“Il Tuffatore” ritorna nel museo di Paestum dove trova una “nuova casa” con un “nuovo inquilino”: l’inedita Tomba delle Palmette che svela il capolavoro: né etrusco né greco, ma opera di una bottega pestana che rientra in una tradizione locale
Né greco né etrusco. Probabilmente un pestano. Il “Tuffatore” di Paestum è finalmente un po’ meno misterioso. L’identità dell’uomo raffigurato sulla lastra tombale del 480 a.C. resterà sempre un mistero, le ossa non sono state ritrovate e quindi sarà per sempre una questione aperta. Ma ora gli archeologi possono meglio definire tutto il contesto: la derivazione artistica di quell’affresco molto noto è stata finalmente svelata. A rivelare la straordinaria scoperta è lo stesso direttore del museo Archeologico, Gabriel Zuchtriegel, al momento del rientro a Paestum del capolavoro che mancava da “casa” dal luglio 2015. Il 4 ottobre la lastra di copertura della Tomba del Tuffatore ha infatti lasciato il museo Archeologico nazionale di Napoli, ultima tappa di un tour iniziato l’anno prima dall’Expo di Milano, ed è ritornata al museo Archeologico nazionale di Paestum dove ha trovato una “nuova casa”. Il “Tuffatore”, capolavoro della pittura antica, è stato sistemato all’interno della sala “Mario Napoli” del museo Archeologico, restaurata grazie alla donazione di 25mila euro da parte di Antonio Palmieri della Tenuta Vannulo. “Questo restauro esprime la nostra filosofia che ci guiderà per i prossimi anni”, sottolinea emozionato il direttore. “Niente capovolgimenti o interventi megalomani ma riqualificazione del ricchissimo patrimonio archeologico, architettonico e artistico che abbiamo”.

La tomba del tuffatore nella rinnovata sala Mario Napoli nel museo Archeologico nazionale di Paestum
Nella rinnovata sala “Mario Napoli” la Tomba del Tuffatore non è più sola. Oggi i visitatori dell’importante polo archeologico che si trova alle porte del Cilento possono anche ammirare l’inedita Tomba delle palmette (500 a.C.) che testimonia, come spiega Zuchtriegel, “un modo di fare legato a credenze, ideologie e ritualità, radicato a Paestum per un certo periodo di tempo”. È dunque proprio la Tomba delle Palmette, più vecchia di venti anni di quella del Tuffatore, a fornire nuovi elementi per inquadrare la connotazione tradizionale e storica del Tuffatore. Datata in base al corredo alla fine del VI sec. a.C., la Tomba delle Palmette può essere definita una specie di proto tomba del Tuffatore, dal momento che presenta esattamente lo stesso schema decorativo del Tuffatore.

Le due tombe pestane a confronto: sopra la più famosa tomba del tuffatore, sotto l’inedita Tomba delle palmette (foto Paolo De Luca)
La Tomba delle palmette, che è ancora oggetto di studio benché sia stata ritrovata qualche anno fa in una necropoli dell’antica Paestum, con molta probabilità ha custodito il cadavere di una giovane donna. E in questa tomba, prosegue Zuchtriegel, “vediamo lo stesso tipo di decorazione, con quattro palmette sulla lastra di copertura. Sembra come se fosse la tela di quella del Tuffatore. Le ricerche continuano – aggiunge Zuchtriegel – oggi siamo a un punto in cui possiamo dire che il Tuffatore non è esempio etrusco o della pittura greca, ma è un’opera sicuramente singolare che rientra in una tradizione locale e questo è stato dimostrato dal ritrovamento di altre tombe, come quella delle Palmette, la ‘tela’ della futura tomba del Tuffatore”. È quindi possibile scartare l’ipotesi secondo la quale la Tomba del Tuffatore sarebbe il risultato di un intervento fuori sede di artigiani etruschi; la tomba è l’ultima innovazione di una tradizione locale pestana rappresentata da almeno 20 le tombe in zona. Quindi la Tomba delle palmette, che precede di poco il Tuffatore, indica la presenza di una tradizione locale, fatta da una bottega specializzata in pittura funeraria tra VI e V secolo a.C. La tecnica di realizzazione delle due tombe si rifà all’attività che in quegli anni, dal 500 al 480 a.C., era in corso a Paestum con la costruzione del tempio di Atena, anch’esso in travertino, con le colonne ricoperte di stucco e dipinte. E il fatto che la tomba sia stata trovata a una certa distanza dalla città pestana potrebbe significare che vi era sepolto un iniziato ai culti misterici. Il tuffo sarebbe perciò una rappresentazione mistica della morte quale momento chiave nel percorso dell’iniziato verso un’altra vita.
Con il ritorno della Tomba del Tuffatore e la presentazione dell’inedita Tomba delle palmette il museo di Paestum arricchisce di un’ulteriore attrazione il polo museale di Paestum che in questi primi dieci mesi del 2016 registra numeri significativi. Dall’inizio dell’anno i visitatori, infatti, sono stati 320mila con un incremento del 27 per cento rispetto al 2015. E rispetto sempre al 2015 anche gli incassi sono cresciuti notevolmente, del 50 per cento. Dall’inizio dell’anno sono stati raccolti anche circa 80mila euro di donazioni. E grazie alla sponsorizzazione di un privato, Antonio Palmieri, della tenuta Vannulo, che ha donato 25mila euro, è stata restaurata la sala intitolata a Mario Napoli, soprintendente e primo studioso della Tomba del Tuffatore. Ma i lavori hanno riguardato anche la fontana di Carlo Alfano (inaugurata nel 1972), all’interno dello stesso museo di Paestum, rendendo sempre più attuale il confronto fra antico e moderno. “Non puntiamo su grandi opere ma su un’attenta riqualificazione e valorizzazione dell’immenso patrimonio archeologico, storico e paesaggistico che caratterizza Paestum”, conclude Zuchtriegel. “La stessa filosofia guiderà i lavori che faremo nell’ex stabilimento Cirio grazie al finanziamento Cipe”.
Ritrovata dai carabinieri la bellissima tomba affrescata campano-sannitica del IV-III trafugata dal museo di Paestum dove tornerà dopo il 10 gennaio

Il ministro Dario Franceschini con il comando del nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri
Ritrovata la “tomba dell’eroe”. Ora è in mostra a Roma, e dopo il 10 gennaio 2016 tornerà a casa, al museo nazionale del parco archeologico di Paestum, da dove era stata smontata e rubata. È l’ultimo “colpo” messo a segno dal Comando dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, presentato nel museo Storico dell’Arma dei Carabinieri, in piazza Risorgimento a Roma. In particolare, i militare dell’Arma hanno ritrovato cinque affreschi sottratti a Paestum che fino al 10 gennaio visitatori e turisti potranno ammirare, nell’ambito della mostra (ingresso gratuito) “L’arma custode della memoria” insieme agli altri beni recuperati dai carabinieri. E poi, come detto, dopo le Festività, le cinque lastre che costituiscono le pareti della sepoltura torneranno a Paestum. La “tomba dell’eroe” è una sepoltura campano-sannitica del IV-III secolo a.C., molto ben conservata, che proviene dalle aree archeologiche di Paestum, in cui viene raffigurato un giovane guerriero in trionfo mentre, armato, conduce un mulo che sulla groppa trasporta un probabile bottino di guerra e un cagnolino.

La grande lastra con il giovane guerriero in trionfo mentre, armato, conduce un mulo che sulla groppa trasporta un probabile bottino di guerra e un cagnolino
“Questi bellissimi affreschi”, ha confermato il ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini, “torneranno a Paestum dal mese di gennaio. Abbiamo deciso che i beni recuperati tornino sempre nei luoghi dai quali sono stati trafugati o prelevati nei decenni passati. È una scelta che abbiamo fatto in generale e che viene confermata anche oggi. Questi affreschi andranno ad arricchire uno dei posti su cui abbiamo fatto l’investimento più importante, Paestum, che non ha avuto negli anni il riconoscimento internazionale, in termini di numeri e di risorse, che invece merita per la sua bellezza straordinaria”.
Il neodirettore del Parco archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel, si sofferma sul soggetto principale degli affreschi recuperati, quello che ha dato il “nome” alla tomba: “È un affresco di una tomba lucana del 300 a.C. che raffigura il rientro di un giovane guerriero col bottino della guerra salutato dalle donne di casa”. E aggiunge: “Qui si vuole esaltare la vita di un membro dell’aristocrazia lucana del IV secolo a.C. Purtroppo quello che manca è il corredo, che ci potrebbe consentire di datare la tomba in modo più preciso. E manca anche l’ubicazione precisa”. Elementi mancanti perché “la tomba non è stata scavata da archeologi ma nell’ambito di scavi clandestini che sono devastanti per i beni culturali”, conclude Zuchtriegel.











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