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Altino. Al parco archeologico seconda giornata di studi “Altino dalla terra. Nuovi scavi e studi in corso”, nuovo momento di incontro, discussione e condivisione dei risultati più recenti delle indagini di scavo e degli studi sull’antica Altino. Ecco il programma

Alla luce degli interessanti esiti della giornata di studi “Altino dalla terra. Nuovi scavi e studi in corso” tenutasi nell’ottobre del 2025, anche quest’anno il Parco archeologico di Altino propone “Altino dalla terra II. Nuovi scavi e studi in corso”, un nuovo momento di incontro, discussione e condivisione dei risultati più recenti delle indagini di scavo e degli studi sull’antica Altino. Appuntamento giovedì 22 ottobre 2026, dalle 9 alle 17, in sala conferenze del parco archeologico di Altino (Ve). Entrata libera previo ritiro di biglietto gratuito in biglietteria, fino ad esaurimento posti. Per informazioni info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422789443. Molte di queste ricerche sono state avviate proprio nell’ultimo anno e sono tuttora in corso: il parco archeologico di Altino ha promosso e diretto le prime campagne di scavo nel cuore monumentale della città, mai esplorato prima attraverso indagini dirette sul campo, portando alla luce un tratto urbano della via Annia e parte della piazza forense e degli edifici che su di essa si affacciavano. Allo stesso tempo, sono proseguite le attività di ricerca portate avanti dagli atenei di Padova e Venezia nei pressi della porta-approdo e nell’area archeologica del decumano, così come quelle connesse alle azioni di tutela svolte nel territorio dell’agro altinate dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia. Infine, il riesame di contesti a oggi in larga parte inediti, lo studio dei reperti e l’applicazione di metodologie di analisi informatica, geofisica e archeometrica hanno ulteriormente arricchito le conoscenze sull’occupazione del territorio, lo sviluppo urbanistico, l’assetto economico-produttivo e la cultura materiale del sito. Un’occasione per conoscere le ultime novità della ricerca per una più approfondita ricostruzione delle vicende che interessarono la città e il suo territorio.

PROGRAMMA. Alle 9, inizio lavori con i saluti istituzionali.

SESSIONE 1 Nuove indagini sul campo
Moderatore: Jacopo Bonetto (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova). Alle 9.15, Marianna Bressan (direttrice Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna), Gaspare De Angeli (Malvestio Diego & C. snc), Alessandro Pellegrini (Archeozoom), Rita Deiana (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Valentina Mantovani (ricercatrice indipendente), “Gli scavi 2025-2026 nel cuore monumentale della città”; 9.45, Guido Furlan (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Stefania Mazzocchin (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova),
Agnese Borsato (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Eleonora Roggero (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), “Altino, canale presso la porta-approdo: esiti della seconda campagna di scavi”; 10.05, Jacopo Paiano (dipartimento di Lettere e Filosofia, università di Trento), Eleonora Delpozzo (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), Francesca Mombelli (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia),
Elisa Possenti (dipartimento di Lettere e Filosofia, università di Trento), Diego Calaon (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), “La chiesa tardoantica di Altino: nuovi dati e prospettive di ricerca”; 10.25, pausa; 10.45, Cecilia Rossi (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia), Michele De Michelis (S.A.P. Società Archeologica s.r.l.), Rita Deiana (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Federica Sini (S.A.P. Società Archeologica s.r.l.), “La via Annia alle porte di Altino. Tra vecchi scavi, nuove indagini e necessità di tutela”; 11.05, Giulia Santini (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), Carlo Beltrame (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), Valentina Mantovani (ricercatrice indipendente), Paolo Mozzi (dipartimento di Geoscienze, università di Padova), “Studio contestuale del cosiddetto “Saggio Barca”, tenuta Zuccarello, Marcon (Ve)”; 11.25, Leonardo Bernardi (parco archeologico di Altino), “L’officina siderurgica nell’Area archeologica del decumano (scavo 2024)”; 11.45, discussione; 12.30, pranzo.

SESSIONE 2 Studi e progetti in corso Moderatore: Jacopo Bonetto (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova). Alle 14, Marianna Bressan (direttrice Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna), Alessandro Pellegrini (Archeozoom), Giovanna Sandrini (Malvestio Diego & C. snc), Eleonora Dalpozzo (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), Leonardo Bernardi (parco archeologico di Altino), “Il Geodatabase del Parco archeologico di Altino: uno strumento di ricerca e tutela”; 14.15, Alessandro Asta (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Padova, Treviso e Belluno), Michele Cupitò (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Veronica Pastorino (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Valentina Santi (S.A.P. Società Archeologica s.r.l.), Giovanni Tasca (museo civico «Federico De Rocco», San Vito al Tagliamento – PN), “L’abitato di Roncade, H-Farm (TV). Nuovi dati sull’occupazione dell’agro altinate nell’antica età del Bronzo”; 14.30, Vanessa Baratella (facoltà di Arti, università di Lubiana), Manca Vinazza (facoltà di Arti, università di Lubiana), “La ceramica della prima età del Ferro dal sito di Altino, loc. Fornace. Nuovi dati sulla tecnologia delle produzioni altinati alla luce delle prime analisi archeometriche”; 14.45, Valentina Mantovani (ricercatrice indipendente), “Un’inedita coppa in terra sigillata da Altino: nuovi dati sulla circolazione della cosiddetta “terra sigillata dell’Ossaia” nella Regio X”; 15, Maddalena Bassani (dipartimento di Culture del Progetto, IUAV), Lorenzo Lazzarini (LAMA – Laboratorio di Analisi di Materiali Antichi), Alberto Andrea Magosso (dipartimento di Culture del Progetto, IUAV), Elena Tesser (LAMA – Laboratorio di Analisi di Materiali Antichi), “La porta-approdo e il sistema urbico di Altino. I risultati dalle analisi archeometriche dei materiali costituenti”; 15.15, Francesca Ballestrin (parco archeologico di Altino), “Militaria tardoantichi da Altino. Ulteriori testimonianze dai depositi del Parco archeologico di Altino”; 15.30, Myriam Pilutti Namer (università Ca’ Foscari Venezia – Istituto Veneto per i Beni culturali), Chiara Tomaini (Istituto Veneto per i Beni culturali), Giorgia Bornancin (Istituto Veneto per i Beni culturali), Thomas Calcagno (Istituto Veneto per i Beni culturali), “Le attività di manutenzione e restauro archeologico in corso presso il Parco archeologico di Altino”; 15.45-17, discussione e conclusioni.

Altino (Ve). Nell’area archeologica del decumano riemergono la chiesa del Vescovo, la più antica del Veneziano (fine IV – prima metà V sec. d.C.) e, forse, il palazzo del Vescovo nella campagna di scavo di Ca’ Foscari diretta da Diego Calaon ed Elisa Possenti con Jacopo Paiano e Eleonora Delpozzo: le novità riemerse dalle ricerche illustrate al pubblico nella visita guidata Scavi Aperti. Approfondimenti su cafoscariNEWS

La chiesa più antica del territorio veneziano riemerge ad Altino dallo scavo di Ca’ Foscari. E sabato 17 ottobre 2026, alle 10.30, per #AltinoAperta / Scavi Aperti è in programma una visita per scoprire le ultime novità dagli scavi in corso nell’area archeologica del decumano di Altino. Gli scavi condotti nel 2026 da parte dell’università Ca’ Foscari Venezia nel parco archeologico di Altino (Ve) hanno identificato le tracce di alcuni edifici ecclesiastici tardo-antichi. Lo scavo è diretto da Diego Calaon (università Ca’ Foscari Venezia) e co-diretto da Elisa Possenti (università di Trento), con i fondi di Ca’ Foscari per il supporto alla ricerca archeologica e in collaborazione con il parco archeologico di Altino – musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna. L’ipotesi di identificazione della chiesa nasce dal lavoro di revisione dei dati archeologici relativi all’età romana e tardoantica svolto dai responsabili di scavo, Jacopo Paiano e Eleonora Delpozzo. Durante la visita #AltinoAperta / Scavi Aperti gli archeologi e le archeologhe che partecipano alla campagna di scavo illustreranno a visitatori e visitatrici le novità emerse dalle ricerche, aggiungendo un nuovo tassello alla lunga storia di Altino e delle origini degli abitati nella laguna di Venezia. Interverranno Diego Calaon, Jacopo Paiano ed Eleonora Delpozzo. La visita è su prenotazione (info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422 789443); è gratuita per gli abbonati e inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri. Si consiglia di indossare abiti comodi e scarpe chiuse antiscivolo. Prenotazione obbligatoria per i gruppi.

Veduta da drone dell’area paleocristiana messa in luce nella zona del decumano del parco archeologico di Altino (Ve) dalla missione di scavo dell’università Ca’ Foscari (foto unive)

“Per secoli le fonti scritte hanno parlato di una grande chiesa vescovile ad Altino”, scrivono Diego Calaon e Federica Ferrarin sul numero di cafoscariNEWS del 15 ottobre 2026. “Sul terreno, però, di quella chiesa non c’era traccia. Ora, con ogni probabilità, c’è. La campagna di scavo 2026 dell’università Ca’ Foscari Venezia, in corso tra settembre e ottobre nel parco archeologico di Altino, con i dati del 2025, ha identificato la chiesa episcopale tardoantica e altomedievale della città e, probabilmente, l’intero complesso paleocristiano: la chiesa e il palazzo del vescovo, che occupano una porzione consistente di un’insula della città romana. La chiesa è un’aula rettangolare di circa 30 per 20 metri, senza abside, orientata verso oriente e fondata tra la fine del IV e la prima metà del V secolo d.C. A est la affianca un grande edificio porticato, con una pianta complessa con setti interni e annessi, in cui è stato proposto di riconoscere il palazzo vescovile. Le fondazioni sono costruite in gran parte con i basoli delle strade romane: un segno “forte” del potere pubblico esercitato dal vescovo sulla città. La scoperta dà per la prima volta un luogo preciso e una forma materiale all’eredità paleocristiana di Altino, finora sfuggente. E getta nuova luce su una fase della città che fino a pochi anni fa era rimasta poco nota, ovvero quando Altino si trasforma e la sede vescovile si trasferisce poi a Torcello”.

Diego Calaon (università Ca’ Foscari Venezia) (foto unive)
Elisa Possenti (università di Trento) (foto unitn)
Marianna Bressan, direttore del musei Archeologici di Venezia e della laguna (foto drm-veneto)

“Per la prima volta possiamo dire con ottima probabilità dove si trovavano la chiesa e il palazzo del vescovo di Altino”, dichiara Diego Calaon, direttore dello scavo (università Ca’ Foscari Venezia). “Le fonti ci dicevano che dovevano esistere; ora ne abbiamo le prove archeologiche. Questa analisi ci permette di raccontare in modo nuovo il passaggio da Altino a Torcello e a Venezia: non una fuga improvvisa, ma una trasformazione lunga e governata, in cui la città antica e i suoi abitanti diventano promotori di scelte economico e politiche, oltre che gli spazi dell’Altino antica diventare riserva di materiali da cui nasce un nuovo modo di abitare la laguna”. Ed Elisa Possenti, co-direttrice (università di Trento): “Le ricerche in corso stanno scrivendo un capitolo nuovo nella storia della città di Altino che grazie a queste nuove scoperte si viene ad affiancare ad altri importanti centri episcopali dell’Italia nord-orientale tardoantica. Quanto potevamo immaginare dalle descrizioni delle fonti scritte sta finalmente acquisendo una sua materialità che aiuterà a rileggere con occhi nuovi la figura dei primi vescovi altinati le cui vicende sono per lo più avvolte nella leggenda”. Chiude Marianna Bressan, direttrice dei musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna: “La collaborazione con l’università Ca’ Foscari Venezia rientra nel progetto di ricerca complessivo del Parco archeologico di Altino, che prevede l’uso dello strumento della concessione di scavo agli Istituti di ricerca in funzione dello sviluppo coordinato delle conoscenze sulla città antica. La presenza dell’Università sul campo, inoltre, aggiunge al valore scientifico quello formativo delle nuove generazioni di archeologi e archeologhe. Gli scavi in corso sono particolarmente significativi, perché si concentrano sulle fasi storiche post-antiche, più sfuggenti a causa delle bonifiche otto-novecentesche, e perché stanno recuperando dati di rilievo, del tutto ignoti precedentemente, relativi agli edifici ecclesiastici di Altino tardoantica e altomedievale. Per i musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, la ricerca ad Altino permette di inserire la storia della città in una prospettiva più ampia, capace di raccontare le trasformazioni del territorio veneziano dall’antichità alla formazione della laguna che conosciamo oggi”

LA CHIESA DI ELIODORO NELLE LETTERE DI GIROLAMO. “Che Altino avesse un vescovo e un’importante area monumentale dedicata al culto – ricorda Calaon – lo sapevamo dalle fonti scritte. Notizie di questa chiesa si trovano già nelle lettere di San Girolamo a Eliodoro, primo vescovo di Altino, e al nipote Nepoziano descrivono una città tardoantica vitale e popolosa. Nell’Epistola 60, del 396 d.C., Girolamo descrive la cura del giovane presbitero per la chiesa: l’altare, le pareti, i pavimenti, le porte con le tende, i vasi sacri. Sono gli stessi anni in cui gli archeologi collocano la fondazione della chiesa ritrovata”.

Chiesa del vescovo ad Altino: portico e un’area cimiteriale con tombe a cassetta in laterizi (foto unive)

LA CHIESA DEL VESCOVO. “Che si tratti con ogni probabilità della chiesa episcopale lo dicono le dimensioni e l’orientamento”, sottolinea Calaon: “l’aula è disassata rispetto alle strade romane e rivolta a oriente, secondo un criterio liturgico. La pianta senza abside segue la tradizione altoadriatica di Aquileia. Quanto alla cronologia, gli archeologi collocano la fondazione del primo edificio tra la fine del IV e la prima metà del V secolo d.C. La datazione si basa sui materiali recuperati nello scavo, in particolare all’interno delle fosse di spoliazione, e sulla lettura complessiva del quartiere. La chiesa sorge quasi di fronte al vecchio Museo di Altino, oggi AltinoLab, in un quartiere augusteo riorganizzato come quartiere paleocristiano, lungo la strada per la porta-approdo e il canale Sioncello. Tra VI e VII secolo, davanti alla facciata, sorgono un portico e un’area cimiteriale con tombe a cassetta in laterizi, già in studio con l’università di Ferrara (Barbara Bramanti). Anche le tombe, come le murature, sono state spogliate. I mattoni delle casse sono stati asportati per essere riutilizzati, e con essi sono stati sconvolti gli scheletri dei defunti. Proprio questo intreccio di sepolture e spoliazioni rende l’area un archivio prezioso: lo studio antropologico e le datazioni al radiocarbonio, già programmati, permetteranno di definire il numero degli individui, le fasi di deposizione e i tempi in cui il complesso è stato smontato. Tra i materiali rinvenuti nell’area spiccano anche reperti di carattere religioso e cristiano, tra cui un piccolo contenitore decorato con una piccola croce: un indizio in più, accanto all’architettura e alle sepolture, della funzione dell’edificio”.

Parco archeologico di Altino: area di scavo della missione dell’università Ca’ Foscari di Venezia (foto unive)

IL PALAZZO DEL VESCOVO? “La vera novità della campagna 2026 – spiega il direttore dello scavo – è che la chiesa non era sola. Sul suo lato orientale era collegata a un secondo grande edificio che, secondo i dati dei recentissimi scavi, sembra avesse una pianta complessa e articolata e fosse anch’esso porticato. La possenza delle fondazioni fa pensare a una costruzione probabilmente a due piani, interpretato come il palazzo vescovile: in alto la residenza del clero, al piano terra forse ambienti per sepolture privilegiate di vescovi o notabili, come suggeriscono i resti di mosaici tardoantichi. Manca ancora il battistero, che potrebbe trovarsi nelle aree non indagate dell’insula”.

“FONDAMENTA” FATTE CON LE STRADE: IL VESCOVO COME AUTORITÀ PUBBLICA. “Le fondazioni sono realizzate con basoli di trachite, i blocchi che pavimentavano le strade romane, reimpiegati capovolti. Le strade erano infrastrutture pubbliche, tutelate dalla legislazione tardoromana: il vescovo ha potuto smontarle come autorità pubblica, segno del peso ormai assunto dalla Chiesa nel governo della città. Parte di questo edificio era già emersa negli scavi degli anni Ottanta e in saggi precedenti, oggi visibili nell’area archeologica. Ma solo la possibilità di indagare fondazioni e sottofondazioni con un metodo rigorosamente stratigrafico, in molti punti diversi, ha permesso di ricongiungere le tessere sparse. Il Parco archeologico di Altino ha dato accesso a tutte le aree indagabili, e il risultato è una sorta di puzzle archeologico ricomposto, che oggi ci permette di dire dove sorgevano la chiesa e il palazzo”.

Area paleocristiana nel parco archeologico di Altino: rendering di ipotesi dei volumi degli edifici paleocristiani (foto unive)

PERCHÉ LA CATTEDRALE ERA RIMASTA INVISIBILE. “Le fasi tardoantiche di Altino sono state cancellate due volte”, spiega Calaon: “dall’agricoltura industriale, che ha asportato gli strati più superficiali, e dallo spoglio sistematico di mattoni e pietre, finiti nei cantieri di Torcello e di Venezia che avevano assorbito enormi quantità di materiali provenienti dalla città antica. Per questo, quando si scava ad Altino, raramente si trovano gli edifici in sé o le loro fondazioni intatte. Si trovano piuttosto le fosse di spoliazione: le trincee scavate per estrarre i materiali da costruzione, che in negativo restituiscono la forma degli edifici scomparsi: leggerle con precisione stratigrafica è stata la chiave della scoperta. Inoltre, la strada provinciale 41 dir. (via Sant’Eliodoro) attraversa la chiesa esattamente nel mezzo”.

DA ALTINO A TORCELLO: UN TRASFERIMENTO PROGETTATO, NON UNA FUGA. “La tradizione voleva i nobili altinati in fuga davanti ai barbari. Gli scavi di Ca’ Foscari a Torcello – assicura Calaon – hanno invece mostrato che l’isola era il porto di Altino, dove nel VII secolo si impianta il nuovo edificio religioso. Il trasferimento della sede vescovile appare una scelta deliberata, dettata soprattutto da ragioni demografiche e ambientali; altrettanto programmata è la dismissione della chiesa di Altino, smontata pezzo per pezzo entro la prima metà del VII secolo, in accordo con l’epigrafe di Torcello del 639 e con lo scavo del battistero torcellano. Da allora Altino diventa un’enorme cava di materiali, mentre il suo baricentro demografico si sposta verso la laguna”.

Missione di scavo dell’università Ca’ Foscari di Venezia nel parco archeologico di Altino (foto unive)

IL PROGETTO E LA SQUADRA. La campagna 2026 prosegue le ricerche avviate nell’estate 2025, quando un primo intervento di circa due mesi a ridosso del vecchio Museo, lungo via S. Eliodoro, aveva individuato l’angolo sud-occidentale dell’edificio con fondazioni in basoli. Le ricerche sono nate da una revisione sistematica dell’archivio del Parco archeologico, dei vecchi scavi e dei loro reperti, e si svolgono in regime di concessione ministeriale. Lo scavo è diretto da Diego Calaon, docente di Archeologia del Paesaggio e Topografia antica all’università Ca’ Foscari Venezia, e co-diretto da Elisa Possenti dell’università di Trento, in collaborazione con Luigi Sperti, università Ca’ Foscari Venezia. È realizzato con i fondi di Ca’ Foscari per il supporto alla ricerca archeologica, in collaborazione con il Museo e Parco archeologico di Altino – Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, che ha reso accessibili tutte le aree indagabili. Sul campo il lavoro è condotto da due giovani ricercatori formati a Ca’ Foscari: Jacopo Paiano, cultore della materia e oggi dottorando all’università di Trento, ed Eleonora Delpozzo, cultrice della materia. A scavare materialmente studenti e specializzandi dell’università Ca’ Foscari. Studio dei resti antropologici – antropologia fisica: prof.ssa Barbara Bramanti e Jessica Mongillo, università di Ferrara. Studio dei materiali ceramici: Francesca Mombelli, università del Salento. I prossimi passi sono già definiti: lo studio sistematico dei reperti e dei resti antropologici, le datazioni al radiocarbonio e le indagini geofisiche nelle aree non ancora scavate dell’insula, alla ricerca del battistero e del resto del complesso episcopale.

Altino. Al museo nazionale e area archeologica “Modus vivendi”: giornata speciale per la Notte europea dei Musei. Visita allo scavo della cloaca, inaugurazione mostra sulla vita quotidiana nella città antica attraverso i reperti da poco scoperti, apertura serale straordinaria

altino_archeologico_eventi-13-maggio_locandinaLa Notte Europea dei Musei al museo nazionale e area archeologica di Altino si festeggia alla grande. Sabato 13 maggio 2023 è in programma una giornata ricca di eventi. Si inizia alle 17.30, con “Modus Vivendi – Lo scavo”: visita allo scavo della cloaca, scoperta durante le indagini archeologiche del 2022, a cura della direttrice Marianna Bressan. La visita, su prenotazione, è gratuita per gli abbonati e ha il costo di 1 euro per gli altri. Quindi alle 19, “Modus vivendi”: inaugurazione della mostra “Modus vivendi”, evocativo allestimento di una selezione di reperti provenienti dalla cloaca scoperta con gli scavi del 2022. La mostra è stata curata dal museo nazionale e area archeologica di Altino, in collaborazione con il museo della Bonifica di San Donà di Piave, Petra soc. coop. e co-finanziato dalla Regione Veneto (L.R. 17/2019 “Legge per la cultura” annualità 2022) e dal ministero della Cultura – Piano Strategico Grandi Progetti Beni Culturali. Coordinamento scientifico e testi: Marianna Bressan. Collaborazione scientifica: Francesca Ballestrin, Leonardo Bernardi, Sara Campaner, Paolo Marcassa, con il contributo di Francesca Mombelli. L’evento è gratuito per gli abbonati e incluso nel biglietto d’ingresso per gli altri. Infine, dalle 19 alle 22, “Notte Europea dei Musei”: il museo di Altino festeggia la Notte Europea dei Musei con un’apertura serale straordinaria, con ingresso a 1 euro.

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Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino (foto graziano tavan)

Mostra “Modus vivendi”. Una tavola imbandita, una luce fioca e diverse persone vestite in modo elegante in attesa della cena. Tra i reperti emersi dalla cloaca scoperta nel 2022 nell’area archeologica di Altino non manca davvero nulla per immaginare quei momenti. La vita quotidiana si svela attraverso gli oggetti e racconta un mondo. Ci sono i profumi e gli unguenti per la cura del corpo, le perle in pasta di quarzo che ornavano collane e pendenti, le forcine per capelli dalle quali scendevano fili colorati ma anche le lucerne (piccole lampade portatili) decorate che servivano ad illuminare gli ambienti chiusi, diverso vasellame in ceramica o vetro, pettini di legno di bosso e perfino pedine, gocce di vetro blu e nero, per «giocare» nel tempo libero e un calamaio (probabilmente prodotto nel sud della Gallia). “Questa mostra è per noi il primo passo per condividere con i nostri visitatori quello che è emerso dagli scavi in corso”, spiega Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino, “si tratta di una selezione di reperti che ci permettono di raccontare la vita quotidiana altinate ma allo stesso tempo la rivoluzione che sta avvenendo al Museo. Grazie alle collaborazioni con gli enti istituzionali e privati l’accesso agli scavi sarà sempre più agile e la conoscenza delle scoperte sarà sempre più accessibile e approfondita in vista della nascita del Parco Archeologico”.

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Frammento di oggetto in vetro colorato dalla cloaca scoperta nell’area archeologica di Altino (foto drm-veneto)

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Lucerna dalla cloaca scoperta nell’area archeologica di Altino (foto drm-veneto)

I reperti. La mostra partirà proprio dagli oggetti di uso quotidiano, che in una sorta di istantanea del I secolo d.C. saranno in grado di raccontare la vita delle persone che frequentavano il quartiere. I reperti saranno esposti in un allestimento evocativo, pensato per mostrare al pubblico gli oggetti rinvenuti sul fondo della cloaca scoperta con gli scavi del 2022. Ci sono recipienti di vetro di colori vivaci, suppellettili di ceramica decorate che facevano parte dell’arredo della casa ma anche un raro balsamario blu con inserti in foglia d’oro che serviva a contenere profumi o unguenti per la cura del corpo. In tutto l’Impero romano se ne conoscono soltanto nove di simili, ma questo è l’unico che proviene con sicurezza da un contesto archeologico urbano datato con precisione. La mostra esporrà inoltre tre coppette decorate che vivacizzavano la tavola imbandita e le lucerne, piccole lampade portatili, qui in due esemplari decorati a rilievo. Non mancano gli oggetti “preziosi”. Le perle in pasta di quarzo, a forma di melone, che facevano parte di collane. L’ago, anch’esso di osso era una forcina per capelli: i fori potevano accogliere piccole spille di metallo o fili colorati, per impreziosire le acconciature femminili.

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Una perla dalla cloaca scoperta nell’area archeologica di Altino (foto drm-veneto)

La dieta e l’ambiente. I resti vegetali e animali che, insieme agli oggetti, si sono conservati sul fondo della cloaca grazie alle condizioni di forte umidità, sono, oggi, eloquenti testimoni del modo di vivere dei nostri antenati altinati. Ci sono ad esempio resti di suini in giovane età con tracce di macellazione su alcune mandibole che fanno intuire l’apprezzamento di tagli di carne particolari, come il “guanciale” ma la dieta includeva parecchi molluschi di mare: ostriche, murici, canestrelli. Questo possibilità di lettura del passato ha ispirato l’idea della collaborazione tra il museo nazionale e area archeologica di Altino e il MUB – Museo della Bonifica di San Donà di Piave: il primo custodisce la memoria degli abitanti dell’area altinate nel millennio a cavallo della nostra era, il secondo conserva le attestazioni delle tradizioni culturali e materiali di età moderna dei territori restituiti con le bonifiche ottocentesche; i due sono dunque legati da un filo sottile e resistente, che cuce tra loro manifestazioni lontane della vita umana, nelle somiglianze e nelle differenze.

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Lucerna dalla cloaca scoperta nell’area archeologica di Altino (foto drm-veneto)

La cloaca. La cloaca scoperta nel 2022 è un’infrastruttura sotterranea del quartiere urbano conservato nell’area archeologica del decumano. Questo quartiere fu uno dei primi a essere scoperto dell’Altino romana, negli anni Sessanta; successivamente fu interessato da scavi a più riprese, fino ai primi anni Novanta, senza che ne venissero esaurite le potenzialità archeologiche. Nel 2022, nell’ambito del progetto tutt’ora in corso, che mira a qualificare Altino come parco archeologico, si è presentata l’occasione di riprendere a scavare. Ad occuparsi degli scavi è stata la società P.ET.R.A. soc. coop (direzione lavori Massimo Dadà della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna). Da lì le sorprese inaspettate. Quello che all’inizio sembrava un residuo di muretti mal conservati si è rivelato il corpo di un imponente manufatto funzionale allo smaltimento idrico che ha permesso e oggi di raccontare i dettagli della vita quotidiana degli abitanti della zona.