Il parco archeologico del Colosseo presenta alla Maker Faire Rome 2020 la prima guida tattile del PArCo: “Museo Palatino. Accarezzare la storia di Roma”

Alle 11.10 di sabato 12 dicembre 2020 la prima guida tattile del PArCo viene presentata in diretta sul canale Mainstreaming del portale https://makerfairerome.eu/it/. Il parco archeologico del Colosseo e Lazio Innova, nell’ambito di un protocollo di intesa in corso di stipula per la definizione di progetti condivisi in tema di accessibilità, presentano infatti alla Maker Faire Rome 2020 Digital Edition la prima guida tattile del PArCo, intitolata “Museo Palatino. Accarezzare la storia di Roma”. C’è tempo per esplorarla online fino a domani, domenica 13 Dicembre 2020, nella vetrina virtuale della MFR2020. Ecco il link per registrarsi gratuitamente in pochi istanti: https://digital.makerfairerome.eu/… La guida ideata, promossa e curata dal PArCo è stata realizzata da atipiche edizioni nel Fablab dello Spazio Attivo della Regione Lazio LOIC Zagarolo (POR FESR 2014-2020). “La collaborazione del PArCo con Lazio Innova ha l’obiettivo di indirizzare l’uso delle tecnologie e dell’innovazione per il fine ultimo dell’inclusione e della piena accessibilità del patrimonio”, commenta il direttore del parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo. “Non ci fermeremo alla guida tattile Museo Palatino. Accarezzare la Storia di Roma, oggi presentata in occasione della Maker Faire Rome 2020, ma proseguiremo su questa strada per ampliare la conoscenza del nostro patrimonio con prodotti accessibili a tutti e fortemente legati al tema del digital”.

La guida, ideata e curata per il PArCo da Giulia Giovanetti e Federica Rinaldi, con Donatella Garritano – che ha anche curato la traduzione inglese – e Silvia D’Offizi, è nata nell’ambito del corso di formazione realizzato dal PArCo con il Museo Tattile Statale Omero di Ancona e la Direzione Generale Educazione e Ricerca del MiBACT (2018-2019), e si inserisce nella serie di azioni coordinate che favoriscono l’autonomia di visita agli ipovedenti e ai non vedenti e che fanno parte del più ampio Progetto “Il PArCo tra le mani”.

Il prototipo realizzato da atipiche edizioni – Andrea Delluomo e Giulia Foscolo – si compone di una scatola di grande formato che, oltre a contenere il materiale tattile e testuale, una volta aperta diviene il piano di lettura della mappa dell’area archeologica. All’interno sono presenti due raccoglitori ad anelli, contenenti le 16 schede con le opere più rappresentative della collezione del Museo, descritte con testi scientifici ma ad alta leggibilità (in Italiano e Inglese con trascrizioni in braille) e illustrate con immagini tattili.


Tavola tattile con rappresentazione di Gorgone in opus sectile (foto PArCo)
Per lo sviluppo e la creazione del prototipo si è rivelato fondamentale il supporto delle tecnologie e delle risorse del Fablab di Zagarolo – Manlio Di Dio, Berenice Marisei, Giorgio Salvioni – che, dopo una specifica formazione, ha messo a disposizione dell’équipe di lavoro la tecnica della stampa digitale UV, mediante una Roland VersaUV Lef-12i, con la quale sono state realizzate particolari stampe a rilievo, illustrazioni e texture tattili, come per alcuni testi in braille. La caratteristica di questa stampante è proprio quella di utilizzare inchiostri foto-polimerizzanti, che vengono istantaneamente asciugati e solidificati grazie ad una sorgente luminosa ad ultra violetti. Ciò consente di poter stampare su qualunque supporto di base e di poter realizzare spessori diversificati, permettendo ad esempio la realizzazione di un testo braille sovrapposto ai normali testi stampati, per la contemporanea fruizione della guida tattile a persone con deficit visivo e non. Per la rappresentazione di alcune illustrazioni materiche è stata invece utilizzata la tagliatrice laser CO2 da 80W, che ha consentito il taglio di materiali accoppiati e, dove necessario, l’incisione.


Guida tattile: piano Interrato del Museo Palatino (foto PArCo)
Patrimonio culturale, patrimonio sensoriale. L’approccio alla realizzazione della guida tattile, a opera di atipiche edizioni, è un ibridazione tra artigianalità e utilizzo consapevole delle nuove tecnologie di prototipazione digitale, favorita dal processo di coprogettazione e collaborazione che ha coinvolto molteplici professionalità, competenze e sensibilità tra archeologi, storici dell’arte, artigiani, artisti, maker e persone con disabilità visiva. La guida tattile vuole dimostrare che l’innovazione tecnologica applicata ai beni culturali in relazione con la creatività intellettuale e il saper fare manuale, può essere in grado di generare buone pratiche, presentando al pubblico un nuovo modo di fruire del patrimonio culturale, maggiormente coinvolgente e multisensoriale. La collaborazione al progetto di due artisti ha permesso, attraverso la loro specifica sensibilità e un approccio materico, di arricchire l’efficacia della guida tattile come strumento di promozione del patrimonio culturale in senso inclusivo.

L’illustratrice e incisore Susanna Doccioli della Stamperia a Ripa ha contribuito alla tavola tattile ispirata alle grandi ali in marmo bianco greco, appartenute a una “Vittoria alata”. Si tratta di un reperto scultoreo con particolari incredibilmente realistici, che sono stati resi dall’artista grazie a un’incisione dettagliata e alla stampa di una piuma “in gaufrage” su carta Fabriano Rosaspina. Restituendo, per chi la accarezza, il dettaglio minuzioso e la delicatezza del soggetto. Dario Zeruto, alchimista della carta, ha contribuito a rendere unica l’ultima pagina della Guida Tattile, che affrontando il tema della scultura ideale rappresenta “l’eroe” e la “cosiddetta Danzatrice” resi tramite una contrapposizione di materiali, in particolare stoffe di differente fattura magistralmente lavorate in pieghe. E così, la resa visiva e tattile della veste della “cosiddetta Danzatrice” in un lungo chitone lavorato a fitte piegoline rimanda a una leggerezza della plissettatura che Zeruto rende con l’applicazione della tecnica della piega a V, applicata su matrici di carta e poi riversata su soffice seta.

Il passato come ponte per il futuro. Il ruolo dell’archeologia. La collezione di reperti conservata nel Museo Palatino consente la conoscenza della storia del Colle Palatino, dove la città di Roma vede i suoi primi sviluppi, in un percorso nel tempo, dalla preistoria all’età imperiale. L’idea che ha guidato il progetto è stata quindi la selezione dei reperti archeologici più rappresentativi in relazione alle tappe fondamentali della storia del Colle e dell’Urbs. Ogni scheda approfondisce la conoscenza degli oggetti con un testo accessibile che permette diversi livelli di lettura, collegando sempre il singolo oggetto a tematiche più ampie, relative alla storia della città, alla storia dell’arte e alle metodologie di studio del mondo antico. La selezione di opere vuole accompagnare tutti i visitatori alla riscoperta di questa Storia lunga più di dieci secoli attraverso i materiali, le tecniche edilizie, i reperti che lo scavo archeologico ha rinvenuto nel sottosuolo. Accanto al percorso di visita, la guida propone anche un approfondimento sul mestiere dell’archeologo, con focus sullo scavo stratigrafico, sulle tecniche edilizie, e ancora sul metodo di ricostruzione storica a partire dall’analisi dei reperti, fino ad arrivare alla ritrattistica, una delle massime e caratteristiche espressioni dell’arte romana. In questo percorso l’archeologia si fa strumento di racconto, consentendo di riconoscere con il tatto il tipo di materiali, i dettagli delle lavorazioni, i particolari delle acconciature e delle vesti o della muscolatura di eroi e divinità. Il disegno tattile assieme alla riproduzione in 3d di alcuni reperti si inseriscono appieno nella filiera della innovazione tecnologica al servizio dell’accessibilità per tutti. Completa la scatola un cassetto “immersivo” con le riproduzioni in 3d di reperti.
Roma. Presentata la nuova App Y&Co – You and Colosseo (gratuita da gennaio) per un’esperienza di visita del PArCo da vivere sul posto e da remoto, con audio-videoguide in 9 lingue
Y&Co – You and Colosseo si chiama la APP per Android e iOS, da gennaio disponibile gratuitamente negli store, curata e promossa dal PArCo (Giulia Giovanetti, Paola Quaranta, Federica Rinaldi e Andrea Schiappelli) con la realizzazione di Ruschena’s Project. Y&Co vuole essere più di una App: è un’esperienza di visita del PArCo da vivere sul posto e da remoto, con audio-videoguide in 9 lingue, audiodescrizioni per non vedenti in italiano e inglese, videoguide nella lingua dei segni italiana (LIS) e inglese (ASL) e contenuti speciali per bambini in italiano e inglese con animazioni a cura di Silvio Costa. La APP accompagna i visitatori in un viaggio nella conoscenza del patrimonio archeologico del PArCo, dal Foro Romano al Colosseo attraversando il Palatino e il Museo omonimo nel segno del Design for all. I contenuti saranno accessibili anche grazie ai Qr-code posizionati lungo i percorsi proposti.
Parco archeologico del Colosseo. Presentata la nuova guida tattile “Museo Palatino. Accarezzare la storia di Roma” nell’ambito del progetto “Il PArCo tra le mani”. Presto nuovi pannelli tattili, guide e la WebApp
“Museo Palatino. Accarezzare la storia di Roma” è la nuova guida tattile, ideata e curata da Federica Rinaldi e Giulia Giovanetti, con testi delle stesse assieme a Silvia D’Offizi e Donatella Garritano che ha curato le traduzioni in inglese, per la realizzazione di Atipiche edizioni con Spazio Attivo Zagarolo FabLab. È stata presentata on line dal parco archeologico del Colosseo giovedì 3 dicembre 2020 in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità. La guida, pensata per tutti, raccoglie 16 schede con le opere più rappresentative della collezione del Museo, descritte con testi ad alta leggibilità (in italiano e inglese con trascrizioni in braille) illustrate con immagini tattili e un cassetto “immersivo” contenente le riproduzioni in 3D dei reperti.

La guida tattile del museo Palatino è l’ultimo atto di un percorso iniziato qualche anno fa. Tra il 2018 e il 2019 e ancora nel 2020 l’attenzione del PArCo nei confronti della disabilità visiva si è declinata in una serie di azioni coordinate, originate da un principio imprescindibile, ossia favorire l’autonomia di visita agli ipo e non vedenti, senza rinunciare al valore del contatto fisico e all’esperienza della visita guidata. Per garantire un supporto adeguato alle necessità del pubblico non vedente, il PArCo ha organizzato in collaborazione con il museo statale Tattile Omero di Ancona e la Direzione Generale Educazione e Ricerca, il corso dal titolo “Metodi e strumenti per rendere accessibili musei e luoghi della cultura alle persone con disabilità visiva”. Nell’arco di un anno, il corso ha formato 25 dipendenti del MiBACT tra il personale del Parco e di altri istituti e luoghi della cultura di Roma e del Lazio. È stato così messo a punto il progetto “Il PArCo tra le mani”, per favorire un turismo di prossimità attraverso un percorso tattile multilingue (italiano, inglese e alfabeto braille) composto da 11 pannelli illustrativi distribuiti all’interno del parco. Il percorso consta di 11 postazioni accessibili a tutti: Colosseo (1 pannello), Foro Romano (3 pp.), Palatino (3 pp), Museo Palatino (4 pp.). Pannelli a cura di Paola Quaranta e Federica Rinaldi. In più, nel museo Palatino sono stati sistemati 4 pannelli dotati di riproduzioni in 3D in scala 1:1: un’antefissa arcaica, una porzione di lastra Campana, un mosaico e la testa ritratto marmorea di Nerone. A questi reperti si associano anche oggetti dell’industria litica quali selci e punte di freccia, oltre a vasellame arcaico e monete destinate ai laboratori tattili con bambini e adulti.

Il progetto va avanti. Sarà aumentato il numero dei pannelli tattili illustrativi di singoli monumenti (l’Arco di Augusto al Foro Romano) o di singoli tematismi (quali le superfici decorate marmoree della Domus Flavia e Augustana). Un nuovo pannello, posto all’ingresso presso l’Arco di Tito, aiuterà il visitatore a orientarsi all’interno del PArCo, segnalando la “salita” al Colle Palatino e la “discesa” verso la valle del Foro Romano. In più, ognuno dei pannelli esistenti sarà dotato di un QrCode che permetterà di accedere a un’App multisensoriale, dotata non solo di testi di approfondimento, per tutti, riguardanti i 25 monumenti selezionati, tradotti in 9 lingue straniere, ma anche di clip video, videoguide nella lingua dei segni e spazi di racconto dedicati solo ai bambini. Il progetto della WebApp è curato da Giulia Giovanetti, Paola Quaranta, Federica Rinaldi e Andrea Schiappelli e realizzato dallo Studio Ruschena Projects. Anche per l’area del Foro Romano sono in corso di realizzazione due guide tattili a stampa in nero, braille e con figure in rilievo, dedicate a percorsi tematici incentrati sulla Casa delle Vestali e sulla Basilica Giulia; le guide, stampate in più copie, potranno essere prese in prestito gratuitamente presso le biglietterie all’ingresso del PArCo. Un primo test dei percorsi si è avuto in occasione della Giornata delle Famiglie al Museo del 2019, grazie alla partecipazione dell’Unione italiana Ciechi e Ipovedenti di Roma con cui sono costanti e frequenti i contatti per l’organizzazione di visite speciali. Guide tattili del Foro a cura di Andrea Schiappelli, Francesca Boldrighini, Elena Ferrari, Francesca Ioppi e Sabrina Violante. Il principio fondante di questi percorsi si basa sulla convinzione che, affinché una visita tattile condotta in situ abbia davvero senso, non ci sia cosa migliore che toccare direttamente i manufatti antichi originali, utilizzando riproduzioni e modelli in scala solo a integrazione dell’esperienza.
“Notte dei Musei” virtuale. Federica Rinaldi ci racconta quasi duemila anni di storia del Colosseo, dall’inaugurazione sotto Tito alle trasformazioni medievali, dai terremoti all’abbandono alla spoliazione, tra leggende, superstizioni e riti tra sacro e profano, da luogo di culto a monumento-icona globale

È possibile raccontare i quasi duemila anni di storia del Colosseo in una notte? Una bella sfida lanciata dal Parco archeologico del Colosseo per un collegamento speciale sui canali social per una “Notte dei Musei” virtuale. Sfida raccolta e brillantemente superata da Federica Rinaldi, archeologa responsabile del Colosseo, che ci accompagna per un viaggio, nel tempo, nello spazio del monumento icona mondiale, dall’inaugurazione dell’imperatore Tito nell’80 d.C., alle trasformazioni medievali in fortezza, fino all’isolamento e all’abbandono rispetto al resto della città che hanno alimentato nei secoli bui del Medioevo storie, leggende e superstizioni, le cui tracce sono forse individuabili nei segni graffiti lasciati sui pilastri di travertino. E poi ancora, modello di “architettura” per i grandi Umanisti del Quattrocento, cava di materiali e ancora luogo di culto per volere della Chiesa.
“Viaggeremo attraverso una linea del tempo – spiega Rinaldi – che parte dalla valle, che era occupata dallo stagno di Nerone e dal Colosso dell’imperatore, poi trasformato nel dio ed entreremo dai fornici numerati da dove il popolo romano accedeva munito della propria tessera per raggiungere il posto assegnato sulla cavea rigorosamente in ordine gerarchico, dalla parte più bassa alla parte più alta destinata alle donne. Cammineremo negli ambulacri immaginando il vociare e il frastuono del pubblico assiepato. Ci infileremo negli ipogei dove la macchina dello spettacolo veniva allestita e dove schiavi, animali, condannati a morte, e soprattutto gladiatori, attendevano nel buio di apparire sull’arena. Saranno le iscrizioni, i reperti, le tracce lasciate sui muri a guidarci in questo viaggio, fino a quando crolli terremoti ed editti degli imperatori cristiani contro gli spettacoli faranno calare il silenzio sull’anfiteatro aprendo a nuovi usi e utilizzi dell’edificio da torre fortezza a spazio domestico con stalle e orti fino di nuovo al silenzio e all’abbandono che ne decretarono l’oblio e la dimenticanza sul ruolo avuto nell’antichità. Ed è in questo periodo, che segue a un altro devastante terremoto, quello del 1349, che il Colosseo, ormai noto solo con questo nome, diventa luogo in cui si gioca la mescolanza tra sacro e profano. Su questo periodo buio e così poco conosciuto ci soffermeremo in particolare perché, come vedremo dai segni lasciati sui muri uniti alle fonti scritte dell’epoca, è in questo periodo che il Colosseo diventa a sua insaputa l’icona mondiale che è oggi. Perché nel dialogo, mai monologo, tra spazio pagano spazio laico spazio cristiano si gioca la funzione simbolica e l’identità del monumento, punto di riferimento per tutti i pubblici del mondo”.

Il “viaggio” inizia dall’attuale piazza del Colosseo che fino al 70 d.C. circa era occupata dallo stagno della Domus Aurea dell’imperatore Nerone e quindi da una proprietà a uso esclusivo di una sola persona. “Gli imperatori flavi, Vespasiano Tito Domiziano, ognuno col proprio ruolo”, spiega Rinaldi, “realizzano un’operazione demagogica molto importante: quello di restituire alla collettività lo spazio che era stato sottratto dall’imperatore Nerone. L’iscrizione del prefetto dei pretori di Roma Lampadius riporta nella sua formula originaria il riferimento all’inaugurazione dell’anfiteatro “ex manubiis”, cioè con il bottino di guerra, composto dal candelabro a sette braccia, dalle trombe e da altri oggetti sacri raffigurati nel fornice interno dell’arco di Tito. I cento giorni di giochi e 5mila fiere uccise sul piano dell’arena, i quasi 70mila spettatori segnano nell’80 d.C. segnano l’inizio della storia del monumento più celebre in Italia e forse al mondo. L’imperatore sul palco imperiale sul lato Sud dell’edificio, e i senatori e i cavalieri intorno al podio nella parte più bassa della cavea, osservano il susseguirsi dello spettacolo, le cacce esotiche al mattino, le condanne a morte esibite come se fossero il supplizio di Prometeo nel primo pomeriggio, i combattimenti dei gladiatori la sera. Mentre nei livelli più alti la plebe e soprattutto le donne filano, ravvivano l’acconciatura o passano il tempo giocando a dadi come mostrano gli oggetti smarriti sugli spalti e poi finiti nelle fogne dell’anfiteatro ed esposti nelle vetrine del museo. Nelle giornate più calde e assolate o in caso di pioggia i marinai della flotta di Miseno calano il velarium, un tendaggio sorretto dalle mensole posizionate sull’attico, il punto più alto dell’edificio a quasi 50 metri di altezza”.

Nel 217 un terribile incendio devasta l’anfiteatro. “L’edificio rimane inagibile per almeno 5 anni durante i quali si lavora il più alacremente possibile per riaprirlo al pubblico usando materiale di risulta anche nei sotterranei dove l’abbondante presenza di legno e cordame aveva favorito l’espandersi del fuoco. Ed è qui sotto che ferve l’anima dell’anfiteatro. Le ricostruzioni esposte nelle vetrine del museo illustrano le prime tipologie di montacarichi e piattaforme della fase ancora flavia, azionate da ben 224 schiavi, poi sostituite da 60 ascensori azionati con un sistema di argani e contrappesi di piombo da funi che passavano su carrucole inserite nei pilastri verticali di travertino. Scenografie, animali, uomini apparivano così come epifanie dalle botole sistemate sul piano dell’arena. Il pubblico li acclamava, li incitava, gioiva alla vista del proprio beniamino, il gladiatore, di cui si scommetteva la vita o la morte. Questa tradizione prosegue almeno fino alla metà del V secolo d.C. Ma presto l’avversione degli imperatori cristiani verso i giochi cruenti, tra i quali lo stesso Costantino, il degrado dell’anfiteatro soggetto a smottamenti continui a causa dei terremoti contribuiscono al suo progressivo declino fino alla proibizione degli spettacoli e all’ultimo spettacolo di caccia che risale al 523 d.C.”.

Venerabile Beda
Da allora comincia una fase di abbandono e di decadenza nel corso della quale i sotterranei vengono progressivamente ricoperti di terra, parte del settore meridionale inizia a crollare determinando l’innalzamento dell’interro circostante. “Nell’VIII sec. d.C. Beda il Venerabile afferma: “Quamdiu stat Colysaeum stat et Roma, quando cadet Colysaeum cadet et Roma, quando cadet Roma cadet et mundus”. Roma è ormai mitizzata e il Colosseo con essa perché con la sua mole colossale riesce a rappresentare la globalità del mondo. Le più importanti famiglie di Roma se lo contendono, ovviamente assieme alla Chiesa. Tra l’XI e il XIV secolo i Frangipane in continuo conflitto con la famiglia degli Annibaldi occupano 13 arcate della porzione Sud-orientale dell’edificio. La vicina chiesa di Santa Maria Nova, proprietaria di una quota parte, affitta domus e cripte ricavate riutilizzando i fornici in rovina, dove vengono alloggiati travi sui muri per creare soppalchi e ricavare stalli per gli animali come documentano i numerosi attaccagli ancora visibili sui pilastri. È a partire da questo periodo che negli atti notarili inizia a comparire l’appellativo dell’edificio come Anphitheatrum Coliseum”.

Ma nel 1349 un nuovo devastante terremoto accresce il livello di rovina in cui si trova il Colosseo. Ne è testimone persino il Petrarca: “Ecce Roma ipsa insolito tremore concussa est tam graviter ut ab eadem urbe condita supra duo annorum milia tale nihil accident”. Inizia una fase che dura almeno tre secoli durante la quale il Colosseo viene ad assumere significati nettamente distinti che a volte convivono, a volte si scontrano e a volte si fondono. Cava di marmi e pietre per volere dei Papi riutilizzatori come fu Nicola V per la costruzione della nuova Roma “Gerusalemme celeste”, e in particolare per la fabbrica di San Pietro e di molti altri edifici della città: edificio dunque da restituire alla cristianità per sottrarlo al potere laico e pagano, luogo di studio e schema di riferimento per i grandi architetti umanisti, ma anche né anfiteatro né fortezza bensì tempio rotondo al cui centro campeggiano una colonna dedicata al dio sole o a Giove; tempio dei templi della Roma pagana: così descritto nelle guide e negli itinerari per i pellegrini”. Continua Rinaldi: “Durante i secoli bui del tardo Medioevo dell’originaria funzione del Colosseo si perde ogni traccia e questa situazione contribuisce ad ammantare il Colosseo di fantasie, leggende popolari e superstizione, tanto grande era questa visione che la parola stessa “colosseo” potrebbe derivare da “Colis eum” cioè “Lo adori?” con riferimento al maggiore degli dei presenti nel tempio, e la risposta non poteva che essere “colo colo” “lo adoro lo adoro”. Indizi di questa storia sono rintracciabili nei numerosi graffiti lasciati sui pilastri di travertino del primo ordine. Aguzzando la vista verso i punti più alti dei pilastri del primo ambulacro del primo ordine, subito dopo l’attuale ingresso dei visitatori dallo sperone cosiddetto Valadier, laddove si camminava quando il Colosseo appariva completamente interrato a seguito dei rovinosi crolli causati dai terremoti, spiccano i nomi di persone e lettere capitali: Nicolò fece, Ludovico, Romolo: sono forse i cavasassi che al servizio dei Papi lavorarono tra il 1400 e il 1600 all’interno del Colosseo per recuperare materiale per la costruzione della nuova Roma “Gerusalemme celeste”; o dietro questi nomi si nasconde anche un preciso riferimento al più attivo tra i riutilizzatori delle pietre del Colosseo, cioè proprio quel Papa Nicolo V già ricordato? Non lo sappiamo, ma in entrambi i casi la suggestione è molo forte”.

“Più precise e ben ricollegabili a fatti e avvenimenti storici sono invece le date di cui se ne conservano almeno tre: una sul fornice Nord e due sulla fronte Sud del Colosseo: 1534, 1538 e 1675. Rappresentano l’altra faccia della medaglia della voluta ambiguità, quella dei Papi interessanti ad avviare il processo di cristianizzazione del Colosseo. Quindi non abbattendolo ma convertendo a luogo di culto con l’istituzione delle sacre rappresentazioni della Passione di Cristo, l’ultima fu proprio quella del 1539, l’innalzamento di una grande croce di legno al centro dell’arena, la realizzazione dello splendido affresco con veduta di Gerusalemme tradizionalmente assegnato proprio all’anno del giubileo del 1675 sotto Papa Clemente X, fino ad arrivare alla consacrazione del sangue dei martiri versato sull’arena con il progetto di Papa Clemente XI e dell’architetto Carlo Fontana di innalzare una chiesa sul piano dell’arena, progetto mai realizzato. Alle date si aggiungono altri graffiti a supportare questa esigenza di consacrazione del Colosseo come luogo di culto. Sono le immagini di croci. Ne contiamo almeno 13 di 5 tipi diversi, che confermano la presenza anche di proprietà della Chiesa, come quella di Santa Maria Nova, già citata prima, ma anche della confraternita di San Salvatore al Sancta Sanctorum a cui fin dal XIV secolo era stata concessa una porzione del Colosseo per l’opera di bonifica condotta nella zona divenuta ormai sede di malviventi. Malviventi dunque pastori ma anche maghi e negromanti parrebbe come contemporaneamente ci informano le guide di Roma e gli itinerari per i pellegrini che insistono – lo ripetiamo – sul Colosseo-templum Solis o templum Iovis, ed ecco che un edificio di così grandi dimensioni non poteva che essere stato costruito con l’aiuto della magia, e se ne attribuisce la costruzione proprio a Virgilio Mago, architetto d’eccezione, che nel Colosseo pratica la negromanzia. Deluso dall’amore di una principessa e deciso a lasciare al buio la città, confina l’unica fonte di luce nel sesso di una donna. Il graffito inciso sul pilastro del fornice Ovest del Colosseo a forma di rombo vuole forse alludere a questa leggenda?”.

“Intanto nel Cinquecento – prosegue nel suo racconto Federica Rinaldi – Benvenuto Cellini vi invoca i demoni che in gran numero arrivano a terrorizzare il negromante e lo stesso scultore. Da Cellini sappiamo che un prete siciliano da lui incontrato lo conduce assieme a un fanciullo vergine a propiziarsi le divinità maligne nell’anfiteatro. Disegnato il cerchio magico, il prete invita il Cellini a entrarvi e a invocarvi i diavoli con l’aiuto di spargimento di profumi e accensione di fuochi. Parve che i demoni arrivassero a legioni e il fanciullo spaventato alzando gli occhi disse: “Tutto il Colosseo arde e il fuoco viene addosso a noi”. Su questo episodio un po’ irriverente, ma che dobbiamo leggere nel contesto di una Roma in cui il Colosseo è immerso nella campagna abitata solo da pastori e malviventi, fa riferimento anche la leggenda della Regina Rosana che, sterile, entra nel Colosseo per pregare il demone del Colosseo e ne esce gravida, dimostrando il potere del paganesimo sul cristianesimo. Ma fanno riferimento anche i simboli fallici che compaiono spesso accanto alle croci – che abbiamo visto poco fa – e che rappresentano falli di tutte le forme e dimensioni, allusione all’interpretazione di un Colosseo luogo di pratiche sessuali o piuttosto simboli apotropaici? I falli si trovano nei fornici rivolti verso l’esterno, verso l’asse stradale principale che alla fine del 1500 congiunge il Colosseo con il Laterano. Ci troviamo sul fronte del Colosseo che viene maggiormente preservato dal riuso di travertini ed è proprio da qui che dal 1600 inizia la sua conversione a tempio dei Martiri, con il progetto mai realizzato di Carlo Fontana – già ricordato – e l’istituzione della Via Crucis con Papa Benedetto XIV nel 1750”.

Lo sperone Valadier al Colosseo
Ma anche questa rinnovata dimensione del Colosseo non dura a lungo. “La trasformazione del Colosseo in deposito di letame per la fabbricazione del salnitro per volontà di Papa Clemente XI, proprio di qualche anno prima l’istituzione della Via Crucis, accelera il processo di calcinazione dei travertini già compromessi da incendi e altri malanni. Il degrado e l’ennesimo terremoto hanno ormai fortemente compromesso la stabilità del Colosseo. Di lì a breve saranno proprio i Papi ad avviare la macchina della tutela e della conservazione. Pio VII commissiona, tra gli altri, all’architetto Raffaele Stern la costruzione dello sperone che prende il suo nome, fissando anche lo stato di crollo della porzione terminale della facciata. Di lì a poco si interviene anche sul lato opposto, quello Ovest, con la costruzione di un altro sperone realizzato questa volta dal Valadier. Oggi i due principali accessi del Colosseo per il pubblico vengono proprio identificati con i nomi dei due architetti”.

Nel frattempo la tutela si estende anche al recupero archeologico. “Per tutto l’Ottocento inizia una stagione di sterri per liberare il monumento coperto fino all’imposta delle mensole delle arcate del primo ordine. Si rimuovono le edicole della Via Crucis, e si scava per far riemergere i livelli antichi dapprima attribuiti alla fase dei Frangipane e poi definitivamente a quella romana. È l’inizio di un’altra nuova fase che si avvicina ai tempi recenti che vede il Colosseo demolito e ricostruito per assecondare la propaganda fascista o l’idea di modernità urbanistica, come per la costruzione della linea B della metropolitana che tronca le fondazioni occidentali dell’anfiteatro compromettendo definitivamente il deflusso idrico dai sotterranei che, anche per questo motivo, sono spesso allagati. Da isola spartitraffico il Colosseo venne liberato negli anni Settanta del secolo scorso in concomitanza con una rinnovata stagione di ricerche, scavi e restauri condotta finalmente con rigoroso metodo scientifico e che ancora oggi resiste. E di queste ricerche che contribuiscono ad accrescere le nostre conoscenze sul Colosseo, non solo arena per spettacoli ma luogo che nei secoli ha mutato le sue funzioni all’interno di una città altrettanto in continua evoluzione, continueremo a darvi notizia”, conclude Rinaldi. “Lo faremo sempre dalle nostre pagine social, facendovi entrare nei cantieri, facendovi vedere da vicino i segni lasciati dalla storia, perché crediamo fermamente che solo comprendendo il passato ognuno di noi possa contribuire a costruire il futuro”.
Roma. Nella quarta puntata di “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”, la band romana dei Måneskin protagonista in una passeggiata a ritmo di musica tra i palazzi imperiali del Palatino

Di gioventù, potere, Vent’anni, Palatino e Måneskin. La band romana invade i palazzi un tempo abitati dagli imperatori. Ad accompagnarli ci sono lo speaker di Rai Radio2 Massimo Cervelli e l’archeologo del PArCo Andrea Schiappelli, in una passeggiata a ritmo di musica tra i palazzi imperiali del Palatino, riflettendo sul rapporto tra giovinezza, potere e successo. Il peristilio della Domus Flavia, sede dell’imperatore Domiziano, accoglie il set della loro esibizione live. Dopo The Zen Circus, Clavdio e Silvestri, sono stati i Måneskin i protagonisti della quarta puntata della web-serie “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”, sempre assieme all’importante media partnership di RAI Radio2, che si conferma il format della passeggiata a ritmo di musica insieme a un talent di Rai Radio2 lungo percorsi inediti, in un gioco di specchi, emozioni e rimandi di volta in volta diversi. La puntata registrata nel rispetto delle norme di sicurezza anti Covid-19. “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” è un progetto del Servizio Comunicazione del PArCo (responsabile Federica Rinaldi), ideato e curato da Andrea Schiappelli (PArCo), con Elisa Cella (PArCo), Andrea Lai e Roberto Testarmata; produzione audio e video: Popup Live Sessions; Media-Partner: Rai Radio2; social-media manager: Astrid D’Eredità con Francesca Quaratino (PArCo), Annalisa Vacca (Rai Radio2).
“Grazie a tutti i fan del gruppo per aver accolto questa puntata di Star Walks con grande entusiasmo!”, commentano al Parco archeologico del Colosseo. “E se vi è venuta un po’ voglia di vedere dal vivo i palazzi imperiali del Palatino protagonisti dell’episodio insieme ai Måneskin, abbiamo una notizia speciale, che purtroppo sarà valida solo quando sarà riaperto il parco dopo l’emergenza Covid: sotto i 18 anni l’ingresso è gratuito, mentre per i visitatori tra i 18 e i 25 anni il biglietto d’ingresso costa 2 euro, al PArCo come negli altri musei italiani e luoghi della cultura Mibact”.
Roma. “Vent’anni al Palatino” con i Måneskin: parte la seconda serie di “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”. I ragazzi della band romana porteranno i loro “Vent’anni” tra i palazzi un tempo abitati dagli imperatori. La puntata su YouTube

Venti anni al Palatino con i Måneskin: Star Walks torna al PArCo! Il Parco archeologico del Colosseo e Rai Radio2 di nuovo assieme per l’avvio della seconda serie di Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica. Dopo The Zen Circus, Clavdio e Silvestri, saranno i Måneskin, questa volta, i protagonisti della prossima Star Walk: i ragazzi della band romana porteranno i loro “Vent’anni” al Palatino, invadendo i palazzi un tempo abitati dagli imperatori. La puntata andrà in onda sul canale YouTube del PArCo lunedì 2 Novembre 2020, alle 18, per essere rilanciata sui social @parcocolosseo e sui social del media partner Rai Radio2. Non solo arte, storia e poesia: il Parco archeologico del Colosseo incontra e si apre dunque alla musica, innovando il suo rapporto con il pubblico e in particolare con le giovani generazioni. Ponendo attenzione alle tendenze rilevate negli ultimi anni, che riscontrano la scarsa presenza di giovani nella frequentazione dei luoghi d’arte, il Parco archeologico, sostenuto dall’importante media partnership di RAI Radio2, presenta la web-serie video “Star Walks: quando il PArCo incontra la musica”: il progetto innovativo e unico nel suo genere, ideato e realizzato coinvolgendo artisti musicali di primo piano, intende incuriosire e avvicinare chi finora si è tenuto lontano da parchi archeologici e musei, attraverso il racconto e le sensazioni dei musicisti ospiti.

Ad accompagnare i Måneskin saranno lo speaker di Rai Radio2 Massimo Cervelli e l’archeologo del PArCo Andrea Schiappelli, in una passeggiata a ritmo di musica che si snoderà tra i palazzi imperiali del Palatino, riflettendo sul rapporto tra giovinezza, potere e successo. Il peristilio della Domus Flavia, sede dell’imperatore Domiziano, accoglierà il set della loro esibizione live. “I Måneskin al Palatino: quattro ragazzi di grande talento, giovani del tutto simili ai tanti che il PArCo accoglie quotidianamente”, sottolinea il direttore del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo. “Proprio a questi giovani visitatori tra i 18 e i 25 anni è riservato l’ingresso a prezzo agevolato, al PArCo come negli altri luoghi della cultura, luoghi che ancor più in questi giorni di limitazioni dovute all’emergenza sanitaria in corso si offrono come spazi pubblici di crescita, incontro e scambio, umano e culturale”.

Dopo avere riaperto le porte ai visitatori, il PArCo, accompagnato da RAI Radio2, continua ad andare incontro agli abitanti della sua città, camminando insieme ai suoi musicisti per raggiungere il pubblico più vasto anche da casa. Le canzoni nella puntata arricchiranno la playlist “StarWalks” del canale Spotify del PArCo, e accompagneranno gli ascoltatori delle trasmissioni di Rai Radio2. “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” è un progetto del Servizio Comunicazione del PArCo (responsabile Federica Rinaldi), ideato e curato da Andrea Schiappelli (PArCo), con Elisa Cella (PArCo), Andrea Lai e Roberto Testarmata; produzione audio e video: Popup Live Sessions; Media-Partner: Rai Radio2; social-media manager: Astrid D’Eredità con Francesca Quaratino (PArCo), Annalisa Vacca (Rai Radio2).
In anteprima nazionale alla Rassegna internazionale del cinema archeologico il film “Reopening Colosseum. Il Colosseo in quarantena” evento clou della seconda giornata “L’Italia si racconta”

Sarà l’evento clou di sabato 3 ottobre 2020, seconda giornata della Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto – L’Italia si racconta: alle 18.30 al teatro Zandonai anteprima nazionale del film “Reopening Colosseum. Il Colosseo in quarantena” (Italia, 2020, 51’) con la presenza in sala dei registi Luca Lancise e Davide Morabito e dei responsabili del Parco del Colosseo Federica Rinaldi e Elisa Cella. Nei grandi spazi del Colosseo, inaccessibile per l’emergenza Covid-19, una piccola grande famiglia di uomini e donne continua a prendersi cura di un gigante fragile, che per loro è una seconda casa. Insieme affrontano la sfida più difficile, costruire un nuovo modo di visitare uno dei monumenti più celebri al mondo, per riaprirlo al pubblico e garantire il suo futuro. Il 50% del traffico di turisti su Roma, ruota intorno al Colosseo, il monumento più visitato d’Italia, capace di generare un indotto locale e nazionale di miliardi di euro e di migliaia di posti di lavoro. Anche se durante il lockdown il Colosseo sembrava respirare e riposare, d’altro canto per sopravvivere ha bisogno delle entrate generate dalla vendita dei biglietti, necessaria a mantenerlo e preservarlo. Il team del Colosseo si è trovato così, di fronte alla più grande sfida della sua carriera. Una corsa contro il tempo per preparare questo gigante fragile alla riapertura al tempo del Covid-19.

Il programma di sabato 3 ottobre 2020 inizia al mattino con un episodio poco conosciuto della storia siciliana, Racconto di una strage, di Gaetano di Lorenzo, per proseguire con un film breve di Luca Annovi curiosamente interamente girato con lo smartphone dal titolo Sei statue in cerca di Roma. Il ricordo di un grande regista napoletano che ha narrato vita e tradizioni del sud, Luigi Di Gianni: Soul of the South, coproduzione italo statunitense diretta da Jeannine Guilyard prosegue la mattinata, seguito da Ragusa Terra Iblea di Francesco Bocchieri che narra la storia della città fino alla sua rinascita barocca dopo il terremoto, e da un film sul Chad, il leggendario Gerewol di Yuri de Palma sul tradizionale corteggiamento tribale. La mattinata si chiude con Il Palazzo, di Alberto Valtellina, storia molto particolare con protagonista la tradizione del ricamo a tombolo.

Nel pomeriggio, spazio alle missioni Italiane nel mondo con il film prodotto da RAI Cultura Italia: Viaggio nella bellezza. La scuola di Atene. L’archeologia italiana nell’Egeo, dedicato alla celebre Scuola Archeologica Italiana di Atene (SAIA). Subito dopo il corto Venice is On the water di Paolo Pandin, un gioco di immagini per raccontare Venezia, cui segue un originale e poetico documentario che racconta dei sassi di Matera non come monumenti storici, ma come vita quotidiana negli anni Cinquanta, dal titolo Enzo, De Gasperi e la Bolex Paillard, di Delio Colangelo. A seguire una fiction sulla figura del musicista Domenico Cimarosa, Le stravaganze del conte, di Francesco Veronà e Peppe Lanzetta, un film su Eroi, Miti e Leggende alle origini delle città del Lazio, di Alessandro Grassi e il poetico Il Luciaiuolo di Joe Nappa, il corto che narra la breve storia di un pescatore di sardine di Procida, nel Golfo di Napoli. Il pomeriggio prosegue con Attimi Sospesi di Stefano Fiori, sul tentativo di salvare i reperti storico archeologici italiani nella seconda guerra mondiale, e Matera, il film più bello di Vito Cea, ritratto della Capitale europea della cultura. A chiudere il pomeriggio – come detto – l’evento speciale alle 18.30 sul Colosseo in quarantena.

La serata del festival è dedicata ai film Dal mondo con un documentario francese della Gedeon Programmes dal titolo Costruttori di piramidi: nuovi indizi, una produzione su Petra, simbolo di multiculturalismo in Medioriente, un film portoghese su Gli enigmi di Cabeço da Mina, un sito enigmatico in Portogallo, a Villa Flor, dove è stata scoperta una serie di stele e menhir dai tratti antropomorfi, e Madre di Mosul, film iracheno delicato e tragico sui bambini di Mosul che dopo essere stati evacuati dalle proprie case, studiano la storia della loro città distrutta e la perdita della loro identità. A chiudere, Elarmekora, film francese sulle tracce dei primi uomini preistorici del bacino del Congo, e Gonj (miele), film iraniano sulla raccolta del miele, usato per i malati, in condizioni estreme sui Monti Zagros.
Roma. Conclusi i lavori di restauro del basamento della Colonna Traiana. L’archeologa Federica Rinaldi e la restauratrice Angelica Pujia ci regalano l’emozione di una visita ravvicinata al fregio che racconta le imprese dell’imperatore Traiano contro i Daci

Il basamento della Colonna Traiana che ospitava le ceneri dell’imperatore (foto da http://www.capitolium.it)
Si sono conclusi nei giorni scorsi i lavori di restauro del basamento della Colonna Traiana. “È stato un privilegio lavorare a contatto con questo monumento che continueremo a studiare, monitorare e valorizzare per renderlo accessibile in sicurezza”, spiegano gli archeologi del Parco archeologico del Colosseo. “I lavori di rilievo e restituzione in 3D proseguono e, in attesa di mostrarvi anche queste attività, condividiamo con voi ancora una volta l’emozione che abbiamo provato durante le ispezioni con il braccio mobile”. Nel video di Mario Cristofaro le interviste ad Angelica Pujia (funzionario restauratore del PArCo) e a Roberto Civetta (restauratore). Le descrizioni in diretta live sono di Federica RInaldi (funzionario archeologo del PArCo).
Federica Rinaldi parla dalla piattaforma aerea che la sta portando in avvicinamento alla Colonna Traiana, meraviglia dell’architettura antica, inaugurata il 12 maggio del 113 d.C. Racconta le imprese dell’imperatore Traiano contro i Daci. È una colonna centenaria, ovvero alta 100 piedi, circa 30 metri, appoggiata su un basamento e quindi alta complessivamente circa 40 metri. La cosa più straordinaria di 200 metri di fregio istoriato che raccontano appunto le campagne daciche dell’imperatore Traiano. All’interno una scala a chiocciola di 185 scalini consente di arrivare su in alto dove oggi la statua di San Pietro domina su tutta l’area archeologica centrale di Roma. “Siamo qui perché vogliamo a distanza di anni tornare a vedere da vicino il fregio, verificarne lo stato di conservazione, controllare le mappature che furono fatte negli anni ’80 ed eventualmente testare situazioni che sono evolute nel corso di questi decenni anche sicuramente a causa di un aumento dell’inquinamento ma anche di un repentino cambio climatico che potrebbe in qualche modo aver inciso anch’esso sullo stato di conservazione”. Stiamo arrivando per vivere questa esperienza unica ed emozionante.
“Ci troviamo nella meravigliosa cornice del foro di Traiano”, spiega Angelica Pujia, “perché si stanno svolgendo in questi mesi interventi di recupero, di restauro del basamento della Colonna Traiana, di un fronte del basamento della colonna Traiana. Questi interventi sono per noi un’occasione per riprendere il rapporto con questo meraviglioso monumento di fronte al quale i romani passano tutti i giorni un po’ distrattamente un po’ no, e quindi riprendere contatto, conoscerlo, e attraverso questo intervento conservativo fare il punto sulle sue condizioni attuali. Questo è un intervento estremamente delicato che mira soltanto alla pulitura, una pulitura effettuata solamente ad acqua, a un trattamento biocida, quindi volto a rimuovere le patine biologiche che si trovano sulla superficie, e di consolidamento. Quindi messa in sicurezza, consolidamento della superficie e delle piccole scaglie della pietra. E questo intervento viene svolto per mano del restauratore Roberto Civetta che con grande perizia e con grande cautela sta portando avanti questo intervento conservativo e quindi contemporaneamente conoscitivo”.
“Prima di procedere con le operazioni di intervento di restauro”, interviene Roberto Civetta, restauratore, “è stata realizzata una mappatura di una documentazione fotografica e una mappatura grafica che prosegue durante tutto l’arco dei lavori per segnalare ed evidenziare lo stato di conservazione, gli interventi precedenti che si sono susseguiti sul monumento, e gli interventi di restauro. Le operazioni sono state eseguite con estrema cautela. Si è proceduto con l’applicazione di un prodotto biocida per eliminare l’attacco biologico, l’attacco di microorganismi, e si è proceduto con una pulitura molto semplice, una pulitura ad acqua, che è stata assolutamente rispettosa delle patine della superficie. Abbiamo lasciato le patine in accordo con la restauratrice Angelica Pujia. L’alleggerimento delle croste invece è stato eseguito applicando delle piccole compresse. E anche in questo caso non ci siamo spinti oltre il necessario proprio per identificare e non aggredire il materiale. La pulitura è completata. In questo momento stiamo realizzando dei test di campionature di stuccature e reintegrare le lacune e le fessurazioni. Ce ne sono alcune di tonalità più fredda, alcune con una tonalità più calda. I lavori proseguono e non vediamo l’ora di mostrare al pubblico la magnificenza di questo basamento della Colonna Traiana che è bellissimo ed è assolutamente da visitare”.
Le archeologhe Federica Rinaldi e Angelica Pujia del parco archeologico del Colosseo in una serie di sei video, realizzati a luglio 2020, con l’occasione di un sopralluogo speciale con la gru, ci fanno rivivere l’emozione di una “visita” ravvicinata della colonna Traiana, raccontando i vari momenti dell’esperienza, dall’imbragatura all’osservazione del fregio. “Ci prepariamo per salire! Seguiteci in questa ispezione ravvicinata della Colonna Traiana per valutarne lo stato di conservazione”.
“Pronti? Si sale!”
“Siamo in diretta dal Foro Traiano: ecco la Colonna Traiana vista da molto, molto vicino”.
“Oggi abbiamo la possibilità unica di verificare le condizioni della Colonna Traiana”, spiega Angelica Pujia. “È dalla fine degli anni Ottanta che questa colonna non è stata controllata: dopo tanto tempo abbiamo la possibilità di controllare le condizioni della superficie. Ciò significa che controlleremo se la pietra è zuccherina, se l’inquinamento ha in qualche modo influenzato le condizioni della pietra, se uno qualsiasi dei possibili fattori atmosferici ha influenzato questo meraviglioso manufatto. È una grande emozione per noi ed è qualcosa di fondamentale per il nostro patrimonio, quindi ci prendiamo cura del nostro patrimonio e questo è proprio l’inizio per sapere come agire, ripristinare e mantenere il manufatto. Dopo tanto tempo con l’aiuto di questo veicolo ora stiamo toccando la pietra”.
“Dal Seicento in poi diversi studiosi trovarono il modo di avvicinarsi alla Colonna per osservarla e realizzarne calchi. Molti hanno lasciato tracce del loro passaggio: abbiamo scoperto quelle dell’architetto francese Léon Dufourny”.
“Rilievi colorati o candidi come li vediamo ora? Ne parliamo a qualche metro d’altezza durante il sopralluogo aereo alla Colonna Traiana”.













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