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Cultura in lutto. Si è spento a 69 anni Michele Lanzinger, geologo e antropologo, protagonista della cultura scientifica italiana e visionario ideatore e direttore del MUSE, e presidente di ICOM Italia. Unanime il cordoglio non solo da enti e istituzioni trentine, ma anche da musei, istituzioni e colleghi da tutta Italia

Michele Lanzinger, ideatore e direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto muse)

Cultura in lutto. Sabato 30 maggio 2026 si è spento a 69 anni, per una malattia incurabile, a Trento, dove era nato l’11 febbraio 1957, Michele Lanzinger, protagonista della cultura scientifica italiana e visionario ideatore del MUSE. Geologo e antropologo, è stato fondatore e direttore dal 2013 al 2024 del MUSE di Trento dopo essere stato dal 1992 direttore del museo tridentino di Scienze naturali. Dal 4 dicembre 2022 è stato presidente di ICOM Italia. Lascia la moglie Giuliana, e i figli Sofia e Leonardo. Unanime il cordoglio non solo da enti e istituzioni trentine, ma anche da musei, istituzioni e colleghi da tutta Italia.

Michele Lanzinger, ideatore e direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto muse)

MUSE – MUSEO DELLE SCIENZE. Il MUSE piange la scomparsa di Michele Lanzinger: protagonista della cultura scientifica italiana e visionario ideatore del MUSE. Il Presidente e tutto il Consiglio di Amministrazione, la Direzione e la grande comunità del MUSE – Museo delle Scienze di Trento si stringono alla moglie Giuliana, ai figli Sofia e Leonardo e a tutta la famiglia nel dolore per la scomparsa di Michele Lanzinger, storico direttore del Museo, nonché figura di assoluto rilievo nel panorama culturale e museale italiano e internazionale. Michele Lanzinger non è stato semplicemente un direttore: è stato il motore di una profonda metamorfosi culturale della nostra istituzione museale. Sotto la sua guida lungimirante e visionaria, il Museo Tridentino di Scienze Naturali si è trasformato nel MUSE, un’eccellenza capace di coniugare rigore scientifico, partecipazione, architettura d’avanguardia e un dialogo costante con il territorio, le istituzioni e la società. Grazie alla sua visione, il MUSE è diventato un punto di riferimento internazionale, un successo testimoniato anche dai suoi prestigiosi ruoli pubblici tra cui la presidenza di ICOM Italia, ANMS – Associazione nazionale Musei scientifici, e la partecipazione ai comitati direttivi di Ecsite, European network science centres & museum e International Council Museum – ICOM. La sua inesauribile curiosità intellettuale e la sua profonda cultura hanno ispirato generazioni di museologi, studiosi, ricercatori e divulgatori. Oggi tutto lo staff del museo piange un leader autorevole, sempre disponibile all’ascolto e al dialogo, una guida e un’instancabile fucina di idee, con una passione contagiosa per la conoscenza. Grazie Michele da tutte e tutti noi.

Michele Lanzinger con l’attuale direttore del MUSE Massimo Bernardi (foto muse)

Massimo Bernardi, direttore del MUSE. “Sulle competenze di Michele, la sua fine arte oratoria, la logica ferrea e la capacità di visione, le mie parole non potranno aggiungere molto a quanto già in queste ore è stato scritto nel ricordarlo. Dal web alla carta stampata, alle centinaia di messaggi giunti al museo, emerge coralmente l’immagine di un pensatore che ha segnato la storia culturale in Trentino, in Italia e oltre i confini nazionali. Un pensatore e, al contempo, un uomo del fare, e i musei sono proprio questo: luoghi in cui le idee si concretizzano in spazi, oggetti, allestimenti, attività. Michele era un maestro di quest’arte che chiamiamo mediazione museale, arte che ha studiato e sviluppato, dai viaggi nei musei di mezzo mondo alle notti trascorse a leggere e scrivere. “Ieri sera ho buttato giù due pensieri”, ci diceva al mattino in museo, e solitamente di trattava di articolate formulazioni di visioni lontane, spesso stupefacenti, che si facevano prossime, traducendo temi complessi in allestimenti, proposte educative, eventi.

“Michele ha sempre visto oltre, ha sempre guardato nel futuro e non di rado ci siamo sentiti piccoli di fronte a un cervello che, con tutta evidenza, lavorava più rapidamente e con maggiore ampiezza del nostro. Michele aveva una conoscenza profonda dei suoi temi cari, paleoantropologia e museologia in primis, ma ancora più spiccatamente, nelle riunioni e nei confronti cui ci invitava, emergeva quella sua mirabile capacità di connettere elementi apparentemente distanti. E quando quegli elementi erano dinamici, in movimento, in fuga verso il futuro, ecco che Michele diventava impareggiabile. Quella straordinaria capacità di cogliere i mutamenti, di individuare i processi in corso, di cogliere dinamiche evolutive anche distanti – come un marinaio sulla prua di una nave – era un tratto distintivo della sua poliedrica mente. Una testa in grado di dissezionare, organizzare e ricomporre il sapere in movimento, una “testa ben fatta”, come avrebbe detto un altro grande pensatore del quale abbiamo spesso parlato, Edgar Morin, scomparso solo poche ore prima di Michele.

“Ma da qui, dalla sua scrivania, dal “suo” museo che anche oggi riecheggia di voci gioiose, di sguardi meravigliati e di menti curiose, più di tutto risuonano – un concerto per viola, come quella che suonava e sovente rendeva parte di metafore e paragoni – le sue esortazioni a sperimentare, quel suo costante invito a provare, lavorando con le briglie della creatività sciolte, pronto a cogliere i segnali – spesso malfermi, in movimento – di quelle idee che avrebbero potuto diventare progetti innovativi per il nostro museo. Nei formali consessi internazionali, nelle riunioni del lunedì mattina, tanto quanto nelle nostre sale espositive o nelle passeggiate in montagna, Michele ci ha insegnato a dare del tu alla cultura, promuovendo quella confidenza verso la conoscenza che, prima di essere formulata in strumenti di divulgazione scientifica, doveva essere nostra vicina, confidente, amica. E quel dare del “tu”, quel modo competente ma leggero di fare, è diventato modus operandi e tono di voce di un’intera istituzione, radicata nella ricerca e orientata alle persone alle quali, anche domani, daremo, con un sorriso, del tu, come ci hai insegnato. Grazie, Michele”.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto vadalà/muse)

COMUNE DI TRENTO. Addio a Michele Lanzinger, il cordoglio del sindaco e di tutta la città. È un lutto grande quello che oggi è calato sulla città di Trento. Se ne è andato Michele Lanzinger, geologo, antropologo, soprattutto direttore e fondatore del Muse, l’istituzione che più di ogni altra ha democratizzato la scienza senza mai banalizzarla, incantando bambini, adulti, anziani con le meraviglie della natura e degli astri. Dai laboratori alle nanne al museo alle grandi mostre, Lanzinger ha fatto sì che il Muse non fosse una vetrina di oggetti più o meno rari, ma una macchina culturale potente, in grado di sensibilizzare la cittadinanza su temi importanti come la sostenibilità e il cambiamento climatico. Così lo ricorda il sindaco Franco Ianeselli: “Michele è stato non solo un direttore di museo, ma un punto di riferimento per la città, uno scienziato gentile e preparatissimo, un divulgatore affascinante, uno studioso rigoroso. Da sindaco c’è una sua esortazione che porto con me: ogni progetto, ogni azione per la città, pensateli in nome di chi deve ancora nascere. Cercheremo di tenere a mente le tue parole, Michele. E grazie di tutto”.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto prov-aut-tn)

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO. Il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, l’assessore provinciale alla cultura, Francesca Gerosa, esprimono a nome dell’intera Giunta, della dirigenza, della Provincia e dei musei provinciali il più profondo cordoglio per la scomparsa di Michele Lanzinger, geologo, paleoantropologo e figura di assoluto rilievo nel panorama culturale e scientifico nazionale e internazionale. “Con Michele Lanzinger il Trentino perde non solo uno scienziato di straordinario valore, ma un visionario capace di trasformare radicalmente il modo di fare divulgazione nel nostro Paese – dichiara il presidente Fugatti – il suo nome resterà indissolubilmente legato alla storia del MUSE, che ha guidato con lungimiranza dal 1992 al 2024. È stato lui il motore che ha traghettato l’istituzione verso la nuova, iconica sede progettata da Renzo Piano nel 2013, posizionando il museo ai vertici d’Europa per innovazione e visitatori”. “Con la sua competenza e la sua totale dedizione al bene pubblico, Lanzinger ha segnato in modo indelebile il nostro territorio, rendendo le istituzioni culturali luoghi aperti e capaci di dialogare con la società contemporanea – aggiunge l’assessore Gerosa – la sua autorevolezza professionale, unita a una rara capacità di costruire relazioni e progettualità condivise, lo hanno reso un interlocutore prezioso. Per queste ragioni, di recente, avevamo voluto affidargli con entusiasmo la presidenza del Conservatorio ‘F.A. Bonporti’ di Trento e Riva del Garda, certi che la sua sensibilità potesse accompagnare questa eccellenza in una nuova fase di sviluppo”.

FONDAZIONE MUSEO CIVICO DI ROVERETO. Ci ha lasciato Michele Lanzinger. Una persona rara, in cui convivevano la visione e il pragmatismo: capace di immaginare il futuro e, allo stesso tempo, di costruirlo. Ha contribuito a rendere il MUSE il museo scientifico più innovativo d’Italia, guardando sempre oltre, a ripensare il ruolo dei musei nella società contemporanea. Come presidente di ICOM Italia ha portato avanti un’idea di musei come luoghi di partecipazione, di domande, di responsabilità verso il presente e il futuro. La sua non era solo la visione di un direttore illuminato, ma una convinzione profonda sul mondo dei musei, che ci ha trasmesso, e che non tornerà indietro. Chi lo ascoltava capiva che la scienza e la natura per lui non erano un mestiere. Erano una necessità. Con lo sguardo sempre proiettato in avanti: a progettare, a insistere su idee nuove, a spingere verso ciò che ancora non c’era. Ci mancherà come guida, come riferimento, come voce autorevole e appassionata di un mondo museale che ha contribuito a trasformare. Un pensiero e le nostre più sentite condoglianze vanno alla famiglia. I colleghi e le colleghe del Museo Civico di Rovereto

SAT SOCIETÀ ALPINISTI TRIDENTINI. Grazie Michele Lanzinger, protagonista della cultura scientifica trentina e instancabile promotore della conoscenza, della sostenibilità e della tutela dell’ambiente. Nei valori che hai saputo trasmettere attraverso il MUSE ritroviamo molti dei principi che guidano da sempre il nostro impegno per la montagna. La tua eredità continuerà a indicare la strada a chi guarda al futuro con responsabilità e rispetto per il territorio.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto trento film festival)

TRENTO FILM FESTIVAL. Il Trento Film Festival si unisce al cordoglio della famiglia, di colleghe e colleghi e di tutta la comunità del MUSE per la scomparsa di Michele Lanzinger. Per il nostro Festival Michele è stato molto più di un interlocutore autorevole: è stato un compagno di strada. Insieme abbiamo condiviso progetti, idee e riflessioni che hanno fatto dialogare scienza, ambiente, montagna e società, con uno sguardo sempre aperto al mondo e profondamente radicato nel nostro territorio. Ci mancheranno la sua curiosità, la sua capacità di creare connessioni e la generosità con cui ha sostenuto il confronto culturale. Grazie, Michele, per il cammino condiviso.

Alberto Pattini, Trento. Abbiamo giocato insieme da bambini. Abbiamo fatto l’università a Ferrara insieme. Sotto la tua regia abbiamo realizzato con grande successo la mia mostra fotografica e poetica “Fiume che cammina” al Muse nel 2017. Ci siamo incontrati insieme nella malattia. Buon viaggio caro Michele Lanzinger, per tanti sei stato un grande direttore del Muse. Condoglianze alla famiglia.

Marco Albino Ferrari, giornalista e scrittore. Una brutta notizia serpeggia in queste ore tra chi si occupa di scienza e cultura, di musei e di formazione. Ci ha lasciato Michele Lanzinger, geologo, paleoantropologo, fondatore e ideatore nel 2013 – insieme a Renzo Piano – del MUSE (Museo delle Scienze di Trento). Aveva 69 anni e da tempo lo funestava una malattia incurabile. Ci sono persone che pur rifuggendo con elegante discrezione dai riflettori riescono a lasciare un’impronta sulla vita culturale di un’intera comunità. Persone che ci sono, anche se non le vedi. Lanzinger era uno di questi. La sua vita è stata una continua ricerca del senso da dare a quell’oggetto un po’ austero e autoreferenziale che chiamiamo museo: non più scatola per conservare sottovuoto e in bell’ordine le collezioni, ma luogo vivo, pulsante di energia, dove fuori dalla porta si allungano code di ragazzi assetati di sapere. Lanzinger ha sviluppato, fino ai limiti, quella tendenza della museografia scientifica già in atto dagli anni Ottanta, che prevede il museo come macchina complessa, aperta a sedi esterne, promotrice di ricerca, di tutela, pungolo alla politica.

Vuoi saperne di più sulle ultime novità nel rapporto tra uomo e orso? Vai al MUSE. Vuoi capire il fenomeno delle stelle cadenti? Vai al distaccamento del MUSE alle Viote, dove si trova la Terrazza delle stelle. Un MUSEO scientifico, secondo Lanzinger, deve assumere il passo dei nostri nonni illuministi, che osservavano senza barriere disciplinari, senza costrizioni prospettiche. Sempre alla ricerca di uno sguardo onnivedente. Come quando, lui appassionato violista, ha sostenuto il progetto Anima, la realizzazione del quartetto d’archi con il legno dell’Avez del Prinzep, l’abete bianco più alto d’Europa schiantato durante una tempesta di vento. Sotto la sua guida, il MUSE di Trento è diventato il capofila di questa idea di divulgazione, in compagnia per esempio del Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, e il Museo Galileo di Firenze. Ciao caro Michele, grazie per quanto hai fatto.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto ICOM)

ICOM. Ci ha lasciati Michele Lanzinger, presidente di ICOM Italia dal 2023 al 2025. Oltre che indimenticato direttore del Muse di Trento, Michele ha ricoperto molti ruoli di prestigio in Comitati nazionali e internazionali e i suoi ultimi interessi riguardavano i musei del futuro. Futuro che per lui è stato interrotto troppo presto, lasciando nella comunità di ICOM un grande vuoto. Abbiamo perso un amico e un punto di riferimento. Le nostre più sentite condoglianze alla moglie Giuliana e ai figli Sofia e Leonardo.

Alberta Campitelli, storica dell’arte. Il coordinamento Icom Lazio si unisce alla grande famiglia nella tristezza per la perdita di Michele Lanzinger, grande amico, non solo eccellente studioso, direttore del MUSE e già presidente di ICOM Italia…ciao Michele, abbiamo fatto tanta strada insieme e continueremo anche per te ovunque tu sia…un abbraccio alla famiglia…

Giuliana Ericani, archeologa. Una grande perdita per tutti noi di ICOM, per la sua visione e per la consuetudine di affetto che ci legava. Ciao Michele! Ci siamo conosciuti che stavi progettando il MUSE ed io ero appena arrivata a Bassano, a Firenze alla mia prima Assemblea di ICOM. Mi sentivo, allora, come per molti anni a venire, come una scolaretta che dalle tue parole, vedeva nei musei un mondo nuovo…La nostra lunga chiacchierata la scorsa estate, quando pensavi di prendere il posto di membro italiano in ICOM Europe è stata una lunga condivisione del ruolo di ICOM Europa nella cultura europea. Tanti anni di lavoro comune a distanza…finito per te troppo presto…ci mancheranno le tue lunghe relazioni che ci aprivano panorami e relazioni diverse… ma sono sicura che continuerai a seguirci…

Michele Rota, architetto. Ci ha lasciato Michele Lanzinger, e quanto abbia toccato la vita professionale e personale di moltissimi lo leggiamo in post, articoli e centinaia di messaggi, che attraversano l’Italia e l’Europa. Ho sempre pensato che appartenesse a quella categoria di persone che piegano la realtà per realizzare cose ben fatte, con la forza della visione, del credere e del fare. L’ho conosciuto durante il riallestimento del Lotto XIV al MRSN di Torino (grazie a Luca Dal Pozzolo), nel periodo in cui stava per aprire quella meraviglia straordinaria che è il MUSE e dopo qualche anno ha scritto una generosa prefazione a un mio libro, che valeva in contenuti più del libro stesso. Da lì sono partite tante idee e progetti con al centro la sostenibilità e l’ecologia. Mi ha coinvolto nel Gruppo di Lavoro di ICOM Int. per la sostenibilità, e su quella base ne ha voluto creare uno anche in ICOM Italia, che facesse da ponte per il dialogo e lo scambio delle iniziative. Attorno a questi progetti ci sono tantissime persone e istituzioni che si impegnano verso quegli obiettivi. Non ultimo il progetto in cui credeva tantissimo per ragionare sui musei dei futuri, sulla loro responsabilità verso il mondo, con Ecosistema Futuro, ASviS – Alleanza italiana per lo Sviluppo sostenibile e ICOM Italia, che voleva traghettare in Europa. Teneva insieme idee e persone e desiderava allargare la scala dei progetti in una cassa armonica di reti di collaborazione. Nel mio personale ricordo ci sono innumerevoli messaggi, anche solo di pochi giorni fa, risposte, idee che diventavano domande, che a sua volta diventavano progetti. Sempre con entusiasmo. Così funzionava, e così lo ricordo, in quel filo continuo di scambi in cui la conversazione era costruzione. Sapeva ascoltare davvero, credo una capacità dei musicisti, e prendeva le tue idee sul serio e le restitutive arricchite. Ti sono grata di tutto questo, per la fiducia, l’incoraggiamento e l’invito alla calma. Nelle riunioni, come sempre dopo qualche battuta iniziale, poi diceva… dai dai mettiamoci al lavoro. Ci lasci un compito non facile di tenere sempre lo sguardo alto e gentile, tu continua ad ispirarci. Ne abbiamo bisogno. Mancherà tantissimo. Riposa in pace caro Michele. Un caro pensiero alla moglie Giuliana e alla sua famiglia.

I-MUV VERONA. Con profondo cordoglio apprendiamo della scomparsa di Michele Lanzinger, con cui abbiamo avuto il privilegio di collaborare in diverse occasioni. Rimarranno comunque per sempre il valore della sua visione, il suo impegno e il ricordo umano e professionale che lascia alla comunità, dei musei e della cultura. Ci uniamo al dolore della famiglia e di chi gli ha voluto bene.

Matteo Rapanà (MAG museo dell’alto Garda). Il mondo museale italiano e la comunità trentina perdono un gigante, un grande visionario che ha avvicinato il Museo alla gente, senza mai banalizzare i contenuti scientifici e culturali. Ricordo Michele con grande stima nella mia prima esperienza nel mondo nella cultura nel 2006, quando ero operatore in quello che era il Museo Tridentino di Scienze Naturali, e soprattutto in questi anni al MAG in cui, come guida e collega, ha sempre dimostrato grande sensibilità e attenzione sulle problematiche dei piccoli musei (anche se questa definizione proprio non gli piaceva). Ci mancherai caro Michele.

MUSEO EGIZIO TORINO. Il Museo Egizio si stringe alla famiglia nel ricordo di Michele Lanzinger, grande studioso e direttore visionario, punto di riferimento per la cultura italiana e internazionale.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto opd)

OPIFICIO DELLE PIETRE DURE. La soprintendente Emanuela Daffra e il personale dell’Opificio delle Pietre Dure si uniscono al cordoglio della famiglia e dei colleghi per la prematura scomparsa di Michele Lanzinger, storico ideatore e direttore del MUSE di Trento, nonché presidente di ICOM e figura di assoluto rilievo nel panorama culturale italiano e internazionale. Lo ricordiamo tutti con affetto e con profonda stima per il suo operato.

Diego Galizzi, direttore Imola Musei. Sentiremo molto la mancanza di Michele Lanzinger, persona di rara competenza, visione e umanità. Quasi vent’anni fa in una cena insieme mi fece innamorare del “suo” progetto del Muse di Trento, ma più in generale mi ha fatto capire che lavorare nei musei vuol dire passione. Grazie di tutto Michele.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto lubec)

LUBEC LUCCA BENI CULTURALI. Ci uniamo al cordoglio per la scomparsa di Michele Lanzinger, figura di riferimento per la cultura scientifica, la museologia e l’innovazione dei musei in Italia. Nel corso degli anni ha portato il suo contributo anche a LUBEC Lucca Beni Culturali, in particolare nei confronti dedicati al futuro dei musei, all’esperienza culturale, al digitale e alle nuove responsabilità delle istituzioni culturali. Lanzinger ha sempre sostenuto l’idea che l’innovazione dovesse essere uno strumento per rafforzare la capacità dei musei di produrre conoscenza, consapevolezza e cittadinanza. La sua presenza è stata quella di un interlocutore autorevole, capace di tenere insieme visione scientifica, attenzione pubblica e consapevolezza del ruolo sociale delle istituzioni culturali. Lo ricordiamo con gratitudine per il valore del suo pensiero e per il contributo dato al dibattito nazionale sulla cultura come spazio di conoscenza, accessibilità e innovazione. Lo ricordiamo e lo ricorderemo sempre per la sua umanità, il suo sguardo sorridente e la sua sensibile intelligenza, un uomo che sapeva guardare avanti portandoti con sé.

Giulia Dionisio, museo Archeologico nazionale di Firenze. Una triste notizia…

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto m-n-umbri))

GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA. I Musei Nazionali di Perugia-Direzione regionale Musei nazionali Umbria si uniscono al cordoglio per la perdita di Michele Lanzinger, che ha contribuito in modo profondo al rinnovamento del sistema museale italiano con intelligenza e straordinaria capacità di visione.

MUSEO NAZIONALE ROMANO. Il Museo Nazionale Romano si unisce con profondo cordoglio al dolore per la prematura scomparsa di Michele Lanzinger. In questo momento di grande tristezza, la Direzione e tutto il personale del Museo esprimono la più sentita vicinanza e il proprio affetto alla moglie, ai figli e alla famiglia.

Chiara Valdambrini con Michele Lanzinger (foto da profilo FB valdambrini)

Chiara Valdambrini, archeologa. Apprendo con grande dispiacere della scomparsa di Michele Lanzinger. L’ho conosciuto tramite Maurizio Vanni, attraverso “Museologia del presente”, un libro che ci ha uniti nel dibattito e nella riflessione. Qui siamo a Bari, durante una delle tappe del tour di presentazione, dove ho poi avuto l’opportunità di apprezzare la persona, la grande persona che era: generosa, disponibile e profondamente appassionata. Il suo ricordo e il suo contributo umano e culturale resteranno vivi in quanti hanno avuto il privilegio di incontrarlo. Con sincera partecipazione al dolore dei suoi cari. Ciao Michele.

Gianfranco Calandra, Muciv. È stato un onore lavorare con lui.

PARCHI ARCHEOLOGICI DI CROTONE E SIBARI. Esprimiamo il nostro cordoglio per la scomparsa di Michele Lanzinger. Già direttore del MUSE, presidente di ICOM Italia e dell’Associazione Nazionale Musei Scientifici, Lanzinger ha contribuito a rinnovare profondamente il mondo dei musei, promuovendo una visione aperta, partecipata e contemporanea delle istituzioni culturali. Alla sua famiglia va il nostro pensiero e le nostre più sentite condoglianze.

FONDAZIONE IDIS – CITTÀ DELLA SCIENZA. Con profondo dolore apprendiamo della scomparsa di Michele Lanzinger, figura di straordinario rilievo nel panorama museale e scientifico italiano. La Fondazione IDIS – Città della Scienza e tutta la sua comunità esprimono le più sentite condoglianze alla famiglia, ai colleghi, agli amici e a quanti hanno condiviso con lui percorsi di ricerca, innovazione culturale e impegno civile. Michele Lanzinger ha contribuito in modo decisivo a ridefinire il ruolo dei musei scientifici contemporanei, interpretandoli non soltanto come luoghi di conservazione e divulgazione del sapere, ma come spazi di partecipazione, educazione e costruzione di una più ampia consapevolezza collettiva. Geologo e paleoantropologo di formazione, ha guidato per oltre trent’anni il Museo Tridentino di Scienze Naturali e ha ideato e accompagnato la nascita del MUSE – Museo delle Scienze, uno dei più significativi progetti museali europei dedicati al dialogo tra scienza, ambiente e società. Nel corso della sua attività professionale ha promosso una visione del museo come attore attivo dello sviluppo culturale e sociale, impegnandosi per l’accessibilità, la sostenibilità e la valorizzazione della conoscenza scientifica come strumento di cittadinanza. Alla guida di ICOM Italia ha sostenuto con autorevolezza e lungimiranza il ruolo dei musei nelle trasformazioni del nostro tempo, favorendo il confronto tra professionisti, istituzioni e comunità. La sua eredità culturale continuerà a vivere nelle istituzioni che ha contribuito a costruire, nelle reti professionali che ha rafforzato e nelle generazioni di operatori museali che hanno trovato nella sua esperienza, nella sua competenza e nella sua visione un riferimento prezioso. Città della Scienza lo ricorda con gratitudine e rispetto, consapevole che il suo contributo ha lasciato un segno profondo e duraturo nel mondo della cultura, della scienza e dei musei, e che il suo esempio continuerà a ispirare quanti credono nel valore della conoscenza come bene comune e strumento di crescita della società.

Antonella Carlo, comunicazione, Mann. Ricordo una bellissima lezione di Michele Lanzinger a Città della Scienza, poco più di un anno fa: parole illuminanti, chiare, piene di intelligenza e passione. Con il profilo di Bagnoli sullo sfondo, ho vissuto una mattinata indimenticabile: ancora una volta, in quell’occasione, ho pensato che nel mondo dei beni culturali è fondamentale la sintonia tra ciò che si è come persone e ciò che si fa come professionisti.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto dbc-unipd)

DIPARTIMENTO BENI CULTURALI UNIPD. L’uomo che ha fatto nascere il MUSE, uno dei musei scientifici più audaci e amati del nostro paese, è morto il 30 maggio 2026i. Il nostro ricordo e la nostra personale visita tra gli spazi museali a Trento raccontata nel libro La scienza nascosta nei luoghi d’Italia.

“Come sentirete anche dal mio linguaggio, sono una specie piuttosto alpina, e quindi meno consueto agli ambienti acquatici, se non per quelle poche specie conosciute che solitamente vediamo sotto plastica nei supermercati, alludo alla trota o al salmerino. Ma poi noi abbiamo anche pesci abbastanza scorbutici, con nomi poco proponibili come lo scazzone. Ecco, io non saprei esattamente, in quest’ambito faunistico e acquatico alpino, come collocarmi tra queste due specie. Mi piacerebbe però rimanere, come sono, indisciplinato, e per questo segnalo da sempre il mio otto in condotta”. Così Michele Lanzinger, antropologo e geologo, morto ieri nella sua Trento, nel corso di un’intervista di Elisabetta Tola per il podcast “Ambiente, partecipazione e futuri del museo” (BoLive, https://ilbolive.unipd.it/…/michele-lanzinger…, organizzato dal dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova e realizzato con la collaborazione del gruppo di lavoro Musei, legalità e territorio di ICOM Italia, il principale network italiano di musei e professionisti museali, di cui lo stesso Lanzinger è stato presidente negli ultimi anni. 

Giacomo Montanari, università di Genova. È SCOMPARSO UN GIGANTE. Un onore aver conosciuto visione e competenza di un grande della museologia contemporanea come Michele Lanziger. Mancherà a tutti noi e a tutti I nostri Musei.

Patrizia Dragoni, università di Macerata. Che dispiacere, solo pochi mesi fa ci aveva inviato un bellissimo messaggio in apertura di un convegno sui musei universitari.

Michele Lanzinger con Ludovico Solima (foto da profilo FB solima)

Ludovico Solima, università della Campania. L’ultima volta ci siamo visti a fine aprile a Trento, nel “suo” MUSE, in occasione della presentazione del Piano Strategico del museo. Per oltre vent’anni ho avuto il privilegio di conoscerlo e di apprezzarne non solo le straordinarie qualità professionali, ma anche l’umanità, l’intelligenza, il garbo e la sua inarrestabile capacità di guardare sempre avanti. Michele è stato uno dei protagonisti più autorevoli e innovativi della museologia italiana, ma per chi lo ha conosciuto da vicino resterà soprattutto una persona generosa, curiosa e profondamente appassionata. Ciao Michele. Ci mancherai.

Lucca. Il museo Archeologico nazionale di Taranto partecipa alla XVIII edizione di “LuBeC – Lucca Beni Culturali” nell’ambito del workshop “Le sfide del digitale dalla valorizzazione del patrimonio culturale all’interazione con i nuovi pubblici. Buone pratiche” con l’esperienza di “phygital exhibition” della mostra “Taras e i doni del Mare”

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L’esperienza di “phygital exhibition” della mostra “Taras e i doni del Mare” al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)

Anche il museo Archeologico nazionale di Taranto parteciperà alla XVIII edizione di “LuBeC – Lucca Beni Culturali”, che si svolge il 6 e il 7 ottobre 2022 al Real Collegio di Lucca, al quale il ministero della Cultura presenta un corposo programma di incontri, laboratori pratici e uno spazio espositivo istituzionale. Il museo Archeologico nazionale di Taranto sarà presente al LuBeC venerdì 7 ottobre 2022, dalle 14.30 alle 14.50, nell’ambito del workshop “Le sfide del digitale dalla valorizzazione del patrimonio culturale all’interazione con i nuovi pubblici. Buone pratiche” con l’esperienza di “phygital exhibition” della mostra “Taras e i doni del Mare”, a cura del MArTA, in collaborazione con l’università di Foggia. Intervengono: Eva Degl’Innocenti, direttore museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA; Danilo Leone, professore associato di Metodologie della ricerca archeologica dell’università di Foggia; e Lorenzo Mancini, funzionario archeologo del museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA. Iscrizione obbligatoria: iscriviti. La mostra “Taras e i doni del mare” si pone a conclusione del progetto FISH.&C.H.I.P.S. (Fisheries and Cultural Heritage, Identity, Participated Societies – Interreg V-A Greece-Italy 2014-2020). Una mostra “phygital”, fisica e digitale, basata su una combinazione di virtualità e materialità degli oggetti, multimedialità e tradizione, per un’esperienza di visita innovativa e coinvolgente.

Lucca. La villa dei Mosaici di Negrar protagonista alla XVIII edizione di “LuBeC – Lucca Beni Culturali” nell’ambito del workshop “Collaborazione pubblico-privato per la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale”

lucca_LUBEC-2022_locandinaLa villa dei Mosaici di Negrar protagonista alla XVIII edizione di “LuBeC – Lucca Beni Culturali”, la manifestazione dedicata allo sviluppo e alla conoscenza della filiera “cultura – innovazione”, che si svolge il 6 e il 7 ottobre 2022 al Real Collegio di Lucca, al quale il ministero della Cultura presenterà un corposo programma di incontri, laboratori pratici e uno spazio espositivo istituzionale. La soprintendenza ABAP di Verona partecipa alla manifestazione in collaborazione con il Comune di Negrar di Valpolicella nell’ambito del workshop promosso dal Segretariato generale ministero della Cultura, tra le 14 e le 18.20 di giovedì 6 ottobre 2022, sul tema “Collaborazione pubblico-privato per la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale”: l’alleanza pubblico-privato per nuovi modelli di gestione e valorizzazione del patrimonio culturale e per la condivisione degli aspetti finanziari, organizzativi e della governance, aperti al coinvolgimento delle comunità sociali e produttive locali: i progetti del ministero della Cultura.

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Panoramica del sito archeologico della Villa dei Mosaici a Negrar (foto graziano tavan)

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Il soprintendente Vincenzo Tinè e il sindaco Roberto Grison alla presentazione della campagna di scavo alla Villa dei Mosaici (foto Comune di Negrar)

Ore 14.25 Focus 2 | “Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella. La collaborazione pubblico-privato per la valorizzazione e la fruizione del patrimonio archeologico” a cura della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza in collaborazione con il Comune di Negrar di Valpolicella. Intervengono Vincenzo Tinè, soprintendente ABAP per le province di Verona Rovigo e Vicenza; e Roberto Grison, sindaco di Negrar di Valpolicella. Per partecipare è necessario iscriversi agli appuntamenti del MiC: https://www.lubec.it/scheda-di-iscrizione-lubec-2022.html

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Gianni De Zuccato, archeologo della Soprintendenza di Verona, sullo scavo della Villa dei Mosaici di Negrar (foto Comune di Negrar)

Nel 2017 la Soprintendenza ABAP di Verona è tornata ad operare nel Comune di Negrar di Valpolicella (Vr), dove fin dal 1886 furono scoperte le tracce di una grande villa di epoca romana. Una campagna di prospezioni sistematiche e i successivi scavi estensivi, realizzati con la collaborazione dell’Amministrazione Comunale di Negrar di Valpolicella e dell’università di Verona nel 2021 e nel 2022, hanno portato alla luce le strutture murarie e pavimentali di una grande villa rustica del III secolo d.C. L’intervento di scavo è stato reso possibile da un accordo di partenariato pubblico-privato tra la Soprintendenza, il Comune di Negrar di Valpolicella e i proprietari dei terreni – l’Azienda Agricola La Villa di Benedetti Matteo e Simone e la Società Agricola Franchini srl -, che hanno messo a disposizione i terreni di proprietà, rinunciando a indennità di occupazione e premi di rinvenimento e hanno sostenuto parte delle spese dello scavo e delle coperture provvisorie.

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La dama ingioiellata, uno dei due tondi con figura umana del mosaico pavimentale del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

Ulteriori finanziamenti del ministero della Cultura e del Bacino Imbrifero Montano dell’Adige hanno consentito di completare lo scavo archeologico sull’intera superficie di estensione della villa. Vaste superfici musive con motivi geometrici e rappresentazioni figurate sono state portate in luce, meritando alla villa di Negrar la denominazione di “Villa dei Mosaici”. È in corso di definizione il progetto per la valorizzazione come area archeologica attrezzata per la pubblica fruizione, grazie ad un importante finanziamento del MiC. L’ubicazione di questa villa romana in una splendida posizione tra i filari dei vigneti di uve Valpolicella destinate alla produzione dei celebri vini, costituisce, infatti, un valore aggiunto alla potenzialità attrattiva del sito archeologico. Adeguatamente valorizzato con strutture e percorsi attrezzati per la visita, l’area archeologica potrà diventare un nuovo luogo della cultura straordinariamente evocativo del paesaggio antico.

Paestum. Tempio di Nettuno: con l’ArtBonus finanziato un progetto di monitoraggio dei micro-movimenti con sensori di tecnologia avanzata. E un nuovo scavo svela la storia del lungo cantiere, tra il VI e V sec. a.C., tra progettazione e ripensamenti

Veduta aerea del Santuario Meridionale a Paestum con il tempio di Nettuno e la Basilica (foto pa-paeve)
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Il progetto ArtBonus “Il tempio di Nettuno si muove – partecipa ad un viaggio unico al mondo!” premiato alla XVI edizione di LuBeC – Lucca Beni Culturali 2020 perché nella top ten dei progetti ArtBonus più votati (foto pa-paeve)

Sensori di tecnologia avanzata per rilevare micro-movimenti del tempio di Nettuno, il monumento più famoso dell’area archeologica di Paestum, un vero e proprio emblema del mondo classico: progetto innovativo grazie alla co-progettazione tra Parco archeologico e Dipartimento di Ingegneria Civile dell’università di Salerno, e alla campagna di raccolta fondi sul portale “ArtBonus”. In tutto 18 sensori sul tempio di Nettuno a Paestum che stanno dando i primi risultati. Per ora si tratta di test eseguiti da un team di esperti coordinati dal direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, e dal prof. Luigi Petti dell’università di Salerno. Il progetto mira a monitorare il comportamento dinamico del monumento per comprendere meglio come esso potrà essere tutelato in futuro – non solo in caso di sisma, ma anche da agenti atmosferici e condizioni meteorologiche nel contesto più ampio dei cambiamenti climatici. L’intervento, incentrato sul meglio conservato e più famoso monumento dell’antica Poseidonia-Paestum, costruito nel V sec. a.C., è stato finanziato con l’aiuto di sostenitori privati attraverso la piattaforma ArtBonus del ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo: le donazioni di due importanti mecenati, D’Amico D&D Italia Spa e Sorrento Sapori e Tradizioni Srl, che hanno aderito al progetto ArtBonus “Il tempio di Nettuno si muove – partecipa ad un viaggio unico al mondo!”, con una donazione complessiva di 110mila euro nel 2019. Lo scorso 8 ottobre 2020, il progetto di raccolta fondi è stato premiato alla XVI edizione di LuBeC – Lucca Beni Culturali 2020 rientrando nella top ten dei progetti ArtBonus più votati su scala nazionale.

L’installazione dei sensori sul tempio di Nettuno a Paestum (foto pa-paeve)

Dopo la fase test, ora si lavora a una rete di controllo con l’installazione di altri sensori lungo il basamento del tempio. Il sistema è in grado di misurare movimenti, anche minimi, del monumento, come per esempio vibrazioni create dal vento o dal traffico stradale e ferroviario. Oltre allo studio dell’effetto immediato delle condizioni meteorologiche, antropiche, geologiche e sismiche sul tempio, i dati serviranno a elaborare un modello che aiuterà a prevenire possibili deterioramenti strutturali. Il montaggio del sistema è affiancato da attività di scavo stratigrafico volte a rispondere ad alcuni punti interrogativi che ancora oggi riguardano il monumento più emblematico dell’antica Paestum. “Una volta completato il sistema”, annuncia il direttore, “i dati saranno messi a disposizione di tutti sulla rete. Da qualsiasi posto nel mondo, con un pc o uno smartphone si potranno seguire in tempo reale i micro-movimenti e vibrazioni del tempio di Nettuno. Si tratta di un esempio di un’integrazione virtuosa tra tutela, ricerca, fruizione e partecipazione di donatori e sostenitori. Tutto ciò è stato possibile grazie a un lavoro a più mani che ha coinvolto oltre ai funzionari del Parco, anche Università italiane e straniere, istituti di ricerca e imprenditori locali che hanno finanziato buona parte del progetto e a cui va il nostro ringraziamento”.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, davanti al tempio di Nettuno (foto pa-paeve)

“Il progetto è anche un’occasione per tornare sulla storia complessa del tempio nell’antichità, in particolare riguardo eventuali presenze più antiche”, commenta il direttore. “L’ultimo saggio stratigrafico sulle fondazioni del tempio risale a più di 60 anni fa e all’epoca non è stato documentato secondo gli standard di oggi. I nuovi scavi sono pertanto fondamentali per approfondire la nostra conoscenza del monumento, anche alla luce di recenti riletture dell’alzato, che suggeriscono l’esistenza di un più antico progetto architettonico, che pare sia stato cambiato in corso d’opera. Ma sono ipotesi che attendono una precisazione attraverso indagini stratigrafiche”.

Delle problematiche ancora aperte e dei primi risultati dei nuovi scavi ci parla il direttore Gabriel Zuchtriegel in un video di inizio novembre 2020. “Il tempio di Nettuno – ricorda – è uno dei più famosi monumenti del mondo classico, ma come a volte accade con questi monumenti emblematici si pensa siano molto studiati. In realtà non è così. Ci sono ancora tante domande aperte. I nuovi scavi che stiamo facendo in questo momento cercano di contribuire a dare qualche risposta. E le domande che ci sono, oltre la questione a quale divinità era dedicato il tempio, perché anche questo non lo sappiamo ancora, sono legate soprattutto alla storia del monumento. Noi vediamo un tempio, però stiamo scoprendo sempre più che in realtà qui dentro si nascondono più templi. Se vogliamo c’è un primo progetto, poi ci sono ripensamenti, ci sono cambiamenti di progetto, e quello che vediamo alla fine – il grande tempio di Nettuno – sta alla fine di un lungo processo di vari decenni, probabilmente di idee, di riprogrammazioni, di cambiamenti, e questa affascinante storia del cantiere è quella che cerchiamo di recuperare con gli scavi ma anche attraverso degli studi dell’architettura. Un primo indizio di questa lunga storia del cantiere del tempio di Nettuno – continua – lo abbiamo nel podio. E questa è una recente scoperta dell’archeologo Peter Mertens che nessuno aveva mai visto. In realtà il livello superiore del podio, quello ultimo, è costituito di solito da un grande blocco più o meno quadrato sotto la colonna e poi una lastra intermedia e così via. Al di sotto però c’è un ritmo totalmente diverso con dei lunghi blocchi: perché questo livello è legato a un primo progetto – come ha dimostrato Mertens – che prevedeva che sopra le giunture dell’ultimo livello c’erano le colonne, ed erano 8 colonne per 19. Questa è un’ipotesi ha bisogno ancora di verifiche, però era probabilmente quanto rimaneva di un primo progetto molto più simile ai templi della fase precedente, per esempio il tempio di Atena. Ovviamente la forma del tempio era completamente diversa, perché se c’erano più colonne sulla stessa lunghezza vuol dire che le colonne erano più piccole e tutto il tempio era un po’ più basso e aveva un’altra proporzione complessiva”.

Il saggio di scavo aperto nell’area di scavo del tempio di Nettuno a Paestum (foto pa-paeve)

Lo scavo al tempio di Nettuno promette di diventare sempre più interessante. “Abbiamo i tre gradini del podio – riprende Zuchtriegel – al di sotto dei quali doveva essere il livello di calpestio antico. Tutto quello che viene al di sotto di quel livello era la fondazione: lo scavo ha rivelato fino a sette livelli di blocchi, parte dei quali non si vedevano perché erano sotto terra. Insieme al tempio è cambiata anche un po’ la topografia del luogo. In antico c’era un piano di calpestio che dovrebbe corrispondere a quello evidenziato dallo scavo, ma necessitano ancora verifiche col prosieguo delle ricerche. A un certo punto gli antichi abitanti di Paestum decidono di costruire il tempio e quindi scavano una trincea di fondazione, dove sono stati posti i blocchi della fondazione che escono fuori dal piano di calpestio fino al settimo livello. Al di sopra ci sono i tre gradini del podio, sull’ultimo dei quali poggiano le colonne. Per completare l’opera devono portare il livello di calpestio all’altezza del settimo livello dei blocchi. E questo spiegherebbe perché tutto intorno al tempio di Nettuno e anche alla cosiddetta Basilica c’è come una piccola salita che crea come una collinetta su cui sorge il tempio. Per fare questo riempimento viene portato materiale: terra, pietre e un po’ di ceramica che era materiale di scarto, e che noi abbiamo ritrovato nello scavo nella Us8, che sta per Unità stratigrafica 8. Studiando questi materiali di risulta dovremmo avere un’indicazione su quando è avvenuta questa azione, e ci dà un termine post quem ovviamente per la fondazione: cioè vuol dire che dopo questa azione è stato terminato il tempio. Ora guardando lo stile del tempio siamo verso la metà del V secolo, cioè nella fase classica. Sono soprattutto le colonne, i capitelli, la forma dei capitelli, quindi la parte superiore delle colonne che ci danno la datazione paragonandoli ad altri e, come ho detto prima, arriviamo verso il 470-60 a.C. E cosa ci dicono i materiali ritrovati? Dovrebbero spiegarci la lunga storia del cantiere. Tra i materiali recuperati dallo scavo dell’US8 c’è soprattutto ceramica, ma anche ossa e altri materiali che vengono da questi strati. C’è una lekythos a fondo piatto di produzione corinzia. Ce lo dice soprattutto l’argilla di questo colore particolare, ma anche la decorazione che si vede ancora un po’, ed è un vaso abbastanza antico così come questa coppetta che ci porta nel VI secolo. Però è sempre l’oggetto più recente che data uno strato. Immaginate lo strato come un sacco chiuso in un certo momento e l’ultimo pezzo che metto nel sacco mi dice quando è stato chiuso. Nel caso dell’Us8 – lo studio è ancora in corso – direi che potrebbe dare un’indicazione una coppa, quindi un vaso aperto per bere con due anse, una coppa di tipo ionico B2 direi che ci porta un po’ più giù cronologicamente: verso la fine del VI – inizi V sec. a.C. Ma siamo ancora qualche decennio prima del momento in cui probabilmente hanno fatto i capitelli. Quindi questi materiali sono importanti non solo perché sono belli ma soprattutto per la storia che ci raccontano del cantiere che inizia probabilmente – stando ai dati che abbiamo finora – nella fase tardo-arcaica, la stessa fase in cui viene costruito il tempio di Atena, il tempio di Hera alla foce del Sele, la tomba del Tuffatore, e si progetta un grande tempio secondo Mertens con 8 per 19 colonne. Questi materiali sono di quella fase. Poi quando hanno già costruito almeno la parte delle fondazioni, cambiano idea e dicono: noi vogliamo un tempio più moderno, 6 colonne per 14 colonne. Il tempio diventa più alto, cambia un po’ tutta l’immagine, l’estetica dell’edificio, ed ecco il nostro tempio di Nettuno”.

Come si possono preparare musei e parchi archeologici all’epoca post-Covid? Se ne parla a LuBeC 2020 di Lucca con la presentazione di due ricerche della Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali: “I musei invisibili” e “Analisi dell’impatto Covid-19”

Maria Alessandra Vittorini, direttore Fondazione Scuola Beni e Attività culturali

Come prepararsi all’epoca del post-Covid? Cosa deve fare il settore dei beni culturali per riemergere dalla crisi che ha rivoluzionato, forse per sempre, i modelli di gestione e di fruizione del sistema culturale italiano? La Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali, istituto di formazione e ricerca del MiBACT dedicato ai temi della cura e della gestione del patrimonio culturale, ha promosso due indagini diverse che saranno presentate nel corso di LuBeC 2020, il salone dei beni culturali in programma l’8 e il 9 ottobre 2020 a Lucca. La presentazione delle ricerche avrà luogo al Real Collegio di Lucca venerdì 9 dalle 9.30 alle 13, con un’introduzione di Alessandra Vittorini, neodirettore della Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali, e di Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino nonché membro del consiglio scientifico della Fondazione (per partecipare agli incontri in presenza, iscrizione necessaria su www.lubec). “La presenza a LuBeC è una straordinaria occasione per avviare un confronto su temi così urgenti come quelli della gestione museale nel post Covid”, dice Vittorini, che dal primo settembre ha lasciato la soprintendenza per l’Aquila e i comuni del Cratere per assumere la guida della Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali. “Con le nostre attività di studio e ricerca riteniamo di poter contribuire al dibattito e all’innovazione nel campo delle politiche culturali, con l’ambizione di portare la Fondazione – nata come Scuola di alta formazione – a rafforzare il suo ruolo di centro di competenze per lo studio dei problemi del settore e di advisor a favore del Ministero e delle altre istituzioni”.

Turisti con la mascherina davanti al Colosseo in epoca post-Covid (foto da www-MasterX.iulm.it)

Cartelli di avviso a fare attenzione in epoca post-Covid al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Due – come si diceva – le indagini diverse ma complementari promosse dalla Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali: una indagine dal titolo “I Musei invisibili. Visioni di futuro per i Musei italiani per il dopo emergenza Covid-19” ed una “Analisi dell’impatto Covid-19 sulle politiche di valorizzazione e fruizione dei parchi archeologici”. La prima ha fatto emergere una serie di scenari possibili, una volta usciti dall’attuale pandemia, inerenti la gestione museale ed una serie di proposte operative provenienti da oltre 650 professionisti e specialisti dei beni culturali. La seconda si è misurata con i dati reali di fruizione nei parchi archeologici nel “periodo di riapertura sperimentale”, così come disposto dalle linee guida per la riapertura dei musei e dei luoghi della cultura statali. L’emergenza sanitaria ha reso urgente anche la necessità di fornire nuovi servizi di formazione a distanza. Una sfida accolta dalla Fondazione, che in pieno lockdown ha saputo portare a termine lo sviluppo della propria piattaforma (fad.fondazionescuolapatrimonio.it) per soddisfare in tempo utile questa domanda. Una buona pratica che verrà illustrata giovedì 8, nel corso dell’incontro “La formazione a distanza secondo noi” (a partire dalle 16), che presenterà una riflessione sulle prospettive future della formazione digitale.