Reggio Calabria. Il museo Archeologico nazionale rivoluziona l’esperienza di visita: nuovi spazi dedicati alla sosta e contenuti multimediali e immersivi, percorsi e mappe tattili, quiet room, wayfinding e nuovi pannelli informativi. Grazie all’intervento di “Potenziamento dell’accessibilità senso-percettiva culturale e cognitiva” finanziato da PNRR

Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria rivoluziona l’esperienza di visita: nuovi spazi dedicati alla sosta e contenuti multimediali e immersivi, percorsi e mappe tattili, quiet room, wayfinding e nuovi pannelli informativi. Presentato nei giorni scorsi al MArRC il nuovo volto, a seguito di una profonda trasformazione, non solo fisica ma culturale, grazie all’intervento di “Potenziamento dell’accessibilità senso-percettiva, culturale e cognitiva”.
“Grazie ai lavori del PNRR – spiega Fabrizio Sudano, direttore del MarRC -, il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria ha avuto l’opportunità di rinnovarsi. Quindi un museo nuovo, plurale, accessibile a tutti i pubblici”. E Antonino Giordano, responsabile unico del procedimento: “L’intervento di potenziamento dell’accessibilità del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria è un intervento che parte da lontano, dall’epoca post-pandemia, e che si sviluppa essenzialmente in due grandi fasi. Una prima fase di ascolto dei bisogni e delle esigenze di tutti i pubblici. E una fase progettuale che ha condotto poi agli interventi che oggi hanno trasformato il museo in maniera decisamente importante”. “Partendo da quelle che sono le maggiori criticità emerse durante la fase di analisi”, interviene Elena Nicolò, progettista e direttore per l’esecuzione, “abbiamo pensato a una serie di soluzioni integrate tra loro che incidono profondamente sull’intero percorso di visita”. “L’aspetto più rilevante dell’intero processo che abbiano messo in atto – continua Giordano – è stato quello di poter conoscere le reali necessità dei pubblici e così definire un modello di museo ritagliato esattamente sulle richieste che questi pubblici hanno manifestato”.
“Abbiamo rielaborato i pannelli informativi che risultavano difficilmente accessibili alla maggior parte dei pubblici”, interviene Nicolò, “articolandoli su più livelli e rielaborandoli con un linguaggio più semplice e arricchito anche di elementi grafici. Lungo il percorso abbiamo anche inserito anche diverse aree multimediali con videoproiezioni e anche una sala immersiva che non si sostituiscono ai pannelli informativi né tanto meno ai reperti, ma contribuiscono a consentire al visitatore di approfondire alcune tematiche e, come anche le aree di sosta, a rallentare il ritmo di visita a rallentare il ritmo di visita, invitandolo a fermarsi e a osservare i reperti.
“Una scelta sicuramente di forte impatto – continua Nicolò – è stata quella di aver dotato il museo di un percorso tattilo-plantare. Un percorso che si arricchisce anche di targhe e mappe tattili e che, pur essendo nato per un pubblico specifico che è quello dei non vedenti, in realtà aiuta qualsiasi tipo di pubblico a orientarsi e a comprendere meglio gli spazi e i contenuti del museo. Un altro importante elemento di novità è la Quiet Room, uno spazio tranquillo e isolato dedicato a chi ha bisogno di allontanarsi temporaneamente dagli stimoli dl museo, come ad esempio i soggetti neurodivergenti”.
“Siamo riusciti ad offrire un’accessibilità, un’accoglienza e una inclusione a tutti i tipi di pubblici”, assicura Giordano. E Sudano: “Questo progetto ci ha dato l’opportunità di ripensare al concetto di museo contemporaneo: un museo accessibile a tutti, aperto a tutti, dove il visitatore viene, fruisce degli spazi in modo libero, consapevole, e si crea un proprio percorso. Un museo dove si può sostare, dove si può tornare, dove si può vivere in modo diverso finalmente una collezione archeologica”.
“Il museo si sta trasformando in un luogo sempre più da vivere in maniera coinvolgente e condivisa”, assicura Nicolò. E Sudano conclude: “L’accessibilità in questa prospettiva non ha riguardato solamente l’eliminazione delle barriere ha restituito un museo migliore per tutti”.

Finanziato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) – Missione 1, Componente 3 “Cultura 4.0” (Investimento 1.2), l’intervento segna una nuova tappa nella storia del museo reggino e trae origine dalle indicazioni contenute nel Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (P.E.B.A.) del Museo, a cui si è affiancato un articolato percorso di ascolto che ha coinvolto associazioni, visitatori e portatori di interesse in modo da individuare le principali criticità e trasformarle in occasioni di miglioramento. Alla base dell’intervento vi è, dunque, una nuova idea di museo, inteso non soltanto come luogo della conservazione e della conoscenza con percorsi prestabiliti, ma come uno spazio in cui ogni visitatore possa trovare il proprio modo di entrare in relazione con il patrimonio culturale. Un’idea di museo che invita a rallentare il ritmo della visita, a sostare, osservare, ascoltare, condividere il tempo con la propria famiglia o con gli altri, lasciando che ogni visitatore costruisca liberamente la propria esperienza.

Le innovazioni introdotte non alterano l’attuale allestimento museale, ma lo integrano con strumenti, tecnologie e servizi capaci di rendere più efficace la comunicazione del patrimonio e più agevole l’esperienza di visita. Percorsi tattilo-plantari, mappe e targhe tattili, nuovi contenuti multimediali e immersivi, pannelli informativi pensati secondo differenti livelli di approfondimento, una segnaletica più chiara e intuitiva, insieme ai nuovi spazi dedicati alla sosta, uno spazio calmo/quiet room, costituiscono strumenti integrati attraverso i quali ciascuno può scegliere come vivere il Museo, secondo i propri tempi, i propri interessi e le proprie esigenze.

Il progetto rappresenta un investimento strategico che guarda al futuro del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Non costituisce un punto di arrivo, ma l’avvio di un percorso di miglioramento costante, orientato a consolidare un modello di museo sempre più aperto, accogliente e capace di rispondere alle esigenze, in continua evoluzione, del pubblico. Con questa iniziativa il MArRC conferma il proprio impegno nella valorizzazione del patrimonio culturale come bene comune, promuovendo un’esperienza di visita in cui conoscenza, partecipazione e accessibilità diventano elementi fondamentali della propria missione istituzionale.
Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale apre CIPÌ Soroptimist Baby Point – Spazio dedicato all’allattamento, realizzato in collaborazione con il Soroptimist International d’Italia
Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, giovedì 22 gennaio 2026, alle 18, apre CIPÌ Soroptimist Baby Point – Spazio dedicato all’allattamento, realizzato in collaborazione con il Soroptimist International d’Italia – Club Reggio Calabria. Dopo i saluti di Fabrizio Sudano, direttore del MArRC e Natalina Galizia, ex presidente Soroptimist I. Club Reggio Calabria, intervengono Franca Brandolino, referente progetto Cipì Soroptimist Baby Point; Sabrina Prestipino, architetto progettista e curatrice del progetto; Elena Nicolò, funzionario architetto Ufficio Tecnico MArRC. L’incontro rappresenta un momento significativo di attenzione ai servizi dedicati alle famiglie e ai visitatori, con particolare sensibilità verso le esigenze delle mamme e dei più piccoli.


Oltre 100 esperti tra archeologi, architetti, ingegneri, docenti universitari, museologi e museografi si riuniscono il 26 e il 27 febbraio 2024 a Roma, al ministero della Cultura, al Collegio Romano, per il convegno organizzato dalla direzione generale Musei “Allestire l’archeologia. Progetti in corso e nuove proposte per i musei e i parchi archeologici nazionali”. Nel corso delle due giornate verranno illustrati e discussi circa 40 progetti, studiati per realizzare ex novo o per rinnovare gli allestimenti di altrettanti musei e parchi archeologici nazionali di tutta Italia. I lavori si concluderanno con una tavola rotonda, coordinata da alcune tra le personalità attualmente più competenti per animare il dibattito intorno all’intreccio tra ricerca, comunicazione e musei. Diretta sul canale YouTube del Ministero della Cultura ai seguenti link: 26 febbraio 





Martedì 17 saranno presenti Rosa Ponterio, Francesco Armetta e Virgilio Vecchio, che presenteranno “Lo studio diagnostico delle terrecotte del tempio arcaico di Marasà”, nell’incontro organizzato in collaborazione con l’Istituto per i Processi Chimico Fisici del CNR di Messina e il dipartimento STEBICEF dell’università di Palermo. “Partendo dall’analisi delle tecniche di esecuzione”, spiega la Fazzari, “la conferenza affronterà tematiche di conservazione e restauro, offrendo utili spunti di approfondimento grazie ai risultati diagnostici ottenuti da una campagna di indagini effettuata di recente sui manufatti”. L’incontro si concluderà con una breve visita guidata ai reperti provenienti dal tempio locrese presenti al Livello B del Museo. Giovedì 19 maggio sarà la volta di Antonio Adduci, della ditta Adduci Restauri, che presenterà “Il restauro di alcuni corredi delle necropoli locresi di Canale Ianchina e Patarriti”, eseguito su manufatti vari, di cui la maggioranza in bronzo. Il racconto dell’intervento sarà preceduto da un approfondimento sulle tecniche esecutive e i fenomeni di degrado tipici degli oggetti in lega metallica. Al termine della conferenza verrà offerta un’esperienza didattica che permetterà ai partecipanti di osservare dal vivo alcuni strumenti scientifici, nonché dei prototipi realizzati per lo studio della tecnica esecutiva. Ultimo appuntamento venerdì 20 maggio, con la conferenza di Maria Labriola e Alessandra Milea, che parleranno dell’intervento conservativo eseguito dal Consorzio Pragma su uno dei mosaici provenienti dalla Villa dell’Annunziata di Reggio Calabria. “Si partirà da un’analisi della tecnica esecutiva degli apparati musivi e delle problematiche conservative ad essi connesse”, continua ancora la Fazzari, “per concludere con la descrizione del restauro effettuato”. Seguirà una breve visita guidata agli altri lacerti musivi provenienti dallo stesso contesto archeologico e conservati presso il Museo. “Queste conferenze”, conclude il direttore Malacrino, “vogliono dare spazio e visibilità ad alcuni importanti progetti di restauro, esponendo i risultati ottenuti, che spesso rimangono appannaggio dei soli addetti ai lavori. Capita infatti che i dati scientifici vengano pubblicati in riviste specialistiche, senza che gli stessi possano essere condivisi con la comunità locale. Con questi incontri il Museo offrirà un’importante esperienza didattico-culturale e insieme conoscitiva rivolta al grande pubblico, al fine di sviluppare nei visitatori l’interesse per le tematiche legate alla tutela e alla conservazione dei beni culturali”.
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