Archivio tag | "La missione congiunta irano-italiana dell’università di Bologna e dell’ISMEO nel Fars"

Comacchio (Fe). Per GEP 2024 visite guidate allo scavo archeologico nell’abitato di Spina curato dall’università di Bologna, grazie alla collaborazione del museo Delta antico, Comune e Soprintendenza. La campagna di scavo 2024 mira ad approfondire la struttura di un grande terrapieno realizzato dagli Etruschi nel 300 a.C.

comacchio_gep-2024_scavi-archeologici-di-spina_visita-guidata_locandinaIl 2 settembre 2024 l’università di Bologna ha avviato la terza campagna di scavo nel sito dell’antica città etrusca di Spina. Il team di ricerca è coordinato dalla prof.ssa Elisabetta Govi della Cattedra di Etruscologia bolognese ed è diretto sul campo dal prof. Andrea Gaucci. Vi partecipano studentesse e studenti dei Campus universitari di Bologna e Ravenna, della Scuola di specializzazione in Beni archeologici, nonché dottorande e dottorandi della Sapienza – università di Roma e dell’università Parigi 1 Panthéon-Sorbonne, e assegniste di ricerca. Il lavoro sul campo è inoltre supportato dall’équipe di geoarcheologi dell’università di Strasburgo e del CNRS francese. In occasione delle Giornate europee del Patrimonio 2024, grazie alla collaborazione con il museo Delta Antico e con il Comune di Comacchio, lo scavo archeologico nell’abitato di Spina dell’università di Bologna sarà aperto al pubblico, con apposite visite guidate, nelle giornate di venerdì 27 settembre (due turni: ore 16 e ore 17) e sabato 28 settembre 2024 in modalità congiunta con la Soprintendenza (quattro turni: ore 11; ore 12; ore 16 e ore 17). Prenotazione obbligatoria al centralino del museo Delta Antico al numero 0533 311316 o via e-mail a: info@museodeltaantico.com. L’ateneo bolognese ha una concessione di scavo triennale e tutte le attività sono concordate con la funzionaria responsabile. Le ricerche, condotte con la supervisione di Carolina Ascari Raccagni della soprintendenza di Bologna, si concentrano nella parte occidentale dell’abitato antico, a nord del canale collettore Mezzano, e sono svolte con il supporto logistico al Consorzio di bonifica Pianura di Ferrara. La campagna di scavo 2024 mira ad approfondire la struttura di un grande terrapieno, individuato in una precedente indagine, per incrementare i numerosi dati già raccolti nel 2023. Principali indizi a riguardo sono elementi in materiale organico: pali, travi, resti botanici come vinaccioli e altri semi, che ci raccontano di questo poderoso manufatto edificato in terra e legno e, di riflesso, degli abitanti della città etrusca che, attorno al 300 a.C. circa, lo realizzarono. Un nuovo saggio di scavo, a breve distanza dal primo, ha invece il compito di comprendere il rapporto tra il terrapieno e le abitazioni della città che questo lambiva. Le ricerche dell’università non si fermano al solo mese di settembre. Il ruolo centrale degli studenti porta infatti allo sviluppo di tesi di laurea a Bologna e all’estero dedicate allo scavo, oltre a conferenze e pubblicazioni scientifiche e divulgative.

Gea 2021-Ica: “Archeologia e inclusione”. Contributo 1: la missione congiunta irano-italiana dell’università di Bologna e dell’ISMEO a Tol-e Ajori nel Fars (Iran)

istituto-centrale-per-l-archeologia_logoPer l’edizione 2021 delle Giornate Europee per l’Archeologia, l’ICA – Istituto centrale per l’Archeologia propone il tema guida dal titolo “Archeologia e inclusione. Missioni archeologiche italiane all’estero e comunità locali dei paesi ospitanti: interazioni coinvolgimento formazione”. Primo contributo: “La missione congiunta irano-italiana dell’università di Bologna e dell’ISMEO nel Fars”.

Nell’ambito dell’edizione 2021 delle Giornate europee dell’Archeologia, l’ICA condivide volentieri il video della Missione archeologica congiunta iraniano-italiana nel Fars. Nel 2020 la missione, supportata dall’università di Bologna e dall’ISMEO, dall’università di Shiraz, dal Research Institute for Cultural Heritage and Tourism-RICHT e dall’Iranian Centre for Archaeological Research-ICAR, grazie alla sua natura di missione congiunta e alla disponibilità del MAECI e dell’Ambasciata d’Italia a Tehran, ha potuto realizzare i suoi progetti nonostante l’impossibilità dei membri italiani di recarsi in Iran a causa della pandemia. Gli scavi della porta monumentale proto-achemenide di Tol-e Ajori, 3.5 km a SW di Persepoli (Fars centrale), conclusi con la campagna 2018, sono stati ripresi per realizzare i lavori previsti in relazione alla decisione del ministero della Cultura iraniano di esporre ai visitatori questo eccezionale monumento – una copia persiana della Porta di Ishtar di Babilonia ricostruita nei musei di Berlino: decisione che rappresenta un segno di apprezzamento per la collaborazione in Iran della missione dell’università di Bologna e dell’ISMEO, data la collocazione di Tol-e Ajori nell’area del sito Unesco di Persepoli. Poiché la Porta di Tol-e Ajori è costruita con mattoni cotti intorno a un nucleo di mattoni crudi che aveva costretto gli archeologi a riempire nuovamente le trincee scavate nelle campagne effettuate dal 2011, prerequisito per la musealizzazione del monumento era il completamento della costruzione del tetto permanente decisa dalle autorità iraniane. Poiché la costruzione della copertura è ripresa nell’estate del 2020, i co-direttori della missione congiunta hanno deciso di recuperare il ritardo sulla tabella di marcia effettuando i lavori di scavo propedeutici a quelli di conservazione, anch’essi necessari per realizzare la musealizzazione del sito. Grazie alla disponibilità di internet nel sito di Tol-e Ajori, il co-direttore italiano e i suoi collaboratori italiani hanno seguito i lavori, durati dal 15 ottobre 2020 al 19 marzo 2021, via Whatsapp, potendo dialogare con i colleghi iraniani sul campo. Contemporaneamente, una riunione quotidiana tra i membri delle due squadre, iraniana e italiana, ha permesso l’illustrazione dettagliata del lavoro svolto durante la giornata e la pianificazione del lavoro per il giorno successivo: un’esperienza unica e pionieristica di “scavo telematico” che è stata l’unica soluzione possibile per permettere alla missione Italiana di mantenere fede al proprio impegno, e che ha prodotto risultati di ottima attendibilità scientifica, anche e soprattutto per la serietà e competenza dei colleghi iraniani impegnati sul campo. La formula della “missione congiunta” ha dimostrato qui tutta la sua validità, perché l’inclusività e il coinvolgimento di archeologi iraniani e italiani in un progetto scientifico veramente condiviso durato dieci anni hanno permesso la crescita parallela dei componenti della missione indipendentemente dalla loro nazionalità, grazie alla quale la prosecuzione dell’attività nel 2020-21 ha potuto mantenere immutato l’approccio metodologico dello scavo. Alla profonda interazione tra archeologi iraniani e italiani fa riscontro nei confronti della comunità locale un approccio mirante a superare le diffidenze dei proprietari dei terreni ricompresi nell’area attorno alla Terrazza di Persepoli sottoposta a vincolo archeologico. Nei confronti delle comunità locali la missione congiunta ha dall’inizio adottato una politica di inclusione, prospettando i grandi vantaggi di uno sviluppo economico legato al turismo sostenibile.

(1 -continua)