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Barumini. La mostra “Humanum. La Sardegna e la Campania da Su Nuraxi a Pompei” racconta i legami tra Sardegna e Campania. La vernice nell’ambito del 7° Expo del Turismo Culturale in Sardegna con le eccellenze culturali, l’artigianato artistico e l’enogastronomia nell’area archeologica Su Nuraxi, laboratori e incontri nel centro “G. Lilliu”

Una fase dell’allestimento della mostra “Humanum. La Sardegna e la Campania da Su Nuraxi a Pompei” (foto fondazione barumini / mann)
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La locandina della mostra La mostra “Humanum. La Sardegna e la Campania da Su Nuraxi a Pompei”, dal 2 luglio 2021 al 10 gennaio 2022, al Centro “Giovanni Lilliu” a Barumini

La mostra “Humanum. La Sardegna e la Campania da Su Nuraxi a Pompei”, dal 2 luglio 2021 al 10  gennaio 2022, al Centro di Comunicazione e Promozione del Patrimonio Culturale “G.Lilliu” a Barumini vicino all’area archeologica “Su-Nuraxi”, racconta i legami tra Sardegna e Campania. La Fondazione Barumini Sistema Cultura e il Comune di Barumini, nonostante il momento di grave difficoltà per i noti fatti che hanno colpito l’Italia e il Mondo, decidono comunque di mantenere viva la propria offerta culturale, e di contribuire alla ripartenza con una mostra di grande prestigio scientifico. Un sforzo importante per mettere a disposizione dei turisti, ma soprattutto, di tutti gli studenti della Sardegna, contenuti che danno riscontro di traiettorie che hanno caratterizzato la Storia della civiltà mediterranea. E in questo contesto, la Fondazione rinnova il profilo delle sue attività non soltanto riguardo alla gestione di “Su Nuraxi”, sito archeologico Patrimonio Unesco e meta di migliaia di turisti l’anno, ma anche per quanto riguarda il Centro di Promozione G. Lilliu, su cui verranno concentrate sempre più iniziative che ne rinforzeranno il ruolo di promozione della divulgazione scientifica e di offerta culturale secondo una programmazione costante e attenta alle esigenze dei cittadini della Sardegna soprattutto, ma sempre in un’ ottica di rilancio dell’identità a livello nazionale. Fondamentale è il contributo del museo Archeologico nazionale di Napoli. Il direttore Paolo Giulierini ha sposato con entusiasmo la proposta di collaborazione della Fondazione, dimostrando così flessibilità e visione che ne sanciscono il riconosciuto successo, e riuscendo in pochi mesi a programmare un prestito di reperti di altissimo livello scientifico.

L’allestimento della mostra “Humanum. La Sardegna e la Campania da Su Nuraxi a Pompei” (foto fondazione barumini / mann)

La mostra, a cura di Andreina Ghiani e Marialucia Giacco con la collaborazione scientifica di Antonio M. Corda (università di Cagliari), Caterina Lilliu (Fondazione Barumini Sistema Cultura), Gianfranca Salis (soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna), si apre con una sezione dedicata alla Sardegna con reperti databili tra la seconda metà del ferro e l’età imperiale romana. Si rappresenta il processo di trasformazione e l’incontro delle culture indigene che hanno animato la storia della Sardegna fino all’incontro con il mondo romano. Frammenti e vasi punici, testimonianze della frequentazione di Su Nuraxi fino all’ esempio emblematico del tempio di Antas, un luogo sacro dedicato al dio Sardus Pater Babai,   o Sid Addir per i cartaginesi, figlio di Melkart identificato con Ercole, e ancora abilitato a culto fino a Caracalla. L’incontro fra i popoli dunque, come ci mostrano le iscrizioni che arrivano direttamente dalla Campania in osco e in volsco e che ci raccontano di un territorio, quello delle città vesuviane, frequentato prima dell’arrivo dei romani da popolazioni che hanno scritto la storia del Mediterraneo.

Bronzi romani alla mostra “Humanum. La Sardegna e la Campania da Su Nuraxi a Pompei” (foto mann)

Ci si addentra poi nel cuore della mostra, per arrivare a Pompei tra scene di vita quotidiana: Pompei nella ricostruzione del suo splendore e rappresentata in tutta la sua umanità conservata intatta nel momento in cui il grande gigante decise di suggellare con la sua colata lavica una storia. Per gentile concessione del parco archeologico di Pompei e del direttore Gabriel Zuchtriegel sarà esposto al pubblico la copia di un calco di vittima dell’eruzione del 79 d.C.

La locandina del 7° Expo del Turismo culturale in Sardegna a Barumini

La mostra “Humanum” apre all’interno della due giorni del 7° Expo a Barumini. Dopo un anno di stop a causa della pandemia da Covid 19, torna a Barumini l’Expo del Turismo Culturale in Sardegna, uno degli eventi più importanti per la promozione del turismo culturale in Sardegna e per la commercializzazione dell’offerta turistica sarda in Italia e all’estero. Giunta alla sua settima edizione, la manifestazione si propone come occasione di scambio tra gli operatori culturali e gli altri settori e comparti produttivi della Sardegna legati al turismo, ponendo le basi per la costruzione di una valida e reale alternativa al modello di turismo balneare, fortemente localizzata e stagionale, a favore del turismo nelle zone interne, fruibile durante tutto l’anno. Il 2 e 3 luglio 2021 nella suggestiva cornice dell’area archeologica SU NURAXI saranno in mostra le eccellenze dei beni culturali, all’artigianato artistico e all’enogastronomia della Sardegna e al Centro GIOVANNI LILLIU si terranno importanti convegni e laboratori. Per info e prenotazioni: 070 9368128, amministrazione@fondazionebarumini.it, expo@fondazionebarumini.it.

Il nuraghe Su Nuraxi a Barumini (foto mae-mic)
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Il Centro di Comunicazione e Promozione del Patrimonio Culturale “Giovanni Lilliu” a Barumini (foto fondazione Barumini)

Il programma di venerdì 2 luglio 2021. Alle 10, apertura degli stand espositivi nell’area archeologica Su Nuraxi. Sempre alle 10, al Centro “G. Lilliu”, laboratori didattici a cura della Fondazione Barumini Sistema Cultura, e la tavola rotonda “Musei e luoghi della cultura a confronto. I nuovi strumenti di comunicazione”. Francesco Muscolino, direttore della Direzione regionale Musei Sardegna e direttore del museo Archeologico nazionale di Cagliari; Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli; Valentino Nizzo, direttore museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; e Maura Picciau, soprintendente per l’Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e sud Sardegna, si confronteranno sul tema  “identità culturale e gli scambi” fra i popoli e le civiltà che hanno animato la storia dell’Italia più antica, in un approfondimento del progetto scientifico della mostra. Ma quali sono le aspettative e i cambiamenti nei Beni Culturali nel campo della valorizzazione e della digitalizzazione verso soprattutto il nuovo pubblico? Ne parleranno due prestigiosi professionisti nonché autori di best seller del settore. Il prof. Ludovico Solima, autore di saggi di economia e professore ordinario di Economia e gestione delle imprese , titolare della cattedra di Management delle imprese culturali all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, insegna anche Management dei musei all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli; ed Elisa Bonacini, autrice di saggi e Courtesy Visiting Adjunct Professor Institute for Digital Exploration (IDEx), Department of History, University of South Florida – Board of Fellows IEMEST – Euro-Mediterranean Institute of Science and Technology, Palermo. Pomeriggio al centro “G. Lilliu”: alle 16, laboratorio del gusto “Colori, sapori e valori delle erbe officinali e aromatiche della Sardegna” a cura di Slow Food Sardegna; alle 18, inaugurazione della mostra archeologica “Humanum. Sardegna e Campania da Su Nuraxi a Pompei” in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Napoli e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna, con il patrocinio del Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni Culturali dell’università di Cagliari; alle 18, laboratorio del gusto “Profumi e colori dei mieli della Sardegna” a cura di Slow Food Sardegna; alle 19, presentazione del nuovo impianto di illuminazione notturna nel sito Unesco Su Nuraxi a cura della Direzione Regionale Musei Sardegna. La giornata si conclude alle 21.30, nell’area archeologica Su Nuraxi, concerto Nuragika con Gavino Murgia trio (Gavino Murgia – Marcello Peghin – Alessandro Garau) e la partecipazione di Luigi Lai -Marcello Floris – Tenore Gòine di Nuoro.

Una sala del Centro di Comunicazione e Promozione del Patrimonio Culturale “Giovanni Lilliu” (foto fondazione barumini)
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Il nuraghe Su Nuraxi di Barumini è sito Unesco dal 1997

Programma di sabato 3 luglio 2021. Alle 10, all’area archeologica Su Nuraxi, apertura degli stand espositivi; alle 10, ma al centro “G. Lilliu”, laboratori didattici a cura della Fondazione Barumini Sistema Cultura; alle 10.30, webinar sui valori Unesco: Management del patrimonio mondiale per lo sviluppo turistico-culturale a cura dell’UNINT; alle 12.30, laboratori didattici a cura della Fondazione Barumini Sistema Cultura; alle 17, animazione per bambini a cura di Kecco Spettacoli; alle 17.30, presentazione del catalogo della mostra “Mario Cesare. Dalla tela dipinta alla forma scolpita” a cura dell’associazione Mario Cesare. Infine, all’area archeologica Su Nuraxi, alle 19.30, Photowalk al tramonto; alle 19.30, Wine Festival, con intrattenimento musical; alle 21, inaugurazione e apertura al pubblico delle visite guidate notturne nel sito Unesco Su Nuraxi.

Pompei. “Su il sipario! Cantiere in Scena”: in scena i restauri in corso e i recenti studi sulla Villa di Diomede lungo via dei Sepolcri. Apertura del cantiere al pubblico e presentazione del libro “The Villa of Diomedes: The making of a Roman villa in Pompeii”

“Su il sipario! Cantiere in Scena”: in scena i restauri in corso e i recenti studi sulla Villa di Diomede a Pompei. Venerdì 2 luglio 2021 si alza il sipario sul cantiere di restauro della Villa di Diomede, lo scenografico complesso residenziale posto lungo la via dei Sepolcri, presso la necropoli di Porta Ercolano, con due appuntamenti: dalle 10.30 alle 15.30, apertura del cantiere al pubblico; alle 16.30, presentazione del libro “The Villa of Diomedes: The making of a Roman villa in Pompeii”.

Restauratrici al lavoro nella Villa di Diomede a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

“L’evento dal titolo Su il sipario! Cantiere in Scena“, spiega il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, “si inserisce in un filone di iniziative ispirate al concetto di Archeologia Pubblica promosse dal PAP in collaborazione con gli operatori economici, nel caso specifico la De Marco Srl di Bari e Lithos Srl di Venezia, che avevano proposto la loro partecipazione in sede di gara come miglioria. Una buona pratica che può rappresentare un modello per i futuri cantieri del Parco così come di ogni sito archeologico. Pompei è un luogo vivo anche grazie alle ricerche e ai lavori di restauro che continuano ed è nostro obiettivo rendere il pubblico sempre più partecipe di queste attività, proseguendo così l’approccio inclusivo alla fruizione sviluppato nell’ambito del Grande Progetto Pompei sotto la direzione di Massimo Osanna, che ringraziamo per la presenza a questo evento.”

La Villa di Diomede a Pompei in un acquerello del Settecento

Tra i primissimi edifici scavati nel sito di Pompei, tra il 1771 e il 1775, è uno dei monumenti più descritti e rappresentati dai viaggiatori del Grand Tour. Oggetto di un lungo e articolato progetto di ricerca, il complesso, attualmente in fase di restauro, il 2 luglio 2021 sarà aperto al pubblico, che potrà visitarne gli ambienti più rappresentativi e assistere agli interventi in corso. Dalle 10.30 alle 15.30 i visitatori potranno accedere per la visita al cantiere, accompagnati dai tecnici e restauratori. La durata della visita, per massimo 5 visitatori alla volta, sarà di circa 15 minuti. Non è necessaria prenotazione. Ingresso: via dei Sepolcri. I lavori e i restauri in corso rientrano nell’Intervento Grande Progetto Pompei I – Restauro dell’area della necropoli di porta Ercolano e sono diretti dall’arch. Annamaria Mauro; il Responsabile Unico del Procedimento è l’ing. Armando Santamaria. Le imprese esecutrici sono la De Marco Srl di Bari e la Lithos Srl di Venezia.

La copertina del libro “The Villa of Diomedes: The making of a Roman villa in Pompeii”

Alle 16.30 sarà presentato, in anteprima, il libro “The Villa of Diomedes: The making of a Roman villa in Pompeii”, in cui confluiscono i dati dei recenti studi e ricerche condotti da un team internazionale e multidisciplinare, coordinato da Hélène Dessales (École normale supérieure, AOROC, UMR 8546, PSL Research University). Interverranno: Massimo Osanna, direttore generale dei Musei; Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei; Annamaria Mauro, direttore dei lavori; Claude Pouzadoux, direttrice del Centre Jean Bérard; Priscilla Munzi, direttrice aggiunta del Centre Jean Bérard; Hélène Dessales, coordinatrice del progetto di ricerca (ENS, AOROC) e curatrice del libro; Elvira Boglione e Pasquale de Marco, rappresentanti delle imprese esecutrici.

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L’archeologa francese Hélène Dessales

Curatrice del volume, Hélène Dessales è docente di archeologia all’École normale supérieure (Parigi). Il suo lavoro si concentra sull’architettura e le tecniche di costruzione nel periodo romano, in particolare sul sito di Pompei. Il libro riunisce i contributi di altri ventisette specialisti francesi e italiani: Clotilde Boust, Mathilde Carrive, Julien Cavero, Guilhem Chapelin, Arnaud Coutelas, Rita Deiana, Marco Di Ludovico, Giuseppina De Martino, Julien Dubouloz, Ambre d’Harcourt, Éloïse Letellier-Taillefer, Filippo Lorenzoni, Anne Maigret, Gaetano Manfredi, Frédérique Marchand-Beaulieu, Annamaria Mauro, Andrea Milanese, Claudio Modena, Florence Monier, Alban-Brice Pimpaud, Jean Ponce, Andrea Prota, Enzo Rizzo, Amedeo Rossi, Alfonso Santoriello, Agnès Tricoche e Maria Rosa Valluzzi. Con la prefazione di Claude Pouzadoux, Massimo Osanna e Stéphane Verger. Coordinamento editoriale di Magali Cullin-Mingaud. Il libro è una coedizione del laboratorio AOROC e del Centre Jean Bérard presso l’editore Hermann, Parigi.

Modello 3D della villa di Diomede a Pompei realizzato dal team di studio multidisciplinare coordinato da Hélène Dessales (foto parco archeologico di pompei)

Avviato nel 2012, il programma di studi multidisciplinare ha ripercorso l’evoluzione dell’edificio, dalla materiale costruzione della villa romana agli interventi di età moderna e contemporanea. I vari cantieri antichi che ne hanno scandito la vita fino all’eruzione del Vesuvio del 79 d. C. sono stati individuati e modellati, così come i restauri che l’hanno trasformata dalla fine del XVIII secolo ai nostri giorni. Nell’ambito di tale ricerca, diverse competenze sono state integrate: storia degli scavi e dei restauri, archeologia della costruzione, database, sistema informativo geografico, geofisica, ingegneria strutturale, informatica e modellazione 3D. I trentatré contributi riuniti riflettono i vari punti di vista incrociati sull’intera costruzione di questa villa singolare.

Cambio di governance al Grande Progetto Pompei: il generale dei carabinieri Giovanni Di Blasio subentra al generale Mauro Cipolletta che illustrerà i nuovi progetti di spesa per l’Unità Grande Pompei

Massimo Osanna, già direttore del parco archeologico di Pompei, con il direttore uscente del Grande Progetto Pompei, Mauro Cipolletta (foto parco archeologico di pompei)

Cambio di governance e nuovi progetti di spesa per l’Unità Grande Pompei. Il giorno 30 giugno 2021 il generale di divisione dei carabinieri Mauro Cipolletta terminerà il suo mandato da direttore generale del Grande Progetto Pompei – Unità Grande Pompei. Martedì 29 giugno 2021, alle 10, alla Casina Pacifico, sede storica della direzione generale di progetto, affacciata sull’ingresso di Porta Anfiteatro, il generale Cipolletta illustrerà l’attività dell’Unità Grande Pompei e le novità relative allo sviluppo del piano strategico, con particolare riguardo al programma di spesa recentemente autorizzato dal ministero della Cultura. All’incontro, oltre al direttore dei musei Massimo Osanna e al direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, sarà presente, per l’autorità di gestione, l’ing. Angelantonio Orlando, dirigente del servizio V “contratti e attuazione programmi” del segretariato generale del ministero della Cultura. Con l’occasione il gen. Cipolletta presenterà il suo successore, quale direttore generale di progetto, il generale di brigata dei carabinieri Giovanni Di Blasio, che da qualche mese già svolge l’incarico di vice direttore del Grande Progetto Pompei – Unità Grande Pompei. 

Parco archeologico di Pompei: il direttore Zuchtriegel annuncia la riapertura del parco Archeologico Naturalistico di Longola a Poggiomarino

Il parco Archeologico Naturalistico di Longola a Poggiomarino (foto parco archeologico di pompei)
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Veduta aerea delle capanne del parco Archeologico Naturalistico di Longola a Poggiomarino (foto parco archeologico di pompei)

Sabato 26 giugno 2021 riapre il parco Archeologico Naturalistico di Longola. Lo annunciano il direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel e il sindaco del Comune di Poggiomarino, Maurizio Falanga. Il parco Archeologico Naturalistico di Longola è stato realizzato dal Comune di Poggiomarino con la direzione scientifica del parco Archeologico di Pompei. Accoglie il villaggio fluviale di età protostorica, principale scoperta di epoca pre-romana avvenuta nella valle del Sarno, situato una decina di chilometri verso l’interno rispetto a Pompei. Il sito fu scoperto casualmente nel 2000, durante i lavori per la realizzazione dell’impianto di depurazione di Poggiomarino-Striano. Lo scavo condotto dall’allora soprintendenza Archeologica di Pompei ha permesso di mettere in luce un insediamento cresciuto in  ambiente umido, ai margini del Sarno, frequentato sin dalla età del Bronzo (XV-XIV sec. a.C.) ma con un’importante fioritura economica fra l’età del Ferro e l’età Arcaica, unico per l’Italia meridionale.

Tre frammenti di affreschi parietali trafugati dalle ville di Stabia e altrettanti dalla villa suburbana di Civita Giuliana, recuperati dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, saranno restituiti al parco archeologico di Pompei: cerimonia di consegna al museo Archeologico “Libero d’Orsi” di Castellammare

Un frammento di affresco parietale trafugato dalle ville di Stabia e recuperato dal comando Carabinieri Tutela del Patrimonio culturale (foto parco archeologico di Pompei)

Tre frammenti di affreschi parietali del I sec. d.C. provenienti dalle Ville di Stabia, recuperati grazie all’azione del comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, saranno restituiti al parco archeologico di Pompei, martedì 18 maggio 2021 alle 14, con consegna al museo Archeologico “Libero D’Orsi” di Castellammare di Stabia (Na). Alla cerimonia ufficiale interverranno Massimo Osanna, direttore generale dei Musei – Ministero della Cultura; Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del parco archeologico di Pompei; Gaetano Cimmino, sindaco della Città di Castellammare di Stabia; Laura Pedio, procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Milano; Roberto Riccardi, generale di Brigata, comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Saranno presenti le responsabili della Reggia di Quisisana, Maria Rispoli, e delle Ville di Stabia, Silvia Bertesago. Nella stessa circostanza, inoltre, alla presenza di Nunzio Fragliasso, procuratore della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata (Na); Pierpaolo Filippelli, procuratore aggiunto della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata (Na), saranno restituiti altri tre frammenti di affresco (I secolo d.C.) asportati dalla villa suburbana di Civita Giuliana, fuori le mura di Pompei.

Torre Annunziata. Il direttore del parco archeologico di Pompei riapre l’area archeologica di Oplontis e annuncia al sindaco nuovi scavi, nuovi percorsi e la connessione tra gli Scavi e lo Spolettificio dell’Esercito

Veduta della villa di Poppea nell’area archeologica di Oplontis a Torre Annunziata (foto parco archeologico di Pompei)
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Il sindaco di Torre Annunziata Vincenzo Ascione e il direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel negli scavi di Oplontis (foto parco archeologico di Pompei)

Riaperti il 3 maggio 2021, come annunciato, gli Scavi di Oplontis a Torre Annunziata (Na) alla presenza del direttore generale del parco archeologico di Pompei,​ Gabriel Zuchtriegel, e del sindaco di Torre Annunziata, Vincenzo Ascione- “Stiamo riponendo molta attenzione per i siti del territorio. Ci sarà molto da fare”, è stato il commento del direttore Zuchtriegel. “Sono grato al sindaco. Abbiamo già avuto un primo incontro per lavorare insieme sui nuovi scavi, i nuovi percorsi e la connessione tra gli Scavi e lo Spolettificio dell’Esercito di Torre Annunziata”.

“Siamo in contatto sia con il Demanio sia con l’Esercito per ampliare l’area degli scavi, ma anche per creare spazi per depositi, spazi museali, laboratori per scuole, bambini ragazzi che vogliano creare qua”, ha spiegato Zuchtriegel. “Dunque c’è molta attenzione per questo territorio, per il patrimonio assolutamente importante. Quindi nei prossimi anni ci sarà molto da fare. Sono grato al sindaco, col quale ho già avuto un primo incontro, perché lavoriamo insieme: è essenziale la collaborazione con gli enti locali, visto che sono previsti anche nuovi scavi, nuovi percorsi, una connessione tra questa l’area archeologica e lo Spolettificio dell’Esercito”. E il sindaco Ascione: “Siamo chiaramente contenti della riapertura degli Scavi. Abbiamo puntato buona parte del nostro sviluppo proprio sulla valorizzazione della risorsa archeologica. Ritengo pure che il ragionamento sia da fare come comprensorio, perché non è solo la città di Torre Annunziata ma siamo tante città che hanno puntato su questo tipo di sviluppo. Noi abbiamo parlato di turismi perché abbiamo il Vesuvio, abbiamo il mare, abbiamo l’archeologia, abbiamo veramente una serie di potenzialità che vanno tutte sviluppate. Quindi grazie al direttore Zuchtriegel per essere qui a riaprire questo nostro sito e ringrazio soprattutto tutta l’organizzazione che spero in maniera incisiva ed efficace possa realizzare i progetti che sono già previsti per questo sito. Non solo del collegamento con lo Spolettificio dell’Esercito ma anche con la villa B che purtroppo è ancora chiusa al pubblico”. Zuchtriegel ha tranquillizzato il sindaco: “Anche per questo collegamento c’è già una progettualità, perché la Villa B è molto interessante perché dà un’altra visione dell’aspetto dell’insediamento antico di Torre Annunziata-Oplontis e quindi va assolutamente valorizzata insieme alla villa A, ma vorremmo raccontare appunto ai visitatori il territorio come era organizzato, che non c’era solo il sito di Pompei, ma intorno tutto un paesaggio rurale di ville di ozio, di ville rustiche e di piccoli insediamenti, piccoli e meno piccoli, che facevano parte di un paesaggio mediterraneo connesso con molte altre parti dell’impero. E quindi credo che in questa prospettiva Oplontis può dire molto anche in termini di valorizzazione, di racconto della storia di questo periodo”.

Pompei. Primo giorno ufficiale per il neo direttore generale del parco archeologico Gabriel Zuchtriegel

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico Pompei)
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Cittadino italiano: Gabriel Zuchtriegel, all’epoca direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, giura davanti al sindaco di Matera Raffaello De Ruggeri

Primo giorno ufficiale a Pompei per il neo direttore generale del parco archeologico Gabriel Zuchtriegel, nominato il 20 febbraio 2021 dal ministro della Cultura Dario Franceschini, in successione a Massimo Osanna, attuale direttore generale dei Musei statali. La sua nomina è stata controfirmata ieri dal ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Il nuovo direttore è stato scelto tra i 44 candidati, di cui 10 di origine straniera, che si sono sottoposti al vaglio della Commissione presieduta da Marta Cartabia, presidente emerita della Corte costituzionale e attualmente ministro della Giustizia. Al termine della selezione, conclusa con i colloqui dei dieci candidati della short list, tenutisi il 10 e 11 febbraio 2021, la commissione ha individuato la terna dei candidati sottoposta al ministro, tra i quali è stato nominato il nuovo direttore che ha preso servizio giovedì 8 aprile 2021. Gabriel Zuchtriegel, nato nel 1981 a Weingarten, in Germania ha studiato archeologia classica, preistoria e filologia greca a Berlino, Roma e Bonn, dove nel 2010 ha concluso un dottorato di ricerca sul sito laziale di Gabii nei pressi di Roma. È stato borsista dell’Istituto Archeologico Germanico e della Fondazione Alexander von Humboldt, che nel 2012 l’ha portato all’università della Basilicata (Matera) per un progetto di ricerca triennale sulla colonizzazione greca lungo la costa Ionica. Ha insegnato negli atenei di Bonn, Matera, Napoli “Federico II” ed è autore di numerosi articoli e monografie, tra cui “Colonization and Subalternity in Classical Greece”, Cambridge University Press 2018.  Nel 2019, gli è stato riconosciuto il premio di Ravenna Festival. Nel 2015, ha collaborato nel “Grande Progetto Pompei” quale membro della Segreteria tecnica di progettazione. Da novembre 2015 ha diretto il parco archeologico di Paestum, al quale nel 2020 si è aggiunto il sito di Velia, ambedue iscritti nella lista del patrimonio UNESCO. Zuchtriegel, che è sposato e ha due figli, dal 2020 è anche cittadino italiano.

Paestum. Il museo Archeologico nazionale è “autism friendly”: confermato anche per il 2021 le visite gratuite inclusive “Un tuffo nel Blu”

Giovanni Minucci, coordinatore di Cilento4all\Tulipano art friendly, e Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico del Colosseo, alla riconferma per il 2021 del progetto “Un tuffo nel blu” (foto pa-paeve)
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Il museo di Paestum è autism fiendly

A Paestum si celebra la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo 2021 con la conferma delle visite gratuite inclusive “Un Tuffo nel Blu” per tutto il 2021. Il progetto, nato nel 2018, è stato ideato e realizzato dall’associazione Cilento4all-Il Tulipano Art Friendly in collaborazione con il Parco archeologico di Paestum e Velia: si tratta di percorsi di fruizione museale aperti a bambini e ragazzi con disturbi dello spettro autistico o con disabilità cognitiva e alle loro famiglie, associazioni, contesti scolastici. Mentre la pandemia globale continua per il secondo anno consecutivo, il Parco archeologico di Paestum e Velia ribadisce la sua funzione sociale e accoglie l’esigenza di queste categorie speciali di utenti inserendo nella propria offerta museale le visite nel museo di Paestum, fruibili non appena i luoghi della cultura saranno nuovamente aperti. Con il percorso “Un Tuffo nel Blu” il Parco archeologico di Paestum è Velia è diventato un sito culturale autism friendly e ha consentito fino ad oggi  ad oltre ottanta minori, unitamente ai loro familiari e compagni di classe, di poter fruire in modo personalizzato ed individualizzato del museo come ambiente di apprendimento e di benessere.

“Quando abbiamo riaperto il 18 maggio dell’anno scorso, dopo il primo lockdown del 2020”, ricorda Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, “Un tuffo nel blu è stato il primo progetto che abbiamo riavviato, proprio lo stesso giorno della riapertura del sito al pubblico. Per persone con autismo, soprattutto giovani e bambini, e per le loro famiglie, l’emergenza sanitaria è tutt’altro che facile da gestire e hanno tutto il mio rispetto e la mia ammirazione per quello che affrontano in questi tempi. Vogliamo rinnovare il nostro impegno con l’edizione di Un tuffo nel blu nel 2021, ricordando che non si tratta di un progetto per persone con autismo, ma di un progetto inclusivo per tutti, e dunque anche per persone con autismo. Il nostro motto è che ‘disabili’ non sono le persone, ma casomai le istituzioni che non riescono a far sentire tutti a loro agio”. E Giovanni Minucci, coordinatore di Cilento4all\Tulipano art friendly, commenta: “Non appena verranno riaperti i musei, avremo una nuova occasione per sperimentare nuovi percorsi inclusivi di fruizione e di attività laboratoriali anche attraverso l’uso delle tecnologie digitali”. Nell’attesa della riapertura, il Parco offre progetti di didattica a distanza gratuiti per studenti di tutte le età. Per informazioni e prenotazioni: http://www.museopaestum.beniculturali.it/didattica-al-parco/

Velia. Concluso l’intervento di manutenzione sul teatro greco-romano. Il direttore Zuchtriegel: “Ora è accessibile al pubblico”. Il direttore generale dei musei Massimo Osanna in visita: “Risultato molto positivo”

Le gradinate del teatro greco-romano di Velia dopo i restauri del marzo 2021 (foto pa-paeve)
velia_11. Il Teatro di Velia prima degli interventi di manutenzione (anno 2020)_foto-pa-paeve

Il teatro greco-romano di Velia prima dei lavori di manutenzione (2020) (foto pa-paeve)

Il teatro greco-romano di Velia è di nuovo accessibile al pubblico. Si è concluso infatti un intervento di manutenzione straordinaria sull’antico teatro di Elea-Velia, che non solo doveva garantire la tutela del monumento, ma anche renderlo finalmente accessibile ai visitatori del sito archeologico che, da un anno, rientra nelle competenze del parco archeologico di Paestum e Velia. L’intervento, per un importo di 158mila euro, si era reso necessario per il degrado avanzato in cui versavano le integrazioni delle sedute dell’edificio teatrale già parzialmente ripristinate da un progetto di restauro di quasi vent’anni fa. Piante infestanti e infiltrazioni d’acqua minacciavano la tenuta dei blocchi originali che furono smontati negli anni ’80 del secolo scorso per realizzare degli scavi stratigrafici nell’area e per essere poi rimontati durante il restauro promosso dalla soprintendenza Archeologica di Salerno nel 2003. Grazie alla scelta di utilizzare un materiale diverso per le integrazioni moderne che ricalcano la sottostruttura in terra sulla quale appoggiavano i blocchi delle sedute, ora la cavea del teatro è accessibile al pubblico, cosa che il precedente intervento aveva escluso per motivi di sicurezza. Al tempo stesso, i lavori recenti hanno conservato le caratteristiche di reversibilità e riconoscibilità dell’intervento del 2003, seguendone le scelte anche nel colore delle parti integrate.

Il teatro di Velia nasce intorno al 400 a.C. sul versante sud-orientale dell’acropoli della città magno-greca in un’area precedentemente occupata da un quartiere abitativo. La realizzazione del primo impianto si inserisce in una complessa riorganizzazione degli spazi dell’acropoli con imponenti opere di terrazzamento funzionali oltre che alla costruzione del teatro, anche alla monumentalizzazione del santuario alle sue spalle, sede del tempio più grande della città, forse dedicato al culto di Athena. Successivamente il teatro subisce una serie di ristrutturazioni e ampliamenti, raggiungendo il suo massimo splendore in epoca imperiale, quando a Velia, a differenza di altri centri magno-greci come per esempio la vicina Paestum, la lingua greca è ancora parlata. L’ultima fase di vita dell’edificio teatrale cade nel III sec. d.C. Per la conoscenza e la valorizzazione dell’area dell’antica acropoli, il Parco ha varato un progetto di indagini stratigrafiche sull’altura dominata dal castello medievale e alle sue pendici. “Velia è una città unica nel contesto della Magna Grecia”, commenta il direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, Gabriel Zuchtriegel, “non solo per la sua storia che la lega ai focei originari dell’Asia Minore, ma anche per la sua importante tradizione filosofica e medica. Sul tema della medicina e del suo rapporto con gli antichi saperi mediterranei vogliamo organizzare una mostra per la quale abbiamo ricevuto un cofinanziamento dalla Regione Campania. Non vediamo l’ora di accogliere nuovamente i nostri visitatori che a Velia nell’estate scorsa sono raddoppiati rispetto agli anni precedenti, un trend che fa ben sperare per l’attesa ripresa del settore culturale e turistico nel Cilento”.

Le gradinate del teatro greco-romano di Velia dopo i restauri del marzo 2021 (foto pa-paeve)
velia_13. Il Teatro di Velia dopo il restauro del 2003_foto-pa-paeve

Le sedute del teatro greco-romano di Velia dopo il restauro del 2003 (foto pa-paeve)

“Abbiamo voluto rispettare il progetto promosso dall’allora soprintendente Giuliana Tocco”, spiega Zuchtriegel, “superando però l’impossibilità, che esisteva formalmente anche se è stata spesso disattesa, di far accedere le persone alla cavea. A tal fine abbiamo coinvolto anche un ingegnere strutturista che ha valutato la stabilità del monumento. Oggi tutti possono accedere alle sedute della cavea, ovviamente rispettando delle regole come succede in tutti i siti archeologici. La finalità non è solo quella di usare l’edificio antico per spettacoli teatrali, ma anche di far accedere visitatori singoli e famiglie a un monumento che, grazie al suo restauro, ci può far riscoprire la sorprendente acustica dei teatri antichi. Chi si mette al centro dell’orchestra, infatti, può raggiungere le ultime file anche a voce bassa e senza microfono: una cosa da provare con figli, amici e scolaresche quando si potrà nuovamente visitare il sito che attualmente è chiuso per via dell’emergenza pandemica. È un modo concreto per far capire la maestranza degli antichi architetti che nella progettazione dei teatri badavano più al suono che non all’impatto visivo, come insegna Vitruvio nel libro V del suo trattato sull’architettura”.

L’area del teatro greco-romano di Velia (foto pa-paeve)

pompei_01_Massimo_Osanna_foto-parco-archeologico-pompeiTra i primi a vedere il teatro dopo la conclusione dei lavori è stato il direttore generale dei musei, Massimo Osanna: “Ho molto apprezzato il lavoro che l’équipe del parco archeologico di Paestum e Velia sta realizzando. Ho voluto visionare personalmente quanto fatto su questo monumento, anche dopo aver letto l’accurata relazione tecnica di Francesca Condò, funzionaria architetto della Direzione Generale Musei, che qualche settimana fa era venuta al Parco per un sopralluogo. Devo dire che il risultato finale mi sembra molto positivo anche in considerazione della storia travagliata del monumento che rende gli interventi di restauro e manutenzione particolarmente complessi. Come è noto il teatro è stato completamente scavato e poi ricostruito e l’intervento di manutenzione attuale va a migliorare una situazione che era di grande degrado”.

Paestum. On line il monitoraggio sismico del tempio di Nettuno, il tempio meglio conservato della Magna Grecia: progetto del parco archeologico e dell’università di Salerno, finanziato dall’Art Bonus. E intanto dagli scavi sul tempio emerge la storia della sua costruzione

È on line il monitoraggio sismico del tempio di Nettuno a Paestum. Il tempio meglio conservato della Magna Grecia da marzo 2021 è soggetto a un monitoraggio sismico continuo grazie a una collaborazione tra il Parco Archeologico di Paestum e Velia (l’arch. Antonella Manzo, già responsabile dell’ufficio Unesco del parco archeologico, che ha curato il progetto) e il dipartimento di Ingegneria civile dell’università di Salerno (prof. Luigi Petti). I lavori sono stati diretti dall’arch. Luigi Di Muccio della Soprintendenza ABAP di Caserta e Benevento. Il progetto innovativo era stato presentato l’autunno scorso in occasione del bilancio della campagna di raccolta fondi sul portale “ArtBonus” (vedi Paestum. Tempio di Nettuno: con l’ArtBonus finanziato un progetto di monitoraggio dei micro-movimenti con sensori di tecnologia avanzata. E un nuovo scavo svela la storia del lungo cantiere, tra il VI e V sec. a.C., tra progettazione e ripensamenti | archeologiavocidalpassato). L’intervento è stato infatti finanziato con l’aiuto di sostenitori privati attraverso la piattaforma ArtBonus del ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo.

Sistema di monitoraggio del tempio di Nettuno a Paestum (foto pa-paeve)

Quattordici punti di misura, realizzati con sensori di ultima tecnologia, sviluppati nell’ambito della ricerca sulle onde gravitazionali, sono stati posizionati sulle parti alte dell’edifico di V sec. a.C. e nel sottosuolo, per misurare in tempo reale ogni minimo movimento della struttura millenaria. La precisione degli accelerometri è tale da poter registrare non solo attività sismiche, ma anche l’impatto del traffico e persino del vento sul tempio. Tali dati, dal momento che vengono raccolti in maniera sistematica, aiuteranno a elaborare un modello del comportamento dinamico dell’edifico e saranno fondamentali per rintracciare cambiamenti strutturali, non visibili a occhio nudo, che potrebbero rappresentare un rischio. “Si tratta di un’integrazione virtuosa tra ricerca applicata e tutela”, commenta l’ing. Luigi Petti dell’ateneo salernitano, “che impiega tecnologie e sensori altamente innovativi, sviluppati dal professore Fabrizio Barone per applicazioni nei settori della sismologia e della geofisica, integrando le conoscenze di molti settori scientifici, tra cui l’archeologia, l’architettura, la geologia e l’ingegneria strutturale. Tali attività rientrano in un progetto di ricerca più ampio, a cui partecipano, tra l’altro, le università di Roma La Sapienza e di Kassel in Germania. È, inoltre, iniziata una collaborazione con l’ISPRA per attività di monitoraggio sui beni culturali”.

Rilievo elaborato nell’ambito delle attività congiunte di ricerca PAEV-DICIV (Unisa) con il supporto dei professori Luigi Petti e Salvatore Barba, dell’arch. Alfredo Balasco e del dott. Salvatore Ciro Nappo (foto pa-paeve)

I dati messi in rete sul sito del Parco. Il datacenter dell’università di Salerno, d’intesa con il parco archeologico, consentirà l’accesso ai dati a enti di ricerca da tutto il mondo, previa stipula di una convenzione non onerosa. Intanto, una parte dei dati è accessibile liberamente in tempo reale sulla pagina del sito istituzionale del Parco Archeologico di Paestum e Velia: https://www.museopaestum.beniculturali.it/monitoraggio-sismico-del-tempio-di-nettuno/. “In questa maniera”, commenta Maria Boffa, funzionaria per la comunicazione del Parco, “ci si può connettere da tutto il mondo per seguire il comportamento dinamico del tempio di Nettuno in tempo reale. Ovviamente i dati messi on line sono in uno stato crudo e parziale e per accedere ai dataset completi bisogna effettuare un’apposita richiesta. Per avere un’idea di cosa esattamente stiamo parlando, si può fare una prova e osservare in video una oscillazione del monumento in diretta proprio nell’orario di transito del Frecciarossa, oppure quando la situazione meteorologica a Paestum non è delle migliori. In tal modo, speriamo di sensibilizzare il pubblico verso un campo di ricerca che a lungo è stato riservato agli addetti ai lavori e far capire come la tecnologia può aiutare nella tutela del patrimonio”.

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Scavi archeologici al tempio di Nettuno di Paestum (foto pa-paeve)

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Dallo scavo al tempio di Nettuno riemerge la storia della sua costruzione (foto pa-paeve)

Novità dagli scavi lungo le fondazioni. Per il posizionamento dei sensori nel sottosuolo sono stati effettuati nuovi scavi lungo le fondazioni del monumento. Le indagini, coordinate dai funzionari archeologi Daniele Rossetti e Francesco Scelza, hanno riservato più di una sorpresa agli studiosi. “Può sembrare strano”, sottolinea il direttore del Parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel, “ma sono i primi scavi stratigrafici controllati e documentati in maniera corretta sul tempio di Nettuno, uno dei monumenti dorici più famosi del mondo antico. E a volte sono proprio i monumenti più celebri – che sembrano stranoti anche se in realtà non lo sono – che nascondono ancora delle sorprese. Nel nostro caso, è soprattutto la cronologia che abbiamo potuto chiarire grazie alla fortuna di trovare una stratigrafia intatta che ancora contiene la storia del cantiere del tempio. In passato, Dieter Mertens ipotizzò sulla base di alcuni dettagli del podio che il tempio originariamente fosse stato progettato come un periptero di 8 x 19 colonne, per poi essere riprogettato in una forma più ‘moderna’ con 6 x 14 colonne. I nostri scavi hanno dimostrato che tutta la parte delle fondazioni effettivamente risale al periodo tardo-arcaico, circa mezzo secolo prima della terminazione del progetto intorno al 460 a.C. Come nelle grandi cattedrali del medioevo, anche qui dobbiamo immaginare un cantiere che si protraeva per più generazioni, con ripensamenti, aggiustamenti e cambiamenti in corso d’opera. Inoltre, lo scavo ci ha messo nella condizione di ricostruire come la costruzione del tempio abbia comportato una rimodulazione del paesaggio circostante. Prima di iniziare la costruzione, l’area dove sarebbe sorto il tempio era stata livellata, però senza abbassare il livello molto al di sotto del piano di campagna. Su un sottile strato di sabbia di mare, riscontrato in tutti e quattro i saggi lungo le fondazioni, furono poi messe le fondamenta che erano dunque quasi completamente al di sopra del piano di campagna. Solo successivamente furono coperti di terreno, creando così una specie di collinetta artificiale intorno al podio del tempio che si può apprezzare ancora oggi. Tutto ciò ha arricchito in maniera straordinaria la nostra conoscenza del tempio dorico meglio conservato della Magna Grecia; è un episodio che ancora una volta fa capire come tutela e ricerca siano due facce della stessa medaglia”.

Il tempio di Nettuno a Paestum, il tempio meglio conservato della Magna Grecia (foto pa-paeve)
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Il progetto ArtBonus “Il tempio di Nettuno si muove – partecipa ad un viaggio unico al mondo!” premiato alla XVI edizione di LuBeC – Lucca Beni Culturali 2020 perché nella top ten dei progetti ArtBonus più votati (foto pa-paeve)

Il progetto finanziato con Artbonus. I lavori per la messa in opera del sistema di monitoraggio sono stati finanziati con donazioni arrivate attraverso il portale Artbonus del ministero della Cultura che prevede sgravi fiscali a chi sostiene la tutela e la valorizzazione di beni culturali. Tra i maggiori contribuenti la famiglia di Sabato D’Amico, titolare dell’omonima azienda di Pontecagnano, e Roberto Savarese di Sorrento Sapori e Tradizioni Srl. “Donare per la realizzazione del progetto di monitoraggio ci ha fatto sentire custodi della storia”, dichiara Sabato D’Amico. “Con la nostra azienda cerchiamo di affermare il made in Italy in tutto il mondo e a contribuire allo sviluppo di questo territorio della Piana del Sele, così ricco di risorse naturali e di cultura. Essere un mecenate significa creare un rapporto saldo con importanti realtà come il Parco Archeologico di Paestum e Velia che quotidianamente tutelano e valorizzano i nostri beni culturali per scrivere un progetto di crescita di più ampio respiro che guarda al futuro”. Come evidenzia il direttore, il progetto, in virtù della sua polivalenza “è un esempio concreto di quanto si riesce a fare in un’ottica di integrazione virtuosa tra tutela, ricerca e coinvolgimento del territorio grazie alle possibilità che si sono aperte con la riforma dei beni culturali e con la legge Artbonus”.