Archivio tag | film “Kebra Negast – Gloria dei Re”

Bolzano dedica un’intervista a Lucio Rosa (“Uno dei nostri grandi”): oltre 65 anni di carriera tra cinema e fotografia: “Il ragazzo con la Nikon” si racconta con l’entusiasmo e la passione di sempre. L’intervista è on line sui canali social di Upad

Il regista Lucio Rosa, “Il ragazzo con la Nikon”, fa capolino dietro la sua macchina fotografica
bolzano_fondazione-upad_Beppe-Mora-intervista-Lucio-Rosa

Il regista Lucio Rosa (a sinistra) intervistato da Beppe Mora (foto Upad)

“Il ragazzo con la Nikon” stavolta non era dietro la sua amata macchina fotografica o cinepresa, ma protagonista – un po’ emozionato, certo sempre entusiasta del suo lavoro di regista che osserva e coglie l’uomo in tutte le sue espressioni più autentiche – di un’intervista a tutto campo su oltre 65 anni di carriera tra cinema e fotografia, a cura di Beppe Mora per la serie “Uno dei nostri grandi”, ospite della Fondazione Upad di Bolzano, ente che organizza iniziative, conferenze, progetti e corsi a Bolzano e sul territorio dell’Alto Adige da moltissimi anni. L’intervista si potrà seguire sul canale YouTube di UPAD in data 5 maggio 2021, alle 18, al seguente link Lucio Rosa: “uno dei nostri grandi” I Talk UPAD – YouTube. Quasi quaranta minuti durante i quali Lucio Rosa testimonia (con l’ausilio di immagini e video) la sua produzione cinematografica, racconta la sua evoluzione di fotografo e regista, da quando quindicenne a Venezia girava i primi film in pellicola, fino a giungere alle grandi produzioni documentaristiche in Africa: il continente che gli ha dato la possibilità di esprimere tutta la sua potenza visiva e cinematografica. E lui “il regista con l’Africa nel cuore”, nonostante l’età, non vede l’ora di poter tornare in Libia, off limits ormai da troppo tempo prima per la situazione politica poi per la pandemia, a completare vecchi progetti o a iniziarne degli altri, sempre con l’amata moglie Anna che l’ha sempre seguito e supportato.

Il regista Lucio Rosa durante le riprese in Libia
fabrizio-Mori_foto-lucio-rosa

Il famoso paletnologo Fabrizio Mori nel film di Lucio Rosa “Fabrizio Mori. Un ricordo” (foto Lucio Rosa)

Nato a Venezia, dove muove i primi passi nel mondo della fotografia e del cinema documentario, giunge a Bolzano dove nel 1975 fonda la sua casa di produzione “Studio Film Tv”. Il materiale edito di Lucio Rosa è notevole, oltre 250 produzioni tra documentari, reportage fotografici, programmi televisivi, che hanno ottenuto numerosi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. Nell’intervista rilasciata a Beppe Mora, cita i tanti documentari, ormai entrati nella storia della documentaristica italiana: l’etnografo Fabrizio Mori, che dal 1955 al 1964 organizza una serie di missioni archeologiche nel Tadrart Acacus (Fezzan libico), coinvolgendo negli scavi e nelle ricognizioni diversi specialisti tra cui figura il geologo Angelo Pasa. Inaugura così un tipo di ricerca multidisciplinare i cui esiti hanno consentito di raccogliere dati fondamentali sulla cronologia del popolamento del Sahara centrale, su vari aspetti delle culture preistoriche e protostoriche e in particolare sull’arte rupestre. A Mori, Lucio Rosa ha dedicato un documentario, premiatissimo (“Fabrizio Mori, un ricordo”, 2020), che descrive il lavoro accademico che lo ha portato a raccontare il Sahara, dai 15000 ai 5000 anni da oggi, nell’alternarsi di fasi climatiche violente con il fiorire di civiltà elevatissime, che dettero vita a trasformazioni culturali di decisiva importanza per la nostra specie.

Donna Babinga con il suo bimbo (foto Lucio Rosa)

Rosa ricorda anche la voce fuori campo del doppiatore Claudio Capone (“Scomparso troppo presto, il quale rendeva proprio ogni documentario al quale prestava la voce”), che ha dato “vita” a tanti suoi lavori, che lo fecero apprezzare a Piero Angela nelle trasmissioni di “Super Quark”, con capolavori quali: “Babinga – piccoli uomini della foresta” (1987); “Ethiopia, Far away along the river” (2021); “Il segno sulla pietra” (2006); “Kebra Negast – Gloria dei Re” (1996); “Rally Paris Dakar” e l’indiscusso capolavoro dedicato alla Mauritania: “Bilad Chinqit, il paese di Chinquetti” (2002), film denso di silenzio e deserto, scandito dal passaggio di uomini e cammelli sferzati dal vento.

Il Bolzano Filmfestival 2018 rende omaggio con una rassegna e una mostra fotografica al regista veneziano, e bolzanino d’adozione, Lucio Rosa: protagonisti l’Africa e i suoi popoli e culture più antichi

Il regista veneziano, bolzanino d’adozione, Lucio Rosa, fondatore di Studio Film Tv

Donna Babinga prepara pasto a base di foglie di djabouc (foto Lucio Rosa)

Pitture rupestri di 15mila anni fa in Libia (foto Lucio Rosa)

Il cinema europeo torna a Bolzano con la 32. edizione del Bolzano Film Festival dal 10 al 15 aprile 2018. Cinque categorie di concorso (premio al miglior film, premio al miglior documentario, premio del pubblico al miglior film o documentario, premio della giuria studenti Euregio al miglior film o documentario, premio d’onore alla carriera) per sei giorni di festival. E poi un omaggio particolare a Lucio Rosa, regista veneziano, ma ormai bolzanino d’adozione, che nel 1975 fonda a Bolzano la STUDIO FILM TV, un’azienda di produzione cinematografica e televisiva, che realizza prodotti video sia in elettronica che con la tecnica cinematografica. A Lucio Rosa il Bolzano Film Festival dedica infatti una rassegna speciale (con la proiezione di quattro film, selezione delle sue oltre 150 produzioni tra documentari, reportage fotografici, programmi televisivi, che hanno ottenuto anche numerosi riconoscimenti a livello internazionale), e una mostra fotografica con immagini tratte dai suoi quattro documentari. Ovviamente film e foto sono un focus sull’Africa, di cui Rosa è un profondo conoscitore, tanto da rimanerne “rapito”. “L’uomo è nato in Africa, cioè noi siamo nati in Africa e questo fin da giovane mi ha spinto a cercare, in questo grande Continente, chi siamo”, racconta Lucio Rosa sul sito del Bolzano Filmfestival. “Negli anni Settanta sono stato convocato a Roma da alcune Agenzie della Nazioni Unite, che mi hanno chiesto di fare documentazioni fotografiche e cinematografiche su diversi progetti che loro finanziavano e sulla situazione di alcuni Paesi africani. Sono stato in Etiopia, Niger, Leshoto, Mali, Libia, Egitto, Eritrea, ho fatto poi film etnografici, sui Pigmei del Congo, in Etiopia e in Libia, recentemente. Ho conosciuto l’Africa da dentro, i problemi che la sua gente vive tutti i giorni, raccontato il presente e il passato di questa terra, delle sue genti e culture uniche, alcune delle quali oggi a rischio di estinzione”.

Il regista Lucio Rosa nelle riprese del film “Il segno sulla pietra – Il Sahara sconosciuto degli uomini senza nome”

Anche la mostra “Fotografie di un regista”, alla Galleria Fotoforum di via Weggenstein, a Bolzano (apertura martedì 11 aprile 2018, alle 17.30), ha l’Africa nel cuore: e in Africa,a Tripoli, Rosa la mostra la vuole portare quanto prima.  “Sì, Tripoli è nel mio cuore”, conferma il regista veneziano, “amo la Libia da 25 anni, quando ero lì per le prime volte, un amore che poi è diventato un film, che ha ricevuto già 13 riconoscimenti nel mondo: “Il segno sulla pietra. Il Sahara sconosciuto degli uomini senza nome”. Il deserto è una cosa magica, c’è chi lo soffre, chi come me lo vive molto bene: trovarsi davanti a pitture rupestri di 15mila anni fa non può che colpirti il cuore. Ho fatto ben 24 film sull’Africa, anche piccoli, piccoli. In due missioni che ho fatto con Anna (la moglie, che lo accompagna nelle sue ricerche e produzioni artistiche, ndr) in Etiopia, ho conosciuto la gente delle tribù della Valle dell’Omo. Tre anni fa ho fatto il mio ultimo lavoro in Etiopia. Ora mi manca un po’ l’Africa, ci sono stato per anni anche due volte l’anno. Ma io non faccio viaggi corti, solo lunghi, devo conoscere in profondità e adesso la situazione lì è un po’ complicata. Per il “Segno sulla pietra” ci sono stato 92 giorni in due momenti, il secondo nel 2005, quando ho potuto filmare il ritorno delle piogge in Libia”.

Paesaggio libico con dune di sabbia (foto Lucio Rosa)

In Etiopia, Gondar all’alba (foto Lucio Rosa)

In mostra sono esposte trenta fotografie di Lucio Rosa, articolate in tre sezioni di 10 fotografie scattate durante le riprese per la realizzazione di tre dei 4 documentari che verranno proposti nella rassegna del festival. Racconta Rosa: il primo film è “Babinga”, piccoli uomini della foresta, un vero documento che parla dei Pigmei che vivono, meglio vivevano secondo la loro cultura e tradizioni, nella foresta pluviale della Repubblica Popolare del Congo… ora ci sono ancora i Pigmei, piccoli uomini, ma la loro cultura si è persa… Il secondo film è “I segni sulla pietra”, il Sahara sconosciuto degli uomini senza nome, che ben conosci. Il terzo film è “Kebra Negast, Gloria dei Re”, girato nel nord dell’Etiopia.

Dal film “Babinga, piccoli uomini della foresta” di Lucio Rosa

Vediamo allora meglio i quattro film di Lucio

Dal film “Il segno sulla pietra” di Lucio Rosa

Rosa in cartellone al Bolzano Filmfestival. Mercoledì 11 aprile 2018, alle 15, si proietta “Babinga, piccoli uomini della foresta” (Italia, 1987, 25’): superstiti testimoni di epoche antichissime, i pigmei Babinga, piccoli uomini della foresta, sono l‘immagine di quella che probabilmente fu la vita dei cacciatori-raccoglitori della preistoria. La buia e impraticabile foresta equatoriale africana ha contribuito a proteggere la loro esistenza. Ma le cose stanno cambiando repentinamente. L‘impatto con altre civiltà sta fatalmente distruggendo la loro cultura e le loro tradizioni. A seguire viene proiettato il film “Il segno sulla pietra” (Italia, 2006, 50’): la storia millenaria del Sahara racconta di un alternarsi di fasi climatiche estreme e di vicende di uomini che ebbero la ventura di scegliere quella terra come loro dimora. 12.000 anni fa, dopo una fase di aridità estrema, ritornò la pioggia e la vita ricominciò a germogliare lentamente. Così, nel Sahara centrale, sui massicci del Tadrart Acacus e del Messak, nel sud-ovest della Libia, si formarono le prime comunità, tenaci e vitali, culturalmente compiute, che riuscirono anche ad elevare a linguaggio pittorico il loro vissuto quotidiano.

Dal film “Kebra Negast – Gloria dei Re” di Lucio Rosa

Dal film “Mit den Augen eines mittelalterlichen Pilgers” di Lucio Rosa

Venerdì 13 aprile 2018, alle 16.30, gli altri due film della rassegna omaggio a Lucio Rosa. Si inizia con “Kebra Negast – Gloria dei Re” (Italia, 1996, 29’): Gloria dei Re (Kebra Negast) è un antico testo etiope di importanza storica, religiosa e archeologica. La storia antica dell‘Etiopia è legata alla diffusione del Cristianesimo che già dal Quarto secolo si propagò lungo la valle del Nilo sino agli altopiani etiopici e su cui si sono fondati stato, società e civiltà di quello che fu l‘unico regno Cristiano d‘Africa. La sopravvivenza di questo Cristianesimo  arcaico si deve all‘identificazione della Chiesa Etiope con il regno di Axum che dominò parte del Corno d‘Africa per oltre 1000 anni. Il film percorre questa pagina di storia. L’ultimo film in programma è in lingua tedesca. “Mit den Augen eines mittelalterlichen Pilgers” (Italien, 2011, 59’): l‘avventura delle crociate ha avuto una grande incidenza sulla vita religiosa e culturale in tutta Europa. Nacquero innumerevoli itinerari, lunghi anche migliaia di chilometri, che collegavano le città più remote. Queste vie percorse dai pellegrini sono state, per molti secoli, le grandi arterie di comunicazione delle genti d‘Europa. Una delle vie più frequentate percorreva la val Venosta, in Alto Adige, corridoio di transito per i pellegrini che venivano dal nord della Germania, diretti a Venezia, con il suo dominio sui mari monopolio dei viaggi verso la Terra Santa.