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“La villa dei Mosaici di Negrar (Vr): vecchi ritrovamenti e nuove scoperte”: è il poster presentato da Tinè, De Zuccato, Rinaldi e Basso al XXIX Colloquio dell’Associazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico (AISCOM) al parco archeologico di Ostia antica

ostia-antica_parco_XXIX-colloquio-aiscom_locandinaTre giorni per confrontarsi sulle problematiche del mosaico antico, tra nuove scoperte, conservazione dell’esistente, e valorizzazione dei siti. Si è tenuto a ostia antica, dal 15 al 18 marzo 2023, il XXIX Colloquio dell’Associazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico (AISCOM), con il patrocinio del Ministero della cultura e la partecipazione del parco archeologico di Ostia antica. I lavori, al Salone Riario nel complesso della Cattedrale di Santa Aurea, si sono articolati in tre giornate (15-17 marzo 2023), con nove sessioni (Ostia, Roma, Lazio e Italia centrale, Italia settentrionale, Italia meridionale, temi iconografici e tipologie decorative parte I e parte II, metodologia restauro e innovazioni tecnologiche parte I e parte II) e con una sessione poster in modalità online. Proprio in quest’ultima sessione è stato presentato il poster “La villa dei Mosaici di Negrar (Vr): vecchi ritrovamenti e nuove scoperte” a cura di Vincenzo Tinè, soprintendenza ABAP Ve Met; Gianni De Zuccato, soprintendenza ABAP Vr; Federica Rinaldi, parco archeologico del Colosseo; Patrizia Basso, università di Verona. Ecco il poster.

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La foto originale del 1922 rappresentante il mosaico della Sala A della villa romana di Negrar (foto archivio sabap-vr)

La villa dei mosaici vecchi ritrovamenti e nuove scoperte. Il contesto territoriale e lo scavo. Nel Comune di Negrar di Valpolicella in provincia di Verona, scavi condotti dalla soprintendenza Archeologia Beni culturali e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza stanno riportando in luce i resti di una villa tardoantica, che era già stata parzialmente individuata a fine Ottocento e negli anni ’20 del Novecento, ma poi interrata sotto i rigogliosi vigneti di questo territorio. Sin dai primi rinvenimenti erano emersi straordinari pavimenti musivi che per la complessità dei disegni e la presenza di soggetti figurati poco diffusi nel territorio avevano suscitato grande interesse sia tra il pubblico, sia tra gli studiosi. La ripresa dello scavo si inserisce in un ampio e virtuoso progetto di ricerca e valorizzazione che ha previsto un accordo di programma con il Dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona, l’Accademia di Belle Arti di Verona, che ha già realizzato i primi importanti interventi conservativi, il Politecnico di Milano e il Comune di Negrar; l’intervento è stato realizzato grazie agli accordi di partenariato pubblico-privato con i proprietari dei terreni, l’Azienda Agricola “La Villa” dei fratelli Matteo e Simone Benedetti e la “Società Agricola Franchini” di Giuliano Franchini e grazie al supporto operativo e logistico sul campo della Società Archeologica (SAP).

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Veduta aerea dell’area occupata dalla Villa dei Mosaici di Negrar tra i vigneti della Valpolicella (foto sabap-vr)

La villa si estende su una superficie di almeno 3000 mq ed è disposta scenograficamente su più terrazzamenti, collegati fra loro da scale, secondo il declivio naturale del terreno (figg. 1-2). Il settore residenziale era organizzato attorno a un ampio giardino centrale dotato di fontana, delimitato da un portico, di cui si conservano in situ alcune basi di colonne. Tale portico era pavimentato su tre lati in mosaico e su un quarto in lastre di pietra locale. Anche il vasto vano absidato che costituiva la sala di rappresentanza sull’asse principale dell’edificio, affacciata su uno dei lati del porticato, presentava un ricco pavimento musivo. Sempre in mosaico era infine decorato l’ambiente centrale del settore termale della villa, dove si sono riconosciuti un calidarium e tepidarium alimentati da un praefurnium, un frigidarium dotato di una vasca rivestita in lastre di pietra locale, oltre a una latrina e a un possibile apodyterium. Di grande rilevanza è anche il vasto settore produttivo lastricato che faceva parte integrante del complesso: vi si sono riconosciuti vani dedicati alla lavorazione del vino (come confermano le prime analisi chimiche condotte) e probabilmente anche alla sua conservazione, per cui sembra si debba pensare – in continuità con la tradizione preromana – a botti lignee, data la totale assenza di dolia defossa. I vinaccioli rinvenuti nella canaletta in uscita dalla latrina, i macroresti di legno di vite raccolti nel prefurnio e i pollini di vite recuperati in più livelli pertinenti alla fase di vita del complesso contribuiscono ad attestare che l’economia della villa si basava sulla produzione vinicola, con una straordinaria continuità fino al presente.

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Fotorilievo della Villa dei Mosaici di Negrar (Vr) con indicazione della funzione dei diversi settori (foto sabap-vr)

I pavimenti musivi. L’ampliamento dello scavo della villa, come descritto, ha rappresentato un’occasione unica per arricchire la conoscenza del panorama musivo di questo contesto, già di per sé straordinario. Al nucleo di pavimentazioni musive, geometriche e figurate rinvenute durante le prime campagne di indagini, si sono aggiunte nuove superfici musive che assieme ai dati di scavo, in fase di studio, permettono di perfezionare il periodo di utilizzo della villa al primo quarto del IV secolo d.C. inserendo di diritto il territorio di Negrar nel più ampio contesto storico-culturale-economico della X Regio. Grazie allo scavo estensivo è stato definito il perimetro del settore di rappresentanza, un nucleo compatto di ambienti gravitanti sulla sala principale A con composizione ortogonale di meandri risparmianti riquadri (Décor, 192d) con soggetti legati al mondo del mito e dei ludi, in asse con il carré de triclinium del braccio di portico meridionale (vano ES); ai lati si dispongono, a Est, due vani “di servizio” decorati da seriali composizioni di croci e ottagoni formanti quadrati (Décor, 179a) o di cerchi tangenti formanti quadrati concavi (Décor, 231h) (vani B e C), a Ovest due ambienti inediti, il vano D con composizione ortogonale di ottagoni irregolari adiacenti con quattro lati concavi (formanti cerchi) (Décor, 168c), perimetrato da un bordo ad ogive, e il vano F con ottagoni irregolari (Décor, 172). Stile, cromia e riempitivi si ripetono in tutti i vani prediligendo le tonalità del rosso, rosa e grigio, nodi di Salomone, stuoie e fioroni.

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La dama ingioiellata, uno dei due tondi con figura umana del mosaico pavimentale del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

Sia il settore di rappresentanza che il quartiere termale (vani T ed S) affacciano sui portici del giardino: le terme, di cui si conservano solo lembi della originaria pavimentazione con cerchi secanti con effetto di quadrifogli (Décor, 237) e ottagoni irregolari allungati (Décor, 172) gravitano sul braccio EE la cui pavimentazione presenta un disegno geometrico con composizione di ottagoni e rettangoli, più corsiva e meno vivace delle altre, caratterizzata anche da una minore attenzione al disegno preparatorio. Dalla parte opposta verso l’area lastricata si allunga il braccio EO che si distingue per l’originalità della composizione che non ha confronti in area italica: si tratta di una composizione ortogonale di quadrilobi eccedenti intorno ad un quadrato sulla diagonale con gli spazi di risulta caricati da un cerchio iscritto (Décor, 225b); nei cerchi compaiono due busti, uno femminile con ricco abbigliamento e uno maschile con folta barba, inseriti in un tappeto di soggetti di genere quali cantharoi, caproni, uccelli, cesti con grappoli d’uva, tutti orientati verso il giardino della villa. La lettura integrata dei mosaici della villa di Negrar consente di riconoscere quel nuovo corso stilistico, caratterizzato dalla complessità degli schemi, dall’ampliamento delle figure geometriche di base e dalla ridondanza decorativa, in cui convivono repertorio vegetale e animale. Tale nuovo corso ben si allinea alle mode presenti nei contesti tardo antichi dell’Italia settentrionale (Desenzano e Aquileia, ad esempio) oltre che del Mediterraneo, evocanti un contesto di benessere e ricchezza, conseguito anche tramite il richiamo al mondo della cultura e dei ludi.

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Panoramica del sito archeologico della Villa dei Mosaici a Negrar (foto graziano tavan)

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Il gruppo di lavoro per il parco archeologico in sopralluogo alla villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella: da sinistra, il sindaco Roberto Grison, il soprintendente Vincenzo Tinè, l’architetto Luca Dolmetta, l’archeologo Gianni De Zuccato, l’archeologo Alberto Manicardi, l’architetto Giovanna Battista, e i rappresentanti delle aziende agricole Benedetti e Franchini (foto sabap-vr)

Le prospettive di valorizzazione. L’importanza del sito ha favorito lo stanziamento di un primo, consistente, contributo di 1,5 milioni di Euro da parte del ministero della Cultura con il quale si è dato avvio al progetto di valorizzazione, finalizzato alla piena fruizione pubblica dell’area archeologica della Villa dei Mosaici. Un primo step, in corso di realizzazione con previsione di apertura al pubblico a metà aprile 2023, prevede il completamento delle coperture provvisorie atte a mettere in sicurezza i mosaici e consentire il loro restauro, nonché l’allestimento di un percorso provvisorio di visita con pannellistica informativa. Le coperture sono già state acquistate e poste in opera grazie alla generosa disponibilità delle cantine proprietarie dei fondi e partners dell’iniziativa, Soc. Agr. Benedetti e Soc. Agricola Franchini (quest’ultima attraverso lo strumento fiscale dell’Art Bonus), mentre il percorso pedonale di visita con ausili didattici è in corso di realizzazione in queste settimane. Seguirà il complessivo resetting idrogeomorfologico dell’area, il restauro sistematico dei resti murari e musivi e il concorso di progettazione internazionale per la realizzazione del sistema definitivo di copertura e musealizzazione del sito sulla base di un articolato documento preliminare di progettazione, che ne orienti le modalità esecutive.

Roma. In Curia Iulia, in presenza e on line, “L’idraulica del Colosseo. Nuovi dati dalle ricerche archeologiche nei collettori fognari”, giornata di archeologia pubblica con i contributi di archeologi, architetti e speleologi corredati da videoracconti delle ispezioni e delle attività di ricerca

L’acqua e il fango, il collettore e il fognone, i pozzi e le ispezioni a 6 metri di profondità, la rete idraulica così perfetta e poi i reperti che raccontano degli spettatori di allora. Questo e molto altro sarà raccontato il 24 novembre 2022, dopo un lungo lavoro collettivo e di squadra. Appuntamento in Curia Iulia, dalle 14.30 alle 18.30, per “L’idraulica del Colosseo. Nuovi dati dalle ricerche archeologiche nei collettori fognari”, giornata di archeologia pubblica, promossa dal parco archeologico del Colosseo, in cui saranno presentati i nuovi dati provenienti dalle recenti ricerche condotte nei collettori fognari del Colosseo con i contributi di archeologi, architetti e speleologi corredati da videoracconti delle ispezioni e delle attività di ricerca. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti (max 100) su https://www.eventbrite.it/e/467558057737. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del parco archeologico del Colosseo.

roma_curia-iulia_giornata-archeologia-pubblica_l-idraulica-del-colosseo_locandinaPROGRAMMA. Alle 14.30, introduzione e saluti di Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Modera Silvia Lambertucci (ANSA). Sezione “Studi e ricerche: lo status quo”, dalle 14.45 alle 15.25. Intervengono Barbara Nazzaro (parco archeologico del Colosseo), Fabio Fumagalli (architetto, dottore di Ricerca) su “Stato dell’arte e delle conoscenze”; Luca Mocchegiani Carpano (direttore CMC-Centro Ricerche) su “Le ricerche archeologiche di Claudio Mocchegiani Carpano nelle infrastrutture idrauliche dell’Anfiteatro Flavio. Appunti dal 1974 al 1985”. Sezione “Le ricerche”, dalle 15.25 alle 17. Intervengono Martina Almonte, Federica Rinaldi (parco archeologico del Colosseo), Michele Concas (Roma Sotterranea), Maria Rosaria Borzetti (archeologa), Edoardo Santini (archeologo) su “Le indagini nel collettore sud”; Jacopo De Grossi Mazzorin, Claudia Minniti (università del Salento) su “Cibo e arena nella Roma antica. I resti animali provenienti dal collettore sud del Colosseo”; Alessandra Celant (Sapienza università di Roma) su “Cibo e arena nella Roma antica. I resti vegetali provenienti dal collettore sud del Colosseo”; Elisa Cella, Fulvio Coletti (parco archeologico del Colosseo) su “I materiali dal collettore sud del Colosseo. Note preliminari su attività e contesti”; Francesca Ceci (sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali) su “Dalla folla alla fogna. La possibile vicenda di un sesterzio in oricalco di Marco Aurelio”. Sezione “Le ispezioni nei collettori sotto la Piazza”, dalle 17 alle 17.45. Intervengono Federica Rinaldi (parco archeologico del Colosseo), Fabio Fumagalli (architetto, dottore di Ricerca), Michele Concas (Roma Sotterranea) su “Nuovi dati dai collettori del Colosseo e della Piazza”; Barbara Nazzaro, Nicola Saraceno (parco archeologico del Colosseo) su “Il sistema di gestione delle acque del Colosseo”. Sezione “Uno sguardo fuori dal Colosseo”, dalle 17.45 alle 18. Interviene Heinz Beste (Istituto Archeologico Germanico di Roma) su “Il sistema idraulico dell’anfiteatro di Capua”. Conclusioni e discussione finale, dalle 18.15 alle 18.30, con Martina Almonte, Federica Rinaldi (parco archeologico del Colosseo).

Verona. “L’ARENA E GLI ALTRI. Teatri e anfiteatri romani tra ricerca, tutela e valorizzazione”: giornata di studi – in presenza e on line – sugli edifici di spettacolo degli antichi romani, dall’Arena al Colosseo, da Pola a Brescia, da Libarna a Luni

verona_gran-guardia_l-arena-e-gli-altri_convegno_locandinaUna giornata di studi sugli edifici di spettacolo degli antichi romani. Appuntamento giovedì 27 ottobre 2022, dalle 9 alle 17.30, al Palazzo della Gran Guardia in piazza Bra a Verona, con “L’ARENA E GLI ALTRI. Teatri e anfiteatri romani tra ricerca tutela e valorizzazione”. L’evento, promosso da Comune di Verona e soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona, è aperto alla partecipazione in presenza senza prenotazione o si può seguire in streaming sul canale YouTube de I MUV – I Musei di Verona https://youtube.com/channel/UCYpt_CWPo09yEH1Y5KlqnPQ. Alle 9, registrazione partecipanti; 9.30, saluti istituzionali: Damiano Tommasi, sindaco di Verona; Cecilia Gasdia, sovrintendente Arena di Verona; Alessandro Mazzucco, presidente Fondazione Cariverona; Davide Croff, presidente Cattolica Assicurazioni; Vincenzo Tiné, soprintendente ABAP VR-RO-VI. Dalle 10, primo blocco delle relazioni, modera Patrizia Basso (UniVR): “Verona, Arena” (Vincenzo Tiné, Giovanna Battista, Brunella Bruno, Marco Cofani – SABAP VR-RO-VI); “Roma, Colosseo” (Alfonsina Russo, Barbara Nazzaro, Angelica Pujia, Federica Rinaldi – Parco Archeologico del Colosseo); “Pola, Anfiteatro” (D. Komso, G. Gobic-Bravar, N. Nefat, A. Sardoz – Museo Nazionale dell’Istria); 11, pausa caffè; 11.50, secondo blocco delle relazioni, modera Jacopo Bonetto (UniPD): “Milano, Anfiteatro” (Antonella Ranaldi, Anna Maria Fedeli, Francesco Roncoroni, Attilio Stocchi – SABAP MI); “Brescia, Teatro” (Luca Rinaldi, Serena Solano; Stefano Karadjov, Francesca Bazoli – SABAP BS-BG e Fondazione Brescia Musei); “Trieste, Teatro” (Simonetta Bonomi, Paola Ventura – SABAP FVG); “Libarna, Anfiteatro e Teatro” (Simone Lerma, Alessandro Quercia; Valentina Barberis – SABAP AL-AT-CN e DRM Piemonte); 13, pausa pranzo; 14.30, terzo blocco di relazioni, modera Francesca Ghedini (UniPD): “Ventimiglia, Teatro” (Roberto Leone, Luigi Gambaro, Simona Lanza – SABAP SV-IM); “Luni, Anfiteatro e Teatro” (Alessandra Guerrini, Marcella Mancusi, Antonella Traverso – DRM Liguria); 15.10, presentazione del volume “Arena di Verona. Rinascita di un monumento” di Giovanni Castiglioni e Marco Cofani a cura di Alberto Grimoldi (Politenico di Milano) e Francesca Ghedini (Università di Padova); 15.40, dibattito “Scavare restaurare e riqualificare i teatri antichi oggi” moderato da Massimo Mamoli (direttore de “L’Arena”) con Luigi La Rocca, direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio-MiC; Massimo Osanna, direttore generale Musei-MiC; Antonio Calbi, sovrintendente Istituto nazionale del Dramma Antico di Siracusa; Stefano Trespidi, vicedirettore artistico Arena di Verona; Gianmarco Mazzi, A.D. Società Arena di Verona. Interventi programmati di Barbara Bissoli (vicesindaca Comune di Verona), Marta Ugolini (assessore Cultura Comune di Verona), Raffaella Gianello (Conservatrice Arena di Verona), Francesca Rossi (direttrice Musei Civici Verona), Matteo Faustini (Presidente Ordine Architetti Verona).

Roma. Il Colosseo 3D: avviato il primo rilievo tridimensionale integrato completo dell’Anfiteatro Flavio. Sarà disponibile per la primavera 2023

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Colosseo 3D: vista assonometrica del modello tridimensionale fotogrammetrico dello sperone Valadier. Esterno (foto PArCo)

Colosseo 3D. Avviato il primo rilievo tridimensionale integrato completo dell’Anfiteatro Flavio con documentazione digitale e modellazione HBIM. Entro la primavera del 2023 sarà per la prima volta disponibile un rilievo geometrico 3D globale, con metodologie geomatiche integrate. Si tratta di un progetto di straordinaria importanza per la tutela del monumento e che costituirà un riferimento fondamentale per qualsiasi intervento di studio, manutenzione e restauro, valorizzazione. Il progetto elaborato dal parco archeologico del Colosseo (Rup, Federica Rinaldi) vede da alcuni mesi impegnate imprese leader, ciascuna con specifiche competenze, nel settore (raggruppamento temporaneo aggiudicatario di una gara pubblica bandita da Invitalia e costituito da Consorzio Futuro in Ricerca CFR di Ferrara – mandataria – che ha il coordinamento scientifico delle attività, Geogrà srl di Sermide, ETS srl e Janus srl di Roma). Sono stati, inoltre, coinvolti esperti nelle diverse discipline, studiosi e professionisti, a supportare un’attività di documentazione di particolare complessità. Per il rilievo digitale tridimensionale integrato del Colosseo, infatti, vengono impiegate contemporaneamente tecnologie topografiche, laser scanner, terrestri e da drone, acquisizioni fotogrammetriche e rilievi diretti che consentiranno di descrivere nel dettaglio lo stato di fatto del monumento, con la georeferenziazione di ogni singolo punto.

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Colosseo 3D: vista assonometrica del modello parziale tridimensionale interno di coordinate a nuvola di punti acquisito tramite laser scanner 3D (foto PArCo)

Questa unica e completa banca dati, riferita al Colosseo e raccolta in più modelli tridimensionali multidisciplinari, renderà disponibile a storici, archeologi, architetti, restauratori, diagnosti ed esperti di diverse discipline una base conoscitiva inedita per lo studio e la verifica delle diverse fasi storiche ed evolutive, nonché la conoscenza dello stato di conservazione delle superfici e delle strutture del monumento, anche in previsione delle ulteriori e già programmate verifiche del rischio sismico.

Il rilievo 3D a nuvola di punti costituirà anche la base geometrico-morfologica in ambiente HBIM (Historical/Heritage Building Information Modeling), il cui sviluppo informativo arricchirà il modello geometrico con informazioni relative a materiali, tecniche costruttive, superfetazioni, stati di degrado e appunto condizione strutturale del monumento. Non da ultimo il rilievo potrà costituire il supporto digitale per future restituzioni a scopo scientifico e didattico dell’originaria decorazione architettonica grazie alla previsione inserita nel Capitolato di gara del rilievo di 50 reperti notevoli, tra capitelli, colonne, transenne, gradini della cavea, tripodi.

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Colosseo 3D: sperone Valadier, vista assonometrica del modello tridimensionale di coordinate a nuvola di punti acquisito tramite laser scanner 3d (foto PArCo)

L’attività è coordinata dallo staff del parco archeologico del Colosseo e vede coinvolti archeologi, architetti e restauratori, con l’obiettivo di realizzare un caso scuola sia per le metodologie di rilievo, sia per l’uso del BIM in ambito gestionale e manutentivo dei beni storico-archeologici. “Per il Parco archeologico del Colosseo la cura dei monumenti rappresenta l’aspetto centrale e fondante della propria attività e, tra i numerosi interventi realizzati allo scopo, questo progetto si rivela di fondamentale importanza, in quanto consentirà, attraverso un rilievo per la prima volta integrale e tridimensionale dell’Anfiteatro Flavio, di ottenere risultati ancora più incisivi per la conoscenza e la tutela di un monumento, noto in tutto il mondo e patrimonio dell’umanità. Per il raggiungimento di questo risultato ringrazio i funzionari e i collaboratori del PArCo, di cui ancora una volta ho potuto apprezzare una dedizione e una professionalità non comuni”, dichiara Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. “Sarà così possibile, tra l’altro, rispettare in pieno le innovazioni normative in tema di appalti di restauro e manutenzione, che prevedono a partire dal 2025 – conclude – l’obbligo di progettazione in modalità BIM per interventi superiori ad un milione di euro”.

Roma. In presenza all’anfiteatro flavio e in diretta streaming evento in ricordo di Fabrizio Bisconti e presentazione del libro “Gerusalemme al Colosseo. Il dipinto ritrovato” a cura di Alfonsina Russo e Federica Rinaldi (Electa Editore)

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L’arco di fondo della Porta Triumphalis verso il Foro Romano, dove si trova il dipinto murale raffigurante una veduta ideale della città di Gerusalemme (foto PArCo)

A un anno e mezzo dalla fine dei lavori di restauro a febbraio 2022 è uscito il libro “Gerusalemme al Colosseo. Il dipinto ritrovato” a cura di Alfonsina Russo e Federica Rinaldi (Electa Editore) (vedi A 18 mesi dalla conclusione del restauro del dipinto di fine XVI secolo della veduta di Gerusalemme sull’arco di fondo della Porta Trumphalis esce per Electa il volume “Gerusalemme al Colosseo. Il dipinto ritrovato” a cura di Alfonsina Russo e Federica Rinaldi | archeologiavocidalpassato).

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La copertina del libro “Gerusalemme al Colosseo. Il dipinto ritrovato” (Electa)

Un volume che documenta i risultati e le ricerche scaturite dal complesso lavoro di restauro (estate 2020) di uno straordinario dipinto murale del XVII secolo, pressoché illeggibile in precedenza, si trova a 7 m di altezza sulla Porta Triumphalis del Colosseo, in corrispondenza dell’accesso occidentale al monumento, e riassume tutta la storia di Gerusalemme: una storia che si dipana nei secoli attorno alle mura della città e, dunque, con i numerosi assedi e l’avvento di eserciti che si sono avvicendati fuori e dentro le sue mura (compresi gli accampamenti dei romani), raffigurati in parallelo alla crocifissione e alla resurrezione di Gesù.

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Dettaglio della veduta ideale di Gerusalemme: si vede bene il Golgota (foto PArCo)

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Il professor Fabrizio Bisconti del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e dell’università Roma Tre (foto piac)

I saggi sono corredati da una selezione di scatti ravvicinati che rivelano i colori, i contorni delle figure, gli effetti di ombreggiature, l’articolazione del disegno, consentendo al lettore di ammirare dettagli dell’affresco impossibili da cogliere a occhio nudo. Di grande interesse è l’approfondimento introduttivo dedicato al tema della cristianizzazione del Colosseo e alle origini dell’iconografia di Gerusalemme come modello urbanistico della città ideale: Fabrizio Bisconti su “Alle origini dell’iconografia di Gerusalemme: la civitas e l’ecclesia” e Barbara Nazzaro su “Gerusalemme modello urbanistico di città ideale”. Purtroppo Fabrizio Bisconti, uno dei massimi esperti di Archeologia cristiana, si è spento improvvisamente martedì 22 marzo 2022, a 66 anni (vedi Archeologia in lutto. Si è spento improvvisamente, a 66 anni, il prof. Fabrizio Bisconti, uno dei massimi esperti di Archeologia cristiana. Il ricordo del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e del Dipartimento di Studi umanistici dell’università Roma Tre | archeologiavocidalpassato).

roma_colosseo_gerusalemme-al-colosseo_presentazione-libro_locandinaLunedì 6 giugno 2022, alle 18.30, il parco archeologico del Colosseo ha promosso un evento per presentare il libro “Gerusalemme al Colosseo. Il dipinto ritrovato” (Electa) e al contempo ricordare il prof. Fabrizio Bisconti. Appuntamento in presenza all’anfiteatro flavio con prenotazione obbligatoria (40 posti fino ad esaurimento disponibilità.Si ricorda che all’interno del PArCo è fortemente consigliato indossare la mascherina chirurgica) e in diretta streaming sulla pagina YouTube del PArCo: www.youtube.com/parcocolosseo. Introduce Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo. Presentano: Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani; Alessandro Zuccari, accademico dei Lincei e professore ordinario di Storia dell’Arte moderna (Sapienza Università di Roma); Marcello Fagiolo, accademico dei Lincei e già professore ordinario di Storia dell’Architettura.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con la dodicesima e ultima tappa si va alla scoperta dei lussuosi pavimenti in marmo di un’altra residenza imperiale sul Palatino, la Domus Flavia

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Il corridoio settentrionale della Domus Flavia sul Palatino: corridoio settentrionale, pavimento a lastre di marmi policromi su cui insistono i fusti frammentati di colonne in giallo antico (foto Archivi PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo dodicesimo e ultimo appuntamento, la passeggiata virtuale, che ha raggiunto il Palatino, dopo aver conosciuto i pavimenti degli Horrea Agrippiana, del Paedagogium, e della Schola Praeconum, e i lussuosi pavimenti in marmo della Domus Aurea e della Domus Augustana, si conclude alla Domus Flavia, la parte pubblica della residenza imperiale voluta dall’imperatore Domiziano, su progetto dell’architetto Rabirio. La domus era formata da tre serie di ambienti disposti su tre lati di un peristilio rettangolare, circondato da un quadriportico con colonne di marmo numidico e con al centro una fontana ottagonale. Al centro del lato settentrionale si apriva una enorme sala detta Aula Regia, dove l’imperatore, seduto sul trono situato nell’abside semicircolare al lato opposto rispetto all’ingresso, riceveva e dava udienza.

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La Coenatio Iovis della Domus Flavia sul Palatino: opus sectile marmoreo con schema complesso dell’abside (foto Archivi PArCo)

Lungo il lato meridionale del peristilio si apre al centro una vasta sala absidata pavimentata con lastre marmoree policrome e posta sopra un’intercapedine dove nei periodi più freddi dell’anno veniva fatta circolare aria calda, riconosciuta come il triclinio e citata nelle fonti col nome di Coenatio Jovis. Il pavimento è un opus sectile marmoreo policromo in marmi africano, pavonazzetto, giallo antico, portasanta, databile in età tardoantica. Il settore centrale presenta una sequenza di pannelli quadrangolari contenenti alternativamente rettangoli e dischi listellati. L’abside di fondo invece è decorata da uno opus sectile con schema complesso.

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La Coenatio Iovis della Domus Flavia sul Palatino: porzione marmorea orientale avvallata a causa del dissesto statico delle sottostanti suspensurae e continuamente oggetto di interventi di restauro (foto Archivi PArCo)

Del pavimento si segnala la porzione marmorea orientale, profondamente avvallata a causa del dissesto statico delle sottostanti suspensurae, ai lati dell’ambiente, e continuamente oggetto di interventi di restauro. A causa del continuo ristagno delle acque, dovuto ad un avvallamento nella zona dove insistono i fusti di colonne, si è proceduto alla copertura di una parte del pavimento con breccia cromaticamente abbinata alle superfici pavimentali. Ulteriore breccia è stata disposta attorno alle lastre superstiti del peristilio e del corridoio, a limitare la ricrescita della vegetazione infestante.

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Il peristilio centrale della Domus Flavia sul Palatino: pavimento a lastre di marmo proconnesio della fase originaria di età domizianea (foto Archivi PArCo)

Il vasto peristilio con al centro la fontana ottagonale, di cui ancora si vede la forma, è pavimentato da lastre marmoree rettangolari di marmo proconnesio, relative al primo impianto del palazzo, di età domizianea. Spostandoci verso nord, in direzione dell’Aula Regia, presso il corridoio della corte centrale si conservano porzioni del rivestimento a lastre di marmo rettangolari, di dimensioni e materiali eterogenei. Parte del lastricato è coperto da due fusti frammentati di colonne scanalate in marmo giallo antico.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con l’undicesima tappa si va alla scoperta dei lussuosi pavimenti in marmo di un’altra residenza imperiale sul Palatino, la Domus Augustana

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Domus Augustana, sul Palatino: ambiente mistilineo, opus sectile marmoreo che sviluppa il motivo dei quadrati con quadrati inscritti diagonalmente (foto Archivi PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo undicesimo appuntamento, la passeggiata virtuale, che ha raggiunto il Palatino, dopo aver conosciuto i pavimenti degli Horrea Agrippiana, del Paedagogium, e della Schola Praeconum, e i lussuosi pavimenti in marmo della Domus Aurea, va alla scoperta dei preziosi pavimenti di un secondo palazzo, la cosiddetta Domus Augustana, che costituiva la parte privata della residenza imperiale. Al contrario della parte pubblica (la Domus Flavia), composta da pochi ambienti di grandi dimensioni, la Domus Augustana era formata da vani piccoli alternati ad ambienti più ampi, tutti disposti intorno a giardini colonnati.

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Domus Augustana sul Palatino: il portico conserva in numerose porzioni un pavimento a lastre rettangolari di pavonazzetto (foto Archivi PArCo)

“I pavimenti meglio conservati”, spiegano gli archeologi del PArCo, “si collocano presso un ambiente molto particolare, la cosiddetta aula biabsidata, una sala preceduta da colonne e provvista di due absidi lungo i lati corti, con affaccio scenografico sul cosiddetto Stadio di Domiziano. Mentre si gode la vista mozzafiato sullo stadio, si attraversa l’area un tempo colonnata, e se si puntano gli occhi a terra si può notare una serie di “isole marmoree”: non sono altro che i resti del pavimento in marmo che doveva originariamente rivestire il portico, composto da lastre rettangolari di pavonazzetto”.

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Domus Augustana sul Palatino: l’aula biabsidata conserva un pavimento a lastre rettangolari di marmo africano (foto Archivi PArCo)

“Entrando nell’aula vera e propria si conservano grandi porzioni di un pavimento a lastre disposte su filari paralleli, tutte in marmo africano. In questo caso – ricordano gli archeologi del PArCo -, a causa di problemi legati al ristagno di acque, dal 2018 il pavimento è stato interessato da un esteso intervento di manutenzione straordinaria, che ha previsto il restauro dei lacerti marmorei, la ripavimentazione dell’area in cocciopesto e la disposizione di graniglia cromaticamente abbinata alle lastre lungo i bordi. L’aula biabsidata determina la formazione di ambienti di risulta, di forma mistilinea, meglio conservati lungo il lato meridionale, che conservano due eleganti pavimenti in opus sectile marmoreo policromo a schema geometrico (Q3), in cui si riconoscono il portasanta, il pavonazzetto, il giallo antico, il marmo bigio, la breccia e il marmo bianco”.

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Domus Augustana sul Palatino: uno dei pannelli del percorso il Parco per Tutti, pannelli tattili illustrativi di singoli monumenti o tematismi (foto PArCo)

“Un suggerimento in più per quanti avranno la possibilità di percorrere dal vivo questo itinerario: nell’area della Domus Augustana, precisamente sul lato verso lo Stadio di Domiziano – concludono gli archeologi del PArCo -, è presente uno dei numerosi pannelli tattili disseminati nel PArCo che aiutano la comprensione e la conoscenza dei monumenti. Questo pannello descrive la sala ellittica e il peristilio della Domus Augustana ed è del tutto eccezionale rispetto agli altri perché presenta anche due frammenti di marmo tutti da toccare!”.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con la decima tappa si va alla scoperta dei lussuosi pavimenti in marmo delle residenze imperiali sul Palatino, a cominciare dalla Domus Aurea

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Veduta zenitale dei resti della Domus Aurea sul Palatino dove sono conservati tra i più bei esempi di pavimenti in opus sectile dell’antichità (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo nono appuntamento, la passeggiata virtuale, che ha raggiunto il Palatino, dopo aver conosciuto i pavimenti degli Horrea Agrippiana, del Paedagogium, e della Schola Praeconum, ci porta ad ammirare – in più tappe – i lussuosi pavimenti in marmo delle residenze imperiali dove, non a caso, al più “povero” mosaico erano preferiti i preziosi pavimenti a lastre o in opus sectile.

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Pavimento in opus sectile policromo da ambienti della Domus Aurea sul Palatino (foto PArCo)

“Tra le imponenti rovine dei palazzi imperiali sul colle Palatino”, spiegano gli archeologi del PArCo, “troviamo ogni genere di marmi policromi, il più delle volte l’importazione. I marmi preferiti dagli imperatori erano quelli nord africani, come il marmo giallo antico, detto anche numidicum, o il prezioso porfido rosso d’Egitto, ma anche marmi greci come il proconnesio, il porfido verde ed il marmo cipollino, con le sue eleganti venature verdi”.

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Pavimento in opus sectile policromo da ambienti della Domus Aurea sul Palatino (foto PArCo)

“La prima tappa del percorso – continuano – ci porta alla scoperta di quello che dagli studiosi del settore è stato definito come il pavimento più bello dell’Antichità, il lussuoso e raffinato opus sectile che doveva rivestire una sala monumentale scandita da portici colonnati della Domus Aurea sul versante del Palatino, la dimora di uno degli imperatori più famosi di sempre, Nerone. Di certo a gusto Nerone non era secondo a nessuno, come ci testimoniano ancora le monumentali architetture della Domus Aurea e le sue decorazioni pittoriche e pavimentali”.

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Pavimento in opus sectile policromo da ambienti della Domus Aurea sul Palatino (foto PArCo)

“L’opus sectile, redatto con marmi policromi quali giallo antico, porfido rosso, serpentino e portasanta, sviluppa un disegno geometrico particolarmente sofisticato e mai più riproposto nell’antichità, con motivi floreali nella zona centrale e lastre listellate sulle fasce. Da notare – concludono – la raffinatezza dei dettagli in porfido verde e rosso, come le foglioline, i bottoncini al centro degli elementi floreali, i triangoli negli elementi vegetali”.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con la nona tappa si va alla scoperta dei mosaici pavimentali della Schola Praeconum, da poco riaperta al pubblico in alcuni periodi dell’anno

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Pianta dell’edificio della Schola Praeconum sul Palatino (da Lugli G., Capitolium, 9, 1933, p. 442) (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo nono appuntamento, la passeggiata virtuale, che ha raggiunto il Palatino, dopo aver conosciuto i pavimenti degli Horrea Agrippiana e del Paedagogium, si sposta dalla sommità del colle ai suoi piedi, verso il Circo Massimo. Si trova qui, infatti, la Schola Praeconum, un complesso che si apre lungo via dei Cerchi, a Est della chiesa di Sant’Anastasia, da poco riaperto al pubblico in alcuni periodi dell’anno. “L’edificio fu realizzato in tecnica laterizia in epoca severiana”, spiegano gli archeologi del PArCo, “contestualmente alla generale ristrutturazione del versante meridionale del Palatino. La struttura presenta tre grandi ambienti coperti a volta, il maggiore in posizione centrale, gli altri disposti simmetricamente ai lati, aperti con grandi soglie verso un cortile porticato a pilastri, che metteva in comunicazione la struttura con l’asse viario antistante”.

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Schola Praeconum sul Palatino: mosaico bianco-nero con raffigurazione di araldi in processione con vessilli, caducei e bastoni (foto Archivi PArCo)

“Il nome con cui viene convenzionalmente identificato – continuano gli esperti del PArCo – è dovuto all’iconografia del mosaico scoperto da Antonio Muñoz, e alle scene raffigurate sulle pitture dell’ambiente orientale. Il soggetto principale del mosaico è una processione di otto personaggi, divisi in due gruppi, che sfilano sulle pareti opposte dal fondo del vano verso la porta; si tratta di figure maschili vestite di corta tunica, con vessilli, caducei e bastoni, interpretate come araldi o aurighi (praecones) preposti a guidare le processioni circensi. Le tessere presentano dimensioni e taglio irregolare, che consentono di datare il mosaico in età tardo imperiale (III-IV secolo d.C.). Il soggetto e l’iconografia del mosaico non trovano confronti precisi tra le pavimentazioni musive, e potrebbero quindi essere stati creati appositamente per l’ambiente della schola, prendendo in parte spunto dalla decorazione pittorica che ugualmente raffigura una teoria di figure maschili e tenendo conto anche della funzione per il quale l’ambiente stesso veniva utilizzato”.

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Schola Praeconum sul Palatino: restauro in corso del mosaico bianco-nero con araldi in processione (foto Archivi PArCo)

“Dal 2020 il mosaico è stato interessato da un intervento di restauro che ha previsto la rimozione dell’interro protettivo e delle piante superiori, il trattamento biocida, il consolidamento dei cordoli di contenimento costituiti da mattoni di taglio, il fissaggio delle tessere mobili, la pulizia con impacchi di acqua e di sali solubili di bicarbonato di ammonio. Infine – concludono – le lacune sono state integrate con breccia bianca aurora per le parti in bianco e con breccia in basalto per quelle in nero”.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con l’ottava tappa si va alla scoperta dei mosaici pavimentali del Paedagogium, sulle pendici meridionali del Palatino

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Paedagogium, pianta dell’edificio (da Graffiti del Palatino. Raccolti ed editi sotto la direzione di Veikko Väänänen. I. Paedagogium, a cura di H. Solin e M. Itkonen-Kaila, Acta Instituti Romani Finlandiae III, Helsinki 1966, fig. 2 p. 2) (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo ottavo appuntamento, la passeggiata virtuale, che ha raggiunto il Palatino, dopo aver conosciuto i pavimenti degli Horrea Agrippiana prosegue lungo le pendici meridionali del colle fino ad arrivare al Paedagogium, un tempo luogo di istruzione per i paggi imperiali ma anche per gli schiavi. Di età domizianea, come confermano i bolli laterizi qui rinvenuti, l’edificio si affaccia sul Circo Massimo. “L’edificio, disposto su due livelli che sfruttano la morfologia del pendio del colle”, spiegano gli archeologi del PArCo, “era costituito da due file di stanze separate da un cortile. All’ambiente principale, absidato, non disposto sull’asse centrale, si affiancano nove stanze minori. L’impianto di età flavia fu ampiamente rimaneggiato e alla fase di età severiana (quindi ai primi decenni del III secolo d.C.) appartengono i mosaici conservati in tre degli ambienti del complesso, tutti geometrici e con impiego di tessere bianche e nere”.

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Paedagogium sul Palatino: mosaico bianco con bordo in tessere nere, veduta d’insieme del pavimento (foto Archivi PArCo)

“Nel primo ambiente da sinistra, ponendosi di fronte all’edificio, si riconosce un mosaico a tessere bianche disposte su file parallele, bordato da tessere nere. Le tessere, piuttosto grossolane, non presentano taglio regolare né identiche dimensioni, determinando una generale irregolarità dell’ordito, in particolare per quanto riguarda i margini del bordo”.

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Paedagogium sul Palatino: mosaico bianco-nero con composizione di ellissi (foto Archivi PArCo)

“Nel secondo ambiente da sinistra, ponendosi di fronte all’edificio, si riconosce un mosaico con composizione di grandi ellissi tangenti che formano quadrati a lati concavi grandi e piccoli. Nel terzo ambiente da sinistra, ponendosi di fronte all’edificio, si riconosce un altro mosaico geometrico internamente decorato da grandi ellissi campite di tessere nere e quadrati a lati concavi intercalati tra i disegni delle ellissi. L’esiguità della parte conservata non consente di determinare in che modo i vari motivi decorativi si associassero e si alternassero”.

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Palatino, Domus tardoantica di via di San Gregorio: disegno ricostruttivo dell’ambiente con mosaico bianco-nero decorato da una composizione di quadrilobi (St. Clair A., Late Antiquity transitions: a recently discovered room on the Palatine in the context of late Roman decoration, in MAAR, XLVII, 2002, fig. 4 p. 231) (foto PArCo)

“Il gusto geometrico dei mosaici del Paedagogium”, ricordano sempre gli archeologi del PArCo, “è quello tipico di età severiana, quando si assiste ad un’esplosione delle figure geometriche sui mosaici in bianco e nero, spesso di grandi dimensioni, come nel nostro caso. Un mosaico con composizione simile si conserva sempre presso il colle Palatino, ma lungo il suo versante orientale, presso la cosiddetta domus di via di San Gregorio”.

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Paedagogium sul Palatino: mosaico bianco-nero con composizione di ellissi (foto Archivi PArCo)

“I mosaici, seppur lacunosi, si trovano in buono stato di conservazione, e dal 2020 – concludono – sono stati oggetto di un intervento di manutenzione che ha previsto, per i due tessellati geometrici, la predisposizione di graniglia lungo i bordi per impedire la ricrescita della vegetazione infestante e nello stesso tempo per colmare la lacuna con una soluzione cromaticamente affine al disegno originale”.