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Con la riapertura del museo Classis Ravenna inaugurata la mostra “Tesori ritrovati. Il banchetto da Bisanzio a Ravenna”, un focus e una riflessione sulla ritualità del banchetto tardoantico col confronto tra i piatti provenienti dal museo civico Archeologico di Cesena e il Tesoretto di Classe

L’ingresso della mostra “Tesori ritrovati. Il banchetto da Bisanzio a Ravenna” al museo Classis Ravenna (foto Ravennantica)

Il logo del nuovo museo Classis Ravenna

La speranza degli organizzatori della fondazione RavennAntica era che l’apertura della mostra coincidesse con la riapertura di musei e monumenti e potesse essere una preziosa ed efficace occasione di rilancio per tutte le attività. Sono stati premiati. Così il 13 giugno 2020 con il museo Classis Ravenna nel museo Classis Ravenna è stato possibile inaugurare la mostra “Tesori ritrovati. Il banchetto da Bisanzio a Ravenna”, curata da Giuseppe Sassatelli, presidente di RavennAntica-fondazione Parco archeologico di Classe; Isabella Baldini, docente di Archeologia Cristiana e Medievale all’università di Bologna; e Fabrizio Corbara, conservatore del museo Classis Ravenna; promossa e organizzata dalla fondazione Parco Archeologico di Classe – RavennAntica, dal Comune di Ravenna – assessorato alla Cultura e dalla soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì – Cesena e Rimini. La mostra, che rimarrà aperta fino al 20 settembre 2020, e che si inserisce perfettamente nel percorso espositivo del museo Classis Ravenna approfondendone alcuni aspetti: attraverso la selezione degli oggetti esposti, fornisce un focus e una riflessione sulla ritualità del banchetto tardoantico: grazie al confronto tra i piatti provenienti dal museo civico Archeologico di Cesena e il Tesoretto di Classe, costituito da sette cucchiai e una patera, è possibile tracciare la storia e l’evoluzione del simposio, comprenderne la ritualità, valorizzando e mettendo in dialogo le diverse realtà museali del territorio, favorendo uno scambio di saperi e conoscenze sul nostro passato.

Piatto in argento dorato (missorium), fine IV secolo o inizi del V secolo d.C. conservato al museo Archeologico di Cesena (foto Ravennantica)

“Il valore e i significati di questa mostra”, dichiara l’assessore alla Cultura Elsa Signorino, “si esprimono sotto molteplici punti di vista, a partire dal fatto che essa coincide con la riapertura del museo Classis e in generale dei luoghi della cultura, sulla quale la città di Ravenna sta investendo massimamente, sia per ciò che concerne la promozione del patrimonio Unesco sia per quanto riguarda la realizzazione di eventi, naturalmente nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza; perché la ripartenza non può prescindere dalla cultura, che è una leva di crescita umana, sociale ed economica irrinunciabile. D’altra parte questa mostra valorizza le collezioni permanenti del museo Classis, costituendo così un’intrigante occasione per tornare a visitarlo. E nello stesso tempo ospita i preziosi piatti di Cesena, che successivamente saranno esposti a Budapest, concretizzando così un’altra importante lezione che ci lascia la complessa esperienza che stiamo vivendo: le istituzioni devono collaborare tra loro alla ripartenza. In questo caso lo hanno fatto attraverso un dialogo ravvicinato e ricco tra le diverse testimonianze del proprio patrimonio. Le relazioni e gli scambi reciproci possono e devono essere la strada maestra per uscire più forti e più uniti da questo difficile momento”. E il sindaco di Ravenna, Michele de Pascale: “Dopo questo pesante periodo di chiusura forzata a causa dell’emergenza da Covid-19, il nostro meraviglioso museo Classis Ravenna riapre con l’interessantissima mostra temporanea “Tesori Ritrovati. Il banchetto da Bisanzio a Ravenna”. Il percorso espositivo è il risultato di un importante lavoro condiviso tra Fondazione RavennAntica e il Comune di Ravenna, con la volontà, pur nella complessità del momento, di dare un positivo segnale di rilancio del valore della nostra progettualità culturale e di uno degli spazi più importanti della nostra città. Una mostra affascinante e coinvolgente, che invito tutti e tutte a visitare”. Gli fa eco il primo cittadino di Cesena, Enzo Lattuca: “Il Comune di Cesena è lieto di contribuire attraverso il prestito dei preziosi missoria, patrimonio del museo Archeologico, alla realizzazione del percorso di mostra che il museo Classis ha magistralmente costruito. I due piatti argentei ritrovati nell’area cesenate sono i documenti di maggiore notorietà del nostro museo e per la nostra città motivo di orgoglio. Rappresentano il nostro passato e documentano il tramonto dell’epoca romana che è stata particolarmente significativa per il nostro del territorio, ancora oggi conformato secondo un sistema centuriato che non ha eguali”.

Particolare del medaglione centrale del piatto in argento dorato, con scena di banchetto all’aria aperta e rappresentazione di stalliere con cavallo (fine IV secolo o inizi del V secolo d.C.) conservato al museo Archeologico di Cesena (foto Ravennantica)

“L’inaugurazione di una mostra”, sottolinea Giorgio Cozzolino, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, “è sempre un’occasione lieta ma lo è ancora di più in questo caso perché, simbolicamente, segna la ripartenza degli Istituti culturali del nostro territorio dopo un fermo dovuto a una criticissima situazione emergenziale. Ma è anche, inutile negarlo, il coronamento di un iter amministrativo, fatto di autorizzazioni, assicurazioni, vincoli conservativi ed espositivi, ripensamenti e rilanci. La soprintendenza ha curato e coordinato gli aspetti autorizzativi ai sensi del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio nonché il prestito dei due missoria cesenati, opere di proprietà statale solitamente esposte al museo civico Archeologico di Cesena, veri “tesori” restituiti da un’archeologia d’altri tempi, fatta di molte scoperte fortuite e pochi scavi stratigrafici. Il senso di questa operazione è di rafforzare una collaborazione scientifica sempre più stretta tra le molteplici realtà culturali del territorio romagnolo, per promuovere conoscenza e anche per far tornare la voglia di uscire di casa e di rincontrarsi al museo”.

L’esposizione del Tesoretto di Classe alla mostra “Tesori ritrovati. Il banchetto da Bisanzio a Ravenna” al museo Classis (foto Ravennantica)

La narrazione prende avvio dalla documentazione del ritrovamento di alcuni oggetti da mensa in argento scoperti a Cesena e nell’area archeologica dell’Antico Porto di Classe ed esposti in mostra: nell’immaginario collettivo, il tema del tesoro nascosto e ritrovato per caso è al centro di numerosi rinvenimenti archeologici. In antico, molti occultamenti venivano fatti intenzionalmente per proteggere beni preziosi a fronte di una minaccia imminente (guerre, lotte civili, epidemie). Il sotterramento, nelle intenzioni di chi lo ha fatto doveva essere provvisorio e con la speranza del recupero. In realtà, come dimostrano i piatti di Cesena e il tesoretto di Classe, spesso si rivela definitivo perché per molte ragioni non è stato possibile recuperarli e pertanto sono rimasti nascosti sotto terra fino al momento della loro scoperta casuale.

Scena di banchetto all’aria aperta, particolare del medaglione centrale di piatto in argento dorato conservato al museo Archeologico di Cesena (foto Ravennantica)

Partendo dalla rappresentazione del banchetto, incorniciata al centro di uno dei due piatti di Cesena, l’esposizione sviluppa un racconto sulla produzione di vasellame da mensa tardoantico e le rappresentazioni figurative di banchetto che circolavano tra le aristocrazie del tempo, derivate da modelli prestigiosi, funzionali a precise esigenze di affermazione e di esaltazione sociale. I ceti dirigenti della tarda antichità hanno molti modi per autorappresentarsi. Uno dei principali è commissionare oggetti preziosi ad artigiani specializzati. Un settore di grande prestigio è quello dell’argenteria: coppe, boccali, posate e grandi piatti sono tra gli oggetti più richiesti dalle aristocrazie. Spesso questi oggetti recano delle raffigurazioni di miti antichi o scene agresti e di banchetto. Nel secondo piatto di Cesena, ad esempio, è presente l’immagine di un amorino e di ghirlande. Il senso di queste rappresentazioni sta nei modelli culturali elaborati dai committenti. Importanti personaggi vogliono comunicare il loro status symbol e le loro radici culturali.

Il tesoretto di Classe, composto da sette cucchiai e una patera, databile agli inizi del VII secolo d. C. (foto Ravennantica)

Particolare del monogramma di Teoderico in uno dei cucchiai del tesoretto rinvenuto a Classe (foto Ravennantica)

Nel caso del Tesoretto di Classe, costituito da sette cucchiai e una patera, è interessante notare le differenti incisioni riportate sulle posate, una delle quali è ornata con un monogramma inciso che comprende le lettere T E O D C ed è molto simile a quello rappresentato sulle emissioni monetali di Teodorico: tutto ciò ci fa intuire che l’ultimo suo possessore aveva assemblato oggetti eterogenei provenienti da servizi da tavola differenti, uno dei quali particolarmente illustre. Il banchetto è uno dei momenti sociali più importanti nella vita dell’aristocrazia tardoantica, un’occasione di incontro, di esibizione del proprio status e di condivisione di valori comuni. Tra i valori del simposio è anche il rispetto della condizione gerarchica dei commensali, che trova espressione nell’arredo del triclinio e nella disposizione degli invitati. Una vera novità è costituita dalla tavola da pranzo, che nella maggior parte dei casi assume la forma – ben nota da immagini, fonti letterarie e rinvenimenti archeologici – di una mensa semicircolare in marmo, attorno alla quale si disponevano radialmente i letti per gli invitati (stibadia), in modo tale che essi potessero appoggiare il gomito al lungo cuscino collocato tra i letti e la mensa dalla quale venivano prese le vivande. All’interno dell’esposizione è presente la ricostruzione di uno stibadium (divano per banchetto) in dimensioni reali, che si può trasformare in anfiteatro per i bambini.

Uno Stibadium ricostruito nel disegno di Giorgio Albertini

“La mostra”, spiega uno dei curatori, Giuseppe Sassatelli, “è dedicata ad alcuni preziosi oggetti da mensa in argento scoperti a Cesena e nell’area dell’Antico Porto di Classe occultati in antico dai loro proprietari per proteggerli a fronte di una minaccia imminente (guerre, epidemie) con la speranza di un recupero che poi non c’è mai stato. Solo in età contemporanea e del tutto casualmente gli archeologi li hanno portati alla luce giustificando il titolo “tesori ritrovati”. Sia nella loro funzione che nelle loro decorazioni i due piatti di Cesena, la patera e i cucchiai di Classe evocano il banchetto, inteso come momento significativo della cerimonialità e dell’ideologia dei ceti dirigenti di età tardo-antica e bizantina. Il banchetto si svolge nel rispetto rigoroso della condizione gerarchica dei commensali, disposti attorno a un nuovo tipo di tavola da pranzo, una mensa semicircolare in marmo, attorno alla quale si dispongono radialmente i letti degli invitati (stibadia). È una novità importante che supera il triclinio delle fasi precedenti, destinato a una coppia di commensali, e introduce un nuovo modo di banchettare che pur conservando una gerarchia dei commensali apre la strada a soluzioni più socializzanti ed egalitarie che poi avranno grande fortuna nelle “tavole rotonde” del Medioevo. Ma due altre motivazioni ci hanno animato e sostenuto nella realizzazione di questo progetto. La prima è che il museo ha tra i suoi obiettivi quello di ricostruire pagine importanti della storia della città e del territorio. E il coinvolgimento di una comunità vicina come quella di Cesena va nella direzione di far conoscere e valorizzare il patrimonio storico e culturale che ci circonda. La seconda ragione è ancora più importante. Nonostante lo tzunami del coronavirus ci spingesse in altre direzioni, abbiamo voluto mantenere questo impegno non solo per tenere fede alla progettualità culturale del Museo di una mostra annuale, ma anche nella speranza – che poi si è fortunatamente avverata – che l’apertura della mostra coincidesse con la riapertura di musei e monumenti e potesse essere una preziosa ed efficace occasione di rilancio per tutte le nostre attività. Confidiamo che la determinazione e il coraggio con cui abbiamo fatto questa scelta, tutt’altro che facile, possa dare presto i suoi frutti”.

Bologna. Al museo civico Archeologico riapre la grande mostra “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna”, grazie a Istituzione Bologna Musei ed Electa, e alla solidarietà dei gran musei europei prestatori: biglietti solo on line e ingressi contingentati. In 75 minuti si possono ammirare 1400 oggetti che dialogano con la collezione bolognese

Guerriero proveniente da un acroterio di Cerveteri, conservato al Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen (foto Ole Haupt)

La mostra “Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna” riprogrammata dal 6 giugno al 29 novembre 2020

Il viaggio alla scoperta degli Etruschi può riprendere. Proprio da Bologna, dove l’8 marzo 2020 era stato interrotto bruscamente per decreto governativo. Ma ora il coronavirus fa meno paura. Così, come annunciato e in qualche modo promesso alla riapertura del museo civico Archeologico di Bologna, sabato 6 giugno 2020 riprende la grande mostra “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna”, allestita proprio al museo civico Archeologico di Bologna. L’ambizioso progetto dedicato alla civiltà etrusca – circa 1400 oggetti esposti su oltre 1000 metri quadrati di superficie espositiva – sarà visitabile fino al 29 novembre 2020, grazie all’impegno congiunto di Istituzione Bologna Musei ed Electa e alla disponibilità di tutti i prestatori coinvolti che, con generoso spirito di solidarietà, hanno acconsentito a rendere possibile l’apertura, tra cui il British Museum di Londra, il Musée du Louvre di Parigi, il Musée Royal d’Art d’Histoire di Bruxelles, il Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen e i Musei Vaticani. L’esposizione è progettata e promossa da Istituzione Bologna Musei | Museo Civico Archeologico, in collaborazione con la Cattedra di Etruscologia e Archeologia italica di Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, realizzata da Electa e posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana. Il progetto scientifico è a cura di Laura Bentini, Anna Dore, Paola Giovetti, Federica Guidi, Marinella Marchesi, Laura Minarini (Istituzione Bologna Musei | Museo Civico Archeologico) e Elisabetta Govi, Giuseppe Sassatelli (Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche Alma Mater Studiorum Università di Bologna). Il progetto di allestimento è a cura di Paolo Capponcelli, PANSTUDIO architetti associati.

Una sala della mostra “Etruschi. Viaggio nelle Terre dei Rasna” allestita da Paolo Capponcelli (foto Roberto Serra / Iguana / Electa)

“Abbiamo riaperto i musei, al termine del lockdown, per ridare ai bolognesi, e ora ai turisti, la possibilità di visitarli, e fare apprezzare loro il nostro patrimonio artistico e scientifico”, dichiara Matteo Lepore, assessore alla Cultura e Promozione della città del Comune di Bologna. “La notizia dell’apertura della mostra ‘Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna’ è per noi molto importante perché aggiunge ai nostri percorsi culturali un itinerario di qualità, dando la possibilità di vivere la storia degli Etruschi attraverso opere provenienti da tutto il mondo. Ringrazio l’Istituzione Musei, i dipendenti del museo Archeologico ed Electa per questo importante accordo raggiunto”. E Roberto Grandi, presidente Istituzione Bologna Musei, commenta: “Siamo felici di offrire ai turisti e ai bolognesi l’esperienza unica di un viaggio nel tempo e nello spazio abitato dalle popolazioni etrusche. Aprire la mostra per questi 6 mesi è stato possibile, in primo luogo, perché i 60 musei ed enti prestatori hanno ritenuto che la grande qualità dell’esposizione giustificasse la concessione per un tempo così lungo di opere spesso tra le più significative delle loro collezioni. Siamo certi che questo sforzo congiunto di tante importanti istituzioni italiane e internazionali verrà ripagato da una presenza di pubblico numerosa che testimonia la curiosità e l’interesse per una civiltà che si è sviluppata dall’Italia meridionale fino al nostro territorio”. Sottolinea a sua volta Maurizio Ferretti, direttore Istituzione Bologna Musei: “Le condizioni di sostenibilità per riaprire in sicurezza la mostra sono state create grazie a uno sforzo straordinario sia del Comune di Bologna che di Electa. Si tratta di una disponibilità non scontata cui va riconosciuto un valore particolare, in ragione della sofferenza che il settore degli eventi espositivi sta attraversando in questo momento. Se si è riusciti a condividere questo percorso, lo si deve alla consapevolezza condivisa da tutte le parti del valore eccezionale di questa mostra. Si tratta davvero di una opportunità unica per scoprire un periodo di storia del territorio italiano poco conosciuta, attraverso un percorso ricco di informazioni e di cose sorprendenti da vedere”.

La sezione etrusca del museo civico Archeologico di Bologna (foto Matteo Monti / Istituzione Bologna Musei)

Informazioni per la visita. La mostra è visitabile con orari di apertura rimodulati: lunedì, mercoledì, giovedì dalle 10 alle 19; venerdì dalle 14 alle 22; sabato e domenica, dalle 10 alle 20; chiuso martedì non festivo; ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. Al fine di garantire la visita in sicurezza, vengono attuate le seguenti disposizioni: acquisto del biglietto solo online tramite il circuito VivaTicket https://www.vivaticket.com/it/ticket/etruschi-viaggio-nelle-terre-dei-rasna/138252; modalità di recupero biglietti prenotati: per i possessori di biglietto open richiesta prenotazione senza costi aggiuntivi (tramite call center 051 7168807) o eventuale accesso diretto previa disponibilità posti per i possessori di biglietto non open richiesta prenotazione a pagamento (tramite call center 051.7168807); obbligo di indossare la mascherina durante la visita; contingentamento in slot per l’ingresso frazionato dei visitatori; predisposizione di percorsi distinti in entrata e in uscita; dotazione di gel igienizzanti a disposizione dei visitatori. Il tempo della visita è predefinito con un limite di 75 minuti. É disponibile il servizio di audioguide, con sanificazione dei dispositivi dopo ogni utilizzo. Il servizio di guardaroba non è disponibile (i visitatori sono pregati di presentarsi con il minimo di accessori personali, evitando bagagli, nonché borse e zaini voluminosi). Il servizio di bookshop è attivo.

Attizzatoio a forma di mano dalla tomba delle Hydriae di Meidias, conservato al museo Archeologico nazionale di Populonia (foto Polo museale della Toscana)

La mostra. L’esposizione conduce i visitatori in un itinerario attraverso le terre degli Etruschi e mostra come non esista una sola Etruria, ma molteplici territori che hanno dato esiti di insediamento, urbanizzazione, gestione e modello economico differenti nello spazio e nel tempo, tutti però sotto l’egida di una sola cultura, quella etrusca. Non c’è migliore metafora che quella del viaggio, per spaziare in un vasto territorio compreso tra le nebbiose pianure del Po fino all’aspro Vesuvio, attraverso paesaggi appenninici e marini, lungo strade e corsi fluviali. La prima parte del percorso offre un momento di preparazione al viaggio, facendo conoscere ai visitatore i lineamenti principali della cultura e della storia del popolo etrusco, attraverso oggetti e contesti archeologici fortemente identificativi. Così preparato, il visitatore può affrontare la seconda sezione, dove si compie il viaggio vero e proprio nelle terre dei Rasna, come gli Etruschi chiamavano se stessi. La mostra dialoga naturalmente con la ricchissima sezione etrusca del museo civico Archeologico, che testimonia il ruolo di primo piano di Bologna etrusca, costituendo, quindi, l’ideale appendice al percorso di visita dell’esposizione temporanea. Accompagna la mostra il catalogo Electa con saggi introduttivi di Giuseppe Sassatelli, Vincenzo Bellelli, Roberto Macellari, Marco Rendeli, Alain Schnapp e Giuseppe Maria Della Fina; saggi dedicati alle singole sezioni di mostre; un approfondimento sui musei etruschi italiani e un importante apparato di schede dedicate alle opere in mostra.

Durante il periodo della sospensione di apertura, l’esplorazione dei temi della mostra è proseguita online con iniziative digitali. Sulla pagina Facebook del museo civico Archeologico sono state presentate notizie e curiosità relative al mondo affascinante degli Etruschi e ai reperti esposti, mentre per il canale YouTube del museo Giuseppe Sassatelli, docente universitario e membro del comitato scientifico, ha curato un’introduzione al percorso espositivo.

L’archeologa Laura Minarini del museo civico Archeologico di Bologna nel video di Lepida.Tv

Nell’ambito del festival multimediale #laculturanonsiferma promosso dall’assessorato alla cultura e paesaggio della Regione Emilia-Romagna e coordinato dall’Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna, Lepida TV ha inoltre prodotto un documentario video alla scoperta della mostra con le archeologiche del museo Laura Minarini e Marinella Marchesi, trasmesso in diretta streaming sulla piattaforma digitale http://www.lepida.tv e sul canale 118 del digitale terrestre. Clicca qui per vedere il video.

“Etruschi- Viaggio nelle terre dei Rasna”: apre a Bologna la grande mostra che con 1400 oggetti conduce i visitatori alla scoperta degli etruschi in un vasto territorio compreso tra le nebbiose pianure del Po fino all’aspro Vesuvio: insediamenti, urbanizzazione, gestione e modello economico differenti con una sola cultura, quella etrusca

La locandina della mostra “Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna” al museo Archeologico di Bologna dal 7 dicembre 2019 al 24 maggio 2020

Siete pronti per partire per un viaggio nello spazio e nel tempo alla scoperta degli Etruschi? Bene, allora ci siamo. A Bologna sabato 7 dicembre 2019, al museo civico Archeologico, apre la mostra “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna” (fino al 24 maggio 2020), promossa e progettata da Istituzione Bologna Musei – Museo Civico Archeologico, in collaborazione con la Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche dell’università di Bologna, e realizzata da Electa. Il progetto scientifico è a cura di Laura Bentini, Anna Dore, Paola Giovetti, Federica Guidi, Marinella Marchesi, Laura Minarini (Istituzione Bologna Musei, Museo Civico Archeologico) e Elisabetta Govi, Giuseppe Sassatelli (Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche dell’università di Bologna). Il progetto di allestimento è a cura di PANSTUDIO. Il catalogo della mostra è a cura di Electa.

La sezione Etrusca del museo civico Archeologico di Bologna (foto Matteo Monti / musei civici Bologna)

Non c’è migliore metafora di quella del viaggio per spaziare in un vasto territorio compreso tra le nebbiose pianure del Po fino all’aspro Vesuvio, attraverso paesaggi appenninici e marini, lungo strade e corsi fluviali. A distanza di 20 anni dalle grandi mostre di Bologna e Venezia, il museo civico Archeologico di Bologna presenta “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna”: un ambizioso progetto espositivo dedicato alla civiltà etrusca, in cui saranno riuniti circa 1400 oggetti provenienti da 60 musei ed enti italiani e internazionali in dialogo con la ricchissima collezione etrusca del museo stesso. L’esposizione condurrà i visitatori in un itinerario attraverso le terre degli Etruschi e mostrerà come non esista una sola Etruria, ma molteplici territori che hanno dato esiti di insediamento, urbanizzazione, gestione e modello economico differenti nello spazio e nel tempo, tutti però sotto l’egida di una sola cultura, quella etrusca.

Vaso biconico della seconda metà dell’VIII sec. a.C. dalla Tomba 74 di Monte Vetrano, conservato nel museo Archeologico nazionale di Pontecagnano (foto Sabap-Sa)

La prima parte del percorso offre un momento di preparazione al viaggio: saranno le semplici forme dei vasi biconici degli albori della storia etrusca a dare il via al racconto, a cui si affiancheranno le tombe con i primi segni di differenziazione sociale e le prime importazioni dal bacino del mediterraneo, indice della creazione di una solida rete di scambi.

Il corredo della tomba delle hydriae di Meidias della pPrima metà V sec. a.C., conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto Polo Museale della Toscana)

La mostra prosegue introducendo il tempo delle aristocrazie potenti, ricche e guerriere. Si assisterà poi alla nascita delle città, esemplificate dai templi e dalle loro decorazioni architettoniche, contemplando il fiorire di una ideologia funeraria che guarda al mondo greco e si avvale di oggetti di straordinaria bellezza, come quelli provenienti dalla tomba delle hydriae di Meidias. Vedremo sorgere a nuova grandezza le aree periferiche poste ai margini del cuore etrusco d’Italia, per poi assistere al lento e inevitabile declino di un popolo nel confronto con Celti, Sanniti e Romani. L’ultima e più consistente parte della mostra è affidata alla volontà di mettersi in viaggio del visitatore, attraverso paesaggi sempre diversi che incorniciano la nascita delle principali realtà etrusche.

Lo scarabeo dorato (VII sec. a.C.) dalla Tomba dello Scarabeo a Vulci (foto Sabap-Etruria Meridionale)

L’Etruria meridionale. Tarquinia, Veio, Cerveteri, Pyrgi e Vulci, ovvero le città messe in luce per esemplificare i nuovi rinvenimenti archeologici, come la tomba della sacerdotessa di Tarquinia, i materiali votivi dal santuario- emporio di Pyrgi, la tomba dello scarabeo dorato da Vulci.

Antefissa policroma a volto gorgonico della fine del VI secolo a.C., proveniente da Capua, Fondo Patturelli, e conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

L’Etruria campana. Tra i centri in esame per questo territorio dove i popoli si incontrano e le culture si mescolano, accanto a Pontecagnano, Capua, Nola, anche Pompei con le sue coloratissime decorazioni templari, che rivendica in mostra le sue origini preromane.

Lo scavo della Tomba ! (II-I sec. a.C.) in località Elce a Perugia (foto Sabap)

L’Etruria interna: quella attraversata dal Tevere, quella di Orvieto, Perugia, Chiusi e Cortona. Ed è dalla città di Volsinii, come gli Etruschi chiamavano Orvieto, che arriva in mostra una delle scoperte archeologiche più importanti degli ultimi anni: il fanum Voltumnae, santuario federale di tutti gli Etruschi ricordato dalle fonti letterarie, è oggi una realtà anche archeologica.

Stele di Avile Tite con iscrizione) (560-550 a.C.) da Volterra, conservata al museo Etrusco Guarnacci (fotro Sabap-Pi-Li)

L’Etruria settentrionale. Da Populonia provengono alcune delle novità più interessanti della mostra, come l’importante sepoltura bisoma di bambini in pithos, databile al IX secolo, o il deposito delle armi rinvenuto sulla spiaggia di Baratti (V-IV sec. a.C.), mentre icentri disposti dalla costa tirrenica fino alla dorsale appenninica si rivelano attraverso importanti monumenti in pietra come la stele di Avile Tite.

Scavo della tomba 142 (VII sec. a.C.) nella necropoli scoperta in via Belle Arti a Bologna (foto Sabap-Bo)

L’Etruria padana. Un ampio territorio che a partire dalla appenninica Verucchio, terra dei signori dell’ambra, e dalla “nuova città” di Marzabotto giunge fino al mare adriatico (Spina e Adria) e alle realtà della pianura occidentale (Emilia Occidentale e Mantova) , passando per Felsina, la Bologna etrusca che le fonti antiche chiamano Princeps Etruriae, per sottolinearne l’importanza e la nascita antichissima. È da Bologna che vengono i rinvenimenti eccezionali della tomba 142 della necropoli di via Belle Arti con un corredo di suppellettili in legno la cui conservazione rappresenta una novità e una eccezionale rarità per il panorama archeologico bolognese.

Buon compleanno Classis! Il 1° dicembre si festeggia con la presentazione della Guida di Classis, edita da Skira. Previsti biglietti ridotti e visite guidate animate

La copertina della Giuda di Classis Ravenna, museo della Città e del Territorio, edita da Skira

Buon compleanno Classis! È già passato un anno dall’apertura, il 1° dicembre 2018, del museo Classis Ravenna Il Museo della Città e del Territorio, e per celebrare questa importante ricorrenza, la Fondazione RavennAntica organizza un ricco programma di iniziative, che culmineranno domenica 1° dicembre 2019 con la presentazione della guida di Classis, che nasce come strumento necessario e complementare alla visita del museo, al suo allestimento innovativo, ai documenti e alle opere in esso esposti. Edita da Skira e a cura di Giuseppe Sassatelli e Fabrizio Corbara, la guida vede i contributi di Chiara Pizzirani, Giuseppe Lepore, Fabrizio Corbara, Isabella Baldini, Andrea Augenti, Enrico Cirelli, Rossano Novelli, Claudio Cornazzani, Andrea Mandara e Francesca Pavese. Classis Ravenna Il Museo della Città e del Territorio è un museo completamente nuovo, in cui la storia della città e del suo territorio è raccontata in modo succinto, ma con un approccio unitario e globale. “Questa guida – spiega Sassatelli – riproduce la struttura espositiva, organizzata attorno a quella che abbiamo chiamato la cronologia, ovvero la lunga storia delle principali fasi della storia della città: a partire dall’età preromana, quando Etruschi e Umbri si unirono per guadagnare il controllo del porto marittimo e del territorio interno; passando all’epoca romana, quando il porto divenne la sede della flotta imperiale; e di lì a quando Ravenna divenne la capitale dell’Impero Romano d’Occidente, sede del regno di Teodorico; e infine, in seguito alla conquista di Giustiniano, quando la città conobbe la straordinaria fase bizantina, fino alla conquista longobarda”. Accanto a questa linea del tempo, alcuni focus tematici: “Ravenna e il mare”, la basilica di San Severo, “Pregare a Ravenna” (chiese e i luoghi di culto) e “Abitare a Ravenna” (edilizia abitativa).

Una sala di Classis Ravenna museo della Città e del Territorio (foto Graziano Tavan)

La presentazione della guida di Classis domenica 1° dicembre 2019, alle 11, nella sala conferenze di Classis e sarà curata dal direttore del mensile di Archeo, Andreas Steiner, e dal presidente di RavennAntica, Giuseppe Sassatelli. Sempre domenica 1° dicembre, alle 16, la sezione didattica di RavennAntica propone la visita animata “Viaggio in un passato multietnico. Percorso alla scoperta di Ravenna, città cosmopolita, crocevia di comunità differenti”, per bambini dai 6 agli 11 anni. Inoltre fino a domenica 1° dicembre è previsto l’ingresso ridotto a 5 euro (anziché 7) per tutti. Durante questa settimana, a coloro che visiteranno il museo Classis Ravenna, unitamente al biglietto, sarà consegnato anche un ingresso valido per visitare la mostra “Picasso. La sfida della ceramica” allestita al Mic di Faenza o un ingresso valido per visitate il museo del Delta Antico di Comacchio (il numero dei biglietti è limitato). Questa iniziativa è stata resa possibile grazie a un accordo siglato da RavennAntica con le due importanti istituzioni culturali del territorio, che si aggiungono alle convenzioni stipulate con il museo Archeologico nazionale di Napoli e i Parchi Val di Cornia, con le quali RavennAntica ha organizzato la mostra temporanea “Tessere di mare”, tuttora in corso. Info e prenotazioni: 0544473717.

Pronto il calendario del ciclo di incontri “…comunicare l’archeologia…” del gruppo archeologico bolognese: dalla grotta di Fumane agli scavi in Oman a un report sull’Antico Egitto, dal museo Classis alla villa dei mosaici di Spello, dal Lupus Italicus ai Pelasgi

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Nove incontri per “…comunicare l’archeologia…”: è quanto si propone il Gruppo archeologico bolognese con il tradizionale ciclo di conferenze del primo semestre 2019 che spazierà dall’arte paleolitica alla paleontologia, dai nuovi musei archeologici ai risultati delle missioni archeologiche in Oman, dai collegamenti transappenninici ai segreti dei pelasgi, prevedendo anche per questa primavera escursioni con visite guidate a grandi mostre archeologiche in collaborazione con Insolita Itinera – Viaggi nella storia e nel paesaggio. Il Gruppo archeologico bolognese, costituito nel 1991, aderisce – lo ricordiamo – ai Gruppi Archeologici d’Italia, in collaborazione con i quali sono promosse campagne di ricerca, scavi e ricognizioni d’interesse nazionale, alle quali è dedicata soprattutto la stagione estiva, in collaborazione con le competenti Soprintendenze Archeologiche. Da anni il Gabo collabora con il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto, il museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena e il museo della Civiltà Villanoviana (Muv) di Castenaso (Bo). Tutti gli incontri si tengono il martedì alle 21 al centro sociale “G. Costa”, in via Azzo Gardino 48 a Bologna.

Classis Ravenna, il nuovo museo della Città e del Territorio, aperto nell’ex Zuccherificio

Lo “sciamano” dalla Grotta di Fumane

Si inizia martedì 12 febbraio 2019, con il prof. Giuseppe Sassatelli, già professore ordinario di Etruscologia e Antichità Italiche all’università di Bologna, come presidente di RavennAntica presenta il nuovo gioiello gestito dalla Fondazione: “Classis-Ravenna: Museo della città e del territorio. Un itinerario archeologico per raccontare la storia” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/11/30/lattesa-e-finita-sabato-1-dicembre-classis-ravenna-museo-della-citta-e-del-terrirorio-scrigno-della-memoria-del-territorio-apre-le-porte-nellex-zuccherificio-impo/). E pochi giorni dopo, sabato 16 febbraio 2019, il Gabo promuove una gita a Classe alla scoperta del nuovo museo, accompagnati dall’archeologa Erika Vecchietti. Il ciclo di conferenze riprende martedì 26 febbraio 2019, con “La grotta di Fumane: sulle tracce degli antenati tra la Valpolicella e i monti Lessini” presentata dall’ archeologa Maria Longhena che sabato 13 aprile 2019 accompagnerà gli appassionati del Gabo in gita a Fumane (Vr).

Lo scavo del sito di Ras al-Hadd in Oman della missione archeologica dell’università di Bologna

Il manifesto della mostra “Annibale. Un mito mediterraneo” a Palazzo Farnese di Piacenza dal 16 dicembre 2018 al 17 marzo 2019

Quattro gli incontri in marzo. Martedì 5 marzo 2019, Gabriele Nenzioni, direttore del museo della Preistoria di San Lazzaro di Savena (Bo); Elisabetta Cilli, dei Laboratori di Antropologia Fisica e Dna Antico, dipartimento Beni Culturali dell’università di Bologna (sede di Ravenna), e Davide Palumbo, di Biosfera Itinerari Porretta Terme (Bo), ci faranno scoprire “Il lupo che venne dal freddo: dai reperti dell’ex Cava Filo l’origine del lupo italiano (Canis Lupus Italicus)”. Sabato 9 marzo 2019, viaggio a Piacenza per la mostra “Annibale. Un mito mediterraneo” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/12/11/annibale-un-mito-mediterraneo-a-piu-di-duemila-anni-dalla-disfatta-alla-trebbia-alle-porte-di-piacenza-delle-legioni-romane-ad-opera-dei-cartaginesi-annibale-torna-a-piacenza-co/) con le archeologhe Erika Vecchietti e Maria Longhena. Durante la gita soste a Vigoleno e alla chiesa abbaziale e rotonda di S. Giovanni di Vigolo Marchese. Martedì 12 marzo 2019, l’archeologa Erika Vecchietti illustrerà “La Villa dei Mosaici di Spello” che a fine mese, sabato 30 e domenica 31 marzo 2019 sarà inserita nel programma delle visite della gita a Spoleto e Spello. Martedì 19 marzo 2019, Maurizio Cattani, professore associato all’università di Bologna, docente di Preistoria e Protostoria, presenta “Nuove indagini e ricerche dagli scavi archeologici di UniBo in Oman”. Chiude gli incontri del mese, martedì 26 marzo 2019, Claudio Busi, cultore di storia, documentarista e viaggiatore, con un report di viaggio in Egitto e la proiezione del documentario “I fotografi dei faraoni”.

Mura megalitiche ad Arpino, nel Lazio

In aprile, interessato dal lungo ponte di Pasqua-25 Aprile-1° Maggio, due soli incontri: martedì 9 aprile 2019, Giuseppe Rivalta, antropologo, biospeleologo e viaggiatore, percorrerà “Le vie transapenniniche nell’antichità”. E martedì 16 aprile 2019, si affronta “La questione pelasgica. Le mura ciclopiche nel Lazio meridionale”, con l’archeologa Erika Vecchietti, che poi accompagnerà il gruppo alla scoperta del Lazio meridionale nel viaggio prevista dal 18 al 23 giugno 2019. Il ciclo “…comunicare l’archeologia…” del primo semestre 2019 chiude martedì 14 maggio, con l’archeologa Daniela Ferrari che intratterrà il pubblico su “I colori del potere”.

L’attesa è finita: sabato 1° dicembre Classis Ravenna – Museo della Città e del Terrirorio, scrigno della memoria del territorio, apre le porte nell’ex Zuccherificio, importante recupero di archeologia industriale. Oltre 600 reperti in 2600 metri quadrati

Classis Ravenna, il nuovo museo della Città e del Territorio, aperto nell’ex Zuccherificio

Il logo del nuovo museo Classis Ravenna

“Ci siamoooooo, l’attesissima data dell’inaugurazione è arrivata! Sabato 1° dicembre 2018 alle 10.30 si apriranno le porte di Classis Ravenna – Museo della Città e del Territorio”. Esultano alla Fondazione Ravenna Antica, cui il Comune ha demandato la realizzazione e la gestione del nuovo museo, insieme a quelle dell’Antico Porto, della Basilica di Sant’Apollinare e, nel cuore di Ravenna, della Domus dei Tappeti di Pietra, il museo TAMO e la Cripta Rasponi. E ne hanno ben donde. Gli spazi dell’ex Zuccherificio di Classe riprenderanno vita trovando una nuova funzione, come scrigno della memoria più importante della nostra città, punto culturale di riferimento per chiunque voglia conoscere compiutamente la storia di Ravenna, dai primi insediamenti alla civiltà etrusca, poi al ruolo importante della città in epoca romana quindi a Ravenna Capitale dell’Esarcato Bizantino. Sabato 1° dicembre 2018 è un importante appuntamento, molto atteso e rivolto a tutta la cittadinanza: una grande festa alla quale sono invitati a partecipare tutti i cittadini che potranno entrare gratuitamente dalle 10.30 alle 17 (ultimo ingresso alle 16.30). A partire da domenica 2 dicembre 2018, e tutti i giorni della settimana, il museo sarà aperto dalle 10 alle 18.

Dall’ex zuccherificio al nuovo museo, da area degradata a biglietto da visita di Ravenna

“Classis Ravenna sarà il punto di partenza necessario per ogni visita. Non solo alla contigua area archeologica dell’antico Porto di Classe, ma verso l’intera città”, annuncia Giuseppe Sassatelli, presidente della Fondazione Ravenna Antica. “Attraverso materiali archeologici il cui valore intrinseco viene esaltato dall’essere proposto in un’ottica unitaria, nonché supportato dai più moderni ausili tecnologici, qui si potranno rivivere tutti gli snodi principali della storia del territorio, dalla preistoria all’antichità romana, dalle fasi gota e bizantina all’alto Medio Evo”. Il museo Classis Ravenna rappresenta, a livello nazionale, il più importante intervento di recupero di archeologia industriale volto alla realizzazione di un contenitore culturale. E l’assessore alla Cultura, Elsa Signorino: “Classis Ravenna non sarà un semplice “contenitore di materiali”, ma sarà anche un attivo centro di ricerca e formazione di altissimo profilo. Qui ampi laboratori per lo studio e per il restauro consentiranno a docenti e studenti dell’Università di svolgere le loro attività nell’ambito dei loro percorsi formativi e di ricerca. Il nuovo museo permetterà la conoscenza e la valorizzazione dell’intero patrimonio storico archeologico del territorio attraverso un percorso espositivo innovativo, affascinante e rigoroso capace di coinvolgere e di emozionare i visitatori. Come tutti i musei contemporanei svilupperà una molteplicità di funzioni: attività espositiva, di studio e ricerca, laboratori didattici, laboratori di inclusione digitale per la sperimentazione di start-up innovative. Il tutto con una forte vocazione al territorio”.

Rendering dell’allestimento dell’ingresso del nuovo museo “Classis Ravenna”

L’archeologo Andrea Carandini, coordinatore del comitato scientifico del museo Classis Ravenna

Sotto le imponenti campate, l’area espositiva si svilupperà su 2600 metri quadrati. Tutto intorno, un’oasi verde di 150mila mq. “Da qui, si possono facilmente raggiungere altri gioielli ravennati. Innanzitutto la contigua Basilica di Sant’Apollinare, ma anche l’Antico Porto, gli scavi di San Severo e tutta la zona ambientale a sud di Classe, dalla pineta all’Ortazzo e l’Ortazzino oggetto”, anticipa il sindaco di Ravenna Michele de Pascale, di un progetto di riqualificazione, così come sta avvenendo per la stazione ferroviaria cresciuta a servizio dell’ex Zuccherificio”. La progettazione del nuovo Classis Ravenna è stata affidata all’architetto Andrea Mandara che ha operato al servizio di un comitato scientifico di assoluto prestigio, coordinato dal professor Andrea Carandini. La linea del tempo, che segna il percorso di visita a Classis Ravenna, avrà naturalmente negli oltre 600 reperti il perno della narrazione, che va dall’epoca preromana all’anno Mille. Alcune volte saranno elementi singoli di particolare valore e importanza ad avere il ruolo di protagonisti; altre volte saranno gruppi ampi di oggetti, come nel caso del porto di Classe, che può essere illustrato ampiamente grazie alle centinaia di reperti rinvenuti negli ultimi scavi. Gli oggetti della vita quotidiana (anfore, ceramiche, monete) troveranno uno spazio adeguato, accanto ai materiali più significativi dal punto di vista artistico (statue, mosaici ed altro). In questa maniera sarà possibile articolare un racconto che consideri tutte le sfere della comunità e le differenti fasce sociali presenti in città e nel territorio. Sulla linea del tempo si innestano alcune di “aree di approfondimento” su temi specifici, di grande interesse. Una particolare attenzione è dedicata agli apparati didattici e illustrativi, con ampio ricorso a ricostruzioni grafiche e tridimensionali, filmati, plastici e altri strumenti.

“Verso Classis Ravenna: storie tra terra e mare”: quattro incontri su quattro momenti fondamentali della storia della città per avvicinarsi al meglio all’apertura il 1° dicembre del nuovo museo “Classis Ravenna”

A Ravenna ciclo di incontri “Classis Ravenna. Storie tra terra e mare”

Quattro incontri per avvicinarsi al meglio all’evento del 1° dicembre 2018: l’inaugurazione di Classis Ravenna, il nuovo museo della Città e del Territorio di Ravenna (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/10/28/il-1-dicembre-nellex-zuccherificio-apre-classis-ravenna-nuovo-museo-della-citta-e-del-territorio-a-un-passo-dallantico-porto-e-la-basilica-di-s-apollinare/). “Ravenna è una città complessa, crocevia di popoli e di storie”, dichiara il presidente Giuseppe Sassatelli, “e l’intento di Classis Ravenna – Museo della Città e del Territorio è proprio quello di raccogliere queste storie in un unico, affascinante percorso. Abbiamo quindi pensato, nelle settimane precedenti l’inaugurazione, di organizzare quattro incontri, aperti alla cittadinanza, per approfondire quattro momenti fondamentali della storia della città, che costituiranno altrettante sezioni del museo”. Saranno quattro docenti dell’università di Bologna a condurre gli appuntamenti, a suggellare il rapporto che da sempre lega RavennAntica all’ambiente universitario. Il ciclo “Verso Classis Ravenna: storie tra terra e mare”, a ingresso libero alla Casa Matha di Ravenna, il martedì sempre alle 17.30, inizia martedì 30 ottobre 2018: protagonista Giuseppe Sassatelli, presidente della Fondazione RavennAntica e docente ordinario di Etruscologia e Archeologia Italica all’università di Bologna, su “Le origini: storia e leggenda. Ravenna tra Etruschi e Umbri”. Si prosegue martedì 6 novembre 2018 con “Ravenna romana. Una palude, una flotta, una città” a cura del professor Giuseppe Lepore, docente di Archeologia Classica all’università di Bologna; terzo appuntamento martedì 13 novembre 2018: Enrico Cirelli, docente di Archeologia medievale all’università di Bologna interviene su “Ravenna Bizantina. Guardando ad Oriente”; il ciclo chiude martedì 20 novembre 2018 con “La Ravenna dei Goti. Centro del potere e crocevia dei commerci” a cura del professor Andrea Augenti, docente di Archeologia medievale all’Università di Bologna.

Il 1° dicembre nell’ex Zuccherificio apre “Classis Ravenna”, nuovo museo della Città e del Territorio a un passo dall’Antico Porto e la basilica di S. Apollinare, per conoscere la storia di Ravenna, dagli etruschi all’esarcato bizantino

L’ex Zuccherificio dal 1° dicembre 2018 ospiterà “Classis Ravenna” il nuovo museo della Città e del Territorio di Ravenna

Il logo del nuovo museo Classis Ravenna

Da luogo esecrato come simbolo di degrado sociale a biglietto da visita di Ravenna e della sua illustre storia antica. Stiamo parlando dell’ex Zuccherificio di Classe che dal 1° dicembre 2018, con la sua trasformazione in museo della Città e del Territorio, denominato con l’antico nome di “Classis Ravenna”, sarà il punto culturale di riferimento per chiunque voglia conoscere compiutamente la storia di Ravenna, dai primi insediamenti alla civiltà etrusca, poi al ruolo importante della città in epoca romana quindi a Ravenna Capitale dell’Esarcato Bizantino. “Classis Ravenna sarà il punto di partenza necessario per ogni visita. Non solo alla contigua area archeologica dell’antico Porto di Classe, ma verso l’intera città”, annuncia Giuseppe Sassatelli, presidente della Fondazione Ravenna Antica, cui il Comune ha demandato la realizzazione e la gestione del nuovo museo, insieme a quelle dell’Antico Porto, della Basilica di Sant’Apollinare e, nel cuore di Ravenna, della Domus dei Tappeti di Pietra, il museo TAMO e la Cripta Rasponi. “Attraverso materiali archeologici il cui valore intrinseco viene esaltato dall’essere proposto in un’ottica unitaria, nonché supportato dai più moderni ausili tecnologici, qui si potranno rivivere tutti gli snodi principali della storia del territorio, dalla preistoria all’antichità romana, dalle fasi gota e bizantina all’alto Medio Evo”. L’investimento che il Comune, con il Mibact, la Regione e la locale Fondazione Cassa di Risparmio hanno messo in campo per il recupero e la nuova destinazione del complesso di Classe, supera i 21 milioni di euro. La progettazione del nuovo “Classis Ravenna” è stata affidata all’arch. Andrea Mandara che ha operato al servizio di un comitato scientifico di assoluto prestigio, coordinato dal prof. Andrea Carandini.

Dall’ex zuccherificio al nuovo museo, da area degradata a biglietto da visita di Ravenna

Accade all’area dell’ex Zuccherificio di Classe, a pochi passi dalla Basilica di Sant’Apollinare, tra i tesori massimi di Ravenna. Qui, nei primi decenni del secolo scorso, 600 operai trasformavano tonnellate di barbabietole in montagne di zucchero che, per nave e ferrovia, raggiungevano l’Italia e l’Europa. Poi il declino, e nel 1962 la chiusura. E, con l’abbandono della produzione, i grandi fabbricati divennero ricettacolo di ogni emarginazione. Data gli anni ’90 l’idea di trasformare un enorme problema in una fondamentale risorsa per il futuro di Ravenna. Sotto le imponenti campate, l’area espositiva si svilupperà su 2800 metri quadrati. Tutto intorno, un’oasi verde di un ettaro e mezzo. “Da qui, si possono facilmente raggiungere altri gioielli ravennati. Innanzitutto la contigua basilica di Sant’Apollinare, ma anche l’Antico Porto, gli scavi di San Severo e tutta la zona ambientale a sud di Classe, dalla pineta all’Ortazzo e l’Ortazzino oggetto”, anticipa il sindaco di Ravenna Michele de Pascale, “di un progetto di riqualificazione, così come sta avvenendo per la stazione ferroviaria cresciuta a servizio dell’ex Zuccherificio”.

Rendering dell’allestimento dell’ingresso del nuovo museo “Classis Ravenna”

La linea del tempo, che segna il percorso di visita a “Classis Ravenna”, avrà naturalmente nei reperti originali il perno della narrazione. Alcune volte saranno elementi singoli di particolare valore e importanza a avere il ruolo di protagonisti; altre volte saranno gruppi ampi di oggetti, come nel caso del porto di Classe, che può essere illustrato ampiamente grazie alle centinaia di reperti rinvenuti negli ultimi scavi. Gli oggetti della vita quotidiana (anfore, ceramiche, monete) troveranno uno spazio adeguato, accanto ai materiali più significativi dal punto di vista artistico (statue, mosaici ed altro). In questa maniera sarà possibile articolare un racconto che consideri tutte le sfere della comunità e le differenti fasce sociali presenti in città e nel territorio. Sulla linea del tempo si innestano alcune di “aree di approfondimento” su temi specifici, di grande interesse. Una particolare attenzione è dedicata agli apparati didattici ed illustrativi, con ampio ricorso a ricostruzioni grafiche e tridimensionali, filmati, plastici ed altri strumenti. “Classis Ravenna”, sottolinea l’assessore alla Cultura, Elsa Signorino, “non sarà un semplice “contenitore di materiali”, ma sarà anche un attivo centro di ricerca e formazione di altissimo profilo. Qui ampi laboratori per lo studio e per il restauro consentiranno a docenti e studenti dell’università di svolgere le loro attività nell’ambito dei loro percorsi formativi e di ricerca. Il nuovo museo permetterà la conoscenza e la valorizzazione dell’intero patrimonio storico archeologico del territorio attraverso un percorso espositivo innovativo, affascinante e rigoroso capace di coinvolgere e di emozionare i visitatori. Come tutti i musei contemporanei svilupperà una molteplicità di funzioni: attività espositiva, di studio e ricerca, laboratori didattici, laboratori di inclusione digitale per la sperimentazione di start-up innovative. Il tutto con una forte vocazione al territorio”.

Al museo Archeologico nazionale di Ferrara la presentazione degli Atti del convegno “Spina- Neue Perspektiven archaeologischen Erforshcung / Nuove prospettive della ricerca archeologica” (Zurigo, 2012): un libro di grande importanza per la conoscenza dell’antica città di Spina

La copertina del volume sugli Atti del convegno di Zurigo “Spina- Neue Perspektiven archaeologischen Erforshcung / Nuove prospettive della ricerca archeologica”

A sei anni dal convegno “Spina- Neue Perspektiven archaeologischen Erforshcung / Nuove prospettive della ricerca archeologica”, tenutosi a Zurigo il 4 e 5 maggio 2012, il museo Archeologico nazionale di Ferrara presenta gli Atti del Convegno di Zurigo, solo recentemente pubblicato (2017) dopo la lunga gestazione richiesta dall’importanza dei temi trattati, “un libro di grande importanza per la conoscenza dell’antica città di Spina”, sottolinea il direttore del Polo Museale dell’Emilia-Romagna Mario Scalini.

Le ricche necropoli della città di Spina furono scoperte nel 1922

La città etrusca di Spina sul bordo meridionale dell’attuale delta del fiume Po è stata a lungo oggetto di ricerca per le necropoli scoperte nel 1922 e scavate successivamente. Le loro parecchie migliaia di tombe contenevano uno dei più grandi complessi di reperti di ceramica attica in tutto il Mediterraneo. Dal 2007, nell’ambito di un progetto di ricerca internazionale, il centro storico della città è stato esplorato in termini di urbanistica, architettura residenziale, spazio naturale, stratigrafia e cronologia assoluta, i cui ricchi risultati sono contenuti per la prima volta in 15 articoli negli Atti del convegno di Zurigo. Questi studi riguardano la fase ellenistica e la produzione di sale evaporativo a Spina, le strutture del IV secolo a.C., le prospettive future della ricerca, il contesto geo-archeologico e la stratigrafia dell’insediamento etrusco, l’evidenza paleobotanica, la tecnica costruttiva e la vita di tutti i giorni. nelle case in legno e in rovere del VI-IV secolo e nei tipi di ceramica grezza e fine.

Le sale dedicate alle necropoli di Spina nel museo Archeologico nazionale di Ferrara

L’appuntamento al museo Archeologico nazionale di Ferrara giovedì 13 settembre 2018, alle 16, per la presentazione degli Atti del Convegno. Dopo i saluti di Mario Scalini, direttore del Polo Museale, e del direttore del museo Archeologico Paola Desantis, intervengono Luigi Malnati, soprintendente emerito della soprintendenza Archeologica dell’Emilia Romagna; Cristina Ambrosini, soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città Metropolitana di Bologna e per le Province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara; Giuseppe Sassatelli, professore ordinario di Etruscologia e Archeologia Italica; Christoph Reusser, professore ordinario di Archeologia Classica all’università di Zurigo. L’iniziativa è realizzata con la collaborazione del Gruppo Archeologico Ferrarese.

L’Antico Porto di Classe al chiaro di luna: per due mesi il parco archeologico Antico porto di Classe (Ravenna) animato con visite guidate, concerti, food- truck, laboratori per bambini, conversazioni, degustazioni dell’antica cucina romana, anteprime del museo Classis Ravenna che apre a dicembre

La magia del parco archeologico dell’Antico Porto di Classe (Ravenna) al calar del sole

“Antico Porto al chiaro di luna” è la rassegna estiva che torna ad animare il Parco Archeologico Antico Porto di Classe (Ravenna) dal 2 Luglio al 2 Settembre 2018 con visite guidate, concerti, food- truck, laboratori per bambini, conversazioni, degustazioni dell’antica cucina romana e molto altro ancora! Tutti gli eventi della rassegna saranno un’anticipazione di “CLASSIS Ravenna. Museo della Città e del Territorio”, il nuovo museo che aprirà il 1° dicembre 2018, dando vita a un vero e proprio nuovo circuito archeologico della città. “Classis Ravenna sarà il punto di partenza necessario per ogni visita a Ravenna. Non solo al Circuito Classe, dalla contigua Basilica all’Antico Porto, ma verso l’intera città”, annuncia Giuseppe Sassatelli, presidente della Fondazione Ravenna Antica, cui il Comune ha demandato la realizzazione e la gestione del nuovo Museo. “Attraverso materiali archeologici il cui valore intrinseco viene esaltato dall’essere proposto in un’ottica unitaria qui si potranno rivivere tutti gli snodi principali della storia del territorio, dalla preistoria all’antichità romana, dalle fasi gota e bizantina all’alto Medio Evo”. Ecco, allora, facilmente individuato il filo conduttore di una rassegna estiva che giunge alla sua tredicesima edizione e che, come sempre, si avvarrà di numerose collaborazioni messe in campo per la costruzione di un programma realmente ricco e versatile. Dalle suggestioni in musica e danza con Associazione Cantieri e Istituto Musicale Verdi, alle conversazioni sulle grandi civiltà del mare con studiosi e docenti dell’Università di Bologna, dalle grandi elaborazioni drammaturgiche del Ravenna Festival alla musica jazz e pop del Moog Slow Bar e del Teatro Socjale di Piangipane, senza dimenticare il Festival del Cinema Archeologico realizzato in collaborazione con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm, le degustazioni di cibi antichi a cura di Claudio Cavallotti e le numerose serate dedicate ai più piccoli.

L’Acchiugainviaggio di Matteo Salbaroli all’Antico Porto di Classe

Una delle novità di questa edizione saranno i Food Truck! A partire dalle 19, sui famosi camioncini del cibo da strada, abili cuochi prepareranno sul momento specialità gastronomiche regionali e piatti tipici di street food. Alternandosi nelle varie serate potrete assaporare i cappelletti di Casa Spadoni, le birre artigianali e le stuzzicherie del MOOG Slow Bar, i vini e i piatti a km zero di Vino al Vino Street, le delizie del mare dello chef stellato Matteo Salbaroli de L’Acciugainviaggio e le buonissime piadine Gourmet dell’Imprevisto food project!

Due mesi di eventi all’Antico Porto di Classe per l’estate 2018

La serata inaugurale del 2 luglio 2018 è stata un omaggio al mitico ’68 e alla rivoluzione culturale giovanile che proprio quest’anno celebra il suo cinquantenario. Per rievocare le musiche, le parole e l’atmosfera di un’epoca che si è fatta mito si sono esibiti in concerto The Windstones con il loro repertorio da summer of love e atmosfere beat e rock proponendo brani dei Beatles, Rolling Stones e i classici italiani degli anni ‘60. Martedì 3 Luglio 2018, invece, il Parco si immergerà in un’atmosfera magica con Invito alla Danza. Danzando Verso Classis. A partire dalle 18 all’interno del sito archeologico si realizzeranno delle performance di danza in collaborazione con Cantieri Danza e il coinvolgimento delle scuole di danza e i gruppi informali del territorio: Passi di danza, Ravenna Ballet Studio, Beat Ballet, OFFicina delle ARTi, Centro Professionale Danza, La Torre fitness group, Idea Danza, Urban Academy, Altunpàs, Paola Ponti e Marcus Circus, Rec Project, Vere Sustanze.

Il duo ravennate Mateo Pozzi e Diego Pasini, in arte Cacao, in scena il 18 luglio

Ma vediamo meglio il programma dell’estate. Mercoledì 4 luglio 2018 spazio alla musica con il Moog Slow Bar che vede protagonisti Max Penombra & Dj Nersone, duo rap di Alessandria composto da Napo e Rico, ispirati a Lucio Dalla e Uochi Tochi, duo dallo stile artistico basato sulla “narrativa rap”. Gli appuntamenti proseguono mercoledì 18 luglio con CACAO, duo ravennate formato da Matteo Pozzi e Diego Pasini e Giacomo Toni e la 900 Band, cinque maestri con un talento da solisti e la capacità di fondersi con il pianoforte del loro frontman, mentre mercoledì 25 luglio sono invece di scena I Camillas, finalisti di Italia’s Got Talent 2015. Il Teatro Socjale di Piangipane propone invece martedì 17 luglio il concerto dei Like Black holes in the sky”, cover band dei Pink Floyd; martedì 24 luglio il cantautore ravennate Giacomo Scudellari con il suo ultimo disco “Lo stretto necessario” ed Emanuelle Sigal con “Table Rase” il suo nuovo album; martedì 31 luglio The Faber’s Social Club, viaggio tra i capolavori di Fabrizio De Andrè; mercoledì 1° agosto Vansconvolti, i migliori pezzi della storia di Vasco Rossi che hanno segnato la scena musicale italiana attraverso gli strumenti e la voce di sei giovani musicisti; martedì 21 agosto è la volta di Martha e i Blue Jacket il rock made in Italy, dai Queen agli Skiantos. Giovedì 2 agosto jazz con contaminazioni etniche, latin e funk con il concerto GB Project: Alessandro Scala (sax), Gilberto Mazzotti (piano), Piero Simoncini (contrabbasso) e Michele Iaia (batteria) con il nuovo album “Magip”.

Mariangela Galatea Vaglio (foto Diego Landi)

Giovedì 5 luglio 2018 il presidente di RavennAntica Giuseppe Sassatelli, inaugura il ciclo di conversazioni “Le grandi civiltà del mare”, in collaborazione con Università degli Studi di Bologna, sul tema “Gli Etruschi tra Mediterraneo ed Europa”. Si prosegue giovedì 12 luglio con Mariangela Galatea Vaglio intervistata dal giornalista Marco Melluso su “La ballerina che conquistò un impero”; giovedì 19 luglio Giovanna Montevecchi intervistata dalla giornalista Annamaria Corrado sulla Vita portuale in età romana. Attività commerciale e flotte militari in collaborazione con il G.R.A. Gruppo Ravennate Archeologico; giovedì 26 luglio Enrico Cirelli intervistato dalla giornalista Elena Nencini racconta “I Goti e la tentazione imperiale”. Tutte le conversazioni, con inizio alle 21, sono precedute, alle 19, dalle visite guidate con incursioni musicali a cura dell’Istituto Musicale G. Verdi.

Martedì 10 e mercoledì 11 luglio 2018, alle 19, è di scena il Ravenna Festival con “Antigone”, drammaturgia, regia e interpretazione di Elena Bucci e Marco Sgrosso in collaborazione con Ravenna Manifestazioni, mentre sabato 14 luglio, sempre alle 19, è in programma Alle porte dei sogni, con la partecipazione di Elena Bucci e Maurizio Bettini. Da lunedì 9 luglio 2018, e per gli otto lunedì successivi fino al 27 agosto, spazio ai più piccoli con Antico Porto for Kids: laboratori, visite guidate animate, spettacoli, caccia al tesoro con le torce rivolti ai bambini dai 7 anni di età.

La rassegna del Cinema Archeologico di Ravenna all’Antico Porto di Classe

Dal 7 al 9 agosto, per gli appassionati di cinema ed archeologia, ma non solo, viene proposta la terza edizione della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Ravenna – Premio Olivo Fioravanti in collaborazione con Archeologia Viva. I documentari, selezionati da Dario Di Blasi, uno dei massimi esperti del settore, presentano paradisi perduti, antiche residenze, sculture faraoniche e miniere di sale per un affascinante viaggio nel passato. Ciascuna delle tre serate vede protagonisti importanti studiosi: martedì 7 agosto Pierfrancesco Callieri, professore di Archeologia e Storia dell’Arte dell’India e dell’Asia Centrale /università di Bologna), presenta le recenti scoperte presso Persepoli; mercoledì 8 agosto Federica Guidi, archeologa (museo Civico ed Archeologico di Bologna) racconta la città romana; giovedì 9 agosto Maurizio Cattani, professore di Preistoria e protostoria (università di Bologna), illustra le recenti scoperte in area romagnola.

Claudio Cavallotti propone “A tavola con gli Antichi”

Visto il grande successo dello scorso anno, venerdì 13 luglio, venerdì 20 luglio, venerdì 3 agosto e venerdì 24 agosto, alle 20 torna A tavola con gli Antichi, conversazioni e degustazioni di pietanze dell’Antica Roma a cura di Claudio Cavallotti, cuoco ed esperto di cucina antica. Durante le serate sarà possibile degustare i menù e le offerte enogastronomiche realizzate in esclusiva da vari food truck che si alterneranno nel corso delle serate: Casa Spadoni con i menù a base di mora romagnola e cappelletti, L’acciuga dello chef Salbaroli con specialità di pesce, Vino al Vino con selezioni di vini e aperitivi a km 0, Soul Kitchen e i suoi burger vintage gourmet, il Moog Slow Bar con le sue rinomate birre artigianali. Le iniziative in programma sono a pagamento. Unica eccezione le tre serate della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Ravenna – premio Olivo Fioravanti (7, 8 e 9 agosto) per le quali l’ingresso è gratuito.