate europee dell’Archeologia 2021. Il museo Archeologico nazionale di Taranto propone conferenze, visite guidate a tema, approfondimenti con gli archeologi, attività didattiche con l’Unicef

Mosaico pavimentale policromo da una domus del V secolo (foto MArTa)

giornate-europee-dell-archeologia_logo-per-l-italiaPer le Giornate europee dell’Archeologia 2021 il museo Archeologico nazionale di Taranto prevede conferenze, visite guidate tematiche e approfondimenti a cura di archeologi e attività didattiche realizzate in collaborazione con il Comitato Italiano per l’UNICEF Onlus. Si inizia venerdì 18 giugno 2021. Dalle 15.30 alle 16.30 sarà la professoressa Silvia De Vitis, archeologa e responsabile del progetto didattico tra l’Istituto Calò e il MArTA, ad accompagnare i visitatori lungo un percorso all’interno delle Sale XXIV e XXV del Museo alla scoperta della Taranto tardoantica e altomedievale.

unicef_Logo-Lost-in-EducationSabato 19 giugno 2021 dalle 8.30 alle 12.30 gli studenti di prima e seconda media dell’Istituto comprensivo “Europa-Alighieri” di Taranto, parteciperanno all’interessante progetto “Lost in Education”, voluto dal MArTA e da UNICEF nell’ambito del Patto Educativo di Comunità per Taranto. Dopo una visita guidata alla scoperta dei reperti delle sale del MArTA legati al tema dei giochi atletici e dello sport in Magna Grecia, a cura dello staff del Museo, vi saranno delle simulazioni di attività sportive dell’antica Grecia (salto in lungo con i pesetti, gli halteres) e introduzione al gioco del rugby a partire dai suoi antecedenti dell’antichità classica. L’attività didattica, della durata di circa 1 ora e 30, si svolgerà nel Chiostro del Museo. Dalle 17 alle 19 si potrà prenotare la visita guidata alle collezioni del Museo con approfondimenti dedicati al tema delle calzature nell’antichità classica.

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Caterina Greco, direttrice del museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo

Sempre sabato 19 giugno, alle 18.00, invece si suggella un altro importante patto collaborativo tra due istituzioni museali, nel segno della ricerca storico-archeologica e del lavoro congiunto. In diretta sui canali Facebook e YouTube del MArTA, infatti, la direttrice del museo tarantino, Eva Degl’Innocenti, introdurrà la relazione della direttrice del museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo, Caterina Greco, che parlerà della storia dell’importante museo “Antonino Salinas” dal 1820 ad oggi, tra storia, formazione e prospettive future.

Statuetta di acrobata in terracotta conservata al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)

Domenica 20 giugno 2021, le Giornate Europee dell’Archeologia continuano dalle 11 alle 13: lo staff del museo Archeologico nazionale di Taranto, accompagnerà il pubblico in una visita guidata in presenza dedicata a “Ludus. Giochi e giocattoli nel mondo greco e romano attraverso le collezioni del MArTA”. Sempre domenica 20 giugno, dalle 17 alle 19, è prevista un’ulteriore visita guidata tematica con approfondimento in sala, a cura del personale del Museo, dal titolo “Il mestiere dell’archeologo. Dallo scavo stratigrafico all’allestimento museale“. L’attività si svolgerà dalle 17 alle 19 con le seguenti modalità: approfondimento di circa 30 minuti nella Sala multimediale del Secondo piano sulla metodologia dello scavo stratigrafico, seguita da una visita accompagnata all’intero percorso espositivo (1h30 ca. di durata) con focus sullo scavo e lo studio dei contesti archeologici. Tutte le visite guidate sono inserite nel costo del biglietto di ingresso: la fascia oraria delle visita deve essere prenotata on-line acquistando il biglietto del Museo per lo stesso orario di ingresso della visita all’indirizzo: www.shopmuseomarta.it.

Velia. Concluso l’intervento di manutenzione sul teatro greco-romano. Il direttore Zuchtriegel: “Ora è accessibile al pubblico”. Il direttore generale dei musei Massimo Osanna in visita: “Risultato molto positivo”

Le gradinate del teatro greco-romano di Velia dopo i restauri del marzo 2021 (foto pa-paeve)
velia_11. Il Teatro di Velia prima degli interventi di manutenzione (anno 2020)_foto-pa-paeve

Il teatro greco-romano di Velia prima dei lavori di manutenzione (2020) (foto pa-paeve)

Il teatro greco-romano di Velia è di nuovo accessibile al pubblico. Si è concluso infatti un intervento di manutenzione straordinaria sull’antico teatro di Elea-Velia, che non solo doveva garantire la tutela del monumento, ma anche renderlo finalmente accessibile ai visitatori del sito archeologico che, da un anno, rientra nelle competenze del parco archeologico di Paestum e Velia. L’intervento, per un importo di 158mila euro, si era reso necessario per il degrado avanzato in cui versavano le integrazioni delle sedute dell’edificio teatrale già parzialmente ripristinate da un progetto di restauro di quasi vent’anni fa. Piante infestanti e infiltrazioni d’acqua minacciavano la tenuta dei blocchi originali che furono smontati negli anni ’80 del secolo scorso per realizzare degli scavi stratigrafici nell’area e per essere poi rimontati durante il restauro promosso dalla soprintendenza Archeologica di Salerno nel 2003. Grazie alla scelta di utilizzare un materiale diverso per le integrazioni moderne che ricalcano la sottostruttura in terra sulla quale appoggiavano i blocchi delle sedute, ora la cavea del teatro è accessibile al pubblico, cosa che il precedente intervento aveva escluso per motivi di sicurezza. Al tempo stesso, i lavori recenti hanno conservato le caratteristiche di reversibilità e riconoscibilità dell’intervento del 2003, seguendone le scelte anche nel colore delle parti integrate.

Il teatro di Velia nasce intorno al 400 a.C. sul versante sud-orientale dell’acropoli della città magno-greca in un’area precedentemente occupata da un quartiere abitativo. La realizzazione del primo impianto si inserisce in una complessa riorganizzazione degli spazi dell’acropoli con imponenti opere di terrazzamento funzionali oltre che alla costruzione del teatro, anche alla monumentalizzazione del santuario alle sue spalle, sede del tempio più grande della città, forse dedicato al culto di Athena. Successivamente il teatro subisce una serie di ristrutturazioni e ampliamenti, raggiungendo il suo massimo splendore in epoca imperiale, quando a Velia, a differenza di altri centri magno-greci come per esempio la vicina Paestum, la lingua greca è ancora parlata. L’ultima fase di vita dell’edificio teatrale cade nel III sec. d.C. Per la conoscenza e la valorizzazione dell’area dell’antica acropoli, il Parco ha varato un progetto di indagini stratigrafiche sull’altura dominata dal castello medievale e alle sue pendici. “Velia è una città unica nel contesto della Magna Grecia”, commenta il direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, Gabriel Zuchtriegel, “non solo per la sua storia che la lega ai focei originari dell’Asia Minore, ma anche per la sua importante tradizione filosofica e medica. Sul tema della medicina e del suo rapporto con gli antichi saperi mediterranei vogliamo organizzare una mostra per la quale abbiamo ricevuto un cofinanziamento dalla Regione Campania. Non vediamo l’ora di accogliere nuovamente i nostri visitatori che a Velia nell’estate scorsa sono raddoppiati rispetto agli anni precedenti, un trend che fa ben sperare per l’attesa ripresa del settore culturale e turistico nel Cilento”.

Le gradinate del teatro greco-romano di Velia dopo i restauri del marzo 2021 (foto pa-paeve)
velia_13. Il Teatro di Velia dopo il restauro del 2003_foto-pa-paeve

Le sedute del teatro greco-romano di Velia dopo il restauro del 2003 (foto pa-paeve)

“Abbiamo voluto rispettare il progetto promosso dall’allora soprintendente Giuliana Tocco”, spiega Zuchtriegel, “superando però l’impossibilità, che esisteva formalmente anche se è stata spesso disattesa, di far accedere le persone alla cavea. A tal fine abbiamo coinvolto anche un ingegnere strutturista che ha valutato la stabilità del monumento. Oggi tutti possono accedere alle sedute della cavea, ovviamente rispettando delle regole come succede in tutti i siti archeologici. La finalità non è solo quella di usare l’edificio antico per spettacoli teatrali, ma anche di far accedere visitatori singoli e famiglie a un monumento che, grazie al suo restauro, ci può far riscoprire la sorprendente acustica dei teatri antichi. Chi si mette al centro dell’orchestra, infatti, può raggiungere le ultime file anche a voce bassa e senza microfono: una cosa da provare con figli, amici e scolaresche quando si potrà nuovamente visitare il sito che attualmente è chiuso per via dell’emergenza pandemica. È un modo concreto per far capire la maestranza degli antichi architetti che nella progettazione dei teatri badavano più al suono che non all’impatto visivo, come insegna Vitruvio nel libro V del suo trattato sull’architettura”.

L’area del teatro greco-romano di Velia (foto pa-paeve)

pompei_01_Massimo_Osanna_foto-parco-archeologico-pompeiTra i primi a vedere il teatro dopo la conclusione dei lavori è stato il direttore generale dei musei, Massimo Osanna: “Ho molto apprezzato il lavoro che l’équipe del parco archeologico di Paestum e Velia sta realizzando. Ho voluto visionare personalmente quanto fatto su questo monumento, anche dopo aver letto l’accurata relazione tecnica di Francesca Condò, funzionaria architetto della Direzione Generale Musei, che qualche settimana fa era venuta al Parco per un sopralluogo. Devo dire che il risultato finale mi sembra molto positivo anche in considerazione della storia travagliata del monumento che rende gli interventi di restauro e manutenzione particolarmente complessi. Come è noto il teatro è stato completamente scavato e poi ricostruito e l’intervento di manutenzione attuale va a migliorare una situazione che era di grande degrado”.

16 agosto 1972, il sub Mariottini scoprì nel mar Ionio i Bronzi di Riace. L’anno prossimo saranno passati 50 anni. Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria si lavora per #BronzidiRiace2022: incontro strategico tra il direttore e l’assessore alla Cultura. In attesa di promuovere i Bronzi di Riace nel mondo, il MArRC promuove in classe la storia e il patrimonio archeologico della Calabria antica

Agosto 1972: il ritrovamento dei Bronzi di Riace da parte del sub Stefano Mariottini

Era il 16 agosto 1972 quando un giovane sub dilettante romano, Stefano Mariottini, si immerse nel mar Ionio a 230 metri dalle coste di Riace Marina. Quando, a 8 metri di profondità, fu attratto da un qualcosa che emergeva dalla sabbia del fondo marino: sembrava un braccio. Non si sbagliava. Era il braccio sinistro di quella che poi sarebbe stata denominata statua A: aveva scoperto le statue di due guerrieri considerati tra i capolavori scultorei più significativi dell’arte greca, e tra le testimonianze dirette dei grandi maestri scultori dell’età classica. Stefano Mariottini aveva scoperto i Bronzi di Riace.

I Bronzi di Riace esposti in una speciale sala del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

L’anno prossimo, 2022, saranno quindi cinquant’anni da quella straordinaria scoperta. Il tempo stringe. E il capoluogo calabro non vuole giungere impreparato. Va in questa direzione l’incontro di mercoledì 17 marzo 2020 svoltosi al MArRC tra il direttore del museo Carmelo Malacrino e l’assessore alla Cultura del Comune di Reggio Calabria Rosanna Scopelliti, con la presenza del professore Daniele Castrizio, già componente del comitato scientifico del museo e professore ordinario all’università di Messina. “È stata un’occasione preziosa per unire entusiasmi e idee per continuare a promuovere la cultura del territorio con risultati sempre maggiori”, dichiara Malacrino. “Una comunione di intenti con l’assessore Scopelliti e con tutta l’amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Falcomatà, che permetterà di promuovere un’offerta culturale inclusiva e ben strutturata. In particolare in questa fase strategica per il MArRC, in cui stiamo iniziando a delineare il quadro delle celebrazioni dei 50 anni dalla scoperta dei Bronzi di Riace, patrimonio mediterraneo. Una ricorrenza che immaginiamo di altissimo profilo scientifico e che sarà un’occasione da non perdere per valorizzare, in completa sinergia, non solo la città, ma tutta la Calabria, l’area dello Stretto e lo straordinario patrimonio archeologico della Magna Grecia”.

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Da sinistra, Carmelo Malacrino, Rosanna Scopelliti e Daniele Castrizio (foto MArRC)

E l’assessore Rosanna Scopelliti: “Ci siamo confrontati sull’idea di città e su come una realtà importante come il MArRC, dove sono custoditi i Bronzi di Riace, possa diventare strategica per favorire l’offerta turistica e culturale del territorio cittadino e dell’intera provincia. E proprio sulla valenza culturale dei Bronzi convergerà la sinergia con il Museo per dare vita a una serie di iniziative volte a promuovere questo evento di grandissimo rilievo non solo per il nostro territorio, ma che ha ampio respiro su scala mondiale. È un percorso quello col MArRC che prosegue anche in questo “secondo tempo” dell’amministrazione Falcomatà, con la prospettiva condivisa di offrire alla comunità cittadina e a chi sceglie la nostra città come meta turistica, un’esperienza che punti alla riscoperta della nostra identità e delle radici del territorio in cui viviamo”. All’incontro era presente anche il professor Daniele Castrizio, noto studioso e conoscitore dei Bronzi di Riace e dei beni culturali conservati in Museo. “L’evento dell’agosto 2022 non può prescindere da un coordinamento importante”, afferma Castrizio, “perché i Bronzi costituiscono il nostro punto di riferimento a livello mondiale e la ricorrenza necessita un coordinamento di alto livello. Il cinquantesimo dovrà essere un momento di massima divulgazione didattica per rendere note e accessibili al grande pubblico tutte le opere del Museo. Tutto ciò che di straordinario abbiamo nelle collezioni del MArRC dovrà essere legato ai Bronzi e dovrà viaggiare assieme a essi. Questo è il grande contributo divulgativo che può e deve maturare dall’anniversario del recupero delle due statue”.

Lezioni a distanza sulle testimonianze archeologiche conservate al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

In attesa di promuovere i Bronzi di Riace nel mondo, il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria entra in classe per far conoscere la storia e il patrimonio archeologico della Calabria antica. In videoconferenza con gli allievi del liceo classico “Ludovico Ariosto” di Reggio Emilia, Maurizio Cannatà funzionario archeologo del MArRC  ha tenuto due lezioni dal titolo “Initium mirandi graecarum artium opera (Livio XXV, 40, 2). Roma e i Greci d’occidente (VIII-I sec. a.C.)” e “Dall’arte greca all’arte classica. Roma, la Grecia e i Bronzi di Riace” con l’obiettivo di divulgare le testimonianze archeologiche conservate in museo. “Collaborare con le scuole è uno degli obiettivi principali dei Servizi Educativi del Museo”, commenta il direttore Malacrino. Seguendo l’indirizzo indicato dal Ministro Franceschini, già da tempo il Museo ha avviato proficue sinergie utili alla divulgazione del sapere antico e all’educazione alla tutela per patrimonio culturale. La rete e la tecnologia digitale ci consente di raggiungere istituti anche al di fuori dei confini della regione per mostrare le bellezze custodite nel Museo. Con la pandemia la scuola italiana si è dovuta reinventare, facendo grandi passi avanti sul piano della digitalizzazione – aggiunge Malacrino -. Ma soffre della possibilità di realizzare i viaggi di istruzione. Un’assenza che sentiamo anche al MArRC, in particolare in questi giorni di chiusura al pubblico. Ci manca molto la presenza dei tanti studenti che normalmente in questo periodo affollano le sale espositive, con i loro sguardi meravigliati tra le vetrine delle nostre collezioni o davanti ai magnifici Bronzi di Riace e di Porticello”. Un’occasione imperdibile per riflettere insieme ai ragazzi sul mondo antico e sul suo sistema dei valori. “Una lezione”, – aggiunge Maurizio Cannatà. “È stata incentrata sul fascino della Grecia e la sua indiscussa superiorità artistica e culturale presso i Romani già dalle vittoriose campagne militari nel Mediterraneo orientale del II-I secolo a.C. In quegli anni, infatti, Roma giunge a controllare buona parte del mondo ellenistico, nato dalla disgregazione dell’impero di Alessandro Magno. Un secondo appuntamento, invece, ha riguardato la storia dei Bronzi di Riace. Due tra i rari originali in bronzo attribuibili ai grandi maestri della Grecia classica e sopravvissuti all’oblio dei secoli, restituiti dallo Jonio calabrese dove si interruppe misteriosamente il loro viaggio. La loro storia – conclude Cannatà- è paradigmatica di quella straordinaria migrazione di cultura dal mondo delle poleis greche alla Roma imperiale, una delle radici più profonde della cultura occidentale”.