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Torino. Il museo Egizio apre la nuova sala “Alla ricerca della vita” con una teca allestita per contenere 91 mummie. Tra queste, sei scelte per raccontare le varie fasi dell’esistenza, dalla gravidanza all’età avanzata, nell’Antico Egitto. Riflessione sull’esposizione di resti umani e implicazioni etiche

“Alla ricerca della vita”, la nuova sala espositiva del museo Egizio di Torino dedicata alle mummie (foto museo egizio)

Sei storie per raccontare una vita. Sei “protagonisti”, appositamente scelti di età differenti per mostrare le varie fasi dell’esistenza, da quella nemmeno sbocciata di un feto, fino all’avanzata maturità di una donna cinquantenne. Tracce di storie intime, frammenti di esistenze lontane nel tempo, riaffiorano dal passato per raccontare la vita nell’Antico Egitto, attraverso sei individui che hanno cessato il proprio cammino terreno a età diverse fra loro, ma accomunati dall’averlo proseguito per l’aldilà affidando il proprio corpo al rito della mummificazione. A svelarle è la nuova sala con cui il museo Egizio di Torino amplia il suo percorso di visita, conducendo il pubblico in un autentico itinerario a ritroso “Alla ricerca della vita” – nome con cui è stato battezzato il nuovo spazio articolato su due piani. A costituire il fulcro dell’esposizione è una teca allestita per contenere 91 mummie che fanno parte della collezione del Museo: grazie a una speciale pellicola sei di queste mummie sono svelate al pubblico, a rappresentare le tappe fondamentali della vita. La speciale teca assolve alla doppia funzione di vetrina e deposito, ed è stata quindi progettata per garantire i massimi standard conservativi per resti umani ed organici estremamente fragili. Realizzata con l’importante sostegno della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, la sala “Alla ricerca della vita”, collocata al primo piano del Museo, esplora e approfondisce quindi il tema della vita nell’antico Egitto, il rapporto della cultura nilotica con la mummificazione e il concetto di aldilà, partendo dallo studio dei resti umani e dei corredi che in alcuni casi li accompagnano.

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Il direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco (foto museo Egizio)

“Questo progetto nasce da un’esigenza conservativa ma, in linea con la volontà di rendere i magazzini del museo accessibili ai visitatori, intende fornire un “affaccio” sui reperti qui custoditi e sulle ricerche condotte su di essi, ripercorrendo una vita ideale dalla nascita all’età avanzata”, spiega Christian Greco, direttore museo Egizio. “Gli spazi di ‘Alla ricerca della vita’ rappresentano non solo un nuovo spazio a disposizione dei visitatori, ma inaugurano un nuovo capitolo della riflessione del Museo sullo studio e l’esposizione dei resti umani della nostra collezione, anche in dialogo con il pubblico. Chi accederà alla sala potrà infatti farci conoscere il proprio punto di vista sul tema compilando il questionario, che abbiamo creato ad hoc, compilabile in tempo reale da smartphone attraverso un QR Code dedicato. Allo stesso modo tutti i contenuti multimediali della sala sono liberamente accessibili attraverso il nostro sito, per dare l’opportunità a tutti di fruirne, e di espandere l’esperienza anche al di fuori della sala”.

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Evelina Christillin, presidente del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

“Poter aprire al pubblico queste nuove sale permanenti è per noi una grande gioia, e in particolare poterlo fare in questo giorno di festa”, interviene Evelina Christillin, presidente museo Egizio. “L’inaugurazione odierna è inoltre segno di come il Museo abbia saputo affrontare i mesi difficili della pandemia senza mai rinunciare ai progetti propri di un’istituzione museale, ossia, oltre alla ricerca, il rinnovamento espositivo. Obiettivi che trovano una perfetta sintesi negli spazi de ‘Alla ricerca della vita’, un progetto ambizioso la cui realizzazione è stata resa possibile, oltre che dall’impegno del personale della Fondazione, anche dall’importante e generoso sostegno della Consulta di Torino, e da quello che i nostri Soci Fondatori continuano ad accordarci: a tutti va il mio e nostro ringraziamento, per aver reso possibile un altro significativo tassello del rinnovamento e ampliamento del Museo inaugurato nel 2015, e che prosegue in vista del bicentenario del 2024”.

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Giorgio Marsiaj, presidente della Consulta di Torino

“Le aziende e gli enti Soci della Consulta”, assicura il presidente Giorgio Marsiaj, “da 34 anni si prendono cura del patrimonio storico-artistico del territorio, preziosa risorsa per comprendere il presente e costruire il futuro. La nostra collaborazione con il museo Egizio inizia nel 2018 – anno europeo dedicato al Patrimonio Culturale – con la partecipazione al progetto ‘Anche le statue muoiono’. La sala ‘Alla ricerca della Vita’ che oggi inauguriamo e alla cui realizzazione siamo onorati di aver preso parte, è un ideale percorso offerto al visitatore, attraverso le diverse fasi dell’esistenza. Si tratta di uno straordinario esempio di nuova forma di narrazione, sostenuta da studi approfonditi, da collaborazioni scientifiche di alto livello, dall’innovazione tecnologica e da un profondo senso etico di rispetto per la Vita”.

Sala “Alla ricerca della vita” nel museo Egizio di Torino: una delle sei mummie scelte e studiate per presentare le varie fasi della vita nell’Antico Egitto (foto museo egizio)

“Alla ricerca della vita” in sei storie. È quindi idealmente una vita intera, dalla nascita alla vecchiaia, quella che si ricompone dall’insieme delle sei mummie, esposte in un ambiente raccolto e intimo per un’esperienza di confronto ravvicinata e al contempo riguardosa nei confronti di questi esseri umani vissuti fra i 4mila e i 2mila anni fa. Un modo per restituire al visitatore il profondo rispetto per la vita che caratterizza la civiltà antico egiziana, così come l’idea di una eterna esistenza dell’individuo dopo la morte.

Il primo reperto esposto è una scatola di legno risalente alla fine del Secondo Periodo Intermedio (1550-1450 a.C.) contenente i resti scheletrici di un feto: una testimonianza di quanto la gravidanza fosse non solo una fase delicata della vita, ma anche legata a precisi rituali, come dimostrano diversi papiri medici e formule magiche del medesimo periodo.

A parlarci dell’infanzia nell’antico Egitto sono poi le informazioni che emergono dal corredo funebre e dalla mummia di un bambino di circa 4 – 5 anni, vissuto in epoca Tolemaica e probabilmente di sesso maschile. L’accurata mummificazione e il sudario riccamente decorato suggeriscono l’appartenenza del fanciullo a una famiglia di alto rango e, di conseguenza, il suo probabile avvio ai primi rudimenti dell’istruzione, benché resti l’elemento del gioco quello che più caratterizzava questa fase della vita.

Dall’infanzia all’adolescenza – periodo che per durata e dinamiche si differenzia molto dal concetto contemporaneo – si passa a Meres, una ragazza di circa 13 anni e perciò prossima all’ingresso nella vita adulta. Testimonianze risalenti allo stesso periodo confermano la presenza, seppur in rari casi, di donne che sapevano leggere e scrivere e che dovevano quindi aver ricevuto un’istruzione da scriba, tipicamente riservata agli uomini: vista la sua età ed il livello sociale medio-alto, anche Meres avrebbe potuto accedere, magari in famiglia, ai primi rudimenti della scrittura oppure essere avviata ad una professione più tipicamente femminile, come quella di balia, governante, oppure tessitrice, mugnaia o sacerdotessa. La mummia risale al 2100 a.C. circa ed è adagiata sul fianco sinistro, com’era usanza all’epoca, adornata da una maschera funeraria in cartonnage. A protezione della giovane e del suo viaggio nell’aldilà erano state sicuramente predisposte delle formule scritte sulla cassa lignea che doveva ospitare il corpo e che non è però purtroppo giunta fino a noi, ma anche un amuleto, individuato al di sotto delle bende grazie alle analisi condotte con l’ausilio della TAC.

Appartiene invece già all’età adulta, seppur nelle sue prime fasi, la quarta vita raccontata nella sala: è quella di una sedicenne, il cui sarcofago faceva parte della collezione acquistata da Bernardino Drovetti nel 1824. La datazione al carbonio 14 e studi stilistici hanno però messo in luce come i due elementi appartengano a periodi che distano circa 300 anni l’uno dall’altro, ossia il V secolo a.C. nel caso del sarcofago, che indica il nome di Menrekhmut, e il II secolo a.C. nel caso della giovane donna anonima: ci troviamo dunque di fronte alla testimonianza di vita di due donne diverse. La mummia, in particolare, reca i segni di una imbalsamazione molto accurata, comprendente anche l’asportazione degli organi ad eccezione del cuore, considerato sede dell’intelletto e dello spirito del defunto.

Tra le mummie di età adulta conservate al museo Egizio, alcune appartengono a personaggi con ruoli di particolare importanza: è il caso di Imhotep, alto funzionario della corte del faraone Thutmosi I, di cui sono esposti i resti e il corredo funebre. La tomba di Imhotep, in vita alto poco più di un metro e sessanta centimetri e deceduto a circa 40 anni, fu ritrovata nella Valle delle Regine dall’allora direttore del Museo Egizio, Ernesto Schiaparelli, insieme a Francesco Ballerini, nei primi mesi del 1904. Come è evidente dalle condizioni del corredo funerario e dallo stato di conservazione del defunto, la tomba fu saccheggiata. L’importanza del ruolo di Imhotep, che nelle iscrizioni del sarcofago viene indicato come “visir” (secondo, cioè, solo al faraone), è confermata dal fatto che circa 200 anni dopo la sua morte il sacerdote Userhat I lo farà ritrarre, insieme al padre e al figlio, all’interno della propria tomba.

Seppur basata su parametri anagrafici assai differenti rispetto a quelli dei giorni nostri, l’età avanzata godeva di grande considerazione all’interno della società e nei nuclei familiari dell’antico Egitto: era così per la donna di circa 50 anni che va a chiudere l’esposizione della sala “Alla ricerca della vita”, appartenuta quasi certamente a un’alta classe sociale ma della quale non conosciamo né il nome né la provenienza. La datazione al carbonio 14 ci permette tuttavia di farla risalire alla XXII Dinastia, durante il Terzo Periodo Intermedio (945-712 a.C. circa) e, dal confronto con altri reperti della medesima epoca, possiamo supporre che provenisse dall’area di Tebe. La maturità corrispondeva per i più alla fine dell’attività lavorativa, col conseguente intervento dei figli per il sostentamento.

L’area audiovisivi della nuova sala espositiva “Alla ricerca della vita” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Sotto il profilo scientifico, lo studio antropologico dei corpi di queste persone e quello egittologico degli oggetti deposti nelle loro sepolture e di altri documenti materiali e testuali ad essi contemporanei, permettono di ricostruire in parte le storie dei singoli individui e di conoscere alcuni aspetti della loro vita. Il ricco corpus di informazioni, restituite ai visitatori attraverso i testi e i video presenti in sala, è frutto del lavoro di ricerca realizzato dallo staff scientifico del Museo, nonché della collaborazione con gli esperti del partner scientifico esterno, l’Eurac Research di Bolzano. Gli studi, sia antropologici che conservativi, condotti su tutte le mummie e i resti umani della collezione del Museo, hanno permesso di raccogliere una vasta mole di dati e di realizzare veri e propri “sbendaggi virtuali”, consentendo inoltre di osservare aspetti perlopiù invisibili all’occhio umano e di scoprire dettagli inediti sulla vita e le patologie di esseri umani vissuti anche più di 4000 anni fa.

Uno spazio particolare è dedicato inoltre all’imbalsamazione e ai suoi significati simbolici e religiosi: tale pratica serviva a far sì che il defunto giungesse nell’aldilà completo di tutte le componenti di cui era costituito in vita. Tali elementi sono, in vita, riuniti insieme a formare la persona, ma alla morte tale unità si perde. Per garantire l’eterna esistenza del defunto nell’aldilà e per consolidare la sua identità nelle tre sfere del cosmo (il cielo, la terra e l’aldilà) queste componenti devono essere nuovamente riunite: ecco l’obiettivo della mummificazione. Un tema fondamentale e complesso, che è affrontato nella nuova sala permanente del museo anche in prospettiva diacronica: l’evoluzione di tale usanza negli oltre tre millenni di storia dell’antico Egitto è mostrata al pubblico attraverso un’ampia infografica che ne restituisce i principali cambiamenti, oltre che tramite un video di approfondimento che i visitatori possono trovare in un apposito spazio allestito al piano superiore e raggiungibile direttamente dalla sala.

L’ingresso della nuova sala “Alla ricerca della vita” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Esporre i resti umani. La sala “Alla ricerca della vita” non si confronta solo con lo studio dei resti umani, ma anche con il tema della loro esposizione e le implicazioni etiche che la caratterizzano. Una questione di grande complessità, che vede il Museo impegnato in un confronto costante, da una parte con il proprio pubblico, dall’altra con la comunità scientifica nazionale e internazionale. Questa riflessione coinvolge l’istituzione su più livelli e si riflette proprio in questi spazi: già a partire dal nuovo allestimento inaugurato nel 2015, la scelta del Museo fu quella di esporre alcune mummie e resti umani della collezione, ma sviluppando una segnaletica specifica che potesse avvertire i visitatori della presenza di resti umani in una vetrina, e allo stesso tempo invitandoli ad accostarsi ad essi con il dovuto rispetto. Fra settembre e ottobre del 2019 inoltre il Museo Egizio ha deciso di commissionare all’istituto di ricerca Quorum un sondaggio per investigare l’opinione dei propri pubblici riguardo al tema dell’esposizione dei resti umani in un contesto museale. Una prima analisi dei dati raccolti ha confermato un interesse positivo dei visitatori nei confronti dei reperti umani esposti e, anche la stessa modalità di presentazione di tali resti è stata giudicata positivamente: nel 44,7% dei casi, infatti, il metodo di esposizione è stato ritenuto educativo e nel 50,7% affascinante, e oltre il 70% degli intervistati ha ritenuto l’esposizione adeguata.

Torino. Per la prima volta il festival Borgate dal vivo apre in città con un evento speciale al museo Egizio: Isabella Ragonese legge Le Cosmicomiche di Italo Calvino accompagnata da una sonorizzazione unica, curata da Riccardo Mazza che capterà in tempo reale segnali da radiosorgenti provenienti dallo spazio

borgate-dal-vivo_2021_logoSeduti nel centro di Torino, ma con le orecchie rivolte al cielo. Un meraviglioso inizio per “Borgate dal vivo” 2021 sabato 12 giugno 2021, alle 21, con l’evento speciale al museo Egizio “Isabella Ragonese legge Le Cosmicomiche di Italo Calvino”, già sold out da tempo (per aggiornamenti sulla disponibilità di nuovi biglietti consultare il sito www.borgatedalvivo.it). Evento in collaborazione con il museo Egizio e Seeyousound. Un festival delle borgate alpine che si apre dunque in città. Una meravigliosa attrice, che nel 2020 era stata protagonista di uno degli ultimi e più suggestivi appuntamenti, e che nel 2021 torna per inaugurare la nuova edizione. Racconti che prendono spunto dalla scienza e dalla musica che proviene dallo spazio. Sono molti gli elementi che rendono speciale l’appuntamento di sabato 12 giugno 2021, evento di apertura della sesta edizione di “Borgate dal vivo”, a partire dalla cornice. Forse per la prima volta, il festival si allontana dalle vallate e dai piccoli borghi, obiettivo di un più ampio progetto di decentramento della cultura che da sempre guida l’operato della rassegna, e scende in uno degli spazi più noti del capoluogo, vero centro di attrazione e divulgazione: il museo Egizio di Torino, nuovo e prestigioso partner che si aggiunge a questa edizione. “È la prima volta che collaboriamo con Borgate dal vivo, che ‘scende in città’ per inaugurare il festival 2021 con un reading tratto da Le Cosmicomiche di Italo Calvino, una gloria del Piemonte, nel cortile del nostro Museo”, ha dichiarato Evelina Christillin, presidente della Fondazione Museo delle Antichità Egizie alla presentazione del festival. “Credo sia molto bella questa collaborazione, questo mettere in rete i saperi e i patrimoni culturali. Auguro al festival un grande successo e ringrazio Borgate dal vivo per averci voluto al suo fianco”.

Riccardo Mazza, compositore e musicista
Isabella Ragonese photo DIRK VOGEL

L’attrice Isabella Ragonese (foto Dirk Vogel)

Sarà infatti nel cortile di via Accademia delle Scienze che Isabella Ragonese darà il via a tre mesi di eventi diffusi in quattro regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta), con una lettura de Le Cosmicomiche di Italo Calvino, raccolta di racconti riuniti per la prima volta sotto questo titolo da Einaudi nel 1965. Ispirati a concetti scientifici, ma fortemente surreali e venati di comicità, i racconti guardano in particolare all’universo e all’astronomia, e sono uno dei molteplici campi di interesse che l’autore tradusse in letteratura nel corso della sua carriera. La stessa Ragonese, ad agosto 2020 all’arena delle Alpi di Venaus, aveva letto la Storia di un gatto e di un topo che diventò suo amico di Luis Sepúlveda, accompagnata dalle musiche scritte e dirette da Giorgio Mirto. Per l’attrice si tratta quindi di un ritorno a Borgate dal vivo, e anche questa volta la sua voce si unirà a una sonorizzazione unica, curata da Riccardo Mazza: Cosmomusiche. Esplorazione sonora per radiosorgente e sintesi audio. In omaggio al testo di Calvino, infatti, il compositore e musicista costruirà un intreccio di tessiture sonore partendo dai segnali che capterà in tempo reale da radiosorgenti provenienti dallo spazio, rielaborati dal vivo utilizzando sintetizzatori analogici e con l’uso di un piccolo radiotelescopio ricavato da un ricevitore satellitare. La perfomance diventa così un’esperienza dove il cosmo entra nella composizione stessa interagendo con l’universo interiore del compositore. L’universo, nell’equazione cosmologica di Einstein, è dinamico e in espansione: le radiosorgenti, dunque, rappresentano il quanto temporale e di fatto rendono il momento unico e mai ripetibile.

Apre al Canadian Museum of History di Gatineau (Ottawa, Québec) la mostra “Queens of Egypt”, con 250 reperti del museo Egizio di Torino: dopo Kansas City e Fort Worth in Texas, i reperti delle collezioni torinesi proseguono il viaggio in Nord America e arrivano in Canada

Al Canadian Museum of History di Gatineau (Ottawa) la mostra itinerante “Queens of Egypt” del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Nuova tappa del tour nordamericano dei reperti del museo Egizio di Torino, protagonisti della mostra itinerante “Regine del Nilo”. Nonostante il complesso contesto internazionale fortemente condizionato dalla pandemia di Covid-19, la mostra “Queens of Egypt” approda con un nuovo allestimento al Canadian Museum of History di Gatineau (Ottawa), dove può essere visitata dal pubblico canadese a partire da mercoledì 2 giugno 2021. L’esposizione, dopo Kansas City e Fort Worth in Texas, si presenta nella nuova sede col titolo “Queens of Egypt”: il percorso espositivo che si snoda attraverso circa 250 reperti del Museo che comprendono, insieme a statue e oggetti di vita quotidiana, il corredo funerario e il coperchio del sarcofago di Nefertari, portati alla luce dalla Missione Archeologica Italiana guidata da Ernesto Schiaparelli e al lavoro nella Valle delle Regine tra il 1903 e il 1905. Prima di tornare nelle vetrine, alcuni reperti – nello specifico alcune stele e sarcofagi – sono stati oggetto di una campagna di analisi realizzate in collaborazione con il museo di Gatineau e il Canadian Conservation Institute: attraverso diverse tipologie di analisi sono state studiate la composizione chimica dei differenti pigmenti e la loro reazione in seguito alle sollecitazioni da radiazioni luminose.

La teoria di Sekhmet dal museo Egizio di Torino al Canadian Museum of History di Gatineau (Ottawa) per la mostra “Queens of Egypt” (foto museo egizio)

“Le restrizioni dell’ultimo anno ci hanno imposto nuove modalità di lavoro anche per quanto riguarda le mostre itineranti che continuiamo a promuovere all’estero”, dichiara il direttore del museo Egizio, Christian Greco: “un grandissimo e incessante impegno che coinvolge in particolare il nostro ufficio Collection Management e i colleghi della Soprintendenza, a cui va un sentito ringraziamento, e che ci permette di inaugurare un’altra importante tappa dell’esposizione dedicata alle regine d’Egitto. Un risultato importante che testimonia inoltre la forza della cultura materiale che abbiamo l’onore e l’onere di custodire, e la sua capacità di continuare a coinvolgere pubblici di tutto il mondo”.

Nella mostra “Queens of Egypt” in Canada esposti 250 reperti dal museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

“Siamo davvero orgogliosi di poter proseguire il percorso di internazionalizzazione che il Museo sta conducendo da anni, e che nel corso delle tappe nordamericane ci ha permesso di raccogliere un significativo successo”, aggiunge Evelina Christillin, presidente del museo Egizio: “in tutte le sedi statunitensi e canadesi toccate finora la nostra mostra si è infatti imposta come una delle più apprezzate dal pubblico, con oltre 500mila visitatori complessivi. Un’attività strategica, quindi, che continua a vederci in prima linea in piena sintonia con i nostri partner locali, il ministero dei Beni culturali e la Soprintendenza torinese”.

Torino. Al museo Egizio la mostra “Liberi di imparare” con venti copie di reperti realizzati nel carcere di Torino con la collaborazione dell’istituto tecnico “Plana” e del Primo Liceo Artistico: dalla Cappella di Maia agli affreschi della tomba di Iti e Neferu, dai ritratti del Fayyum all’ostrakon della ballerina

L’ingresso della mostra “Liberi di imparare” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Si chiama “Liberi di imparare”: è il titolo di un progetto che è diventato una singolare mostra al museo Egizio di Torino con copie di reperti realizzati nel carcere di Torino. Il progetto è nato nel 2018 dalla collaborazione del museo Egizio con la direzione della Casa Circondariale ‘Lorusso-Cutugno’ e l’Ufficio della Garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune di Torino. L’Istituto tecnico “Plana” e il Primo Liceo Artistico sono presenti da molti anni con sezioni scolastiche carcerarie presso la Casa Circondariale, dove le classi si sono trasformate dal 2018 in laboratori che hanno coinvolto i detenuti nella realizzazione e decorazione di repliche di reperti della collezione del Museo.  Questa è la seconda edizione della mostra “Liberi di imparare”, aperta per la prima volta nel dicembre 2018 al museo Egizio e che ha fatto tappa anche presso la Caffetteria del Palazzo di Giustizia “Bruno Caccia” nel febbraio 2019. Anche nei mesi difficili della pandemia il progetto è proseguito grazie all’impegno di tutte le istituzioni coinvolte: sono state sviluppate nuove modalità di lavoro che hanno permesso ai detenuti coinvolti di proseguire l’attività, realizzando repliche di grandissima qualità. Queste copie, tecnicamente ineccepibili e risultato di un lavoro svolto con passione, assolvono anche a un importante compito educativo e scientifico, a supporto delle attività dentro e fuori il Museo: tra le iniziative in cui sono state utilizzate vale la pena di citare la mostra itinerante “Papirotour” realizzata in collaborazione con le Biblioteche civiche torinesi, le attività di didattica svolte presso l’ospedale infantile di Torino “Regina Margherita”, nonché alcune handling sessions, ossia esperienze di manipolazione e di studio di reperti, previste per i prossimi mesi.

La Cappella di Maia e gli affreschi della tomba di Iti e Neferu riprodotti nel carcere di Torino per la mostra “Liberi di imparare” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Così dal 13 maggio al 18 luglio 2021 il pubblico potrà visitare, in una sala dedicata al secondo piano, un’esposizione di venti copie di altrettanti reperti della collezione torinese, realizzati dai detenuti delle sezioni scolastiche della Casa Circondariale dell’Istituto tecnico “Plana” e del Primo Liceo Artistico. La mostra ospita in particolare copie di alcuni capolavori della collezione del museo Egizio: tra questi la Cappella di Maia, gli affreschi della tomba di Iti e Neferu, i ritratti del Fayyum, l’ostrakon della ballerina e alcuni libri funerari. Gli oggetti riprodotti sono accompagnati da didascalie con le indicazioni che consentono ai visitatori di ritrovare gli originali all’interno della collezione principale del museo.

La saletta al secondo piano del museo Egizio di Torino che ospita la mostra “Liberi di imparare” (foto museo egizio)

“Ben lontani dall’essere una torre d’avorio, proseguiamo nel nostro intento di fare rete con altre istituzioni, anche quelle in apparenza più lontane”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Liberi di imparare rappresenta in quest’ottica un’iniziativa di grandissimo valore, capace di far proseguire il dialogo tra la nostra collezione e le sezioni scolastiche carcerarie, nonostante le forti restrizioni dell’ultimo anno”. Ed Evelina Christillin, presidente del museo Egizio, aggiunge: “Tutto ciò non sarebbe possibile senza un incredibile lavoro di squadra, di cui siamo orgogliosi e per cui voglio ringraziare tutte le istituzioni coinvolte. Questa iniziativa dimostra inoltre, ancora una volta, quanto nei mesi passati il Museo non abbia mai smesso di lavorare anche ai propri progetti di integrazione, che ci vedono impegnati nel costruire ponti con numerose istituzioni del territorio, dalla Casa Circondariale all’ospedale infantile Regina Margherita”. “L’esperienza offerta dal museo Egizio alle persone detenute della Casa Circondariale di Torino è senz’altro stata fra le più significative e culturalmente apprezzate non solo dai partecipanti ai laboratori dedicati ma anche da coloro che in più occasioni hanno avuto modo di vedere le opere realizzate”, afferma inoltre Monica Gallo, Garante delle persone private della libertà personale della Città di Torino. “Un progetto di grande valore che come Ufficio abbiamo fortemente voluto e promosso ed auspichiamo che possa continuare ed evolversi”.

Torino. Il 26 aprile riapre il museo Egizio con un nuovo progetto espositivo dedicato alla ricerca (“Nel laboratorio dello studioso”, mostre bimestrali) e un rinnovato impianto di illuminazione. Prenotazione obbligatoria

L’annuncio sul sito del museo della riapertura del museo Egizio di Torino lunedì 26 aprile
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Immagini 3D dei sarcofagi egizi nella mostra “Archeologia invisibile” al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Il museo Egizio di Torino pronto a riaprire lunedì 26 aprile 2021 con un nuovo progetto espositivo “Nel laboratorio dello studioso”, un ciclo di mostre bimestrali per scoprire il dietro le quinte della propria attività di ricerca. Lunedì 26 aprile 2021 il museo Egizio è dunque pronto ad accogliere nuovamente il pubblico, oltre che con la sua ricca collezione e la mostra temporanea “Archeologia Invisibile”, anche con un nuovo progetto espositivo e un impianto di illuminazione rinnovato e potenziato per una migliore esperienza di visita. Per l’ingresso in museo sarà obbligatoria la prenotazione online con almeno un giorno di anticipo: sull’apposita sezione del sito (https://museoegizio.it/tickets-shop) i visitatori potranno scegliere la fascia oraria preferita e dovranno poi presentarsi all’ingresso con il biglietto elettronico. L’orario di apertura osservato sarà quello ordinario: il lunedì dalle 9 alle 14 e dal martedì alla domenica dalle 9 alle 18.30, con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. Resta in vigore il tariffario promozionale già sperimentato lo scorso febbraio: il prezzo d’ingresso è stato fissato a 12 euro, con biglietto ridotto a 10 euro; il ridotto studenti (15-18 anni e universitari) resta a 2 euro, così come il Ridotto Junior a 1 euro per la fascia 6-14 anni. Mantenuto il Family Ticket, dedicato ai nuclei composti da due adulti e due minorenni, al costo di 24 euro. In osservanza delle prescrizioni di sicurezza le visite guidate di gruppo, sempre acquistabili online, saranno limitate alla partecipazione di un massimo di 20 persone.

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Il direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco (foto museo Egizio)

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Evelina Christillin, presidente del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

“Poter riaprire il Museo significa poter restituire alla collettività un luogo e un patrimonio che appartengono a tutti, e non possiamo che essere lieti di ciò”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Nel farlo intendiamo dare ancora una volta centralità alla ricerca e alla biografia degli oggetti, come testimoniato dal progetto espositivo Nel laboratorio dello studioso, che mette al centro l’incessante lavoro che il museo svolge per indagare e rendere sempre più accessibile la propria collezione”. “Siamo pronti e soprattutto felici di accogliere nuovamente nelle sale i visitatori”, aggiunge la presidente, Evelina Christillin, “ritenendo che i musei rappresentino un servizio pubblico essenziale, ci auguriamo di poterlo fare con continuità e sempre all’insegna della sicurezza. Nei mesi di chiusura, dalla primavera 2020 a oggi, non abbiamo mai interrotto la nostra attività: dalla ricerca, alle mostre, al rinnovamento degli spazi espositivi, abbiamo continuato a lavorare a numerosi progetti: in particolare l’implementazione dell’impianto illuminotecnico, che offrirà al pubblico una visione assai più efficace dei reperti del Museo”.

Il pubblico può tornare a visitare le sale del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

La riapertura del 26 aprile 2021 permetterà infatti ai visitatori di apprezzare il rinnovato impianto di illuminazione implementato dal Museo: gli interventi riguardano in particolare l’inserimento di nuove luci interne ed esterne alle vetrine che permettono una migliore illuminazione dei reperti e, in particolare, di poterne osservare anche i più piccoli dettagli, come incisioni e bassorilievi. Le luci installate, di ultima generazione, garantiscono inoltre una ottimale conservazione dei reperti, con caratteristiche ad hoc a seconda dei materiali e del tipo di oggetto. Un progetto strategico fortemente voluto dall’istituzione iniziato durante i difficili mesi della pandemia e i cui lavori, dopo un’accelerazione durante la chiusura, sono quasi giunti a compimento.

La copertina del progetto espositivo “Nel laboratorio dello studioso” del museo Egizio di Torino

In occasione della riapertura sarà possibile visitare il nuovo progetto espositivo del museo Egizio, “Nel laboratorio dello studioso”: un ciclo di mostre allestita in uno spazio al primo piano, per mettere sotto la lente di ingrandimento una serie di reperti della collezione e offrire ai visitatori un approfondimento inedito sulle storie che custodiscono e sulle ricerche realizzate da curatori e studiosi. Ogni due mesi la mostra sarà dedicata a un reperto diverso, che verrà indagato dal punto di vista archeologico, storico, attraverso studi e analisi, e in collegamento con altri oggetti. A rimanere sempre al centro della scena sarà la ricerca: “Nel laboratorio dello studioso” nasce infatti con lo scopo di avvicinare il visitatore all’attività scientifica che quotidianamente si svolge sugli oggetti esposti nelle sale e custoditi nei magazzini. Il primo oggetto protagonista della mostra è la statua di Hel: di epoca Ramesside (XIX dinastia, 1279-1213 a.C. circa), rappresenta una donna seduta su uno sgabello con cuscino, che stringe nella mano sinistra un fiore di loto e nella destra una collana di perline con contrappeso metallico, detta menat, uno strumento musicale rituale usato nel culto della dea della sensualità, Hathor. Oltre all’oggetto “protagonista” della mostra, sono presenti altre quattro vetrine che approfondiscono i temi evocati dalla statua di Hel: in particolare le caratteristiche dell’arte e dell’attività scultorea del periodo, ma anche i culti religiosi e gli strumenti musicali rituali come la menat e il sistro.

La statua di Hel, di epoca ramesside, conservata al museo Egizio di Torino, apre le mostre del progetto “Nel laboratorio dello studioso” (foto museo egizio)
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L’egittologo Federico Poole

L’esposizione dedicata alla statua di Hel, che durerà fino al 27 giugno 2021, è a cura di Federico Poole, curatore al museo Egizio dal 2013. All’interno del dipartimento Collezione e Ricerca, Poole si occupa dell’editoria scientifica del museo e dirige la Rivista del Museo Egizio. Ha curato la mostra temporanea “Il Nilo a Pompei” (2016) e ha collaborato all’allestimento della collezione egiziana del museo Archeologico nazionale di Napoli. Ecco il calendario delle prossime mostre che saranno realizzate nello spazio de “Nel laboratorio dello studioso”: luglio-agosto 2021, “Ad Astra, la decifrazione della tavola stellare di Mereru” (a cura di Enrico Ferraris); settembre-novembre 2021, “Figli di Horus proteggete questo ushabti! Il modellino di sarcofago di Kha” (a cura di Paolo Marini); novembre 2021 – gennaio 2022, “Gatti, falchi e anguille. I bronzi votivi per mummie animali” (a cura di Johannes Auenmueller); gennaio – marzo 2022, “Un santuario portatile per la dea Anuket” (a cura di Paolo Del Vesco); marzo – maggio 2022, “Il Libro dei Morti di Baki, Scriba del Signore delle Due Terre” (a cura di Susanne Töpfer).

Torino. Il museo Egizio lancia un nuovo progetto di didattica a distanza per le scuole, oltre 200 le classi già prenotate: un’esperienza digitale a misura di studente

torino_museo-egizio_logoVivere l’esperienza al museo è impossibile a causa di grandi distanze? Forse un’alternativa c’è: il museo Egizio di Torino propone alle scuole, oltre alle visite in presenza, un’esperienza didattica digitale altrettanto coinvolgente. Per rispondere al complesso momento vissuto dal sistema scolastico italiano per effetto dell’emergenza sanitaria, il museo Egizio promuove infatti una nuova iniziativa dedicata alla formazione degli studenti. Si tratta di un innovativo progetto di didattica a distanza sviluppato in collaborazione con esperti nell’ambito dell’insegnamento e della didattica virtuale: non una semplice lezione online, ma una vera e propria esperienza digitale a misura di studente, da vivere in classe con la guida di un egittologo. Oltre 200 le classi già prenotate. Ciò che è nato come sperimentazione per far fronte all’emergenza Covid, si è trasformata in una occasione di sviluppo dell’area didattica che, anche quando le scuole potranno ritornare al museo Egizio in presenza, sarà possibile continuare rivolgersi a nuovi pubblici: infatti, potranno essere raggiunte scuole ovunque, superando eventuali problemi di mobilità. La didattica a distanza è inoltre disponibile in altre lingue.

Col museo Egizio non una semplice lezione online, ma una vera e propria esperienza digitale a misura di studente (foto museo egizio)

“L’iniziativa mira a rafforzare l’alleanza tra Scuole e Museo, pur nella consapevolezza della funzione insostituibile del ‘vivere’ gli spazi espositivi”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Quello che proponiamo è un approccio integrato non alternativo alla visita museale. Si è lavorato molto per raccontare gli oggetti, narrarne la biografia, mettere in relazione artefatti situati in luoghi fisici diversi, facendo ricorso a modalità narrative innovative. La collezione ritrova anche in questo modo la sua dimensione pubblica, indagando e sperimentando un modello di didattica nuovo che mette in dialogo materiale e immateriale, e restituendo al museo il suo ruolo educativo e formativo”. Ed Evelina Christillin, presidente del museo Egizio, aggiunge: “Il museo Egizio ha da sempre dedicato grande attenzione all’offerta formativa per le scuole, accogliendo migliaia di studenti ogni anno. Per questo abbiamo fortemente voluto sviluppare questo progetto di didattica, integrato e digitale, che ci permette di riprendere le attività museali a favore degli istituti scolastici. L’iniziativa in questa prima fase ha già raccolto un grande interesse e apprezzamento, come dimostrano le oltre 230 classi da tutta Italia che hanno effettuato una prenotazione: un dato incoraggiante che ci spinge a continuare a lavorare in questa direzione, sviluppando nuovi percorsi e contenuti, che in futuro vogliamo poter proporre anche alle scuole secondarie superiori”.

Col museo Egizio esperienza didattica digitale a distanza (foto museo egizio)
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Un egittologo tiene il corso in collegamento live con gli studenti (foto museo egizio)

L’esperienza avviene nel corso di un collegamento live con un egittologo: oltre a esplorare alcuni elementi di base sulla cultura faraonica, viene offerta agli studenti l’opportunità di scoprire nel dettaglio i reperti della collezione e di interagire con gli esperti del Museo, per diventare protagonisti attivi dell’incontro. Contributi video, animazioni e grafiche realizzate ad hoc rendono più coinvolgente ed efficaci i contenuti, mentre sono stati previsti anche dei momenti di “motricità” in tema egizio per i ragazzi, al fine di rendere meno statica la fruizione del corso. Inoltre, ciascun percorso didattico è accompagnato da un Vademecum, ispirato ai contenuti specifici dell’incontro, che organizza e approfondisce i temi trattati mediante materiali destinati agli studenti da utilizzare prima, durante e dopo il collegamento con l’egittologo. Due i moduli attualmente disponibili, entrambi rivolti alle scuole primarie: il percorso “Storie di acqua, di terra e di sabbia. Vita quotidiana in Egitto” conduce alla scoperta del territorio, del clima e delle abitudini degli antichi abitanti della Valle del Nilo, mentre il percorso “Storie dell’altro mondo. Religione e culti funerari” offre un focus speciale sui culti e sui riti funerari della cultura faraonica. Gli insegnanti interessati possono trovare la descrizione del format didattico, le modalità di fruizione e il dettaglio dei contenuti nell’apposita sezione dedicata alle scuole del sito web del Museo Egizio (https://egizio.museitorino.it/categoria/scuole/), sviluppata in collaborazione con il concessionario dei servizi museali.

Piemonte in zona arancione. Da oggi il museo Egizio è chiuso al pubblico, ma l’attività non si ferma. Disponibile un nuovo virtual tour (gratuito) al cuore della collezione: è possibile scoprire da remoto le sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha, tra modelli 3D e approfondimenti video

Da lunedì 1° marzo 2021 la Regione Piemonte passa in zona arancione. Ciò significa che il museo Egizio di Torino, come le altre istituzioni culturali della regione, è costretto a chiudere di nuovo le porte al proprio pubblico. “Ma il museo non si ferma”, assicura il direttore Christian Greco. “La ricerca continua, anzi non si è mai fermata; come continua il dialogo con il nostro pubblico attraverso il sito web e i canali social”. È il museo digitale (rinnovato sito web, piattaforma dei papiri, le schede di 3500 reperti già disponibili, gli incontri on line) che si affianca al museo fisico: “E questo non lo dobbiamo vedere come una situazione contingente, ma rappresenta il futuro: il museo integrato, dove ricerca e comunicazione concorrono a rafforzare la conoscenza delle collezioni e l’approfondimento delle tematiche dell’antico, della conservazione, della promozione, della valorizzazione, del coinvolgimento del territorio”. In questa filosofia si inserisce la proposta del museo Egizio di Torino di implementazione degli strumenti digitali a disposizione del suo pubblico, che non significa solo appassionati ma anche studiosi e studenti: da oggi è infatti disponibile un nuovo virtual tour (all’indirizzo https://virtualtour.museoegizio.it/ ), assolutamente gratuito, che permette di visitare da remoto le sale che costituiscono il vero fiore all’occhiello della collezione torinese, quelle dedicate al villaggio di Deir el-Medina e alla tomba di Kha, che custodiscono reperti preziosissimi frutto degli scavi novecenteschi della Missione Archeologica Italiana. A partire da una serie di foto panoramiche a 360 gradi in alta definizione, il tour virtuale ricostruisce gli ambienti dedicati ai reperti provenienti dalla tomba intatta dell’architetto Kha e di sua moglie Merit, e dal villaggio degli artigiani e degli operai di Deir el-Medina.

La schermata della sala di Deir el Medina con, a sinistra, la planimetria e la posizione del visitatore, e a destra la vetrina con le opzioni di approfondimento (foto museo egizio)

Il virtual tour è il frutto di quasi un anno di lavoro curato da Federico Taverni e Nicola Dell’Aquila, responsabili del patrimonio fotografico dell’Egizio, che durante il lockdown hanno riflettuto su come comunicare al meglio le collezioni. Oltre a potersi muovere tra le vetrine, l’utente ha a disposizione molteplici strumenti che ampliano l’esperienza di visita: a partire da una serie di modelli 3D (circa dieci) degli oggetti esposti, realizzati attraverso la tecnica della fotogrammetria e che offrono la possibilità di osservare i reperti con una precisione e un dettaglio inediti. “Il famoso papiro di Kha, lungo 14 metri”, ricordano ad esempio i due curatori, “è stato scansionato con 45 fotografie, che permettono di ingrandire ogni particolare: uno strumento utile per rispondere a ogni curiosità, ma anche agli interessi degli esperti”.

Grazie al virtual tour si può eccezionalmente entrare nella cappella di Maia, diversamente da quanto possibile nella visita fisica (foto museo egizio)

Tra i reperti disponibili vale la pena di citare la cappella di Maia, nella quale è possibile “entrare” per la prima volta, per osservare da vicino le variopinte pitture. Posizionando il cursore lungo il percorso è inoltre possibile accedere a ben 18 video di approfondimento, per scoprire le sale e i reperti più importanti guidati dalle parole e dalla voce dei curatori del Dipartimento Collezione e Ricerca. Il virtual tour permette inoltre di visualizzare alcune fotografie storiche e di accedere ad ulteriori contenuti tramite i database del Museo. I contenuti video sono disponibili in italiano, inglese, francese e tedesco, così come la navigazione, disponibile anche in arabo.

La schermata della sala della Tomba di Kha nel museo Egizio di Torino con le opzioni per la navigazione del virtual tour (foto museo egizio)

“Questo nuovo strumento è un ulteriore passo nello sviluppo delle nostre attività online, ed è il primo a mettere in dialogo più piattaforme: navigando tra le vetrine è infatti possibile accedere a una molteplicità di risorse del museo, compresi il database della collezione quello della collezione papiri”, dichiara il direttore Greco. “Il virtual tour rappresenta inoltre un tassello di una strategia più ampia volta a sviluppare e accrescere i progetti di digitalizzazione delle collezioni del Museo, assicurando sempre l’accesso a un pubblico il più ampio possibile: perché il patrimonio che custodiamo sia davvero patrimonio della collettività”. E la presidente Evelina Christillin: “In questa fase lo sviluppo di contenuti fruibili online è fondamentale per continuare a raggiungere i nostri pubblici, da quello accademico, fortemente internazionale, a quello costituito dalle tante famiglie e dagli appassionati che ci seguono sui nostri canali digitali. Un obiettivo rientra a pieno nelle finalità di questo virtual tour, che ha inoltre il merito di essere stato sviluppato interamente dal nostro staff, con una qualità fotografica di altissimo livello”.

Piemonte in zona “gialla”: lunedì 1° febbraio riapre il museo Egizio dopo quasi tre mesi di chiusura. E per cinque giorni l’ingresso sarà gratuito

La colossale statua di Seti II domina la Galleria dei Re del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

torino_egizio_logo_1824Il Piemonte passa in zona “gialla” a basso rischio contagio. E il museo Egizio di Torino è già pronto a riaprire le porte ai visitatori lunedì 1° febbraio 2021 dopo quasi tre mesi di chiusura. E lo fa con un’iniziativa speciale: dal 1° al 5 febbraio, infatti, la visita del museo sarà gratuita con obbligo di prenotazione online. L’orario di apertura osservato sarà quello ordinario: il lunedì dalle 9 alle 14 e dal martedì al venerdì dalle 9 alle 18.30, con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. A partire da sabato 30 gennaio 2021, sull’apposita sezione del sito (https://museoegizio.it/tickets-shop) sarà possibile prenotare l’ingresso: i visitatori potranno scegliere la fascia oraria preferita e dovranno presentarsi all’ingresso con il biglietto elettronico. Un modo per accogliere il pubblico e per ritornare a fornire un servizio davvero inclusivo e per tutti: questa la scelta del direttore Christian Greco e della presidente Evelina Christillin che, insieme a tutta la squadra del Museo, vogliono celebrare così un primo passo verso un ritorno alla normalità, con un richiamo all’articolo 9 della Costituzione Italiana, che pone la ricerca e la cura del patrimonio culturale fra i compiti fondamentali della Repubblica. Per quanto riguarda le prescrizioni di sicurezza necessarie per entrare al museo Egizio, permangono quelle adottate nei mesi passati: sarà in vigore la misurazione della temperatura e obbligo di indossare la propria mascherina. Lungo il percorso saranno disponibili dispenser di gel igienizzante, mentre le sale avranno una capienza contingentata nel rispetto della distanza fisica prevista per la sicurezza dei visitatori.

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Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

“Tornare a offrire un servizio così importante come quello di visita delle nostre collezioni è per noi un passaggio importantissimo e un motivo di grande contentezza, che ci auguriamo di poter svolgere con continuità e sempre all’insegna della sicurezza”, afferma il direttore Christian Greco. “Con il medesimo spirito di servizio che caratterizza tutto il nostro lavoro abbiamo inoltre deciso di aprire gratuitamente per tutta la prima settimana: per vivere insieme al nostro pubblico il graduale ritorno alla normalità, e far sì che questo sia anche all’insegna della cultura. Perché un museo non è un luogo sospeso, avulso dal contesto sociale di cui è invece parte integrante, e noi vogliamo porci al fianco della comunità, in particolare in questo momento”.

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Evelina Christillin, presidente del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

“Il Museo Egizio non si è mai fermato”, aggiunge la presidente, Evelina Christillin, “ma ora siamo davvero pronti a ripartire a pieno regime e siamo felici di accogliere di nuovo i visitatori nelle nostre sale, ritenendo che i musei rappresentino un servizio pubblico essenziale. In questi mesi di grande complessità abbiamo consolidato nuove modalità di lavoro e di contatto con il pubblico ma senza rinunciare ai progetti propri di un museo, ossia, oltre alla ricerca, le mostre e il rinnovamento degli spazi espositivi: a questo proposito abbiamo in cantiere nuovi progetti, che vedranno la luce nelle prossime settimane e nei prossimi mesi e che stanno richiedendo un grande sforzo da parte di tutta la Fondazione. Per questo vorrei ringraziare non solo tutto il personale, ma allo stesso modo anche i nostri soci fondatori, che non ci hanno mai fatto mancare la loro disponibilità e il loro sostegno”.

Usa. Nonostante il contesto internazionale condizionato dalla pandemia, terza tappa nordamericana della mostra “Le Regine del Nilo” con 250 reperti del museo Egizio di Torino. Al Kimbell Art Museum di Fort Worth (Texas) proposto un nuovo allestimento dal titolo “Queen Nefertari’s Egypt”. Il direttore Greco: “Seguite tutte le operazioni di allestimento da remoto”

Il museo Egizio di Torino è chiuso in rispetto delle norme sanitarie, ma il viaggio della regina Nefertari non si ferma. Nuova tappa del tour nordamericano dei reperti del museo Egizio, protagonisti della mostra itinerante “Regine del Nilo” che, nonostante il complesso contesto internazionale fortemente condizionato dalla pandemia di Covid-19, è approdata con un nuovo allestimento al Kimbell Art Museum di Fort Worth (Texas), dove potrà essere visitata dal pubblico statunitense fino al 14 marzo 2021. L’esposizione, dopo le tappe di Washington e Kansas City si presenta nella nuova sede col titolo “Queen Nefertari’s Egypt” proponendo un focus dedicato proprio alla regina moglie del faraone Ramses II (1279 – 1213 a. C.).

Il suggestivo allestimento della mostra “Queen Nefertari’s Egypt” al Kimbell Art Museum di Fort Worth (Texas) (foto Kimbell Art Museum)
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Il manifesto della mostra “Queen Nefertari’s Egypt” al Kimbell Art Mueum di Fort Worth (Texas)

L’attuale scenario internazionale, condizionato dalla pandemia, ha richiesto un impegno particolare al personale del museo Egizio per l’allestimento della mostra: “Vista l’impossibilità di recarci negli Stati Uniti per seguire il disallestimento della mostra a Kansas City e la preparazione di quella al Kimbell Art Museum”, spiega il direttore del museo Egizio, Christian Greco, “per la prima volta il nostro ufficio Collection Management ha seguito tutte le operazioni da remoto, con un grandissimo impegno e un lavoro durato complessivamente oltre due mesi, svolto fianco a fianco con i colleghi della Soprintendenza, che ringrazio per la proficua e costante collaborazione. Gli importanti sforzi fatti e l’inaugurazione di questa nuova tappa della mostra itinerante dedicata alla regina Nefertari testimoniano ancora una volta la forza della cultura materiale e degli oggetti che abbiamo l’onore e l’onere di custodire: i reperti del museo si confermano un patrimonio dell’umanità, capace di trasmettere delle storie universali e di sensibilizzare il pubblico internazionale circa l’importanza del passato, chiave di lettura fondamentale per capire noi stessi e il tempo presente”.

La stele di Nakhi, probabilmente proveniente da Deir el Medina, esposta nella mostra “Queen Nefertari’s Egypt” al Kimbell Art Museum (foto museo egizio)

“Siamo davvero soddisfatti e orgogliosi di poter proseguire il percorso di internazionalizzazione e di diffusione della cultura egizia che il Museo sta conducendo da anni”, dichiara Evelina Christillin, presidente del museo Egizio, “un’attività che continua a vederci in prima linea in piena sintonia con i nostri partner locali, il ministero dei Beni culturali e la soprintendenza torinese, e nell’ambito della quale hanno pari priorità tanto la valorizzazione quanto la sicurezza dei reperti. L’apertura al pubblico di questa mostra è per noi un segnale estremamente positivo e dimostra il grande dinamismo del nostro Museo: anche se in questo momento siamo chiusi al pubblico la nostra attività non si è fermata e anzi abbiamo continuato a lavorare sulla conservazione, la ricerca e per proporre sempre nuovi contenuti digitali, come dimostrano alcune recenti iniziative tra cui la trasmissione radio ‘Quello che gli Egizi non dicono’ e il calendario di conferenze egittologiche online avviato a novembre”.

Il percorso espositivo (nel video Jennifer Casler Price, curatrice del museo texano, ci conduce in un tour attraverso la mostra “Queen Nefertari’s Egypt”) si snoda attraverso circa 250 reperti del museo Egizio di Torino che comprendono, insieme a statue e oggetti di vita quotidiana, il corredo funerario e il coperchio del sarcofago di Nefertari, portati alla luce dalla Missione Archeologica Italiana guidata da Ernesto Schiaparelli e al lavoro nella Valle delle Regine tra il 1903 e il 1905. L’esposizione racconta inoltre ai visitatori la storia delle mogli dei faraoni durante il Nuovo Regno nel periodo che va dal 1500 al 1000 a.C., quando regine come Ahmose Nefertari, Hatshepsut, Tiye, Nefertiti, e in particolare Nefertari, erano donne influenti che non ricoprivano soltanto il ruolo di mogli ma gestivano anche il palazzo del faraone esercitando un potere politico significativo.

In occasione dell’apertura al pubblico, il direttore Christian Greco ha tenuto una conferenza inaugurale per il Kimbell Art Museum, introdotta dal direttore Eric Lee, trasmessa sui canali social del museo di Fort Worth, che qui riproponiamo, dal titolo “Le collezioni del museo Egizio e le ricerche in corso”.

Torino. Il museo Egizio si racconta in piemontese (la lingua dei suoi ideatori) nel progetto “Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri”: otto clip (una per ogni provincia) realizzate col Centro Studi Piemontesi e patrocinate dalla Regione Piemonte. Greco: “Ricerca e comunicazione non si fermano neppure con la pandemia”. Christillin: “Torino e il Piemonte: un rapporto antico con l’Egizio”. Cirio: “Egitto e Piemonte insieme contro la desertificazione linguistica”

La copertina del progetto del museo Egizio di Torino “Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri” (foto museo egizio)
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Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Il museo Egizio non si ferma, nel rispetto delle regole. E si racconta in piemontese, la lingua dei suoi ideatori. Così mentre l’emergenza sanitaria non molla la presa, ed è imminente un nuovo Dpcm con ulteriori misure restrittive per contenere il contagio, come la chiusura di musei e mostre (e per il museo Egizio sarebbe la terza in questo horribilis anno 2020, dopo quella del 24 febbraio e dell’8 marzo), il direttore Christian Greco ne è certo: “In tempi di pandemia siamo tutti chiamati a fare la nostra parte, a seguire quanto ci viene chiesto. Ma non verremo meno alla missione del museo. Continueremo a curare, studiare, restaurare, custodire le collezioni egizie; e anche a comunicare, a mantenere il dialogo con il pubblico – locale, nazionale, globale -, perché il museo è la casa di tutti. E quando questa casa è chiusa, siamo noi ad andarli a trovare nella loro”. È in questa filosofia – di ricerca e comunicazione – che si inserisce il nuovo progetto “Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri” otto clip realizzate in collaborazione col Centro Studi Piemontesi e patrocinate dalla Regione Piemonte in cui il museo Egizio di Torino si racconta in piemontese. Il progetto è stato presentato in un’inedita sala conferenze dell’Egizio priva di pubblico, con la presidente Evelina Christillin, il direttore Christian Greco, il governatore della Regione Piemonte Alberto Cirio e la direttrice del Centro Studi Piemontesi Albina Malerba a parlare davanti alla telecamera.

Gli otto personaggi, in rappresentanza delle otto province piemontesi, protagonisti del progetto “Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri” (foto museo egizio)

Il cammino di riscoperta delle proprie radici intrapreso dal museo Egizio in vista della celebrazione dei suoi 200 anni di vita nel 2024, avviato nell’autunno scorso con il riallestimento delle cosiddette “sale storiche” dedicate alla genesi della collezione egittologica torinese, vive oggi una nuova e inedita tappa. Un’operazione culturale vede protagonista la “lingua” della Torino dell’800, il tempo in cui l’istituzione vide la luce: il piemontese è infatti stato scelto come strumento per un viaggio narrativo sul filo della memoria che racconta la storia del museo Egizio e dei personaggi che l’hanno reso grande. Nascono così le otto clip del progetto “Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri” che, nel vero senso della parola, ridà voce, con la parlata del loro tempo (ma con sottotitoli in italiano), ad alcune delle più autorevoli figure del passato del Museo, ciascuna legata a una provincia della nostra regione. Sarà quindi possibile ascoltare in perfetto piemontese le vicende di Bernardino Drovetti nel video dedicato alla provincia di Torino, quelle del casalese Carlo Vidua per la provincia di Alessandria, conoscere l’astigiano Leonetto Ottolenghi, il biellese Ernesto Schiapparelli, per la provincia di Cuneo il monregalese Giulio Cordero di San Quintino, per quella di Novara Stefano Molli, natio di Borgomanero, mentre la provincia di Vercelli sarà rappresentata da Virginio Rosa e quella del Verbano Cusio Ossola da Giuseppe Botti.

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Evelina Christillin, presidente del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

“Nell’assolvere al nostro ruolo di custodi di un patrimonio culturale che appartiene all’umanità intera”, spiega la presidente del museo Egizio, Evelina Christillin, “abbiamo al contempo il dovere e l’onore di valorizzare il legame che ci unisce a Torino e alla Regione Piemonte, di cui siamo ambasciatori nel mondo. Un rapporto antico in cui affondano le origini di questa storica istituzione, in virtù del quale la comunità regionale vive con orgoglio la presenza del museo Egizio sul proprio territorio, così come noi siamo orgogliosi di far parte della storia del Piemonte e di rappresentare un punto di riferimento per la sua gente. Raccontando nel nostro dialetto le vicende dei personaggi provenienti dalle otto Province del territorio, desideriamo dedicarle al 50esimo anniversario della fondazione delle Regioni italiane, e a tutti coloro che ne hanno costruito la storia”.

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Il Centro Studi Piemontesi è attivo da mezzo secolo a Torino

“Il Centro Studi Piemontesi”, spiega la direttrice, Albina Malerba, “da sempre ha a cuore la collaborazione con chi è impegnato nella valorizzazione dell’immagine e della storia del Piemonte e ha accolto con entusiasmo l’invito del museo Egizio, una bella e ghiotta occasione – dovremmo dire galupa in piemontese – per raggiungere un pubblico più ampio e probabilmente meno avvezzo alle parlate della nostra terra, ma che ci auguriamo possa affezionarsi a questa lingua di lunga e ricca tradizione letteraria nonché glottologico-linguistica. Come Centro Studi siamo depositari e promotori di una lingua capace di indiscutibile forza espressiva e creativa, e dunque non diminutivamente confinabile nell’esercizio di un quotidiano e purtroppo sempre più povero parlare. Per i testi del progetto del Museo abbiamo optato per il piemontese di koinè, cioè quello della tradizione letteraria scritta (e anche parlata nel capoluogo), che tuttavia non rinuncia ad accogliere apporti di altre realtà più periferiche. Una soluzione ragionevolmente obbligata, che certo non sottovaluta le singole e plurime parlate del Piemonte, ma consente una più ampia e comune comprensibilità”.

Nel corso dei mesi di novembre e dicembre, ogni martedì con cadenza settimanale, il canale YouTube del museo Egizio proporrà queste otto storie esclusive, offrendo al pubblico non soltanto l’opportunità di riscoprire il dialetto piemontese quale patrimonio linguistico accessibile, ridando vigore e dignità alla cultura regionale, ma anche l’occasione per dare un volto ai protagonisti di grandi imprese e guardare da una nuova prospettiva al legame fra questa regione e l’antico Egitto. Ciascuno degli otto racconti si fonda su notizie documentate ed accertate seppur restituite da una narrazione creativa, non inverosimile, con l’intento di accompagnare i fatti reali ai sentimenti, alle ambizioni e allo spirito di uomini che guardarono allo studio, alla scoperta e alla cultura come uniche vie di arricchimento e crescita della società. Il medesimo approccio ha inoltre guidato la scelta della colonna sonora che caratterizza i video: si tratta della Danza Piemontese op. 31 di Leone Sinigaglia (1868-1944) nell’esecuzione dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino. Anche Sinigaglia è un illustre figlio del Piemonte, formatosi fra Torino, Vienna e Praga, la cui produzione musicale comprende opere sinfoniche, da camera e vocali. Molti dei suoi lavori, e quello che accompagna i racconti del Museo Egizio ne è un esempio, traggono spunto dal patrimonio della musica popolare piemontese e si fondono con gli schemi formali del romanticismo tedesco.

Da sinistra, Albina Malerba, Alberto Cirio, Evelina Christillin e Christian Greco alla presentazione in streaming del progetto “Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri” (foto Ansa)
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Il logo della Regione Piemonte nel 50.mo dell’istituzione

Il progetto ha raccolto l’attenzione della Regione Piemonte, che l’ha patrocinato quale omaggio del museo Egizio ai piemontesi e alla loro terra nell’anno in cui si celebrano i 50 anni della costituzione delle Regioni a statuto ordinario. Un omaggio realizzato grazie alla collaborazione e alla piena condivisione dell’iniziativa con il Centro Studi Piemontesi, la cui attività istituzionale si fonda proprio sull’impegno scientifico volto a promuovere lo studio della vita e della cultura piemontese in ogni sua manifestazione, nella convinzione che un’identità affonda le sue radici più vere e profonde nel proprio patrimonio storico e culturale. “Non è un paradosso parlare la lingua piemontese dentro al più grande museo egizio del mondo”, interviene Alberto Cirio, governatore della Regione Piemonte, che non è voluto mancare alla presentazione del progetto, nonostante questo difficile momento. “La storia si incarica sempre, prima o poi, di scuotere la scatola della memoria per disvelare arcani misteri. Erano Piemontesi e parlavano piemontese i collezionisti del tempo quando fu pensato e costruito il secondo più grande museo dedicato alle antichità egizie dopo quello del Cairo. A queste persone, la cui storia è pressoché sconosciuta se non per gli addetti ai lavori, gli organizzatori hanno dedicato l’omaggio più grande, quello di farli parlare in video attraverso i loro manoscritti trasformandoli così da nomi stampati sui libri in personaggi che raccontano le loro scoperte nella lingua del loro tempo. Nel 50esimo anniversario delle identità regionali siamo orgogliosi di aver sostenuto questa iniziativa geniale nella sua «intuizione scenica», e allo stesso tempo pedagogica quando ricorda che la nostra terra custodisce beni materiali di inestimabile valore ma anche immateriali come quello dell’antico idioma che parlavano i nostri antenati. Spesso parliamo per acronimi che condensano meccanismi complessi in poche letterine che testimoniano la dolorosa rinuncia ai nostri idiomi, da quello nazionale a quelli dialettali. Egitto e Piemonte – chi l’avrebbe detto – uniscono oggi le forze per resistere alla tempesta della desertificazione linguistica, ma anche per omaggiare personaggi illustri della nostra regione che parlavano piemontese anche nelle terre d’Oriente. C’è, tuttavia, un significato ulteriore – conclude – che segna il passo di iniziative come questa che coincidono con il «senso della continuità» e la voglia di «proseguire» per portare a termine un progetto, un’idea un programma che non si fermano neppure di fronte alla pandemia trasformando così le insidie della condizione umana in opportunità”.