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Parco archeologico di Altino: presentato il progetto finanziato dal Mic che fonde museo e area archeologica in un unico percorso più fruibile al pubblico per raccontare la storia di un luogo e del suo paesaggio speciale. Due anni per realizzarlo

La torretta al centro del museo Archeologico nazionale di Altino: da lì si potrà cogliere con uno sguardo tutta l’estensione del realizzando parco archeologico di Altino (foto drm – veneto)

All’inizio fu il museo di Altino. Poi vennero il museo nazionale e l’area archeologica di Altino. Ora (o meglio, a breve) è il parco archeologico di Altino: perché la “Venezia prima di Venezia” ha tutte le carte in regola per diventare il primo parco archeologico del Veneto, dal patrimonio culturale e paesaggistico a una grande visione per il futuro del polo museale altinate, dal progetto al finanziamento del Mic (sostanzioso, ma sicuramente fondamentale per iniziare), dalla posizione strategica ai margini della laguna veneta al coinvolgimento degli enti e le associazioni territoriali. Manca solo la firma del ministro Dario Franceschini. Ma nessuno si nasconde che, dopo anni di lungaggini (solo per arrivare al nuovo museo ci sono voluti vent’anni! Vedi Il nuovo museo Archeologico di Altino (Venezia) prende forma: venerdì 12 si inaugura il nuovo edificio, e per un giorno si visitano gli spazi che apriranno nel giugno 2015 | archeologiavocidalpassato), questa volta sembra fatta.

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I partecipanti alla presentazione del progetto del parco archeologico di Altino: da sinistra, Marco Sartori, Elisabetta Baldan, Simone Venturini, Claudio Grosso, Daniele Ferrara, Marianna Bressan, e Paola Bonifacio (foto graziano tavan)

Ne è convinta Marianna Bressan, vulcanica direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino, che martedì 1° febbraio 2022 ha presentato la visione (perché si è pensato proprio in grande) del parco archeologico, affiancata da altrettanto entusiasti e convinti “compagni di viaggio”: Daniele Ferrara, direttore regionale Musei del Veneto; Emanuela Carpani, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e laguna; Claudio Grosso, sindaco di Quarto D’Altino; Simone Venturini, assessore al Turismo del Comune di Venezia; Paola Bonifacio, manager dei Musei Civici di Treviso; Elisabetta Baldan, architetto, e Marco Sartori, ingegnere, dello Studio di architettura ddba di Treviso.

Due anni per realizzare il progetto: il termine ultimo è giugno 2024. Cosa vedremo alla fine dei lavori? Si camminerà tra i resti della città sepolta, scoprendone i reperti, ma anche le antiche costruzioni. Ci saranno i mosaici conservati, ma anche la casa in cui probabilmente erano collocati. E mentre si passeggerà accanto al basolato della strada originaria si scopriranno i dintorni, ricostruiti con pannelli iconografici e immagini. Sarà un museo all’aperto, che unirà dunque la parte attualmente contenuta nel museo Archeologico con quella degli scavi, in un unico percorso più fruibile al pubblico che racconterà la storia di un luogo e del suo paesaggio in tutti i suoi aspetti. “Il progetto mira a far comprendere ai visitatori che le aree museali e quelle archeologiche si trovano proprio qui per la presenza di un’antica città sepolta, seppur non visibile”, interviene Marianna Bressan: “racconteremo un “unico mondo” che conterrà storia, arte, paesaggio e territorio e che sarà dunque in grado di mostrare a 360 gradi la storia di questi luoghi. Nel progetto inoltre verrà studiato anche il miglioramento dell’accessibilità per tutti”. Finanziato dal ministero della Cultura con 1milione e 700mila euro, il progetto del parco archeologico potrà contare su 1,5 milioni di euro. Più di due terzi (circa 1,2 milioni di euro) andranno in lavori veri e propri a partire dal rifacimento dei percorsi, degli impianti, dei magazzini, degli allestimenti, passando per l’adeguamento degli edifici e gli ulteriori scavi archeologici. Il restante (300mila euro) servirà per i servizi a partire dagli studi di indirizzo per il modello di sviluppo culturale e turistico, passando per il restauro, gli allestimenti, le traduzioni, la grafica e la comunicazione cui si aggiungeranno i progetti (dei lavori, dell’accessibilità).

Veduta aerea dell’area archeologica di Altino tagliata in due dalla strada provinciale (foto drm – veneto)

Cosa cambierà nel rapporto con il territorio e col sistema paesaggio? Il parco archeologico, rispetto a museo e area archeologica concepiti singolarmente, permetterà di mettere a sistema archeologia (dunque valore culturale) e paesaggio nella proposta di valorizzazione del territorio. Il parco archeologico sarà anche un importante fattore di rilancio per il territorio in chiave turistica: raggiungibile via acqua da Venezia e via terra attraverso un circuito di piste pedonali e ciclabili immerse nella natura, rappresenterà la meta ideale per un turismo lento e sostenibile.

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Il sistema di accesso al parco archeologico di Altino nel progetto dello Studio di Architettura ddba

“La creazione di nuovi flussi turistico-culturali nella Laguna Veneta è una priorità per le pubbliche amministrazioni, poiché ciò contribuisce alla tutela del patrimonio archeologico, storico e artistico presente nei centri urbani e disseminato nel contesto”, spiega Daniele Ferrara. “Occorre lavorare in condivisione tra pubblico e privato per orientare i residenti e i visitatori, italiani e stranieri, verso proposte culturali permanenti coincidenti appunto con percorsi di conoscenza e godimento dei tanti aspetti che l’ambito lagunare offre. È necessario far riscoprire una dimensione di fruizione lenta che avvicini con interesse e piacere a quel ‘museo diffuso’ di cui l’Italia è ricca e di cui la Laguna Veneta è uno degli esempi più alti e significativi”. Il progetto del parco nazionale di Altino nasce inoltre anche da una proficua e stretta collaborazione tra Direzione Regionale Musei e Soprintendenza, a partire dal vincolo archeologico posto su tutta l’area urbana nel 2019. “Abbiamo condotto diverse indagini tra 2020 e 2021”, ricorda Emanuela Carpani, “finanziate dal Ministero e dirette dal nostro funzionario archeologo Massimo Dadà. Queste ricerche ci hanno fatto meglio comprendere la conservazione delle strutture antiche. I risultati fino ad ora raggiunti verranno resi noti a breve in collaborazione con l’Istituto Centrale per l’Archeologia”.

La pista ciclabile. Tra gli elementi maggiormente caratterizzanti della zona nell’ottica della fruibilità di un turismo lento e sostenibile vi è indubbiamente quello delle piste ciclabili nel Parco del fiume Sile, che si estende per 11 territori comunali distribuiti nelle province di Padova, Treviso e Venezia. “È nel nostro DNA puntare, potenziare e rinforzare il cicloturismo nel territorio comunale offrendo al turista la possibilità di apprezzarne il paesaggio ambientale e gli aspetti storico archeologici”, interviene Claudio Grosso. “In particolare questa possibilità verrà data attraverso il completamento di un circuito che comprende il tratto di Greenway che dal capoluogo arriva al museo di Altino attraverso la nuova ciclabile sul Siloncello e ritorna al centro di Quarto d’Altino attraverso il percorso della memoria e la via Claudia Augusta. Si tratta di un’idea di ampio respiro che è finalizzata anche a supportare i nuovi interventi previsti per il parco archeologico”.

“Oggi è un momento molto importante perché tracciamo il percorso di evoluzione di questo straordinario museo”, dichiara Venturini, assessore al Turismo del Comune di Venezia. “Un unico itinerario unirà la componente paesaggistica con la ‘città sepolta’, che in parte vedrà la luce grazie ai nuovi scavi, e con la componente museale, dove già oggi sono esposti preziosi reperti che permettono di ricostruire la storia del porto che si sviluppò prima di Venezia. Si tratta di un progetto importante che completa l’offerta culturale del nostro territorio permettendo di conoscere una storia ancora da riscoprire pienamente. Conoscere le nostre radici significa conoscere anche chi siamo e chi saremo. Questo parco archeologico costituirà una novità assoluta per il Veneziano in grado di affascinare, nei prossimi anni, famiglie, studiosi e scolaresche. Un progetto ambizioso che arricchisce ancora di più l’offerta culturale del nostro territorio, coniugandosi con la bellezza del paesaggio”.

Vediamo meglio cosa prevede il progetto realizzato dallo Studio di Architettura ddba di Treviso, e illustrato dall’architetto Elisabetta Baldan e dall’ingegnere Marco Sartori. “Il primo cambiamento fondamentale prevede non più solo l’esistenza del Museo e dell’Area archeologica intesi come elementi separati, ma la nascita di un parco archeologico perimetrato”.

La strada romana basolata (che rea l’antico decumano) introduce oggi all’area archeologica del quartiere augusteo (foto drm-veneto)
Rendering del nuovo accesso al parco archeologico di Altino nel progetto dello Studio di Architettura ddba

Innanzitutto ci sarà una continuità tra la prima area archeologica e AltinoLab (la vecchia sede del museo Archeologico di Altino) al quale si accederà direttamente aprendo un passaggio sul giardino. Verrà migliorato anche il collegamento tra AltinoLab e la seconda area archeologica (della porta-approdo). Le due zone sono adiacenti, ma oggi separate da siepi e recinzioni, tanto che, per recarsi dall’uno all’altra, è necessario portarsi sulla strada provinciale, in quel punto peraltro stretta e priva di marciapiede. In questa seconda zona non sono presenti resti archeologici a vista e dunque verrà proposta una passeggiata prevalentemente naturalistico-ambientale, durante la quale si porteranno i visitatori a “percepire” la relazione con la città sepolta, realmente presente anche se non visibile proprio sotto i loro piedi.

Rendering dello spazio riorganizzato davanti all’Altino Lab nel progetto dello Studio di Architettura ddba

Parte integrante del percorso sarà il passaggio accanto ad una parte del campo, ora in uso agrario ad un’azienda agricola che lo coltiva con grani antichi, nel rispetto dell’agricoltura naturale e dei resti archeologici. Allo stesso tempo, AltinoLab svilupperà in 2 modi diversi rispetto al passato la sua duplice natura di spazio aperto al pubblico e di lavoro e studio. La “torretta”, parte integrante del corpo edilizio di nuova costruzione del Museo sarà il luogo fisico sul quale puntare per cominciare il racconto topografico della città sepolta: il terrazzo sopraelevato permetterà infatti di cogliere il paesaggio nel modo migliore possibile.

La planimetria delle area archeologiche di Altino sui due lati della strada provinciale nel progetto del parco archeologico di Altino (studio di architettura ddba)

Sotto la superficie della campagna altinate si trovano infatti i resti di una città millenaria, prima veneta e poi romana, emporio e crocevia di culture dal VIII sec. a.C. al VII sec. d.C. La città sepolta è da anni materia di ricerca archeologica. Il progetto prevede anche uno scavo estensivo nella più promettente tra le due aree archeologiche visitabili, l’area del quartiere residenziale augusteo. L’obiettivo è che gli ulteriori scavi intercettino nuove strutture da lasciare a vista per estendere la fruizione attuale degli spazi. Quelle attuali, inoltre, verranno rivoluzionate con un ripensamento degli apparati didattici.

Veduta aerea del complesso del nuovo museo Archeologico di Altino: è apprezzabile la vicinanza dell’approdo aperto sulla laguna (forto drm-veneto)

L’accessibilità Il Museo è già privo di barriere architettoniche e ad AltinoLab sono presenti pannelli tradotti in alfabeto Braille per le persone con disabilità visive. Il nuovo progetto renderà strutture e contenuti egualmente accessibili a tutte e tutti, con un’attenzione particolare a ogni possibile disabilità o barriera di comprensione, anche linguistica (i testi per il momento sono disponibili soltanto in italiano). Il 3D e le comunicazioni ad alta tecnologia Le applicazioni per la comunicazione saranno tradizionali, come la pannellistica informativa e le didascalie statiche, ma verranno progettate anche svolte innovative, che esploreranno le possibilità che le diverse tecnologie applicate ai beni culturali offrono oggi (come ad esempio la realtà immersiva in 3D).

Altino. Nasce il parco Archeologico che unisce il museo nazionale e l’area archeologica in una lunga “passeggiata immersiva” nella storia, in un’ottica di turismo lento e sostenibile. Martedì la presentazione del progetto

Suggestiva immagine del museo Archeologico nazionale di Altino ai margini della laguna di Venezia (foto drm-veneto)

A dicembre 2021, alla presentazione di “Stratigrafie sonore”, installazione sonora e visiva degli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, che arricchisce la mostra “Antenati, Altinati” e dà voce agli antichi altinati sepolti lungo le vie consolari che entravano in Altino (vedi Altino (Ve). Marianna Bressan, direttrice del museo Archeologico nazionale, presenta “Stratigrafie sonore”, installazione sonora e visiva degli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, che arricchisce la mostra “Antenati, Altinati” e dà voce agli antichi altinati sepolti lungo le vie consolari che entravano in Altino | archeologiavocidalpassato),

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Marianna Bressan, direttrice del museo e area archeologica di Altino, nella mostra “Antenati altinati” (foto graziano tavan)

Marianna Bressan direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino lo aveva accennato, per scaramanzia, più come un buon auspicio per il 2022 che per un processo amministrativo-istituzionale in via ormai di definizione: la nascita del parco archeologico di Altino per unire il museo e l’intera area archeologica, e dare vita a una lunga passeggiata immersiva nella storia. L’auspicio è diventato realtà. Il progetto verrà presentato da Daniele Ferrara, direttore regionale Musei Veneto e da Marianna Bressan, direttrice del museo di Altino, martedì 1° febbraio 2022, alle 11, al museo Archeologico nazionale di Altino. Saranno presenti anche Emanuela Carpani, soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna; Claudio Grosso, sindaco di Quarto D’Altino; Simone Venturini, assessore al Turismo del Comune di Venezia; Paola Bonifacio, manager dei Musei Civici di Treviso in rappresentanza del Comune di Treviso e lo Studio di Architettura ddba.

Un tratto di strada romana basolata nell’area archeologica di Altino (foto drm-veneto)
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Laboratorio di archeologia del paesaggio tenuto ad Altino (Ve)

“Sculture funerarie e mosaici accanto alle ricostruzioni dei luoghi che li ospitavano, immersi nella natura circostante e percorsi naturalistici in un’ottica di turismo lento e sostenibile”, spiega Marianna Bressan. “Si camminerà tra i resti della città sepolta, scoprendone i reperti ma anche le antiche costruzioni. Ci saranno i mosaici conservati ma anche la casa in cui probabilmente erano collocati. E mentre si passeggerà accanto al basolato della strada originaria si scopriranno i dintorni, ricostruiti con pannelli iconografici e immagini”. Finanziato dal ministero della Cultura con 1milione e700mila euro il parco archeologico di Altino muove ora i primi passi. Sarà un “museo all’aperto”, che unirà dunque la parte attualmente contenuta nel museo Archeologico nazionale con quella degli scavi, in un unico percorso più fruibile al pubblico che racconterà la storia di un luogo e del suo paesaggio in tutti i suoi aspetti.

“Syria. The making the future”: i workshop estivi di progettazione architettonica dello Iuav di Venezia dedicati alla ricostruzione della Siria. Il rettore: “Non solo temi archeologici, abitativi e architettonici, ma anche la ricostruzione di un’identità culturale forte”

Effetti della guerra in Siria: la distruzione della moschea umayyade di Aleppo

Ricostruire la Siria. Non solo Palmira. Ecco Wave 2017 “Syria. The making the future”, workshop estivi di progettazione architettonica dell’università Iuav di Venezia, dedicata alla ricostruzione della Siria. Hanno lavorato in 1341 per tre settimane a immaginare e progettare il futuro della Siria. Sono stati guidati da 26 architetti provenienti da tutto il mondo, di generazioni e formazioni molto diverse tra loro, ognuno dei quali è stato chiamato a studiare e analizzare un’area geografica specifica del territorio siriano. Si sono confrontati con esperti nei campi della conservazione del patrimonio, dell’architettura e del progetto urbano, dell’emergenza umanitaria e della cultura mediorientale, molti dei quali provenienti dalla Siria e attivi in rinomati studi internazionali. Al termine delle tre settimane di progettazione sono stati presentati i risultati dell’intenso lavoro degli studenti Iuav e dei 150 studenti stranieri ospiti dei workshop W.A.Ve. “I temi che la Siria ci pone oggi non sono solo archeologici, abitativi, architettonici, ma riguardano la ricostruzione di un’identità culturale molto forte”, afferma Alberto Ferlenga, rettore dello Iuav. “Questa edizione di W.A.Ve. rinnova un’attitudine storica della nostra Scuola, quella del prendersi cura, ed è anche un segno di come l’architettura si stia trasformando, sviluppando una nuova e sempre più intensa attenzione ai temi del mondo. Quello di oggi non è un punto di arrivo, ma è una tappa di un percorso iniziato in Iuav due anni fa con l’Omaggio di Venezia a Palmyra ed è il preludio a un intervento operativo, di ricostruzione, che sarà possibile al termine del conflitto”. Che la ricostruzione non sia solo un tema architettonico, ma anche e soprattutto identitario e sociale è stato anche il pensiero di Emanuela Carpani, soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, che ricorda i 12 siti Unesco presenti in Siria: “La parola ricostruzione è una sconfitta per tutti. Vorremmo più coerenza tra l’outstanding value dei siti UNESCO e le loro politiche di difesa e controllo. I workshop di Iuav non offriranno una soluzione, ma un metodo e una nuova consapevolezza. Auguro che W.A.Ve., questo bellissimo acronimo, porti un’onda di creatività, di progettualità, di futuro”.

La distruzione del tempio di Baal a Palmira da parte dei miliziani dell’Isis

Il mondo della cultura italiana accende dunque un faro sulla ricostruzione in Siria. Lo Iuav di Venezia si presenta come hub di discussione e confronto, avviando, attraverso il programma estivo di architettura W.A.Ve., un processo culturale a supporto della rinascita di questo territorio, una volta terminato il conflitto. Questi sono gli obiettivi di W.A.Ve. 2017, “Syria / The making of the future”, il workshop promosso dall’ateneo veneziano in collaborazione con UN ESCWA, UNESCO e Aga Khan Award for Architecture e sponsorizzato da I-Barbon, che mira a richiamare l’attenzione del mondo globale dell’architettura su un argomento fondamentale ma ancora poco affrontato. “L’intento dell’iniziativa”, spiega Ferlenga, “è di creare un network importante di architetti, esperti locali e globali pronti ad avviare una riflessione sugli strumenti e sui metodi necessari a stabilire una pratica progettuale della ricostruzione di un luogo devastato dalla guerra. Un’opportunità – prosegue il rettore – per riaffermare l’appartenenza della Siria al patrimonio culturale dell’umanità e la responsabilità cosmopolita della sua ricostruzione”.

La presentazione dei progetti realizzati dagli studenti dello Iuav a Wave 2017 “Syria. The making the future”

Veronique Dauge, Head Culture Unit Unesco, sottolinea l’importanza delle iniziative Iuav in favore della Siria, in particolare la Carta della ricostruzione messa a punto dall’Ateneo: “La ricostruzione della Siria implica non solo un intervento nelle città, nei contesti rurali, nei siti archeologici, ma in primo luogo la trasformazione della società”. E Achille Amerio, ultimo ambasciatore italiano in Siria: “Il nostro Paese ha investito in ospedali, agricoltura, energia elettrica, cultura e missioni archeologiche con l’intenzione di creare un indotto che andasse a beneficio delle popolazioni locali. Tutti questi progetti sono stati interrotti. A questo punto bisogna pensare non solo alla ricostruzione, ma anche alla riconciliazione, alla creazione di un nuovo baricentro dell’identità nazionale”. “Pace” è stata la parola chiave dell’intervento di Benno Albrecht, responsabile scientifico del workshop: “Pace come spazio di resistenza umanistica, in cui costruire una nuova cultura architettonica. Iuav si propone come luogo di discussione e di lavoro sulle possibilità che l’architettura ha di lavorare per preservare e ricostruire la pace. Per dirla con le parole di Elio Vittorini all’indomani della seconda guerra mondiale, un luogo dove formare non una cultura che consoli dalle sofferenze, ma una cultura che protegga dalle sofferenze”.

“Omaggio di Venezia a Palmyra تدمر Canto per immagini, parole, suoni”: lo spettacolo dello Iuav

Forte della sua esperienza progettuale, lo Iuav ha messo a punto una Carta di Venezia della ricostruzione in cui sono individuate le azioni necessarie alla rinascita sostenibile dei luoghi distrutti dalla guerra. Negli ultimi anni, in particolare, lo Iuav di Venezia ha promosso numerose iniziative a favore delle città della Siria: lo spettacolo teatrale “Omaggio di Venezia a Palmyra” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/07/03/omaggio-di-venezia-a-palmira-lo-iuav-propone-un-canto-per-immagini-parole-suoni-dedicata-alla-sposa-del-deserto-violentata-dallisis-e-al-suo-custode-dir/) ha portato alla riscoperta delle radici comuni delle due realtà; le conferenze “Urbicide Syria” a Venezia e “Urbicide Iraq Palestine Syria Yemen” a Beirut, hanno coinvolto i maggiori esperti nel campo della ricostruzione; la mostra “Sketch for Syria” è nata da una call internazionale di disegni che ha collezionato più di 150 proposte di architetti da tutto il mondo sulla ricostruzione del paese. Tra le iniziative che confermano l’impegno di Iuav nella ricostruzione rientrano a pieno titolo i workshop W.A.Ve.: occasioni internazionali di confronto e progettazione per giovani studenti.

Uno scatto della mostra “Territori della ricostruzione”, a corollario di Wave 2017

Scopo finale del workshop W.A.Ve. 2017 è la costituzione del SyriaHub Iuav, un think tank che intende fornire una piattaforma apartitica, aperta e collaborativa per la ricerca, la progettazione, la condivisione delle conoscenze e lo sviluppo di capacità relative alla futura ricostruzione della Siria. Con lo Iuav di Venezia in campo anche la Bocconi di Milano (Economia), la Sapienza di Roma (Archeologia) e l’Università di Bologna (Giurisprudenza). “Attraverso lo studio multidisciplinare delle attuali condizioni del territorio siriano e lo sviluppo di soluzioni per l’architettura, l’urbanistica e la gestione dell’ambiente costruito”, conclude Ferlenga, “giovani professionisti internazionali e siriani condivideranno una strategia di restauro urbano sostenibile per la ricostruzione. Il rinnovo della tradizione italiana del restauro urbano può contribuire a preservare il patrimonio culturale e a promuovere la riconciliazione sociale futura nelle città e nei paesi devastati dalla guerra”.