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“Lapilli di Ercolano”: nella terza clip il direttore del parco archeologico, Francesco Sirano, ci fa scoprire la Casa dei Cervi con affaccio direttamente sul golfo di Napoli

Torna l’appuntamento con le meraviglie della città antica. Oggi il viaggio virtuale continua con la terza clip dei “Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano”: il direttore Francesco Sirano ci accompagna nell’eccezionale scenario degli ambienti di una delle domus simbolo di Herculaneum, la Casa dei Cervi! #iorestoacasa. La casa dei Cervi, un lussuosa domus con terrazza vista mare, è così chiamata per via del ritrovamento, nel giardino di due statue di cervi assaliti da cani. Il piano terra era riservato al proprietario, la sua famiglia ed eventuali ospiti mentre il piano superiore, di cui è visibile il ballatoio, era riservato alla servitù. Di notevole interesse è il criptoportico (porticato coperto che riceve luce da finestroni in alto), affrescato e arricchito da sessanta quadretti (alcuni conservati al museo Archeologico nazionale di Napoli), con rappresentazioni di nature morte. L’ampia terrazza doveva essere il pezzo forte della casa, costruita a ridosso delle mura cittadine ormai inutilizzate (vista l’assenza di nemici in grado di attaccare l’impero nei primi secoli), si affacciava direttamente sul mare (e sul golfo di Napoli) che nel 79 d.C. era a pochi metri di distanza.

“Lapilli di Ercolano”: l’archeologa Stefania Siano si porta a scoprire il teatro antico, il primo monumento scoperto nel 1738. Intanto il Tricolore illumina la facciata di ingresso del Parco Archeologico di Ercolano

Seconda puntata di “Lapilli di Ercolano”: il viaggio virtuale nella città antica continua! Nel rispetto dell’impegno #iorestoacasa. Questa volta è Stefania Siano, funzionaria archeologa del parco archeologico di Ercolano, accompagna gli appassionati lì dove ha avuto inizio la storia degli scavi archeologici di Herculaneum: il Teatro! Sepolto dall’eruzione del 79 d.C. e restituito ai visitatori dopo circa 20 anni dalla sua chiusura, il teatro fu il primo monumento ad essere scoperto (1738) nei siti vesuviani colpiti da quel famoso cataclisma. Fin dalla sua scoperta, suscitò grande interesse, nel corso del Settecento e dell’Ottocento, da parte dei colti viaggiatori che giungevano a Napoli da ogni parte d’Europa e diventò una tappa del Grand Tour. Il teatro è legato a filo doppio alla storia della moderna Resina, oggi Ercolano. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu utilizzato come rifugio ed entrò nelle storia e nei racconti dei cittadini.

Il Tricolore illumina l’ingresso del parco archeologico di Ercolano in corso Resina (foto Paerco)

Dalla sera di giovedì 19 marzo 2020 la facciata di ingresso in corso Resina del Parco Archeologico di Ercolano prende luce, è la luce del tricolore che brillerà in questi giorni difficili che l’intero pianeta sta affrontando. Il Comune di Ercolano, grazie alla collaborazione con Engie, che si occupa della pubblica illuminazione in città, proietterà il tricolore sull’ingresso del Parco. “È l’ulteriore segnale di solidarietà e vicinanza che il Parco desidera esprimere agli Ercolanesi abbracciando con entusiasmo l’iniziativa dell’Amministrazione comunale di Ercolano”, – dichiara il direttore del Parco, Francesco Sirano. “Siamo tutti uniti sotto il tricolore che rappresenta in questo momento più che mai la condivisione della causa che accomuna tutti noi. La luce del tricolore è il segnale che il Parco di Ercolano continua a vivere in questi giorni, è la dimostrazione che dietro quei cancelli c’è un grande fermento di attività per rendere fruibile il Parco in una modalità virtuale e on line che ci permette di raggiungere i nostri visitatori direttamente nelle loro case. Le tantissime primavere che nei secoli hanno visto rifiorire questi luoghi dopo tante calamità di origine umana e naturale ci danno la certezza che la comunità locale e quella più allargata che nel mondo guarda ai siti UNESCO come a un faro di civiltà e razionalità supereranno questa prova. Uniti usciremo da questo periodo fieri di essere italiani e rinnovati per avere combattuto verso uno stesso obiettivo”. E il sindaco di Ercolano, Ciro Bonajuto: “In un momento delicato come questo, la Città di Ercolano ha voluto realizzare questo simbolo di unità come viatico per venire fuori il prima possibile da questa crisi che ha sconvolto la vita di un’intera nazione. L’ingresso alla Città Antica segna il confine tra la Ercolano moderna e quella di duemila anni fa: l’augurio di tutti è che il Parco Archeologico torni presto ad essere il punto d’incontro per centinaia di migliaia di visitatori che qui giungono da tutto il mondo incantati dalla bellezza e dalla incomparabile storia di questa terra. Ringrazio la società Engie per la sensibilità dimostrata e per aver realizzato gratuitamente questa particolare illuminazione”. “Un gesto simbolico in un momento difficile e doloroso per la nostra città, – aggiunge Ivana Di Stasio, assessore al Turismo del Comune di Ercolano – affinché vengano celebrati i luoghi sacri della cultura che spero possano tornare presto ad ospitare quel turismo sano e consapevole che ha dato il primato ad Ercolano in questi anni”.

Ercolano. Il parco archeologico sostiene l’iniziativa #iorestoacasa e lancia la rubrica settimanale “I Lapilli del parco archeologico di Ercolano” che porta l’antica città romana nelle case degli appassionati

Il parco archeologico di Ercolano sostiene l’iniziativa #iorestoacasa

Il parco archeologico di Ercolano chiuso per decreto, come tutti i luoghi di cultura in Italia, entra nelle case degli appassionati con una rubrica settimanale sulla pagina Facebook “I Lapilli del Parco archeologico di Ercolano” sostenendo l’iniziativa #iorestoacasa. Gli italiani devono infatti stare a casa e così tutto lo staff del Parco archeologico di Ercolano si sta mobilitando, anche a distanza, anche in smartworking, per aiutare ognuno a rimanere connessi con la cultura, con la bellezza dei luoghi d’arte del nostro Paese, attraverso i Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano #iorestoacasa, interventi social sui principali contenuti del Parco per aderire a #iorestoacasa. Gli utenti della pagina Fb del parco potranno fruire digitalmente quello che per il momento non possono vedere fisicamente, portando il parco a casa loro in attesa di rivederli presto a Ercolano. “Mi rivolgo a tutti gli amici del Parco archeologico di Ercolano e a tutti gli amici della cultura”, interviene il direttore Francesco Sirano, “dicendovi che anche il Parco di Ercolano aderisce a #iorestoacasa. E noi, dalla nostra casa di lavoro, in attesa di potervi riaccogliere al più presto vi assicuriamo che Ercolano è un luogo straordinario che nel tempo ci ha insegnato la resilienza, la capacità di riemergere da ogni catastrofe e da ogni tragedia. Usciremo da questo momento complicato ma nel frattempo porteremo il Parco nelle vostre case. Seguiteci sulla nostra pagina Facebook dove troverete I Lapilli del Parco pensati per non interrompere quel filo che ci lega nell’amore per questi luoghi e nel dovere di condividere la conoscenza”.

I Lapilli del Parco di Ercolano vengono pubblicati sulla pagina Facebook del Parco (https://www.facebook.com/parcoarcheologicodiercolano) il mercoledì di ogni settimana; i contributi sono a cura dello staff del Parco, del direttore ma si allargheranno alla partecipazione dei tanti amici e collaboratori di questo luogo patrimonio dell’umanità. “Andremo alla scoperta dell’antica Ercolano e metteremo in evidenza i suoi eccezionali valori culturali e tutti gli aspetti che ne fanno un sito archeologico unico al mondo”. I Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano andranno anche a popolare l’iniziativa del MIBACT L’Italia Chiamò, la Campagna nata spontaneamente sulla rete che vede molti artisti e giornalisti impegnati in un grande evento finalizzato alla raccolta fondi per la Protezione civile.

Scoperta archeologica a Ercolano: durante i lavori per il parco giochi in via Mare rinvenuto un tunnel borbonico sconosciuto, usato per i primi scavi a inizio Settecento

Il progetto di riqualificazione di via Mare a Ercolano (foto Paerco)

Una scoperta archeologica quando meno te lo aspetti. L’occasione sono stati i lavori di riqualificazione per riconnettere la città antica e la città moderna di Ercolano (“Via Mare-Via Cortili”) attraverso una ricucitura caratterizzata da giardini, spazi verdi e percorsi panoramici, nell’ambito di un innovativo progetto che stanno portando a termine in via Mare, a pochi passi dal teatro antico e dagli scavi, da Comune, Parco e Fondazione Packard per i Beni Culturali. Qui procedendo alla rimozione di materiali di risulta e nel livellare le quote per l’installazione dell’area giochi per i bambini è stato rinvenuto un nuovo tunnel borbonico. La scoperta moderna intercetta il fascino dei pionieristici scavi del 1700 che presero le mosse proprio in questa zona dopo il ritrovamento dei muri del fronte scena del teatro sul fondo di un pozzo per l’irrigazione degli orti nel 1709. Le prime sistematiche ricerche faticarono moltissimo ad assegnare il giusto peso alla documentazione delle scoperte e degli avanzamenti. Ma ciononostante attraverso i diari di scavo e le piante dei monumenti che via via si andavano scoprendo abbiamo oggi un’idea sufficientemente chiara di cosa fu scavato e dove. Sin dopo pochi anni dall’inizio delle esplorazioni sotterranee tutta l’area a ridosso del tratto centrale dell’attuale corso Resina era piena di pozzi attraverso i quali si scendeva a una profondità variabile tra i 10 e i 25 metri dal piano di campagna per inoltrarsi attraverso tunnel tra strade, edifici pubblici e case di Ercolano antica. Il tunnel appena posto in evidenza faceva parte di questo reticolo per le esplorazioni ufficiali cui si affiancavano anche pozzi “abusivi”.

Il tunnel borbonico, di cui non si aveva conoscenza, usato per i primi scavi di inizio Settecento, scoperto a Ercolano (foto Paerco)

“Un lavoro pubblico programmato come questo di Via Mare-via Cortili”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “ci riserva sempre affascinanti conferme. Sotto la superficie moderna, dove vediamo ancora il pavimento di una delle case del quartiere abbattuto da Amedeo Maiuri per fare posto al grande scavo, la storia plurisecolare delle ricerche si impone alla nostra attenzione. In questo caso ci richiama alla mente i tunnel che andavano verso l’Augusteum, ai tempi identificato come “Basilica”. Al vedere questa galleria ho immediatamente pensato che da qui potrebbero essere passati i meravigliosi affreschi con Achille e Chirone, con Teseo e il Minotauro e le grandi statue degli imperatori della discendenza di Augusto che oggi ammiriamo al museo Archeologico nazionale di Napoli. Di questo specifico tunnel borbonico non vi era prima traccia e grazie a queste scoperte si chiarisce ulteriormente la stratificazione della città moderna sulla città antica passando per il ‘700. Dopo la messa in sicurezza del materiale da costruzione si potrà esplorare il tunnel e approfondire le indagini”.

Firenze. Agli Uffizi la mostra “I cieli del Rinascimento. Soffitti lignei a Firenze e a Roma nel Rinascimento”: oltre trenta opere esposte tra disegni, dipinti e altri manufatti preziosi. Apre l’esposizione il prezioso lacunare del controsoffitto della Casa del rilievo di Telefo di Ercolano, un reperto rarissimo scoperto recentemente in mostra per la prima volta

La rappresentazione di un prezioso soffitto ligneo esposta nella mostra “I cieli del Rinascimento” alla Galleria degli Uffizi a Firenze

Il soffitto metafora del cielo. Forme quadrate, rettangolari o ottagonali tutte riccamente decorate invitano i visitatori delle chiese e dei palazzi rinascimentali a sollevare gli occhi al cielo. Da elemento costruttivo nato per proteggere gli ambienti a ornamento che fonde nel suo insieme tutte le arti. Per la prima volta il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi dedica la mostra “I cieli del Rinascimento. Soffitti lignei a Firenze e a Roma nel Rinascimento” a un singolo elemento architettonico per la prima volta protagonista di una esposizione. Con questa mostra (Sala Detti e Sala del Camino, 10 dicembre 2019 – 8 marzo 2020), a cura di Claudia Conforti, Maria Grazia D’Amelio, Francesca Funis, Lorenzo Grieco, la Galleria degli Uffizi di Firenze, che custodisce il maggior numero di disegni di soffitti rinascimentali, inizia a scriverne la storia. Del ricco patrimonio di disegni degli Uffizi è stata operata un’attenta selezione integrata da fogli dal Louvre, dal museo nazionale di Stoccolma, dalla Biblioteca di Storia dell’Arte e di Archeologia, dal museo di Roma, dagli Archivi di Stato di Roma e di Firenze. Oltre trenta opere esposte tra disegni tecnici, di ornato e di figura, dipinti e altri manufatti preziosi e poco conosciuti che raccontano lo splendore dei soffitti lignei nel Rinascimento e come, per la loro realizzazione, pittura e scultura fossero strettamente connesse all’architettura.

Disegno di un cassettone di soffitto ligneo ispirato all’antico (foto parco archeologico Ercolano)

Il soffitto ligneo crollato della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami a Roma (foto Carabinieri)

“L’idea di dedicare una mostra a questo tema inedito e sofisticato parte da un evento doloroso: il crollo del soffitto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami a Roma, avvenuto il 30 agosto 2018”, spiega il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt. “Quel giorno è andato in rovina un pezzo del nostro patrimonio artistico, che possiamo proteggere solo attraverso la conoscenza e l’attenzione costante. In questo modo si sviluppa una sensibilità per la tutela, e la mostra degli Uffizi vuole essere un tassello in questa distribuzione del sapere che diventa, alla fine, uno strumento potente nella difesa dei nostri tesori d’arte”. E la curatrice Claudia Conforti, professore ordinaria all’università di Roma “Tor Vergata”: “La collezione del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi custodisce a Firenze copiose ed eccezionali testimonianze grafiche di questa arte, che coniuga tecnica e ornamento. È una delle ragioni che hanno suggerito come tema espositivo i soffitti a lacunari, un soggetto trascurato, se non ignorato, dagli studi. L’altra ragione che ci ha spinto è la voglia di stimolare i visitatori nell’alzare gli occhi al cielo quando entreranno a rivedere i monumenti fiorentini e romani. Infine, rivolgiamo un sentito invito alle istituzioni affinché possano dare vita ad un censimento di questi cieli che, intarsiati di pitture e sculture, consolidano i muri dell’edificio e l’animo di chi lo abita, attivando la memoria con la celebrazione, la narrazione e la consolazione: il corredo emotivo che dalla notte dei tempi le immagini apportano agli abitanti della terra”.

Il prezioso e raro lacunare del controsoffitto ligneo della Casa del rilievo di Telefo di Ercolano (foto parco archeologico di Ercolano)

La versatilità decorativa dei lacunari fu sfruttata fin dai tempi remoti, come testimoniano i monumenti classici, dal Partenone al Pantheon. Non è un caso, infatti, che ad aprire la mostra sia un rarissimo lacunare ligneo di età romana, per la prima volta esposto al pubblico, che conserva ancora tracce di colore, scoperto recentemente a Ercolano. Il lacunare del controsoffitto a cassettoni apparteneva ad uno straordinario complesso di oggetti in legno pertinenti alla copertura di una grande sala triclinare della Casa del Rilievo di Telefo (pari a quasi un quarto dell’intera copertura). La scoperta del tetto, che conserva l’unica capriata in legno che ci è arrivata dal mondo romano, e del controsoffitto del cosiddetto Salone dei Marmi, si deve agli interventi di sistemazione dell’antica spiaggia di Ercolano nell’ambito delle attività condotte dall’Herculaneum Conservation Project, un partenariato pubblico privato avviato nel 2001 dal Packard Humanities Institute in collaborazione con l’allora soprintendenza archeologica, oggi parco archeologico di Ercolano. Questa collaborazione, giunta quasi al suo ventesimo anniversario, costituisce un unicum sullo scenario nazionale, ed ha permesso la scoperta, lo scavo, la documentazione e l’immediato consolidamento e conservazione dei preziosi manufatti lignei di una copertura crollata nel momento dell’eruzione del 79 d.C. L’insieme dei manufatti costituisce una precisa testimonianza dell’ostentazione dell’elevatissimo status sociale dei proprietari della casa, probabilmente la potente famiglia dei Nonii Balbi, di rango equestre, accreditata da rapporti diretti con la famiglia imperiale nella persona di Augusto. La sala era utilizzata come coenatio (sala da banchetto) e la decorazione del pavimento, delle pareti e del controsoffitto era basata sull’impiego di materiali rari e costosi, quali i marmi colorati provenienti da cave poste in tutto l’arco del Mediterraneo e in Africa, e sull’applicazione di competenze artigianali sofisticate e ricercate, come quelle impiegate nel pavimento in marmo realizzato con la tecnica dell’opus sectile, oppure dal tipo di assemblaggio scelto per il soffitto ligneo e dalle decorazioni intagliate e policrome dei tre piani di profondità che caratterizzano i lacunari, impreziositi al centro da lamine d’oro.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

“Posso affermare che il Parco di Ercolano ha allargato i propri confini”, dichiara il direttore Francesco Sirano. “Ci troviamo in un periodo di grande fermento e sono davvero orgoglioso che il Parco sia protagonista dei diversi appuntamenti culturali che si svolgono in ambito nazionale e internazionale. Il progetto scientifico della mostra di Firenze ci è apparso un’ottima occasione per mostrare al grande pubblico attraverso il dialogo interdisciplinare, in una sede del massimo prestigio quale gli Uffizi, cosa abbia significato il Ri-nascimento per i suoi contemporanei e cosa insegni oggi a noi nella prospettiva di lungo periodo. Dalla visione della mostra scaturisce spontanea l’impressione di quale incredibile livello artigianale sia stato attinto in Italia anche in età romana e in campi dell’arte solo apparentemente negletti a causa dell’assenza di testimonianze fisiche. Un’assenza che Ercolano, caso unico in tutto il mondo antico romano, colma con una larga messe di dati sia quantitativi sia qualitativi. Mi auguro che l’ evidenza unica e in stupefacente stato di conservazione, a Firenze presentata per la prima volta al pubblico al termine di lunghi e laboriosi restauri, sensibilizzi un numero sempre maggiore di cittadini verso l’importanza della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale in ogni epoca e su ogni orizzonte geografico”.

Parco archeologico di Ercolano: partita l’offerta culturale di Natale con il raddoppio delle giornate di apertura del Teatro Antico e la proroga della mostra “SplendOri”

La locandina della mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano”

Natale speciale a Ercolano. Con il week end dell’Immacolata è partita l’offerta natalizia del Parco. Il parco archeologico di Ercolano, con il weekend dell’Immacolata, ha lanciato l’idea per un regalo culturale a Natale con la proroga della mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano”, in esposizione nell’Antiquarium del Parco e la riproposizione del raddoppio delle giornate di apertura del Teatro Antico. La mostra “SplendOri” è una preziosa collezione di circa 200 reperti, messaggeri di storia di antico artigianato e manifattura, oltre che dell’ulteriore valore acquisito per essere appartenuti agli abitanti dell’antica città sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Mentre il percorso sotterraneo del Teatro Antico trasforma i visitatori in veri e propri esploratori con caschi, mantelline e torce fornite dal Parco, attraversano un viaggio alla scoperta dell’antico. Occasione unica in Italia per visitare un monumento romano in eccezionale stato di conservazione e secondo un itinerario che ripete quello utilizzato sin dai primi viaggiatori dal 1739 in poi. L’AtI coinvolta è composta da Ideazione allestimento e progetto: Emanuela Todini, Roma; Progetto grafico e multimediale: Studio 21 snc di Lisa Tavarnesi e Alessandro Dei, Siena; Allestimento: ArticolArte srl – Monte Compatri (Rm); Contributi scientifici sezione didattica: Pamela Cerino, Roma. “Il Parco di Ercolano, con queste opportunità di fruizione, presenta la propria offerta natalizia”, interviene il direttore Francesco Sirano. “La mostra completa la visita tradizionale al Parco introducendo i visitatori nel mondo dei monili e della manifattura antica, immergendoli nello spirito e il sentire degli abitanti che hanno vissuto la città attraverso gli oggetti che sono stati posseduti e il Teatro antico, che con le aperture raddoppiate permette a un maggior numero di persone di accedere ad un monumento esemplare dell’archeologia del mondo romano, lungo un sentiero sotterraneo che trasporta indietro nei secoli”.

Un gruppo di visitatori venti metri sotto la lava alla scoperta del Teatro Antico di Ercolano (foto parco archeologico Ercolano)

A partire dal 7 dicembre 2019, per tutti i fine settimana del mese, il teatro è visitabile il sabato e la domenica con tre turni di visita che permettono un accesso esclusivo a gruppi formati da non più di 15 persone per volta, accompagnati dal personale del Parco adeguatamente preparato per rendere questa esperienza davvero unica e quasi personale. I visitatori potranno inoltre approfittare sia del biglietto singolo che di quello integrato, che ad un prezzo molto conveniente comprende la visita al Teatro e al Parco. I giorni di apertura del Teatro Antico nel mese di dicembre 2019: sabato 7 e domenica 8, sabato 14 e domenica 15, sabato 21 e domenica 22, sabato 28 e domenica 29. I turni di visita sono tre: alle 10, alle 11 e alle 12; anche con un turno in lingua inglese. Il monumento è ancora oggi accessibile attraverso le scale realizzate in età borbonica., scendendo a più di 20 metri sotto il materiale eruttivo e gli ospiti sono accolti negli ambienti che nel 1700 e nel 1800 rappresentavano il vero e unico ingresso agli Scavi di Ercolano. Il plastico ricostruttivo del teatro risalente al 1804 aiuta a comprendere sin da subito a quale grande avventura archeologica si sta per prendere parte. Un’imperdibile avventura in un luogo di rara suggestione alla scoperta di questo edificio da spettacolo risalente all’età dell’imperatore Augusto sulle tracce dei visitatori che nei secoli hanno attraversato alla luce delle fiaccole i pozzi e le gallerie creati dagli ingegneri dell’esercito borbonico. Queste gallerie ancora oggi stupiscono per l’accuratezza e la maestosità.

Ercolano, il maltempo provoca uno smottamento della scarpata sul giardino della casa di Telefo, da mesi chiusa per manutenzione. Il direttore: “Lievi danni. E una sorpresa: lo smottamento ha riportato alla luce un antico tunnel borbonico”

Lo smottamento della scarpata del viale sul giardino della casa di Telefo (foto Paerco)

Allarme smottamento, questa mattina, 20 novembre 2019, al parco archeologico di Ercolano. Ma dai primi rilievi, i danni sarebbero lievi. E, soprattutto, ci sarebbe un risvolto positivo a sorpresa: lo smottamento ha riportato alla luce un antico tunnel borbonico. “A causa del maltempo e delle intense piogge degli scorsi giorni”, spiega una nota del parco archeologico di Ercolano, “questa notte si è verificato uno scivolamento corticale di terreno nella parte Sud-Est della scarpata del viale che collega la città moderna con la città antica. Circa 150mq di superficie interessata si sono riversati nella parte bassa del Parco impegnando il giardino della domus di Telefo, area già precedentemente interdetta al pubblico. I tecnici del parco archeologico sono già sul posto per verificare l’entità del danno e avviare immediatamente le prime operazioni di messa in sicurezza e di ripristino degli ambienti. La zona era interessata da mesi da interventi di manutenzione ordinaria per cui già interdetta al pubblico”. E in una successiva nota più rassicurante: “L’area interessata dalle operazioni di messa in sicurezza non rientra nel percorso di visita, dunque le attività, che procedono spedite, non incidono sulla regolare fruizione al pubblico. Già effettuato il rilievo del crollo, isolata l’area, in corso gli accertamenti sull’integrità delle strutture antiche. L’area interessata dallo smottamento della scarpata est del fronte scavo corrisponde ad una porzione del giardino della Casa del Rilievo di Telefo”.

Lo smottamento della scarpata del viale di accesso al sito di Ercolano ha scoperto un antico tunnel borbonico (foto Paerco)

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

La rapidità degli interventi e l’operato dei tanti professionisti coinvolti hanno raccolto il plauso del direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano: “Una macchina organizzativa perfetta che ha consentito di gestire con tempestività e professionalità tutte le operazioni necessarie alla messa in sicurezza e all’individuazione dei danno che al momento risultano solo di lieve entità. Eccezionale la collaborazione con l’equipe Packard, che ha messo a disposizione dati storici e analisi utili per l’inquadramento dell’intervento. Il movimento del terreno – sottolinea Sirano – ha messo in luce una interessante scoperta: la presenza di un tunnel borbonico che era già stato all’attenzione di Amedeo Maiuri e che comprometteva la staticità della scarpata”.

“Oltre Roma Medio Repubblicana. Il Lazio fra i Galli e la battaglia di Zama“: presentato il libro di Cifarelli, Gatti, Palombi con gli atti del convegno internazionale del 2017 su uno dei periodi cruciali della storia di Roma. Molti i saggi e i nuovi dati

L’area archeologica di Guidonia Montecelio ha restituito nuovi dati importanti (foto Sabap-rm-met)

L’invito per la presentazione del libro “Oltre Roma Medio Repubblicana. Il Lazio fra i Galli e la battaglia di Zama“ alal Curia Julia

Il periodo medio repubblicano (IV-III sec. a.C.) rappresenta uno dei periodi cruciali nella storia di Roma e del Lazio, ma anche uno dei meno conosciuti. Dopo la prima sintesi del 1973 compiuta con la mostra Roma medio repubblicana, e rimasta praticamente isolata, due convegni internazionali (Roma medio repubblicana. Dalla conquista di Veio alla battaglia di Zama e Oltre “Roma medio repubblicana”. Il Lazio fra i Galli e la battaglia di Zama) hanno affrontato di nuovo sia il tema della crescita e dei cambiamenti della città di Roma e del suo territorio, sia quello della ricostruzione del profilo complesso e articolato del Lazio antico fra gli inizi del IV e la fine del III secolo a.C., analizzando gli elementi fondamentali che ne possono restituire il quadro di insieme. A distanza di due anni dal convegno Oltre “Roma medio repubblicana”, tenutosi alla British School at Rome, all’Odeion della Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza-Università di Roma e infine nel Palazzo Patrizi Clementi, sede della Soprintendenza, sono stati pubblicati per le Edizioni Quasar gli Atti del Convegno Internazionale (giugno 2017) nel libro “Oltre Roma Medio Repubblicana. Il Lazio fra i Galli e la battaglia di Zama“, a cura di Francesco M. Cifarelli, Sandra Gatti e Domenico Palombi, che è stato presentato venerdì 8 novembre 2019 nella monumentale Curia Iulia al Foro Romano per iniziativa del parco archeologico del Colosseo diretto da Alfonsina Russo, con gli interventi di Carmine Ampolo (SNS di Pisa), Fabrizio Pesando (università di Napoli “L’Orientale”) e Francesco Sirano (direttore del parco archeologico di Ercolano).

Una recente campagna di scavo a Nemi nell’area del tempio di Diana

La copertina del libro “Oltre Roma Medio Repubblicana. Il Lazio fra i Galli e la battaglia di Zama“ a cura di Cifarelli, Gatti, Palombi

L’attività di tutela archeologica e di ricerca svolta nel tempo dalle Soprintendenze, dalle Università e dagli istituti italiani e stranieri ha notevolmente arricchito il quadro conoscitivo, al punto che oggi è possibile delineare un profilo più complesso e articolato del Latium vetus nella fase della espansione di Roma. Nel convegno sono stati affrontati gli aspetti fondamentali per la ricostruzione storica del periodo medio repubblicano, da quelli istituzionali ed economici, ai problemi linguistici, alla cultura delle città latine nelle sue più diverse manifestazioni. Sul libro sono riportati i saggi di L. Capogrossi Colognesi, “Qualche considerazione introduttiva”; J. Pelgrom, “Roman colonial historiography and the 338 BC turning point theory”; M. Chiabà, “Roma e i populi Latini dal tumultus Gallicus allo scioglimento della Lega e oltre. Aspetti politici, giuridici e istituzionali”; C. Smith, “The Latin Wars”; M.K. Termeer, “Coinage production in the Latin colonies”; G. Mandatori, “La monetazione argentea del Latium: emissioni, cronologie e circolazione. Alcuni casi di studio”; D. Nonnis, “Appunti sulla comunicazione epigrafica nel Lazio medio repubblicano: cronologia, forme e contesti d’uso”; E. Benelli, “Non solo latino. Testimonianze epigrafiche di altre lingue italiche dal Lazio medio repubblicano”; D. Palombi, “Forma e cultura della città nel Latium vetus in età medio repubblicana”; F.M. Cifarelli, “Forma e cultura della città nel Latium adiectum in età medio repubblicana”; L. Quilici, S. Quilici Gigli, “Le fortificazioni tra ristrutturazioni, adeguamenti, nuove costruzioni”; M. Gnade, “Satricum as a mid-Republican town”; Z. Mari, “Materiali e tecniche costruttive nel Latium vetus in età medio repubblicana”; V. Jolivet, “La Grande Rome de Quintus Fabius Maximus Rullianus et le Latium”; L. Ambrosini, “Elementi per la ricostruzione della fisionomia del Latium vetus durante l’età medio repubblicana attraverso l’analisi delle produzioni e del commercio”; A.M. Jaia, “Aspetti economici della fascia costiera in età medio repubblicana”; F. Demma, “Appunti sulla cultura figurativa del Lazio in età medio repubblicana: nuovi rinvenimenti e revisioni critiche”; C. di Fazio, “La cultura religiosa latina tra IV e III secolo a.C. Culti, dei, riti”; G. Ghini, “Architettura e topografia del sacro nel Latium Vetus tra il IV e il III sec. a.C.”; S. Gatti, “Rituali e spazi funerari nel Latium Vetus”. E poi vengono presentati i nuovi dati ricavati dalle ricerche archeologiche: Z. Mari, “Le necropoli medio repubblicane di Tibur”; V. Cipollari, “Guidonia Montecelio (Rm). La fase medio repubblicana della necropoli in loc. Martellona”; Z. Mari, “La necropoli in località Corcolle a Gallicano nel Lazio (Roma)”; M. Marcosignori, B. Vallori-Márquez, V. Beolchini, P. Diarte-Blasco, “New studies on the arcis moenia of Tusculum”; F. Diosono, P. Braconi, G. D’Angelo, G. Ghini, A. La Notte, “Le prime fasi edilizie del tempio di Diana a Nemi”; A.L. Fischetti, “Un insediamento rustico ai margini del suburbio di Roma”; G. Ghini, A. Palladino, “Contesti funerari medio repubblicani al confine tra Aricia e Bovillae”; F.M. Cifarelli, F. Colaiacomo, S. Kay, C. Smith, L. Ceccarelli, C. Panzieri, M. Koroniova, “Segni: contesti medio repubblicani dallo scavo del Segni Project”; L. Ceccarelli, “Un contesto votivo medio repubblicano nell’area urbana di Segni”; G. Viani, “Cora: la fase medio repubblicana delle mura urbane”; M. Cancellieri, “Privernum fra Volsci e Romani”; F. Belfiori, “Il Lazio oltre l’Appennino. Colonizzazione romana, santuari e rito in area medioadriatica”; G. Piras, “Res Romana e Latium. Tradizione letteraria e memoria storica: Ennio, Orazio e Virgilio”.

“Let’s help Paerco”: il Programma Booking Cares approda a Ercolano con attività di shadowwing e promozione del sito

Veduta generale del sito archeologico di Ercolano all’ombra del Vesuvio (foto Graziano Tavan)

“Aiutiamo il parco archeologico di Ercolano”. Sabato 9 novembre 2019, al parco archeologico di Ercolano, con “Let’s help Paerco” in azione i volontari di Booking, piattaforma di prenotazioni on line, leader globale nel collegare le persone con la più ampia gamma di luoghi in cui soggiornare. Ogni anno, infatti, i dipendenti di Booking offrono volontariamente il loro tempo e le loro competenze per collaborare con le organizzazioni locali su progetti che aiutano a migliorare le destinazioni in tutto il mondo. Dalle 9.30 alle 13.30 di sabato 9 novembre 2019, al parco archeologico di Ercolano, alcuni volontari di Booking affiancheranno il personale della biglietteria nell’attività di shadowing (affiancamento) per migliorare e trasmettere ulteriori tecniche di vendita e promozione, anche di prodotti che vanno oltre il biglietto di ingresso al Parco. Altri volontari si posizioneranno all’entrata del sito archeologico per promuovere la visita alla mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano” ed altri ancora inviteranno i visitatori all’acquisto del biglietto integrato Parco+Teatro Antico, per una esperienza più completa di visita del Parco di Ercolano. Infine, di concerto con il Comune di Ercolano, alcuni volontari si posizioneranno presso la stazione di Ercolano per dare indicazioni ai turisti in arrivo nella città. “L’attenzione che si sta dedicando al parco di Ercolano da ogni parte, come in questo caso del programma internazionale di Booking cares con la destinazione dei propri volontari al sito”, dichiara il direttore del parco Francesco Sirano, esprimendo la propria soddisfazione, “indica che i riflettori sono tutti accesi sul sito. Siamo onorati di questa scelta: questi esperti del settore turistico potranno suggerirci nuovi approcci di promozione e vendita ai quali siamo sempre aperti, nell’ottica del miglioramento dell’accoglienza e della valorizzazione del Parco. Ancora una volta abbiamo messo in atto un virtuoso processo di coinvolgimento del territorio che vede protagonista il Parco di Ercolano insieme al Comune”.

Tesori italiani nel mondo. Ercolano protagonista in due grandi mostre: al Moesgaard Museum ad Aarhus in Danimarca apre “Bound for disaster – Pompeii and Herculaneum”, mentre al Getty museum di Malibù chiude “Buried by Vesuvius: Treasures from the Villa dei Papiri”. Il direttore Sirano: “I reperti ambasciatori della cultura e della storia di Ercolano”

La locandina della mostra “Buried by Vesuvius: Treasures from the Villa dei Papiri” al Getty Museum di Malibu

Si sono appena spenti i riflettori a Los Angeles sulla mostra “Buried by Vesuvius: Treasures from the Villa dei Papiri” del Getty Villa di Malibu, terminata il 28 ottobre con oltre 100mila visitatori, che già il parco archeologico di Ercolano è di nuovo protagonista di un’altra esposizione, in Danimarca. La mostra al Getty Museum, interamente dedicata all’area archeologica di Ercolano e, in particolare, ai tesori rinvenuti nella celebre Villa dei Papiri (della quale la villa di Malibù è stata progettata come una copia) è stata realizzata in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Napoli e l’istituto italiano di Cultura a Los Angeles. In mostra molti dei reperti più spettacolari rinvenuti all’interno della Villa (come vediamo nel video prodotto da Eric Minh Swenson, qui sotto)

con l’inserimento anche di un filmato in computer grafica in grado di rappresentare ai visitatori della mostra tutta la Villa nella sua interezza.

Il manifesto della mostra “Bound for disaster – Pompeii and Herculaneum” al Moesgaard Museum ad Aarhus in Danimarca

La preparazione di un reperto di Ercolano per la mostra in Danimarca (foto Paerco)

E ora la Danimarca. Parte infatti il 6 novembre 2019, e terminerà il 10 maggio 2020, al Moesgaard Museum ad Aarhus in Danimarca la mostra “Bound for disaster – Pompeii and Herculaneum”, che presenta più di 250 reperti provenienti da sette musei e istituzioni culturali italiane. Ingente il patrimonio di materiali da Ercolano, mai esposto in precedenza fuori dall’Italia; le città dell’area vesuviana sono presentate da una prospettiva incentrata sull’impero romano come sovrano dell’Adriatico e del Mediterraneo, quando l’espansione della marina fornì le basi per lo stile di vita romano – una società basata sugli schiavi, in cui beni di consumo, lussi e lavoro forzato scorrevano in quantità enormi attraverso il Mediterraneo e fornivano l’intero impero romano. Pompei ed Ercolano beneficiarono enormemente della loro posizione nel luogo in cui il commercio fiorì – fino a quando il disastro non le colpì. I visitatori potranno vedere rilievi e lapidi recanti iscrizioni che forniscono descrizioni vivide e informazioni sulle relazioni familiari, affreschi con motivi marittimi, paesaggi e situazioni quotidiane, attrezzature militari e marittime e carichi di merci provenienti da destinazioni lontane e il porto commerciale di Napoli. Ci sono anche mosaici e statue in marmo, fontane e figure legate alla mitologia e al culto, insieme a gioielli e altri beni di lusso dell’alta vita dei romani prima del cataclisma.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

“Ritengo i materiali in mostra nelle diverse esposizioni ambasciatori della cultura e della storia di Ercolano”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “testimoni dell’identità del sito che è giusto condividere con un pubblico allargato, quello delle grandi occasioni, un pubblico che va appassionato in ogni parte del mondo grazie ad una sorta di viaggio in avanscoperta compiuto dai reperti del sito archeologico, per una consapevolezza sempre maggiore del tesoro che è la città antica di Ercolano. In particolare la collaborazione con il Museo di Aarhus è stata piena e reciprocamente arricchente sotto ogni punto di vista. Sono inoltre certo che queste mostre, cui il Parco ha contribuito al rigoroso impianto scientifico e alle modalità di esposizione, saranno foriere di nuovi e numerosi visitatori anche verso Parco Archeologico”.