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Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel dodicesimo appuntamento, il viaggio parte dagli Horti Farnesiani, sul Palatino, e giunge a Caprarola (Vt), sulle tracce dei Farnese

Veduta generale degli Horti Farnesiani sul Palatino (foto PArCo)

Dodicesimo appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano), villa di Tiberio a Sperlonga (Lt), Palazzo Barberini al Quirinale, il parco archeologico di Priverno (residenze private), il parco archeologico di Ostia Antica (Sinagoga), Santa Maria Maggiore a Ninfa (Lt), il complesso di Massenzio sulla via Appia, il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte ancora dal Palatino, più precisamente dagli Horti Farnesiani, per giungere a Caprarola (Vt), a circa 60 km da Roma, sulle tracce dei Farnese.

I giardini al centro degli Horti Farnesiani sul Palatino (foto PArCo)

Il versante settentrionale del Palatino è sicuramente uno dei luoghi più suggestivi del Parco: “Questo alto bastione, che si affaccia sul Foro Romano con splendide vedute”, spiegano gli archeologi del PArCo, “conserva, sopra le imponenti sostruzioni della Domus Tiberiana, quel che resta degli Horti Farnesiani, gli straordinari giardini voluti dai Farnese nel cuore della Roma antica, per simboleggiare il ruolo centrale che la famiglia, salita al soglio pontificio con Paolo III, vuole assumere nella storia di Roma. A ideare gli Horti, con tenace volontà, fu il cardinale Alessandro, nipote del Papa, che a partire dal 1537 acquista una serie di piccoli appezzamenti sulla sommità dal Palatino”.

Pianta dell’epoca degli Horti Farnesiani (foto PArCo)

“Il progetto, perseguito dopo di lui da altri membri della famiglia”, continuano gli archeologi del PArCo, “porterà alla creazione di una grande proprietà articolata in serie di terrazze, collegate tra loro da scalinate e viali alberati, che dalla base del colle, recintata da un muro di accesso, salivano fin sulla sommità, collegando tra loro gli edifici disseminati nel verde: i portali di accesso, la Palazzina (ora scomparsa) a metà dal pendio, la Casina del Belvedere, le Uccelliere, ed i ninfei: il Ninfeo degli Specchi ed il più tardo Ninfeo della Pioggia”.

I giardini oggi negli Horti Farnesiani sul Palatino (foto PArCo)

“Organizzati in aiuole geometriche con alberi da frutto, olmi e allori, agrumi e magnolie, arricchiti da architetture di legno intrecciato a formare pergolati e cupole, i giardini erano anche “popolati” da statue antiche, incrementate dai continui scavi. Nel 1628 gli Horti erano nel loro massimo splendore quando ospitarono la festa di matrimonio tra Odoardo, duca di Parma e Piacenza, e Margherita De’ Medici. Ma il declino dei giardini ebbe inizio già poco dopo, con il trasferimento a Parma della corte: trascurati, poi affittati a mezzadri come terreno agricolo per ricavarne utili, gli Horti scomparvero infine quasi del tutto, smantellati nel corso degli scavi archeologici del XIX secolo; ma quello che rimane basta a farci immaginare il loro originario splendore”.

Veduta aerea del Palazzo Farnese a Caprarola (Vt) (foto PArCo)
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Una vecchia foto del Palazzo Farnese a Caprarola (foto PArCo)

“Il cardinale Alessandro, ideatore degli Horti, ebbe un ruolo fondamentale anche nella costruzione di un altro “gioiello” Farnesiano: il Palazzo Farnese a Caprarola, nella Tuscia, territorio di origine dei Farnese, che proprio in quegli anni veniva organizzato nel Ducato di Castro. Riprendendo il progetto già iniziato da Antonio da Sangallo”, ricordano gli archeologi del PArCo, “Alessandro creò una residenza sontuosa, affidando, nel 1559, i lavori a Jacopo Barozzi da Vignola, che previde anche il riassetto urbanistico del borgo di Caprarola e le sistemazioni esterne di collegamento con il Palazzo; alla sua morte, nel 1573, l’edificio, celebratissimo in tutte le epoche e considerato il suo capolavoro, era pressoché completato”.

La scala monumentale con fontana del Palazzo Farnese a Caprarola (Vt) (foto PArCo)
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Giochi d’acqua nei giardini di Palazzo Farnese a Caprarola (Vt) (foto PArCo)

“A monte del Palazzo si sviluppavano i giardini, anche in questo caso organizzati su diversi livelli, secondo il gusto dell’epoca. I Giardini Bassi, o Segreti, ornati da fontane e organizzati in aiuole compartimentate, mantengono le caratteristiche del giardino rinascimentale, di forma quadrata, recinto da alte mura, allestito da sempreverdi. Il Giardino Grande è invece una costruzione immersa nei boschi, raggiungibile da un sentiero fiancheggiato da filari di abeti. Realizzato in fasi successive, venne poi sviluppato e adattato a nuove esigenze nel corso del tempo. La posizione panoramica e la realizzazione dell’acquedotto consentirono la creazione di un “giardino d’acqua”, sul modello della vicina villa Lante a Bagnaia. In un percorso dal basso verso l’alto si dispiega con simmetria centrale disegnando tre blocchi tematici: un teatro d’acqua, un giardino di bossi detto Giardino delle Cariatidi, ed il Giardino dei Fiori, con vasche degradanti un tempo ornate da fioriture”.

I giardini di Palazzo Farnese a Caprarola (Vt) (foto PArCo)

Modalità di visita del Palazzo Farnese a Caprarola. Orario di visita: dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18.45). Il parco chiude un’ora prima del tramonto. La domenica il parco è chiuso, sono visitabili i Giardini Bassi. Chiusura: lunedì, 1° gennaio, 25 dicembre salvo aperture straordinarie su progetto MiC come da DM 330 30/06/2016, Criteri per l’apertura al pubblico, la vigilanza e la sicurezza dei musei e dei luoghi della cultura statali. Biglietto: intero 5 euro, agevolato 2 euro (dai 18 ai 25 anni), fatte salve le agevolazioni previste dal regolamento di ingresso ai luoghi della cultura italiani, consultabili nel sito web del MiC. È consentito l’ingresso a gruppi di 10 persone, oltre la guida, e a gruppi di 20 persone, oltre la guida, solo se munite di sistemi di radioguida (whisper). Biglietto: intero 5 euro, agevolato 2 euro (dai 18 ai 25 anni), fatte salve le agevolazioni previste dal regolamento di ingresso ai luoghi della cultura italiani, consultabili nel sito web del MiC.

Roma. Dal 6 luglio il percorso di visita al Foro Romano si arricchisce del settore SE dell’Atrium Vestae, la Casa delle Vestali, con un nuovo allestimento museale

Un suggestivo scorcio della Casa delle Vestali (Atrium Vestae) nel Foro Romano (foto PArCo)

Con il nuovo allestimento museale per gli ambienti occupati dalle vergini sacerdotesse, incaricate della custodia del focolare sacro della città e di altri riti connessi con il culto domestico, si ampliano gli spazi espositivi e si arricchisce il percorso di visita del PArCo nel Foro Romano. Dal 6 luglio 2021, dopo nuove indagini archeologiche e accurati interventi di restauro conservativo, torna a rivivere il complesso della Casa delle Vestali: diventa finalmente accessibile un nuovo percorso di visita che consentirà la fruizione del settore sud-orientale dell’Atrium Vestae, da tempo chiuso al pubblico.

Il cortile della Casa delle Vestali (Atrium Vestae) nel Foro Romano

Il settore SE della Casa delle Vestali e l’allestimento museale. La Casa delle Vestali, o Atrium Vestae, venne messa in luce da Rodolfo Lanciani nel corso degli scavi eseguiti negli anni 1882-1884. “In particolare”, ricordano gli archeologi del PArCo, “gli ambienti, ora aperti al pubblico, sono stati rinvenuti in seguito alla rimozione del grande muro di recinzione degli Orti Farnesiani e degli strati di interro, caratterizzati da uno spessore anche di venti metri rispetto al piano di calpestio antico. Subito dopo la scoperta ebbero inizio i lavori di sistemazione delle strutture e dei reperti lapidei rinvenuti, parte dei quali, successivamente esposti nell’Antiquarium forense, sono ora allestiti negli ambienti del settore SE, dopo un accurato intervento di recupero conservativo durato dal 2013 al 2020”.

La pianta della Casa delle Vestali nel Foro Romano (foto PArCo)

“Le recenti indagini archeologiche hanno consentito di acquisire nuovi dati sulle vicende che hanno interessato il complesso architettonico”, spiegano gli archeologi del PArCo. “Il rinvenimento del suolo naturale subito sotto i piani pavimentali imperiali conferma che il lato Est dell’Atrium a Sud dell’antica Via Nova, prima delle ristrutturazioni neroniane conseguenti all’incendio del 64 d.C., doveva essere verosimilmente occupato dal bosco sacro, il Lucus Vestae. Alla fase neroniana-flavia si possono ascrivere alcune strutture murarie rinvenute nel corso delle indagini più recenti nel settore SE, sia in corrispondenza del cd. mezzanino sia al piano terra e che sono state successivamente inglobate nelle strutture traianee databili intorno al 110-113 d.C. Nella fase traianea gli ambienti posti al pianterreno (A-E) dovevano avere funzioni residenziali e di rappresentanza.  Sostanzialmente fino almeno al IV secolo d.C. il piano inferiore restò pressoché immutato”.

Ambiente D della Casa delle Vestali al Foro Romano: frammenti di catillus e di due metae pertinenti a più di una macina a clessidra (mola versatilis) in pietra lavica (foto PArCo)

“Fin dal rinvenimento, l’ambiente D è stato interpretato come pistrinum, ovvero mulino, data la forma circolare e il ritrovamento (probabilmente all’interno o nei pressi) di alcuni elementi frammentari pertinenti a più di una macina a clessidra (mola versatilis) in pietra lavica: due frammenti di catillus e due metae frammentarie di diverso diametro”, raccontano gli archeologi del PArCo. “Nonostante l’opinione comunemente condivisa in letteratura, che viene in genere associata ad una delle funzioni svolte dalle Vestali, ossia la preparazione della mola salsa, composta da farina di farro e sale, alcune considerazioni di tipo tecnico-costruttivo sembrano escludere la correlazione di questa struttura con l’installazione di un mulino. Probabilmente si deve ai primi anni del XX secolo l’allestimento della meta al centro della struttura circolare”.

Una statua di vestale nel Foro Romano (foto PArCo)

La mola salsa. Secondo le fonti le tre Vestali Massime un giorno su due, durante il periodo dal 7 al 14 maggio, mettevano le spighe di farro, far, in cesti da mietitori; quindi procedevano alla tostatura, alla frantumazione e alla molitura delle spighe. Aggiungendo sale cotto e sale grezzo ai Lupercalia (15 febbraio), ai Vestalia (9 giugno) e alle Idi di settembre (13 settembre), le Vestali facevano la mola salsa, sparsa su tutti gli animali condotti al sacrificio pubblico e su ogni offerta fatta agli dei. Da questo rito preliminare del sacrificio proviene il termine immolare, letteralmente cospargere di mola.

Giornata nazionale del Paesaggio. Il parco archeologico del Colosseo presenta il “Parco Green”, il lato verde del Parco, per far rivivere lo spirito dei giardini imperiali e dei rinascimentali Horti Farnesiani. Sul Palatino piantata l’uva pantastica, un antico vitigno confermato dalle fonti

Esplosione di fiori nel parco archeologico del Colosseo, una grande area verde nel cuore di Roma (foto PArCo)

Nella Giornata nazionale del Paesaggio il parco archeologico del Colosseo presenta il “Parco Green”, il lato verde del Parco, per valorizzare al massimo l’eccezionale ambiente naturale che ci è stato affidato e per dare un contributo allo sviluppo dell’economia sostenibile nei suoi diversi aspetti. Il parco archeologico del Colosseo non è solo un sito archeologico, ma anche una grande area verde che si estende per più di 40 ettari (considerando solo il territorio del Foro Romano e del Palatino) nel cuore della città di Roma. Un “parco naturale” in cui la vegetazione spontanea, tipica dell’area mediterranea, convive con i grandi alberi piantati negli ultimi secoli, allo scopo di far rivivere lo spirito dei giardini imperiali e dei rinascimentali Horti Farnesiani che, in fasi successive, hanno abbellito la sommità dell’antico colle. Quest’area verde è stata scelta come habitat da una nutrita fauna di piccoli mammiferi, rettili, insetti e uccelli.

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Il logo del progetto PArCo Green

Il progetto prende spunto dal concetto molto ampio di “Green Economy” o “Economia Verde” e comprende molte iniziative differenti, accomunate dallo scopo di ridurre l’impatto ambientale, quindi di diminuire l’inquinamento, di conservare l’ecosistema e la biodiversità, promuovendo un modo di vivere maggiormente “in accordo” con il nostro ambiente naturale, utilizzandone le risorse in maniera corretta e senza danneggiarlo. Le nostre attività spaziano dal riciclo dei rifiuti e dei materiali alla realizzazione di progetti pilota di restauro ecosostenibile; dalla raccolta delle piante e dei frutti spontanei del Parco alla messa a dimora di essenze antiche e rinascimentali legate alla storia del nostro sito, e ancora molto altro. In collaborazione con il Servizio Educazione Didattica e Formazione abbiamo inoltre realizzato progetti di educazione alla green economy, rivolti ai nostri visitatori di tutte le età… e oggi più che mai anche ai nostri visitatori virtuali.

La Vigna Barberini sul colle Palatino a Roma (foto PArCo)

Un vitigno antico: l’uva pantastica a Vigna Barberini. La ricerca storica e archeologica sui vini di eccellenza nell’antica Roma ha portato alla conoscenza di un antichissimo vitigno autoctono che Plinio chiama “uva pantastica”, da cui deriva il vino Bellone, coltivato nella provincia di Roma e in quella di Latina. La coltivazione della vite è sempre stata di rilevante importanza per tutte le civiltà che si sono susseguite nel corso della storia ed ebbe un ruolo molto importante anche nel corso della civiltà romana. I Romani furono eccellenti viticoltori: sono state infatti ritrovate tracce archeologiche di trincee della coltivazione della vite, per lo più a filari, spesso anche ad alberello per la vite così detta “maritata”.

Vigneti sul colle Palatino in un’antica mappa (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo conserva ancora nella sua toponomastica delle aree chiamate “vigna”, nel senso più esteso del termine, ovvero orti, e nelle indagini archeologiche e nelle carte storiche la presenza dei vigneti è ben documentata. Da qui l’idea di impiantare una piccola vigna, in un ambito del Colle Palatino denominato appunto “Vigna Barberini”, dall’omonima famiglia romana che nel XVII secolo ne deteneva la proprietà. Attualmente una piccola area della terrazza accoglie già delle piante da frutto, il fico sacro delle origini e altre tra le più antiche specie. I lavori sono in procinto di aver inizio dato il periodo favorevole nella nostra zona climatica, per l’impianto del vigneto.

“Palatium. Abitare sul Palatino dalla fondazione di Roma all’età moderna”: il parco archeologico del Colosseo propone un viaggio alla scoperta delle abitazioni succedutesi sul colle nel corso dei secoli. Ottava puntata: gli Horti Farnesiani, dai Farnese a Pietro Rosa e Giacomo Boni

Il colle Palatino era il cuore di Roma antica con edifici pubblici e sacri fulcro della città

Dall’età arcaica e ancora in parte fino alla fine del XIX secolo il colle su cui nacque Roma fu una zona prevalentemente “residenziale”. La vocazione abitativa del Palatino culminò nel I secolo d.C. con la costruzione dei palazzi imperiali: essi si identificarono così strettamente con il colle su cui sorgevano, che il suo nome latino, Palatium, è ancora oggi utilizzato in molte lingue moderne con il significato di “edificio residenziale”. Il parco archeologico del Colosseo propone “Palatium. Abitare sul Palatino dalla fondazione di Roma all’età moderna”, viaggio alla scoperta delle abitazioni – e dei loro abitanti – che nel corso dei secoli si sono succedute sul colle Palatino. In questa ottava puntata scopriamo gli Horti Farnesiani: dai Farnese a Pietro Rosa e Giacomo Boni.

Veduta della Casina Farnese del Belvedere sul Palatino, al di sopra dei resti del Palazzo imperiale (foto PArCo)

Nel Rinascimento il colle Palatino fu scelto dalla potente famiglia dei Farnese per realizzare un grande giardino privato con viali, alberi, aiuole, fontane, nuovi edifici e una collezione di opere d’arte. Il contenuto mitico e ideologico del luogo, legato alla fondazione di Roma e sede del potere imperiale, rendeva infatti il Palatino con il suo nuovo giardino uno strumento di affermazione della famiglia, che con Paolo III Farnese aveva raggiunto il soglio pontificio (1534-1549). L’Antico era elemento fondante della concezione del giardino: sul colle si potevano ammirare non solo i resti dei Palazzi imperiali ma anche le sculture della collezione privata. Umanisti e antichisti come Fulvio Orsini e Pirro Ligorio furono solo alcuni degli ispiratori del progetto. Gli Horti Farnesiani erano in realtà un luogo per la meditazione e per l’intrattenimento, destinato al tempo libero e non una vera e propria residenza. Soltanto un edificio infatti, oggi non più conservato, era attrezzato con camere, soggiorno e una cucina. Il giardino divenne così cornice di cacce, feste e banchetti, ma anche di visite all’orto botanico e alle collezioni di antichità.

Pianta del giardino del Ser.mo duca di Parma su l’Monte Palatino, di Giovanni Battista Falda, in Li giardini di Roma, 1683, da G. Morganti (a cura di), Nel fascino degli Orti Farnesiani, 2018 (foto PArCo)

Un’incisione di Giovanni Battista Falda del 1667 mostra in maniera idealizzata l’assetto degli Orti. La storia della loro realizzazione si svolge attraverso il tempo in quasi cento anni. Dall’acquisto dei terreni con il cardinale Alessandro Farnese nel 1537, al primo intervento edilizio sistematico a partire dal 1569 che sfrutta i resti della Domus Tiberiana, con il grande portale rivolto verso il Foro Romano (oggi collocato in via di San Gregorio), la Casina del Belvedere con i celebri affreschi, il Ninfeo degli Specchi, fino agli ultimi interventi di Odoardo duca di Parma, che nel 1628 sposò Margherita de’ Medici, con la realizzazione delle due Uccelliere. Dopo un lungo declino, a partire dal XIX secolo gli Orti ricominciarono ad essere ‘abitati’: con Pietro Rosa, direttore degli scavi incaricato da Napoleone III, le Uccelliere furono trasformate in residenza privata e anche Giacomo Boni le scelse come luogo eletto.

“Palatium. Abitare sul Palatino dalla fondazione di Roma all’età moderna”: il parco archeologico del Colosseo propone un viaggio alla scoperta delle abitazioni succedutesi sul colle nel corso dei secoli. Quarta puntata: la Domus Tiberiana, il primo palazzo

Il colle Palatino era il cuore di Roma antica con edifici pubblici e sacri fulcro della città

Dall’età arcaica e ancora in parte fino alla fine del XIX secolo il colle su cui nacque Roma fu una zona prevalentemente “residenziale”. La vocazione abitativa del Palatino culminò nel I secolo d.C. con la costruzione dei palazzi imperiali: essi si identificarono così strettamente con il colle su cui sorgevano, che il suo nome latino, Palatium, è ancora oggi utilizzato in molte lingue moderne con il significato di “edificio residenziale”. Il parco archeologico del Colosseo propone “Palatium. Abitare sul Palatino dalla fondazione di Roma all’età moderna”, viaggio alla scoperta delle abitazioni – e dei loro abitanti – che nel corso dei secoli si sono succedute sul colle Palatino. In questa quarta puntata si parla della Domus Tiberiana, il primo palazzo.

La Domus Tiberiana sul Palatino: veduta dall’area della Regia (foto PArCo)

Tra le residenze imperiali del Palatino la Domus Tiberiana è sicuramente la meno conosciuta dal pubblico e dagli stessi archeologi. A rendere “misterioso” questo grande e complesso edificio ha contribuito anche il suo destino rinascimentale: nel XVI secolo infatti la Domus fu coperta ed in parte obliterata dal verde degli Horti Farnesiani, costruiti dal cardinale Alessandro Farnese, che ancora ricoprono il versante Nord-occidentale della collina.

La domus repubblicana rinvenuta sul versante occidentale del colle Palatino nel corso degli ultimi scavi (foto PArCo)

Gli scavi archeologici, di conseguenza, si sono limitati quasi sempre alle parti marginali dell’edificio: ricordiamo l’enorme lavoro svolto da Pietro Rosa – l’archeologo incaricato da Napoleone III, che aveva acquistato i Giardini Farnese – che a partire dal 1861 la scavò sistematicamente per circa 10 anni e ne mise in luce i versanti meridionale ed orientale, e soprattutto quello settentrionale, con le imponenti sostruzioni che raggiungono i 20 metri di altezza e che ancora oggi fungono da spettacolare quinta per il Foro Romano.

Le pitture della domus rinvenuta sul versante occidentale del Palatino (foto PArCo)
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Uno dei corridoi della Domus Tiberiana sul Palatino, il cosiddetto Criptoportico Neroniano, in una foto d’epoca Alinari

Ancora in parte da indagare e da interpretare sono gli intricati piani inferiori, dentro i quali sono inglobati resti di numerose case aristocratiche di età repubblicana. Proprio queste domus costituirono il primo nucleo della Domus Tiberiana, a partire da quella di Tiberio Claudio Nerone, padre dell’imperatore omonimo; questa casa fu forse la stessa abitata da Germanico, da Claudio, prima di diventare imperatore, e da Caligola, che secondo le fonti ingrandì la Domus Tiberiana ampliandola “fino al Foro”. Quello di Caligola, che, per uno strano scherzo del destino, proprio in un criptoportico della sua Domus fu ucciso nel 41 d.C., fu il primo grande impulso costruttivo della Domus Tiberiana, che non fu mai, per architettura e cronologia, un edificio unitario, ma che si formò progressivamente grazie a una serie di ampliamenti successivi, assumendo un aspetto monumentale solo a partire dall’imperatore Claudio e poi con Nerone.

La vasca scoperta a partire dal 2005 nell’area degli Horti Farnesiani sul Palatino (foto PArCo)

In quest’epoca le antiche domus furono infatti inglobate in un grande basamento (di metri 50 x 45 circa) circondato da un quadriportico, che fu collegato all’area del Foro da una scalinata monumentale. Ad epoca claudia si datano anche la grande vasca circondata da giardini, scavata a partire dal 2005, sulla terrazza degli Horti Farnesiani ed il criptoportico messo in luce nella stessa area: esso ha infatti restituito una conduttura di piombo con inciso il nome dell’imperatore.

Particolare del mosaico parietale che decorava una delle abitazioni più antiche inglobate nella Domus Tiberiana sul Palatino (foto PArCo)

Con la costruzione del Palazzo Flavio la Domus Tiberiana perse la sua centralità e assunse un ruolo maggiormente funzionale; Domiziano, e poi Traiano ed Adriano continuarono però a curarla, ampliandola, tra l’altro, sul versante Nord con le poderose sostruzioni; vi abitarono anche gli Antonini, e Commodo la ristrutturò dopo un incendio. La vicinanza con il Foro e con la parte ancora abitata della città la fecero preferire alle altre residenze palatine nel corso del Medioevo se, ancora nell’VIII secolo d.C., vi abitò anche Papa Giovanni VII, figlio di Platone, curator dei Palazzi Imperiali.

Star Walks – Quando il Parco archeologico del Colosseo incontra la musica: nel secondo episodio il cantautore Clavdio sul Palatino dal palazzo degli imperatori Tiberio e Claudio agli Horti Farnesiani

Dopo il primo appuntamento con gli Zen Circus nella Domus Augustana, la seconda Star Walk vedrà protagonista il cantautore romano Clavdio, accompagnato dallo speaker di Rai Radio2 Pierluigi Ferrantini e dall’archeologo del PArCo Andrea Schiappelli. Non solo arte, storia e poesia: il Parco archeologico del Colosseo si apre alla musica con “StarWalks – Quando il PArCo incontra la musica”, il progetto innovativo e unico nel suo genere, ideato e realizzato coinvolgendo artisti musicali di primo piano, per incuriosire e avvicinare chi finora si è tenuto lontano da parchi archeologici e musei, attraverso il racconto e le sensazioni dei musicisti ospiti. Nel secondo episodio [registrato prima del DPCM sul Coronavirus] Clavdio, Ferrantini e Schiappelli si muovono lungo il colle Palatino, partendo dai resti del ramo secondario dell’acquedotto che portava l’Aqua Claudia nei palazzi imperiali, per raggiungere il palazzo degli imperatori Tiberio e Claudio e dare vita a una live session sulla terrazza degli Horti Farnesiani. La voce del cantautore, rappresentante illustre del quartiere Alessandrino, sarà l’occasione per rinsaldare il rapporto tra il PArCo e il resto della città, e riflettere sul legame tra Roma e i suoi abitanti, divisi tra amore infinito e difficoltà quotidiane, tra maestosità del centro e intimità delle periferie. “Claudio”, chiede Ferrantini alla fine dell’incontro, “cosa porti a casa da questa camminata in posti incredibili?”. “Il fatto di volerci tornare molto più spesso”.

Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica: dopo “The Zen Domus” con The Zen Circus sul Palatino tra Domus Flavia e Domus Augustana, seconda puntata con Clavdio dagli Horti Farnesiani

Il cantautore romano Clavdio sul Palatino per la seconda puntata di Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica (foto PArCo)

Non solo arte, storia e poesia: il Parco archeologico del Colosseo si apre alla musica. È tutto pronto per il secondo appuntamento di StarWalks – Quando il PArCo incontra la musica, il progetto innovativo e unico nel suo genere, ideato e realizzato coinvolgendo artisti musicali di primo piano, per incuriosire e avvicinare chi finora si è tenuto lontano da parchi archeologici e musei, attraverso il racconto e le sensazioni dei musicisti ospiti. L’appuntamento è per venerdì 8 maggio 2020 con Clavdio, al secolo Claudio Rossetti, il cantautore romano che inizierà la sua visita dalle pendici del colle Palatino. il cantautore romano Clavdio, lo speaker di Rai Radio2 Pierluigi Ferrantini e l’archeologo del PArCo Andrea Schiappelli si muovono lungo il colle Palatino, partendo dai resti del ramo secondario dell’acquedotto che portava l’Aqua Claudia nei palazzi imperiali, per raggiungere il palazzo degli imperatori Tiberio e Claudio e dare vita a una live session sulla terrazza degli Horti Farnesiani. La voce del cantautore, rappresentante illustre del quartiere Alessandrino, rinsalda il rapporto tra il PArCo e il resto della città, e fa riflettere sul legame tra Roma e i suoi abitanti, divisi tra amore infinito e difficoltà quotidiane, tra maestosità del centro e intimità delle periferie. [Puntata registrata prima del DPCM sul Coronavirus]

Il progetto StarWalks – Quando il PArCo incontra la musica è stato lanciato venerdì 24 aprile 2020 sul canale YouTube del Parco archeologico del Colosseo e sui canali social di Rai Radio2. La prima puntata della prima serie, dal titolo “The Zen Domus”, è stata registrata [prima del DPCM sul Coronavirus] sul colle Palatino negli spazi della Domus Flavia e della Domus Augustana, sedi del Palazzo degli imperatori romani, con scorci mozzafiato sulla valle del Circo Massimo: ospiti per l’occasione The Zen Circus, intervistati da Pierluigi Ferrantini. Dal momento della pubblicazione il video ha raggiunto quasi 2000 visualizzazioni, confermando il successo annunciato di un format che innova il rapporto con il pubblico e in particolare con quella fascia di pubblico giovane compresa tra i 15 e i 25 anni più difficile da coinvolgere.