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Napoli. “Sette statue per sette giorni” al museo Archeologico nazionale: quinta opera della Sezione Campania Romana, il Busto di Plotina

Il Busto di Plotina (117-138 d.C.), proveniente dal settore cosiddetto Mercurio del Palatium di Baia: sarà esposto nella Sezione Campania Romana del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Luigi Spina)

Sette statue per sette giorni: il museo Archeologico nazionale di Napoli anticipa un suggestivo tour virtuale con foto di Luigi Spina della Sezione Campania Romana, che sarà nuovamente fruibile al pubblico da giugno 2021. Il viaggio online è giunto al quinto giorno e propone il Busto di Plotina (dal settore cosiddetto Mercurio del Palatium di Baia, 117-138 d.C), custodito per molti anni nei depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli. “Anch’io a guardarmi bene vivo da millenni”: ammirando questa splendida scultura, ci viene in mente il verso della canzone “Mesopotamia” di Franco Battiato.

Napoli. “Sette statue per sette giorni” al museo Archeologico nazionale: terza opera della Sezione Campania Romana, protome di Giunone

Protome di Giunone (I sec. d.C.) forse parte di una statua di culto del tempio di Giove a Pompei: sarò nella Sezione Campania Romana del Mann (foto Luigi Spina)

Sette statue per sette giorni: il museo Archeologico nazionale di Napoli anticipa un suggestivo tour virtuale con foto di Luigi Spina della Sezione Campania Romana, che sarà nuovamente fruibile al pubblico da giugno 2021. Il viaggio online è giunto al terzo giorno e propone la protome di Giunone, svelata dai depositi, un’immagine enigmatica e magnetica: la testa probabilmente è parte di una statua di culto, proviene dal Tempio di Giove a Pompei ed è databile al I sec. d.C.

Napoli. “Sette statue per sette giorni” al museo Archeologico nazionale: seconda opera della Sezione Campania Romana, testa di Apollo Omphalos

Testa di Apollo tipo Omphalos, copia romana del II sec. d.C. proveniente da Baia e conservata nella Sezione Campania Romana del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Luigi Spina)

Sette statue per sette giorni: il museo Archeologico nazionale di Napoli anticipa un suggestivo tour virtuale con foto di Luigi Spina della Sezione Campania Romana, che sarà nuovamente fruibile al pubblico da giugno 2021. Il viaggio online è giunto al secondo giorno e propone la (quasi sconosciuta) testa di Apollo tipo Omphalos, l’opera proviene da Baia ed è copia romana (II sec. d.C.) di un originale di età severa. “Il lavoro sulla Campania Romana è da considerarsi una delle più significative ricerche fotografiche al Museo di Napoli degli ultimi dieci anni. Tutto questo si esplica in un’azione quotidiana di riprese che richiedono tempi precisi e giuste riflessioni per individuare l’unicità di ogni opera”, afferma Luigi Spina.

Napoli. Il museo Archeologico nazionale propone “Sette statue per sette giorni”: anteprima virtuale della Sezione Campania Romana che aprirà nel giugno 2021 con sette scatti di Luigi Spina. Si inizia con la Notte dei Musei (solo virtuale)

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Le sale, ancora vuote, del Mann che ospiteranno la Sezione Campania Romana dal giugno 2021 (foto Mann)

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Rendering della nuova sezione Campania romana al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Al piano terra dell’ala occidentale del museo Archeologico nazionale di Napoli alcune sale, oggi vuote, ospiteranno nel giugno 2021 i capolavori della Campania Romana: la Sezione raccoglierà circa duecento reperti, provenienti dalle principali città romane della regione (non solo i grandi centri vesuviani come Pompei ed Ercolano, ma anche Cuma, Baia, Pozzuoli e Santa Maria Capua Vetere) e databili a partire dalla prima età imperiale. Nell’attesa il museo Archeologico nazionale di Napoli anticipa un suggestivo tour virtuale della Sezione Campania Romana: “Sette statue per sette giorni”, con sette post su Facebook ed Instagram.

L’Atlante Farnese uno dei simboli del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Luigi Spina)

Il viaggio online inizia su Facebook, simbolicamente il 14 novembre 2020 alle 20: per quella data e quello specifico orario era prevista la Notte dei Musei, con aperture straordinarie che, a causa dell’emergenza Covid, sono oggi trasformate in appuntamenti virtuali. Da sabato 14 novembre così, i fan e follower potranno trovare, nella rete, uno spazio per ammirare sculture quasi sconosciute: i capolavori scelti per questa preziosa e raffinata campagna digitale non saranno il Doriforo di Policileto, il Cavallo Mazzocchi o l’Afrodite di Capua, opere che pure figureranno nel riallestimento della Campania Romana, ma alcuni marmi che, provenienti per lo più dai depositi del Mann, arricchiranno le sale del piano terra nell’ala occidentale del Museo. A guidare gli internauti in un itinerario di scoperta, da vivere per ora con like, commenti e condivisioni, saranno sette splendide immagini di Luigi Spina: il fotografo ha ripreso a studiare la statuaria del Mann, con un impegno di ricerca pari a quello profuso per la Collezione Farnese. Se l’illuminazione e l’inquadratura saranno i primi strumenti per “interpretare” l’opera, facendone emergere il valore simbolico, culturale e sociale, la vera scommessa della campagna di Spina sarà conciliare le esigenze scientifiche della documentazione con il forte senso estetico espresso da marmi e bronzi: un approccio allo stesso tempo divulgativo e rigoroso, che non soltanto “premierà” gli appassionati di archeologia, ma anche i cultori di una ricerca evocativa ed emozionale sull’immagine.

La statua maschile del cosiddetto Germanico (I sec. d.C.) apre il tour virtuale anteprima della Sezione Campania Romana (foto Luigi Spina)

Primo post sabato 14 novembre 2020, dunque, con la statua maschile del cd. Germanico: proviene dal Macellum di Pompei, risale ai primi decenni del I sec. d.C. ed è uno dei tesori dischiusi dai nostri depositi. Quasi sconosciuta anche la testa di Apollo tipo Omphalos, che sarà postata la domenica: in ossequio alla dimensione “multicentrica” che connoterà la Sezione della Campania Romana, l’opera proviene da Cuma ed è copia romana (II sec. d.C.) di un originale di età severa. Per iniziare la settimana online, enigma e magnetismo nell’immagine della protome di Giunone, anch’essa svelata dai depositi: la testa, che per le sue dimensioni particolari (sessanta centimetri circa) probabilmente è parte di una statua di culto del Tempio di Giove a Pompei ed è databile al I sec. d.C. Ancora dai depositi, l’elegante figura femminile panneggiata (dal Foro di Ercolano, I sec. d.C.), così come non esposta da tempo la scultura di Olconio Rufo (I sec. d.C.), che proviene dal quadrivio di via Stabiana a Pompei. Completeranno l’anteprima social la statua femminile della Concordia Augusta (da Pompei, edificio di Eumachia, I sec. d.C.) ed il Busto di Plotina (dal settore cd. Mercurio del Palatium di Baia, 117-138 d.C., anch’esso custodito da molti anni nei depositi).

Protome di Giunone (I sec. d.C.) forse parte di una statua di culto del tempio di Giove a Pompei: sarò nella Sezione Campania Romana del Mann (foto Luigi Spina)

“Il lavoro sulla Campania Romana è da considerarsi una delle più significative ricerche fotografiche al museo di Napoli degli ultimi dieci anni”, commenta Luigi Spina. “Tutto questo si esplica in un’azione quotidiana di riprese che richiedono tempi precisi e giuste riflessioni per individuare l’unicità di ogni opera”. La campagna fotografica di Luigi Spina rientra nella prassi di valorizzazione del patrimonio museale, da divulgare e condividere in rete: nella recente rilevazione, realizzata dal Politecnico di Milano per la Direzione Generale Musei del Mibact, il Mann è risultato il museo italiano più attivo su Facebook, in termini di numero di post pubblicati (122)  nel settembre scorso. Così, nella compagine più complessiva e variegata dei dati inerenti alla “propensione social” degli istituti culturali, con particolare riferimento alla specifica attività su Facebook, il Mann conferma la cura nell’applicazione delle opportunità comunicative offerte dalla piattaforma: in questi tempi difficili, una risorsa indispensabile per mantenere vivo il dialogo con il pubblico.

Napoli. Il museo Archeologico nazionale di Napoli chiude per Dpcm, ma non si ferma. Giulierini: “Proseguono restauri, cantieri, l’allestimento di due mostre, la progettazione. Nuovi prodotti digitali per dialogare con il pubblico, le scuole, le istituzioni di tutto il mondo”

Il direttore Giulierini al dispenser con gel disinfettante: è pronto a riaccogliere il pubblico alla riapertura del museo (foto Mann)

Domani mattina il portone del museo Archeologico nazionale di Napoli non aprirà. Da giovedì 5 novembre sino al prossimo 3 dicembre 2020, il Mann – come tutti i musei in Italia – sarà chiuso al pubblico, secondo le misure appena varate dal Governo per contrastare la diffusione del contagio da coronavirus.​ “Dietro il portone chiuso del museo Archeologico nazionale di Napoli la nostra comunità è a lavoro per quegli obiettivi annunciati pochi giorni fa nel Piano Strategico 2020/2023 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/11/02/mann-at-work-il-museo-che-cresce-presentato-il-piano-strategico-2020-23-del-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-che-fa-i-conti-con-il-covid-19-il-direttore-giulierini/)”, commenta il direttore Paolo Giulierini.​ “Sentiamo fortissima la  responsabilità del momento. Sappiamo che tutti noi possiamo fare la differenza, con i nostri comportamenti e il nostro impegno, onorando così lo sforzo dei sanitari e delle istituzioni. Mann at work quindi, con sempre più passione. Proseguono importanti  attività di restauro, i cantieri, l’ allestimento di due mostre, la progettazione. Con nuovi prodotti digitali manterremo vivo il dialogo con il pubblico, le scuole, le istituzioni di tutto il mondo per promuovere il nostro patrimonio. Vi aspettiamo il 4 dicembre”.

Nel mese di chiusura, su Facebook e YouTube, saranno proposti gli Incontri di Archeologia, già inseriti nell’annunciata programmazione 2020: il 12 novembre 2020 (alle 16), Antonio Scognamiglio racconterà tecniche e saperi del restauro, il 26 novembre 2020 (alle 16) Matteo D’Acunto tratterà delle origini di Cuma. Non si interromperà neanche la comunicazione con gli abbonati OPENMANN, che non soltanto recupereranno il periodo di chiusura con un rinvio della scadenza della card, ma riceveranno anche le notizie dei principali eventi social. Ancora, su Facebook ed Instagram, gli internauti potranno trovare contenuti scientifici e divulgativi dedicati alle collezioni permanenti del Mann, alla mostra sugli Etruschi ed ai nuovi allestimenti: guardando al futuro, sarà possibile ripercorrere le pagine del Piano Strategico 2020/2023, anticipando la “visione digitale” di alcuni reperti che saranno inseriti nella Sezione Campania Romana, nella Sezione Tecnologica e nelle nuove Collezioni Pompeiane del Museo. 

Il deposito Cavaiole all’interno dei depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Luigi Spina)

Itinerari d’autore, alla scoperta delle collezioni del Mann, saranno costruiti online con le fotografie di Luigi Spina, che dedica un prezioso lavoro di studio e ricerca agli allestimenti permanenti del Museo: sempre con Spina, attendendo la mostra “Sing Sing. Il corpo di Pompei”, focus sui ricchissimi depositi dell’Archeologico. In versione digitale, saranno proposti alcuni scatti dell’esposizione “Kene/Spazio”: con 55 fotografie, il giovane autore Mohamed Keita racconta il progetto educativo realizzato per le comunità del Mali (le immagini, per sostenere il programma sociale di Keita, sono acquistabili dal sito web: http://www.studiokene.org). Particolare attenzione sarà dedicata anche ai giovani fan e follower: sempre sui canali social, sarà possibile sfogliare il fumetto “Missione Magna Grecia”, realizzato dalla Scuola Italiana di Comix per raccontare la collezione del Mann, così come conoscere, in anteprima, alcuni contenuti dedicati ai Gladiatori. 

Vaso biconico da Sant’Angelo in Formis (Capua) dell’Età del Ferro esposto nella sezione Preistoria e Protostoria del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Al museo si lavorerà, naturalmente, alle attività da realizzare con la riapertura: per celebrare il quarantennale del terremoto del 1980, il Mann programmerà la mostra  “19.34  –  Quaranta anni dopo/La storia in presa diretta”; l’esposizione svelerà parte dell’archivio fotografico inedito, realizzato dalla regista Antonietta De Lillo agli esordi di carriera come fotoreporter. L’esposizione si inserirà, così, nel percorso ‘Il Mann e la memoria’, pensato per rafforzare sempre più il legame del Museo con il  suo territorio e le sue comunità. ​Ancora, nelle sale della Sezione Preistoria e Protostoria, sarà allestito l’exhibit “Lucy. Sogno di un’evoluzione”, a cura di COMICON nell’ambito del progetto universitario Obvia: “Lucy” è uno dei più importanti progetti di  Tanino Liberatore, che ha dedicato anni di lavoro allo studio delle figure degli australopitechi ed alla ricostruzione delle foreste lussureggianti dell’antichità. Per fine anno, prevista anche la nuova tappa della World Press Photo Exhibition 2020 al Mann. ​

#iorestoacasa. Pasqua social per il museo Archeologico nazionale di Napoli. Incursione tra i tesori conservati nei ricchi depositi, con anteprima della mostra di Luigi Spina “Sing Sing. Il corpo di Pompei”

La locandina per la Pasqua social del museo Archeologico nazionale di Napoli

I viaggi di scoperta, in tempi di Coronavirus, iniziano con un click: così il museo Archeologico nazionale di Napoli, per la Pasqua 2020, presenta ai propri fan e follower un particolare itinerario alla scoperta dei tesori dell’istituto. “I musei sono chiamati oggi a una sfida speciale, che va oltre la divulgazione”, interviene Paolo Giulierini, direttore del Mann. “Curare con l’arte e la bellezza il nostro spirito, mantenere vivo il rapporto con la loro comunità e naturalmente lavorare per il futuro. Grazie ai social e alla digitalizzazione il Mann sta tenendo vivo il suo dialogo con Napoli e il mondo, diffondendo contenuti originali e approfondimenti tematici. Il pensiero non può che andare all’indimenticabile primavera del 2019 e alla grande mostra – Canova e l’antico-, che fu una festa per tutta la città, ma la motivazione in tutti noi resta la stessa di quei giorni. Per le festività abbiamo scelto di condurvi in un inedito viaggio nei nostri depositi e di raccontare la tavola dei pompeiani”.

I caratteristici depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli, noti come “vecchio Sing Sing” (foto Mann)

Sulle pagine sociale del museo è possibile ammirare non soltanto i capolavori delle collezioni permanenti, ma anche alcuni preziosi reperti conservati nei ricchissimi depositi del Mann: un’anteprima virtuale della mostra fotografica “Sing Sing. Il corpo di Pompei” di Luigi Spina permette di entrare, in una veloce incursione tecnologica, nelle famose celle dei sottotetti del Museo, quei box ribattezzati negli anni Settanta “Sing Sing”da Giuseppe Maggi per riecheggiare il carcere di massima sicurezza americano a nord di New York. In concomitanza con la pubblicazione del catalogo della mostra (5 Continents Editions), un video spot consente agli internauti di seguire Luigi Spina alla scoperta di un segmento importante dei depositi museali: nelle prime dodici celle dell’ala definita “vecchio Sing Sing”, si potrà lanciare uno sguardo oltre le inferriate, per cogliere, in bianco e nero, il fascino di lucerne, candelabri, vasellame, bronzi, che restituiscono la testimonianza della vita quotidiana nelle città vesuviane.

Un trailer, dunque, per ricostruire non soltanto il processo di analistilosi (in archeologia, è la ricomposizione, pezzo per pezzo, delle antiche strutture) seguito da Luigi Spina nella sua ricerca fotografica, ma soprattutto per anticipare al pubblico l’impegno del Museo nel riorganizzare e rendere fruibili i depositi “Sing Sing”. I lavori sui sottotetti e sulle coperture dell’edificio storico del Mann hanno avviato, infatti, un’imponente attività di catalogazione e schedatura dei reperti, cui è stata legata la procedura di sistemazione degli ambienti (svuotamento, pulitura, installazione di nuovi impianti di illuminazione): a questo lavoro tecnico-scientifico di riordino delle opere per categorie di materiali e tipologie di reperti si abbinerà, naturalmente, il passaggio ad una fruizione rinnovata di Sing Sing.

Reperti conservati nei depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Luigi Spina)

I depositi, infatti, non saranno soltanto spazio di ricerca per gli studiosi, ma anche oggetto di visita da parte di gruppi guidati: il design grafico ed architettonico, che caratterizzerà i box, consentirà di individuare e conoscere i nuclei del patrimonio conservato in Sing Sing; si partirà con il “Vecchio Sing Sing” (oggetti della vita quotidiana nelle città vesuviane, raccolta Borgia, materiali tratti da campagne di scavo ottocentesche nelle necropoli dell’Italia meridionale), per proseguire nel “Nuovo Sing Sing” (le celle racchiudono materiali provenienti da antiche raccolte, come la collezione Spinelli, nonché reperti tratti da scavi novecenteschi e manufatti oggetto di sequestro).