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Santa Maria Capua Vetere (Ce). Al via all’Anfiteatro Campano “Terra Sonans”, il festival ideato e diretto da Enzo Avitabile: un viaggio attraverso continenti, tradizioni e culture diverse con grandi artisti internazionali in 6 concerti gratuiti- Ecco il programma

Nel cuore dell’antica Capua prende forma un viaggio attraverso continenti, tradizioni e culture diverse: dal 9 al 13 settembre all’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere “Terra Sonans”, il festival ideato e diretto da Enzo Avitabile, racconta l’idea di una terra che vibra e che, attraverso la musica, si apre all’ascolto e al dialogo con il mondo con grandi artisti internazionali in 6 concerti gratuiti con prenotazione obbligatoria su Eventbrite. “Terra Sonans” è realizzato con il supporto della Regione Campania attraverso Scabec – Società Campana Beni Culturali, in collaborazione con il Comune di Santa Maria Capua Vetere, ed è prodotto da Black Tarantella. Tra gli ospiti attesi al festival: la statunitense Dee Dee Bridgewater, i maliani Salif Keïta e Rokia Traoré, il norvegese Jan Garbarek con l’indiano Trilok Gurtu, gli iraniani Kayhan Kalhor, Kiya Tabassian e Niloufar Mohseni, oltre allo stesso Enzo Avitabile protagonista di un inedito progetto live insieme a Daby Touré, cantante e musicista mauritano naturalizzato francese.

L’Anfiteatro Campano a Santa Maria Capua Vetere (foto scabec)

L’Anfiteatro Campano, uno dei luoghi più significativi della nostra rete museale, sarà il palcoscenico di questo incontro, diventando uno spazio vivo di condivisione, capace di accogliere linguaggi, culture e sensibilità differenti, e ritornando alla sua dimensione più autentica: quella di un luogo aperto, attraversato da persone, culture e storie diverse. Un luogo in cui il passato non resta immobile, ma incontra il presente e torna a farsi ascoltare con linguaggi nuovi.

MERCOLEDÌ 9 SETTEMBRE 2026, alle 21: SALIF KEÏTA (Mali). Ad inaugurare il ciclo di concerti all’Anfiteatro Campano sarà Salif Keïta. Discendente diretto di Sundiata Keïta, eroe nazionale e fondatore dell’Impero del Mali nel XIV secolo, Salif Keïta è una delle figure più iconiche della musica africana contemporanea. Pioniere e punto di riferimento da oltre mezzo secolo dell’Afro-pop, grazie alla sua voce straordinaria – definita “The golden voice of Africa” – e alla fusione delle tradizioni musicali Mandé con influenze pop, jazz, funk, blues e sonorità elettroniche, ha dato vita a 20 album e successi planetari come “Yamore” e “Madan”. Salif Keïta è uno dei grandi protagonisti dell’evoluzione della musica africana, contribuendo in modo significativo alla sua diffusione globale. Sul palco, insieme a lui ci sarà la Electric Band composta da Soubeiga Fatoumata e Aicha Mariko (voci), Guimba Kouyate (chitarra), Harouna Samake (kamale n’goni), Seydou Kouyate (tastiera & kora), Mamady Kouyate (basso), Moise Sagara (batteria), Daouda Kone (percussioni) e Abou Cisse (MPC).

GIOVEDÌ 10 SETTEMBRE 2026, alle 21: JAN GARBAREK GROUP feat. TRILOK GURTU Norvegia (India). La seconda serata della rassegna Terra Sonans vede protagonista una leggenda del jazz europeo: Jan Garbarek. Un grande musicista che ha influenzato intere generazioni col suo stile inconfondibile, capace di definire il sound tipico della mitica etichetta ECM Records. Tra le sue numerose collaborazioni impossibile non citare quelle con Bill Frisell, Keith Jarrett, Agnes Buen Garnås, Zakir Hussain, Anouar Brahem e The Hilliard Ensemble. Ma il suo punto fermo è rappresentato dal progetto Jan Garbarek Group. Insieme al sassofonista e compositore norvegese classe 1947 (figlio di un ex prigioniero di guerra polacco) troviamo il suo collaudato gruppo composto dal pianista e tastierista tedesco Rainer Brüninghaus, dal bassista brasiliano Yuri Daniel e dal fenomenale percussionista indiano Trilok Gurtu. Un quartetto multietnico capace di superare stili e generi musicali, dando vita a un raffinatissimo estetismo sonoro. Nulla è più difficile di ciò che è semplice. Jan Garbarek, da sessant’anni, rende semplice, limpido ed evidente ciò che è complesso.

VENERDÌ 11 SETTEMBRE 2026, alle 21: DEE DEE BRIDGEWATER (U.S.A.). L’Anfiteatro Campano accoglie una delle più acclamate voci del jazz: Dee Dee Bridgewater. Nel corso di una carriera poliedrica che abbraccia più di quattro decenni, ha raggiunto l’apice tra le voci del panorama musicale mondiale. La cantante originaria di Memphis – vincitrice di tre Grammy Awards – porta sul palco un progetto che unisce musica e impegno civile, costruito insieme al suo ensemble tutto femminile: accanto a lei, Alexis Lombre (al pianoforte), Rosa Brunello (al basso elettrico, contrabbasso) e Anne Paceo (alla batteria). In questo spettacolo dal titolo evocativo, “WE EXIST!” – che richiama volutamente il capolavoro di Max Roach del 1960 “We Insist! Freedom Now Suite” – Dee Dee Bridgewater unisce il suo vasto vissuto e tutte le sue doti artistiche. Con questo progetto, arte e attivismo si fondono nella sua vocalità potente e raffinata, capace di attraversare generi, epoche e linguaggi, mantenendo intatta la propria identità.

SABATO 12 SETTEMBRE 2026, alle 21: ROKIA TRAORÉ (Mali). Tra le figure di punta della cosiddetta “nuova Africa musicale”, Rokia Traoré è un’artista capace di coniugare con naturalezza le radici della tradizione africana con le sonorità contemporanee del rock, del folk e della canzone d’autore globale. Nata nel 1974 a Kolokani, in Mali, e figlia di un diplomatico, ha vissuto tra Stati Uniti, Europa e Medio Oriente, esposta fin da giovane a culture e musiche diverse. Ha studiato sociologia a Bruxelles prima di dedicarsi interamente alla musica. Oltre alla carriera musicale e teatrale, Rokia Traoré è anche una figura centrale dell’attivismo culturale africano. Nel 2009 ha fondato a Bamako la Fondation Passerelle, con l’obiettivo di formare e sostenere giovani artisti maliani offrendo loro strumenti tecnici, educazione artistica e opportunità di crescita. Nel 2016 è stata nominata ambasciatrice di buona volontà dell’UNHCR, l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati.

SABATO 12 SETTEMBRE 2026, alle 22: THE ART OF IMPROVISATION IN IRANIAN MUSIC KAYHAN KALHOR · KIYA TABASSIAN · NILOUFAR MOHSENI (Iran). Tre straordinari musicisti ci conducono nel cuore di una delle più antiche tradizioni musicali del mondo, dove poesia, spiritualità e virtuosismo si intrecciano in un dialogo senza confini. L’ambasciatore della musica persiana, Kayhan Kalhor, vincitore del Grammy Award e del Womex Artist Award, considerato il più grande virtuoso al mondo del kamancheh (violino persiano). Le sue collaborazioni con il Silkroad Ensemble di Yo-Yo Ma, i Kronos Quartet e numerosi artisti provenienti da culture diverse gli hanno permesso di costruire un ponte tra Oriente e Occidente. Accanto a lui, Kiya Tabassian, virtuoso del setar (il liuto persiano), compositore e fondatore dell’ensemble Constantinople. Il suo lavoro esplora le connessioni tra la tradizione persiana, il Mediterraneo e il Medio Oriente. Completa il trio Niloufar Mohseni, interprete di grande sensibilità del tombak, il principale strumento a percussione della musica classica e popolare persiana.

DOMENICA 13 SETTEMBRE 2026, alle 21: ENZO AVITABILE IN ROTTE CLANDESTINE · guest DABY TOURÉ Italia (Mauritania). La serata conclusiva di Terra Sonans vede in scena il Maestro Enzo Avitabile con il nuovo e inedito concerto “Rotte Clandestine”. Il compositore e cantautore partenopeo, da sempre impegnato nella ricerca e nella contaminazione sonora, dialoga in questa esibizione con il cantante e musicista mauritano, naturalizzato francese, Daby Touré (storico collaboratore di Peter Gabriel e già al fianco di Avitabile in varie occasioni). Insieme presentano dal vivo questo progetto musicale che racconta, attraverso suoni e parole, le rotte migratorie contemporanee. Un concerto intimo ma pieno di groove, che si sviluppa come un viaggio simbolico tra Sud e Nord del mondo, mettendo al centro le storie di chi attraversa confini alla ricerca di dignità, identità e futuro. L’incontro tra Enzo Avitabile e Daby Touré, accompagnati da Gianluigi Di Fenza (chitarra) e Emidio Ausiello (tamburi a cornice), crea un dialogo artistico che fonde tradizioni diverse, trasformando il palco in uno spazio condiviso e la musica in un suono di comunità senza confini.