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Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione, in presenza e on line, del libro “Franco Minissi: il museografo…” su Franco Minissi voce autorevole della museografia e museologia italiana del dopoguerra

roma_villa-giulia_libro-franco-minissi-il-museografo_presentazione_locandinaMercoledì 9 novembre 2022, alle 17, nella sala della Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, verrà presentato il libro “Franco Minissi: il museografo l’architetto e gli allestimenti del museo civico di Viterbo” a cura di Stefano Marson e Paola Pogliani, dedicato all’architetto Franco Minissi che raccoglie i contributi della Giornata di Studi organizzata dall’università della Tuscia nel 2019, in occasione del centenario della sua nascita. Introduce il direttore del museo nazionale Etrusco Valentino Nizzo; modera Beatrice A. Vivio. Intervengono con gli autori Andrea Grimaldi, Pietro Petraroia, Simona Salvo, Stefania Zuliani. Ingresso libero fino a esaurimento posti. La Sala della Fortuna ha una capienza limitata, è consigliata la prenotazione all’indirizzo pogliani@unitus.it. È possibile assistere alla presentazione in diretta collegandosi al canale Yt Etruschannel al seguente link: https://youtu.be/t_fn5skcIyM. Titolare della prima cattedra di museografia in Italia istituita alla Facoltà di Architettura di Roma, Franco Minissi è stato voce autorevole della museografia e museologia italiana del dopoguerra e ideatore di numerosi allestimenti di musei e di interventi di protezione e restauro di monumenti antichi. I contributi, organizzati in tre sezioni, dopo aver tracciato un rapido profilo biografico e professionale dell’architetto attraverso la rilettura di alcuni suoi celebri progetti di riallestimento come quelli del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e del museo Archeologico regionale di Agrigento, si focalizzano in particolare sui due allestimenti del museo civico di Viterbo, compiuti da Minissi alla metà degli anni Cinquanta del Novecento e al principio degli anni Novanta. Di quest’ultimo si pubblicano per la prima volta alcune delle numerose tavole di progetto conservate presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma. Il volume inoltre, grazie al lavoro e ai contributi di docenti e studenti dell’Ateneo della Tuscia, vuole provare ad interrogarsi anche sul destino futuro del museo civico di Viterbo, tra tutela, conservazione e sviluppo.

Marsala. La Venere Lilibetana  al museo Lilibeo torna dopo oltre un anno di assenza per rinnovare il piano di appoggio non più sicuro. Copia romana in marmo di Paros del II sec. d.C. Anna Maria Parrinello: “Per la sua bellezza merita di essere ammirata dal grande pubblico”

La statua di Venere Lilibetana nel nuovo allestimento predisposto nel museo Lilibeo di Marsala (foto regione siciliana)

“La statua di Venere Lilibetana è tornata in esposizione al museo Lilibeo di Marsala da dove mancava da oltre un anno”. Lo annuncia l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana Alberto Samonà. Nel settembre del 2005 la statua era stata esposta a Trapani in occasione dell’America’s Cup, nella Mostra “L’isola del mito”. A gennaio 2008, la Venere era andata in esposizione a Bonn per la Mostra “Sicilia. Impronte del mito da Ulisse a Garibaldi” al Kunst und Ausstellungshalle der BDR dove, con ampia risonanza mediatica, è stata rimessa in piedi con piedistalli di acciaio realizzati dalle maestranze di quel museo. Ritornata a Marsala, la statua era rimasta esposta nel museo Lilibeo fino all’inverno dello scorso anno, quando è stata rimossa a causa di problemi al piano pavimentale della teca. Adesso i problemi strutturali sono stati risolti e la scultura è finalmente tornata nella sua sede naturale per essere ammirata dai visitatori.

Il nuovo piano di appoggio della statua di Venere Lilibetana al museo Lilibeo di Marsala (foto regione siciliana)

Il nuovo allestimento, che si è reso necessario a causa del precario stato di conservazione del piano d’appoggio dell’opera, ne migliora l’esposizione, valorizzando il “guscio” che l’architetto Franco Minissi aveva progettato per il Museo nel 1986 e che accolse per un breve periodo anche l’Auriga di Mozia. Il ritorno in mostra della Venere, che accoglie i visitatori nel percorso espositivo all’interno del museo Lilibeo, rappresenta simbolicamente la rinascita della bellezza che accompagna quella “primavera dell’archeologia” che negli ultimi tempi sta facendo rifiorire i parchi archeologici e i musei della Sicilia. Dopo oltre un anno di assenza, la scultura della Venere di Lilibeo torna a far mostra di sé in tutto il suo fascino. Una statua di particolare importanza che fino ad ora non è stata valorizzata per come si dovrebbe, ma che merita di essere conosciuta e ammirata da tutti, motivo per cui il suo “ritorno” è un momento essenziale di rilancio dell’offerta culturale del Museo.

La statua di Venere Lilibetana in marmo di Paros, copia romana del II sec. d.C., conservata al museo Lilibeo di Marsala (foto regione siciliana)

Realizzata in marmo greco di Paros, l’opera raffigura Venere secondo l’iconografia dell’Afrodite pudica. Rinvenuta nel 2005 nell’area archeologica adiacente la chiesa di San Giovanni al Boeo, in occasione degli scavi diretti dell’archeologa Rossella Giglio, è una copia romana del II secolo d.C. ispirata a un originale ellenistico di scuola microasiatica molto apprezzato nell’Impero, specialmente in contesti architettonici che prevedevano la presenza dell’acqua (ninfei). “La rappresentazione della dea seminuda”, sottolinea Anna Maria Parrinello, direttrice del parco archeologico Lilibeo-Marsala, “è caratterizzata da un finto pudore e da una sensualità che la rendono simile ad una donna più che ad una divinità, come ha evidenziato Guy De Maupassant ammirando la Landolina di Siracusa che appartiene allo stesso tipo iconografico, una variante della Venere marina (Afrodite Anadiomene). La statua, per la sua bellezza è uno dei pezzi più pregiati del nostro museo e la sua esposizione è un elemento di grande attrattiva per il museo”.

Egitto. La barca solare del faraone Cheope/Khufu è arrivata “sana e salva” al Grande Museo Egizio. Nuovo trasporto spettacolare, e tecnicamente impegnativo, dell’imbarcazione intera (42 metri) dal museo all’ombra della piramide al Gem: 7 km e mezzo coperti in 48 ore. Il personale del museo è riuscito a installarla nella nuova esposizione permanente in attesa dell’apertura del Gem

Il museo della Barca Solare di Cheope all’ombra della piramide, aperto nel 1982 su progetto dell’architetto Franco Minissi

Lunga circa 43 metri, ha cinque remi per lato più due a poppa, con funzione di timoni. È la barca solare di Cheope (Khufu per gli egiziani): “il più grande e antico manufatto in legno della storia dell’umanità” secondo il ministero del Turismo e delle Antichità egiziano. Era stata scoperta dagli archeologi nel 1954 nella piana di Giza, in una fossa sul lato Sud della Grande Piramide. Racchiusa in una camera ermeticamente sigillata, la barca era scomposta in 1224 pezzi, il cui legno si è conservato intatto per più di 4600 anni. Per ricostruirla ci sono voluti tredici anni. E finalmente, nel 1982, è stata esposta nel museo creato appositamente a fianco della piramide e progettato dall’architetto italiano Franco Minissi. Fino all’agosto 2021, quando ha abbandonato la “vecchia” casa per raggiungere la nuova dimora, definitiva: il Khufu Boat Museum all’interno del Grand Epyptian Museum (Gem) di cui si attende ora l’apertura, continuamente rinviata.

Per coprire i 7 chilometri e mezzo che corrono tra i due musei senza smontare l’enorme imbarcazione che – ricordiamolo – a più di 4600 anni, è stato necessario allestire un altro spettacolare trasporto, che ha ricordato quello delle 22 mummie dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo della Civiltà egizia a Fustat (vedi Cairo. La Parata d’Oro dei Faraoni diventa una vetrina dei tesori dell’Egitto: grandi restauri, nuovi musei, progetti futuri. Due ore di spettacolo in una capitale illuminata ad arte e animata da migliaia di figuranti dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia dove sono arrivate le 22 mummie reali | archeologiavocidalpassato), ma stavolta soprattutto tecnicamente impegnativa, anche se non ha raggiunto la popolarità del trasferimento delle mummie reali. Per preparare l’operazione c’è voluto quasi una anno, da quando cioè il museo all’ombre della piramide è stato chiuso al pubblico. E per realizzarla sono state necessarie 48 ore.

La mattina di sabato 7 agosto 2021 la Barca solare di Cheope è arrivata al Grande Museo Egizio. “Il gruppo di lavoro del Gem è riuscito a installare la struttura metallica contenente la prima imbarcazione del re Khufu dove troverà sistemazione definitiva, nell’edificio museale dedicato alle barche del re Cheope/Khufu nel Grande Museo Egizio, dopo che è arrivata sana e salva al museo all’alba di sabato 7 agosto, provenendo dalla zona delle Piramidi di Giza”: lo ha affermato Al-Tayeb Abbas, viceministro del Turismo e delle Antichità per gli affari archeologici al Grand Egyptian Museum, spiegando che la barca rimarrà all’interno del suo involucro metallico fino al completamento dell’edificio del Khufu Boat Museum, dove all’interno dello scafo è stato predisposto un sistema di controllo per il monitoraggio della temperatura e dell’umidità, facendo attenzione a mantenere le corrette proporzioni adeguate al mantenimento del mix ambientale. E Isa Zeidan, direttore generale del restauro e del trasporto di monumenti nel Grand Egyptian Museum, ha indicato che “non appena la barca è arrivata ed è stata installata, gli archeologi e il centro di restauro nel museo hanno esaminato la barca, sottolineando che i lavori di screening hanno dimostrato che la barca era in buone condizioni e non è stata interessata dal processo di trasporto, grazie al buon lavoro di conservazione e imballaggio svolto dal team di restauratori e archeologi, e ai dispositivi di misurazione e controllo che sono stati messi per regolare l’atmosfera circostante e assorbire vibrazioni”. Ha aggiunto che i restauratori solleveranno la cassa di legno che copre la barca per iniziare i lavori di restauro e riabilitazione fino a quando non sarà mostrata nella sua forma definitiva.