Cortona (Ar). Al MAEC “La Domenica in mostra!” Visite tematiche con l’esperto: Rocchini, Bruschetti, Paolucci, Giulierini, Angori. Uno spazio di racconto, approfondimento e dialogo in occasione della mostra “Gli Etruschi in Olanda. A 40 anni dal Progetto Etrusch”. Ecco il programma
“La Domenica in mostra!” Visite tematiche con l’esperto al museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona – MAEC: ogni domenica il museo diventa uno spazio di racconto, approfondimento e dialogo. In occasione della mostra “Gli Etruschi in Olanda. A 40 anni dal Progetto Etruschi”, il MAEC propone un ciclo di visite guidate tematiche con studiosi ed esperti, pensate per accompagnare il pubblico dentro i temi, le storie e i personaggi che attraversano l’esposizione. Un percorso che intreccia archeologia, collezionismo, viaggi, relazioni internazionali e nuove interpretazioni del mondo etrusco. Visite comprese nel biglietto d’ingresso. Attività gratuita per i residenti.
Il programma. Domenica 25 gennaio 2026, alle 11: Seduzione etrusca: collezionisti, viaggiatori e spie tra Cortona e l’Olanda con Patrizia Rocchini; domenica 1° febbraio, alle 11: La riscoperta degli Etruschi dopo il progetto del 1985 con Paolo Bruschetti; domenica 15 febbraio, alle 11: La collezione Corazzi con Giulio Paolucci; domenica 1° marzo, alle 11: Dai bronzi di Leida ai santuari extraurbani di Cortona con Eleonora Sandrelli; domenica 8 marzo, alle 11: Gli Etruschi, il grifo e una nuova interpretazione con Paolo Giulierini; domenica 15 marzo, alle 11: Collezionisti cortonesi tra Sette e Ottocento con Sergio Angori.
Il MAEC – Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona presenta la mostra “Gli Etruschi in Olanda. A 40 anni dal Progetto Etruschi”, un’esposizione che celebra lo storico legame tra Cortona e la città di Leida, nel segno della cultura etrusca e della collaborazione internazionale. Il progetto espositivo, promosso dal Comune di Cortona e dall’Accademia Etrusca, in collaborazione con il Rijksmuseum van Oudheden di Leida, segna un nuovo capitolo nella valorizzazione del patrimonio archeologico e nella memoria dell’“Anno degli Etruschi” del 1985, un momento chiave nella storia culturale della Toscana e dell’Italia, quando l’archeologia da conoscenza per pochi iniziò un percorso di maggiore condivisione pubblica.
La mostra ripercorre, attraverso cinque sezioni, l’evoluzione del pensiero archeologico e del collezionismo dal Settecento a oggi. Si parte dal “Progetto Etruschi” (1985), per affrontare il crescente interesse per l’archeologia (1727–1826) con la nascita dell’Accademia Etrusca e la riscoperta delle origini. Da qui, nella terza sezione, si giunge in Olanda e quindi alla collezione etrusca di Leida, mediante un viaggio dei reperti cortonesi verso il Rijksmuseum e la storia del collezionismo europeo. Quarta tappa è quella della valorizzazione del patrimonio culturale nazionale con le grandi scoperte archeologiche del territorio cortonese e le collaborazioni internazionali più recenti per concludere sul tema dell’influenza degli Etruschi sull’arte contemporanea, con opere come il Giano di Gino Severini e la “Collezione Statuette Ginori – Progetto Etruschi 1985”.
Il fulcro dell’esposizione è la restituzione temporanea di importanti reperti etruschi della Collezione Corazzi, provenienti dal Rijksmuseum di Leida. Un ritorno simbolico a Cortona, luogo d’origine dei manufatti, che rappresenta un atto di memoria e una nuova forma di cooperazione culturale tra Italia e Paesi Bassi. Come nel 1985, anche questa mostra intende generare partecipazione, dialogo e consapevolezza collettiva sul valore del patrimonio storico e artistico. L’iniziativa anticipa inoltre le celebrazioni per i 300 anni dell’Accademia Etrusca di Cortona (1727–2027).
Vetulonia (Gr). Al museo civico Archeologico “Isidoro falchi” apre la mostra evento “Un Mecenate e i suoi Tesori. La collezione archeologica di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona a Roma” a cura di Simona Rafanelli e Vincent Jolivet con una selezione della collezione archeologica del marchese Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, per la prima volta fuori dalla residenza romana in un dialogo tra Arte Antica e Arte Contemporanea
Bronzi etruschi, terrecotte votive, raffinate ceramiche di produzione etrusca, greca e magno greca, si sveleranno permettendo di ammirare un patrimonio archeologico tanto prezioso quanto sino ad oggi inedito, accompagnando i visitatori in una riflessione che, dal concetto di “Collezione” si estende a quello strettamente complementare di “Museo”, un’evoluzione, semantica e storica, dall’Antiquarium diretto discendente dalla settecentesca “Wunderkammer” o “Camera delle meraviglie”, al Museo dei nostri giorni, a matrice archeologica, ove confluiscono oggetti recuperati attraverso la ricerca scientifica, i quali ricostruiscono rigorosamente il passato dei nostri territori e dei popoli che li hanno abitati. Tutto questo è la mostra evento “Un Mecenate e i suoi Tesori. La collezione archeologica di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona a Roma” che si inaugura sabato 16 agosto 2025, alle 19, al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (Castiglione della Pescaia, Gr) con la quale celebra i 25 anni dalla nascita e la sua ininterrotta attività espositiva partita dal giugno del 2000. L’esposizione, che rimarrà aperta dal 16 agosto 2025 al 9 aprile 2026, porterà a Vetulonia una prestigiosa selezione della collezione archeologica del marchese Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, che per la prima volta esce dalle stanze private della sua residenza romana e si offre all’incontro con il pubblico. È il frutto di un accurato percorso di ricerca coordinato da Simona Rafanelli, direttrice scientifica del museo, e da Vincent Jolivet del Centre National de la Recherche Scientifique di Parigi. Un lavoro che ha permesso, per la prima volta, di svelare al grande pubblico reperti mai usciti finora dalle stanze private del collezionista. In continuità con i progetti espositivi del biennio 2022-2023, la Mostra 2025 si propone di abbattere ancora una volta, nell’idea e nella sua traduzione in percorso espositivo, ogni tipo di barriera spazio-temporale.
La cerimonia di inaugurazione sabato 16 agosto 2025, alle 19, in piazza Vetluna a Vetulonia. Dopo i saluti istituzionali di Elena Nappi, sindaco del Comune di Castiglione della Pescaia, interverranno Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, collezionista; Giulio Paolucci, direttore MAEC-Museo dell’Accademia Etrusca e della città di Cortona; Paolo Bruschetti, Accademia Etrusca di Cortona; Vincent Jolivet, CNRS-Parigi; Simona Rafanelli, direttrice scientifica MuVet. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Apertura straordinaria serale del museo con visite guidate alla mostra temporanea. Info e contatti: 0564 927245, museo.vetulonia@comune.castiglionedellapescaia.gr.it.
“Quella che presentiamo quest’anno”, spiega la direttrice scientifica del MuVet Simona Rafanelli, “è una mostra dalla prospettiva insolita, che alza il sipario su una collezione poliedrica come la personalità che l’ha messa insieme: da un lato esemplari vascolari dalla fase villanoviana a quella ellenistica, dal geometrico e orientalizzante al corinzio, dal periodo arcaico al classico, dall’altro lato opere di artisti moderni che elaborano una propria, personale visione dello spirito classico. Chi poteva riunire in un unico sguardo opere in apparenza così eterogenee è Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, che introdotto precocemente nel panorama effervescente delle avanguardie internazionali, si è poi appassionato agli antichi ceramografi quando si trovò a ereditare la collezione archeologica Ruggi d’Aragona. Non si tratta del solito collezionismo frutto di motivazioni culturali ed estetiche o di sensibilità storiografica fine a se stessa”.
Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, è un mecenate trasversale: le sue raccolte non hanno carattere privato ma nascono orientate verso una fruizione pubblica, partecipando allo sviluppo di musei preesistenti e promuovendo la formazione di nuove istituzioni culturali. I suoi progetti sperimentali sono, dunque, diretti all’interazione con la collettività, con progettualità etica e senso di responsabilità verso il territorio. Con ampia visione e altrettanta determinata passione ha creato iniziative divenute riferimento tra antico, moderno e contemporaneo. Una rete immersiva che traccia le coordinate di un’interpretazione della cultura come valore pubblico. Ha compreso il passato e immaginato il futuro attraverso opere nelle quali ha riconosciuto qualcosa di sé, compiendo quasi un percorso interiore alla ricerca della propria anima in collaborazione con artisti e istituzioni. “Ogni scoperta è da condividere con la collettività”, dichiara Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, “ed è per questo che l’attività di musealizzare le opere da me raccolte è diventata una missione di vita, “portare l’arte dove non c’è” mettendo le mie competenze al servizio pubblico. È con immenso piacere che ho accettato l’invito di Simona Rafanelli e del Comune di Castiglione della Pescaia di far conoscere al pubblico questa mia collezione”.
“Una soddisfazione dietro l’altra”, afferma la sindaca Elena Nappi: “questo è l’effetto MuVet, che ogni anno ci regala perle di una ricchezza culturale sorprendente frutto del lavoro di ricerca e studio della nostra direttrice e del suo staff. Gli innumerevoli amici del nostro museo archeologico sparsi in tutta Italia ci permettono di avere ad ogni mostra-evento reperti unici e spesso poco conosciuti al grande pubblico, proprio per questo ancora più preziosi da mostrare ai nostri visitatori. Inauguro sempre con grande orgoglio il progetto realizzato, ma quest’anno il mio apprezzamento personale, e quello di tutta l’amministrazione comunale, è ancora maggiore, non solo per il contenuto della mostra, ma soprattutto per la nostra direttrice, Simona Rafanelli, che ha portato avanti questo progetto in un momento molto particolare della sua vita. Per questo voglio dedicare ad Adriano, studioso e archeologo di fama internazionale, ma soprattutto grande amico di Vetulonia e compagno di vita della nostra direttrice, scomparso recentemente, questo nuovo successo di cui anche lui sarebbe stato fiero con il suo tenue sorriso a fior di labbra”.

Bronzetti a confronto: Culsans etrusco (a destra) con opera di Gino Severini (a sinistra) (foto fondazione rovati)
Il percorso espositivo propone anche quest’anno un prezioso dialogo tra Arte Antica e Arte Contemporanea, incarnati da alcuni capolavori scultorei bronzei del Futurismo che, provenienti dalla sezione di Arte contemporanea della stessa collezione privata, dialogano con la piccola plastica etrusca in bronzo di età ellenistica. Protagonisti di questo incontro sono in particolare il Giano di Gino Severini e il bronzetto del dio Culsans, corrispettivo etrusco di Giano, straordinario capolavoro ellenistico, generosamente in prestito a Vetulonia dal MAEC-Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona. Due interpreti privilegiati, Severini e l’ignoto artista etrusco, del Contemporaneo e dell’Antico, si fronteggiano da un capo all’altro della sala espositiva, instaurando un dialogo di Stupore e Conoscenza senza luogo e senza tempo, in cui viene coinvolto il visitatore, che si trova ad essere, egli stesso, protagonista di un eterno racconto, quello della Memoria e della Storia, che si pone come fine supremo la salvaguardia e la celebrazione dell’Arte e della Bellezza.
Milano. Alla fondazione Luigi Rovati apre la mostra “Etruschi del Novecento”, il grande progetto espositivo realizzato con il Mart di Rovereto: nuova tappa, distinta e complementare

Il 2 aprile 2025 si inaugura alla Fondazione Luigi Rovati di Milano la mostra “Etruschi del Novecento”, il grande progetto espositivo realizzato in collaborazione con il Mart di Rovereto, a cura di Lucia Mannini, Anna Mazzanti, Giulio Paolucci, Alessandra Tiddia. Nel solco dell’identità della Fondazione, la mostra prosegue il percorso avviato dal Mart (dal 7 dicembre 2024 al 16 marzo 2025) – in una nuova tappa distinta e complementare – proponendo fino al 3 agosto 2025 una selezione di opere iconiche che mettono in luce l’influenza esercitata dalla cultura etrusca sugli artisti italiani del Novecento. Nella mostra l’arte visiva dialoga con le arti applicate e grafiche: dalla pittura all’arte orafa, passando per la statuaria e documentando il ritorno di forme, di tecniche e di materiali come la terracotta dipinta, i metalli, la pittura parietale e vascolare, il bucchero (la tradizionale ceramica nera utilizzata dagli Etruschi per realizzare vasi). I confronti tra antichi e moderni vengono approfonditi in maniera puntuale grazie a riproduzioni fotografiche, pubblicazioni e una preziosa selezione di straordinari pezzi archeologici.

“Leone Urlante” (1957): una “chimera del Novecento” di Mirko Basaldella, Collezione privata (foto mart/rovati)
Un suggestivo percorso espositivo. In Etruschi del Novecento i reperti archeologici e i grandi capolavori dell’arte moderna e contemporanea sono esposti insieme a documenti, libri e riviste, come testimonianza dell’interesse degli artisti influenzati dall’estetica “anticlassica” dell’arte etrusca. Sviluppata su entrambi i piani espositivi del Museo d’Arte, la mostra si inserisce nel percorso permanente della Fondazione Luigi Rovati. Al Piano Ipogeo il visitatore viene accolto da Leone Urlante (1957): una “chimera del Novecento”, una figura ibrida, una creatura fantastica che incarna il legame tra l’arte etrusca e le sperimentazioni di Mirko Basaldella.

Recumbenti moderni: opera di Leoncillo Leonardi, interpretazione del celebre Sarcofago degli sposi di Villa Giulia (foto fondazione rovati)
Nella sezione Ispirazioni gli askoi etruschi (vasi per liquidi oleosi) rivivono nei vasi degli anni Venti di Gio Ponti in porcellana e oro; la cista in ceramica, La passeggiata archeologica di Gio Ponti e Libero Andreotti – realizzata nella seconda metà degli anni Venti e in prestito dal Museo Poldi Pezzoli (Milano) – fa eco a una cista etrusca, contenitore per riporre gioielli e cosmetici in bronzo, dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia (Roma). Il tema delle figure distese, ovvero i Recumbenti moderni, è evocato dall’opera di Leoncillo Leonardi, una interpretazione potente e drammatica del celebre Sarcofago degli sposi di Villa Giulia, posto accanto al prezioso Coperchio di urna cineraria, in prestito dal Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia.

“Etruschi” di Paolo Gioli (1984) (foto fondazione rovati)
La Sala Warhol del Piano Nobile diventa il centro di documentazione dove si ripercorre la Fortuna degli Etruschi attraverso rari volumi d’arte, riviste, opere grafiche e manifesti dedicati alla cultura etrusca pubblicati dalla fine dell’Ottocento agli anni Ottanta del Novecento. Nello Spazio Bianco per la prima volta è esposta integralmente la serie di Paolo Gioli Etruschi (1984) e Copertine (1985) di Alighiero Boetti, opera inedita della collezione della Fondazione Luigi Rovati. Paolo Gioli ricrea l’identità dei volti etruschi raffigurati sulle urne cinerarie attraverso le sue polaroid, donando nuova vitalità a volti marmorei privi di colore, con tocchi cromatici e frammenti che sembrano pulsare vita.Alighiero Boetti, attraverso la serie Copertine, ridisegna accuratamente le copertine di importanti testate internazionali, creando una mappa degli eventi storici dell’anno, aprendo la sequenza con quella di Epoca, dedicata al Progetto Etruschi.
Milano. Al museo d’Arte della Fondazione Luigi Rovati apre la mostra “Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini. Dalle collezioni dell’Accademia Etrusca di Cortona”: protagonisti due bronzetti etruschi a confronto con due sculture di Severini

La mostra “Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini. Dalle collezioni dell’Accademia Etrusca di Cortona”, al Museo d’arte della Fondazione Luigi Rovati a Milano (foto fondazione rovati)
Apre il 15 maggio 2024 al museo d’Arte della Fondazione Luigi Rovati in corso Venezia a Milano la mostra “Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini. Dalle collezioni dell’Accademia Etrusca di Cortona”. La mostra, che resterà aperta fino al 15 settembre 2024, è dedicata al tema del dualismo e del doppio, nel rapporto bifronte, fisico e simbolico, di dialettica e contrapposizione. I protagonisti sono due bronzetti etruschi del III sec. a. C., a loro volta a confronto con due sculture di Gino Severini: il doppio nel doppio. La mostra, allestita nello Spazio Bianco al piano Nobile del museo d’Arte, prende spunto dall’interesse di Gino Severini (1883-1966) per il mondo etrusco, e più in generale per l’archeologia della sua terra d’origine, e dal suo legame con Cortona, sua città natale. Assiduo frequentatore del museo dell’Accademia Etrusca, nelle sue opere si è spesso ispirato ai reperti conservati nel museo, a cui ha poi donato alcune delle sue opere più significative.

Bronzetti a confronto: Culsans etrusco (a destra) con opera di Gino Severini (a sinistra) (foto fondazione rovati)
Il primo dei due bronzetti etruschi esposti datati III sec. a. C è Culsans, la divinità etrusca corrispondente al romano Giano, nume tutelare delle porte e dei passaggi; il secondo è Selvans, dio della foresta e delle attività agresti. Le due sculture recano sulla coscia una lunga iscrizione votiva in alfabeto etrusco, che ne chiarisce l’identità riportando il nome del dedicante, forse un personaggio che ricopriva una funzione pubblica. Preposti alla sorveglianza del confine tra area urbana e territorio circostante, il loro posizionamento ai lati della porta della città cortonese certifica la natura sacra di questo spazio liminare, già attestata in altri centri dell’Italia antica.

Giano-Culsans: passato e presente a confronto con due opere conservate al MAEC di Cortona. Una risale alla prima metà III sec. a.C., l’altra di Gino Severini (1962) è stata eseguita a Parigi su autorizzazione della figlia, Romana Severini, nel 1996 (foto maec)
È proprio al Culsans etrusco che Severini si ispira per creare le due sculture esposte: il primo è Giano Bifronte, un bronzo realizzato agli inizi degli anni Sessanta, mentre il secondo, di maggiori dimensioni, è una fusione postuma realizzata per volontà della figlia Romana Severini. Quest’ultima scultura è stata poi donata all’Accademia Etrusca di Cortona. Alla feconda attività pittorica di Gino Severini appartiene la Natura morta con aringa e compostiera blu, dipinta nel 1946-1947 come rielaborazione – con riferimenti al mondo etrusco – di un genere molto praticato dai pittori d’avanguardia: il quadro raffigura una tavola con aringhe in primo piano, arricchita dalla presenza di due vasi, una brocca e un recipiente, in cui si riconosce l’allusione al vasellame in bucchero che decorava i banchetti degli aristocratici etruschi.

Copertina del catalogo “Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini”
Accompagna la mostra una pubblicazione edita da Fondazione Luigi Rovati, “Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini” con testi di Paolo Bruschetti, Sergio Angori, Romana Severini Brunori, Giulio Paolucci, Paolo Giulierini, Marco Belpoliti, Luigi Donati.
Milano. Alla Fondazione Luigi Rovati, incontro di studi “Gli Etruschi e Lemno: un secolo di ricerche archeologiche italiane” con la Scuola Archeologica di Atene in occasione della mostra sulla Stele di Kaminia, una delle iscrizioni più dibattute dell’antichità classica, in prestito dal museo nazionale di Atene


La mostra “La stele di Kaminia, Gli Etruschi e l’isola di Lemno” al museo d’Arte della Fondazione Luigi Rovati di Milano (foto fondazione rovati)
La stele di Kaminia, una delle iscrizioni più dibattute dell’antichità classica, è al centro dell’incontro di studi “Gli Etruschi e Lemno: un secolo di ricerche archeologiche italiane” che si tiene lunedì 6 marzo 2023, alle 17, al museo d’Arte della Fondazione Luigi Rovati in corso Venezia 52 a Milano in occasione del prestito temporaneo della stele di Kaminia al museo d’Arte dal National Archaeological Museum / Εθνικό Αρχαιολογικό Μουσείο di Atene (21 dicembre 2022 – 16 luglio 2023). Gli studiosi della Scuola Archeologica di Atene tra cui il direttore Emanuele Papi, racconteranno la storia delle ricerche archeologiche italiane a Lemno, indagando il rapporto tra gli Etruschi e l’isola. L’incontro è gratuito e a ingresso libero fino a esaurimento posti. Per prenotare, inviare una mail a prenotazioni@fondazioneluigirovati.org. Saluti e introduzione: Giovanna Forlanelli, presidente della Fondazione Rovati; S.E. Eleni Sourani, ambasciatore di Grecia in Italia; Salvatore Settis, accademico dei Lincei; Gemma Sena Chiesa, prof. Emerita di Archeologia classica all’università Statale di Milano; Giulio Paolucci, curatore della Fondazione Rovati. Incontro di studi “Gli Etruschi e Lemno: un secolo di ricerche archeologiche italiane”: coordina Salvatore Settis, accademico dei Lincei, con Emanuele Papi, direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene; Carlo De Domenico, università Statale di Milano, SAIA; Riccardo Di Cesare, università di Foggia, SAIA; Germano Sarcone, Scuola Normale Superiore di Pisa, SAIA. Conclusioni: Giuseppe Sassatelli, istituto nazionale di Studi etruschi e italici.

Dettaglio della Stele di Kaminia, conservata al museo Archeologico nazionale di Atene, ed esposta in mostra alla Fondazione Luigi Rovati di Milano (foto Daniele Portanome / Fondazione Luigi Rovati)
Con l’occasione sarà presentata anche l’omonima pubblicazione, disponibile anche nella libreria e nello shop online della Fondazione Rovati. La storia della stele, e del popolo di cui era espressione, è narrata in questo libro e nella mostra ora in corso alla Fondazione Luigi Rovati fino al 18 luglio 2023, promossa in collaborazione con la Scuola Archeologica Italiana di Atene, che a Lemno conduce scavi e ricerche da cento anni. Il volume presenta quattro testi, oltre all’introduzione di Emanuele Papi, direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, firmati da Carlo De Domenico, Riccardo Di Cesare, Germano Sarcone e ancora Emanuele Papi. La stele di Kaminia, conservata al museo Archeologico nazionale di Atene è una delle tre iscrizioni, tra le più illustri dell’antichità, che hanno guidato generazioni di italiani nell’Ellade alla ricerca del passato. Creata nel VI secolo a.C. come segnacolo di una tomba, e recuperata tra il 1883 e il 1885 nell’isola di Lemno, era originariamente alta un paio di metri ma oggi rimane solo la metà superiore, con il profilo di un uomo che impugna lancia e scudo e che si era distinto nella società per le sue virtù di combattente. Intorno alla figura e sul lato destro della pietra furono incise duecento lettere dell’alfabeto greco: in tutto trentatré parole su undici righe scritte in direzione alternata, dall’alto in basso e di seguito dal basso in alto, oppure da destra a sinistra e poi viceversa. Ma la lingua scritta in greco non è greca né indoeuropea e appartiene alla stessa famiglia dell’etrusco e del retico, che si parlava e scriveva in una zona ai confini tra Austria, Svizzera e Germania. Gli archeologi, gli storici e i linguisti che si occupano della stele di Kaminia e del suo contesto sono alle prese con una questione ancora irrisolta. Ci si chiede infatti se gli abitanti di Lemno, testimoniati dalla stele e dalle altre iscrizioni, siano della stessa stirpe degli Etruschi migrati dall’Anatolia, con un gruppo stanziato a Lemno e un altro arrivato in Etruria, oppure se si tratti di Etruschi giunti a Lemno dall’Italia, per fondare una colonia o una stazione commerciale e di pirati nell’Egeo. Non è facile sapere cosa sia successo. La comunità che scriveva sulla pietra e sulla terracotta nella lingua lemnia non si distingue da altri eventuali gruppi sociali ed etnici dell’isola, con i quali poteva condividere la stessa cultura materiale e figurativa, tecnologie, riti religiosi e funerari, modi di vivere. Se i Tirreni di Lemno sono venuti dall’Etruria, non hanno mantenuto molti contatti con la madrepatria a giudicare dalla completa assenza di oggetti fabbricati in Italia. Per l’ipotesi della migrazione dall’Anatolia siamo completamente all’oscuro del luogo di provenienza, della cultura e delle tradizioni di origine. “La verità nessun la vide, non c’è che l’opinione” (Simonide di Ceo).
“Sulle orme dei Pulfna”. Città della Pieve e Chiusi insieme per rilanciare gli etruschi ripercorrendo la storia della nobile famiglia etrusca dei Pulfna: un pomeriggio di conferenze e una giornata di visite guidate gratuite con la Tomba del Granduca a Chiusi e la Tomba di San Donnino a Città della Pieve

Città della Pieve (Pg) e Chiusi (Si) insieme per rilanciare gli etruschi “Sulle orme dei Pulfna”. Il 4 e il 5 giugno 2022 in programma un pomeriggio di conferenze che puntano alla valorizzazione del patrimonio archeologico delle due città e una giornata di visite guidate gratuite all’Antiquarium di Santa Maria dei Servi di Città della Pieve e alla Tomba del Granduca di Chiusi per raccontare al grande pubblico un aspetto ancora poco conosciuto del patrimonio archeologico che unisce i due Comuni ripercorrendo la storia della nobile famiglia etrusca dei Pulfna. “Sulle orme dei Pulfna tra Chiusi e Città della Pieve” è dunque un progetto che vede le due realtà comunali riscoprire un antico legame sulle tracce di una famiglia aristocratica etrusca, quella dei Pulfna, vissuta tra il III e il II sec. a.C., che ha lasciato memoria del proprio nome e della propria ricchezza in alcune importanti tombe dell’antico agro chiusino, tra cui la così detta ‘Tomba del Granduca’, rinvenuta a Chiusi nel 1818, e la tomba di San Donnino di recentissima scoperta (2015) a Città della Pieve. Proprio in occasione del restauro e dell’esposizione del corredo della tomba di Città della Pieve e della apertura straordinaria della Tomba del Granduca a Chiusi, i due Comuni hanno quindi approvato nelle rispettive Giunte un protocollo d’intesa per la realizzazione di attività congiunte nella promozione del turismo culturale di qualità.

La Tomba del Granduca a Chiusi (Si) scoperta nel 1818 (foto mic)
Tomba del Granduca a Chiusi. Si tratta di una sola camera sepolcrale, composta da blocchi di Travertino murati a secco (anche sulla volta), con una panca che corre lungo tutto il perimetro e dove si trovano appoggiate sette urne cinerarie, con i nomi dei defunti incisi sui coperchi, tutti appartenenti alla famiglia Pulfna peris. La datazione è più tarda rispetto ad altre tombe di Chiusi, risale infatti al II secolo a.C.

La tomba etrusca ipogea scoperta in località San Donnino Fondovalle, nel comune di Città della Pieve (Perugia)
Tomba di San Donnino a Città della Pieve. La sepoltura ipogea, scavata nel terreno naturale, presenta un ambiente a pianta rettangolare di circa 5 metri quadrati, parzialmente interrato da movimenti franosi. Datata tra la fine del IV sec. a.C. e gli inizi del III sec. a.C., la Tomba di Laris – com’è popolarmente definita per via del nome del proprietario scolpito sul sarcofago principale – è costituita da una camera sepolcrale completamente scavata nel terreno argilloso a cui si accede tramite un lungo corridoio di 12 metri; al suo interno sono stati rinvenuti, insieme agli oggetti di corredo, due grandi sarcofagi monumentali in arenaria e travertino alabastrino (una pietra bianca con venature e tessitura fine) e tre urne cinerarie sui cui coperchi sono scolpiti i defunti a banchetto, conservati presso il museo civico-diocesano di Santa Maria dei Servi. a sepoltura, riconducibile al periodo ellenistico, appartiene alla famiglia aristocratica Pulfna Peris della vicina roccaforte etrusca di Chiusi, già nota nel II sec. a.C.
Il primo appuntamento è sabato 4 giugno 2022, alle 15.30, nella sala Conferenze S. Francesco di Chiusi, per un pomeriggio di conferenze divulgative che saranno tenute da studiosi che daranno l’opportunità al grande pubblico di conoscere i monumenti che saranno visibili nella giornata successiva. Dopo l’intervento dei sindaci di Città della Pieve e di Chiusi, Fausto Risini e Gianluca Sonnini, prenderanno la parola Ada Salvi (soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena Grosseto e Arezzo); Paola Romi (soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria). Quindi Giulio Paolucci (museo civico Archeologico di Chianciano Terme) su “Le tombe chiusine di età ellenistica. Strutture e riti funerari”; Enrico Benelli (università di Roma Tre) su “I Pulfna e gli altri. Sulle orme delle aristocrazie chiusine di età ellenistica” e l’Associazione archeologica Pulfnas su “Lo scavo della Tomba di san Donnino a Città della Pieve”.

Un’urnetta cineraria trovata accanto al sarcofago etrusco a Città della Pieve (foto comune città della pieve)
L’iniziativa si completerà domenica 5 giugno 2022 con le visite guidate che permetteranno di toccare con mano il patrimonio archeologico dei Pulfna: la Tomba del Granduca e le urne di Palazzo Baldetti per Chiusi (grazie alla disponibilità del proprietario ing. Silvio Baldetti), mentre per Città della Pieve l’Antiquarium di S. Maria dei Servi e l’obelisco di Palazzo Della Corgna. Partenza la mattina alle 9.10 da Chiusi con transfer riservato (via Porsenna 79, davanti l’Ufficio Turistico Comunale) ed il pomeriggio partenza da Città della Pieve con transfer riservato (piazza Matteotti 4, davanti l’Ufficio turistico Comunale). Le visite guidate sono gratuite con prenotazione obbligatoria allo 0578 298840 – info@cittadellapieve.org (Ufficio Turistico Comunale di Città della Pieve) oppure allo 0578 227667 – info@prolocochiusi.it (Ufficio Turistico Chiusi IAT). Nel caso in cui la richiesta dovesse superare la disponibilità dei posti, il solo Antiquarium di Città della Pieve sarà visitabile anche alle ore 11.30 e alle 15.30, sempre su prenotazione per un massimo di 15 persone. Le prenotazioni di queste visite aggiuntive sono a cura esclusiva dell’Ufficio Turistico di Città della Pieve, 0578 298840 – info@cittadellapieve.org













“…il Gamurrini non vedeva né voleva barriere davanti a sé: tutto lo interessava, di tutto si occupava e tutto avrebbe voluto conoscere da solo”, Bartolomeo Nogara, direttore generale dei Monumenti, Musei e Gallerie pontifici. Lunedì 21 ottobre 2024 alla Fondazione Luigi Rovati si apre il convegno “Gian Francesco Gamurrini (1835 – 1923). L’Archeologo e la sua eredità a 100 anni dalla morte”, che chiude la serie di iniziative scientifiche per la celebrazione del centenario dalla morte di Gian Francesco Gamurrini (Arezzo 1835-1923). Il convegno, promosso dall’Accademia Petrarca di Lettere Arti e Scienze di Arezzo in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati, è sostenuto dalla direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali del ministero della Cultura e patrocinato dall’istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici, e fa seguito alle giornate di studio organizzate ad Arezzo nel dicembre 2023. Il convegno è gratuito, si consiglia la prenotazione (link 





Commenti recenti