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Vicenza. Al museo Naturalistico Archeologico la mostra “Palafitte e Piroghe del Lago di Fimon. Legno, territorio, archeologia”: nuova luce sulla vita degli uomini e delle donne che abitavano attorno al lago di Fimon da 7000 a 3000 anni fa

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Locandina della mostra “Palafitte e Piroghe del Lago di Fimon. Legno Territorio Archeologia” al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza fino al 31 maggio 2023

Al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza nella mostra “Palafitte e Piroghe del Lago di Fimon. Legno, territorio, archeologia” protagonista assoluto è il legno, quello utilizzato nelle imbarcazioni, il nelle case su palafitta, nelle strutture che servivano per bonificare le sponde del lago. Aperta il 19 marzo 2022, fino al 31 maggio 2023 i visitatori potranno scoprire i villaggi preistorici del Lago di Fimon sulle tracce degli appassionati e degli studiosi che nel corso degli anni hanno recuperato ed esaminato centinaia di reperti. Realizzata in onore di Gastone Trevisiol, ricercatore la cui attività si è svolta principalmente nelle Valli di Fimon e a cui si deve il ritrovamento di molti dei reperti esposti in mostra, l’esposizione è organizzata dall’assessorato alla Cultura del Comune di Vicenza, dai Musei Civici di Vicenza e dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza.

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Il taglio del nastro all’inaugurazione della mostra “Palafitte e piroghe del lago di Fimon” (foto sabap-vi)

La mostra è stata realizzata grazie a un comitato scientifico composto dai maggiori esperti italiani di preistoria e di antiche abitazioni e imbarcazioni, oltre che dai protagonisti delle ricerche archeologiche sul Lago di Fimon, provenienti dal ministero della Cultura e da numerose università e da laboratori all’avanguardia. La cooperativa sociale Scatola Cultura, si è occupata dell’allestimento e della didattica. La mostra gode del patrocinio e del contributo della Regione del Veneto (per gli studi dendrocronologici dei legni di Fimon tramite la legge regionale 50/84), del contributo di Fondazione Roi per le attività didattiche per scuole e famiglie, di Zordan s.r.l. per allestimento curato da Scatola Cultura. Ha il patrocinio di Provincia di Vicenza, Comune di Arcugnano, Accademia Olimpica e dei Siti preistorici palafitticoli dell’arco alpino UNESCO.

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L’allestimento della mostra “Palafitte e Piroghe del Lago di Fimon. Legno Territorio Archeologia” è stato curato da Scatola Cultura (foto sabap-vi)

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La presentazione della mostra al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza: al centro, Carpanese, Tinè, Siotto, Pellizzari (foto sabap-vi)

Alla presentazione sono intervenuti l’assessore alla Cultura Simona Siotto, il soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona, Rovigo e Vicenza Vincenzo Tinè, il sindaco di Arcugnano Paolo Pellizzari, il conservatore del museo Naturalistico-Archeologico Viviana Frisone, e Valentina Carpanese per Scatola Cultura. Erano presenti Romano Trevisiol, figlio di Gastone Trevisiol a cui la mostra è dedicata, e il comitato scientifico della mostra. “La mostra, frutto della collaborazione fra istituzioni e studiosi di provenienze diverse, è un ottimo esempio di come si possa lavorare insieme per obiettivi comuni: la ricerca, la conservazione e la valorizzazione di beni culturali”, dichiarato Simona Siotto. “Quello che possiamo vedere oggi nelle sale del museo è frutto di ricerche all’avanguardia tradotte in linguaggio accessibile a tutti. L’allestimento gradevole e coinvolgente rende la mostra particolarmente adatta all’attività didattica rivolta alle scuole e ad iniziative educative che potranno essere progettate in relazione a specifiche esigenze di approfondimento. L’approfondimento dedicato all’uso del legno in epoca preistorica sarà sicuramente di interesse poiché tra l’altro interessa un territorio vasto coinvolgendo in particolare il Lago di Fimon nel Comune di Arcugnano, luogo di ritrovamento di molti reperti di grande interesse per gli studiosi”.

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La vetrina dedicata ai primi protagonisti delle ricerche nelle valli di Fimon (Vi) (foto sabap-vi)

La mostra si sviluppa da nuovi studi sui frammenti di legno recuperati nel Novecento e da recenti indagini archeologiche condotte con le più moderne metodologie che hanno consentito di gettare nuova luce sulla vita degli uomini e delle donne che abitavano attorno al lago di Fimon da 7000 a 3000 anni fa. Racconta come gli importanti reperti di Fimon sono stati recuperati, conservati e, oggi, studiati. La preistoria del Lago di Fimon è anche la preistoria della carpenteria del legno e racconta di come le radici di questo sapere artigianale affondino nel passato che l’archeologia moderna può rivelare e raccontare. Tra gli oggetti più significativi esposti ci sono i resti di una piroga monossile risalente a circa 5000 anni fa identificata nei reperti lignei raccolti nell’Ottocento. Si tratta di uno dei reperti eccezionalmente conservati che permetteranno al visitatore di comprendere quante cose accomunano il lontano mondo della preistoria e l’epoca attuale: piroghe monossili del tutto simili a quelle di Fimon venivano costruite fino a poche centinaia d’anni fa e negli ultimi anni vi è una forte spinta alla bioedilizia e all’uso di materiali naturali ed ecosostenibili nelle costruzioni. La mostra, attraverso l’archeologica, consente di approfondire la conoscenza della carpenteria del legno che è sempre stata poco nota, attraverso la conservazione dei legni del lago di Fimon che è qualcosa di eccezionale e unico: questo è stato possibile grazie all’ambiente umido e quindi anaerobico, condizione ideale che si è creata nella torbiera di Fimon. Solitamente, infatti, il legno, materiale organico e quindi deperibile, non si conserva quasi mai nei depositi archeologici ma viene consumato dal passare del tempo.

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In mostra a Vicenza uno dei pali delle palafitte di Fimon recuperati da Paolo Lioy nella seconda metà dell’Ottocento, recentemente restaurato (foto sabap-vi)

Nella mostra “Palafitte e piroghe del Lago di Fimon” è esposto di un reperto eccezionale: uno dei pali delle palafitte di Fimon recuperati da Paolo Lioy nella seconda metà dell’Ottocento, recentemente restaurato. Segue poi la presentazione degli altri frammenti lignei recuperati durante le ricerche archeologiche più recenti. La mostra parla di come questi reperti siano arrivati fino ad oggi, raccontando dell’estrazione della torba e dei principali protagonisti della ricerca nelle Valli di Fimon: tra questi vi è Gastone Trevisiol, al quale la mostra è dedicata. Un pannello didattico racconta in maniera approfondita le numerose analisi archeologiche e scientifiche che vengono realizzate sul legno archeologico per scoprirne ogni aspetto. Infine, quattro vetrine presentano i principali siti archeologici del Lago di Fimon grazie ai reperti rinvenuti.

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In mostra postazioni interattive e approfondimenti video per conoscere meglio il territorio, le ricerche e i reperti (foto sabap-vi)

Un’installazione inedita audio interattiva di Andrea Santini e Marianna Anoardi introduce i visitatori alle tematiche grazie ad un’esperienza sensoriale. Altre postazioni interattive permetteranno ai visitatori di toccare con mano il legno, mentre approfondimenti video permetteranno di conoscere meglio il territorio, le ricerche e i reperti. Con la collaborazione di Veneto Agricoltura, in alcuni vasi collocati nel portico del chiostro del museo, si possono vedere sei alberi appartenenti alle specie che vivevano attorno al Lago di Fimon tra il Neolitico e l’Età del Bronzo. Sono previste delle attività educative rivolte a bambini e famiglie ogni prima domenica del mese. Le proposte sono gratuite grazie al contributo della fondazione Giuseppe Roi. Info e prenotazioni: 3483832395 didattica.museivicenza@scatolacultura.it. Le attività didattiche per bambini e ragazzi verranno inserite anche nel Poft – Piano dell’offerta formativa territoriale per l’anno 2022-23, con particolare attenzione alle diverse abilità cognitive e disabilità. La mostra si può visitare dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 17 da settembre a giugno, dalle 10 alle 14 in luglio e agosto. L’ingresso è compreso nel biglietto per il museo: intero 3 euro, ridotto e scuole 2 euro. Info biglietti https://www.comune.vicenza.it/cit…/scheda.php/42724,217959. Informazioni: 0444222815, museonatarcheo@comune.vicenza.it.

Ultime ricerche a Fimon, la pittura romana, la Padova di Tito Livio, le tombe di via Tiepolo, il collezionismo archeologico: cinque incontri promossi dalla soprintendenza nella propria sede di Padova e nell’area archeologica di Montegrotto aperte eccezionalmente al pubblico

La locandina dell’incontro con Elodia Bianchin Citton a Palazzo Folco di Padova sulle nuove ricerche nelle valli di Fimon

L’area archeologica Le Fratte vicino al lago di Fimon

Cinque occasioni per parlare di archeologia in due luoghi speciali: a Padova, Palazzo Folco, in via Aquileia 7, sede della soprintendenza; e a Montegrotto, l’area archeologica di via Neroniana. Il ciclo di conferenze, presentazioni di libri e aperture straordinarie tra settembre e ottobre promosso dalla soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso rientra nel piano di valorizzazione del ministero dei Beni e attività culturali e del Turismo per l’ano 2017. Il primo appuntamento è in programma venerdì 29 settembre 2017 alle 16.30 a Palazzo Folco, che per l’occasione sarà aperto al pubblico con ingresso gratuito dalle 16 alle 20, con possibilità di visite guidate. Il soprintendente Andrea Alberti introdurrà la presentazione del volume “Nuove ricerche nelle Valli di Fimon. L’insediamento del tardo Neolitico de Le Fratte di Arcugnano”, a cura di Elodia Bianchin Citton, già della soprintendenza, che descrive la densa attività di ricerca, condotta tra il 2008 e il 2011, nell’importante sito del Neolitico, cui sono seguite analisi sui materiali rinvenuti e approfondite ricerche col coinvolgimento degli specialisti della soprintendenza e professionisti esterni. All’incontro interverranno Simonetta Bonomi e Vincenzo Tiné, già soprintendenti Archeologia del Veneto. Le Fratte di Arcugnano è un insediamento perilacustre del Tardo Neolitico – Età del Rame che presenta una successione sedimentaria, con stratigrafia pollinica e macroresti vegetali. “I dati archeobotanici ricavati da focolari e depositi naturali dell’area di Fratte di Fimon”, scrive Elodia Bianchin Citton, “ci permettono di ricostruire l’ambiente e le attività umane durante la prima metà del IV millennio a.C.”. A un ambiente più antico, intorno al VI-V millennio, dominato dalle foreste latifoglie decidue, è seguito un impaludamento dovuto a una fase di ridotto livello lacustre e di espansione delle aree umide paludose vicine al bacino con presenza di ontani e salici. Sopra questa fase, inizia la frequentazione antropica con ritrovamento di focolari: siamo nella prima metà del IV millennio. “In accordo con i dati di scavo”, conclude l’archeologa, “le informazioni archeobotaniche supportano l’ipotesi di un utilizzo domestico dei focolari. I focolari venivano approntati mescolando dapprima sterco, strame e materiali esterni al bacino (come, ad esempio, terre rosse reperibili sui versanti dei Colli Berici) e poi alimentati in prevalenza con legna (combustibile primario). È possibile che lo sterco venisse usato anche come combustibile secondario. La presenza di cariossidi (come sono ad esempio le graminacee, ndr) carbonizzate nei livelli dei focolari 1 e 5 suggerisce l’accidentale combustione di cereali durante le fasi di preparazione del cibo”.

Incontro a Montegrotto sul giardino nella pittura romana

Il secondo appuntamento, “Se son rose, fioriranno 2.0. La parola all’esperta”, a cura della soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso, in collaborazione con l’associazione Lapis, domenica 1° ottobre 2017 a Montegrotto Terme nell’area archeologica di via Neroniana, con apertura al pubblico dell’area archeologica dalle 16 alle 20, con possibilità di visite accompagnate. Alle 17, intervista alla prof.ssa Monica Salvadori dell’università di Padova, autrice del volume “Horti picti. Forme e significato del giardino dipinto nella pittura romana“. Iniziativa collegata con “La Fiera delle Parole”.

Copertina della guida archeologica “Padova. La città di Tito Livio”

Venerdì 6 ottobre 2017, si torna a Palazzo Folco, a Padova, che sarà aperto al pubblico con ingresso gratuito dalle 16 alle 20, con possibilità di visite guidate, e utilizzo dei visori per la realtà aumentata. Alle 16.30, conferenza dal titolo “Nel bimillenario di Tito Livio” con Elena Pettenò (soprintendenza), Jacopo Bonetto, Caterina Previato, Arturo Zara (università di Padova). In occasione delle celebrazioni culturali organizzate per il bimillenario della morte di Tito Livio, lo storico nato e morto a Padova, sono stati organizzati una serie di eventi e attività mirati alla valorizzazione del patrimonio culturale della città e rivolti soprattutto ai cittadini (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/06/26/tito-livio-superstar-padova-celebra-il-bimillenario-della-morte-del-grande-storico-latino-col-progetto-livius-noster-convegni-incontri-spettacoli-musica-proiezioni-visite-guidate-reading-e-mol/). Si è anche realizzato il volume “Padova. La città di Tito Livio” (a cura di J. Bonetto, E. Pettenò, F. Veronese), una guida archeologica a carattere divulgativo. L’evento prevede la presentazione, in forma di “passeggiata archeologica” illustrata da immagini e relativa spiegazione, dei contenuti del testo, ovvero l’aspetto e le caratteristiche della Patavium di età romana quotidianamente vissuta, osservata e abitata da Tito Livio.

La necropoli preromana e romana di via Tiepolo a Padova

Venerdì 13 ottobre 2017, ancora a Palazzo Folco di Padova, che sarà aperto al pubblico gratuitamente dalle 16 alle 20, con possibilità di visite guidate. Alle 16.30, Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari, Venezia) e Mariangela Ruta (già soprintendenza Archeologia del Veneto) presentano il libro “Ritorno alle tombe di via Tiepolo”. Tra il 1990 e il 1991 sono venuti alla luce, a Padova in via Tiepolo, numerosi contesti funerari dallo scavo di una necropoli preromana e romana. Parte di queste tombe sono state scavate, restaurate e studiate; parte sono conservate entro cassoni che devono ancora essere scavati. Quest’anno ha preso avvio una limitata campagna di scavo, mirata a rivalutare lo stato complessivo di conservazione dei materiali conservati nei cassoni, con lo scopo di elaborare un nuovo progetto per approfondire la conoscenza della Padova antica. L’evento prevede la comunicazione dei nuovi dati di scavo, delle tecniche adottate e delle prospettive di studio e valorizzazione di questo importante contesto archeologico.

Approfondimento a Padova sul fenomeno del collezionismo archeologico

Ultimo incontro venerdì 20 ottobre 2017, sempre a Palazzo Folco di Padova, aperto al pubblico dalle 16 alle 20, con possibilità di visite guidate. Alle 16.30, Roberto Tasinato e Elena Pettenò (soprintendenza) e Monica Salvadori (università di Padova) intervengono su “Elogio di una amabile follia. Collezionismo e collezionisti del XX secolo”. Il collezionismo di oggetti antichi è un fenomeno che attraversa il periodo che va dall’Umanesimo all’Ottocento, con forme diverse e perseguito da soggetti diversi (artisti, re, “cultori delle patrie memorie”, canonici, avvocati, medici, ovvero borghesi, ricchi, che arricchiscono le loro dimore con manufatti acquistati o sul mercato antiquario o da privati). Meno nota è la sua evoluzione nella seconda metà del 1900, nell’immediato dopo guerra. L’attività di tutela svolta dalla Soprintendenza, in relazione a raccolte o collezioni in possesso di soggetti privati, ha evidenziato una serie di questioni che hanno portato a specifici approfondimenti per comprendere l’attuale approccio all’antico. L’evento intende illustrare una preliminare riflessione circa questo fenomeno, mai approfondito prima d’ora. Per comprenderne il significato esso va contestualizzato nel contemporaneo alla luce dell’evoluzione della legislazione in materia e va considerato da un punto di vista archeologico, storico artistico e demoetnoantropologico.